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«Adoro New York ma quando torno mando i bimbi al Cre di Cologno»

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«Adoro New York ma quando torno mando i bimbi al Cre di Cologno»
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L’ECO DI BERGAMO
DOMENICA 23 MARZO 2014
Le storie
Bergamo senza confini
L’iniziativa
Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza
confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della Comunità Bergamasca. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente
per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected]
«Adoro New York
ma quando torno
mando i bimbi
al Cre di Cologno»
DI ELENA CATALFAMO
Gabriella Savio, 45 anni, ha lasciato le Seychelles per la Grande Mela
Manager nell’hotel di Liz Taylor e producer per la Rai dopo l’11 settembre
Ma quando rientra a Bergamo manda i figli all’oratorio: qui nulla di simile
In strada per sostenere Obama. Poi finalmente l’attesa cittadinanza
«Che emozione quando ho giurato: da tutto il mondo per una nazione sola»
24 anni ha vissuto per
due anni nelle isole da
luna di miele per eccellenza, le Seychelles. Peccato che lei
non era lì per amore ma per lavoro
e che, per giunta, non era neppure
fidanzata. Si direbbe la prova provata che anche un paradiso terrestre può diventare un inferno.
Non per Gabriella Savio, oggi 45
anni, originaria di Cologno al Serio. In quei 24 mesi in cui ha reso
indimenticabili le vacanze di migliaia di italiani per Alpitour (ricordate la pubblicità? «No Alpitour, ahi ahi ahi») ha maturato la
svolta della sua vita che l’ha portata di lì a qualche anno a ricoprire
un ruolo dirigenziale al mitico
«The Pierre» sulla Fifth Avenue
di New York. Dall’hotel di Liz
Taylor è poi diventata «producer»
per la Rai dopo l’11 settembre e
(senza neppure essere cittadina
americana) è stata un’agguerrita
«fundraiser» nelle due campagne
presidenziali di Barack Obama.
A
Andiamo con ordine: ma perché una
ragazza di 24 anni finisce su un’isola
deserta,anzipeggio,pienadicoppiette in viaggio di nozze?
«Be’, io amo viaggiare. Ho frequentato l’istituto tecnico per il
turismo Giacomo Leopardi e ho
imparato le lingue (ne sa 5 adesso
ndr). Ho cominciato come animatrice nei villaggi Valtur in Italia,
poi assistente turistica per Alpitour alle Canarie. L’azienda, dopo
due anni, mi ha proposto di diventare manager alle Seychelles. E io
ho accettato. Un paradiso terrestre, ma alla fine vedevo viaggiare
gli altri e io ero sempre lì».
E quindi che hai fatto?
«Tra una coppietta in luna di miele e l’altra ho conosciuto un ragazzo, di origini indiane. Lavorava per
la catena di alberghi Meridien. Gli
diedero la possibilità di diventare
La scheda
così che sono finita al “The Pierre”
sulla Fifth Avenue allora di proprietà della catena Four Season.
Seguivo le relazioni con l’area vendite internazionali».
1
Quello in cui hanno vissuto Elizabeth
Taylor e Yves Saint Laurent, dove
hanno girato Scent of a woman e persino qualche puntata di Csi?
«Sì».
Gabriella Savio
MANAGER DEL TURISMO E
PRODUCER TV, 45 ANNI,
SPOSATA, 2 BIMBI
Nata a:
Cologno al Serio
Vive a:
prima a New York, ora
a Washington Dc, Usa
Mi mancano:
Il gelato (della Marianna) e
la notte di Santa Lucia
La frase:
«A New York si dice che per
avere successo si deve
fallire una volta: ho avuto il
coraggio di cambiare»
training manager ma doveva trasferirsi a New York o Abu Dhabi.
Mi chiese di seguirlo e mi lasciò
carta bianca sulla meta. Io scelsi
New York. La storia con il ragazzo
indiano finì, ma io mi innamorai
perdutamente della Grande Mela».
Da un’isoletta alla metropoli più freneticadelmondo,mipardicapiresola
e senza un lavoro?
«Ho dovuto iniziare tutto daccapo: ho trovato lavoro come receptionist in un albergo nell’Upper
east side di New York. Gli alberghi
aprivano e chiudevano per lasciare posto ad appartamenti costosi
in un quartiere molto ricercato. Io
intanto però mi facevo strada. È
Bergamo senza confini è un progetto de
Ti haaiutato in questo essereitaliana?
«Penso proprio di sì. Per me è molto facile entrare in contatto con gli
europei ma anche con i sudamericani, grazie alla lingua ma anche
alla vicinanza culturale. Gli italiani sono molto amati ovunque».
2
3
Gabriella Savio, da Cologno al Serio agli Stati Uniti d’America
1.Gabriella Savio per le strade di New York; 2. Seduta negli studi della Rai nella Grande Mela mentre
assiste a un collegamento del Tg; 3. Durante la campagna elettorale per sostenere Obama
Qualcosa mi dice che però non ti sei
fermata al «The Pierre»…
«Ci sono rimasta qualche anno,
poi mi sono sposata, e ho avuto
due bimbi per cui non potevo più
permettermi i ritmi di lavoro di un
grande albergo».
Sposata con un indiano?
«No, con un inglese. A Cologno al
Serio. Credo che il bar di fronte alla
chiesa si ricordi ancora l’invasione
dei parenti e amici di mio marito».
Che cosa ti manca di Cologno?
«L’oratorio per i miei figli. Quando
torno d’estate li iscrivo sempre al
Cre. Qui non c’è nulla di simile».
E di Bergamo?
«Il gelato (della Marianna) e la
notte di Santa Lucia».
E che cosa non ti manca?
«I signori sul Sentierone, con il
golf appoggiato sulle spalle e i pantaloni ben stirati. Qui puoi portare
a scuola i figli in pigiama. Puoi essere Steve Jobs e mettere sempre
lo stesso dolcevita. Nessuno ti giudica per come sei vestito. Non c’è
questa cura maniacale per l’abbigliamento».
in collaborazione con
Ti sei sposata nel 2001, l’anno delle
Torri Gemelle…
E come ha cambiato il corso della tua
vita l’11 settembre?
«A giugno, e nello stesso anno si è
laureata mia sorella. Ho pensato
di regalarle un volo per New York
ed è partita il 9 settembre. Due
giorni dopo il finimondo. Ricordo
che mio marito mi ha chiamato la
mattina presto pregandomi di
non uscire, eravamo sotto attacco,
mi disse. Io accesi la tv: la Cnn trasmetteva l’impatto dell’aereo su
uno dei grattacieli del World Trade Center. Non sapevamo dove
avrebbero colpito ancora. Quello
era il cuore di Manhattan. Chiamai a casa in Italia per dire ai miei
che stavamo bene. Parlai con mia
nonna. Appena alzai la cornetta
mi disse: “Gabriella scappa scappa”. Era incollata alla tv e quelle
scene le ricordavano l’ultima
guerra. Fu terribile».
«Hodecisodirispondereallamorte con la vita mettendo al mondo
il mio primo figlio. E poi ho iniziato un nuovo lavoro: diventai producer per la Rai. La tv italiana aveva bisogno di persone da affiancare ai corrispondenti per la lingua,
per organizzare interviste, per
muoversi in città. Non avevo mai
lavorato nel mondo dei media ma
sapevo le lingue e conoscevo New
York benissimo. È così che sono
stata al fianco di Giulio Borrelli,
Claudio Angelini, Flavio Fusi, il
giovane Giovanni Floris, e poi Gerardo Greco. Una bellissima esperienza. Ho fatto la stessa cosa per
le presidenziali di Obama».
Che cosa ricordi di quei giorni?
«Rudolph Giuliani, il sindaco di
New York, fu un grande leader.
Arrabbiato, orgoglioso, vicino alla
suagente,capacedigovernareuna
grande metropoli ferita. Un esempio».
Da un lavoro all’altro, e così diversi tra
loro…
«La grandezza degli americani è
questa: se tu vuoi intraprendere
una nuova strada tutti ti incoraggiano, nessuna traccia di quell’invidia un po’ italiana per chi ha successo. Qui si dice che la tua fortuna
sarà prima o poi anche la mia».
Ormai ti senti americana?
«I miei figli sono nati in America
e sono cittadini americani per nascita. Mi sono battuta per Obama,
ho sostenuto la grande macchina
organizzativa del “fundraising”
per la sua campagna elettorale.
Tutti mi prendevano in giro perché ero per strada con i cartelli
“We want change” e non potevo
neppure votare. Poi sono diventata cittadina americana anche io.
Ho sostenuto un esame di lingua,
studiato il diritto civile, hanno setacciato la mia fedina penale, e poi
il sì. Bellissima la cerimonia di investitura. Il motto è: “E pluribus
unum”. Da tutto il mondo una nazione sola. C’erano nuovi cittadini
da ogni angolo del pianeta sotto la
bandiera americana. Una grande
emozione, la grande forza dell’America». 1
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