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Quanta certezza abbia da` suoi principii la musica ed in qual pregio

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Quanta certezza abbia da` suoi principii la musica ed in qual pregio
Agostino Steffani
Quanta certezza abbia da’ suoi principii la musica
ed in qual pregio fosse perciò presso gli antichi
a cura di Michele Geremia
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Risposta di don Agostino Steffani, abbate di Lepsing,1 protonotario della
santa sede apostolica,2 ad una lettera del signor marchese A.G.3 in difesa d’una
proposizione sostenuta da lui in una assemblea.
Hannovera,4 settembre 1694
Amico e signore mio riveritissimo,
ella mi domanda poco e mi chiede molto; mi domanda poco, perché poco ci
vuole a provar che la musica sia veramente scienza e che negl’antichissimi secoli
si conoscesse meglio che in ora la di lei forza e se ne facesse perciò maggior caso,
che sono, se non m’inganno, gl’articoli della proposizione sostenuta da lei; mi
chiede molto, perché è forza che quelli che gli contrastano quest’evidentissime
verità non solo non sappiano che cosa sia scienza o arte, particolarmente nel
senso in cui si prendevano questi due termini nella loro disputa, ma che non
abbino alcuna cognizione delle storie, né sacre né profane; onde per persuadere
e convincere gente simile della falsità delle opinioni loro, è necessario che nulla
resti a dire su la materia di cui si tratta.
Non posso però negargli questa sodisfazione, poich’ella la chiede, e tanto più
che mi ci ha impegnato coll’aver preteso che la mia autorità dasse peso alle sue
ragioni.
Per proceder dunque alla prova della di lei proposizione è necessario in
primo luogo veder che cosa sia scienza e considerar se la definizione di essa
convenga alla musica; poi bisogna numerare le differenti divisioni delle scienze
e veder in qual numero di esse la musica si ritrovi; consulteremo poi le storie e
vederemo se si trovino in esse prove assai autorevoli per dimostrar che l’antichità
ha perfettamente conosciuta la forza di questa scienza e che se n’è servita, come
1
Lepsing: Löpsingen, piccola parrocchia situata nella contea Oettingen Wallerstein a nord di Augusta,
in Baviera, di cui Steffani divenne abate nel 1682; Colin Timms, Polymath of the Baroque. Agostino Steffani
and his music, Oxford, Oxford University Press, 2003, p. 26; le note dell’autore si distinguono da quelle del
curatore per le integrazioni fra quadre e per la mancanza del richiamo in corsivo.
2
protonotario... apostolica: per protonotario apostolico s’intende sia un particolare prelato della curia
romana, sia il titolare di una carica onorifica papale, cui spetta il titolo di illustrissimo e reverendissimo
monsignore; i protonotari apostolici effettivi sono i sette notai dei papi e del soglio pontificio; insieme
costituiscono un collegio sotto la presidenza del decano; il loro compito è quello di redigere gli atti più
importanti e i documenti che annunciano i dogmi, le canonizzazioni, le incoronazioni, le intronazioni
e i decessi dei papi; per di più sovrintendono alla regolare chiusura e apertura del conclave e seguono il
protocollo dei concistori.
3
marchese A.G.: forse Angelo Gabrielli; cfr. qui a pp. 75-76.
4
Hannovera: ovviamente Hannover, dove Steffani risiedeva dal 1688.
7
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anche in quale stima fosse nelle corti e nelle scuole; e poi lasceremo libero il
giudizio a chi vorrà far la comparazione dei tempi su quest’ultimo punto.
Secondo Aristotele la scienza è «cognitio rei per causam, propter quam ita
res est, ut non possit aliter se habere».5 Io non perderò di vista questa mirabile
definizione; ma è un poco troppo presto per provare ch’ella convenga alla
musica. Vediamo prima le divisioni delle scienze. Divide il medesimo Aristotele
la scienza:
1. in attuale e abituale;
2. in prattica e speculativa;
3. in totale e parziale.6
La scienza attuale è una dimostrazione della totale; per meglio spiegarla è un
scientifico o necessario consentimento della conclusione, a cui si perviene per via
della ragione.
La scienza abituale è l’abito che s’acquista nell’intelletto per via di frequenti
dimostrazioni.
La scienza prattica è quella che va al suo oggetto per via d’operazioni o per
mezzi prattici.
La scienza speculativa è quella che si ferma sempre nella speculazione di sé
medesima.
La totale è quella che si crea di tutti gli atti di tutta la scienza.
La parziale finalmente è una parte di tutta la scienza, la quale avendo unione
con le altre parti, ha nondimeno qualche cosa che la rende differente da esse.
Queste divisioni però non bastano per la chiarezza di ciò che s’ha da dire. È
necessario dunque dividere la scienza in separata, subalternante e subalternata.
La scienza separata è quella che non riguarda alcun’altra scienza, né superiore
né inferiore; la subalternante è quella che, non essendo subordinata ad altre, ha
però altre scienze che sono subalterne a lei.7
5
[Aristoteles (Stagira 384 - Calcide 322 a.C.), Analytica] posteriora, libro 1, capitolo 2, textus 5;
[nell’edizione degli opera omnia di Aristotele commentata da Averroè (Aristotelis omnia quae extant opera,
Venezia, Giunti, 1573-1576) la cit. non corrisponde fedelmente: «Cum causam existimamus cognoscere,
propter quam res est, quod illius causa est et non contingere hoc aliter se habere»].
6
[Aristoteles], Ethicorum libri, [libro] 7, capitolo 3; [dei quattro scritti sull’etica tramandati col nome
di Aristotele (Etica nicomachea, Etica eudemia, Grande etica, De virtutibus et vitiis, quest’ultima spuria) soltanto
l’Etica nicomachea e l’Etica eudemia giungono al libro 7; la classificazione riportata da Steffani non è presente
in nessuna delle due etiche; nella prima si parla della mancanza di autocontrollo, mentre nella seconda
si parla di amicizia, amore di sé; Aristotele divide la scienza in teoretica, pratica e poietica; la divisione
indicata da Steffani appartiene al pensiero teologico medievale].
7
scienza... lei: Aristoteles, Analytica posteriora, libro 1, capitolo 2; il concetto di scienza separata e
8
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Per far questa subalternazione si ricercano tre condizioni; la prima che la
scienza subalterna abbia per oggetto cosa che sia comune anche alla subalternante;
la seconda che fra gli oggetti della subalternante e della subalterna non sia che
una differenza accidentale; e la terza, che è la più importante e considerabile, che
li principii della subalterna siano presi da quelli della subalternante.
Ora prima di passar più oltre, domandi un poco ai suoi avversari che cosa sia
quella che piace o che non piace nella musica che si ode. Da che nasca il diletto che
risulta a loro nel sentire un buon concerto? Gli risponderanno forse dall’armonia;
ma che cos’è quest’armonia? Donde viene? E per qual forza arriva non solo ai
loro sensi ma penetra sin all’animo? Non v’ha dubbio che tutte le scienze sono
ordinate a qualche fine; la dialettica (per esempio) a discernere il vero dal falso.8
La fisica a investigar le cause dei principii naturali. La optica ad approssimar la
virtù visiva agli oggetti lontani; e così delle altre, di cui sarebbe troppo lunga e
noiosa la numerazione. La musica dunque è ordinata a muovere, a correggere,
a cangiare, a sedare le passioni dell’animo; ma per qual forza? Oh questo è il
punto! Per forza dell’armonia. Ora, come senza intervallo non è armonia e non
è intervallo senza suono, vediamo primieramente ciò che sia suono e come il
musico lo consideri.
Aristotele definisce il suono «motio eius quod eo motu moveri potest, quo
ea, quae a corporibus percussis resiliunt, moventur».9 Ma questa definizione,
ancor che ottima, è però rigettata dal musico, come anche quella di Boezio10 che
«sonus est percussio aeris indissoluta usque ad aures»,11 perché sono definizioni
di cosa naturale in universale. Ora il musico non considera il suono così, ma come
principio di consonanza o d’ogn’altro intervallo musicale; onde la vera e buona
definizione del suono musico è: «Sonus est vocis casus, cantui aptus in unam
tensionem»;12 si dice cadimento di voce, perché quando nasce il suono, si sente
subalterna ritorna frequentemente nel pensiero teologico degli autori medievali, fra cui Tommaso
d’Aquino.
8
dialettica… falso: derivata dal greco dià legein “parlare attraverso”, sottintendendo techne “arte” del
dialogare, la dialettica divenne lo strumento filosofico usato dai neoplatonici, i quali la consideravano
dotata di una valenza negativa, nel senso che permette di risalire a Dio e alla verità unicamente tramite
la consapevolezza del suo contrario, cioè del falso; Plotino ad esempio paragona la verità alla luce, la
quale non è un oggetto ma si mostra solo in quanto rende visibili gli oggetti; come essa risulta visibile dal
contrasto con l’ombra, così l’uno è intuibile solo tramite il contrasto dialettico col molteplice.
9
[Aristoteles], De anima, libro 2, [capitolo 8], textus 65 [in realtà textus 85].
10
Boezio: Anicio Manlio Torquato Severino Boezio, filosofo, letterato, santo, nato a Roma nel 480
circa, consigliere di Teodorico che lo mise a morte a Pavia nel 526.
11
[Boethius, De institutione] musica, libro 1, capitolo 3.
12
Euclides [Alessandria d’Egitto 365 circa - 275 a.C.], Introductio harmonica, [capitolo 1]; Aristoxenus,
9
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quasi cadere dal corpo sonoro. Si dice atto al canto o alla modulazione, come
vuole Zarlino,13 per differenza del suono definito da Aristotele, che significa ogni
strepito;14 si dice in una estensione, perché il suono è nella musica quello che è
il punto nella geometria, l’unità nell’aritmetica, cioè principio d’ogni intervallo;
onde se il suono muta estensione, immediatamente genera l’intervallo.
Ora che abbiamo veduto che sia suono, consideriamo che cosa sia intervallo.
«Intervallum» dice Aristosseno «est quod duobus sonis non eandem tensionem
habentibus finitur».15 È l’intervallo quello spazio che è tra un suono grave e uno
acuto, o sia la differenza che è tra l’uno e l’altro suono;16 come dunque qualsivoglia
spazio finito da due suoni, o qualsiasi differenza fra un suono grave e uno acuto,
costituiscono l’intervallo, è per sé chiaro che infiniti sono gl’intervalli, fra’ quali
moltissimi, come inabili a formar armonia, non sono considerati dal musico che
per accidente e per saperli sfuggire; quelli ch’egli considera dunque, li considera
come più grandi o più piccoli gl’uni degl’altri, o come eguali;17 poi li considera
come consoni o dissoni. Per le altre forme, nelle quali si considerano, non sono
necessarie qui, perché invece d’una apologia, faressimo un volume d’istituzioni
di questa scienza.
Ora se mi si dirà che basti il senso a discernere gl’intervalli atti e non atti
all’armonia, chiamati in termine musico concinni e inconcinni,18 forse lo
concederò; ma rigettati col solo aiuto del senso gl’inconcinni, chi mi negherà
che ci voglia qualche cosa di più per poter considerar li concinni, se siano grandi,
piccoli, eguali, consoni, dissoni eccetera? Perché nulla v’è di più vero che ciò
che dice Aristosseno: «Musicum tantum, ab illo qui naturali aptitudine exercetur,
distinctum esse eo quod intervallo utatur et alio vocis motu»;19 e quando egli
considera questa differenza, non intende dire che chi naturalmente canta non
Harmonica elementa, libro 1, [paragrafo 10; l’autore, famoso teorico musicale, nacque a Taranto alla fine
del VI secolo a.C.]; Gaudentius, Harmonica introductio, [capitolo 1; l’autore, vescovo di Brescia e santo,
morì nel 410].
13
Zarlino: teorico musicale, compositore, sacerdote e maestro di cappella in San Marco, nato
a Chioggia nel 1517 e morto a Venezia nel 1590; pubblica fra l’altro Dimostrazioni armoniche nelle quali
realmente si trattano le cose della musica e si risolvono molti dubii d’importanza, opera molto necessaria a tutti quelli che
desiderano di far buon profitto in questa nobile scienza, Venezia, Francesco de Franceschi, 1571.
14
[Gioseffo Zarlino, Dimostrazioni armoniche, cit.], volume 2, ragionamento 1, [definizione 1].
15
[Aristoxenus], Harmonica elementa, libro 1, [paragrafo 15].
16
Gaudentius, Harmonica introductio, [capitolo 3]; Bacchii Senioris, Introductio artis musicae, [paragrafo
6; l’autore, scrittore e musico greco, visse probabilmente nel II secolo; l’Introductio artis musicae, con
traduzione latina, uscì ad Amsterdam, apud Ludovicum Elzevirium, nel 1652].
17
Aristoxenus, ibidem, [Harmonica elementa, capitolo 1, paragrafo 16].
18
concinni e inconcinni: armoniosi e disarmonici.
19
[Aristoxenus], Harmonica elementa, libro 1, [paragrafo 20].
10
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si serva d’intervalli, perché ben sa che basta che la voce si muova per formar
l’intervallo; ma la sua differenza è posta fra quelli che si servono degl’intervalli
per naturale attitudine e quelli che ne usano con ragione; e ben lo spiega poi
nel secondo libro de’ sopracitati Elementi armonici, dove dice che a due cose
spetta il giudizio degl’intervalli, all’udito e all’intelletto; l’udito giudica della loro
grandezza; e l’intelletto contempla la loro forza.20 Ora chi non sa ch’è necessario,
perché l’intelletto possa contemplar questa forza degl’intervalli, conoscere donde
nascano, che effetto facciano e da qual causa abbia origine quell’effetto; abbia
ella memoria di ciò, perché ci tornerò ben presto. È necessario prima veder da
che nasca l’armonia che penetra tanto negl’animi senza che ne sappiamo la causa
e senza che la cognizione di questa causa sia necessaria all’animo che si cerca di
muovere.
Che cosa sia intervallo grande, piccolo o eguale, non ha bisogno d’esser
spiegato.
Intervallo consono e dissono altro non suona che consonanza e dissonanza.
La consonanza è una distanza di due suoni, grave e acuto, che soavemente e
uniformemente perviene all’udito.
La dissonanza è distanza parimenti di due suoni, ma che ferisce duramente
l’udito che la riceve senza alcun piacere, semplicemente parlando, dico
semplicemente parlando perché, non essendo le dissonanze men necessarie che
le consonanze alla commozione delle passioni, viene la scientifica distribuzione
degl’intervalli a renderle grate all’udito, ancorché di lor natura non lo siano.21
È l’armonia dunque quel concento che nasce da almeno due consonanze unite
insieme. Zarlino aggiunge a questa definizione «con armonica proporzionalità»;22
il che è verissimo, ma non è necessario al fine di ciò che ho da dire in questa
lettera, come ho notato sopra, parlando delle diverse specie degl’intervalli.
Ora è tempo di considerare da che nasca questa differenza de’ suoni gravi
e acuti, che formano l’intervallo, e donde abbia origine questo consonare o
20 Aristoxenus, Harmonica elementa, libro 2, [paragrafo 33]: «Ad duo refertur ista tractatio, ad
auditum et ad intellectum. Auditu enim intervallorum magnitudines iudicamus; intellectu vero horum
contemplamur potestates».
21
[Pierre] Gassend, [Animadversiones] in decimum librum Diogenis Laertii [1 De physiologia Epicuri seu
philosophiae pars physica, Lugduni, apud Guillelmum Barbier, 1649], p. 283: «Notum proinde artificium quo
musici solent inserire cantui dissonantiam, quam perfecta statim consonantia excipiat, nempe hac ratione
auribus medentur, eademque ex causa gratiam harmoniae conciliant, ex qua post morbum sanitas est, et
post tempestatem tranquillitas gratior»; [l’autore (Champtercier 1592 - Parigi 1655) abate, matematico,
filosofo, astronomo e corrispondente di Galileo, era dottore in teologia, docente di filosofia e studioso
di Epicuro].
22
[Gioseffo Zarlino, Dimostrationi armoniche, cit.], volume 2, ragionamento 2, definizione 4.
11
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dissonar degl’intervalli, da’ quali, posti insieme poi, nasce l’armonia. Mi servirò
delle parole d’Euclide, come di quello che a mio giudizio spiega questo postulato
meglio degl’altri.
Dice egli dunque così: «Se tutte le cose si quietassero e nulla si movesse, si
farebbe sommo silenzio; se fosse sommo silenzio e nulla si movesse, nulla per
conseguenza si sentirebbe; onde se si deve sentire alcuna cosa, è necessario che
qualche percossa, qualche moto preceda ciò che si sente. Come dunque ogni
suono viene preceduto da qualche percossa, e la percossa deve necessariamente
esser preceduta da qualche moto; e poi, come de’ moti alcuni sono veloci, per
conseguenza spessi, alcuni tardi, onde rari, nasce perciò dai più veloci il suono
più acuto, dai più tardi il più grave; onde è necessario che quei suoni siano i più
acuti, che si compongono dei moti più veloci, e che i suoni più gravi nascano dai
moti più tardi. Con questa ragione dunque, se il suono sarà più acuto del dovere,
rallentando il moto donde nasce, si farà giusto e per contrario, se sarà più grave
del giusto, accelerando il moto, si ridurrà al convenevole».23 Sin qui Euclide. Non
si può dir cosa più chiara né più certa.
Come però è impossibile che tutti questi moti siano percettibili al senso
umano, è necessario, per dimostrar quest’infallibile verità, ricorrere a qualche
cosa che cada sotto di esso.
Piglisi una corda, sia di metallo o d’intestino; stendisi e poi si percuota, si
vederà tremare; e sinché dura il moto di quel tremore, la corda dà suono. Non
mi chieda qui sopra che debba stendersi questa corda, perché io non gl’ho
promesso di spiegargli le qualità de’ corpi sonori, ma di portarla semplicemente
a conchiudere che la musica è scienza.
Ha dunque assai chiaramente veduto da che nasca il suono e sa che intervallo
è lo spazio contenuto fra due suoni, uno grave e l’altro acuto; per far dunque che
questo intervallo sia consono, stenda (per esempio) un’altra corda, a misura che
percotendosi raddoppi i movimenti della prima, cioè che nel tempo che la prima
tremola cento volte, l’altra tremoli duecento, e averà la consonanza diapason,
cioè l’ottava; se poi tenderà queste corde in modo che mentre una trema cento
volte, l’altra tremi centocinquanta, averà l’intervallo diapente, cioè la quinta; e
questa differenza delle due corde nasca poi o dal peso o dalla grossezza o dalla
estensione o dalla lunghezza di esse, poco importa, basta che abbino l’una all’altra
la sopradetta proporzione, per far certissimamente l’effetto. Donde chiaro si
comprende che la differenza di questi suoni, fra’ quali si chiudono gl’intervalli,
nasce dalla quantità discreta, cioè dal numero, e che l’esser consoni o dissoni
Euclides, Sectio canonis, [introduzione].
23
12
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consiste nella proporzione che hanno tra di loro i numeri che producono il suono.
Cominci dunque a conchiudere che la musica considera il numero; e passiamo
innanzi.
L’oppinione più comune è che Pitagora24 fosse quello che dal suono differente,
che facevano i martelli d’un fabbro sopra l’incudine, causasse le ragioni delle
consonanze.25 Certa cosa è che la sua scuola fu studiosissima di tutto ciò che può
cadere sotto la forza delle proporzioni del numero; sia però comunque si vuole,
non v’ha dubbio alcuno che nel modo che sopra ho procurato di dimostrare,
tutte le consonanze della musica sono comprese nel numero senario, poiché tra
1 : 2 si trova, come s’è veduto, la diapason o sia l’ottava, tra 2 : 3 la diapente
o sia la quinta, tra 3 : 4 la diatessaron o sia la quarta, tra 4 : 5 il ditono o sia la
terza maggiore, tra 5 : 6 il semiditono o la terza minore; se vogliamo continuare
l’ordine, tutti gl’intervalli che si comprendono dai numeri che passano il senario
sono dissonanti, perché dal 6 : 7 nasce il tuono maggiore, e così degl’altri.
Trovate così le forme certissime degl’intervalli consoni e dissoni nelle ragioni
delle proporzioni, facil cosa fu agl’antichi filosofi il ritrovar quelle dell’armonie;
così rigetorono i falsi concenti e dimostrando i veri, con ragioni evidentissime
fondate sopra l’infallibilità de’ numeri, andarono formando a questa come alle
altre scienze la base di principii certi, i verissimi assiomi e le utilissime proposte,
da’ quali poi si causano evidenti e incontrastabilissime dimostrazioni.
Da ciò che chiaramente apparisce, può lei dunque sicuramente conchiudere
che la musica effettivamente è scienza, perché chi la conosce e la tratta così
«cognoscit rem per causam, propter quam ita res est, ut non possit aliter se
habere».26 E ciò apparirà più chiaramente fra poco.
Poco importa poi che si voglia definirla con Aristosseno: «Scientia de cantu
quae multas habet partes»;27 o con Euclide: «Scientia harmonice quae modulatae
seriei contemplatur»;28 o con Alipio: «Musica est quae ex tribus primariis atque
inter se coniunctissimis scientiis harmonica rhythmica et metrica consistit»;29 o
con Bacchio: «Musica est scientia cantus eorumque quae circa tantum accidunt»;30
24
Pitagora: di Samo (575 circa - Metaponto 495 a.C. circa) matematico, legislatore e filosofo greco,
fondatore della scuola matematica di Crotone, poi trasferita a Metaponto.
25 martelli... consonanze: Boethius, De institutione musica, libro 1, capitolo 10.
26
cognoscit... habere: cfr. nota 5 qui a p. 8.
27
[Aristoxenus], Harmonica elementa, libro 1, [paragrafo 1].
28
[Euclides], Introductio harmonica, [capitolo 1].
29
[Alipius], Introductio musicae, [paragrafo 1; l’autore, nato ad Alessandria d’Egitto, visse nel IV secolo
d.C.].
30
Bacchii Senioris, Introductio artis musicae, [paragrafo 1].
13
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basta che si dica con Aristotele: «Musica appellatur ipsa quae mathematicarum
scientiarum una est».31 Ella è tale perché considera la quantità oggetto universale
di tutte le matematiche. Ella è subalterna dell’aritmetica perché ha tutte tre le
condizioni che si ricercano in questa subalternazione. Ella ha l’oggetto comune
con l’aritmetica ed è il numero; in quest’oggetto non è che una differenza
accidentale, perché l’aritmetica contempla il numero come numero, cioè numero
semplice, 1, 2, 3, 4, e la musica lo contempla come numero sonoro, cioè numero
relato o proporzione, come 1 comparato al 2, 2 al 3, 3 al 4, ecc., e finalmente
tutti i principii della musica sono presi da quelli dell’aritmetica sua subalternante,
come i curiosi possono vedere, senza che io m’affatichi a farne qui un’infilata.
Da tali principii dunque per sé palesi e che cadono per consequenza sotto il
senso, il che è la vera origine d’ogni scienza,32 cominciarono i filosofi a cercar qual
effetto facessero negl’animi nostri le mistioni di quegl’intervalli che si ricavano
da essi principii. Considerarono che il vero soggetto delle passioni è l’appetito
sensitivo a cui servono le organiche potenze; rifletterono che il predominio di
queste passioni non può nascere che da una certa disposizione delle quattro
qualità: caldo, freddo, umido e secco;33 e conclusero che se il predominio di
queste qualità causa quello delle passioni, è necessario che la forma sostanziale
che nel soggetto tiene unite le qualità, le tenga disposte in una certa proporzione,
quasi di numero a numero. Trovato dunque che la sola proporzione del numero
relato, in cui sono disposte le qualità, forma il predominio della passione, e che
le diverse mistioni del numero relato sono le cause delle diverse armonie, non
è difficile da conchiudere che le stesse proporzioni che si trovano nelle qualità
si possano investigar nelle armonie; onde avviene che se alcuno sente una certa
disposizione di proporzioni armoniche che s’accordino a quelle, in cui sono in lui
disposte le dette qualità, è cosa certa che la passione che lo predomina si fomenta
e si augumenta, e ciò per ragione del simile che naturalmente appetisce il suo
simile; ciò conobbero perfettamente quei primi lumi del mondo e ne cavarono un
argomento per ragione dei contrarii, che se le proporzioni d’una armonia hanno
31
[Aristoteles, Analytica] posteriora, [libro] 1, capitolo 10; [il riferimento non corrisponde;
probabilmente libro 2, capitolo 2, cit. a memoria].
32
Divus Thomas, [Summa theologiae, pars secunda, secunda secundae], questione 1 [altrove quaestio], articolo
5: «Omnis scientia habetur per aliqua principia per se nota et per consequens visa»; [l’autore (Roccasecca,
Aquino 1225 circa - Fossanova, Latina 1274) filosofo, teologo e santo, era discepolo di Alberto Magno].
33
caldo... secco: qualità degli umori ossia dei quattro fluidi organici della fisiologia antica (sangue,
flemma, bile gialla, bile nera); dal loro equilibrio si credeva derivassero la salute fisica e mentale
dell’uomo o lo stato patologico in caso di alterazione; dal loro rapporto conseguirebbe un determinato
temperamento (sanguigno, flemmatico, collerico, malinconico); Salvatore Battaglia, Grande dizionario
della lingua italiana, Torino, UTET, 1961-2002, s.v. (d’ora in poi Battaglia).
14
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forza di fomentare e di augumentare una passione per la similitudine, che hanno
con quelle in cui son disposte le qualità che la causano, necessariamente bisogna
che una armonia composta di proporzioni contrarie a quelle distrugga quella
passione e n’ecciti un’altra tutta contraria.
Ella mi domanderà qual prova io possa addurre di questa mia conclusione.
Ella non è mia, ma di quanti filosofi hanno conosciuto questa scienza; tuttavolta
voglio rispondere al suo quesito e dirgli il senso. Ma come? Oh questa è un’altra
musica! Io ho promesso dirgli che la musica è scienza e che è scienza matematica,
certa, perché fondata su principii per sé noti, soggetti al senso che è il solo e vero
giudice delle sue infallibili dimostrazioni; ma non ho già promesso dirgli come si
pervenga a questa certezza; perché torno a dire che questo non sarebbe più una
lettera apologetica, ma un trattato di precetti; tuttavolta per soddisfarla, benché
ciò sia contro il fine propostomi, voglio inserir qui una sola osservazione e servirà
per prova evidente delle verità ch’io gli scrivo.
Non v’è chi non sappia che li spiriti sono i veicoli per i quali l’anima trasmette
le specie34 ai sensi, onde se li sudetti spiriti concorron più all’organo d’una potenza
che a quello d’un’altra, ciò si faccia per alterazione o per moto locale, avviene che
bollono per ira, si ristringono per timore o per dolore, si dilatano per piacere o
per allegrezza, ecc.; ora per poco che ci applichi col senso, io spero potergli far
comprendere la forza delle proporzioni armoniche.
Osservi le due consonanze ottava e quinta; le oda attentamente e sentirà in lei
una certa dilatazione di spiriti, più grande però per la prima che per la seconda;
questo deriva dalla grandezza delle proporzioni che sono la loro forma 1 : 2, 2 :
3 e la prima dilata più gli spiriti che la seconda, perché il mezzo è più grande che
il terzo d’un intiero; quanto più si restringono le proporzioni, tanto più manca la
suddetta dilatazione; così se udirà le due terze, volgarmente chiamate maggiore
e minore, comprese dal 4 : 5 e 5 : 6, sentirà in questa un non so che di più mesto
che nell’altra, perché un sesto è più piccolo di un quinto d’un intiero; se poi
usciremo dal numero senario, troveremo che non solo manca la detta dilatazione
de’ spiriti, ma che le proporzioni fuori di esso numero fanno che gli spiriti si
restringhino; e quanto più piccoli si formano gl’intervalli tanto più cresce l’offesa
che ne riceve il senso; di modo che chi si mettesse in dovere di far un sconcerto
di dissonanze, sforzerebbe a fuggir dal luogo, non solo gl’uomini, ma le bestie
istesse. Chi vuol dunque far questi effetti che sembrano mirabili, e pur sono
34
specie: nel pensiero di derivazione aristotelica, la forma, intesa come essenza necessaria o sostanza
delle cose che hanno materia, cioè di quelle naturali, in particolare nella sistemazione di Porfirio,
costituisce il secondo dei cinque universali; nella filosofia scolastica sono le forme che il senso (specie
sensibile) o l’intelletto (specie intelleggibile) astraggono dalle cose; Battaglia, s.v.
15
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naturalissimi, consideri prima se deve far l’impressioni che cerca nell’animo di
chi l’ascolta di grado in grado, o repentinamente misuri poi la grandezza delle
proporzioni e scelga le più atte al suo bisogno; faccia la comparazione della
grandezza e piccolezza, non solo di quelle che meschia, ma di quell’ancora onde
parte a quella a cui va e troverà facilmente il modo di far quella impressione che
vuole in qualsivoglia animo, ancorché non disposto a riceverla e ancorché non
sappia il perché la riceva.35
Ne vuole autorità? Gliene citarò un volume. Disposero così bene gl’antichi le
proporzioni delle loro armonie che se ne leggono miracoli e l’istorie, non solo
profane, ma le sacre ne sono piene.
Potrei cominciar a portar esempi della forza che ha la musica sopra le bestie
più feroci e dir, con Plutarco36 e con Sant’Agostino,37 che moltissime di loro
si mansuefanno con la musica e hanno gran piacere di essa; potrei assicurarla
sostenuto da Afro cartaginese38 che non è favola, ma verissima istoria, che Orfeo39
incantava le fiere col canto; potrei dirgli con Strabone40 che gl’elefanti si placano
col canto e con i timpani.41 Se io volessi spogliare i poeti, peraltro i più gravi
dell’antichità, potrei dirgli un’infinità di cose simili, ma lo chiamerei tempo perso,
quando ho alla mano autorità validissime per sostenere l’opinione di Pitagora che
35 Divus Aurelius Augustinus [altrove semplicemente Augustinus (Tagaste 354 - Ippona 430)
teologo e filosofo, padre della chiesa e santo], De musica, libro 1, capitolo 13: «Nam et illi qui hos numeros
noverunt, sentiunt eos in plausu et saltatione, quique sint facile dicunt; et qui eos non noverunt, nec
possunt dicere, non negant tamen ex his sese voluptate aliqua perfrui».
36
«Brutorum pleraque deliniri et affici plurimum musica, sicati sistulis cervos» scribit Plutarchus
[Cheronea, Beozia 45 circa - 125], in Symposiacis [Quaestiones conviviales, libro 7, questione 5].
37 Augustinus, De musica, libro 1, capitolo 4: «Cum videamus elephantos, ursos, aliaque nonnulla
genera bestiarum ad cantus moveri».
38
Afro cartaginese: l’appellativo solitamente è riferito al celebre commediografo Publio Terenzio Afro
(Cartagine 185 circa - 159 a.C.) schiavo libico affrancato dal senatore Terenzio Lucano, che si formò
nell’ambito del circolo degli Scipioni; ma nel corpus terenziano non compare nessun riferimento alla
diffusa leggenda di Orfeo; «Afro cartaginese» potrebbe indicare Costantino africano, nato a Cartagine
nel 1020; medico e letterato, entrò nell’ordine benedettino e terminò la sua vita (1087) nell’abbazia di
Montecassino; tradusse dall’arabo al latino numerose opere che consentirono all’occidente cristiano di
riscoprire alcuni classici del mondo greco e di apprezzare i progressi degli arabi nel campo della medicina;
Costantino introdusse in occidente una trattatistica teorica e pratica, dedicata a molti temi della medicina
e della farmacologia.
39
Orfeo: cantore tracio, figlio di Apollo e di una musa; ottenne dagli dei inferi di ricondurre sulla terra
la sposa morta Euridice, a condizione di non voltarsi mai a guardarla; disceso nel regno dei morti, placò
col suo canto Caronte e Cerbero, ma infranse il divieto di voltarsi, e così perdette per sempre Euridice;
morì dilaniato da uno stuolo di donne da lui respinte.
40
Strabone: storico e geografo greco (Amasia, Ponto 63 a.C. circa - 24 d.C.).
41
elefanti... timpani: Strabo, Geographica, libro 15, capitolo 1, sezione 42.
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nulla più che la musica abbia forza di sedar i moti dell’animo.42 Mi ascolti dunque
con pazienza.
Quando Saul43 era tormentato dallo spirito maligno, veniva David44 con la sua
cetra, sonava e Saul guariva.45
Quando Eliseo46 voleva prepararsi a profetizzare, faceva chiamar un musico
per elevarsi con la forza del canto a ricevere gl’ordini celesti.47
Quando il profeta Michea48 fu chiamato dal re Achab49 che voleva saper l’esito
della battaglia che destinava dare, comandò il profeta che si sonasse un istromento
musico e a quel suono fu occupato dallo spirito di Dio e profetizzò.50
Ma per uscir dalle sacre carte, Alessandro51 fu mosso a tal furore dal canto
di Timoteo52 che, come insano, si levò repentinamente da tavola e prese l’armi;
42
Alexander ab Alexandro, [Genialum dierum libri VI], libro 2, capitolo 25; [l’autore Alessandro
Alessandri (Napoli 1461 - Roma 1523) era avvocato e giurista].
43
Saul: vissuto tra il 1060 circa e il 1000 a.C., fu il primo re d’Israele (1020 circa - 1000 a.C.);
consacrato da Samuele e vittorioso sui Filistei, perse il favore divino per avere violato alcune leggi rituali;
cadde allora in preda a crisi d’angoscia e di gelosia verso il genero Davide che dovette fuggire; nella
battaglia di Gelboe, accerchiato dai Filistei, si uccise.
44
David: pastore della tribù di Giuda; figlio di Jesse e secondo re d’Israele (1004 circa - 961 a.C.);
dopo la vittoria sul gigante Golia, divenne scudiero di re Saul, di cui sposò la figlia Michol e dal quale fu
perseguitato; consacrato re da Samuele, si trasferì a Gerusalemme, conquistata ai Gebusei, e ampliò il
regno sottomettendo i Filistei; il castigo divino per il suo adulterio con Betsabea e la ribellione del figlio
Assalonne funestarono i suoi ultimi anni; gli sono attribuiti 59 salmi.
45
[Vulgata], Liber II regum, capitolo 6, versetto 5 [in realtà Liber I Samuelis, capitolo 16, versetto 23]:
«Igitur, quandocumque spiritus Dominus malus arripiebat Saul, David tollebat cytharam et percutiebat
manu sua; et rotocillabatur Saul et levius habebat; recedebat enim ab eo spiritus malus»; [per il riferimento
a David e a Saul, cfr. Guido D’Arezzo, Micrologus, capitolo 14, versetti 16-17].
46
Eliseo: profeta ebreo del IX secolo a.C., discepolo di Elia.
47
[Vulgata], Liber IV regum [in realtà Liber II regum], capitolo 3, versetto 15: «Nunc autem adducite
mihi psaltem. Cumque caneret psaltes facta est super eum manus Domini, et ait» etc.
48
Michea: uno dei dodici profeti minori della Bibbia, attivo tra il 736 e il 687 a.C.; celebre il suo oracolo
su Betlemme, interpretato dall’evangelista Matteo come una profezia sul luogo di nascita del Messia.
49
Achab: re d’Israele (871-851 a.C.) marito di Gezabele, ricordato nella Bibbia per la sua empietà e
per la lotta contro il profeta Elia.
50 [Jean] Bodin, Demonomania [degli stregoni cioè Furori e malie de’ demoni col mezo degli uomini], libro 3,
[capitolo 6; l’autore (Angers, Maine-et-Loire 1530 - Laon, Aisne 1596) era economista, avvocato, filosofo
e teorico politico].
51 Alessandro: di Macedonia detto Magno (356-323 a.C.) figlio di Filippo II e allievo di Aristotele,
conquistatore della Grecia, della Persia e di parte dell’India.
52
Timoteo: celebre auleta della Beozia vissuto nel IV secolo a.C., ingaggiato da Alessandro per le
cerimonie che diedero l’avvio alla guerra contro i Persiani; improbabile il riferimento al citaredo Timoteo
di Mileto.
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