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La memoria di Ugo Bassi a Bologna e in Certosa

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La memoria di Ugo Bassi a Bologna e in Certosa
Istituzione Musei
MUSEO CIVICO DEL RISORGIMENTO
www.comune.bologna.it/museorisorgimento
www.certosadibologna.it
La memoria di Ugo Bassi a Bologna e in Certosa
1849
Agosto. Dopo la fucilazione, i corpi di Ugo Bassi e di Giovanni Livraghi vennero in un primo
momento coperti di terra e abbandonati in un viottolo di campagna, ai margini della Certosa; poi,
essendo quel luogo divenuto meta di pellegrinaggio, nella notte tra il 18 e il 19 agosto gli
austriaci esumarono il cadavere del padre barnabita e notte tempo lo fecero trasportare
segretamente nel cimitero della Certosa collocandolo «in luogo appartato e ignoto al pubblico».
1859
5 agosto. Dopo che Bologna fu liberata dalla presenza degli austriaci e caduto il potere
pontificio, la sorella di Ugo Bassi Carlotta fece trasferire la salma del fratello dalla tomba
clandestina, portandola nel sepolcreto della famiglia del proprio marito Giovanni Bisi (nella sala
della Catacombe, in alto, al numero 86). Sulla lapide fu incisa la breve epigrafe “Ugo Bassi Martire della libertà”.
1869
Agosto. Venne intitolata a Ugo Bassi una delle vie più centrali di Bologna, corrispondente alle
vie San Felice, Volta dei Pollaroli e via dei Vetturini. Nell’occasione Giosue Carducci compose il
sonetto “Via Ugo Bassi”.
1888
8 agosto. Il monumento a Ugo Bassi opera di Carlo Parmeggiani viene inaugurato in via
Indipendenza, di fronte all’Arena del Sole.
1900.
Il monumento fu spostato in via Ugo Bassi, all’altezza del piazzale di San Gervasio, per fare
posto al monumento a Garibaldi, che venne inaugurato lo stesso anno.
1938
Aprile. Il direttore del Museo civico di Bologna Pericle Ducati chiese che la tomba di Ugo Bassi
fosse portata nell’ossario dei Caduti della prima Guerra mondiale. La proposta riscosse subito
numerose adesioni.
1940
Venne predisposta l’arca marmorea destinata a contenere la salma di Ugo Bassi. Progettata
dall’Ufficio tecnico del Comune, di forma semplice e sobria, fu collocata nella cripta del
monumento ai caduti, nel nicchione che si trova di fronte all’altare. La cerimonia della traslazione
si svolse l’8 agosto. Dopo la Messa funebre e la benedizione della salma, si formò un lungo
corteo: “Precedevano labari e gagliardetti, il reparto armato, i sacerdoti, e quindi la bara […];
seguivano i discendenti del Bassi signori Coltelli e Grazia. Poi la folla commossa del popolo. Il
corteo, attraverso i suggestivi chiostri della Certosa, giunse al sepolcreto dei Caduti. Circondato
dalle autorità e da alti ufficiali dell’esercito interveniva a questo punto l’A.R. il Duca di Bergamo.
Appena passata la bara, salutata militarmente, il Duca, col seguito, si aggiunse al corteo, che
scese nella cripta, assistendo alla benedizione dell’area […] e alla tumulazione delle spoglie di
Ugo Bassi. La cerimonia di chiuse col rituale minuto di silenzio”.
1949
Luglio. Il monumento a Ugo Bassi viene spostata nel giardino di Porta Galliera, vicino alla
stazione ferroviaria.
2003
3 marzo. Il monumento fu ricollocato in via Ugo Bassi, nel cuore della città di Bologna.
COMMEMORAZIONE
DI GIUSEPPE GARIBALDI
Bassi si riunì alla prima legione italiana a Rieti. Cappellano maggiore dell'esercito romano, ei
volle servire nella legione da semplice soldato. Uomo valoroso, assisteva ai combattimenti
disarmato, preferiva un focoso cavallo, e siccome forte e svelto della persona cavalcava
egregiamente. Nei conflitti, il più forte della mischia era il suo posto, ove la sua cura primiera era
il trasposto dei feriti. Il suo cavallo, le sue spalle, servivano sovente al pietoso officio. La sua voce
animatrice udivasi spesso nella battaglia. Il 30 aprile, Bassi rimaneva prigione de' Francesi per
non abbandonare un ferito, ad onta delle sollecitazioni de' nostri. Il petto di Bassi portava segni
d'onorevoli cicatrici. I suoi panni erano forati da palle nemiche. Aiutante mio in varie fazioni, io
poteva difficilmente trattenerlo vicino a me. Sovente mi diceva egli con quella sua angelica
ingenuità: «Io voglio chiedervi una grazia; mandatemi ne' luoghi, alle commissioni di maggior
pericolo». - Bassi! Masina! ....Quando Bologna non vi erga una statua coi piedestalli che
sostengono i simulacri delle sozzure e delle nostre vergogne, o sarà schiacciata sotto il peso di
barbare dominazioni o di Bologna non si troveranno nemmeno le vestigia!
Bassi accompagnò la legione; ovunque la sua parola potente affascinava le popolazioni - e se
Dio avesse ultimate le sciagure d'Italia, la voce di Bassi avrìa trascinato le moltitudini sui campi di
battaglia! All'Italia, tornata al cimento, Dio non tolga la favella d'un Bassi! - Egli non vacillò ad
accompagnarmi nell'ultima prova, quando la speranza di difendere l'immortale città era svanita.
Egli s'adoprò meco a rialzar lo spirito de' nostri compagni, abbattuto dalla mancanza de' prodi
morti o feriti. - Io lo chiamai nella mia barca a Cesenatico, ove la fortuna ci sorrise per l'ultima
volta. Quale sorriso di congedo! Nella barca fatale quali persone io guidavo! Bassi, Ciceruacchio
e due figli, e la donna dell'anima mia! Bassi, Anna, cadaveri all'altro giorno! ...Ciceruacchio ed i
figli smarriti nelle foreste di Ravenna e perseguitati come belve!
Bassi sbarcò meco nella Mesola ed a pochi passi dissemi: «Io ho pantaloni rossi (li aveva
indossati per mancanza d'altri) e posso compromettervi: vado in cerca di cambiarli». Io
sorreggeva la mia compagna spossata, morente, senza un sorso d'acqua dolce per calmare la
sua sete. Bassi s'incamminava, io lo vedevo allontanare con indifferenza. Era schiaccialo dalla
soma delle sciagure ...e Bassi si incamminava al supplizio!
Dal testo di Raffaele Belluzzzi edito in Bologna, Esposizione Emiliana 1888, Stabilimento
Tispografia Successori Monti, Bologna
"Garibaldi e Ugo Bassi non si conoscevano peranco ma <Siccome uom per fama s'innamora>
s'erano già l'un l'altro innamorati. Si videro la prima volta nel marzo 1849 sul campo militare di
Rieti. L'impressione che fece sull'animo di Ugo quell'incontro fu profonda, incancellabile; e
Garibaldi in mezzo a un turbinio di uomini e di vicende non potè dimenticare mai il Cappellano
della sua Legione ed il suo Aiutante di campo alla cui santa memoria serbò sempre una specie di
culto e di venerazione. Chi lo sentì parlare il 16 agosto del 1859 sulla tomba di Ugo, non potrà
che acconsentire a quanto affermiamo."
da Il Resto del Carlino, 20 aprile 1938
Per una più degna sepoltura ai resti di Padre Ugo Bassi
Signor Direttore,
Penso che la nostra Bologna dovrebbe sentire l’orgoglio di conservare, nella propria Certosa, i
resti di uno dei più gloriosi eroi e dei più puri martiri del Risorgimento: Padre Ugo Bassi.
Purtroppo è del tutto impari la tomba che li contiene. Si tratta, come molti sapranno, di un
sepolcro che sorge lungo una parete della sala delle Catacombe, situato in alto, quasi sotto il
soffitto: è il sepolcro della famiglia Bisi, ove la salma del trucidato patriota fu riposta il 5 agosto
1859.
La nuda lapide marmorea sfugge allo sguardo del visitatore per la sua collocazione: sicché, se
non viene indicata, non può cadere sotto l’occhio la semplice, ma eloquente epigrafe che vi è
scalpellata: “Ugo Bassi, Martire della Libertà, 1849”.
Inoltre, quale forte contrasto tra questa lapide, assimilata a tante altre collocate nella sala, e la
pretenziosa tomba, che occupa tutta la parete accanto, a sinistra! Come Italiano del tempo di
Mussolini, vorrei vedere la tomba di Ugo Bassi in altro luogo, cioè nella nicchia che, nel solenne
e austero sepolcreto dei Caduti in Guerra e per la Rivoluzione, si trova di fronte all’altare
sormontato dal Crocefisso. Colà, dentro un semplice sarcofago, potrebbero essere sepolti i resti
di Ugo Bassi, sacerdote che fu servo di Cristo, fedelissimo, dell’animatore splendido e gagliardo
del popolo verso la coscienza nazionale e verso la redenzione politica, del confortatore spirituale
della eroica anima di Giuseppe Garibaldi, dell’Uomo che impavido affrontò il piombo straniero,
esempio fulgidissimo di patriottico ardore al martirio.
La idea non è mia, ma mi faccio in dovere di presentarla. La idea è di un espertissimo studioso di
Ugo Bassi, di Umberto Beseghi. Insieme con lui e col Direttore del Museo del Risorgimento,
Giovanni Maioli, pure consenziente, fui l’altro giorno alla Certosa. Ivi potemmo meglio constatare
la indegnità attuale ed il rimedio per cancellarla.
Possa questa mia lettera richiamare l’attenzione dei bolognesi e ravvivare il ricordo del loro Ugo
Bassi!
Con saluti fascisti.
Pericle Ducati
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