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“IL PORCO TROVA TARTUFI”: WILHELM STEKEL E

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“IL PORCO TROVA TARTUFI”: WILHELM STEKEL E
“IL PORCO TROVA TARTUFI”: WILHELM STEKEL E LA SOCIETÁ PSICOANALITICA DI VIENNA NEGLI ANNI 1902­1912 Giuseppe Zanda PREMESSA Un nano sulle spalle di un gigante può ovviamente vedere più lontano del gigante stesso. R. K. MERTON, 1965 Questo articolo è dedicato a Wilhelm Stekel, uno dei primi seguaci di Freud, al quale, nonostante il suo ruolo centrale nella nascita e nell’evoluzione iniziale del movimento psicoanalitico, è stato riservato un ingiustificato disinteresse da parte della storiografia psicoanalitica. Tuttavia, pur intendendo focalizzare l’attenzione su Stekel, non è possibile sottrarsi alla regola secondo la quale Freud è in ogni caso il riferimento principale delle vicende psicoanalitiche (Roazen, 1992). Questa regola vale in modo particolare per gran parte del percorso personale e professionale di Stekel che, nonostante le incomprensioni, i contrasti e gli sgarbi all’interno del movimento psicoanalitico e, poi, il definitivo allontanamento da Freud, sino alla fine riconobbe di essergli debitore e si dichiarò fedele alla sua dottrina. Inoltre, se studiare la storia della psicoanalisi senza mettere al centro Freud è praticamente impossibile, questo è più che mai vero quando si prendono in esame gli eventi storici del movimento psicoanalitico precedenti al 1939, l’anno in cui Freud morì. Forse nell’era contemporanea nessun’altra dottrina scientifica come la psicoanalisi è stata identificata con il suo fondatore ed è incontestabile il fatto che, a tutt’oggi, le vicende personali di Freud e la sua produzione scientifica costituiscano i punti di riferimento più importanti di quasi tutta la letteratura direttamente o indirettamente correlata alla psicoanalisi. Questo dato di fatto, che per certi versi assomiglia a un vero e proprio “culto della personalità”, ha prodotto molti danni, non ultimo quello di aver favorito, da una parte, atteggiamenti di incondizionata accettazione di Freud come persona e del suo “verbo” e, dall’altra, esagerate reazioni di distanziamento, a volte anche visceralmente critiche, nei suoi confronti (Onfray, 2010). Inoltre, la tendenza a ridurre la nascita e il primo sviluppo della psicoanalisi alla sola figura di Freud ha comportato la svalutazione, fino alla loro rimozione, di altri clinici e di altri studiosi, che con coraggio, costanza e capacità contribuirono al formarsi delle coordinate teoriche e cliniche dell’analisi. Stando così le cose, riveste particolare importanza, soprattutto sul piano della ricostruzione storica, il recupero delle vicende umane e professionali di quanti furono compagni di viaggio di Freud, ma che, pur avendone condiviso per anni le posizioni scientifiche e le lotte culturali, furono da lui allontanati sia a causa di comportamenti giudicati incompatibili con la politica del movimento psicoanalitico sia per aver sostenuto idee che andavano al di là di quello che di volta in volta era considerato il confine invalicabile dell’ortodossia freudiana. Si trattò per lo più di personaggi umanamente complessi e interessanti, che il racconto ufficiale del movimento psicoanalitico ha voluto trascurare e, a volte, dimenticare per proteggere il caposcuola viennese come per una sorta di difesa agiografica, della quale oggi, a distanza di più di settant’anni dalla sua morte, sicuramente non c’è più bisogno. La storia del rapporto di Stekel con il movimento psicoanalitico è, per usare un termine oggi di moda, particolarmente intrigante perché coinvolse non solo Freud, ma, più o meno direttamente, anche molti di coloro che, in tempi diversi, ebbero con Freud rapporti di amicizia e/o di stretta collaborazione scientifica e professionale. 1 In questo articolo viene preso in esame il periodo della vita di Wilhelm Stekel corrispondente ai dieci anni della sua permanenza all’interno della Società psicoanalitica di Vienna, di cui fu uno dei più attivi e creativi componenti. La tesi che si intende sostenere è che ciò che accadde a Stekel e intorno a Stekel nel decennio 1902­1912 abbia rappresentato un esempio particolarmente significativo della complessità e della contraddittorietà della storia della rivoluzione freudiana. In altri termini, attraverso l’esposizione critica delle vicende personali e professionali di Stekel si cercherà di mettere in luce due aspetti importanti dello sviluppo del movimento psicoanalitico: da una parte, l’esigenza di definire al suo interno confini netti tra ortodossia e dissenso e, dall’altra, l’esistenza di simpatie e antipatie personali e di alleanze e guerre segrete tra i suoi membri proprio come accade nelle “scuole” della tradizione universitaria, che garantiscono prestigio e potere (anche economico) agli allievi, che si allineano sul piano scientifico e si conformano a certi modelli di comportamento. WILHELM STEKEL: VITA E OPERE Ciò che distingue l’uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l’uomo maturo è che vuole utilmente vivere per essa. W. STEKEL, in Salinger, 1951. Sulla vita di Stekel non si hanno molte notizie: le informazioni di cui disponiamo sono sostanzialmente ricavate dalla sue note autobiografiche (Stekel, 1926; Gutheil, 1950; Bos e Groenendijk, 2007). Wilhelm Stekel nacque a Boian in Bucovina (attualmente regione della Romania, confinante con la Galizia, oggi regione dell’Ucraina) il 18 marzo 1868 da una famiglia di commercianti ebrei ortodossi di lingua tedesca. Fin dai tempi della scuola sviluppò una grande passione per la lettura e la musica. Studiò medicina nell’Università di Vienna. Durante gli anni universitari manifestò un naturale talento per l’apprendimento delle lingue e doti musicali e poetiche. Per mantenersi agli studi sottoscrisse un impegno che per almeno sei anni lo legava alla carriera militare, ma al momento dell’esame finale per l’arruolamento riuscì con uno stratagemma a farsi scartare e a ritornare alla vita civile. Durante gli studi di medicina Stekel frequentò per qualche mese l’Istituto pubblico per bambini malati diretto da Max Kassovitz (1842­1913), nel quale dal 1886 per circa dieci anni Freud lavorò come responsabile dell’Ambulatorio per i disturbi nervosi (Bonomi, 2007, p. 81). Non si può escludere, quindi, che proprio nell’Istituto di Kassowitz Stekel possa aver incontrato per la prima volta il fondatore della psicoanalisi (Clark­Lowes, 2001). Da studente Stekel frequentò con 1
ottimo rendimento anche la Clinica Psichiatrica di Krafft­Ebing , che continuò a frequentare dopo la laurea pur avendo intrapreso la professione di medico generico. Poiché all’inizio della carriera Stekel non aveva molti pazienti privati, nel tempo libero seguì anche le lezioni di Wilhelm 2
Winternitz (1835­1917) , il famoso idroterapista, allievo del celebre Vincent Priessnitz 1
von Krafft­Ebing Richard (1840­1902), psichiatra tedesco, dal 1889 professore di Psichiatria dell’Università di Vienna, scrisse un importante manuale di psichiatria (Lehrbuch der Psychiatrie auf klinischer Grundlage, 1872, 1879­1880). Divenne noto soprattutto per il trattato di sessuologia Psychopathia sexualis, che fu pubblicato per la prima volta nel 1886 e vide sedici successive edizioni in lingua tedesca. Psychopathia sexualis gettò le basi del moderno studio scientifico della sessualità. 2
Winternitz Wilhelm (1835­1917), medico viennese, fu probabilmente il primo che dette all’idroterapia una base scientifica, aprendo la strada al suo utilizzo psichiatrico istituzionale. Winternitz scrisse la sua dissertazione sulla Wasserkur di Priessnitz quando era studente di medicina – nella sua ricerca misurò la frequenza del polso dei pazienti di 2 (1799­1851). «Studiai idroterapia e massaggio e presto divenni esperto in entrambe le tecniche. Il mio ardente desiderio era quello di curare i nevrotici. Da Krafft­Ebing avevo lavorato con l’ipnosi e l’elettricità e ora speravo di trovare nella terapia con l’acqua la panacea da tempo cercata» (Gutheil, 1950, p. 87). Nel 1895 Stekel pubblicò un articolo sulle esperienze sessuali precoci dei bambini, Über Coitus im Kindesalter (Sul coito in età infantile), che attirò l’attenzione di Freud, che lo citò in “Eziologia dell’isteria” (1896). Nella seconda metà degli anni Novanta iniziò a pubblicare articoli sia su riviste mediche (Wiener Medizinische Wochenschrift) che su altri giornali (Neues Wiener Tagblatt, Frankfurter Zeitung), facendosi un nome come giornalista. Stekel fu promotore della Società Psicologica del Mercoledì, che a partire dal novembre del 3
1902 iniziò a riunirsi con regolarità il mercoledì sera nello studio di Freud . Di quelle riunioni stese i primi resoconti sommari, che vennero pubblicati nell’edizione domenicale del Neues Wiener 4
Tagblatt . Nel 1907, anno in cui la Società Psicologica del Mercoledì divenne la Società Psicoanalitica di Vienna, Stekel cessò l’attività di medico generico e decise, con l’appoggio di Freud, di lavorare solo come specialista analista. Subito dopo il 2° Congresso Internazionale di Psicoanalisi di Norimberga del 1910 Stekel 5
venne eletto vice­presidente della Società Psicoanalitica di Vienna mentre Alfred Adler venne eletto presidente. Nello stesso periodo Stekel e Adler vollero fondare la rivista mensile Zentralblatt für Psychoanalyse, della quale divennero caporedattori mentre Freud ne assunse la direzione. Nel 1911 Stekel si dimise da vice­presidente della Società Psicoanalitica di Vienna e dal 1912, dopo il disimpegno prima di Adler poi di Freud, divenne unico redattore e responsabile dello Zentralblatt. Nel novembre del 1912 Stekel si dimise anche dalla Società Psicoanalitica di Vienna, ma continuò ad esercitare la professione di analista. Inoltre «continuò ad essere uno scrittore prolifico in molti campi. Non solo componeva musiche e canzoni per bambini, ma scrisse anche commedie in prosa e in versi, nonché raccolte di racconti umoristici, firmati sia col suo nome sia con lo pseudonimo di Serenus. Alcuni dei suoi personaggi delle sue commedie e dei suoi racconti umoristici sembrano più reali dei casi clinici delle sue pubblicazioni psicoanalitiche» (Ellenberger, 1970, p. 684). Nel 1914, dopo la rottura con Freud, a Bad Ischl, località turistica austriaca dove nei primi anni di professione di analista aveva deciso di vivere alcuni mesi all’anno, Stekel analizzò l’analista 6
ribelle e anarchico Otto Gross , appena dimesso dall’Ospedale Psichiatrico di Troppau in Slesia. L’analisi di Gross fu precocemente interrotta a causa dello scoppio della grande guerra: la diagnosi avanzata da Stekel nei suoi confronti fu di “omosessualità latente” (Stanton, 1992, p. 54). Priessnitz e eseguì altri test fisiologici dell’efficacia della cura dell’acqua. Fondò la Clinica idroterapica universitaria e aprì uno stabilimento per la cura dell’acqua a Kaltenlautgeben, nelle vicinanze di Vienna. 3
Il ruolo avuto da Stekel nella costituzione della Società Psicologica del Mercoledì venne riconosciuto da Freud nella lettera del 4 febbraio 1904: «Caro collega, la Società psicologica che lei ha fondato [...]» (Bos e Groenendijk, 2007, p. 163). 4
In seguito Stekel precisò di aver pubblicato il resoconto della prima riunione, dedicata al “fumo”, sul Prager Tagblatt del 28 gennaio 1903. Il testo della riunione è riportato nel saggio “Sulla storia del movimento analitico” (Stekel, 1926). 5
Alfred Adler (1870­1937), medico, psicologo e psicoterapeuta austriaco, molto interessato alle questioni sociali, fece parte del gruppo fondatore della Società Psicologica del Mercoledì, della quale fu uno dei membri più attivi e originali. Nel 1910 divenne presidente della Società Psicoanalitica di Vienna e redattore con Stekel dello Zentralblatt für Psychoanalyse. Nel 1911 si dimise dall’Associazione Psicoanalitica Internazionale a causa delle sue divergenze teoriche da Freud. Fondò una propria scuola analitica, che nel 1913 denominò Psicologia individuale. Nel 1935 emigrò negli Stati Uniti per motivi principalmente politici. 6
Gross Otto (1877­1920), neurologo e psichiatra originario di Graz (Austria), fu ammiratore e per alcuni anni seguace di Freud. Venne espulso dal movimento psicoanalitico nel 1909 anche in conseguenza della diagnosi di demenza precoce fatta da Jung in occasione di un ricovero nell’Ospedale Burghölzli. Questa diagnosi si rivelò palesemente sbagliata, ma pesò come un macigno sull’opinione che di Gross avrebbe avuto la comunità psicoanalitica negli anni seguenti (Zanda, 2008). 3 Riveste un sicuro interesse storico anche ricordare che diversi anni dopo a Vienna Stekel 7
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analizzò nel 1920 Fritz Wittels e nel 1935 Ralph Greenson . 9
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Dal luglio 1920 al giugno 1922 Stekel con Herbert Silberer e altri psicoterapeuti europei 11
oltre che con l’americano Samuel Tannenbaum , che l’aveva fondata, diresse la rivista Psyche and Eros, che venne pubblicata a New York. La pubblicazione di questa rivista fu uno dei primi esempi della tendenza, all’interno della comunità internazionale degli psicoanalisti, di formare sottogruppi con diversa impostazione teorica, a volte contrapposti anche per motivi di potere e/o economici non sempre chiari. A questo 12
proposito il seguente ricordo di Ernest Jones , riportato nel terzo volume del suo libro “Vita e opere di Freud”, è illuminante: «Ancor prima [del 1920], durante la guerra, un americano, Samuel Tannenbaum, mi aveva proposto di fondare una rivista anglo­americana di psicoanalisi. Io non desideravo prendere in considerazione un’attività del genere indipendentemente dai miei colleghi di Vienna, e lo pregai di rimandare l’idea a dopo la guerra. Poi, quando si stava progettando l’International Journal of Psychoanalysis, costui reclamò il diritto di condividere meco il lavoro editoriale. Naturalmente io volevo una base più vasta di ordine internazionale, e risultò allora che nessun analista americano desiderava associarsi a questo Tannenbaum. Egli rimase comprensibilmente, se pure inevitabilmente, offeso di non venire accettato come coeditore, e non molto tempo dopo si unì a Stekel e Silberer per fondare un periodico a parte, intitolato “Eros­Psyche”, che ebbe brevissima esistenza» (Jones, 1953, III, p. 52). Nel 1923 Stekel fondò a Vienna l’Institut für Aktive Psychoanalyse (Istituto di Psicoanalisi Attiva), al quale aderì un gruppo indipendente di psicoanalisti medici, discepoli fedeli che ammiravano il suo genio intuitivo. Analogamente a quanto accadde per Freud anche attorno a Stekel si formò una cerchia di amici, sostenitori e allievi, tra i quali vanno menzionati Owen Berkely Hill, A.S. Neill, Havelock Ellis, H.A.E. van Dishoeck, J.L. Arndt, Samuel Lowy, Herbert 7
Wittels Fritz (1880­1950), medico e psicoanalista austriaco, nel 1907 fu ammesso nella Società Psicologica del Mercoledì su presentazione dello zio Isidor Sadger. A causa di gravi contrasti con Freud dette le dimissioni da membro della Società (divenuta nel frattempo Società Psicoanalitica di Vienna) nel 1910 e, dopo un’analisi effettuata con Stekel nel 1920, vi fu riammesso nel 1925. Wittels fu il primo a scrivere nel 1924 una biografia di Freud, che venne ripubblicata, con qualche modifica, nel 1932 (Zanda, 2011). 8
Greenson Ralph, nato Romeo Samuel Greenschpoon (1911­1979), psichiatra e psicoanalista statunitense, scrisse un trattato di psicoanalisi molto utilizzato a scopo didattico, The Technique and Practice of Psychoanalysis, Vol. 1, 1967 (il secondo volume non venne mai pubblicato). Greenson divenne noto anche per aver avuto in cura come psichiatra e analista la star del cinema Marilyn Monroe nel periodo in cui la stessa Monroe morì a seguito dell’assunzione di una overdose di sonniferi. 9
Silberer Herbert (1882­1923), scrittore e psicoanalista austriaco, fu ammesso nella Società Psicoanalitica di Vienna nel 1910, nella quale mantenne sempre ottimi rapporti con Stekel. Autore di numerosi articoli sull’esoterismo e la mistica, nel 1914 pubblicò la sua opera principale Probleme der Mystic und ihrer Symbolik (Problemi della mistica e del suo simbolismo). Le sue idee e i suoi interessi di studio lo allontanarano gradualmente dalla psicoanalisi freudiana. Nel 1923 si suicidò mediante impiccagione. 10
Gli altri tre condirettori, che lavoravano tutti a Ginevra, furono: Charles Baudouin (1893­1963), Edouard Claparède (1873­1940) e Ferdinand Morel (1888­1957). 11
Tannenbaum Samuel Aaron (1874­1948), studioso di letteratura e paleografo ungherese, è noto soprattutto per i suoi studi su Shakespeare. Emigrato negli Stati Uniti all’età di 12 anni, si laureò in medicina nel 1898 e iniziò la carriera di psicoterapeuta aderendo alle idee di Freud. Negli Stati Uniti fece parte del circolo dei primi sostenitori di Freud, che comprendeva anche Ernest Jones, e cercò con grande impegno di fondare una rivista di psicoterapia in lingua inglese. 12
Jones Ernest (1879­1958), neurologo e psicoanalista britannico, fu tra i primi ad aderire alla psicoanalisi di Freud, entrando gradualmente e stabilmente nelle sue grazie, fino ad assumere un ruolo centrale nel Comitato Segreto, formatosi nel 1912 per difendere l’ortodossia freudiana. Nel 1909 dovette emigrare in Canada, dove divenne professore associato di Psichiatria a Toronto. Divenuto redattore del Journal of Abnormal Psychology di Morton Prince, organizzò in seguito l’Associazione Psicoanalitica Americana. Rientrato a Londra nel 1913, nel 1919 fondò l’Associazione Psicoanalitica Britannica. Nel 1920 fondò l’International Journal of Psycho­Analysis, che diresse fino al 1939. Dal 1932 fino al 1949 fu Presidente dell’Associazione Internazionale di Psicoanalisi. Scrisse la più nota biografia di Freud. 4 Silberer, Fritz Wittels, S.A. Tannenbaum, Anton Missriegler, Fritz Wengraf, E. Bien e Emil Gutheil (Bos e Groenendijk, 2007, p. 10). Stekel si sposò una prima volta con Malvina Nelken, dalla quale ebbe due figli: un maschio che divenne musicista, e una femmina che divenne pittrice. Dalla moglie si separò negli anni Venti del secolo scorso e iniziò una relazione con Hilda Milko, con la quale si sposò nel 1938 dopo il divorzio dalla Nelken. Il giorno dell’Anschlüss (12 marzo1938) Stekel scappò in Svizzera e in seguito si stabilì a Londra. Il 25 giugno 1940, all’età di 72 anni, malato di diabete, con gravi disturbi prostatici, sofferente per una cancrena a un piede e angosciato dalla possibilità che i figli, che si trovavano in Francia, potessero essere catturati e deportati dai nazisti, si suicidò ingerendo, se dobbiamo credere a quanto riportato dalla moglie Hilda, una dose mortale di aspirina (H. Stekel, 1948). 13
Stekel pubblicò una cinquantina di libri e molte centinaia di articoli . Tra i suoi libri scientifici più importanti vanno ricordati: Nervöse Angstzustände und ihre Behandlung (Stati d’angoscia nervosi e loro trattamento) del 1908, Beiträge zur Traumdeutung (Contributi all’interpretazione dei sogni) del 1909, Dichtung und Neuroses (Poesia e nevrosi) del 1909, Die Sprache des Traumes (Il linguaggio dei sogni) del 1911, Die träume der Dichter (Il sogno del poeta) del 1912), e Technik der analytischen Psychotherapie (La tecnica della psicoterapia analitica) del 1950. Tra i suoi libri divulgativi il più conosciuto è Briefe an eine Mutter, Vols. I­III (Lettere a una madre) degli anni 1927­1929, che lo stesso Stekel considerò il suo miglior libro (Gutheil, 1950, p. 43). La summa delle sue idee psicoanalitiche si trova nell’opera in dieci volumi Störungen des Trieb­und­Affectlebens (Disturbi degli istinti e delle emozioni), pubblicati negli anni dal 1912 al 1928. Il primo di questi volumi fu “Stati d’angoscia nervosi e loro trattamento”, già pubblicato nel 1908. Ad esso seguirono gli altri volumi, dedicati a numerosi argomenti, in particolare la masturbazione, l’omosessualità, la frigidità della donna, l’impotenza maschile, il feticismo, il sadismo, il masochismo e, infine, gli ultimi due dedicati alla compulsione e al dubbio. LA FORMAZIONE DELLA SOCIETÁ PSICOLOGICA DEL MERCOLEDÍ Solo le prime serate furono molto piacevoli e lasciarono un’impressione indelebile nella mente di tutti i partecipanti. Gelosie e rivalità dovevano ancora nascere. W. STEKEL, 1926. La storia del movimento psicoanalitico probabilmente ebbe inizio nell’anno 1896 in una corsia 14
dell’Ospedale Generale di Vienna, dove Max Kahane parlò a Stekel del libero docente che teneva 13
Secondo una ricerca effettuata da Clark­Lowes (2001) Stekel pubblicò più di 500 articoli in diversi quotidiani e riviste di lingua tedesca su un’ampia gamma di argomenti. 14
Kahane Max (1866­1923), medico austriaco di origine rumena, seguì le lezioni di Freud nel semestre 1895­1896. Fece parte della Società Picologica del Mercoledì dalla sua formazione al 1907 (l’ultima riunione a cui partecipò fu quella del 27 marzo 1907). Nel 1901 aprì un sanatorio, denominato Istituto per il trattamento fisico di Vienna. Nel 1912 pubblicò il libro Therapie der Nervenkrankheiten (Terapia dei disturbi nervosi), nel quale presentò i metodi farmacologici, igienici, dietetici, climatologici, elettroterapici, termali, idrologici, meccanici e chirurgici, ma non accennò nè alla psicoterapia nè alla psicoanalisi. Non si conoscono le vere ragioni della rottura con Freud. Secondo Kahane la presentazione scientifica della sessualità costituiva un fattore «dannoso per la cultura perché solo il lavoro, la temperanza e il rigore rappresentano la base di uno sviluppo materiale, intellettuale ed etico salutare, mentre il prevalere della sessualità, la guerra contro il matrimonio e la procreazione e l’attuale crescita dell’elemento sessuale nella letteratura e nell’arte devono essere 5 un corso all’università, nel quale presentava idee innovative e molto controverse sulla sessualità e sull’eziologia e la terapia dei disturbi nervosi: «Le dovrebbe interessare visto che lei fa ricerche sulla sessualità» (Stekel, 1926, p. 131). Così anche Stekel frequentò, pur con qualche difficoltà, le lezioni del sabato di Freud. Qualche anno dopo Stekel fu colpito dalla recensione molto critica de “L’interpretazione dei sogni” di Freud appena uscita, che era stata pubblicata sul settimanale Die Zeit nei giorni 6 e 13 gennaio 1900. Per la prima volta, pensò ai sogni come a un argomento di studio e di indagine, anche se gli era già accaduto di avere sogni che rivelavano «significati sessuali nascosti: “sogni bagnati”, nei quali si palesava la loro natura sessuale (come un desiderio proibito)» (Stekel, 1926, p. 132). Allora, per capire qualcosa di più di questi sogni e/o per essere curato per un problema di natura sessuale decise di chiedere una visita a Freud stesso. Quale fosse il disturbo sessuale di Stekel non è dato sapere con certezza: forse si trattava di impotenza sessuale (ejaculatio praecox) o di masturbazione compulsiva, forse di entrambe le cose. La “cura” fu breve (solo otto sedute di psicoanalisi) ed efficace e, secondo quanto in seguito riportato dallo stesso Stekel, Freud «“fu sorpreso” dal fatto che non avessi alcuna rimozione» (Stekel, 1926, p. 132). Tempo dopo Stekel pubblicò sul quotidiano viennese ad alta tiratura Neues Wiener Tagblatt (29 e 30 gennaio 1902) un feuilleton in due puntate, intitolato Traumleben und Traumdeutung (Vita onirica e interpretazione dei sogni), a sostegno della psicoanalisi. Fu l’inizio di un diluvio di articoli su quotidiani e periodici su argomenti di psicologia, nei quali Stekel esponeva apprezzamenti critici del lavoro di Freud, facendolo conoscere al grande pubblico. In seguito Wittels avrebbe scritto ironicamente: «Le rotative dei giornali europei singhiozzavano sotto il peso degli articoli che Stekel scriveva su Freud» (Wittels, 1924, in Gutheil, 1950, p. 106). Osservazione forse esagerata, ma con molti elementi di verità. Dopo la sua breve esperienza analitica Stekel iniziò a parlare con i suoi pazienti seguendo il 15
metodo psicoterapeutico di Dubois , che si basava sulla persuasione, e, nello stesso tempo, ebbe numerosi incontri con Freud per riferirgli delle sue scoperte (Stekel, 1926, p. 134) fino a quando, nell’autunno 1902, memore della sua personale esperienza positiva che gli aveva confermato il valore terapeutico della psicoanalisi, suggerì a Freud di formare un gruppo che si riunisse 16
periodicamente con lo scopo di apprenderne le basi e gli strumenti operativi . Nel nichilismo terapeutico che imperava nella Vienna medica nel diciannovesimo e all’inizio del ventesimo secolo Freud dovette rappresentare, per i suoi primi seguaci, la speranza di poter disporre di una terapia “razionale” dei disturbi nervosi. Questa prospettiva fu forse il motivo principale per cui all’inizio di novembre del 1902 un piccolo gruppo di medici viennesi rispose positivamente all’invito del fondatore della psicoanalisi di incontrarsi presso il suo studio per discutere gli argomenti di psicologia e neuropatologia cui erano interessati (Makari, 2009, p. 130). Il gruppo, che si dette il nome di Società Psicologica del Mercoledì, era composto da Wilhelm Stekel (1868­1940), medico generico, Max Kahane (1866­1923), medico internista esperto assolutamente considerati come sintomi di decadenza» (Falzeder, 2003). Nel 1923 Kahane si dette la morte recidendosi l’arteria radiale. 15
Dubois Paul (1848­1918), psichiatra svizzero, sviluppò il metodo psicoterapeutico chiamato “Persuasione”, che si serviva del ragionamento, della suggestione e della persuasione, per far sviluppare al paziente una prospettiva razionale della sua situazione e aiutarlo, in questo modo, ad affrontare con decisione le tematiche che lo rendevano infelice. 16
«Gli suggerii di formare una piccola cerchia che comprendesse medici, letterati, e artisti per discutere di argomenti psicologici e anche dei suoi nuovi insegnamenti. Egli fu inizialmente entusiasta, ma poi si preoccupò dell’oscurità e dell’ignoranza e disse che avrei dato origine a un circolo esoterico. Freud, allora, decise di invitare un piccolo numero di amici e seguaci proponendo di incontrarsi regolarmente» (Stekel, 1926, p. 134). 6 17
in elettroterapia, Rudolf Reitler (1865­1917) , medico termalista, e Alfred Adler (1870­1937), medico generico interessato alla medicina sociale. «Stekel, Kahane, Reitler e Adler erano tutti medici clinici che lottavano per farsi strada nella pratica. Tutti erano economicamente e, in certi casi, ideologicamente interessati alla terapia. Quando si unirono a Freud, si trovavano tutti di fronte a un problema comune. Erano stati formati alla scuola medica di Vienna, la mecca della élite della medicina europea, nella quale i medici venivano istruiti a pensare come scienziati di nobili principi e ideali e poi, senza tante storie, venivano sbattuti fuori dalla torre d’avorio con molto poco che servisse loro da guida quando si trovavano di fronte alle questioni di vita o di morte del lavoro quotidiano […] Tuttavia, nell’Università di Vienna vi furono alcune eccezioni e questi insegnanti maggiormente orientati in senso terapeutico sarebbero stati cruciali per i primi freudiani. Uno di questi docenti fu Johann von Oppolzer (1808­1871), sperimentatore di ogni tipo di idroterapia, che ebbe la cattedra nel 1850. Nel 1882 fu chiamato come professore nell’Università di Vienna Carl Wilhelm Hermann Nothnagel (1841­1905), che riteneva che il dovere eticamente più alto per i medici fosse di alleviare le sofferenze dei pazienti e non lo studio scientifico delle malattie […] Alcuni dei più impegnati seguaci di Freud giunsero a lui imbevuti degli ideali terapeutici di Nothnagel. Alfred Adler testimoniò la grandissima influenza di Nothnagel sulla scuola medica. Stekel fu allievo, paziente e amico di Nothnagel. Ma Stekel avrebbe anche scoperto che, nonostante le belle parole di Nothnagel sull’obbligo dei medici di guarire, il suo maestro aveva un repertorio terribilmente limitato di trattamenti. Quando ricorse alle cure di Nothnagel per essere liberato da un mal di testa, il grande maestro gli fece un salasso applicandogli delle sanguisughe» (Makari, 2008, pp. 131, 133 e 134). Il 2 novembre del 1902, dunque, nell’abitazione­studio di Freud al numero 19 della Berggasse ebbe luogo la prima riunione dei cinque fondatori della Società Psicologica del Mercoledì. Così Stekel descrisse i primi incontri: «Freud iniziò un particolare rituale che proseguì per molti anni. Noi arrivavamo a casa sua dopo cena. Sul tavolo c’erano dei sigari dei quali la maggior parte dei partecipanti si serviva generosamente. All’inizio Freud fumava quasi ininterrottamente. Fumava una piccola pipa inglese per la quale aveva sacrificato i suoi amati sigari Trabuko, ai quali tornò solo in un secondo tempo. Raramente ho visto una persona fumare tanto. […] Dopo poche riunioni fu chiaro che per ogni serata sarebbe stato necessario un programma specifico. Uno dei partecipanti avrebbe presentato una relazione cui sarebbe seguita una discussione. Gradualmente furono stabilite regole specifiche e ad esse si aderiva alla lettera. […] Le serate si tenevano ancora da Freud e si svolgevano in un clima completamente libero e disinvolto. Freud presiedeva. Uno svolgeva la relazione sul tema stabilito e, subito dopo, da un’urna venivano estratti i nomi per stabilire l’ordine secondo il quale gli altri avrebbero parlato. Solo le prime serate furono molto piacevoli e lasciarono un’impressione indelebile nella mente di tutti i partecipanti. Gelosie e rivalità dovevano ancora nascere. Freud non era ancora diventato famoso e noi avevamo uno scopo comune: concedere al maestro il riconoscimento che meritava» (Stekel, 1926, pp. 134 e 137). Negli anni seguenti il gruppo originario diventò gradualmente più numeroso: «Nel 1903 al gruppo si aggiunse Paul Federn (1871­1950), che era stato presentato a Freud da Nothnagel. Nel 1905 si aggiunse Eduard E. Hitschmann (1871­1957), medico internista amico di Federn e nel 1906 si aggiunsero Alfred Bass, internista, Adolph Deutsch, fisioterapista e Isidor Sadger (1867­1942?), idroterapista. Essi cercavano nuovi trattamenti per i loro pazienti e talvolta per loro stessi. Formati all’interno della tradizione tedesca della medicina scientifica si interessarono al metodo di Freud 17
Reitler Rudolf (1865­1917), medico internista esperto in idroterapia di famiglia ebrea convertita al cattolicesimo, fu probabilmente il primo a esercitare la psicoanalisi dopo Freud. Nel 1901 aprì un istituto per le cure termali nel centro di Vienna. Frequentò la Società Psicoanalitica di Vienna fino al 1914, quando dovette ritirarsi per gravi motivi di salute. 7 come mezzo per curare e, nello stesso tempo, studiare la psiche [...] Ai medici della Società del 18
Mercoledì si aggiunsero anche non medici provenienti dall’ampio vortice della cultura viennese perché, in quegli anni, le teorie mediche di Freud e le sue posizioni sulla degenerazione, la rimozione e la sessualità avevano cominciato a filtrare maggiormente nei dibattiti sulla vita politica e sociale dell’Austria» (Makari, 2008, p. 135). STEKEL NELLA SOCIETÀ PSICOANALITICA DI VIENNA Nella mia vita ho commesso due crimini: ho attirato l’attenzione sulla cocaina e ho introdotto Stekel alla psicoanalisi. S. FREUD, in Timms, 1995. I resoconti delle riunioni dei primi quattro anni di attività della Società Psicologica del Mercoledì purtroppo non sono disponibili, a parte quello della prima riunione, che ebbe come tema il fumo e fu riportato da Stekel nel saggio “Sulla storia del movimento analitico” (Stekel, 1926). Recuperare i resoconti delle prime riunioni, che Stekel, come sopra ricordato, pubblicò sul quotidiano Neues Wiener Tagblatt, sarebbe certamente di sicuro interesse storico. 19
Dal mese di ottobre del 1906 Otto Rank ebbe l’incarico di redigere i verbali delle riunioni della Società Psicologica del Mercoledì, che sarebbero stati pubblicati molti anni dopo (Nunberg e Federn, 1973, 1978, 1979, 1983). Quando Rank iniziò a redigere questi verbali la posizione di Stekel in seno alla Società era già precaria, le sue relazioni erano spesso severamente criticate e la maggior parte delle sue pubblicazioni riceveva un’accoglienza ancora peggiore da parte della maggior parte dei presenti. Per inciso bisogna ricordare che la Società Psicologica del Mercoledì, dopo l’interruzione delle riunioni nell’estate 1907, alla ripresa autunnale dello stesso anno su iniziativa di Freud cambiò il suo nome in Società Psicoanalitica di Vienna. I quattro volumi, che raccolgono i verbali (quelli della Società Psicologica del Mercoledì dal 10 ottobre 1906 al 15 maggio 1907 e quelli della Società Psicoanalitica di Vienna dal 9 ottobre 1907 al 12 maggio 1915), costituiscono una preziosa documentazione della vita associativa di Stekel fino alle sue dimissioni. L’ultima riunione cui Stekel partecipò fu quella del 23 ottobre 1912. Le sue dimissioni dalla Società vennero, invece, comunicate ufficialmente nella riunione del 6 novembre dello stesso anno. I verbali dimostrano che nessun altro dei partecipanti alle riunioni contribuì ai dibattiti più di Stekel. Stekel, infatti, presentò più di due relazioni all’anno, precisamente sedici nel periodo 1907­1912. I verbali dimostrano anche che Stekel fu molto attivo nelle discussioni che seguivano le relazioni presentate dagli altri. 18
I primi non medici ad essere ammessi alla Società Psicologica del Mercoledì furono il musicologo e scrittore Max Graf (1873­1958), il padre del “piccolo Hans”, e il critico musicale David Bach (1874­1947), che era stato presentato a Freud da Adler. 19
Rank Otto, nato Otto Rosenfeld (1884­1939), psicologo e psicoanalista austriaco, fu considerato da Freud il più brillante dei suoi allievi. Nel 1906 divenne il primo segretario della Società Psicoanalitica di Vienna, dal 1915 al 1918 fu segretario dell’Associazione Internazionale di Psicoanalisi. Con il saggio Il trauma della nascita, pubblicato nel 1924, si allontanò dalle posizioni teoriche di Freud fino alla rottura con il movimento psicoanalitico avvenuta nel 1926 e alle conseguenti dimissioni dalla vice­presidenza della Società Psicoanalitica di Vienna e dalla direzione delle riviste Imago e Zeitschrift für Psychoanalyse. Nel 1926 lasciò Vienna per Parigi. Negli anni successivi visse tra Parigi e New York, dove morì nel 1939 in seguito a un’infezione renale. 8 I suoi contributi possono essere distinti in base a cinque tematiche principali e furono successivamente tutti stampati sotto forma di articoli o di libri (Bos, 2007, p. 38): 1) nevrosi d’angoscia: relazioni presentate nell’anno 1907, pubblicate nel libro “Stati d’angoscia nervosi e loro trattamento” (1908); 2) scritti poetici e artistici: relazioni presentate negli anni 1908­1909, pubblicate nel libro “Poesia e nevrosi” (1909); 3) dubbio: relazione presentata nel 1910, pubblicata sotto forma di articolo con il titolo “Il dubbio” (1912); 4) simbolismo dei sogni e di altro: relazioni presentate nel 1910, pubblicate nel libro “Il linguaggio dei sogni” (1911); 5) masturbazione: interventi effettuati negli anni 1910­1911­1912, pubblicati nel libro “Dibattito sull’onanismo” (Dattner et al., 1965). 1) Nevrosi d’angoscia. Secondo quanto Stekel scrisse nel saggio “Sulla storia del movimento analitico” la relazione “Psicologia e psicopatologia della nevrosi d’angoscia”, presentata il 24 aprile 1907, gettò la prima ombra sul suo rapporto con Freud (Stekel, 1926, p. 138). Stekel presentò un caso di nevrosi d’angoscia, un cassiere di banca affetto da agorafobia, la cui analisi aveva messo in luce come chiaro fattore eziologico un conflitto psichico. Questa scoperta era in netto contrasto con l’opinione di Freud che la nevrosi d’angoscia fosse una nevrosi attuale, cioè una condizione causata da una forma dannosa di sessualità. All’epoca Freud escludeva la psicologia nei casi di fobia. Freud bocciò l’idea di Stekel dicendo che non si trattava di un caso di nevrosi d’angoscia, ma di un caso di isteria. Nell’isteria, sì, che si riconosceva un’eziologia conflittuale, ma Stekel – non arretrando di fronte a quello che sarebbe potuto sembrare un atto di insubordinazione, quasi di lesa maestà – dimostrò che pochi giorni prima Freud stesso aveva fatto diagnosi di nevrosi d’angoscia in quello stesso caso. Preso in contropiede, Freud non proseguì la discussione e, qualche tempo dopo, invitò Stekel a casa sua per dirgli: «Ho pensato a lungo alla sua analisi e voglio farle un dono regale. Propongo di classificare i casi come quello da lei descritto come casi di “isteria d’angoscia” per distinguerli dai casi di nevrosi d’angoscia. I pazienti affetti da angoscia con un’origine psicologica sono isterici d’angoscia, mentre quelli la cui condizione è determinata da una forma dannosa di sessualità sono nevrotici d’angoscia» (Stekel, 1926, p. 138). Stekel accettò a malincuore quel mezzo riconoscimento perché in fondo restava fedele al suo principio che “tutte le nevrosi sono determinate da un conflitto psicologico”. D’altra parte nell’introduzione al saggio Ursachen der Nervosität (Le cause del nervosismo), pubblicato nello stesso 1907 e oggetto di una relazione alla Società Psicologica del Mercoledì il 5 dicembre dell’anno precedente, Stekel aveva dichiarato apertamente che, pur sentendosi debitore nei confronti di Freud, «che mi ha mostrato la via e al quale sono debitore della nuova luce che risplende nel buio» (Stekel, 1926, p. 138), non tutto quello che egli sosteneva era in 20
linea con le idee del maestro . Ancora nel 1924 Freud era dell’idea che non per tutte le nevrosi si dovesse riconoscere un’origine psichica. Nell’“Autobiografia” scrisse che, dopo aver scoperto il rapporto tra isteria e sessualità, si era addentrato nell’indagine della vita sessuale dei nevrastenici, che in gran numero si presentavano nel suo studio professionale, e aveva riscontrato che in loro «gli abusi della funzione sessuale erano gravissimi […] Osservando le cose più da vicino mi resi conto che nella serie multiforme e variopinta dei quadri patologici, che vengono riuniti sotto la denominazione di nevrastenia, si potevano tirar fuori due tipi differenti e fondamentali […] In uno di questi tipi il fenomeno centrale era l’attacco d’angoscia con i suoi equivalenti, le sue forme rudimentali e i suoi sintomi sostitutivi cronici. A causa di ciò chiamai questo tipo di sintomatologia nevrosi d’angoscia, riservando la denominazione di nevrastenia per l’altro tipo» (Freud, 1924, X, p. 92). Quindi per Freud continuava ad essere valida la distinzione delle nevrosi in due gruppi: 1) le cosiddette nevrosi attuali, che si presentavano sotto due forme diverse, cioè la nevrosi d’angoscia, dovuta a diversi fattori eziologici, quali il coitus interruptus, l’eccitamento sessuale non soddisfatto e l’astinenza sessuale, e la nevrastenia, dovuta a eccessiva masturbazione e a frequentissime polluzioni notturne, e 2) le psiconevrosi (nevrosi psicogene), che si presentavano sotto le forme cliniche dell’isteria (di conversione) e delle nevrosi compulsive (ossessive). «In tal modo fui indotto a considerare le nevrosi in generale come perturbazioni della funzione sessuale, e in particolare le cosiddette nevrosi attuali come espressione tossica diretta e le psiconevrosi come espressione psichica di questi disturbi» (Freud, 1924, X, p. 93). 20
9 All’inizio del 1908 Stekel pubblicò le numerose relazioni sull’isteria d’angoscia, presentate alla Società Psicoanalitica di Vienna nell’anno precedente, in un libro, cui dette il titolo di “Stati d’angoscia nervosi e loro trattamento”. 2) Scritti poetici e artistici. Alla fine del 1908 e all’inizio del 1909 Stekel presentò tre relazioni sul rapporto tra nevrosi e poesia sostanzialmente in linea con l’insegnamento di Freud, ma questi lo criticò ugualmente in modo pesante. Secondo Freud le analisi di Stekel avrebbero potuto fare colpo sulle persone in generale, ma non su lui né sui suoi seguaci: «La questione è trattata in modo troppo generico e troppo superficiale» (Nunberg e Federn, 1978, p. 107). Stekel, tuttavia, reagì alle critiche di Freud senza scomporsi e dichiarò che le sue relazioni avevano in ogni caso raggiunto il loro scopo se erano riuscite a dar modo al Professore di replicare. Si trattò di una considerazione cinica e acida, che indicava lo sfilacciamento in atto della relazione tra lui e Freud. 3) Dubbio. Ancora peggiore fu il modo in cui venne accolta la relazione sulla psicologia del dubbio, che Stekel presentò il 19 gennaio 1910. Stekel aveva cercato di seguire le idee di Freud, con ampie citazioni del lavoro “Osservazioni su un caso di nevrosi ossessiva (Caso clinico dell’uomo dei topi)”, che Freud aveva pubblicato l’anno prima (Freud, 1909). Freud fece dei commenti impietosi: nella parte teorica della relazione di Stekel, “debole e confusa”, erano stati “trascurati i principali aspetti che caratterizzavano il dubbio” ed erano stati “mischiati casi di isteria d’angoscia e di nevrosi ossessiva” (Nunberg e Federn, 1978, p. 391). In particolare Freud rigettò il termine tanto 21
caro a Stekel di “bipolarità” perché “non indicava niente di nuovo” (Nunberg e Federn, 1978, p. 391). Stekel replicò che oramai era abituato a vedere che le sue innovazioni in un primo momento incontravano sempre grandi resistenze, salvo essere in molti casi accettate dopo la loro pubblicazione. E Freud in seguito, esercitando per la prima volta il suo diritto di veto, non permise 22
che l’articolo riguardante quell’argomento venisse pubblicato sullo Zentralblatt . 4) Simbolismo dei sogni e di altro. Nelle riunioni del 2 e dell’8 novembre 1910, alle quali Freud non fu presente, Stekel presentò due relazioni sul simbolismo nella scelta delle professioni. La riunione del 26 aprile 1911, invece, fu dedicata alla discussione del suo libro “Il linguaggio dei sogni”. Anni dopo Stekel ricordò in questo modo come si svolse quella riunione (Stekel, 1926, p. 149): «Non dimenticherò mai la discussione su questo libro. Uno dopo l’altro i presenti mi fecero 23
notare quanto fosse superficiale. Tausk parlò per quasi un’ora sugli errori linguistici della prefazione. Freud mi rimproverò perché per tre volte avevo usato in modo sbagliato le preposizioni ‘su’ e ‘in’ […] Solo Adler, col quale andavo d’accordo, parlò in modo elogiativo dello sforzo che avevo fatto. Io, però, non me la presi. Sapevo che cosa stava avvenendo e non mi ero aspettato nulla di diverso. Spesso avevo visto Freud impallidire e innervosirsi quando uno dei suoi allievi osava esprimere i “propri” pensieri. Una volta in un momento di debolezza ammise di fonte a me: “Io rifiuto sempre ciò che è nuovo, ho bisogno di un periodo di latenza per superare questa avversione e 21
Con il termine “bipolarità” Stekel intendeva indicare il fatto che ogni affetto portava con sé la sua negazione. Per indicare più o meno lo stesso fenomeno Freud preferì utilizzare, invece, il termine “ambivalenza”, creato da Bleuler. 22
L’articolo di Stekel Der Zweifel (Il dubbio) venne, in seguito, pubblicato sullo Zeitschrift für Psychotherapie und medizinische Psychologie nel 1912. 23
Tausk Victor (1879­1919), psichiatra e psicoanalista slovacco, si laureò in legge ed esercitò la professione di avvocato e di giudice. Dopo una serie di avvenimenti burrascosi sul piano personale, si mise in contatto con Freud, che incontrò per la prima volta nel 1908. A Vienna iniziò a interessarsi di psicoanalisi e intraprese gli studi di medicina grazie all’aiuto economico di Freud e di altri analisti viennesi. Nel 1912 conobbe Lou Andreas­Salomé, con la quale ebbe probabilmente una relazione. Dopo la laurea in medicina lavorò prima come neurologo, poi come psichiatra nella clinica diretta da Wagner­Jauregg. Nel 1915 venne arruolato come psichiatra a Lublino. Finita la guerra le sue condizioni economiche rimasero precarie. Freud rifiutò di prenderlo in analisi e lo indirizzò a una giovane allieva, Helene Deutsch, che dopo breve tempo interruppe il suo trattamento. Il 3 luglio 1913 Tausk si tolse la vita. 10 fare mie le novità.” In tutta franchezza, devo ammettere che Freud accettò tacitamente quasi tutto ciò che durante questo dibattito avevo proposto sul simbolismo della morte. A dire il vero, Freud accettò molte cose in modo tale che sembrava fossero una sua scoperta ed evitando sempre di fare il mio nome» (Stekel, 1926, pp. 149 e 150). 5) Masturbazione. Nelle riunioni della Società Psicoanalitica di Vienna il tema della “masturbazione” venne trattato molte volte. I primi ad affrontare questo argomento, anche se indirettamente, furono Rudolf Reitler nella relazione del 13 febbraio 1907 ““Risveglio di primavera” di Wedekind” e Otto Rank nella relazione del 7 aprile 1909 “Sulla psicologia della menzogna”. Il tema dei danni causati dalla masturbazione, invece, venne discusso in tre riunioni, che si svolsero il 25 maggio, il 1° giugno e l’8 giugno del 1910. La vivace e partecipata discussione «si esaurì in modo insoddisfacente: il confronto tra i punti di vista contrastanti non finì con un punto di vista chiaro e netto. Freud decise che sarebbe stato meglio non pubblicare la discussione e continuare a studiare l’argomento» (Groenendijk, 2007, p. 57) . Tuttavia, dall’analisi dei numerosi contributi dei partecipanti è possibile estrapolare alcuni punti interessanti: 1) Freud suggerì di riflettere sia sull’osservazione che la masturbazione, pur essendo in genere dannosa, in certi casi risultava essere utile, sia sul tema trascurato della masturbazione praticata dalle donne; 2) Stekel sostenne che non vi era relazione tra la masturbazione e l’origine della nevrastenia, provocando non solo la reazione critica da parte di Freud, ovvia e attesa, ma anche quella di tutti gli altri partecipanti, escluso Adler; 3) Freud ribadì la sua opinione che bisognava fare distinzione tra le nevrosi attuali e le psiconevrosi, evidenziando il suo contrasto con Stekel e Adler, che sostenevano invece il concetto dell’unicità delle nevrosi. Poiché a tutti i partecipanti era nota la distanza delle idee di Stekel da quelle di Freud riguardo il valore della masturbazione è possibile ipotizzare che la proposta di discutere questo tema avesse avuto un secondo fine, cioè mostrare apertamente il dissenso di Stekel dalle idee del maestro ed evidenziarne il suo isolamento all’interno del gruppo dei primi freudiani. Su questa stessa linea si potrebbe interpretare anche l’invito che di lì a pochi mesi sarebbe stato fatto ad Adler di esporre le sue personali idee e, come si vedrà, furono proprio le relazioni presentate da Adler nel gennaio e febbraio seguenti a provocare la sua uscita dal movimento psicoanalitico. Ma Stekel era molto diverso da Adler, aveva un carattere più accomodante, non voleva rompere. In seguito sarebbe stato necessario molto di più del contrasto emerso in pubblico nelle discussioni sulla masturbazione del 1910 perché si creassero le condizioni per determinare il suo allontanamento da Freud. Trascorse un anno e mezzo prima che, all’interno della Società Psicoanalitica di Vienna, l’argomento fosse nuovamente affrontato. Quando nella seduta del 22 novembre 1911 riprese la discussione sulla masturbazione la coppia Adler­Stekel non esisteva più. Stekel era rimasto da solo a difendere i “diritti” della vecchia guardia e a difendere le sue idee contro quelle degli altri viennesi e, soprattutto, contro quelle di Freud, del quale peraltro credeva di aver recuperato la stima e, soprattutto, l’affetto, mentre da tempo il Professore aveva investito la sua libido altrove. Le discussioni sulla masturbazione si protrassero per molto tempo, occuparono ben nove riunioni (l’ultima fu quella del 24 aprile 1912) e videro la partecipazione attiva di un numero particolarmente alto di relatori, a riprova del fatto che i viennesi avevano realizzato che intorno a quella tematica si stava giocando la partita finale sulla futura permanenza di Stekel nella Società. Nonostante tutto, però, il tempo della rottura non era ancora maturo. A questo punto vale la pena rileggere il contenuto della relazione presentata da Stekel nella riunione del 7 febbraio 1912, come è stato riassunto nei verbali dei “Dibattiti della Società Psicoanalitica di Vienna”: «Stekel chiama masturbazione qualsiasi attività sessuale effettuata senza la cooperazione di un’altra persona e, a parte le fantasie, la considera un’attività autoerotica (la masturbazione “reciproca” non è un’attività autoerotica). Se, oltre la masturbazione genitale, si considera la masturbazione praticata sulle zone erogene, come le forme mascherate di 11 masturbazione (quelle che cercano di bloccare o di frazionare l’orgasmo) e infine le forme razionali [?] di masturbazione (con le feci, con l’urina, con il succhiamento del pollice, etc.), si deve affermare che tutti si sono masturbati. A parte certe forme nocive di masturbazione, che causano disturbi del chimismo organico (onania prolongata, interrupta, sine ejaculatione), tutti gli atti masturbatori non recano assolutamente alcun danno e non fanno alcun male; anzi hanno spesso un effetto salutare. L’immagine tipica dell’onanista in cattiva salute mentale e fisica è solo il risultato di una influenza esterna finalizzata a incutere paura. La nevrastenia non esiste; dietro questa si nascondono dei sintomi psiconevrotici. Secondo Freud, la nevrosi d’angoscia compare solo quando l’individuo rinuncia alla masturbazione; in genere, si hanno allora delle polluzioni notturne, che nella maggior parte dei casi sono atti masturbatori, secondo il principio del “piacere senza colpa”. Ma ben presto i pazienti riconoscono che anche queste polluzioni sono dannose e, tuttavia, l’aiuto psicologico è sufficiente a curarli. Non sempre si riesce a distogliere il paziente dalla masturbazione, ma anche nei casi in cui ci si riesce, ciò è più spesso dannoso che utile. È proprio la soddisfazione adeguata al singolo individuo che costituisce la sua soddisfazione “normale”. L’omosessuale, per esempio, non ha altro modo di vivere e di soddisfare i suoi desideri che la masturbazione; nello stesso modo, le fantasie criminali esitano spesso nella masturbazione. La masturbazione può avere effetti diversi. Infatti coloro che si sono masturbati avendo fantasie su donne riescono facilmente ad avere rapporti con le donne, mentre per coloro nei quali la masturbazione è il sostituto di fantasie perverse le cose vanno diversamente. La sproporzione tra la masturbazione e il senso di colpa deriva dal fatto che la masturbazione è utilizzata come serbatoio di una grande quantità di sensi di colpa. La ragione di ciò sta da una parte nel punto di vista teleologico, dall’altra nel fatto che l’uomo, nel suo senso di colpa, si costruisce una resistenza artificiale all’aumento del piacere. Riguardo questo punto vi è un collegamento con la religione. Non è il cristianesimo che ha caricato la sessualità del sentimento di colpa; è il sentimento di colpa che ha creato il cristianesimo. In questo fatto bisogna chiaramente tenere conto dell’atteggiamento nei confronti del padre» (Nunberg e Federn, 1983, p. 56 e 57). Nella riunione del 24 aprile 1912, l’ultima dedicata alla discussione sulla masturbazione, Freud riassunse in alcuni punti ciò che era emerso nei mesi precedenti: 1) era confermata l’esistenza delle nevrosi attuali, nelle quali si poteva individuare una componente puramente tossica, irriducibile dalla terapia. Le nevrosi attuali erano generalmente associate a disturbi psichici. I sintomi della nevrastenia non erano strutturati come quelli psiconevrotici, non si formavano psicogeneticamente, ma piuttosto erano alla base dei disturbi psicogeni. Il conflitto psichico provocava i sintomi non secondo modalità psicogene, ma tossiche; 2) in linea di principio la masturbazione non era innocua, anzi esistevano casi in cui era dannosa. Tuttavia, in generale non era possibile distinguere le due eventualità. Era possibile ipotizzare l’esistenza di tre fattori, che contribuivano al risultato finale della patogenicità della masturbazione: la quantità, la combinazione con altri fattori, il fattore costituzionale; 3) la masturbazione poteva essere utile nella misura in cui produceva il ridimensionamento della potenza sessuale culturalmente necessario; 4) i danni della masturbazione si potevano distinguere in: danni organici (probabilmente di natura tossica), danni psicologici, in quanto, senza lo sviluppo di una reazione di contrasto ad essa, poteva diventare un modello psicologico (il poter raggiungere il piacere in via diretta, senza alcuna mediazione) e, più grave di tutti, una fissazione alla sessualità infantile, che predisponeva alla nevrosi. I CONGRESSI DI SALISBURGO DEL 1908 E DI NORIMBERGA DEL 1910 Cominciavo a pensare di dare una organizzazione al movimento psicoanalitico, di 12 spostarne il centro a Zurigo e di dargli un capo che si prendesse a cuore il suo futuro. Poiché questo mio assetto ha suscitato molti dissensi tra i seguaci dell’analisi, voglio esporre più dettagliatamente le mie ragioni. Spero che esse varranno a giustificarmi, anche se dovesse risultare che in effetti non ho fatto una cosa saggia. S. FREUD, 1914. Non è difficile immaginare come, alla fine del 1907, i soci delle neonata Società Psicoanalitica di 24
Vienna – soprattutto Adler e Stekel – accolsero l’idea di Carl Gustav Jung di organizzare un 25
«congresso dei seguaci di Freud» (McGuire, 1974, p. 110). Era chiaro, infatti, che il 1° “Congresso di psicologia freudiana”, che si sarebbe tenuto a Salisburgo il 27 aprile 1908, promosso da Jung su suggerimento di Jones, avrebbe rafforzato il progetto di Freud di dare agli svizzeri una posizione di primo piano all’interno del movimento psicanalitico. Durante quello stesso Congresso fu fondato il primo giornale dedicato alla psicoanalisi, lo Jahrbuch für psychoanalytische und psychopathologische Forshungen. Ai viennesi poteva anche andar bene che la sua direzione fosse 26
assunta da Freud e Bleuler , ma la nomina a capo della redazione di Jung, un altro svizzero, fu motivo di grande umiliazione. L’anno seguente i viennesi ebbero la conferma del loro ruolo marginale: nessun rappresentante del gruppo di Vienna fu coinvolto nell’importante viaggio, che Freud fece in 27
America per tenere una serie di conferenze sulla psicoanalisi alla Clark University . Assieme a 28
Freud c’erano, invece, Jung, Ferenczi e Jones, tutti e tre non viennesi. Potremmo anche supporre che Freud a tutto pensasse tranne che a voler mandare ai suoi seguaci viennesi il messaggio che essi sicuramente recepirono, ma le cose si svolsero proprio in quel modo. Il fatto di sentirsi esclusi da tutte le prime iniziative significative del movimento psicoanalitico portò i viennesi a sviluppare un crescente sentimento di ostilità nei confronti degli svizzeri, con i quali il loro maestro si era apertamente schierato. Il culmine di questa contrapposizione fu raggiunto nel 2° Congresso Internazionale di Psicoanalisi, che si tenne a Norimberga il 30 e il 31 marzo 1910. Freud, che già durante il viaggio in America aveva parlato con Ferenczi, Jung e Jones della possibilità di fondare un’associazione psicoanalitica internazionale, ritenne che il momento giusto 24
Jung Carl Gustav (1875­1961), psichiatra e psicologo svizzero, fu sin dall’inizio della sua carriera un fervente sostenitore della psicoanalisi di Freud, tanto da essere da questi designato come suo “principe ereditario”. Da 1910 al 1913 ricoprì la carica di Presidente dell’Associazione Internazionale di Psicoanalisi, fondata durante il Congresso di Norimberga (30­31 marzo 1910), ma nel 1914 abbandonò il movimento psicoanalitico per fondare successivamente una sua dottrina psicologica, che chiamò Psicologia analitica. 25
Lettera di Jung a Freud del 30 novembre 1907. 26
Bleuler Eugen (1857­1939), psichiatra svizzero, fu Direttore della Clinica Psichiatrica Universitaria e dell’Ospedale Psichiatrico Burghölzli di Zurigo dal 1898 al 1927. Per primo propose il termine schizofrenia (1908­1911) in sostituzione del termine dementia praecox di Kraepelin. Secondo Bleuler la schizofrenia non era una malattia in tutti i casi incurabile e non sempre esitava in un quadro di demenza. Bleuler fu uno dei primi psichiatri ad applicare il metodo psicoanalitico di Freud nella cura delle malattie mentali. 27
All’inizio di settembre del 1909 Freud e Jung furono invitati negli Stati Uniti dallo psicologo Stanley Hall (1844­1924) a tenere alcune conferenze alla Clark University di Worcester (Mass.). Al viaggio partecipò anche Ferenczi, al quale Freud aveva chiesto di accompagnarlo. A Worcester ai tre si aggregò Jones, che all’epoca lavorava in Canada. 28
Ferenczi Sándor (1873­1933), neurologo e psicoanalista ungherese, nel 1908 conobbe di persona Freud e ne divenne allievo e amico fedele. Nello stesso anno tra i due iniziò una regolare corrispondenza, che ammonta a circa millequattrocento lettere. Nel 1913 fondò l’Associazione Psicoanalitica Ungherese. Nel 1924 pubblicò assieme a Otto Rank il lavoro Prospettive della psicoanalisi, che fu molto criticato da Abraham, Jones e dallo stesso Freud. A partire dal 1928 i suoi contributi alla teoria e alla tecnica analitica furono alla base di un netto dissenso da Freud. Morì per anemia perniciosa nel 1933. 13 per realizzare questo progetto fosse il Congresso di Norimberga e spinse Ferenczi a presentare una mozione nella quale erano contenuti i seguenti punti: 1) fondazione dell’Associazione Psicoanalitica Internazionale, 2) elezione di Jung a presidente a vita dell’Associazione, 3) indicazione di Zurigo, luogo di residenza del presidente, come sede centrale dell’Associazione, 4) creazione di un bollettino quindicinale (Korrespondenzblatt), che servisse da collegamento tra la sede centrale dell’Associazione (Zurigo) e le sedi periferiche. La mozione di Ferenczi scatenò la protesta immediata dei viennesi (Adler e Stekel prima di tutti), fu messa ai voti e non ottenne la maggioranza. La sera stessa dopo la votazione Stekel organizzò una riunione “clandestina” dei soci viennesi nella sua camera d’albergo per stabilire come difendersi dal predominio degli svizzeri, ma, nel mezzo della riunione, la porta della camera si aprì ed apparve Freud, che un “Giuda” aveva avvertito. Nell’“Autobiografia” Stekel descrisse questo episodio nel modo seguente: «[Freud] Era molto agitato e cercò di persuaderci ad accettare la mozione di Ferenczi, preannunciando tempi difficili e una dura opposizione da parte della scienza ufficiale. Si aggrappava alla giacca e gridava: “Mi strapperanno di dosso la giacca; non so se in futuro riuscirò a procurarmi il pane quotidiano.” Le lacrime gli scorrevano sulle guance. “Il leader del movimento deve essere un rappresentante ufficiale della psichiatria, e deve essere un gentile”» (Gutheil, 1950, p. 128 e 129). I viennesi rimasero sulle loro posizioni e, secondo quanto ipotizzato da Kuhn, subito dopo tra Freud, Adler e Stekel ci fu una riunione segreta, nella quale venne stretto un patto (Kuhn, 1998). Questi sarebbero stati i punti di quel “patto segreto”: 1) Jung sarebbe stato eletto presidente dell’Associazione Psicoanalitica Internazionale, ma la carica sarebbe durata solo due anni, 2) la sede centrale dell’associazione sarebbe stata quella di residenza del presidente di volta in volta eletto, 3) il Korrespondenzblatt sarebbe stato pubblicato, con Jung come direttore, 4) ad Adler sarebbe stata assegnato maggior potere nell’amministrazione della Società Psicoanalitica di Vienna, 5) sarebbe stato fondato un nuovo giornale di psicoterapia e psicoanalisi (lo Zentralblatt) con Freud come direttore e Adler e Stekel come caporedattori, 6) infine, ognuno dei tre responsabili del nuovo giornale avrebbe potuto esercitare il diritto di veto sul materiale da pubblicare (Kuhn, 1998). La riunione della Società Psicoanalitica di Vienna del 6 aprile 1910 fu dedicata alle decisioni da prendere alla luce di quanto stabilito nel Congresso di Norimberga. Freud parlò della riorganizzazione del movimento e della necessità di ridefinire le cariche societarie all’interno della sezione viennese e, da buon padre di famiglia, disse che sarebbe stato auspicabile che si coltivassero di più le relazioni personali all’interno della Società e che si evitassero le contrapposizioni tra la sezione viennese e le sezioni estere. Inoltre dichiarò che, a suo parere, la persona più adatta a ricoprire la carica di presidente della Società Psicoanalitica di Vienna fosse Adler. Seguì una discussione a cui parteciparono quasi tutti i soci presenti. Ma Freud sentì il bisogno di aggiungere qualcosa. Disse che aveva pensato di affidare a Jung la Presidenza del movimento psicoanalitico a causa dei contrasti esistenti tra i membri della Società viennese e che riteneva Zurigo più indicata di Vienna come sede centrale dell’Associazione Internazionale perché, secondo lui, Vienna non era un luogo favorevole allo sviluppo di una cosa come la psicoanalisi. Le dichiarazioni di Freud suscitarono molte reazioni. La maggior parte dei presenti cercò di opporsi al fatto che Freud lasciasse la presidenza e chiesero che almeno accettasse la carica di presidente onorario. Stekel affermò che non aveva nulla contro l’idea di Adler come presidente, ma che «non poteva immaginare come sarebbero potuti esistere (nella Società) senza Freud – che sembrava nutrire un odio profondo nei confronti di Vienna» (Nunberg e Federn, 1979, p. 455). Stekel aggiunse che non aveva nessuna intenzione di mettersi contro Zurigo, sottolineò che i viennesi erano più avanti degli svizzeri e che, dopo tutto, Vienna era il posto dove l’analisi aveva iniziato a svilupparsi. Infine, espose il progetto, già suggerito a Norimberga, di fondare una rivista di psicoterapia e di analisi, nella quale fossero compresi, oltre articoli inediti, anche brevi comunicazioni e i resoconti delle riunioni della Società Psicoanalitica di Vienna. Freud propose di chiamare la nuova rivista Zentralblatt für Psychoanalyse. 14 Sia Tausk che Wittels avanzarono dei dubbi sul fatto che Zurigo fosse più adatta di Vienna per la diffusione della psicoanalisi. Secondo Tausk, Vienna era il luogo più adatto proprio perché era un “luogo malato” e, secondo Wittels, i viennesi, a differenza degli svizzeri, avevano al loro interno il grado di nevrosi che era necessario per penetrare nella dottrina freudiana (Nunberg e Federn, 1979, pp. 456 e 457). Alla fine l’assemblea votò unanimemente il nuovo assetto societario: Adler venne eletto presidente, Stekel vice­presidente e Freud presidente scientifico. I DIFETTI DI STEKEL, LE DIMISSIONI DI ADLER E LE LETTERE TRA FREUD E JUNG Non c’è alcuna speranza di poterlo educare, è uno scandalo per chiunque abbia buon gusto, ed è davvero una creatura dell’inconscio, “lo stravagante figlio del Caos”… S. FREUD (lettera a Jung del 27 aprile 1911). Prima di prendere in esame alcune lettere tra Freud e Jung, nelle quali le critiche a Stekel servirono in qualche modo a saldare il rapporto tra il maestro viennese e il suo “principe ereditario” zurighese, vale la pena sottolineare che nella storiografia psicoanalitica a Stekel sono stati generalmente attribuiti due difetti del carattere: la mancanza di integrità scientifica e la natura antipatica. In realtà la descrizione che di Stekel fece Jones, il più noto e il più partigiano tra i biografi di Freud, appare in parte contraddittoria. Scrisse, infatti, Jones: «Stekel era uno psicologo ricco di doti naturali, con un fiuto non comune per scoprire il materiale rimosso ed i suoi contributi alle conoscenze sul simbolismo, campo nel quale ebbe intuizioni più geniali di Freud, ebbero un considerevolissimo peso negli stadi iniziali della psicoanalisi. Freud lo ammetteva apertamente e diceva che avendo talvolta contraddetto Stekel nell’interpretazione di qualche disturbo, si era poi dovuto accorgere che Stekel aveva ragione […] Stekel aveva, però, nel suo carattere una grave lacuna che lo rendeva inadatto al lavoro in campo accademico: era del tutto privo di coscienza scientifica, ragion per cui nessuno prestava fede alle esperienze che riferiva. Era sua abitudine, per esempio, esordire nelle discussioni, qualunque fosse l’argomento all’ordine del giorno, con questa espressione: “Proprio stamattina ho visto un caso del genere”, per cui il “paziente del mercoledì” di Stekel divenne proverbiale […]» (Jones, 1953­1957, II, pp. 174 e 175). Secondo altre descrizioni Stekel era un individuo antipatico e insopportabile perché aveva un’immagine di sé grandiosa, aveva un piacere esibizionistico nel rivelare le faccende private e mostrava un interesse quasi pornografico per la sessualità (Jones, 1953­1957, II, p. 175; Roazen, 1975, p. 264; Roudinesco e Plon, 2011, p. 1491). Nella lettera a Ferenczi del 13 settembre 1924 Freud giunse perfino a giudicarlo affetto da “insania morale” (Jones, 1953­1957, II, p. 177). Jones criticò ferocemente Stekel anche come scrittore: «La verità era che Stekel, scrittore facile ma trascurato, era un giornalista nato, nel senso peggiore della parola, cioè uno per il quale l’effetto prodotto contava molto più della verità comunicata. Infatti si guadagnava in parte da vivere scrivendo regolarmente articoli per i giornali locali» (ibid., p. 174). Ciò premesso, torniamo al carteggio tra Freud e Jung. Freud fece riferimento al libro di Stekel “Stati d’angoscia nervosi e loro trattamento” nelle ultime righe della lettera al giovane collega e amico svizzero del 14 gennaio 1908: «Il dottor Stekel (della Società del Mercoledì) lancerà ben presto un grosso volume sull’isteria d’angoscia, debole dal punto di vista teorico, ma molto ricco di analisi ben fatte e che farà certamente impressione» (McGuire, 1974, p. 119). 15 Jung entrò in possesso del libro di Stekel all’inizio di giugno del 1908, ma quasi certamente lo lesse con scarso interesse e con una certa prevenzione se, nella lettera dell’11 agosto dello stesso anno, ebbe a scrivere a Freud: «Ho letto per metà il libro di Stekel. La casistica è quanto mai benvenuta. Peccato per la costante incompletezza delle analisi, e ancora per la trascuratezza altrettanto frequente nei confronti del conflitto, che mi sembra molto più essenziale dei danni sessuali, i quali come è noto possono essere sopportati anni e anni, se non subentra un qualche conflitto. Alcuni casi mostrano perfino con estrema chiarezza che il sintomo proviene non da carenze sessuali bensì dal conflitto […]» (ibid., p. 179). È da notare l’importanza attribuita al conflitto da Jung indicativa della sua tendenza a interpretare gli stati nevrotici in chiave psicologica forse più dello stesso Stekel. Questa presa di posizione fu, in un certo senso, una chiara critica all’importanza dei “danni sessuali”, tanto cari a Freud, ma questi nelle lettere successive lasciò cadere del tutto questo implicito riferimento di Jung alla sua teoria sessuale. Più avanti nella stessa lettera Jung sottolineò con decisione la debolezza teorica del lavoro di Stekel, un difetto, quello della scarsa capacità di teorizzare, utilizzato più volte in seguito come motivo per criticarlo e molto probabilmente anche come pretesto per rinforzare l’alleanza con il suo maestro e amico Freud: «Saluto con piacere l’uscita del libro per via della casistica, ma per il resto provo nei suoi confronti dei sentimenti alterni. Molte interpretazioni sono, o sembrano, parecchio arbitrarie, e in ogni caso non sono ben fondate agli occhi del lettore [...] Nel libro di Stekel la teoria appare dovunque molto “appiccicata”, a ben vedere non compenetra mai del tutto i casi. Il concetto di “isteria d’angoscia” mi sembra molto esteso nella concezione di Stekel. Se le cose stessero così, non c’è forse un solo caso d’isteria che non presenti equivalenti d’angoscia di qualche genere, e in 29
primo piano. Non ci vedo ancora chiaro » (ibid., p. 180). La risposta di Freud non si fece attendere e nella lettera del 13 agosto 1908 espresse nei confronti di Stekel sia giudizi positivi che negativi, mostrando un sostanziale atteggiamento di rassegnazione benevola su ciò che ci si poteva aspettare dal collega viennese: «Sottoscrivo la Sua critica al libro di Stekel in ogni singolo particolare, ma non nel complesso. È un cervello acritico, tutte le distinzioni finiscono per perdersi in lui, l’attività di giornalista gli ha impresso l’abitudine indelebile di contentarsi dell’approssimazione, le sue analisi dei sogni sono o sembrano arbitrarie; da quando gli ho proposto l’“isteria d’angoscia” debbo stare attento a non fargli avere tra le mani tutto quanto presenta sintomi di angoscia, affinché egli non se ne appropri come “isteria d’angoscia”. È tutto giusto, nel modo brutale in cui Lei lo vede, e forse anche di più. Ma bisogna dire che Lei ha applicato un metro particolarmente severo. Il libro è destinato al medico generico, che per l’appunto non conosce le esigenze contro le quali pecca Stekel e che da questo libro apprende un’infinità di cose, di cui non aveva la minima idea e che sono davvero così come le espone Stekel. Le sue sciatterie non cambiano l’impressione complessiva; tutte le cose essenziali sono giuste, la completezza non ha importanza quando si tratta di ottenere rapidi successi; l’abilità con cui l’autore si serve della ΨΑ gli fa commettere impunemente errori che danneggerebbero di più il lavoro di un altro che fosse meno dotato per essa. Quella certa aura ottimistica che spira su tutto il libro, per cui tutto torna, tutto si accorda, tutto è utile e così via, e che ci disturba tanto, non gli sarà certo rimproverata dai medici generici, i quali vogliono avere delle illusioni […] Lei sa del 30
resto che il mio influsso sul contenuto del libro di Stekel è minimo , perché io so ormai da lungo 29
Da notare che nella lettera del 6 luglio 1907, quindi poco più di un anno prima, Jung con grande sincerità aveva confessato a Freud che «Nevrosi d’angoscia e isteria d’angoscia sono cose ancora completamente oscure per me, purtroppo, per mancanza d’esperienza» (McGuire, 1974, p. 80). 30
Questa affermazione di Freud quasi sicuramente non corrispondeva alla verità. Su questo punto, infatti, la versione di Stekel fu completamente diversa: «Di questo progetto parlai a Freud e lui mi promise di scrivere una prefazione. Avremmo dovuto scrivere insieme tutto il libro, per paura che io scrivessi qualcosa che non fosse in accordo con la sua teoria. Così mi recai a casa sua tutte le domeniche, e procedemmo insieme capitolo per capitolo; Freud chiarì e aggiunse alcune parti. Mi dette molti suggerimenti ed io non osai oppormi a lui» (Gutheil, 1950, p. 118). 16 tempo che non è possibile cambiare gli uomini. Bisogna ricavare da ognuno ciò che può servire» (ibid., pp. 181 e 182). Tre anni dopo, nel 1911, la pubblicazione di un altro libro di Stekel, “Il linguaggio dei sogni”, costituì per Freud una nuova occasione per rinsaldare l’intesa con Jung. Per inciso, bisogna ricordare che all’inizio del 1911 il movimento psicoanalitico, nella sua componente viennese, stava vivendo una fase molto critica. Adler e Stekel erano per diversi motivi apertamente osteggiati da Freud e da gran parte degli altri soci. Alla fine del 1910 Adler era stato sollecitato a presentare in modo organico le sue idee, che, come aveva più volte dimostrato, erano in larga misura diverse da quelle di Freud. Così il 4 gennaio 1911 presentò la relazione “Alcuni problemi di psicoanalisi” e il 1° febbraio la relazione “La protesta maschile come problema centrale della nevrosi”, cui seguì una vivace discussione, che andò avanti anche nelle riunioni dell’8 e del 22 febbraio seguenti. Alla fine alcuni presenti giunsero alla conclusione che le idee di Adler erano in netto contrasto con la dottrina freudiana. La conseguenza fu che nella riunione del 1° marzo 1911 venne comunicato ufficialmente che Adler si era dimesso da presidente della Società, ruolo divenuto inconciliabile con la sua posizione scientifica, e che Stekel si era dimesso da vicepresidente. In verità già all’inizio di gennaio Stekel si era dimesso per motivi non conosciuti dalla carica di vicepresidente, ma era stato rieletto qualche settimana dopo. Nella stessa riunione del 1° marzo Freud venne eletto all’unanimità presidente della Società Psicoanalitica di Vienna al posto del dimissionario Adler. Dunque, nella lettera a Jung del 14 marzo seguente Freud affrontò le varie questioni in modo diretto: «La rivoluzione di palazzo a Vienna ha cambiato poco nello Zentralblatt. Naturalmente io sto spiando l’occasione per buttar fuori i due [Adler e Stekel], ma loro lo sanno e perciò si comportano in modo cauto e conciliante, sicché per il momento non posso fare nulla. Un maggiore controllo da parte mia è naturale ed essi lo accettano. Dentro di me ho chiuso con loro. Da tutti i viennesi non verrà fuori un bel nulla, solo il piccolo Rank, che è intelligente quanto a posto, ha un avvenire […] Il nuovo libro di Stekel è, come sempre, assai ricco; il porco trova tartufi: altrimenti è una porcheria, senza il tentativo di una sintesi, pieno di vuote affermazioni generiche e di nuove generalizzazioni sbagliate, fatto con incredibile sciatteria. Cacatum non est pictum. Egli rappresenta l’inconscio non corretto, perverso, Adler l’Io paranoico; i due insieme produrrebbero ciò che si dice una persona ψα» (ibid., p. 434). Nella risposta del 19 marzo 1911 Jung nel comunicare (con un certo sussiego) di non sapere nulla del libro espresse il suo disappunto solo in merito al comportamento “scorretto” dal punto di vista associativo di Stekel probabilmente per non essere coinvolto nelle dinamiche personali tra i due viennesi: «Non ho ancora ricevuto il nuovo libro di Stekel; non sapevo neppure che ne avesse scritto uno. Mi sono posto insistentemente la domanda se non stia diventando necessario, una volta o l’altra, discutere criticamente anche in pubblico i nostri problemi. Il punto di vista assolutamente “tartufesco” di Stekel non mi quadra affatto, perché porta decisamente fuori strada; non è possibile dopotutto mettersi in urto con ogni forma di buon gusto» (ibid., p. 437). Dopo queste lettere per più di un mese l’argomento “Stekel” non venne più trattato nella corrispondenza tra Freud e Jung. Però a Vienna stavano per accadere altri fatti molto importanti. La permanenza di Adler all’interno della Società era diventata sempre più problematica fino a diventare impossibile. Dai verbali della Società risulta che Adler partecipò regolarmente alla riunione del 24 maggio 1911, ma, per qualche ragione sconosciuta, il verbale della riunione del 31 maggio, l’ultima dell’anno accademico 1910­1911, non è stato conservato. Con tutta probabilità in quest’ultima seduta furono comunicate ufficiosamente le dimissioni di Adler dalla Società 31
Psicoanalitica di Vienna . 31
È interessante leggere come Stekel descrisse nel saggio “Sulla storia del movimento analitico” ciò che era avvenuto in lui e tra lui e Freud quando Adler si dimise dalla Società: «La mia prima reazione fu di unirmi a loro [ad Adler e a coloro 17 Nei due mesi che precedettero l’uscita di Adler dal gruppo dei viennesi fedeli a Freud era cambiato qualcosa anche nel rapporto tra Freud e Stekel. Di questo cambiamento è una prova ciò che Freud scrisse a Jung nella lettera del 27 aprile 1911: «gli ho mandato [Freud si riferiva a Bleuler] la mia recensione [del libro “Il linguaggio dei sogni”] di Stekel per lo Jahrbuch e l’ho pregato di conservarla finché Lei non gliela chiedesse. Lui invece me l’ha rispedita e io ora posso mitigarla un poco! Stekel infatti, nel frattempo, si è avvicinato di nuovo, e io lo voglio trattare più amichevolmente. In primo luogo, perché tutto sommato è una brava persona [sic!] e mi è affezionato, in secondo luogo, perché sono costretto a sopportarlo come una vecchia cuoca, che ormai da lungo tempo sta in casa, e soprattutto, in terzo luogo, perché non si può sapere che razza di roba scoprirà e deformerà se lo respingiamo. Non c’è alcuna speranza di poterlo educare, è uno scandalo per chiunque abbia buon gusto, ed è davvero una creatura dell’inconscio, “lo stravagante figlio del Caos”, ma per lo più egli ha ragione in ciò che afferma a proposito dell’inconscio, con cui si trova in rapporti assai migliori che non noi. Ieri abbiamo avuto una discussione sul suo libro; io lessi ai presenti la recensione in questione; egli affermò che, lungi dal sentirsi inondato da quelle critiche, le accoglieva come acqua fresca, e così la faccenda finì abbastanza bene. Come redattore è molto attivo e pieno di spirito di sacrificio, e dunque insostituibile» (ibid., p. 449). In effetti, i commenti di Freud a “Il linguaggio dei sogni” nella riunione del 26 aprile 1911 erano stati meno duri delle precedenti occasioni anche se non molto incoraggianti: «Stekel non ha saputo restare nei limiti, in particolare nel campo del simbolismo, che è venuto ad aggiungersi all’interpretazione dei sogni. Non in tutti i sogni si deve applicare il simbolismo e molti sogni possono essere interpretati servendosi solo di una piccola quantità di simbolismo. L’applicazione esclusiva del simbolismo ha reso l’interpretazione dei sogni incerta e superficiale. Tutto questo è dovuto al fatto che Stekel sovrastima il contenuto manifesto del sogno» (Nunberg e Federn, 1979, p. 232). Ad ogni modo, nella lettera del 12 maggio 1911 Freud scrisse ancora a Jung: «Non sta succedendo molto; forse è per Lei cosa nuova che Stekel ha cercato un riavvicinamento e mi ha convinto a cambiare nei suoi riguardi e a sopportarlo, mentre sto diventando ogni giorno più intollerante verso la paranoia di Adler e desidero ardentemente un’occasione per sbarcarlo [...]» (McGuire, 1974, pp. 453 e 454). Jung reagì alle novità comunicategli da Freud senza prendere posizione e nella lettera del 18 maggio 1911, quasi per assecondare il nuovo corso del rapporto Freud­Stekel, che forse dovette sembrargli inspiegabile, scrisse piattamente: «La svolta nell’atteggiamento di Stekel è rallegrante. Quel che il suo libro apporta in tema di simbologia è notevole, e sarebbe un peccato se dovessimo perdere il suo fiuto» (ibid., p. 455). che lo seguirono]. Ma avevo appena preso una decisione per cui il ritiro dalla Società mi avrebbe causato delle complicazioni. Avevo smesso di esercitare la professione di medico generico e avevo iniziato a lavorare come neurologo specialista in analisi. Freud mi aveva promesso di aiutarmi. Dipendevo di nuovo da lui e lui lo sapeva. Inoltre, per me era difficile smettere di lavorare per lo Zentralblatt che avevo fondato. Così restai e per un po’ di tempo Freud mi coprì di complimenti. In una riunione, che ebbe luogo dopo che Adler se ne era andato, Freud sostenne che Adler soffriva di paranoia. Questa era una delle diagnosi che Freud preferiva e aveva appioppato anche ad altri suoi amici importanti. Subito nel suo coro di servi risuonarono voci che entusiasticamente confermavano questa ridicola diagnosi. Freud tentò chiaramente con me il suo trucco di acchiappa­anime. Spiegò per quale motivo Adler e non Stekel era stato nominato presidente della Società viennese: sapeva che Stekel non era né permaloso né ambizioso come Adler, quindi a Stekel non sarebbe importato di avere una parte secondaria» (Stekel, 1926, p. 151). Alla fine di Aprile del 1911 tra Freud e Stekel ebbe luogo un incontro, nel quale tra i due venne raggiunto un compromesso: Freud non avrebbe dato alle stampe la sua stroncatura del libro “Il linguaggio dei sogni” e, in cambio, Stekel avrebbe cessato la collaborazione con Adler nello Zentralblatt e si sarebbe comportato in modo più corretto (Kuhn, 1998). In quell’occasione Freud disse rivolgendosi a Stekel: “Non mi sono accorto di avere un gigante accanto a me e ho fatto grande un nano. Uno dei suoi simboli ha molto più significato per l’analisi di tutte le speculazioni di Adler” (Stekel, 1926, p. 151). 18 LA ROTTURA DEFINITIVA CON FREUD Niente rende più lontani della prossimità... W. STEKEL (lettera a Freud dell’1 giugno 1912). Nell’aprile 1911 il rapporto personale tra Stekel e Freud sembrò migliorare notevolmente. Alla fine di maggio Adler si dimise dalla Società Psicoanalitica di Vienna e Stekel credette che fosse veramente iniziata una nuova stagione, che i contrasti con Freud fossero acqua passata e che, forse, anche all’interno della Società il suo ruolo avrebbe potuto avere il riconoscimento che pensava di meritare. Stekel si illuse che, avendo riconquistato Freud, si fossero come d’incanto volatilizzati sia il contrasto con Jung e gli svizzeri sia l’antipatia che i viennesi nutrivano nei suoi confronti. Forse pensò che, ritornato al fianco di Freud, avrebbe avuto poco da temere anche dagli altri “nemici esterni” Ferenczi, Abraham e Jones. È sulla base di queste ipotesi che diventa più comprensibile il tono della lettera scritta a Freud poco prima di partire per Ischl per le ferie estive il 29 giugno 1911: «Caro maestro! Prima di partire ho sentito il bisogno di augurarLe ogni bene e di comunicarLe la gioia di poter nuovamente amare il mio maestro. Spero che d’ora in avanti combatteremo fianco a fianco e collaboreremo insieme per Lei, per la nostra causa» (Bos e Groenendijk, 2007, p. 169). Nel periodo passato a Ischl Stekel scrisse molte lettere a Freud soprattutto per tenerlo aggiornato sullo Zentralblatt, di cui, dopo l’uscita di scena di Adler, era diventato l’unico redattore. Dal tono e dal contenuto di quelle lettere emerge uno Stekel scrupolosissimo nelle funzioni di manager dello Zentralblatt, molto rispettoso e ossequioso nei confronti di Freud, ma nello stesso tempo anche molto sicuro di sé e desideroso di instaurare un rapporto confidenziale col ritrovato maestro. Non sappiamo con quali intenzioni Freud rafforzò le sue illusioni, fatto sta che, mostrando di accettare di buon grado le sue dichiarazioni di affetto e di fedeltà, volle ricompensare la sua lealtà facendogli avere in regalo da Karlsbad, dove si trovava in vacanza, un prezioso portacenere e una lettera di accompagnamento, nella quale scrisse: «Non so che cosa mai potrebbe separarci» (Gutheil, 1950, p. 142). Nei giorni 21 e 22 settembre 1911 si svolse a Weimar il 3° Convegno Internazionale di Psicoanalisi. Il modo in cui questo convegno venne organizzato mostrò, se mai ce ne fosse stato bisogno, la subordinazione dei viennesi agli interessi prioritari della politica del movimento psicoanalitico (cioè di Freud), cioè la conferma e il consolidamento del predominio culturale e strutturale degli svizzeri, che facevano capo alla scuola psichiatrica di Zurigo, e l’interesse per la penetrazione, lo sviluppo e l’espansione della dottrina e della pratica della psicoanalisi negli Stati Uniti. Durante il Congresso di Weimar, il primo che vedeva Jung come presidente dell’Associazione Psicoanalitica Internazionale, «non vi furono segni di contrasti o di dissenso» (Stekel, 1926, p. 152), ma avvennero due fatti che vale la pena sottolineare. Primo, Stekel non presentò una sua relazione per evitare «ridicole discussioni con persone che volevano solo fargli del male» (Stekel, 1926, p. 152). Secondo, venne deciso che lo Zentralblatt diventasse l’organo ufficiale dell’Associazione assorbendo anche il Korrispondenzblatt. Non sappiamo se Stekel si rese conto che con questa operazione Freud intendeva ridurre il suo potere dal momento che la responsabilità dell’organo ufficiale sarebbe automaticamente passata al presidente 32
dell’Associazione, cioè a Jung . 32
Qualche mese dopo, il 12 novembre 1911, Freud avrebbe scritto a Jung, riferendosi alla gestione dello Zentralblatt: «Ho comunicato i Suoi desideri od ordini a Stekel, il quale d’altra parte sarebbe meglio prendesse direttamente istruzioni da Lei. Trovo molto giustificato che Lei manifesti con molta chiarezza il Suo influsso riservandosi il diritto di approvare il bilancio. Del resto io volevo appunto creare per Lei qualcosa di ufficiale che Le consentisse d’influenzare il Zentralblatt [...] Tuttavia io continuo a desiderare che la direzione di tutti nostri periodici confluisca in mano sua» (McGuire, 1974, p. 491). 19 Dopo l’interruzione estiva del 1911, nell’Assemblea plenaria straordinaria della Società Psicoanalitica di Vienna, che si tenne l’11 ottobre, gli adleriani rimasti dopo l’uscita di Adler furono praticamente obbligati a dare le dimissioni. Poi cominciarono le riunioni dedicate al tema della masturbazione, che, come già accennato, si tennero dal 22 novembre 1911 al 24 aprile 1912. Nei mesi successivi, diversamente da quanto probabilmente si aspettava, Stekel si sentì sempre più isolato all’interno della Società. «I suoi punti di vista erano in aperta contraddizione con quelli di Freud e, poiché su di essi aveva molto insistito, si era di fatto posto al di fuori del discorso psicoanalitico» (Bos e Roazen, 2007a, p. 124). Questo fu il giudizio dei colleghi viennesi; è, invece, molto probabile che Stekel, in modo acritico e presuntuoso, considerasse la franca esposizione dei suoi personali punti di vista come uno stimolo positivo per lo sviluppo della dottrina freudiana. Nella lettera del 1° giugno 1912 Stekel comunicò a Freud il suo profondo disagio all’interno della Società viennese: «Quando La potrò incontrare per discutere dei molti problemi psicoanalitici ancora aperti? Molte volte mi sono trovato a desiderare di vivere a Odessa o ad Amburgo e di poter venire a Vienna per una settimana. Niente rende più lontani della prossimità [...] Trovo sempre più difficile parlare nella Società. Non mi sento circondato da amici e la cosa mi crea molto disagio. Eppure ho certamente fatto tutto ciò che potevo per farmi degli amici. Ma le gelosie [...]» (ibid., p. 181). Alla fine dello stesso mese Stekel si trasferì per le ferie a Ischl da dove, sull’onda di un’intesa più immaginata che reale, scrisse a Freud molte lettere, una decina delle quali – dal 29 giugno all’11 settembre 1912 – sono disponibili e costituiscono la testimonianza di una situazione in qualche modo assurda (Bos e Roazen, 2007b): mentre Stekel si sforzava di confermare il legame con Freud tenendolo al corrente di tutte le questioni scientifiche e organizzative di interesse comune e, soprattutto, aggiornandolo puntualmente sulle condizioni di salute della madre (di Freud), anche lei in vacanza a Ischl, in Freud, alla luce dei fatti immediatamente seguenti, nei confronti di Stekel albergavano sentimenti di tutt’altro genere. Infatti, rientrato a Vienna verso la metà di settembre, Stekel ebbe chiari segnali che il cerchio intorno a lui si stava chiudendo. Primo, fu amaramente sorpreso dal vedere che sull’ultimo numero di Imago, la rivista fondata da pochi mesi da Freud e da questi diretta in collaborazione con 33
Sachs e Rank, concepita per ospitare articoli di psicoanalisi applicata alle scienze umane, erano stati pubblicati articoli di argomento medico e considerò tale fatto una vera e propria “intrusione” nel territorio dello Zentralblatt. Secondo, ricevette da un certo signor Rat (probabilmente un avvocato incaricato dalla famiglia Freud) la richiesta di quanto gli fosse dovuto come onorario per gli interventi medici fatti in favore della madre di Freud a Ischl, cosa che gli fece capire che il suo interessamento non era stato riconosciuto per quello che aveva rappresentato per lui, cioè solo “un piccolo favore” fatto al suo maestro. Terzo, e questo fu il colpo più duro, seppe che Freud aveva assegnato a Tausk il compito di redigere le recensioni della letteratura psicoanalitica per lo Zentralblatt senza essersi prima accordato con lui, che riteneva tale collaborazione assolutamente impossibile. Stekel si sentì profondamente offeso e umiliato e prese atto che la situazione all’interno del gruppo viennese era diventata invivibile, così, nel verbale della riunione della Società Psicoanalitica di Vienna del 6 novembre 1912 in fondo al consueto elenco dei presenti venne registrato: “Dimissioni di Stekel” (Nunberg e Federn, 1983, p. 138). Non conosciamo le ragioni per cui nei verbali redatti da Rank non vi sia alcun accenno ai fatti e ai motivi ultimi che portarono all’uscita di Stekel dal movimento psicoanalitico, a differenza 33
Sachs Hanns (1881­1947), avvocato austriaco, fu tra i primi seguaci di Freud e fu sempre tra i più ortodossi. Propose per la rivista il nome di Imago, riferendosi al titolo del romanzo di Carl Spitteler, uscito nel 1906. Nel 1932 emigrò negli Stati Uniti ma, nonostante insegnasse alla Scuola Medica di Harvard e fosse molto stimato come analista, non fu mai del tutto accettato a causa della questione dell’analisi laica. 20 delle molte notizie registrate in occasione dell’uscita di Adler. La cronaca dell’evento si limitò a una sola frase lapidaria: «Dimissioni di Stekel». Riveste particolare interesse, perciò, riportare il testo della comunicazione di Freud che Stekel, a partire dal 6 novembre 1912, non faceva più parte della Società Psicoanalitica di Vienna. Il 34
testo finale della comunicazione di Freud, redatto da Federn , e, successivamente, corretto dallo stesso Freud, porta la data del 29 gennaio 1929 (le correzioni di Freud sono tra parentesi quadre): «Dopo che Adler se ne andò, Stekel assunse da solo la redazione dello Zentralblatt. Dapprima le cose andarono molto bene. Poi nacque un contrasto tra Tausk e Stekel, nel quale Tausk accusò Stekel di falsità. Freud fece in modo che Tausk si scusasse con Stekel. La questione sembrò rientrare. Anche Freud e Stekel si erano riavvicinati. Stekel si recò in Germania e, al suo ritorno, disse al Professore che aveva parlato con 35
Bergmann a Wiesbaden e che avrebbe mantenuto il posto di redattore [dello Zentralblatt]. Il Professore si stupì: poiché lui era il direttore dello Zentralblatt ed era stato lui a nominare Stekel redattore, non immaginava che – con un gioco di prestigio – costui si fosse già impossessato della rivista. Senza dire niente al Professore, si era fatto dare da Bergmann l’assicurazione che, in caso in cui Freud avesse cessato di essere direttore, la redazione sarebbe rimasta a Stekel. Forte di questa assicurazione, Stekel doveva spingere Freud a rinunciare alla direzione. Questo fu l’obiettivo di ciò che seguì; lo stesso Stekel invitò Tausk a scrivere articoli per lo Zentralblatt. Quando Tausk glieli consegnò, Stekel non volle accettarli. Allora Tausk si rivolse al Professore, il quale decise che i contrasti personali non dovevano costituire un motivo di rifiuto di un articolo, se il suo valore oggettivo meritava che lo si pubblicasse. Stekel non volle sentire ragioni. [Lo Zentralblatt – diceva – gli apparteneva e non si lasciava dare ordini. Il Professore disse che avrebbe scritto a Bergmann per sapere se intendeva rinunciare al direttore o al redattore.] Freud scrisse a Bergmann, ma non ebbe risposta. [Invece di una risposta arrivò Stekel che disse che] Bergmann non voleva nessun cambiamento perché era sua intenzione in tutti i casi di non pubblicare più la rivista. [Tuttavia lo Zentralblatt cessò le pubblicazioni durante la guerra.] Fu così che Freud dovette ritirarsi, ma chiese a Stekel di dimettersi immediatamente dalla Società. 36
Stekel commise ancora un’altra scorrettezza. Quando Freud si rivolse a Deuticke , ricevette una risposta negativa perché qualche giorno prima Stekel aveva proposto allo stesso editore di pubblicare lo Zentralblatt. Poiché Stekel non fece questa proposta seriamente, il suo comportamento non fu altro che quello che dei commercianti chiamerebbero una manovra di concorrenza sleale. [Questo punto non è sicuro perché conosciamo il fatto solo attraverso una comunicazione di Deuticke.] In seguito, Stekel, con l’intermediazione di Silberer, di Federn di Wittels e anche con lettere, cercò di farsi perdonare – ma Freud rifiutò sempre» (Nunberg e Federn, 1983, pp. 376 e 377). Nell’“Autobiografia” Stekel fornì una versione diversa della sua separazione da Freud. Prima di tutto avanzò il sospetto che Jung avesse montato Freud contro di lui. D’altra parte lo stesso Freud una volta gli aveva detto di averlo dovuto difendere quando Jung aveva sostenuto che fosse un danno per la psicoanalisi. Poi c’era stata la “questione Tausk”: in una riunione Tausk aveva 34
Federn Paul (1871­1950), medico e psicoanalista austriaco, restò incrollabilmente fedele a Freud per tutta la vita. Quando Freud si ammalò nominò Federn suo rappresentante nella Società. Nel 1924 divenne vicepresidente della Società Psicoanalitica di Vienna e mantenne questa funzione finchè la Società non fu sciolta dai nazisti nel 1938. Oltre a originali lavori su temi strettamente psicoanalitici scrisse una serie di articoli nei quali applicò la conoscenza psicoanalitica alla medicina, alla psichiatria, alle scienze sociali e all’educazione. 35
Bergmann J.F. (Wiesbaden) era l’editore dello Zentralblatt, ma anche l’editore presso il quale, anni prima, Stekel aveva pubblicato numerosi libri, quali, per esempio, “Poesia e nevrosi” e “Il linguaggio dei sogni”. 36
Fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale F. Deuticke fu, con poche eccezioni, il più importante editore di Freud. La sua casa editrice può giustamente essere considerata la prima ad aver pubblicato libri di psicoanalisi. Dietro raccomandazione di Freud Deuticke pubblicò anche libri di alcuni scienziati suoi amici, come Wilhelm Fliess e Carl Gustav Jung. Inoltre fu Deuticke ad assumersi il rischio di pubblicare il primo periodico psicoanalitico: Jahrbuch für psychoanalytische und psychopathologische Forschungen. 21 offeso il suo onore insinuando che i suoi casi erano inventati. In quell’occasione egli aveva scritto un bigliettino a Freud, nel quale minacciava che non sarebbe rimasto all’interno della sua cerchia se lo stesso Freud non avesse biasimato pubblicamente quell’attacco personale. E Freud riprese severamente Tausk. Ma, in seguito, era avvenuto qualcosa di ancora più grave. Freud dispose che fosse Tausk (e non più Stekel) a scrivere le recensioni di tutti gli articoli psicoanalitici per lo Zentralblatt. Stekel ricordò a Freud il loro vecchio patto, che contemplava il suo diritto di veto, ma Freud rimase fermo sulla sua decisione. In conseguenza di tale affronto Stekel si era dimesso dalla Società (Gutheil, 1950, pp. 142 e 143). Stekel aggiunse ancora qualcosa: «Quando andai a fargli visita per l’ultima volta, Freud mi ricordò di nuovo in che modo avesse dovuto proteggermi contro le insinuazioni di Jung. “Caro Maestro”, io dissi, “temo che tra breve Lei si accorgerà di aver sacrificato il suo più fedele collaboratore per un ingrato. Jung non rimarrà freudiano ancora per molto tempo.” “Speriamo che Lei si sbagli”, rispose Freud sospirando. Io ebbi ragione per quanto riguardava Jung. Dopo una animosa discussione al Congresso 37
Internazionale seguente , Jung si separò da Freud e fondò una sua scuola (Psicologia analitica) […] Nel frattempo, Freud aveva pubblicato una nuova rivista, Imago, dedicata a temi di arte, scienza e religione affrontati in chiave psicoanalitica. Il mio editore, Bergmann, protestò invano ritenendo che potesse entrare in competizione con lo Zentralblatt. Entrambi temevamo che il nostro giornale potesse perdere contributi interessanti. Dopo la nostra separazione Freud era sicuro di mantenere assieme a Tausk la direzione dello Zentralblatt, ma Bergmann non fu d’accordo. Io restai l’unico direttore dello Zentralblatt. Perdemmo un certo numero di abbonati, ma io ampliai il suo campo di interesse e la rivista accolse contributi attinenti a ogni tipo di psicoterapia. Pensavo che in ogni metodo ci fosse qualcosa di utile e che avremmo dovuto prendere ciò che è buono dove lo trovavamo. Diressi il giornale per due anni fino a che la Prima Guerra Mondiale lo fece chiudere» (ibid., pp. 143 e 144). CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE La tragedia della psicoanalisi come scienza è stata la sua rigidità... P. GROSSKURTH, 1991. Nell’autobiografia, scritta nei primi anni Quaranta del secolo scorso, Fritz Wittels, un altro “dimenticato” pioniere della psicoanalisi, fornì un’immagine di Wilhelm Stekel molto migliore di quella trasmessa in genere dalla storiografia psicoanalitica più ortodossa. Wittels finì la sua carriera professionale come analista di successo a New York, dove era diventato uno strenuo difensore dell’ortodossia freudiana. Ma fu la dimensione più irriverente della sua personalità, quella che da giovane l’aveva portato a farsi coinvolgere in un gran numero di “scappatelle”, a spingerlo verso la fine della sua vita a scrivere un resoconto più vero del suo coinvolgimento con Freud e con i suoi seguaci (Timms, 1992, p. 60). Freud aveva attribuito al litigio sul controllo dello Zentralblatt la rottura con Stekel, accusandolo di “slealtà” per aver fatto un accordo segreto con l’editore. Nella sua autobiografia Wittels mostrò che tra i due vi erano divergenze ben più importanti e sottolineò il contrasto esistente tra l’approccio intuitivo di Stekel alla psicoanalisi e l’insistenza di Freud sul fatto che la 38
psicoanalisi, invece, doveva essere considerata una “scienza” (ibid., p. 59). Si trattò del 4° Congresso Psicoanalitico, che si tenne a Monaco nei giorni 7 e 8 settembre1913. «Ho sempre considerato sommamente ingiusto il rifiuto di trattare la psicoanalisi come una qualsiasi altra scienza naturale» (Freud, 1924, X, p. 125). 37
38
22 Il seguente brano, tratto dall’autobiografia di Wittels, costituisce una preziosa testimonianza e un valido aiuto per la comprensione delle vicende di Stekel tratteggiate nei paragrafi precedenti: «Dopo un’interruzione di circa sei anni tornai alla psicoanalisi. L’uomo che mi aiutò a ritrovare la strada fu Wilhelm Stekel, uno dei più vecchi allievi di Freud, che, nel 1912, due anni dopo di me, fu costretto a cedere alle forze centrifughe che circondavano il maestro. […] Avevo conosciuto Stekel nel 1906 [in realtà si trattava dell’anno 1907], l’avevo incontrato per la prima volta alla tavola rotonda di Freud, ma poi con lui ebbi pochi contatti personali. Nel 1920 lo rincontrai per strada a Vienna. Nel suo modo narcisistico mi parlò dei suoi grandi successi, dei suoi libri, dei suoi pazienti e dei suoi allievi. Mi disse anche di come Freud lo avesse offeso e di quanto, malgrado i suoi successi, ancora soffriva per questa ingiustizia. Ciò portò acqua al mio mulino. C’era poco che dovessi dire a Stekel perché lui era ben informato circa la mia rottura con Freud. Il tentatore 39
comparve nuovamente nella mia vita [probabilmente Wittels si riferiva a Karl Kraus , a fatti accaduti più di dieci prima]: questa volta, però, sotto forma di una persona cui ho dovuto gratitudine, anche se in seguito Freud non la pensò così. Io credo che senza l’aiuto di Stekel non avrei ritrovato la strada verso la psicoanalisi. La natura di Stekel era magica in modo peculiare. Senza la scoperta di Freud Stekel non avrebbe mai saputo che il sogno parlava con un linguaggio che poteva essere capito. Ma una volta che gli fu fornita la chiave divenne un interprete dei sogni di cui non ho mai visto l’eguale. Poteva leggere i sogni dei suoi pazienti così facilmente e prontamente come gli altri leggono i libri. Molto 40
di ciò che sappiamo dei simboli onirici é venuto da lui. Riconobbe il simbolo della morte nei sogni
. (“Ogni sogno è un rebus che contiene la domanda: dov’è la morte?”). Riconobbe che destra e sinistra significavano giusto e sbagliato, descrisse il simbolismo sessuale nei sogni, scoprì che il cinque rappresentava la mano, il dodici l’ultima ora, e indovinò il significato di molti altri simboli del linguaggio illustrato del sogno, che non era stato ancora riconosciuto da Freud. Con la stessa facilità con cui vedeva tramite i sogni, Stekel si accorgeva degli scopi nascosti e delle paure inconsce ascoltando le comunicazioni dei pazienti. Stekel sapeva poco della cosiddetta analisi della resistenza, elaborata con cura dalla scuola di Freud, in generale non utilizzava molto metodi sistematici e di ciò era orgoglioso. […] Quando analizzava, Stekel era quasi distratto e la sua facilità di capire faceva pensare alle doti dei medium. Egli deve aver avuto una qualche procedura, ma non ne potevamo riconoscere nessuna da studiare e come insegnante era piuttosto incoerente. Un uomo con tali qualità diventò per forza uno scandalo per gli scienziati. Era come coloro che fanno i calcoli a mente e tirano fuori i risultati senza usare un metodo osservabile. Ma la scienza esige non solo i risultati, ma anche l’evidenza metodologica che porta a quei risultati. È diffidente nei confronti dei maghi, e fa bene così. Inoltre, Stekel spesso sbagliava e glissava sui suoi sbagli con abilità e senza rimorso. […] Ora aveva la sua scuola, disse, la scuola di Freud, invece, era invischiata nel misticismo e nella filosofia mentre la vera analisi, il lavoro medico, era quello di Stekel. […]» (ibid., pp. 112 e segg.). Wittels riuscì, in modo sintetico e fluido, a mettere in evidenza alcune caratteristiche personali di Stekel, che resero sin dall’inizio difficile e alla fine impossibile la sua permanenza nella Società Psicoanalitica di Vienna, dominata dalle idee e dai progetti di Freud. Stekel era un medico pratico e, fino all’incontro con Freud, aveva esercitato esclusivamente la professione di medico generico. Il suo principale interesse era la cura dei malati e, come già ricordato, fu la prospettiva di 39
Kraus Karl (1874­1936), saggista, aforista, commediografo e poeta austriaco, è considerato uno dei principali satirici di lingua tedesca del XX secolo. Dal 1907 al 1910 Wittels fu legato a Kraus da un rapporto di intensa amicizia. Nel 1910 per vendicarsi di un affronto ricevuto dall’amico Wittels scrisse il romanzo a tema “Ezechiele l’alieno”, la cui pubblicazione contro il parere di Freud causò il suo allontanamento dalla Società Psicoanalitica di Vienna. 40
Nel saggio freudiano “Sogno e telepatia” si legge: «il ben noto simbolismo della morte che per la prima volta è stato illustrato da Wilhelm Stekel. (Non dobbiamo venir meno qui all’incombenza, spesso scomoda, di indicare scrupolosamente i nostri debiti culturali.)» (Freud, 1921, IX, p. 384). 23 poter disporre di uno strumento terapeutico razionale per i disturbi nervosi a farlo avvicinare, all’età di trentatre anni, alla psicoanalisi di Freud. Al contrario Freud si era laureato in medicina per 41
diventare ricercatore , uno scienziato che usando vetrini e provette avrebbe scoperto i segreti della vita, e non per fare il medico e avere a che fare con la cura e l’assistenza delle persone sofferenti. Fu perché costretto dalla necessità di guadagnare per potersi sposare che dovette rinunciare quasi subito alla carriera universitaria e intraprendere all’età di trent’anni, dopo tre anni di lavoro in ospedale, l’attività privata di medico specialista. Stekel e Freud avevano, dunque, una concezione diversa della psicoanalisi e, di conseguenza, per loro anche l’essere medico aveva un valore diverso rispetto all’esercizio della psicoanalisi. Poiché per Stekel la psicoanalisi era sostanzialmente una tecnica terapeutica, ne derivava che il suo utilizzo dovesse essere riservato ai soli laureati in medicina. Per Freud, invece, la psicoanalisi era prima di tutto uno strumento di ricerca del funzionamento della psiche, perciò, da un certo tempo in poi, iniziò a pensare alla legittimità dell’“analisi laica”, cioè al fatto che la 42
psicoanalisi potesse essere praticata anche da non medici . Per inciso, è interessante ricordare che Freud confermò il suo favorevole atteggiamento nei 43
confronti dell’analisi laica nella lettera dell’8 marzo 1925, inviata al politico Tandler per 44
raccomandare Theodor Reik : «il dottor Th. Reik, uno dei miei scolari meglio preparati, mi fa sapere che il municipio di Vienna gli ha interdetto […] l’esercizio della prassi psicoanalitica. Ricordo una conversazione con Lei su questo argomento, dalla quale risultò una coincidenza, per me molto gradita, delle nostre opinioni. Lei sembrò accogliere pienamente quel che dicevo, che cioè “si deve considerare dilettante di psicoanalisi chiunque non possa dimostrare una soddisfacente acquisizione della teoria e della tecnica di essa”, non importa se egli abbia un diploma di medico o no. Le motivazioni addotte dal Municipio di Vienna mi sembrano permettere rilevanti obiezioni. Soprattutto non tengono conto di due fatti innegabili; in primo luogo, che la psicoanalisi non è una questione puramente medica né in quanto scienza né in quanto tecnica; in secondo luogo, che essa non viene insegnata agli studenti di medicina dell’università. Nel decreto del municipio scorgo una ingiusta sopraffazione a favore degli interessi di categoria dei medici, a danno dei malati e della ricerca scientifica. L’interesse terapeutico viene garantito quando al medico si riservi la decisione se un caso debba o non debba venire sottoposto al trattamento psicoanalitico. In tutti casi del dottor Reik sono stato io a prendere decisioni del genere [...]» (Freud, 1990, p. 297). 41
Freud «si iscrisse all’Università di Vienna. Aveva scelto la facoltà di medicina, che era allora un centro di formazione non solo per i medici, ma anche per i futuri ricercatori nel campo della biologia, il settore scientifico a cui egli rivolgeva le proprie speranze» (Bernfeld e Cassirer Bernfeld, 1988, p. 85). 42
« la psicoanalisi, con l’interpretazione dei sogni, ha superato i limiti di un fatto puramente medico» (Freud, 1924, X, p. 129). «Non è più possibile, ormai, riservare ai medici l’esercizio dell’analisi ed escluderne i non medici» (Freud, 1924, X, p. 137). 43 Tandler Julius (1869­1936), medico, anatomista, politico viennese, di orientamento socialdemocratico, realizzò una ampia politica di wellfare nel comune di Vienna. Peraltro fu sostenitore dell’eutanasia e della sterilizzazione delle persone indegne, spregevoli, di scarso valore. Nel 1934 dovette lasciare il suo incarico e nel 1936 fu invitato in Unione Sovietica come consulente in materia di sanità pubblica. Morì lo stesso anno. 44
Reik Theodor (1888­1969), psicoanalista austriaco, seguace e stretto collaboratore di Freud, nel 1924 subì una causa giudiziaria, in quanto accusato di esercizio abusivo della professione medica, dato che praticava la psicoanalisi non essendo laureato in medicina ma in filosofia. In sua difesa intervenne lo stesso Freud, che contribuì a scagionarlo attraverso una difesa intransigente, che tendeva a mostrare la legittimità dell'utilizzo della psicoanalisi anche da parte dei non medici. Nello stesso periodo in altri paesi, come gli Stati Uniti, gli psicoanalisti non medici venivano di fatto allontanati dalle società psicoanalitiche. 24 Se pensiamo che, fin dall’inizio, agli incontri del mercoledì sera a casa di Freud parteciparono a pieno diritto anche molti non medici e che alcuni di loro (uno fra tutti Rank) acquistarono particolare stima e apprezzamento da parte di Freud, si può facilmente capire perché le idee riguardo l’analisi laica attirarono su Stekel l’antipatia di una parte del nascente movimento psicoanalitico. E non fu per caso che nella Società Psicoanalitica di Vienna il clima attorno a Stekel peggiorò sensibilmente con l’ingresso di Tausk, a quel tempo non ancora laureato in medicina. Non é, quindi, un’ipotesi infondata individuare nella presenza dei “laici” nella Società Psicoanalitica di Vienna uno dei presupposti della graduale deviazione di Stekel dalla traiettoria, che Freud intendeva imprimere alla politica del movimento psicoanalitico. Quali furono i punti salienti di questa ipotetica traiettoria? Vediamoli in ordine cronologico: l’assegnazione dell’incarico di segretario della Società e di estensore dei verbali delle sue riunioni a Otto Rank; la fondazione della rivista Imago, affidata allo stesso Rank e a Hanns Sachs, in chiara concorrenza con lo Zentralblatt, che rappresentava l’anima medica della Società; l’incarico redazionale a Victor Tausk, pensato per indebolire il ruolo di Stekel nello Zentralblatt e, infine, la formazione del Comitato Segreto nell’estate 1912, del quale si parlerà più avanti. Rank, Sachs e Tausk non erano medici, mentre lo erano Stekel, Adler, Gross, Wittels e gli svizzeri Bleuler e Jung, che, in tempi diversi e per ragioni diverse, ruppero con il movimento psicoanalitico di Freud. Un “filo rosso” unì tutte queste defezioni: la strenua e implacabile guerra di Freud in difesa della sua invenzione, la psicoanalisi, che nelle sue intenzioni doveva essere una disciplina scientifica sperimentale, i cui laboratori di “analisi” erano le sedute con i pazienti. In base a questi presupposti in Freud si rafforzò gradualmente l’idea che la psicoanalisi si dovesse distinguere nettamente dalla pratica medica dei suoi tempi e dalla pratica analitica condotta secondo criteri medici. A questo punto va ricordato che nella prima metà del 1912, mentre a Vienna l’esito delle discussioni dedicate alla masturbazione avevano aggravato l’isolamento di Stekel e ulteriormente evidenziato la distanza tra le sue idee e quelle di Freud su questo argomento, nello stesso periodo il rapporto di Freud con Jung mostrò crepe e incomprensioni, che in precedenza non si erano palesate della stessa gravità. Freud, da parte sua, per lettera teneva informati dell’evoluzione dei fatti i seguaci, che considerava più fedeli, in particolare Ferenczi. Così, quando nel luglio del 1912 Ferenczi e Jones si incontrarono a Vienna, giunsero insieme alla conclusione che fosse necessario formare un gruppo ristretto di allievi di Freud, che come “guardie pretoriane” lo proteggessero. L’effetto “boomerang” dell’internazionalizzazione del movimento psicoanalitico aveva portato alla rottura di Adler e alla possibile imminente rottura di Stekel. Si rendeva necessaria perciò, una chiara e tempestiva risoluzione al fine di salvaguardare ciò che Freud aveva creato. Era anche diventato evidente che di Jung non ci si poteva più fidare. Il suo spirito di appartenenza al circolo dei freudiani sembrava essersi completamente dissolto. Prova ne era il fatto che, pochi mesi prima, Jung aveva accettato l’invito a recarsi negli Stati Uniti per tenere un ciclo di lezioni alla Fordham University di New York proprio nei giorni in cui si sarebbe dovuto svolgere il congresso annuale dell’Associazione Psicoanalitica Internazionale, e Freud, certamente seccato per l’autonomia di movimento di Jung, aveva deciso che quell’anno il congresso non si sarebbe tenuto. Nel mese di maggio, poi, tra Freud e lo stesso Jung si era verificato l’episodio noto come il “gesto 45
di Kreuzlingen”, che avvelenò in modo irreparabile il loro rapporto personale . Si può ben capire, perciò, la reazione di grande entusiasmo di Freud all’idea di Jones e di Ferenczi di formare una sorta di comitato, che, secondo quanto Jones scrisse a Freud il 7 agosto, 45
Nel maggio 1912 Freud si recò a Kreuzlingen sul Lago di Costanza per far visita a Ludwig Binswanger seriamente malato e lo comunicò per lettera a Jung. Jung si offese mortalmente perché, equivocando sulla data della lettera, pensò che Freud non lo avesse avvertito in tempo per non incontrarlo. Binswanger Ludwig (1881­1966), psichiatra svizzero, si laureò in Medicina a Zurigo con C.G. Jung. Per qualche tempo lavorò come interno nell’Ospedale Psichiatrico Burghölzli di Zurigo, diretto da E. Bleuler. Dal 1911 succedette al padre nella direzione della Clinica psichiatrica privata “Bellevue” di Kreutzlingen. Creò la scuola di analisi esistenziale. 25 sarebbe dovuto essere «non ufficiale, informale e segreto, ma in strettissimo rapporto con Lei per avere critiche e istruzioni [...]» (Grosskurth, 1991, pp. 47 e 48). Anche nella scelta dei componenti del Comitato Segreto Freud mostrò di avere scarsa fiducia nei medici viennesi, che da anni lo seguivano, e completò il piccolo gruppo scegliendo 46
Abraham , Sachs e Rank. Il Comitato Segreto, quindi, fu composto da sei persone: tre medici non viennesi: il gallese Jones, l’ungherese Ferenczi e il tedesco Abraham; due non medici: i viennesi Sachs e Rank, e un solo medico viennese: Sigmund Freud. Non vi è dubbio che la scelta di Sachs e Rank sia stata coerente con l’opinione di Freud circa la questione dell’analisi laica. Da quanto sopra risulta evidente che negli ultimi mesi di permanenza nella Società Psicoanalitica di Vienna Stekel si venne a trovare in un vero e proprio ginepraio di problematiche e di relazioni umane. La questione dell’analisi laica e del ruolo dei non medici all’interno del movimento psicoanalitico era strettamente intrecciata sia con la gestione delle riviste psicoanalitiche, sia con le vecchie ruggini che, a livello internazionale, condizionavano i rapporti tra gli svizzeri (in particolare Jung) e i viennesi, sia con le istanze di ortodossia e di potere di Ferenczi, di Abraham e, soprattutto, di Jones. Ad ogni modo, è più che probabile che, in quel clima di polemiche mortifere, proprio dalla costituzione del Comitato Segreto Freud riuscì a trarre la forza e la determinazione per liberarsi prima di Stekel e poi di Jung, divenuti ai suoi occhi ingombranti e destabilizzanti. Dopo la rottura con il movimento psicoanalitico in varie occasioni Stekel cercò una riconciliazione con Freud, come quando il 31 dicembre 1923 gli scrisse per augurargli un pronto miglioramento dopo l’insorgenza del cancro. Purtroppo il testo di questa lettera non è disponibile, disponiamo però della risposta di Freud, che, freddo e lucido nonostante la malattia, rispose in questo modo: «Si sbaglia, se crede che io La odi o L’abbia mai odiato. Il fatto è invece che, dopo una simpatia iniziale, – forse si ricorda ancora come sono cominciati i nostri rapporti, – Ella mi ha dato motivo di disappunto per molti anni, mentre io dovevo difenderLa contro l’antipatia di tutta la mia cerchia, e che io ho rotto con Lei dopo che, in una determinata occasione, mi ha ingannato in modo indegno. (Lei non ricorda mai nelle Sue lettere questa occasione: il Zentralblatt.) Allora ho perso la fiducia in Lei, né poi mi è accaduto alcunché che potesse ristabilirla. Contraddico anche la Sua affermazione, così frequente, secondo cui sarebbe stato respinto da me per divergenze scientifiche. Ciò serve a fare bella figura davanti al pubblico, ma non corrisponde a verità. Unicamente e soltanto le Sue qualità personali – ciò che si definisce carattere e comportamento – hanno reso impossibile a noi, ai miei amici e a me, la collaborazione con Lei » (Bos e Roazen, 2007b, p. 194). Quindi, secondo Freud il definitivo allontanamento di Stekel dalla sua cerchia era stato causato solo da motivi strettamente personali – difetti di carattere e temperamento –, che non era disposto a perdonare. Eppure, nei dieci e più anni di stretto contatto e di serrato confronto l’“insopportabile” collega aveva proposto e sostenuto molti argomenti di teoria e di tecnica, che in seguito sarebbero stati del tutto o in parte accettati e inclusi nella dottrina psicoanalitica ortodossa, come il giudizio sulla masturbazione, l’eziologia e la classificazione delle nevrosi, il simbolismo dei sogni, il termine “thanatos” per indicare il desiderio di morte (che Freud chiamò “istinto di morte”), il concetto di “bipolarità”, rifiutato ma sostituito con il termine bleuleriano di “ambivalenza” e, infine, la terapia (analisi) attiva e breve. 46
Abraham Karl (1877­1925), medico e psicoanalista tedesco, completò la sua formazione psichiatrica a Zurigo, nella Clinica diretta da Eugen Bleuler, dove entrò in contatto con Jung e si avvicinò agli scritti di Freud. Divenuto in breve tempo allievo e amico di Freud, nel 1907 iniziò a esercitare la professione di psicoanalista a Berlino, dove nel 1910 fondò l’Istituto di Psicoanalisi di Berlino. Fu presidente dell’Associazione Psicoanalitica Internazionale dal 1918 al 1925 (?). Fu uno dei pionieri della ricerca psicoanalitica sulle psicosi (psicosi maniaco­depressiva e schizofrenia). 26 Freud disconobbe sempre il valore dei contributi di Stekel, accusandolo di essere 47
superficiale e carente sul piano della teoria e, soprattutto, stigmatizzando il suo metodo intuitivo , che lo aveva portato del tutto “fuori strada” dallo statuto scientifico della psicoanalisi. Ma allora che cosa intendeva Freud quando concluse la lettera sopra citata con l’affermazione «Non mi dispiacerà, se saprò che la Sua attività letteraria e medica Le procura successi; riconosco che Lei è rimasto fedele all’analisi, che ha molto giovato ad essa, ma anche che l’ha molto danneggiata» (Bos e Roazen, 2007b, p. 194)? A conclusione, rimane l’amara constatazione di un Freud freddo calcolatore, che sapeva essere paziente, tollerante e disposto a fare concessioni a chi gli sembrava utile per i suoi scopi “scientifici”, ma anche intransigente, duro e cinico con chi gli sembrava inutile o dannoso perché aveva idee o comportamenti, che potevano essere di ostacolo all’affermazione della “sua” psicoanalisi nel mondo scientifico. BIBLIOGRAFIA BERNFELD S., CASSIRER BERNFELD S. (1988), Bausteine der Freud­Biographik, ed. it. Per una biografia di Freud, Bollati Boringhieri editore, Torino 1991. BONOMI C. (2007), Sulla soglia della psicoanalisi. Freud e la follia infantile, Bollati Boringhieri editore, Torino. BOS J. (2007), A silent antipode. The making and breaking of psychoanalyst Wilhelm Stekel, in J. BOS & L. GROENENDIJK, The Self­Marginalization of Wilhelm Stekel. Freudian Circles Inside and Out, Springer Science+Business Media LLC, New York. BOS J. & GROENENDIJK L. (2007), Marginalization through psychoanalysis. An introduction, in J. BOS, L. GROENENDIJK, The Self­Marginalization of Wilhelm Stekel. Freudian Circles Inside and Out, Springer Science+Business Media LLC, New York. BOS J. & ROAZEN P. (2007a), Evidence of estrangement. Notes on the Correspondence of Wilhelm Stekel to Sigmund Freud, in J. BOS & L. GROENENDIJK, The Self­Marginalization of Wilhelm Stekel. Freudian Circles Inside and Out, Springer Science+Business Media LLC, New York. BOS J. & ROAZEN P. (2007b), The Stekel­Freud correspondence, in J. BOS & L. GROENENDIJK, The Self­Marginalization of Wilhelm Stekel. Freudian Circles Inside and Out, Springer Science+Business Media LLC, New York. CLARK­LOWES F. (2001), Freud, Stekel and the interpretation of dreams: the affinities with the existential analysis, «Psychoanalysis and History», 3, 69­7. DATTNER B. et al. (1965), Die Onanie; Vierzehn Beiträge zu einer Diskussion der Wiener Psychoanalytischen Vereinigung, Bonset, Amsterdam. ELLENBERGER H.F. (1970), The Discovery of the Unconscious. The History and Evolution of Dynamic Psychiatry, Basic Books, New York, ed. it. La scoperta dell’inconscio, Editore Boringhieri, Torino 1972. FALZEDER E. (2003), Profession: psychanalyste. Une perspective historique, 47
Come ha sottolineato Roazen, «Freud già da molto tempo temeva che il carattere e gli scritti di Stekel potessero gettare discredito sulla psicoanalisi. Criticava ad esempio il fatto che “si affidasse esclusivamente alle proprie intuizioni, omettendo di sottoporle al vaglio del pensiero cosciente” (Nunberg e Federn, 1978, p. 16)» (Roazen, 1975). A proposito del metodo intuitivo di Stekel è interessante anche riportare quanto scritto da Wittels nella biografia di Freud: «Il fatto è che Stekel possiede una dote che non ha rivali per l’interpretazione dei sogni. Egli non si limita a rimanere entro i confini del percorso tracciato da Freud, ma svela il significato dei sogni mediante una personale forma di insight, che molti definiscono intuizione» (Wittels, 1924). 27 «Psychothérapies», 23. FREUD S. (1909), Osservazioni su un caso di nevrosi ossessiva (Caso clinico dell’uomo dei topi), in Opere 1909­1912, volume VI, Editore Boringhieri, Torino 1974. FREUD S. 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