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MORIRE….. Potrei morire dopo tanta bellezza, camminando

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MORIRE….. Potrei morire dopo tanta bellezza, camminando
MORIRE…..
Potrei morire dopo tanta bellezza, camminando silenzioso, sconfitto sulla cresta di un
baratro.
Ciò che vedono ed hanno visto, desiderato e compiuto.
Ma nelle tante morti, mi sia concessa non una poesia, ma un grido.
Cercavo solo simmetrie uguali in ‘segmenti’ e ‘perpendicolari’di verità universali,
che compongo sulla carta, attraverso l’apparente nulla delle parole.
Muto di nuovo osservo, tutto potrebbe essere lì davanti a noi nel minuscolo evento
della vita, divenuta visione in una spirale che ho ammirato in una primavera di
migliaia di anni fa’.
Ora seduto, immobile, non so più cosa sia questo segmento che attraversa il Viaggio
in questo universo, che qualcuno chiama tempo.
Il sole mi accarezza il viso, i ricordi scaldano lo spirito.
Questa natura il nostro Dio la esalta e la suscita, con i suoi movimenti regolari quando si avvicina, e la fa diminuire e
estinguere quando si allontana: per meglio dire , la vivifica continuamente con il suo movimento e con l’infusione del suo
spirito vitale, mentre il suo allontanarsi e il suo volgersi altrove è causa di distruzione per gli esseri corruttibili …..
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Il mondo intelligibile forma un’unità assoluta che preesiste da sempre a ogni essere e che, nella sua unità , abbraccia
insieme ogni cosa. In che modo? Nel suo insieme l’universo non è forse un essere vivente, ripieno nella sua totalità di
anima e di intelligenza, perfetto per la perfezione delle sue parti?
(Giuliano l’apostata, A Helios re)
Così questa terra assomiglia a un grande animale, o piuttosto a un essere inanimato, inala un respiro etereo per la sua
freschezza , giornaliero e vitale fermento, e traspira ancora con grandi esalazioni. E in accordo con la condizione di tutti
gli altri organismi viventi dovrebbe avere i suoi periodi di giovinezza iniziale, vecchiaia e morte…….
Questo spirito forse è il corpo di luce; 1) perché entrambi hanno un prestigioso principio attivo, entrambi sono lavoratori
perpetui; 2) perché tutte le cose possono essere costrette ad emettere luce tramite il calore; 3) la stessa causa (calore)
bandisce anche il principio vitale; 4) questo è concorde con l’infinita saggezza di non moltiplicare le cause senza necessità
5) nessun calore è così piacevole e irraggiante come i soli. Nessuna sostanza così indifferentemente, sottilmente, e
velocemente pervade tutte le cose come la luce e nessuno spirito cerca i corpi così acutamente e velocemente come lo spirito
vitale.
(Isac Newton)
Spesso coloro che hanno sfiorato ‘verità’ popolano mondi invisibili. Mi sussurrano
un frammento di eternità a loro spesso negata al sole di una vita breve, come il
sorgere e morire di una stagione.
Mi scrutano silenziosi mentre cerco di porre in essere una immagine reale di un
significato: una probabile dimensione, non realtà acerrima nemica della verità.
Cerco frammenti scavando come un primitivo nella caverna dei ricordi.
Poi, come un archeologo li elevo alla realtà di una vita eterna ed infinita da dove
provengono prima di cadere nella prigione della materia riflessa nel divenire di tante
anime prigioniere che sembrano ascoltare ma non udire, leggere ma non capire,
parlare ma non spiegare.
Che il rogo, limite terreno del divenire, non mi uccida ancora una volta.
Non bisogna dunque cercare, se estra il cielo sia loco, vacuo o tempo; perché uno è il loco generale, uno il spacio immenso
che chiamar possiamo liberamente vacuo; in cui sono innumerabili ed infiniti globi, come vi è questo in cui vivemo e
vegetamo noi. Cotal spacio lo diciamo infinito, perché non è raggione, convenienza possibilità senso o natura che debba
finirlo: in esso sono infiniti mondi simili a questo, e non differenti da questo; perché non è raggione né difetto di facultà
naturale, dico tanto potenza passiva quanto attiva per la quale, come in questo spacio circa noi ne sono, medisimamente
non ne sieno in tutto l’altro spacio che di natura non e’ differente ed altro da questo.
(G. Bruno, De l’infinito, universo e mondi)
C’è tuttavia qualcosa di molto fuorviante nell’immagine delle stelle come una collezione di entità separate, perse, ognuna
per conto suo , nelle profondità infinite dello spazio. Nonostante le abissali distanze che le separano, un individuo-stella è
una cosa altrettanto inusuale nel nostro universo quanto lo può essere un individuo-albero…..
Le stelle non vivono per sempre, nascono e muoiono……E le galassie sono la forma primaria di organizzazione della
materia del nostro mondo…….La durata della vita di una stella decresce al crescere della massa in modo quasi
altrettanto rapido : varia con l’inverso del quadrato della massa….Con l’esplosione, la stella restituisce anche la maggior
parte della sua massa al mezzo interstellare…..In fine, sono proprio queste stelle massicce che diventeranno buchi
neri……La sostanza della velocità di rotazione delle stelle di un disco di una galassia a spirale è una delle scoperte
scientifiche più straordinarie degli ultimi 50 anni…..Tipicamente, qualcosa come l’80 o il 90 per cento della materia di
una galassia si trova diffusa al di là del disco e non si presenta sotto forma di stelle e gas visibili . …..
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La materia oscura come viene chiamata, potrebbe essere costituita da antiche stelle ormai consumate, o da buchi neri, o da
polvere molto fredda, o da qualche combinazione di tutti questi ingredienti……Per riuscire a vedere i processi chimici del
mezzo interstellare come l’analogo dei processi che avvengono nella nostra atmosfera, bisogna pensare a diecimila anni come
se fosse un secondo……Più precisamente è meglio vedere il mezzo interstellare non solo come l’atmosfera del disco della
galassia a spirale, ma come la sua atmosfera, il suo oceano, le sue calotte polari, tutto mescolato insieme. Infatti, come
l’acqua sul nostro pianeta, il mezzo interstellare consiste di nubi di materia presente in fasi diverse, fasi analoghe al
ghiaccio, all’acqua, al vapore …..Una galassia è dunque un sistema in cui i processi di formazione delle stelle hanno luogo
di continuo: fanno parte integrante di un ciclo di energia e di materia apparentemente stabile….
In realtà è molto vicina ad un ecosistema.
(L. Smolin, La vita del cosmo)
Io dico l’universo – tutto infinito – perché non ha margine, termino, né superficie: dico l’universo non essere totalmente
infinito, perché ciascuna parte che di quello possiamo prendere, è finita, e de mondi innumerabili che contiene, ciascuno è
finito. Io dico Dio – tutto infinito – perché da se esclude ogni termine ed ogni suo attributo è uno ed infinito; e dico Dio –
totalmente infinito – perché tutto lui è in tutto il mondo , ed in ciascuna sua parte infinitamente e totalmente: al contrario
dell’infinità de l’universo, la quale è totalmente in tutto, e non in queste parti (se pur, riferendosi all’infinito, possono esser
chiamate parti ) che noi possiamo comprendere in quello.
( G. Bruno, De l’infinito , universo e mondi)
Ma, per non indugiare oltre sullo stesso argomento , come sappiamo, Helios, determinando il solstizio d’inverno e quello
d’estate, è il padre delle stagioni e, poiché non abbandona mai i poli, è l’Oceano, signore di una duplice sostanza.
Saremo forse ancora oscuri nelle nostre parole, visto che anche Omero disse prima di noi: “L’Oceano che diede origine a
tutte le cose ….”.
(Giuliano l’apostata, A Helios re)
…..E dall’Oceano dove sono nato viaggio per ritornarvi.
Ora nella sua quiete ciò che più mi preme è dar vita e forma a questo scritto nella
disordinata apparenza che accompagna il normale vivere.
Questi Viaggi iniziati e non portati mai a termine, Viaggi senza ritorni sospesi in una
oscura geografia, dove, pur toccando tutte le cime è come se mi trovassi sempre ai
piedi della vetta.
Forse perché la vetta sono io.
IO, quella scura montagna fatta di roccia e ghiaccio, liscia e difficile, ricolma di
strapiombi, piena di insidie, dove il tempo non è mai certo e sempre pronto per
qualsiasi cambiamento.
Illudendolo di una possibile conquista.
Solenne nel silenzio scruto infinito e consistenza, composta di milioni di anni di
storia geologica stratificata e ammassata per il piacere di chi poi, venne e fuggì.
MI FORMAI con il terremoto delle sensazioni, con il vulcano del pensiero dilagante,
mi elevai per la collisione, per l’impatto.
DIVENNI, poi, quello che difficilmente mi sento, quello che per mia indole non
appare e non vuole apparire, MA E’!
E’ per la sua consistenza, celato dalla durezza della natura, dalla imprevedibilità degli
eventi, dalla difficoltà del cammino.
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Quello che appare è diverso da ciò che vede, sospeso nel vuoto del respiro che bracca
ossigeno là dove tutto è rarefatto.
Cerca con gli occhi del sapere una nuova vetta da conquistare.
QUALE CONQUISTA, posso dire di aver compiuto oggi. Quale uomo, pensa,
pensa solo di aver sfidato la sorte, sperando che fosse bastato il gesto.
QUELLL’UOMO che vedo, immagine di un ‘super-uomo’ forse è la proiezione di
me stesso quando ancora non sapevo camminare.
Quando ancora dovevo imparare a camminare salivo sulle montagne, pensando che
quello fosse un gesto liberatorio di conquista. Un gesto che mi porta a ciò che ero.
Ma in realtà, stavo solo imparando a camminare.
Ora che le gambe mi dolgono, e sono passati anni da quella primordiale volontà di
potenza, virtualmente avrei dovuto imparare tante cose, ma sono fermo
nell’apparente immobilità.
ORA LA PARALASI, mi avvolge il corpo, mi sento duro come un masso. Mi guardo
fanciullo quando decenni addietro reclamavo a viva voce la morte di quegli DEI che
tanto cercavo.
ORA, avverto la familiarità con tutti gli elementi circostanti, cerco una verità che
passi attraverso il presunto sapere.
Una verità difficile da trovare, difficile da scorgere con queste poche parole, con
questi pensieri, con questi numeri. Una verità che va oltre i numeri così che non la
possano contenere e contare.
Nella geografia di questa metafisica di ultimo millennio penso che quella volontà di
potenza che ci appartiene da sempre, abbia mutato le proprie caratteristiche, da
viandanti che eravamo, siamo divenuti l’oggetto preferito della nostra osservazione.
Percepisco, nell’apparente immobilismo una lingua impercettibile ai più, che mi
proviene da una infinita gamma di segnali e linguaggi sconosciuti.
Cerco sempre quel GRAAL che porta alla luce, pur attraversando l’inferno
dell’oscurità. Di quella oscurità primordiale che creò il tutto attorno a noi. Quella
oscurità che risiede ai primordi, dove solo poter dimostrarne l’esistenza mi pare cosa
impossibile.
IMMOBILE, di fronte al quesito, mi sento di nuovo nell’assenza del principio.
Non mi pongo con le membra d’innanzi alla fonte della vita, ma vado oltre questo
concetto e cerco l’essenza prima.
IL VIANDANTE, lo vedo fermo nel gesto di potenza, non scorge la montagna, non
guarda il cielo, non respira l’aria.
E’ solo convinto di tutto questo, e della vita che pensa di annusare.
E’ sempre immobile nel suo gesto secolare.
IO, questo nulla di roccia e pietra e abissi, IO mi sento eterno ed indefinito particelle
di infinito.
Ho provato l’ebbrezza del disastro, quando ancora risiedevo nella quiete del mare.
Da lì venivo e forse lì tornerò.
Montagne che camminano, ghiaccio che si spacca, uomini che aspettano di nascere,
nubi fosche che passano e tornano in un ciclo infinito.
TUTTO PROVO, dal vortice alla immobilità apparente degli elementi.
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Adesso osservo gli altri con distacco, di chi sa, ma è ancora incerto sui perché.
Non sazio delle vittorie, appaio loro come lo sconfitto. Come il conquistato, come
l’inutile trampolino della loro ascesa. Come il tributo della loro momentanea
ubriacatura.
Sono di nuovo io l’agnello sacrificato in nome di una delle tante religioni.
Riposto e ripiegato su me stesso nell’illusoria sconfitta, la quale mi deve concedere di
vivere quel che basta per vedere la verità.
Quella verità cercata, appena annusata, che pensiamo di tracciare con oscure formule
su grandi lavagne.
Quel cercare DIO attraverso quei numeri mi ha condotto a delle inevitabili
contraddizioni lungo la strada del sapere.
Coincidenze divenute numeri per la corsa alla verità si intrecciano su binari al di fuori
della volontà.
Verità scorte ed annusate per un attimo, con il buio del poi, col pretesto del domani,
mi hanno condotto nel CAOS di un momentaneo BUCO DI MATERIA .
Vuoto di pensieri, occhi, passioni e desideri, vuoti di memoria in turbini di immagini,
freddi improvvisi che gelano le forze.
Letarghi di stagione, ci scopriamo ancora animali con istinti e dolori repressi, solo
quando l’occhio inizia a lacrimare per suo conto.
ALL’IMPROVVISO, tutto il sapere si dissolve, al suo posto il nulla della percezione
prima e eterna.
Il nulla delle immagini immagazzinate tutto il giorno.
Il nulla di quei volti, di quelle maschere, di quelle facce che sembrano dirti la stessa
cosa.
Diventi, poi, ciò che gli altri immaginano scorgere, specchio del proprio IO nascosto:
percepiscono il subcosciente illuminarsi di nefandezze nuove.
Specchio d’acqua dove qualcuno si disseta per la verità a tutti nascosta, ma dove altri
lavano i propri panni ricolmi di letame.
IMMONDIZIA, per la quale ogni giorno infangano strade, pensieri e volontà.
Quella immondizia che ci piegherà col dolore di una lancia alle spalle facendoci
ruotare gli occhi al cielo come pazzi colpiti da una nuova malattia.
Cerco quella luce che è dentro di noi e sembra alle volte risucchiata fuori.
Sono io in realtà quel vortice di materia finita, oppure la sua diretta conseguenza.
Così ora passeggio per questo deserto che la coerenza mi ha fatto costruire, l’unica
costruzione che sembra essermi familiare: un buco nero di antimateria che sembra
pronto per la creazione di altro e più.
PER QUESTO DESERTO ho scorto una nuova e più assoluta verità, che i viandanti
sono,…. sguardi chini e spalle curve, sul mio sentiero.
LE NUVOLE, li avvolgono. Le nuvole del mio risentimento.
Che la NEVE li seppellisca. La neve della purezza violata.
Che IL GHIACCIO li disarmi. Il ghiaccio dei sentimenti esposti alla vento
dell’ignoranza.
Quando il mare era calmo e limpido esplodevo di sentimenti, ricordi, emozioni.
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Ora che ho scoperto il segreto della vita e mi sono elevato fino a queste vette, il
ghiaccio mi accompagna nelle divagazioni.
I VENTI, lo induriscono e gli conferiscono spessore.
Mi guardo incredulo le pendici, vedo sgorgare FIUMI del sapere che si sono originati
dalla prima scintilla di ghiaccio, che ora sembra di nuovo arretrare per vostra
ingordigia.
Quel primo pensiero, quella prima bufera, quella neve, quel freddo, quel ghiaccio poi,
tutto fa parte di questa ultima e immacolata deriva che è l’ULTIMO PENSIERO o
forse IL PRIMO, da naufraghi in questa civiltà di macchine pensanti.
Qui ora, tutto sembra avere due volti. Tutto sembra eterno ed immutato, e tutto
cambia con la velocità del vento.
Certo colui che aspira ad una presunta vetta e solo quella, perde la cognizione del sé e
del poi, del dove e del quando, barcolla dinnanzi ad eventi più grandi di lui.
Mentre noi perdiamo il nostro essere, egli trova il suo, in questa sfinimento sembra
volere o desiderare una fine, qualsiasi essa sia.
Noi esposti a mostrare la natura delle cose, egli proteso a sconfiggere ciò che è
eterno.
COSA E’ LA MONTAGNA SE NON UN ETERNO DIVENIRE delle cose. Cosa
sono quelle vette innevate e spoglie come deserti se non il lento mutare attraverso gli
elementi del mondo.
Da quassù sogno quando ero fanciullo e scherzavo sulle limpide acque che mi
riportavano ad una pace eterna.
Nulla si era creato, nulla si era sviluppato, tutto doveva divenire anche ciò che di più
mostruoso potevamo immaginare.
Mostruosi giganti partorimmo senza la nostra volontà, fu un turbinio di errori nel
concetto di vita, ERANO LA VITA.
Anche adesso posso dire di assistere alla vita attraverso l’occhio di questi nuovi
mostri, mezzi uomini e mezze macchine. Questi mostri che ingombrano la vita con
inutili richiami, con inutili suoni che mi inorridiscono in queste giornate composte di
stagioni differenti.
Sto aspettando anche questa fine. Quest’ultimo respiro di vita che ci regala colori e
visioni nuove.
Cosa ci riserva questo grande futuro galoppante: tinte unite e temperature estreme,
non concerti di suoni e colori, ma bensì sfumature di singole tonalità.
MONOCROMATICI avvenimenti di fine millennio e inizio nuovo.
UGUAGLIANZE biologiche e combinazioni genetiche per pellegrini che si
imbatteranno per questi sentieri: nuovi super uomini che avranno lo zaino appesantito
della loro volontà di potenza.
Potenza di tutto e su tutto, si accorgeranno poi che i piedi malfermi poggiano sul
nulla di ciò che è rimasto dopo il loro ultimo pasto da dinosauri.
(Giuliano Lazzari, Il Viaggio, Ed. Uniservice)
(il testo completo dell’opera, rivista ed ampliata, è visionabile presso:
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http://giulianolazzari.myblog.it e http://pietroautier.myblog.it e
www.giulianolazzari.com)
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