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Questi... - AM Audio
AM AUDIO
AMX REFERENCE E B-1000 REFERENCE S2
“I
AUDIOREVIEW n. 318 gennaio 2011
43
PREAMPLIFICATORE + AMPLIFICATORE FINALE
l miglior finale che abbiamo costrui- atteggiamento che non sapremmo inquabraio del 2008 e che con i suoi 800 watt
to da sempre", questo è l'incipit drare se non con una perifrasi del tipo
nominali su 8 ohm, di cui 110 in classe A,
della descrizione fornita da AM
"questo è quanto: ma sappiatelo, possiamo fare
è stato uno dei finali lineari audiophile
Audio a proposito del supermonofonico
ancora di meglio...". Il "miglior finale" va
dalle performance più spinte in assoluto.
B-1000 R S2. Per chi ha presente la produpoi ad innovare - profondamente, come
Anche il preamplificatore che la Casa
zione precedente di questo costruttore, e
vedremo - un modello che era già qualcosuggerisce di abbinare a questi monofonine conosce almeno un po' la filosofia, un sa di praticamente unico, ovvero quel Bci è nuovo ed è stato denominato AMX,
moto di sorpresa dovrebbe essere la rea- 1000 Reference che provammo nel febsorta di "ponte" nel nome tra i preesistenzione minima. Da un lato inti top di gamma AM-Referenfatti questa azienda lombarda
ce ed AX-Reference, entrambi
ha introdotto nel tempo ama due telai. L'AMX Reference è
Costruttore e distributore per l’Italia: A.M. Audio, C.so Milano 102,
plificatori progressivamente
invece un preamplificatore in27029 Vigevano (PV). Tel. 0381 347161 - Fax 0381 348753 più ambiziosi, sempre più aptegrato, che in questa categowww.amaudio.it
prossimando l'archetipo del
ria si colloca al vertice del caPrezzo: preamplificatore AMX Reference euro 4500,00; finali B-1000
finale "occidentale", fatto di
talogo.
Reference S2 euro 25.000,00 cp
poca o nulla reazione negativa, potenza altissima e tutta
CARATTERISTICHE DICHIARATE DAL COSTRUTTORE
Esterno
con i finali in perenne conduPREAMPLIFICATORE AMX R
zione, alta linearità ed ampia
Sensibilità (1 V out): XLR 210 mV, RCA 210 mV. Massima tensioIl B-1000 R S2 ha una potenza
banda passante intrinseca e
ne di uscita: XLR 26 V, RCA 13 V. Impedenza ingressi: XLR 16
nominale di un chilowatt su 8
via discorrendo, giungendo a
kohm, RCA 8.5 kohm+290 pF. Impedenza d'uscita: XLR 106 ohm,
ohm, ovvero è uno dei finali limettere in catalogo dei moRCA 53 ohm. F a ttore di controre a zi one : assente. T HD: (1 V)
neari più potenti che siano mai
nofonici bilanciati da 250 watt
<0,0033%. Rapporto S/N pesato A: 104 dB. Risposta in frequenza:
esistiti, peraltro non superanin classe A (B-250 R, AUDIO3 Hz, 1.5 MHz. Separazione fra i canali: 1 kHz 95 dB. Consumo: 25
REVIEW di sei anni or sono) che
do di molto il predecessore che
watt. Dimensioni (LxHxP): 440x80x360 mm. Peso netto: 12 kg
trovano davvero pochi termidichiarava 800/1300/2000
FINALE B-1000 R S2
ni di paragone nella produwatt rispettivamente su 8/4/2
Potenza di uscita continua: 1000 W (8 ohm), 1600 W (4 ohm),
zione anche americana di
ohm. La veste estetica è rima2300 W (2 ohm). Potenza in classe A: 70 watt su 8 ohm. Distorsioqualsiasi era dell'hifi. Dall'alsta la stessa, tremendamente
ne armonica totale: <1% (1 kHz/900 W). F attore di controreazione
tro, all'indubbio ma trattenuto
imponente come dev'essere un
totale: assente. Risposta in frequenza: 2 Hz-110 kHz. Rapporto S/N
orgoglio che traspare dai cofinale mono che a riposo dissipesato A: 120 dB. Slew-rate: 90 V/μS. Sensibilità: 3.5 V. Impedenmunicati stampa e dal sito inpa 580 watt ed è capace di imza d'ingresso: XLR 150 kohm. Dimensioni (LxHxP): 470x280x740
ternet, ogni descrizione fornipegnare da solo ben più della
mm. Peso netto: 108 kg cad. Peso con imballo: 140 kg cad
ta da AM Audio sulle proprie
potenza standard di rete di un
realizzazioni è sempre stata
normale appartamento, ma baimprontata a sobrietà e ad un
sta una semplice occhiata per
Come tutti i preamplificatori AM Audio, l'AMX accetta solo segnali a livello linea, pur essendo predisposto per fornire ±30 volt a due unità
esterne mediante connettori custom esapolari. Gli ingressi sono sei di cui due bilanciati, le uscite sono sia bilanciate che sbilanciate.
tutto con l'ulteriore aumento della potenza assoluta, ma che non porta a variazioni
significative nella linearità dato che gli oltre 2 ampère necessari per avere 70 watt
sono già davvero tanti in assoluto. Sono
invece identici i morsetti, due coppie dorate superficialmente tanto larghi da poter
bloccare cavi spellati da parecchi millimetri (oltre ovviamente a banane, punte e
forcelle) e molto simile tutto il granitico
châssis di supporto, che però ora deve
supportare altri 4 chilogrammi di massa
rispetto ai 104 del B-1000 R ed anche per
questo raggiunge i 5.5 millimetri di spessore. Ed è pur sempre lo stesso anche il
frontale a doppio pannello, ma non si può
non citarlo ancora dati i 40 millimetri di
spessore pieno nella sua parte centrale...
Il preamplificatore AMX quasi scompare
quando messo vicino ad una coppia di B1000 R S2, eppure i suoi 12 chili netti superano la massa di molti integrati e di non
pochi amplificatori finali. La ragione è soprattutto nella estrema robustezza ed inerzia del telaio, con un frontale spesso esattamente come il finale, ma anche i due toroidali di alimentazione contribuiscono non
poco. È un preamplificatore solo di linea,
come tutti gli AM Audio, ma che rende disponibili delle alimentazioni dual-mono
per due diverse sorgenti esterne. Può collegarsi a sei sorgenti, due delle quali bilanciate, e dispone di uscite sia bilanciate che
sbilanciate; non sono montate uscite di linea a livello di fisso per un registratore, che
questo costruttore considera da sempre
una sorta di retaggio del passato.
Interno
A parte la grande raffinatezza del layout e la manifesta classe della componentistica, quel che si
nota a colpo d'occhio nella costruzione dell'AMX è la semplicità strutturale dell'area di
amplificazione, contrapposta alla complessità di quella di alimentazione. In genere si osserva il
contrario, e già questo dovrebbe bastare a rendersi conto che non si tratta di un componente dai
tratti comuni.
notare che qualcosa è cambiato: non c'è
più la duplicazione degli ingressi, ovvero
qui c'è solo quello bilanciato. D'altro canto
la rosa di prodotti offerta da AM Audio
spazia largamente nei sistemi non bilanciati, scegliere un finale bilanciato di questo rango per poi pilotarlo con un pre sbi-
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lanciato sarebbe un po' come comprare
una macchina in Inghilterra per poi guidarla in Italia. Non c'è nemmeno il commutatore per passare da 70 a 110 watt di
potenza in classe A perché qui la potenza
in classe A è fissa e pari a 70 watt su 8
ohm, una riduzione che si spiega soprat-
Sotto il coperchio di chiusura del B-1000 è
cambiato quasi tutto, in un modo molto
più radicale di quanto descrivono le stringate note fornite dal costruttore. Non nell'assetto di base: si tratta pur sempre di
un finale a configurazione "boxer", ovvero con due lati simmetrici operanti in controfase e nessuna corrente circolante nei
percorsi di massa (il che è già un plus in
termini di linearità rispetto anche alle migliori implementazioni sbilanciate). L'alimentazione è sempre basata su due tra-
AUDIOREVIEW n. 318 gennaio 2011
L'intermo del B-1000 R S2 può apparire quasi identico al modello precedente. Ma in realtà sono cambiati molti aspetti di sostanza. I trasformatori sono
del 20% più potenti, il circuito d'ingresso è del tutto diverso, gli elettrolitici principali sono di molto maggiorati come capacità ma soprattutto come
storage energetico: quello potenziale passa da 2720 joule a 3070, ma quello effettivo quasi raddoppia, salendo da 1200 a quasi 2300 joule. Come a dire che
una vecchia lampadina ad incandescenza da 40 watt dovrebbe rimanere accesa quasi un minuto per scaricarli...
Sul piano meccanico il B-1000 R S2 incorpora migliorie rilevanti
rispetto al modello precedente, almeno in parte osservabili in
questa immagine. La base è costituita da due strati incastonati,
resi solidali da viti passanti, ed offre una enorme capacità
complessiva di carico, inoltre i dissipatori sono degli enormi
monoblocchi, che permettono una condizione di isotermia
utilissima in un sistema che mette in parallelo, a distanze
fisicamente rilevanti e quindi con possibili differenti condizioni
dissipative, decine di dispositivi di potenza. Altri accorgimenti
sono stati presi per agevolare eventuali quanto poco probabili
interventi di accesso ai componenti interni.
sformatori toroidali, ma più potenti di
prima (2x1.5 kW contro 2x1.25), sovrapposti ed annegati in resina all'interno di
un cilindro di acciaio da 3 mm, a sua volta irrigidito con barre di alluminio di sezione 15x20 mm e serrato al telaio base in
otto punti mediante disaccoppiatori gommati. Una simile struttura è quasi un obbligo a questi livelli di erogazione, perché
i toroidali tendono a ronzare al di sopra
di alcune centinaia di watt, e se non debi-
AUDIOREVIEW n. 318 gennaio 2011
Rispetto alla prima versione del B-1000 R, e molto probabilmente in ragione
delle richieste degli acquirenti di quello, nella versione S2 l'ingresso è solo
bilanciato e la polarizzazione è fissa. Ovviamente permangono i doppi morsetti
"giant size" di uscita, tra i pochi realmente in grado di serrare praticamente
ogni cavo anche non terminato.
tamente silenziati si potrebbe avere il paradosso di un finale che genera più rumore per via meccanica che elettrica. La sezione più impressionante è comunque
rappresentata dagli elettrolitici di filtraggio, otto unità da 120.000 μF ad 80 volt di
tensione massima, caricati fino a circa 69.
Se il B-250 aveva stabilito un record di capacità (1.76 farad) qui si rimane di poco
sotto il singolo farad (0.96 F), ma è l'energia immagazzinata che raggiunge limiti
mai visti in un finale a stato solido (ed anche in un valvolare di serie) perché sale
fino a quasi 2.3 kj. Per dare un'idea di
quanto grande ed immediatamente disponibile per i picchi di segnale sia questa
energia, basti pensare che lo stabilizzatore primario del nostro banco di misura
"gemeva" per un paio di secondi all'atto
dell'accensione, che è il tempo impostato
dal sistema anti-spunto per portare a termine la carica di base. Questi elettrolitici
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A M AUDIO B-1000 R S2
Amplificatore finale AM AUDIO B-1000 R S2.
Preamplificatore AM AUDIO AMX
CARATTERISTICHE RILEVATE
CARATTERISTICHE RILEVATE
INGRESSO
Impedenza: 206 kohm
Misure relative alle uscite bilanciate se non diversamente specificato.
Sulle uscite bilanciate il guadagno è lo stesso.
Sensibilità (rif. 1000 watt su 8 ohm): 3.47 volt
INGRESSO CD 1 (bilanciato)
Impedenza: 16.5 kohm. Sensibilità: 409 mV per 2 V out. Tensione di rumore pesata "A" riportata all'ingresso: terminato su 600 ohm, 2.06 μV.
Rapporto segnale/rumore pesato "A": terminato su 600 ohm, 105.2 dB
Tensione di rumore pesata "A" riportata all'ingresso (ingresso terminato su 600 ohm): 4 μV
Rapporto segnale/rumore pesato "A" (ingresso terminato su 600
ohm, rif. uscita nominale): 118.7 dB
USCITA DI POTENZA
Caratteristica
di carico
limite
INGRESSO Aux 1 (sbilanciato)
Impedenza: 8.4 kohm / 260 pF. Sensibilità: 410 mV per 2 V out. Tensione di rumore pesata "A" riportata all'ingresso: terminato su 600
ohm, 1.9 μV. Rapporto segnale/rumore pesato "A": terminato su 600
ohm, 106.1 dB
Impedenza di uscita
Linea bilanciata: 110 ohm
Linea sbilanciata: 56 ohm
Risposta in
frequenza
(tensione di
uscita 2volt)
Risposta in
frequenza
(a 2.83 V su
8 ohm)
Sbilanciam
ento dei
canali (in
funzione
dell'attenua
zione di
volume, da
0 a -80 dB)
Fattore di smorzamento su 8 ohm: 18.7 a 100 Hz; 18.7 a 1 kHz; 18.8 a 10
kHz
Slew rate su 8 ohm: salita 90 V/μs, discesa 90 V/μs
Tritim in regime continuo:
Carico resistivo 4 Ω
Carico induttivo 8 Ω/+60˚
Carico capacitivo 8 Ω/–60˚
Tritim in regime impulsivo:
Carico resistivo 4 Ω
Carico induttivo 8 Ω/+60˚
Carico capacitivo 8 Ω/–60˚
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AUDIOREVIEW n. 313 luglio-agosto 2010
uesta volta ci eravamo premuniti, ma
Q
non è bastato... Qualcuno forse ricorderà che nel test del B-1000 R prima versione (AUDIO REVIEW 287), per la prima
volta nella storia il nostro banco di misura
per i test di erogazione non aveva retto allo "scontro" con il finalone vigevanese, ed
una parte del sistema di commutazione
aveva letteralmente preso fuoco. Il B1000 R S2 è ancora più potente del predecessore e quindi, dopo aver cambiato
tutti i relè con componenti da 50 ampère
(questo già 3 anni or sono), abbiamo riconfigurato la parte resistiva del carico
stereo in modo da poter ricombinare ambo i canali in un canale unico di capacità
dissipativa esattamente doppia. E difatti
non c'è stato problema, da quel lato del
banco. Chi non è stato completamente all'altezza stavolta è stato il sistema di stabilizzazione, che è dimensionato per operare correttamente fino a circa 3 chilowatt: ma il B-1000 R S2 eroga oltre
2600 watt continui su 2 ohm, con un rendimento che seppur elevato non può superare ovviamente quello teorico dei classe AB (78.5%), ma è soprattutto con la
tritim resistiva su 4 ohm che il sistema è
stato messo alle corde, tanto che nelle ultime 3 medie abbiamo visto i digit del
voltmetro di monitor scendere fino a 207
volt. Ne consegue che la tritim resistiva
continua non satura al valore riportato
(2518 watt), bensì almeno 200 watt al di
sopra, ed anche la CCL per segnale continuo piega leggermente meno del (ben poco...) che si può vedere nel grafico al di
sotto di 2.7 ohm. Per il resto, c'è bisogno
di spiegare che si tratta di un componente
di prestazioni inusitate? Se si dispone di
sistemi di altoparlanti impossibili sul piano dell'impedenza e della sensibilità, il B1000 R S2 è un motore capace di forzarli
alle massime possibilità, ma anche se lo
si usa per pilotare dei floorstand con minimi da 6 ohm e 94 dB di sensibilità si
può avere la certezza che nel normale funzionamento la potenza viene erogata con
distorsioni irrilevanti, nonostante l'impostazione circuitale puristica specie riguardo la controreazione, ed essere altrettanto
certi che con programmi ad alta dinamica
i picchi non verranno mai clippati. Una disamina più analitica impone poi di osservare che il rapporto segnale/rumore è decisamente elevato (e come abbiamo illustrato altre volte ciò non è per nulla scontato in un finale che rinuncia a controreazionare i finali), l'impedenza d'uscita non
è bassissima (420 milliohm) ma del tutto
resistiva ed i parametri di interfacciamento sono congrui con la potenza nominale.
Anche il preamplificatore AMX va molto,
molto bene sul banco di misura. È silenzioso (oltre 105 dB di S/N pesato) - ed
anche in questo caso il valore ottimo va
"pesato" in relazione ad una filosofia che
rende questo risultato ben più ostico rispetto alle soluzioni "standard" ma molto
meno audiophile - ma anche pressoché
insaturabile, e con poche decine di ohm
di impedenza di uscita può pilotare anche
eventuali finali dalla forte componente capacitiva d'ingresso. Il bilanciamento dei
canali e l'enorme estensione di banda anche con 6 dB di attenuazione denota che
la sezione di volume dispone di uno dei
migliori potenziometri mai visti per impieghi audio.
F. Montanucci
Figura 1. Finale B-1000 R S2, andamenti
frequenza/distorsione su carico di 8 ohm per
potenze di prova di 1, 10, 100 e 1000 watt. Curve
estremamente regolari e monotoniche, e rispetto al
passato ancora meno tendenti a salire verso le alte
frequenze se non a piena potenza, ove un segnale
musicale non può comunque arrivare se non con
uno spettro discendente sulle ottave più acute.
Figura 3.
1W
Figura 5.
1000 W
Figura 6. Preamplificatore AMX, andamento
tensione/distorsione su carico di 100 kohm, 0 dB
pari a 2 volt RMS. La massima tensione di uscita
bilanciata erogabile dal pre AMX vale poco più di
14 volt, per valori inferiori la discesa è lineare fino
a -15 dB, ovvero 0.36 volt. Anche qui ai normali
livelli di ascolto la distorsione non supera lo
0.01%, ed ai valori necessari per far erogare la
potenza di targa al B-1000 R S2 si rimane
comunque sotto lo 0.1%.
Figura 2. Finale B-1000 R S2, andamento
potenza/distorsione su carico di 8 ohm, 0 dB pari a 1000
watt su 8 ohm. Dotandosi di un semplice righello si può
constatare come il residuo di THD salga linearmente
dal limite inferiore di misura (10 watt) fino a circa -1
dB (800 watt), ma in realtà la discesa continua ancora
fino a -22 dB (6 watt) laddove inizia a prevalere il
rumore residuo. Ai livelli di ascolto "mediobassi" (o
"medi", dipende dalla sensibilità degli altoparlanti e
dalle dimensioni dell'ambiente) si può valutare un
livello medio di distorsione+rumore dello 0.01%, molto
basso in assoluto e straordinariamente basso per un
finale senza controreazione.
Figura 4.
100 W
Figura 3, 4 e 5. Finale B-1000 R S2, spettri del
segnale di uscita, frequenza 1 kHz, potenze di prova
1, 100 e 1000 watt su 8 ohm. Gli spettri della
distorsione servono per capire la "qualità" della
medesima, e qui abbiamo un comportamento da
manuale, con ordini bassi e tendenzialmente più
estesi in frequenza solo alle potenze estreme. Le
armoniche pari latitano, com'è ovvio che avvenga in
una topologia in cui è stata ricercata la massima
possibile simmetria, a partire dalla modalità solo
simmetrica di pilotaggio dell'ingresso.
Figura 7. Preamplificatore AMX, andamento
frequenza/distorsione su carico di 100 kohm per
tensioni di uscita di 0.2 e 2 volt RMS. In un
preamplificatore è relativamente facile - ma non
scontato - ottenere "belle" curve di distorsione
rispetto alla frequenza, ma la totale planeità di quelle
dell'AMX testimonia di una banda passante
intrinseca estremamente ampia e di una
alimentazione che non interferisce nemmeno
minimamente con i circuiti di amplificazione.
Analisi circuitale
In AM Audio sono rimasti fedeli per molti anni ad una topologia che
prevede l'impiego di ingresso a differenziali ed amplificatore di tensione ad emettitore/source comune, entrambi caricati a cascode, con
anello di reazione chiuso sull'uscita del secondo stadio e quindi esclusione dei finali. Con il B-1000 R S2 cambia tutto, in modo quasi radicale, salvo gli stadi GVA di uscita che rimangono quindi basati su 20
coppie per lato di mosfet selezionati Hitachi 2SK1058/2SJ162, per
una dissipazione teorica massima di 8 chilowatt ed una corrente stazionaria di ±140 ampère. Il nuovo stadio d'ingresso è visibile in figura
1: come prima è differenziale, ma del tutto diverso, perché è unico per
i due lati contrapposti, è costituito da 2 coppie di fet a giunzione discreti (2SK170BL, un componente a bassissimo rumore) in parallelo e
soprattutto - udite, udite - non vi confluisce alcun ramo di controreazione (!). Le sue due uscite contrapposte pilotano, con un primo disaccoppiamento in AC che sorprenderà gli "statosolidisti" e catturerà l'attenzione dei "termoionici", due stadi identici a quello di figura 2, ciascuno
usato come predriver del blocco GVA di ciascun lato. Come ben si vede anche questo stadio è strutturalmente semplicissimo, essendo costituito da un mosfet N (2SK214) che uscendo di drain opera un certo
guadagno in tensione e consegna il segnale ad un mosfet P (2SJ77)
che funge da buffer in corrente; entrambi sono di media potenza e corrente molto alta in relazione alla modulazione effettivamente richiesta,
per cui operano in condizioni molto favorevoli rispetto alla linearità. La
rinuncia all'anello di reazione adottato prima ha comportato un piccolo aumento del residuo nonlineare, un piccolo aumento del rumore ed
un minimo incremento dell'impedenza d'uscita, ma in questo modo si è
ottenuto un circuito tra i più strutturalmente semplici mai visti in assoluto,
senza contare che qui stiamo parlando di un finale da 2.3 chilowatt
nominali su 2 ohm, ovvero un oggetto che modula correnti mostruose
ed è quindi potenzialmente esposto a forti nonlinearità: ed invece la
cura nella scelta della topologia, della componentistica, dei punti di lavoro, unite ovviamente alla bassa profondità di modulazione di ciascuno dei numerosissimi finali, ne hanno fatto uno degli amplificatori più
intrinsecamente lineari di sempre, tanto che nei dintorni dei 10 watt la
distorsione sommata al rumore scende al di sotto di 1 su 10.000
(0.01%). La cura posta nell'alimentazione non appare poi solo nel
quasi farad (0.96 F) di livellamento dei finali, bensì anche nello stabilizzatore degli stadi di segnale, visibile in figura 3. Prima di arrivare al
superparallelo di bipolari stabilizzatori la corrente incontra tre resistenze in serie e due capacità in parallelo, poi trova altre due resistenze su
ambo i lati dei bjt, ed infine trova altri stadi filtranti RC montati direttamente a bordo dei predriver. Non abbiamo fatto calcoli, ma a spanna
crediamo che se qualche tensione alternata esiste su questi rami di alimentazione, non può che essere infinitesimale e di origine indotta, perché non vediamo come possa passarne di condotta...
Il "cuore" del preamplificatore AMX è costituito da 4 stadi del tipo di figura 4, che come subito si nota sono parenti molto stretti di quelli di figura 2, ed è quindi chiaro che l'intento generale era quello di ottenere
un sistema capace delle più alte prestazioni possibili ma al contempo
semplice e del tutto privo di ogni forma di controreazione diversa da
quella locale di ogni singolo dispositivo attivo. Anche in questo caso
l'alimentazione ricorre largamente alle filtrature passa-basso intermedie
e finali, e difatti non abbiamo ravvisato alcuna componente deterministica nel poco rumore rilevabile in uscita.
F. Montanucci
Figura 1. Finale B-1000 R S2, stadio d'ingresso.
Figura 2. Finale B-1000 R S2, stadio pre-driver.
Figura 3. Finale B-1000 R S2, alimentazione
stabilizzata degli stadi di segnale.
Figura 4. Preamplificatore AMX, stadio di
amplificazione di linea (un lato).
48
AUDIOREVIEW n. 318 gennaio 2011
L’ASCOLTO di Marco Cicogna
Quando abbiamo a disposizione i grandi finali AM Audio anche le
partiture più impegnative diventano “passeggiate musicali” da affrontare con gusto e disinvoltura. La cosa non è così semplice come si potrebbe pensare, posto che la musica acustica (quella sinfonica in particolare) resta un cimento impegnativo per ogni impianto. Questo inizio decennio si avvia con il focus centrato sulla musica “liquida”. Tra
pochi giorni in quel di Las Vegas il Consumer Electronics Show sarà
la vetrina che ancora una volta indicherà la strada delle nuove tendenze, ma già nella passata edizione il formato audio “smaterializzato” era protagonista in molte sale delle torri del Venetian. La disponibilità di software maggiormente performante richiederà di conseguenza un sistema di riproduzione di qualità sempre più elevata. (Ce ne
eravamo accorti anche ai tempi del DVD-Audio). Se è vero che il
software è il primo anello della catena hifi è parimenti evidente che a
migliori prestazioni della sorgente debba proporzionalmente corrispondere una maggiore qualità di amplificazione e sistemi di altoparlanti. Altrimenti che senso avrebbe darsi da fare per avere un software migliore? Ora dobbiamo iniziare a vedere cosa c’è di realmente
buono in questo formato. Non è che un’incisione diventa “bella” solo
perché in “HD”. Temo che si possa cadere nella tentazione di far abboccare l’audiofilo con quei soliti titoli da “audiogonzi” che, fiacchi
dal punto di vista artistico e musicale, nessun merito avrebbero di fregiarsi della patente di “alta definizione”.
In tutto questo non dimentichiamo che già un “normale” CD è ancora
in grado di mettere alle corde la maggior parte degli impianti. Non
c’è neppure bisogno di tirare in ballo l’indiscussa qualità del SACD
per accorgersi che molti sistemi (cosiddetti) “high-end” hanno il fiato
corto se messi al confronto con pagine orchestrali impegnative. Il risultato che appare evidente è che oggi più che mai c’è tanta buona musica a disposizione; molta di questa è anche bene incisa, con buona
pace di alcuni audiofili “tradizionalisti” che ancora ritengono che le
migliori registrazioni siano quelle degli anni Cinquanta e Sessanta.
La premessa appare tanto più necessaria quando andiamo ad ascoltare una coppia di finali di potenza di questo calibro, un prodotto di
punta del catalogo AM Audio che già normalmente è molto ben fornito di prodotti potenti e performanti. L’analisi tecnica condotta dal nostro Fabrizio Montanucci mette bene in evidenza quelle che sono le
caratteristiche di progetto. Siamo davvero ai vertici in termini di erogazione di corrente e capacità di pilotaggio. Mi sentirei di portare
queste elettroniche in una sala da musica davvero grande, collegando i B-1000 ad una coppia di sistemi di altoparlanti dinamici senza
compromessi (un paio di nomi ci vengono subito alla mente) e fare
ascoltare ad un buon centinaio di persone quale sia davvero lo stato
dell’arte della riproduzione sonora. Una provocazione che prima o
poi qualcuno dovrà raccogliere. Nella relativa tranquillità di un ambiente di dimensioni domestiche appare chiaro che questi finali italiani possano esprimersi con qualunque diffusore e con ogni programma
musicale. Se i dati di potenza sono evidenti dai risultati delle misure,
qualche parola in più la merita il comportamento timbrico degli AM
Audio, dotati di grande trasparenza e capacità di risoluzione. Piccoli
gruppi strumentali sono riproposti con spessore e concretezza, assecondando la sensazione di trovarsi di fronte all’evento reale. A differenza di alcune auto sportive che hanno qualche tentennamento nel
traffico di tutti i giorni, questi finali dimostrano le proprie doti innanzitutto nell’ascolto a volume moderato e proprio in questa circostanza si
coglie appena dietro l’angolo la riserva di potenza a disposizione,
un tratto che esalta la concretezza del messaggio sonoro. Una “semplice” pagina mozartiana come i Concerti per pianoforte (Schiff, Decca) indica la morbida ma espressiva eloquenza del gruppo degli ar-
sono di una tipologia che, seppur standard, non abbiamo osservato in altri finali, e sono tanto alti da arrivare a pochissimi millimetri dal coperchio di chiusura.
Un'occhiata generale all'interno rivela
una percentuale di volume vuoto tra le
più basse in assoluto, e se mai esisterà
una versione ancora "maggiorata" di questo finale potrà disporre al più di elettrolitici leggermente più "larghi", e nulla più.
Il preamplificatore AMX è un dual mono
dal layout simile ad altri integrati AM
Audio, come ad esempio AX-1 Reference, ma dalla implementazione del tutto
diversa. Il suo volume interno è quasi
perfettamente suddiviso tra alimentazione ed amplificazione, con quest'ultima
estremamente semplice sul piano topologico (4 stadi, ciascuno con due soli mo-
AUDIOREVIEW n. 318 gennaio 2011
chi, il colore ligneo e rotondo dei fiati al centro della scena sonora,
con il solista garbatamente collocato in primo piano così come la registrazione propone. La tastiera è luminosa, articolata, resa con il giusto “peso” anche nell’intorno della gamma mediobassa. Il nitore della
porzione media e alta dello spettro non va a discapito della necessaria corposità delle prime ottave, anche e soprattutto con questo repertorio, in cui la musicalità si conferma dote essenziale.
È certo aspettarsi da un’amplificazione di questo tipo la totale disponibilità con pagine più complesse sotto il profilo dell’orchestrazione.
La rassegna di incisioni dedicate al Trittico Romano di Respighi che
trovate questo mese in Audiophile Recording è un buon esempio. So
che tutti amano ascoltare il crescendo suggestivo dei “Pini della Via
Appia” e certo qui non manca quel senso di respiro grande ed autorevole che configura le vere dimensioni di un tale evento sinfonico,
ma più ancora vorrei suggerirvi di ascoltare la configurazione dei
piani strumentali nel suggestivo episodio dei “Pini del Gianicolo”, un
affresco dal sapore impressionista che qui riceve uno smalto d’eccezione. L’incisione BIS porta i celebri “Pini” ad un nuovo livello di coinvolgimento.
Un passaggio musicale da non mancare è quello della Nona di
Beethoven (Solti, Decca). Decisa e brillante la resa del secondo movimento, con una scansione ritmica incisiva e serrata. Il gioco sui timpani ha una solidità sconcertante e l’insieme strumentale si presenta con
immagine ampia e finemente articolata. Il baritono introduce l’aria
“Freude schöner Götterfunken” con timbro pieno, espressione autorevole. La voce è perfettamente centrata senza ispessimenti. Lontana
ogni tentazione di nasalità. Nella “stretta” conclusiva lasciamo andare gli AM Audio a briglia sciolta, un finale che ha del travolgente e
che ancora una volta indica come la “potenza buona” del costruttore
italiano si confermi una carta vincente.
Restando in casa Decca possiamo cogliere le sonorità crepuscolari
della Quindicesima Sinfonia di Shostakovich, ultima incisione del
grande Georg Solti, che pur anziano conduce ancora una volta una
macchina sonora di cui sono ben delineate le linee strumentali. Grazie anche alla naturalezza e presenza dell’incisione il sottile gioco
degli strumentini è portato in evidenza con smalto raffinato. Eccellente
la risoluzione nel gioco in pianissimo delle percussioni del finale, con
il suono che si allontana sempre più, sino al silenzio ancora avvolto
dall’alone della grande sala.
Un pianoforte di prestigio assoluto ci è offerto dalla scozzese Linn, in
un recital di George-Emmanuel Lazaridis dedicato a Liszt. Si coglie
qui la solidità della lettura, che articola con raffinatezza le trame di
una complessa architettura sonora. Dinamica decisamente realistica,
ampia e seducente negli accordi più estroversi. Nessun limite al livello d’ascolto possibile con gli AM Audio a pilotare le grandi Klipsch.
Anche la celeberrima “Campanella” offre un ruscellare argentino di
note, con limpidezza esemplare della gamma media e gamma acuta
rifinita ma sempre sotto controllo.
Con tali premesse il pulsare profondo della grancassa orchestrale in
partiture come la “Sagra della Primavera” risulta palpabile all’interno
del tessuto sonoro, l’impatto devastante e al tempo stesso energicamente controllato. Questa è la voce dei “grandi per davvero” che trova conferma anche in un passaggio difficile che i nostri lettori ben conoscono
come l’esuberante “Fanfare for the Common Man” di Copland, ovviamente nell’incisione Reference Recordings protagonista anche del nostro
CD “Orchestra del XX Secolo”. Mi dicono che il mio spazio sia esaurito. Trovate voi il modo di ascoltare questi monofonici; una sfida concreta ai mostri d’oltreoceano dal costo ben più impegnativo.
Buon ascolto.
sfet) e la prima invece molto complessa,
allo scopo di ottenere un livello di raffinatezza della continua fornita ai circuiti
di amplificazione paragonabile solo al
grado di purezza della benzina fornita
ad una formula uno. Il livello della componentistica è eccezionale, come in tutti i
modelli precedenti.
Conclusioni
Dopo averlo caldeggiato per molti anni,
sappiamo che AM Audio ha iniziato ad
esportare parte della propria produzione, e con un successo immediato che a
noi, che questo marchio lo abbiamo visto
crescere sin dalla culla, non sorprende
neppure minimamente. Ovviamente non
è il primo né il solo produttore italiano di
componenti audio hi-end che sa farsi valere sui mercati esteri, esistono altre filosofie di sviluppo, altri modi di produrre
ed altri livelli di posizionamento che le
nostre aziende migliori sapranno far
fruttare. Però, a giudicare dai traguardi
toccati con una linea di amplificazione
come quella costituita dai prodotti di
questa prova, abbiamo l'impressione che
entro qualche anno del tricolore si parlerà all'estero per le solite questioni sportive, per qualche peculiarità della nostra
classe politica, ma forse anche per gli
amplificatori vigevanesi. In un ambito di
sicuro molto più di nicchia, ma con un rispetto certamente non minore di quello
riservato a Ferrari.
Fabrizio Montanucci
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