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val d`orcia e val d`asso

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val d`orcia e val d`asso
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scheda d’ambito
piano paesaggistico
REGIONE TOSCANA
livello d’ambito
ambito
17
val d’orcia e val d’asso
Comuni di: Trequanda (SI), San Giovanni d’Asso (SI), Pienza (SI), Montalcino (SI), San Quirico d’Orcia (SI), Castiglione d’Orcia (SI),
Radicofani (SI)
profilo dell’ambito
descrizione interpretativa
invarianti strutturali
interpretazione di sintesi
disciplina d’uso
1.
2.
3.
4.
5.
informazioni relative al piano
livello d’ambito
val d’orcia e val d’asso
Pienza
Montalcino
Radicofani
San Quirico d’Orcia
Monte Amiata
Profilo dell’ambito
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piano paesaggistico
REGIONE TOSCANA
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Profilo dell’ambito
val d’orcia e val d’asso
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piano paesaggistico
REGIONE TOSCANA
livello d’ambito
val d’orcia e val d’asso
Profilo dell’ambito
Val D’Orcia e val d’Asso
L’ambito
si distingue per una significativa eterogeneità. A est, tra Trequanda e Monticchiello, si riconosce un territorio alto collinare con
morfologie più accidentate, una copertura forestale prevalente e mosaici agricolo-forestali. A sud-ovest, spiccano i versanti settentrionali del Monte Amiata degradanti fino a Castiglione d’Orcia. A ovest, si estende il territorio di Montalcino, con prevalenza di boschi lungo i versanti alto collinari e montani, e dominio - in ambito collinare e di pianura - della
monocoltura dei vigneti specializzati. Proprio l’intensa diffusione dei vigneti specializzati ha comportato la netta riduzione degli agroecosistemi di valore naturalistico, l’aumento
della frammentazione delle superfici forestali, condizionando negativamente - anche e soprattutto - gli importanti ecosistemi fluviali (in particolare, il basso corso del fiume Orcia),
con la realizzazione di nuovi impianti direttamente su terrazzi alluvionali. Pur costituendo un elemento caratteristico del paesaggio rurale, la diffusione di un’altra monocoltura quella cerealicola ha comportato la forte riduzione degli ambienti tradizionali e del pascolo, con pesanti ripercussioni sui peculiari elementi geomorfologici quali calanchi, crete
e biancane, oltre alla riduzione delle dotazioni ecologiche (siepi, boschetti, filari camporili, alberi). Le colline plioceniche - le Crete - definiscono l’identità specifica della Val
d’Orcia, riconosciuta dall’istituzione di Siti Natura 2000 e riserve naturali. Le diverse porzioni dell’ambito sono tenute insieme da un articolato sistema fluviale, di cui l’Orcia,
l’Asso e il Formone sono i corsi principali, gli ultimi due tributari dell’Orcia, che a sua volta si immette nell’Ombrone a segnare, ad est, il confine dell’ambito. Di particolare importanza percettiva, infine, la distribuzione di carattere spiccatamente policentrico degli insediamenti. La loro posizione - su “balconi” o “torri” - fornisce la visuale della profondità e dell’eterogeneità del territorio, simmetricamente delimitata dalla costante presenza di un orizzonte di colline alte e boscose. Asimmetrico è il sistema stradale, il cui asse
principale è costituito dalla SS n. 2 (l’antica Via Francigena), con innesti verso Montepulciano, Chianciano e Chiusi. A ovest, invece, la rete stradale è centrata su Montalcino nel
settore nord e sulla “circonvallazione” dell’Amiata a sud.
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piano paesaggistico
REGIONE TOSCANA
livello d’ambito
ambito
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Descrizione interpretativa
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val d’orcia e val d’asso
2.1 Strutturazione geologica e
geomorfologica
Strutturazione geologica e geomorfologica
Descrizione interpretativa
criteri metodologici (LINK)
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L’ambito è caratterizzato da un susseguirsi di rilievi collinari
dalle forme dolci e poco accentuate che costituiscono il caratteristico paesaggio delle “Crete” senesi e della Val d’Orcia. Questi paesaggi contraddistinguono antiche depressioni
tettoniche, o bacini, orientate NW – SE e delimitate da faglie
dirette disposte a gradinata, che si formarono a partire dal
Miocene superiore come risultato della fase tettonica estensionale che seguì il corrugamento appenninico.
Il territorio è suddiviso tra il bacino di Siena, a N–NW, il
bacino di Radicofani, che si estende lungo il settore centrale
e centro orientale dell’ambito, e i due bacini minori della Velona (il più piccolo tra i bacini neogenici della Toscana), nei
pressi di Castelnuovo dell’Abate, e di Camigliano (porzione
del più vasto bacino del medio–Ombrone) a sud–ovest di
Montalcino, al confine con l’ambito Maremma Grossetana.
Queste depressioni tettoniche, o graben, appartengono ad
un‘ampia fossa che a livello regionale interessa il settore tra
la valle del Serchio e quella del Tevere. La depressione è
suddivisa in segmenti da alti strutturali, delimitati da importanti lineamenti tettonici regionali che tagliano trasversalmente la struttura, come la linea Grosseto–Pienza, che nel
Pliocene “svincolò” tettonicamente il bacino di Radicofani da
quello di Siena. Nel Pliocene, il mare, a causa di fenomeni di
subsidenza, si insinuò all’interno delle terre emerse arrivando sino alle pendici del Monte Amiata, senza sommergere
i rilievi più elevati. In tale mare poco profondo si depositarono materiali fini erodibili, come sabbie e argille, che dopo
la regressione marina furono modellati dagli agenti esogeni
nelle caratteristiche forme rotondeggianti tipiche della Toscana meridionale, caratterizzate dai tipici fenomeni erosivi
che creano le formazioni dei calanchi e delle biancane. Nel
Pleistocene inferiore, il bacino di Radicofani è stato interessato da attività vulcanica che ha determinato la messa in
posto di un piccolo vulcano di cui oggi rimane il neck, il relitto del camino ascensionale demolito dall’erosione, situato
al centro del Bacino di Radicofani. Tale attività ha portato
alla deformazione e al sollevamento della sequenza sedimentaria a prevalenza argillosa che aveva colmato il bacino.
La depressione in cui si collocano i due bacini principali è
delimitata da due alti strutturali o horst: la dorsale Rapolano - Monte Cetona ad est e la dorsale Montalcino - Monte
Amiata-Monte Civitella ad ovest. La prima dorsale è costituita da formazioni appartenenti soprattutto alla metamorfica
Falda Toscana che costituiscono un’anticlinale rovesciata
vergente verso est, al di sopra della quale si ritrovano lembi
di depositi pliocenici. Il passaggio tra Bacino di Siena e di
Radicofani è segnato dalla presenza di un alto strutturale
denominato “Soglia di Pienza”, strutturalmente appartenente alla dorsale Rapolano–Monte Cetona.
Lungo la seconda dorsale prevalgono invece, nettamente, le
formazioni liguri, costituite in gran parte da litotipi argillitici, duttili, che in corrispondenza delle pendici settentrionali
del Monte Amiata sono ricoperte dalle vulcaniti quaternarie
che costituiscono l’edificio vulcanico. Il massiccio montuoso
dell’Amiata costituisce un sito di grande valore geomorfologico ed è costituito dalla sommatoria di colate, flussi e duomi di composizione da dacitica a trachitica che in quest’ambito affiorano estesamente nei pressi di Vivo d’Orcia. Lungo
la dorsale Montalcino-Monte Amiata-Monte Civitella sono
presenti, inoltre, alcuni affioramenti di peridotiti serpentinizzate con filoni gabbrici e basaltici. Essi rappresentano il
substrato originario dei depositi liguri e sono porzioni di crosta dell’oceano ligure-piemontese dislocati rispetto al loro
bacino di sedimentazione.
Sui rilievi sono presenti, inoltre, affioramenti del nucleo mesozoico della Falda Toscana, costituiti prevalentemente da
rocce carbonatiche, individuabili in diversi settori della media Val d’Orcia e presso Poggio Zoccolino, lungo le pendici
dell’Amiata. In Val d’Orcia i principali affioramenti sono individuabili presso Bagno Vignoni, Rocca d’Orcia, Ripa d’Orcia
e tra Campiglia d’Orcia e Bagni San Filippo. A queste finestre tettoniche sono associate le principali manifestazioni
geotermali dell’area che ricade in parte nel settore settentrionale del campo geotermico del Monte Amiata.
Attualmente le depressioni sono solcate da corsi d’acqua
di una certa importanza come il Torrente Asso, a nord–est,
Il Fiume Orcia, nel settore centrale dell’ambito e il Fiume
Ombrone, lungo il confine occidentale.
Schema strutturale d’ambito
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piano paesaggistico
REGIONE TOSCANA
livello d’ambito
2.2 Processi storici di
territorializzazione
Scarse sono le attestazioni per le fasi paleolitiche e mesolitiche, per le quali possiamo ipotizzare solo una sporadica
frequentazione delle zone di crinale nel territorio di Pienza.
In epoca neolitica si registra, almeno per la fascia centrale
dell’ambito, un’occupazione dello spazio più intensa e continuata, con un’organizzazione per villaggi situati su terrazzi
alluvionali posti nelle vicinanze dei corsi d’acqua (Ombrone,
Orcia), come nel caso dell’abitato di Cava Barbieri. Si sviluppa anche l’insediameno rupestre, particolarmente attestato
nel comprensorio di Pienza, dove si segnalano le frequentazioni della Grotta del Beato (forse rituale) e della Grotta della Pocce Lattaie, due siti rupestri in habitat differenti ma con
caratteristiche comuni, quali il fatto di aprirsi sul passaggio
di corsi d’acqua. Questi siti hanno permesso di individuare
una facies culturale specifica legata a questo territorio.
Le fasi protostoriche si consolidano sulle aree già occupate
in epoca preistorica, ma il popolamento si allarga anche ad
altri habitat, sempre in prossimità dei corsi d’acqua; continuano a essere frequentate le grotte. I rinvenimenti effettuati ci consentono di ricostruire una società basata su
un’economia principalmente pastorale e sul nomadismo
della transumanza. I siti più significativi per l’età del Bronzo
sono Castelnuovo dell’Abate a Montalcino (grotta sepolcrale
di un esteso villaggio) e Cava dei Barbieri a Pienza (sito con
continuità di vita dal periodo preistorico e nel quale si sono
rinvenute tracce di una struttura megalitica probabilmente dedicata al culto e riconducibile all’ambiente pastorale).
Presso la rocca di Radicofani è stato anche individuato un
insediamento, forse stagionale, di evidente carattere strategico per la sua posizione sopraelevata, in controllo sul
territorio circostante, sulle principali valli e sulla viabilità.
Nel corso dell’età del Ferro comincia a strutturarsi il popolamento per come si evolverà in periodo etrusco, anche se ci
sono aree (come Castiglione d’Orcia) per le quali mancano
attestazioni.
Periodo etrusco
In epoca orientalizzante e arcaica sono molto vitali i territori
Processi storici di territorializzazione
Descrizione interpretativa
criteri metodologici (LINK)
Periodo preistorico-protostorico
val d’orcia e val d’asso
2.2
Rappresentazione della rete insediativa di periodo preistorico e protostorico sulla base dell’informazione archeologica edita, con ipotesi delle direttrici di
transito e comunicazione (tracciati restituiti con pallini neri: più grandi per la viabilità primaria, più piccoli per quella secondaria). Scala 1: 240.000
Rappresentazione della rete insediativa di periodo etrusco sulla base dell’informazione archeologica edita, con ipotesi delle direttrici di transito e comunicazione (tracciati restituiti con pallini neri: più grandi per la viabilità primaria, più piccoli per quella secondaria). Scala 1: 240.000
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Processi storici di territorializzazione
Descrizione interpretativa
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della parte centrale dell’ambito, mentre risultano scarsamente popolati quelli più periferici, quali San Giovanni d’Asso a nord o Radicofani a sud. La frequentazione antropica
non risulta legata a uno specifico habitat ma occupa contesti paesaggistici eterogenei: le scelte insediative rispondono piuttosto alla necessità di occupare posizioni strategiche
lungo importanti arterie di traffico (si riconoscono almeno
due direttrici viarie principali che collegano i centri e le città
della costa alla Valdichiana e al Valdarno). La rete del popolamento è costituita principalmente da piccoli agglomerati aperti (nuclei di 4-5 abitazioni) mentre l’insediamento
sparso sembra svilupparsi in forma piuttosto modesta e non
ovunque. Sono però attestati anche villaggi più consistenti,
come nel caso del villaggio di fase arcaica di Poggio della
Civitella (Montalcino) o altri nuclei all’interno dei quali si
riconoscono abitazioni privilegiate che ci spingono a ipotizzare la presenza di una sorta di ceto intermedio, una sorta di aristocrazia minore che non è riuscita ad affermarsi
come nel caso dei principes di Murlo, rimanendo così a uno
stato embrionale. I principati che controllano le campagne
sono invece ipotizzabili, pur in mancanza di evidenze legate
a complessi monumentali, dalle ricche necropoli di Tolle e
Borghetto (Pienza): i rinvenimenti di queste aree sepolcrali
descrivono infatti una committenza facoltosa, riconducibile
a personaggi di rango particolarmente elevato. Dai corredi
delle due necropoli emergono due differenti contesti: un
piccolo, ma piuttosto ricco, centro agricolo (Borghetto) e
un’area legata invece agli articolati traffici fra le maggiori
città etrusche (Populonia, Roselle e Vetulonia sulla costa,
Chiusi nell’interno) e caratterizzata quindi da un’economia
basata sui commerci e sulla presenza di importanti direttrici
viarie (Tolle). L’attestazione di varie fattorie si potrebbe legare a un modello, già riconosciuto nel vicino comprensorio
di Murlo, che prevede entità intermedie fra i centri direzionali (come Tolle) e i nuclei abitativo-produttivi distribuiti sul
territorio. Nelle aree più periferiche, l’ambito sembra caratterizzarsi per le scarse e modeste tracce di frequentazione
e per un quadro territoriale caratterizzato da un’ampia diffusione delle attività agricole (con predominanza della cerealicoltura e un’intensa produzione vitivinicola e olearia),
integrate con quelle pastorali. Fra i contesti più significativi,
vale la pena di segnalare i siti di Poggio Castellare, uno
dei castellieri più grandi, completi e interessanti dell’Italia
centrale (cinta muraria a secco lunga circa 350 metri con i
crolli di 5 torri circolari) e la possibile presenza di un santuario (sicuramente attestato in età ellenistica) presso l’attuale
rocca di Radicofani che si configurerebbe come insediamento a doppia valenza, sacrale e strategica, considerata la sua
posizione a dominio del territorio circostante.
La fase classica (V secolo a.C.) non è particolarmente attestata ma possiamo comunque ipotizzare una sostanziale
continuità rispetto ai secoli precedenti, pur riconoscendo
una complessiva perdita d’importanza dell’area. Il comprensorio sembra infatti rappresentare un territorio periferico
rispetto al ben più vitale contesto chianino, interessato dal
transito di una delle maggiori arterie stradali dell’Etruria interna e dalla contemporanea crescita accanto a Chiusi, di
Chianciano che si impone progressivamente come centro
di controllo sulla direttrice Chiusi-costa tirrenica, proprio a
scapito dei centri della Val d’Orcia.
Con l’ellenismo si registra un autentico boom demografico
e il territorio viene occupato in maniera diffusa, ben più
intensivamente dei secoli precedenti: i fattori attrattivi del
popolamento (che si sviluppa principalmente sulle aree di
versante) sono riconducibili ancora alla viabilità, oltre che
alla presenza di corsi d’acqua e di terreni fertili e facilmente
lavorabili. La rete insediativa alterna l’insediamento sparso
(case contadine intervallate, in alcune zone, dalle cosiddette
“case ricche”) a quello accentrato, che può prevedere piccoli agglomerati (2-3 unità abitative) ma anche villaggi, di
dimensioni maggiori rispetto a quelli di epoca arcaica. Non
mancano attestazioni di fortificazioni d’altura, quali gli oppida di Poggio della Civitella (Montalcino), Poggio Castellaccia (Pienza) e Piazza di Siena (Trequanda) che potrebbero
fare parte di un sistema difensivo a protezione del territorio
chiusino. Una serie di depositi votivi sembra possa essere
ricondotta a un ampio complesso di aree sacre rurali (sorte
generalmente lungo la viabilità) riferibili probabilmente a un
ambiente devozionale di estrazione agricolo-pastorale. Differente è il caso del santuario sulla sommità di Radicofani,
che ricopre anche la funzione di polo economico e di controllo, organizzazione e gestione del territorio circostante.
L’economia del comprensorio continua a essere imperniata
sull’agricoltura e sulla pastorizia, che riveste un ruolo fondamentale, soprattutto nella parte amiatina dell’ambito, probabilmente inserita all’interno dei percorsi di transumanza
fra la regione maremmana e il Casentino. Intenso è anche
lo sfruttamento delle risorse boschive (siti fondati alle quote
più alte). Rispetto ai periodi precedenti, si delinea una società più allargata e omogenea, con una classe di semiliberi
(abitazioni piuttosto povere) non più alle dipendenze delle
alte aristocrazie ma di un ceto medio agrario locale, costitutito da gruppi familiari emergenti.
Periodo romano
Rappresentazione della rete insediativa di periodo romano sulla base dell’informazione archeologica edita, con ipotesi delle direttrici di transito e comunicazione (tracciati restituiti con pallini neri: più grandi per la viabilità primaria, più piccoli per quella secondaria). Scala 1: 240.000
Il processo di romanizzazione di quest’area è piuttosto lento
e progressivo e non modifica, se non minimamente (in particolare nel comprensorio di Radicofani), il trend demografico di epoca ellenistica; a livello insediativo non si avvertono
particolari cesure in gran parte del territorio perché le aree
occupate rimangono sostanzialmente le stesse. Il processo
di destrutturazione del sistema socioeconomico e produttivo tardoetrusco sembra essere più precoce sul territorio
di Montalcino, sebbene non risulti comunque accompagnato da una significativa contrazione demografica né da una
crisi economica, ma solo da una flessione numerica degli
stanziamenti rurali, leggera in alcune zone, più marcata in
altre. Altrove registriamo invece una sostanziale continuità
politico-culturale, economico-produttiva e sociale. L’organizzazione insediativa di età romana si struttura sulle ville
(come quella di Sesta), che avviano un processo di attrazione dei centri intermedi di controllo e gestione della produzione, ossia le fattorie che sono direttamente dipendenti
dalle ville stesse, intorno ai quali a loro volta si concentrano
le piccole unità produttive tipo abitazioni (quindi accentramento anche del popolamento sparso, già molto sviluppato
dal periodo etrusco), attestate comunque in forma più o
meno diffusa su tutto il territorio. Le aree di insediamento
di ville e fattorie sono principalmente i terrazzi di mezza
costa, suoli privilegiati per la produzione agricola, a dominio
di aree interessate dal passaggio di viabilità di una certa
rilevanza. A testimonianza dello stretto rapporto fra i grandi
complessi produttivi e i principali assi viari è il fatto che,
allontandandosi dalle direttrici più importanti, verso l’interno, scompaiono le ville e prevalgono invece i villaggi (come
Cosona a Pienza), dediti a un’economia di produzione e non
di scambio. La presenza dei villaggi in alternativa alle ville
(fenomeno ben rilevabile nei territori di San Giovanni d’Asso
e San Quirico d’Orcia) si può spiegare con lo sfruttamento
di suoli più adatti alla coltivazione esclusiva di grano, che
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piano paesaggistico
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livello d’ambito
Il panorama insediativo nei primi secoli del Medioevo sembra insistere sugli spazi già occupati nelle fasi antecedenti,
anche se si assiste, verosimilmente per iniziativa di un ceto
dirigente non meglio determinabile, a una progressiva attrazione del popolamento verso le alture e le posizioni dominanti. Il paesaggio si struttura su una rete di edifici religiosi
(attestati dal VII-VIII secolo ma alcuni fondati già in epoca
paleocristiana), con chiese, pievi (come quella di Pava) e
monasteri (come quello di fondazione regia di San Pietro ad
Asso) intervallati a insediamenti aperti (vici e casalia) di una
certa rilevanza demica e autosufficienti dal punto di vista
produttivo: si tratta infatti di strutture comunitarie ancora
deboli, ma comunque organizzate. Nella parte meridionale
dell’ambito, nella quale si registra un notevole calo demografico, ai pagi tardoantichi succede un’occupazione caotica, con siti che si sviluppano in aree marginali e non più
lungo la viabilità, anche considerato che proprio in questo
periodo alcune delle principali direttrici dell’Etruria interna
smettono di funzionare (fra le cause, l’impaludamento, l’abbandono di molte stazioni di posta e la guerra greco-gotica). Quasi ovunque si registra una forte contrazione delle
terre coltivate (e della coltivazione), con ampie porzioni di
territorio lasciate incolte e un maggiore sfruttamento delle
risorse boschive e dell’allevamento.
Fra VIII e X secolo si accentua la tendenza verso l’occupa-
Rappresentazione della rete insediativa di periodo medievale sulla base dell’informazione archeologica edita, con ipotesi delle direttrici di transito e
comunicazione (tracciati restituiti con pallini neri: più grandi per la viabilità primaria, più piccoli per quella secondaria). Scala 1: 240.000
zione delle sommità (un esempio è Montalcino) e si conferma una rete insediativa strutturata su complessi demici di
tipo comunitario, spesso dotati di pievi o chiese, che, con
la stabilizzazione delle aristocrazie laiche ed ecclesiastiche
(monasteri e vescovi) dal X secolo, verranno trasformati in
villaggi curtensi caratterizzati da un’accresciuta popolazione
e da una diversificazione delle attività (emblematico il sito
di Cosona nel territorio di Pienza). La presenza delle curtes favorisce una diffusa opera di bonifica, disboscamento
e fondazione di comunità rurali nelle aree boschive, disegnando un paesaggio promiscuo, intensamente e variamente sfruttato secondo tutte le sue caratteristiche, nel quale
l’abitato è circondato dapprima da orti e frutteti, quindi da
vigne, poi da terre coltivabili e infine da boschi e pascoli.
La riorganizzazione del tessuto viario restituisce infine alla
viabilità un grosso peso nello sviluppo del popolamento soprattutto in Val d’Orcia e Val di Paglia, come testimoniato
dagli insediamenti di Vadossi e Torrenieri, il cui sviluppo in
controdentenza (siti di fondovalle) si spiega con la prossimità alla Francigena (attestata dal IX secolo).
Nei secoli centrali si registra una significativa crescita demografica e si assiste, dapprima (dal tardo X secolo) sul
versante amiatino quindi (fra XI e XII secolo) in tutto il resto dell’ambito, alla fortificazione dei preesistenti nuclei curtensi o villaggi, che procede di pari passo alla progressiva
affermazione dei poteri signorili (Ardengheschi, Scialenghi,
ecc.) sul territorio. La viabilità continua a condizionare la
formazione della rete insediativa stimolando la formazione
di villaggi nelle aree di fondovalle, soggette a dissodamenti
che consentono la ripresa della cerealicoltura.
Il paesaggio bassomedievale è fortemente caratterizzato
dai castelli, che ne costituiscono l’elemento cardine, caratterizzati dalle posizioni d’altura, da un forte accentramento insediativo e dall’essere posti sotto l’autorità senese. Il
quadro del popolamento è completato da villaggi, grance,
ospedali ed edifici religiosi, oltre che dall’abitato sparso,
particolarmente diffuso in alcune zone, meno in altre. Nel
corso del XIV secolo, in linea con una tendenza più generale, si registra una netta inversione di tendenza: il popolamento raggiunge indici molto bassi e molti castelli vengono
distrutti, abbandonati o ridotti a semplici nuclei aperti. Rappresenta un’eccezione la parte più meridionale dell’ambito,
il territorio di Radicofani, che conoscerà nel XV secolo una
fase di grande vitalità economica e di crescita demografica, in buona parte dovuta alla presenza della Francigena
(che genera anche una vivace economia legata alle attività
ricettive di pellegrini e viandanti). A un paesaggio agrario
piuttosto vario (colture stabili e cerealicoltura) si abbinano
ampie aree di bosco caratterizzate dalla cosiddetta economia di selva e vasti pascoli per un allevamento sia stanziale
che transumante.
Processi storici di territorializzazione
Periodo medievale
Descrizione interpretativa
può aver spinto verso un maggiore accentramento abitativo, mentre le ville si collocano in zone diversificate dal punto di vista paesaggistico, per poter sfruttarne le differenti
potenzialità. I questi secoli si afferma quindi un’economia
agricola di tipo intensivo, legata alle ville, per lo scambio e
la produzione di surplus (in particolare verso a capitale) e
una invece a carattere estensivo nei villaggi, basata sulla
produzione e il consumo di cereali nell’ambito di un’economia si pura sussistenza. La pastorizia (con transumanza a
breve raggio) e la cosiddetta economia di selva sembrano
avere avuto un ruolo non secondario soprattutto nelle aree
meridionali dell’ambito, più vicine al comprensorio amiatino.
Nel corso della media e tarda età imperiale (in particolare
nel III secolo) si verifica il collasso del precedente sistema
insediativo-produttivo, in parallelo a una marcata contrazione demografica. Viene abbandonata la gran parte delle ville
e delle fattorie, mentre scompare del tutto l’abitato sparso, inglobato dalle ville superstiti; queste ultime conoscono
pertanto un’ovvia e forte espansione e si strutturano come
aziende latifondistiche. Si delinea quindi un quadro paesaggistico dominato dal latifondo e da poli insediativi (ville e
villaggi ancora in essere) privi dei nuclei intermedi attestati
in precedenza.
In epoca tardoantica la rete del popolamento è caratterizzata dalla rioccupazione sistematica delle strutture agrarie di
età imperiale (ville e fattorie), delle quali vengono riconvertite piccole parti (di solito un solo ambiente, spesso ridotto
a rudere) delle zone residenziali. L’altra tipologia abitativa
diffusa nei secoli di transizione è quella della casa sparsa,
solitamente un nucleo monofamiliare, costruita in materiale
deperibile. Va segnalata, in particolare per il territorio di
Pienza (e in misura minore per quelli di Montalcino e San
Giovanni d’Asso), la continuità di vita dei complessi di medio-grandi dimensioni, ovvero fattorie: si tratta di un indizio, scarsamente attestato nei comprensori limitrofi, di una
stratificazione sociale ancora presente in ambito rurale. I
villaggi sembrano sopravvivere solo nelle aree di fondovalle
del Paglia nel territorio di Radicofani, dove il declino dei
paesaggi rurali romani viene superato con la riaffermazione
degli antichi paesaggi dei pagi, fondati sulla gestione comunitaria della terra. Si afferma infatti il sistema dei campi
aperti (tutte le terre messe a disposizione, dopo il raccolto, per il pascolo promiscuo); fondamentali risultano anche
le aree boschive (legname, allevamento suino e caccia a
cinghiali, caprioli e lepri). All’interno dell’ambito gli spazi
privilegiati dall’insediamento sono i versanti e gli altopiani
di media collina, quando possibile in posizione di dominio
sulla viabilità (inalterata rispetto alle fasi precedenti) che
continua a costituire un forte fattore di attrazione.
val d’orcia e val d’asso
2.2
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Processi storici di territorializzazione
Descrizione interpretativa
val d’orcia e val d’asso
Periodo moderno
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Al momento dell’annessione dello stato senese nel Granducato, 1559, tutto il territorio a sud della città, dalla Val d’Asso alla Val d’Orcia e – oltre Radicofani – fino alla val di Paglia
e ai confini dello stato Pontificio, era saldamente integrato
con quello delle colline e delle comunità più vicine a Siena,
in un solo complesso amministrativo, come provincia superiore. L’integrazione si traduce nel consolidamento della
viabilità imperniata sull’asse della via Romana o Francigena
e nella fortificazione dei centri urbani di altura, mentre le
strutture economiche rimangono fortemente segnate dalla
presenza di grandi istituti religiosi come le abbazie di San
Salvatore, di Monte Oliveto e dell’Ardenghesca, che controllano vasti interessi economici e fondiari, oltre all’Ospedale
di Santa Maria della Scala con le grandi fattorie (grance) di
Montisi, Spedaletto e Castelluccio.
L’intervento dello stato senese sulla viabilità principale riguarda la costruzione (ai primi del ‘500) dell’unico ponte
in muratura sull’Orcia, vicino a Bagno Vignoni, e lo spostamento del valico fra Orcia e Paglia più vicino alla rocca di
Radicofani, per ragioni militari. Per le stesse ragioni, poco
prima della guerra di Siena, erano stati fortificati tutti i centri di altura, da San Quirico che è proprio sulla via Romana,
a Pienza, Monticchiello, Montalcino.
L’economia è basata sulla coltura estensiva dei seminativi,
sulla pastorizia (ovina) e sulle risorse forestali dei poggi di
Montalcino e di Castiglion d’Orcia. La struttura fondiaria è
stata opportunamente definita del “latifondo a mezzadria”,
che si distingue per le maglie dell’appoderamento e per gli
orientamenti colturali sia dalle forme della mezzadria classica che dal vero e proprio latifondo maremmano. “Sui fondi
prevalentemente nudi delle crete, l superficialità delle lavorazioni, il carattere elementare delle eventuali sistemazioni
idrauliche, la notevole presenza di riposi o maggesi, la carenza di colture legnose e di piantagioni arboree, richiedevano prestazioni coloniche annuali, per unità di superficie,
assai minori rispetto ai fondi a coltura promiscua lavorati
più intensamente e senza interruzioni. Perciò era necessariamente superiore la quantità di terreno che poteva e doveva essere assegnato pro capite ai coloni, i quali, peraltro,
permanendo tali condizioni agrarie e i conseguenti bassi
livelli di produttività, potevano ricavare la sussistenza dal
fondo solo se la notevole estensione del seminativo avesse
compensato la povertà del suo rendimento unitario. Di qui
la presenza di poderi tanto più vasti quanto più ampia erra
la parte a maggese o a riposo ed estensiva la coltivazione”
(Giorgio Giorgetti).
Alle colture arboree, vite e olivo, erano riservate solo le plaghe dove strati di sabbie emergono dalla coltre dell’argilla, in
genere sui crinali o sui cocuzzoli dove si era formato anche
l’insediamento, sia sparso che accentrato. La singola casa
colonica poteva essere circondata da pochissime e stentate
piante, ma intorno ai centri urbani la campagna prendeva
la forma di un contado in miniatura: così a San Quirico,
a Corsignano-Pienza, la città fondata da Pio II intorno al
1460 proprio sul crinale fra San Quirico e Montepulciano.
Un caso a sé è rappresentato da Montalcino, che con il suo
poggio esattamente delimitato dai corsi dell’Asso, dell’Orcia
e dell’Ombrone, si configura come un perfetto microcosmo
di città e campagna.
Dopo l’annessione al Granducato, lo spostamento verso
l’agricoltura di numerose risorse finanziarie spinge verso
l’estensione dei coltivi, come testimoniano anche le prime
indicazioni demografiche registrate dal Repetti: nel 1640 la
popolazione delle sette comunità sfiorava i 17.000 abitanti,
per una densità di poco superiore ai 20 abitanti per kmq.,
un po’ più alta a San Quirico (36) e un po’ meno a Castiglione (15), ma senza differenze significative. Tuttavia la
rilevazione successiva (1745) registra ovunque un calo di
popolazione, che porta il totale appena sotto i 13.000 abitanti (e una densità di poco più di 16).
Da questo momento in poi, per circa due secoli fino al 1951,
l’incremento è costante, seppure modesto: per poi ritornare, al momento attuale, agli stessi valori del ‘600! L’età
moderna si chiude, in ogni caso, nello spirito delle riforme
leopoldine, con una rinnovata attenzione per le risorse naturali e i caratteri fisici di tutta questa area, che parte dal
riconoscimento della natura vulcanica del Monte Amiata e
del “camino” di Radicofani da parte di Pier Antonio Micheli,
il primo dei grandi naturalisti viaggiatori dell’età dei lumi,
per passare anche allo studio della possibilità di migliorare
la produttività dei terreni cretosi: a questo scopo, nel 1771,
l’Accademia senese dei Fisiocritici aveva indetto un concorso
di idee con questo bando: “In alcuni strati della campagna
senese, come per esempio lungo la valle dell’Orcia, si trova
una quantità di terra cretacea alquanto sterile. Si dimanda:
in qual maniera si possa render feconda, e quali attività se
ne possano ricavare”.
Nel fondovalle, il fiume principale mantiene ancora il carattere che Repetti definisce “vadoso”: dopo la confluenza
del Formone, leggiamo nel Dizionario, “l’Orcia, più vado che
fiume, spaziando si dilata in ampio letto e vagando qua e
là attraversa, da un lato campagne argillose e semente a
grano o sodaglie sparse di ciottoli trascinati dalla montagna,
finché va ad investire la gola fra la Rocca d’Orcia e i Bagni
di Vignone”. “Costà – aggiunge Repetti - l’Orcia passa sotto
un ponte nuovo di pietra che è l’unico fatto attraverso della
fiumana, dove passa la strada Regia romana. Esso è stato
rifatto nel secolo attuale un quarto di miglio distante dal
primo, che fu abbattuto dalle piene del fiume dopo quasi
tre secoli di età.” Si tratta dell’unica opera importante che
si realizza nel periodo lorenese, durante il quale tuttavia si
registrano continui interventi di manutenzione e potenziamento della rete infrastrutturale.
Un settore particolare la cui attrattiva si fa sentire già nell’età moderna è quello delle risorse termali, assai diffuse in
tutto il territorio: la località più nota è ovviamente Bagno
Vignoni, nella comunità di San Quirico, ma le sorgenti calde si trovano anche in val d’Asso (Lucignano), alle pendici
dell’Amiata (San Filippo) e altrove.
Periodo contemporaneo
Val d’Orcia e Val d’Asso: Il territorio di Val d’Orcia e Val d’Asso negli anni ’70 del XVIII secolo (Ferdinando Morozzi, Archivio Nazionale di Francia)
Un caso esemplare dell’evoluzione del paesaggio della val
d’Orcia è quello della fattoria di Castelluccio – La Foce, in
comune di Pienza sulla direttrice che porta a Chianciano.
L’area della fattoria comprende il versante destro dell’Orcia
fino a sconfinare oltre il crinale con la val di Chiana; l’altitudine varia dai 300 ai 600 m slm; il substrato geologico è
prevalentemente argilloso, con le tipiche crete plioceniche
del bacino di Radicofani estese fino alla dorsale. Il fondovalle comprende depositi alluvionali più o meno recenti.
La fattoria di Castelluccio ha origine dalla omonima Grancia
acquistata dall’Ospefale di Santa Maria della Scala di Siena nel 1480: comprendeva oltre al castello anche l’Osteria
della Foce, divenuta oggi sede della Fattoria, e il castrum di
Chiarantana. Faceva parte del vasto patrimonio dell’Ospedale, insieme a Spedaletto, Montisi, Serre, More di Cuna.
Ha conosciuto nel corso degli ultimi tre secoli tre importanti
passaggi di proprietà: nel 1786 la proprietà fu assegnata
alla famiglia Dei di Chiusi, poi nel 1847 questa la cedette
ai banchieri Mieli di Roma; infine nel 1924 la fattoria fu acquistata dal marchese Antonio Origo che ne curò un ampio
processo di ristrutturazione per poi lasciarla nel dopoguerra
in parte a due cooperative di ex mezzadri, in parte alla Regione Toscana e in parte alle due figlie. Nonostante la divisione l’unità originaria della fattoria è tuttora riconoscibile
perché si sono mantenuti gli orientamenti colturali tipici di
questo bacino argilloso, dominati dal pascolo e dal semi-
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piano paesaggistico
REGIONE TOSCANA
livello d’ambito
Il compromesso portò all’istituzione di una ANPIL estesa a
quasi tutto il territorio dei cinque comuni, di dimensioni tali
da non essere gestibile come area naturalistica. In seguito
ha avuto invece successo la richiesta di riconoscimento della val d’Orcia come patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco, che è stata accolta nel 2004.
Nonostante questo riconoscimento, il rischio maggiore per
un paesaggio come quello della val d’Orcia è dato dalla
proliferazione di espansioni edilizie, che si sono verificate
negli ultimi anni intorno ai piccoli centri come Contignano
e Monticchiello, ma anche nei poderi sparsi. Anzi, è stato
osservato che il riconoscimento da parte dell’Unesco ha paradossalmente innescato una nuova attrattiva per il mercato
immobiliare, con l’offerta di seconde case “nel cuore del
parco naturale”, che peraltro non è mai esistito.
Del resto negli anni del dopoguerra l’andamento demografico non è certo tale da giustificare nuove abitazioni per i
residenti. Dal 1951, quando gli abitanti nelle due valli avevano raggiunto le 32.000 unità, al 2001 la popolazione è
esattamente dimezzata. L’unica eccezione è rappresentata
dal comune di San Quirico, che a partire dal 1981 comincia
a risalire fino a superare di poco il valore del 1951. Negli
ultimi tre decenni la popolazione si è stabilizzata intorno
a valori che sono praticamente quelli dell’800, salvo che
la popolazione dei poderi si è ridistribuita sui centri urbani
di origine storica, compresi quelli di medie dimensioni (fra
500 e 1000 abitanti) che formano la cornice della val d’Asso
con Trequanda, Montisi, Castelmuzio, Petroio, oltre a San
Giovanni. Sono pochi i casi di origine recente: si può citare
Torrenieri che ha assorbito parte della popolazione di Montalcino, e Gallina di quella di Castiglione.
Entrambi questi casi si collocano lungo la statale, erede della via Romana granducale, alla quale sono stati apportati alcuni interventi di raddrizzamento, intorno a San Quirico; più
consistente la realizzazione negli anni ‘80 del tunnel sotto il
crinale di Radicofani. Esiste ancora, ma solo come attrazione turistica (Treno-natura) il tronco ferroviario che percorre
tutto il fondovalle dell’Asso fino alla confluenza con l’Orcia,
e da qui fino a Monte antico dove incontra il ramo “nuovo”
della Siena Grosseto
Processi storici di territorializzazione
colturali, in particolare con l’estensione dell’oliveto promiscuo nei poderi più alti. L’incolto (il sodo a pastura), caratterizzato dalla presenza di tipiche forme erosive, biancane
e calanchi, si è fortemente ridotto, ma conserva tuttavia
ancora oggi una notevole rilevanza paesistica, tanto da giustificare il riconoscimento dell’ area protetta di Lucciolabella. Le vicende degli ultimi cinquant’anni hanno comportato
anche qui come in tutte le Crete una semplificazione delle
forme di uso del suolo, anche per i danni provocati agli olivi
dalle gelate del 1985 e del 1993.
La storia più recente di una fattoria come la Foce si intreccia con la proposta di istituire un Parco artistico-naturale
ersteso ai cinque comuni della val d’Orcia. La proposta fu
avanzata negli anni ’90 del secolo scorso da parte di un
gruppo di intellettuali presenti a vario titolo nella valle ed
ebbe notevole risonanza anche negli ambienti politici locali, mentre non trovò adeguato sostegno in sede regionale.
Descrizione interpretativa
nativo nudo. Il paesaggio attuale può essere considerato il
risultato delle opere realizzate prima della guerra, che secondo lo stesso proprietario avevano lo scopo di consolidare quella che era stata la vocazione originaria dell’azienda.
Importanti anche gli interventi sull’architettura rurale, che
furono affidati all’architetto inglese Cecil Pinsent, lo stesso
che aveva curato la sistemazione del celebre giardino all’italiana della villa-fattoria della Foce. E’ significativo il fatto
che un paesaggio che è divenuto oggi un vero e proprio stereotipo delle terre senesi (si pensi allo zig-zag dei cipressi
di Lucciolabella) sia stato in realtà prodotto nel Novecento,
grazie ad una particolare congiuntura economica ma anche
culturale. Caratteristica di quest’area è la straordinaria documentazione geo-iconografica estesa a due secoli e mezzo
di storia del paesaggio.
Le opere eseguite negli anni Trenta hanno consentito di aumentare il numero dei poderi e di differenziare gli assetti
val d’orcia e val d’asso
2.2
Il territorio dell’ambito nella carta della Toscana di Giovanni Inghirami del 1825-30 in scala 1:100.000 (Archivio Nazionale di Praga)
p. 13
val d’orcia e val d’asso
Caratteri del paesaggio
Descrizione interpretativa
Caratteri del paesaggio
approfondimento: livello regionale
p. 14
scala originale 1:50.000
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REGIONE TOSCANA
livello d’ambito
val d’orcia e val d’asso
legenda
criteri metodologici (LINK)
p. 15
val d’orcia e val d’asso
2.4 Iconografia del paesaggio
Istituto Luce, Vedute lungo la via che collega S. Quirico d’Orcia a Siena,
1930-31, Roma, Istituto Luce
qualche anno avanti dallo stesso governo, in data 1930-31,
ai fotografi dell’Istituto Luce.
Una landa desolata, dimenticata da Dio e dagli uomini, che
nel giro di cinquant’anni, grazie alla mutata sensibilità diffusa (si potrebbe dire, a una sorta di esistenzialismo digerito),
ha visto capovolta la ripulsa in fascino, fino a diventare nel
2004 patrimonio mondiale dell’umanità per l’Unesco. Non
è mutato il paesaggio, ma lo sguardo che vi si pone: dalle
descrizioni passate ricaviamo infatti acute note di demerito in cui senza fatica riusciamo a cogliere elementi per
noi attraenti. Ad esempio, a Federico Barbarossa occorreva
un “lungo e faticoso cavalcare” per arrivare a San Quirico;
per il borgognone Charles de Brosse, viaggiatore curioso e
illuminato, il paesaggio era composto “non già da montagne, ma da cimiteri di rocce”. E a Charles Dickens la valle
di Sant’Antimo ricordava la “campagna sterile, pietrosa e
selvaggia» della Cornovaglia. Consapevoli della carica di
astrazione simbolica propria della pittura medievale senese
e di più prosaiche esigenze narrative, possiamo persino collocare in quest’angolo di Toscana i paesaggi asciutti e ostili
del Sassetta o di Apollonio di Giovanni: paesaggi che,
ammiccando anche alle caratteristiche eremitiche dei sassi
casentinesi, venivano composti per ambientarvi al meglio
Tebaidi, Fughe in Egitto e Trionfi della Morte.
In effetti, nonostante il miele che si vuole sciogliere a profusione su colli e borghi, e la trasfigurazione nella luce di
rocche e castelli propria di romantici pittori stranieri (ad
esempio, la Veduta di Montalcino di Joseph Pennell), la
valle conserva il suo carattere selvatico, le fortezze e i borghi arroccati ricordano di essere nati per difesa, e le strade
antiche (la Cassia e poi la Francigena) di essere luoghi di
passaggio, di incontro ma anche di agguato. A San Quirico
Stefano di Giovanni detto il Sassetta, Fuga in Egitto, 1445.ca, Roma, Pinacoteca Vaticana, (particolare)
Iconografia del paesaggio
Descrizione interpretativa
criteri metodologici (LINK)
Nell’autunno del 1938 il professore Alessandro Marcucci
stende, per conto del Ministero che intendeva avviarvi l’istituzione di scuole rurali, un rapporto sullo stato della Val
d’Orcia: “[…] guadagnata l’ultima salita, fra due fittissime ali
di allineati cipressi, eccoci ad una gigantesca balconata. Da
questo poggio, ampio, solenne, signorile come una villa romana, denominato La Foce, ecco aprirsi un gran largo, uno
squarcio imponente tra due alte dighe di colline; di fronte
il Monte Amiata, a sinistra, in lontananza, lo sbarramento
di Radicofani, che separa il Lazio dalla Toscana e dalle cui
pendici scende nella valle ampia l’Orcia, fiumiciattolo prepotente e presuntuoso, che dà il nome a tutta la vallata. Le
colline che formano le pareti della larga valle, sono gli accidiosi calanchi senesi, grigi, rugosi, scoscesi, flagellati dalle
acque, senza vegetazione, senza vita: un umidore insidioso
di fango dall’ottobre all’aprile, un torpore soffocante nella
calura d’estate. La prima volta che m’affacciai sulla Val d’Orcia era fine autunno, e quando la percorsi sulle novissime
strade tracciate da una bonifica allora iniziata, quei luoghi
salutati al primo apparire e di lontano con gioia, mi parvero
un girone d’inferno: come se un immane incendio vi avesse
tutto distrutto e calcinato, lasciandovi per maledizione un
terreno di viscida creta a cui mai filo d’erba dovesse nascere, né essere umano potesse accamparsi”. Pare commentare queste righe la serie delle vedute panoramiche lungo la
via che collega San Quirico d’Orcia a Siena commissionata
Istituto Luce, Panorama del vasto territorio alle pendici del monte Amiata
dominato, all’orizzonte, dal colle su cui si erge la fortezza di Radicofani,
1930-31, Roma, Istituto Luce
Joseph Pennell, Veduta di Montalcino, Firenze, Uffizi, Gabinetto Disegni e
Stampe
Beato Angelico, Tebaide, 1418, Firenze, Uffizi, (particolare)
p. 16
Istituto Luce, Veduta del borgo storico che si distende ai piedi della rupe
con la fortezza medievale di Radicofani, 1930-31, Roma, Istituto Luce
Istituto Luce, Campiglia d’Orcia, 1930-31, Roma, Istituto Luce
Apollonio di Giovanni, Trionfo della morte, inizio sec. XV, Siena,
Pinacoteca Nazionale, (particolare)
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piano paesaggistico
REGIONE TOSCANA
livello d’ambito
Iconografia del paesaggio
Guido Biffoli, Petroio tra Sinalunga e Pienza,
Archivio Fotografico della città di Prato
Descrizione interpretativa
d’Orcia, ad esempio, cittadina d’origine etrusca sulla Francigena, s’incontrarono nel 1154 Federico Barbarossa e i messi
pontifici di Adriano IV. Dai fondi dell’Archivio LUCE si ricavano le immagini di San Quirico con la Torre Chigi, prima che
fosse abbattuta dall’esercito tedesco in ritirata, e il tratto
di mura medievali del borgo con la torre del Cassero, oggi
scomparsa. Proprio alla Francigena deve poi la sua potenza
Radicofani, che svetta su una rupe a quasi 900 metri d’altezza da cui si ammira il vasto panorama che corre dall’Appennino al lago di Bolsena e al Trasimeno, e che divenne
snodo importante di collegamento ai tempi dell’ultimo re dei
Longobardi, Desiderio: lo sapeva bene il ghibellino Ghino di
Tacco, che progettava una nuova fortezza tra Asinalunga
(oggi Sinalunga) e Guardavalle per impossessarsi di Radicofani e farne il proprio covo (il fiero ribelle di Dante e astuto
carceriere di Boccaccio è oggi nelle guide anglosassoni il
Robin Hood della Val d’Orcia).
Una selvatica e austera desolazione, quella di “questa terra
grigia lisciata dal vento nei suoi dossi/ nella sua galoppata
verso il mare/ nella sua ressa d’armento sotto i gioghi/ e i
contrafforti dell’interno” (Mario Luzi, Dalla torre), che ha
resistito alle modifiche del tempo, e che oggi ci affascina al
pari di quanto, secoli fa, faceva distogliere lo sguardo. Enea
Silvio Piccolomini, in vedetta dal giardino pensile del suo
palazzo di Pienza, ci offre una panoramica invidiabile dei
territori circostanti, a pieno raggio salvo che a sud: “La vista
di chi guarda dalle stanze più alte ad occidente si estende
oltre Montalcino e Siena fino alle alpi pistoiesi. L’occhio di
chi si affaccia a tramontana è allietato da una varia distesa
di colli e dal verde incantevole delle selve che si estendono
per cinque miglia. Osservando con più attenzione si arriva a
scorgere l’Appennino e Cortona, situata su un alto colle non
lontano dal lago Trasimeno. Ma la vallata del fiume Chiana, che giace lì in mezzo rimane nascosta perché troppo in
basso. La vista ad oriente è meno ampia, spingendosi fino
a Montepulciano in potere dei Fiorentini, che è perpetuo
timore per i Senesi giungendo fino ai monti che dividono la
regione della Chiana dalla Val d’Orcia”.
val d’orcia e val d’asso
2.4
Guido Biffoli, Gallico, crete, Archivio Fotografico della città di Prato
Guido Biffoli, Petroio, Archivio Fotografico della città di Prato
p. 17
val d’orcia e val d’asso
p. 18
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REGIONE TOSCANA
livello d’ambito
ambito
17
val d’orcia e val d’asso
Invarianti strutturali
3
val d’orcia e val d’asso
3.1 I caratteri
I calanchi e le biancane di Lucciolabella (Foto C.A. Garzonio)
p. 20
Panorama sulle colline neogeniche di Radicofani (Foto C.A. Garzonio)
Invarianti strutturali
I caratteri idro-geo-morfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici
idro-geo-morfologici
dei bacini idrografici e dei
sistemi morfogenetici
criteri metodologici (LINK)
Panorama della Val d’Orcia nei pressi di San Quirico d’Orcia
(Foto A. Ferraris - Licenza CC BY-ND)
Descrizione strutturale
L’asse dell’ambito è rappresentato dal bacino marino pliocenico senese, una delle depressioni tettoniche che, in epoca
Terziaria, sono state occupate a lungo da profondi bacini
marini. Orientato in senso appenninico, parallelo all’asse
maggiore della penisola, il bacino pliocenico senese rappresenta un segmento di sistemi di comunicazione di lunga durata. La sua parte meridionale è prevalentemente compresa
nell’ambito.
La geomorfologia del bacino pliocenico senese è semplice
nei suoi motivi quanto visivamente forte nelle sue manifestazioni. Le formazioni affioranti si distribuiscono in modo
da ricordare e registrare l’eredità di un braccio di mare
stretto ma molto profondo.
La parte centrale, la più estesa, è occupata dai depositi argillosi noti come “Argille azzurre”, più comunemente come
argille plioceniche. Nella loro manifestazione tipica, questi
materiali argilloso-limosi, quasi impermeabili e facilmente
erodibili, producono le forme di uno dei più conosciuti paesaggi toscani. Le Argille azzurre, infatti, si erodono in colline di modesta estensione e rilievo, dalle forme alquanto
arrotondate, inserite in una trama dettata dal un reticolo
idrografico molto denso e fortemente gerarchizzato in un
modello dendritico. Forme e caratteristiche dei suoli permettono la coltivazione quasi integrale, ma sono sfavorevoli
alla colture arboree; le opportunità di insediamento sono
molto ridotte, a causa delle sfavorevoli caratteristiche geotecniche delle argille e della scarsità di fonti idriche. Queste condizioni risultano in un paesaggio di cereali e pascoli
a perdita d’occhio su successioni regolari di basse colline.
In questo ambito si realizza quindi la piena corrispondenza
del sistema morfogenetico della Collina dei bacini neo-quaternari ad argille dominanti con il paesaggio noto a livello
mondiale come Crete senesi. Nella parte più meridionale
dell’ambito, questo paesaggio si presenta nelle sue forme
più pure, a causa di una condizione locale di aridità, determinata dall’effetto di ombra orografica del Monte Amiata.
Nell’ambito esistono, però, due variazioni importanti. La ristrettezza dell’antico bacino marino, mai più largo di 25 km,
fa sì che, intercalati nelle Argille azzurre, siano molto frequenti livelli di sabbie. Queste sabbie provennero dai bordi
del bacino per mezzo di ripetute frane sottomarine; si tratta
di un fenomeno comune, legato alla genesi delle rocce dette
torbiditi o anche flysch, anche se la giovinezza di questi depositi pliocenici non ha permesso la loro trasformazione in
roccia. I livelli sabbiosi, permeabili e meccanicamente resistenti, sostengono forme più vivaci, caratterizzate da ripiani
sommitali bruscamente interrotti da brevi versanti precipiti,
affetti da movimenti franosi ed erosione accelerata. Si tratta
dei versanti che, isolati, sono noti come balze, mentre le
risultanti valli, strette, ripide e in rapida erosione, sono note
come calanchi. Queste aree appartengono al sistema mor-
fogenetico della Collina dei bacini neo-quaternari a litologie
alternate; sono comunque parte delle “Crete senesi”, ma il
loro paesaggio è chiaramente differenziato da quello classico. I versanti ripidi determinano l’esistenza di aree forestali
di scarsa produttività, mentre le sommità offrono qualche
possibilità per gli insediamenti e le colture permanenti.
La seconda specificità si verifica nella zona dei borghi storici
di Radicofani e Contignano, influenzata da intrusioni magmatiche plio-quaternarie, mai concretizzate in un apparato
vulcanico. La massa intrusa sotterranea ha causato un significativo sollevamento dei depositi pliocenici; dato il loro
grande spessore, fino a 1000 metri, i depositi argillosi sono
ancora dominanti. Le rocce intrusive affiorano solo nel camino magmatico di Radicofani, che ha determinato la posizione dominante e il ruolo storico dell’insediamento. Sono
presenti lembi di sabbie e conglomerati, ai quali è legato
l’insediamento di Contignano. Si è così venuto a creare un
crinale che, con quote sommitali tra i 500 e gli 800 m, domina i terreni circostanti. Il sollevamento ha innescato fenomeni erosivi simili a quelli già descritti, ma di dimensioni
superiori, espresse in particolare nella serie di grandi calanchi che tratteggiano i versanti. La differenza di magnitudine
dei processi, e la fisiografia nettamente collinare, porta a
definire in quest’area il sistema della Collina su depositi neoquaternari sollevati.
Sul bordo orientale del bacino, e in corrispondenza della
“soglia di Pienza”, affiorano diffusamente sabbie, conglomerati e calcari pliocenici. La risposta di questi materiali all’erosione determina un rilievo più accentuato, con versanti più
lunghi e ripidi, e maggiore frequenza di ripiani sommitali.
Secondo le caratteristiche dei materiali, si alternano quindi i sistemi della Collina dei bacini neo-quaternari a sabbie
dominanti e della Collina su depositi neo-quaternari a livelli resistenti. Questi sistemi, caratterizzati dalla fertilità dei
suoli, sostengono sistemi rurali orientati alle colture arboree
e promiscue, e rappresentano luoghi di elezione per insediamenti storici come Pienza e San Quirico d’Orcia, grazie
alle condizioni favorevoli per le costruzioni e per la provvista d’acqua. Intorno al limite tra argille e sabbie, la qualità
ottimale dei materiali argillosi ha determinato il sorgere di
storiche industrie di laterizi.
Il bacino pliocenico senese ospita un ricco reticolo idrografico, dominato dal fiume Orcia e dai torrenti Asso e Formone.
Si tratta di tre alternativi fiumi assiali del bacino; il corso
del Formone e l’alto corso dell’Orcia, dominati dalla struttura sollevata di Radicofani, sono i più strettamente allineati
all’asse del bacino, da cui la loro importanza storica come
assi di comunicazione. In generale, si tratta di valli fluviali
prevalentemente erosive ed esondabili; solo la valle dell’Asso è, limitatamente, un luogo di insediamento storico.
A est, il bacino è delimitato dalla dorsale Rapolano – Monte
Cetona, condivisa con l’ambito adiacente che ne contiene la
La Collina su depositi neo-quaternari a livelli resistenti di Pienza vista
dalla Collina dei bacini neo-quaternari ad argille dominanti della Val d’orcia
(Foto portalepienza - Licenza CC BY-SA)
L’alveo del Fiume Orcia (Foto Archivio Geositi Provincia di Siena)
Colline su litologie liguri e toscane presso l’Abbazia di Sant’Antimo
(Foto Lorenzo 53 - Licenza CC BY-NC-ND)
La collina calcarea a Rocca d’Orcia (Foto A. Ferraris - Licenza CC BY-ND)
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livello d’ambito
parte più chiaramente collinare; nell’ambito, si hanno solo
modeste estensioni, prevalentemente di Collina calcarea,
da cui sono uscite le pietre utilizzate nella costruzione di
Pienza.
Ad ovest, il bacino è delimitato da massicci collinari di sollevamento recente. L’ossatura prevalente di questi massicci è rappresentata dalle Unità Liguri, che formano ampie
estensioni di Collina a versanti dolci sulle Unità Liguri ed
estensioni meno vaste della variante a versanti ripidi. La
Collina è completata da limitati affioramenti di Unità Toscane, nel sistema della Collina a versanti ripidi sulle Unità Toscane, e da lembi residui di depositi neogenici, nel sistema
della Collina su depositi neo-quaternari deformati. L’Orcia
si è aperto, per antecedenza, una strada attraverso questi
massicci, formando una stretta gola intorno alla quale affioramenti di calcari della “Scaglia Toscana” e di travertini
recenti formano due aree di Collina calcarea che sostengono gli insediamenti storici di Bagno Vignoni e di Castiglione
d’Orcia – Rocca d’Orcia.
Nel complesso, i massicci collinari dominano il bacino, in
questa parte è particolarmente depresso, offrendo posizioni
dominanti di grande interesse, che ospitano insediamenti
come Montalcino e Monticchiello.
All’estremità sud, i sistemi collinari gradano nei sistemi
montani che annunciano il Monte Amiata. Questa breve
porzione di Montagna dell’ambito comprende porzioni di
Montagna su unità da argillitiche a calcareo-marnose, di
Montagna calcarea, un cui sperone isolato sostiene Campiglia d’Orcia, e infine in uno stretto ma dominante sperone
di Montagna ignea, su cui sorge Vivo d’Orcia.
Il rovescio della collina di Montalcino guarda alle valli di
bassa Orcia e Ombrone; qui, dominata dai borghi collinari
di Sant’Angelo in Colle e Castelnuovo dell’Abate, si estende
una vasta area di depositi neo-quaternari, suddivisa tra i
sistemi della Collina su depositi neo-quaternari a livelli resistenti e della Collina dei bacini neo-quaternari a litologie
alternate. Un’estesa area di Margine inferiore segna la confluenza di Orcia e Ombrone. Questa sequenza di sistemi
morfogenetici presenta condizioni particolarmente favorevoli di fertilità dei suoli e clima, che ha originato un sistema
vitivinicolo di valore mondiale.
Dinamiche di trasformazione
Il paesaggio del bacino senese è il risultato della progressiva risalita dell’agricoltura sulle colline, a partire dal Rinascimento. La reazione dei terreni collinari del bacino è stata fortemente erosiva, con la formazione di un paesaggio
intensamente modellato. In tempi recenti, la capacità di
obliterare forme erosive anche di una certa entità, grazie
ai mezzi meccanici, ha reso il paesaggio più dolce nei suoi
aspetti percettivi; la restrizione delle aree coltivate, a partire
dal dopoguerra, ha incrementato le estensioni di superfici
restituite ad una specifica “naturalità”. Una tendenza alla
sostituzione delle colture seminative con i pascoli si è instaurata nell’ultimo quarto del secolo scorso, con particolare
intensità nella parte meridionale dell’ambito, caratterizzata
da specifiche condizioni di aridità.
L’industrializzazione della filiera dell’argilla, prosecuzione
moderna di una grande tradizione, ha portato alla creazione
di siti industriali ed estrattivi di un certo impatto.
Diversamente dall’adiacente ambito senese, i sistemi collinari del bordo occidentale, dominati dai sistemi a forme
dolci sulle Unità Liguri, hanno offerto le condizioni per lo
sviluppo di paesaggi rurali di pregio. Se la pressione insediativa è rimasta contenuta, l’enorme successo della filiera vitivinicola ha portato ad una certa alterazione del paesaggio,
frenata dalla presenza dei versanti ripidi del sistema della
Collina su depositi neo-quaternari a livelli resistenti.
Valori
L’ambito rappresenta la giustapposizione complementare,
dai forti effetti paesaggistici, di due strutture contrastanti: il bacino pliocenico dalle Crete senesi e le colline rocciose. L’associazione crea una struttura territoriale forte,
dagli intensi effetti percettivi. Di particolare importanza la
distribuzione degli insediamenti su “balconi” o “torri” che
danno visuale della profondità e della diversità del territorio
e, simmetricamente, la costante presenza di un orizzonte di
colline alte e boscose a delimitare le basse terre dei bacini.
Questo complesso di strutture territoriali rappresenta un valore assoluto, testimoniato dalla sua presenza nella cultura
grafica globale.
L’ambito presenta anche una ricca varietà di siti di interesse
geologico, naturalistico e paesaggistico, in gran parte ricadenti in siti UNESCO (Val d’Orcia) e aree protette.
L’uso del nome di “Crete”, parola dialettale sinonimo di argille, si diffuse nel corso del XIX secolo con lo sviluppo delle
scienze naturali e delle analisi dei lineamenti geomorfologici. Questi paesaggi geologici hanno una notevole importanza non solo per la fruizione turistica ma anche per gli studi
scientifici e la didattica. In queste zone sono state studiate
più a fondo le dinamiche che portano alla formazione e allo
sviluppo dei calanchi e delle biancane. All’interno delle Crete Senesi, nei pressi di San Giovanni d’Asso, è presente un
geosito panoramico, il “Panorama sui corpi risedimentati di
S. Giovanni d’Asso”, che consente di osservare sia la dorsale
di Trequanda, sia l’alto di San Giovanni d’Asso, parte del
sito di interesse comunitario Monte Uliveto Maggiore. Altri
siti di interesse sono identificabili nelle Crete dell’Orcia e
del Formone (SIR SIC ZPS) e nell’area protetta regionale di
Lucciolabella (SIR SIC ZPS), entrambe legate ai “campi” di
biancane. Queste aree comprendono siti di interesse geologico e pedologico (geositi e pedositi: “suoli Orcia”, “argille
presso il podere di Lucciolabella”, le “biancane e i calanchi di
Lucciolabella”, “calanchi e biancane sul Torrente Formone”).
Molti geositi raccontano l’evoluzione dei bacini neo-quaternari; lungo la soglia di Pienza, un alto strutturale che divide
il bacino di Siena da quello di Radicofani, sono presenti i
geositi “Balze arenacee di Pienza” e “cava Barbieri e faglia di Pienza”. Quest’ultimo permette di osservare, in una
cava abbandonata, la Faglia del Duomo di Pienza, o Faglia
dell’Abside, che disloca i sedimenti del Pliocene Inferiore.
Sempre nei pressi di Pienza, il geosito “la successione di
Fosso Mazzini” testimonia gli eventi geologici che hanno ca-
Le Balze arenacee di Pienza (Foto Archivio Geositi Provincia di Siena)
La Buca del Beato (Foto Archivio Geositi Provincia di Siena)
Invarianti strutturali
Il massiccio dell’Amiata e le colline a versanti dolci sulle unità Liguri nei pressi di Monte Amiata (Foto cisko66 - Licenza CC BY)
Panorama del Fondovalle dell’Orcia e delle colline retrostanti costituite
da depositi neogenici e unità liguri, viste da Montenero d’Orcia (Foto M.
Vinattieri - Licenza CC BY)
I caratteri idro-geo-morfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici
val d’orcia e val d’asso
3.1
Il neck di Radicofani (Foto C.A. Garzonio)
p. 21
val d’orcia e val d’asso
PIANURE e
FONDOVALLE
Invarianti strutturali
I caratteri idro-geo-morfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici
Sistemi morfogenetici
Fondovalle (FON)
Margine Inferiore (MARi)
Forme: Piane di fondovalle
Litologia: Depositi alluvionali
vari
Suoli: Suoli poco evoluti, generalmente calcarei, profondi,
spesso con limitato drenaggio
Forme: Conoidi e terrazzi fluviali intermedi, dune antiche
Litologia: Depositi tardopleistocenici terrazzati
Suoli: Suoli evoluti, tessiture
varie
Alta pianura (ALP)
Forme: Conoidi attive, terrazzi
fluviali bassi
Litologia: Alluvioni recenti;
travertini olocenici
Suoli: Suoli a tessiture
sabbiose, o ricchi di scheletro,
calcarei
approfondimento: livello regionale
p. 22
scala originale 1:50.000
MARGINE
logo
piano paesaggistico
REGIONE TOSCANA
livello d’ambito
val d’orcia e val d’asso
Collina dei bacini neoquaternari, litologie
alternate (CBAt)
Forme: Modellamento erosivo
intenso, rari ripiani sommitali
residuali, versanti ripidi con
movimenti di massa (balze e
calanchi)
Litologia: Alternanze di depositi neo-quaternari diversi
Suoli: Suoli dei sistemi a sabbie e argille dominanti
Collina a versanti ripidi
sulle Unità Liguri (CLVr)
Collina a versanti ripidi
sulle Unità Toscane (CTVr)
Collina su terreni neogenici
sollevati (CNS)
Collina sui depositi neoquaternari con livelli
resistenti (CBLr)
Collina dei bacini neoquaternari, argille
dominanti (CBAg)
Forme: Modellamento erosivo
intenso; movimenti di massa,
calanchi e biancane
Litologia: Argille neoquaternarie dominanti
Suoli: Suoli argillosi poco
evoluti e Vertisuoli
COLLINA
Forme: Rari ripiani sommitali, versanti brevi, ripidi, valli
minori a fondo piatto
Litologia: Sabbie neo-quaternarie dominanti
Suoli: Suoli a tessiture
sabbioso-fini; ben drenati,
spesso calcarei
Forme: Ripiani sommitali,
versanti con tratti ripidi
e andamenti complessi
controllati dalla litologia
Litologia: Depositi neoquaternari con presenza di
litologie resistenti (calcareniti,
conglomerati, calcari
continentali, piroclastiti)
Suoli: Suoli profondi, ben
drenati, con tessiture e
composizione controllati dalla
litologia, spesso molto evoluti
sui ripiani sommitali
MONTAGNA
Montagna su Unità da
argillitiche a calcareomarnose (MOL)
Montagna ignea (MOI)
Forme: Modellamento erosivo
intenso, rari ripiani sommitali
residuali, versanti ripidi con
movimenti di massa (balze e
calanchi)
Litologia: Alternanze di depositi neo-quaternari diversi
Suoli: Suoli dei sistemi a sabbie e argille dominanti
Forme: Superfici sommitali;
versanti ripidi, lineari e
aggradati
Litologia: Formazioni
arenacee della Falda Toscana,
dominanti
Suoli: Presenza di regolite
profondo e grossolano,
anche su versanti ripidi; suoli
profondi, sabbiosi, acidi
Forme: : Versanti lunghi,
intensamente dissecati, bacini
di primo ordine in forma di
calanchi
Litologia: : Depositi pliocenici
con prevalenza di argille,
manifestazioni vulcaniche di
minima estensione (neck)
Suoli: Suoli argillosi
poco evoluti, sottili, su
roccia incoerente che
viene trasformata in suolo
artificialmente
Forme: Espansioni
piroclastiche, colate laviche,
batoliti esumati
Litologia: Rocce ignee in situ
Suoli: Andosuoli profondi,
suoli sottili su rocce ignee dure
Forme: Versanti complessi a
media pendenza, con frequenti
movimenti di massa
Litologia: Unità Sub-Liguri e
Liguri, miste o a dominanza di
rocce silicee; unità argillitiche e
calcareo-marnose Toscane
Suoli: Suoli da sottili a
mediamente profondi, spesso
ricchi di scheletro e/o calcarei
Affioramenti
di rocce
Ofiolitiche
Collina calcarea (Cca)
Collina a versanti dolci
sulle Unità Liguri (CLVd)
Forme: Modellamento erosivo
intenso, rari ripiani sommitali
residuali, versanti ripidi con
movimenti di massa (balze e
calanchi)
Litologia: Alternanze di depositi neo-quaternari diversi
Suoli: Suoli dei sistemi a sabbie e argille dominanti
Collina a versanti dolci
sulle Unità Toscane (CTVd)
Forme: Superfici sommitali;
versanti complessi, fortemente
antropizzati
Litologia: Unità della Falda
Toscana, miste o a dominante
silicoclastica
Suoli: Suoli da sottili a
mediamente profondi,
tendenzialmente acidi a
tessiture sabbioso-fini
Collina su terreni neogenici
deformati (CND)
Forme: Versanti complessi,
lunghi
Litologia: Depositi miocenici
e secondariamente pliocenici,
con presenza significativa di
sabbie, conglomerati e rocce
coerenti
Suoli: Dati scarsi
Montagna calcarea (MOC)
Forme: Versanti convessi e
forme carsiche, comprendenti
ampie conche
Litologia: Calcari delle Unità
Toscane, e delle Unità Liguri
quando dominanti; inclusioni di
diaspri e radiolariti della Falda
Toscana
Suoli: Suoli argillosi, ben
drenati; profondi e acidi sulle
grandi forme carsiche, sottili e
pietrosi sui versanti, profondi e
ricchi di scheletro alla base dei
versanti
Depressioni
tettonocarsiche
Forme: Versanti ripidi; forme
carsiche, anche ipogee
Litologia: Calcari metamorfici
del basamento paleozoico;
calcari e calcareniti delle Unità
Toscane; calcari delle Unità
Liguri, quando dominanti
Suoli: Copertura pedologica
discontinua, in genere sottile
I caratteri idro-geo-morfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici
Collina dei bacini neoquaternari, sabbie
dominanti (CBSa)
Invarianti strutturali
COLLINA DEI BACINI
NEO-QUATERNARI
3.1
link: abaco regionale dei sistemi morfogenetici
p. 23
val d’orcia e val d’asso
Invarianti strutturali
I caratteri idro-geo-morfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici
Sintesi dei valori idro-geo-morfologici
p. 24
Sintesi delle criticità idro-geo-morfologiche
Ricarica di acquiferi critici
Supporto di paesaggi naturali di valore e
assorbimento di deflussi superficiali
Alta produzione di deflussi,
instabilità dei versanti
Rischio di impoverimento e/o contaminazione di
acquiferi sensibili
Alta produttività agricola
Supporto di paesaggi agrari e insediativi di valore,
assorbimento di deflussi superficiali
Alta produzione di deflussi e instabilità dei versanti,
aggravate dagli abbandoni dei sistemi rurali
Rischio di impoverimento e contaminazione di
acquiferi sensibili a causa dell’attività estrattiva
Supporto di paesaggi naturali di valore
Supporto di paesaggi agrari e insediativi di valore
Ata produzione di deflussi, instabilità dei versanti e
erosione del suolo
Rischio di impoverimento e/o contaminazione di
acquiferi sensibili e rischio di erosione del suolo
Supporto di paesaggi naturali, agrari e insediativi di
valore
Supporto di paesaggi agrari e insediativi di valore,
ricarica di acquiferi critici
Alta produzione di deflussi, rischio di erosione del
suolo e presenza di calanchi obliterati
Rischio di erosione del suolo
logo
piano paesaggistico
REGIONE TOSCANA
livello d’ambito
Particolare di una biancana in Val d’Orcia (Foto C.A. Garzonio)
Panorama sui corpi risedimentati di San Giovanni d’Asso
(Foto Archivio Geositi Provincia di Siena)
Le Balze arenacee di Pienza (Foto Archivio Geositi Provincia di Siena)
ratterizzato questo territorio durante il Pliocene.
In gran parte dell’ambito il paesaggio è caratterizzato dalla presenza di arenarie gradate (sabbie a diverso grado di
cementazione): in pieno centro di Monterongriffoli, lungo
una scarpata, è possibile osservare la presenza di queste
arenarie (geosito “Le areniti stratificate di Monterongriffoli”)
legato alla deposizione di materiali provenienti da frane sottomarine. In questi depositi sono presenti anche importanti
ipogei (geositi “Il bottino di Monterongriffoli” e “Il cunicolo
di Monterongriffoli”), scavati in passato per captare le acque circolanti nel corpo roccioso. Altri siti in cui è possibile
osservare la sequenza torbiditica sono presenti nei pressi
di Villa Biagiotti (“Conglomerati e paraconglomerati di Villa
Biagiotti”), in località la Macchia nei pressi di Monticchiello,
e a San Giovanni d’Asso (“Le areniti con ipogei in località la
Macchia” e “Sotterranei del castello di S. Giovanni d’Asso”):
presso queste ultime località, la presenza delle torbiditi gradate, per le loro caratteristiche geomeccaniche, ha fin dagli
etruschi favorito lo scavo di cavità artificiali.
L’evoluzione geologica dell’ambito è illustrata anche dalla
presenza di geositi che testimoniano la presenza di antichi
delta pliocenici (geositi “Le areniti clinostratificate di Madonna delle Nevi” e “Delta pliocenico di Podere Bellaria”).
Sono presenti, inoltre, geositi di interesse regionale e locale con forme peculiari recenti e ben conservate come i
“terrazzi del Podere Le Rimbecche”, il “terrazzo di Podere di
Pian di Maggio”, la “spianata di terrazzo di Podere Casella”,
ed i “terrazzi del torrente Asso”, lungo le valli dell’Orcia, del
Formone e dell’Asso. L’ambiente fluviale dell’Orcia, al confine meridionale dell’ambito è tutelato da un sito di interesse regionale “Basso corso del Fiume Orcia”; parte del suo
alveo, a valle della confluenza con il Formone, è compreso
in un geosito di interesse locale in cui è possibile osservare
gli elementi caratteristici di un corso d’acqua (alveo, barre
fluviale, anse, terrazzi fluviali). Lungo il corso dell’Orcia, la
riserva naturale di Ripa d’Orcia (SIR – SIC) presenta particolari valori paesaggistici: si estende in destra idrografica
dell’Orcia, comprendendone i rilievi e la stretta valle, con ripide pareti rocciose, in cui scorre il fiume in questo settore.
Cava di Alabastro calcareo di Castelnuovo dell’Abate (Foto Archivio Geositi Provincia di Siena)
Cave di importanza storica o geologica sono presenti nel
territorio dell’ambito: alcune di esse presentano affioramenti rocciosi in grado di documentare l’evoluzione geologica
dell’area. I geositi principali sono ubicati lungo la Dorsale
Rapolano – Monte Cetona, come le cave di calcare di Montisi
e la cava di Podere Pianoia; altri sulla dorsale di Montalcino,
come la cava di alabastro calcareo di Castelnuovo dell’Abate. Qui era estratto l’alabastro calcareo (o onice), utilizzato
fin dai tempi antichi come materiale da costruzione e per
ornamenti; la porzione più venata dell’alabastro era conosciuta nelle arti come “alabastro di Siena”. Questa particolare pietra è stata impiegata tra l’altro per la realizzazione
delle colonne e delle rifiniture dell’Abbazia di Sant’Antimo,
del Duomo di Orvieto e della Chiesa di S. Martino in Siena.
Cave storiche di Travertino si trovano presso Castelnuovo
dell’Abate e Bagno Vignoni. Nei travertini si ritrovano piccole
cavità di origine naturale. Nel resto dell’ambito ritroviamo
altri aspetti legati al carsismo. Cavità carsiche sono presenti in formazioni come i calcari continentali recenti, i calcari plio-quaternari, il Calcare selcifero di Limano, il Calcare
massiccio, i Calcari e marne a Rhaetavicula contorta (in cui
si rinviene il geosito della “Buca delle Fate”, lungo la dorsale
Rapolano - Monte Cetona), le Calcareniti di Montegrossi.
Alcune cavità sono state frequentate in passato dall’uomo
o usate come luogo di culto: è il caso del geosito “La Buca
del Beato”, lungo il torrente Tresa. Si tratta di una serie
di cavità carsiche che ospitarono, intorno al 1400, il Beato
Giovanni Benincasa. Il contesto paesaggistico e ambientale
delle grotte è di particolare valore, per la morfologia della
profonda gola del Torrente Tresa e la presenza di cascate
e laghetti naturali. Nell’ambito sono presenti anche cavità
pseudo-carsiche, nelle colate laviche dell’Amiata, nei depositi plio-quaternari delle sabbie e arenarie gialle e al contatto tra sabbie e argille o tra sabbie e conglomerati.
Nell’ambito ricadono anche le propaggini settentrionali del
cono vulcanico dell’Amiata e dell’omonimo sito di interesse
comunitario. Nelle aree limitrofe sono presenti siti interessati da fenomeni geotermici con particolari aspetti di valore paesaggistico e ambientale. Le principali manifestazioni
sono presenti presso Bagno Vignoni e Bagni San Filippo,
le cui acque sono state sfruttate a scopi idroterapeutici. In
questi siti scaturiscono sorgenti termali (Acqua Santa e Bagno Vignoni) e si rinvengono manifestazioni di gas e acqua
(Acqua dei bagni, Acqua passante, Bollore, Fosso Bianco).
Tra i fenomeni minori si segnala la sorgente dell’Acqua Puzzola, nei pressi di Pienza, che ha dato vita ad un piccolo
laghetto. Al centro del Bacino pliocenico di Radicofani è presente l’apparato vulcanico di Radicofani; il geosito “Le vulcaniti di Radicofani” presenta un affioramento che meglio
di tutti mostra la tipologia caratteristica delle vulcaniti che
costituiscono l’apparato vulcanico, con affioramenti rocciosi
che presentano una tipica fessurazione colonnare verticale
ondulata.
Criticità
La prima criticità dell’ ambito è l’erosione del suolo. Sebbene in forme diverse, l’intero bacino senese è soggetto
ad un grave rischio di erosione del suolo. In effetti, come
detto in merito alla struttura geologica ed alle dinamiche si
trasformazione, si tratta di un fenomeno già influente sulla
storia recente. L’importanza che l’erosione ha avuto nel modellare il paesaggio attuale e nel costituirne l’identità pone
la questione fondamentale del contrasto tra esigenze ambientali. Da un lato, l’esigenza di tutelare e riprodurre forme
caratteristiche, dall’altro la necessità di contenere i processi
di erosione del suolo, allo scopo di conservare la risorsa e
di non sovraccaricare un sistema idrologico che ha aspetti
di criticità.
Il sistema idrografico dell’ambito presenta aspetti critici,
evidenziati dall’assenza di insediamenti lungo i fondovalle dell’Orcia e del Formone, esposti ad eventi alluvionali;
inoltre, gli effetti degli squilibri idrologici prodotti in questo
ambito sono suscettibili di propagarsi a valle, nel bacino
dell’Ombrone.
Il sistema della Collina su depositi neo-quaternari sollevati
presenta uno stato di particolare criticità, dato dalla rapida
dinamica di smantellamento del crinale, delle relative infrastrutture e, potenzialmente, degli insediamenti.
Invarianti strutturali
Calanchi nei pressi di Contignano (Foto C.A. Garzonio)
I caratteri idro-geo-morfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici
val d’orcia e val d’asso
3.1
p. 25
Invarianti strutturali
I caratteri idro-geo-morfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici
val d’orcia e val d’asso
p. 26
Nelle aree collinari, l’impronta territoriale dei sistemi rurali
è messa in discussione sia dagli abbandoni, accentuati dal
relativo isolamento dell’ambito rispetto alle vie di comunicazione moderne, sia dall’estendersi del vigneto specializzato,
che rappresenta peraltro una risorsa importantissima. I rischi associati sono, di nuovo, relativi soprattutto all’erosione
del suolo, ma anche alla possibile trasmissione di sostanza
chimiche alle falde acquifere, peraltro utilizzate poco intensamente.
I siti geotermali presentano una intrinseca fragilità, legata all’equilibrio del serbatoio di alimentazione geotermica,
in alcune aree ampiamente sfruttato, a scopi termali o di
produzione di energia: tali siti, infatti, possono subire un
forte e rapido degrado dovuto alla deviazione dei flussi idrici
mineralizzati.
Indirizzi per le politiche
Nei sistemi di Collina dei bacini neo-quaternari ad argille
dominanti e a litologie alternate è necessario adottare misure volte a:
•raggiungere un equilibrio sostenibile rispetto ai fenomeni
erosivi;
•contenere la produzione di deflusso;
In particolare questi provvedimenti dovranno prevedere:
•per le aree interessate da forti dinamiche erosive, la creazione di fasce di rispetto, interdette ad ogni edificazione
e apertura di strade, riservate ad attività a basso impatto,
come il pascolo regimato, la coltura del tartufo, la riproduzione della fauna selvatica, gli oliveti gestiti a fini paesaggistici e conservativi; tutti gli interventi comportanti
movimento terra, anche se a fini agricoli, dovrebbero essere considerati strettamente come tali, ed in particolare
non ammessi a sostegni finanziari;
•per le aree coltivate, il sostegno alle pratiche conservative, quali la riduzione dello sviluppo delle unità colturali
nel senso della pendenza, la massima copertura del suolo negli avvicendamenti, il mantenimento di appropriati
sistemi di gestione delle acque di deflusso; nelle aree
critiche, individuate negli impluvi a fondo arrotondato,
senza corso d’acqua e ripidi, è da incoraggiare l’istituzione di strisce erbose permanenti o altre forme di copertura stabile.
In misura delle caratteristiche specifiche dell’ambito, è
anche necessario:
•prevenire l’inopinata estensione dei vigneti su suoli argillosi, destinata solo a creare problemi idrogeologici ed a
compromettere la qualità della produzione;
•nella parte meridionale, non ostacolare le dinamiche
spontanee di conversione dell’uso dei suoli agricoli a prato e/o pascolo, giustificate in questo ambito dalle specifiche condizioni climatiche.
•In questo ambito, la politica infrastrutturale deve tener
conto delle dinamiche naturali, adattandosi all’evoluzione delle forme. Particolare cautela in questo senso deve
essere applicata al sistema della Collina su depositi neoquaternari sollevati, la cui dinamica erosiva non può essere effettivamente arrestata. Per minimizzare rischi e
danni, gli indirizzi di prevenzione sopra elencati debbono
essere applicati con particolare cura, aggiungendo:
•una forte prevenzione di interventi edilizi o infrastrutturali
in posizioni insostenibili;
•una programmazione dell’adattamento delle infrastrutture all’evoluzione del territorio.
agli stabilimenti termali ed agli impluvi naturali, prevedendo un monitoraggio geochimico, delle temperature,
dei parametri idrodinamici.
I sistemi forestali dell’ambito hanno, in genere, un elevato
potenziale, che permetterebbe il recupero da stati di eccessivo sfruttamento verso una gestione sostenibile orientata
tanto alla qualità ecologica quanto alla produzione.
La permanenza e la riproduzione dei sistemi geotermali,
elementi di valore del paesaggio dell’ambito, richiedono:
•un’attenta programmazione dello sfruttamento, in virtù
della loro vulnerabilità, con adeguato supporto di norme,
studi e sistemazioni basati sul completo e continuo mantenimento delle acque;
•una corretta gestione del ciclo delle acque dalle sorgenti
La collina sulle unità liguri di Montalcino (Foto B.C. Tørrissen - Licenza BY-SA)
I caratteri idro-geo-morfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici
Invarianti strutturali
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piano paesaggistico
REGIONE TOSCANA
livello d’ambito
val d’orcia e val d’asso
3.1
p. 27
val d’orcia e val d’asso
3.2 I caratteri ecosistemici
del paesaggio
Invarianti strutturali
I caratteri ecosistemici del paesaggio
criteri metodologici (LINK)
p. 28
Matrice forestale di sclerofille, con leccete e macchie mediterranee, nei
versanti collinari a sud di S. Antimo. (Foto: L. Lombardi, archivio NEMO)
Descrizione strutturale
Il territorio dell’ambito è attraversato da nord a sud da un
sistema collinare fortemente caratterizzante, costituito da
dolci morfologie plioceniche a prevalenza di colture cerealicole nella porzione centro settentrionale e da paesaggi
agricoli tradizionali e pascolivi nella porzione meridionale.
Il corso del Fiume Orcia, con i suoi larghi terrazzi fluviali,
costituisce il confine tra i due paesaggi, contribuendo con il
suo alto corso e con la complementare presenza dei torrenti
Formone e Paglia a elevare il valore paesaggistico e naturalistico della parte meridionale dell’ambito.
Più a est questo dominante paesaggio agricolo si continua
con un sistema alto collinare tra Trequanda e Monticchiello,
con morfologie più accidentate e con presenza di substrati carbonatici, caratterizzato da una prevalente copertura
forestale di latifoglie termofile e sclerofille o da mosaici
agricoli e forestali.
La prevalente copertura forestale costituisce l’elemento
caratterizzante anche dei versanti settentrionali del Monte
Amiata degradanti fino a Castiglione d’Orcia. Questa zona
montana e collinare presenta importanti ecosistemi forestali
mesofili, con faggete, castagneti e abetine, che si continuano nelle basse colline con querceti e mosaici di macchie,
leccete e agroecosistemi tradizionali.
Più a ovest il territorio di Montalcino vede la dominante presenza della monocoltura dei vigneti specializzati, in ambito
collinare e di pianura, e una continua copertura forestale di
sclerofille (macchia mediterranee e leccete) nei versanti alto
collinari e montani del Poggio Pigna.
Dinamiche di trasformazione
Caratteristico ecomosaico dei versanti compresi tra il Fiume Orcia e la
loc. Poggio Rosa, con boschi di latifoglie e sclerofille, seminativi e pascoli,
ecosistemi calanchivi, fluviali e torrentizi, a costituire un paesaggio di alto
valore naturalistico. (Foto: L. Lombardi, archivio NEMO)
Mosaici di ambienti agricoli, pastorali e boschivi nei versanti in loc.
Romitorio, a sud di San Quirico d’Orcia. Sullo sfondo i paesaggi agricoli
dell’alta Val d’Orcia e il crinale boschivo del Monte Cetona
(Foto: L. Lombardi, archivio NEMO)
Le dinamiche più significative che hanno interessato ed interessano attualmente l’ambito sono legate principalmente
ai processi di intensificazione delle attività agricole con particolare riferimento alla diffusione della monocoltura viticola
nella zona di Montalcino e della monocoltura cerealicola nelle colline plioceniche della porzione centrale e settentrionale
dell’ambito.
Particolarmente rilevante risulta la trasformazione del paesaggio agricolo realizzata dalla diffusione dei vigneti specializzati che, dopo aver occupato le aree più vocate, si sono
estese anche ad occupare in tempi più recenti pascoli in
abbandono o colture tradizionali anche immerse in matrici
forestali (ad es. alti versanti del Poggio Pigna). La coltura
a vite si è spinta ad interessare anche i terrazzi alluvionali
ghiaiosi del Fiume Orcia (in particolare il suo basso corso e
alla confluenza con il Fiume Ombrone) con rilevanti impatti
sugli ambienti perifluviali.
Negli ambienti collinari la diffusione dei seminativi ha comportato la omogenizzazione del paesaggio agricolo con la
forte riduzione dei peculiari elementi geomorfologici quali
Paesaggio agricolo presso Monticchiello, con oliveti, seminativi e relittuali nuclei forestali (matrice agricola collinare della rete ecologica).
(Foto: M. Giunti, archivio NEMO)
i calanchi, le crete e le biancane, la riduzione del pascolo
e delle dotazioni ecologiche (siepi, boschetti, filari alberati
e alberi camporili) e l’interessamento diretto delle aree di
pertinenza fluviale.
Il paesaggio agricolo della parte meridionale dell’ambito, a
sud del Fiume Orcia ha visto un prevalente permanere degli ambienti agricoli tradizionali e delle attività di pascolo,
anche se in parte soggetto alla diffusione dei seminativi ed
in parte a fenomeni di abbandono e di ricolonizzazione arbustiva.
Come in altri bacini della Toscana anche per il bacino
dell’Ombrone, ma soprattutto dell’Orcia, negli ultimi anni
sono evidenti le negative dinamiche di riduzione delle portate e di aumento dei periodi di magra del fiume, a causa
delle minori precipitazioni.
Assieme allo sviluppo del settore agrituristico e del turismo
enogastronomico l’area ha visto anche lo sviluppo di un turismo termale, con la realizzazione di importanti strutture
a Bagno Vignoni o a San Filippo. Al settore turistico è da
associare la recente trasformazione di aree agricole collinari, presso le sponde del Fiume Ombrone in un attrezzato
campo da golf (a valle di Castiglion del Bosco).
Dopo un abbandono diffuso dei boschi verificatosi nel do-
poguerra, nell’ultimo ventennio le utilizzazioni forestali sono
riprese con maggiore intensità, soprattutto nelle proprietà
private, per effetto concomitante della maggior richiesta
sul mercato di biomassa a scopo energetico, della maggior
quantità di legname presente e, infine, della disponibilità di
manodopera a basso costo. Al forte prelievo nelle proprietà private, spesso causa di alterazioni della struttura ecologica e del valore naturalistico dei boschi, si contrappone
una gestione più conservativa nell’ambito del patrimonio
agricolo-forestale regionale e nel sistema delle Riserve Naturali. La gestione di tipo naturalistico, finalizzata a conservare la foresta, anche mediante interventi di miglioramento
ambientale, ha restituito notevoli elementi di naturalità e
maturità al bosco, accentuandone il valore paesaggistico ed
ecologico.
Processi di espansione dei borghi storici, con realizzazione
di nuove aree residenziali, hanno interessato alcune porzioni dell’ambito, così come la realizzazione di piccole aree
industriali/artigianali, anche in aree di pertinenza fluviale. Si
tratta fino ad oggi di dinamiche puntuali e isolate che non
risultano caratterizzare l’ambito in oggetto.
Per la conservazione di valori naturalistici dell’ambiti sono
risultati assai positivi i processi di istituzione di un locale
logo
piano paesaggistico
REGIONE TOSCANA
livello d’ambito
Gli ecosistemi forestali costituiscono una componente minoritaria del paesaggio vegetale dell’ambito risultando presenti, in modo significativo, esclusivamente nei rilievi ad ovest
di Montalcino, tra Castiglione e Vivo d’Orcia, e nella colline
di Trequanda.
Boschi e macchie di sclerofille nella Riserva naturale di Ripa d’Orcia, con
la dominate presenza della rupe di Rocca d’Orcia.
(Foto: L. Lombardi, archivio NEMO)
Vegetazione arborea ripariale a salici e pioppi lungo le sponde del Fiume
Orcia in località Monte Amiata (Foto: L. Lombardi, archivio NEMO)
In tale contesto le formazioni forestali più mature e interne
ai nodi primari della rete ecologica, sono relegate al confine
meridionale dell’ambito, nei versanti settentrionali del M.te
Amiata con faggete, castagneti, rimboschimenti di conifere
e boschi misti. In tale contsto si localizza anche l’importante
abetina del Vivo, bosco autoctono relitto di abete bianco
Abies alba (assieme a faggi, aceri montani e castagni) situato lungo il corso del torrente Vivo, presso il paese di Vivo
d’Orcia.
Tali formazioni risultano in gran parte attribuibili al target
regionale delle Foreste di latifoglie mesofile e abetine.
Le rimanenti formazioni forestali più continue ed estese
dell’ambito costituiscono l’elemento di matrice forestale a
elevata connettività, in gran parte costituito dalle leccete
e macchie alte dei versanti del Poggio La Pigna (a ovest di
Montalcino), in parte interne alla Riserva Provinciale e patrimonio agricolo forestale regionale del Bogatto, e dei rilievi
tra Montalcino e Castiglione d’Orcia.
Oltre ai boschi mesofili del nodo primario emergono i boschi
di sclerofille (leccete) di Ripa d’Orcia, per la loro discreta
maturità e per lo scarso disturbo antropico, in parte interne
al patrimonio agricolo-forestale regionale (Madonna delle
Querce), il cui valore è riconosciuto anche dalla istituzione
di un Sito Natura 2000 e di una Riserva Provinciale.
Gran parte di tali formazioni sono attribuibili al target regionale delle Foreste e macchie alte a dominanza di sclerofille
sempreverdi e latifoglie termofile.
La rete ecologica forestale dell’ambito si completa con la
caratteristica presenza di boschetti termofili di latifoglie
(cerrete e querceti di roverella) mosaicati nella prevalente
matrice agricola delle colline plioceniche, con funzione di
elementi forestali isolati, e con le formazioni arboree ripariali presenti su significativi tratti dei Fiumi Orcia e Ombrone.
Il paesaggio agricolo costituisce sicuramente l’elemento più
caratterizzante il territorio dell’ambito, presentando spesso
alte valenze naturalistiche.
In particolare emerge il vasto sistema di nodi degli ecosistemi agropastorali presenti nella porzione meridionale dell’ambito, a interessare le zone collinari dell’alto bacino dell’Orcia
e del torrente Formone. Si tratta di una vasta area caratterizzata da mosaici di prati pascolo, seminativi, formazioni
calanchive e biancane, piccoli boschetti, incolti, arbusteti e
da prati aridi e garighe su terrazzi alluvionali, a costituire
una eccellenza naturalistica e paesaggistica, con consistenti
popolazioni di specie rare di uccelli nidificanti legate agli
ambienti aperti. L’alto valore dell’area è stato riconosciuto
dalla istituzione dei Siti Natura 2000 “Crete dell’Orcia e del
Formone” e “Lucciolabella” e dal complementare sistema di
Riserve Naturali (Lucciolabella e Crete dell’Orcia).
Altre aree agricole con funzione di nodo sono presenti nelle
colline di San Giovanni d’Asso, di Trequanda e di Castiglione
d’Orcia.
Di particolare interesse risultano le aree agricole di San Giovanni d’Asso, interne al Sito Natura 2000 “Monte Oliveto
Maggiore e Crete di Asciano”, anch’esse caratterizzate da
mosaici di pascoli, seminativi, boschetti di latifoglie, crete
e biancane.
I nodi degli agroecosistemi, assieme agli agroecosistemi
frammentati in abbandono e agli altri elementi non agricoli
mosaicati con essi (biancane e piccoli nuclei boscati) costituiscono complessivamente le Aree agricole di alto valore
naturale (High Nature Value Farmland HNVF) quale importante target della Strategia regionale per la biodiversità.
La matrice agroecosistemica collinare presenta spesso una
estesa dominanza dei seminativi con forte riduzione dei
pascoli, degli elementi forestali e delle biancane; ove tali
elementi ancora permangono, anche se in modo relittuale,
anche la matrice agricola assume interessanti valori naturalistici.
La componente agroecosistemica intensiva domina il paesaggio delle colline di Montalcino, con estese superfici a
vigneti specializzati che costituiscono in gran parte un elemento detrattore del valore naturalistico del paesaggio agricolo.
Ecosistemi fluviali e aree umide
La rete ecologica regionale individua il reticolo idrografico,
gli ecosistemi fluviali, la vegetazione ripariale, come elementi di una complessiva rete ecologica di elevato valore
naturalistico e funzionale. A tale sistema è associato il target degli ecosistemi fluviali presente nell’ambito con importanti eccellenze naturalistiche.
Vasta pianura alluvionale lungo le sponde del Fiume Orcia, con estesa
monocoltura a seminativi, nell’ambito del Sito Natura 2000 Crete dell’Orcia e del Formone. (Foto: L. Lombardi, archivio NEMO)
Prati pascolo e matrici forestali di latifoglie ad est di Castiglione d’Orcia
(nodo degli ecosistemi agropastorali). (Foto: L. Lombardi, archivio NEMO)
L’elemento dominante del paesaggio fluviale dell’ambito è
costituito dal caratteristico corso largo e terrazzato del Fiume Orcia e dei torrenti Formone e Paglia, o dal più stretto
alveo del Fiume Ombrone, al confine occidentale dell’ambito.
Il Fiume Orcia e i torrenti Formone e Paglia presentano elevati valori naturalistici con un estrema ricchezza di habitat e
specie di interesse conservazionistico. In particolare si tratta
di ecosistemi fluviali con lunghi tratti a dinamica naturale o
seminaturale, estremamente rari in Toscana, e caratterizzati
da largo alveo e tipici terrazzi alluvionali ghiaiosi. Oltre alla
presenza di formazioni arboree e arbustive ripariali a salici,
pioppi e ontani, i terrazzi ghiaiosi ospitano caratteristiche
formazioni a dominanza di Santolina etrusca, a costituire
garighe fluviali endemiche della Toscana meridionale, Umbria e alto Lazio (habitat di interesse regionale).
Tali ecosistemi fluviali ospitano anche importanti popolamenti ittici e, grazie anche alla presenza di estese colture
cerealicole e di pascoli nei territori adiacenti, costituiscono
luogo di nidificazione per importanti e rare specie di uccelli
(ad es. dell’occhione Burhinus oedicnemus).
Il Fiume Ombrone, in parte interno alla Riserva Naturale del
Bogatto, presenta invece un alveo più stretto e una vege-
I caratteri ecosistemici del paesaggio
Valori
Ecosistemi forestali
Ecosistemi agropastorali
Invarianti strutturali
sistema di Siti Natura 2000 finalizzati alla conservazione dei
paesaggi agricoli tradizionali e fluviali, e di costruzione del
sistema di Aree protette, iniziato nel 1996 con la Riserva
Provinciale di Lucciolabella ed attualmente giunto alla istituzione (nel 2008) delle ulteriori Riserve Provinciali di Ripa
d’Orcia, Il Bogatto e Crete dell’Orcia. Dal 2004 circa 61000
ha della Val d’Orcia sono stati dichiarati patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO.
val d’orcia e val d’asso
3.2
p. 29
val d’orcia e val d’asso
Densità delle specie di interesse
conservazionistico
Densità degli habitat di interesse
conservazionistico
Aree protette e Sistema Natura 2000
Invarianti strutturali
I caratteri ecosistemici del paesaggio
Piccoli specchi d’acqua ad uso irriguo, di elevato interesse per la fauna
anfibia, immersi nelle matrici agricole presso Montalcino.
(Foto: L. Lombardi, archivio NEMO)
p. 30
tazione arborea più continua e strutturata, con ecosistemi
fluviali di alto valore e una importante fauna ittica.
Al sistema fluviale principale fa riferimento un reticolo idrografico minore anch’esso di interesse naturalistico, con
particolare riferimento al Fosso Suga (affluente nel Fiume
Ombrone), ai torrenti Asso, Pagliola, Rigo, Tresa (in particolare l’alto corso) e Vellora (affluente nel Fiume Orcia) o al
sistema di torrenti che scendono dai versanti settentrionali
del M.te Amiata, con particolare riferimento al torrente Vivo.
Aree umide naturali presenti lungo le sponde dei corsi d’acqua e i piccoli invasi per usi agricoli o come punti di abbeveraggio costituiscono elementi di interesse naturalistico
soprattutto per la tutela di importanti popolazioni di anfibi.
Ecosistemi arbustivi e macchie
Relativamente al ruolo funzionale degli arbusteti e delle
macchie, queste tipologie sono state inserite nell’ambito
della rete degli ecosistemi forestali (in particolare le macchie quali stadi di degradazione forestale) e degli ecosistemi agropastorali (in particolare gli arbusteti quali stadi di
ricolonizzazione di ex coltivi e pascoli). Ciò consente una
migliore lettura dei processi dinamici in atto nel paesaggio
forestale e agropastorale, pur mantenendo la lettura del valore naturalistico legato a tali formazioni, spesso presenti in
mosaici con le aree aperte o quelle forestali.
Tale ecosistema è inserito nel Target regionale delle Macchie basse, stadi di degradazione arbustiva, garighe e prati
xerici e temporanei. Si tratta in gran parte di formazioni
secondarie di degradazione della vegetazione forestale di
sclerofille o di ricolonizzazione di ex coltivi e pascoli. Vaste
estensioni di macchie mediterranee in mosaico con leccete
o boschi misti di latifoglie e sclerofille si localizzano nell’am-
bito delle matrici forestali collinari (ad es. nei versanti del
Poggio Pigna). Particolarmente significative risultano le
macchie di Scarceta e Montelaccio, nell’ambito della Riserva
di Ripa d’Orcia, in mosaico con stadi più maturi di lecceta.
Tra le formazioni di maggiore interesse sono da citare anche
i ginepreti a ginepro rosso Juniperus oxycedrus su substrato
serpentinoso nel Sito Natura 2000 di Ripa d’Orcia e quelli a
ginepro comune Juniperus communis presenti nelle radure
prative montane dell’Amiata, oltre alle formazioni arbustive
e garighe dei greti ghiaiosi dell’Orcia e del Formone e agli
arbusteti mosaicati nel paesaggio agricolo.
Tali formazioni arbustive risultano inoltre spesso associate a
praterie seminaturali e a prati aridi attribuibili ad habitat di
interesse comunitario e caratterizzate da importanti specie
vegetali e animali.
Ecosistemi rupestri e calanchivi
Gli ecosistemi rupestri corrispondono integralmente al target degli Ambienti rocciosi montani e collinari a cui si associa la presenza di ambienti calanchivi.
Nell’ambito in oggetto gli ambienti rupestri risultano una
presenza sporadica legata ad esempio alle gole del Fiume
Orcia in loc. Ripa d’Orcia, o alle rupi calcaree delle gole del
torrente Tresa presso Monticchiello. Gli ambienti calanchivi,
ma soprattutto le formazioni delle crete e delle biancane
rappresentano una presenza caratteristica e ampiamente
diffusa nell’ambito, soprattutto all’interno delle aree agricole classificate come nodi e in particolare nei Siti Natura 2000
Crete dell’Orcia e del Formone e Lucciolabella.
Tali formazioni costituiscono un prezioso habitat di interesse regionale (Biancane del senese) e ospitano interessanti
specie vegetali e animali tra cui l’endemismo Artemisia cretacea.
Al target sono associabili importanti affioramenti di travertino e interessanti emergenze geotermali, con relativi habitat
e specie di interesse conservazionistico (ad esempio l’habitat delle Sorgenti pietrificanti con formazione di travertino),
presenti nelle aree limitrofe alla località di Bagno Vignoni o
presso i Bagni di San Filippo, lungo il Fosso Bianco. L’importanza di tali ecosistemi è testimoniata anche dalla presenza
della fitocenosi del repertorio naturalistico toscano dei Prati
secondari su travertino di Bagno Vignoni e di San Filippo.
L’ambito ospita inoltre interessanti ambienti ipogei con particolare riferimento alle zone di Vivo d’Orcia e Bagni di San
Filippo.
Aree di valore conservazionistico
Gli ecosistemi agropastorali e quelli fluviali e torrentizi costituiscono le principali emergenze naturalistiche dell’ambito.
In particolare la porzione meridionale dell’ambito, con l’alto
bacino del Fiume Orcia e dei torrenti Formone e Paglia, ed
i versanti settentrionali del M.te Amiata, rappresenta l’area
a maggiore concentrazione di habitat e specie di interesse
conservazionistico.
In tali aree infatti si localizzano i caratteristici mosaici di
ambienti agricoli tradizionali, le aree pascolive, le emergenze geomorfologiche delle biancane e delle crete e gli
ecosistemi fluviali di maggiore interesse, ciò con particolare
riferimento ai Siti Natura 2000 di Lucciolabella e delle Crete
dell’Orcia e del Formone e relative Riserve Naturali provinciali, ove si localizza la maggiore concentrazione di habitat
e specie vegetali ed animali di interesse conservazionistico.
Costituiscono ulteriori aree di valore il basso corso del Fiume Orcia (già Sito Natura 2000), tutto il corso del Fiume
Ombrone, gli ambienti forestali e fluviali della Riserva di
Ripa d’Orcia, gli ambienti agricoli presso San Giovanni d’As-
Relittuali ambienti calanchivi immersi nel paesaggio agro-silvo-pastorale
presso la località di Monte Amiata presso il Fiume Orcia.
(Foto: L. Lombardi, archivio NEMO)
Caratteristico corso del torrente Formone, con ampio alveo e terrazzi
alluvionali ghiaiosi (habitat di interesse regionale e sito di nidifiicazione
di importanti specie di avifauna), nell’ambito del Sito Natura 2000 Crete
dell’Orcia e del Formone. (Foto: L. Lombardi, archivio NEMO)
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piano paesaggistico
REGIONE TOSCANA
livello d’ambito
val d’orcia e val d’asso
Le maggiori criticità dell’ambito sono legate ai processi di
intensificazione delle attività agricole in grado di incidere
negativamente sui caratteristici agroecosistemi tradizionali
e sui valori naturalistici a questi associati.
Arbusteti e garighe su terrazzi alluvionali ghiaiosi del Torrente Formone
e caratteristico sistema di biancane nei versanti agricoli interni al Sito
Natura 2000 e Riserva Naturale provinciale Lucciolabella.
(Foto: L. Lombardi, archivio NEMO)
Realizzazione di vigneto specializzato in area di pertinenza fluviale del
Fiume Orcia su terrazzo alluvionale ghiaioso caratterizzato da habitat di
interesse regionale e comunitario. (agroecosistemi intensivi della rete
ecologica). (Foto: L. Lombardi, archivio NEMO)
Relittuali emergenze morfologiche delle biancane, habitat di interesse
regionale, immerse nel paesaggio agricolo a dominanza di seminativi
dell’alta Val d’Orcia (Riserva Naturale e Sito Natura 2000 Lucciolabella).
(Foto: L. Lombardi, archivio NEMO)
In tale contesto una rilevante criticità è costituita dalla
intensa diffusione dei vigneti specializzati nel territorio di
Montalcino, ove ha assunto il ruolo di una dominante monocoltura, espandendosi anche a discapito di aree agricole
e pascolive immerse nella matrice forestale o sui terrazzi
alluvionali del Fiume Orcia.
La diffusione dei vigneti specializzati ha comportato la forte
riduzione degli agroecosistemi di valore naturalistico, un aumento della frammentazione delle superfici forestali, prima
interrotti da colture a maggiore permeabilità ecologica o da
incolti e prati pascolo, e ha negativamente condizionato gli
importanti ecosistemi fluviali interessando le aree di pertinenza fluviale (soprattutto nel basso corso del Fiume Orcia)
o mediante la realizzazione di nuovi impianti realizzati direttamente su terrazzi alluvionali del fiume Orcia, ad esempio
ai Piani di Rota, con modificazione del paesaggio fluviale ed
eliminazione di habitat di interesse comunitario e regionale.
Nel basso corso del Fiume Orcia alla diffusione dei vigneti si
associa anche la realizzazione di frutteti specializzati su terrazzi alluvionali all’interno del Sito di Importanza Regionale
Basso corso del Fiume Orcia.
Tale rilevante criticità rispetto agli ecosistemi fluviali è presente anche lungo il Fiume Ombrone con diffusione di vigneti specializzati nelle aree di pertinenza fluviale (ad es.
nelle località di Pian Rossi e Pian d’Orcia).
Nella vasta matrice forestale dei monti di Montalcino (Poggio Pigna) risultano quasi completamente eliminate le aree
aperte con agricoltura tradizionale, prati pascolo, oliveti e
seminativi, per la loro trasformazione in vigneti specializzati.
Pur costituendo un elemento caratteristico del paesaggio
locale, la monocoltura dei seminativi e cerealicola risulta
fortemente critica rispetto alle componenti naturalistiche,
con la riduzione dell’eterogeneità dell’ecomosaico agricolo
e, non di rado, con l’interessamento diretto delle aree di
pertinenza fluviale e dei terrazzi ghiaiosi di gran parte dei
corsi d’acqua dell’ambito (in particolare dei fiumi Ombrone
e Orcia).
La diffusione della monocoltura cerealicola ha comporta-
Caratteristiche formazioni delle biancane, nei versanti in vicinanza del
Torrente Formone, con presenza dell’endemismo Artemisia cretacea. (Sito
Natura 2000 Crete dell’Orcia e del Formone).
(Foto: L. Lombardi, archivio NEMO)
Negativi processi di evoluzione del suolo e della vegetazione su habitat
geotermali a Bagno Vignoni, per riduzione e incanalamento delle acque
geotermali. (Foto: L. Lombardi, archivio NEMO)
Ulteriori criticità sono associate al reticolo fluviale, con particolare riferimento alla presenza di siti estrattivi e di lavorazione del materiale alluvionale, di piste da motocross (anche interne al Sito di importanza regionale SIR Basso corso
del Fiume Orcia), di interventi di rimodellamento dell’alveo
e dei terrazzi ghiaiosi, di taglio della vegetazione ripariale,
alla diffusione di conifere su terrazzi ghiaiosi o alla presenza
di assi stradali paralleli al corso d’acqua (in particolare le
strade SP 40 e SR 2 lungo le sponde del torrente Formone).
Significative risultano anche le criticità legate alla riduzione
delle portate (per captazioni o per riduzione delle precipitazioni) e alla non ottimale qualità delle acque per il corso del
Fiume Ombrone e per gran parte del corso del Fiume Orcia.
Per le risorse geotermali lo sfruttamento turistico (ad es. a
Bagno Vignoni), importante risorsa economica per l’area,
costituisce un elemento di criticità per la captazione di sorgenti, la riduzione delle loro portate e l’alterazione di aree
geotermali caratterizzate da importanti habitat ed ecosistemi, anche compromettendo le risorse idrotermali necessarie
al mantenimento delle sorgenti pietrificanti con formazioni
di travertino (Cratoneurion), cioè delle sorgenti con acque
dure, sature in carbonato di calcio o altri sali in grado di produrre formazioni di travertino. Per l’area termale di Bagno
Vignoni, così come per Bagni San Filippo, l’incanalamento
delle acque termali in uscita dagli stabilimenti e la mancata
loro percolazione diffusa sulle formazioni attive di travertino, causa fenomeni di evoluzione del suolo e della vegeta-
I caratteri ecosistemici del paesaggio
Criticità
to, in alcune aree, la forte riduzione degli ambienti agricoli tradizionali e del pascolo, l’eliminazione di siepi, filari
alberati e boschetti, ma soprattutto la riduzione e perdita
delle importanti emergenze geomorfologiche e naturalistiche rappresentate delle biancane e delle crete, soggette a
rimodellamento, spianamento e successiva messa a coltura.
Alla perdita dei caratteri tradizionali del paesaggio agricolo
contribuiscono anche la realizzazione di strutture turistico
ricreative e campi da golf.
Tale fenomeno ha rappresentato un negativo processo di
trasformazione del paesaggio agricolo delle colline della
parte centrale dell’ambito e costituisce una grave minaccia
per gli ambienti agricoli tradizionali e per gli habitat, le specie e l’integrità complessiva dei diversi Siti Natura 2000 e
delle Riserve Naturali.
L’intensificazione delle attività agricole e la riduzione e frammentazione dei relittuali nuclei forestali, costituisce una forte criticità anche quando si realizza in aree agricole con
residuali funzioni di connettività ecologica tra nuclei o matrici forestali, con particolare riferimento ai paesaggi agricoli
situati tra i boschi di Montalcino e quelli del versante occidentale del M.te Amiata, tra quest’ultimo e il M.te Cetona, o
tra il M.te Cetona e i nuclei forestali dei rilievi di Sinalunga.
Invarianti strutturali
so (già Sito Natura 2000 Monte Oliveto Maggiore e Crete
di Asciano) e a sud di Radicofani e le peculiare emergenze
geotermali di Bagni Vignone e di San Filippo.
Tra le altre aree forestali emergono i boschi mesofili interni
al Sito Natura 2000 del “Cono vulcanico del Monte Amiata”,
con particolare riferimento all’importante nucleo di Abies
alba autoctono dell’abetina del Vivo.
3.2
p. 31
val d’orcia e val d’asso
legenda
Invarianti strutturali
I caratteri ecosistemici del paesaggio
Rete ecologica
approfondimento: livello regionale
p. 32
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piano paesaggistico
REGIONE TOSCANA
livello d’ambito
val d’orcia e val d’asso
Per il patrimonio forestale le criticità sono legate alla presenza di un patrimonio boschivo in parte povero dal punto di vista qualitativo e con prelievi forestali intensi nelle
proprietà private. A tali criticità si associano anche i tagli
periodici della vegetazione ripariale a fini idraulici, il rischio
di incendi e l’isolamento di nuclei forestali nell’ambito di matrici agricole delle colline plioceniche.
Per l’ambito risulta prioritaria la conservazione dei paesaggi
agricoli tradizionali, mitigando gli impatti legati ai processi
di intensificazione delle attività agricole (vigneti specializzati
o monocoltura cerealicola) e impedendo la realizzazione di
nuovi vigneti e seminativi ai danni di aree di pascolo, oliveti,
seminativi, incolti e delle aree di pertinenza fluviale. In queste ultime aree sono da vietare ulteriori trasformazioni dei
terrazzi alluvionali in vigneti, frutteti o in impianti di arboricoltura da legno, mentre per i terrazzi alluvionali già trasformati sono auspicabili interventi di ripristino delle originarie
condizioni ambientali.
Sono inoltre da vietare le attività di rimodellamento morfologico e messa a coltura, o trasformazione in altra destinazione, delle caratteristiche emergenze geomorfologiche
e naturalistiche dei calanchi, delle crete e delle biancane.
Per i paesaggi agricoli intensivi della viticoltura o della monocoltura cerealicola oltre al rispetto degli indirizzi di cui
sopra, sarebbe auspicabile il miglioramento delle dotazioni
ecologiche, anche attraverso la realizzazione di siepi, di zone
tampone rispetto al reticolo idrografico o mediante l’impianto di aree boscate di latifoglie autoctone su ex seminativi,
di collegamento tra nuclei forestali relittuali. Tali indirizzi di
riqualificazione o di mantenimento del paesaggio agrario
risultano prioritari per gli agroecosistemi aventi funzioni residuali di connettività ecologica tra nuclei e matrici forestali,
individuati come “Direttrici di connettività da riqualificare” .
In alcuni settori dell’ambito sono presenti anche fenomeni
di abbandono degli agroecosistemi, con processi di ricolonizzazione arbustiva e perdita di habitat agricoli e pascolivi;
in tale contesto comunque tale fenomeno risulta rilevante
soprattutto quando interessa le residuali aree agricole alto
collinari o montane immerse in matrici forestali.
I processi di urbanizzazione non costituiscono elementi di rilevante pressione nell’ambito, presentando esclusivamente
puntuali elementi di criticità legati all’ampliamento di aree
residenziali presso nuclei abitati storici a discapito di suolo
agricolo (ad es. le nuove aree residenziali presso Pienza o
presso Monticchiello), o alla realizzazione di aree industriali/
artigianali su pianure alluvionali, ad es. lungo le sponde del
torrente Pagliola, al limite meridionale dell’ambito. Altri elementi isolati a forte grado di artificialità sono costituiti da siti
estrattivi e di lavorazione, quali le formaci di Pienza, o i siti
estrattivi a monte di Petroio. Relativamente alle infrastrutture stradali un negativo effetto barriera è realizzato dalla
SS2, dalla diramazione dalla SP40 in direzione sud, sviluppandosi lungo il torrente Formone e i suoi terrazzi fluviali.
Tra le aree critiche per la funzionalità della rete ecologica
sono state individuate le seguenti:
Monocolltura viticola nel territorio di Montalcino: con processi di intensificazione delle attività agricole (vigneti specializzati) a discapito di ambienti agricoli tradizionali (pascoli, oliveti e seminativi), anche nell’ambito delle matrici
forestali e su terrazzi alluvionali del Fiume Orcia.
Monocolltura cerealicola nella porzione settentrionale del
SIR Crete dell’Orcia e del Formone: con processi di intensificazione delle attività agricole in aree di pertinenza fluviale
e nei rilievi collinari, con riduzione degli habitat ripariali e
perdita di biancane.
Indirizzi per le politiche
Gli obiettivi a livello di ambito per l’invariante ecosistemi
sono finalizzati principalmente a mitigare e limitare gli effetti dei negativi processi di intensificazione delle attività
agricole, e a conservare gli importanti paesaggi agricoli tra-
Prioritaria risulta inoltre una gestione delle fasce ripariali e
dei terrazzi ghiaiosi finalizzata al miglioramento del continuum ecologico degli ecosistemi fluviali, anche attuando interventi di riqualificazione e di ricostituzione delle vegetazione
ripariale la dove interrotta, migliorando la gestione della vegetazione ripariale a fini idraulici, ma soprattutto attraverso
l’individuazione di una fascia di mobilità fluviale da destinare
alla dinamica naturale del Fiume Orcia. Nei terrazzi fluviali
risulta importante il miglioramento dei livelli di sostenibilità
dei siti estrattivi esistenti, vietando la realizzazione di nuovi
siti estrattivi o di altri interventi in grado di alterare gli assetti morfologici ed ecosistemici. Sono altresì da sottoporre
a interventi di riqualificazione ambientale le aree interessate
da ex bacini estrattivi o da piste di motocross.
Per gli ecosistemi fluviali risulta inoltre strategico il miglioramento dei livelli qualitativi e quantitativi delle risorse idriche, con particolare riferimento al corso dei fiumi Orcia e
Ombrone.
Per il patrimonio forestale l’obiettivo è il miglioramento della
gestione selvicolturale finalizzandola all’aumento dei livelli
di maturità e di valore ecologico delle matrici forestali e dei
boschi isolati, alla tutela dagli incendi estivi, anche con par-
ticolare riferimento alle estese macchie mediterranee presenti nei versanti del Poggio Pigna e della Riserva Naturale
di Ripa d’Orcia. Per il nodo primario forestale l’obiettivo è il
mantenimento e miglioramento dei livelli di maturità delle
formazioni forestali e la conservazione degli importanti habitat forestali mesofili, con particolare riferimento al nucleo
di abete bianco del Fosso del Vivo.
Nelle aree caratterizzate da importanti risorse geotermali
risulta importante realizzare forme di valorizzazione turistica
sostenibile garantendo la permanenza delle risorse geotermali necessarie alla conservazione dei caratteristici habitat
ed ecosistemi. Per le due aree termali di Bagno Vignoni e
Bagni San Filippo risulta urgente la predisposizione di piani
di gestione complessivi delle attività termali anche finalizzati
alla tutela e riqualificazione delle importanti valenze naturalistiche e paesaggistiche.
Sono inoltre da contenere eventuali processi di urbanizzazione residenziale o industriale delle zone collinari e delle
pianure alluvionali, mantenendo l’attuale scarsa dispersione
insediativa ed evitando di realizzare nuove aree industriali/
artigianali o siti estrattivi e di lavorazione del materiale alluvionale nelle aree di pertinenza fluviale. Per la strada SS2
situata lungo le sponde del Formone sono da mettere in
atto azioni di mitigazione dell’effetto di barriera ecologica
(“Barriera infrastrutturale principale da mitigare”).
Per l’area un indirizzo strategico importante è legato alla
valorizzazione e tutela del sistema di Riserve Naturali Provinciali e del Sistema di Siti Natura 2000.
I caratteri ecosistemici del paesaggio
dizionali e fluviali.
Invarianti strutturali
zione e la perdita dei preziosi habitat geotermali.
3.2
p. 33
val d’orcia e val d’asso
Estratto della carta dei morfotipi insediativi
3.3 Il carattere policentrico e
Invarianti strutturali
Il carattere policentrico e reticolare dei sistemi insediativi, urbani e infrastrutturali
reticolare dei sistemi insediativi,
urbani e infrastrutturali
p. 34
criteri metodologici (LINK)
Dal Castello di Velona verso Castelnuovo dell’Abate (Photo © Alex MacLean)
Pienza (Foto di Steve Stevehdc – licenza CC-BY-SA)
Radicofani (Foto di Bjørn Christian Tørrissen - - licenza CC-BY-SA)
Descrizione strutturale
La struttura insediativa dell’ambito è caratterizzata prevalentemente dal morfotipo insediativo n. 5 “Morfotipo insediativo a maglia del paesaggio storico collinare” (Articolazione territoriale 5.10 “Colline di Montalcino” e 5.12 “Val
d’Orcia”); si riscontra anche la presenza di parte del sistema
insediativo n. 8 “Morfotipo dei centri a corona del cono vulcanico ”, che comprende le pendici del Monte Amiata (Articolazione territoriale 8.1).
Si tratta di un sistema storicamente imperniato sulla direttrice di origine romano/medievale (Via Cassia/Francigena –
SR2), che attraversa trasversalmente la Valle dell’Orcia in
direzione nord-ovest/sud-est – Siena /Roma, e sulla viabilità
a pettine che diparte da essa verso nord-est, in direzione
della Val di Chiana (SP 38, SR 146 e SR 478).
Lungo il percorso matrice si snodano gli insediamenti di
Torrenieri, San Quirico d’Orcia, Castiglione d’Orcia e Radicofani, collocati in posizione dominante in corrispondenza
delle deviazioni di crinale della Cassia per la Val di Chiana.
Il sistema insediativo che si sviluppa ad est dell’asse storico
è caratterizzato da una viabilità a pettine che, seguendo
l’andamento morfologico dei crinali e delle valli secondarie
dell’Orcia (Asso, Tuoma ecc..) orientati in direzione nord/
est-sud/ovest, risale il versante occidentale della catena
montuosa del Cetona, scollinando nella Val di Chiana. Questa viabilità che si sviluppa lungo le valli (Val d’Asso) e sui
crinali, intercetta gli insediamenti principali di San Giovanni
d’Asso e Pienza e il sistema di centri allineati lungo la dorsale del Cetona (Montisi, Monticchiello, Castelluccio, La Foce) .
Ad ovest dell’asse storico emerge l’isola collinare dominata
dal centro storico di Montalcino, che spicca con il suo inconfondibile profilo, delineato dai campanili, dalla torre del
Comune e dalla Fortezza. Una fitta radiale di strade lo collega al suo contado e ai borghi collinari sottostanti di Carmignano, S.Angelo in Colle, S. Antimo, Castelnuovo dell’Abate.
Più a sud si staglia il cono dell’ex vulcano del Monte Amiata. Il suo sistema insediativo di matrice storica si configura
come una corona di centri collocati nelle aree di contatto
tra il castagneto e le aree agricole delle valli sottostanti, in
logo
piano paesaggistico
REGIONE TOSCANA
livello d’ambito
Sistema insediativo fortemente identitario e connotante dei
massicci vulcanici, che per la sua
specificità e rarità morfotipologica non ha ricorrenza a livello
regionale, ma è rintracciabile
in altri contesti extra-regionali
caratterizzati dalla presenza di
un rilievo isolato a forma conica
(vulcano attivo o spento) rappresentante un’emergenza geomorfologia di grande valore paesaggistico (Roccamonfina, Etna).
ARTICOLAZIONE TERRITORIALE 5.10-5.12
ARTICOLAZIONE TERRITORIALE 8.1
5.10 Montalcino | figure componenti
8.1 - Monte Amiata | figure componenti
# Sistema radiocentrico di
Montalcino
5.12 La Val d’Orcia | figure componenti
# Sistema reticolare
collinare della Valdorcia
# Sistema dei centri corona
del Monte Amiata
corrispondenza di una linea di risorgive (Corona del Monte
Amiata).
La presenza della via Francigena, con tutte le sue deviazioni di crinale, e la forte connotazione di zona di frontiera e
di transito assunta storicamente dalla valle, ha dato luogo
all’addensarsi di numerose strutture difensive come castelli
e torri, edifici di culto pievi e abbazie (i complessi di San
Piero in Campo e Sant’Anna in Camprena e la straordinaria
abbazia di Sant’Antimo che sorge nel territorio comunale
di Montalcino); nonché ad innumerevoli insediamenti con
funzione di assistenza e di accoglienza dei pellegrini e dei
viaggiatori quali osterie, ospedali e stazioni di posta, di cui
rimangono ancora numerose testimonianze (Ospedale della
Scala di Siena a San Quirico, Spedaletto, ospedali di Arcimbaldo, la mansione delle Briccole, l’osteria sul ponte dell’Orcia, e le stazioni di posta della Scala, della Poderina, di Ricorsi ed infine la Posta di Radicofani dovuta a Buontalenti).
La presenza del fiume Orcia e delle numerose sorgenti
dell’Amiata, inoltre, hanno permesso il sorgere di numerosi
manufatti storici legati alla risorsa idrica (Parco dei Mulini di
San Quirico) e di borghi termali quali: Bagno Vignoni, con
la sua magnifica piazza d’acqua e Bagni San Filippo, alle
falde dell’Amiata, dove l’acqua sgorga dalle vene della terra
a circa 50 gradi.
Il paesaggio che caratterizza oggi la Val d’Orcia è il risultato
di una profonda trasformazione che, a partire dagli anni
’50, ha portato alla creazione di ampi spazi a seminativo
che solo sporadicamente sono interrotti da elementi areali
quali calanchi, piccoli boschi, alberi sparsi, piccoli borghi,
case sparse, casali ecc.. o da elementi lineari quali i corsi
d’acqua, la vegetazione ripariale, le siepi, le strade, ecc.
Questo predomino dei grandi spazi aperti e la sporadicità
degli elementi naturali e antropici che emergono nella loro
essenzialità rappresentano l’invariante strutturale dell’ambito. Il paesaggio della Val d’Orcia è riuscito ad acquisire
una forte identità e reputazione grazie alla particolare disposizione spaziale degli elementi naturali e degli elementi
antropici nelle aree dedicate all’attività agricola, alla presenza sul territorio di aree con elevata valenza ecologica e
ambientale e di siti di notevole importanza storico-culturale
e architettonica finendo per assumere il ruolo di una vera e
propria risorsa economica.
L’ambito è attraversato, oltre che dalla Cassia e dalle sue
diramazioni e deviazioni, anche dall’anello ferroviario senese – ramo Monte antico-Asciano – denominato “la Ferrovia
della Val d’Orcia”, che aggirando la collina di Montalcino,
incrocia la via Cassia in corrispondenza di Torrenieri, e si
immette nella valle dell’Asso percorrendola intermente fino
ad Asciano. Nel suo sviluppo, la ferrovia mette in contatto
alcuni tra i più conosciuti e suggestivi territori del senese (le
Crete, la Val d’Orcia e il Monte Amiata) con scorci e panorami di grande valore paesaggistico. Lungo il suo percorso
si snodano le stazioni e i centri urbani, sorti come proiezione a valle del centro collinare sovrastante, spesso indicati
con l’appellativo di “scalo” (Sant’angelo scalo, Monte Amiata
scalo, Asciano scalo, ecc…).
Dinamiche di trasformazione
Le trasformazioni insediative che hanno investito la Valdorcia negli ultimi settanta anni sono strettamente legate alle
trasformazioni subite dal paesaggio rurale dal dopoguerra
ad oggi e al ruolo che esso ha progressivamente assunto di
vera e propria risorsa economica, capace di influenzare la
desiderabilità residenziale e l’attrattività turistica.
In Val d’Orcia, così come in altre aree rurali della Toscana,
il paesaggio ha assunto il ruolo di “biglietto da visita” tanto
da essere ampiamente utilizzato per la promozione turistica
non solo dell’area stessa, ma anche della Toscana nel suo
complesso ed è, a tutti gli effetti, una risorsa economica capace di attrarre turisti provenienti da tutte le parti del mondo. La reputazione turistica del territorio è legata sia all’attuale configurazione del paesaggio rurale, sia alla notevole
concentrazione di beni architettonici ed artistici presenti
tanto da aver fatto acquisire alla Val d’Orcia, nel 2004, il riconoscimento di paesaggio culturale da parte dell’UNESCO.
Il riconoscimento ha prodotto indubbi effetti benefici per
quanto attiene all’immagine e alla visibilità della Val d’Orcia,
sottoponendola altresì a rischi e appetiti speculativi: la tendenza in atto è quella di un pressione immobiliare diffusa
che consuma risorse non ai fini di un soddisfacimento di
uno sviluppo locale di tipo durevole, ma esclusivamente in
termini di rendita.
Le profonde mutazioni sociali ed economiche che hanno investito la Val d’Orcia dal dopoguerra ad oggi vedono, come
molte altre realtà toscane, prima il crollo della mezzadria,
il dimezzarsi della popolazione e i cambiamenti radicali del
paesaggio (indotti dall’avvento della pastorizia e della agricoltura estensiva) e poi - dai primi anni ‘90 – l’affermarsi del
territorio come icona del bel paesaggio toscano e la veloce
crescita del turismo, che ha più che decuplicato le potenzialità ricettive e riconfigurato il sistema produttivo.
La maggior parte della nuova domanda di ricettività turistica si è concretizzata soprattutto nella proliferazione degli
agriturismi. Questa pratica, se da un lato ha permesso il
recupero di edifici rurali esistenti abbandonati, spesso ha inserito elementi dissonanti nel paesaggio agrario,aggravate
dalla frammentazione delle unità immobiliari in cui vengono
strutturate e dai “volumi di servizio”che ne conseguono.
Altre trasformazioni territoriali sono legate al turismo termale, e alle espansioni edilizie recenti delle strutture che in
alcuni casi si sono inserite con interventi fuori scala rispetto
al disegno del paesaggio.
Anche se le espansioni edilizie dei principali borghi risultano
piuttosto contenute, rispetto ad altri ambiti, l’estensione e
Il carattere policentrico e reticolare dei sistemi insediativi, urbani e infrastrutturali
Il sistema insediativo policentrico a maglia del paesaggio
storico collinare è costituito da
insediamenti collinari di origine
medievale che si posizionano
lungo la viabilità di crinale longitudinale che segue l’andamento
morfologico nord-ovest/sud-est
delle colline plioceniche. Questi
centri sono relazionati tra loro
da una viabilità trasversale principale e da rapporti reciproci di
intervisibilità. Le relazioni con il
sistema agrario circostante sono
assicurate dal sistema delle ville
fattoria.
8. MORFOTIPO DEI CENTRI A CORONA DEL CONO
VULCANICO
Invarianti strutturali
5. MORFOTIPO INSEDIATIVO POLICENTRICO A
MAGLIA DEL PAESAGGIO STORICO COLLINARE
val d’orcia e val d’asso
3.3
p. 35
Invarianti strutturali
Il carattere policentrico e reticolare dei sistemi insediativi, urbani e infrastrutturali
val d’orcia e val d’asso
la volumetria eccessiva di alcuni interventi (spesso sovradimensionati rispetto alle reali esigenze abitative), la scarsa
qualità (dovuta a soluzioni progettuali di tipo vernacolare,
impostate su modellistiche progettuali predefinite e decontestualizzate), l’utiliizzo di forme carenti di radicamento territoriale (con particolare riferimento alle lottizzazioni di tipo
urbano quali tipologie a schiera o villette) e le scelte localizzative inappropriate (le lottizzazioni residenziali spesso sono
andate ad occupare crinali a maggiore panoramicità) hanno
causato, in alcuni casi, un forte impatto paesaggistico, interferendo con le visuali da e verso i centri e nuclei storici,
le pievi e i casali, e interrompendo le regole insediative storiche che caratterizzano questi luoghi (espansione residenziale di Monticchiello, Radicofani, ecc).
Lo sviluppo edilizio degli insediamenti collinari si è dovuto
adattare all’orografia dei suoli, così le varie lottizzazioni residenziali, dove non hanno trovavano condizioni favorevoli
sui crinali, hanno occupato le poche aree pianeggianti disponibili per dar vita a fenomeni di dispersione insediativa
disponendosi in maniera lineare lungo la vecchia via “Cassia” (espansioni a valle di Radicofani).
Le attività produttive, di modesta entità, si sono concentrate attorno ai centri principali di Montalcino, Torrenieri e
San Quirico (industria ceramica) e lungo la via Cassia, soprattutto nei piani del Paglia, dove si è avuto un intenso
sviluppo di insediamenti produttivi, che dallo svincolo per
Radicofani proseguono ininterrotti lungo l’asse viario fino a
Ponte a Rigo.
Il tratto della ferrovia Asciano-Monte antico è stato chiuso
al traffico nel 1994 e oggi viene utilizzato solo per un servizio turistico attivo in determinati giorni dell’anno (Treno
natura).
L’economia locale del Monte Amiata è stata tradizionalmente legata all’agricoltura ed al piccolo artigianato e, nell’ultimo secolo, all’industria estrattiva del mercurio. L’esodo
dalle campagne (anni ‘60) e la chiusura delle miniere (anni
‘70), hanno provocato una forte crisi occupazionale e un
conseguente abbandono dei centri montani e delle attività ad essi connessi, cui si è cercato di porre rimedio, con
risultati parziali, attraverso il Progetto Amiata (programma
economico territoriale di riconversione produttiva ed occupazionale), basato sulla valorizzazione e sulla utilizzazione
industriale delle risorse – energia, agricoltura, allevamenti,
bosco – nonché sullo sviluppo del turismo.
1830
1954
Castelmuzio-Trequanda (Foto di Rino Massai
Archivio fotografico Regione Toscana)
Rocca degli Aldobrandeschi (Foto di Antonio Vidus
Archivio fotografico Regione Toscana)
Castiglione d’Orcia e la Rocca degli Aldobrandeschi
(Foto di Senpai – licenza CC-BY-SA)
Valori
2011
p. 36
Evoluzione dell’edificato
•Sistema reticolare collinare della Val d’Orcia, costituito (i)
dal percorso matrice della via Francigena, lungo la quale
si sono allineati i principali centri storici dell’ambito: San
Quirico d’Orcia, Torrenieri, Castiglione d’Orcia,Campiglia
d’Orcia e Radicofani. e (ii) dalle trasversali a pettine che
dipartono da esso verso la val di Chiana, intercettando i
Rocca d’Orcia - Rocca di Tentennano
centri allineati lungo la dorsale del Cetona (Montisi, Pienza, Monticchiello, Castelluccio, La Foce) .
•Sistema radiocentrico di Montalcino, costituito dal centro
di Montalcino, collocato in posizione dominate sulla sommità della collina che costeggia la Cassia ad ovest, con il
suo inconfondibile profilo, delineato dai campanili, dalla
torre del Comune e dalla Fortezza, e con la radiale di
strade che lo collegano al suo contado e ai borghi collinari sottostanti (Carmignano, S.Angelo in Colle, S:Antimo,
Castelnuovo dell’Abate)
•Sistema dei centri a corona del Monte Amiata (che rientra
nell’ambito solo in parte con i borghi di Vivo d’Orcia e
Campiglia d’Orcia).
Nello specifico, rappresentano un valore:
•i beni connessi alla viabilità storica della via Francigena
di valle e alle sue deviazioni di crinale quali: strutture
difensive come castelli e torri (Castello del Velina, Rocca
d’Orcia, Rocca di Radicofani), edifici di culto pievi e abbazie (i complessi di San Piero in Campo e Sant’Anna in
Camprena e la straordinaria abbazia di Sant’Antimo che
sorge nel territorio comunale di Montalcino); nonché gli
innumerevoli insediamenti con funzione di assistenza e
di accoglienza dei pellegrini e dei viaggiatori quali osterie, ospedali e stazioni di posta, di cui rimangono ancora
numerose testimonianze (Ospedale della Scala di Siena a
San Quirico, Spedaletto, ospedali di Arcimbaldo, la mansione delle Briccole, l’osteria sul ponte dell’Orcia, e le stazioni di posta della Scala, della Poderina, di Ricorsi ed
infine la Posta di Radicofani dovuta a Buontalenti);
•i manufatti storici legati alla risorsa idrica (Parco dei Mulini di San Quirico) e di borghi termali quali: Bagno Vignoni, con la sua magnifica piazza d’acqua e Bagni San
Filippo, alle falde dell’Amiata, dove l’acqua sgorga dalle
vene della terra a circa 50 gradi;
•Il centro storico di Pienza che è stato dichiarato “Patrimonio dell’Umanità” dall’UNESCO nel 1996. Il luogo è di
elevato valore universale sia perché rappresenta la prima
applicazione dei concetti umanistici nella pianificazione
urbana, sia perché occupa una posizione determinante
nello sviluppo della concezione del progetto della città
ideale che ha giocato un ruolo significativo nei successivi
sviluppi urbani in Italia e non solo.
•La via Francigena storica e le sue deviazioni di crinale,
nonché il fitto sistema di strade bianche e poderali; in
quanto luogo privilegiato per la fruizione e la percezione
dei paesaggi dell’ambito. (I tracciati di “interesse paesistico europeo, la viabilità panoramica della Ripa -da San
Quirico a Ripa d’Orcia-, la strada nei pressi di Villa Foce
perimetrata da cipressi opera della famiglia Origo).
•Il tracciato della ferrovia Monte Antico- Asciano e il connesso sistema di stazioni e scali (oggi percorso treno Natura).
logo
piano paesaggistico
REGIONE TOSCANA
livello d’ambito
•Forte impatto paesaggistico causato dalle recenti espansioni insediative dei principali centri collinari e dalle infrastrutture che si sono sviluppate sui crinali ad alta panoramicità, interferendo con le visuali da e verso i centri e
nuclei storici, le pievi e i casali, e interrompendo le regole
insediative di lunga durata. Si tratta di interventi, spesso
sovradimensionati rispetto alle reali esigenze abitative,
caratterizzati da soluzioni e forme progettuali predefinite
e decontestualizzate, prive di qualsiasi relazione sia con i
nuclei storici, sia con i paesaggi agrari in cui sono inseriti
(lottizzazioni di villette a schiera sul crinale di Monticchiello, lottizzazione residenziale a sud-est di Radicofani che
si sviluppa lungo i crinali a maggiore panoramicità verso
Celle sul Rigo e S. Casciano dei Bagni. Le nuove espansioni residenziali di Montalcino, caratterizzate da case a
schiera e villette plurifamiliari, disponendosi lungo la SP.
Traversa dei Monti, vanno ad occupare i crinali a maggiore panoramicità in modo da privatizzarne la vista).
•Alterazione delle relazioni territoriali e visuali tra insediamento rurale sparso (ville e casali) e territorio agricolo
circostante dovute:
◦◦ alla riconversione residenziale del manufatto e all’introduzione di materiali ed elementi estranei al conte-
Villette a schiera sul crinale di Monticchiello (foto di A. Marson)
immagini sterotipate attraverso filari di cipressi, cancelli,
muretti per le recinzioni, ecc... )
•abbandono, sottoutilizzo o utilizzo improprio delle strutture specialistiche e dei manufatti legati alla via Francigena (ad esempio i Ricorsi o La Scala);
•Sottoutilizzo della ferrovia Asciano-Monteantico e del
connesso sistema di stazioni e scali;
•Intenso sviluppo di insediamenti produttivi nei piani del
Paglia, che dallo svincolo per Radicofani proseguono ininterrotti lungo Cassia fino a Ponte a Rigo.
•l’intensificarsi dei fenomeni di marginalizzazione e abbandono dei centri amiatini con conseguente degrado delle
strutture insediative storiche;
•abbandono e degrado dei manufatti del sistema produttivo proto-industriali lungo il torrente Vivo;
Indirizzi per le politiche
Gli indirizzi per le politiche dell’ambito sono finalizzati prioritariamente a salvaguardare e valorizzare il carattere policentrico reticolare del sistema insediativo storico e l’identità
culturale, urbana e sociale dei centri principali, dei nuclei e
delle frazioni e i relativi giacimenti patrimoniali.
In particolare, va tutelata l’integrità morfologica e percettiva del sistema insediativo storico, rappresentato dai centri,
nuclei e complessi di valore architettonico-testimoniale disposti in posizione dominante sui supporti geomorfologici
più stabili e allineati lungo il fascio di percorsi che costituivano l’antica Via Francigena (San Quirico d’Orcia, Castiglione d’Orcia, Campiglia d’Orcia, Pienza, Rocca d’Orcia);
vanno salvaguardati, altresì, i loro intorni paesaggistici e
gli elementi di corredo arboreo che ne esaltano la rilevanza percettiva (filari alberati che circondano l’insediamento o
costeggiano il percorso matrice di crinale); nonchè le visuali
panoramiche che traguardano tali insediamenti e i rapporti
di reciproca intervisibilità.
Nello specifico, va salvaguardata:
•la riconoscibilità e la leggibilità del centro storico di Pienza
quale eccellenza paesaggistica e iconografica, contraddistinto dalla peculiare collocazione su un basamento collinare a prevalenza di colture tradizionali e dalla presenza
di un patrimonio storico-architettonico di straordinario
valore universalmente riconosciuto;
• la riconoscibilità e la leggibilità del centro storico di
Montalcino, con il suo inconfondibile profilo delineato dai
campanili, dalla torre del Comune e dalla Fortezza, collocato in posizione dominate su un rilievo collinare caratterizzato dalla prevalenza di colture arboree, e circondato
da un sistema insediativo rurale denso e ramificato che si
sviluppa lungo la viabilità radiale che discende i versanti.
A tal fine è necessario evitare ulteriori processi di urbanizzazione diffusa lungo i crinali e sui versanti e garantire che
le nuove trasformazioni non alterino i caratteri percettivi
dell’insediamento storico e del suo intorno paesaggistico
ma si pongano in continuità e coerenza con essi (skyline
urbani, trame agrarie e poderali, filari alberati).
Nei fondovalle, è prioritario evitare ulteriori diffusioni residenziali e produttive lungo la via Cassia e riqualificare le
aree già esistenti come “aree produttive ecologicamente attrezzate”; con particolare riferimento alla zona produttiva
della valle del Paglia.
Per quanto riguarda il sistema insediativo rurale, è fondamentale tutelare la maglia rada della struttura storica caratteristica del sistema mezzadrile e le relazioni morfologiche,
percettive e, ove possibile, funzionali fra manufatti rurali
e paesaggio agrario, evitando la separazione fra edificio e
fondo agricolo e privilegiandone il riuso in funzione di attività connesse all’agricoltura.
Indirizzo strategico per quest’ambito è, inoltre, la tutela e
valorizzazione del patrimonio connettivo costituito dai percorsi matrice, dalle ferrovie e dai lungofiume, anche nell’ottica di una loro integrazione con una rete della mobilità dolce per la fruizione delle risorse paesaggistiche dell’ambito;
con particolare riferimento alla via Francigena e le sue deviazioni di crinale, con il patrimonio di manufatti e luoghi
di elevato valore storico-testimoniale ad essa connessi; la
ferrovia Asciano-Monteantico, con le connesse stazioni; le
riviere fluviali dell’Orcia, dell’ Ombrone e dei torrenti Formone e Paglia, con il connesso patrimonio di manufatti legati
alla risorsa idrica.
Il carattere policentrico e reticolare dei sistemi insediativi, urbani e infrastrutturali
Criticità
sto. La riconversione residenziale degli insediamenti
rurali avviene attraverso interventi di ristrutturazioni,
demolizioni, e frazionamenti sui manufatti tipici che
trasformano in tutto o in parte l’originale organismo
edilizio, non rispettandone la struttura morfotipologica
e le caratteristiche distributive, formali e costruttive.
◦◦ Altro elemento di forte impatto associato al recupero
dei casali è l’utilizzo di recinzioni e cancelli che, di fatto,
alterano le realzioni spaziali e visuali con il contesto
paesaggistico;
◦◦ Modificazione delle strade bianche in prossimità di poderi recuperati a fini residenziali o agrituristici, mediante la creazione di piccoli by-pass che allontanano la
strada dal podere.
•alterazioni paesaggistiche causate dalla realizzazione di
“attrezzature di sostegno commerciale” al settore vinicolo
(cantine) o dalla realizzazione di “volumi di servizio” per
le attività agricole e agrituristiche, a volte non compatibili
con il paesaggio circostante.
•Impatto causato delle espansioni edilizie recenti delle
strutture termali, che inserendosi con interventi fuori
scala rispetto al disegno del paesaggio hanno alterato le
relazione storiche e visuali tra l’ insediamento termale
antico e il contesto naturalistico circostante;
•Rischi di alterazione, omologazione e/o banalizzazione
del paesaggio a forte vocazione turistica della Val d’Orcia (causati dalla forte pressione del mercato immobiliare
e da usi del suolo impropri, sino alla riproposizione di
Invarianti strutturali
•L’antico
sistema
di
archeologia
industriale
(cartiera,ferriera,lamiera) legato allo sfruttamento del
Vivo. e il sistema dei molini di Bagno Vignoni.
val d’orcia e val d’asso
3.3
p. 37
Il carattere policentrico e reticolare dei sistemi insediativi, urbani e infrastrutturali
Invarianti strutturali
val d’orcia e val d’asso
Territorio Urbanizzato
approfondimento: livello regionale
p. 38
scala originale 1:50.000
livello d’ambito
val d’orcia e val d’asso
legenda
estratto della carta dei Sistemi insediativi in scala 1:50.000
TESSUTI URBANI A PREVALENTE FUNZIONE
RESIDENZIALE E MISTA
T.R.1. Tessuto ad isolati chiusi o semichiusi
T.R.2. Tessuto ad isolati aperti e lotti residenziali isolati
T.R.3. Tessuto ad isolati aperti e blocchi prevalentemente
residenziali
T.R.4 Tessuto ad isolati aperti e blocchi prevalentemente
residenziali di edilizia pianificata
T.R.5. Tessuto puntiforme
T.R.6. Tessuto a tipologie miste
T.R.7. Tessuto sfrangiato di margine
TESSUTI URBANI o EXTRAURBANI A PREVALENTE
FUNZIONE RESIDENZIALE E MISTA - Frangie periurbane
e città diffusa
T.R.8 Tessuto lineare (a pettine o ramificato) aggregazioni
T.R.9 Tessuto reticolare o diffuso
TESSUTI EXTRAURBANI A PREVALENTE FUNZIONE
RESIDENZIALE E MISTA
T.R.10 Campagna abitata
T.R.11. Campagna urbanizzata
T.R.12 Piccoli agglomerati extraurbani
TESSUTI DELLA CITTA’ PRODUTTIVA E SPECIALISTICA
T.P.S.1. Tessuto a proliferazione produttiva lineare
T.P.S.2 Tessuto a piattaforme produttive – commerciali –
direzionali
T.P.S.3. Insule specializzate
T.P.S.4 Tessuto a piattaforme residenziale e turistico-ricettiva
La Carta del Territorio Urbanizzato rappresenta una ipotesi di
perimetrazione delle aree urbanizzate utilizzando un modello geostatistico per la illustrazione del quale si rimanda al capitolo relativo
alla metodologia generale della 3a Invariante a livello regionale.
Allo stesso capitolo si rinvia per le specificazioni normative relative
alla applicazione del metodo per la perimetrazione del territorio
urbanizzato a livello comunale.
Il carattere policentrico e reticolare dei sistemi insediativi, urbani e infrastrutturali
Classificazione dei morfotipi urbani:
i tessuti della città contemporanea
Invarianti strutturali
logo
piano paesaggistico
REGIONE TOSCANA
3.3
link: criteri metodologici
p. 39
val d’orcia e val d’asso
3.4 I caratteri morfotipologici
Invarianti strutturali
I caratteri morfotipologici dei sistemi agro ambientali dei paesaggi rurali
dei sistemi agro ambientali
dei paesaggi rurali
p. 40
criteri metodologici (LINK)
Il Monte Amiata domina visivamente un paesaggio in cui si alternano
boschi, pascoli e seminativi a campi chiusi (foto P. Baldeschi)
Colture legnose tradizionali attorno al nucleo storico di Rocca d’Orcia
(foto P. Baldeschi)
Seminativi nudi di fondovalle e, sullo sfondo, il cono vulcanico di Radicofani (foto P. Baldeschi)
Descrizione strutturale
L’ambito coincide con un territorio quasi interamente collinare, a eccezione di una piccola porzione montuosa compresa
nel Monte Amiata e dei fondovalle dei fiumi più importanti
– l’Orcia e l’Asso – e dei loro tributari. Tre i principali sistemi
paesistici: il paesaggio delle Crete Senesi, delimitato a est e
a ovest dalle dorsali di Montalcino e del Monte Cetona e sul
lato meridionale dal corso dell’Orcia; le colline di Montalcino
a prevalenza di colture viticole, che costituiscono un’evidente soluzione di continuità negli orizzonti estensivi tipici della
Toscana meridionale; il paesaggio dei campi chiusi a pascolo e a seminativo dell’alta Valle dell’Orcia e del Formone.
Il paesaggio delle Crete (morfotipo 5) è caratterizzato da
un susseguirsi di morbidi rilievi collinari composti da argille
plioceniche, incisi dai corsi d’acqua, interessati da ingenti fenomeni erosivi come calanchi e biancane, e occupati
quasi esclusivamente da seminativi estensivi e da qualche
pascolo, in ragione della inadeguatezza di questi suoli alle
colture arboree. La maglia agraria è medio-ampia e, nella
sua organizzazione, reca l’impronta del latifondo mezzadrile, storicamente coincidente con un appoderamento di tipo
estensivo all’interno di grosse concentrazioni fondiarie. Ad
esso corrisponde un sistema insediativo estremamente rado
e concentrato sul colmo dei poggi o in posizione di crinale,
ovvero sui pochi supporti geomorfologici più stabili e sicuri
che i suoli argillitici potevano offrire. Al loro contorno, corone di colture arboree – per lo più oliveti tradizionali (morfotipo 12), oliveti misti a seminativi (morfotipo 16) o a piccoli
vigneti e ad appezzamenti in coltura promiscua (morfotipo
18) – interrompono la continuità dei seminativi nudi e sottolineano alcuni dei principali nodi del sistema insediativo
(Pienza, San Quirico d’Orcia, Castiglione d’Orcia).
Sui rilievi di Montalcino struttura paesistica e coperture
colturali cambiano nettamente. Alle morfologie addolcite e
poco estese delle Crete si sostituiscono massicci collinari dal
profilo più nettamente definito (la Dorsale di Montalcino),
sostenuti da suoli meno erodibili e più adatti alle colture
legnose e per questo oggi quasi interamente occupati da
vigneti specializzati in vaste monocolture (morfotipo 11)
o inseriti all’interno di mosaici comprendenti anche oliveti
(morfotipo 18). Questo tipo di paesaggio nasce da un intenso processo di sostituzione dei coltivi tradizionali attuato a
partire dagli anni ‘60, che ha comportato modificazioni profonde e strutturali, visibili nell’ampiezza della maglia agraria, nella omogeneità colturale, nell’assenza di una infrastrutturazione vegetale di corredo della trama dei coltivi che
storicamente svolgeva un ruolo morfologico ed ecologico.
Lembi di colture tradizionali a maglia fitta sopravvivono solo
in esili fasce poste attorno a nuclei storici come Montalcino,
Castelnuovo dell’Abate, Sant’Angelo in Colle, Camigliano.
Sui versanti rivolti verso l’Ombrone l’associazione predominante è tra vigneti specializzati e seminativi (morfotipo 15),
mentre nel fondovalle dell’Orcia prevalgono i mosaici con
seminativi, oliveti e vigneti specializzati (morfotipo 17).
Nella parte più meridionale dell’ambito (alta Val d’Orcia e
Valle del Formone) i rilievi collinari sfumano in quelli montani dell’Amiata e, più a sud, nel fondovalle del Paglia, e sono
occupati ora da tessuti a campi chiusi in cui si alternano
pascoli, prati e seminativi bordati di siepi e interrotti da lingue di vegetazione spontanea (morfotipo 9), ora da macchie di bosco più estese (faggio e castagno verso le pendici
del Monte Amiata), ora da incolti e seminativi tendenti alla
rinaturalizzazione (morfotipo 3). Notevole, in questa parte
di territorio, la presenza di calanchi e biancane in certi casi
di grande valore paesaggistico, oltre che naturalistico e geologico.
Nelle aree di fondovalle dell’Ombrone, dell’Orcia, del Tuoma, del Formone e del Paglia si osserva semplificazione della maglia agraria, allargamento della dimensione degli appezzamenti e prevalenza di seminativi semplici (morfotipo
6), mentre le modificazioni del sistema insediativo di solito
associate a queste trasformazioni (principalmente consumo
di suolo rurale dovuto a processi di urbanizzazione) sono
pressoché assenti (sussistono solo pochi insediamenti produttivi nella Valle del Paglia). Nel fondovalle dell’Asso, ai
seminativi semplificati (morfotipo 6) si alternano aree occupate anche da vigneti specializzati (morfotipo 15).
Dinamiche di trasformazione
Le colline argillose delle Crete (morfotipo 5) hanno subito negli ultimi decenni un complesso di trasformazioni che
hanno determinato la perdita di alcuni elementi storicamente caratterizzanti. In particolare la meccanizzazione dell’agricoltura ha comportato semplificazione ed estensione
della maglia agraria con rimozione di elementi della rete
scolante, di parti del corredo vegetazionale di strade, fossi,
impluvi principali, e delle tessere di coltivi promiscui che
storicamente interrompevano la continuità dei seminativi
estensivi. Sempre per favorire le lavorazioni meccaniche dei
terreni agricoli, biancane, calanchi e altri fenomeni erosivi di
grande valore paesistico, geologico e naturalistico sono stati
progressivamente spianati.
Nelle colline di Montalcino la dinamica predominante è la
massiccia opera di riconversione dei coltivi tradizionali in
vigneti specializzati (morfotipi 11, 15, 18) che, in ragione
dell’elevata redditività del prodotto e del marchio legato a
questo territorio, si sono spinti a occupare anche aree meno
vocate, come il fondovalle dell’Orcia (morfotipo 17) o appezzamenti collocati all’interno del manto boschivo che copre
i rilievi della Dorsale. Effetti di questa trasformazione sono
semplificazione paesaggistica ed ecologica, omogeneizzazione colturale, perdita di valori testimoniali, rischi erosivi
e di inquinamento delle falde acquifere. In questa parte di
territorio, come pure nelle Crete, si osservano processi di
La notissima strada bordata di cipressi che conduce a Villa La Foce (foto P. Baldeschi)
logo
piano paesaggistico
REGIONE TOSCANA
livello d’ambito
Il paesaggio delle Crete (morfotipo 5) rappresenta una delle
immagini della campagna toscana più diffuse e apprezzate,
oltre che di più recente consacrazione estetica. Malgrado
presenti aspetti di criticità anche considerevoli (marcata
tendenza all’erosione, perdita di diversificazione ecologica
legata alla diffusione delle monocolture a seminativo e di
elementi geomorfologici caratterizzanti) questa configurazione paesistica presenta notevoli valori estetico-percettivi
dati dall’associazione tra morfologie addolcite, uniformità e
ampiezza dei tessuti coltivati, rarefazione del sistema insediativo nel quale spiccano come emergenze visive nuclei
storici in posizione di crinale o sul colmo dei poggi e pochi
aggregati rurali sparsi. La viabilità storica è talvolta corredata di filari di alberi che ne sottolineano il ruolo strutturante,
mentre alcuni tra gli insediamenti storici (Pienza, San Quirico d’Orcia, Castiglione d’Orcia e centri minori come Montisi,
Castelmuzio, Petroio) sono pregevolmente equipaggiati di
corone di colture arboree per lo più di impronta tradizionale (morfotipi 12, 16, 18). I fenomeni erosivi tipici dei suoli argillitici (calanchi e biancane come quelli, di particolare
bellezza, di Lucciola Bella) costituiscono elementi di elevato
valore estetico-percettivo oltre che geologico e naturalistico. Lingue di vegetazione riparia presenti negli impluvi, siepi
e boschetti svolgono una funzione strutturante il paesaggio
sia sul piano morfologico che ecologico.
Nei rilievi di Montalcino le modificazioni indotte dalla specializzazione viticola (morfotipi 11, 15, 18) hanno in gran parte
alterato i caratteri del paesaggio tradizionale con effetti di
banalizzazione e omogeneizzazione. Di pregio alcuni lembi
di tessuti colturali a maglia più fitta disposti attorno a nuclei
storici come Montalcino, Castelnuovo dell’Abate, Sant’Angelo in Colle, Camigliano.
Nel settore meridionale dell’ambito, dominato visivamente
dai rilievi vulcanici del Monte Amiata e di Radicofani e percorso da fenomeni erosivi di valore scenografico, i principali valori sono riferibili alle superfici agricole e pascolive a
campi chiusi (morfotipo 9), che rappresentano in certi casi
testimonianza storica di una particolare modalità di organizzazione del territorio rurale (mentre in altri sono esito di
processi di rinaturalizzazione) e costituiscono fascia di tran-
all’inserimento di nuovi vigneti (morfotipo 11, 15, 17) come
in parte del fondovalle dell’Asso e di quelli dell’Ombrone e
dell’Orcia in prossimità dei rilievi di Montalcino, zona di massima concentrazione della viticoltura specializzata. Isolati e
circoscritti i fenomeni di urbanizzazione dei fondovalle.
Criticità
Le principali criticità presenti nel territorio delle Crete (morfotipo 5) sono determinate da una gestione meccanizzata
dell’agricoltura che ha comportato semplificazione della maglia agraria con allargamento degli appezzamenti e rimozione di parti del corredo vegetazionale, perdita di diversificazione del mosaico agrario con eliminazione delle tessere
di colture promiscue che storicamente si inframmettevano
nel tessuto dei seminativi, e spianamento dalla gran parte
dei fenomeni erosivi tipici delle argille. Sul piano esteticopercettivo un effetto negativo è esercitato dalla presenza di
filari di cipressi di impianto recente posti per lo più a corredo
di alcune strade ma privi di una relazione toposegnica con
il luogo e dunque storicamente e morfologicamente incoerenti.
Nel territorio di Montalcino la criticità maggiore è rappresentata dalla intensificazione della viticoltura in grandi
appezzamenti monocolturali (morfotipo 11), in certi casi
affiancati a seminativi a maglia ampia (morfotipo 15) e a
oliveti specializzati (morfotipo 18). Effetti negativi conseguenti a questa dinamica di trasformazione sono dilatazione
e semplificazione della maglia agraria, rimozione di elementi dell’infrastruttura rurale storica - come strade poderali
e interpoderali, sistemazioni di versante, vegetazione non
colturale di corredo -, rischio erosivo e di dilavamento dei
versanti specialmente in corrispondenza dei vigneti più lunghi, disposti a rittochino e privi di interruzioni della pendenza. In alcuni casi sussiste anche il rischio di inquinamento
della falda acquifera. La realizzazione di nuove cantine di
grandi dimensioni può costituire un problema dal punto di
vista dell’integrità morfologica e percettiva del paesaggio.
Sia nel territorio delle Crete che in quello di Montalcino si
osservano processi di urbanizzazione per lo più a carattere
residenziale (e talvolta legati a usi turistici) che hanno alterato la morfologia di alcuni insediamenti storici e la loro
relazione con il contesto paesaggistico. Alcuni esempi sono
visibili attorno a Pienza, San Quirico d’Orcia, Monticchiello.
Processi di abbandono delle attività agricole e pascolive
possono interessare il territorio dell’alta Val d’Orcia e della
Valle del Formone, dove seminativi semplici o prati e pascoli
organizzati in tessuti a campi chiusi subiscono l’avanzata
della vegetazione spontanea e del bosco (morfotipi 3 e 9).
Il fenomeno è particolarmente evidente sui rilievi compresi
tra l’Orcia e il Formone, nel territorio circostante Radicofani
e tra Bagni San Filippo e Castiglione d’Orcia.
I fondovalle sono interessati da processi di semplificazione e
dilatazione della maglia dei coltivi dovuti alla intensificazione delle colture a seminativo (morfotipo 6) e, in alcuni casi,
Indirizzi per le politiche
Biancane e calanchi (foto P. Baldeschi)
Paesaggio del seminativo nudo tipico delle Crete (foto P. Baldeschi)
paesaggio dei seminativi e pascoli a campi chiusi intervallati da colture
arboree e boschi (foto P. Baldeschi)
paesaggio del seminativo nudo tipico delle Crete (foto P. Baldeschi)
Il paesaggio delle Crete è contraddistinto da elevati valori
estetico-percettivi legati alla combinazione tra morfologia
dei suoli, omogeneità colturale, ampiezza della maglia insediativa e agricola, e alla presenza di fenomeni erosivi caratteristici delle argille. È esposto a rischi di erosione e banalizzazione paesistica ed ecologica. Principali indirizzi per
il paesaggio collinare a prevalenza di seminativi estensivi
sono:
•tutelare il sistema insediativo storico rurale evitando alterazioni dell’integrità morfologica dei nuclei e contrastando fenomeni di dispersione insediativa nel paesaggio
agrario;
•incentivare la conservazione delle colture a seminativo
evitando la loro massiccia sostituzione con colture legnose (come vigneti specializzati localizzati in aree a rischio
erosivo o le colture da biomassa) che altererebbero significativamente i tratti identitari del paesaggio;
•preservare le corone di oliveti che contornano alcuni dei
nuclei storici caratterizzandoli come punti nodali del sistema insediativo e sottolineandone la presenza nell’orizzonte uniforme dei seminativi estensivi;
•preservare siepi, alberature, lingue e macchie boscate,
formazioni riparie che costituiscono la rete di infrastrutturazione ecologica e paesaggistica e incentivarne la ricostituzione nelle parti più scarsamente equipaggiate;
•conservare biancane, calanchi, balze e altre emergenze
geomorfologiche per il valore paesaggistico e ambientale.
Il paesaggio dei rilievi di Montalcino è esito di trasformazioni
recenti del tessuto dei coltivi tradizionali, riconvertiti massicciamente in vigneti specializzati. Il sistema insediativo storico, più denso e ramificato rispetto ai territori contermini,
mostra una certa dipendenza da forme di organizzazione e
sfruttamento del territorio rurale più simili alla mezzadria
classica che al latifondo mezzadrile. Criticità principali sono
l’omogeneizzazione paesistica ed ecologica, la semplificazione morfologica del paesaggio e i rischi erosivi, mentre di
particolare pregio sono i lembi di colture tradizionali ancora
esistenti. Principali indirizzi per il paesaggio collinare a prevalenza di colture viticole sono:
•preservare la leggibilità della relazione tra sistema insediativo storico e paesaggio agrario, attraverso la tutela
dell’integrità morfologica degli insediamenti, la conservazione di una fascia di oliveti o di altre colture d’impronta
tradizionale nel loro intorno paesistico e lungo la viabilità
I caratteri morfotipologici dei sistemi agro ambientali dei paesaggi rurali
Valori
sizione percettiva e morfologica tra paesaggi dai caratteri
molto eterogenei come le Crete, le matrici boscate dell’Amiata, i seminativi della Valle del Paglia.
Invarianti strutturali
espansione dei nuclei storici che comportano alterazione
della loro struttura fondativa e del rapporto dimensionato
che li legava al supporto morfologico e al tessuto del paesaggio agrario circostante.
Nella parte meridionale dell’ambito (alta Val d’Orcia e Valle
del Formone) caratterizzata da un paesaggio in parte boscato, in parte a campi chiusi destinati al pascolo e al seminativo, il fenomeno più evidente è l’espansione del bosco
sui terreni meno sfruttati e più marginali, particolarmente
visibile in alcuni contesti (morfotipo 3).
val d’orcia e val d’asso
3.4
p. 41
val d’orcia e val d’asso
morfotipi delle colture
erbacee
Morfotipi rurali
05. morfotipo dei
seminativi semplici a
maglia medio-ampia di
impronta tradizionale
I caratteri morfotipologici dei sistemi agro ambientali dei paesaggi rurali
03. morfotipo dei
seminativi tendenti alla
rinaturalizzazione in
contesti marginali
Invarianti strutturali
Il morfotipo è contraddistinto
dalla prevalenza di seminativi
interessati da processi di rinaturalizzazione e posti in contesti
marginali, per lo più montani e
collinari. Il paesaggio mostra i
segni sia dell’allargamento o
della cancellazione della maglia
agraria preesistente sia quelli di un abbandono colturale
avanzato, riconoscibile nella
presenza di alberi sparsi, vegetazione arbustiva e boscaglia
che ricolonizzano i terreni.
04. morfotipo dei
seminativi semplificati in
aree a bassa pressione
insediativa
approfondimento: livello regionale
p. 42
scala originale 1:250.000
Il morfotipo è contraddistinto
dalla prevalenza di seminativi
a maglia semplificata in
contesti montani e collinari
periferici rispetto alle grandi
trasformazioni
insediative
e
paesaggistiche.
Nella
maggioranza dei casi, siamo
in presenza di un’agricoltura
ancora vitale tipica di certi
contesti collinari in cui la
relativamente
contenuta
semplificazione paesaggistica
non si è associata, se non
occasionalmente, a ingenti
fenomeni
di
diffusione
insediativa ed erosione dello
spazio rurale.
Questo tipo di paesaggio è caratterizzato dalla predominanza del seminativo semplice e
del prato da foraggio, da una
maglia agraria ampia di tipo
tradizionale e dalla presenza di un sistema insediativo
a maglia rada. Ha un grande
valore estetico-percettivo dato
dall’associazione tra morfologie
addolcite, orizzonti molto estesi
coltivati a seminativo, valori luministici prodotti dal particolare
cromatismo dei suoli, episodi
edilizi isolati.
06. morfotipo dei
seminativi semplificati di
pianura o fondovalle
Il morfotipo è caratterizzato
da una maglia agraria di
dimensione
medio-ampia
o ampia esito di operazioni
di ristrutturazione agricola.
Rispetto
alla
maglia
tradizionale, presenta caratteri
di semplificazione sia ecologica
che paesaggistica. Il livello di
infrastrutturazione ecologica è
generalmente basso. È spesso
associato
a
insediamenti
di
recente
realizzazione,
localizzati in maniera incongrua
rispetto alle regole storiche del
paesaggio.
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piano paesaggistico
REGIONE TOSCANA
livello d’ambito
val d’orcia e val d’asso
09. morfotipo dei campi
chiusi a seminativo e
a prato di collina e di
montagna
morfotipi specializzati
delle colture arboree
15. morfotipo
dell’associazione tra
seminativo e vigneto
17. morfotipo complesso
del seminativo, oliveto e
vigneto di pianura e delle
prime pendici collinari
19. morfotipo del mosaico
colturale e boscato
10. morfotipo dei campi
chiusi a seminativo e a
prato di pianura e delle
prime pendici collinari
Il morfotipo è caratterizzato da
una maglia agraria ben leggibile,
scandita dalla presenza di siepi
che si dispongono, nell’assetto
originario, lungo i confini dei
campi.
Questa
particolare
configurazione può essere sia
espressione di una modalità
di
sfruttamento
agricolo
del
territorio
storicamente
consolidata,
sia
esito
di
fenomeni di rinaturalizzazione
derivanti dall’espansione di siepi
ed elementi vegetazionali su
terreni in stato di abbandono.
Si tratta di zone specializzate a
vigneto, nella quasi totalità dei
casi esito di recenti operazioni
di ristrutturazione fondiaria e
agricola. La maglia degli appezzamenti è ampia e, in certi
casi, equipaggiata da un corredo vegetale. Nei casi in cui
l’infrastrutturazione ecologica è
assente sono presenti notevoli
criticità dal punto di vista della
biodiversità e della connettività
ecologica, oltre che degli aspetti morfologici e idrogeologici.
12 morfotipo
dell’olivicoltura
Il morfotipo copre generalmente
versanti e sommità delle colline
mentre, nei contesti montani, è
presente solo sulle pendici delle
dorsali secondarie. A seconda
del tipo di impianto, i paesaggi
dell’olivicoltura si distinguono
in
olivicoltura
tradizionale
terrazzata,
olivicoltura
tradizionale non terrazzata
in
genere
caratterizzata
da condizioni che rendono
possibile la meccanizzazione, e
olivicoltura moderna intensiva.
Il morfotipo è presente su
morfologie collinari addolcite o
su superfici pianeggianti ed è
caratterizzato dall’associazione
tra colture a seminativo e a vigneto, esito di processi recenti
di ristrutturazione agricola e
paesaggistica. Le tessere coltivate si alternano in una maglia
di dimensione medio-ampia o
ampia nella quale i vigneti sono
sempre di impianto recente e
hanno rimpiazzato le colture
tradizionali.
Il morfotipo si trova in aree di
pianura o sulle prime pendici collinari ed è caratterizzato
dall’associazione tra oliveti,
seminativi e vigneti. La maglia
agraria è medio-ampia o ampia,
con appezzamenti di dimensioni
consistenti di forma regolare e
geometrica. I confini tra i campi
appaiono piuttosto nettamente
definiti. Le colture specializzate
a oliveto e vigneto sono per lo
più di impianto recente, mentre
quelle di impronta tradizionale
sono fortemente residuali.
16. Morfotipo del
seminativo e oliveto
prevalenti di collina
18. morfotipo del mosaico
collinare a oliveto e
vigneto prevalenti
Il morfotipo è tipico delle aree
collinari ed è caratterizzato
dall’alternanza di oliveti e
seminativi. Talvolta vigneti
di dimensione variabile si
inframmettono tra le colture
prevalenti. La maglia agraria
è medio-fitta e articolata, con
campi di dimensione contenuta
e confini tra gli appezzamenti
piuttosto morbidi. Il bosco,
sia in forma di macchie che di
formazioni lineari, diversifica
significativamente il tessuto dei
coltivi.
Il morfotipo è presente per
lo più in ambiti collinari ed è
caratterizzato
dall’alternanza
tra vigneti e oliveti, variamente
inframmezzati da superfici
boscate.
Si
distinguono
infatti situazioni in cui la
maglia agraria è fitta, con
appezzamenti di dimensione
contenuta, e situazioni in cui la
maglia è media o anche ampia.
I confini tra gli appezzamenti
sono in genere articolati e
morbidi e seguono le sinuosità
del terreno. Possono essere
presenti
sia
appezzamenti
condotti in maniera tradizionale
che sistemi colturali moderni.
Il morfotipo è caratterizzato da
una maglia paesaggistica fitta e
frammentata nella quale il bosco, in forma di lingue, macchie
e isole, si insinua capillarmente e diffusamente nel tessuto
dei coltivi. Le colture presenti
possono essere mosaici agrari
complessi arborei ed erbacei
dati dall’intersezione di oliveti, vigneti e seminativi, oppure
prevalentemente
seminativi
semplici.
Invarianti strutturali
Il morfotipo è dato dalla combinazione tra aree a seminativo e
a prato-pascolo in cui è leggibile l’organizzazione della maglia
a “campi chiusi” con filari, siepi,
boschi poderali e alberi isolati.
Può essere sia espressione di
una modalità di utilizzazione
agricola del territorio consolidata, sia esito di fenomeni di rinaturalizzazione derivanti dall’espansione di siepi ed elementi
vegetazionali su terreni in stato
di abbandono.
I caratteri morfotipologici dei sistemi agro ambientali dei paesaggi rurali
11. morfotipo della
viticoltura
3.4
link: abaco regionale dei morfotipi rurali
p. 43
Invarianti strutturali
I caratteri morfotipologici dei sistemi agro ambientali dei paesaggi rurali
val d’orcia e val d’asso
p. 44
di crinale, la manutenzione e – nel caso di ristrutturazioni
agricole e fondiarie – la creazione di un mosaico agrario
morfologicamente articolato e complesso;
•incentivare la conservazione delle colture d’impronta tradizionale come oliveti e vigneti terrazzati;
•nelle nuove riorganizzazioni del tessuto dei coltivi mantenere una maglia fitta o media, preservare la diversificazione colturale data dall’alternanza tra oliveti e vigneti
e conservare l’infrastruttura rurale storica (sistemazioni
idraulico-agrarie, viabilità poderale e interpoderale, corredo vegetazionale) in termini di integrità e continuità;
•in corrispondenza delle colture tradizionali terrazzate,
garantire la funzionalità del sistema di regimazione idraulico-agraria e di contenimento dei versanti, mediante la
conservazione e manutenzione delle opere esistenti o
la realizzazione di nuove sistemazioni di pari efficienza
idraulica, coerenti con il contesto paesaggistico;
•nei nuovi impianti di viticoltura specializzata realizzare
una rete di infrastrutturazione agraria e paesaggistica
articolata e continua, data dal sistema della viabilità di
servizio e dal corredo vegetazionale della maglia agraria.
Contenere inoltre i fenomeni erosivi mediante l’interruzione delle pendenze più lunghe e la predisposizione di
sistemazioni di versante.
Il paesaggio dell’alta Val d’Orcia e della Valle del Formone è
caratterizzato dall’alternanza di tessuti a campi chiusi (che
comprendono pascoli, prati e seminativi bordati di siepi e
interrotti da lingue di vegetazione spontanea), macchie di
bosco più estese, incolti e seminativi tendenti alla rinaturalizzazione. Notevole la presenza di calanchi e biancane, in
certi casi di grande valore. Criticità maggiori sono l’abbandono e la tendenza alla rinaturalizzazione.
Principali indirizzi per questo tipo di paesaggio sono:
•sviluppare politiche che favoriscano il riutilizzo del patrimonio abitativo, l’offerta di servizi alle persone e alle
aziende agricole, l’accessibilità delle zone rurali in termini
di miglioramento della viabilità esistente e dei servizi di
trasporto;
•favorire la riattivazione di economie agrosilvopastorali,
promuovere l’offerta turistica e agrituristica legata alle
produzioni enogastronomiche di qualità, all’artigianato
tipico, alla conoscenza del paesaggio e dell’ambiente
collinare-montano;
•nelle eventuali trasformazioni del tessuto di coltivi e pascoli, preservare la maglia agraria a campi chiusi e l’alto
grado della sua funzionalità ecologica. Di fondamentale
importanza è tutelare la continuità della rete di infrstrutturazione paesaggistica ed ecologica, attraverso la conservazione di siepi, filari e altri elementi di corredo;
•mantenere le formazioni boschive storiche che si inframmettono come macchie tra seminativi e prati e contener-
ne l’espansione sulle parti del tessuto agricolo scarsamente manutenute o in stato di abbandono.
Il paesaggio dei fondovalle è quasi interamente occupato da
seminativi (e in qualche caso da vigneti) a maglia semplificata. Rari i fenomeni di urbanizzazione. Principali indirizzi
sono:
•contrastare, laddove presenti, i fenomeni di urbanizzazione e di erosione dello spazio agricolo, ed evitare lo spezzettamento delle superfici agricole a opera di infrastrutture o di altri interventi di urbanizzazione che ne possono
compromettere la funzionalità;
•per i seminativi a maglia semplificata, incentivare la ricostituzione della rete di infrastrutturazione ecologica e
paesaggistica salvaguardando gli elementi vegetazionali
non colturali presenti e piantando siepi e filari arborati
a corredo dei confini dei campi, della viabilità poderale,
delle sistemazioni idraulico-agrarie di piano. Nelle nuove
riorganizzazioni della maglia agraria, la forma e l’orientamento dei campi dovranno assicurare la funzionalità
idraulica dei coltivi e il conseguente equilibrio idrogeologico della rete scolante;
•per i tessuti agricoli interessati da vigneti specializzati, incentivare la ricostituzione di una maglia dei coltivi
media o medio-ampia ben infrastruttuturata sul piano
paesaggistico ed ecologico, attraverso l’introduzione di
elementi vegetazionali non colturali, la realizzazione di
appezzamenti morfologicamente coerenti con le linee direttrici del disegno del territorio (orientate per assicurare
l’equilibrio idrogeologico), la diversificazione colturale.
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piano paesaggistico
REGIONE TOSCANA
livello d’ambito
val d’orcia e val d’asso
Variazioni dell’uso del suolo fra 1960 e 2006
Variazioni dell'uso del suolo fra 1960 e 2006
Uso del suolo
< -75%
5% - 15%
-75% - -60%
15% - 30%
-60% - -45%
30% - 45%
-45% - -30%
45% - 60%
-30% - -15%
60% - 75%
-15% - -5%
>75%
-5% - 5%
Confine di ambito
Dati mancanti
Territori extra
regione o mare
differenza di percentuale sulla superficie di ciascuna sezione catastale, per classi di coltura fra la copertura dell’uso
del suolo fra i dati del Catasto Generale della Toscana e
quelli della carta CNR/TCI
2006
Invarianti strutturali
1960
I caratteri morfotipologici dei sistemi agro ambientali dei paesaggi rurali
Variazioni dell’uso del suolo fra 1830 e 1960
Colture permanenti (vigneto, oliveto,
frutteto, seminativo arborato, orto, castagneto da frutto)
Seminativo nudo
Incolto produttivo e prato
Bosco
Altri usi
Variazioni dell'uso del suolo
Uso del suolo al 2006 (puntinato)
Uso del suolo al 1960 (sfondo)
3.4
Nell'ambito delle macroclassi adottate, le aree a campitura
piena indicano continuità negli usi del suolo mentre il
puntinato indica trasformazione.
1960-2006
p. 45
val d’orcia e val d’asso
p. 46
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piano paesaggistico
REGIONE TOSCANA
livello d’ambito
ambito
17
val d’orcia e val d’asso
Interpretazione di sintesi
4
val d’orcia e val d’asso
4.1 Patrimonio territoriale
e paesaggistico
Patrimonio territoriale e paesaggistico
Interpretazione di sintesi
criteri metodologici (LINK)
p. 48
Il patrimonio territoriale e paesaggistico è dato dall’insieme
delle strutture di lunga durata prodotte dalla coevoluzione
fra ambiente naturale e insediamenti umani. L’individuazione dei caratteri patrimoniali scaturisce dall’esame della consistenza e dei rapporti strutturali e paesaggistici intercorrenti fra le quattro invarianti: il sistema insediativo storico, il
supporto idrogeomorfologico, quello ecologico e il territorio
agroforestale. Esito di questo processo è la “rappresentazione valoriale” dell’ambito da cui emergono elementi e strutture complesse di particolare pregio, che svolgono un ruolo
determinante per il mantenimento e la riproduzione dei caratteri fondativi del territorio. La descrizione del patrimonio
territoriale e paesaggistico dell’ambito mette a sistema gli
elementi strutturali e valoriali delle quattro invarianti.
Tre le grandi strutture paesaggistiche attorno alle quali si
articola il vasto patrimonio territoriale dell’ambito: il paesaggio delle Crete Senesi, delimitato dalle dorsali di Montalcino, del Monte Cetona e, sul lato meridionale, dal corso
del fiume Orcia, dominato da tessuti cerealicoli e pascolivi
nudi a maglia rada; il sistema collinare di Montalcino, i cui
caratteri principali - la prevalenza delle colture viticole e la
densità del sistema insediativo e viario organizzato attorno
all’insediamento storico principale – contrastano nettamente con il paesaggio dell’ambito; l’alta Valle dell’Orcia e del
Formone, dagli elevati valori naturalistici compresi nel mosaico agropastorale di incolti, prati-pascolo, seminativi.
La prima struttura richiama una delle immagini più diffuse
e consacrate della Toscana a livello internazionale, il paesaggio delle Crete Senesi. Malgrado le numerose e marcate criticità presenti all’interno di questo sistema paesistico
(consistenti e duraturi processi erosivi dei suoli che hanno
originato le forme caratteristiche di quest’ambito, riduzione
dell’eterogeneità dell’ecomosaico agricolo collegata alla monocoltura cerealicola), tale configurazione presenta straordinari valori estetico-percettivi, conseguenti all’associazione
tra morfologie addolcite, uniformità e ampiezza dei tessuti
coltivati, rarefazione del sistema insediativo nel quale spiccano - come emergenze visive – i nuclei storici in posizione
di crinale o sul colmo dei poggi. Il susseguirsi di morbidi
rilievi collinari incisi dai corsi d’acqua, composti da argille
plioceniche anche note come “argille azzurre”, occupati per
lo più da mosaici di prati-pascolo e seminativi estensivi, e
interessati da fenomeni erosivi tipici dei suoli argillitici (calanchi e biancane), costituisce una struttura patrimoniale di
straordinario valore estetico-percettivo oltre che geologico
e naturalistico. Una eccellenza naturalistica e paesaggistica
unica, riconosciuta dall’istituzione di numerosi Siti Natura
2000 e aree protette: “Monte Oliveto Maggiore e Crete di
Asciano”, “Crete dell’Orcia e del Formone” (SIR SIC ZPS),
“Lucciolabella” (SIR SIC ZPS). Il paesaggio rurale è contraddistinto da una maglia agraria medio-ampia che, nella sua
organizzazione, riporta l’impronta del latifondo mezzadrile,
forma di sfruttamento del territorio rurale coincidente con
un appoderamento di tipo estensivo all’interno di grosse
concentrazioni fondiarie. Lingue di vegetazione riparia presenti negli impluvi, siepi e boschetti svolgono una funzione
strutturante il paesaggio, sia sul piano morfologico che ecologico. Entro questo quadro si inserisce un sistema insediativo estremamente rado, concentrato sul colmo dei poggi o
in posizione di crinale, ovvero sui pochi supporti geomorfologici più stabili e sicuri offerti dai suoli argillitici. Spesso
colture arboree per lo più di impronta tradizionale (oliveti,
oliveti misti a seminativi o a piccoli vigneti e ad appezzamenti in coltura promiscua) si dispongono a corona dei nuclei storici (Pienza, San Quirico d’Orcia, Castiglione d’Orcia,
i centri minori di Montisi, Castelmuzio, Petroio) sottolineandoli come nodi del sistema insediativo, e interrompono la
continuità dei seminativi nudi. Attorno a Pienza e San Quirico d’Orcia affiorano sabbie, conglomerati e calcari pliocenici
che determinano versanti più lunghi e ripidi e una maggiore
fertilità dei suoli (che hanno reso possibile l’impianto di colture legnose o promiscue) e hanno rappresentato luoghi
d’elezione per gli insediamenti storici, grazie anche all’ottima disponibilità d’acqua presente. In corrispondenza delle
deviazioni di crinale della Cassia per la Val di Chiana, una
viabilità a pettine, seguendo l’andamento morfologico dei
crinali e delle valli secondarie dell’Orcia, risale il versante
occidentale della catena montuosa del Cetona, scollinando
nella Val di Chiana. Tale viabilità intercetta gli insediamenti
principali di San Giovanni d’Asso e Pienza e il sistema di
centri allineati lungo la dorsale del Monte Cetona (Montisi, Monticchiello, Castelluccio, La Foce). In questo contesto
emerge, per lo straordinario valore storico, urbanistico ed
architettonico, il centro di Pienza, riconosciuto Patrimonio
dell’Umanità dall’UNESCO. La presenza della via Francigena ha arricchito ulteriormente il sistema insediativo storico
con numerose strutture difensive (castelli e torri), pievi e
abbazie (come San Piero in Campo e Sant’Anna in Campre-
na o come l’abbazia di Sant’Antimo), con gli innumerevoli
insediamenti aventi funzione di assistenza e di accoglienza
dei pellegrini e dei viaggiatori (osterie, ospedali e stazioni di
posta) di cui rimangono numerose testimonianze (Ospedale
della Scala di Siena a San Quirico, ospedali di Arcimbaldo,
la mansione delle Briccole, l’osteria sul ponte dell’Orcia, le
stazioni di posta della Scala, della Poderina, di Ricorsi, la
Posta di Radicofani).
Il sistema collinare di Montalcino coincide con la seconda
struttura paesaggistica, che si distingue nettamente all’interno dell’ambito per le mutate morfologie del rilievo, per i
suoli più fertili e adatti alle colture legnose, per la presenza
di un sistema insediativo più denso rispetto al contesto circostante e organizzato in forma radiale attorno a Montalcino, collocato in posizione centrale e dominante rispetto al
suo territorio rurale. Alle morfologie addolcite e poco estese delle Crete si sostituiscono, infatti, massicci collinari dal
profilo più nettamente definito (la Dorsale di Montalcino),
sostenuti da suoli meno erodibili e per questo quasi interamente occupati da vigneti, oggi condotti in forma specializzata in vaste monocolture o inseriti all’interno di mosaici
comprendenti anche oliveti. Un paesaggio questo, trasformato e banalizzato rispetto a un passato recente, diretta
conseguenza dell’intenso processo di sostituzione dei coltivi
tradizionali avvenuto a partire dagli anni Sessanta, con profonde e strutturali alterazioni dei caratteri morfologici del
rilievo, della diversificazione colturale e dell’eterogeneità
dell’ecomosaico. Ridotte estensioni di colture tradizionali a
maglia fitta sopravvivono solo in lembi di territorio posti attorno ai nuclei storici, in particolare lungo il sistema radiale
di Montalcino - svettante sulla sommità della collina con il
suo inconfondibile profilo delineato dai campanili, dalla torre del Comune e dalla Fortezza - e in prossimità della radiale
di strade che lo collegano al suo contado e ai borghi collinari
sottostanti (Carmignano, S.Angelo in Colle, S. Antimo, Castelnuovo dell’Abate).
Nell’alta Val d’Orcia e lungo la Valle del Formone (terza
struttura paesaggistica, coincidente con la parte più meridionale dell’ambito) i paesaggi collinari sfumano in quelli
montani dell’Amiata e, più a sud, nel fondovalle del fiume
Paglia. Scenari segnati ora da tessuti a campi chiusi in cui
si alternano pascoli, prati e seminativi bordati di siepi, interrotti da lingue di vegetazione spontanea, ora da macchie
di bosco più estese (faggio e castagno verso le pendici del
Monte Amiata), ora da incolti e seminativi tendenti alla rinaturalizzazione. In alcuni casi, il paesaggio dei tessuti a
campi chiusi, fascia di transizione percettiva e morfologica
tra contesti dai caratteri molto eterogenei (come le Crete,
le matrici boscate dell’Amiata, i seminativi della Valle del
Paglia), rappresenta una notevole testimonianza storica di
una peculiare modalità di organizzazione del territorio rurale. Elevato il valore naturalistico di questi mosaici agropastorali che svolgono un ruolo molto importante di nodo di
connettività ecologica all’interno della rete regionale degli
agroecosistemi. L’alto valore dell’area è inoltre stato riconosciuto dalla istituzione dei Siti Natura 2000 “Crete dell’Orcia
e del Formone” e “Lucciolabella” e dal complementare sistema di Riserve Naturali (Lucciolabella e Crete dell’Orcia). Da
segnalare, in alcuni contesti, la presenza di calanchi e biancane di grande valore paesaggistico, oltre che naturalistico
e geologico. Tradizionalmente bassa la densità insediativa di
queste valli, prevalentemente erosive ed esondabili. A elevare il pregio dei caratteri patrimoniali concorre l’articolato
sistema idrografico. Il fiume Orcia e i torrenti Formone e
Paglia presentano una estrema ricchezza di habitat e specie
di interesse conservazionistico, e rappresentano ecosistemi
fluviali molto rari all’interno della regione, con lunghi tratti
a dinamica naturale o seminaturale caratterizzati da largo
alveo e tipici terrazzi alluvionali ghiaiosi. Notevoli anche i caratteri di valore della vegetazione riparia (formazioni arboree e arbustive ripariali a salici, pioppi e ontani, formazioni a
dominanza di Santolina etrusca, a costituire garighe fluviali
endemiche della Toscana meridionale, Umbria e alto Lazio).
Il territorio dell’ambito comprende inoltre numerosi geositi
(molti dei quali riferibili alla presenza di calanchi, biancane, balze, altri a frane sottomarine, a siti ipogei scavati per
captare le acque, altri ancora che illustrano l’evoluzione geologica dell’ambito), siti interessati da fenomeni geotermici
con particolari aspetti di valore paesaggistico e ambientale
(Bagno Vignoni e Bagni San Filippo le cui acque vengono
sfruttate a fini idroterapeutici e dai quali scaturiscono sorgenti termali), cave di importanza storica o geologica (cave
di calcare di Montisi, cava di Podere Pianoia, cava di alabastro calcareo di Castelnuovo dell’Abate, cave storiche di
travertino presso Castelnuovo dell’Abate e Bagno Vignoni).
livello d’ambito
val d’orcia e val d’asso
Patrimonio territoriale e paesaggistico
Interpretazione di sintesi
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4.1
p. 49
val d’orcia e val d’asso
Patrimonio territoriale e paesaggistico
Interpretazione di sintesi
Patrimonio territoriale e paesaggistico
link: www.paesaggiotoscana.it/schede/AMB02-4I_patrim.pdf
p. 50
livello d’ambito
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estratto della carta
Patrimonio territoriale e paesaggistico
legenda
Interpretazione di sintesi
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4.1
p. 51
val d’orcia e val d’asso
4.2 Criticità
Criticità
Interpretazione di sintesi
criteri metodologici (LINK)
p. 52
Le criticità sono intese come le dinamiche o le pressioni che
alterano le qualità e le relazioni del patrimonio territoriale
pregiudicandone la riproducibilità. Individuate mediante l’esame dei rapporti strutturali intercorrenti fra le quattro invarianti in linea con la definizione di patrimonio territoriale,
sono formulate, generalmente, come relazioni tra il sistema
insediativo storico, il supporto idrogeomorfologico, quello
ecologico e il territorio agroforestale. Le criticità dell’ambito
completano quelle contenute negli abachi, validi per tutto il
territorio regionale, e integrano gli ‘indirizzi’ contenuti nella
scheda d’ambito, relativi a ciascuna invariante.
Le dinamiche di trasformazione che caratterizzano l’ambito
della Val d’Orcia si manifestano, con modalità e ripercussioni differenti, attraverso una serie di fenomeni.
La dinamica (probabilmente) più rilevante in termini di impatti sul paesaggio riguarda i crescenti processi di intensificazione delle attività agricole, con particolare riferimento
sia alla diffusione della monocoltura viticola specializzata
(in ragione dell’elevata redditività del prodotto e del marchio legato al territorio), sia della monocoltura cerealicola
(colline plioceniche della porzione centrale e settentrionale
dell’ambito), fenomeni in grado di incidere negativamente
sui caratteristici agroecosistemi tradizionali (pascoli, oliveti
e seminativi) e sui valori naturalistici e paesaggistici a questi
associati.
I processi di trasformazione del paesaggio agricolo causati
dalla diffusione di impianti di vigneti specializzati si distinguono per entità e per ripercussioni negative sugli equilibri
dell’ambito: dilatazione e semplificazione della maglia agraria, banalizzazione paesaggistica ed ecologica, rimozione di
elementi dell’infrastruttura rurale storica (strade poderali e
interpoderali, sistemazioni di versante, vegetazione non colturale di corredo), rischio erosivo e di dilavamento dei versanti (specialmente in corrispondenza dei vigneti disposti
a rittochino), possibile inquinamento delle falde acquifere.
Dopo aver occupato le aree più vocate, tali impianti sono
oggi estesi (assumendo in pratica il ruolo di monocoltura
dominante) anche a discapito di aree agricole e pascolive
(in abbandono) immerse nella zone boschive o sui terrazzi
alluvionali ghiaiosi (in particolare, lungo il basso corso del
fiume Orcia e alla confluenza con il fiume Ombrone - in località di Pian Rossi e Pian d’Orcia), con considerevoli impatti
anche sugli equilibri degli ambienti perifluviali (scomparsa di
habitat di interesse comunitario e regionale). Nel paesaggio
forestale dei monti di Montalcino (Poggio Pigna), ad esempio, gli impianti di vigneti specializzati hanno quasi completamente sostituito le aree con agricoltura tradizionale, i prati, i pascoli, gli oliveti e i seminativi, provocando una forte
riduzione degli agroecosistemi di valore naturalistico, oltre
che l’aumento della frammentazione delle superfici forestali
(prima interrotte da colture a maggiore permeabilità ecologica o da incolti e prati-pascolo). Nel basso corso del fiume
Orcia (su terrazzi alluvionali posti all’interno del SIC “Basso
corso del fiume Orcia”) alla diffusione dei vigneti specializzati si associa la presenza di impianti di frutteti specializzati.
I processi di intensificazione delle attività agricole della Val
d’Orcia riguardano non solo i vigneti specializzati ma anche
la diffusione della monocoltura cerealicola e dei seminativi.
Pur costituendo un elemento caratteristico del paesaggio
locale, tale dinamica ha provocato - in pochi decenni - una
sensibile semplificazione del livello di eterogeneità dell’ecomosaico agricolo (forte riduzione degli ambienti agricoli tradizionali e del pascolo, scomparsa delle dotazioni ecologiche - quali siepi, filari alberati e boschetti) e, soprattutto, la
perdita di importanti emergenze geomorfologiche (soggette
a rimodellamento e spianamento), quali calanchi, crete e
biancane, andando spesso ad interessare aree di pertinenza
fluviale e terrazzi ghiaiosi dei corsi d’acqua (in particolare,
lungo i fiumi Ombrone e Orcia).
Anche per la Val d’Orcia, come per tutto l’ambito del senese, il rischio di vedere scomparire straordinarie emergenze
paesaggistico-geomorfologiche (calanchi, crete e biancane)
ci pone di fronte alla questione dell’erosione del suolo, questione fondamentale che prende forma di un “conflitto” tra
esigenze diverse. Da un lato, quella di tutelare forme caratteristiche e uniche (e il loro ruolo chiave nel modellare il
paesaggio e nel costituirne l’identità), dall’altro la necessità
di contenere i processi di erosione del suolo (l’intera area
del Bacino senese e dei bacini limitrofi è particolarmente
soggetta a tale rischio), allo scopo di conservare la risorsa
e di non sovraccaricare un sistema idrologico con aspetti di
criticità.
Oltre che dai rilevanti processi di intensificazione delle attività agricole, i delicati equilibri dell’ambito e, in particolare, degli ecosistemi fluviali sono messi in discussione da
altre criticità non meno importanti: la diffusa presenza di
siti estrattivi; gli interventi di rimodellamento dell’alveo e dei
terrazzi ghiaiosi; la presenza di piste da motocross (anche
interne al SIR “Basso corso del fiume Orcia”). Per il corso
del fiume Ombrone e per gran parte del corso del fiume
Orcia, significative risultano le criticità legate alla riduzione
delle portate (per captazioni o per riduzione delle precipitazioni) e alla non ottimale qualità delle acque.
In alcuni settori dell’ambito sono da segnalarsi, inoltre, fenomeni di abbandono degli agroecosistemi (accentuati dal
relativo isolamento di parti del territorio), con significativi
processi di ricolonizzazione arbustiva e perdita di habitat
agricoli e pascolivi (soprattutto, seminativi semplici o prati e pascoli organizzati in tessuti a campi chiusi), criticità
particolarmente rilevante quando coinvolge le aree agricole
residuali alto collinari o montane immerse entro superfici
boschive (rilievi compresi tra l’Orcia e il Formone, nel territorio circostante Radicofani e tra Bagni San Filippo e Castiglione d’Orcia).
Processi di espansione dei borghi storici - con realizzazione
di nuove aree residenziali (Pienza, San Quirico d’Orcia, Monticchiello), inserimento di piattaforme industriali/artigianali
- concentrate soprattutto attorno ai nuclei principali (Montalcino, Torrenieri, San Quirico, lungo la Via Cassia - nei
piani del Paglia), l’“effetto barriera” causato da importanti
infrastrutture viarie (SS n. 2, la diramazione dalla SP n. 40 in direzione sud, lungo il torrente Formone e i suoi terrazzi
fluviali), i siti estrattivi e di lavorazione (formaci di Pienza,
Monte di Petroio), essendo - il più delle volte - dinamiche
di trasformazione puntuali e isolate, pur nella loro rilevanza, non costituiscono elementi di particolare pressione per
l’ambito. Solo in alcuni casi, recenti espansioni insediative
di centri collinari (con specifico riferimento a lottizzazioni a
schiera e villette plurifamiliari), caratterizzate da scelte localizzative inappropriate (lungo i crinali ad alta panoramicità)
o da interventi sovradimensionati (rispetto alle reali esigenze abitative), hanno causato un impatto considerevole sulle
componenti e sugli equilibri del patrimonio territoriale e paesaggistico dell’ambito, interferendo con le visuali da e verso i centri e nuclei storici, le pievi e i casali, e interrompendo
le regole insediative storiche caratterizzanti questi contesti.
Tra i casi più significativi: il sistema di villette a schiera sviluppatosi lungo il crinale di Monticchiello, la lottizzazione
residenziale a sud-est di Radicofani (lungo i crinali verso
Celle sul Rigo e S. Casciano dei Bagni), le recenti espansioni
residenziali di Montalcino (case a schiera e villette plurifamiliari lungo la SP “Traversa dei Monti”). Anche se con pesi e
ripercussioni inferiori rispetto ad altre realtà della Toscana,
sono da segnalarsi inoltre alterazioni delle relazioni territoriali e visuali tra insediamento rurale sparso (ville e casali)
e paesaggio agricolo circostante, criticità riconducibili: alla
riconversione residenziale dei manufatti (ristrutturazioni,
demolizioni e frazionamenti che trasformano - in tutto o in
parte - l’originale organismo edilizio, non rispettandone la
struttura morfotipologica e le caratteristiche distributive,
formali e costruttive); all’introduzione di materiali ed elementi estranei al contesto; alla scomparsa/modificazione
della rete di strade bianche (in prossimità di poderi recuperati) a fini residenziali o agrituristici; alla realizzazione di
“attrezzature di sostegno commerciale” al settore vinicolo
(cantine) o di “volumi di servizio” per le attività agricole e
agrituristiche.
Nel quadro complessivo delle criticità, assume una certa rilevanza la proliferazione degli agriturismi e, soprattutto, lo
sviluppo del turismo termale (risorsa economica strategica
per l’area), con crescenti fenomeni di captazione di sorgenti e riduzione delle loro portate, alterazione di importanti
habitat ed ecosistemi geotermali, realizzazione di macro
strutture ricettive (Bagno Vignoni, Bagni San Filippo), con
alterazione delle relazioni storiche e visuali tra insediamento
termale antico e contesto naturalistico circostante, diffusione di campi da golf (a valle di Castiglion del Bosco, presso
le sponde del Fiume Ombrone).
livello d’ambito
val d’orcia e val d’asso
Criticità
Interpretazione di sintesi
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4.2
p. 53
val d’orcia e val d’asso
Criticità
Interpretazione di sintesi
Criticità
link: www.paesaggiotoscana.it/schede/AMB02-4II_critic.pdf
p. 54
livello d’ambito
val d’orcia e val d’asso
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Criticità
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4.2
p. 55
val d’orcia e val d’asso
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livello d’ambito
ambito
17
val d’orcia e val d’asso
disciplina d’uso
5
val d’orcia e val d’asso
5.1 Obiettivi di qualità
e direttive
criteri metodologici (LINK)
disciplina d’uso
Obiettivi di qualità e direttive
Gli obiettivi di qualità, indicati di seguito, riguardano la tutela e la riproduzione del patrimonio territoriale dell’ambito.
Gli obiettivi di ambito sono individuati mediante l’esame dei
rapporti strutturali intercorrenti fra le quattro invarianti, in
linea con la definizione di patrimonio territoriale: sono, perciò, formulati, generalmente, come relazioni tra il sistema
insediativo storico, il supporto idrogeomorfologico, quello
ecologico e il territorio agroforestale; completano gli obiettivi contenuti negli abachi, validi per tutto il territorio regionale, e integrano gli ‘indirizzi’ contenuti nella scheda, relativi
a ciascuna invariante.
Obiettivo 1
Salvaguardare l’eccellenza paesaggistica dell’ambito data dalla compresenza di
strutture paesistiche fortemente connotate
in senso identitario e tra loro notevolmente eterogenee, quali i morbidi rilievi delle
Crete, le colline di Montalcino densamente
insediate e coltivate, i paesaggi agricoli e
pascolivi tradizionali dell’alta Val d’Orcia e
della Valle del Formone
Obiettivo 2
Tutelare i caratteri strutturanti il paesaggio
delle Crete Senesi connotato da straordinari valori estetico-percettivi dati dall’associazione tra morfologie addolcite, uniformità dei seminativi nudi, rarefazione del
sistema insediativo, nonché da importanti
testimonianze storico-culturali e da significative emergenze geomorfologiche e naturalistiche
Direttive correlate
p. 58
Gli enti territoriali e i soggetti pubblici, negli strumenti della
pianificazione, negli atti del governo del territorio e nei piani
di settore, ciascuno per propria competenza, provvedono a:
2.1 - tutelare l’integrità morfologica e percettiva del sistema
insediativo storico, costituito da centri, nuclei e complessi di valore architettonico-testimoniale disposti sui supporti
geomorfologici più stabili (San Quirico d’Orcia, Castiglione
d’Orcia, Campiglia d’Orcia allineati lungo il fascio di percorsi
che costituivano la Via Francigena, Pienza, Rocca d’Orcia):
•limitando la realizzazione di nuove espansioni al di fuori
del territorio urbanizzato, sui versanti e nelle aree di fondovalle, e predisponendo forme di riqualificazione degli
interventi edilizi non correttamente inseriti nel contesto o
dissonanti rispetto ai valori storici di riferimento;
•salvaguardando le visuali panoramiche che traguardano
gli insediamenti storici e i rapporti di reciproca intervisibilità;
•conservando la riconoscibilità e la leggibilità del centro
storico di Pienza quale eccellenza paesaggistica e iconografica, contraddistinto dalla peculiare collocazione su un
basamento collinare a prevalenza di colture tradizionali e
dalla presenza di un patrimonio storico-architettonico di
straordinario valore universalmente riconosciuto;
•promuovemdo il mantenimento delle fasce di oliveti o di
altri coltivi d’impronta tradizionale che circondano alcuni
nuclei (Pienza, San Quirico d’Orcia, Castiglione d’Orcia)
e ne sottolineano la presenza nel paesaggio della Collina
dei bacini neo-quaternari ad argille dominanti;
2.2 - tutelare le relazioni morfologiche, percettive e, ove
possibile, funzionali fra manufatti rurali, distribuiti secondo
la maglia rada impressa dal latifondo mezzadrile, e paesaggio agrario, contenendo i processi di deruralizzazione dell’edilizia storica e di dispersione insediativa delle volumetrie
connesse agli agriturismi e, fermo restando le esigenze funzionali, perseguendo modalità di corretto inserimento paesaggistico dei manufatti di servizio all’attività agricola;
2.3 - preservare, per il loro valore fortemente identitario
nel contesto dell’ambito, i seminativi nudi, i calanchi e le
biancane, limitando gli effetti negativi dei processi di intensificazione delle attività agricole attraverso:
•la tutela integrale delle residue forme erosive, l’interdizione di interventi di rimodellamento (anche se a fini agricoli), messa a coltura o trasformazione in altra destinazione
di calanchi e biancane e la creazione di fasce di rispetto
destinate ad attività a basso impatto;
•l’interdizione alla creazione e all’ampliamento di campi da
golf, al fine di evitare il forte impatto visivo dei green e
delle strutture di servizio sportivo, nonché rimodellamenti
che alterano l’identità dei luoghi e gli equilibri idrogeomorfologici;
•il mantenimento o l’introduzione di elementi di diversificazione paesaggistica ed ecologica (corredo vegetazionale della maglia agraria, zone tampone rispetto al reticolo
idrografico) con particolare riferimento alle aree di pertinenza fluviale e ai terrazzi ghiaiosi del fiume Orcia (compresi nel SIR Crete dell’Orcia e del Formone e individuati
come area critica per la funzionalità della rete individuata
nella Carta della rete ecologica).
2.4 - sostenere, nelle aree coltivate della Collina dei bacini
neo-quaternari ad argille dominanti e a litologie alternate
(individuate nella Carta dei sistemi morfogenetici), pratiche
conservative dei suoli rispetto ai fenomeni erosivi, quali la
riduzione dello sviluppo delle unità colturali nel senso della
pendenza, la massima copertura del suolo negli avvicendamenti, il mantenimento di appropriati sistemi di gestione
delle acque di deflusso.
Obiettivo 3
Tutelare la struttura paesistica delle colline
di Montalcino, caratterizzata da un sistema insediativo denso organizzato in forma radiale e dalla diffusione delle colture
arboree, e favorire la ricostituzione di una
maglia agraria articolata e diversificata nei
paesaggi delle colture specializzate
Direttive correlate
Gli enti territoriali e i soggetti pubblici, negli strumenti della
pianificazione, negli atti del governo del territorio e nei piani
di settore, ciascuno per propria competenza, provvedono a:
3.1 - preservare la leggibilità della relazione tra sistema insediativo storico e paesaggio agrario, attraverso la tutela
dell’integrità morfologica degli insediamenti posti su supporti rocciosi, la manutenzione delle colture tradizionali presenti nel loro intorno paesistico (con particolare riferimento
a Montalcino, Castelnuovo dell’Abate, Sant’Angelo in Colle,
Camigliano), il mantenimento del rapporto dimensionale
che lega edilizia rurale di origine mezzadrile e tessuto poderale, evitando la diffusione di volumi di servizio all’attività
agrituristica e i processi di deruralizzazione;
3.2 - promuovere la conservazione dei tessuti agricoli tradizionali ancora presenti e, nelle aree di pertinenza fluviale
(terrazzi alluvionali dell’Orcia e dell’Ombrone), contrastare
ulteriori trasformazioni in vigneti specializzati e altre colture
intensive; promuovere altresì la riqualificazione dei paesaggi intensivi della viticoltura attraverso il mantenimento della
continuità della rete di infrastrutturazione rurale, il miglioramento delle dotazioni ecologiche (corredo vegetazionale della maglia agraria, zone tampone rispetto al reticolo
idrografico, aree boscate di collegamento tra nuclei forestali
relittuali), il contenimento dei fenomeni erosivi attraverso
l’interruzione delle pendenze più lunghe (con particolare ri-
ferimento all’area critica per la funzionalità della rete e alla
direttrice di connettività da riqualificare individuate nella
carta della rete ecologica);
3.3 - nella progettazione di cantine e altre infrastrutture di
servizio alla produzione vitivinicola, perseguire la migliore
integrazione paesaggistica valutando la compatibilità con
la morfologia dei luoghi e con gli assetti idrogeologici, evitando soluzioni progettuali monumentali o che creino degli
effetti di “fuori scala” rispetto al contesto paesaggistico; favorendo localizzazioni che limitino ove possibile gli interventi di sbancamento, non interferiscano visivamente con gli
elementi del sistema insediativo storico e non coincidano
con porzioni di territorio caratterizzate da elevata intervisibilità (linee di crinale, sommità di poggi).
Obiettivo 4
Favorire il mantenimento degli ambienti agropastorali tradizionali e delle matrici
forestali dell’alta Val d’Orcia e della Valle
del Formone, che costituiscono eccellenza
naturalistica e paesaggistica
Direttive correlate
Gli enti territoriali e i soggetti pubblici, negli strumenti della
pianificazione, negli atti del governo del territorio e nei piani
di settore, ciascuno per propria competenza, provvedono a:
4.1 - preservare l’elevato valore scenografico e paesaggistico rappresentato dal cono vulcanico di Radicofani, arroccata in posizione dominante sulla valle sottostante, anche
attraverso la tutela dell’integrità morfologica e percettiva
dell’insediamento storico e la gestione dei tradizionali mosaici agro-silvo-pastorali che coprono il rilievo;
4.2 - arginare i processi di abbandono e rinaturalizzazione
del mosaico agrosilvopastorale composto da prati-pascolo,
seminativi, formazioni calanchive e biancane, piccoli boschetti, incolti e arbusteti che costituiscono un vasto nodo
della rete degli agroecosistemi (individuati nella Carta della
rete ecologica), anche sviluppando politiche per contrastare
lo spopolamento degli insediamenti montani e la riattivazione di economie agrosilvopastorali;
4.3 - contrastare la semplificazione della maglia agraria a
campi chiusi e la perdita delle importanti emergenze geomorfologiche e naturalistiche delle biancane e delle crete,
dovute all’intensificazione della monocoltura cerealicola,
con particolare riferimento all’area critica per la funzionalità
della rete dell’alta Val d’Orcia e alla direttrice di connettività
da riqualificare tra il Monte Amiata e il Monte Cetona (individuate nella Carta della rete ecologica);
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livello d’ambito
4.4 - aumentare i livelli di maturità e di valore ecologico delle matrici forestali e dei nuclei forestali isolati migliorandone
la gestione selvicolturale, e tutelare i nodi forestali primari
(individuati nella Carta della rete ecologica) situati nei versanti settentrionali del Monte Amiata che comprendono faggete, castagneti, rimboschimenti di conifere, boschi misti e
l’importante e relittuale bosco autoctono di abete bianco
dell’Abetina del Vivo.
individuando una fascia di mobilità fluviale da destinare alla
dinamica naturale del fiume Orcia, ove evitare processi di
urbanizzazione o altre modalità di artificializzazione che aumentino la superficie impermeabile;
favorendo interventi di riqualificazione e ricostituzione della
vegetazione ripariale dove interrotta;
limitando l’apertura di siti estrattivi e riqualificando i bacini
dismessi.
Obiettivo 5
Garantire la permanenza e la riproduzione delle risorse geotermali, nonché la preservazione dei valori estetico-percettivi ad
esse legate
Obiettivo 7
Promuovere progetti e azioni finalizzati
alla valorizzazione del territorio compreso
all’interno del Sito Unesco nelle sue componenti ambientali e antropiche e prevedere
forme di fruizione sostenibile del paesaggio, salvaguardando i valori storico-culturali e le tradizioni locali, anche attraverso
il recupero e riqualificazione delle risorse
connettive multimodali
5.1 - salvaguardare le aree termali di Bagno Vignoni, per
l’unicità della sua piazza d’acqua di valore storico-culturale,
e di Bagni San Filippo, per le sue formazioni calcaree immerse in un contesto boscoso di valore naturalistico, anche
attraverso una corretta gestione del ciclo delle acque dalle
sorgenti agli stabilimenti termali e agli impluvi naturali;
5.2 - individuare zone di rispetto delle sorgenti termali ove
limitare gli emungimenti; programmare forme di valorizzazione turistica sostenibile e predisporre piani di gestione
complessiva delle attività termali in grado di tutelare anche
le importanti emergenze geomorfologiche e naturalistiche
legate alle risorse geotermali.
Obiettivo 6
Salvaguardare e riqualificare i paesaggi fluviali dell’ambito (fiumi Orcia e Ombrone,
torrenti Formone e Paglia), caratterizzati
da lunghi tratti a dinamica naturale o seminaturale
Direttive correlate
Gli enti territoriali e i soggetti pubblici, negli strumenti della
pianificazione, negli atti del governo del territorio e nei piani
di settore, ciascuno per propria competenza, provvedono a:
7.1 - riqualificare e mettere a sistema, anche con una rete
di mobilità dolce, i tracciati storici quali luoghi privilegiati di
percezione del paesaggio, con particolare riferimento al fascio di percorsi che costituivanola Via Francigena (comprese
le sue deviazioni di crinale).
7.2 - valorizzare il patrimonio di manufatti e luoghi di elevato valore storico-testimoniale connessi alla Via Francigena o
legati al reticolo fluviale e alla risorsa termale (Rocca d’Orcia, Rocca di Radicofani, complessi di San Piero in Campo
e San’Anna in Camprena, Abbazia di Sant’Antimo, sistema
dei mulini di San Quirico d’Orcia, sistema degli edifici protoindustriali collocati lungo il corso del fiume Vivo, Bagno
Vignoni e il relativo sistema dei mulini, Bagni San Filippo, il
sito UNESCO di Pienza).
Obiettivi di qualità e direttive
Gli enti territoriali e i soggetti pubblici, negli strumenti della
pianificazione, negli atti del governo del territorio e nei piani
di settore, ciascuno per propria competenza, provvedono a:
disciplina d’uso
Direttive correlate
val d’orcia e val d’asso
Direttive correlate
Gli enti territoriali e i soggetti pubblici, negli strumenti della
pianificazione, negli atti del governo del territorio e nei piani
di settore, ciascuno per propria competenza, provvedono a:
6.1 - tutelare la permanenza dei caratteri paesaggistici dei
contesti fluviali, quali fasce di territorio che costituiscono
una continuità fisica, morfologica e percettiva con il corpo
idrico anche in considerazione della presenza di elementi
storicamente e funzionalmente interrelati al bene medesimo:
5.1
p. 59
Norme figurate (esemplificazioni con valore indicativo)
disciplina d’uso
val d’orcia e val d’asso
p. 60
livello d’ambito
val d’orcia e val d’asso
legenda
Beni paesaggistici
Beni paesaggistici
disciplina d’uso
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REGIONE TOSCANA
5.3
approfondimento: schede di vincolo regionale
p. 61
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