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L`Italia nella bandiera

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L`Italia nella bandiera
L’Italia nella bandiera
L
diera nazionale e con essa le
sue truppe passarono il Ticino,
dando inizio alle guerre che
portarono all’unità d’Italia.
Nel 1861 alla proclamazione
del Regno d’Italia il tricolore
caricato dello scudo Savoia,
come raffigurato nella figura
1, diventò la bandiera nazioFigura n°1
nale italiana. Si deve notare
che lo scudo centrale ricopre buona parte
della banda bianca.
Era già tradizione del Regno
di Sardegna avere una bandiera navale in aggiunta a
quella nazionale. Così fece
anche per il tricolore. Nella
bandiera della Regia Marina
allo scudo Savoia fu sovrapposta la corona reale. Quella
bandiera fu estesa anche alFigura n°2
l’Esercito, diventando così la
bandiera militare del regno. Si
vede nella figura 2.
Si deve notare che la corona reale adottata
nella bandiera (e nello stemma nazionale) riportava a sua volta i simboli
sabaudi, come i “nodi Savoia” ad unire le gemme, nel
cerchio della corona, e, sotto
i bracci, gli stemmini Savoia
stilizzati intercalati alle foglie
d’acanto (o fioroni) tipiche di
quasi tutte le corone nel mondo.
Figura n°3
Quella bandiera aveva un’edizione semplificata, figura 3,
in cui la corona era stata ridotta all’essenziale pur non perdendo la sua efficacia rappresentativa. Probabilmente serviva per ridurre il
costo di stampa del vessillo.
Con l’avvento della repubblica, il 2 giugno
1946, la bandiera italiana fu privata dei simboli monarchici restando il tricolore semplice
come rappresentato nella figura 4: è l’attuale bandiera nazionale.
L’anno successivo ci si accorse che sulle navi, in particolar modo mercantili, la nostra
bandiera poteva essere confusa con quella
a ricorrenza del 150°
anniversario dell’Unità
d’Italia è stata celebrata con varie manifestazioni
alcune delle quali (poche invero) hanno ricordato il suo
simbolo più importante: la
bandiera.
Di particolare significato è
stata l’interessante iniziativa
dedicata al nostro vessillo dal comune di
Reggio Emilia, città patria del Tricolore, con
l’esposizione lungo le vie cittadine di grandi copie delle
bandiere che hanno interessato la storia d’Italia.
La bandiera è una componente significativa dell’identità nazionale, la distingue
nel mondo ed è il punto di riferimento per gli italiani. Dare un rapido excursus sull’aspetto che essa ha avuto in
questi 150 anni è ripercorrere una parte della
storia nazionale attraverso il suo simbolo più
importante.
Il tricolore italiano ha avuto
la sua origine, com’è noto, a
Reggio Emilia il 7 gennaio
1797 quale bandiera della
Repubblica Cispadana che
doveva essere l’inizio di una
nazione italiana sulla spinta
degli ideali della Rivoluzione
Francese. Purtroppo quel
progetto non proseguì e si
dovettero attendere altri 65
anni per portarlo a compimento. Il primo tricolore cispadano si ispirava a quello francese. La sua forma era però diversa dall’attuale avendo le bande orizzontali.
La bandiera che poi diventerà quella del Regno d’Italia, con lo scudo Savoia nella banda bianca centrale, fu disegnata nel 1848 alla vigilia della 1.a Guerra d’Indipendenza.
Non esiste un documento che la mostri e,
per quel poco che se ne sa, lo stemma doveva debordare un poco sulle bande laterali. Il Regno di Sardegna la adottò come ban-
25
avvenimenti
A conclusione delle celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia, pubblichiamo una breve rassegna storica su quel che è stato il tricolore in questi
anni.
del Messico, quasi identica
all’italiana e che allora non
aveva stemmi nella bandiera mercantile, con conseguenti problemi di identificazione in mare.
Si provvide allora di dotare
l’Italia delle bandiere navali
blasonando la banda bianca centrale.
La scelta cadde su un modello di stemma
ideato nel 1939 dalla Consulta Araldica del
Regno dietro richiesta del
Ministro per la Marina, ammiraglio Cavagnari, al fine di
applicarlo alle prue delle navi.
Lo stemma della Consulta
Araldica era costituito da
uno scudo sannita con inquartati gli stemmi delle
quattro repubbliche marinare e bordato di cavo torticcio. Al centro (o “in cuore”, come si definisce in araldica) vi era, più in piccolo, lo scudo Savoia con ai fianchi due fasci littori. Al
disopra dello scudo era posta una corona navale derivata da quella dell’antica
Roma.
La corona navale romana
era un’ambita decorazione
dell’antica Roma e raramente concessa: ne furono assegnate soltanto quattro in tutta la sua storia. Si trattava di
una corona turrita e con un
rostro applicato nella parte anteriore del
cerchio (il rostro a Roma simboleggiava la
Marina, come oggi usiamo
l’ancora).
La Consulta Araldica modificò leggermente la forma di
quella corona ponendovi
quattro torri merlate (di cui
tre visibili) intervallate, nel
cerchio, dai rostri e con l’aggiunta nella parte anteriore
di un’ancora romana di Nemi.
Lo stemma, tolte le simbologie monarchiche
e fasciste, fu adottato per la bandiera della
Marina Militare, come è mostrato in figura 5.
Si deve osservare che rispetto all’emblema licenziato dalla Consulta Araldica furono apportate piccole variazioni al quarto della Repubblica di Venezia. Il leone alato e nimbato
ha le zampe anteriori sulla terra, delle quali
una poggia sul libro del Vangelo chiuso men-
tre l’altra regge una spada;
quelle posteriori sono poste
sulle onde: questa simbologia
sembra voglia significare che
difende la nazione sul mare,
sulla terra e nella sua cultura.
Per lo stemma della Marina
Mercantile fu tolta la corona
allo scudo e per il leone marFigura n°4
ciano ripresero la sua raffigurazione più usata nella Serenissima Repubblica di Venezia in cui regge il libro del Vangelo
aperto con l’invocazione a
San Marco: “Pax tibi Marce
evangelista meus”, come si
vede nella figura 6.
Gli stemmi navali hanno
un’indubbia eleganza grafica, vivacità di colori, accostamento sapiente delle parti,
al punto di essere stati adottati dalla moda. Una scelta
Figura n°5
che avvicina glorie antiche
della storia alla modernità, tipica del buon
gusto italiano.
Nel 2003 è stata aggiunta una quarta bandiera nazionale, dedicata ai
battelli al servizio dello Stato
che, in sintesi, non sono né
militari, né mercantili. Essa si
distingue dalle altre per avere
nel mezzo l’emblema dell’Italia. Non ci sono ancora immagini di questa bandiera ed il
suo aspetto potrebbe essere
Figura n°6
quello di figura 7.
A conclusione di questa narrazione per sommi capi sulla nostra bandiera
bisogna citare che una nor mativa vera e
propria sul disegno degli
stemmi non esiste o se c’è è
introvabile. Lo dimostra il fatto che le bandiere italiane
mostrano (e mostravano ancor più quelle della monarchia) differenze a volte anche evidenti nella raffigurazione degli stemmi.
Figura n°7
Le figure che accompagnano
queste note sono il risultato
della consultazione di innumerevoli immagini
e fotografie di bandiere: in pratica sono rappresentazioni abbastanza probabili ed attendibili di quello che sono state e tuttora sono
le bandiere nazionali italiane.
Paolo Reggiani n
26
L’Arsenale di Augusta festeggia il
Santo Patrono
avvenimenti
Presso l’Arsenale
Militare Marittimo di
Augusta si sono svolti,
in occasione dei
festeggiamenti del
Patrono, San Giuseppe,
l’inaugurazione e la
benedizione delle
nuove infrastrutture.
H
a avuto luogo lo scorso
19 marzo la cerimonia religiosa che, come ogni
anno, vede le maestranze dell’Arsenale MM di Augusta (e loro familiari) raccolti intorno al
simulacro di San Giuseppe – S.
Patrono dello Stabilimento.
In occasione di detta ricorrenza sono state inaugurate alcune infrastrutture di recente consegnate nell’ambito del cosiddetto “Piano Brin”.
Di fatto, l’arsenale di Augusta,
nato per soddisfare limitate esigenze operative, ha visto nel
tempo un notevole incremento
di lavori affidati. La crescente
presenza delle Unità della
Squadra Navale presso la Banchina Lavori, ha comportato la
necessità di adeguarlo alle
nuove esigenze, sia dal punto
di vista organizzativo che tecnico-infrastrutturale.
L’attività di adeguamento/ammodernamento necessaria è
stata pianificata nel “Piano
Brin” che, avviato nel 2007, è in
pieno svolgimento e dovrebbe
completarsi nel 2013.
Alla presenza dell’Amm.Isp.Capo Alberto Gauzolino, del Vice
Prefetto Vicario di Siracusa
D.ssa Giusi Scaduto, del Sindaco di Augusta Dr. Massimo Carrubba, del CMMA A.D. Raffaele Caruso e di tutte le numerose autorità militari, civili e reli-
giose intervenute è stato reso
solenne omaggio al Santo patrono con la funzione religiosa
della S.Messa, officiata da S.E.
Rev.ma Mons. Salvatore Pappalardo, Arcivescovo di Siracusa, ed impreziosita dalla presenza del coro Harmonia Modern Music Ensemble.
Al termine della Santa Messa
ha preso la parola il Direttore
dell’Arsenale di Augusta, C.A.
Osvaldo Brogi, che, dopo aver
ringraziato le Autorità intervenute ed in modo particolare
l’A.I.C. Alberto Gauzolino, patrocinatore del Piano Brin e garante dell’avvio dei relativi finanziamenti, ha illustrato come
e quanto è stato fatto e quanto ancora sarà realizzato, grazie all’attenzione che gli Enti
Centrali della Difesa hanno dedicato agli Arsenali. Fa menzione, altresì, alla carenza del turn
over, che già da qualche anno
ha prodotto un significativo decremento del personale civile,
e quanto questo fenomeno va
arrestato perché si rischia di
perdere definitivamente il patriS.E. Rev. Arcivescovo di Siracusa Mons.
Salvatore Pappalardo, benedice la
nuova sede dell’Officina Motori.
27
La processione di San Giuseppe verso i
locali da inaugurare e benedire.
monio di professionalità e competenze diversificate e relative
nicchie di autentica eccellenza.
Segue l’allocuzione del Sindaco di Augusta, Dr. Massimo
Carrubba, che evidenzia come
l’Arsenale è parte vitale della
storia di Augusta e grande
sbocco per la sua economia.
Conferma, come sempre, la
grande disponibilità verso lo
Stabilimento in termini di risorse
e di mezzi per la realizzazione di
quanto ancora previsto, nello
spirito di collaborazione che da
sempre ha visto la MM e la
città di Augusta in perfetta simbiosi.
E proprio in riferimento a quanto ancora c’è da fare in termini
di ammodernamento e di rinnovamento che l’AIC Alberto
Gauzolino nella sua allocuzione esordisce citando lo sforzo
quotidiano cui sono chiamati
oggi, le maestranze degli stabilimenti per supportare adeguatamente lo strumento navale
della F.A.. Gli investimenti effettuati, e quelli futuri, sono particolarmente significativi. Dal
2007 a tutto il 2011 sono stati
impegnati 17,6 milioni di euro e
nell’anno in corso si prevede di
impegnar ne altri 2 milioni.
Quanto fino ad oggi investito
rappresenta all’incirca la metà
del budget globale che si prevede di impegnare nell’ambito
del Piano Brin per l’Arsenale di
Augusta, con il chiaro intento
di perseguire un obiettivo importante ed ambizioso, quello
di raggiungere una piena ristrutturazione dei siti lavorativi,
in modo da consentire al personale di operare al meglio ed
in piena sicurezza, impiegando
strumenti di lavoro tecnologicamente sempre più avanzati.
In quest’ottica, assicura che,
seppure nei ben noti limiti di bilancio che impongono un turn
over assai ridotto nell’ambito
della P.A., gli Arsenali, e quello
di Augusta in modo particolare,
riceveranno da parte dell’Ispettorato e della Direzione
Generale del Personale Civile
la massima attenzione, affinchè una percentuale maggioritaria delle nuove assunzioni siano a questi destinate. Dopo la
S. Messa si è proceduto con la
consueta processione lungo le
vie dello Stabilimento nel corso
della quale sono state benedette ed inaugurate la nuova
palazzina direzionale (che ha
accorpato tutte le funzioni dirigenziali fino a ieri distribuite in
aree diverse ed eliminato tutte
le strutture precarie esistenti come prefabbricati o containers
utilizzati come uffici) e le officine Motori e IEB (adeguate alla
normativa di sicurezza e con
rinnovamento parziale dei
macchinari ed acquisto di
nuovi), il tutto nel quadro dell’obiettivo primario di efficientamento a fronte delle esigenze di sostegno allo strumento
navale.
Alla fine dei lavori lo Stabilimento si presenterà come una struttura razionale, moderna, rinnovata ed altamente competitiva che potrebbe aprirsi, anche
con capacità di eccellenza e
costi competitivi al mercato civile per ricercare finanziamenti
utili a compensare le riduzioni
di budget nel settore Difesa.
Una struttura, più che mai, integrata nella città di Augusta di
cui certamente sarà, ancora
più di oggi, uno dei suoi fiori al-
28
La madrina, Signora Ivana Brogi, accompagnata dall’Ammiraglio Ispettore
Capo Alberto Gauzolino, taglia il nastro
beneaugurante della nuova palazzina
direzionale dell’Arsenale di Augusta.
l’occhiello, contribuendo ad
accrescerne il benessere ed il
prestigio.
Vari momenti, tutti significativi,
hanno caratterizzato l’evolversi
della cerimonia, nulla è stato
trascurato. La benedizione dei
locali ed il relativo taglio inaugurale del nastro da parte delle madrine hanno concluso la
parte formale dell’evento che
ha avuto un sobrio seguito nel
vin d’ honneur allestito intorno
alla nuova palazzina direzionale dove tra un brindisi ed una
tartina si poteva anche ammirare la mostra a tempo libero di
opere d’arte e fotografie realizzate da artisti dipendenti e
non.
La cerimonia, svoltasi in un clima di serena e sentita partecipazione da parte di tutti gli intervenuti ha riscosso un notevole successo e vivo apprezzamento da parte delle Autorità
Istituzionali presenti anche perché l’evento rappresenta un ulteriore tassello che testimonia
l’importante crescita che la Base Navale sta vivendo nel contesto della ristrutturazione organizzativa della Difesa.
Fabiola Princiotta n
Premio Bonifacio VIII
avvenimenti
Ad Anagni si è svolta la cerimonia
di conferimento del premio nazionale
ed internazionale Bonifacio VIII,
giunto alla nona edizione.
ANAGNI
S
i è tenuta il 9 dicembre
dello scorso anno, nella
splendida cornice della
storica Sala della Ragione del
Comune di Anagni, la cerimonia di conferimento del premio
nazionale ed internazionale
Bonifacio VIII, giunto alla nona
edizione. In linea con la tradizione del premio, anche l’edizione di quest’anno è stata
contraddistinta dall’elevato livello dei partecipanti, e alla
presenza del Presidente dell’Accademia Bonifaciana cavaliere Sante De Angelis e del
Presidente del Comitato Scientifico Monsignor Franco Croci,
ospiti ed insigniti d’eccezione
si sono alternati a ritirare la ormai nota ed apprezzata scultura realizzata del maestro Egidio Ambrosetti, che raffigura il
profilo del papa
anagnino, ideatore
del primo anno santo della storia della
cristianità, già consegnata in occasione della prima edizione del premio, nel
2003, al Beato Giovanni Paolo II. Il novero dei presenti ha
incluso il Cardinale
Salvatore De Giorgi,
Arcivescovo emerito
di Paler mo, che ha
presieduto la cerimonia
e tenuto una lectio magistralis
sulla nuova evangelizzazione, il
Nunzio Apostolico in Bosnia, Erzegovina e Montenegro Monsignor Alessandro D’Errico, il
dottor Miguel Diaz, Ambasciatore degli USA presso la Santa
Lo Stendardo dell’Accademia
Bonifaciana, a sinistra: un momento
della premiazione.
Sede e il sen. Lamberto Dini,
Presidente della Commissione
Affari Esteri del Senato. Tra gli
insigniti anche un Ufficiale della Marina Militare italiana, il
C.F. Corrado Campana, Capo
sezione Operazioni Marittime
del C.O.I., per il contributo fornito alla promozione del dialogo e della cultura della pace,
nel 2009, in qualità di Comandante di Nave Granatiere impegnata come Flagship della
Forza Permanente di Contromisure Mine della Nato
(SNMCMG2).
Corrado Campana n
29
avvenimenti
co e alla Scuola Superiore di Arte Applicata iniziando, già a 17
anni, a lavorare per una grande agenzia milanese di pubblicità. Si trattava della I.M.A.
(Idea Metodo Arte), diretta da
don Anton Gino Domeneghini,
regista fra l’altro del film d’animazione “La rosa di Bagdad”
(fra i cui collaboratori compare
anche il nome di Ciriello).
Con la Seconda Guerra Mon-
Conferito a Roma al maestro Averardo Renato Ciriello il titolo onorifico di
“Pittore Benemerito della Marina Militare”.
Un nuovo pittore di Marina
T
ra i vari compiti dell’Ufficio
Storico della Marina vi è
quello di conferire, mediante concorso regolato da
apposito statuto, il titolo onorifico di “Pittore di Marina”.
Aperto a tutti gli artisti italiani
che si siano distinti per la conoscenza del mare e delle navi e
per la qualità delle opere pittoriche, il concorso ha lo scopo di
diffondere la cultura del mare
in generale e dell’attività della
Marina Militare in particolare.
L’istituzione della figura di “Pittore di Marina” fu reintrodotta nella Marina Militare sul finire degli
anni ’90 in quanto, dalla morte
di Rudolf Claudus avvenuta nel
1964, non erano più state pro-
dotte, salvo qualche eccezione, rappresentazioni artistiche
dei fatti di rilievo concernenti la
Forza Armata.
Riconosciuto il valore comunicativo della pittura navale, fu
pertanto deciso di rivalutare l’iniziativa, che però ebbe vita
breve (solo tre edizioni nell’arco
di quattro anni, dal 1998 al
2002), in quanto dopo il 2002 il
concorso venne sospeso per
mancanza di fondi.
Oltre ai cosiddetti “pittori titolari” selezionati attraverso concorso, un’apposita commissione
dell’Ufficio Storico può procedere alla nomina di “pittori benemeriti” tra coloro che con la
propria produzione pittorica ab-
biano contribuito a promuovere l’immagine della nostra Marina. Nel 2000 e nel 2007 con
analoga procedura vennero insigniti del titolo di “Pittore di Marina Benemerito” rispettivamente i maestri Giorgio Tabet e Loris
Masserini.
Ed è proprio per queste ragioni
che il 12 marzo presso la Biblioteca Centrale di Palazzo Marina l’Ammiraglio di Squadra
Maurizio Gemignani, Sottocapo
di Stato Maggiore della Marina,
con una sobria ma significativa
cerimonia ha consegnato il diploma di “Pittore Benemerito
della marina Militare” al maestro Averardo Renato Ciriello. Al
termine della cerimonia il maestro Ciriello ha voluto visitare i locali della sala stampa e della
redazione del “Notiziario della
Marina”; sebbene l’evoluzione
dei mezzi di informazione abbia
radicalmente cambiato le metodologie di lavoro, tutti noi
operatori di settore abbiamo
constatato come non siano altrettanto cambiati lo spirito e le
motivazioni al nostro lavoro in linea con quelli narrati dal maestro. Nato a Milano il 28 maggio 1918, Ciriello trascorse l’infanzia e tutta la giovinezza a
Trieste. Tornato a Milano, completa i suoi studi al Liceo Artisti-
con “L’Intrepido”, periodico a fumetti dei Fratelli
Del Duca, sia con 68 tavole di “Il principe azzurro”, primo episodio del
dopoguerra (testi di Luciana Peverelli) incentrato sul celebre personaggio rosa creato da
Treddi (ossia lo stesso
Domenico Del Duca);
sia con il secondo episodio di Giorgio Duca di
Serano, dal titolo “La
freccia d’argento” (il cui terzo
episodio, iniziato
da Ciriello, sarà
portato a termine
da Pier Lorenzo De
Vita). Disegna inoltre tavole/copertina per “La tribuna
illustrata” e per riviste quali “La Falena” e “Le Nuove
Grandi Firme” dell’editore romano
Da Imera. Al tem-
diale, viene chiamato
sotto le armi dove – dopo un lungo periodo di
servizio militare, trascorso sulle navi scuola Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci, e sulla corazzata Caio
Duilio – chiede e ottiene di essere trasferito all’Ufficio Propaganda della Marina Militare, a
Roma. Qui continua la sua attività artistica, collaborando fino
alla fine del conflitto a pubblicazioni di propaganda militare,
quali “Prore Armate” e “Acqua
Salata” (cfr. Notiziario della Marina n. 2 Febbraio 2010 pagg.
46-47, articolo di Alessandro Paglia).
Rimasto a Roma, Ciriello lavora
con i primi editori che, con
grande sforzo riprendono nel
dopoguerra l’attività. Collabora
31
po stesso, collabora anche,
con vignette umoristiche, a “Il
Travaso”, a “Pettirosso” e a
“Marc’Aurelio”. Inoltre, partecipa alla realizzazione del settimanale per ragazzi “Giramondo”, con copertine e illustrazioni
di racconti avventurosi. Fino ai
tardi anni Novanta, benché ormai in piena terza età, continua
una limitata attività come illustratore.
Senza essere dimenticato, in
questi anni Duemila continua a
dipingere per il proprio diletto. Il
22 Novembre 2003 riceve il premio “Caran D’Ache – Una vita
per l’illustrazione”, nel contesto
della manifestazione “Expocartoon Mediagate d’animazione
Show – XXVII
Salone internazionale
dei comics,
del film d’animazione e
dell’illustrazione” di Roma.
Adeguata appendice di
altri premi da lui avuti in passato, come per esempio, negli
anni Cinquanta, i premi “Spiga
Cambellotti” 1953, per il successo complessivo dei suoi manifesti e la “Tavolozza d’Argento”
per il manifesto del film Sansone
e Dalila.
Da oggi, un pezzo di storia della
pittura, dell’illustrazione e dell’editoria italiana è entrato di diritto nella gloriosa famiglia della
nostra Marina.
Leonardo Merlini n
avvenimenti
Big Blu 2012
112mila mq espositivi, 690 imbarcazioni in mostra,
537 espositori e 119mila visitatori confermano il
successo della sesta edizione del Salone Internazionale della Nautica e del Mare,
svoltosi dal 18 al 26 febbraio alla Fiera di Roma,
oramai tradizionale appuntamento per i cultori
delle tradizioni marinare.
“
Siamo soddisfatti del risultato ottenuto in questi giorni
in cui il Mare è stato protagonista alla Fiera di Roma. Nonostante il periodo di difficoltà
del settore, Big Blu si conferma
punto di riferimento non solo
per il mondo della nautica ma
anche per tutto quell’indotto
che vive il mare sia come risorsa che come passione” ha
commentato così Mauro Mannocchi, Presidente della Fiera
di Roma “Il successo ottenuto
dimostra la bontà della nostra
formula espositiva che ha permesso a molte aziende di partecipare e di mettersi in mostra
senza però gravare troppo sui
budget, tenendo in considerazione il delicato momento che
la nautica sta attraversando.
Siamo convinti che l’edizione
del 2013 potrà rappresentare
un momento di crescita a supporto di quello che confidiamo
32
possa essere un anno importante per l’auspicata ripresa
dell’intero comparto.”
Quanto dichiarato dal Presidente Mannocchi trova riscontro analizzando i numeri di questa edizione che ha visto
119mila persone visitare i 10
padiglioni che la Fiera di Roma
ha dedicato al Big Blu e ammirare le 690 imbarcazioni in mostra e gli stand dei 537 espositori che hanno ricoperto ben
112 mila mq espositivi.
Oltre 110 eventi hanno inoltre
caratterizzato questa edizione
che ha visto oltre ai momenti
puramente espositivi anche
una serie di conferenze, approfondimenti e convegni seguiti dagli oltre 600 giornalisti
accreditati.
Tra i momenti più significativi
del Salone ricordiamo l’inaugurazione alla Presenza del Ministro delle Politiche Agricole Mario Catania, l’assemblea generale della nautica a cui hanno
partecipato le principali associazioni di settore, il varo della
ReBoat, l’imbarcazione composta esclusivamente da materiali riciclati costruita dai
bambini delle scuole elementari, la presentazione della ricerca di Renato Mannheimer
sull’incidenza della tassa di stazionamento del Governo Monti
a cura di Unioncamere, i focus
tematici Outdoors Experience
e World Fishing, l’area del Ministero delle Politiche Agricole,
Obiettivo Mare e quella dedicata alla cultura ed alla comunicazione del mare, Pelagos.
Consigli, prospettive di studio e offerte di impego futuro
per i nostri giovani dal mondo del mare
I
l 24 febbraio, nell’ambito del Big Blu, l’Istituto Nautico di Roma “Marcantonio
Colonna” ha organizzato un incontro
sulle prospettive occupazionali alla luce della recente riforma degli Istituti tecnici, al
quale hanno partecipato Raimondo Murano, Direttore Generale istruzione e formazione tecnica superiore e per i rapporti con i sistemi formativi delle Regioni del MIUR; Luca
Sisto, Capo Servizio Politica dei Trasporti di
Confitarma e Maria Concetta Di Spigno, Dirigente Scolastico dell’Istituto “M. Colonna”.
“Sugli Istituti Tecnici si gioca il futuro di molti
giovani. – ha affermato Il Direttore Murano Come ha dimostrato il rapporto Europa
2015, in Italia esistono intere aree dove l’offerta di lavoro supera la richiesta. Ciò accade perché manca nel nostro ordinamento
un canale di formazione capace di porsi in
posizione nuova rispetto alla scuola e all’università. Un settore capace di legarsi direttamente al mondo produttivo per mettere
piede nell’azienda già mentre si è impegnati nello studio. E’ per questo che abbiamo
voluto creare un percorso dove i ragazzi
possano studiare in modo pratico nei laboratori, con il 30% delle ore di tirocinio in
azienda e all’estero, con il 50% dei docenti
che proviene dal mondo del lavoro e delle
professioni”.
Dopo aver conseguito il “Diploma di Tecnico Superiore”, prioritariamente finalizzato al
lavoro, è possibile iscriversi all’università per
continuare gli studi, usufruendo del riconoscimento di crediti formativi che consentono l’iscrizione direttamente al secondo o terzo anno. Così non solo si risparmia tempo,
ma si realizza anche quello che è il sogno di
molti: frequentare l’università senza dipendere economicamente dai genitori. “In ogni
caso - ha concluso il Direttore Murano - il Diploma di ITS ha l’indicazione dell’area tecnologica e della figura nazionale di riferimento, pari al V livello del Quadro europeo
delle qualifiche”.
L’importanza economica della navigazione
e della nautica per il sistema paese è stata
ricordata da Luca Sisto che ha sottolineato
come “nel solco della tradizione è importante l’incontra tra Impresa, Istruzione e Formazione Professionale per offrire tecnici ma soprattutto “uomini di mare” alle nostre imprese. Pertanto l’impegno dell’immediato futuro sarà quello di continuare la collaborazione concreta con gli Istituti Tecnici per diffondere ancor di più la cultura del mare tra i
nostri giovani, consentendo anche il giusto
incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro”.
Nel 2010 la domanda di diplomati tecniciprofessionali è stata di 236.000 giovani,
110.000 sono i diplomati che le imprese ancora non sono riuscite a trovare. E tutto questo in piena stagione di crisi occupazionale,
soprattutto tra i giovani.
“Nel quadro generale della riforma, sia il Ministero che gli Istituti, in forma singola o associata, promuovono forme di collaborazione
con il territorio e le imprese ai fini formativi:
ciò, oltre che arricchire l'offerta formativa,
consente anche un migliore incontro tra domanda e offerta di lavoro. – ha dichiarato
Maria Concetta Di Spigno - La nostra presenza all’interno di una fiera importante come il Big Blu oltre a promuovere l’incontro e
il dialogo tra scuola e impresa, mira a sottolineare che per i diplomati di Istituti Tecnici
esiste ancora una forte ricaduta occupazionale nonostante la crisi, basta pensare che
attualmente in Europa si cercano circa 15
mila comandanti di navi. Molti sono gli sbocchi professionali per chi sceglie di frequentare queste scuole, sia nel settore economico,
sia tecnologico”.
Oggi in Italia ci sono 45 Istituti Tecnici Nautici, dei quali 3 si trovano nella Regione Lazio
(Roma, Gaeta e Civitavecchia), dai quali
ogni anno escono centinaia di futuri, comandanti mercantili, progettisti o esperti di
logistica.
Ulteriore possibilità per i diplomati è la carriera militare attraverso gli istituti di formazione
della nostra Marina Militare.
L.M. n
L. M. n
33
avvenimenti spirituali
Messaggio per la Quaresima
L’Ordinario militare scrive ai fedeli sulla correzione fraterna.
Carissimi,
La centralità dell’amore di Dio
e la bellezza della fraternità
umana costituiscono nel cammino quotidiano del credente
come il tracciato di grazia lungo il quale prendere distanza
da un modo mondano di vivere, per annunciare il vangelo
della carità con maggiore luminosità. Nella Quaresima di quest’anno pastorale, che la nostra
Chiesa dedica alla carità, possiamo meditare sull’amore fraterno, nella preghiera e nella
condivisione, nel silenzio e
nel digiuno, in attesa della
gioia pasquale. Lo stesso
Messaggio di Papa Benedetto XVI, ispirandosi alla Lettera
agli Ebrei (10,24), afferma:
«Prestiamo attenzione gli uni
agli altri per stimolarci a vicenda nella carità e nelle
opere buone».
Prestare attenzione significa
osservare bene, stare molto
attenti, cominciare a guardarsi con gli occhi del cuore
oltre l’apparenza, perché le
nostre giornate non si risolvano in uno snervante occuparci solo di noi stessi.
La vita di ognuno è profondamente e misteriosamente
legata a quella di tutti. Ogni
uomo è costituito da Dio custode del fratello. Un aspetto, questo, spesso dimenticato, che conduce a quella
anestesia spirituale e rende
indifferenti gli uni per gli altri.
Di qui la proposta della correzione fraterna, che comporta illuminazione, incoraggiamento, rimprovero, implorazione: aspetti da coltivare pazientemente perché diventino stile
di vita quotidiano.
Nella sua radice ebraica “correggere” significa anche “esor-
tare ed educare”, ma c’è, pure, un’interpretazione etimologica molto suggestiva, secondo la quale il verbo verrebbe
da cum-regere, ovvero “portare assieme” il peso di un problema, di una debolezza, di un
peccato del fratello.
Se tuo fratello sbaglia, tu va’,
avvicinati e cammina con lui...
se ti ascolta, hai guadagnato
tuo fratello. Ogni fratello è un
tesoro per te e per il mondo, un
talento, un dono di Dio per la
storia. La parola, anche quando corregge, non ferisce mai,
non umilia, non condanna, non
deprime, ma infonde fiducia,
costruisce, edifica e apre il
cuore alla misericordia divina.
Tra noi vige un senso di respon-
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sabilità reciproca che diviene
un grande mezzo di salvezza,
perché il destino eter no di
qualcuno può dipendere proprio dall’accettazione dei consigli che gli vengono offerti.
La correzione fraterna è sicuramente una forma di carità. Essa richiede vero amore, squisita
sensibilità, tatto e delicatezza e
si oppone al silenzio complice,
alla pigrizia di chi non vuole inimicarsi l’altro, ai meccanismi di
autogiustificazione sempre
pronti a trovare buoni motivi
per non intervenire e non
denunciare il male là dove è
commesso. Uno dei più frequenti peccati di omissione
è sottrarsi alla denuncia del
male e del peccato, vincendo anche la tentazione di
tacere il peccato commesso
dall’amico per timore di perderne l’amicizia. E’ falso affetto rinunciare ad applicare
una necessaria correzione,
giudicando con questa
omissione di rispar miare
un’amarezza a chi ne necessita. Chi agisce in questo
modo, non solo è connivente con la mancanza praticata, ma dimostra di mal volere chi necessiterebbe dell’appoggio di una parola
chiarificatrice.
Va detto che non esiste solo
la correzione attiva, ma anche quella passiva; non solo
il dovere di correggere, ma
anche il dovere di lasciarsi
correggere. Ed è qui anzi
che si vede se uno è maturo
abbastanza per correggere gli
altri. Chi vuole correggere
qualcuno deve anche essere
pronto a farsi, a sua volta, correggere.
Anche se non è facile, nei singoli casi, capire se è meglio
correggere o lasciar correre,
parlare o tacere, bisogna evitare, poi, che la correzione
stessa si trasformi in un atto di
accusa o in una critica. Teniamo conto della regola d’oro
suggerita dall’apostolo Giacomo: «Non sparlate gli uni degli
altri» (Gc 4,11). Il pettegolezzo
sembra una cosa innocente,
invece inquina gravemente l’unità della famiglia umana e la
comunione ecclesiale. Non basta non sparlare, bisogna anche impedire che altri lo facciano e far loro capire, magari
silenziosamente, che non si è
d’accordo su tale comportamento non evangelico. Al con-
trario, commenta Sant’Agostino: «Colui che ti ha offeso, offendendoti, ha inferto a se stesso una grave ferita, e tu non ti
curi della ferita di un tuo fratello? ... Tu devi dimenticare l’offesa che hai ricevuto, non la ferita di un tuo fratello» (Discorsi
82, 7).
Urge, tuttavia, riscoprire il senso
più profondamente teologico
della correzione fraterna, fissando il nostro sguardo sulla
Croce, il segno del grande
amore di Dio per noi che, salvandoci, ci ha resi portatori
della sua salvezza. L’autentica
correzione nasce in quel punto
d’incontro in cui la salvezza ri-
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cevuta diviene salvezza donata, dove un peccatore perdonato diventa capace di perdono, di mediazione di grazia, e
va incontro a un fratello peccatore come lui, perché accolga il dono di Dio come lui. Se
mettiamo la Croce di Gesù al
centro della nostra esperienza
di fede, sarà la fraternità ad
ispirare ogni relazione interpersonale. Vivendo nell’ascolto
umile e onesto della Parola della Croce sapremo evitare l’eccesso dell’impotenza o della
prepotenza verso l’altro, eccesso - l’uno e l’altro - che rivela
uno scarso senso di comunicazione e di disponibilità a correggere e a lasciarsi correggere frater namente: «Perché
guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non
t’accorgi della trave che è nel
tuo? Come puoi dire al fratello:
Permetti che tolga la pagliuzza
che è nel tuo occhio, e tu non
vedi la trave che è nel tuo?»
(Lc 6, 41 s.).
Non mancheranno, così, i buoni effetti della correzione, che
accettata con umiltà e gratitudine, trattiene i cattivi desideri,
colloca un freno alle passioni
della carne, abbatte l’orgoglio,
spegne l’intemperanza, distrugge la superficialità e reprime i
cattivi movimenti dello spirito e
del cuore (cfr. Ugo di San Vittore, De institutione novitiorum líber, cap. X).
Accogliamo - miei cari - in questo tempo quaresimale l’esortazione dell’apostolo Paolo:
«Rendete perfetta la mia gioia,
avendo un medesimo pensare,
un medesimo amore, essendo
di un animo solo e di un unico
sentimento. Non fate nulla per
spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà,
stimi gli altri superiori a se stesso,
cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello
degli altri. Abbiate in voi gli
stessi sentimenti che furono in
Cristo Gesù» (Fil 2, 2-5).
Arcivescovo Vincenzo Pelvi n
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