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Il cibo: una fonte di energia per l`organismo e, allo
IL CIBO: UNA FONTE DI ENERGIA PER
L’ORGANISMO E, ALLO STESSO TEMPO, LA
CAUSA DI NUMEROSE PATOLOGIE
Liceo Classico Dante Alighieri, Ravenna
A cura di:
Lucia Aurora D’Eliseo, Nicoletta Frattini,
Benedetta Ravaglia, Sara Stradaioli,
Lorenzo Lani
Docente responsabile:
Donatella Isidori
Ringraziamenti a:
Docente Rita Cricca
Assistente tecnico Delia Ercolani
“Sicome il mangiare sanza voglia
fia dannoso alla salute, così lo
studio sanza desiderio guasta la
memoria, e no’ ritiene cosa ch’
ella pigli.”
Leonardo Da Vinci
Clicca sulle parole attive
Lucia Aurora D’ Eliseo
La scoperta di nuovi sapori
Alla Seconda Guerra Mondiale
seguì un periodo comunemente
chiamato Boom economico che si
registrò tra gli anni Cinquanta e
Settanta. Nonostante l’Italia fosse
uscita distrutta dal conflitto, riuscì
a riprendersi miracolosamente,
grazie a imprese di piccole e medie
dimensioni. L’aumento del lavoro e
della produzione portò, di
conseguenza, ad un miglioramento
del tenore di vita.
Gli anni della grande espansione
furono anche teatro di straordinarie
trasformazioni degli stili di vita, del
linguaggio e dei costumi degli italiani:
mentre le automobili iniziavano a
circolare sulle strade, nelle case
facevano la loro comparsa le prime
lavatrici e, soprattutto, i frigoriferi.
Ne vennero fabbricati 18.500 pezzi
nel 1951 e 370.000 nel 1957,
portando l'Italia al secondo posto
mondiale dopo USA e Giappone.
L'invenzione del frigorifero ha contribuito notevolmente a
far sviluppare il sistema dei trasporti e alla globalizzazione
del mercato agroalimentare rendendo possibile la
refrigerazione dei prodotti deperibili, il trasporto su lunghi
tragitti e la conservazione nel tempo dei prodotti alimentari.
La refrigerazione degli alimenti
sostituisce le tradizionali
Tecniche di conservazione
basate sulla salagione e sulla
essiccazione, le quali hanno lo
svantaggio di modificare le
qualità organolettiche degli
alimenti.
Gli anni del dopoguerra presentarono una cucina
distrutta: la scarsità di cibo non permetteva di fare grandi cose tra i
fornelli e la ripresa gastronomica dovette attendere gli anni sessanta
per ritrovare un certo dinamismo, grazie all’invenzione di vari
elettrodomestici nel corso del boom economico.
Successivamente l'entrata della
donna nel mondo del lavoro
condusse ad un cambiamento nel
modo di mangiare.
Il tempo sempre più limitato per
cucinare fece sostituire i piatti
di lunga preparazione come
polenta, legumi, frattaglie, con
fettine di bovino e petti di pollo
da cucinare velocemente ai ferri.
LA STAMPA- 19 ottobre 2011
Negli Anni 60 l'Unità d'Italia si fa con le merendine
Cent’anni dopo Garibaldi & C. la vera unità d’Italia la fa la merendina. Gli Anni 60 del ‘900 sono anni di
euforia, creatività e boom economico. I prodotti industriali anche in campo alimentare hanno il
fascino della modernità. I bambini non possono mica mangiare il casalingo pane e marmellata o ancor
peggio pane burro e zucchero, classiche merende da paese povero e contadino. In quegli anni si
afferma anche la tv e Carosello fa conoscere ai grandi e soprattutto ai piccini i nuovi prodotti che
nell’immaginario non solo infantile si legheranno indissolubilmente al marchio dell’azienda che li
produce.
Così trionfano il Buondì Motta (oggi lo fa la Bistefani, ed è di moda su YouTube per una sfida:
mangiarlo mentre si fanno trenta passi), le Brioss Ferrero (pan di Spagna farcito di marmellata
all’albicocca o alla ciliegia - ma solo quella all’albicocca è rimasto nella mente), l’Urrà Saiwa
(parallelepipedi di wafer ricoperti di cioccolato: il carosello vedeva una serie di persone che mimavano
un treno ed era anche un omaggio a un genere
teatrale come quello del mimo che nel ‘68 stava
conoscendo nuovo fulgore). E non ci sarà da stupirsi se
proprio El Merendero, si chiamerà un celebre carosello
Talmone con il tormentone «Miguel son mi, Miguel son
sempre mi». In anni più recenti sarà la Barilla a lanciare
linee di prodotti da forno che con il marchio Mulino Bianco
diventeranno una dolce ossessione. Tanto da far pensare a
un refuso nell’inno di Mameli là dove recita «I bimbi d’Italia
son tutti balilla».
ROCCO MOLITERNI
Le pubblicità
degli anni ‘60-’70
Bibliografia
 Wikipedia, enciclopedia libera
 La Stampa (del 19-10-2011)
Il Cibo
Biologico
Agricoltura Biologica
 Con "agricoltura biologica" si
intende un modello di sviluppo
sostenibile, basato sui principi di
salvaguardia e valorizzazione delle
risorse e sul rispetto dell’ambiente,
del benessere animale e della salute
di chi consuma. Esso usufruisce di
un metodo di coltivazione e di
allevamento che ammette solo
l’impiego di sostanze naturali,
presenti cioè in natura, escludendo
l’utilizzo di sostanze di sintesi
chimica(concimi, diserbanti,
insetticidi). L’idea che ha dato
origine all’impiego del termine “bio”
è il fatto che questa parola deriva
dal greco bios, vita.
Maggiore
Qualità
Ricchezza di
Sostanze
Nutritive
Alimentazione e cibo
biologico:
Perchè sceglierlo ?
Non nuoce
alla terra
Eliminazione
del chimico
all’interno del
nostro corpo
 Lo scopo dell’agricoltura
biologica è quella di evitare lo
sfruttamento eccessivo delle
risorse naturali, in particolare
del suolo, dell'acqua e
dell'aria, utilizzando invece
tali risorse all’interno di un
modello di sviluppo che possa
durare nel tempo.
Per salvaguardare la fertilità
naturale di un terreno viene
utilizzato materiale organico
e, ricorrendo ad appropriate
tecniche agricole, esso non
viene sfruttato in modo
intensivo.
 Per quanto riguarda i sistemi di
allevamento, si pone la
massima attenzione al
benessere degli animali, che si
nutrono di erba e foraggio
biologico e non assumono
antibiotici, ormoni o altre
sostanze che stimolino
artificialmente la crescita e la
produzione di latte. Inoltre,
nelle aziende agricole devono
esserci ampi spazi perché gli
animali possano muoversi e
pascolare liberamente.
Come viene garantita la
scelta di acquisto?
 I prodotti bio sono sottoposti a rigide
procedure normative, in modo che
questi processi produttivi vengano
controllati e monitorati dal Ministero
delle Politiche Agricole Alimentari e
Forestali. Questi hanno il compito di
verificare che in tutte le fasi della
produzione vengano rispettate le regole
europee e nazionali stabilite e
preventivamente sottoscritte.
Un’etichetta ben precisa indica il nome
dell’agenzia di controllo, il suo codice
identificativo, il riferimento all’origine da
agricoltura biologica del prodotto e
talvolta il logo del biologico (un cerchio
verde che circonda una spiga di grano
stilizzata e circondata da stellette).
Il Farro Antico
 Il farro (far, faris) è un cereale
antichissimo. Il suo consumo, da
parte dei Romani, era quasi
quotidiano. Catone, parlando della
fattoressa, dice
 “Farinam bonam, et far subtile
sciat facere”. (Catone, De agri
cultura, CXLIII,3)
 Era utilizzato anche nei rituali,
come attestano vari autori:
 “Pergameumque Larem et canae
penetralia Vestae farre pio et
plena supplex ueneratur acerra”.
(Verg., Aen., V,vv.744-745)
“Sa fare una farina
buona e farro
sottile”
“Il Lare troiano e il
penetrale della candida
Vesta con farro pio
venera supplice e con
pieno turibolo”
Plinio il vecchio ci racconta che: “ex
omni genere durissimum far et contra
hiemes firmissimum. patitur
frigidissimos locos et minus subactos
vel aestuosos sitientesque. primus
antiquis Latii cibus, magno argumento
in adoriae donis, sicuti diximus. pulte
autem, non pane, vixisse longo
tempore Romanos manifestum”
Col farro si cucinavano zuppe e anche
focacce non lievitate. La cena dei
Romani, presso le classi più modeste,
era a base di polenta (puls), che
poteva essere di farro(far), oppure di
miglio(fitilla) o di semola(alica) cotti in
acqua e sale, eventualmente arricchita
con fave, legumi in genere, cavoli,
cipolla e accompagnata da uova,
formaggio, interiora di animali o miele.
Di tutti i cereali il più duro
e il più resistente
all’inverno è il farro.
Sopporta terre freddissime
e poco lavorate, ma anche
terre caldissime e prive di
acqua. Fu il primo cibo
dell’antico Lazio e ne
abbiamo una buona prova
nell’offerta dell’adoria
(probabilmente doni di
farro). È noto, del resto,
che i Romani si cibarono di
puls e non di pane.
 Veniva pure consigliato per
decotti e impiastri. Dice PLINIO IL
VECCHIO (Naturalis Historia, XX,
89) dice: “Sunt qui viride semen,
quantum duobus digitis capiant,
cum farris pugillo decoctum
addito exiguo olei et salis sorberi
ieiunis ad tussim iubeant”. “C’è
chi prescrive il farro in un decotto
con un pizzico di semi verdi di
marrubio e un pugno di farro,
aggiungendo poco olio e sale:
questo decotto, bevuto a digiuno,
guarisce dalla tosse”.
“Tripolion (…)datur hepaticis in
farre cocta.” (PLINIO, cit., XXVI,
22)
“Il limonium… si somministra ai
malati di fegato cotto nel farro”.
CELSO, ad esempio, cita (De medicina, II, 33) “gli
impiastri di qualsiasi farina, o di grano o di farro o
di orzo o di moco o di loglio o di miglio” applicati
caldi: “Calfacit vero ex qualibet farina cataplasma
sive ex tritici sive hordei sive erui sive lolii sive
milii vel panicii vel lenticulae vel fabae vel lupini
vel lini vel feni Graeci, ubi ea defervuit calidaque
inposita est”.
 Non è un caso che la parola “Farina” derivi da
Far, Farris. Lo rilevava già Plinio il Vecchio
“Farinam a farre dictam nomine ipso apparet.
Siligineae farinae modius Galliae (PLIN., Natur.
Hist. XVIII, 239)
 “Come è evidente dal termine stesso, la farina
prende il nome dal farro”. Anche i nostri termini
“farragine”, “farraginoso” ci ricordano queste
radice latina: farrago era un miscuglio di farro,
orzo, veccia, trifoglio, usato come foraggio.

Bibliografia e fonti
 http://www.aiab.it/index.php?option=com_content
&view=article&id=112&Itemid=136
 http://www.ilcittadinoonline.it/news/145311/Nutrizi
one__i_vantaggi_del_ritorno_alla_Natura.html
 http://www.naturopataonline.org/articoli/31-cosamangiano/180-che-differenza-c-tra-un-alimentobiologico-ed-uno-non-biologico/2.html
 Professoressa Rita Cricca
AL TEMPO DI GUERRA
Negli anni quaranta del Novecento, ed in particolar
modo durante la Seconda Guerra Mondiale, le famiglie
di ceto medio-basso, solitamente, consumavano al
massimo due pasti giornalieri. Essi erano costituiti da
cibi
molto
semplici;
erano,
infatti,
limitate
le
distribuzioni di pasta, carne e farina. Un certo vantaggio
lo detenevano i contadini che potevano contare su un
produzione propria e su una varietà abbastanza
importante di alimenti, tuttavia con la ritirata delle
truppe tedesche molti campi vennero devastati o minati
così da renderli incoltivabili e da costringere i coltivatori
alle stesse condizioni dei poveri abitanti di città. Infine
una categoria sicuramente privilegiata erano le persone
appartenenti ai ceti sociali alti che potevano rivolgersi al
mercato nero per acquistare quei beni di prima
necessità che erano pressoché introvabili per la
maggior parte della popolazione.
INTERVISTA AL NONNO:
Alberto Ferrari
Nato il 16/10/1931 a Reggio Emilia
•
Nonno, dove hai passato gli anni della
guerra?
•
Quando scoppiò la guerra avevo 9 anni e
vivevo a Reggio Emilia. La casa della mia
famiglia fu una delle prime a essere
bombardata, e così ci trasferimmo presso
una casa cantoniera sulle colline
dell’Appennino, dove i bombardamenti erano
più rari, vicino al paese di Felino.
Mio padre continuò a lavorare a Reggio,
mentre mia madre, i miei fratelli ed io
passammo gli anni della guerra senza soffrire
le privazioni degli abitanti delle città, che, a
causa del razionamento alimentare, si
potevano procurare certi cibi (latte, carne,
pane bianco) solamente al mercato nero.
Le colline di Felino
•
Da quali alimenti erano costituiti i 3
pasti principali della giornata, e chi li
preparava?
•
Nei periodi dell’anno in cui mio fratello ed io
aiutavamo i contadini, condividevamo con
loro i pasti: per colazione si mangiava pane
bianco, totalmente diverso da quello di
segale che mangiavamo in città, con il latte
appena munto; per pranzo le mogli del paese
ci portavano pasta fatta in casa, formaggi e
frutta fresca; per cena spesso si mangiava la
polenta di castagne fatta con la farina che
ogni sera portavamo a casa come paga
giornaliera per il nostro lavoro.
Polenta di castagne con ricotta
•
Quali di questi alimenti erano prodotti in
famiglia e quali venivano acquistati
pronti?
•
Si faceva quasi tutto in casa o insieme ad
altre famiglie, ad esempio il pane che mia
madre impastava in casa e portava al forno
del paese una volta alla settimana, oppure le
conserve di frutta e verdura. Quel poco che
non si poteva produrre in famiglia lo si
comprava al mercato, che era l’unica
occasione in cui si potevano acquistare rari
generi alimentari, come il sale e la carne.
Per acquistare la melassa, invece, ricordo che
mio padre un giorno dovette fare 50 km in
bicicletta per raggiungere uno zuccherificio in
provincia di Imola, solo per portare a casa
qualche chilo di liquido marroncino e
appiccicoso.
Vi presento …..Mio nonno!
•
Nella tua famiglia c’era la consuetudine
di preparare in casa alimenti in
conserva?
•
Assolutamente si, tutto ciò che non si
mangiava al momento doveva essere
conservato per i mesi invernali. Oltre a
marmellate e vasi di verdure sott’olio,
avevamo l’abitudine di appendere tanti tipi di
frutta capovolti al soffitto del solaio, per
rallentarne la fermentazione.
Le castagne appena raccolte venivano infilate
con l’ago in un lungo spago e appese ai travi
del soffitto : verso Natale si toglieva la buccia
e all’interno erano ancora morbide e molto
dolci e noi le mangiavamo come caramelle o
a colazione, inzuppate nel latte.
La cottura delle marmellate durava ore e ore, poiché veniva fatta
con poco zucchero e non c’erano addensanti.
•
Quali erano considerati gli alimenti
“della festa”, cioè quelli che mangiavate
solamente in occasioni speciali?
•
Durante la guerra l’unica occasione
veramente speciale era il Natale. Per quel
giorno, noi che vivevamo in campagna e
quindi eravamo relativamente privilegiati,
potevamo permetterci di mangiare tortelli di
zucca e coniglio arrosto.
Queste pietanze venivano preparate in
grande abbondanza, per far sì che la famiglia
potesse continuare a godere di queste
leccornie per qualche altro giorno.
Un altro alimento raro, che si poteva
preparare solo quando c’era latte in
abbondanza era il burro: per una settimana
mia madre metteva la panna affiorata dal
contenitore del latte in un fiasco, e alla
domenica io lo agitavo fino a che non si
formava un panetto di burro morbido e
giallo.
•
Gli anziani e i bambini avevano un ruolo
nell’approvvigionamento o nella
preparazione dei cibi?
•
Come ho già detto, ricordo che mio fratello
ed io ci guadagnavamo circa 15 kg di
castagne al giorno per aver aiutato i
contadini nella raccolta. I bambini del paese
aiutavano sia nel momento della vendemmia,
sia accompagnando le pecore al pascolo, ma
il nostro talento più apprezzato era senza
dubbio quello di “arrampicatori di alberi”,
perché eravamo capaci di raggiungere anche
i rami più alti per staccare tutta la frutta.
Agli anziani invece spettava il compito di
sorvegliare le lunghe cotture dei cibi, mentre
i più giovani erano fuori casa a lavorare nei
campi.
Vendemmia anni ‘40. Fonte: Google immagini
•
Quali sono le differenze principali tra
l’alimentazione di allora e quella di oggi,
soprattutto dei ragazzi?
•
La principale differenza che mi viene in
mente è il “tempo”: allora per cucinare si
impiegavano ore, mentre adesso nelle
famiglie si cercano cibi pronti in pochi minuti
perché nessuno può dedicarsi a preparazioni
lunghe e impegnative. Non c’è dubbio che gli
alimenti oggi siamo molto meno genuini e il
sapore di certi cibi oggi non ha niente a che
vedere con quello che io ricordo …
Nell’alimentazione di oggi poi c’è una varietà
immensa di prodotti tra cui scegliere, che al
tempo della mia giovinezza era
inimmaginabile; basti pensare alla frutta: al
tempo della mia infanzia un’arancia era quasi
un alimento esotico, mentre oggi possiamo
trovare facilmente un avocado o un mango
che vengono dall’altra parte del mondo.
“L’uomo e’ cio’ che mangia.”
(L. Feuerbach)
Feuerbach aveva ragione. L’uomo è veramente
“ciò che mangia”; lo dimostrano le nuove
patologie che sembrano aver una stretta
connessione con il nostro stile di vita.
Una cattiva alimentazione, fumare,
bere alcolici senza moderazione e
altri vizi legati al nostro stile di vita
sono fattori che contribuiscono allo
sviluppo di gravi patologie croniche, quali:

Malattie metaboliche;
 Malattie neurodegenerative;
 Malattie neoplastiche;
 Danni da stress ossidativo-invecchiamento.
Malattie metaboliche
Per malattia metabolica si intende, in ambito medico, una
situazione clinica ad alto rischio cardiovascolare e comprende una
serie di sintomi che si manifestano contemporaneamente
nell'individuo. Questi sono spesso correlati allo stile di vita della
persona (peso eccessivo, vita sedentaria) o a situazioni
patologiche preesistenti (obesità, ipercolesterolemia - presenza di
un elevato tasso di colesterolo nel sangue - ecc.).
Malattie neurodegenerative
Le malattie neurodegenerative sono patologie che coinvolgono il
sistema nervoso centrale o periferico( morbo di Parkinson e di
Alzheimer, corea di Huntington…ecc.).
Ad esempio la sclerosi laterale amiotrofica
(SLA) è una malattia neurodegenerativa
devastante, che si manifesta come atrofia
e debolezza muscolare.
Penisola di Kii
La SLA è riscontrabile con una distribuzione uniforme in tutto il mondo, con
picchi di incidenza in alcune aree del Pacifico occidentale: zone del Giappone
o della Nuova Guinea, come la penisola di Kii.
Nei legamenti spinali e nelle ossa degli abitanti di queste zone sono stati riscontrati
bassi livelli di magnesio e calcio. Ciò suggerisce come una diminuzione dell’apporto
alimentare di questi due elementi possa contribuire allo sviluppo della patologia.
Pianta di Cycas circinalis
Altra componente
ambientale legata alla
patologia e strettamente
dipendente dalla dieta è
da ricercarsi nel consumo
dei semi di un particolare
vegetale (Cycas circinalis
L) impiegati come
alimento e/o a scopo
medicamentoso. Nei
semi di questa cicadacea
sono state identificate
diverse tossine che
concorrono alla
manifestazione della
SLA.
Semi di Cycas circinalis
Malattie neoplastiche
Il tumore o neoplasia (dal greco neo, nuovo, e
plasìa, formazione), o cancro, è una classe di
malattie caratterizzate da una incontrollata
riproduzione di alcune cellule dell'organismo;
esse smettono di rispondere ai
meccanismi
fisiologici di controllo cellulare
a seguito di danni
al loro patrimonio genetico.
Gli insaccati aumentano il rischio di cancro al pancreas
La Lega Italiana per la lotta ai tumori afferma che il
30% dei tumori è causato da un’alimentazione
sbagliata.
Danni da stress ossidativoinvecchiamento
Lo stress ossidativo è una delle maggiori
cause di danno a carico delle cellule
umane, con conseguenze negative quali
l’invecchiamento cellulare precoce, danni
cardiovascolari, neoplasie e malattie
neurodegenerative.
Esso è legato ad una produzione
eccessiva, da parte del nostro
organismo, dei cosiddetti radicali
liberi, ovvero molecole nocive il
cui esubero può essere causato da
una dieta sbagliata, o da un
cattivo stile di vita.
… Quindi esiste
effettivamente
un legame tra
cibo e
organismo:
l’alimentazione
contribuisce
alla salute del
nostro corpo …
La NUTRIGENOMICA è la scienza che
si occupa dello studio di tale legame.
Essa riesce a combinare la genetica con la nutrizione,
cercando di svolgere un attivo ruolo preventivo, in difesa
dell’organismo.
Per molto tempo la medicina occidentale è rimasta quasi completamente
cieca di fronte all’ipotesi che il cibo potesse essere correlato con lo stato di
salute generale del corpo e in particolare con le più diffuse malattie dell’era
moderna.
Già nel 1850 il filosofo Feuerbach sosteneva che “l’uomo è ciò che
mangia” e che “per pensare meglio dobbiamo alimentarci meglio”.
Anche Ippocrate, il padre della medicina, affermava:
“Che il cibo sia la tua medicina, che la medicina sia il tuo cibo”
e il suo pensiero si basava sulla convinzione che gli alimenti
fossero in grado di influenzare quello che egli chiamava “calore”
dell’organismo, e più in generale la genesi delle malattie.
Intorno al 1950 alcuni ricercatori americani si chiesero
come mai le persone che abitavano il bacino del
Mediterraneo e si alimentavano di cibi ricchi di grassi,
soffrissero molto meno degli americani di disturbi
circolatori, infarti, colesterolo, tumori ecc.
La risposta emerse chiaramente studiando la dieta
mediterranea e osservando come questa fosse ricca di
verdure, frutta e legumi. Questi cibi contengono infatti
sostanze in grado di ridurre notevolmente i rischi di tali
malattie.
La nutrigenomica ha aperto una nuova frontiera ed ha creato un nuovo approccio
scientifico, imperniato sulla prevenzione e sulla diagnosi genetica combinate
insieme.
Una corretta e mirata nutrizione unita
alla diversità genotipica di ciascun
individuo ha chiarito non solo le linee guida
per la prevenzione ad un vasto numero di
patologie ma ha permesso lo sviluppo di
nuove terapie sperimentali.
La diversità genotipica è fondamentale per
queste terapie perché non solo il cibo
influisce sul nostro DNA (NUTRIGENOMICA),
ma anche il nostro DNA influisce sul cibo;
per quello 0,1% che ci distingue l’uno
dall’altro, la nostra risposta agli alimenti è
diversa ( NUTRIGENETICA).
Pertanto il cibo è un phàrmakon (parola
greca che significa medicina, ma anche
veleno letale)
“ È la dose che fa il veleno.”
Paracelso
PREVENZIONE!
Perciò il cibo,in quanto “medicina”, può
costituire l’elemento base di una terapia
preventiva ed efficace.
Prevedere una malattia significa
infatti individuare le anomalie
genetiche e altri possibili fattori
che possono concorrere allo
sviluppo della patologia (dal latino
prevideo = vedere in anticipo.) .
Terapie alimentari preventive
Malattie metaboliche
Nel caso di patologie vascolari, si è
dimostrato il coinvolgimento diretto di
una mutazione a carico del gene che
codifica per un enzima, il
metilenetetraidrofolatoreduttasi, il cui
deficit favorisce la formazione dei
trombi.
Si è osservato che l’acido folico, contenuto
nelle verdure a foglia, è fondamentale nel
corretto funzionamento di questo enzima,
pertanto, l’individuazione dell’eventuale
mutazione attraverso un test genetico, può
essere coadiuvata da una giusta terapia
alimentare, allo scopo di prevenire l’evento
patologico.
Malattie neurodegenerative
Sono stati individuati potenziali
effetti terapeutici nella curcumina,
componente del curry, utilizzato
come spezia in cucina, che avrebbe
la capacità di proteggere i neuroni
dalla progressiva morte e
degenerazione, mantenendo attivi i
processi di difesa delle cellule.
In tali malattie, in particolare nel
Morbo di Alzheimer, ad impedire la
trasmissione dell’impulso nervoso è
l’accumulo di una sostanza amiloide,
che inizia a depositarsi prima della
manifestazione della malattia.
Malattie neoplastiche
Nella maggior parte dei casi, la base di un
tumore è genetica, determinata o da una
mutazione ereditaria o acquisita per effetto
di agenti mutageni per cui è necessario
mirare a effetti protettivi e preventivi.
Sono stati riscontrati effetti
antitumorali in alcuni cibi
come: frutti di bosco,
fragole, mirtilli, lamponi.
Le sostanze contenute in questi
alimenti sembrano interferire con gli
effetti dannosi degli agenti
cancerogeni, che non sono più in
grado di legarsi al DNA e di causare
mutazioni.
Danni da stress ossidativo-invecchiamento
Per quanto riguarda la
prevenzione dagli effetti
antiossidanti di molti composti,
uno dei più studiati è il
resveratrolo (contenuto nel
vino), il quale sembra
promuovere il gene della
“longevità”, la sirtuina.
Si sono sviluppate strategie
mirate a definire una sorta di
nutrizione anti-age, che non
dovrebbe intendersi come una
dieta per ringiovanire, ma
come una terapia per
preservare l’organismo da un
invecchiamento e
danneggiamento progressivo.
L’ Ormesi: la teoria anti-invecchiamento
Ormési, dal verbo greco ormào, significa stimolare. Concettualmente la teoria
dell'ormesi afferma che sostanze particolari sarebbero in grado di esercitare effetti
opposti nell'interagire con un organismo vivente, in relazione alle dosi
somministrate.
Una sostanza potrebbe avere, secondo la teoria, un'azione stimolante a basse dosi,
inibente o addirittura tossica ad alte dosi.
Edward J. Calabrese, studioso del fenomeno da quasi vent'anni, avrebbe verificato la
sua validità per quasi 5000 sostanze. Alcuni esempi sarebbero:
alcol: a basse dosi
ridurrebbe il rischio di
malattie cardio-vascolari,
ad alte dosi lo
aumenterebbe;
diossina: a dosi
infinitesimali farebbe
crescere i prati, ad alte dosi
li distruggerebbe;
radiazioni ionizzanti: a
piccole dosi risulterebbero
protettive verso i danni
provocati da un'esposizione
a dosi massicce di raggi X.
“Non siamo nati solo dalla nostra Madre, anche la Terra è
nostra Madre che penetra in noi, giorno dopo giorno, con
ogni boccone che mangiamo.”
Paracelso
Il 12 Marzo 2012, presso il Liceo
Classico “Dante Alighieri” di Ravenna, in
occasione delle conferenze organizzate
da Hera-Pozzo di scienza, il dottor
Filippo Ongaro, laureato in Medicina e
Chirurgia presso l’Università di Ferrara
e specializzato in medicina funzionale e
anti-invecchiamento, è venuto ad
illustrare le più avanzate ricerche
nell’ambito dell’alimentazione.
Il nuovo libro “Mangia che ti
passa”,pubblicato nell’aprile
2011,parla di nutrizione e in
particolar modo di nutrigenomica.
Le percentuali della salute
50%comportamenti
20% ambiente
20%genetica
10% terapie
Centri di ricerca
I maggiori centri di ricerca che si
occupano di questa disciplina sono:
•INRAN “Istituto Nazionale di Ricerca
per gli Alimenti e la Nutrizione”
•CNM: “ Centro di Nutrigenomica
e Nutraceutica”
• “Centro Ricerca e Innovazione”
Fondazione Edmund Mach
(S. Michele all’Adige (TN), Italia )
“Il corpo umano e’ un
tempio e come tale va
curato e rispettato,
sempre”.
Ippocrate
Bibliografia:
•Beeks E, Kessels AG, Kroon AA et al. Genetic disposition ti saltsensitivity: A sistematic review. J Hypertens 2004; 22:1243-9
• Béliveau R., L’alimentazione anticancro, Cap.11, 121-124
•Scapagnini G., Parano E., Catanzaro R.M., Nutrigenomica, le basi
per una nutrizione personalizzata: Nutrizione clinica e patologie
correlate, 2007; Cap. 12
•Scapagnini G., Colombrita C, Amadio M, D’Agata V, Arcelli E,
Sapenza M, Quattrone A, Calabrese V. , Curcumin activates
defensive genes and protecs neurons against oxidative stress.
Antiox. Redox Signal 2006; 8(3-4):395-403.
•www.sapienzainnovazione.it
•www.autismoonline.it
• www.traduttore.babylon.com/italiano/Ormesi/
OGM
COSA SONO?
Organismi Geneticamente
Modificati.
Vengono anche definiti organismi
transgenici.
Si tratta di animali e piante che
hanno un patrimonio
genetico artificiale ottenuto in
laboratorio.
Viene inserito nel loro Dna un
frammento
che è stato scelto, individuato e
isolato da un ricercatore.
L’organismo che risulta da questa operazione non è
necessariamente totalmente diverso da altri.
Spesso anzi apparentemente è identico al suo
parente "normale".
I produttori di Ogm
definiscono
questa somiglianza
con il termine sostanziale
equivalenza.
Gli organismi, non
sono sostanzialmente
diversi da quelli
che si reperiscono in
natura.
Sono modificati, ma non subiscono un’alterazione significativa.
CHE COSA DIFFERENZIA GLI
OGM DAI CIBI “NORMALI”?
Per esempio non ci sono visibili differenze tra un fragola
d’orto e una fragola antigelo.
Tranne per il fatto che la seconda, esposta a basse
temperature, non gela. Nel suo patrimonio genetico è stato
infatti inserito il gene di un
pesce antartico che permette
ai succhi cellulari di non
congelare anche quando le
temperature sono inferiori
allo zero.
A COSA SERVONO GLI OGM?
I vegetali geneticamente modificati sono nati per venire incontro alle
esigenze degli agricoltori che praticano coltivazioni industriali.
In certe situazioni un parassita, o una pianta infestante, può trovare
le condizioni migliori per moltiplicarsi indisturbato
a meno che non venga trattato opportunamente con antiparassitari e
diserbanti, che però sono prodotti costosi e, alla lunga, tossici.
I vegetali transgenici sono quindi stati ideati con il proposito di ridurre
la spesa per i pesticidi e per i diserbanti.
Modificare alcune
caratteristiche degli animali
per renderli più "redditizi"
dal punto di vista del
mercato alimentare, è
un’idea che sta guidando
numerosi progetti, già in
fase sperimentale,
soprattutto nel campo
dell’itticoltura.
Un altro settore, sempre in
ambito zootecnico, su cui si
concentra l’interesse dei
ricercatori è la produzione di
animali resistenti alle
infezioni, allo scopo di
ridurre l’impiego di
antibiotici negli allevamenti.
CHE EFFETTI HANNO SULLA
SALUTE?
Per conoscere gli effetti di una
sostanza assunta per un lungo
periodo occorrono parecchi anni
e studi imparziali, mentre, fino a
oggi, la maggior parte delle
ricerche condotte sull’argomento
sono state commissionate dalle
stesse case che producono gli
OGM. Solo di recente sono stati
pubblicati i risultati di alcuni test
indipendenti, e i risultati non
sono stati incoraggianti.
Una delle maggiori difficoltà che hanno riscontrato gli esperti nel
cercare di dare una valutazione d’insieme, sta nell’enorme varietà
delle mutazioni che si possono indurre. Generalmente al gene che
si vuole modificare viene allegato un gene particolare che serve a
rendere "visibile" la mutazione
avvenuta.
Su questa scala, però la visibilità è
puramente virtuale e viene quindi
utilizzato un gene che conferisce
un’altra forma di resistenza: quella
agli antibiotici.
Ma, come ha denunciato più volte
l’Organizzazione Mondiale della
Sanità, un aumento di resistenza agli
antibiotici è un problema sanitario
serissimo, e introdurre un gene della
resistenza nella catena alimentare non
sembra proprio una buona idea.
OGM E FAME NEL MONDO
Gli OGM sono gli unici vegetali da
poter coltivare in ambienti estremi
dove c'è siccità, mancanza di risorse
nel terreno e attacchi pesanti di
insetti.
L'OGM potrebbe essere una rampa di
lancio per l'avvento di un'agricoltura
redditizia che invierebbe il paese in
difficoltà verso una situazione
economica migliore.
Ad esempio il Golden Rice “è
una varietà di riso prodotta
attraverso una modificazione
genetica che introduce la via
di biosintesi del precursore
beta-carotene della
provitamina A nelle parti
commestibili del riso.”
Ma in realtà la maggior
parte delle biotecnologie
applicate all'agricoltura
sono scaturite dalla
ricerca del profitto
piuttosto che come
risposta a un bisogno. Il
vero scopo dell'industria
non è quello di rendere
più efficace e produttiva
l'agricoltura nel terzo
mondo, ma di generare
profitti
L'ingegneria genetica è in
grado di generare un aumento
di produttività nei raccolti del
pianeta?
Le probabilità sono minime: in
primo luogo, fino ad ora
l'attenzione verso i semi GM si
è limitata alle varietà resistenti
agli erbicidi, a quelle resistenti
agli insetti o alle malattie, a
quelle che hanno proprietà
agronomiche specifiche o che
migliorano la qualità dei
raccolti.
Nessuna varietà è stata
sviluppata con l'intento di
aumentare i raccolti.
BIBLIOGRAFIA



http://www.vasonline.it
http://www.saicosamangi.info/sociale/ogmfame-nel-mondo.html
www.wikipedia.org
Il cibo negli anni ’70 e ‘80
… tra progresso e problematiche
Dopoguerra
Il secondo dopoguerra segna la
nascita dell’industria alimentare
moderna. Si realizza in quegli anni
un ciclo straordinario di innovazioni
tecnologiche che rende possibile un
progresso economico e sociale,
soprattutto in Europa, fortemente
accelerato. Migliorano i trasporti
urbani ed extra urbani, migliora la
logistica, si registra l’impetuoso
sviluppo dell’automobile e delle
infrastrutture viarie.
Mezzi di comunicazione e
nuovi modelli di consumo
Sul versante più strettamente alimentare si
assiste al progresso nelle metodologie di
conservazione e preparazione degli alimenti,
agli sviluppi delle conoscenze scientifiche
nella gestione degli allevamenti animali e
delle coltivazioni, alla diffusione degli
elettrodomestici. La diffusione capillare dei
mezzi di comunicazione di massa da origine
a nuovi modelli di consumo. Accedono alle
prime forme moderne di produzione
alimentare di natura industriale intere fasce
di popolazione.
Cibi Surgelati
L’Italia intera viene invasa
da un’ondata di cibi
surgelati: piselli, spinaci,
patate e bastoncini di pesce
rappresentano la
benedizione e al contempo la
croce dei giovani irrequieti
degli anni Settanta.
Dalla bottega al supermercato
Proliferano i supermercati, a discapito della piccola
distribuzione. Viene a configurarsi un’immagine dei
supermercati molto simile a quella che si ha attualmente:
grandi luoghi costruiti per dar modo alle famiglie di
acquistare divertendosi, di divertirsi acquistando.
Cibi pronti
Si denota quindi un
aumento di tutti quelli
che sono i cibi
confezionati e pronti,
emblema di una società
sempre più in
movimento e priva di
riposo, il cui sviluppo
porterà alla società
attuale.
La piramide degli alimenti
All'inizio degli anni 90' negli Stati Uniti è stata diffusa la
cosiddetta piramide degli alimenti, con lo scopo di
fornire una semplice guida nella scelta del cibo e delle
giuste porzioni. I cibi presenti alla base del poligono
erano quelli da consumare in maggiore quantità e,
mano a mano che si saliva verso l'apice della
piramide, occorreva diminuire l'apporto dei vari
alimenti rappresentati in figura.
La piramide è stata realizzata per diffondere alla
popolazione statunitense un messaggio breve ma
incisivo: i grassi fanno male e i carboidrati complessi
fanno bene. La trasmissione di un segnale di questo
tipo era fondamentale per ridurre la presenza di grassi
nell'alimentazione americana.
Conservanti: cosa sono?
I conservanti sono
sostanze, naturali o di
sintesi, che prolungano il
periodo di validità di
prodotti alimentari
proteggendoli dal
deterioramento provocato
dai microorganismi.
I conservanti sono tra gli
additivi più critici: da un
lato sono importantissimi
per evitare intossicazioni
anche molto gravi (per
esempio da botulino),
dall'altra, spesso si tratta di
sostanze nocive per
l'organismo, e quindi da
evitare.
Conservanti innocui
• Sono i sorbati (E200,
E202, E203), l'acido
acetico e i suoi sali di
potassio (E260, E261,
E262, E263), l'acido lattico
e i suoi sali di sodio (E270,
E325, E326, E327), l'acido
propionico e i suoi sali
(E280, E281, E282, E283),
l'anidride carbonica (E
290).
Conservanti nocivi
• Acido benzoico e suoi sali
(E210, E211, E212, E213):
sono usati da soli o insieme
all'acido sorbico e ai PHB.
Non sono ammessi in alcuni
paesi per la loro potenziale
tossicità. Gli alimenti ai quali
vengono aggiunti sono
soprattutto le confetture, le
gelatine, le marmellate, le
gomme da masticare e le
bevande analcoliche.
Nitriti e Nitrati
• I nitriti (E249, E250) e i nitrati (E251, E252)
sono sostanze naturalmente presenti negli
alimenti animali, vegetali e nell'acqua. Vengono
aggiunti come additivi a insaccati, prosciutti,
wurstel, carni in scatola e altri prodotti a base di
carne, pesci marinati e a volte anche in prodotti
caseari.
Sofisticazioni alimentari
Per sofisticazione alimentare si
intende un intervento
fraudolento, perpetrato ai danni
del consumatore di prodotti
alimentari arrecandogli danni di
natura economica e igienicosanitaria. La chimica analitica ha
sviluppato metodologie basate
su metodi di separazione
cromatografica, di spettroscopia
e di radiochimica, che per la loro
elevata sensibilità e selettività
consentono di svelare molte
sofisticazioni, tutelando quindi il
consumatore.
Le credenze più comuni . . .
Il vino fa buon sangue?
VERO!
Alcuni ricercatori inglesi
hanno cercato di dimostrare
queste convinzioni in
laboratorio usando alcune
colture cellulari. Hanno
identificato, nei semi dell’uva
alcune sostanze che hanno
un’ influenza benefica sulla
circolazione del sangue. Un
solo bicchiere al giorno può
bastare per proteggere il
nostro cuore.
Per dimagrire basta affidarsi
ai cibi light?
Falso!
Le miracolose versioni “light” di tanti cibi del
desiderio (ovvero i più grassi) non aiutano
affatto a dimagrire, ma al contrario, sono
diventate la causa del fallimento di molte
diete per due ragioni precise:
•
I cibi light non aiutano a modificare lo stile
alimentare ma a sostituire solo
momentaneamente i cibi non light, che
saranno riassunti non appena conclusa la
dieta.
•
Senza grassi non significa senza calorie.
Se ci si dà alla pazza gioia con i cibi
“light”, perché ci si sente al sicuro, si
rischia di ingerire alla fine molte più calorie
di una giornata di non-dieta.
L’ ananas brucia i grassi?
Vero!
L’Ananas contiene all’interno
del suo stelo una sostanza,
detta bromelina, un enzima,
simile a quelli presenti nel
nostro stomaco, in grado di
scindere le proteine e i grassi a
lunga catena. Questo enzima
“proteolitico” è il responsabile
dell’eliminazione, attraverso il
flusso sanguigno, delle proteine
e dei grassi che non vengono
quindi accumulati.
Il surgelato è meno nutriente
del cibo fresco?
Falso!
In teoria sarebbe così, ma
non più nell’economia globale.
Frutta e verdura appena colte
cominciano subito a perdere
nutrienti arrivando al bancone
del supermercato, dopo diversi
giorni o settimane.
La verdura congelata risulta
alla fine molto più nutriente
perché riesce a trattenere
gran parte delle sostanze
nutritive originarie presenti
appena colta con un costo
inferiore.
Bibliografia
• www.wikipedia.it
• www.my-personaltrainer.it
• www.naturopatiaonline.eu
Allergie e intolleranze alimentari
«Quod aliis cibus est aliis fuat acre venenum»
«Quello che è cibo per un uomo è veleno per un
altro»
(Tito Lucrezio Caro, De rerum natura)
La maggior parte delle persone può mangiare una grande
varietà di cibi senza alcun problema. Per una piccola
percentuale di individui, tuttavia, determinati alimenti o
componenti alimentari possono provocare reazioni
negative, da una leggera eruzione cutanea ad una
risposta allergica di grave entità.
•
Qual è la differenza tra allergie e intolleranze
alimentari?
L’allergia alimentare è una forma specifica di intolleranza
ad alimenti o a componenti alimentari che attiva il
sistema immunitario. Un allergene (proteina presente
nell’alimento a rischio) innesca una catena di reazioni del
sistema immunitario tra cui la produzione di anticorpi che
mirano ad eliminarlo. Gli anticorpi determinano il rilascio
di sostanze chimiche, come l’istamina, che provocano vari
sintomi: prurito, naso che cola, tosse o affanno. Le
allergie agli alimenti o ai componenti alimentari sono
spesso ereditarie e vengono in genere diagnosticate nei
primi anni di vita.
Sintomi di reazioni allergiche agli alimenti
Respiratori
Congestione nasale
Starnuti
Asma
Tosse
Respiro affannoso-sibilante
•
Cutanei
Gonfiore di labbra, bocca, lingua, faccia e/o gola(angioedema)
Orticaria
Eruzioni cutanee o rossori
Prurito
Eczema
•
Gastrointestinali
Crampi addominali
Diarrea
Nausea
Vomito
Coliche
Gonfiore
•
Sistemici
Shock anafilattico
•
Quali alimenti sono più comunemente causa di
allergie?
Tra gli allergeni alimentari più comuni vi sono il latte
vaccino, le uova, la soia, il grano, i crostacei, la frutta,
le arachidi e vari tipi di noci.
Allergie alle proteine del latte vaccino
L’allergia alle proteine del latte vaccino si riscontra più
comunemente nei neonati e nei bambini, soprattutto in
quelli che hanno una storia familiare di predisposizione
alle allergie. Si manifesta in un numero di neonati
compreso tra lo 0,5 e il 4% ma l’incidenza diminuisce
con l’età. I sintomi più comuni sono vomito e diarrea
anche se la gamma di risposte negative varia da una
persona all’altra. Le reazioni alle proteine del latte
vaccino sono generalmente di breve durata.
In presenza di allergia alla proteina del latte, è
importante seguire una dieta bilanciata e sana con
assunzione di calcio, magnesio, vitamine A, D, B2 e
B12. Il consumo di sardine e salmone con lisca e di
verdure verdi cotte, ad esempio i broccoli, contribuisce
a fornire la giusta dose di calcio.
Allergia ai vari tipi di noci
L’allergia alle noci è una patologia di una certa gravità,
perché inizia in tenera età, dura per tutta la vita e può
essere letale. Le arachidi, le noci, le mandorle e le nocciole
possono provocare sintomi anche con un minimo contatto
con la pelle o per inalazione. Nella sua forma più lieve, l’allergia alle noci può limitarsi a
provocare reazioni cutanee, nausea e mal di testa e a volte gonfiore della lingua e delle
labbra. Nella sua forma più grave può provocare uno shock anafilattico. Per la potenziale
gravità dei sintomi, chi soffre di allergia alle noci deve assolutamente evitare il contatto
con questi cibi e portare sempre con sé l’adrenalina.
Altri comuni allergeni alimentari
Tra gli altri alimenti che presentano maggiori probabilità di essere associati alle reazioni
allergiche vi sono frutta, legumi (compresi i germogli si soia), uova, crostacei (granchi,
gamberi, aragoste), pesce, ortaggi, semi di sesamo, semi di girasole, semi di cotone, semi di
papavero e semi di senape. Il potenziale allergenico di alcuni allergeni alimentari può essere
eliminato mediante la cottura o la lavorazione industriale, attraverso cui le proteine vengono
denaturate.
Le tecniche più recenti, come il trattamento ad alta pressione, la fermentazione e il trattamento
con enzimi, possono contribuire a diminuire l’allergenicità di alcune proteine alimentari.
• L’intolleranza alimentare può provocare sintomi simili all’allergia (nausea,
diarrea, crampi allo stomaco), ma la reazione non coinvolge nello stesso
modo il sistema immunitario. Si manifesta quando la digestione di un
alimento non è corretta. Mentre i soggetti allergici devono eliminare
completamente dalla dieta l’alimento incriminato, quelli con un’intolleranza
possono a volte tollerare piccole quantità dell’alimento in questione senza
sviluppare sintomi. Fanno eccezione quanti sono sensibili al glutine e al
solfito.
Quali sono le cause più comuni di
intolleranza alimentare?
•
Il lattosio e il glutine
Intolleranza al lattosio
Il lattosio è lo zucchero contenuto nel latte. L’enzima
lattasi, presente nell’intestino tenue, scompone il
lattosio in zuccheri semplici (glucosio e galattosio).
Quando l’attività enzimatica è ridotta, il lattosio non
viene scomposto, viene trasportato nell’intestino crasso
dove viene fermentato dai batteri della flora intestinale,
causando sintomi come flatulenza, dolore intestinale e
diarrea.
Intolleranza al glutine
Il glutine è una proteina presente nel grano, nella segale,
nell’orzo e nell’avena. La diffusione di questa intolleranza è
sottostimata: gli esami sierologici dimostrano la sua presenza in
percentuali che in Europa raggiungono l’1%. Il consumo di
glutine provoca un’alterazione della mucosa intestinale con
conseguente malassorbimento (di grassi, proteine, carboidrati,
minerali e vitamine. Escludendo tale sostanza dalla dieta
l’intestino si ripara gradualmente e i sintomi scompaiono.
Additivi alimentari e reazioni allergiche
Gli additivi alimentari aumentano con il processo di
industrializzazione dei prodotti alimentari, sommati tra loro
diventano responsabili dell’aumento del 5% delle reazioni
alimentari. Ad esempio i nitrati e i nitriti di sodio e di potassio,
contenuti nelle carni preparate (salumi e insaccati) interferiscono
con la presenza di vitamina A e vitamina B1 e possono
modificare il funzionamento della tiroide. I nitriti possono
trasformarsi in nitrosammine, composti cancerogeni. I solfiti,
contenuti del vino, nella frutta secca e candita, nei funghi secchi,
possono dar luogo a reazioni allergiche come l’asma bronchiale e
l’orticaria. I fosfati, contenuti in budini, gelati, latte concentrato,
prosciutto cotto, possono determinare un’ insufficiente
calcificazione delle ossa
Il favismo
Malattia genetica ereditaria causata da un difetto congenito dell’enzima glucosio-6-fosfato
deidrogenasi, presente nei globuli rossi e fondamentale per la loro sopravvivenza. La
carenza di questo enzima provoca un’emolisi acuta (distruzione dei globuli rossi) con
ittero. La crisi si scatena quando il soggetto fabico consuma, o inala i vapori di fave,
piselli, Verbena Hybrida o assume alcuni farmaci (antipiretici, analgesici, antimalarici,
ecc.). Tutte queste sostanza inibiscono l’attività dell’enzima. La malattia si trasmette
ereditariamente con il cromosoma sessuale x. I maschi sono colpiti in forma grave,
mentre le femmine (come portatrici sane del gene anomalo, possono trasmetterlo ai figli)
contraggono forme più lievi. La frequenza più alta si riscontra il Africa ( circa il 20% nei
bambini). È una patologia frequente anche in Asia meridionale e nel bacino del
Mediterraneo (in Grecia e Sardegna arrivano a punte del 25%).
Sintomi
La crisi si manifesta da 12 a 48 ore dopo l’assunzione di fave fresche (o degli altri fattori
scatenanti): il soggetto presenta un colorito giallo intenso su fondo pallido (anche le
sclere degli occhi diventano gialle) che in alcuni casi assume una tinta verdastra, urine
scure e nei casi più gravi si ha un collasso cardiocircolatorio.
La trasfusione di sangue, quando necessaria, rappresenta al momento attuale l’unica
terapia.
Bibliografia
Wikipedia, enciclopedia libera
www.medicitalia.it
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