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Il sapore delle parole: la terminologia inglese di

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Il sapore delle parole: la terminologia inglese di
Laura Pinnavaia Università di Milano
Il sapore delle parole:
la terminologia inglese
di origine italiana del cibo
[email protected]
L’uomo non sempre si accontentò di appagare col cibo la fame e di nutrire il
corpo, ma volle trovare nel cibo sapori e aromi che lo sollecitassero; volle, cioè,
fare del semplice vitto un vero godimento (Marescalchi, 1941, 75). 1
1. Introduzione
Nella storia umana il cibo non è semplicemente mezzo di sostentamento: il
cibo è socializzazione e ospitalità. Fin dai tempi più antichi, il mangiare e il
bere insieme diventano il modo per riunire famiglie e clan, mentre il rifiuto
di consumare pasti in comune diventa segno di contrarietà e simbolo di fratellanza spezzata. Inoltre il consumo di cibo caratterizza i riti di passaggio: in
tutte le culture tradizionali il mangiare e il bere sono sempre presenti nei momenti importanti della vita, come le nascite, le cerimonie d’iniziazione, i matrimoni e persino la morte. Il cibo rappresenta una delle espressioni concrete
più diffuse delle relazioni sociali nella società umana.
Essendo così importante nella vita dell’uomo, il primo passo verso quella che potremmo definire ‘cultura gastronomica’ viene fatto dall’uomo primitivo che, scoprendo il fuoco, dà luogo ai primi pranzi consumati tra famiglie
attorno al falò. Per le antiche civiltà dell’Assiria, della Babilonia, della Persia e
dell’Egitto, oltre alla consumazione del cibo comincia a essere di grande prestigio anche la selezione, la preparazione e la presentazione del cibo. Nell’antica Grecia gli Ateniesi credevano che il momento di cibarsi rappresentasse
1
Questo volume è la fonte principale delle considerazioni presentate in questo paragrafo intro-
duttivo.
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l’opportunità per nutrire sia lo spirito sia il corpo, e per questo motivo mangiavano adagiati su divani con l’accompagnamento di musica, poesie e balli.
Gli Antichi romani benestanti – ce lo dicono la tradizione letteraria e la documentazione storica – organizzavano banchetti sontuosi rimpinzandosi di
una varietà enorme di cibi. La pratica di organizzare banchetti e feste stravaganti si consolida nel Medioevo, ma il punto di svolta nello sviluppo della gastronomia occidentale arriva con il Rinascimento italiano.
Infatti, nel XV secolo in Italia ciò che risulta essere una semplice passione per il cibo, probabilmente stimolata dalla disponibilità economica e da
una certa predisposizione sociale e culturale dell’aristocrazia e del ricco ceto
mercantile – diventa vera e propria arte culinaria; questo grazie alla pubblicazione di opere, come per esempio De la honesta voluptate di Bartolomeo Sacchi (1487), in cui l’interesse per il cibo e il modo di apprestarlo per la tavola
diventano oggetto di studio e di serie riflessioni.
Come per le altre forme d’arte riscoperte in Italia e tanto apprezzate
dalle società europee occidentali durante il periodo del Rinascimento, anche l’arte della cucina attira l’attenzione degli stranieri, sia che ne vengano a
diretto contatto sul suolo italiano, sia che ne rimangano affascinati attraverso i racconti, scritti e parlati. L’arte della cucina italiana si diffonde quindi in
Francia 2 e in Germania fino ad arrivare anche in Inghilterra.
L’interesse inglese per l’umanesimo italiano porta infatti Inghilterra e
Italia a instaurare rapporti molto intensi nel corso del XVI secolo – considerato l’inizio del Rinascimento inglese. Così, sia dai contatti diretti per mezzo
di ambasciatori, ecclesiastici, diplomatici, commercianti e professori, sia dai
contatti indiretti per mezzo di una nuova letteratura inglese ispirata all’Italia
e alla letteratura italiana, arrivano in Inghilterra nuove idee, nuovi costumi e
nuovi stili di vita. Fra i tanti interessi nuovi appare anche quello per il cibo
italiano che, come per molte delle altre novità, viene adeguatamente rappresentato in inglese mediante parole di provenienza italiana.
Sono proprio gli italianismi, che hanno fatto e fanno tuttora parte della
lingua inglese, a testimoniare il forte, secolare legame fra Italia e Inghilterra. Di tale influsso interlinguistico a livello lessicale è testimone principale l’Oxford English Dictionary, che è venuto a costituire il corpus per un’accurata analisi quantitativa e qualitativa dei prestiti italiani in esso registrati (Pinnavaia, 2001). Si è così riscontrata l’entità del peso storico e culturale che l’Italia ha avuto sull’Inghilterra, in particolare nei due periodi d’oro
2 È interessante apprendere che il contributo più grande da parte della cucina italiana fu dato alla
Francia con l’arrivo in Francia di Caterina de’ Medici, pronipote di Lorenzo il Magnifico, nel Cinquecento. Caterina portò con sé un seguito di cuochi fiorentini e introdusse una nuova eleganza e finezza
nella tavola francese.
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Il sapore delle parole: la terminologia inglese di origine italiana del cibo
del contatto anglo-italiano: il Rinascimento prima e il Romanticismo poi.
In questi due periodi, in cui l’Italia e gli italiani sono stati per motivi storici, politici e culturali al centro dell’attenzione inglese, nasce una nuova e
ricca terminologia che accompagna le realtà della vita italiana che maggiormente interessano e vengono adottate dagli inglesi – una terminologia che
anche nella sua forma linguistica più intrinseca illumina questo rapporto
fra i due mondi. Scopo di questo saggio è riconsiderare la storia e la natura dei rapporti anglo-italiani dal XVI al XX secolo attraverso la particolare
prospettiva della ricca terminologia italiana riguardante il cibo entrata – in
modo temporaneo o permanente – nella lingua inglese. Esaminando il numero, la tipologia nonché le caratteristiche linguistiche dei prestiti italiani riguardanti il cibo catalogati nell’Oxford English Dictionary (Simpson e
Weiner, online) 3, si potrà infatti mettere in risalto il ruolo della cucina italiana nella vita inglese.
2. Gli italianismi riguardanti il cibo
Dopo quello dell’arte, della pittura, della scultura e della musica, il campo semantico del cibo è quello che ha maggiormente rifornito la lingua inglese di
nuovi termini di origine italiana, almeno secondo le cifre contenute nella seconda edizione dell’Oxford English Dictionary 4. Dall’anno 1425 fino al 1993
circa, 202 nuove parole riguardanti il mangiare e il bere sono entrate nella lingua inglese. L’edizione online dell’Oxford English Dictionary ne registra
una novantina in più rispetto alla seconda edizione dello stesso 5, numero che
è destinato a crescere dal momento che il completamento della terza edizione
dell’Oxford English Dictionary (da qui in poi OED) è ancora abbastanza lontano 6. Ma tornando a quello che è già stato catalogato, e che per tale ragione
è presente nell’edizione più recente dell’OED, tra gli anni 1400 al 2000 si assiste all’introduzione di 153 termini che riguardano gli alimenti, 44 le bevande e 5 l’arte culinaria (agrodolce, al dente, candite, marinara, marinate). I dati
numerici si possono tabulare come segue:
3 Questa edizione online è la terza ed è in corso di revisione. È una edizione ancora ‘mobile’ a
differenza dallo stato ‘fisso’ dell’edizione precedente usata in Pinnavaia (2001).
4 I dati di carattere storico-linguistico raccolti dall’OED trovano conferma in un’altra analisi
condotta a partire da un dizionario, ma stavolta in prospettiva puramente sincronica, quale è la ricerca
condotta da Lepschy e Lepschy (1997).
5 In Pinnavaia (2001) se ne erano trovate 108; analisi basata su Simpson e Weiner (1989).
6 I lessicografi che si stanno occupando della revisione del dizionario per la sua terza edizione
sono arrivati alla lettera T dopo essere partiti dalla lettera M!
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Tab. 1 – Prestiti italiani dell’area semantica del mangiare/ bere
introdotti in inglese fra il 1400 e il 2000
Periodo
Alimenti
1400-1450
2
Bevande
Arte culinaria
Totale
2
1450-1500
1500-1550
3
1
4
1550-1600
2
1
3
1600-1650
8
4
1
13
1650-1700
3
4
1
8
1700-1750
1
1
2
1750-1800
6
2
8
1800-1850
16
6
1850-1900
24
7
1900-1950
47
9
2
58
1950-2000
41
9
0
50
Totale
153
44
5
202
1
23
31
La tabella mostra la distribuzione dei prestiti registrati in un intervallo di
quasi cinque secoli. Come si può notare, il flusso dei termini che designano bevande è più equilibrato nel periodo iniziale, con un piccolo incremento
nel secolo tra il 1600 e il 1700 e un maggiore incremento nei duecento anni tra il 1800 e il 2000. Per quanto riguarda il numero dei termini indicanti
gli alimenti, invece, vi è un notevole incremento dal 1800 in poi, ma è sicuramente dal 1900 in poi che un numero sempre più significativo di italianismi relativi all’alimentazione entrano a fare parte della lingua inglese: 87 per
quanto riguarda il mangiare e 18 per quanto riguarda il bere. Ciò significa
che – sommando le cifre – solo nell’ultimo secolo tra il 1900 e il 2000 l’inglese ha acquisito il cinquanta per cento di tutti i prestiti introdotti nell’arco
dei cinque secoli.
Questo si può certamente spiegare col fatto che dal XIX secolo in avanti le
relazioni anglo-italiane diventano più salde su più fronti – economico, politico, religioso e intellettuale – favorendo scambi sociali e culturali tra i due paesi.
Ma non solo: va pure riconosciuto un certo cambiamento nel ruolo assunto dal
cibo nel mondo occidentale in generale; soprattutto dopo le guerre mondiali
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Il sapore delle parole: la terminologia inglese di origine italiana del cibo
«vi è stato un passaggio dalla sottoalimentazione e dall’ideologia della sobrietà allo snobismo alimentare e alla sovralimentazione» (Lurati, 2000, 162). In
gran parte dell’Europa e degli Stati Uniti, dagli anni Cinquanta in poi, si eccede nell’alimentazione e il cibo diventa protagonista nelle vite umane, tanto che
si mangia a qualsiasi ora e in qualsiasi luogo. Il pasto fuori casa pian piano si sostituisce al pasto in famiglia e inizia a crescere il numero di esercizi di ristoro. In
Gran Bretagna arrivano gli italiani che aprono i ristoranti attraverso i quali gli
inglesi iniziano a conoscere bene il cibo italiano.
Analizzando gli italianismi riguardanti il cibo (elencati in ordine cronologico in appendice) 7 si può notare come, dei 44 termini che fanno riferimento al bere,
•
19 sono vini: aleatico, amarone, Greco 8, grignolino, Liatico, malvasia, moscato, moscatello, mountflascon, muscadine, Nebbiolo, Prosecco, Sassella, Soave, spumante, verdea, Verdicchio, vernaccia e vinsanto;
•
2 sono termini generici che indicano un buon vino (vino) 9 e un cattivo vino (fechia);
•
10 sono liquori prodotti in Italia: amoroso, Campari, grappa, limoncello,
maraschino, Martini, negroni, Punt e Mes, rosolio e sambuca;
•
2 fanno riferimento a una bibita fredda: granita e granite;
•
1 termine è un’espressione generica per una qualsiasi bevanda: brendice;
•
ben 10 prestiti fanno riferimento al caffè: cafè, cafè americano, cafè espresso, caffè latte, caffè macchiato, cappuccino, crema, espresso, espresso macchiato e latte macchiato.
Particolarmente interessante è quest’ultimo dato: i popoli anglosassoni, notoriamente bevitori di tè, si scoprono essere in questi ultimi cinquant’anni
grandi amanti del caffè, apprezzato e promosso dalle catene di coffee-bars in
cui assaporare le sue varietà.
Per quanto concerne il mangiare e le abitudini alimentari,
•
ben 60 termini fanno riferimento ad alimenti e pietanze a base di cereali:
agnolotti, amatriciana, arrabbiata, bruschetta, calzone, cannelloni, carbonara,
7 In questo saggio lascio in secondo piano considerazioni puntuali di carattere storico, ad es. sui
prestiti poi scomparsi dall’inglese nel corso del tempo; lo scopo qui è di fornire un quadro generale circa
gli italianismi del cibo nella lingua inglese.
8 Gli italianismi vengono riportati qui così come registrati nell’OED. Essendo sensibili all’uso
delle lettere minuscole e maiuscole nella propria lingua, da questa analisi si capisce che qualche errore
nella distinzione tra nome comune e nome di marca è stato fatto da parte degli utenti inglesi. Mentre
Campari e Punt e Mes continuano ad essere nomi propri, negroni è diventato un nome comune.
9 È da notare che il lemma vino presenta un sotto-lemma veeno, che a differenza del primo fa
riferimento a vino italiano a buon mercato e scadente. Il vino italiano in Inghilterra viene considerato in
due maniere diverse nel corso degli anni: a volte come un vino importante e prestigioso, altre volte come
un vino di cattiva qualità.
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ciabatta, conchiglie, crostini, farfalle, fettuccine, focaccia, fusilli, gnocchi, grissino, lasagne, linguine, macaroni, manicotti, margherita, mezzani, mostaccioli,
muffuletta, orecchiette, orzo, panini, pasta, pasta e fagioli/pasta e fazool, pastina, semola/semoletta/semolina, panzanella, panzerotto, pappardelle, penne, perciatelli, pizza, pizza alla napoletana, pizzelle, pizzetta, polenta, primavera, puttanesca, rafiol/rafiole/ravioli, risotto, rigatoni, spaghetti, spaghetti alla carbonara, spaghettini, stelline, tagliarini, tagliatelle, tortellini, vermicelli, zita;
•
20 invece fanno riferimento a dolci: amaretto, biscotto, cannoli, cassata,
gelato, marchpane, marzipan, moscardino, muscadine, pandoro, panettone,
panforte, panna cotta, pasta frolla, pasticcio, semifreddo, spumoni, tiramisu,
tutti-frutti, zeppole;
•
18 a verdure: arugola, artichoke, black kale, broccoli, Calabrese, cavolo nero,
finochio, lollo biondo, lollo rosso, melinzane, pomodoro, porcino, portobello,
radicchio, rapini, rucola, zucca, zucchini;
•
15 designano formaggi: bel paese, dolcelatte, marsoline, mascarpone, mozzarella, parmigiano, Parmigiano-Reggiano, pecorino, provolone, ricoct/ricotta,
Romano, scamorza, stracchino, taleggio;
•
11 fanno riferimento alla carne, o meglio, a pietanze a base di carne: manzo, osso buco, pepperoni, piccata, polpetta, pulpatoon, saltimbocca, scallopini,
spiedie, stufata, zampone;
•
6 a salumi: mortadella, pancetta, porchetta, prosciutto, prosciutto crudo, salami;
•
5 al pesce o a piatti di pesce: botargo, calamari, fritto misto, scampi, scungille;
•
4 a salse a base di verdure: caponata, pesto, passata, sofrito;
•
4 a piatti a base di uovo: frittado, frittata, stracciatella, zabaglione;
•
3 a minestre o zuppe: minestra, minestrone, zuppa;
•
3 alla frutta fresca e secca: mandorla, marasca, pignoli;
•
2 al cibo in generale: antipasto, mungaree.
•
1 pietanza a base di verdure: parmigiana;
•
1 spezia: pepperoncino.
Per quanto riguarda questi ultimi prestiti relativi agli alimenti, essi riflettono ciò che tradizionalmente hanno privilegiato le tavole italiane e ciò che, di
conseguenza, ha stuzzicato l’appetito inglese nel corso dei secoli. Osservando il
loro numero, è chiaro che la pasta è l’alimento maggiormente apprezzato: del
resto essa rappresenta una novità per la cucina inglese. Molti prestiti all’interno
della categoria dei cereali infatti non solo raffigurano i tagli diversi della pasta,
ma anche l’abbondante varietà nella sua preparazione. Importante contributo
italiano culinario è anche la verdura che, insieme alla pasta, fa parte della cosiddetta cucina mediterranea tanto rinomata all’estero negli anni più recenti, anni
in cui si cerca per motivi salutari di diminuire il consumo di grassi animali pri-
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vilegiando quelli vegetali. La cucina inglese tradizionalmente basata su pietanze a base di prodotti animali, infatti, adotta un numero limitato di prestiti che
riguardano la carne, i salumi e le uova, anche se la cucina italiana ne abbonda.
Ma forse inaspettatamente si arricchisce di formaggi e di dolci italiani che rispetto a quelli inglesi, nonostante la loro buona fama e gusto, rappresentano un
tocco in più di originalità e naturale bontà!
Comunque, non tutti i prestiti italiani fanno riferimento a particolari
prodotti della terra o nuove pietanze. Alcuni sono gli equivalenti italiani di
termini e prodotti esistenti anche in Inghilterra. Fra questi vi sono i prestiti finochio (fennel), manzo (beef ), melinzane (aubergine/eggplant), stufata (stew)
e zucca (gourd/pumpkin). La necessità di adottare questi termini non è completamente chiara, almeno analizzando l’OED: né le definizioni date né le citazioni fornite sembrano indicare alcuna peculiarità del prodotto italiano rispetto a quello inglese. Forse solo finochio si distingue da ‘fennel’ nell’essere
un po’ più dolce (cfr. OED, s.v. finochio), e spiega perché finochio non è descritto come obsoleto e/o raro, a differenza dagli altri termini italiani appena
citati 10. In realtà anche finochio non trova alcuna attestazione nell’OED successiva al 1847, e ciò fa presumere che il suo uso sia stato soppiantato definitivamente dall’inglese ‘fennel’. Infatti, in tutti questi casi la mancanza di una
successiva distinzione semantica fra l’originale inglese e il termine italiano ha
fatto sì che la forma straniera e meno conosciuta diventasse inutilizzata. Tuttavia, la maggior parte dei termini italiani riguardanti il cibo introduce nella cucina inglese una novità interessante, e per questo tuttora in uso, caratterizzata da una doppia natura – prestito di necessità da una parte, prestito di
lusso dall’altra – che conferisce ricchezza e prestigio a una cucina tradizionalmente considerata monotona e priva d’ispirazione.
3. Considerazioni linguistiche
La necessità di avere termini nuovi per designare cibi nuovi, nonché il desiderio che i nomi di questi cibi nuovi mantengano i loro suoni esotici, sono due
possibili motivi perché questi prestiti abbiano subìto complessivamente poche modifiche nei confronti delle forme italiane originarie. Gli adattamenti
linguistici avvenuti per fissare questi termini in un sistema inglese definito da
proprie leggi fonologiche, ortografiche, morfologiche, lessicali e semantiche
sono di fatto poco percettibili.
10 Il numero complessivo degli italianismi riguardanti il cibo diventati obsoleti – contrassegnati
dalla sottolineatura nell’elenco – o rari sono 18.
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Per quanto riguarda l’ortografia, malgrado le forti discrepanze fra i due
sistemi linguistici, quasi tutti i prestiti mantengono nell’inglese l’ortografia
italiana originale caratterizzata, per quanto riguarda casi problematici in inglese, dai grafemi <gli> e <gn> e dalle vocali <-a>, <-i> e <-o> in fine di parola: si vedano per esempio i prestiti polenta, rigatoni, grissino, lasagne e tagliatelle. Brendice, candite, granite, marinate, rafiol e ricoct sono le poche eccezioni che sono state modificate per rientrare in un sistema in cui i lessemi solitamente terminano in consonante oppure in <e> muta 11. Sebbene non completamente fedele alla grafia inglese, finochio e pepperoni differiscono leggermente anche dalle forme italiane originali, influenzate dal sistema ortografico inglese che, nel caso di finochio, determina la scelta più semplice del grafema <ch>, escludendo la forma <cch> inesistente in inglese moderno; nel caso
di pepperoni il grafema doppio <pp> compare per analogia alla parola inglese
‘pepper’ a cui pepperoni è del resto semanticamente legata. Nettamente diverse invece sono le grafie mungaree e spiedie che riproducono nello spelling inglese la pronuncia anglicizzata degli originali ‘mangiare’ e ‘spiedi’.
Anche per quanto riguarda la pronuncia inglese di questi prestiti, essa rimane essenzialmente inalterata, o meglio è adattata in modo da rimanere il
più vicino possibile all’originale. Il meccanismo che sembra prevalere in questo adattamento fonologico è quindi la sostituzione per approssimazione (si
veda Gusmani, 1987, 98); si tratta del tentativo di imitare il termine alloglotto nel modo più perfetto possibile, sostituendo foni vocalici e consonantici inesistenti nella lingua-replica con i foni che maggiormente loro assomigliano. La trascrizione fonetica dei due lessemi risotto /rI´[email protected]/ e al dente
/&l´dEnteI/ sono infatti la tipica dimostrazione di come le vocali italiane pronunciate in fine di parola vengano nella maggior parte di questi prestiti accentate per evitare di finire ridotte in quel suono indistinto dello schwa, /@/,
tipico della lingua inglese. Da questi due esempi si vede inoltre come le vocali accentate italiane /à, è, ì, ò, ù/ vengano riprodotte con le vocali inglesi più
vicine: /&, E, I, Q, U/. Per quanto riguarda i suoni consonantici inesistenti in
inglese, come la palatale laterale sonora /F/ e la palatale nasale sonora /J/, anche questi vengono sostituiti dai foni più simili: i prestiti lasagne e tagliatelle dimostrano come /J/ e /F/ siano stati rispettivamente riprodotti dalla nasale e dalla laterale alveolare sonora seguite dalla fricativa sonora, producendo le pronunce inglesi /[email protected]’z&[email protected]/ e /t&[email protected]’tElI/. Diversamente l’affricata dentale sorda /ts/ e l’affricata alveolare sonora /dz/, anch’esse sconosciute in inglese, vengono invece riprodotte più fedelmente come dimostrano i prestiti
pizza /´pi:[email protected]/ e mezzani /mEd´zA:nI/, sebbene nell’ultimo il fono sia spezzato
11 È da notare che rafiol e ricoct saranno in un secondo momento sostituiti in inglese dalle forme
originarie ravioli e ricotta, ortograficamente non modificate.
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Il sapore delle parole: la terminologia inglese di origine italiana del cibo
dal limite sillabico. È chiaro che la pronuncia inglese di queste parole di origine italiana non può essere completamente identica – basti pensare al suono della consonante geminata in italiano, che è irriproducibile in inglese, se
non in parole composte, alterate o derivate; tanto è vero che ‘soffritto’ viene
riprodotto in inglese con una sola <f> e una sola <t> (sofrito) perché le doppie sono difficilmente percettibili all’orecchio anglofono. Eppure, eccetto in
qualche raro caso, come quello di bruschetta pronunciato anche /brU’[email protected]/
influenzato dal nesso <sch> inglese, si può dire che la fonetica di questi prestiti non si discosta troppo da quella italiana.
Evidentemente è tale il desiderio di mantenere un suono italiano in queste parole riguardanti il cibo italiano che le grosse differenze riscontrate provengono proprio da ipercorrezioni fonetiche. Lo dimostrano i prestiti, salami
e spumoni provenienti dall’italiano ‘salame’ e ‘spumone’, che essendo in inglese foneticamente caratterizzati da una /I/ e ortograficamente da una <i>, rappresentano due casi viziati da ipercorrettismo nella fonetica e di conseguenza
anche nell’ortografia, probabilmente determinati dalla paura di non pronunciare la vocale finale, come si è soliti fare in inglese Pinnavaia, 2001, 98).
In alternativa, l’errata pronuncia e ortografia di salami e di spumoni potrebbero essere riconducibili a un malinteso tra plurale e singolare, confusione che appare più di una volta tra questi prestiti. È il caso dei prestiti broccoli,
macaroni, panini, vermicelli e zeppole: ove panini e macaroni vengono considerati lessemi singolari accompagnati dal nuovo plurale macaronies e paninis,
ove broccoli e vermicelli sono intesi come dei collettivi singolari senza forma
plurale e ove zeppole viene erroneamente scambiato per un maschile singolare divenendo al plurale zeppoli. Il desiderio di mantenere le terminazioni italiane a tutti i costi può dunque provocare delle riproduzioni scorrette anche a
livello morfologico con esiti che sono di nuovo riconducibili agli ipercorrettismi. Analizzando questi prestiti è chiaro comunque che la maggior parte di
essi vengono riprodotti fedelmente in inglese con – nei casi dovuti – morfemi
grammaticali singolari e plurali italiani mantenuti e ben distinti (si vedano
per esempio grissino/grissini; panettone/panettoni; zita/zite o ziti).
Anche a livello lessicale e semantico questi prestiti non denotano notevoli scostamenti dalle loro forme originali, conservando sia la funzione morfosintattica sia quella denotativa delle parole originarie. Tuttavia delle eccezioni
esistono 12. A livello lessicale i formaggi (bel paese, marsoline, mozzarella, pecorino, provolone, ricotta, Romano, stracchino), i pinoli (pignoli) e il prosciutto
crudo (prosciutto) non sono sempre lessemi indipendenti: accanto ai termini
importati può apparire il lessema indigeno ‘cheese’ per i primi, ‘nut’ per il se12 Un’eccezione eclatante è l’italianismo portobello che, riferito al fungo come tale, in italiano non
esiste. Pare che invece provenga dall’italiano ‘praterolo’ (cfr. OED, s.v. portobello).
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condo e ‘ham’ per l’ultimo. I primi e i secondi diventano composti endocentrici per cui la base funziona semanticamente da testa per tutto il composto,
cosicché mozzarella cheese e pignoli nut 13, per esempio, sono iponimi di cheese e nut; l’ultimo diventa invece un composto apposizionale in cui entrambe
le basi sono iponimi dello stesso composto, in quanto sia per l’elemento prosciutto sia per l’elemento ham s’intende il prosciutto crudo e non cotto 14. In
tutti questi casi l’italianismo funziona da sostantivo che premodifica il prodotto che segue. Vi sono alcuni casi, invece, in cui il prestito funziona da aggettivo postmodificatore: per esempio parmigiana e primavera spesso vengono antecedute da alimenti che caratterizzano la pietanza, come veal parmigiana, turkey primavera e corrisponderebbero all’espressione avverbiale ‘alla parmigiana’ e ‘alla primavera’. In tutti i tre casi questi composti, pur avendo una
funzione diversa al loro interno, sono comunque chiarificanti, atti a descrivere la natura dell’alimento italiano in questione (Iamartino, 2001, 61).
Per quanto riguarda il significato dei prestiti, vi è qualche caso di divario tra
l’italiano e l’inglese nato dalla deriva semantica a cui sono sottoposti i prestiti una
volta insediatisi nella lingua d’arrivo; i casi più evidenti sono latte, panini, pizzelle e peperoni. Il primo, latte, non è certo un equivalente dell’inglese ‘milk’ ma designa il caffellatte, che pure è entrato in inglese come prestito (caffé latte) da cui
latte proviene come forma abbreviata. Panini invece non è un semplice ‘panino’,
ma un panino tostato. Per quanto riguarda la parola pizzelle, sebbene essa si riferisca a una tipologia di pizza, essa designa anche un biscotto dolce che, sia in Gran
Bretagna sia specialmente negli Stati Uniti, si mangia in occasioni festive. In fine,
il prestito che forse più di tutti sì è distaccato dall’originario referente è pepperoni. Definito nell’OED (s.v. peperoni) come «beef and pork sausage seasoned with
pepper», l’alimento inglese è in realtà un alimento derivato dall’italiano «peperone», inteso come il frutto dei peperoni usati per condimenti aromatici. L’alimento italiano quindi non è che una componente – seppur importante – della pietanza inglese e pertanto lo scarto semantico tra i due termini – italiano di origine
e inglese di adozione – nasce da un impiego traslato e metaforico.
Sebbene latte, panini, pizzelle e pepperoni siano fra i pochi termini riguardante il cibo ad avere una prima accezione diversa dall’originale, ve ne sono
altri che con l’uso hanno subito un’estensione metaforica. Termini come salami, spaghetti e vermicelli, una volta adottati dall’inglese, acquisiscono estensioni semantiche secondarie per designare nuove realtà come salami tactics,
13 È da notare che nell’OED pignolo è descritto come derivante dall’italiano pignolo in uso in Italia
nel XIV secolo. Non vi è alcun cenno al fatto che il termine più recente in italiano è ‘pinolo’.
14 Rispetto alla seconda edizione dell’OED, la versione più recente sottolinea il fatto che prosciutto
ham non è più così comunemente usato; si tende adesso a prediligere la forma più pura di prosciutto oppure addirittura prosciutto crudo.
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Il sapore delle parole: la terminologia inglese di origine italiana del cibo
spaghetti junction, spaghetti western e vermicelli braiding. Si fa dunque uso di
una terminologia nuova il cui significato è chiaro. In questo modo vengono
sfruttate delle caratteristiche particolari ma ben conosciute di questi alimenti
come la forma (nel caso di spaghetti junction e vermicelli braiding) oppure la
provenienza (nel caso spaghetti western) o ancora la modalità di uso (in salami
tactics) dando luce a dei nuovi composti che colpiscono per la loro struttura
sintattica creativa ma anche per la loro precisione semantica.
4. Riflessioni
La fedeltà degli italianismi riguardanti il cibo alla semantica di origine è soprattutto indicativa del fatto che questi lessemi vengono introdotti in inglese
proprio per arricchire la cucina di destinazione. Come si è già avuto modo di
dimostrare, si tratta nella maggioranza dei casi di pietanze e bevande nate in
Italia ed esportate poi in Inghilterra, negli Stati Uniti e ormai in tutto il mondo. Sicuramente rappresentano prestiti di necessità, che al momento della loro introduzione nella lingua inglese sono andati a colmare ‘lacune’ semantiche e lessicali. Ma trattandosi di un’area semantica che – pur essendo per un
certo verso essenziale nella vita dell’uomo – è anche un lusso a giudicare dalla varietà e ricchezza degli alimenti proposti, è chiaro che questi lessemi non
sono solo prestiti di necessità ma anche di prestigio. Il ridotto numero di calchi 15, che arricchiscono la lingua di nuovi contenuti usando termini indigeni, ne potrebbe essere una conferma: il fatto che solo un numero esiguo di
questi prestiti vengano alterati ortograficamente, morfologicamente e lessicalmente secondo le regole della lingua inglese testimonia che nell’introdurre
questo cibo italiano si è voluto anche riproporre il lessema italiano.
La rilevanza della forma e del contenuto italiano si percepisce anche dal
fatto che alcuni dei termini riguardanti il cibo vengono metaforicamente
estesi una volta integrati nella lingua inglese. È proprio perché questi termini
entrano e vengono usati in inglese nella loro forma e nel loro contenuto originale che permette poi al parlante inglese di sfruttare la loro ‘italianità’ per
creare, come si è visto, delle accezioni nuove e secondarie con chiare connotazioni positive o, viceversa, negative. La trasposizione infatti si basa sulla conoscenza acquisita dei significati primari italiani e può dunque far appello alle emozioni positive e negative evocate da strutture superficiali della parola
italiana (Pinnavaia, 2003, 563).
15 Se ne è trovato solo uno, black kale che traduce cavolo nero che era già stato introdotto come
prestito nella lingua inglese qualche anno prima (si veda l’OED, s.v. cavolo nero, black kale).
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Laura Pinnavaia
Trattandosi per la maggior parte di novità culinarie che non hanno equivalenti in inglese, mantenere il lessema italiano è sicuramente l’opzione più naturale e semplice per il parlante inglese, ma è un’opzione che evidenzia qualcosa in più, ossia una certa dimestichezza con ciò che è nuovo. Il cibo italiano
è ormai rinomato in tutto il mondo, nasce – si è detto – da una tradizione gastronomica che ha fatto scuola in tutto l’Occidente. Eccetto qualche raro caso, non serve dunque tradurre in inglese ciò che già si conosce e si apprezza, è
molto più importante mantenerlo così com’è facendolo diventare proprio. Essendo sempre stato il cibo italiano sinonimo di buona o alta cucina, è opportuno che i relativi italianismi introdotti in inglese rimangano il più possibile vicini agli originali. Questo è stato l’atteggiamento mentale dei parlanti inglesi che,
nell’accogliere gli italianismi del buon cibo e del buon bere, hanno dimostrato
rispetto e attenzione per una tradizione gastronomica che non smette di rinnovarsi e riproporsi al mondo intero. Al sapore dei cibi e delle bevande, non può
non corrispondere un certo sapore delle parole.
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Roma, Italia Scientifica, pp. 87-114.
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Il sapore delle parole: la terminologia inglese di origine italiana del cibo
Simpson J.-A. e Weiner E.-S.-C. (1989) The Oxford English Dictionary, (Cd-Rom),
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Oxford University Press, (ultima consultazione: 15/05/2008).
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Laura Pinnavaia
Appendice
-
-
Rafiol
1440
pulpatoon
1637
rafiole
1425
verdea
1625
-
-
1531
brendice
1673
marchpane
1516
candite
1693
marzipan
1542
malvasia
1666
muscadine
1541
minestra
1673
muscadine
1665
parmigiano
1684
artichoke
-
manzo (raro)
1594
vermicelli
mountflascon
1669
1566
vino
ricoct
1673
1582
-
-
broccoli
1699
Greco
1644
finochio
1723
fechia
1704
frittado
1635
Liatico
1622
arrabbiata
1777
macaroni
1616
lasagne
1760
marinate
1645
maraschino
1770
marsoline
1617
melinzane
1775
mortadella
1613
nebbiolo
1788
moscardino
1616
pasticcio
1772
moscatello
1607
semolina
1797
polenta
1601
stufata
1771
-
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Il sapore delle parole: la terminologia inglese di origine italiana del cibo
-
-
agrodolce
1845
gnocchi
1891
aleatico
1821
granita
1869
cafè
1835
granite
1887
caffè latte
1847
grappa
1893
calamari
1826
grignolino
1894
cannelloni
1845
grissino
1851
cappuccino
1848
mandorla
1883
confetti
1815
marasca
1852
mungaree (slang)
1846
Martini
1884
pasta frolla
1848
mezzani
1895
pesto
1848
minestrone
1871
pizza
1825
panettone
1894
polpetta
1839
panforte
1865
ravioli
1841
pappardelle
1899
rosolio
1818
pasta
1874
semoletta
1844
pepperoni
1888
spaghetti
1849
pignoli
1889
stracchino
1832
pomodoro
1860
tagliarini
1846
prosciutto
1891
tutti-frutti
1834
prosciutto crudo
1855
vernaccia
1824
Prosecco
1881
zita
1845
radicchio
1892
zucca (raro)
1818
ricotta
1877
risotto
1855
salami
1852
-
amoroso
1870
semola
1853
focaccia
1881
tagliatelle
1899
frittata
1877
zabaglione
1899
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Laura Pinnavaia
-
-
al dente
1935
pandoro
1950
amaretto
1905
panzanella
1937
antipasto
1934
parmigiana
1946
bel paese
1935
Parmigiano-Reggiano
1936
biscotto
1946
pasta fazool
1940
cafè espresso
1933
pastina
1903
Calabrese
1930
pecorino
1908
calzone
1950
penne
1919
Campari
1923
perciatelli
1906
cannoli
1925
pizza alla napolatana
1935
caponata
1931
pizzelle
1912
cassata
1927
provolone
1904
espresso
1945
rigatoni
1930
farfalle
1928
Romano
1908
fettuccine
1922
rucola
1943
fritto misto
1903
saltimbocca
1937
fusilli
1929
Sassella
1935
gelato
1932
scallopini
1950
linguine
1948
scamorza
1908
manicotti
1946
Soave
1935
marinara
1905
sofrito
1913
mascarpone
1923
spiedie
1942
moscato
1903
spumante
1908
mostaccioli
1904
spumoni
1929
mozzarella
1911
stracciatella
1945
negroni
1947
tortellini
1937
orzo
1917
Verdicchio
1940
osso buco
1934
zampone
1909
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Il sapore delle parole: la terminologia inglese di origine italiana del cibo
-
-
zucchini
1929
pancetta
1954
zuppa
1935
panini
1955
panna cotta
1984
panzerotto
1967
-
agnolotti
1953
passata
1985
amarone
1965
pasta e fagioli
1968
amatriciana
1963
pepperoncino
1951
arugola
1960
piccata
1963
black kale
1990
pizzetta
1954
botargo
1958
porchetta
1953
bruschetta
1954
porcino
1954
cafè americano
1964
portobello
1990
caffè macchiato
1988
primavera
1966
carbonara
1962
Punt e Mes
1956
cavolo nero
1987
puttanesca
1972
ciabatta
1985
rapini
1959
conchiglie
1968
sambuca
1971
crema
1982
scungille
1953
crostini
1953
semifreddo
1973
dolcelatte
1964
spaghetti alla carbonara
1954
espresso macchiato
1976
spaghettini
1953
latte macchiato
1976
stelline
1958
limoncello
1993
taleggio
1982
lollo biondo
1987
tiramisu
1958
lollo rosso
1987
vinsanto
1965
margherita
1956
zeppole
1976
muffuletta
1967
orecchiette
1975
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