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il coraggio di rischiare

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il coraggio di rischiare
www.confindustria.ud.it
Mensile - n.2, anno II
FEBBRAIO 2010
Spedizione in abbonamento
postale D.L. 27/02/2004 n° 46,
art. 1, comma 1, DCB UDINE
- Filiale di Udine Ferrovia
Tariffa R.O.C. (iscritti al registo
operatori comunicazione) ex
Tabella B
foto Michele Zuccato per 530mq.com
FOCUS
RINO
SNAIDERO
SCIENTIFIC
FOUNDATION
ASSOCIAZIONE
LA CONFERENZA
STAMPA
DI INIZIO ANNO
IL CORAGGIO DI RISCHIARE
IL CAMBIAMENTO COME OPPORTUNITA’:
INTERVISTA A ROBERTO SIAGRI,
PRESIDENTE DI EUROTECH
febbraio10
1
2
febbraio10
febbraio10
3
4
febbraio10
Editoriale
IL CAMBIAMENTO E’ POSSIBILE
Luci: “La ripresa ci sarà, ma continuerà la crisi. Aumenteranno
cioè i volumi della produzione, ma ci vorrà tempo prima di
tornare ai livelli da cui l’industria è precipitata nel 2009”
C
’è una tabella in particolare che ha destato allo stesso tempo ha saputo addirittura anticipare il cambiamento. Uno di questi è
impressione e preoccupazione tra quelle presentate venerdì sicuramente Roberto Siagri, ospite di una lunga ed interessante
15 gennaio a palazzo Torriani dal presidente di Confinduintervista nelle pagine che seguono. Altro che fuga di cervelli alstria Udine, Adriano Luci, nel corso della tradizionale conferenza
l’estero! Investendo su sé stesso, sulle sue intuizioni e sul territostampa di inizio anno: il grafico relativo alle tendenze dell’industria rio, l’ingegner Siagri ci dimostra come le idee camminino sempre
friulana con riferimento al periodo tra il primo trimestre 1995 e
con le gambe degli uomini e come anche nella piccola Amaro un
il terzo trimestre 2009. Il picco negativo coinciso con il 2009 fa
sogno possa tramutarsi in realtà.
venire i brividi se parametrato
Già perchè, non dimentichiaai quindici anni precedenti. Mai,
molo, il territorio del Friuli
in passato, si era registrata una
Venezia Giulia può fungere da
simile caduta: una diminuzione
valore aggiunto. Basterebbe
di produzione, ordini e vendite
solo rendersi conto della ricche ha indubbiamente scosso,
chezza – tra Università, Centri
ma non abbattuto l’economia
di ricerca e parchi tecnologici
made in Friuli.
– di cui la nostra Regione diSe ai giornalisti il presidente
spone sul fronte della ricerca
Luci ha potuto comunque
e dell’innovazione. A questo
trasmettere un messaggio di
elenco si è aggiunta di recente
fiducia per il 2010, pur con la
pure la destinataria del nostro
dovuta cautela (“La ripresa ci
focus di approfondimento, la
sarà, ma continuerà la crisi.
Rino Snaidero Scientific
Aumenteranno cioè i volumi
Foundation, con cui Confindella produzione, ma ci vorrà
dustria Udine ha sottoscritto un
molto tempo prima di tornare
accordo quinquennale che si
L’andamento delle tendenze dell’industria friulana,
ai livelli da cui l’industria è preesplicherà in attività di promodal 1° trimestre 1995 al 3° trimestre 2009
cipitata nel 2009”), il merito
zione di idee destinate a trava sicuramente attribuito agli
dursi in azioni di trasferimento
(in blu la produzione, in rosso gli ordini, in verde le vendite)
imprenditori friulani che, forse
industriale e in collaborazioni
meglio di molti loro colleghi itatra imprese su attività di ricerca
liani, hanno saputo tramutare le difficoltà oggettive della situazione e sperimentazione, anche al fine di promuovere processi di aggreeconomica in opportunità per rimettersi in discussione e guardare gazione.
avanti.
L’unione fa la forza, anche nell’innovazione.
In un mondo che cambia, tutti devono adeguarsi al cambiamento. Nell’industria friulana non mancano peraltro gli esempi di chi
Alfredo Longo
La scomparsa di UBALDO DE SIMON
A
ddio ad un altro pioniere di lungo corso dell’industria friulana. Ubaldo De Simon, fondatore
della F.I.S.A. (Fabbrica Italiana Sedili Autoferroviari) di Osoppo, è scomparso martedì 12 gennaio
all’età di 78 anni per un male presentatosi dieci
anni fa ma che non lo aveva comunque mai distolto
dall’azienda. Fu imprenditore dalla grande tenacia e
tempra morale. Neppure il sisma del 1976 lo piegò,
nonostante la distruzione completa dell’azienda.
Riuscì infatti in tempi record a far ripartire la produzione, trasferendo gli uffici in un prefabbricato.
L’industriale lascia la moglie Vanda, i figli Stefano
e Clara, che oggi sono alla guida dell’azienda, e i
fratelli Edda e Ilvo.
Con oltre un centinaio di persone impegnate tra
dipendenti e collaboratori esterni, con un’area produttiva di 10mila metri quadrati, F.I.S.A. srl è oggi
grande protagonista del mercato italiano dei sedili
per autobus, treni e veicoli industriali. Ne produce
circa 45mila all’anno. Fisa deve la sua crescita alla
concentrazione di sforzi ed investimenti nella progettazione, produzione e nella distribuzione.
“In questa azienda – aveva avuto modo di sottolineare il presidente di Confindustria Udine, Adriano
Luci intervenendo alla presentazione del progetto
“Sedile per Macchinista Ferroviario” - si respira
un’aria familiare che parte dall’uomo e dalle
sue capacità. La F.I.S.A. è un esempio di positiva
relazione con il territorio in cui tutti remano nella
stessa direzione”.
Ubaldo De Simon
febbraio10
5
n. 02
10
Foto Michele Zuccato
530mq.com
ROBERTO SIAGRI:
Il coraggio
di cambiare
“Anche noi come imprenditori saremmo
felici di avere gli ordini garantiti, invece
dobbiamo conquistarli giorno per giorno... tutti dovrebbero avere una mentalità
un po' più imprenditoriale di sé stessi...”
Realtà Industriale
Registrazione Tribunale di Udine
n. 24/99
Redazione
Direttore Responsabile
Alfredo Longo
e-mail: [email protected]
Società Editrice
Confindustria Udine
Largo Carlo Melzi, 2
33100 Udine, tel. 0432 2761
A questo numero
hanno collaborato
Carlo Tomaso Parmegiani
(caporedattore),
Arianna Arizzi, Giuseppe Carlini, Carla
Ciampalini, Paola Del Degan, Massimo
De Liva, Marco Di Blas, Alessandro
Fanutti, Livia Gori, Gino Grillo, Mauro
Filippo Grillone, Andrea Ioime, Ezio
Lugnani, Roberto Lunelli, Marcello
Orsatti, Franco Rosso, Paolo Sartor,
Paolo Tarabocchia, Alessandro Tonetti,
Eleonora Zoratto
per Gruppo Giovani Imprenditori:
Enrico Accettola (presidente), Giada
Bergamasco, Maria Cristina Novello
Progetto grafico ed impaginazione
AA Media
Mednarodni Prehod 6, Vrtojba, 5290
Sempeter (Slo)
presso Parco Tecnologico
e-mail: [email protected]
Fotoservizi
Foto copertina e intervista: Michele
Zuccato 530mq.com,
Altre foto: Anteprima, Archivio
Immagini Fvg, Roberto Del Fabro,
Diego Gasperi, De Nardo
Concessionaria per la pubblicità
Scripta Manent srl
v.le della Vittoria 13
33100 Udine - tel. 0432 505900
e-mail: [email protected]
FEBBRAIO 10
CONTENUTI
08 Intervista
Roberto Siagri: puntare meno sulle
sicurezze e più sulle opportunità
46 Obiettivo Montagna
Pigna Envelopes, la busta “paga”
14 Focus
Rino Snaidero Scientific Foundation
48 Obiettivo Nordest
Venezia, Olimpiadi per il Nordest
18 Aziende Flash
50 Obiettivo Austria
Per l’ottimismo c’è tempo
23 Aziende
Tecnomaster
Tau System - C.M.B. Solutions
Friuli Elettroimpianti
28 Pari Opportunità
Premio “rosa” per le “buone pratiche”
febbraio10
51 Obiettivo Trasporti
Nuovo orario ferroviario
30 Analisi
Ripresa lenta senza occupazione
54 Fisco
Finanziaria 2010, legge senz’anima
Convegno sull’Iva estero
32 Inizio anno
Il presidente Luci saluta il 2010
58 Logistica
Non solo annunci
34 Internazionalizzazione
Focus sul “made in Italy”
59 Regione
Novità e strategie per il 2010
36 Alimentari e bevande
Molini e dolciarie
60 Gente di Udine
Alberto Missoni, torte finte
per i negozi Benetton
37 Gruppi
Conviviale
61 Friuli nel Mondo
Kaiatani, guesthouse da sogno in Africa
38 Professioni
Risposte alla crisi
62 Libri
39 Web
63 Sport
Cuore friulano alle Olimpiadi
40 Formazione
Programma corsi febbraio 2010
64 Agrodolce
41 Indagine rapida CSC
66 A proposito di...
... Innovazione
42 Giovani Imprenditori
entre eravamo in fase di stampa ci ha
raggiunto la notizia della scomparsa
di Riccardo Di Tommaso, fondatore e
amministratore delegato del Gruppo Bernardi,
uno dei marchi protagonisti della grande
distribuzione nel settore dell’abbigliamento.
Di Tommaso aveva iniziato la sua attività nel
6
52 Obiettivo Internazionalizzazione
News dall’Est Europa
26 Botta & Risposta
Renato Paron (Ceu)
Il ricordo di
RICCARDO DI TOMMASO
M
51 Obiettivo Serbia
L’azione diretta di Confindustria Udine
1975 aprendo un negozio con la madre, Teresa
Bernardi, a San Giorgio di Nogaro. Ora l’azienda
di Ronchis ha un fatturato oltre i 200 milioni di
euro e conta negozi aperti in tutta Italia, oltre che
nell’Est Europa e in Medio Oriente. L’ultimo é
stato inaugurato nel maggio scorso nella città di
Sulaymaniyah, nel Kurdistan iracheno.
“Di Tommaso – è il ricordo di Adriano Luci,
presidente di Confindustria Udine - è un
imprenditore che ha mostrato un grande intuito
e un grande coraggio. In un settore particolare
quale quello della grande distribuzione è
stato un innovatore sia per quanto concerne
l’articolazione del sistema distributivo sia per
quanto riguarda la costruzione della filiera
produttiva a monte. Grazie alle sue indubbie
capacità è riuscito a dare una dimensione
internazionale al suo gruppo con iniziative
in Paesi lontani e apparentemente poco
profittevoli; scelte che si sono rivelate azzeccate
e che hanno contribuito a diffondere l’immagine
positiva del Friuli nel mondo”.
www.confindustria.ud.it
febbraio10
7
Economia
Intervista
ROBERTO SIAGRI
IL CAMBIAMENTO
COME OPPORTUNITA’
di Carlo Tomaso Parmegiani
I
ncontrando Roberto Siagri, co-fondatore, presidente e amministratore delegato
di Eurotech, si capisce fino dall'inizio
cosa gli abbia permesso di creare dal nulla
il gruppo di Amaro e portarlo ad essere
l'azienda friulana che più è cresciuta nell'ultimo decennio, affermandosi e realizzando
acquisizioni sui mercati di mezzo mondo:
oltre alla passione per il proprio lavoro,
in lui si notano subito, infatti, l'amore per
l'analisi e il ragionamento, la curiosità verso
gli altri e verso il mondo che lo circonda, la
capacità di concepire il rischio come opportunità, il coraggio di andare contro corrente
affermando punti di vista “scomodi”, una
fiducia nel futuro che pare incrollabile. Nel
suo moderno e bell'ufficio di Amaro, in una
piacevole intervista-fiume, ci ha illustrato la
sua weltanschauung.
Presidente Siagri qual è stato il segreto per arrivare dal niente a creare
un’azienda di successo e quotata in
borsa come Eurotech?
Innanzitutto un periodo di crisi. Se, infatti,
nel 1992 non ci fosse stata una crisi, io e
gli altri fondatori di Eurotech non ci saremmo messi in discussione come persone.
La crisi, quindi, è stato il catalizzatore che ci
ha fatto partire in quest'avventura. Credo,
poi, che uno abbia nel sangue la capacità
di guardare al mondo in termini di opportunità, più che di sicurezza. Il che è, poi,
anche la chiave con la quale, secondo me,
dobbiamo guardare all'interpretazione della
situazione attuale.
In che senso?
Nel senso che se rimaniamo schiavi del
tema della sicurezza, che è quello dominante in Italia con il mito del posto fisso,
non riusciremo a dare una chiave di lettura
corretta al grande cambiamento che stia-
Nelle foto, Roberto Siagri (foto Michele
Zuccato 530mq.com, anche nelle pagine
successive) ed alcuni scatti di archivio
della Eurotech di Amaro
8
febbraio10
mo vivendo. Dobbiamo, cioè, guardare al
cambiamento come opportunità, dando
ai giovani messaggi diversi da quelli che
stiamo dando. Senza rischio e un po' di
fortuna (che, però, bisogna avere il coraggio di andarsi a cercare) non ci sono
possibilità di crescita e di successo. In realtà imprenditore lo sono diventato un po'
per forza: dopo la laurea in fisica a Trieste,
infatti, la mia più grande ambizione era fare
il ricercatore. Mi accorsi però, ben presto,
che la carriera universitaria mi avrebbe costretto ad appoggiarmi ancora per un po' di
anni ai miei genitori che avevano già fatto
tanti sacrifici per mantenere due figli agli
studi. In quel momento, poi, non capivo
che andando all'estero avrei potuto trovare
una situazione diversa e, invero, nessuno
mi aiutò a scoprirlo. D'altra parte si sa che
allora, come oggi, all'università c'erano possibilità di carriera per alcuni e non per altri.
Anche oggi ci sono ricercatori che
sono “bloccati“ da quindici anni e meriterebbero di essere
ordinari, ma non
lo diventano
solo perché
non hanno
seguito
le “strade
giuste”. É il
Economia
Intervista
ben noto problema del nostro Paese che
fa fatica a valorizzare i talenti, a premiare il
merito. Se ne parla tanto, ma si fa poco.
Foto De Nardo
Quando potranno cambiare le cose?
Nell'università italiana, probabilmente
quando si abolirà il valore legale del titolo
di studio; quando, quindi, non sarà più
indifferente frequentare un'università piuttosto che un'altra.
Un’abolizione che è stata una promessa elettorale di entrambi gli
schieramenti...
Certo... Il problema è, però, che siamo
troppo prigionieri della sicurezza. Anche
noi come imprenditori saremmo felici di
avere gli ordini garantiti, invece dobbiamo
conquistarli giorno per giorno. Bisogna
allora cominciare a pensare non ad avere il
posto di lavoro garantito a vita, ma a cosa
fare per mantenere il posto di lavoro che
si ha. Insomma, tutti dovrebbero avere una
mentalità un po' più imprenditoriale di sé
stessi.
La mancanza dell'abitudine a concepirsi come “imprenditori di sé stessi“,
è una questione culturale, o un'attitudine psicologica che manca agli
italiani?
Direi che è una questione culturale del
Paese, che non si potrà cambiare in breve.
Noi, infatti, siamo stati toccati marginalmente dalla riforma luterana e protestante
grazie alla quale diventa importante il comportamento virtuoso del singolo individuo,
dove quest'ultimo diventa un modello da
imitare e dove non c'è la confessione, non
c'è qualcuno che ti assolve e ti perdona su
base personale qualunque cosa tu abbia
fatto.
La sua sembra una critica alla chiesa
cattolica. Non teme di diventare impopolare?
In realtà non è una critica, è un'osservazione di fatti e comportamenti, comunque ci
sono grandi cambiamenti anche all'interno
del cattolicesimo, basti guardare sia alla
spinta data al tema della sussidiarietà che
all'ultima enciclica. E' ovvio che sarebbe
bello vivere in un mondo sicuro, nel quale
tutti perdonano i tuoi errori, ma di fronte
alla globalizzazione non si può ragionare
così, bisogna andarsi a cercare le opportunità. Se si cerca di rinchiudersi nelle proprie
sicurezze, si è finiti. C'è uno studio fatto
negli Stati Uniti che ha messo in relazione
l'atteggiamento di apertura e fiducia negli
altri dei diversi Paesi e la crescita del Pil
che ha dimostrato che i Paesi dove c'è una
maggiore sfiducia verso l'esterno (spesso
dettata dalla presenza di culture – che
spesso sono culture religiose – più chiuse)
la crescita è minore. In realtà nel Nord Italia
che è stato maggiormente contagiato dal
contatto con le culture nordiche siamo
messi abbastanza bene, mentre in altre
zone come i Paesi latini, quelli islamici,
ecc. dove c'è scarsa fiducia negli altri, il Pil
cresce meno. Basta andare negli Usa per
capire come tendenzialmente l'approccio
verso gli altri nelle trattative economiche
è di apertura e fiducia. Mentre da noi impera il detto “fidarsi è bene, non fidarsi è
meglio“.
La nostra propensione alla sicurezza,
a non fidarci, non ci ha, però, aiutato
a salvarci dalla crisi?
Ciò è probabilmente vero. Il problema è,
però, che ci danneggia nel momento della
ripresa. In realtà non esiste il bianco e il
nero, ma bisogna cercare il giusto mix. La
ricetta magica non ce l'ha nessuno, sicuramente, però oggi abbiamo bisogno di incentivare di più al rischio. Bisogna, inoltre,
cambiare l'atteggiamento culturale verso gli
imprenditori.
In che modo?
Cominciando a considerarli come figure
positive. Basti pensare che se uno guarda
i flussi dei posti di lavoro netti negli Usa,
scopre che sono in gran parte generati
da imprese con meno di cinque anni. Ciò
vuol dire che il ruolo di chi comincia a fare
impresa è fondamentale. Non puntare
sulle nuove imprese è come non puntare
sui giovani. Il che, invece, è fondamentale
soprattutto in un momento di crisi, perché
la crisi può essere superata solo grazie a
chi sa vederla come opportunità, come
possibilità di ideare nuove cose.
Com'è successo che un Paese che fu
di fortissima emigrazione e, quindi,
di persone che avevano il coraggio di
andarsi a cercare nuove opportunità,
si è trasformato in un Paese dove
spesso la gente rinuncia al lavoro
pur di non doversi spostare di pochi
chilometri?
Dipende proprio dal fatto che abbiamo
creato un mito della sicurezza che ci porta
a spaventarci di tutto ciò che è lontano
da noi. Credo, invece, che oggi per un
giovane sia quanto mai necessario cercare
esperienze fuori dalla propria città, dal proprio Paese, confrontarsi con le altre culture,
con diversi modi di pensare. Solo, infatti,
guardando le cose da nuovi punti di vista
si crea vera innovazione. In questo senso è
fondamentale che l'università, anche quella
di Udine, non sia solo un contenitore delle
intelligenze di un dato luogo, nello specifico del Friuli, ma abbia la capacità di attrarre
intelligenze dall'esterno per stimolare una
contaminazione positiva. Non bisogna negare la possibilità a chi vuole di studiare il
friulano, ma bisogna assolutamente studiare l'inglese e, purtroppo, non solo l'inglese.
Invece, mi sembra che stiano prevalendo
messaggi di chiusura.
I messaggi di chiusura, però, sembrano avere molta presa sull'opinione
pubblica e rendere molto in termini
elettorali...
Certo, perché sono più facili. Così, infatti,
alla gente sembra di essere più sicura, ma
è solo un'impressione: i cinesi avevano
costruito la grande muraglia, ma i barbari
sono entrati ugualmente e hanno cambiato il mondo. Questo dimostra che è inutile
opporsi al cambiamento, bisogna cercare
di guidarlo. La cosa bella dell'innovazione
febbraio10
9
Economia
Intervista
è che ti consente di portare nel futuro solo
ciò che accetti di lasciar contaminare; quello, invece, che vuoi proteggere e chiudere
a tutti i costi rimarrà nel passato. Un esempio è dato proprio dall'inglese, che è diventata la lingua universale anche perché non
è più l'inglese dei puristi, ma una lingua
che si è lasciata contaminare (la chiamano
globish) dagli apporti di tutti coloro che la
parlano. A volersi chiudere troppo, invece,
si finisce come le antiche famiglie nobili
che a forza di sposarsi fra di loro hanno
indebolito la specie; si rischia l'incesto. Ciò,
ovviamente, non vuol dire che si debbano abbattere le reti di protezione sociale,
come gli ammortizzatori, la sanità e così
via, che sono importanti per tutti, ma che
bisogna cominciare a guardare al rischio e
a chi intraprende in modo positivo.
Secondo lei, però, in Italia, in questo
Paese che vive di protezioni, quanti
dei suoi colleghi sono imprenditori
veri e quanti, invece, “imprenditori
protetti”?
Anche questo è un aspetto che sta mutando. Se qualche decennio fa mi avesse
chiamato imprenditore avrebbe potuto
offendermi, perché a quei tempi l'imprenditore non era visto in maniera positiva,
anche perché vivevamo in un capitalismo
industriale e di Stato con molte situazioni
di scarsa concorrenza. Oggi, però, le cose
sono molte cambiate. Stiamo passando a
un capitalismo veramente imprenditoriale.
Il primo passo importantissimo da questo
punto di vista è stato l'abbattimento delle
barriere doganali. La progressiva armonizzazione delle norme a livello europeo e
internazionale, sta, inoltre, facendo sì che
diminuiscano sempre di più le protezioni
normative sui mercati interni. Ci sono ancora, tuttavia, ostacoli a una diffusione del
capitalismo imprenditoriale.
Quali?
Il primo fra tutti è il modo in cui sono
concepite le gare pubbliche, soprattutto in
Europa. Se, infatti, si mette un limite minimo di dimensione, di fatturato o di esperienza, per consentire a una data azienda
di partecipare a una gara, si escludono
automaticamente le nuove imprese e si
impedisce loro di crescere. Negli Usa la
situazione è completamente diversa: esistono addirittura gare pubbliche che sono
riservate alle Pmi, perché gli statunitensi si
sono resi conto, come spiegavo prima, che
è soprattutto dalle aziende piccole e nuove
che viene la maggior capacità di creare
nuovi posti di lavoro. Per lo stesso motivo
negli Usa, nelle gare pubbliche, alle Pmi è
consentito di partecipare (e vincere) anche
con prezzi più alti di quelli proposti dalle
grandi imprese.
10
febbraio10
Un altro problema è dato dal fatto che il
mercato interno all'Ue, a differenza di quello Usa, è ancora molto frammentato per
motivi culturali, linguistici, infrastrutturali (si
pensi ai differenti costi di trasporto interni)
ed è sottoposto ancora a troppe normative
nazionali diverse. In altre parole un italiano
non ha la stessa facilità a concorrere a una
gara in Svezia che un californiano trova nel
partecipare a un bando in New Jersey.
Quanto ha a che vedere tutto ciò con
il superamento della crisi?
Molto, perché se si vuole avviare veramente la ripresa bisogna che i grandi
investimenti pubblici arrivino velocemente
alle piccole e medie imprese, che sono
quelle che hanno la maggiore capacità di
reazione e di creazione di posti di lavoro a
breve. Non è l'investimento colossale in sé
a generare posti di lavoro. Conta molto di
più dove arriva l'investimento. In tal senso,
secondo me, hanno ragione gli statunitensi
che hanno deciso di finanziare subito l'avvio e il completamento di progetti già fatti,
gli acquisti di prodotti già sviluppati, perché
cosi si sparpagliano subito su tutta la filiera
gli effetti benefici. Se si finanziano, invece,
“cose” che devono essere ancora progettate, prima che se ne abbia un ritorno effettivo, passa troppo tempo.
I maligni sospettano che il fatto che
le gare pubbliche siano prevalentemente riservati ai grandi sia dovuto
alla maggior capacità degli stessi di
poter, ove richiesto, “ungere le ruote”...
Sulla base della mia esperienza non posso
darle una risposta al riguardo. Certamente,
però, il fenomeno delle gare, così com'è,
qualcosa di strano ce l'ha. Non funziona
bene. Bisogna trovare metodi di selezione
diversi che consentano l'accesso alle Pmi
in modi rapidi e semplici. Bisogna, inoltre,
che le aziende possano partecipare alle
gare in utile e non in perdita.
Vuol dire che è contrario alle gare al
massimo ribasso?
Economia
Intervista
Non credo sia il sistema migliore. Credo
che sia meglio quello del valore medio.
Al di là di questi problemi, non pensa
che forse sia l'intero modello economico a dover essere ripensato?
Se possiamo dare per acquisito che al
momento il capitalismo è il sistema che
funziona meno peggio degli altri, più in
generale, però, il problema è che dobbiamo scegliere fra buono e cattivo capitalismo. Per poter avere un buon capitalismo,
come sostiene il
presidente della
Kauffman Foundation Carl J.
Schramm, dobbiamo trovare il
giusto livello di
integrazione tra
università, Pmi,
grandi imprese
e Stato. Mentre
in un sistema
come quello ita-
liano abbiamo un’equazione fatta da Stato,
grande impresa e grande sindacato, che
lascia fuori Pmi e università; ma è proprio
dalle università e dalle Pmi che nasce la
gran parte dell'innovazione. Serve, dunque,
capire che le dinamiche sono cambiate,
che non si può restare ancorati a schemi
vecchi e che una funzione dell'università
come generatrice di possibilità per il futuro
è imprescindibile per far partire nuove piccole e medie imprese. Insomma bisogna
che il sistema faccia ritrovare ai giovani
la perduta capacità di sognare perché, come disse
Walt Disney, senza sogni
non si costruisce il futuro.
Alla base della creazione
di un'impresa più che la
voglia di guadagno (che
è una conseguenza, una
dimostrazione di capacità),
c'è sempre un sogno.
L'innovazione nasce
nelle Pmi e per innovare servono i sogni, ma
serve anche la ricerca
e in Italia se ne fa ben
poca...
A tale riguardo bisogna che
si comprenda che la vera
ricerca non la possono fare
le imprese perché richiede
investimenti a troppo lungo
termine, ma devono farla
gli Stati e le universit
università. Il punto è consentire un facile flusso di risorse dai privati alle
università. Supponiamo, ad esempio, che
ogni impresa del Friuli dia annualmente
10mila euro all'Università di Udine. Solo
con gli associati di Confindustria Udine
arriverebbero più di 10milioni di euro.
Perché non succede?
Perché i due sistemi fanno fatica a parlarsi, a incrociarsi. Bisogna che qualcuno
cominci a mettere in moto la ruota e questo, generalmente, spetta agli Stati con le
leggi e con l'utilizzo dei soldi delle tasse.
Se, tornando a quanto dicevo all'inizio, si
togliesse il valore legale del titolo di studio,
alle università si toglierebbero sicurezze
e queste sarebbero costrette ad andare a
cercarsi le opportunità, il che vuol dire a
guadagnarsi i finanziamenti dei privati.
Un altro grande problema è che dall'equazione del Paese dobbiamo togliere il sindacato che oggi tende a proteggere solo
chi è già garantito. Il Pil statunitense ripartì
solo dopo che il sindacato passò dal 40%
al 12%. Oggi, da noi, i sindacati sono un
blocco per lo sviluppo nel pubblico e nel
privato.
Foto Michele Zuccato 530mq.com
Fra i sindacati comprende anche Con-
findustria?
É una bella domanda, credo che, se non
altro per correttezza, dovremmo comprendere nel problema anche tutti questi grandi attori che hanno un peso così forte nel
nostro sistema economico.
Non crede che per stimolare l'imprenditorialità andrebbe cambiata anche
la legge sul fallimento?
Sicuro. Bisognerebbe capire che le aziende
possono anche andare male e che questo
non dipende necessariamente da “colpe”
dell'imprenditore. Quello che è paradossale è che persone che rischiano del proprio,
per il benessere della nazione, e che danno lavoro ad altre persone, se vanno male
perdono i diritti. Ci sono, invece, politici
che, anche se sbagliano, basta che portino a termine una legislatura e hanno la
pensione a vita. Questa è una cultura che
promuove i furbi, mentre bisogna creare
una cultura per la quale anche chi copia a
scuola non sia guardato come un “dritto”,
ma come uno che si comporta nel modo
sbagliato.
In questa situazione le viene mai la
voglia di trasferirsi all'estero?
No. Nonostante sostenga che è necessario
andare in giro a vedere il mondo, sono
anche convinto che sia giusto credere nel
proprio Paese, così come si crede nella
propria impresa. Sono, inoltre, convinto
che l'integrazione europea ci porterà modelli sempre più virtuosi.
Sono però in tanti quelli che decidono di lasciare il nostro Paese. C'è la
cosiddetta fuga dei cervelli. Da cosa
dipende?
Dal fatto che i cervelli vanno dove ci sono i
soldi e ambienti positivi che creano e danno soddisfazione. L'Italia soffre di una cronica incapacità di attrarre capitali. In questo
Paese, infatti, chi vuole fare impresa ha a
che fare con tali e tanti ostacoli, che solo
chi ci è nato può pensare di mettere in
piedi un'azienda in Italia. Torniamo al fatto
che bisogna dare un reale valore sociale
all'imprenditore e all'impresa. In tal senso,
bisognerebbe fare in modo che chi investe,
rischiando, in nuove attività, soprattutto in
zone svantaggiate, possa contare su agevolazioni fiscali che riconoscano, ad esempio,
la detraibilità dalle tasse di una parte di
quanto investito nel caso in cui la nuova
impresa non si rivelasse fruttuosa.
La vostra azienda ha scelto di quotarsi in borsa. Perché in Italia sono così
poche le aziende quotate?
Poiché la gran parte del nostro capitalismo
è ancora di tipo familiare e sono pochi
gli imprenditori che hanno interesse a
febbraio10
11
Economia
Intervista
rischiare di perdere peso all'interno delle
proprie aziende. Per noi, invece, la borsa è
stata un'occasione per crescere. Ci ha dato
l'opportunità di fare importanti acquisizioni
all'estero che, non avendo capitali familiari
alle spalle, non avremmo potuto realizzare
altrimenti. Certamente, però, in questo
Paese dovremmo interrogarci sul perché
le nostre aziende hanno tante difficoltà a
quotarsi e anche su come mai siano così
poche le aziende che diventano grandi.
Personalmente credo che dipenda sia dal
fatto che il sistema nel suo complesso non
ti aiuta a crescere, sia dalla complessiva
mancanza di trasparenza del sistema. Gli
americani mi hanno insegnato che se si
vuol crescere non bisogna avere scheletri
negli armadi, mentre penso che in Italia
le aziende abbiano troppi scheletri negli
armadi. Per noi l'insegnamento del private
equity che ci ha obbligato a essere molto
trasparenti è stato fondamentale per poter
successivamente entrare in borsa.
Consiglierebbe, dunque, ai suoi colleghi di non aver paura di aprire le
proprie aziende ad apporti esterni, al
private equity?
Certo, anche se ovviamente sono operazioni che vanno fatte con calma, scegliendo bene chi ci si “tira in casa” perché
anche i private equity non sono tutti uguali. D'altra parte, però, un private equity ti
costringe a crescere, a migliorare e a capire
che il valore primario, quello da salvaguardare, è l'impresa con il suo know how, non
la sua proprietà. Per fare un parallelo il valore di un quadro di Picasso è nel quadro e
in Picasso, non nel proprietario del quadro.
Ovviamente chi possiede il quadro ha il
diritto e il dovere di proteggerlo.
Lei insiste sulla necessità di aprirsi
al mondo, ma molti sostengono che
questa crisi è proprio un frutto della
globalizzazione, del mondo che si è
troppo aperto. Cosa ne pensa?
Che è l'esatto contrario. Questa crisi dimostra che la globalizzazione funziona. Infatti,
ci ha portato dal G8 al G20, rendendoci
tutti più responsabili. Insegnandoci che
nessuno può più chiamarsi fuori. La demonizzazione della globalizzazione fa il paio
con quella delle multinazionali e quella
sulle stock options, e sono tutte insensate.
Le multinazionali, proprio perché lavorano
ovunque e hanno azionisti ovunque, sono
costrette a essere molto più responsabili.
Le stock options, invece, sono uno strumento che può funzionare molto bene e
aiutare le imprese a crescere consentendo
loro di assumere collaboratori di livello
che altrimenti non potrebbero permettersi,
coinvolgendoli nella crescita aziendale.
12
febbraio10
Quindi non
è vero che le
stock options
sono una delle
cause della crisi
perché hanno
spinto i dirigenti a interessarsi
eccessivamente
dei risultati di
breve termine,
trascurando il
lungo periodo?
Questo è stato un
effetto perverso
nel settore finanziario dove si sono
viste stock options
immorali e assurde come quelle
retrodatate, o le
cosiddette stock
grant, ovvero stock
options date a un
valore ridicolo che
garantiscono un
guadagno quasi
certo a prescindere dai risultati del
titolo, o ancora
quelle date su
tempi troppo brevi
per valutare il
reale apporto dei
manager all'andamento aziendale.
Ritiene che
quanto si sta
facendo per la
creazione di
nuove imprese e per far incontrare
aziende e ricerca, Start Cup, Friuli
Innovazione, Agemont, Area e le tante iniziative simili sparse in tutto il
Paese, vadano nella direzione giusta
o servano, come talvolta sembra, a
creare “poltrone” e “occasioni per
apparire in fotografia”?
Sono realtà interessanti che, però, salvo
alcune eccezioni, non stanno funzionando
per gli scopi che si sono prefisse. Ciò accade perché in realtà non esiste una strategia
di fondo. Esiste un apparire, una moda, ma
non c'è un'impostazione di fondo, un modello di sviluppo. C'è un tentativo di “emersione imprenditoriale” che può essere
funzionale alla creazione di una cultura nel
Paese, ma che è troppo lento, non compatibile con i tempi dell'economia. Servono
strategie molto più raffinate che diano
risultati in tempi più brevi. Inoltre queste
iniziative dovrebbero essere finanziate con
fondi privati, mentre al pubblico bisognerebbe chiedere di creare le condizioni otti-
Foto Michele Zuccato 530mq.com
mali, comprese quelle fiscali, per agevolare
la nascita e la crescita di imprese.
Per concludere, si parla molto di riforma fiscale. Ritiene che potrebbe
aiutare la ripresa?
Credo che potrebbe essere utile, ma da un
lato non so se ce la possiamo permettere,
visto il debito pubblico, dall'altro penso che
più del livello delle aliquote conti l'uso che
lo Stato fa delle nostre tasse. Se avessimo
un sistema efficiente e funzionante, pagheremmo tutti più volentieri le imposte.
Penso, inoltre, che in questo momento
sarebbe più importante eliminare le troppe
inefficienze del sistema a cominciare dai
tempi di pagamento delle amministrazioni
pubbliche. Sa quanta liquidità verrebbe
immessa nel sistema se il pubblico comprimesse i suoi tempi di pagamento in
sessanta giorni? Negli Usa e negli altri Paesi
in cui lavoriamo i tempi di pagamento si
negoziano in giorni, non i mesi come in
Italia! E la differenza si vede!
febbraio10
13
Economia
Focus
RINO SNAIDERO SCIENTIFIC FOUNDATION
UN’OCCASIONE CONCRETA
DI CRESCITA DEL TERRITORIO
I
l presidente di Confindustria Udine, Adriano Luci e la vicepresidente della Rino Snaidero Scientific Foundation
(www.snaiderofoundation.org), Elvia Snaidero hanno
sottoscritto recentemente a palazzo Torriani un accordo di collaborazione quinquennale finalizzato allo sviluppo dell’innovazione presso le aziende industriali friulane che potrà esplicarsi
in attività di promozione di idee destinate a tradursi in azioni di
trasferimento industriale e in collaborazioni tra imprese su attività di ricerca e sperimentazione, anche al fine di promuovere
processi di aggregazione. L’obiettivo è di aiutare la crescita delle
imprese associate coinvolgendole in progetti di innovazione stimolati dalla dalle idee innovative generate all’interno della Fondazione. Realtà industriale attraverso alcuni contributi e interviste
ha approfondito i contenuti dell’accordo, la realtà attuale della
Fondazione e le sue prospettive future.
MARCO VITALE,
presidente della Rino
Snaidero Scientific
Foundation
Professor Vitale, quali sono gli obiettivi della
Fondazione?
La fondazione nasce per ricordare il grande imprenditore friulano Rino Snaidero, ma non per
un’azienda o nell’ambito di un’azienda. E’, infatti,
stata concepita da subito come veicolo per collaborare all’innovazione sul territorio. Quindi, la Fondazione nasce con una pluralità di soggetti e con
un approccio aperto alle collaborazioni. L’obiettivo
fondamentale della Fondazione si basa sulla constatazione che l’innovazione è fondamentale, ancor
di più durante e dopo la crisi. La risposta migliore
alla crisi è, infatti, l’innovazione, il miglioramento
continuo. La sfida dell’innovazione è, però, talmente grande e complessa che non è più solo un fatto
individuale, soggettivo. Ormai l’innovazione è di
territorio e, quindi, è necessario trovare sedi dove
imprese, università, centri di ricerca attivi dentro e
fuori dal territorio possano collaborare. In tal senso,
pensiamo che la localizzazione della Fondazione
sia particolarmente felice perché il Friuli ha una sua
vocazione all’internazionalità e all’integrazione di
diversi soggetti.
Tutti qui, però, dicono che in Friuli c’è poco
14
febbraio10
Elvia Snaidero e Adriano Luci
spirito di collaborazione?
Questo è un refrain che sento in ogni angolo del
Paese, in parte è un vezzo, in parte è una realtà
legata all’individualismo tipico degli italiani, ma
che è facilmente modificabile: basta cominciare a
collaborare.
Qual è il ruolo dell’accordo con Confindustria
Udine?
Quello di ampliare in maniera significativa le possibilità di collaborazione perché le imprese restano
la forza portante del disegno della Fondazione che
non è un centro di studi o di formazione, ma un
centro dal quale devono uscire idee organizzate
in modo tale da essere utili per le imprese nel
campo dell’abitare e del vivere la casa, sul quale
si incrociano molti temi diversi e il lavoro di molti
settori industriali. Il nostro metodo che prevede la
presenza fissa di un gruppo di giovani ricercatori
impegnati su temi abbastanza “aperti”, dai quali
fare emergere una serie di progetti la cui fattibilità
è successivamente verificata insieme alle imprese,
è un metodo molto innovativo e poco comune in
Italia, ma che noi riteniamo molto valido.
Come selezionate i giovani ricercatori della
Fondazione?
Prevalentemente attraverso segnalazioni dei loro
professori. Grazie alla Fondazione essi hanno una
possibilità di trovare lavoro stabile e di ottimo
livello, nel quale possono fare esperienze molto
importanti.
ADRIANO LUCI,
presidente Confindustria
Udine
Marco Vitale
Presidente Luci, quali motivi vi hanno spinto ha
sottoscrivere la convenzione con la Rino Snaidero
Scientific Foundation?
Abbiamo ritenuto molto valida la scelta di un gran-
Economia
Focus
de gruppo come la Snaidero di guardare al futuro
impegnandosi nella ricerca e coinvolgendo non
solo enti di ricerca e università, ma anche altri soggetti privati. Crediamo che la Fondazione costituisca
un’occasione di crescita e di sviluppo per tutto il
territorio, con la possibilità di riversare i suoi effetti
positivi anche sul tessuto delle piccole e medie
imprese, avvicinandolo al mondo della ricerca e
dell’università E’, poi, assai positivo anche il fatto
che la Fondazione stia dando la possibilità a tanti
giovani ricercatori di portare avanti le proprie idee e
le proprie ricerche.
Quale sarà il ruolo di Confindustria Udine in
questo contesto?
A noi spetterà il compito di rendere il terreno più
fertile affinché le imprese e gli imprenditori si avvicinino alla Fondazione e alla ricerca. Ci occuperemo,
inoltre, della diffusione delle opportunità di trasformazione industriale di idee progettuali maturate
all’interno della Fondazione e di selezione delle
imprese che possano essere coinvolte. L’Associazione, infine, si farà carico di essere il catalizzatore
di esigenze di innovazione che potrebbero essere
approfondite e sviluppate dalla Fondazione.
La Fondazione punta principalmente sulle
ricerche nel campo della domotica e del
living. In che modo questo specifico campo
può essere utile al territorio?
Sia per il fatto che sono numerose le nostre aziende
che possono essere interessate a sviluppi in quei
campi specifici, sia perché la ricerca si rivela spesso
utile anche per settori diversi da quelli in cui è stata
sviluppata.
Vi attendete una buona adesione ai progetti
della Fondazione da parte delle aziende
associate?
Ci sono già diverse aziende che hanno aderito e
ciò è indubbiamente positivo. Pensiamo, però,
che nel prossimo futuro, anche grazie alla nostra
azione promozionale, potranno essere ancor più
numerose le imprese interessate a collaborare con
la Fondazione.
EDI SNAIDERO,
presidente Gruppo
Snaidero
Presidente Snaidero, quali sono state le
motivazioni che vi hanno spinto a creare la
Fondazione?
L’idea della Fondazione era nata ancora prima che
mancasse nostro papà. Dopo la sua scomparsa abbiamo ritenuto che proprio creare una Fondazione
dedita alla ricerca fosse il modo più giusto di ricordarlo. Nostro padre, infatti, era una persona molto
creativa e di grande sensibilità e, quindi, abbiamo
pensato che fosse giusto e positivo che la Fondazione portasse il suo nome. Dal punto di vista azien-
FELICE PIETRO FANIZZA,
Direttore Creative-Team
della Fondazione
Edi Snaidero
dale, poi, la scelta di partecipare alla Fondazione è
data dal fatto che sebbene il nostro gruppo abbia
un suo reparto di ricerca e sviluppo, questo guarda
alla R&D con obiettivi di brevissimo periodo, legati
alla risoluzione di problemi di clienti, di processo e
prodotto che sono dell’oggi e dei mesi prossimi. La
ricerca della Fondazione, invece, ha un respiro più
ampio e cerca di occuparsi di quale sarà il futuro
della casa e delle esigenze delle persone che la
vivono anche fra due, tre o cinque anni. Mettendo
al centro della ricerca la persona, la Fondazione è
in grado di capire come cambiano gli stili di vita, le
abitudini e i bisogni.
Quali sono i rapporti fra il gruppo Snaidero e
la Fondazione?
La Fondazione è un’entità completamente indipendente, con un consiglio di gestione, un presidente,
un vicepresidente e alcuni consiglieri e con un
comitato tecnico-scientifico di altissimo livello.
Ovviamente il nostro gruppo rimane il primo finanziatore e uno dei partner industriali più importanti
della Fondazione. La ricerca portata avanti dalla
Fondazione, inoltre, è legata alla casa e alla qualità
della vita in casa a 360°, anche al di là della cucina.
Proprio nel cercare di coinvolgere e mettere insieme nella ricerca realtà industriali che si occupano
della casa e della domotica in tutti i suo vari aspetti,
sta il senso stesso della Fondazione.
I rapporti che si creano all’interno della Fondazione, si tramutano anche in rapporti fra
le aziende che la finanziano?
E’ un fatto possibile anche se non indispensabile. La
Fondazione, infatti, porta avanti progetti di ricerca ai
quali partecipano i vari partner e, quindi, è possibile
che i prodotti che ne emergeranno possano essere
realizzati da un team di aziende.
Ci sono già state ricadute produttive delle
ricerche portate avanti dalla Fondazione nei
primi anni di vita?
Dopo i primi periodi che sono serviti a organizzare
e strutturare la Fondazione e i suoi metodi di ricerca, oggi cominciamo a vedere le prime valutazioni
applicative dei progetti sviluppati in Fondazione e,
La sezione creativa della Fondazione
sta sperimentando (nell’ambito del
progetto Questions @bout Home)
una metodologia innovativa di stimolo alla generazione di nuove idee
caratterizzata da una forte interdisciplinarità: giovani ricercatori e studenti
provenienti da varie aree scientifiche
(tecnologie, design, ma anche architettura, economia ed umanistiche)
sono selezionati per partecipare al
Creative Team della Fondazione.
Partendo da una analisi dei bisogni
e delle aspettative delle persone in
casa (con particolare riferimento ad
anziani e disabili), i ragazzi del Creative Team studiano l’evoluzione della società moderna e delle tecnologie
in una prospettiva di medio-lungo periodo, e sono poi liberi di identificare
nuovi scenari di living per migliorare
la qualità della vita e nuovi concept/
idee di prodotti e servizi, pensati per
tutti.
E’ una metodologia di ricerca che
valorizza la capacità di creare talenti
del network di Università della Fondazione (Politecnico di Milano, Iuav
di Venezia, Technische Universität
Dresden, Università Campus Biomedico di Roma, ecc..) e la propensione all’innovazione delle aziende,
interessate a trovare nuove idee per
realizzare prodotti e servizi innovativi
con l’obiettivo di incrementare la loro
competitività sul mercato globale.
Felice Pietro Fanizza
febbraio10
15
Economia
Focus
quindi, la fase di industrializzazione e di messa sul
mercato di prodotti “contenenti” idee nate in quella
sede non dovrebbe essere lontana. La Fondazione,
inoltre, in questi anni ha realizzato anche un’intensa
attività culturale con la redazione e pubblicazione
di alcuni importanti studi, di volumi monotematici
e con la realizzazione dei convegni annuali che
sono stati sempre valutati molto positivamente dai
partecipanti.
Ultimamente sono numerose le aziende che
si stanno avvicinando alla Fondazione?
Sì. C’è stato un indubbio aumento dell’attenzione,
anche perché ultimamente si comprende sempre
di più che la collaborazione fra aziende in aspetti
come quello della ricerca è un fatto assolutamente
positivo, un valore aggiunto, che aiuta a superare i
problemi creati dalla crisi.
MATTEO TONON,
delegato all’innovazione di
Confindustria Udine
Vicepresidente Tonon, lei si occuperà della
“gestione” della convenzione con la Snaidero
Scientific Foundation, con quali obiettivi?
L’obiettivo principale sarà quello di supportare al
meglio un’attività che riteniamo molto importante.
Sono certo, infatti, che iniziative come quella della
Fondazione, che è impegnata in una ricerca dedicata a portare avanti progetti che possano avere una
diretta applicazione nel mondo produttivo, siano
quanto mai utili per rendere le imprese sempre più
competitive.
Ritiene che sia anche un’occasione per
migliorare il tasso di collaborazione fra le
imprese friulane che da più parti è giudicato
EGIDIO BABUIN,
Direttore Real-Team della
Fondazione
Il Real-Team rappresenta la parte più
applicativa del modello organizzativo della Fondazione, nel senso che attraverso
le attività che si svolgono al suo interno
si concretizzano le idee innovative provenienti dal Creative-Team.
L’obiettivo principale è quindi quello di
verificare con studi di fattibilità specifici la
validità dei nuovi concept/idee emerse
nei gruppi di lavoro interdisciplinari del
Creative-Team, fornendo alle Aziende
gli elementi per giudicare l’opportunità di
procedere nello sviluppo di un prodotto
o un servizio innovativi. La fase successi-
16
febbraio10
Matteo Tonon
insufficiente?
Certamente. Abbiamo la necessità di intraprendere
percorsi di questo tipo, ma è purtroppo vero che
sul nostro territorio esempi simili sono rari. Come
Confindustria Udine cercheremo, dunque, di fare
in modo che ci possa essere il maggior dialogo e
la maggior collaborazione possibili fra le aziende
associate e la Fondazione. Siamo, infatti, convinti
che ciò sia nell’interesse delle singole aziende e
dell’intero territorio.
SERGIO LODOLO,
amministratore delegato
Teletronica Srl
Dottor Lodolo quali sono stati i motivi che
vi hanno spinto a collaborare con la Fondazione?
C’è stata una motivazione reciproca. Da un lato
va è quella di prototipazione, allo scopo
di sperimentare le condizioni di funzionamento e dimostrare la corrispondenza
Egidio Babuin
all’interno della Fondazione mancava un’azienda
che si occupasse dei problemi della connettività che
sono il nostro specifico e dato che per la casa del
futuro l’essere sempre ben connessi sarà un dato
imprescindibile, noi andiamo a completare quel
tassello mancante. Dall’altro per noi la collaborazione con la Fondazione costituisce un’occasione
per poterci misurare in modo ancora migliore in un
settore nel quale siamo da sempre impegnati.
Concretamente cosa vuol dire essere partner
della Fondazione?
Innanzitutto contribuire a finanziarne la vita e il lavoro di ricerca. In secondo luogo trovare spunti nei
progetti di ricerca portati avanti dalla Fondazione
per sviluppare prodotti, soluzioni, offerte innovative
nel nostro ambito di operatività. Ad esempio, i
giovani ricercatori in questo periodo stanno considerando il problema dell’aumento della popolazione anziana e, di conseguenza, di quella a ridotta
mobilità che necessita avere sempre migliori e più
sicuri collegamenti con l’esterno. In sintesi si tratta
di semplificare l’utilizzabilità del crescente flusso di
dati che dall’interno della casa vanno verso l’esterno e viceversa.
Quindi come Teletronica pensate di poter utilizzare la ricerca della Fondazione per poter
realizzare nuovi prodotti?
Per meglio dire, di nuovi servizi, di nuove soluzioni
tecniche per svolgere il nostro ruolo di integratori
di servizi in prodotti altrui e nel caso specifico per
migliorare la comunicazione di una casa verso
l’esterno. Infatti, già oggi e sempre di più in futuro, una casa mal collegata con l’esterno (senza
collegamenti internet e telefonici, senza possibilità
di comandare a distanza allarmi, riscaldamento,
elettrodomestici, ecc.) perde di valore e di interesse
per il mercato.
c.t.p.
ai bisogni ed alle aspettative del target di
utenza al quale era rivolta l’idea.
Il Real-Team realizza anche progetti di
ricerca e svolge studi su specifico incarico delle aziende della membership della
Fondazione (o di altre Aziende, anche
esterne al network), creando gruppi di
lavoro costituiti da giovani ricercatori di
diverse competenze (supportati dalle
Università di provenienza) che lavorano
insieme a tecnici provenienti dalle stesse
imprese, che garantiscono un apporto
concreto di professionalità e esperienza.
E’ anche un punto d’incontro e di ascolto
per inventori ed altri soggetti, esterni alla
Fondazione, che intendono validare le
loro idee di nuovi prodotti e verificare
l’interesse delle Aziende a condividere le
fasi di sviluppo successive.
febbraio10
17
Economia
Aziende Flash
PROGETTO EASY FOOT
PROVINCIA, ACU E SAF INSIEME
NEL MONITORAGGIO DELLE STRADE
È
stato presentato il progetto pilota del
sistema Bcr-Bus Control Road.
L’innovativo sistema di monitoraggio brevettato dall’Aci-Consult Cnp nasce per
assolvere all’obbligo imposto dal Nuovo
Codice della Strada agli enti proprietari
delle strade, di istituire e tenere aggiornati
la cartografia, il Catasto delle Strade e relative pertinenze.
Integrando tra loro videocamere a media
e alta risoluzione, sistemi di localizzazione Gps e Dgps, unità di elaborazione,
archiviazione e trasmissione dati, specifici
software per l’elaborazione dei dati finalizzati alla creazione del Catasto anomalie,
possibilità di accesso web-server al software, l’Aci-Consult Cnp ha brevettato
un sistema preciso e portatile che può essere installato su ogni tipologia di mezzo
ed in grado di monitorare le infrastrutture
stradali al fine di garantire una corretta
pianificazione degli interventi di manutenzione. In questo modo è inoltre possibile
ottenere una mappatura piuttosto dettagliata delle nostre strade con una spesa
molto ridotta.
Il sistema Bcr sarà sperimentato per la
prima volta in Italia dall’azienda di trasporto pubblico Saf, che installerà sui propri
pullman il nuovo dispositivo.
“Quando abbiamo pensato al Piano
integrato Easy Foot – ha detto il vicepresidente della Provincia di Udine, Fabio
Marchetti - abbiamo da subito immaginato un progetto innovativo in grado di
migliorare la sicurezza sulle nostre strade
attraverso strumenti tecnologici all’avanguardia. Oggi, grazie al sistema brevettato dall’Aci Consult e alla disponibilità
della Saf possiamo dire di aver tagliato
un altro importante traguardo. L’impegno
con il quale ci stiamo dedicando alla sicurezza stradale ha fatto sì che possiamo
vantare di essere i primi in Italia a sperimentare un dispositivo così innovativo
come il Bcr”.
“L’innovazione del sistema Bcr - ha spiegato il presidente dell’Acu, Gianfranco
Romanelli - ci permette di affrontare
in maniera pioneristica ed efficace un
problema come quello del monitoraggio
delle nostre strade che sinora non aveva
INTER-RAIL
Dal porto di Trieste 15mila semirimorchi turchi sul
treno. Ripristinato anche lo scalo merci di Bottenicco
A
partire dal 2 gennaio, ogni settimana,
seconda metà del 2010, alla realizzazione
partono dal porto Trieste due convodi cinque convogli settimanali (in andata
gli ferroviari in grado di trasportare verso
e ritorno) consentendo così, come sottoliAustria e Germania 32 semirimorchi di
autotreni in arrivo via nave dalla Turchia.
L’attività logistica gestita da Inter-Rail spa,
consente, grazie alla trazione ferroviaria
effettuata dalla società InRail e dalla FucFerrovie Udine Cividale, di trasportare i
semirimorchi turchi contenenti merci destinate ai mercati centro e Nord europei dalla
stazione di Campo Marzio, sino a quella di
Tarvisio dalla quale i convogli proseguono
per Austria e Germania con destinazione
finale a Ludwigshafen. Successivamente i
semirimorchi sempre via treno ritornano a
Trieste e, quindi, via nave in Turchia carichi
Anche l’assessore regionale Riccardo
di merci destinate ai mercati medio-orientaRiccardi all’inaugurazione del servizio
li. L’obiettivo futuro è quello di arrivare, nella
18
febbraio10
Un automezzo della Saf
ancora trovato una soluzione”.
“Saf – ha affermato l’amministratore
delegato Gino Zottis - partecipa con
interesse a questa sperimentazione e
all’introduzione di nuove tecnologie.
Questa è la dimostrazione che il bus può
essere impiegato anche oltre al trasporto
pubblico ed essere quindi funzionale
per gli enti gestori delle strade e per la
Provincia. L’azienda Saf, nell’installazione
del Bcr, ha accolto con favore la proposta
della Provincia e seguirà con attenzione
la sperimentazione fornendo informazioni
utili, segnalazione di punti neri e di pericolo con continuità e costanza in modo
che vi possa essere un intervento quanto
più immediato ed efficiente da parte dei
concessionari”.
neato dall’assessore regionale ai trasporti,
Riccardo Riccardi, di “togliere dalle strade
15mila autocarri all’anno, con l’evidente
alleggerimento del traffico via gomma e,
quindi, della criticità autostradale della nostra regione”.
A fine 2010 InRail, insieme alla Fuc, è
stata anche protagonista della riattivazione
del traffico merci sulla ferrovia Udine-Cividale, con la conseguente rimessa in attività
dello scalo merci di Bottenicco che rischiava l’abbandono. L’attivazione dello scalo
vicino a Moimacco, effettuata con l’arrivo
di un primo convoglio da 1300 tonnellate
di bobine d’acciaio in arrivo dalla Germania
e destinate alla Faber di Cividale, costituisce una valida alternativa allo scalo di San
Giovanni al Natisone recentemente chiuso
da Trenitalia. “Un altro passo in avanti
– ha sottolineato sempre Riccardi – nella
politica della Regione tesa al trasferimento
su ferrovia del trasporto merci attualmente
attuato su gomma, con positive ricadute
economiche e chiari vantaggi in termini
ecologici e d’impatto ambientale”.
febbraio10
19
Economia
Aziende Flash
g
DOMITALIA
FESTEGGIA 20 ANNI
DI ATTIVITÀ E
4.000 DIPENDENTI
D
omitalia, ex IMS Italia, compie
vent’anni. “Ims Italia - ricorda Alessandro Ferluga, presidente di Domitalia
- è nata nel 1989, nel giorno del mio compleanno, il 19 dicembre. Se vado a rivedere
le nostre collezioni dell’epoca, quasi non
credo ai miei occhi. Producevamo solo sedie
completamente in legno. Mi sentivo un
vero Don Chisciotte lanciato alla conquista
dell’Italia, patria del design, con prodotti
così tradizionali, ma ho sempre amato le
sfide e questa l’ho vinta, facendo una serie
di scelte importanti”. Domitalia si è distinta
negli anni acquisendo un’identità peculiare.
Alla fine degli anni ’80, infatti, è stata tra i
primi a pensare di iniziare una produzione di
tavoli e di semplici mobiliper completare una
piccola gamma di proposte per arredare il
soggiorno. Successivamente la produzione si
è adeguata alle tendenze del mercato, sviluppando prima prodotti misto legno-metallo e
poi anche con diversi tipi di polimeri plastici.
Tra il ’93 e il ’94 l’azienda fu tra le prime del
settore “casa” a sviluppare anche una linea
specifica dedicata esclusivamente al Contract.
“Da sempre ho cercato di instaurare un
rapporto di cordiale amicizia con i clienti
– racconta ancora Ferluga - e proprio questo rapporto diretto e di reciproco rispetto
spiega come tra i nostri oltre 4000 clienti
alcuni, siano tali dal lontano 1989. Per finire
– conclude l’imprenditore -, sono tante le
soddisfazioni avute in questi 20 anni, ma
la più grande è stata quella provata due
anni fa: dopo diversi tentativi, ho potuto
acquisire la proprietà della società da me
creata nell’89 e ho voluto farlo insieme a chi
in questi anni mi ha aiutato concretamente
affinché il sogno si realizzasse”.
Alessandro Ferluga
20
febbraio10
NUOVA CONVENZIONE TRA
AREA SCIENCE PARK
E CONFINDUSTRIA UDINE
E
’ stata siglata una nuova convenzione tra Area Science Park e
Confindustria Udine per trasformare il Centro di Competenza Ingegneria d’Impresa della rete Innovation Network™ - attivo a Palazzo
Torriani - in un Contact Point dell’intera rete che fornirà servizi a 360°
per il trasferimento tecnologico. Alle
imprese associate a Confindustria
Udine il Contact Point metterà a
disposizione servizi di audit tecnologico, di informazione brevettuale e
documentale, monitoraggio tecnologico e business intelligence, collegamenti privilegiati con prestigiosi enti
di ricerca internazionale (tra i quali
il Mit di Boston), assistenza nelle
prime fasi di studio, progettazione,
fattibilità tecnico-economica e nel
reperimento delle competenze e
tecnologie più adatte per realizzare
progetti di innovazione. Tra i nuovi servizi attivati
presso il Contact Point - che sarà dotato di tutti
gli strumenti di trasferimento tecnologico normalmente utilizzati dallo staff di Area – ci sarà
anche l’assistenza gratuita per la “valutazione
Nella foto, Adriano Luci
e Giancarlo Michellone (foto Gasperi)
dei preventivi di impianti fotovoltaici” da poco
avviato in via sperimentale. Fornirà alle imprese
una valutazione comparata e oggettiva dei parametri tecnico-economici più importanti, utili per
una migliore comprensione di più proposte e
offerte diversamente strutturate.
CONVENZIONE ROTARY
e FRIULI INNOVAZIONE
per i giovani imprenditori
I
l Rotary Club di
sostenere i giovani
Udine Nord collabonella delicata fase di
rerà con Friuli Innoavvio dell’impresa. “Il
vazione per aiutare i
nostro contributo – ha
giovani a sviluppare
spiegato dal canto suo
nuovi progetti di
Damiani – si configuimpresa. E’ l’obiettivo
ra come un servizio
della convenzione
alla comunità che tra
siglata al Parco scienle priorità indicate
tifico di Udine dal
prevede lo sviluppo
presidente del Rotary
dei programmi di assiClub Udine Nord,
stenza all’avviamento
Giorgio Damiani
professionale nella
Nella foto, Giorgio Damiani
e dal vicepresidente
consapevolezza del
e Alberto Toffolutti
di Friuli Innovazione
ruolo svolto dai rotaAlberto Toffolutti.
riani nella promozione
“Oltre alla qualità delle loro idee, gli aspiranti
dell’etica nel processo decisionale. Non vogliamo
imprenditori hanno bisogno di confrontarsi con il
fornire consulenze specialistiche, ma piuttosto
mercato e con le categorie professionali” ha detto
trasmettere ai giovani i valori del fare impresa e
Toffolutti. Per questo è stato proposto al Rotary
aiutarli a realizzare le loro idee a vantaggio dello
di mettere a disposizione l’esperienza dei soci per
sviluppo di tutto il territorio”.
febbraio10
21
Economia
Aziende Flash
LO SPAZIO DELLE IDEE
B.ENG PROPONE ZEUS:
l’innovativa ottica stradale a Led
L
o Spazio delle Idee di
Confindustria Udine inaugura
il 2010 con l’esposizione di un
dispositivo interamente studiato,
progettato e prodotto in Italia da
Atena FVG: Zeus.
Si tratta di un lampione stradale
che utilizza una tecnologia a led,
tecnicamente chiamato “ottica
stradale a led”, mirato alla riduzione dei consumi di energia
e manutenzione per quanto
riguarda la rete di illuminazione
pubblica e privata.
Il sistema Zeus consente infatti
un abbattimento dei consumi del
50-60% rispetto agli attuali dispositivi che utilizzando lampade
a sodio o mercurio, e l’eliminaL’allestimento a Palazzo Torriani zione dell’inquinamento luminoso e della dispersione del flusso
per Zeus (foto Gasperi)
di luce verso l’alto. Alla gestione
elettronica totale, lunga durata e
assenza di manutenzione, si aggiunge la grande flessibilità della
struttura che lo rende di facile
installazione e pienamente adattabile ai diversi pali esistenti.
Forte della decennale esperienza
nel settore auto motive, B.Eng,
facente parte dell’aggregazione
friulana di imprese Atena FVG,
sviluppa prodotti di illuminazione con l’innovativa tecnologia
Led per qualsiasi tipo di settore:
dall’illuminazione pubblica all’automotive, fino al campo militare
e marino.
Zeus è esposto nell’ingresso di
Palazzo Torriani, dove è possibile
vederlo anche in funzione, attivando il pulsante posto sul retro
della lampadina.
ITALIA-AUSTRIA,
UN CONCORSO PER IDEE
DI COOPERAZIONE TRANSFRONTALIERA
U
n concorso per la selezione
di idee progettuali di cooperazione fra imprese italiane
e austriache. È questa l’ultima
iniziativa lanciata dai partner
del progetto “Tri ICT Cooperazione tra PMI innovative,
utilizzatori avanzati e organizzazioni di supporto nel
settore dell’ICT”.
tradotti in altrettanti videoclip e
presentati come best-practice in
tutte le occasioni promozionali
previste dal progetto e in occasione dell’evento internazionale
che sarà organizzato nell’ultima
fase progettuale (fine 2010).
Tri ICT, coordinato da Friuli
Innovazione - in collaborazione con Università di Udine e di
Trieste, Lakeside Labs di KlagenLa proposta, cofinanziata dal
furt, Università di Klagenfurt,
Programma Interreg IV
BIC Incubatori FVG Spa e Centro
Italia-Austria, è aperta a
regionale servizi alle PMI (CReS)
idee progettuali in settori ad
- nasce proprio per promuovere
alto contenuto tecnologico che
l’avvio di collaborazioni tra imindividuano nell’impiego di
prese e organizzazioni carinziane
tecnologie informatiche e nella
e friulane individuando idee
cooperazione transfrontaliera
concrete che i partner avranno
un fattore competitivo strategico poi il compito di accompagnare
e nuove opportunità di rilancio
nello sviluppo progettuale attraeconomico per il proprio settore. verso studi di fattibilità e ricerca
Una Commissione selezionerà i di linee di finanziamento.
6 casi migliori che saranno poi
I risultati di questo percorso
22
febbraio10
serviranno anche a fornire agli
amministratori pubblici raccomandazioni utili per elaborare
un piano di intervento congiunto
a supporto della collaborazione
bilaterale tra le due Regioni e
dello sviluppo economico di
tutta l’area transfrontaliera.
Al concorso possono partecipare
le imprese italiane e austriache
localizzate nell’area geografica
di riferimento del Programma
Interreg IV Italia –Austria e
che operano in uno dei settori di
intervento del progetto (e-health, energie rinnovabili ambiente
e sostenibilità, turismo, trasporti
e logistica). Per partecipare,
inoltre, è necessario iscriversi
alla community del progetto
(www.tri-ict.eu). C’è tempo fino
al 21 febbraio 2010 per inviare
le proposte. Tutti i dettagli sono
disponibili sul sito.
Certificazione FSC
per l’ONDULATI
E IMBALLAGGI
DEL FRIULI
N
el corso della scorsa estate la Ondulati
ed Imballaggi del Friuli spa di Venzone ha ottenuto la certificazione FSC. “La
nostra realtà - evidenzia il vice-presidente Federico Gollino - risulta tra le prime aziende
di imballaggio in cartone ondulato a livello
europeo ad aver ottenuto questo importante
riconoscimento”.
Il marchio FSC identifica i prodotti contenenti
o derivanti da legno proveniente da foreste
gestite in maniera corretta e responsabile
secondo rigorosi standard ambientali, sociali
ed economici.
La foresta di origine è stata controllata e
valutata in modo indipendente in conformità
a questi standard (principi e criteri di buona
gestione forestale), stabiliti ed approvati dal
Forest Stewrdship Council a.c. tramite la
partecipazione ed il consenso di tutte le parti
interessate.
L’ FSC è una ONG internazionale, indipendente e senza scopo di lucro, che include tra
i suoi membri gruppi ambientalisti e sociali,
comunità indigene, proprietari forestali, industrie che lavorano e commerciano il legno,
scienziati e tecnici che lavorano insieme per
migliorare la gestione delle foreste in tutto il
mondo.
“L’assegnazione della
certificazione FSC
– conclude
Gollino - ci
permette di
garantire
alla nostra
clientela un
imballaggio
composto
esclusivamente da
La certificazione
carte che
FSC per l’Ondulati e
rispettano
Imballaggi del Friuli
la catena di
custodia.
Per la nostra azienda rappresenta, oltre che
un motivo di orgoglio, un’ulteriore conferma
della nostra strategia che pone tra i principali
obiettivi quello della semplificazione dell’imballaggio utilizzando materiali ecologici e
compatibili con l’ambiente”.
Economia
Aziende
TECNOMASTER:
L’ECCELLENZA DEI CIRCUITI
STAMPATI
“Solo visitandole di persona si riesce realmente a
percepire quale livello di eccellenza e di innovazione abbiano raggiunto le aziende friulane”.
Nelle parole del presidente di Confindustria Udine,
Adriano Luci, pronunciate alla Tecnomaster spa
di Lauzacco nell’ambito del programma di visite
del Comitato di Presidenza dell’Associazione alle
eccellenze del Friuli industriale, c’è la soddisfazione di toccare ancora una volta con mano i passi
da gigante fatti dal sistema produttivo della nostra
provincia.
La Tecnomaster, in tal senso, è un nitido esempio.
Nata nel 1986 a Pradamano e rilevata nel 1998
dall’attuale proprietà facente capo ad Arduino
Pattaro, questa impresa friulana si è velocemente
affermata a livello europeo nella produzione di
circuiti stampati, dalla prototipazione alla grande
serie, per una clientela quanto mai ampia ed eterogenea (automazione industriale, telecomunicazioni,
automotive, medicale, avionica, difesa, elettronica
di consumi, sistema di controlli per semi conduttori,
nucleare, acustica e ottica, etc.). Con 45 dipendenti,
di cui la metà laureati o diplomati capitanati dal
direttore Agostino Pascutti, la Tecnomaster occupa
attualmente tra le aziende del settore il quarto
posto in Italia come fatturato (11 milioni di euro
previsti per il 2009), mentre può considerarsi al top
per l’automatizzazione del proprio stabilimento,
inaugurato nel 2000 in ZIU ed unico nel nostro Paese dedicato in esclusiva ai circuiti stampati.
Forte di una tecnologia che le consente di abbattere
anche il costo della manodopera per singolo prodotto, la Tecnomaster è ora impegnata a ritagliarsi
quote di mercato sempre più importanti a livello
europeo, non soltanto in Austria e Svizzera. “E’ dell’anno scorso – ha spiegato il presidente Pattaro
a Luci – la nostra acquisizione di una società in
Francia, con 35 dipendenti, specializzata nelle lavorazioni tecnologiche a circuito flessibile. Abbiamo
il sogno nel cassetto di rilevare una società pure in
Germania con l’obiettivo di mettere un piede nel
mercato tedesco, che incide con il 40% nel segmento dell’elettronica in Europa, e di perfezionare
una partnership con un fornitore cinese”. Sottolineato che l’azienda di Lauzacco controlla pure
il 50% di una società di Genova, che lavora con i
grandi gruppi, e che ha potenziato, di molto, la rete
vendita con l’assunzione di nuovi commerciali, non
è difficile ipotizzare il raggiungimento dell’obiettivo
prefissato di raddoppiare il proprio fatturato nell’arco di un triennio.
I numeri, come sempre, sono i migliori testimoni
della capacità dell’impresa di gestire la complessità
di qualsiasi lavorazione. La Tecnomaster ha in portafoglio 200 clienti che le commissionano tutti i tipi
di circuiti stampati, dai più semplici a quelli multi-
strato fino a 24 strati richiesti dal settore militare. “In
dieci anni – racconta Pattaro – non abbiamo mai
perso un cliente ed anche la percentuale di insoluti
tendente allo zero testimonia come le nostre realizzazioni sono generalmente molto apprezzate”.
Ai suoi clienti l’azienda offre anche attività di consulenza e co-design, proponendosi come il partner
ideale per lo sviluppo dei propri prodotti. In ogni
filiale, Tecnomaster Group garantisce sempre elevati standard qualitativi e controlli dettagliati, con
l’utilizzo delle più moderne attrezzature disponibili
sul mercato. Esempi? La stampante inkjet per topografia a componenti (prima macchina di questo
tipo installata al mondo), il foro cieco tappato con
rame elettrolitico (sono solo due le aziende in Italia
a proporlo) oppure la camera bianca ed espositore
Laser Direct Imaging (LDI). Ogni singolo pezzo è
sottoposto a rigidi controlli in ogni fase realizzativa.
Per ogni lotto, l’azienda consegna al cliente un dettagliato certificato di conformità che attesta la rispondenza del prodotto alle sue specifiche richieste.
E già che siamo in tema di certificazione, ricordiamo
che la Tecnomaster può fregiarsi della certificazione
Qualità Iso 9001:2008 e dell’appena conseguita
ISO TS 16949 per il settore automobilistico. Con
Tecnomaster anche l’eccellenza del made in Friuli
è certificata!
Alfredo Longo
Qui sopra: lo stabilimento ed una fase di lavorazione della Tecnomaster;
in alto: il presidente Adriano Luci e Arduino Pattaro
febbraio10
23
Economia
Aziende
TAU SYSTEM
e C.M.B. SOLUTIONS
allargano i propri orizzonti
Nella foto, Ariedo Fornasiere
L
a Tau System opera nel campo della lavorazione della lamiera dal 2004, i semilavorati
che fabbrica sono frutto di processi industriali
complessi che riguardano la carpenteria leggera e
pesante, le macchine utensili, le applicazioni civili o
navali. Con l’inaugurazione del nuovo stabilimento, avvenuta il 19 dicembre scorso a Buja in via
Vilsbiburg, la Tau System si è dotata di 1.600 mq
di capannone coperto e 4.000 mq di capannone
scoperto. Attualmente vi lavorano 10 dipendenti.
Ariedo Fornasiere, amministratore delegato
nonché socio di maggioranza della Tau System
racconta che questa azienda è nata dall’esigenza di
produrre ossitaglio per le altre due imprese di sua
proprietà (la C.M.B. e la Mechanics). In seguito
il fatturato della Tau System è aumentato grazie
anche agli ordinativi delle imprese limitrofe. Contro
una concorrenza che resta agguerrita, l’impresa
di Fornasiere si difende producendo un output
di qualità basato su materie prime di riconosciuta
provenienza (80% da San Giorgio di Nogaro, 20%
dal bresciano e dal veronese). “La Tau System
– aggiunge – lavora molto per il settore navale
che richiede lamiere radiografate e di qualità
assoluta. Gli ispettori delle aziende che ci chiedono
le commesse asportano un lembo della lamiera
e poi svolgono delle sofisticate analisi per vedere
se la composizione e la consistenza del prodotto
Nonostante la situazione economica sia
generalmente poco favorevole agli investimenti,
l’imprenditore Ariedo Fornasiere ha deciso
di costruire due nuovi stabilimenti produttivi
per le sue aziende
siano adeguati agli standard richiesti”. Secondo
Fornasiere il problema principale delle aziende
del suo comparto di lavorazioni è l’adozione di un
approccio generalista invece che specialistico. “Le
imprese friulane presentano una scarsa vocazione
alla cooperazione – argomenta –; non riescono,
cioè, a costituire una filiera produttiva dove ciascuna azienda si specializza in un determinato
processo in modo da vendere ai clienti a prezzi
realmente competitivi come avviene nel bresciano
e nel bergamasco”.
La C.M.B. Solutions è nata nel 1991 e vi trovano
lavoro 35 addetti. Questa azienda si occupa, mediante un attrezzato parco macchine a controllo
numerico con computer, dell’esecuzione di lavorazioni ad asportazione di truciolo quali alesature,
fresature e torniture su particolari tanto di piccole
quanto di grosse dimensioni. Completa la gamma
la fornitura di alberi, ruote e particolari di meccanica in genere anche in materiali bonificati e temprati.
La C.M.B. Solutions ha inaugurato, sempre il 19
dicembre 2009 in via Vilsbiburg a Buja, un nuovo
stabilimento di 3.200 mq al coperto e 6.000 mq
scoperti. “L’investimento – spiega Fornasiere – si
giustifica con la forte capitalizzazione dell’ azienda
che in quasi vent’anni ha sempre re-investito gli
utili. In questi decenni non ho portato a casa una
lira! La capitalizzazione è un’ottima garanzia
per le banche, ci garantisce nel ciclo di vita dei
pagamenti ed infine permette alla mia azienda l’
acquisto di macchinari d’avanguardia con cui fare
innovazione”.
I macchinari tecnologicamente avanzati costituiscono uno dei vantaggi competitivi della C.M.B. Solutions che ha così la possibilità di vendere i propri
prodotti nel resto dell’Italia e all’estero. La prossima
sfida che Fornasiere vuole vincere si chiama internazionalizzazione. L’intenzione dell’amministratore
delegato della C.M.B. Solutions è quella di assumere dei rappresentanti che all’estero promuovano
gli output fabbricati dall’azienda. I mercati esteri
come la Germania, l’Austria e la Svizzera sono infatti molto remunerativi perchè pagano le commesse
in un lasso di tempo compreso tra i 30 ed i 60 giorni e perchè sono disposti a riconoscere un prezzo
superiore, rispetto alle imprese italiane, alla produzione di qualità che svolge la C.M.B. Solutions.
Oltre all’investimento produttivo e alla spinta all’internazionalizzazione Fornasiere si sofferma, in
conclusione, un ultimo importante aspetto delle
proprie aziende: “Non abbiamo nessun lavoratore
in cassa integrazione e negli ultimi tempi abbiamo
anche ripreso a fare alcune ore di straordinario”.
Qui sopra, il taglio del nastro dell’inaugurazione del nuovo stabilimento della C.M.B. Solutions,
alla presenza del presidente della Regione Renzo Tondo
24
febbraio10
Massimo De Liva
Economia
Aziende
FRIULI
ELETTROIMPIANTI:
orizzonti a 360°
S
inergie prospettiche. È la sintesi che serve a descrivere la
Friuli Elettroimpianti di Latisana, un’azienda che dietro a
un nome così specifico e localizzato, nasconde una straordinaria capacità di orientare la propria crescita nei settori più dinamici del mercato.
La vocazione che il nome porta con se è stata subito contraddetta
dall’andamento del mercato. Così, mentre gli spazi di un mercato
monoprodotto si restringevano, Friuli Elettroimpianti ha sviluppato mercati alternativi.
“Ci siamo orientati inizialmente – dichiara Riccardo
Barichello, AD di Friuli
Elettroimpianti – verso le
opere pubbliche e in parte
nel settore privato”. Poi però
sono arrivati sentori di crisi e
Friuli Elettroimpianti ha alzato lo sguardo per guardare
oltre. “Prima ci siamo aperti
al settore immobiliare e delle
ristrutturazioni – conferma
Barichello –. Poi ci siamo
rivolti al mercato nazionale.
Così è iniziato il nostro percorso di avvicinamento alle
grandi opere, sfruttando a
pieno le potenzialità offerte
dal progetto finanza”.
In alto a destra, tre realizzazioni curate da Friuli
Elettroimpianti. Qui sopra, dall’alto, il responsabile commerciale
Maurizio Buttò e l’ad Riccardo Barichello
Come rivela il responsabile commerciale di Friuli Elettroimpianti Maurizio Buttò: “Uno dei primi risultati raggiunti è stato
l’affidamento della ristrutturazione e riavvio di case di riposo. Le
nuove commesse si dividono fra ristrutturazioni e nuove realizzazioni. Siamo ‘general conctractor’ – dichiara Buttò – per cui
curiamo tutto: dalla progettazione alla costruzione, proseguendo
per la gestione della struttura”.
Il segreto di questa flessibilità? Lo svela l’AD Barichello: “Le imprese che collaborano con noi, sempre e assolutamente capaci
di esprimere grandi qualità professionali. È l’unico modo per garantire il successo di operazioni così complesse”.
Tra i progetti più considerevoli che Friuli Elettroimpianti sta
sviluppando c’è anche la ristrutturazione di alcune importanti strutture a vocazione turistica sparse per l’Italia. C’è poi un altro segreto
nel successo di questa azienda: “La capacità di esprimere sinergie
ad alto Livello” evidenzia Barichello. “Facciamo parte di una
grande famiglia e questo ci permette di condividere esperienze,
professionalità, competenze”. Caratteristiche che permettono a
Friuli Elettroimpianti di guardare in prospettiva gli anni a venire,
confermando anno dopo anno un trend di continua e progressiva
crescita.
febbraio10
25
Economia
Botta & Risposta
RENATO PARON
= Che cosa vuol dire essere un
imprenditore?
Il termine imprenditore, a ben pensarci, è
comunemente utilizzato e forse spesso abusato.
Al di là della sua definizione economica che lo
identifica con chi sviluppa nuovi prodotti, nuovi
mercati o nuovi mezzi di produzione, io ritengo che
il vero imprenditore debba essere dotato di quelle
doti umane e di quel pizzico di premonizione ed
inventiva che lo possano definire innamorato di ciò
che sta realizzando.
= Cos’è l’etica per un imprenditore?
Essere credibili e garantire a collaboratori, clienti
e fornitori che quanto si è concordato sia sempre
mantenuto. Dare valore alla parola data.
= Qual è il suo maggior pregio e quale il
suo maggior difetto come imprenditore?
Come pregio credo sia la capacità di mettermi in
discussione ogni giorno, di propormi degli obiettivi e
fare di tutto per raggiungerli. Il difetto è un’eccessiva
riservatezza. Dovrei imparare a “vendere” meglio
ciò che si fa.
= Voi lavorate in un settore particolare
come quello dell’outsourcing di lavori di back
office per banche, enti pubblici e privati, e
dell’organizzazione e mantenimento degli
archivi per lo stesso tipo di clientela. Come
va il mercato, qual è la situazione della
concorrenza?
In entrambi i settori, l’archiviazione e il back office,
a livello locale non siamo in molti a operare sul
mercato, mentre c’è qualche grande competitor
nazionale. Per quanto riguarda l’andamento del
mercato, noi non abbiamo fortunatamente risentito
della crisi, anzi siamo in crescita perché la tendenza
ad esternalizzare alcune parti del lavoro aumenta.
= In regione quanto è diffusa
l’esternalizzazione?
A Milano e in Lombardia, ad esempio, anche
nel privato si sta diffondendo l’abitudine di
esternalizzare le gestioni o alcune fasi del lavoro che
non sono il core business aziendale, come quella
della fatturazione. Da noi, invece, il mercato privato
è ancora piuttosto ristretto.
26
febbraio10
= Riguardo agli archivi si parla ancora
molto di carta. A che punto è il processo di
digitalizzazione?
Sicuramente la carta è ancora di gran lunga
prevalente, tant’è che noi abbiamo un magazzino di
3mila metri quadri nel quale riusciamo ad archiviare
fino a 200mila scatole da quattro dox ciascuna. Sulla
digitalizzazione si stanno buttando tutti e anche noi
ci stiamo attrezzando perché il passaggio naturale
per il futuro sarà dall’archivio cartaceo a quello
informatico, ma per quanto riguarda gli archivi
cartacei esistenti bisogna valutare se è conveniente
digitalizzarli.
= In che senso?
Perché bisogna valutare se sia necessario conservare
tutto. Personalmente penso che non abbia senso
scansire e digitalizzare tutta la carta che c’è in
giro. Certamente per il futuro ci sono grandi
parti delle “comunicazioni” odierne (es. fax, email, fatture, ecc.) che possono essere archiviate
automaticamente in digitale con un indubbio
risparmio di costi e di tempi.
= Si sostiene che la digitalizzazione
potrebbe consentire notevoli risparmi e
recuperi di efficienza, ma sembra che in Italia
ci sia ancora molta strada da fare…
Direi che al momento siamo al 50-60% del
percorso.
= Nella vostra azienda il socio di
maggioranza è un ex politico (Vinicio Turello)
che ha ricoperto incarichi di prestigio.
Immagino, quindi, che le malignità sul come
ottenete gli appalti, si sprechino. Come vi
difendete?
Ci presentiamo con la nostra faccia, la nostra
professionalità, competendo come fanno tutte le
altre aziende. Certamente Vinicio è una persona
nota e stimata, ma ci tengo a ricordare che la sua
attività imprenditoriale nella nostra Società è iniziata
dopo che egli aveva smesso la sua attività politica
e penso che una delle spinte importanti per lui sia
stata quella di dimostrare di essere capace di fare in
prima persona ciò di cui, da politico, aveva spesso
parlato con gli imprenditori.
= In azienda avete tanti collaboratori
giovani. Molti sostengono che i giovani di
oggi abbiano meno voglia di sacrificarsi che
in passato. Cosa ne pensa?
In realtà penso che non sia vero. Serve, però, avere
la capacità di parlare con loro in modo diverso
da come si faceva in passato. Personalmente, per
esperienza, ho un’immagine più positiva dei giovani
di oggi di quella che viene trasmessa comunemente
dai media.
= Quanto contano la riservatezza e la
Ceu
sicurezza nel vostro lavoro?
E’ una parte fondamentale del servizio che forniamo
ai clienti. Basti dire che oltre a documenti bancari,
conserviamo anche l’archivio di un’azienda sanitaria
compreso di cartelle sanitarie, radiografie, ecc.
= Gli imprenditori si lamentano molto della
burocrazia, ma la burocrazia crea carte da
gestire e archiviare. Voi la vedete come un
vantaggio?
Certo con meno burocrazia ci sarebbe un po’ meno
carta da archiviare, ma da imprenditore posso dirle
che, come tutti i miei colleghi, preferirei che la
burocrazia in questo Paese diminuisse anche a costo
di avere qualche scatola da archiviare in meno.
= L’evasione fiscale è un reato da punire
o una forma di difesa da una tassazione
eccessiva?
Un reato. E’ vero che da noi le tasse, sia per le
imprese, sia per i lavoratori, sono troppo alte, ma
l’evasione non può essere la soluzione.
= Ritiene sensata la proposta che viene da
più parti di passare la tassazione dai singoli e
dalle imprese, ai consumi?
Forse sarebbe giusto, ma non so dire se sarebbe
tecnicamente sostenibile.
= Cosa pensa degli imprenditori che si
impegnano in politica?
Che sarebbe meglio che continuassero a fare il loro
mestiere.
= Un personaggio del passato del quale
l’Italia avrebbe bisogno oggi?
Augusto.
= Un personaggio del presente del quale
potremmo fare a meno?
Più di qualcuno.
CEU
i dati
Anno di fondazione: 1973
Dipendenti: 40
Fatturato (2009): 2.330.000,00 euro
Sede legale: viale Trieste 40, 33100 Udine
Sedi operative: Manzano, Tavagnacco,
Cividale del Friuli, Monfalcone,
Poincicco di Zoppola, Pavia di Udine
Attività: back office, gestione archivi,
acquisizione ottica e gestione archivi
ottici, servizi logistici e trattamento
documenti
Sito: www.ceuweb.bix
E-mail: [email protected]
INFORMAZIONE COMMERCIALE
Da sinistra: il Presidente del Consiglio di Amministrazione Mario Raggi;
al centro l’Amministratore Marco Raggi;
a destra l’Amministratore Delegato Leonardo Zalateu
GO FIN FINANCE
AGENZIA UNICA FINECO LEASING IN FRIULI
Go Fin Finance, con sede a Udine in Via
Girardini 6 è ancora più strategica per gli
imprenditori, per i professionisti e per i
privati.
Da oggi è anche agenzia diretta e unica di
Fineco Leasing del gruppo Unicredit per
Udine e provincia. Il mondo Fineco Leasing
ha lo stesso obiettivo di Go Fin Finance:
velocità di delibera e servizio su misura per ogni tipologia di leasing (immobiliare, strumentale, auto e nautico).
In un mondo finanziario sempre più complicato e più difficile da approcciare, la consulenza a 360° di Go Fin diventa indispensabile: è il tuo interlocutore unico per darti
risposte semplici e innovative, consulenze
immediate senza farti disperdere tempo,
denaro ed energia.
Go Fin Finance agevola l’imprenditore
offrendogli il prodotto finanziario più idoneo al suo profilo, al suo rating e alla sua
esigenza.
Due sono i nostri atout: i nostri consulenti
finanziari assistono l’imprenditore anche
in affiancamento al suo commercialista; e,
grazie al fatto che sotto il “cappello” Go Fin
Finance sono rappresentati i principali Istituti di Credito, società di Leasing e Finanziarie, la soluzione più idonea viene cercata
e trovata tra un’ampia scelta di proposte.
“Go Fin Finance - spiega il Presidente
Mario Raggi - gestisce tutte le richieste
finanziare quali leasing; mutui (cantiere
- prima e seconda casa - mutui immobiliari - mutui liquidità); prestiti;
cessioni del quinto, assistendo l’azienda,
il professionista, il commerciante, l’agente
immobiliare e il privato in tutti i passaggi:
della richiesta finanziaria fino alla delibera e
alla firma del contratto”.
La consulenza finanziaria opera anche in
altri ambiti: ristrutturazione dei debiti;
degli interessi; nelle surroghe; nella
chiusura leasing e mutui.
Ogni impresa ha un solo obiettivo: ottenere credito al costo di mercato e nei tempi
più brevi possibili. “Con Go Fin - commenta il nuovo amministratore Leonardo Zalateu - è tutto sicuramente più semplice,
più comodo, più veloce, anche grazie al
fatto che siamo agenti ufficiali dei primari
Istituti di Credito e Società di Leasing e
Finanziarie”.
Go Fin Finance da oggi, grazie al nuovo
mandato Fineco Leasing è ancora di più
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febbraio10
27
Economia
Commissione provinciale Pari Opportunità
NASCE UN PREMIO “ROSA”
PER LE AZIENDE IDEATRICI
DI BUONE PRATICHE
L
a questione delle pari opportunità e
dell’accesso delle donne al mondo
del lavoro rimane ancora una questione aperta in Italia e nella nostra regione. In
entrambi i casi siamo ancora ben lontani
dagli obiettivi fissati a Lisbona nel 2000
che prevedevano di raggiungere entro il
2010 in Europa una percentuale di donne
occupate del 60% (si partiva dal 51% nel
2000). Se, infatti, la media europea è arrivata, nonostante la crisi, fino al 57,2%, l’Italia nel suo complesso è ferma al 47,2%, la
nostra regione si attesta intorno al 52,5%.
Per questi motivi diventa quanto mai importante il lavoro delle diverse commissioni pari opportunità attive negli enti locali.
A rappresentare Confindustria Udine nella
Commissione Pari Opportunità della
Provincia di Udine c’è Donata Cantone
che è stata recentemente riconfermata alla
presidenza.
“Uno degli obiettivi principali del nostro
lavoro – spiega – è proprio quello di cercare, in accordo con la volontà del Governo nazionale, di aumentare l’occupazione
femminile affiancando alle politiche di inclusione lavorativa, politiche di conciliazione dei tempi di lavoro con quelli familiari
che sono oggi, probabilmente, la maggiore sfida per il conseguimento delle pari
opportunità nel mondo del lavoro”. Già dal
2005 la Commissione è stata impegnata a
realizzare azioni che favorissero il desiderio
delle madri stare accanto ai propri figli,
rispondendo al contempo alla necessità di
programmazione delle imprese. Nacque,
così, il progetto di ricerca-azione “Tempi
moderni-Per una nuova tutela della
maternità” le cui conclusioni hanno evidenziato come la gestione della maternità
costituisca ancora oggi un freno all’assunzione di nuova forza lavoro femminile e
come si dipenda da fattori critici sia di tipo
gestionale come il costo organizzativo delle
assenze, i rientri difficilmente programmabili, oltre alla necessità di aggiornamento
di chi fruisce di congedi lunghi, sia di tipo
culturale come il permanere di stereotipi, la
28
febbraio10
presenza di culture
organizzative non
sufficientemente
informate o poco
pronte ai cambiamenti organizzativi
che siano attenti
ai bisogni delle
famiglie.
“Per dare continuità a Tempi moderni, proseguendo
nell’informazione
e sensibilizzazione
degli attori sociali
– racconta la presidente della ComIn alto, la signora Donata Cantone, presidente
missione provinciadella Commissione Pari Opportunità della
le pari opportunità
Provincia di Udine
– abbiamo pensato di istituire un
donne al mondo del lavoro. Si è parlato
riconoscimento che abbiamo denominato
molto negli ultimi tempi degli asili nido in
‘Certificato di parità di genere’ da attribuigenere e di quelli aziendali in particolare,
re a quelle imprese che si impegnano a
ma Donata Cantoni focalizza anche la
sperimentare forme innovative di gestione
propria attenzione sullo sviluppo in regione
della maternità e che dimostrino di ricodell’esperienza, già diffusa nei Paesi di linnoscere l’importanza della conciliazione
gua tedesca, in Alto Adige e in altre regioni,
fra i tempi di vita e di lavoro, almeno nei
delle Tagesmutter ovvero di sorte di mini
primi anni di vita del bambino. Il bando
asili nido familiari gestiti direttamente da
di selezione sarà pubblicato nei prossimi
singole persone. “E’ un esperienza interesmesi e il premio, che almeno per il primo
sante che sembra essere molto flessibile
anno non sarà in denaro, potrà essere
– spiega Donata Cantone – e credo che
speso dalle aziende in termini di promozione-marketing e di responsabilità sociale potrebbe diventare una realtà anche nella
nostra regione. Ciò darebbe vita a due
dell’impresa. E’ uno tra i primi progetti in
percorsi positivi uno nell’ambito della conregione – ha aggiunto Donata Cantone
ciliazione dei tempi di cura familiare e di
– per un simile premio e riteniamo che
lavoro, e l’altro nell’ottica di favorire nuovi
potrebbe costituire una buona prassi per
posti di lavoro. Bisogna, però, che, come
le altre Province del Friuli Venezia Giulia
promesso dall’assessore Molinaro, la nediventando un punto di riferimento anche
cessaria regolamentazione non imponga
per il legislatore nazionale. Pensiamo,
alle Tagesmutter tutte le rigide regole che
infine – ha concluso – che il premio possa
sono imposte a un normale asilo, altriavviare un’evoluzione nell’approccio alla
menti si rischia di stroncare sul nascere la
maternità da parte del contesto locale”.
diffusione dell’iniziativa”.
Oltre al premio in via di istituzione, secondo la presidente della Commissione
c.t.p.
provinciale ci sono altri aspetti che vanno
migliorati per agevolare l’accesso delle
febbraio10
29
Economia
Analisi
RIPRESA LENTA
SENZA OCCUPAZIONE
6.000.000
Ore autorizzate di cassa integrazione
Provincia di Udine
5.000.000
4.000.000
3.000.000
2.000.000
1.000.000
0
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
Grafico n. 1 (elaborazione: Ufficio Studi Confindustria Udine)
L
a spirale recessiva che ha colpito
l’economia internazionale a cavallo tra
il 2008 ed il 2009, per la sua profondità e la sua estensione sistemica, ha segnato non la fine del mondo, ma la fine di
un mondo, quello della suggestione della
crescita che moltiplica se stessa basandosi
sulla leva finanziaria alimentata dall’eccesso di rischio e di debito.
La risalita sarà lenta; infatti la rimozione
degli squilibri di fondo che hanno posto
le premesse della grande crisi richiede
aggiustamenti nelle bilance commerciali e
nei rapporti valutari tra paesi emergenti e
paesi avanzati che vanno affrontati in un
quadro di più lungo periodo attraverso un
più incisivo coordinamento a livello politico
ed economico globale.
Dalla crisi se ne esce progettando e costruendo il nuovo futuro.
I fattori di cambiamento sono sintetizzabili
nello spostamento del baricentro della
crescita globale dai paesi avanzati ai paesi
emergenti, quelli asiatici in particolare senza trascurare i paesi dell’America latina, nel
ridimensionamento del ruolo del dollaro,
nell’affermarsi di mercati dinamici più lontani e difficili da conquistare, nella tendenza delle materie prime a costare di più, nel
30
febbraio10
rafforzamento dei vincoli ambientali.
La cosiddetta exit strategy non riguarda
solo le inevitabili correzioni delle politiche
espansive che prima o poi dovranno essere adottate, ma la capacità di adattamento
proattivo degli attori economici ai nuovo
scenari.
Allargamento dei mercati ed innovazione
sono gli “ingredienti” dello sviluppo per le
imprese: i nuovi mercati sono rappresentati
dai consumatori dei paesi emergenti; l’innovazione proverrà dall’applicazione delle
tecnologie trasversali come le biotecnologie, i nuovi materiali, la fotonica, la nano e
la microelettronica.
Per le imprese occorre attrezzarsi per
competere in questo scenario andando a
cercare la crescita dove si sviluppa ed interiorizzando le nuove tecnologie pervasive.
Le imprese, valorizzando i fattori di competitività rappresentati dalla flessibilità e dalla
rapidità di risposta, dovranno rafforzare i
propri assetti organizzativi e strutturali. La
politica industriale, sotto questo profilo, va
rilanciata ponendola al centro delle politiche economiche per sostenere i processi
di adeguamento dell’offerta stimolando
una nuova accumulazione. Andranno sviluppate nuove tipologie produttive legate
all’efficienza energetica ed alla minimizzazione dell’impatto sull’ambiente.
Se alle imprese spetta il ruolo di promotrici del cambiamento, questo ruolo va
opportunamente sostenuto con le riforme
strutturali che sono necessarie: infrastrutture efficienti e funzionali, burocrazia che
assecondi e non ostacoli l’imprenditore,
istruzione incentrata sul merito, formazione
finalizzata, ammortizzatori sociali che incentivino al lavoro.
Il nostro paese già è cresciuto poco prima
della crisi. Farà più fatica, impiegando più
tempo, a riprendere i livelli di crescita precrisi.
La nostra Regione ha subito anch’essa
l’impatto della crisi. I riflessi negativi hanno
inciso con una intensità minore rispetto
alla media nazionale ma la ripresa dovrebbe impiegare non meno di tre/quattro anni
prima di ritornare al trend del 2007 (con
riferimento al PIL pro capite).
La provincia di Udine ha risentito fortemente della crisi con la caduta della produzione industriale più acuta e più lunga che
si sia verificata dal dopoguerra dello scorso
secolo. Rilevanti sono anche i riflessi sul
mercato del lavoro: 3.400 sono i posti
di lavoro equivalenti generati dall’utilizzo
degli ammortizzatori sociali (per l’incidenza
del ricorso alla cassa integrazione vedasi
il grafico 1), cui si aggiungono 800 lavoratori in mobilità nell’industria, in totale il
7,3% di lavoratori dipendenti nell’industria
manifatturiera.
Le esportazioni tra gennaio e settembre
2009 in provincia di Udine sono calate
del 24,5%, da 4.398.647.165 euro a
3.320.099.176. Il calo, più sensibile di
quanto non sia accaduto a livello di Nord
est (-22,4%) e nazionale (-23,1%), riflette, dal punto di vista della composizione
merceologica (vedasi il grafico 2), in
particolare il crollo di più della metà delle
esportazioni dei prodotti della siderurgia.
Istruzioni per l’uso...
L’INDAGINE CONGIUNTURALE
RAPIDA, assieme al consuntivo e alle
previsioni di Confindustria Udine per
il 2010, possono essere consultati su
sito dell’Associazione,
www.confindustria.ud.it
Economia
Analisi
La prima voce di esportazione è diventata quella relativa alle altre macchine per
impieghi speciali (macchine per la siderurgia). Andamenti positivi hanno registrato i
prodotti chimici di base e gli elementi da
costruzione in metallo.
I mobili hanno proseguito nel processo di
deterioramento risultando ulteriormente
ridotto il valore delle esportazioni di un
quarto.
Le altre macchine di impiego generale
(macchine ed apparecchi di movimentazione, condizionatori e impianti di ventilazione) sono pure diminuite nei flussi
esportativi. Parimenti la diminuzione ha
riguardato le esportazioni di cisterne, serbatoi e radiatori, degli articoli di materie
plastiche, delle macchine per la formatura
di metalli, nonché di altri prodotti in metallo (contenitori in acciaio, imballaggi leggeri,
prodotti fabbricati con fili d’acciaio).
Per quanto riguarda le importazioni tre
sono le voci principali che concentrano il
44,5% del totale e che registrano un calo
significativo riflettente la flessione delle
produzioni di riferimento: i prodotti della
siderurgia, i rottami, i prodotti chimici di
base e fertilizzanti.
Sul piano della distribuzione geografica
le esportazioni nell’area comunitaria a 27
sono diminuite del 32,1%, nell’area extracomunitaria del 13,5%.
Nell’area comunitaria se Germania e Francia si confermano nell’ordine come i più
importanti clienti della provincia di Udine,
i flussi di esportazione verso questi paesi
sono fortemente diminuiti. La Polonia invece cresce salendo al terzo posto tra i paesi
di esportazione, mentre l’Austria scende al
sesto posto.
I mercati in crescita sono rappresentati
dall’America settentrionale (con un forte
recupero degli Stati Uniti che recuperano
il quarto posto nella classifica dei paesi di
esportazione), dall’Asia Centrale (per effetto del sensibile incremento delle esportazioni verso l’India) e dall’Oceania (con
il rafforzamento delle esportazioni verso
l’Australia). In calo risultano le esportazioni
verso l’Africa, il Medio Oriente (è in ripresa
il mercato degli Emirati Arabi Uniti e quello
del Kuwait ma non compensano il calo
dell’Arabia Saudita) , l’Asia Orientale.
Per affrontare il calo riflessivo e le conseguenze sul piano occupazionale nello
sforzo di ridare prospettive di sostenibilità
al processo di recupero del ciclo, non serve
continuare con interventi di emergenza.
Diventa necessario rilanciare i fattori di
sviluppo, puntare sulla competitività, sull’efficienza e sulla qualità, per assicurare stabilità e sostenibilità al processo di crescita.
Questa è la sola risposta alle incertezze del
mercato ed alle situazioni di precarietà.
In questo percorso è chiamata ad impegnarsi la Regione assumendo la centralità
del ruolo dell’impresa e, in particolare, del
manifatturiero quale riferimento costante
delle sue politiche.
Questo deve significare che i problemi dello sviluppo divengano centrali nel dibattito
politico ed istituzionale e presso l’opinione
pubblica.
Pare che i problemi siano altri rispetto a
quelli che coinvolgono più direttamente il
lavoro e l’impresa. Lo dimostrano il dibattito svoltosi sulla legge finanziaria regionale
o le più recenti prese di posizione. Non
è corretto parlare di disattenzione (ad
esempio, nella Finanziaria regionale sono
stati accantonati 20 milioni di euro per gli
ammortizzatori sociali) ma sicuramente i
temi dello sviluppo restano sullo sfondo.
Non sembra plausibile giustificare questo
con la scusante che gli strumenti di politica
industriale sono stati per così dire blindati
dal “trasferimento” sui fondi comunitari o
che comunque si è già provveduto con le
misure anticrisi. Certamente queste sono
importanti per le risorse attivate e per l’ampiezza degli strumenti messi in campo, ma
devono dimostrare di saper funzionare e
di risultare efficaci rispetto agli obiettivi che
la Regione insieme alle forze del lavoro e
dell’impresa si è prefissa di raggiungere. E
per questo, se si crede nell’utilità degli strumenti predisposti, occorre lavorare, senza
timore di aggiornamenti o adeguamenti
se ritenuti necessari, in modo da stimolare
il rafforzamento della struttura finanziaria
delle piccole e medie imprese.
Non bisogna aver timore di una riflessione
attenta per evitare che prevalgano atteggiamenti inutilmente recriminatori mentre
invece occorre operare ed intervenire
con incisività e chiarezza di obiettivi per
salvaguardare il potenziale produttivo innescando nuove opportunità di sviluppo.
In pratica serve rendere effettivamente
efficaci gli strumenti predisposti inserendoli
nel quadro di misure che sinergicamente,
dall’ambiente alla pianificazione territoriale,
dalle politiche attive del lavoro al ruolo
degli organismi finanziari, dalla infrastrutturazione alla logistica, convergano nel sostenere le ragioni della competitività.
E’ un percorso ineludibile che va riconosciuto nei fatti e nei comportamenti.
Ezio Lugnani
Export - Gennaio/Settembre - Distribuzione merceologica
339
Mobli
31
60
Autoveicoli
App. elettrici
454
157
172
1231
1274
Macchine
381
427
Prodotti in metallo
Prod. metallurgia
26
39
Prod. non metall.
Gomme e plast.
Prodotti chimici
30
46
38
63
13
17
19
26
77
78
Carta
Legno
Pelle
Prodotti tessili
Prod. alimentari
0
498
1230
118
142
137
147
g 2008
g 2009
200
400
600
800
1.000
1.200
Grafico n. 2 (elaborazione: Ufficio Studi Confindustria Udine)
febbraio10
31
Associazione
Inizio anno
“Dobbiamo accelerare la consapevolezza che il
mondo è veramente cambiato ed agire di conseguenza per essere attori attivi e non passivi del
cambiamento”.
E’ il concetto su cui ha fatto perno venerdì 15
gennaio a palazzo Torriani la conferenza stampa di
inizio anno del presidente di Confindustria Udine
Adriano Luci.
Dopo aver ricordato con “continuità d’affetto” la
figura di Adalberto Valduga, ad un anno dalla sua
scomparsa, il presidente di Confindustria Udine ha
dato comunicazione di una indagine rapida tra gli
associati (un campione di 50 aziende per complessivi 3mila dipendenti occupati) in cui si recepiscono
segnali di inversione di tendenza da parte delle
imprese friulane. Un dato su tutti è stato messo in
rilievo dal direttore dell’associazione Ezio Lugnani
che balza all’evidenza specie se raffrontato con i
giudizi sull’andamento del 2009 quando le risposte
avevano dato un saldo negativo del -38, per la netta
prevalenza delle imprese che avevano dichiarato il
calo della produzione (54%) su quelle che hanno
registrato un andamento positivo (16%). Nelle
previsioni delle imprese sul primo semestre 2010 il
saldo infatti diventa positivo (+16) e sale a +42 se si
considerano le previsioni delle aziende intervistate
per il secondo semestre.
Tutto bene? No, perchè lo stesso Luci ha messo
in guardia dal facile ottimismo. “Nel 2010 ci sarà
la ripresa, ma continuerà la crisi. Aumenteranno
cioè i volumi della produzione, ma ci vorrà molto
tempo prima di tornare ai livelli da cui l’industria è
precipitata nel 2009”.
Ed allora? Il primo appello del presidente è stato
rivolto a chi ci governa “affinché riservi un’attenzione non superficiale alle imprese. Va bene la
blindatura del settore finanziario e degli ammortizzatori sociali, i cui fondi provengono peraltro
dagli accantonamenti delle aziende, ma mancano
ancora iniezioni di risorse per ridare vitalità al sistema produttivo, in primis al settore manifatturiero
che non va assolutamente trascurato”. Eppoi c’è
pure un discorso di competitività: “Nel mondo si
è assistito ad uno spostamento delle ricchezze. I
grandi Paesi dell’area Bric da consumatori sono
diventati produttori e l’Italia non può continuare a
portarsi dietro uno zaino ogni giorno sempre più
pesante fatto di Comuni, Province e Regioni che
non risparmiano oppure che lasciano passare anni
e anni prima di concedere un’autorizzazione ad un
progetto industriale legittimo e compatibile”.
Lo sfogo di Luci non va visto come l’attacco contro qualcosa o qualcuno, ma come la volontà di
trasmettere una nuova filosofia di vita: “Il mondo
è cambiato e non possiamo mantenere gli stessi
comportamenti di sempre. Non continuiamo a
farci del male con Comuni che non vogliono le
imprese o che non permettono loro di sviluppare le
32
febbraio10
LUCI: “IL MONDO
È CAMBIATO, AGIRE
DI CONSEGUENZA”
Da sinistra: Ezio Lugnani, Adriano Luci,
Marco Bruseschi e Matteo Tonon (foto Gasperi)
loro aspirazioni legittime di ampliamento, costringendole ad andare in Austria. Questi casi sono una
sconfitta della società intera, non dell’imprenditore.
Teniamo alta la bandiera dell’Italia e del made in
Italy e pensiamo anche alle opportunità di credere
in noi stessi. Se proprio dobbiamo delocalizzare,
facciamolo in Italia, nel Comune limitrofo oppure
nel mezzogiorno. Le opportunità sono tante, non
ultima anche la possibilità di contenere il costo
della mano d’opera attraverso il reimpiego dei
lavoratori in mobilità”.
Luci si è dichiarato poi fiducioso per il futuro delle
imprese friulane. “Sono orgoglioso di rappresentarle. Qui da noi c’è un mondo di aziende che pulsa,
che vuole il cambiamento. Ed al nostro fianco ci
sono centri di ricerca e l’Università di Udine, che
possono darci una marcia in più. Il futuro sarà
difficile, ma sarà ancora più difficile per chi non lo
costruisce puntando sull’eccellenza e sulla ricerca”.
Altri accenni di Luci sono andati per il 2010 alla necessaria crescita dimensionale (“Se ho un rammarico per il 2009 è che è stata ancora timida l’inclinazione delle imprese friulane ad aggregarsi”), alla
formazione continua e all’internazionalizzazione.
E le banche? Il presidente di Confindustria Udine,
considerato il periodo delicato dell’economia, ha
proposto di rivedere i parametri di Basilea 2 per
permettere alle imprese di ritrovare tonicità. Su Mediocredito, invece, Luci ha ricordato come la nostra
Regione abbia perso negli ultimi anni una ventina
di istituti di credito. “Per questo è giusto che la proprietà di Mediocredito, qualora la Regione voglia
venderlo, resti in regione. Altrimenti, è meglio non
venderlo”.
Sono seguite quindi le considerazioni da parte
dei vice-presidenti di Confindustria Udine presenti
alla conferenza stampa. Marco Bruseschi, che
presiede il team internazionalizzazione, ha rimarcato come le parole del presidente Luci vadano
interpretate come uno sprone al cambiamento
rivolto a tutti gli attori (“Nessuno escluso. Anche noi
dobbiamo dare il buon esempio”), mentre Matteo
Tonon ha auspicato politiche di sostegno incisive
da parte della Regione per sostenere lo sforzo
delle imprese friulane nella penetrazione dei nuovi
mercati. Beneaugurante, in tal senso, il nome Asia
con cui Enrico Accettola, presidente dei Giovani
Imprenditori, ha chiamato la figlia nata nei primi
giorni del 2010.
a.l.
febbraio10
33
Associazione
Internazionalizzazione
FOCUS SU ORIGINE
organizzato venerdì 18 dicembre un seminario dal titolo “Origine delle merci,
Made in … e marchi aziendali: normativa ed applicazione pratica”, avente
per relatori gli avvocati Fabrizio Di Gianni,
dello Studio Legale Van Bael & Bellis di
Bruxelles, e Glauco Camerini Pollio, della
Confindustria di Roma.
I lavori sono stati coordinati dal direttore di
Confindustria Udine, Ezio Lugnani, che ha
sottolineato come l’Associazione sia favorevole ad una adeguata tutela del Made in
Italy ed alla tracciabilità dei prodotti, ma nel
rispetto delle norme UE: infatti, se la ratio
delle norme è di tutelare la produzione
nazionale da chi falsifica l’origine, bisogna
anche tener conto dell’organizzazione del
lavoro delle imprese e del fatto che queste
ultime, per essere competitive, hanno dovuto delocalizzare la loro produzione.
Di Gianni nella sua relazione ha spiegato
i fondamenti del diritto comunitario che
regolano l’origine delle merci ed ha tenuto
a sottolineare che uno dei cardini su cui si
basa l’UE è quello della libera circolazione
delle merci, tanto che la regolamentazione
del “Made in …” non può costituire una
regola di protezione commerciale ma solo
di informazione per il consumatore.
Camerini ha illustrato la presenza della Confindustria nelle genesi delle norme nazionali
che regolano l’origine e nella preparazione
Da sinistra: Fabrizio Di Gianni e Glauco Camerini Pollio
di quelle comunitarie: è fondamentale che
(foto Gasperi)
le regole siano eguali per tutti per evitare
disparità di trattamento nei singoli Stati. E’
poi entrato nel merito della cronistoria della
L. n. 350/03, fino ad arrivare alla contestata
l concetto di origine delle merci si è affer- vigore la L. n. 99, che veniva a colpire tutti
L. n. 99/09 che per l’importazione di merci
i prodotti di origine non italiana sui quali
mato nel 1900, quando gli Stati europei
dall’estero con marchi italiani stabiliva la
era stato apposto un marchio di proprietà
iniziarono a disciplinare i loro scambi
necessità di dover dichiarare la provenienza
di azienda italiana (la quale faceva realizcommerciali; in quell’occasione emerse la
del bene.
zare
la
sua
produzione
all’estero),
creando
necessità di poter individuare le merci cui
La L. n. 166 (di correzione della n. 99/09)
quindi la fattispecie di fallace indicazione
applicare le agevolazioni che erano state
ha comunque previsto la necessità di non
sull’origine di un prodotto per il solo fatto
concordate a livello internazionale, sopratingenerare falsi intendimenti sull’origine
che su questo fosse riportato un marchio
tutto in materia doganale e l’introduzione
di italiana di prodotti il cui marchio possa
della cosiddetta clausola della “nazione più registrato italiano.
potenzialmente creare una distorta convinOltre
a
non
essere
stato
notifi
cato
all’UE,
è
favorita” indusse ad adottare delle misure
da segnalare lo scompiglio che tale provve- zione sull’effettiva origine del prodotto ed
tali da consentire la sua applicazione soltanto verso le merci ottenute nei Paesi con- dimento ha creato nel mondo industriale: la ha creato anche il nuovo concetto di full
Made in Italy.
sua entrata in vigore ha infatti coinciso con
traenti, anche per fini protezionistici.
Oggi la normativa è disciplinata dal Codice il periodo delle ferie estive, rendendo diffici- Ha poi accennato al disegno di legge Rele per le aziende la correzione delle possibi- guzzini-Versace che intenderebbe introdurre
Doganale Comunitario e distingue tra
li fallaci indicazioni, creando una situazione l’etichettatura obbligatoria per i prodotti tesl’origine non preferenziale e quella prefesili, calzaturieri e della pelletteria.
di pericolosa disparità di trattamento con i
renziale. Su questa si innesta la normativa
Si ha quindi un insieme complesso di norcompetitors comunitari.
italiana, con la L. n. 350/03 che ha introme sulla tutela dell’origine delle merci, sulle
Per rimediare, a fine settembre il Governo
dotto misure specifiche per la tutela del
quali le aziende devono prestare attenzione
licenziava
il
cosiddetto
DL
“salva-infrazioni”
Made in Italy dai fenomeni di contraffazione
per evitare di incorrere nelle varie sanzioni,
n. 135, con il quale si cancellava la parte
e della falsa o fallace indicazione dell’oriche possono arrivare anche all’ipotesi di
incriminata della L. n. 99, prevedendo nel
gine.
nuovo testo legislativo la fallace indicazione reato.
Ma le problematiche di più difficile solusolo quando il marchio aziendale possa
zione ed i rischi di incorrere nelle pesanti
Alessandro Fanutti
sanzioni anche penali previste da tali dispo- trarre in inganno circa l’origine italiana del
Area Economia d’Impresa
sizioni nazionali sono sorti a partire dal gior- prodotto.
Confindustria Udine
no di Ferragosto 2009, quando è entrata in Su tale normativa, Confindustria Udine ha
DELLE MERCI E TUTELA
DEL MADE IN ITALY
I
34
febbraio10
febbraio10
35
Associazione
Alimentari e Bevande
Da sinistra: Maurizio Sacilotto di Hosta Italia,
Bruno Menegatti e Bruno Rossetto di Quality Food Group (foto Gasperi)
VIAGGIO NEL GUSTO
QUARTA PUNTATA
Molini e dolciarie: sinergie per lo sviluppo
di un comparto che sa guardare lontano
I
l viaggio nel gusto di Realtà Industriale fa tappa
nella sezione “agricoltura, molini, dolciarie”
per incontrare alcune aziende che sono protagoniste attive dell’evoluzione epocale che stiamo
vivendo. Nella storia recente dell’analisi degli stili di
vita, sono sempre stati moda e design a percepire
anticipatamente i temi che poi interessano in modo
più ampio la società. Oggi, invece, è il cibo, la sua
produzione e il suo consumo, a generare una riflessione che permette di capire il presente per progettare il futuro. Lo si intuisce bene dialogando con
questi imprenditori che producono prodotti alimentari esportati in tutto il mondo e che parlano con
dimestichezza di certificazione etica e di protocolli
di collaborazione con Istituti di Ricerca Universitari.
“Il consumatore va dinamicamente elaborando
nuove esigenze e nuovi modelli di consumo – afferma Maurizio Sacilotto di Hosta Italia – rivolti
al poco e buono ma soprattutto a cibi che pur
mantenendo le proprie caratteristiche edonistiche
offrono anche un aspetto salutistico conforme alle
nuove esigenze alimentari, quali ridotto contenuto
di grassi, presenza di fibra, ridotto contenuto di
zuccheri semplici, basso contenuto di sodio: in pratica, a parità di cibo consumato deve corrispondere
un ridotto introito di calorie, di zuccheri e di sodio,
36
febbraio10
a vantaggio di fibre e di altri nutrienti funzionali
all’organismo”. Un orientamento che evidentemente le aziende del settore marketing oriented
hanno raccolto, conseguendo anche nel difficile
2009 obiettivi di fatturato ancora in crescita, anche
se il settore alimentare nella sua globalità stima una
flessione di un modesto –1,5% per l’anno 2009.
“Noi chiuderemo il 2009 con circa 32 milioni di
fatturato – sottolineano Bruno Rossetto e Bruno
Menegatti di Quality Food Group – registrando
una crescita del 10% sull’anno precedente e un
13% sul piano della produttività, prefigurando un
2010 ancora di sviluppo: con l’acquisizione dello
stabilimento della Delser ormai siamo una delle
maggiori realtà italiane di prodotti da forno di alta
qualità, oramai noti per i biscotti per l’infanzia e
per i prodotti senza glutine”. Ma tant’è, la ricerca è
di casa in questo settore: le aziende stanno orientando il proprio business allo studio e successiva
produzione di alimenti funzionali destinati a fasce di
consumatori con problemi del metabolismo (obesità, diabete, ipercolesterolemia) ovvero per consumatori attenti al controllo del proprio peso e della
propria salute, oppure per fasce di consumatori
affetti da intolleranze o allergie alimentari, i quali
necessitano di alimenti prodotti in assenza di ingre-
dienti allergizzanti. Hosta Italia e Quality Food
Group stanno realizzando importanti e concrete
collaborazioni con l’Università di Udine, coinvolgendo dipartimenti, docenti universitari, studenti e neolaureati, attivando un circuito virtuoso che produce
ricerca, innovazione e diffonde cultura e nuovo
sapere nelle aziende: attualmente l’impegno è rivolto alla ricerca per ridurre la presenza di acrilamide
(una sostanza tossica che si sviluppa nei processi di
cottura). Hosta Italia si è riproposta come mission
la produzione di grissini senza grassi aggiunti, senza
sodio e con fibra beta – glucano, destinati a classi di
consumatori attenti alla propria salute e contemporaneamente sta studiando una crema (tipo Nutella)
senza zucchero e con meno del 30% dei grassi
presenti in queste tipologie di creme spalmabili,
arricchita con fibra e quindi assimilabili anche da
consumatori affetti da diabete, ipercolesterolemia e
ipertrigliceridemia. L’altro fronte innovativo è quello
della certificazione etica: Rossetto e Sacilotto
sottolineano l’esperienza con una grande catena di
distribuzione canadese che condiziona la fornitura
al possesso della certificazione etica, dando per
scontata la qualità produttiva. Una certificazione
non soltanto burocratica, ma verificata attraverso
un’azione di auditing che intervista tutti i collaboratori nell’azienda per verificare la vera eticità della
gestione. Grazie anche alla pressante attività degli
Organi di Controllo, il Made in Italy si conferma
sempre un paspartout importante per qualificare
il prodotto nostrano, tant’è che le aziende citate
esportano il 30% della loro produzione: funzionali
a queste strategie di sviluppo risultano anche le
partecipazioni delle nostre aziende friulane ad
importanti appuntamenti fieristici specializzati che
si svolgeranno a Bologna, Parma, Colonia e Parigi.
Nell’ambito dell’attività molitoria Nicoletta Moras
(Molino Moras) sottolinea che il 2009 si sia concluso in modo soddisfacente dopo due annate difficili. “Nel 2007 e 2008 - ricorda la Moras – il nostro
comparto ha attraversato un periodo problematico, subendo la crescita del prezzo della materia
prima e reagendo, ancora oggi, ad una concorrenza da parte delle aziende venete molto agguerrita
anche sul prezzo. Come azienda abbiamo scelto
di puntare molto sulla qualità, selezionando di
conseguenza anche gli sbocchi distributivi, ma assicurando una produzione in forno senza additivi
chimici, impiegando farina naturale e offrendo un
prodotto di altissima genuinità”. Ecco perché il cibo
e il suo abbinamento agli stili di vita sta diventando
un motore trainante per capire come si evolvono i
costumi sociali. E le industrie friulane del settore si
rilevano lungimiranti e antesignane, puntando sulla
rintracciabilità della materia prima, il rapporto con
le tradizioni, la sostenibilità, la ricerca, la collaborazione con le Università, l’impostazione marketing
oriented, la grande attenzione alla segmentazione
del mercato dei consumatori.
Franco Rosso
Associazione
Gruppi
LA CONVIVIALE
CHE UNISCE TRE GRUPPI
DI CONFINDUSTRIA UDINE
È
stata un grande successo la Cena di
Natale che il 16 dicembre scorso ha
riunito oltre ottanta imprenditori dei Gruppi
“Terziario Avanzato”, “Telecomunicazione e Informatica” e “Alimentari e
Bevande” in un momento conviviale, di
socialità e condivisione.
Quest’anno, infatti, alla ormai tradizionale
Cena di Natale dei Gruppi Terziario e Telecomunicazione si è unito per la prima volta
anche il Gruppo Alimentari, per una piacevolissima serata, fortemente voluta dai
Capogruppo Giovanni Claudio Magon,
Luigi Gregori e Cristian Vida, e resa
possibile dalla preziosa collaborazione di
numerose aziende associate.
Lo studio fotografico 530 Metriquadri di
Michele Zuccato a Codroipo ha messo a
disposizione i suoi spazi, allestiti per l’occasione in una suggestiva location. L’agenzia
Espressione ha seguito la comunicazione
dell’evento, realizzandone l’invito. Il Ristorante Ai Gelsi di Codroipo ha curato il
catering, rielaborando sapientemente i prodotti d’eccellenza del nostro territorio, messi a disposizione dalle aziende associate.
Per l’evento, infatti, Azienda Agricola
Midolini, Distilleria Domenis, Friultrota, Goccia di Carnia, Gruppo Vinicolo
Fantinel, Hosta Italia, Molino Moras,
Morgante, Quality Food Group, Pezzetta, Vida Luigi Salumificio e Wolf
Sauris Prosciuttificio, aderenti al progetto Sapori di Confindustria Udine, hanno
gentilmente offerto i prodotti degustati
nell’arco della serata.
Alla cena ha partecipato anche il Presidente Adriano Luci che si è espresso positivamente nei confronti dell’iniziativa e dello
spirito di collaborazione e di progettualità
delle imprese.
Il momento conviviale ha aperto la strada
per successive collaborazioni fra i Gruppi
che, pur impegnati su diverse tematiche,
hanno dimostrato un forte interesse a sviluppare azioni sinergiche su temi comuni
in un’ottica di aggregazione d’impresa.
Eleonora Zoratto
Area Organizzazione Marketing e Sviluppo
Confindustria Udine
Nelle foto: momenti della Conviviale (foto Michele Zuccato 530mq.com)
febbraio10
37
Associazione
Professioni
RISPOSTE ALLA CRISI
I
n un quadro generale di crisi socio-economica
globale, è diventato imperativo da parte di tutte
le organizzazioni aziendali, di tutti i settori, cooperare per consolidare la fine della fase recessiva,
limitare gli effetti della depressione da disoccupazione, per effetto del modificato assetto della domanda di prodotti e servizi, impostare le strategie
per promuovere e cavalcare la ripresa.
In tutti i settori l’aggregazione fra aziende è stata
uno dei fattori propagandati per sopravvivere
all’inevitabile selezione da crollo e modifica della
domanda. Lo è per il settore primario e secondario
e ancor di più per quello terziario tecnologico e
innovativo.
Dall’evento mediatico del 2001 che, con le Torri
Gemelle, ha iniziato il XXI° secolo sotto il segno
della paura da vulnerabilità e impotenza nella
prevenzione, si è passati ai primi segnali di inaffidabilità sistemiche del mondo finanziario che ha
soverchiato l’eticità dell’Impresa e, per la prima
volta nell’era moderna, di uno Stato. Dal caso Enron ai bond argentini fino ai casalinghi Parmalat
e Cirio, sono state esposte diverse tecniche elusive
i controlli che il mercato riteneva di possedere per
non soccombere alla speculazione indiscriminata.
Ma anche questi segnali non sono bastati per
intercettare i rischi che dalla fine del secolo scorso
il sistema finanziario aveva creato per aumentare
la ricchezza “sulla carta” e che, a fronte di una
crisi strutturale globale dei mercati a seguito delle
diverse velocità e intensità tra la crescita del BRIC e
delle altre economie emergenti ha messo in crisi e
poi travolto le economie “occidentali”. Oggi si parla
di possibile default di paesi come la Grecia, l’Irlanda, la Spagna, Dubai ecc. senza meravigliarsi più
di tanto e con la consapevolezza che le imponenti
iniezioni finanziarie abbinate a forme più o meno
palesemente protezionistiche, hanno frenato la caduta nel baratro ma non hanno impedito la ripresa
e la continuazione delle attività speculative.
Tra le tante ipotizzate quali le possibili vie d’uscita?
Forse l’unica è quella di intervenire sulla matrice
valoriale che ha generato buona parte dello sconquasso: attraverso il ritorno all’Etica sostenibile.
Per questo ed in una ottica da Terziario innovativo,
propongo alcuni spunti e contributi di Antonelli,
presidente di PIU’, che lo scorso anno ha avuto
38
febbraio10
modo di coinvolgere l’Assessore Rosolen nell’ambito di un Evento sulle Professioni non Ordinistiche
tenutosi in Confindustria Udine.
L’OPINIONE
L’etica professionale è
necessaria per la sostenibilità
“In questo spazio blog dedicato dal Corriere della
Sera agli ‘invisibili’ si è parlato molto, e giustamente, di temi scottanti per questo mondo: previdenza,
fiscalità, tutela, ammortizzatori, …
Si è trascurato, per ora, il tema dell’etica professionale, che costituisce un fattore essenziale di equità
nel rapporto con l’utente, con il collega concorrente e con la società nel suo insieme.
Una parte dei professionisti autonomi esercita fuori
da ogni sistema di controllo, perché non fa riferimento ad alcun ente di rappresentanza che possa
vigilare e regolare.
Per quelli che aderiscono ad organizzazioni (associazioni, ordini, collegi), c’è da dire che solo una
parte di tali enti cura con attenzione il tema del
comportamento etico, con codice deontologico o
con carta dei valori etici.
Poche organizzazioni di rappresentanza si dedicano con impegno nell’informazione dell’utenza
e nella formazione dei propri associati all’utilità e
alla necessità dell’etica professionale.
Infine, pochissimi esercitano un controllo proattivo
sui comportamenti; spesso si limitano ad interventi reattivi su casi isolati, che vengono sollevati
dall’esterno. A volte, addirittura, questa funzione
sembra svolta più per tutelare i propri iscritti, piuttosto che per ripristinare condizioni di correttezza
ed equità.
Per garantire la ‘sostenibilità’ del contributo professionale nell’economia attuale, il tema dell’etica
professionale va posto sul tavolo della discussione
come ingrediente strutturale, essenziale per l’equilibrio, affinché la reputazione dei migliori non sia
contaminata dai comportamenti di spregiudicati o
opportunisti.
Claudio Antonelli
Presidente PIU’ –
Professioni Intellettuali Unite.”
Giuseppe Carlini
IL COMMENTO
Dalla crisi uscirà chi
meglio si saprà adattare ai
cambiamenti
Sono riflessioni che vengono da un comparto che
negli ultimi anni ha superato il 60% nella composizione delle imprese e che negli ultimi 12 mesi sta
attraversando una crisi pesantissima per la mancanza di ammortizzatori e di strumenti “bancariamente” significativi per il ricorso al credito per finanziare
innovazione, formazione, aggiornamento, ricerca.
Il terziario innovativo e tecnologico ha subito il
blocco, più che la contrazione, degli investimenti
del mercato della domanda alle prese con i problemi globali.
La domanda che è sorta spontanea a chi non aveva
previsto il trend: “ma come può sopravvivere il manifatturiero se non investe nella ricerca, nel marketing strategico, nella comunicazione pubblicitaria?”
La risposta è una sola: senza lo studio e l’ascolto
dei mercati non c’è possibilità di individuare le vie
dello sviluppo sostenibile e, senza investimenti per
contattare e soddisfare la domanda, non c’è futuro.
Tutto ciò porta ad una riflessione: l’etica professionale pretende l’equità nel rapporto con l’utente che
va sostenuto e non solo assecondato, quanti l’hanno perseguito o sono in grado di farlo? Da qualsiasi
crisi usciranno, pensando a Darwin, non i più forti
né i più preparati, ma chi si saprà adattare meglio ai
cambiamenti: i più responsabili.
Giuseppe Carlini
Associazione
Web
g
News da Internet su
www.confindustria.ud.it
FISCALE
= Inizio attività, cessazione e variazione dati ai
fini Iva: nuovi modelli AA7/10 e AA9/10 per il
2010
= Nuove regole sul luogo di prestazione dei
servizi: i primi chiarimenti delle Entrate
= Modello Eas: ulteriore proroga a fine anno
= Interessi legali: dal 1° gennaio 2010 scendono
dal 3 all’1%
= L’acconto Iva del 28 dicembre 2009
= Le agevolazioni fiscali per il risparmio energetico: nuova guida dell’Agenzia delle Entrate
= Blocco del ravvedimento operoso: l’Agenzia
delle Entrate apre un tavolo di confronto con le
imprese
= Acconto Irpef: pronto il codice per utilizzare il
credito d’imposta
= Sopra i 200 milioni di ricavi una verifica
fiscale all’anno
= Emanate le istruzioni per la compensazione
dei crediti Iva dal 1° gennaio 2010
= Esclusione da imposizione fiscale degli aumenti di capitale: i chiarimenti delle Entrate
= Visto di conformità per l’utilizzo in compensazione dei crediti Iva per importi superiori a
15.000 euro: primi chiarimenti
= Le novità fiscali di novembre e dicembre
ECONOMIA E FINANZA
= Ufficio Studi - Nuovo tasso d’interesse
legale: 1%
= Normativa sulla privacy e gli amministratori di sistema. Precisazioni del garante
= Turismo. Nuovi bandi su fondi Por - Fesr
LAVORO E
RAPPORTI SINDACALI
= C.c.n.l. per l’industria metalmeccanica
- Accordo di rinnovo del 15 ottobre 2009
– circolare illustrativa di Federmeccanica
= L.R. 18/05: sul sito della Provincia la modifica delle domande di contributo ex artt.
30, 31, 32 e 33 e 48 Reg. attuativo
= Siglata in data 18 dicembre 2009 l’ipotesi di
accordo per il rinnovo del CCNL per gli
addetti all’industria chimica
QUALITA’
= Uninotizie n° 22 del 15/12/2009
= Prodotti da costruzione. Pubblicato l’elenco delle norme armonizzate ai sensi della
Direttiva CE n. 89/106 (Comunicazione CE
2009/C 309/01)
COMMERCIO ESTERO
= Normativa doganale – Procedura telematica
import – Progetto AIS-ICS
= Normativa doganale – Visto uscire telematico
operazioni export – Chiusura MRN non ancora appurati fase 2 ECS – Nota Agenzia delle
Dogane del 16 dicembre 2009
= Varie – Consigli per le pmi esportatrici – Guida
Ice Trieste
= Normativa doganale – Visto uscire telematico
operazioni export – Chiusura MRN non ancora
appurati fase 1 ECS – Nota Agenzia delle Dogane del 23 dicembre 2009
= Normativa doganale – Origine delle merci,
tutela del Made in Italy, lotta alla contraffazione
– Riepilogo normativa vigente
AMBIENTE
= AIA – IPPC – Versamento della tariffa relativa
ai controlli entro il 30 gennaio 2010
= AIA – IPPC – Linee Guida per la determinazio= ne delle tariffe emanate dalla Regione FVG
CONAI: le principali novità nella guida 2010
= Rifiuti: il formulario di trasporto è considerato
totalmente equipollente alla scheda di trasporto
INTERNAZIONALIZZAZIONE
= Iniziative 2010 per il settore biomedicale
g
EDILIZIA
= Prove di idoneità per l’acquisizione della
qualifica di restauratore e collaboratore
restauratore di beni culturali
= Indicazioni del Ministero del lavoro in materia di Sicurezza
= Nuove soglie comunitarie per gli appalti
pubblici di lavori, servizi e forniture
= Legge Finanziaria 2010 - Misure di interesse del settore delle costruzioni
NORMATIVA TECNICA
= Alimentari - Riconoscimento degli stabilimenti che trattano prodotti di origine animale - D.P.G.R. 0323/Pres. del 25.11.2009
ORGANIZZAZIONE,
MARKETING E SVILUPPO
= Convenzioni – Rinnovo accordo con l’Aeroporto Marco Polo di Venezia-Save Spa
per l’anno 2010
= Lo Spazio delle Idee 2010 inaugura con
l’ottica stradale a Led ZEUS di B.Eng
RISORSE UMANE
= La Vetrina di Unimpiego - I profili della
settimana 10-15 gennaio 2009
TRASPORTI
= Autotrasporto merci in conto terzi – Contributo 2010 per servizi postali
= Sicurezza stradale. Calendario 2010 divieti
di circolazione mezzi pesanti in Italia. DM 18
dicembre 2009
= Trasporti eccezionali – Indennizzi di usura
2010
= Trasporti internazionali – Francia – Aumento
tariffe tunnel Monte Bianco e Frejus dal 1°
gennaio 2010
= Autotrasporto merci in conto terzi – Iscrizione all’Albo – Circ. Comitato Centrale n. 3/09
= Sicurezza stradale – Tempi di guida conducenti autobus – Ripristino deroga per servizi
occasionali – Regolamento (CE) n. 1073/09
= Sicurezza stradale – Divieti di circolazione
mezzi pesanti 2010 estero
= 2010 Divieti di circolazione mezzi pesanti
in Italia – DM 18 dicembre 2009 - Autoveicoli
Tasse di possesso – Aumento compenso riscossione tramite tabaccherie – DPR n. 186/09
= Autotrasporto merci in conto terzi – Riordino normativa su licenza comunitaria, attestato
conducente, cabotaggio – Regolamento (CE)
n. 1072/09
= Trasporti internazionali – Slovenia – Vignetta
autostradale 2010 veicoli leggeri
= Nuovo Codice della Strada – Dal 1° gennaio 2010 tassa per i ricorsi tramite Giudice di
Pace
= Trasporti intermodali – Autostrade del mare
– Domande ecobonus viaggi 2009
= Autoveicoli – Costi di esercizio per uso fiscale
(fringe benefit) – Tabelle 2010 Agenzia delle
Entrate
= Autotrasporto viaggiatori – Riordino
normativa accesso al mercato internazionale
– Regolamento (CE) n. 1073/09
= Sicurezza stradale – Cronotachigrafo digitale
per autocarri ed autobus – Richiesta delle cards
attraverso Confindustria Udine
= Autotrasporto merci in conto terzi – Scheda
di trasporto – Contratto di subvezione e suo
inquadramento giuridico
Istruzioni per l’uso...
Per consultare le notizie riportate in questa
pagina
= Collegarsi al sito Internet dell’Associazione
www.confindustria.ud.it
= Selezionare alla voce “Ricerca“ nell’archivio
della sezione “News”
= Inserire la password riservata alle imprese
associate
= Inserire le informazioni richieste (in par= ticolare titolo e servizio di emissione) per
attivare il motore di ricerca
=
= Cliccare “cerca”
febbraio10
39
Associazione
Formazione
g
Da non perdere
APPOINTMENT
MAKING: USARE AL
MEGLIO IL TELEFONO PER
GENERARE OPPORTUNITÀ
DI INCONTRO CON
POTENZIALI CLIENTI
N
Momento d’aula del corso “Guida pratica alla redazione dei contratti d’impresa”
(foto Gasperi)
Corsi di Formazione
programma di febbraio
Acquisti
1 e 2 febbraio
Corso base acquisti
15 e 22 febbraio
Aspetti finanziari e controllo di gestione
negli acquisti
Ambiente
15 e 22 febbraio
Rifiuti: gli adempimenti aziendali per la
conformità normativa
25 febbraio
Direttiva Emission Trading: il monitoraggio e la comunicazione annuale delle
emissioni di gas serra
Informatica
11 febbraio
Come farsi trovare da Google – Google
Adwords base
15, 17 e 19 febbraio
Microsoft Access Base
Lingue Straniere
Dal 2 febbraio
English at work – base
Dal 2 febbraio
English at work – Intermedio
Dal 2 febbraio
English at work – Avanzato
Commercio Estero 11 febbraio
8 febbraio
I documenti di spedizione, trasporto ed
assicurazione negli scambi internazionali
Competenze Relazionali
19 e 26 febbraio
Gestire e prevenire il conflitto: l’arte del
feedback
Economica
9 e 16 febbraio
Analisi di bilancio: laboratorio formativo
di gestione aziendale Informatica
Management
1, 8 e 16 febbraio
Principi e tecniche di Project
Management
40
febbraio10
Produzione
Il controllo di gestione nella produzione
22 febbraio
La gestione dei processi di valore: Value
Stream Mapping (VSM) e Kaizen
Sicurezza
Dal 10 febbraio
RSPP- Modulo A di base
Dal 10 febbraio
Formazione per Dirigenti e Preposti
Vendite
24 febbraio
Appointment Making: usare al meglio il
telefono per generare opportunità di incontro con potenziali clienti
elle situazioni di crisi il numero
di clienti che bussano alla porta
è il primo a scendere. Per mantenere
le vendite affidarsi alla sola qualità
del prodotto e del servizio non è più
sufficiente. Vanno creati nuovi scenari
di opportunità e generate occasioni di
incontro con potenziali clienti. In questo corso verranno condivise le più
efficaci tecniche della comunicazione
telefonica per garantire il massimo
numero di nuovi appuntamenti in un
tempo molto breve. Al termine del
training le persone saranno messe
nella condizione di sapere “cosa dire”
al telefono e “come dirlo” per generare nuove opportunità di incontro,
nonché di sentirsi sicuri e a proprio
agio nel contattare potenziali clienti
per la prima volta.
Il corso è rivolto ai venditori che
cercano di generare un numero maggiore di appuntamenti, alle segretarie
che devono convertire richieste di
informazioni in occasioni di incontro
ed ai professionisti che vogliono essere proattivi nel contattare potenziali
clienti per aumentare le vendite.
Istruzioni per l’uso...
I programmi didattici dei
corsi, i profili dei relatori
e dei formatori, le date di
svolgimento
e le modalità operative
di partecipazione sono
disponibili sul sito www.
confindustria.ud.it,
nella sezione “Formazione”
“Corsi a calendario”.
Associazione
Centro Studi Confindustria
INDAGINE RAPIDA CSC
Modesto miglioramento
nell’attività di dicembre (+0,2%)
= Il CSC rileva in dicembre una variazione della produzione industriale dello
0,2% su novembre, quando si era avuto
un rimbalzo dell’1,4% su ottobre (dati destagionalizzati). Il livello di attività si colloca
in dicembre di oltre un quinto (-21,0%)
sotto il massimo pre-crisi toccato nell’aprile
2008 e segna un recupero del 5,8% dal
minimo di marzo 2009.
= Nei dati grezzi la produzione aumenta in dicembre dell’1,5% sullo stesso
mese del 2008 (-3,4% in novembre).
= Al netto delle differenze di calendario, diminuisce del 2,1% sul dicembre
del 2008, a fronte del -6,2% annuo in
novembre.
= Nella media del 2009 la produzione
si attesta su livelli inferiori del 17,1%
a quelli del 2008, quando si era avuto un
calo del 3,1% sul 2007 (dati grezzi).
= Il CSC stima una sostanziale stagnazione dell’attività industriale nel
quarto trimestre: -0,1% sul terzo, che
aveva registrato un rimbalzo del 4,3%
sul precedente. Si attenua dal -15,9% al
-6,1% la caduta rispetto a un anno prima.
= In dicembre il flusso di nuovi ordinativi acquisiti dalle aziende cresce dello
0,4% su novembre, quando aveva già
recuperato lo 0,7% su ottobre (dati destagionalizzati). Rispetto allo stesso mese
dell’anno scorso gli ordini aumentano
dell’1,7% in dicembre mentre erano calati
del 4,1% in novembre (dati grezzi).
INDAGINE RAPIDA CSC (a)
variazioni % tendenziali, salvo diverse indicazioni
2009
Indice
grezzo
Ordimativi
Indice corretto per i giorni lavorati
Grezzo
Differenza giorni rispetto
all’anno precedente
Destagionalizzato (b)
Livello
Var %
(2005=100)
congiunturale
Novembre
-3,4
-6,2
(+1)
86,0
1,4
-4,1
Dicembre
1,5
-2,1
(+1)
86,1
0,2
1,7
(a) L’indagine viene effettuata mensilmente su un panel di 380 imprese medio-grandi, in termini di fatturato, rappresentative dell’industria in senso stretto.
(b) L’inserimento di due nuovi dati nella serie grezza modifica tutta la serie storica degli indici destagionalizzati. Ciò
spiega eventuali discordanze rispetto ai livelli dell’indice destagionalizzato diffusi dall’Istat
Fonte: Indagine Rapida CSC, Dicembre 2009
Nota metodologica:
PRODUZIONE INDUSTRIALE
(Indici destagionalizzati; Base 2005=100)
108
nel mese di riferimento dell’indagine viene
chiesto alle imprese di calcolare, a consuntivo, la
variazione tendenziale della produzione grezza del
mese precedente e di formulare una previsione
della variazione tendenziale della produzione
grezza del mese in corso.
Questa variazione può essere rivista nell’indagine
successiva, quando lo stesso mese è chiesto
nuovamente, ma a consuntivo.
103
98
93
88
83
78
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
febbraio10
2009
2010
41
Associazione
Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Udine
A.A.A. FUTURO
DEL DISTRETTO CERCASI
QUALE FORMAZIONE PER LE NUOVE GENERAZIONI DEL LEGNO?
E
’ il titolo del convegno svoltosi il 12
dicembre 2009 presso l’aula magna
dell’IPSIA “A. Mattioni” di San Giovanni al Natisone.
L’iniziativa, organizzata dall’associazione
culturale “Circolo della Sedia”, aveva
come obiettivi principali la valorizzazione
dell’istituto professionale e l’importanza di
sottolineare, sia agli studenti dell’ istituto
stesso che a quelli delle scuole medie del
Distretto, come professionalità e voglia di
fare costituiscano punti di partenza fondamentali per coloro che si affacciano al
mondo del lavoro, nonostante la crisi che
ha investito il settore della sedia negli ultimi anni.
La frase, contenuta nell’invito “tu non puoi
dirigere il vento, ma puoi indirizzare le
vele” rappresenta la chiave di lettura che
ha accompagnato gli interventi dei relatori,
ad iniziare dall’Ing. Alessandro Calliga-
ris – Presidente Confindustria Regionale
-, che ha aperto i lavori, dopo i saluti del
dirigente scolastico prof. Ciccone e delle
autorità presenti, evidenziando che “c’è
ancora speranza, c’è ancora un futuro per
il Distretto che però non può più essere
legato alle sole quantità, ma soprattutto
alla qualità delle produzioni proposte”.
Calligaris ha raccontato ai giovani studenti
la sua esperienza di vita, come è maturata
la sua intenzione di diventare imprenditore.
A questo si è collegato il moderatore Ivan
Baiutti - Presidente dei Giovani di Confartigianato – che, introducendo le testimonianze dei due diplomati IPSIA Nicholas
Varutti e Riccardo Riva, ha ricordato la
necessità che i giovani scuotano la loro
vita, cercando dentro di sè le motivazioni
per affrontare le sfide del mondo del lavoro, riscoprendo la “fame di voler fare”.
Sul tema della qualità della produzione
e sulla salvaguardia del Made in Italy si
è inserito l’intervento di Massimiliano
Zamò – componente del Direttivo Giovani
di Confindustria Udine - che ha ripreso
l’importanza di non disperdere il nostro
“Saper Fare”: “ci sono lavorazioni che non
possiamo permetterci di perdere, che
devono essere preservate e ripensate per
le esigenze del mondo attuale, ma che
caratterizzano ciò che siamo e qual è il
nostro backgroud culturale. E’ necessario
viaggiare, conoscere le lingue, interagire
con i nuovi mercati e con acquirenti di diverse culture, tenendo ben presente il nostro know how e valorizzandolo al meglio.
Le nostre manualità sono un patrimonio
prezioso che non possiamo abbandonare”.
Un occhio al passato, con la mente al
futuro, dunque, grazie ad una formazione
attenta e che si leghi sempre di più alla
realtà artigianale ed imprenditoriale del
Nella foto, due momenti del convegno tenutosi all’Ipsia di San Gionanni al Natisone a
cura dell’associazione culturale “Circolo della Sedia” (foto Zuzzi)
42
febbraio10
Associazione
Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Udine
territorio, ma anche un invito ai giovani a
trovare motivazioni sempre nuove, a non
lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà, ma a
trarre da esse insegnamento per andare
avanti e traguardare nuovi obiettivi. Questo
il messaggio racchiuso nelle conclusioni
dell’On. Roberto Antonione – ex Presidente Regione FVG, ora capogruppo
in Commissione Esteri della Camera dei
Deputati: “L’entusiasmo e la passione – ha
affermato Antonione - sono elementi
che ci consentiranno di affrontare le sfide
future e sono elementi indispensabili per
affrontare la vita”.
Non dimenticarsi del passato, vivere il
presente, pensando al futuro. Questo è
quanto traspare anche dagli scatti fotografici esposti in sala. A margine del convegno
è stata, infatti, inaugurata la mostra “L’arte
dell’artigianato” organizzata dal Circolo
della Sedia in collaborazione con Confartigianato Udine. Una mostra in cui sono
stati esposti i migliori scatti prodotti, per
l’omonimo concorso da amatori e studenti
delle scuole superiori della provincia di
Udine.
Al termine dell’incontro è stata, inoltre,
premiata Roberta Biasutto, autrice del
sito vincitore del concorso “Www. Sedia.
Idea”, organizzato dal Circolo della Sedia
in collaborazione con l’ERDISU di Udine,
con Friuli Innovazione e con le ditte della “Filiera 100% Made in Friuli” - le
aziende: Forsed, Alema, Levigatura
Musig, Romanutti Legno, Letherland
e Segheria Rosa, che hanno realizzato il
prototipo della sedia “Yu”.
Soddisfatto il presidente del Circolo della
Sedia Giusto Maurig che ha ribadito,
ancora una volta, l’importanza di valorizzare anche la scuola professionale, non
considerandola formazione di serie B, ma:
“Se strutturata nel modo corretto, una
scuola in grado di dare ai nostri ragazzi
le conoscenze adeguate per affacciarsi
positivamente sia al mondo del lavoro che
universitario”.
Giada Bergamasco
Maria Cristina Novello
FUTURO FRA
ETICA E AGGREGAZIONE
I
n queste prime settimane del nuovo
anno mi piacerebbe offrire uno spunto di riflessione ai Giovani Imprenditori di Confindustria Udine, e non
solo. Vorrei infatti portare all’attenzione
di tutti coloro che occupano posizioni
critiche all’interno di aziende e società
alle sfide che
ci attendono,
Enrico
sottolineando
Accettola
in particolare
due aspetti
che riguardano
il lavoro e il
futuro, e che
ritengo fondamentali, ossia
l’etica e l’aggregazione.
Credo sia molto importante,
infatti, sempre
in nome dello
sviluppo e
della crescita,
riconciliare
Economia,
Lavoro ed
Etica. Questo
è possibile,
ad esempio,
attraverso la
valorizzazione
del capitale umano, la tutela della salute
e la sicurezza del lavoro. Invito dunque il
Gruppo che presiedo a mettersi in prima
linea da subito per incentivare prassi
virtuose, al fine di migliorare regole e
approcci, sviluppare nuove tecnologie e
ricercare più elevati livelli di qualità del
lavoro.
Allo stesso tempo esorto i Giovani
Imprenditori a una riflessione generale
sull’adattamento alla trasformazione, che
a mio avviso non può prescindere da
una valutazione sulla possibilità di unione e aggregazione. Nessun dubbio che
per affrontare una nuova epoca dove le
parole d’ordine sono globalizzazione e
competitività serva uno spirito diverso,
dove la propensione alla
condivisione
e al confronto
sia una modalità operativa
consolidata.
Solo così
sarà possibile
migliorare.
L’unione fa la
forza, si dice,
ed è davvero
così, soprattutto alla luce del
periodo di crisi
e incertezza
che ci stiamo
lasciando finalmente alle
spalle.
E quale potrebbe essere
il migliore
augurio da
realizzare
quest’anno se non quello di sentirsi più
forti e sicuri? Solo quello di realizzare i
propri sogni. E dal momento che tutte le
imprese sono state generate dall’immaginazione, confido che tutte le aziende
riescano a materializzare la loro più
grande visione.
Enrico Accettola
presidente Gruppo Giovani Udine
febbraio10
43
Associazione
Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Udine
IL TALENTO DELLE IDEE
AGENDA
premia i giovani imprenditori innovativi
gli appuntamenti dei
Giovani Imprenditori
Prima fase: alla ricerca delle tre migliori
idee d’impresa nel Nordest
= Consiglio Centrale
Data: 21 gennaio 2010
Luogo: Roma
= Consiglio Direttivo
Ristretto
Data: 26 gennaio 2010
Ore: 17.30
Luogo: Palazzo Torriani
= Seminario:
La penetrazione
commerciale e gli
investimenti produttivi
all’estero
Data: febbraio 2010
Ore: 16.00
Luogo: Palazzo Torriani
= Tavola rotonda :
criticità e prospettive
delle imprese
manifatturiere in Friuli
Data: febbraio 2010
Ore: 17.30
Luogo: Palazzo Torriani
= Consiglio Direttivo
Allargato
Data: febbraio 2010
Ore: 17.30
Luogo: Palazzo Torriani
= Consiglio Centrale
Data: 17 febbraio 2010
Luogo: Roma
Info: www.ggiudine.it
44
febbraio10
E
’ partito il concorso nazionale indetto dal Gruppo UniCredit e dai Giovani Imprenditori di
Confindustria. Saranno premiate le migliori idee
imprenditoriali innovative in Italia. Prima fase di
selezione: alla ricerca delle migliori tre start-up del
Nordest.
In Italia il tasso di nascita di start up industriali è
uno dei più bassi d’Europa: poche le opportunità
di business che vedono la luce perché l’aspirante
imprenditore non riesce a reperire sul mercato le
risorse necessarie per mettere in pratica la propria
intuizione o invenzione. Ecco perché è importante
per il nostro Paese, stimolare e sostenere i giovani
imprenditori che cercano di portare avanti idee innovative e dinamiche.
Il Gruppo UniCredit, con i Comitati Territoriali
UniCredit, e i Giovani Imprenditori di Confindustria hanno dato vita a IL TALENTO DELLE
IDEE, un concorso nazionale per selezionare i progetti migliori.
L’iniziativa – il cui regolamento può essere consultato
sui siti del Gruppo UniCredit (http://www.unicredit.
eu/it/events/Events0515.htm) e di Confindustria
Giovani Imprenditori – punta a individuare e
premiare sul territorio italiano proposte innovative,
originali e generatrici di valore per l’economia del
territorio.
I giovani imprenditori (di età compresa tra 18 e 40
anni), idonei a partecipare al concorso dovranno far
pervenire le loro proposte imprenditoriali innovative
entro il 20 febbraio 2010, in formato elettronico, alla
casella postale: [email protected]
Questa iniziativa si colloca in un momento congiunturale preciso, in cui si rischia di dimenticare le
imprese dei giovani. Con Il Talento delle Idee si
vuole dare una risposta concreta a tutti quei giovani
che hanno un’idea innovativa e originale e la vogliono realizzare. L’obiettivo è stimolare un circolo
virtuoso che, partendo da un processo strutturato
di selezione, formazione e assistenza delle start up
possa arrivare a sostenerne gli investimenti con la
prospettiva di costruire un tessuto imprenditoriale più
competitivo
Verranno scelte e premiate le migliori tre proposte
imprenditoriali per ognuna delle 6 diverse aree territoriali individuate a livello nazionale (Trentino Alto
Adige-Friuli Venezia Giulia-Veneto, Piemonte-LiguriaValle d’Aosta-Lombardia, Emilia Romagna-Toscana,
Umbria-Marche-Lazio, Abruzzo-Molise-Basilicata-Puglia-Campania-Calabria, Sardegna-Sicilia).
Per i primi tre classificati di ogni area sono previsti
finanziamenti personalizzati e un programma di
Master/Training, altamente qualificato. I 18 vincitori
a livello locale concorreranno poi per l’assegnazione
di tre premi in denaro a livello nazionale e le loro
proposte saranno sottoposte alla valutazione di potenziali investitori selezionati.
La premiazione delle tre migliori proposte imprenditoriali a livello nazionale avverrà in occasione di uno
dei Convegni annuali dei Giovani Imprenditori di
Confindustria previsti per il 2010.
Chi può partecipare?
Sono ammessi a partecipare gli imprenditori che
abbiano un’età compresa tra i 18 e i 40 anni, che detengano, da soli o con altre persone, almeno il 51%
del capitale di una società o che intendano avviare
una nuova impresa entro i confini dell’Italia. Per le
start up, l’età aziendale massima è di 18 mesi. Sono
ammesse a partecipare tutte le forme giuridiche
aziendali tranne le SpA.
I criteri di selezione dei vincitori
Le start up o le proposte imprenditoriali saranno scelte in base ai seguenti criteri:
Originalità dell’idea imprenditoriale – Realizzabilità
tecnica - Interesse del progetto per gli investitori e
potenzialità di sviluppo - Adeguatezza delle competenze del management team - Attrattività del
mercato di riferimento - Qualità e completezza
dell’esposizione delle informazioni.
La Fondazione FinacIdea, facente capo all’Università Bocconi, metterà a disposizione un modello di
rating unico per tutte le aree territoriali per la valutazione dei progetti.
Contestualmente alla diffusione del Bando di Concorso, sui siti di UniCredit e Confindustria sarà possibile
scaricare una demo per supportare i partecipanti
nella redazione dei business plan/proposte imprenditoriali.
La selezione dei progetti sarà affidata, a livello locale,
a sei Commissioni Esaminatrici (una per ciascuna
area territoriale individuata), e a livello nazionale,
ad un’unica Commissione per la scelta dei vincitori
finali.
Le commissioni che selezioneranno i vincitori attraverso un processo di due diligence, saranno formate
da esponenti dei Comitati Territoriali di UniCredit, dai
Giovani imprenditori di Confindustria, oltre che da
esperti di valutazione di progetti di start up innovativi.
febbraio10
45
Orizzonti
Obiettivo Montagna
PIGNA ENVELOPES
LA BUSTA “PAGA”
I
l 2009 appena archiviato è stato un
anno duro per molte aziende, segnato
da ore e ore di cassa integrazione speciale. In una fase contraddistinta così pesantemente dalla crisi, che non ha risparmiato alcun settore, neppure il cartaceo,
una nota in controtendenza arriva dalle
Cartiere Pigna di Tolmezzo, con zero
ore di cassa integrazione per i dipendenti.
La storica cartiera Pigna è nota a tutti per
la produzione di quaderni: Pigna per gli
studenti è antonomasia di quaderno, nei
vari formati.
Il gruppo è sbarcato a Tolmezzo nel 1987,
rilevando un’altra realtà consolidata, sin dal
1964 in Carnia, la Cartiera Icci. Le vicende dello stabilimento hanno visto, negli
anni ‘90, una riconversione produttiva con
la specializzazione nella produzione di buste. “Un tempo - spiega il direttore Sergio
Rota – si produceva solo per i grossisti
di cancelleria. Poi, grazie ad investimenti
milionari in macchinari e capannone, ci
siamo aperti a nuovi mercati”. In virtù di
un investimento di 15 milioni di euro, la
produzione è cresciuta dal milione di buste
prodotte al giorno a 8–9 milioni, dando la
possibilità all’azienda di avvicinarsi ad altri
target: grossi consumatori, banche in particolare, con diversi formati di buste, anche
tipo poster, portando la produzione annua
a due miliardi di buste prodotte. “Dal
2000 in poi - prosegue il direttore – le
evoluzioni tecniche adottate dal Gruppo
Pigna ci hanno permesso una crescita costante, sino a farci raggiungere traguardi
ambiziosi”. La Divisione Buste produce
una vasta gamma di buste commerciali e
a sacco, con imbustamento automatico o
tradizionale. La produzione si compone di
buste di listino, sempre disponibili a magazzino, ed allestimenti speciali per i singoli
clienti. Il formato, la grammatura, il tipo di
chiusura e la personalizzazione con grafica
del cliente sono gli elementi che consentono la differenziazione della busta. Materiale
di ottima qualità, se si pensa che queste
buste subiscono uno stress enorme quando vengono utilizzate dal cliente finale, in
gran parte banche e grossi gruppi, che utilizzano macchinari capaci di imbustare 18
mila buste al minuto. Una cifra enorme se
si pensa che alla produzione i macchinari
della Pigna sfornano “solo” 1200-1300
buste al minuto.
I dati tecnici dello stabilimento tolmezzino
vedono l’azienda operare in una superficie
di 46.700 mq., di cui 16.500 coperti, ove
trovano occupazione 86 dipendenti che
lavorano su tre turni giornalieri per 5 giorni
la settimana. “Con l’avvento del mercato
tecnologico informatico - rammenta Rota
– la nostra produzione ha subito una
leggera flessione. Nel contempo però le
nuove disposizioni in materia di privacy
hanno rassettato il mercato”. Il Gruppo
Pigna, che comprende oltre al comparto
buste, quello storico della Cartotecnica,
dell’Energia e della Divisione Spirali
nel 2008, ha presentato un bilancio consolidato di 105 milioni di euro, al quale lo
stabilimento di Tolmezzo concorre con una
percentuale a due cifre.
Un settore importante, vitale quello di
Tolmezzo per il Gruppo Pigna. “Abbiamo iniziato ad avvertire a fine
2008 la crisi che attanaglia il mondo
– prosegue il direttore –, ma già oggi,
ad inizio gennaio, periodo cruciale in cui
le varie aziende riaprono dopo la sosta,
a volte anche prolungata, di fine anno,
notiamo una ripresa delle commesse”. Lo
stabilimento nel 2009 ha riscontrato un
decremento del 7-8%. Dati tutto sommato
ancora positivi, se si pensa che il settore ha
fatto registrare, nella concorrenza, flessioni
a due cifre. Questo ha permesso allo stabilimento tolmezzino di non fare riscorso ad
alcun ammortizzatore sociale, mantenendo
l’occupazione a livelli standard. La crisi ha
determinato una turbolenza sul mercato:
“Risulta una richiesta pressante di quotazioni – informa Rota – anche da clienti
che operano in altri settori, segno che
oramai tutti vanno alla ricerca di nuove
opportunità”. Il mercato di approvvigionamento della carta per le buste, che deve
avere determinate caratteristiche di tenuta
per l’usura cui andranno incontro, rimane
sostanzialmente l’Europa, mentre la rete di
vendita della Pigna fornisce tutti i canali distributivi e di consumo italiano, cui riserva
l’85% della produzione. Il rimanente 15%
viene esportato nei paesi europei. “In pratica - enuncia il direttore – in Italia il nostro
stabilimento assieme ad uno della concorrenza fornisce il 55% della produzione,
di cui la nostra quota rappresenta la fetta
più consistente”. Un traguardo rilevante se
comparato al fatto che a rifornire il rimanente 45% di mercato concorrono ben 9
produttori.
Dal 1° gennaio 2009, lo stabilimento di
Tolmezzo è divenuto Pigna Envelopes
Srl, partecipato al 100% da Paolo Pigna,
mentre al momento si sta certificando
ISO 9000 e ISO 14000. La mission della
Divisione Buste rimane inalterata: “Contenere un messaggio nel modo più
elegante e sicuro possibile”.
Due immagini dello stabilimento della Pigna Envelopes Srl di Tolmezzo
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Gino Grillo
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Orizzonti
Obiettivo Nordest
OLIMPIADI:
CON VENEZIA
SI CANDIDA IL NORDEST
Una veduta di Venezia vista dal satellite
I
l 2 ottobre dello scorso anno Venezia ha
lanciato la propria candidatura ad ospitare le Olimpiadi del 2020
aprendo subito un derby con Roma.
L’idea di una candidatura di Venezia e
dell’area metropolitana del Veneto ai giochi olimpici è stata annunciata con una
dichiarazione congiunta dal sindaco Massimo Cacciari, dal governatore del Veneto
Giancarlo Galan, dal vicepresidente e
assessore al Turismo regionale Franco
Manzato e dal presidente di Confindustria
Veneto Andrea Tomat.
La candidatura di Venezia potrebbe avere
una marcia in più di quella, giunta contemporaneamente, di Roma. La città lagunare
ha ottenuto negli ultimi tempi dei picchi
di notorietà, legati alle trasformazioni infrastrutturali in atto. Può vantare poi una
testimonial naturale d’eccezione, la miranese Federica Pellegrini, la prima donna
italiana ad aver vinto una medaglia d’oro
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febbraio10
nel nuoto alle Olimpiadi del 2008 a Pechino nei 200 m stile libero). E detentrice del
record mondiale nei 400 metri stile libero
con il tempo di 3’59”15, la prima a scendere sotto il muro dei 4 minuti. Ma c’è di
più. Con Venezia si candida tutto il Nordest.
“La candidatura di Venezia - ha commentato il sindaco, Massimo Cacciari - non
è solo di una città, ma di un’area che riguarda una parte significativa del Nordest.
È quindi una novità un’icona culturale e
artistica abbinata a un grande evento”.
Nella macchina olimpica, infatti, verrebbero
coinvolti tutti i principali protagonisti dello
sport a Nordest, sia dal punto di vista
dei soggetti che delle strutture sportive e
potrebbe esserci un cionvolgimento anche
dello stadio di Udine.
E’ questo il filo conduttore che ha caratterizzato le prime dichiarazioni ufficiali; il
presidente del Veneto Galan lo scorso
ottobre ha detto: “Il Nordest è il motore
economico del Paese e un laboratorio
di innovazione socio-culturale, oltre che
la Regione che più ha contribuito al medagliere olimpico italiano nelle ultime
edizioni dei Giochi, a conferma del grande
patrimonio sportivo della nostra terra.
Venezia 2020 potrebbe rappresentare
un progetto strategico per lo sviluppo
infrastrutturale dell’intera Regione, che potrebbe cogliere una grande occasione per
esprimere e presentare al mondo intero il
grande potenziale delle sue eccellenze in
ogni campo”.
Secondo Andrea Tomat, presidente di
Confindustria Veneto: “Gli imprenditori
veneti hanno da tempo messo l’accento
sull’esigenza di rilanciare gli investimenti
e i progetti infrastrutturali per garantire la
competitività delle imprese del territorio
e facilitare l’uscita dalla crisi attuale. Le
nostre imprese si rendono conto che la
sfida dei Giochi Olimpici a Venezia nel
2020 potrebbe fungere da catalizzatore
di una serie di processi virtuosi in campo
economico e di ripresa stessa di fiducia da
parte dei consumatori, come insegnano
le esperienze olimpiche pregresse. Ecco
perché Confindustria Veneto appoggia
l’iniziativa di avviare una seria analisi sulla
candidatura”.
Per Franco Manzato, vicepresidente e
assessore al Turismo della Regione Veneto,
l’ipotesi di candidare Venezia e il Nordest
“costituisce un’irripetibile opportunità di
marketing territoriale e di promozione della nostra articolata ed insuperabile offerta
turistica. Venezia gode di una fama globale come destinazione e la candidatura
stessa consentirebbe di riqualificare la
ricettività e l’immagine dell’intero territorio
e delle sue numerose realtà locali”.
A gennaio è partito il “camper olimpico”,
per promuovere il progetto nelle maggiori
piazze con gli atleti olimpionici, testimonial
dell’iniziativa. Significativo che Torino, l’ultima città europea ad aver ospitato i giochi
olimpici invernali, è stata la prima tappa
del roadshow olimpionico a sottolineare il
sostegno della città piemontese alla candidatura veneziana.
Il comitato promotore ha già attivato il sito
web all’indirizzo http://www.venezia2020.
it.
Livia Gori
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Orizzonti
Obiettivo Austria
PER L’OTTIMISMO
C’E’ TEMPO...
S
arà una questione di latitudine, ma a
nord dell’Italia non vedono così roseo
il futuro come da noi, dove più d’uno
va dicendo che la crisi è ormai alle spalle.
Angela Merkel, nel discorso alla nazione
tedesca trasmesso alla vigilia di Capodanno, ha parlato di lacrime e sangue anche
nel 2010. Sembrava il discorso di Churchill agli inglesi in tempo di guerra. Del
tutto simile l’atteggiamento in Austria dove
si va molto cauti nel pronosticare una ripresa economica (benché gli indicatori siano
molto più favorevoli dei nostri) e ci si limita
a non usare più la parola “Rezession”.
L’anno che ci si lascia alle spalle, del resto,
è stato molto difficile anche per i nostri
vicini di casa, in particolare per i carinziani,
che anche in tempi di vacche grasse erano
quelli, tra gli austriaci, che stavano peggio.
Per loro il 2009 si è chiuso con un evento disastroso e simbolico: il fallimento di
Hypo Group Alpe Adria, orgoglio della
Carinzia di Haider, travolto da miliardi di
debiti per avventurose operazioni soprattutto in Croazia e in alcuni Paesi dell’Est
Europa. Non era tutto oro quello che
luccicava, ma forse soltanto l’abilità un po’
levantina di far apparire nel bilancio poste
attive di crediti divenuti ormai inesigibili.
Se Hypo Group esiste ancora e con esso
anche la controllata Italiana che ha sede a
Tavagnacco – istituto che peraltro è sempre stato amministrato bene e ha dato
utili, contribuendo a far sì che la holding
carinziana non precipitasse ancora più in
basso – se Hypo Group esiste ancora,
dicevamo, lo si deve soltanto al salvataggio
all’ultimo secondo da parte dello Stato, che
l’ha nazionalizzata.
Sono stati quindi i contribuenti a salvare
Hypo Group, ma non solo la banca in
questione. Hanno salvato anche il Land
Carinzia, che avrebbe dovuto garantire
per il gruppo fino a 18 miliardi e sarebbe
sicuramente andato in bancarotta, non
disponendo di tale somma. Come un Land
possa andare in bancarotta non è ben
chiaro. Un caso del genere non si era mai
presentato finora nella storia dell’Austria e
non era stato nemmeno previsto dai padri
costituenti. In ogni caso, per far chiarezza
su quel che è accaduto sono state istituite
una commissione d’inchiesta da parte del
Land e una “Sonderkommission” (commissione speciale) da parte del Ministero
degli interni, mentre indagini sono state avviate anche dalla Procura della Repubblica.
50
febbraio10
Il fallimento (scongiurato) di Hypo Group
è il più grave dell’anno, ma non l’unico.
Sono 450 le altre aziende carinziane che
hanno dato forfait, il 13% in più rispetto
all’anno precedente, il che la dice lunga
sulle dimensioni della crisi economica. Tra
le aziende in difficoltà compaiono anche
i nomi di alcune “ammiraglie” dell’industria carinziana, come la Heraklitwerk di
Ferndorf, che ha cessato la produzione di
lana di roccia, licenziando 100 dipendenti.
Ma la produzione di fibra di legno regge
ancora discretamente. La fabbrica di scarpe
Gabor, di Spittal, da agosto ha ridotto la
produzione al minimo, dimezzando il personale. La Intercold di Hermagor (frigoriferi) ha cessato l’attività e, se al suo posto
si è insediata la Refrion di Talmassons, i
carinziani devono ringraziare soltanto la burocrazia italiana, che ha costretto l’impresa
friulana a delocalizzare.
Stando così le cose, si capisce come il
numero dei disoccupati abbia raggiunto
valori record, come riferisce l’Arbeitmarktservice (Ams), agenzia pubblica di collocamento. I dati di dicembre, riferiti all’intera
Austria, parlano di 381.623 disoccupati,
pari all’8,9%, con una crescita rispetto al
dicembre del 2008 del 14,6%. Le cate-
gorie più colpite sono quelle dei lavoratori
anziani o con handicap.
Caute le previsioni per il futuro, benché gli
indicatori classici diano segnali positivi. I
due principali istituti austriaci di ricerca Ihs
e Wifo stimano nel nuovo anno una crescita rispettivamente dell’1,3 e dell’1,5%,
che nel 2011 dovrebbe stabilizzarsi sull’1,6
e 1,7%. A dare nuovo respiro all’economia dovrebbero contribuire sia i consumi
interni (mai venuti meno, neppure in fase
di recessione), sia soprattutto la ripresa
economica mondiale, stimata quest’anno
al 3% e il prossimo anno al 3,5%, ripresa
economica mondiale che conta molto per
l’Austria, Paese fortemente proiettato verso
l’export.
Buone dunque le previsioni di crescita,
dopo un 2009 ancora di segno negativo,
ma non sufficienti per tirare un sospiro di
sollievo. I tassi indicati, infatti, non consentiranno di ridurre i livelli di disoccupazione,
che sia Ihs che Wifo indicano come uno
dei principali problemi da risolvere nell’immediato futuro.
Il secondo problema è dato dall’indebitamento pubblico, che non raggiunge i livelli
italiani, ma che è pur sempre elevato (tra
il 70 e l’80% del Pil). Per ridimensionarlo,
i due istituti di ricerca non suggeriscono
aumenti fiscali, ma risparmi nell’amministrazione, nella sanità e nell’assistenza. La
ricetta, dunque, è simile a quella proposta
per l’Italia e, come in Italia, anche in Austria
di difficile applicazione.
Latita ancora in Austria l’ottimismo sulla ripresa economica
Marco Di Blas
Orizzonti
Obiettivo Serbia
L’azione diretta di
CONFINDUSTRIA UDINE
L
’attuale presidenza di Confindustria
Udine, sin dall’inizio del suo mandato,
ha dato molta importanza ai temi
legati al supporto ed all’accompagnamento
delle aziende friulane per esplorare i mercati esteri al fine di cogliere le migliori opportunità di business al di fuori dei confini
nazionali che, complice la crisi economica
e finanziaria, non sono più sufficienti per la
crescita e lo sviluppo delle nostre aziende.
Al di là dell’azione costante di affiancamento alle imprese da parte della struttura
associativa, dall’inizio del 2009 si è deciso
di avviare un processo di crescita per
internazionalizzare anche la nostra associazione, tanto da approdare direttamente in
un Paese estero quale la Serbia con una
presenza continuativa e costante, prima
nell’esperienza di Confindustria Udine.
Sulla scorta degli accordi di collaborazione
tra la Regione Friuli Venezia Giulia e la
Vojvodina, risalenti al 2003 e risiglati per
ben due volte nel 2007 ed all’inizio del
2009, si è ritenuto strategico un posizionamento per vagliare le migliori opportunità
di collaborazione da cogliere sul territorio
a beneficio delle nostre aziende, con una
partecipazione diretta in termini finanziari
e di risorse umane all’attività dell’ufficio
Casa FVG a Novi Sad.
La Serbia offre sensibili vantaggi per le
aziende che desiderano internazionalizzare
sia a livello commerciale che produttivo.
Alla posizione strategica per i mercati dell’Europa Centro Orientale si aggiungono
ulteriori positività, come ad esempio forti
sgravi fiscali fino a 10 anni di durata (a
determinate condizioni), un ridotto costo
del personale, la vigenza di un accordo
doganale preferenziale con la Federazione
Russa ed altri Paesi (Bielorussia, Ucraina,
Turchia ed Iran), che prevede un dazio
doganale dell’1%. Tali elementi proiettano
la Serbia in una prospettiva di ponte commerciale e produttivo verso l’enorme bacino del lontano est e dei Paesi CEFTA.
Da non dimenticare il processo di avvicinamento all’Unione Europea del Paese, che
La conferenza stampa di presentazione di
Casa FVG a Novi Sad
ha visto l’abolizione dei visti a partire dal
19 dicembre scorso grazie al supporto ed
alla spinta in sede europea del Governo
Italiano, convinto assertore dell’adesione
della Serbia all’U.E..
Confindustria si è mossa su tutto il territorio serbo, specificatamente nell’area nord e
nelle zone limitrofe alla capitale Belgrado,
spingendosi anche fino a Kragujevac, sede
della Fiat Zastava, intessendo numerose
relazioni istituzionali ed imprenditoriali, ed
acquisendo così una serie di utili informazioni ed opportunità concrete per le imprese friulane.
Il bilancio del primo anno di attività in un
Paese estero da parte di Confindustria
Udine segna numeri di sicuro interesse per
quanto riguarda le aziende direttamente
interessate al Paese e seguite direttamente
dalla struttura.
Puntualmente sono emerse, durante l’attività portata avanti nel 2009 in territorio
serbo, alcune rilevanti opportunità.
Principalmente, nel campo delle meccanica vi sono possibilità per collaborazioni
produttive e commerciali nella meccanizzazione agricola, grazie all’importanza
dell’agricoltura nel tessuto geoeconomico
della Vojvodina.
Un secondo campo d’interesse è quello
della fornitura di celle frigorifere, di cui la
parte nord della Serbia ha bisogno per stivare la produzione alimentare.
Le occasioni più consistenti vengono tuttavia dallo stabilimento Fiat-Zastava di
Kragujevac, nel sud della Serbia per quanto
attiene la fornitura diretta. Si sottolineano
infine prospettive di collaborazione con le
aziende serbe insediate nel distretto delle
lavorazioni metalliche di Indija.
Per quanto concerne la filiera agroalimentare, essa rappresenta il core business dell’economia della Vojvodina, che dal punto
di vista geografico e climatico, presenta forti somiglianze con la Regione Friuli Venezia
Giulia. Tramite i contatti e i rapporti con
plurimi soggetti pubblici e privati italiani e
serbi presenti sul territorio, Confindustria
Udine sta lavorando ad un progetto di
penetrazione commerciale per il settore in
analisi.
Altro settore su cui si è focalizzata l’attenzione nell’anno passato è quello delle costruzioni e delle infrastrutture civili, in cui si
evidenziano le varie gare internazionali per
i grandi lavori pubblici (come ad esempio il
nuovo ponte sul Danubio a Novi Sad).
Ulteriori opportunità possono derivare
dal crescente sviluppo urbanistico della
capitale della Vojvodina e dalle previste
revisioni e risistemazioni dell’impiantistica
energetica locale, nonché dei ponteggi per
le costruzioni.
Da segnalare anche i previsti piani di sviluppo locale e turistico che prevedono la
costruzione di porti turistici fluviali e di nuove strutture ricettive.
Anche il settore energetico trova in Serbia
delle prospettive interessanti legate alla
costruzione di centrali idroelettriche sui numerosi corsi d’acqua presenti sul territorio
e specie lungo il sistema Duna-Tisa-Duna.
Vi sono possibilità di inserirsi nel campo
della distribuzione dell’acqua e del gas,
oltre che nella valorizzazione in senso termico dei rifiuti e della depurazione delle
acque. In quest’ultimo campo si registra
infatti un sensibile gap tecnologico, specie
con riferimento ai parametri ambientali,
che saranno sempre più importanti in vista
del processo di associazione della Serbia
all’Unione Europea.
Nel 2010 continuerà questa attività capillare cercando al meglio di coinvolgere le
imprese aderenti interessate, in un’ottica di
aggregazione utile per entrare in un mercato dalle evidenti possibilità di espansione.
Alessandro Tonetti
Area Economia d’Impresa
Confindustria Udine
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Orizzonti
Obiettivo internazionalizzazione
Notizie
dall’Est
Europa
a cura del Centro Studi IC&Partners Group
BULGARIA: entro
quest’anno il paese aderirà
al meccanismo di cambio
europeo
La Bulgaria si impegnerà dall’inizio di quest’anno
ad aderire al meccanismo di cambio europeo,
cominciando i due anni di test della stabilità della valuta prima dell’adozione dell’euro, in modo
tale da passare alla moneta unica nel 2013, come
annunciato dal ministro delle Finanze, Simeon
Djankov. “Abbiamo intenzione di applicare
l’ERM-2 il più presto possibile, entro pochi mesi
- ha detto Djankov in un’intervista a Bruxelles -.
Per fare questo, abbiamo bisogno di dimostrare all’Europa e al mondo che siamo in grado
di avere una buona politica di bilancio, ed il
miglior andamento di quest’ultimo nel 2009 in
tutta l’Unione Europea”. Attuare questo tipo di
politica porterà il paese dei Balcani, il più povero
dell’UE, ancora più vicino alla regione dell’euro e
sotto la tutela della Banca Centrale Europea.
POLONIA: riduzione
dell’aliquota sull’affitto di
immobili
Dal 1° gennaio 2010 l’imposta forfettaria sul
reddito delle persone fisiche proveniente dall’affitto di locali sia abitativi che commerciali in
Polonia sarà pari all’8,5% indipendentemente
dal valore del reddito. Prima di questa modifica
se il reddito dei locatori superava il valore di 4
mila euro l’anno si applicava l’aliquota del 20%.
Il provvedimento preso dal governo polacco ha
l’intento di stimolare gli affitti regolari e ridurre il
mercato nero,
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febbraio10
REPUBBLICA CECA:
cambiamenti nel 2010
Grandi cambiamenti ci si attende dai nuovi
emendamenti alla legge sulle imposte sui redditi.
I maggiori costi a forfait deducibili che il precedente governo aveva aumentato nonostante la
recessione economica a favore delle professioni
autonome e dei liberi professionisti, diminuiranno dal 60 al 40%. Per il periodo imponibile iniziato nel 2009 si applicheranno le norme attuali,
ovvero il forfait del 60%.
Rimarranno inalterate le aliquote d’imposta su
tre tipologie di terreni ed edifici:
- terreni coltivabili, luppoliere, vigneti, giardini
e frutteti
- manti erbosi permanenti, boschi agricoli e
stagni con allevamento intensivo ed industriale
di pesce
- costruzioni destinate ad attività imprenditoriali
diverse da quelle di prima produzione agricola,
agricoltura boschiva ed idrica, per l’industria,
edilizia, settore energetico e altra produzione
agricola.
Sugli altri terreni ed edifici si applicherà invece
un aumento del 100%.
Aumentano del 1% le aliquote ordinaria e ridotta che passano rispettivamente al 20 e al 10%
dal 19 e 9% in vigore quest’anno.
SERBIA: visti liberalizzati
dal 19 dicembre
I cittadini serbi, assieme a quelli di Macedonia
e Montenegro non hanno più bisogno di visto
di ingresso per entrare in 25 paesi dell’Unione
Europea (la liberalizzazione non riguarda il
Regno Unito e l’Irlanda) a partire dallo scorso 19
dicembre.
E’ un ulteriore importante tappa di avvicinamento del paese all’ingresso nell’Unione Europea
per cui il Presidente serbo Boris Tadic ha consegnato il successivo 22 dicembre la richiesta dello
La capitale della Slovacchia Bratislava
status di candidato ufficiale al premier svedese
Frederik Reinfelt.
SLOVACCHIA: aumentato il
salario minimo
Da inizio gennaio il salario minimo è aumentato
del 4,1%, arrivando a 307,70 euro.
L’ammontare del salario minimo è stato stabilito
dal governo, dopo settimane di negoziazioni,
durante le quale i sindacati e i datori non riuscivano accordarsi sulla variazione del salario minimo. L’importo del salario minimo viene definito
come segue:
• 307,70 al mese per un dipendente remunerato
con salario mensile,
• 1,768 per ogni ora lavorata dal dipendente.
Il presente regolamento del Governo abroga il
regolamento del Governo n. 422/2008 G.U., con
cui veniva definito l’importo del salario minimo.
febbraio10
53
Orizzonti
Fisco
FINANZIARIA 2010:
una legge senz’anima
Nella foto, Roberto Lunelli e Giovanni Sgura, al convegno
a Palazzo Torriani - foto Gasperi (anche nella pagina accanto)
L
a cd. “Legge Finanziaria” per il
2010 (L. 23.12.2009, n. 191) si inserisce in una “Manovra (finanziaria)”
iniziata nell’autunno del 2008 (con il D.L.
185, conv. in L. 2/2009), proseguita con il
cd. “Decreto anticrisi” della scorsa estate
(D.L. 1.7.2009, n. 78, conv. in L. 3.8.2009,
n. 102) e che termina – al momento –
con il cd. “Decreto Milleproroghe” (D.L.
30.12.2009, n. 194, da convertire in legge
entro la fine di febbraio 2010).
Le novità tributarie sono meno numerose
– e anche di minor rilievo – che nelle
“manovre” del recente passato, ma non
per questo l’anno appena incominciato si
presenta poco impegnativo per gli “addetti
ai lavori”: anche perché le disposizioni che
interessano i singoli operatori economici
si trovano “sparpagliate” in diversi provvedimenti, per cui è necessario individuarle,
coordinarle e, spesso, tener conto delle
norme “transitorie” ... e di altre norme,
estranee alla “manovra”, che pure devono
essere rispettate.
Basti pensare all’IVA. Con la cd. “Legge
comunitaria 2008” (la L. 7.7.2009, n.
88) sono state modificate le regole sulla
territorialità delle prestazioni di interme-
54
febbraio10
diazione, sulle operazioni senza corrispettivo, sulla rilevanza (anche in sede di
accertamento) del valore normale (che
aveva prodotto molto contenzioso nel
settore immobiliare): ma altre importanti
correzioni al Decreto IVA dovevano essere
apportate – soprattutto sulla territorialità
– con un Decreto legislativo (da approvare
entro fine 2009) per recepire tre Direttive
comunitarie del 2008 che dal 1° gennaio
2010 dovevano essere (e sono state)
applicate in tutti i Paesi dell’Unione Europea. Alla carenza del Legislatore nazionale
ha sopperito l’Agenzia delle Entrate con
una corposa Circolare (la n. 58/E) emessa proprio il 31.12.2009, per cui si sta
verificando un fatto curioso: gli operatori
economici dovranno rispettare una serie di
“regole” senza disporre – al momento – di
una legislazione nazionale che ne imponga
l’osservanza. Questi inconvenienti non si
sarebbero verificati se si fossero ascoltati
i tecnici, che avevano suggerito – già tre
anni fa, all’indomani della approvazione
della Direttiva 2006/112, sull’armonizzazione dell’IVA – di dare (immediato) corso
ad un Testo Unico IVA: che, ad un tempo, sostituisse il vetusto D.P.R. 633/1972;
incorporasse le disposizioni sull’“IVA comunitaria” contenute nel D.L. 331/1993 (e in
altre fonti, come il D.L. 41/1995 sul “regime del margine” per i beni usati) e, soprattutto, recepisse le – peraltro prevalenti,
in caso di contrasto – regole comunitarie,
lasciando al Legislatore nazionale solo il
compito di esercitare eventuali opzioni
consentite dalla normativa comunitaria e di
procedere a quei pochi interventi di “adeguamento all’ordinamento interno” che
rientrano nei suoi poteri e doveri.
Estremamente confusa si presenta, poi, la
normativa per la compensazione (dal 1°
gennaio 2010) dei crediti IVA superiori a
un certo importo: il D.L. 78/2009 interviene sulla (già articolata) procedura precedente e la innova senza però fornire – con
la Circolare (n. 57/E del 23 dicembre
2009) – istruzioni e chiarimenti sufficienti
per una fruizione sicura (di quei crediti)
da parte degli operatori economici; i quali,
considerati i rischi, finiranno in molti casi
per non valersi di un loro diritto.
Che le disposizioni di carattere tributario
per il 2010 siano poco incisive lo si desume considerando non già le disposizioni
bagatellari (o “minori”), ma quelle di maggiore interesse per le imprese: e, così, la
Tremonti-ter o, meglio, la “detassazione
degli investimenti in macchinari” (non anche in altri beni), che può essere ancora
utilizzata nel primo semestre del 2010; la
proroga (fino al 31.12.2010) dell’imposta
sostitutiva del 10% sui premi di produttività; la (attesa, ma inattuata) revisione
della Tabella sui coefficienti fiscali degli
ammortamenti (che risale al 31.12.1988);
il bonus per la ricapitalizzazione delle Società, che prevede una sensibile riduzione
della imposizione a fronte di apporti “reali”
effettuati dai soci persone fisiche (fino al
5 febbraio 2010); ulteriori (e non sempre
giustificate) restrizioni in materia di CFC
– controlled foreign companies… Pur non
riguardando le imprese, ma soprattutto le
persone fisiche, voglio ricordare anche la
riapertura dei termini per la “rivalutazione”
(agevolata) delle partecipazioni (di Società
non quotate) e dei terreni e, soprattutto, la
riedizione del cd. “scudo fiscale”, che consente (fino al 30 aprile 2010) a chi aveva
trasferito (e detenuto, al 31.12.2008)
all’estero patrimoni finanziari, mobiliari e
anche immobiliari – senza rispettare le
norme sul monitoraggio (e talora senza
avere corrisposto, prima, i tributi in Italia)
– di farli rientrare (materialmente o solo
giuridicamente) in Patria, con la corresponsione di una (modesta) imposta sostitutiva.
La prima edizione dello scudo aveva fatto
da battistrada al (discusso) “condono tributario” del 2002/2003, per cui sono nate
Orizzonti
Fisco
molte illazioni in proposito, ancorchè – al
momento – lo scudo ter (e quater) sia
accompagnato da un inasprimento delle
sanzioni a carico di chi, d’ora in poi, non
dichiarerà (nel quadro RW) gli investimenti
all’estero e/o i trasferimenti da e per l’estero; sia stato stabilito che gli investimenti
“non monitorati” effettuati in Paesi a fiscalità
privilegiata (i cd. “Paradisi fiscali”) si
presumono costituiti con redditi sottratti a
tassazione; e, da ultimo, sia stato previsto
un raddoppio del periodo a disposizione
dell’Agenzia delle Entrate per l’accertamento
di eventuali redditi non dichiarati (in questo
comparto come in altri).
Si può concludere affermando che i più
recenti provvedimenti tributari sono molto
frastagliati, spesso confusi e tecnicamente
imprecisi… secondo (purtroppo) tradizione; per cui, di fronte ad un contesto legislativo che continua ad essere deludente
e “senz’anima”, si può solo sperare nel rinnovato impegno del Governo e realizzare
una “riforma tributaria”: che dovrebbe,
in primis, essere mirata sul lavoro, sulla
famiglia, sulla ricerca e sull’ambiente e
che – entro la fine della legislatura (2013)
– potrebbe e dovrebbe essere organica,
evitando – secondo una colorita espressione ministeriale – inutili “raddoppi”. Serve
un grande cambiamento, perché l’attuale
ordinamento tributario non è né efficace
né giusto … ma si potrà fare solo se le
risorse economico-finanziarie dello Stato lo
consentiranno …
In proposito, è già stato evocato il “Libro
bianco” (del Ministro Tremonti) del dicembre 1994 e gli slogans che lo avevano
preceduto: trasferimento della tassazione
dalle persone alle cose (cioè dai redditi,
difficilmente accertabili, ai consumi); dal
centro alla periferia (cioè dallo Stato,
che è “lontano”, ai Comuni e agli Enti locali,
per realizzare il “federalismo fiscale”),
passando “dal complesso al semplice”, cioè attraverso la razionalizzazione
dell’ordinamento, la riduzione del numero
dei tributi, la redazione di Testi Unici e,
poi, di un Codice tributario unitario che
– sulla scorta della Legge n. 80 del 2003
– potrebbe favorire la stabilità (oltre che
l’equità) dell’ordinamento tributario e dare
concreta attuazione anche agli altri principi
dello Statuto dei diritti del contribuente.
Per passare dall’attuale “purgatorio tributario” ad un ordinamento meno penalizzante, si potrebbe partire proprio dalla “semplificazione”, che costa poco allo Stato e
permette ai contribuenti risparmi di tempo
e di oneri; e dal “riordino” della legislazione, per eliminare (o quanto meno ridurre)
le troppe ambiguità legislative, consentendo all’Amministrazione finanziaria controlli
più rapidi ed efficienti e alle imprese una
maggiore competitività anche sul piano
internazionale. Si potrebbe incominciare
riaffermando i principi di legalità e di irretroattività delle norme fiscali, che sono stati
– negli ultimi anni – messi in discussione
e spesso disattesi anche dalla Corte di cassazione; la quale, richiamandosi all’“abuso
del diritto”, ha contribuito a rendere ancora meno chiaro e affidabile il quadro di
riferimento dei tributi in Italia evocando un
istituto (l’abuso) che merita (certamente)
di essere perseguito dallo Stato, ma non
attraverso una giurisprudenza “creativa”
quanto – e piuttosto – con provvedimenti
legislativi che scoraggino comportamenti
artificiosi o, comunque, dettati più da finalità fiscali che economiche; senza però contestare la legittimità di operazioni rispettose
della legislazione (all’epoca) vigente valendosi di un (sopravvenuto) “diritto vivente”
che trascura i principi dell’affidamento, della legalità e della certezza del diritto; i quali
godono – o, meglio, dovrebbero godere
– delle stesse prerogative costituzionali dei
(peraltro fondamentali) principi di capacità
contributiva e progressività nell’imposizione.
Roberto Lunelli,
dottore commercialista, Presidente
regionale e Consigliere Nazionale A.N.T.I.
– Associazione Nazionale Tributaristi Italiani
IL CONVEGNO DI
PALAZZO TORRIANI
M
ercoledì 13 gennaio, a palazzo
Torriani, il dottor Roberto
Lunelli ha coordinato il tradizionale
appuntamento di approfondimento
sulle novità fiscali contenute nella
Finanziaria a cura di Confindustria
Udine e Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili
della provincia di Udine. All’incontro, visibile in video-conferenza
anche a Tolmezzo, nella sede della
Delegazione dell’Associazione,
sono anche intervenuti i dottori
commercialisti in Udine, Silvia Pelizzo e Luca Lunelli, e il ragioniere
commercialista in Udine e Manzano, Giovanni Sgura. Nel corso del
convegno sono stati trattati diversi
argomenti a cominciare dagli effetti
del D.L. 78/09 (convertito nella
Legge n. 102/09): Tremonti-ter, agevolazione sugli aumenti di capitale,
esimenti per le controllate estere
dal 2010, compensazione dei crediti
Iva dal 2010. Pelizzo, Luca Lunelli
e Sgura si sono poi soffermati sulla
Finanziaria 2010 e sul Decreto Milleproroghe con particolare riguardo
alle agevolazioni alle imprese, alla
rivalutazione di terreni e partecipazioni e allo scudo quater. Infine
i relatori hanno illustrato le novità
in materia di accertamento e contenzioso (studi di settore, piani di
controlli per il 2010 sulle grandi imprese, comunicazioni per gli omessi
versamenti, novità sul processo
tributario).
Nella foto, Silvia Pelizzo e Luca Lunelli, ed il pubblico
convenuto al convegno a Palazzo Torriani - foto Gasperi
febbraio10
55
Orizzonti
Fisco
E
’ stato il convegno dell’Associazione con più
partecipanti da almeno 10 anni a questa parte:
350 iscritti!
Questo la dice lunga sull’impatto che le nuove
regole Iva sui servizi internazionali e sugli elenchi
Intrastat hanno nei confronti delle imprese.
L’affluenza record ha reso impossibile gestire
l’evento nella sede di Palazzo Torriani e siamo stati
costretti a traslocare nella sala congressi dell’Ente
Fiera di Udine.
Il convegno è stato organizzato in collaborazione
con l’Agenzia delle Dogane i cui rappresentati si
sono occupati, in particolare, di illustrare le novità
riguardanti gli elenchi Intrastat dal 2010.
Oggetto dell’incontro è stato il recepimento delle
Direttive 2008/8/CE, 2008/9/CE, 2008/117/CE con
le quali viene attuata una vera e propria rivoluzione
della disciplina Iva dei servizi internazionali.
Le novità, in vigore dal 1° gennaio 2010, riguardano
tutte le imprese che hanno rapporti con l’estero le
quali dovranno aggiornare le procedure di fatturazione delle prestazioni di servizi addebitate e di
autofatturazione di quelle ricevute.
Il nuovo regime prevede inoltre una nuova modalità di gestione dei rimborsi di Iva estera e soprattutto
l’estensione degli elenchi Intrastat alle prestazioni di
servizi con obbligo di invio telematico degli stessi.
Come è noto le direttive comunitarie sono direttamente applicabili nei singoli Stati membri a
prescindere dal loro recepimento nelle legislazioni
nazionali.
Ciò non toglie che il legislatore italiano avrebbe
dovuto (e potuto) recepire le nuove regole con
un decreto legislativo al massimo entro la fine
del 2009 per consentire alle imprese di gestire
comodamente il passaggio dalla vecchia alla nuova
normativa.
In Germania, ad esempio, le nuove regole sono
state recepite con oltre un anno di anticipo a dicembre 2008.
In Italia, invece, siamo arrivati al 31/12/2009 senza
Record di partecipanti
al convegno
sull’Iva estero
che la norma di recepimento fosse pubblicata in
Gazzetta Ufficiale.
Per mettere una toppa a questo buco normativo,
l’Agenzia delle Entrate è stata “costretta” ad
emanare in extremis la circolare n. 58/E del 31
dicembre 2009 dando indicazione alle imprese italiane di utilizzare per la fatturazione dei primi giorni
del 2010 (finchè la norma di recepimento non verrà
pubblicata) direttamente gli articoli della Direttiva
Iva n. 2006/112/CE.
Naturalmente questo complica notevolmente la
gestione amministrativa delle imprese che saranno
costrette a creare nuovi codici di fatturazione per
le operazioni dei primi giorni del 2010 salvo poi
creane di nuovi nonappena le direttive comunitarie
verranno recepite nel nostro ordinamento.
Tant’è che siamo arrivati a metà gennaio (data in
cui scriviamo) e del decreto di recepimento non c’è
ancora traccia in Gazzetta Ufficiale.
Il tutto alla faccia della semplificazione di cui tanto
si parla e che a volte sarebbe facilmente realizzabile
semplicemente facendo le cose che devono essere
fatte nei modi e nei tempi in cui devono essere fatte (cosa è richiesta alle aziende per gli adempimenti
fiscali pena l’applicazione di pesanti sanzioni).
In questo caso specifico, il legislatore italiano ha
avuto quasi 2 anni di tempo per recepire le nuove
regole Iva nel nostro ordinamento salvo però ricordarsene a pochi giorni dalla scadenza: una prima
bozza dello schema di decreto legislativo è stato
presentato nel Consiglio dei Ministri del 12 novembre 2009 per poi essere discusso nei 40 giorni
successivi dalle Commissioni parlamentari.
Comunque ormai è andata così.
Le imprese italiane dovranno dimostrare di essere
più efficienti e flessibili di quelle tedesche (che hanno la norma e le circolari esplicative da un anno)
nel gestire “al buio” il passaggio tra la vecchia e la
nuova normativa.
In questa situazione di incertezza però le imprese
chiedono a gran voce due interventi di tutela:
- la proroga degli elenchi Intrastat telematici realtivi
ai primi mesi del 2010;
- l’esonero dalle sanzioni per eventuali errori commessi nel passaggio dal vecchio al nuovo regime.
A tal proposito si ricorda che l’art. 10 dello Statuto
dei diritti del contribuente (Legge n. 212/2000)
prevede che le sanzioni non sono comunque
irrogate quando la violazione dipende da obiettive
condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito
di applicazione della norma tributaria o quando si
traduce in una mera violazione formale senza alcun
debito di imposta.
Marcello Orsatti,
Ufficio Fiscale
Area Economia d’Impresa
Confindustria Udine
I relatori ed il pubblico del convegno sull’Iva estero, tenutosi presso la sala convegni di Città Fiira
56
febbraio10
febbraio10
57
Orizzonti
Logistica
C
onfrontando la logistica italiana con
quella degli altri paesi industrializzati
si colgono maggiori differenze che
in altri settori dell’economia. In sintesi il nostro Paese si caratterizza per un forte squilibrio tra modi di trasporto in favore della
strada, prevalenza di piccole aziende, poche sinergie e/o azioni di aggregazione dei
volumi nella gestione dei traffici, presenza
di operatori stranieri nella gestione delle
principali infrastrutture e scarsa consapevolezza del decisore pubblico sulla strategicità
della logistica. Su quest’ultimo elemento
basti considerare che in Germania la logistica costituisce il terzo datore di lavoro
dopo auto e chimica con 2,6 milioni di
addetti; mentre in Italia gli addetti del settore sono solo 400 mila. Eppure più volte
si è detto che l’Italia rappresenta una mega
banchina portuale posizionata al centro del
Mediterraneo e capace di contribuire allo
sviluppo del nostro Paese. Basti considerare che ogni tonnellata di merce movimentata produce un valore aggiunto di circa
20 dollari, ma che noi italiani siamo stati
capaci di intercettare solo per il 15-20%
dei flussi in transito per il nostro Paese.
La situazione qui delineata si è venuta a
creare più dalle condizioni in cui operano
le aziende che dalle loro capacità e probabilmente sarebbe necessario un approfondito dibattito di politica economica sulle
ragioni di questo gap strutturale ed organizzativo nel confronto con gli altri Paesi
LOGISTICA:
GLI ANNUNCI DA SOLI
HANNO SCARSI EFFETTI
europei. Ma ora cerchiamo di identificare i
principali problemi: il settore della logistica
è pressoché privo di un inquadramento
concettuale sulle questioni strategiche
come ad esempio il rapporto con il mercato, l’innovazione tecnologica, la formazione
ed accrescimento culturale delle persone
e la politica economica. Questa situazione
nel corso del tempo ha portato ad affrontare i problemi per come appaiono, piuttosto
che per come sono nella realtà – e fatto
ancora più grave - lasciando che dei problemi se ne occupasse la politica, tenendo
al margine coloro che li conoscevano (in
primis gli operatori del settore trasporti,
spedizioni e logistica) ed avrebbero potuto
elaborare piani efficaci ed efficienti per
il sistema logistico nel suo complesso. Il
confronto poi viene appesantito dal fatto
che le decisioni vengono prese sulla base
di valutazioni e posizioni corporative ed
ideologiche, piuttosto che su una valutazione economica e finanziaria delle scelte
e delle ricadute per il territorio, al contrario
di quanto avviene in altri Paesi europei
dove vengono utilizzati sistemi robusti e
collaudati di valutazione degli investimenti
pubblici.
Le scelte che ne derivano da questa situazione tutta italiana, sono così condizionate
dalle urgenze e dai rapporti di forza del
momento, in una combinazione a volte
distruttiva tra logiche corporative o ideologiche. Come ulteriore elemento di complicazione, l’Italia ha recepito in tempi e
modi incoerenti con quelli degli altri Paesi
comunitari, gli interventi dell’Unione Europea per una progressiva liberalizzazione e
deregolamentazione del settore mirata ad
accrescere la competizione ed a rendere il
sistema nel suo complesso più efficiente.
Fino ad oggi questa caratterizzazione del
nostro Paese ha causato, nel settore della
logistica in Italia, l’operatività di piccoli
operatori che nel bene e nel male hanno
supportato le esigenze logistiche di basso
profilo del sistema locale. Sarà però difficile
per questi operatori reggere il passaggio
all’economia globale, perché, senza il superamento delle particolarità nazionali, non
potranno raggiungere la capacità e la qualità necessarie per soddisfare le richieste di
un mercato sempre più aperto e competitivo. Per il nostro Paese è ancora possibile
giocare un ruolo di primo piano per rendere vincente la logistica italiana. Ma occorre
fare investimenti nelle infrastrutture con
costi e tempi ragionevoli, creare con le ferrovie una reale alternativa alla strada, creare un sistema logistico che tenga conto dei
porti e delle sue relazioni con le infrastrutture retro portuali ed infine promuovere un
innalzamento generale della cultura logistica partendo dalla politica e dai funzionari
della pubblica amministrazione.
Paolo Sartor
docente ed esperto di logistica distributiva
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Orizzonti
Regione
NOVITA’ E STRATEGIE
PER IL 2010
La Giunta regionale in seduta,
sotto la presidenza di Renzo Tondo (foto Archivio Immagini Fvg)
N
uove riforme, da quella per la sanità al
testo dedicato agli enti locali, e un’organizzazione più leggera per fronteggiare
adeguatamente gli scenari di crisi che ancora preoccupano l’economia. Il presidente
della Regione Friuli Venezia Giulia Renzo
Tondo, anticipando le strategie che caratterizzeranno la legislatura, annuncia che le
nuove azioni dell’esecutivo regionale che
nel 2010 si occuperà anche di riformare
gli enti finanziari regionali, con la cessione
delle quote di Mediocredito per recuperare risorse da investire nelle infrastrutture
e nel contempo la volontà di rafforzare ed
ampliare il mandato di Friulia, “sempre più
attenta – afferma Tondo - alle esigenze
delle PMI”. Novità interesseranno poi il personale della Pubblica Amministrazione, con
l’introduzione di misure quali la mobilità,
la limitazione del turn-over ed incentivi per
favorire il cambio generazionale. “Abbiamo
e stiamo agendo all’insegna della concretezza e della responsabilità”, commenta
il presidente della Regione, segnalando
il grande impegno dei mesi scorsi per
contrastare gli effetti della crisi economica
che si è tradotto nell’estensione degli ammortizzatori sociali, nell’adozione di nuovi
strumenti per superare la restrizione del
credito e nell’avvio di una stagione di grandi opere infrastrutturali, con l’apertura del
primo cantiere della Villesse-Gorizia, prima
tratta dell’imponente lavoro di riqualificazione dell’autostrada A4.
Intanto il Friuli Venezia Giulia - secondo i
dati Prometeia - sarà tra le quattro regioni
italiane che il prossimo anno registreranno un incremento positivo del prodotto
interno lordo accanto ad Emilia-Romagna,
Lombardia e Veneto, e che sperimenterà
la ripresa più sostenuta dopo la contrazione registrata nel biennio 2008-2009. Nel
2010 è attesa una crescita del PIL a ritmi
via via crescenti, fino allo 0,8%, valore più
elevato del +0,5% stimato a livello nazionale; a trainare l’economia saranno il settore industriale e il mercato dell’auto.
Tra gli ultimi atti amministrativi emanati a
fine 2009, figura l’approvazione del disegno di legge in materia di energia, telecomunicazioni e distribuzione carburanti. Il
testo detta nuove norme organiche di riferimento nei settori dell’energia e della rete
di distribuzione dei carburanti, rivedendo
e aggiornando le precedenti leggi regionali
in materia, mentre, per quanto riguarda
le telecomunicazioni, per la prima volta in
ambito regionale disciplina organicamente
il settore anche alla luce della realizzazione
del progetto “ERMES” per la fornitura della
banda larga a tutto il territorio regionale.
In campo ambientale viene dato l’ok alla
bozza del nuovo Piano regionale dei rifiuti
che disegna quattro ambiti territoriali ottimali corrispondenti a quelli delle quattro
province, dispone la libera circolazione in
Friuli Venezia Giulia dei rifiuti urbani indifferenziati prodotti all’interno della regione
stessa, e prevede la possibile presenza di
nuovi impianti oltre a quelli già esistenti
per il trattamento della frazione indifferenziata per garantire vantaggi economici agli
utenti del servizio. Il testo, dopo l’esame
della Commissione competente e la procedura di VAS (Valutazione Ambientale
Strategica), tornerà in Giunta quest’anno
per l’approvazione definitiva per poi venir
inviato alle Province che dovranno a loro
volta definire i piani attuativi in base ai quali bandire le gare europee per la gestione
di tutta la filiera dei rifiuti, dalla raccolta allo
smaltimento. Nei primi giorni di gennaio è
ripresa l’attività del Consiglio regionale con
le prime convocazioni delle Commissioni.
In primo piano all’esame degli organismi
consiliari figura il Piano sanitario e sociosanitario per il triennio 2010-2012 e
le linee guida della riforma per il governo
del territorio, sulle quali si aprirà subito
dopo un confronto con tutti i soggetti interessati dal provvedimento, che verranno
sentiti in audizione nella stessa mattinata.
Carla Ciampalini
febbraio10
59
Orizzonti
Gente di Udine
Nelle foto:
Alberto
Missoni e le
sue colorate
creazioni
ALBERTO MISSONI
CREATORE DELLE TORTE FINTE CHE
ARREDERANNO I NEGOZI
N
ascono a Udine le torte e i pasticcini finti
che dalla prossima primavera serviranno
ad arredare le vetrine e i negozi della
catena Benetton. Si tratta di torte e pasticcini,
realizzate con vari materiali studiati ad hoc, che
riproducono quelle vere con una tale esattezza
e bellezza da essersi meritate l’attenzione di una
rivista di grande prestigio come Vogue.
Ideatore e creatore di questi simpatici e apprezzati prodotti realizzati interamente a mano è
Alberto Missoni, un fantasioso e intraprendente
udinese che normalmente si occupa della realizzazione di plastici per architetti, ma che da qualche tempo a questa a parte è molto impegnato
nella sua veste di “finto-pasticcere”.
“A questa idea – racconta Missoni – nella sua
casa-laboratorio, ci sono arrivato per caso. Vengo, infatti, da una famiglia di artisti e ho sempre
avuto la passione di realizzare manualmente le
cose più disparate e per questo, un paio d’anni
fa, una mia amica mi chiese di realizzare una
confezione per contenere un prezioso regalo per
una giovane donna dell’alta società friulana.
Pensai, allora di creare una finta torta che si potesse aprire e nella quale fu inserito l’omaggio
in questione”.
La confezione fu molto gradita dalla destinataria
60
febbraio10
BENETTON
e fu così che Alberto Missoni cominciò a realizzare una torta dopo l’altra, fino a quando, a fine
2008, su suggerimento della figlia di sua moglie,
il novello “pasticcere per finta” iniziò a produrre
anche pasticcini sperimentando per oltre un
anno tecniche, materiali, resine, colori, decorazioni e procedimenti vari per far risultare i suoi
prodotti più simili possibile a quelli veri. Alla fine
delle sperimentazioni, riuscì ad arrivare a produrre torte, dolci e pasticcini finti ma talmente
realistici che, vedendoli in una vetrina, è difficile
riuscire a distinguerli da quelli veri.
Il passo successivo fu il tentativo di proporre le
sue creazioni a Udine, ma senza grandi successi
perché, come afferma, “Udine è una città strana
che tende a seguire le tendenze delle altre città,
arrivando alle ‘novità’ spesso con un paio di
anni di ritardo rispetto, ad esempio, a Milano”.
A quel punto Missoni decise di creare un proprio sito internet per pubblicizzare le proprie
torte finte (www.tortefinte.it) che fin da subito
ha avuto centinaia di visite, decretando l’immediato successo dei suoi prodotti. “Dopo sei mesi
dall’apertura del sito – racconta – sono stato
contattato dalla Benetton che, dopo avermi
richiesto alcuni prototipi, mi ha domandato di
produrre 400 torte e qualche migliaio di pastic-
cini e tortine da destinare a tutti i propri negozi
nel mondo. E’ stata una grande soddisfazione,
ma anche un duro colpo perché ciascun dolce
è prodotto interamente a mano, con tempi di
lavorazione di parecchie ore, mentre la Benetton
mi ha dato due mesi di tempo per la consegna.
C’era, poi, il problema dello spazio (messi uno
in fianco all’altro tutti i dolci destinati all’industria veneta occupano oltre 300 metri quadri),
dell’imballaggio e della spedizione. A quel punto
– continua Missoni – mi sono rivolto a un mio
amico imprenditore che mi ha aiutato a gestire
la parte logistica. Parallelamente a questo lavoro sono stato contattato da altre grosse aziende
di Milano e dalla Rai che mi ha richiesto una
torta per un programma e mi ha inserito nell’albo fornitori”.
A questo punto, l’esperienza è acquisita, ma per
Missoni rimane il grande problema del passare
da una produzione artigianale all’industrializzazione. “Personalmente – spiega il pasticcerefinto – non ho alcuna intenzione di sviluppare
un’azienda, facendo diventare questa mio lavoro industriale. Da un lato, infatti, ci sono troppi
ostacoli burocratici e fiscali che in questo Paese
ti fanno perdere un sacco di tempo e la voglia
di crescere. Dall’altro desidero continuare a fare
prodotti di alta qualità, artigianale-artistica che
non sono molto compatibili con l’industrializzazione e continuare a fare una vita serena senza
tutti gli stress tipici della vita dell’imprenditore.
Non voglio, insomma, trovare qualcuno ad
Hong-Kong o in Cina che produca in serie quello
che io realizzo manualmente, anche se mi rendo
conto che ci sarebbe un mercato potenzialmente
molto interessante”.
Per soddisfare la richiesta di Benetton, tuttavia,
Missoni ha dovuto compiere alcune passaggi
tecnici per velocizzare la produzione e non
esclude che ci siano alcuni altri accorgimenti che
potrebbero portare a una parziale industrializzazione, garantendo comunque la realizzazione
di prodotti artistico-artigianali, di pezzi unici ed
è, quindi, disponibile a fare da consulente a chi,
eventualmente, volesse industrializzare e commercializzare la sua idea, “ma non mettendomi
in prima persona a fare l’imprenditore”.
Chi è interessato, dunque, si faccia avanti.
c.t.p.
Orizzonti
KAIA TANI
Ente Friuli nel Mondo
la guesthouse tra magia e il
sogno realizzato dell’Africa
Un sogno. L’Africa. Un desiderio. Costruire il futuro tra i suoi
magici colori.
Alberto Scattolin quando racconta la sua vita, ai confini col
Kruger Park in Sudafrica, ha lo sguardo scintillante di chi è
riuscito a trasformare un sogno in realtà.
“Ho trascorso una vita normale – spiega Alberto, 44 anni
originario di Udine -, un’infanzia in città, una laurea in legge
conseguita tra Trieste e Roma, un lavoro come promotore
finanziario. Ma un chiodo fisso: l’amore per
l’Africa e i suoi animali”
Perché proprio l’Africa?
Perché è un “Paese arcobaleno” affascinante, coinvolgente. Svegliarsi e ascoltare i versi degli animali
sono sensazioni uniche e con il Kruger Park a due
passi capitano spesso.
Sopra: Alberto
Scattolin
con la moglie
Daniela ed il
figlio Robert;
a sinistra, il
Kaia Tani
luglio del 2006, 15 minuti
prima del termine della
partita finale dei mondiali
di calcio Germania-Italia.
Eravamo io, Daniela,
Robby, due gatti e un
cane.
Com’è iniziata l’avventura?
Quando ero bambino il desiderio dell’Africa mi
Che attività avete
teneva compagnia ma poi, crescendo, sono stato
intrapreso?
assorbito dalla vita ‘’normale’’. Con la morte di
entrambi i miei genitori, a distanza di sei mesi l’uno Abbiamo investito circa 300mila euro e acquistato
due proprietà nel nord del Paese, a Phalaborwa,
dall’altro, ho capito che non avevo più legami afuna per la casa e l’altra destinata alla guesthoufettivi che mi tenevano radicato in Friuli. Per lavoro
se che gestiamo: il Kaia Tani. Sei camere (4 dopho girato un po’ tra Mestre, Cortina, Bolzano. Mi
pie e 2 familiari, 48 euro B&B, 60 euro per la mezza
sono fermato a Brunico dove risiedeva mia moglie
pensione) a un chilometro dal Kruger dove porto
Daniela, fotografa professionista. Poi, nel 1994 è
i clienti per le escursioni nel parco. Ho acquisito un
nato Robert, nostro figlio. Nel 1995 io e Daniela
patentino speciale come guida
abbiamo acquistato un
che mi permette di organizvolo last minute per il
“Le nuove opportunità
zarmi al meglio. Di solito la
Kenia. A quel viaggio avimprenditoriali dell’Africa
sveglia per le escursioni suona
vincente, ne sono seguiti
sono focalizzate soprattutto in
alle 4 e mezzo del mattino. Il
altri fino al 2001, tutti in
Mozambico, terra dalle importanti
piccolo ristorantino è l’altro
Africa: Tanzania, Zambia,
prospettive che attrae sempre più
servizio offerto. Naturalmente
Namibia.
investitori. Vanta un mare cristallino
i sudafricani mi chiedono i
e una fauna acquatica unica.
piatti italiani e gli italiani si
Poi è arrivato il SudaAnche noi vorremmo realizzare un
tuffano nei sapori sudafricani.
frica...
progetto turistico e stiamo cercando
Nel 2002 siamo stati rapartner con cui svilupparlo”
L’integrazione è stata
piti dalla bellezza del Sudifficile?
dafrica e abbiamo deciso
Per nulla. Con i locali ci troviadi comprare una piccola
mo benissimo, sei sono divenuti nostri collaboratocasetta tutta nostra dove rifugiarci 3/4 volte l’anno.
ri. Però il razzismo esiste, ma non appartiene certo
Costo dell’operazione: 20mila euro e le innumea chi si trasferisce in Sudafrica, ma a chi già vive lì.
revoli ore di volo che affrontavamo. Quella terra
ci piaceva perché univa l’incanto del continente
Come vede l’Italia di oggi?
africano alla sicurezza delle infrastrutture europee.
Ingessata e statica, nonostante le innumerevoli
Nel dicembre del 2005 Daniela, che conosceva e
risorse a disposizione.
condivideva il mio amore per quella terra, mi ha
detto: “Andiamo!”. Sono seguiti sei mesi di pratiche
E come spiega il successo degli italiani ale burocrazia. Siamo atterrati definitivamente il 4
l’estero?
Il nostro popolo ha la capacità di dedicarsi in prima
persona alle attività, le segue da vicino. Se necessario si cimenta in settori nuovi senza timore, ma con
intraprendenza e coraggio.
Quali i canali di promozione per il Kaiatani?
Funzionano benissimo il passaparola e internet.
Avete inserito dei programmi speciali in previsione dei Mondiali di calcio?
Tifo a parte, abbiamo già ricevuto prenotazioni e ci
occuperemo di fornire un servizio di transfert verso
gli stadi più vicini dove giocherà la nostra nazionale.
Come conserva il legame col Friuli?
La sponsorizzazione dello Scatto d’oro e d’argento,
un festival di cortometraggi che sostengo da sempre. Quando torno a Udine due volte all’anno e
vedo i vecchi amici è sempre una gran gioia.
Paola Del Degan
GUESTHOUSE
KAIA TANI
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Orizzonti
Libri
a cura di C.T.P.
g
IL LIBRO DEL MESE
Michele Ainis
= LA CURA
Contro il potere degli
inetti per una repubblica degli eguali
Chiarelettere
Pagg.: 183
euro 14,00
Sono tante le denunce
dei guai italiani che
negli ultimi anni abbiamo potuto leggere in
molti libri di maggior
o minor successo, con
questo volume, però, il
costituzionalista Michele
Ainis prova, dopo aver
aggiunto ulteriori pesanti critiche al sistema
Italia, a un decalogo di
possibili (e spesso assai
condivisibili) soluzioni.
Una cura per cercare
di guarire una società
che, afferma l’autore,
non sa premiare i meritevoli, è feroce con i
deboli e chiude spesso
un occhio sui frequenti
abusi dei potenti di
turno. Un volume per
cercare di stimolare nei
lettori una “sussulto di
coscienza” che scuota il
Paese dall’immobilismo,
Altre letture consigliate
Luce Irigaray
= CONDIVIDERE IL MONDO
Bollati Boringhieri
Pagg.: 133
euro 14,00
Dalla filosofa e psicanalista belga Irigaray un volume per invitare riscoprire
il valore dell’altro, che
secondo l’autrice “è stato
escluso dall’elaborazione
della cultura occidentale”
e a scoprire la bellezza
della condivisione dei
sogni, dei progetti, delle
difficoltà e delle conoscenze. Riconoscere che
possediamo la verità può aiutarci a risolvere i dilemmi del nostro tempo. “L’attuale epoca multiculturale – scrive la Irigaray - ci apre prospettive sugli
aspetti relativi della nostra tradizione. Il mondo che
credevamo unico si rivela un’evoluzione parziale e
incompleta dell’umanità. Una parte, fin qui misconosciuta, della nostra verità – continua –, può apparirci grazie all’altro, se accettiamo di dischiudere
il nostro orizzonte”. Grazie alla scoperta dell’altro
e alla condivisione possiamo dunque, secondo la
filosofa belga, iniziare il cammino verso lo sviluppo
di una nuova epoca culturale nella quale i valori
“di coesistenza nella differenza, sono considerati e
coltivati”. Un libro complesso, come lo sono spesso
quelli dei filosofi, ma di grande interesse e che induce a meditare sui cambiamenti che stiamo vivendo e sul modo con il quale ci rapportiamo ad essi.
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Lance Henson
= I TESTI DEL LUPO – THE WOLF TEXTS
Nottetempo
Pagg.: 81
euro 7,00
Piccola chicca
editoriale che
propone in versione bilingue
(italiano-inglese)
una raccolta del
poeta cheyenne
Lance Henson
che per sua
espressa volontà
è stata pubblicata da Nottetempo in prima edizione mondiale.
Si tratta di venticinque brevi poesie composte da
Henson per la gran parte in Italia durante i suoi
ripetuti soggiorni nel nostro Paese. Figlio di una
cheyenne e di un francese (stupratore e sconosciuto), Henson è da sempre un militante dell’American Indian Movement e si batte per evitare
la sparizione delle culture native americane. Pur
utilizzando la lingua dei conquistatori (l’inglese)
che egli volutamente trasforma rifiutando alcune
convenzioni come l’uso delle maiuscole e della
punteggiatura, egli ha saputo far sentire alta nel
mondo alta la voce del suo popolo, attraverso oltre
20 raccolte di poesie e corsi di scrittura poetica
tenuti negli Usa, in Europa e anche in Italia.
dal perdonismo e dall’acquiescenza passiva
in cui sembra essere
caduto. Un decalogo
per porre rimedio alla
cultura cattocomunista
che secondo Ainis ha
pervaso il Paese penalizzando la meritocrazia e
il senso di responsabilità
e, conseguentemente,
la libertà di tutti e di
ciascuno. Fra i punti più
significativi del decalogo
l’individuazione della
necessità: di “azzerare
con un colpo di spugna
gli ordini professionali”;
di rompere l’oligarchia
dei partiti e dei sindacati;
di annullare i privilegi
della nascita; di rifondare l’università sul merito
e garantire l’equità dei
concorsi; neutralizzare
i conflitti di interesse e
favorire il ricambio della
classe dirigente con il
limite di due mandati;
promuovere il controllo
democratico introducendo la possibilità di
revoca degli eletti e generalizzando la mozione
di sfiducia. Un decalogo
che probabilmente nel
nostro Paese rimarrà
lettera morta. Scommettiamo?
Roger Crowley
= IMPERI DEL
MARE
Dall’assedio di
Malta alla battaglia
di Lepanto
Bruno Mondadori
Pagg.: 337
euro 28,00
Ben scritto e ben
tradotto (a parte il
sotto-titolo che si sarebbe potuto tradurre
direttamente dal pi
più efficace originale inglese: la
battaglia finale per il Mediterraneo1521-1580), il
libro racconta in modo appassionante un periodo
storico nel quale il Mare Nostrum era ancora il centro del mondo e sulle sue acque si svolgeva una
drammatica e sanguinosa battaglia fra oriente e
occidente, fra islam e cristianesimo, per il suo controllo. Crowley prende le mosse dalla dichiarazione
di guerra che il sultano Solimano, dieci mesi dopo
la sua ascesa al trono e all’indomani della conquista di Belgrado, spedì al Gran Maestro dell’Isola
di Rodi. L’isola greca cadde il giorno di Natale del
1522 e i Cavalieri superstiti si trasferirono a Malta.
Iniziava così uno scontro terribile che ebbe i momenti più cruenti nell’assedio di Malta del 1565 e
nella conquista ottomana di Cipro (allora in mano
ai veneziani) nel 1571, per concludersi (di fatto)
con la sconfitta della flotta turca a Lepanto il 7 ottobre 1571 in una battaglia navale che vide morire
40mila uomini e affondare 100 imbarcazioni. Un
bel libro per riscoprire un momento storico che,
ancora oggi, è alla base di molte “incomprensioni”
fra il mondo cristiano e quello musulmano.
Orizzonti
Sport
UN “CUORE” FRIULANO
ALLE OLIMPIADI INVERNALI
Dal 12 febbraio a Vancouver la 21° edizione dei
giochi: portabandiera nazionale il nostro Giorgio
Di Centa, che punta a ripetere i risultati di Torino
2006. E dietro di lui...
I
l conto alla rovescia sta per scadere:
il 12 febbraio, preceduto dallo slogan
“with glowing hearts” (con cuori ardenti), il freddo e lontano Canada ospiterà a
Vancouver, fino all’ultimo giorno del mese,
la 21a edizione dei Giochi olimpici invernali, per la terza volta nel Paese dei grandi
spazi liberi dopo Montreal ‘76 e Calgary
‘88. E per i tifosi friulani sarà di nuovo il
momento di appassionarsi davanti alla
tv – in orari un po’ anomali, visto il fuso
orario – per la “valanga azzurra” che, nelle
due edizioni precedenti, ha vissuto momenti di gloria anche grazie alla pattuglia di
casa nostra.
Non è soltanto campanilismo, ma un dato
di fatto. Delle 11 medaglie di Torino 2006,
quella che tutti hanno davanti agli occhi è
sicuramente l’oro guadagnato dal nostro
Giorgio Di Centa proprio nell’ultima
gara individuale: la 50 km tecnica libera,
che ha permesso all’atleta
friulano di ricevere la medaglia (dopo un altro oro
guadagnato nella staffetta)
proprio dalle mani della
sorella Manuela, membro
del Comitato olimpico e a
sua volta protagonista delle
edizioni precedenti dei
Giochi invernali. Un risultato, quello del carabiniere
di Paluzza, che ha spinto
la Federazione a scegliere
proprio Di Centa come
portabandiera della spedizione italiana.
Il tricolore consegnato dal
presidente della repubblica
Giorgio Napolitano nelle
mani del nostro campione
e di Gianmaria Dal Maistro, vessillifero per i con-
comitanti Giochi Paralimpici, è un segnale
tangibile dei grandi risultati ottenuti dallo
sci regionale in questi anni. E la commozione di Di Centa, che a stento ha trattenuto
le lacrime durante le cerimonia, è la testimonianza che esistono ancora sportivi e
sport “veri”, dove il sacrificio viene ripagato
da sensazioni intense e non dal vil denaro.
“A Vancouver – sono state le prime parole
di Giorgio Di Centa dopo la consegna del
tricolore – avrò emozioni fortissime a rappresentare non solo la squadra italiana,
ma anche tutti gli appassionati degli sport
invernali. Partiamo per tentare di agganciare almeno una medaglia, di qualsiasi
colore”.
In effetti, ancora una volta, proprio dallo
sci di fondo arrivano le speranze maggiori
di incrementare il medagliere azzurro, con
Di Centa che, dopo il secondo e quarto
posto nella Coppa del Mondo di quest’anno, continua ad avere ottime chance sia
nella staffetta che nelle gare individuali.
Al suo fianco, ancora una volta, il sappadino (friulano di adozione) Pietro Piller
Cottrer, cui manca – nel ricco medagliere
personale – proprio l’oro alle Olimpiadi.
Dietro i due “giganti”, sicura la presenza di
Alessandro Pittin, classe 1990, la grande
speranza della combinata nordica italiana:
il 2009 ha portato allo sciatore carnico il
primo podio in Coppa del Mondo (terzo
posto a Ramsau), dopo alcuni piazzamenti
importanti tra i primi dieci e un sesto posto
dal trampolino grande.
Sicuri protagonisti a Vancouver – da anni
in cima alla classifiche delle città con più
alta qualità della vita - saranno anche i due
saltatori Sebastian Colloredo e Andrea
Morassi, già presenti a Torino e tra le speranza azzurre dal trampolino, dove saranno
guidati ancora da Roberto Cecon. Molto
probabili – anche se le convocazioni, ufficialmente, arriveranno soltanto a fine mese
– anche gli inserimenti nel lato “rosa” della
pattuglia azzurra di Silvia Rupil e Corinna
Boccacini. La prima ha conquistato proprio nell’anno appena concluso i suoi primi
punti in Coppa del mondo nella 10 km tl
di Dabos, mentre la snowboarder udinese
rimane uno dei nomi “sicuri” della specialità a livello nazionale.
Più di qualche possibilità di strappare il
biglietto per il Canada sembra averla anche
il tarvisiano Giuseppe Michielli, tre volte
campione italiano, con buoni piazzamenti
a Torino 2006 e possibile protagonista
della prova a squadre di combinata, che si
svolgeranno a Whistler, località della British
Columbia a circa 100 km
da Vancouver. Meno sicura
la “chiamata” di Giacomo
Matiz, il più forte in Italia
nella specialità Moguls
di freestyle, dal 2006 in
Coppa del Mondo, ma
chiamato a un’impresa
per raggiungere le prime
posizioni nazionali. Niente
da fare, purtroppo, per Lucia Mazzotti, tarvisiana di
adozione che nelle ultime
stagioni è stata stoppata da
una serie di infortuni – ultimo, quello al ginocchio di
poche settimane fa - che
ancora una volta impedirà
alla nostra regione di portare una rappresentanza di
peso nello sci alpino.
Due orgogli dello sport invernale azzurro:
Alberto Tomba e Giorgio Di Centa
Andrea Ioime
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AGRODOLCE
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di Paolo Tarabocchia
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L’Opinione
A PROPOSITO DI...
INNOVAZIONE
L
’indagine rapida condotta a fine anno da Confindustria Udine ha evidenziato
come “nonostante l’andamento negativo del 2009” le imprese abbiano “continuato
ad investire soprattutto sulla formazione (72 industrie su 100) e con quote inferiori
nell’impiantistica (54 su 100) e nell’innovazione (48 su 100)”
Un risultato che non stupisce, perché un’impresa che non continua ad investire – e in particolare in formazione e innovazione
(che sono poi, a ben vedere, due facce della stessa medaglia) – è
destinata a soccombere.
E il fatto che benché il “2009 sia stato un anno pesante” gli
imprenditori, come sottolinea la stessa associazione di Palazzo
Torriani, non si siano “ripiegati su se stessi” è un segnale decisamente incoraggiante. Se non altro, i dati confermano che l’impresa
è pronta a raccogliere con fiducia (o almeno, obtorto collo, ma
comunque avanti si va…) le nuove sfide. Tanto più che, in previsione 2010, da parte degli imprenditori intervistati c’è la propensione a rafforzare gli investimenti
in macchinari (60 su 100) ed in
innovazione e ricerca (56 su 100).
Dunque, si procede sulla strada
dell’innovazione: una scelta
obbligata, oltre che un tema diventato vero e proprio “tormentone”.
Innovare, innovare, innovare. Quasi
come se chi opera sul campo ogni
giorno possa prescinderne. Da parte degli imprenditori – come dimostra l’esito dell’indagine rapida – si
è compreso ampiamente come
questo aspetto sia ineludibile,
pena la scomparsa dal mercato.
Ma se è la portata economica dell’azione innovativa quella che viene
abitualmente sottolineata – l’attenzione viene soprattutto focalizzata sui vantaggi che l’innovazione
garantisce all’impresa, aumentandone la competitività attraverso
sistemi di produzione più convenienti o perfezionamenti del prodotto (quando non si tratti di vere e proprie “scoperte”, come nel
caso del telefono cellulare, diventare nell’arco di un ventennio
scarso un “partner” quasi insostituibile per chi lavora e non solo)
– è altrettanto vero che l’evoluzione tecnologica non può essere
disgiunta da quella culturale, alla quale è intimamente connessa.
L’innovazione presuppone un atteggiamento “aperto” – quella
stessa apertura che viene richiesta, peraltro, anche dalla crisi in-
ternazionale che ha cambiato gli scenari globali, scompaginato il
quadro d’insieme, sovvertito i punti di riferimento. Innovare, per gli
imprenditori, significherà non solo migliorare la competitività, ma
anche trovare un approccio nuovo a problemi vecchi.
L’aspetto tecnologico sembra quindi quello quasi meno “preoccupante”: la presenza sul territorio dell’Università e di numerosi centri di ricerca dovrebbe poter assicurare – ma sempre a condizione
che il rapporto tra mondo accademico e imprenditoriale si consolidi, con l’obiettivo di dare risposte vere e concrete alle esigenze
delle imprese – un crescente trasferimento di conoscenze, così
come la formazione di quelle figure rese vieppiù necessarie dal
progresso tecnologico.
Quello che potrà dare una marcia
in più, sarà invece il cambiamento
proprio a livello culturale, di mentalità, la capacità di rispondere alle
nuove esigenze anche in un’ottica
sistemica, di cambiare passo, di
saper “sognare” con la testa sopra
le nuvole, ma con i piedi ben piantati per terra. Servirà il coraggio di
tentare nuovi approcci (un esempio innovativo è anche quello delle
22 aziende agricole delle province
di Udine e di Gorizia che, auspice
la Cciaa udinese, hanno dato vita
ad un’Ati, associazione temporanea
di imprese, per “aggredire” insieme, pur mantenendo ciascuna la
propria autonomia, il mercato americano sul fronte del vino), di
sperimentare, di cercare soluzioni creative. Tutte cose ampiamente
praticabili dalle aziende friulane che hanno dimostrato di avere
la forza di tenere nella situazione di crisi e di potersi rilanciare.
Magari osando qualcosa di più. E, confidando, in caso, laddove la
programmazione non può giungere, in quella “serendipità” che in
più occasioni ha accompagnato fortunate scoperte… Ma bisogna
provarci.
Mauro Filippo Grillone
Dunque, si procede sulla strada dell’innovazione: una scelta obbligata,
oltre che un tema diventato vero e proprio “tormentone”
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