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CREO… nOn fERmaRti! - CREO Pordenone

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CREO… nOn fERmaRti! - CREO Pordenone
www.creopordenone.it • e-mail: [email protected]
Informazione del Circolo Creo - Azienda Ospedaliera di Pordenone Via Montereale, 24 - Dicembre 2014 - Autorizzazione del Reg. Trib. di PN n. 283 del 2.3.88
Redazione: Circolo Creo Pordenone - Dir. Responsabile: Alberto Rossi - Comitato di Redazione: Umberto Moras, L. Martin, Guglielmo Finardi, N. Catellani, Giovanni Galofaro,
Mario Bortoluzzi, Alberto Fontana. Sped. Abb. Post. Gr. IV - Pubbl. inf. 70% - Realizzazione: Studio 7 srl Fiume Veneto (Pn) - Stampa: Tipografia Sartor Srl Pordenone
CREO…
non fermarti!
...Ecco l’imperativo che anche quest’anno ha permesso al nostro Circolo CREO di mantenere quella rotta tracciata da tanti anni.
In questi anni stiamo vivendo una delle più importanti crisi sociali,
le tempeste sono all’ordine del giorno e purtroppo si abbattono anche su di noi che non pensavamo mai di trovarci in una società così
corrotta. Però il Circolo c’è! I principi che ci animano, il nostro entusiasmo, la voglia di fare, uniti alla nostra volontà hanno permesso
anche per questo 2014 il raggiungimento di ottimi risultati.
Gli articoli in questo giornalino ve ne daranno la giusta prova. Non
posso non ringraziare chi ha permesso tutto ciò.
Il gruppo Cultura e Turismo sempre pronto ad incuriosirci con le
bellezze della nostra terra.
Il Gruppo Escursionismo Alpino, le cui attività colorano con le sfumature delle stagioni le nostre belle montagne.
Il Gruppo Pesca attivo su vari fronti, sempre pronto a farci vivere
giornate spensierate.
Il Gruppo Calcio, inossidabile, ma nonostante la volontà l’anagrafe
purtroppo avanza anche per loro.
Il “Gruppo Palestra”, attento nell’offrire le migliori opportunità per
la cura della nostra salute.
Ma il CREO come ben sapete, non è solo gruppi. Quando queste realtà si uniscono riescono ad organizzare (quest’anno al meglio) feste
ed incontri indimenticabili: la “fortaiada”, la gara di pesca, il pranzo
degli associati in pensione, la “castagnata”, la gara di briscola, il tutto
coinvolgendo tantissimi di noi.
Questi sono i numeri del nostro circolo, le
potenzialità che generano in noi la spinta
per continuare ad andare avanti. La gioia,
il piacere nel condividere il tempo insieme
sono i vostri più bei regali, i più preziosi.
Anche quest’anno all’interno del giornalino
troverete tantissimi articoli dove i nostri valenti corrispondenti hanno saputo trasporre
immagini, parole, sensazioni, raccolte durante le varie iniziative associative. Un grazie
a tutti loro per l’aiuto e la bravura nel comporre e dare vita a questo nostro giornalino.
Prima di concludere permettetemi di ringraziare tutto il Consiglio Direttivo per la
collaborazione e il lavoro svolto in quest’anno, perché i risultati raggiunti sono merito
di tutti, a spingere e mantenere questa bella
realtà quale è il nostro Circolo CREO.
A tutti i soci, alle loro famiglie e amici, a tutti gli operatori della Sanità vadano i miei più
sinceri auguri per un lieto e sereno Natale ed
un felice Anno Nuovo.
Umberto Moras
L’OSPEDALE CHE VERRÀ
Finalmente sul nuovo ospedale si sta facendo sul serio.
Dopo tanti anni di discussioni e litigi, finalmente una buona
notizia da mettere sotto l’albero di Natale.
Dopo anni di discussioni, spesso inutili, sul nuovo ospedale di
Pordenone, finalmente si vede la luce in fondo al tunnel. Tutto sembra finalmente muoversi nella direzione giusta. Superata
la lunga diatriba sul “dove” realizzare la nuova struttura, ora si
sta concretamente lavorando per realizzarla. Il processo è molto
complicato, ma di ferri in acqua ne sono stati messi molti.
Andiamo con ordine
Il primo problema da risolvere, una volta deciso di costruire il
nuovo ospedale nell’area dell’attuale vecchio nosocomio, è stato
quello di pianificare la demolizione di tutti i vecchi padiglioni
sulla cui area dovrà sorgere il nuovo manufatto. La demolizione,
a sua volta, ha comportato la necessità di trasferire in altri spazi
tutti i servizi e le attività che fino ad oggi trovavano ospitalità
nei vecchi edifici. Le due esigenze dovevano essere risolte contestualmente, e ciò non è stato facile per una serie numerosa di
problemi interni ed esterni all’ambito ospedaliero.
Ciò detto, ad oggi sono stati completati i trasferimenti degli uffici ospedalieri del personale e del servizio economico finanziario
ora collocati in spazi di nuova acquisizione, adiacenti alla sede
segue a pagina 2
pag. 2
continua da pagina 1
dell’Azienda territoriale, mentre i servizi delle tossicodipendenze
e dell’alcologia sono ora stati traslocati negli uffici siti al pian terreno del Padiglione D, precedentemente occupati dalle palestre
del Servizio di Riabilitazione e da una parte delle attività della
Logistica e degli Approvvigionamenti, queste ultime trasferite
al primo piano dello stesso edificio. Il Dipartimento di Salute
Mentale e il servizio diurno e notturno sono stati invece collocati
nell’ex sede della Caritas di fronte agli uffici della Curia diocesana. Si stanno ora completando gli svuotamenti dei padiglioni
G ed S. Pertanto, a partire dal seconda metà del prossimo mese
di gennaio, inizieranno i lavori di demolizione che comprenderanno inizialmente il padiglione W (delle ex officine), e poi le
tre palazzine che ospitavano i servizi del Dipartimento di Salute
Mentale, quindi il padiglione G e il Padiglione S. Gli altri edifici
ospedalieri verranno mantenuti, con eccezione dei padiglioni A
e B che dovrebbero essere abbattuti. Entro la fine della prossima
primavera, pertanto, il cantiere sarà pronto.
Nel frattempo, è stato portato a termine il procedimento di affidamento a un gruppo professionale, del progetto preliminare e
definitivo della nuova struttura ospedaliera ed entro la fine del
2015, sarà portata a conclusione la procedura per l’aggiudicazione dei lavori, comprensiva anche della redazione del progetto
esecutivo dell’opera. Se tutto andrà per il verso giusto e non ci
saranno intoppi, con gli inizi del 2017 partiranno i lavori di costruzione del tanto atteso, nuovo ospedale di Pordenone.
Il nostro Circolo che da diversi anni ormai, dalle pagine di questo giornale, sta seguendo passo dopo passo, l’evolversi della
situazione, non può che esprimere soddisfazione e fiducia che
finalmente si passi dalle parole ai fatti. Pordenone e la sua provincia meritano tutto questo. Pur a fronte di minori trasferimenti regionali, il personale ospedaliero ha saputo, in questi anni,
mantenere alta la qualità dei servizi. La realizzazione di una nuova struttura aiuterà sicuramente a riportare il Santa Maria degli
Angeli a livelli ancor più elevati.
In tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo, questa è una
buona notizia che ci spinge a festeggiare con più serenità l’anno
che si chiude e quello che sta per arrivare.
pag. 3
25 aprile - MEGA FORTAIADA e PESCA SOCIALE
In una giornata splendida, con un’atmosfera di vera festa per le famiglie e i tanti
bambini, si è svolta anche quest’ anno la
tradizionale fortaiada con grande partecipazione. Di buon mattino si sono radunati i pescatori per la gara alla trota sotto la regia di Luigino Martin e di Gianni
Moro. Alle 10 in punto è stato dato il via
alla gara; i molti bambini partecipanti gareggiavano con una certa emozione per
la paura di non arrivare a pescare 8 trote
come da regolamento, paura che certo non
toccava i pescatori provetti. Terminata la
gara grande era l’ansia per vedere il peso
delle trote e quindi il vincitore.
Comunque tutti sono stati contenti, specialmente i “pierini” che hanno ricevuto
tutti in premio la medaglia d’argento, i
pescatori adulti invece premi in natura secondo graduatoria.
Alle 12 in punto è cominciata l’attesa distribuzione della pastasciutta offerta a tutti
dal CREO e dalla Ditta PEDUS alla quale
va il nostro ringraziamento.
Dopo il pranzo è iniziata la gara di briscola, per i bambini tanti giochi diretti dal
magico Piero Gaspardo, la lotteria e infine
la fortaiada in tante versioni, cucinata dai
nostri bravissimi cuochi che elenchiamo
in ordine sparso: Gigi Romanin, Vito Furlan, Gigi Scalera, Beppino Coan ed Elio
Zanette, che ringraziamo calorosamente,
come ringraziamo tutti i collaboratori che
hanno partecipato per la riuscita di questa
bella festa che ricorderemo con piacere.
U.M.
La Redazione
Pranzo sociale CREO
Da quando nasce il CREO una delle prime manifestazioni è stata
proprio questa, per non dimenticare chi per tanti anni ha lavorato in Ospedale, un modo questo per far incontrare tanti colleghi
non più in servizio.
Una categoria quella degli ospedalieri poco considerata e compresa, specialmente gli infermieri, che con tanta passione e dedizione prestano la loro opera per il bene dell’ammalato, con
turni stressanti di ben otto ore, non conoscendo Pasqua, Natale e
Capodanno, queste persone meritavano di essere ricordate. L’incontro più bello era proprio il pranzo sociale dove tante persone
potevano rivedersi.
Questa bella tradizione non si è persa neanche quest’anno, Fiume Veneto ci ha ospitato con la S. Messa nella Parrocchiale e il
Ristorante “Da Bepo” con il pranzo. Incontrarsi e ricordare il
tempo trascorso per tanti anni in Ospedale è stata una bella festa
per tutti. Un grazie a quanti hanno partecipato ed un arrivederci
alle prossime manifestazioni.
A questo incontro ha partecipato anche un nostro carissimo ami-
co, Guglielmo Finardi, Prezioso commentatore di tante belle gite
del CREO che ha voluto ricordare i non più giovani con l’articolo “Le età dell’uomo”.
U.M.
Fortaiada del 25 Aprile 2014
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Venerdì 28 novembre presso l’oratorio Sacro Cuore di Pordenone
si è tenuto il tradizionale torneo di briscola del circolo CREO, organizzazione a cura di Berto Moras. Non c’è stata la consueta folta
partecipazione ma abbiamo comunque popolato due quadranti.
Coppia vincitrice assoluta Coan-Scalera che vincono di misura la
finale su Zanette-Elga. Complimenti! I giocatori usciti nelle fasi
preliminari non si sono dichiarati vinti e si sono reiscritti per tentare la sorte benigna. Onore a loro! Personalmente bene al primo
turno, male al secondo e male anche al successivo rientro! Un
bilancio tutto sommato non positivo, da ripetente, ma tant’è…
manca la pratica. I premi per i vincitori sono stati enogastronomici: vino, zucchero, pasta e caffè. È seguita la cena a base di pasta
al sugo, panna, prosciutto e piselli, pane e formaggio, acqua e
vino. La serata si è allegramente conclusa con i saluti e l’impegno
reciproco ad esserci il prossimo anno.
Eugenio Cervesato
pag. 4
continua da pagina 4
Il CREO Pesca
Sono già trascorsi 42 anni dalla nascita del
gruppo pesca e anche se la legge Fornero
lo consenta, ancora non ci pensa per la
pensione perché tra le fila ci sono ancora
dei giovani praticanti che non intendono
lasciare. Non vogliamo imitare certi politici che rimangono sulla scena tutta la vita,
vogliamo solo divertirci ancora come pescatori senza disturbare nessuno, cercare di
star svegli il più possibile e senza tremori
alle mani, questo è l’obiettivo che speriamo di raggiungere, sempre se il Signore
del piano superiore ce lo concede. Siamo
sempre presenti per collaborare alle mani-
IL PARASSITA
ANISAKIS
festazioni che si svolgono il giorno di San
Marco e la festa delle castagne in autunno
ed altre . Manifestazioni sempre ben riuscite grazie all’impegno, la voglia e la disponibilità di tutti. Queste occasioni utili
per incontrare ex colleghi amici e non e,
per trascorrere insieme una giornata/serata
spensierata, diversa dal solito. Per il resto,
i pescatori del creo durante l’anno, disputano alcune gare di pesca e, nonostante ciò
per tanto impegno che ogn’uno ci mette
per catturare il pesce più grosso, alla fine
sono sempre i soliti noti che hanno il lato
“B” più grande. A fine anno si chiude
la stagione agonistica e, con l’occasione
dell’ultima gara si premiano i pescatori
tutti in base al risultato ottenuto, terminando poi la serata con la cena sociale, occasione per la quale è d’obbligo lo scambio
degli auguri per le festività natalizie. Auguri che vanno estesi tramite il giornalino al
direttivo e soprattutto a chi soffre.
G.M.
Nuova Convenzione
Prezzi particolari agli iscritti
Il consumo del pesce crudo è una pratica che si sta diffondendo
nella cucina italiana contestualmente all’introduzione di nuove
culture e, quindi di nuovi piatti e nuovi cibi. Le modifiche delle
abitudini alimentari che hanno caratterizzato la nostra società
negli ultimi anni hanno orientato sempre di più i consumi verso
prodotti freschi e naturali.
L’introduzione di specie culinarie di altri paesi hanno portato
anche ad un aumento del consumo di prodotti ittici e di pesce crudo. Consumare pesce crudo senza le dovute garanzie può
comportare alcuni rischi legati ad intossicazioni, ad infezioni da
patogeni e a particolari patologie causate dall’ingestione di carni
parassitarie.
Tra i maggiori rischi per il consumatore di pesce crudo ci sono
alcuni parassiti, di cui l’anisakis è il più conosciuto che, assunti dall’uomo in forma ancora infestante, possono dare origine
all’anisakiasi. Quindi una volta ingerito il parassita non solo
invade i tessuti dell’apparato gastrointestinale ma interagisce in
maniera complessa al sistema immunitario per tramite delle sostanze che produce; pertanto le conseguenze della malattia non
trattata possono essere gravi e possono provocare occlusioni intestinali per la formazione di granulomi, o anche perforazione
dell’intestino. Quindi come già detto l’infezione dell’uomo da
segue a pagina 5
pag. 5
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anisakis è causata da ingestione di pesce contaminato crudo o
non abbastanza cotto. Il parassita infatti muore quando tutti i
punti del pesce raggiungono cuocendolo una temperatura superiore a 60° C. in tutte le sue parti. Pertanto la consumazione
alimentare come ad esempio l’affumicazione a bassa temperatura, la salatura, la marinatura non garantiscono la disinfestazione
del parassita.
Allo stato attuale la normativa suggerita dall’Autorità Europea
per la sicurezza alimentare è precisamente l’eviscerazione del pesce subito dopo la cattura in modo di impedire la migrazione
nelle carni dall’apparato gastro enterico, cuocere il pesce a temperatura superiore i 60° C. in ogni sua parte, congelare il pesce a
-20° C per 24 ore o a -35°C. per 15ore.
La parassitosi è presente in tutte le specie di pesci carnivori ed
anche in alcune specie di molluschi tra cui i calamari, ne sono
esenti i pesci di acqua dolce in quanto sembra che il parassita
possa vivere solo in acqua salata. La diagnosi dell’infezione da
anisakiasi non è semplice in quanto la sintomatologia e il quadro clinico è sovrapponibile ad altre patologie. Risulta pertanto
essenziale l’anamnesi per formulare un’ipotesi di diagnosi e confermarla poi con un E.G.D.S.
È evidente che non tutte le tipologie di anisakidosi sono diagnosticabili con tale metodo ed in particolar modo quelle allergiche
per le quali in caso di sospetto si effettuano i prick test. Pertanto
la prevenzione dell’anisakiasi si ottiene con la cottura, con il congelamento e non consumare le carni crude. Una curiosità contrariamente a quello che si pensa e che non è segno d’inquinamento
la presenza del parassita nelle acque marine ma bensì di vitalità
dell’ecosistema.
G.M.
NEWS DAL CREO CALCIO:
I TEMPI SI ALLUNGANO
Nel calcio, come nella vita, sono i gesti e le emozioni a fare la differenza. Così mentre il tempo passa, l’età avanza, lo sforzo fisico
si acuisce e gli impegni quotidiani e lavorativi di ognuno di noi si
intensificano, la volontà e l’idea di essere ancora calciatori al top
alimentano e nutrono un forte senso di appartenenza al gruppo
CREO Calcio. La compagine non partecipa più ai campionati
amatoriali per mantenere vivo lo spirito di squadra e il divertimento nonostante fatica e dolore fisico.
Qualcuno ha lasciato il calcio giocato per l’età mentre i rimanenti dovranno lasciare il calcio dopo i 65 anni (… come da
disposizioni della legge Fornero…). Questi fortunati “pensionati
del calcio” sono ancora presenti nelle serate sportive del CREO
CALCIO per portare esperienza e utilità negli schemi tattici,
nelle sostituzioni ma soprattutto nel suggerire la birra migliore
come integratore per il dopo partita.
Fortunatamente si è creato un gradevole mix fra giovani e meno
giovani che fa ben sperare in un ricambio generazionale.
Pignat Claudio
pag. 6
La stagione escursionistica
È terminata con la cena sociale all’Osteria al Bornass la stagione
escursionistica che ci ha regalato anche quest’anno un bel pò di
occasioni per ritrovarci, nonostante la piovosità che ha caratterizzato quest’estate. Sono state 12 escursioni sparse fra Alpi Carniche e Dolomiti, il Carso e l’Altopiano di Asiago e poi anche la
fortaiada, la cena di mezza estate, la castagnata.
Quest’anno abbiamo anche organizzato una “settimana verde”,
un soggiorno di sette giorni in Val Gardena che ha goduto oltre
che dello splendido scenario della valle anche di un tempo assolutamente clemente, considerato com’è andato il clima quest’estate.
Un impegno particolare quest’anno è stato posto nell’organizzare
gite nei luoghi della Grande Guerra di cui ricorre il centenario dello scoppio, anniversario che non è da festeggiare ma sicuramente
da non dimenticare e quindi una buona metà delle nostre escur-
sioni si è svolta nei luoghi che hanno visto il conflitto più aspro.
Da menzionare la gita sul Carso e la due giorni ad Asiago, con
due ottime guide che ci hanno illustrato la Grande Guerra non
tanto nei suoi aspetti strategici e militari quanto nei suoi risvolti
sui soldati che l’hanno vissuta e sofferta, e ci hanno fatto rivivere
quegli anni terribili col loro fardello di morti, mutilati, con gli
attacchi insensati ordinati da generali lontani, con gli effetti devastanti dei gas.
Dobbiamo un grosso ringraziamento ai capigita che si sono prestati ad accompagnare i partecipanti nelle varie escursioni, alcune
in luoghi inconsueti e quasi sconosciuti ai più , come la Croda
dell’Arghena o le Cannoniere delle Morosine. Il tempo avverso
non è riuscito a fermarci, solo alcune escursioni hanno cambiato
destinazione sia per la minaccia di temporali sia perchè alcuni
sentieri sono risultati impercorribili. La crisi di questi ultimi anni
ha colpito anche la manutenzione sentieristica e ci ha ricordato
che anche i sentieri non sono delle strutture esistenti da sempre
ma sono il frutto del lavoro delle popolazioni alpine e dei vari enti
che se ne occupano, in primis il CAI.
Anche se con il passare degli anni le escursioni diventano più brevi e meno impegnative per quanto riguarda il dislivello e le difficoltà, sono pur sempre piacevoli e soprattutto ci consentono di
ritrovarci e di godere insieme della montagna, che ci regala tanto
benessere fisico e soprattutto psicologico.
Ora ci ritroveremo in settimana bianca, e troveremo ancora montagna, questa volta in veste invernale e da godere sia con gli sci,
da discesa e da fondo, da scialpinismo, che a piedi, con le ciaspe,
con lo slittino.
Quindi arrivederci in Alta Val Venosta.
Mario
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pag. 7
Nel centenario dello scoppio della Grande Guerra
Una lettera dal fronte
Nel 1958 degli escursionisti , percorrendo
la sommità dell’Ortigara, nell’Altopiano
di Asiago, notarono che dalla terra emergevano dei resti umani. Avvertite le autorità competenti si accertò che si trattava
di un soldato italiano della guerra 15-18
rimasto sconosciuto come migliaia d’altri
morti nella battaglia dell’Ortigara.Venne
ritrovato anche un taccuino con una lettera. Solo dopo alcuni anni e altre ricerche
la lettera potè essere attribuita al tenente
Adolfo Ferrero, torinese, e fu rntracciata
la famiglia. La sorella Adelina era ancora
in vita e potè leggere la lettera che il fratello aveva scritto più di 40 anni prima
affidandola ad un soldato, probabilmente
18.06.1917 ore 24.00
“...Cari genitori
Scrivo questo foglio nella speranza che non vi sia bisogno di farvelo pervenire Non ne posso fare a meno:
Il pericolo è grave, imminente. Avrei un rimorso se non
dedicassi a voi questi istanti di libertà, per darvi un ultimo saluto.Voi sapete che odio la retorica, ...no, no, non
è retorica quello che sto facendo. Sento in me la vita
che reclama la sua parte di sole, sento le mie ore contate, presagisco una morte gloriosa, ma orrenda ...Fra
cinque ore qui sarà l’inferno. Tremerà la terra, s’oscurerà il cielo, una densa caligine coprirà ogni cosa, e rombi,
e tuoni e boati risuoneranno fra questi monti ,cupi come
le esplosioni che in quest’istante medesimo odo in lontananza. Il cielo si è fatto nuvoloso: piove... Vorrei dirvi
tante cose... tante... ma voi ve l’immaginate. Vi amo. Vi
amo tutti.
Darei un tesoro per potervi rivedere, ...ma non posso
...Il mio cieco destino non vuole.
Penso, in queste ultime ore di calma apparente, a te
Papà, a te Mamma, che occupate il primo posto nel mio
cuore, a te Beppe, fanciullo innocente, a te o Adelina...
addio... che debbo dire?
Mi manca la parola, un cozzare di idee, una ridda di
lieti, tristi fantasie, un presentimento atroce mi tolgono
l’espressione... No, no, non è paura. Io non ho paura!
Mi sento ora commosso pensando a voi, a quanto lascio, ma so dimostrarmi dinanzi, ai miei soldati, calmo
e sorridente. Del resto anche essi hanno un morale elevatissimo.
Quando riceverete questo scritto fattovi recapitare da
un’anima buona, non piangete e siate forti, come avrò
saputo esserlo io. Un figlio morto per la Patria non è mai
morto. Il mio nome resti scolpito indelebilmente nell’animo dei miei fratelli, il mio abito militare, la mia fidata
pistola (se vi verrà recapitata) gelosamente conservati
stiano a testimonianza della mia fine gloriosa. E se per
ventura mi sarò guadagnata una medaglia, resti quella
a Giuseppe...
O genitori, parlate, fra qualche anno, quando saranno in
grado di capirvi, ai miei fratelli, di me, morto a vent’anni
l’attendente, perchè la recapitasse in caso
di morte, ma anche il soldato morì. La lettera, scritta durante la notte insonne precedente l’attacco, è un toccante esempio
di nobilltà d’animo e senso del dovere pur
nella consapevolezza di chi sa di andare incontro alla morte.
...la lettera
per la Patria. Parlate loro di me, sforzatevi a risvegliare in
loro il ricordo di me... M’è doloroso il pensiero di venire
dimenticato da essi... Fra dieci, venti anni forse non sapranno nemmeno più di avermi avuto fratello...
A voi poi mi rivolgo. Perdono, perdono vi chiedo, se v’ò
fatto soffrire, se v’ò dati dispiaceri. Credetelo, non fu per
malizia, se la mia inesperta giovinezza vi à fatti sopportare degli affanni, vi prego volermene perdonare.
Spoglio di questa vita terrena ,andrò a godere di quel
bene che credo essermi meritato.
A voi Babbo e Mamma un bacio, un bacio solo che dica
tutto il mio affetto. A Beppe, a Nina un altro. Avrei un
monito: ricordatevi di vostro fratello. Sacra è la religione
dei morti. Siate buoni. Il mio spirito sarà con voi sempre.
A Voi lascio ogni mia sostanza. È poca cosa. Voglio
però che sia da voi gelosamente conservata.
A mamma, a Papà lascio... il mio affetto immenso. È il
ricordo più stimabile che posso loro lasciare. Alla mia zia
Eugenia il crocefisso d’Argento, al mio zio Giulio la mia
Madonnina d’oro. La porterà certamente. La mia divisa
a Beppe, come le mie armi e le mie robe. Il portafoglio
(L.100) lo lascio all’attendente.
Vi Bacio
Un bacio ardente di affetto dal vostro affezionatissimo
Adolfo. Saluti a zia Amalia e Adele e ai parenti tutti...”.
pag. 8
SETTIMANA BIANCA A MOENA
Io e Mario avevamo preparato la settimana
bianca con la consueta cura: d’estate, quasi
come agenti segreti in missione, ci eravamo recati in Val di Fassa, avevamo perlustrato gli alberghi, interrogato le graziose
addette dell’Ufficio Turistico ed infine,
dopo un summit del Consiglio Direttivo,
scelto l’albergo Laurino di Moena. Aperte
le adesioni ad ottobre, ne erano arrivate
ben 56 da fondisti, discesisti, sci alpinisti,
escursionisti, potendo la Val di Fassa soddisfare ogni esigenza. Da fondista ero entusiasta di trascorrere una settimana dove
– con la Marcialonga – è nato lo sci di
fondo in Italia. Già pregustavo di percorrere, magari “spezzandola” in più giorni, la
pista di fondo valle, che era indicata interamente battuta. Ma, si sa, mi si scusi la
frase fatta, gli inverni non sono più quelli
di una volta. Dopo settimane di pioggia,
piste chiuse, ecc., che ci avevano costretto a percorrere centinaia di chilometri
per amore degli sci stretti, anche sabato
15 febbraio, primo giorno della settimana bianca, a Moena pioveva. Il numeroso
gruppo si era comunque riunito con allegria e passione nel semplice ed accogliente
albergo, gestito con cordialità ed efficienza dalla famiglia di Lorenzo Galbusera.
In paese c’era circa mezzo metro di neve,
ma, date le temperature sopra zero, la pista
della Marcialonga era impraticabile. E così
il giorno dopo noi fondisti siamo saliti al
Passo di S. Pellegrino, dove, data la permanenza del mal tempo, saremmo tornati
ben altre tre volte. Improvvisamente, un
faro illumina la pista Alochet: l’olimpionico Zorzi, di Moena, tra una telecronaca
e l’altra per Sky alle Olimpiadi di Sochi, si
fa un giro sulle nevi di casa, seminandoci
impietosamente. Quando Franco lo vede,
gli si genuflette. I discesisti intanto sono
sul Lusia, dove a causa della scarsa visibilità Roberto Vendraminelli cade, si infortuna ed è costretto a smettere di sciare. Gli
escursionisti si dirigono alle malghe sopra
Moena cariche di neve (sopra i 1.500 mt
ha sempre nevicato), compensando con
l’allegria della compagnia l’infelicità del
meteo. Alcuni preferiscono un’escursione
in fondo valle con la giovane animatrice
dell’albergo. La sera, dopo una rilassante
sauna con il raffinato maestro Alessandro
o un abbiocco in camera, è immancabile
lo spriz in piazza. A cena si condivide la
giornata. Franco però è assente, distratto
dagli occhi blu della cameriera rumena.
Giovedì i fondisti si inoltrano nella mitica Val di Fiemme, attraversano Cavalese
e salgono al Passo Lavazzè, mt. 1.800 di
quota, 80 chilometri di piste. A destra, il
Latemar e il Catinaccio, illuminati dal primo sole che riesce a perforare le nubi, a
sinistra, il Corno Bianco e il Corno Nero.
Dopo una lunga discesa arriviamo all’abbazia di Pietralba, che visitiamo, è il caso
di dirlo, in religioso silenzio. Poi il ritorno,
la pausa pranzo alla malga tirolese, dove
gustiamo degli ottimi canederli. Venerdì
finalmente il sole splende in Fassa, inondando il Catinaccio e il Sella. E’ il giorno
della pista della Marcialonga. Partiamo da
sopra Moena diretti a Canazei. I primi chilometri sono però un disastro. La pista è
rovinata, i fassani evidentemente amano il
fondo solo quando c’è la Marcialonga. Prima di Canazei però la pista è tirata a lucido
e si va alla grande. Anche gli scialpinisti,
dopo giorni di escursionismo, riprendono
a sciare. Sabato, l’ultimo giorno, il tempo
è, ovviamente, magnifico. Noi fondisti
ne approfittiamo e, sulla via del rientro,
tra muri di neve, raggiungiamo la pista
dell’Armentarola, in val Badia. La settimana bianca per noi finisce così, pattinando
in pieno sole di fronte alle Conturines.
Sempre un grazie PEDUS
Alla Ditta di ristorazione
del nostro ospedale
vada la nostra riconoscenza
dimostrata nelle varie manifestazioni
del Circolo CREO durante l’anno.
Con l’auspicio che questo
possa continuare anche in futuro
il Consiglio Direttivo ringrazia
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Viaggio a Londra
(27/ 4/ - 30/ 4/ 2014)
Come un carciofo il viaggio si consuma una foglia dopo l’altra: il
monumento, il museo, la città, la gente, la cucina, il paesaggio,
finchè si arriva al cuore del vegetale, una vera delizia: l’esperienza
cioè di una cultura e mentalità diversa. Londra riserva molte sorprese: antica e moderna, tradizionalista, ma in continua trasformazione, cosmopolita, multietnica rappresenta per noi CREO la seduzione della
cultura e delle idee e la nostra first lady
l’accorta Clara ha individuato opportunamente in questa città la meta del nostro
viaggio 2014. Per eventi meteorologici
particolari, in questi giorni di fine aprile,
il tempo è stato clemente e persino buono: mercoledì nell’ultimo giorno di permanenza, durante la passeggiata al Kensington Park, il clima era quasi estivo e la
luce radiosa del parco ha confermato che
Londra, è la meno inquinata tra le grandi
metropoli. Il fumo di Londra, un misto di
smog e nebbia, è un ricordo storico ormai
lontano da quando il “clean air act” nel
1956 proibì l’uso di tutti i combustibili
fossili per il riscaldamento. Sulle ampie
strade della metropoli girano le icone caratteristiche ed intramontabili della city:
i taxi neri e gli autobus rossi a due piani.
La signora Cosetta è una delle nostre due
guide: di origine livornese ha raffinato il suo garbato humour toscano sulle rive del Tamigi: è una dei tanti italiani innamorati di
Londra, ma non rinuncia, da toscanaccia impenitente, a spassose
considerazioni sulla città e sulle abitudini dei suoi abitanti. La
città è grande: 8 milioni di abitanti, 33 distretti gestiti ognuno da
un sindaco. Sindaco di Londra, è attualmente Boris Johnson, appassionato della storia e della cultura di Roma, e sostenitore della
“cycling London”. Lo si vede sfrecciare, dice Cosetta, zainetto
in spalla, per le strade londinesi con la sua bicicletta (rigorosamente blu). Ha le stesse abitudini ciclistiche, il primo ministro
Cameron, inquilino attuale al numero 10 di Downing Street. Il
primo giro di Londra, a piccolo raggio, include una passeggiata
attorno al Palazzo di Westminster in cui hanno sede la Camera
dei Lord e dei Comuni del parlamento inglese. È un palazzo in
stile neogotico che include la famosa torre dell’orologio “clock
tower”, alta 96 metri, dedicata a Santo Stefano, e che ospita il
famoso Big Ben una campana di 13 tonnellate. In questo palazzo si svolge la fastosa cerimonia di apertura dei lavori del Parlamento del regno Unito che si ripete sempre uguale dal 1642. La
camera dei lord, o dei Pari, risale al XIV secolo ed i suoi membri,
nominati e non eletti, hanno carica a vita; 92 pari hanno eredi-
pag. 10
tato il titolo dai loro genitori, membri della nobiltà britannica.
Sono tradizioni anacronistiche e neanche un “Patto del Nazareno” potrebbe riformare la house of lords. Bisogna però dire che
questo paese, nonostante queste stranezze, ha saputo coniugare
al meglio il mantenimento scrupoloso delle memorie storiche e
delle tradizioni con modernità ed efficienza. Attraversiamo con
la nostra guida The Square Mile cioè il “miglio quadrato” come
viene chiamata dai londinesi la City di Londra, il centro finanziario, la prima piazza borsistica d’Europa, dove potenti signori
della finanza mettono in crisi, con manovre ed agenzie di rating,
banche e governi di tutto il mondo. Questa è la zona dove è nata
la città: la Londinium fondata dai romani. Il terribile incendio
del 1666 (big fire) distrugge gran parte delle abitazione proprio
di questo primo nucleo urbano attualmente sede di istituzioni
bancarie e di importanti società finanziarie ed amministrative;
l’architettura è moderna ed imponente. Ci dirigiamo a Piccadilly circus: la pioggia, il vento, il freddo ci consentono solo una
rapida occhiata, a questa piazza che unisce, con una rotonda,
Regent street e Piccadilly line: è il cuore della città, la zona dello
shopping di lusso. Al centro la bella fontana con la statua di Eros.
Raggiungiamo l’hotel Hilton, a Wembley, nei pressi dello stadio
della nazionale, visibile da lontano, per un enorme arco metallico che sostiene una tenso-struttura. In questo hotel sperimentiamo la cena londinese: per la cronaca: crema di porri e patate;
salmone con salse ed insalate varie e contorno di patate servite
in buccia.
Lunedì 28: abbondante colazione all’inglese. Il viaggio da Wembley al centro è lungo ma ci permette di vedere i vari quartieri
della città. Da un quartiere all’altro Londra cambia completamente aspetto: c’è la Londra suburbana con casette piccole, addossate, tutte uguali; la cucina dà sul retro dove è quasi sempre
presente un piccolo giardino fiorito; c’è poi la Londra Vittoriana,
con case più importanti (ricordano quella della famiglia Banks
di Mary Poppins) rigorosamente senza balconi; verso il centro
molte case del periodo edoardiano sono riconoscibili per lo stile
neo-barocco e monumentale. Caratteristica di Londra è quella
di essere una città cosmopolita e multietnica; indiani, africani,
europei, arabi, italiani, polacchi, più o meno integrati, sono gli
abitanti di questa città. Cambiando quartiere si può emigrare
nella zona turca di Londra attorno a Kingsland road con moschee, famiglie in abiti tradizionali e prodotti turchi; o fare un
giro a Bangla Town in locali tipici indiani e pakistani o fare un
salto nella zona africana di Dalston nel mercato di Ridley street.
Londra ha saputo risolvere (nel tempo!) i grossi problemi legati
ad imponenti flussi migratori dall’Europa e dal mondo, provenienti dai paesi dell’impero e dall’Europa.
Visibile per gran parte del percorso “The Shard” una torre di
vetro a base triangolare, con 87 piani e 310 metri di altezza, il
grattacielo più alto dell’Unione Europea, opera di un italiano,
Renzo Piano. È la protagonista delle nuove architetture che hanno ridisegnato il profilo di Londra.
Altra struttura spettacolare è il moderno “30 St Mary Axe”, edificio, di 40 piani, alto 180 metri: i londinesi lo hanno ridenominato “The Gherkin” e ci vuole un particolare senso di snobismo e
di humour britannico per dare del “Cetriolo” a un grattacielo. Il
vegetale è opera di Sir Norman Foster, lord di sua Maestà Elisabetta II. Ci accoglie il British museum “a museum of the world,
for the word”: l’entrata è gratuita: la bellezza, l’arte, la cultura a
Londra è appannaggio di tutti, in qualsiasi momento come l’aria
che respiriamo. La Great Court coperta da una grandiosa cupola di vetro progettata dallo studio di Norman Foster costituisce
l’ingresso delle varie sezioni del museo che raccoglie importanti
collezioni e reperti archeologici testimonianza delle varie civiltà
dalla preistoria ai nostri giorni.
Lontani dalla frenesia cittadina e dalla calca del British, arriviamo a Kenwood house. all’ora di pranzo giusto in tempo per
gustare salsiccette e pollo con patate. È una splendida villa circondata da un bellissimo parco. La stagione è quella giusta ed è
magnifico passeggiare nei sentieri del parco tra rododendri, camelie ed azalee attorno ai caratteristici laghetti. Una guida molto
inglese e molto compita ci illustra storia e caratteristiche della
villa comprata dal conte Edward Guinness, magnate delle omonime birrerie e donata allo stato. Ma questa house è soprattutto un buon museo, piccolo, silenzioso e persino semivuoto, di
quelli, per intenderci, odiati dai ministri della cultura che cercano “l’evento”, con sale di esposizione stipate ed irrespirabili. La
collezione artistica è magnifica: un quadro di Vermeer, raffigura
una ragazza che suona uno strumento a corda: la luce filtrando
da una finestra, racconta i colori in una combinazione strana e
unica di morbidezza e precisione.
L’autoritratto di Rembrandt è l’altro capolavoro: il volto, lo
sguardo penetrante, comunica in maniera immediata il carattere e lo stato d’animo e tradisce il dramma del suo fallimento.
Ci fermiamo mezz’ora a Camden Town: è una delle zone più
frequentate ed una tappa immancabile: le facciate delle case in
stile vittoriano sono colorate; il mercato lungo il Regent’ Canal
ha la vivacità e l’affollamento di un Suk: sulle bancarelle mille
oggetti curiosi in vendita: articoli di musica, di artigianato e di
vestiario,vintage e modernariato, orologi, cappelli e borse artigianali, pellame, borchie e stivali. All’ingresso il food market: i
profumi esotici e dolciastri di una cucina di strada cosmopolita
si sovrappongono e si diffondono per tutti gli stand gastronomici. Al Convent Garden giungiamo nell’ora ideale per l’afternoon
tea. Questo distretto, è famoso soprattutto per i suoi teatri tra
cui la Royal Opera House. Nella piazza un grande mercato al
coperto con caffè, negozi e pub. Nel tempo concesso dalla nostra
rigorosa conduttrice assistiamo alla pregevole esibizione di una
cantante lirica di strada, e riusciamo a gustare rilassati il nostro
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pag. 11
tè (dopo vari assaggi).
Si socializza e cena in un Pub: un mondo da scoprire, da assaggiare e bere. La cena è ottima: fish and chips ed insalata di verdure
con cren innaffiate da birre londinesi. Inevitabile argomento di
conversazione: la ricchezza della società multiculturale inglese ed
i problemi irrisolti del nostro paese. Il segreto di Londra sta nella
sua società civile, affiancata ma indipendente dal suo governo e
soprattutto dalla sua monarchia.
Martedì 29. Uno sciopero della metropolitana mette in ginocchio Londra: è una prova di forza del sindacato dei trasporti,
l’unico rimasto dopo il ciclone Tatcher, e fa seguito al licenzia-
mento dei bigliettai, sostituiti da macchinette automatiche. Alle
fermate degli autobus centinaia di persone; tanti vanno a piedi,
molti con le biciclette. Nonostante il traffico raggiungiamo in
orario la meta prevista di oggi: il cuore della Londra monumentale: l’abbazia di Westmister il principale luogo di culto della
chiesa anglicana; un magnifico esempio di architettura medioevale e museo nazionale.
Prezioso il pavimento cosmatesco posto nel coro di fronte all’altare. Al centro la tomba al Milite Ignoto circondato da papaveri rossi. Molti sovrani d’Inghilterra sono seppelliti all’interno
dell’abbazia; a volte carnefici e vittime negli stessi spazi. Nelle
navate laterali e nei transetti monumenti che celebrano personaggi eminenti della storia inglese poeti, navigatori e scienziati:
in posizione centrale le tombe di sir Isaac Newton e Charles Darwin. Persino le vetrate ricordano gli illustri eroi della nazione.
Dopo il necessario omaggio alla storia inglese ritorniamo nella
realtà commerciale dell’oggi visitando Fortnum e Mason, leggendario negozio di squisitezze. Si fa qualche compera tra una
ampia scelta di tè, caffè o cioccolatini, biscotti e molto altro. Per
il pranzo scegliamo i locali e i pret-a-manger vicini. La National
Gallery ci accoglie nel pomeriggio. Niente biglietto d’ingresso:
a disposizione di tutti capolavori assoluti dei più grandi artisti.
Ritroviamo San Girolamo nello studio, di Antonello da Messina,
ma anche Bellini, Tiziano, Caravaggio; conosciamo, ma di corsa
i coniugi Arnolfini di Van Eyck e papa Giulio II di Raffaello; e ci
godiamo rapidamente la Venere del Bronzino, quella di schiena
del Velazquez e quella più casta del Botticelli che veglia su un
Marte addormentato, ammansito e disfatto dalla dea.
L’uscita della National Gallery è su Trafalgar Square. Al centro
della piazza la statua di Horatio Nelson, su una colonna alta 30
metri, ricorda la vittoria della flotta inglese contro quelle di Francia e Spagna nel 1805. Alla base del monumento bambini felici si
fanno fotografare sui leoni. La sera nel Pub Alberto ci ritroviamo
per la cena, che a detta dei soci CREO non è stata all’altezza
dei nostri standard soliti. La birra è buona. A causa dello sciopero si cambia il programma previsto con una visita notturna
dei quartieri lungo il Tamigi e nel distretto di SouthWark. In
lontananza campeggia il “ London Eye” una ruota panoramica
di 135 metri che è diventata parte del paesaggio londinese così
come gli storici London Bridge e Tower bridge. Attraversiamo a
piedi l’avveniristico Millenium bridge, ponte pedonale, firmato
dall’archistar Norman Foster, in acciaio, elegante e suggestivo. Il
ponte unisce due icone della capitale britannica: la St. Paul Cathedral che veglia sulla riva destra del fiume e la Tate Modern sulla riva sinistra con
la sua mole imponente e squadrata. Proseguiamo la nostra camminata lungo la riva
del fiume: una rappresentazione teatrale
si svolge al Shakespeare Globe theatre realizzato nel 1997 come ricostruzione del
precedente teatro elisabettiano del 1599.
Gli spettacoli teatrali a Londra nel passato
e ora sono parte della vita quotidiana. Passeggiando nel distretto di Southwark ammiriamo la City Hall un singolare ovoide
inclinato che ospita gli uffici comunali.
Da lontano, ancora, la sagoma notturna,
illuminata del The Shard del nostro grande Renzo Piano.
Mercoledì 30: gli spazi verdi di Londra
sono molto estesi; i giardini ricchi di fascino. Kensington gardens è un immenso
parco in continuità con l’Hyde park, in
vicinanza della residenza reale. Una parte
del giardino è dedicata alla memoria della
principessa Diana. Attraversiamo grandi
viali, fiancheggiati da alberi secolari in una giornata veramente
splendida. Un elegante viale- giardino è la residenza di socievoli
scoiattoli che si avvicinano, si accoppiano e giocano senza paura.
Al termine della lunga passeggiata arriviamo all’Albert Memorial,
un grandioso ed elegante monumento dedicato dalla regina Vittoria alla memoria dell’amato consorte. Di fronte al monumento
l’enorme sala concerti, in mattoni rossi, della Royal Albert Hall
(in una scena girata all’interno di questa sala concerti, Hitchcock
in maniera magistrale ha girato una scena ad alta suspence nel
film “L’uomo che sapeva troppo” con Doris Day e James Stuart).
Il nostro viaggio londinese termina con la visita ai grandi magazzini Harrods ed alle immense collezioni del “Natural History museum” preziosa testimonianza della straordinaria biodiversità del
nostro pianeta. Museo a disposizione di tutti ma anche formidabile centro di ricerca di scienziati di tutto il mondo. Ritorniamo
soddisfatti, con la nostra Clara, all’aeroporto di Gatwick.
Giovanni Galofaro.
Nonno Gianni con Giulia e Anna
pag. 12
Venezia
Venezia, qualcuno ha letto nel suo nome
latino “Venetiam, veni-etiam” vieni, ritorna
ancora l’ammaliante richiamo che questa incantevole città rivolge da sempre a migliaia,
milioni di visitatori e turisti.
A questo dolce fascino non hanno potuto
sottrarsi gli amici del CREO di Pordenone,
che ormai da 10 anni (?) con puntuale devozione compiono, quasi un pellegrinaggio
laico, un percorso tra arte, cultura e storia.
Anche quest’anno il puntuale ritrovo sulla
scalinata della stazione di S.Lucia, un ricordo alla chiesa demolita nell’800 per far posto
alla ferrovia, e poi via con il vaporinio, che
percorre tutto Canareggio, fino alle Fondamenta Nuove; sosta caffe con le brioches più
fragranti di Venezia da Agiubagiò. Primo
monumento l’Oratorio dei Crociferi, una
piccola aula aperta per noi dove sembra di
ritornare in pieno ’500 immersi nei dipinti
di Palma il Giovane. Di fronte il bel campo
con il collegio dei Gesuiti e la chiesa fastosa di S.Maria Assunta o dei
Gesuiti ricca di splendide, sfarzose decorazioni, statue ed opere d’arte: basti ricordare il Martirio di S.Lorenzo del Tiziano.
Da Canareggio, attraverso ponti, calli, salisade, incantati da palazzi,
chiese e monumenti, sino al cuore di Castello dove ci attende una
gentile sopresa preparata da Clara: un elegante aperitivo nel fastoso
salone di Palazzo Contarini della Porta di Ferro.
Di nuovo calli e ponti sino alla fondazione Querini Stampalia; collazione servita in palazzo e poi la visita a questa residenza che unisce la
bellezza della casa dei Querini al raffinato ed intelligente intervento di
Carlo Scarpa negli anni ’60. Un susseguirsi toccante di ingressi, por-
CASTAGNADA
Si è svolta il 23 novembre presso l’Oratorio del S.Cuore la tradizionale castagnada
con due scopi ben precisi:
- il primo per ricordare con una S.Messa
nella Chiesa vicina tutti i nostri colleghi
ospedalieri che ci hanno lasciato quest’anno e che non sono pochi, ben 14 persone.
- il secondo quello di potersi incontrare
con tanti amici che magari non si incontravano da parecchio tempo.
Il ricordare, fatti, notizie belle e meno belle di anni trascorsi di lavoro in Ospedale,
tutto questo attorno ad un tavolo gustando delle buone castagne ed un buon bicchiere di vino.
Un grazie ai bravi cucinieri di castagne e
a tutti un arrivederci alle prossime manifestazioni.
pag. 13
NIDO… CESTO… ALI
Sempe il Signore è pronto
a tenerci nelle sue mani,
e portarci come il tesoro
più prezioso della Creazione.
Mani che sono NIDO
al dischiudersi di ogni vita
nel soffio più ardente del sole
che ci colma già di infinito.
Nido, caldo rifugio,
quando la tempesta ci assale
per i brividi di ogni gelo
per la nostalgia della gioia.
Mani che sono CESTO
dove noi ritroviamo il pane
teghi, giardini, stanze raffinate con arredi, mobili, quadri bellissimi di
importanti autori quali Bellini, Tiepolo ed altri. Nel pomeriggio nella
luce bella di Venezia in uno dei campi più scenografici, quello di
S.Maria Formosa con quinte di palzzi e la chiesa che chiude la piazza
e la nostra giornata-pellegrinaggio ricca di emozioni donandoci, per
finire, un’opera significativa del Codussi e due dipinti del Vivarini
e di Palma il Vecchio. Il gruppo sul campo della chiesa si scioglie,
ma sembra di sentire quel dolce richiamo di questa citta unica che
sussurra “veni-etiam” ritorna ancora e noi non mancheremo a questa
tentazione per tanti anni ancora.
Angelo Battel
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da far attecchire nel cuorecontadini di luce e sole.
Sempre il Signore è pronto
a tenerci nelle sue mani
che recano i segni innocenti
dell’abbraccio più appassionato.
Solo se rinunciamo,
se vogliamo il salto nel vuoto,
scivoleremo dalle dita
bagnate di pianto per noi.
Ma Egli attende in ansia
la meraviglia del ritorno
fra quelle sue mani non sazie
di custodirci nell’amore.
Sempre la voce chiama
viaggiando su puri sentieri
in cerca di sguardi più alti,
di slanci per forti cammini.
Vento, fuoco, orizzonti
per quelli che colgono i giorni
coinvolti nel sogno del Padre
immersi nella sua luce.
Ecco… Allora le mani
per loro diventano ALI
nel volo più bello dell’uomo
che ci unisce al cuore di Dio.
Don Bernardino
A MARISA
Noi colleghe della radiologia ricordiamo
Marisa come una persona risoluta, raffinata e sempre sorridente.
Ha affrontato a testa alta tutte le controversie che la vita le ha riservato e ci è stata
di esempio nel trovare sempre la parte positiva delle cose.
È stata una buona compagna di lavoro,
colei che al mattino ci dava il buongiorno
facendoci trovare le luci del reparto accese,
sempre pronta a dare una mano e a farci
fare anche qualche risata.
Ha combattuto la malattia fino all’ultimo
con gririta e dignità. E prima di lasciarci ha avuto ancora una parola nei nostri
confronti: un saluto e un invito a sorridere
sempre alla vita, nonostante tutto. Ciao
Marisa, ricorderemo sempre i tuoi occhi
azzurri, ti ricorderemo sempre come una
di noi.
I tuoi colleghi e colleghe della radiologia.
pag. 14
TOSCANA
Tre giorni splendidi nel Casentino, nella Alta Val Tiberina, con tappa ad Arezzo
L’Italia che bella nazione, nonostante noi italiani; lo diciamo mille
volte si da essere un luogo comune, senza comprenderne a fondo
l’importanza. Eppure questa nostra nazione sa sempre sorprenderci: tre giorni splendidi nel Casentino, nella Alta Val Tiberina, con
tappa ad Arezzo, sono la testimonianza di cosa l’Italia sa offrire:
arte, per tutti basti ricordare Piero della Francesca (1420-1492),
storia e letteratura con Dante che canta e parla di questi luoghi,
epici scontri come la battaglia di Anghiari, pace e spiritualità con
San Romualdo e San Francesco, il tutto in paesaggi di sublime
bellezza, di perfetta armonia e forte dolcezza. Una tre giorni indimenticabile, a tappe forzate perche c’è tanto da vedere e diventa
difficile rinunciare ad un paesaggio o ad un affresco.
Si parte di buonora alla mattina, breve
sosta in autostrada dopo Bologna, poi
l’Appennino del versante romagnolo con
i suoi feroci calanchi sino al passo dei
Mandrioli; siamo in terrea toscana, nel
Casentino, giù di corsa fino a Monterchi:
un piccolo borgo che custodisce un capolavoro di Piero Della Francesca che, per il
paese natale della sua mammma, dipinge
“la Madonna del parto”, una Madonna
che sa parlare ai credenti del mistero del
suo concepimento, ma a tutti gli uomini
parla del miracolo della vita che ogni donna porta in grembo offrendolo all’umanità. Poi di corsa ad Anghiari, un borgo
modellato in un su e giù che ti sorprende
per i suoi camnminamenti di ronda lungo
pag. 15
le mura, i sottopassi, il paesaggio sottostante, il delizioso teatrino, ci deludono un pò i supponenti e disorganizzati ristoratori:
unico piccolissimo neo dei tre giorni. A pochi chilometri San
Sepolcro con la sua cinta muraria che custodisce un centro storico ammirato ed esaltato nella dolce e calda luce del tramonto:
il duomo romanico-gotico, con un prezioso dipinto del Perugino ed il museo civico con “la Resurezione” dipinta da Piero
per la sua città natale assieme alla “Madonna della Misericordia”.
Giornata piena, meritato riposo nell’albergo Parc Hotel di Poppi, confortevole nelle stanze, gustoso nelle proposte culinarie,
gentile con gli ospiti. Mattina del secondo giorno, una nebbia
che sembrava accentuare il senso mistico dell’andare alla Verna:
questo eremo scelto da Francesco d’Assisi per pensare e pregare; il
silenzio, l’umiltà delle costruzioni, un susseguirsi di tetti, di pic-
coli sagrati e chiostri, celle e percorsi, dove inaspettato su un precipizio ti si apre un paesaggio illuminato da un improvviso sole.
Con nel cuore queste emozioni e negli occhi i bianchi ed i blu
delle maioliche dei Della Robbia arriviamo ad Arezzo: bella con i
suoi monumenti ed opere, il crocifisso di Cimabue a San Domenico, la fortezza e la cattedrale grandiosae stupefacente, il corso
con la semplice eleganza della Pieve romanica e la retrostante
rinascimentale piazza Grande, appena defilata la chiesa di San
Francesco con il ciclo di affreschi dipinti da Piero a partire dal
1453 e dedicati alla Leggenda della Croce: un ciclo dove sembra condensarsi tutta l’esperienza umana,
dalla morte di Adamo, a battaglie, incontri, miracoli, speranze. Terzo giorno
visita Poppi con il suo Palazzo pretorio
ed il duomo di San Fedele , per non dimenticare la bottega, aperta per noi, di
tradizionale panno casentino. Si prosegue
con l’interessantissima pieve romanica di
San Pietro di Romena e poi per una strada
incantevole che si arrampica in una foresta di abeti, larici, castagni, aceri, faggi,
querce... sino al Monastero di Camaldoli
con la chiesa, l’Hospitium e l’antica farmacia, sosta con refezione deliziosa presso
la locanda locale, e poi all’Eremo con le
20 celle dei monaci oltre i m. 1100. Veramente non ci sono parole per quel luogo
che pensiamo fuori dal mondo, ma che in verità forse racchiude
tutto l’universo. Questa è la nostra bella Italia, bella nonostante
noi italiani! Un caro saluto.
Angelo Battel
A LAURETTA
CARROZZERIA AMICA
Raddrizzatura danni da grandine
Via Braida Foenis, 50 - Cordenons
Tel. 0434.43853 - [email protected]
A te Lauretta scorre
il nostro pensiero:
sono quattro mesi
che ci hai lasciati e
qui tutto è rimasto
invariato, il nostro
ricordo è forte tutto
parla di te, tu persona gentile e affabile
con tutti. Sempre
disponibile ad ascoltare senza chiedere
niente in cambio, umile nel tuo lavoro che
hai svolto con tanto amore. La tua discrezione ti ha reso una persona speciale, una
amica su cui contare sempre.
Ci hai lasciato in eredità la tua semplicità
nella vita con questo noi andremo avanti
seguendo il tuo esempio: ora cerca di essere la stella più splendente così noi alzando
gli occhi al cielo ti diremo: ciao Lauretta.
IP. Centro Prelievi
pag. 16
TRENINO DEL BERNINA
La gita organizzata dagli amici del CREO di Pordenone nei
giorni 8-9 dicembre ha avuto come obiettivo l’incantevole
viaggio lungo la linea ferroviaria del Bernina in Svizzera
con partenza da Tirano in Valtellina, località raggiunta in
pullman dopo una sosta a Bussolengo sulle rive del Garda
con visita alla grande esposizione dei mercatini di Natale.
Abbiamo pernottato a Tirano, cittadina situata a due chilometri dal confine svizzero, ricca di monumenti ed edifici
risalenti al XV e XVII secolo, abbiamo avuto il tempo per
una breve visita libera . È stata una sorpresa notare l’eleganza dell’archittetura rinascimentale nella massima testimonianza nel Santuario della Madonna di Tirano, esso ha
rappresentato a lungo il baluardo del cattolicesimo contro
la diffusione della riforma protestante proveniente dai grigioni svizzeri.
A conclusione della giornata abbiamo apprezzato la cucina
locale (i pizzoccheri valtellinesi). Il giorno seguente abbiamo percorso con il trenino rosso del Bernina il tratto da
Tirano a St.Moritz lungo un percorso di 60 km. della durata di circa 2 ore e 30 minuti, raggiungendo una massima
altitudine di 2253 mt. nell’attraversamento del passo omonimo (Ospizio Bernina).
La linea ferroviaria del Bernina (patrimonio mondiale
dell’Unesco) valica le Alpi sin dal lontano 1910.Sembra
l’emblema della sfida dell’uomo alla natura ma è in realtà
il simbolo della ricerca dell’armonia con l’ambiente, infatti
non aggredisce la natura con opere ciclopiche, non infligge
ferite ad un paesaggio incantato, ma s’inerpica seguendo le
sinuosità dei paesaggi montani, attraverso boschi e costeggiando laghetti alpini alle falde di ghiacciai perenni.
Essa voleva avvicinare due mondi, quello del nord tipica-
mente montano con quello del sud ricco di vigneti ed altre
coltivazioni mediterranee sino alla Valtellina italiana, consentendo così a quelle popolazioni di poter realizzare adeguate relazioni commerciali e sociali.
Il treno inizia il suo percorso attraversando subito il confine
ed iniziando una ripida risalita verso luoghi che dapprima
coltivati lasceranno poi il posto a boschi e pascoli tipicamente montani.
L’assenza di neve a questa altitudine e in questo periodo ci
ha consentito di ammirare per un lungo tratto il paesaggio
nel suo aspetto e nei suoi colori naturali.
Superato la stazione di Campocologno, dove è situata la
dogana svizzera e Campascio, il treno raggiunge una delle
maggiori attrazioni del viaggio, il Viadotto elicoidale di Brusio, dove effettua una curva di oltre 360° interamente allo scoperto.
A 2091 m. si raggiunge l’Alpe Grùm
e finalmente l’Ospizio Bernina (2253
m) e l’omonimo passo il punto più
elevato del tragitto, costeggiando il
lago bianco che appare per lunghi
tratti ghiacciato e coperto di neve da
cui il nome.
Da qui inizia la discesa lungo la Val
Bernina verso St.Moritz.
Raggiunta la curva di Montebello, località ricca di boschi, si offre la straordinaria visione dell’imponente ghiacciaio del Morteratsch dominato dal Piz Bernina (4049 m),
ghiacciaio che discende sino alla quota di 2010 m. Dopo
alcune fermate si raggiunge St.Moritz (1775 m).
Elegante, cosmopolita, famosa località turistica nel cuore
mondiale, tanto da meritare l’appellativo di “top of the
world”. Qui si può trovare quanto di meglio si possa immaginare in termini di servizi e di eventi mondani, sportivi,
culturali.
La cittadina è situata sulle rive dell’omonimo lago, il suo
sviluppo turistico ha inizio già nell’800 e attualmente vanta tra l’altro lussuosi alberghi ed edifici gioielli della Belle
Epoque.
Dopo una breve sosta in questa splendida località, abbiamo
ripreso il viaggio di ritorno in pullman, con sosta e cena
consolatrice a Peschiera ed arrivo a Pordenone stanchi ma
molto soddisfatti e grati agli organizzatori (Berto e Clara)
per l’ennesimo successo.
dr. Angelo Bodi
pag. 17
Coro Santa Maria degli Angeli
Il Coro Santa Maria degli Angeli nasce
nel 2009 dall’incontro tra alcuni dipendenti ed ex dipendenti dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria degli Angeli di Pordenone, di loro congiunti ed amici, uniti
dall’amore per il canto corale e per la musica con la finalità di animare le festività più
solenni dell’anno liturgico che si tengono
all’interno della cappella del nostro ospedale cittadino.
L’iniziativa è stata fortemente voluta e sostenuta dal cappellano dell’ospedale, don
Bernardino Del Col, che lo interpreta
come elemento di umanizzazione e conforto in un ambiente dove il tecnicismo ormai
è imperante.
Siamo un gruppo di dilettanti, anche se tra
di noi alcuni studiano musica e suonano
strumenti.
Viviamo questa attività apportando parte
del nostro vissuto personale, talvolta doloroso, e sacrificando ritagli del tempo libero
per partecipare alle prove ed alle celebrazioni liturgiche.
Il nostro Direttore è Carlo Busetto che si
occupa della scelta del repertorio, in conformità allo spirito liturgico, e del suo
adattamento alle nostre capacità espressive.
Il coro si compone attualmente di 13 coristi, divisi in soprani, contralti e bassi.
Come si vede, mancano i tenori, ma essendo abituati per tradizione lavorativa (siamo
prevalentemente operatori ospedalieri!) a
contare su scarse risorse, abbiamo ovviato
sostituendo al registro vocale del tenore
quello strumentale di un flauto traverso,
suonato con perizia da una giovane universitaria Chiara Scarselletti.
Contiamo, però, sulla costante disponibilità organistica di un medico in pensione
Giuseppina Calianno e di un corista, Carlo
Oleotto, che a volte,col suo clarinetto, riveste il doppio ruolo di corista-strumentista.
Caratteristica del nostro piccolo coro è
quella di alternare i brani cantati con interludi strumentali (organo, flauto e clarinetto) strettamente legati per Autore o
genere ai pezzi vocali, frutto del costante
lavoro di ricerca e di trascrizione del nostro
Direttore.
Dopo la sospensione estiva, il Coro Santa Maria degli Angeli, dell’Azienda Ospedaliera di Pordenone, riprende, a partire
dal 16 settembre, le prove settimanali del
martedì, alle ore 20.30 presso la Chiesa
dell’Ospedale Civile.
Abbiamo urgente bisogno di persone di
buona volontà, che amano cantare e stare
insieme, per aumentare il nostro piccolo
coro.
Un ulteriore invito viene rivolto anche a
coloro che sanno suonare uno strumento
(violino-viola-violoncello-oboe-clarinetto,
ecc.) al fine di formare una ensemble che
accompagna il coro e non solo.
L’impegno principale, per cui iniziamo la
preparazione, è la Santa Messa della Notte
di Natale alle ore 22.00 - 22.15 presieduta
da S.E. Monsignor Vescovo Pellegrini.
pag. 18
LE ETÀ DELL’UOMO
Un coro spartano del V secolo a.C. recitava:
I VECCHI: Noi fummo giovani e gagliardi;
GLI UOMINI: Noi lo siamo ancora; chi ne
ha voglia ci guardi;
I GIOVANI: E noi un giorno saremo migliori.
Non è il numero degli anni vissuti che ci
rende vecchi.
Noi invecchiamo appena smettiamo di
progredire; appena sentiamo che abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare;
appena pensiamo di sapere tutto quello
che dovevamo imparare; appena vogliamo
fermarci a godere dei risultati del nostro
sforzo, con la sensazione che in questa vita
abbiamo lavorato abbastanza. Allora invecchiamo subito e ha inizio il declino.
Se invece siamo convinti che quanto sappiamo non è niente al confronto di quello
che ci resta da imparare.
Se sentiamo che quello che abbiamo fatto
è soltanto il punto di partenza per quello
che ci resta da fare.
Se vediamo il futuro come un sole che ci
attira con le sue innumerevoli, splendide
possibilità ancora da conquistare, allora
siamo giovani, qualunque sia il numero
degli anni che abbiamo passato sulla terra.
Giovani e ricchi di tutte le realizzazioni di
domani.
E se non vogliamo che il nostro corpo
L’angolo della Dietista
ci tradisca, evitiamo di sprecare energie
in una vana agitazione. Qualunque cosa
facciamo, facciamola in una pace calma
ed equilibrata, ricordandoci che, sia pure
anagraficamente, apparteniamo alla “vecchiaia”.
A tale proposito, va detto che ci possono
essere due vecchiaie... Una lamentosa e rinunciataria, capace solo di dire: “...ai miei
tempi!” e di rinchiudersi in se stessa. Una
creativa, capace di porsi positivamente
davanti ai problemi che essa comporta ed
impegnata ad affrontarli al di là dei dolori
e delle difficoltà, dimostrazione questa della raggiunta maturità, che non è da tutti, e
non sempre esclusiva dell’età avanzata.
Ricordando il Prof.
Mauro Gaetano Trovò
Ci ha lasciato improvvisamente,
senza alcun rumore – segno di
quella umiltà e discrezione – doti
umane della sua vita, il caro amico
dott. Trovò, primario di Radioterapia
al CRO di Aviano e nel nostro Ospedale.
Uomo impegnato seriamente in vari
settori – oltre che nella medicina – delle
atività spirituali e sociali.
Conserviamo il suo sorriso, la sua
bontà, la sua serietà e l’animazione
che ha saputo donare come testimonianza
di una vita autentica.
Pur nella sua vita non lunga è stato
una forza di attrazione, e uno stimolo a
raccogliere la sua eredità per rendere più
razionale e umana la vita.
Grazie dott. Gaetano.
Don Bernardino
L’amicizia
pag. 19
L’AVOCADO e il MELOGRANO
L’avocado, originario dell’America Centrale,
coltivato in Sud Africa, Stati Uniti e ultimamente anche in Italia, è ricco di vitamine A,
C, E, K e vitamine del gruppo B, specialmente B6 e B9 (meglio conosciuta come acido
folico), oltre che di selenio, potassio, zinco e
magnesio.
Le vitamine, nel loro complesso danno tonicità ai muscoli e ai nervi, servono per il metabolismo delle cellule, contribuiscono all’accrescimento ed allo
sviluppo degli organi nonché alla buona funzionalità del Sistema
Nervoso (l’acido folico è particolarmente utile alle donne in gravidanza; elemento essenziale per lo sviluppo del feto, nella protezione da malformazioni del cervello e del sistema nervoso).
Il selenio è un minerale importante: antiossidante che svolge
la sua azione protettiva nei confronti dei radicali liberi, aiuta a
conservare l’elasticità dei tessuti che tendono a perderla a causa dell’invecchiamento. La sua azione è legata al benessere fisico
e, nell’ottica di un sano stile di vita, contrasta le malattie legate
all’invecchiamento.
Il selenio lavora anche in sinergia con la vitamina E in alcune delle
sue azioni metaboliche, nella stimolazione dello sviluppo normale
del corpo e della fertilità.
Diversi studi hanno dimostrato che la carenza di vitamina E,
(come pure quella di selenio) può essere una delle cause di sterilità.
Come antiossidante è in grado di produrre anticorpi che fortificano il sistema immunitario dell’organismo nella lotta contro le
malattie.
L’avocado è ricco di proteine e di grassi, questi ultimi presenti in
percentuale quasi paragonabile a quella delle olive, fa sì che possa
essere utilizzato per insaporire ad esempio un’insalata, riducendo
di conseguenza la quantità di olio per condire.
Contiene inoltre carboidrati, nonché fibre. Nell’ avocado sono
presenti acidi grassi essenziali come gli Omega 3 e gli Omega 6, i
cosiddetti grassi “benefici” in grado di stimolare la produzione di
colesterolo buono (HDL) ed inibire invece il deposito del colesterolo cattivo (LDL).
Le sue proprietà energetiche sono indiscusse: grammi 100 di polpa forniscono circa 230 Calorie, motivo per cui il suo consumo
và valutato all’interno di una dieta giornaliero-settimanale equilibrata. Il frutto richiama vagamente la forma della pera, la sua
polpa dal gusto morbido è di colore giallo/verdognolo ed è molto
profumata; all’interno si trova un unico grande seme.
Il melograno, è un albero antichissimo, conosciuto da moltissimi
popoli dell’antichità, il cui frutto veniva utilizzato non solo come
cibo, ma anche come medicina ed entrava nelle cerimonie di carattere “magico” o religioso di quelle popolazioni, per lo più simbolo di prosperità, fertilità e fortuna. Originario del sud – ovest
asiatico viene oggi coltivato sia in Spagna che in Italia.
I suoi fiori sono di colore rosso ed il frutto che prende anche il
nome di melograna (o melagrana), nasconde al suo interno tanti
piccoli chicchi (semi) anch’essi rossi, succosi, molto ricchi di Sali
minerali e Vitamine; tali principi attivi ne fanno un frutto ricco
di proprietà benefiche e salutari.
I semi (detti arilli), anche per la presenza di fenoli, vantano proprietà antinfiammatorie, gastroprotettive, (favorenti anche la funzionalità intestinale) ed antibatteriche: aiutano in particolare a
combattere le infezioni batteriche della bocca e peridontali.
Gli antiossidanti in esso contenuti rallentano l’azione dannosa dei
radicali liberi ed i processi ossidativi alla base dell’aterosclerosi e
delle malattie cardiovascolari; sembra che il consumo di succo di
melograna riduca l’assorbimento del colesterolo cattivo (LDL).
Grazie alla presenza dell’acido ellagico contrasta l’invecchiamento
della pelle, aumentandone l’elasticità, il tono e la lucentezza, proteggendola dai raggi UV dannosi.
L’azione dei Sali minerali presenti nel frutto (in particolar modo
del potassio), stimola la diuresi, favorendo l’eliminazione delle
tossine. Per la presenza di acido folico è ottimo da utilizzare soprattutto in gravidanza.
La ricchezza di vitamina C contribuisce a rafforzare il sistema immunitario proteggendo in particolare da influenza e raffreddori.
La melagrana matura è ricca di fitoestrogeni, ed il consumo del
succo aiuta a ridurre gli episodi di vampate di calore e nervosismo, tipici del periodo.
Il succo si ricava dalla spremitura dei chicchi presenti nella melograna: berlo, apporta tutti i benefici descritti. Grammi 100 di
melagrana forniscono circa 63 Calorie.
Il melograno è impiegato in campo cosmetico per la produzione
di creme ed oli per viso e contorno d’occhi: antirughe, idratanti,
emollienti, tanto più efficaci se, se ne consuma il frutto e se ne
beve il succo.
Con l’occasione, auguro a tutti i dipendenti, ai lettori del giornale
del CREO ed alle loro famiglie un sereno Anno Nuovo.
pag. 20
Programma CREO 2015
GENNAIO
24-31
FEBBRAIO
7
MARZO
Visita a San Vito con il Sig. Battel
1
Visita a San Vito con il Sig. Battel
19-22
MAGGIO
Crostolata con i “Fuorivena” e i “Caimani”
21
13
APRILE
Settimana bianca in Val Venosta
Gara di Bocce al Bocciodromo di Tiezzo
Gita a PARIGI
25
Fortaiada e gara di pesca Sociale
23
Gita a TRIESTE con il Sig. Battel
SETTEMBRE
4-5
OTTOBRE
NOVEMBRE date da definire data da definire
2 giorni a Milano in occasione dell’EXPO
3 giorni in Alto Lazio (zona Viterbo ecc.)
a VENEZIA con il Sig. Battel
Occhio alle bacheche!!! Per notizie sempre aggiornate!!!
Oppure telefonare al CREO (0434.554060) con segreteria telefonica
Vedere anche sul sito www.creopordenone.altervista.org oppure con e-mail [email protected]
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