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Riconoscimento della figura professionale del Mediatore interculturale

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Riconoscimento della figura professionale del Mediatore interculturale
CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME
09/030/CR/C9
Riconoscimento della figura professionale
del Mediatore interculturale
Roma, 8 aprile 2009
1
I cittadini europei e tutti coloro che vivono nell’UE in modo
temporaneo o permanente dovrebbero avere l’opportunità di
partecipare al dialogo interculturale e realizzarsi pienamente in una
società diversa, pluralista, solidale e dinamica, non soltanto in
Europa, ma in tutto il mondo.
(Decisione N.1983/2006/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18
dicembre 2006 relativa all’anno europeo del dialogo interculturale, 2008)
PREMESSA
I movimenti migratori sempre più rilevanti e l’accentuata mobilità della vita moderna rendono
inevitabilmente più elevati i tassi di intreccio inter-etnici, inter-culturali, inter-religiosi e interlinguistici in tutte le parti del mondo. Ai fini della coesione sociale, premessa indispensabile per
lo sviluppo dell’economia della conoscenza prevista per i Paesi UE in base alla strategia di
Lisbona, grande valenza assumono quelle persone, comunità e gruppi istituzionali che,
contribuendo a garantire pari opportunità e la non discriminazione, favoriscono il dialogo,
l’interscambio e l’interazione tra le diverse culture. Nelle migrazioni dei cittadini stranieri1 e
nell’ambito delle politiche locali di integrazione sociale, la funzione “ponte” tra diverse culture,
per la promozione e lo sviluppo del dialogo interculturale, è stata storicamente promossa e
sviluppata dai mediatori interculturali2. Si tratta, secondo la definizione formulata dal CNEL –
Organismo di Coordinamento per le politiche di integrazione sociale degli stranieri, di un
“agente attivo nel processo di integrazione” che si pone “fra gli stranieri e le istituzioni, i servizi
pubblici e le strutture private, senza sostituirsi né agli uni né alle altre, per favorire invece il
raccordo fra soggetti di culture diverse”3.
CONTESTO DI RIFERIMENTO
Il tema della mediazione interculturale, intesa come strumento utile all’integrazione degli
stranieri e alla valorizzazione delle diversità, è stato introdotto per la prima volta nella
normativa nazionale dall’art. 36 e dall’art. 40 della legge 40 del 6 marzo 1998, “Disciplina
dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”, in seguito recepiti rispettivamente
dall’art. 38 e dall’art. 42 del D. Lgs. 286 del 25 luglio del 1998, Testo unico delle disposizioni
concernenti la disciplina dell’immigrazione. Il Testo Unico sull’immigrazione all’articolo 38,
completamente dedicato all’“Istruzione degli stranieri. Educazione interculturale”, al comma 7,
lettera b), stabilisce che con apposito regolamento saranno adottate le disposizioni relative ai
“criteri per il riconoscimento dei titoli di studio e degli studi effettuati nei Paesi di provenienza ai
fini dell’inserimento scolastico, nonché dei criteri e delle modalità di comunicazione con le
1
Il presente documento utilizza la definizione di “straniero” formulata dall’art. 1, comma 1, del D.Lgs. 286 del
25luglio 1998, “Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione enorme sulla condizione
dello straniero”, che recita: “Il presente testo unico,in attuazione dell’articolo 10, secondo comma della
Costituzione, si applica, salvo che sia diversamente disposto,ai cittadini di Stati non appartenenti all’Unione
Europea e agli apolidi, di seguito indicati come stranieri”.
2
“Mediatore culturale”, “mediatore linguistico – culturale”, “mediatore di madrelingua”, “tecnico esperto in
mediazione”…: la varietà delle definizioni evidenzia come le parole usate siano una spia della frammentazione e
disomogeneità delle diverse proposte di profilo formulate da Enti territoriali ed Enti locali per la stessa figura
professionale. In questo contesto si utilizzerà la dizione “mediatore interculturale”, affermatasi in questi ultimi anni,
anche per sottolineare la via italiana all’integrazione che - ai diversi livelli, da quello educativo – scolastico al
formativo – lavoro, al giuridico – amministrativo e a quello socio – sanitario -, si è progressivamente definita nella
prospettiva interculturale, ovvero nella promozione del dialogo e del confronto tra le diverse culture, secondo le
indicazioni formulate dall’UNESCO sin dal 1980 (UNESCO, Introduction aux études interculturelles, Paris, 1980).
3
CNEL – Organismo Nazionale di Coordinamento per le politiche di integrazione sociale degli stranieri, Gruppo di
lavoro “Politiche per la mediazione culturale. Formazione e impiego dei mediatori culturali”, 03.04.2000,
www.portalecnel.it
2
famiglie degli alunni stranieri, anche con l’ausilio di mediatori culturali qualificati”; all’articolo 42,
dedicato alle “Misure di integrazione sociale”, al comma 1, lettera d), dopo aver richiamato il
ruolo svolto dallo “Stato, le regioni, le province e i comuni, nell’ambito delle proprie competenze,
anche in collaborazione con le associazioni di stranieri e con le organizzazioni stabilmente
operanti in loro favore, nonché in collaborazione con le autorità o con enti pubblici e privati dei
Paesi di origine” in tema di integrazione, recita che saranno favorite “la realizzazione di
convenzioni con associazioni regolarmente iscritte nel registro di cui al comma 2 per l’impiego
all’interno delle proprie strutture di stranieri, titolari di carta di soggiorno o di permesso di
soggiorno di durata non inferiore a due anni, in qualità di mediatori interculturali al fine di
agevolare i rapporti tra le singole amministrazioni e gli stranieri appartenenti ai diversi gruppi
etnici, nazionali, linguistici e religiosi” 4.
Il D.P.R. n. 394 del 31 agosto 1999, “Regolamento recante norme di attuazione del testo unico
delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello
straniero”, all’articolo 45 dedicato all’Iscrizione scolastica, il comma 5 recita: “Il collegio dei
docenti formula proposte in ordine ai criteri e alle modalità per la comunicazione tra la scuola e
le famiglie degli alunni stranieri. Ove necessario, anche attraverso intese con l’ente locale,
l’istruzione scolastica si avvale dell’opera dei mediatori culturali qualificati”.
D’altra parte occorre ricordare la normativa in materia di professioni sociali, poiché il mediatore
interculturale con queste interagisce all’interno dei servizi sociali alla persona.
La legge 8 novembre 2000, n. 328 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di
interventi e servizi sociali” all’art.12, (Figure professionali sociali), prevede che con decreto del
Ministro per la solidarietà sociale, di concerto con i Ministri della sanità, del lavoro e della
previdenza sociale, della pubblica istruzione e dell’università e della ricerca scientifica e
tecnologica, sulla base dei criteri e dei parametri individuati dalla Conferenza unificata siano
definiti i profili professionali delle figure professionali sociali.
Lo stesso articolo prevede inoltre che con regolamento del Ministro per la solidarietà sociale, da
emanare di concerto con i Ministri della sanità e dell’università e della ricerca scientifica e
tecnologica e d’intesa con la Conferenza unificata siano definiti:
a) le figure professionali sociali da formare con i corsi di laurea di cui all’articolo 6 del
regolamento recante norme concernenti l’autonomia didattica degli atenei, adottato con
decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre
1999, n. 509;
b) le figure professionali da formare in corsi di formazione organizzati dalle regioni, nonché
i criteri generali riguardanti i requisiti per l’accesso, la durata e l’ordinamento didattico
dei medesimi corsi di formazione;
c) i criteri per il riconoscimento e la equiparazione dei profili professionali esistenti alla data
di entrata in vigore della presente legge.
La riforma del Titolo V della Costituzione (2001) confermando all’art. 117 comma 3, la
competenza regionale per l’istruzione e la formazione professionale, include le professioni tra le
materie di legislazione concorrente, con l’attribuzione della potestà legislativa alle regioni, fatti
salvi i principi fondamentali di competenza legislativa statale.
La potestà regolamentare spetta tuttavia allo Stato solo nelle materie di sua esclusiva
competenza, nelle altre materie spetta alle Regioni.
4
Si tratta del Registro delle associazioni e degli enti che svolgono attività in favore degli immigrati, tenuto presso il
Dipartimento affari sociali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che in base all’articolo 52 del D.P:R. n.
394 del 31 agosto 1999, “Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la
disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”, è suddiviso in due sezioni: nella prima sono
iscritti le associazioni, enti e organismi privati che svolgono le attività per favorire l’integrazione sociale degli
stranieri; nella seconda sezione sono iscritti associazioni, enti ed altri organismi privati abilitati alla realizzazione dei
programmi di assistenza e protezione sociale degli stranieri di cui all’art. 18 del Testo Unico sull’immigrazione,
soggiorno per motivi di protezione sociale.
3
Il quadro normativo che ne consegue è quindi complesso e lo stesso dettato dell’articolo 12
della legge 328/00, è in parte superato dalle modifiche costituzionali.
Al fine di tenere in debito conto lo sviluppo di professioni affini a quella che qui viene messa a
fuoco, un ulteriore richiamo va fatto ai regolamenti del Ministro dell'Università e della Ricerca
scientifica e tecnologica (DM 509/99) e Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
(DM 270/2004) concernenti l'autonomia didattica degli atenei, che prevedono l’istituzione delle
classi delle lauree fra cui quella della Mediazione linguistica (L-12). In tale contesto vengono
formati laureati che possono trovare sbocco occupazionale nel sistema dei servizi alla persona
(servizi sociali, educativi, socio sanitari e sociali, ecc.) per svolgervi funzioni complementari a
quelle proposte in questo documento in tema di mediazione interculturale.
Nell’ambito delle disposizioni e circolari ministeriali il tema della mediazione interculturale è
stato ampiamente trattato dalla normativa scolastica; importanti riferimenti sono altresì reperibili
sia nella normativa sanitaria, sia in quella giudiziaria.
Le disposizioni scolastiche sul tema hanno affrontato la questione della mediazione non solo
come dispositivo per l’accoglienza degli alunni stranieri, nonché del rapporto scuola - famiglia,
ma anche come processo per la promozione e sviluppo dell’educazione interculturale,
indipendentemente dalla presenza nei contesti scolastici degli alunni stranieri:
-
C.M. n° 205 del 26 luglio 1990, “La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione
interculturale”, all’articolo 6 i mediatori di madrelingua sono descritti come utili per agevolare la
comunicazione, favorire i rapporti scuola-famiglia, valorizzare la lingua e la cultura d’origine;
D.M. n° 21 del 21 gennaio 2000, “Iniziative di formazione e aggiornamento”, nelle linee prioritarie di
intervento, indica la necessità della formazione dei mediatori linguistici nonché della formazione dei
docenti delle scuole inserite in aree a forte processo migratorio;
C.M. n° 24 del 1 marzo 2006, “Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri”, il
punto 3, dedica ai mediatori linguistici e culturali ampie considerazioni; Osservatorio nazionale per
l’integrazione degli alunni stranieri e per l’educazione interculturale, “La via italiana per la scuola
interculturale e l’integrazione degli alunni stranieri”, ottobre 2007, i mediatori linguistico-culturali
sono descritti come una risorsa per le relazioni con le famiglie straniere e per l’orientamento
scolastico.
-
Le disposizioni sanitarie fanno riferimento sia al ruolo dei mediatori ai fini dello sviluppo
dell’educazione e prevenzione sanitaria, sia nell’ambito della loro formazione:
-
-
-
5
il Progetto obiettivo per la tutela della salute in ambito penitenziario – Conferenza unificata
Ministero della sanità – Regioni – Aziende Sanitarie locali, al punto 7.2, contiene indicazioni alle
Regioni in merito alla formazione dei mediatori e al loro utilizzo al fine di superare le difficoltà nei
rapporti con i detenuti provenienti da paesi stranieri;
il Piano sanitario nazionale 2006-2008, al punto 5.7, tratta dei mediatori linguistico – culturali,
“formati ad hoc”, che servono per rimuovere le barriere culturali e gli ostacoli organizzativi che
precludono all’accesso all’assistenza sanitaria e anche per rimodellare l’offerta dei servizi sociosanitari diversificati e a misura umana5;
le “Linee guida destinate alle figure professionali sanitarie nonché ad altre figure che operano con
le comunità di immigrati provenienti da Paesi dove sono effettuate le pratiche di mutilazione
genitale femminile per realizzare una attività di prevenzione, assistenza e riabilitazione delle
donne e delle bambine già sottoposte a tali pratiche (art. 4 – legge n. 7 del 2006)” del Ministero
della Salute, Direzione Generale della Prevenzione sanitaria, ufficio X, tratta degli aspetti
formativi delle figure professionali, quali mediatori culturali, che operano con le comunità di
immigrati provenienti da Paesi con tradizioni rescissorie; l’istituzione della Commissione “Salute e
immigrazione”, Decreto del Ministero della Salute del 12 dicembre 2006, ha tra i suoi obiettivi
prevede la “valorizzazione dell’utilizzo dei mediatori interculturali”.
MINISTERO DELLA SALUTE, Piano Sanitario Nazionale 2006-2008, p.80, www.salute.gov.it
4
A livello regionale importanti riferimenti normativi in merito alla definizione della figura
professionale del mediatore interculturale sono stati prodotti nei seguenti contesti: Regione
Toscana (DGR 754/1997), Regione Piemonte (L.R. n 64/1989, Deliberazione Consiglio
Regionale 22 luglio 2008, n. 207 - 33457), Provincia Autonoma di Bolzano (Deliberazione della
Giunta Provinciale 26 novembre 2001, n. 4266), Regione Autonoma della Valle d’Aosta (D.G.R.
n. 2671 del 22 luglio 2002), Regione Campania (Del. n. 2843/2003 e Del. N. 3/2005), Regione
Lazio – Assessorato alla Sanità (Prot. 3151/44/09 del 13 gennaio 2004), Regione Emilia
Romagna (Del. 1576/2004), Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (L.R. n.5/2005), Regione
Lazio (D.G.R. n. 321 del 24 maggio 2008), Regione Liguria (D.G.R. n. 874 del 4/08/2006) e
Regione Veneto (proposta di legge regionale n. 174/2006 sull’immigrazione). Numerose sono le
tipologie di corso realizzate dagli Enti territoriali e da quelli locali, segno di profonda
diversificazione delle proposte e di scarsa attenzione alla definizione degli standard formativi: si
va dai percorsi formativi di 150 ore, sino a giungere a 1200 ore di formazione. Sussiste, inoltre,
anche il problema del riconoscimento di competenze acquisite dai cittadini stranieri nei vari
corsi di formazione regionale, soprattutto a fronte della loro rilevante mobilità sul suolo
nazionale, nonché il riconoscimento delle competenze acquisite nei contesti non formali e
informali dall’insieme dei mediatori di “fatto” che non hanno frequentato alcun tipo di percorso
formativo, ma che hanno sviluppato apprendimenti situati, strettamente derivati dall’esperienza
pratica realizzata sul campo .
RICONOSCIMENTO DELLA FIGURA PROFESSIONALE
La necessità di procedere al riconoscimento della figura professionale del mediatore
interculturale è stata già affrontata dalla seduta congiunta delle Commissioni Affari Comunitari e
Internazionali – “Flussi Migratori” e Politiche Sociali della Conferenza delle Regioni, che nella
seduta del 28 febbraio del 2007 ha approvato il “Documento sulle politiche migratorie”
recependo le osservazioni di ANCI e UPI in merito ad alcune questione ritenute prioritarie; fra
queste la richiesta di facilitare “il riconoscimento della figura professionale del mediatore/della
mediatrice interculturale, prevedendo, di intesa tra le Regioni, una regolamentazione omogenea
di tale figura”6.
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, in data 7 marzo del 2007, ha inoltre
approvato il “Documento sulle politiche migratorie” e lo ha trasmesso ai Ministri competenti con
l’esplicito obiettivo di contribuire alla riforma della normativa nazionale in materia di
immigrazione straniera. La necessità di potenziare e valorizzare la figura del mediatore
interculturale è stata a sua volta prevista dal Disegno di legge delega 2976 C della XV
Legislatura, Disciplina dell’immigrazione, che fissava i principi e i criteri con il quale il Governo
era delegato ad adottare, entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge e non prima del
gennaio 2008, un decreto legislativo di riforma del Testo unico delle disposizioni concernenti la
disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, D.Lgs. 286/1998. All’art. 1,
lettera o) della citata legge delega 2976 C, sono riproposte le questioni del rapporto tra
integrazione e mediazione nonché la necessità di definirne la figura professionale, al fine di:
“potenziare le misure dirette all’integrazione dei migranti, concepita come inclusione,
interazione e scambio e non come coabitazione tra comunità separate, con particolare riguardo
ai problemi delle seconde generazioni e delle donne anche attraverso la definizione della figura
e delle funzioni dei mediatori culturali”7.
Anche il CNEL, Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, nel riaffermare la necessità di
riconoscere la figura del mediatore interculturale, nel documento “Osservazioni e proposte sulle
6
CONFERENZA DELLE REGIONI, “Documento sulle politiche migratorie”, approvato in sede congiunta dalla
Commissione Affari Comunitari e Internazionali – “Flussi Migratori” e dalla Commissione Politiche Sociali nella
seduta del 28 febbraio del 2007.
7
Articolo 1, lettera o) del Disegno di legge delega 2976 C, Disciplina dell’immigrazione.
5
politiche per l’immigrazione”, dell’Assemblea del 19 luglio del 2006, alla proposta n° 6 stabilisce
che: “La mediazione culturale è una dimensione di tutte le politiche di integrazione, dall’accesso
ai servizi,all’inserimento lavorativo, alla promozione d’impresa, in particolare cooperativa e alle
prestazioni sociali ed è quindi da valorizzare nei diversi contesti. Sulla base della rilevante
esperienza negli EE.LL., nella scuola, nella sanità, nei servizi giudiziari ecc., che si sono avvalsi
dell’impegno dell’associazionismo e del terzo settore, si ritengono necessarie una definizione
da parte delle Regioni della figura del mediatore culturale in termini di profilo professionale, di
percorso formativo, di modalità di impiego e la promozione, soprattutto in punti chiave dei
servizi, del suo inserimento lavorativo da parte delle stesse Autonomie locali e delle
Amministrazioni centrali”8.
La questione del riconoscimento della figura professionale del mediatore interculturale, cruciale
nell’ambito delle politiche di integrazione sociale degli immigrati stranieri, solleva, fra l’altro, la
necessità di realizzare una coerente governance integrata tra Stato, Regioni e Province
autonome ed Enti locali nell’ambito dell’immigrazione straniera. La programmazione
dell’immigrazione straniera trova il suo fondamento giuridico nelle differenti competenze dello
Stato, Enti territoriali ed Enti locali: di competenza esclusiva dello Stato rientrano la
regolamentazione dell’ingresso e del soggiorno nel territorio della Repubblica, mentre agli Enti
territoriali e agli Enti locali fanno riferimento gli interventi relativi all’inclusione e integrazione
sociale dei cittadini stranieri. La demarcazione degli interventi riservati allo Stato e alle Regioni
in materia di immigrazione corre lungo la distinzione tra le cosiddette “politiche
dell’immigrazione”, che riguardano le misure relative alle condizioni di ingresso e di soggiorno
degli stranieri, e le “politiche di integrazione” - e tra queste rientrano anche quelle di mediazione
interculturale -, che riguardano le misure e le attività di inclusione sociale che si rivolgono a tutta
la popolazione residente e soggiornante e, quindi, anche agli stranieri ammessi a soggiornare
sul territorio italiano. E’ competenza esclusiva dello Stato l’insieme delle politiche
dell’immigrazione; mentre sono di competenza delle Regioni le politiche di integrazione, e tra
queste anche quelle della mediazione interculturale, che giuridicamente si configurano a titolo
concorrente od esclusivo, secondo un’articolazione basata su un duplice livello che garantisce
al livello regionale un intervento di tipo programmatorio e riserva al livello locale le attività
propriamente di erogazione e gestione dei servizi.
La distinzione degli ambiti di intervento dei diversi livelli territoriali non solo si basa sulla riforma
del Titolo V (2001), ma è singolarmente già tracciata dal D. Lgs n. 286 del 25 luglio 1998, Testo
unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione
giuridica dello straniero che attribuisce compiti significativi alle Regioni e agli Enti locali
nell’ambito degli interventi sociali da destinare agli immigrati stranieri. Collocandosi nel quadro
costituzionale precedente alla riforma del Titolo V, il T.U. sull’immigrazione, riconosce alle
Regioni la legittimazione a disciplinare, nelle materie di loro competenza - quale quelle descritte
dal già citato articolo 42 che prevede la figura del mediatore interculturale -, interventi a favore
dell’integrazione. E’ significativo, a tale proposito, quanto disposto dall’art. 1, comma 4, del
D.Lgs. 286/98, T.U. sull’immigrazione: “Nelle materie di competenza legislativa delle regioni,le
disposizioni del presente testo unico costituiscono principi fondamentali ai sensi dell’art. 117
della Costituzione. Per le materie di competenza delle regioni a statuto speciale e delle province
autonome,esse hanno il valore di norme fondamentali di riforma economico-sociale della
Repubblica” .
8
CNEL, Osservazioni e proposte. Le politiche per l’immigrazione, p.22, www.portalecnel.it
6
ATTIVITA’ PROMOSSE DALLE REGIONI E PROVINCE AUTONOME
E’ sulla base di questa complessità sistemica del quadro dell’immigrazione straniera e delle
figure professionali ad esso collegate e derivate, che la Provincia Autonoma di Bolzano ha
promosso e avviato il progetto interregionale “Interventi finalizzati alla qualificazione delle
competenze e delle figure professionali operanti nell’Area umanitaria – Operatore/trice di pace e
Mediatore/trice interculturale” che, attraverso la firma di un protocollo di intesa, vede la
partecipazione della Regione Campania, Regione Marche, Regione Piemonte, Regione
Toscana, Regione Umbria, Regione Sardegna e con il coordinamento tecnico di Tecnostruttura
per le Regioni, ha come fine di giungere al riconoscimento ufficiale e nazionale della figura
professionale del mediatore interculturale.
In collaborazione tra il Coordinamento Professioni ed il Comitato di pilotaggio del Progetto
Interregionale “Descrizione e certificazione per competenze e famiglie professionali”, si è
proceduto alla definizione e validazione tecnica dello standard professionale della figura
del mediatore interculturale (all. 1).
Il presente documento è il risultato del successivo confronto con i coordinamenti tecnici delle
Commissioni "Affari comunitari e internazionali", "Politiche sociali", "Istruzione, lavoro,
innovazione e ricerca", confronto che ha messo in luce l’esigenza di definire in seguito lo
standard formativo nazionale per la figura del mediatore interculturale.
7
Allegato 1.
DENOMINAZIONE
MEDIATORE INTERCULTURALE
DESCRIZIONE
Il mediatore interculturale è un operatore sociale che facilita la comunicazione tra individuo, famiglia e
comunità nell’ambito delle azioni volte a promuovere e facilitare l’integrazione sociale dei cittadini
immigrati. Svolge attività di mediazione e di informazione tra i cittadini immigrati e la società di
accoglienza favorendo la rimozione delle barriere culturali e linguistiche, la valorizzazione della cultura di
appartenenza, promuovendo la cultura dell’accoglienza, l´integrazione socio economica e la fruizione dei
diritti e l’osservanza dei doveri di cittadinanza.
Il mediatore interculturale facilita l’espressione dei bisogni dell’utente da un lato e delle caratteristiche,
risorse e vincoli del sistema d’offerta dall’altro, propone le prestazioni, collabora con gli Enti / gli operatori
dei servizi pubblici e privati affiancandoli nello svolgimento delle loro attività e partecipando alla
programmazione, progettazione, realizzazione e valutazione degli interventi.
Ha un'adeguata conoscenza della lingua italiana, una buona conoscenza della lingua madre o della
lingua veicolare scelta ai fini della mediazione e dei codici culturali sottesi del gruppo immigrato di
riferimento e dell’ambito situazionale in cui l’attività si svolge. È dotato di adeguate capacità comunicative,
di relazione e di gestione dei conflitti.
RIFERIMENTI A SISTEMI DI CLASSIFICAZIONE
Classificazione Internazionale delle Professioni ISCO 88 (COM)
3460 (Professioni intermedie del lavoro sociale)
Isfol - Repertorio delle Professioni: Attività associative — Mediatore culturale
AREE DI ATTIVITÀ
Effettuare intermediazione linguistica
• Interpretare la comunicazione verbale e non verbale
• Decodificare i codici della comunicazione e i sottintesi culturali
Attuare percorsi individualizzati di accompagnamento
• Supportare l’attività di orientamento e assistenza
• Fornire informazioni
• Proporre comportamenti favorenti l’autonomia dei beneficiari
• Collaborare all’attivazione di strategie di problem solving
Facilitare lo scambio tra immigrato e operatori / servizi / istituzioni / imprese del territorio di
riferimento
• Rielaborare avvisi, comunicazioni, materiali
• Informare gli operatori dei servizi e l’utenza straniera sui rispettivi usi, costumi e codici culturali
• Informare su vincoli, procedure e opportunità nell’accesso e utilizzo dei servizi
• Favorire condizioni di pari opportunità nell’accesso ai servizi
• Mediare nei conflitti di natura discriminatoria
Effettuare mediazione interculturale
• Preparare il contesto di realizzazione dell’intervento di mediazione con gli operatori dei servizi
• Sviluppare in accordo con gli enti in cui opera proposte e interventi di mediazione interculturale
• Presentare intervento di mediazione interculturale
• Svolgere attività di scambio tra culture
• Agire percorsi di mediazione di comunità
• Validare il progetto del servizio di mediazione interculturale
8
Effettuare mediazione interculturale all’interno del gruppo immigrato
• Diffondere i programmi a favore dell’inclusione e della cooperazione
• Promuovere la parità di genere e la cultura delle pari opportunità
• Orientare e valorizzare le seconde e terze generazioni
COMPETENZE
Analizzare bisogni e risorse dell’utente immigrato
• Far emergere esigenze e bisogni dell'immigrato
• Identificare criticità relative alla situazione dell'immigrato
• Aiutare l'utente nell’esplicitazione dei propri bisogni, sintomi ed esigenze
Analizzare contesto di intervento
• Individuare vincoli e opportunità dei contesti territoriali
• Rilevare informazioni sull’accesso ai servizi territoriali
• Definire strumenti e piani di intervento in collaborazione con gli operatori dei servizi
Orientare cittadino straniero
• Promuovere le identità dei singoli nel rispetto delle differenze
• Identificare bisogni della condizione migrante
• Diffondere i valori della cittadinanza e dell’integrazione
Progettare iniziative e strumenti di integrazione culturale all’interno dei differenti contesti di vita
• Definire aspetti chiave del servizio di mediazione
• Adeguare gli interventi offerti
• Definire l’offerta dei servizi mediazione e integrazione interculturale
• Programmare l’erogazione degli interventi alla persona
Mediare tra immigrati e istituzioni
• Coadiuvare strutture e servizi operanti nell'ambito di riferimento
• Affiancare le équipe sociosanitarie, educative - culturali, formative - lavoro e giuridico amministrative
• Partecipare a momenti di raccordo fra servizi e volontariato
• Sostenere contesti di collaborazione/integrazione
• Promuovere il dialogo interculturale
LIVELLO DI COMPLESSITÀ DI ESERCIZIO
La varietà dei contesti lavorativi in cui opera e la molteplicità dei compiti richiedono competenze di livello
medio-alto (con eventuale contestualizzazione e specializzazione in dipendenza dello specifico ambito di
lavoro). Autonomia e livello di responsabilità sono connesse al ruolo tecnico che svolge e ai contesti
organizzativi in cui si inserisce.
INFORMAZIONI DI CONTESTO
Il mediatore interculturale presta la propria opera presso istituzioni e organismi, sia pubblici che privati,
collaborando con gli operatori dei medesimi e affiancandoli nello svolgimento delle loro attività, nelle
situazioni in cui l’incontro tra culture o tradizioni differenti ne rende difficile la
realizzazione/pianificazione/fruizione.
Trova principalmente impiego nei servizi pubblici e privati di primo contatto: ufficio stranieri, anagrafe,
uffici di relazione con il pubblico, centri e servizi per l’impiego, uffici speciali per l’immigrazione,
commissariati di polizia, tribunali, carceri, centri di accoglienza, istituzioni formative, servizi sanitari, sociosanitari, sociali, socio-assistenziali, cooperative e associazioni che promuovono progetti di integrazione
socio-culturale.
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