...

Ziccardi: passiamo ora al prossimo relatore che è Pierluigi Perri, il

by user

on
Category: Documents
3

views

Report

Comments

Transcript

Ziccardi: passiamo ora al prossimo relatore che è Pierluigi Perri, il
Ziccardi: passiamo ora al prossimo relatore che è Pierluigi Perri, il quale ci parlerà dei
sistemi di compressione e cracking delle protezioni dei Cd audio. Il problema delle
misure di protezione è molto attuale per tanti motivi: proteggere con troppi vincoli
tecnologici opere può portare a limitazioni anche alla manifestazione del pensiero.
Con Deborah, quando cercavamo un relatore con riferimento a questi argomenti,
abbiamo pensato di chiamare Pierluigi, un po’ perché è un giurista, anche se in erba,
un po’ perché è un hacker. E’infatti il fondatore dell’HackLab di Bologna, uno dei più
importanti Hacklab italiani. Vi racconto un episodio divertente: ero ad un convegno a
Padova di recente dove si parlava di pirateria satellitare, e c’era il tecnico Stream, che
si occupa di antipirateria, che illustrava le nuove card che eviterebbero la possibilità di
piratare i segnali. In questa aula piena si è sentita una voce che ha detto: “Ma Perri
quella card lì l’ha già craccata settimane fa”. Anche se non era vero,questa è un po’ la
fama che ha Pierluigi nell’ambiente. Anche per movimentare un po’ il dibattito,
abbiamo pensato che farvi illustrare un po’ da chi studia professionalmente i metodi
non solo di protezione della proprietà intellettuale, ma anche di s-protezione della
proprietà intellettuale possa risultare interessante.
“Rilevanza giuridica dei sistemi di compressione e di cracking delle protezioni dei
Cd”
PIERLUIGI PERRI
Studio Legale Ziccardi,
dottorando in ricerca in Informatica Giuridica
e Diritto dell’Informatica presso il Cirsfid,
Università di Bologna, HackLab Bologna
Ringrazio per la bellissima presentazione Giovanni. Ringrazio gli organizzatori di
questa conferenza, che come diceva giustamente bene ieri il dott. Baldanza, non
possono essere di rito, ad una manifestazione come questa che ha un’anima e davvero
ti entra dentro. Prometto che il mio intervento sarà contenuto, visto che da parte della
platea mi provengono gesti concitati e prometto anche di non scendere troppo nello
scientifico riguardo i metodi di protezione perché temo di essere linciato all’uscita da
questa stanza. Non farò un intervento strettamente giuridico perché, da un lato,
subisco l’imprinting di Giovanni Ziccardi, con cui lavoro tutti i giorni, e quindi anche
a me piace molto discutere dei massimi sistemi. Dall’altro lato perché, in effetti, il
tema della sicurezza, per quanto riguarda i media ed, in generale, la tutela del diritto
d’autore sta assumendo, soprattutto in questi giorni, diverse connotazioni che lo
rendono più inerente ad un discorso di libertà che si deve avere nella fruizione del
bene, piuttosto che ad un discorso più strettamente di sicurezza.
Questo perché? Innanzitutto analizziamo il problema. Troviamo quattro soggetti
essenziali, che sono, da un lato, i soliti buoni e cattivi, ossia i produttori e i pirati. I
pirati che causano perdite intorno ai 4,5 miliardi di dollari l’anno, etc. però insieme a
questi due soggetti, che si fanno la guerra ormai storicamente, abbiamo degli altri
soggetti che sono ignari di tutto ciò ma che vengono coinvolti senza una reale colpa e
che sono, da un lato, i consumatori, e dall’altro, gli autori stessi. Questo perché? Si
provi a pensare ai Cd recentemente rilasciati, per esempio quello di Nathalie
Imbruglia. Questo Cd aveva un sistema di protezione particolarmente sofisticato che
impediva che esso potesse essere ascoltato sia su impianti audio di vecchia
generazione, sia su Pc o Mac Intosh. Tutto questo senza che alcuna avvertenza fosse
scritta all’esterno del Cd. Abbiamo, quindi, da un lato, i consumatori giustamente
adirati che non potevano usufruire del bene che avevano acquistato come meglio
credevano e, dall’altro lato, abbiamo un’artista che subisce un forte decadimento di
immagine, perché il primo impeto che il consumatore ha è esattamente nei confronti
dell’artista. Dietro, invece, abbiamo i soliti due soggetti che continuano a farsi la
guerra. Ho pensato che una carrellata tecnica di quelle che sono i mezzi utilizzati al
momento per impedire la copia, e mi piace il termine di “impedire la copia” e non
proteggere i contenuti (infatti, i mezzi tecnici servono esclusivamente per impedire la
copia), fosse necessario per meglio introdurre il mio argomento.
Abbiamo da un lato la protezione Safe Disc, che è sviluppata dalla Macro Vision
insieme con Sivilla: un tipo di protezione che inserisce una specie di firma digitale
all’interno del Cd, per cui successivamente tutti i dati contenuti nel Cd sono criptati
mediante un algoritmo che si ricava dalla firma digitale. In più si inserisce un software
anti-pirateria sviluppato dalla Macro Vision. La firma digitale non può essere copiata
durante le normali sessioni di masterizzazione, perché si basa su un calcolo preciso
dell’angolazione tra i blocchi del Cd, o meglio l’ angolo che si viene a creare tra il
primo e l’ultimo blocco del Cd per cui é virtualmente irripetibile, cioè
computazionalmente irripetibile in realtà. Quindi, nel momento in cui andremo a
duplicare il supporto, avremo anche l’impressione che il supporto è stato
correttamente duplicato, ma il software antipirateria, nel momento in cui andrà a
controllare la firma digitale, vedrà che la stessa risulta corrotta o, comunque, non
conforme alla firma digitale originaria e, quindi, renderà il Cd assolutamente non
fruibile. Questo procedimento che sembra particolarmente macchinoso e lungo è
totalmente trasparente per l’utente.
Abbiamo poi il sistema di protezione Laser Lock, che è appunto prodotto
dall’omonima Laser Lock. Mediante questo sistema si inserisce, durante la
masterizzazione del Cd, una directory nascosta nella quale sono inserite delle tracce
contenenti degli errori fisici. Dal momento che tutti i programmi di masterizzazione
ed i device stessi hanno un sistema di correzione automatico degli errori, nel momento
in cui si trovano a cercare di leggere ed interpretare questa traccia contenente degli
errori particolarmente gravi, la masterizzazione si interrompe riportando errore.
Altra tecnica usata in tempi passati, ormai sorpassata, è quella dei Damni Files,
ovvero si inseriscono dei file all’interno del Cd o si manipola la T.o.C. (Table of
Contents) del Cd, ossia un specie di indice scritto sulla prima traccia del Cd e che
raccoglie tutti i contenuti del Cd, e si fa in modo che i file abbiano virtualmente delle
dimensioni enormi,.In questo modo quando il programma di masterizzazione o il
lettore andranno a cercare di interpretare il Cd, trovando files di dimensioni enormi,
diranno che è fisicamente possibile duplicarlo.
Altro sistema è appunto la manipolazione della T.o.C.. Nel caso che abbiamo visto
prima si inserisce nella T.o.C. un file di dimensioni enormi, in questo caso, invece, si
darà una T.o.C. errata per cui, nel momento in cui si andrà a cercare di leggerla, si
avrà un errore ed il Cd risulterà non duplicabile.
Esiste poi una tecnica che consiste nella distorsione delle tracce audio, utilizzata dalla
Cactus Data Shield, ditta recentemente al centro di diverse chiacchiere e questione
giudiziarie, per via di alcuni Cd rilasciati con il sistema di protezione che non
consentiva di ascoltare il Cd né sul Pc nel sul Macintosh e, soprattutto, non era
conforme allo standard Red Book, che è lo standard dei Cd audio: un brevetto di
proprietà della Philips. Infatti la stessa Philips è scesa in campo per ricorrere contro la
manipolazione non autorizzata. Mediante questa tecnica si inseriscono degli errori
dentro le tracce, per cui il masterizzatore ed il lettore nel tentativo di correggere gli
errori, aumentano e diminuiscono continuamente la loro velocità di lettura- scrittura.
Si riuscirà a copiare il Cd, ma la resa della qualità sarà estremamente bassa.
Un’altra tecnica usata tempo fa era l’ Over Size o Over Burning: bastava cercare di
infilare una quantità di dati superiore ai 650 MegaByte o i 74 minuti di audio, ossia la
quantità massima di capienza per un qualunque comune Cd-R, per fa si che il
programma di masterizzazione non riuscisse a duplicarlo perché riteneva il Cd
eccessivamente grande per essere messo in un tradizionale Cd-R vuoto.
Tutte queste tecniche sono state superata, da un lato, fisicamente perché ormai ci sono
Cd di 80 minuti ed oltre, dall’altro lato, mediante degli accorgimenti software.
Come si è agito nei confronti di questi sistemi di protezione? Si è agito migliorando
continuamente i device. In particolare ci sono i masterizzatori di una casa tedesca che
consentono di fare qualunque tipo di elaborazione. Migliorando i software di
masterizzazione, ci sono dei software che consentono di fare la copia fisica di ogni
disco, tralasciando qualsiasi tipo di controllo di errore e di controllo della lunghezza
dei file. Per cui si può dire al computer di fare una copia tralasciando tutto il resto. Ci
sono dei software che, invece, consentono di operare precisamente su determinate
tracce del disco, per cui si può decidere di escludere delle tracce che contengono degli
errori e decidere quale traccia modificare, in maniera tale che possa essere conforme.
Si nota, quindi, come tutte queste forme di protezione siano facilmente raggirabili. Ci
sono addirittura dei programmi su Internet totalmente gratuiti che, una volta scaricati,
fanno un’analisi del cd, dicono che tipo di protezione è inserita all’interno del Cd ed
automaticamente configurano il programma di masterizzazione in maniera tale che
riesca a duplicare il Cd stesso. .
Una delle protezioni maggiormente utilizzate e che, in effetti, sta creando non pochi
problemi, è quella Safe Audio, una protezione estremamente recente sviluppata dalla
Macro Vision e rispondente a tutte le esigenze che sono state oggetto di questioni
giudiziarie: ovverosia riesce ad impedire la copia mediante il Pc, mantiene tuttavia la
conformità allo standard Red Book e, quindi, al brevetto previsto per i Cd audio ed è
fruibile sia su impianti stereo di vecchia o nuove generazione, sia su ogni tipo di
computer. Mediante questa protezione si inserisce una traccia in un punto ben preciso
del supporto per cui questa traccia rende inutilizzabile la copia. Anche quando
risultasse possibile la copia, il suono sarebbe talmente distorto da avere una qualità
decisamente inferiore rispetto ad un vinile degli anni ’50. Inoltre, contempla delle
tecniche di hiding, ovverosia riesce a nascondere le tracce in maniera tale che, quando
si va ad effettuare una scansione, mediante computer, del cd, queste tracce non
risultano praticamente esistenti. Per far questo si adotta una combinazione dello
standard Red Book con lo standard Yellow Book, che è lo standard dei cd di dati. Il
risultato è un Cd tipo XA, che sta per Xtended Audio e che è leggibile da tutti quanti,
perché il lettore Cd da un lato potrà leggere lo standard Red Book ed invece il
computer potrà leggere lo standard Yellow Book, ma risulta difficilmente copiabile
per via della compresenza di questi due standard. E’ un procedimento totalmente
trasparente e non deteriora il suono, per cui gli utenti non dovrebbero avere alcunché
da lamentarsi. Questo sistema tuttavia recentemente è stato abbastanza deriso perché
un ricercatore ha trovato un modo estremamente semplice per bypassarlo: il
cosiddetto Pen Felt Hack. Mediante un marker normale si disegna un cerchio sulla
traccia contenente la protezione, che è facilmente individuabile all’interno del
supporto, e come per magia il supporto risulta copiabile senza nessun problema. Si è
fatta molta storia su questo tipo di hacking del supporto, molti credevano addirittura
di riuscire a farlo autonomamente a casa. In realtà non è un tipo di hacking
particolarmente semplice perché deve essere fatto con un tipo di inchiostro speciale e
soprattutto bisognava stare attenti a non sbavare assolutamente sulle altre tracce
perché altrimenti il supporto diverrebe illeggibile. Sta di fatto che come tipo di bypass
di una protezione era abbastanza alla portata di tutti.
Come ci si regola nei confronti della legge?
I Cd protetti mediante Safe Audio non potranno comunque utilizzare il logo Compact
Disc, perché la Philips non ha ancora rilasciato l’autorizzazione e dovranno, quindi,
riportare scritte quali: “Copy Protected Cd. This disc is intended for Playback on
Conventional Consumers Cd Players,etc, etc, etc”ovverosia dovranno utilizzare tutte
quelle avvertenze per cui il consumatore potrà essere ben informato di quello che in
effetti va ad acquistare.
Strettamente connessa alla tecnologia Safe Audio è la tecnologia Safe Authenticate
che, in realtà, più che un sistema di protezione della copia è un sistema di Digital
Right Management System (DRMS), ovverosia un tool mediante il quale si riescono a
imporre delle limitazioni che il normale software di protezione dalla copia, invece,
non riesce ad imporre. Per esempio, riesce a stabilire se il supporto è originale o
meno, riesce ad effettuare un’autenticazione locale del supporto, ovverosia trae alcuni
dati dal computer in maniera tale che dopo il supporto possa essere letto solo su
quello stesso computer, riesce a sottoporre il file a limiti temporali (per esempio,
riesce a farlo suonare per un anno, o per dieci anni, dopo di che il supporto sarà
assolutamente illeggibile) e a limiti spaziali (ne consente l’utilizzo in determinate aree
geografiche, su determinate macchine, con determinate caratteristiche, etc). E’stata
interessante una questione ufficialmente posta alla Macrovision laddove le si è
chiesto, in effetti, visto che molti sistemi giuridici consentono un fair use del diritto
d’autore, come si collocava l’azienda nei confronti di sistemi di copia così
assolutamente efficaci, per cui neanche la facoltà che viene data ad ogni acquirente di
copia originale di fare una copia di back-up possa essere esercitata? La risposta della
Macrovision è stata molto secca. Praticamente si sono difesi dicendo che non sono
un’etichetta musicale per cui non gli interessa sapere dove e cole la loro tecnologia
viene utilizzata. Mi ricorda un famoso scienziato che fece una scoperta favolosa a
proposito di una particolare forza motrice che però aveva un costo spropositato e
quando gli si fece notare lui disse; “Ma io sono uno scienziato non un contabile,
quindi, il costo non mi interessa assolutamente”.
Però diciamo che, finché ci muoviamo in questo campo, ovverosia, comunque di una
compressione del fair use ma visibile agli occhi degli utenti(per avere questo tipo di
informazioni basta collegarsi ai siti delle varie aziende che rilasciano le protezioni per
i Cd), può andare ancora tutto bene. I problemi si pongono quando le aziende
cominciano ad operare con dei sistemi di protezione delle quali nessuno sa niente e
che vanno ad imporre dei tipi di restrizioni fisiche per cui, in effetti, si vengono a
creare delle barriere non assolutamente superabili.
Da un lato, vi sono alcune previsioni di legge come l’ Audio Home Recording Act,che
a detta di molti è stato il testo di legge che ha causato la morte del Digital Audio Tape
(DAT), oppure il Digital Millennium Copyright Act (DMCA) che è stato ampiamente
discusso in questi giorni, oppure il provvedimento di alcune agenzie federali
americane che hanno reso illegale la registrazione di trasmissioni televisive ad alta
fedeltà.
Dall’altro lato vi sono delle protezioni fisiche vere e proprie delle quali i consumatori
non sono assolutamente a conoscenza. Un esempio è il masterizzatore DVD della
Apple che in realtà non risponde alle specifiche DVD Authoring ma solo alle
specifiche della DVD General Purpose, per cui non consentirà di registrare, nel caso
in cui voi vogliate farlo, dei programmi da un canale televisivo o comunque che
contengano una qualsiasi forma di copyright, ma consentirà solamente la
manipolazione di propri file abbastanza fine a se stessa, un po’ come si è fatto fino
adesso all’interno del proprio hard disk. Un altro esempio sono i Mini Disc della
Sony: non so se qualcuno di voi li abbia mai acquistati, ma probabilmente nessuno vi
ha mai detto che l’ audio digitale è esclusivamente in entrata e non in uscita, nel senso
che l’ audio esce comunque ed è possibile registrarla da un uscita dell’apparecchio
Mini Disc ma non è assolutamente digitale e la qualità è anche piuttosto bassa.
Vi sono le specifiche dei registratori e di vari altri supporti della Secure Digital Music
Initiative e della Content Protection for Record Label Media, praticamente nei Chips
di questi device vengono inserite delle limitazioni, per cui essi sono legati
esclusivamente ad un determinato software o ad un determinata zona geografica
oppure sono circoscritti in un determinato arco di tempo e gli acquirenti non ne sanno
niente, ma credono magari di aver acquistato un normalissimo registratore.
Ci sono poi due brillanti iniziative della Intel che sono: la prima TCPA (Trusted
Computer Platform Architecture), ovverosia un’architettura che spia nel computer e
va a dire alle aziende che tipo di software sono contenuti per rendervi quasi sospetti di
violazione del diritto d’autore ossia va a dire se in effetti avete dei software per la
lettura di Mp3, per il ripping, di Cd Audio o per la compressione di Mp3. La seconda
HDCP (High Definition Content Protection) che si basa su un tipo di criptazionedecriptazione che si effettua nel cavo del monitor, per cui voi potrete semplicemente
vedere a video, in effetti, l’opera ma se andrete a cercare di salvarla, di modificarla o
di porla su un altro tipo di supporto l’opera non sarà assolutamente fruibile perché
criptata.
Cosa succede se qualcuno prova a muoversi contro di loro? Abbiamo diversi esempi
giudiziarie di case di software o hardware che purtroppo hanno dovuto chiudere. Un
esempio è la Strema Box che ha avuto un procedimento giudiziario contro la Real
Audio perché la prima aveva sviluppato un software in grado di tagliare i pezzi di un
filmato in Real Audio e salvarli su Cd oppure c'é il famoso caso del Player Mp3 della
Rio Diamond o anche, se ci sono degli studi, questi vengono imbavagliati, nel senso
che non possono assolutamente essere diffuse le scoperte in questo campo, come nel
caso del matematico Felten, il quale aveva scoperto delle debolezze in relazione al
watermarking applicato dalla Secure Digital Music Initiative e gli é stato proibito, sia
a lui che hai suoi ricercatori, di diffondere i risultati delle loro scoperte in quanto
violavano il DMCA.
Quindi ci stiamo muovendo da un fair use ad un pay per use. Di tutto questo sistema
chi ne fa le spese? Sicuramente gli autori che vengono detestati dal loro pubblico e ne
fanno le spese i legittimi acquirenti delle opere. Chi invece finisce a non farne le spese
sono i detentori di copyright e i pirati che riescono tranquillamente a bypassare le
protezioni tecniche. Come diceva Giovanni Ziccardi ieri, superare una protezione
tecnica é solo ed esclusivamente una questione di tempo.
Un altra questione, e qui concludo, che non é assolutamente da sottovalutare per
quanto riguarda i sistemi di protezione é che essi, se non correttamente utilizzati,
possono contribuire ad aumentare il digital divide, ossia quel gap tecnologico che
esiste tra i paesi più sviluppati e quelli meno sviluppati. E' chiaro che se si andrà a
vincolare l'ascolto di un Cd all'acquisto di un Hi-Fi ultimo modello, saranno ben pochi
i soggetti che potranno usufruire di questo genere di opera dell'ingegno, visto che
molti preferiscono la soluzione del Pc sia per il lavoro che per ascoltare la musica.
E dall'altro lato, francamente mi fa un pò impressione l'idea di una tecnologia che va a
sostituirsi alla legge estendendone l'ambito ed addirittura comprimendo in maniera
così sensibile quelli che sono i diritti del legittimo acquirente dell'opera dell'ingegno.
Intervento Dott. Baldanza: "Volevo in qualche maniera fare il punto su chi erano i
buoni e chi erano i cattivi e se effettivamente i soggetti coinvolti in questo tipo di
mercato meritano queste etichette. Volevo fare qualche osservazione, innanzitutto,
non è vero che l'autore é il soggetto che ha esclusivamente pregiudizio da questo tipo
di meccanismo. O meglio, è vero che c'è l'ha ma solo in via di fatto, ma nel momento
in cui firma il contratto con la propria casa discografica, evidentemente, avrebbe il
potere contrattuale di dire “voglio che tutto sia trasparente e che le limitazioni
possano essere apposte o meno sull'etichetta” e, quindi, tutelare la propria immagine e
indirettamente i consumatori. Se non lo fa evidentemente accetta questo tipo di
incursioni , per non utilizzare altre terminologie, da parte del produttore. Quindi se
l'autore è il primo soggetto detestato nel caso di queste antipatiche circostanze, in
qualche maniera, ha accettato nell'ambito dell'equilibrio contrattuale di disinteressarsi
del prodotto,della propria immagine e, quindi, deve poi subire e pagare le
conseguenze nel rapporto con il proprio pubblico. Dall'altro lato, esiste a mio
giudizio, un problema di deficit culturale nel senso che i consumatori detengono tutti
quelli che sono gli strumenti giuridici per eventualmente far valere il vizio della cosa,
perché se non altro non aver comunicato quelle che sono le prescrizioni
nell'utilizzazione del bene, penso che già in base ai principi civilistici attualmente
possa essere oggetto di un'azione per far valere l'inutilizzabilità per specifiche
tecniche della cosa stessa, quindi, la prestazione dovuta non era corrispondente a
quella ipotizzabile, vi è uno spiazzamento della buona fede e automaticamente
l'annullabilità del contratto la darei abbastanza per pacifica. Su questo che è pure un
deficit culturale dei consumatori singoli ed eventualmente delle organizzazioni di
tutela dei consumatori, che potrebbero avere in questo caso un forte peso per evitare
questo tipo di problemi. Ritengo che forse sarebbe opportuno, a questo punto, che tutti
i protagonisti di questo tipo di mercato deducessero una sorta di protocollo in cui si
dicesse che colui che opera nel mercato deve agire secondo trasparenza ed evitare di
spiazzare quelli che sono gli altri soggetti, autori o altri consumatori. Iniziative come
questo convegno oppure le occasioni di organizzazione per far valere un protocollo
nei confronti di tutti quanti i protagonisti possono essere l'occasione per far piazza
pulita di chi vuole approfittare della cattiva fama che i produttori hanno in qualche
modo acquisito.
Perri: "Sono perfettamente d'accordo con quanto ha espresso lei. Purtroppo il discorso
è che fino al momento il controllo stesso dell'autore è avvenuto ex post ossia solo
dopo che l'opera era stata rilasciata già protetta. Ci sono infatti due o tre casi di Cd
che sono stati rilasciati inizialmente protetti e dopo l'autore ha giustamente chiesto
che venissero rilasciati anche in versione non protetta. Con un discorso ex post ci
sono diverse associazioni dei consumatori che adesso si stanno muovendo.
Sicuramente il fatto che ci si debba muovere per vedere riconosciuto un diritto che
sanno benissimo sia i produttori sia le aziende produttrice di software di protezione,
mi sembra un po' assurdo, comunque il quadro che ha delineato lei è sicuramente
perfetto.
Ziccardi: "Tra l'altro volevo aggiungere una cosa. Questo deficit culturale che c'è
realmente nei consumatori è stato fortunatamente un po' ovviato in questo ultimo
anno proprio dalle associazioni a tutela dei consumatori tanto che le cause che sono in
corso negli Stati Uniti per questa mancanza di indicazioni su Cd, come lei sa, sono
state fatte sopratutto ad opera delle associazioni dei consumatori, non c'è ancora un
caso di un consumatore singolo, in quanto c'è una grande differenza del potere
contrattuale che possono vantare. So per certo che anche in Europa che sono le
associazioni dei consumatori che si stanno muovendo per cercare quanto meno di
rendere chiarezza sul prodotto che vendono. Se il prodotto che viene venduto non è
più un Cd, perché delle caratteristiche del Cd gli é rimasto solo il nome, ma in realtà é
un prodotto diverso che anche come ritrovati tecnologici é totalmente differente, é
giusto che sia indicato. Mentre tutte le azioni in sede civilistica sono sopratutto a
tutela del singolo consumatore. Altro causa interessantissima è quella che invece c'è
sta al vertice tra la Philips, proprietaria dello standard Cd Audio, che sostiene che
molti dei prodotti che vengono messi sul commercio non hanno più nulla del Cd
audio e delle specifiche originarie. La lotta che sta al vertice è sullo standard che non
è più standard e alla base sui consumatori che credono di acquistare un prodotto che
invece non ha le caratteristiche richieste. Circa l'autore è vero nel momento in cui cura
ad esempio la copertina, le parole, i ringraziamenti dovrebbe anche curare la
tecnologia. E' anche vero che la prassi contrattuale separa solitamente la fase della
masterizzazione, delle tecnologie utilizzate dalla fase di creazione dell'opera. Molti
autori firmano contratti standard sull'opera in se senza alcun riferimento alla
tecnologia. E' un po' come quando l'editore pubblica il libro su pagine sottili che non
sono di gradimento dell'autore, non sono problemi nuovi per il mondo dell'editoria. Il
rapporto però é molto delicato, oggi la contrattualistica, a meno che tu non sia il
grande nome, é tutta standard, é difficile andare a contrattare, almeno che uno non lo
sappia di partenza, anche sui singoli metodi di protezione tecnologica. Cero è che
queste cause stanno sollevando il dibattito molto autori mai si sarebbero resi conto
prima di andare a trattare anche sul tipo di tecnologie di protezione usata per
determinati Cd.
Intervento Avv. Nicosia "Per esempio in Italia questo discorso, che è avvenuto già in
America, della duplicazione di copie di Cd audio non leggibile tramite computer è già
avvenuta senza segnalazione. Purtroppo le case discografiche italiane non sono in
grado di fare quello che hanno fatto negli Stati Uniti, ossia di sostituire a richiesta del
cliente la copia non protetta con quella protetta. In Italia sotto questo punto siamo
ancora più indietro, ma dall'altra parte viviamo in una sorta di monopolio. Per
esempio, se voglio ascoltare il disco di un autore che è protetto o compro il disco in
quel formato oppure non ho modo di farmelo sostituire perché non c'è la sostituzione.
Si gioca anche sporco ovviamente sulla possibilità e l'interesse che ha il consumatore
finale ad ottenere in qualunque modo un prodotto piuttosto che andare a fondo per
tutelare i propri interessi.
Dott. Baldanza: "Forse sarebbe pure da approfondire a questo punto quello che è il
ruolo dell'antitrust in questo tipo di situazione perché in effetti si viene a creare una
situazione di abuso di posizione dominante, nel senso che chi dispone della
tecnologia, mediante questo meccanismo di obbligo del consumatore di dover non
solo acquistare quel prodotto, ma per poterne fruire, necessariamente di andare ad
acquisire una tecnologia adeguata per poter utilizzare quel prodotto, potrebbe essere
uno spunto particolarmente interessante che supera la tempistica inevitabilmente
lunga e i costi di un contenzioso civile, a questo punto basta una segnalazione
all'antitrust che quindi è un po' il convitato di pietra di questo tipo di problema, in
quanto nel momento in cui viene ad essere utilizzato uno strumento per creare altre
risorse indirette esistano tutti i presupposti per una segnalazione.
Avv. Nicosia: "Io l'ho fatta. Sono talmente d'accordo che ho già provveduto. Ho
comprato il disco, ho chiesto la sostituzione,ho creato il caso, so che ci sono altri
soggetti in movimento. Mi permetto di aggiungere un'altra cosa. Oltre al discorso
dell'antitrust il problema delle misure di protezione coinvolge una altro aspetto che é
quello della protezione della privacy. Al momento in cui certi tipi di protezione mi
vanno a verificare certi requisiti del soggetto che usa quel prodotto e sfruttano quelle
informazioni tratte dal computer, si invade automaticamente, secondo me, il problema
della privacy che é un altro terreno minato. Bisognerebbe verificare quanto queste
tecnologie che vanno a tutelare il diritto d'autore in realtà non invadano e non vadano
ad intaccare il diritto alla privacy.
Fly UP