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5.2.2004 PAOLO CORSINI MOLTO REVERENDO PADRE

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5.2.2004 PAOLO CORSINI MOLTO REVERENDO PADRE
5.2.2004
PAOLO CORSINI
MOLTO REVERENDO PADRE GIULIO CITTADINI1
Premiazione per 80° compleanno
Carissimo Padre Giulio
molteplici sono le ragioni che rendono gioioso il nostro incontrarci questa sera. In primo luogo il
sentimento di viva gratitudine che l’intera città sente di dover esprimere alla Sua straordinaria e
feconda presenza: un rinnovato, corale, ringraziamento per l’impegno ecclesiale profuso negli oltre
cinquanta anni del Suo sacerdozio in Brescia, per quanto Le deve la comunità civile dentro la quale
ha riverberato la forza e la persuasione del Suo nobile magistero spirituale e religioso, un’esperienza
contrassegnata da una cifra distintiva riconducibile alla secolare tradizione lombarda, del sacerdote
come buon pastore, come pastore di anime.
Un ringraziamento, assolutamente sincero e non formale, da coloro che L’hanno incontrata
nell’operosità dei Suoi giorni, per come abbiamo potuto personalmente conoscerLa, per il Suo tratto
di uomo e di sacerdote, la Sua cultura, la Sua biografia religiosa, la Sua personale sensibilità, la Sua
mai esibita - ma sempre resa disponibile con umiltà e generosità - ricchezza di carismi personali,
dotati di singolari talenti.
La Sua biografia del resto costituisce una suggestiva testimonianza, di vita e di pensiero, degli anni
resistenziali, della difficile ricostruzione morale e materiale della città, della stagione conciliare e
postconciliare, da Lei vissuta con un’ispirazione ecumenica tanto preziosa, quanto - per i tempi rara.
E se i Suoi natali sono da assegnare alla magnifica, fiera città di Trento, esattamente 80 anni or
sono, la Sua brescianità, lasciatamelo dire con una punta dì orgoglio, ha sempre contraddistinto il
Suo operato, rendendo palesi le caratteristiche di una certa intelligenza bresciana, quale sa
esprimersi ai livelli più alti della ricerca e della conoscenza: gelosa riservatezza di vita e inflessibile
disciplina di studio, da un lato; dall’altro, vigile attenzione alle vicissitudini di ogni giorno, a tutti i
richiami che vengono dalle inquietudini e dai bisogni profondi, dalle speranze e dalle attese della
umana condizione.
La Sua presenza presso l’Oratorio filippino della Pace data infatti sin dai primi anni della Sua
giovinezza, nell’ispirazione alla sequela dell’insegnamento di padre Bevilacqua e padre Manziana,
ad alimentarsi di una spiritualità senza compromessi e cedimenti: entrato nel 1942 nel gruppo
F.U.C.I., la scelta antifascista diviene per Lei, Padre Giulio, tanto necessaria quanto naturale, sin
dalla data del 25 luglio 1943, con la militanza nella formazione delle Fiamme Verdi.
Lei, Reverendo Padre, è stato dunque partigiano prima che sacerdote, obbedendo alla propria
coscienza di uomo di fede e di cittadino: lasciata la città, entra a far parte della 76° Brigata Garibaldi
in Valle D’Aosta, vivendo lunghi giorni di fatica, di trepidazione e di sgomento, di gelo e di
speranza: con questa formazione farà ingresso nella liberata città di Ivrea il giorno 3 maggio 1945.
Il ritorno a Brescia coincide dopo qualche anno con la Sua ordinazione sacerdotale - è il 1950 naturalmente presso l’amato Oratorio della Pace: una quotidianità spesa nella formazione della
1
Testo rivisto dall’Autore.
gioventù bresciana che non Le impedisce di continuare nei Suoi prediletti studi, sino a raggiungere
il traguardo di dottore in teologia nel 1960, con una tesi dedicata alla figura del filosofo Armando
Carlini.
Educatore e docente, apprezzato insegnante presso diversi istituti scolastici cittadini, dalla Foscolo
al Gambara, sino all’Arnaldo, ove Lei ha insegnato per ben 17 anni. E non posso non ricordare
come proprio da qui originano la personale conoscenza, stima ed affetto che mi legano a Lei, da
questa comune esperienza di insegnamento presso il Liceo Arnaldo all’inizio degli anni Settanta.
La comunità bresciana deve a Lei - come ai padri filippini tutti - profonda gratitudine per una
radicata, storica presenza che ha sempre saputo coniugare - secondo lo spirito dei tempi - vita
ecclesiale, attività di formazione ed educazione, proposta culturale, esempio civile, attitudine
comunitaria, anche fuori dal mondo della scuola. L’attenzione alla persona, dunque, alla sua valenza
teologica, che rinvia evidentemente al mistero dell’incarnazione, rappresenta richiamo forte e
persuasivo ad una profonda passione per le sorti dell’uomo nella completezza e nell’integrità della
sua dimensione, mondana, terrestre e spirituale insieme.
Difficile rammentare in questa sede l’intero arco del Suo impegno pluridecennale, come Assistente
spirituale degli scout, direttore dell’Oratorio giovanile della Pace, di stretto collaboratore di Padre
Ottorino Marcolini soprattutto nelle indimenticate BIM, le Bande Irregolari Marcoliniane. E,
ancora, di Assistente della F.U.C.I. e del MEIC, il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale,
dell’Istituto Pro Famiglia, di membro della Commissione Diocesana per l’Ecumenismo, di
comunanza e collaborazione con la Cooperativa cattolico democratica di cultura, fondata unitamente ad un nutrito gruppo di giovani ansiosi di testimonianza cristiana- dal prof. Matteo
Perrini, di assistente presso il centro che riunisce le esperienze delle Cooperative “La Famiglia”.
Una presenza infaticabile, umile, di un’umiltà che - mi permetta caro Padre di utilizzare una frase
della Sua ultima opera dedicata proprio all’umiltà – ha saputo tenerci “ancorati alla terra proprio
mentre ci fa alzare gli occhi verso il cielo, ci consente di essere contemporaneamente fedeli
all’uomo e a Dio”. Una presenza che ha dato luogo altresì ad una sollecitudine mai dismessa per
valori comuni, per una disposizione di reciproco ascolto, a garanzia di progresso, di una crescita
all’insegna di esperienze positive per la nostra gioventù.
Mi piace leggere oggi la Sua cifra più autentica dunque, nella capacità di rapportarsi ai giovani,
soprattutto a quelli incontrati sui banchi di scuola, appassionatamente coinvolti nella vita
dell’Oratorio: ad essi, non a caso, ha voluto di recente dedicare nel 1996 le meditazioni raccolte nel
libro Invitati a sperare, un testo anche per me occasione di nutrimento ed intima provocazione.
Mi piace, inoltre, leggere nella speranza cristiana, ad un tempo storica e trascendente, la cifra più
autentica della Sua testimonianza teologica e pastorale. E non solamente nella Sua guida d’anime e
di spiriti per circa un trentennio, quale Preposito della Pace, o nelle Sue affollate, preziose
conferenze, ma pure con le pagine, sempre ispirate, vergate per le riviste “Humanitas” o “Vita
familiare”, e nelle splendide opere, sempre lucide, aperte al dialogo, alla riconciliazione ed alla
speranza, edite per i tipi della Morcelliana: nel 1985, “Credo Risorgerò”; nel 1987 “Elevato da
Terra”, cui sono seguite più recentemente “Invitati a sperare” del 1996, “La tenda e i paletti.
Annotazioni e ipotesi sul tempo” nell’anno 2000.
Ricordo di aver immediatamente meditato con grande interesse ed attenzione quell’opera – da Lei
donatami - edita in occasione dei suo cinquant’anni di sacerdozio, opera che racchiude i temi e le
interrogazioni che attendono il nostro futuro di credenti in un mondo in rapido sommovimento, in
cui i cristiani, come Lei ci insegna, possono e debbono costituire l’anima della società,
condividendo appieno la necessità di elargire spazio alla memoria ed al senso del futuro, riflettendo
intorno a quello che Lei opportunamente definisce “il profilo inquieto della fede cristiana”.
Così come ho a lungo meditato intorno alle pagine di questa ultima fatica, “Sull’umiltà” – l’umiltà
francescanamente humile et preziosa - ai suoi richiami a ripensare l’umiltà di Cristo, contro
l’esibizione, la ricerca ostentata di protagonismo, il vacuo apparire, umiltà vera che Lei ci insegna,
“è tutt’altro che debolezza , passività, inconsistenza. E’ una virtù che ha una forza nascosta ma
reale, che si evidenzia, ad esempio, quando contribuisce a liberare la suprema virtù dell’amorecarità dai timori che ne frenano l’azione, timori di non riuscire, di fallire e di esporsi”.
Accade pure nel brano di Luca in cui si narra della scelta dei primi posti nei banchetti, severo
monito a scegliere gli ultimi scranni come rivoluzionaria, “scandalosa”, pubblica presa di posizione,
contro la smania ossessiva dell’autoaffermazione e del carrierismo, nella frequentazione gioiosa –
come suggeriva San Filippo Neri – della virtù dell’umiltà. Pagine che Lei, caro Padre, ci offre per
consentire il ravvivarsi del nostro orgoglio virtuoso, per ripensare alla profondità e dall’altezza della
paradossale gloria crucis, della gioia di una virtù che ci è soccorrevole e ci sostiene nel nostro
slancio e nei nostri propositi; la letizia di una virtù che, come l’ultima pagina dell’opera ci
rammenta nel compendiare felicemente il significato dell’umiltà, “è già premio a se stessa”.
Oggi la città festeggia i Suoi primi, straordinari ottant’anni: sono certo che Lei, Reverendo Padre,
gradirà le mie felicitazioni più vive, quelle del Signor Vice Sindaco, dell’Amministrazione
municipale e dell’intera cittadinanza, per il ragguardevole traguardo raggiunto, felicitazioni non
disgiunte dall’auspicio che le sue qualità - umane e sacerdotali, pastorali e culturali - continueranno
a fecondare di linfa preziosa ancora per molti anni la vita della Chiesa della Pace e del suo Oratorio,
nonché quella dell’intera comunità cittadina, continuando a ricercare l’obiettivo condiviso e insieme
perseguito, il bene comune.
Caro padre e caro pastore, voglia gradire, dunque, un saluto insieme affettuoso e riconoscente, un
saluto che intende esplicitare la profondità di un sentimento che appartiene parimenti a tutti gli
uomini e a tutte le donne di buona volontà del popolo bresciano.
Auguri e ad multos annos!
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