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Nella Chiesa mi trovo a casa - AC Ferrara

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Nella Chiesa mi trovo a casa - AC Ferrara
Azione Cattolica - Settore Giovani
Diocesi di Ferrara-Comacchio
Nella Chiesa
mi trovo a casa
Sussidio per la Convivenza Giovanissimi AC
2014
INTRODUZIONE
Questo sussidio è rivolto a tutti gli educatori che operano con i giovanissimi dell’Azione Cattolica o impegnati nel servizio educativo nei gruppi parrocchiali della diocesi di FerraraComacchio. È uno strumento che aiuta gli educatori ad elaborare e proporre alcuni giorni
di “convivenza”. La Convivenza è una proposta di vita comunitaria a misura di giovanissimo… qualcosa che gli faccia sperimentare concretamente la bellezza e la responsabilità del
vivere la Chiesa come la propria casa: “Nella Chiesa mi trovo a casa”.
Nelle parrocchie - che per tre giorni diventano la casa del gruppo giovanissimi, in cui dormire, mangiare, studiare e stare insieme – ciascun gruppo, attraverso momenti di preghiera, riflessione ed attività, trasforma la quotidianità in uno spazio di condivisione della fede
e di annuncio della Buona Notizia nei luoghi della vita ordinaria (famiglia, scuola, sport,
parrocchia, tempo libero, ecc.).
Quando c’è una buona notizia, i giovanissimi sono fatti così, non ce la fanno a tenerla dentro. La devono raccontare, diventano contagiosi. E lo fanno in modo semplice e diretto, con
un sorriso, un gesto che dice molto più di mille parole… c’è poco da fare, sono testimoni
“per natura”! Ciò che amano desiderano trasmetterlo.
La Convivenza non toglie spazio agli impegni personali di ciascuno, ma li aiuta a viverli pienamente e a testimoniare la gioia dell’essere protagonisti nella Chiesa.
La traccia che proponiamo è costituita dallo schema per una convivenza di tre giorni. In ciascuna giornata troverete:
brano di Vangelo di riferimento;
commento al Vangelo;
tema della giornata;
segno del giorno (da spiegare durante la preghiera del mattino), cioè un’attività pratica
che faccia da filo conduttore nella giornata di ogni giovanissimo;
proposta di attività per la serata.
Nel titolo della Convivenza, tratto da un discorso del Cardinal Bagnasco, è implicito lo scopo della stessa: far prendere coscienza al giovanissimo del suo essere parte attiva della comunità cristiana in cui vive, sentendosi a casa nella propria parrocchia e quindi nella Chiesa.
Ad ogni giornata fa da sfondo una “casa” del Vangelo, nella quale Gesù incontra la storia di
alcune persone che ci propongono uno stile di vita. Allo stesso modo, ancor oggi Gesù può
entrare e farsi presente nelle nostre case, facendole diventare delle piccole chiese ed invitarci ad essere testimoni gioiosi.
Il sussidio è stato realizzato dalla commissione giovanissimi dell’Equipe giovani diocesana
di Azione Cattolica ed è scaricabile dal sito www.acferraracomacchio.it, insieme a tutti gli
allegati citati nel testo.
NELLA CHIESA MI TROVO A CASA
Da un intervento del Cardinal Bagnasco al Meeting di Rimini 2008
“Nella Chiesa mi trovo a casa!” Così diceva Georges Bernanos! È difficile vivere senza una casa intesa come
spazio dove le dimensioni sono a misura d’uomo, sono riconosciute perché familiari, dove si coltivano gli affetti, dove esistono luoghi per raccogliersi, per sentirsi al riparo dalla “strada” pur necessaria e desiderata. Come
scriveva Josef Pieper, l’uomo non può vivere sempre “sotto le stelle” (cfr. Che cosa significa filosofare): ha bisogno della casa, del finito e del piccolo per ritrovarsi, riposare, ricuperare energie e riprendere il cammino
sotto il cielo. Allo stesso modo, l’uomo ha bisogno della volta stellata, degli orizzonti sconfinati, della strada
dove tutto si può incontrare e può accadere. Possiamo dire che l’uomo, come ha bisogno del suo “ambiente”,
così ha bisogno del “mondo”: il primo per superare la dispersione e fare sintesi, il secondo per superare il ripiegamento e pensare in grande. In entrambi i casi l’uomo costruisce se stesso: egli infatti è un paradosso, creato finito ma programmato per l’infinito. È una linea di confine tra il tempo e l’eternità, è un desiderio incompiuto, un intrigo di ombre dove la luce è la stoffa di fondo.
La Chiesa è la nostra “casa”, l’ambiente familiare dove rigeneriamo le forze e la speranza si alimenta. Ma –
possiamo dire – che è anche il nostro “mondo” dove il cuore impara a pulsare oltre se stesso, e l’intelligenza è
chiamata ad aprire gli orizzonti superando meandri e ottusità, particolarismi e divisioni. Nella Chiesa, infatti,
incontriamo Cristo, il Verbo Eterno fatto carne, l’unico Salvatore. Egli ci dona la paternità di Dio, svela il segreto della gioia, il senso del vivere e del morire. Nella Chiesa incontriamo un popolo, corpo di Gesù: facciamo
l’esperienza della universalità che ci porta fino ai confini della terra: “Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo”. La duplice dimensione – piccolo e grande, finito e sconfinato, terra e cielo, tempo ed eternità – fa parte dell’essere della Chiesa che, come ricorda il Concilio Vaticano II,
è “mistero”: mistero non perché realtà oscura e incomprensibile, ma perché è “sacramento”, realtà umana e
divina insieme, lo spazio nel quale ogni uomo incontra veramente l’amore di Dio che si è offerto in Cristo: “La
Chiesa è in Cristo come un sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità del genere umano” (Lumen Gentium, 1).
La Chiesa, dunque, offre ad ogni credente l’esperienza della casa – la parrocchia, il gruppo, la comunità… - dove, a partire da Gesù, i volti noti, la conoscenza personale, l’amicizia concreta, l’appartenenza cordiale, il confronto, la bellezza e la fatica delle relazioni umane, l’esercizio della pazienza e del perdono, la virtù della fiducia… sono pane quotidiano. Ma offre anche – dicevamo – il respiro dell’universalità perché diffusa sino ai confini della terra secondo il mandato del Signore.
Il respiro dell’umanità palpita con un duplice movimento, di ampiezza e di profondità. Il mondo intero – nei
diversi popoli, nazioni, culture – approda nel sentire della Chiesa e diventa eco e ricchezza della sua voce. Di
questa voce ricca e sinfonica - che il Vangelo illumina, purifica e valorizza attraverso il Magistero autentico - i
credenti beneficiano, ne sono protagonisti e portatori.
Ma il mondo è presente nel cuore della Chiesa anche oltre la sua dilatazione geografica e temporale: se – per
ipotesi – la presenza della Chiesa dovesse contrarsi e ridursi ad un punto ristretto della terra, ugualmente il
suo respiro porterebbe l’eco dell’umanità intera, l’universalità del mondo. Infatti, il mandato di Gesù –
“andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” - non tocca solamente la geografia della terra, ma tocca innanzitutto la geografia dell’anima: i problemi spirituali e materiali, le questioni dell’agire morale, le idee, i grandi interrogativi, le incertezze, i mutamenti culturali, le svolte epocali… non sono solamente
fuori dell’uomo, nell’ambiente della cultura e della società; ma sono dentro l’uomo, nel suo mondo interiore.
Gli estremi confini della terra sono innanzitutto qui, negli orizzonti sconfinati dello spirito umano. Per questo il
Concilio Vaticano II afferma con passione che “la gioia e la speranza, la tristezza e l’angoscia degli uomini
d’oggi, soprattutto dei poveri e dei sofferenti, sono anche la gioia e la speranza, la tristezza e l’angoscia dei
discepoli di Cristo, e non c’è nulla di veramente umano che non trovi eco nel loro cuore” (Gaudium et spes, 2).
Questo orizzonte, che si dilata fino ai confini dell’uomo e dell’umanità, trova la sua radice nel mistero
dell’Incarnazione del Figlio di Dio, che con l’incarnazione ha assunto l’umanità dell’uomo. Nulla dunque è estraneo a Dio, al suo interesse d’amore per ciò che è umano, sia nella sua dimensione individuale che pubblica.
La Chiesa, che è il prolungamento di Cristo nel tempo, continua l’amore di Dio per il mondo sapendo che
“l’uomo è la via della Chiesa” (ib. 14); consapevole che “ in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in
nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico, ma è insieme il
segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana” (Gaudium et spes, 76).
NELLA CASA DELL’AMICIZIA
1° giornata
Dal Vangelo secondo Luca 10,38-42
“Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna di nome Marta lo accolse nella
sua casa. Essa aveva una sorella di nome Maria la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la
sua Parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore,
non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte buona, che non le sarà tolta” .
Commento al Vangelo
La casa è il “tempio” della quotidianità, il luogo in cui poter vivere ogni giorno l'incontro e la comunione con Cristo attraverso le relazioni all’interno della famiglia, della scuola e degli ambiti del
tempo libero.
Marta e Maria sono le sorelle di Lazzaro di Betania, che hanno fatto della loro casa un’umile dimora, un luogo di fede e di amore, in cui Gesù può riposarsi e ritemprare le forze, perché lì si sente “in famiglia”. Rappresentano due diversi modi di accogliere il Signore nelle nostre case e nei
nostri cuori: l’ascoltare e l’agire. Due modi di essere, che si completano a vicenda per procurare a
Gesù la più desiderabile accoglienza: l’ascolto attento della Parola e l’operosa preparazione di un
pasto degno di un ospite eccezionale. Nessuno prevale sull’altro, perché nella vita cristiana queste due azioni devono trovare un fecondo equilibrio.
Siamo tutti chiamati a metterci sempre al servizio come Marta, ma senza dimenticare che prima
di tutto viene l’atteggiamento di Maria, che di fronte all’altro si pone in ascolto e disponibilità di
cuore. Questa dinamica si sperimenta a partire dal nostro rapporto con Dio. Dio vuole prima di
tutto la nostra amicizia, la nostra disponibilità all’ascolto della sua Parola e del suo Spirito che parla al cuore. Se tante volte rischiamo di vedere Dio solo come un padrone da servire e da tenere
lontano, facciamo nostro il rimprovero ricevuto da Marta: “ti preoccupi e ti agiti per molte cose,
ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno”.
Scegliere la parte buona è, prima di tutto, scegliere di trascorrere del tempo con Gesù, appartenergli, rinunciare agli individualismi, agli egoismi, all’auto-affermazione, alla prevaricazione, alla
rivendicazione e al risentimento. Ciò che Gesù gradisce maggiormente è trovare uno spazio aperto ed accogliente nella nostra vita, poter vivere con noi un’intimità autentica che si consolida nel
silenzio, nell’ascolto e nella meditazione. Tra i tanti impegni del vivere quotidiano e nel chiasso
continuo però ai giovanissimi resta ben poco tempo per fermarsi ad ascoltare Gesù: relazione che
dona pace, armonia e serenità. Centro e fulcro intorno al quale si potrà costruire la comunione
della “comunità” non sono i molti servizi, le molte opere, ma è l’ascolto vigile e attento della Parola. Una casa non costruita sulla Parola è come una casa costruita sulla sabbia; può essere edificata anche molto in fretta, ma alla prima tempesta verrà spazzata via dalle intemperie.
Facciamo nostro allora il primo insegnamento: la vera accoglienza si vive ponendosi in ascolto
dell’ospite, per capire veramente ciò che gli è gradito e soddisfarlo nei pensieri più profondi. Gesù
è l’ospite che chiede di essere accolto nella nostra casa.
Tema del giorno
Marta e Maria rappresentano due diversi modi di accogliere il Signore nelle nostre case e nei nostri cuori. Due modi di essere, che si completano a vicenda per procurare a Gesù la più desiderabile accoglienza: l’ascolto attento della Parola e l’operosa preparazione di un pasto degno di un o-
spite eccezionale. In primo luogo Gesù ci chiede di accoglierlo come un ospite, di ascoltarlo, di conoscerlo ed amarlo, per poterlo servire ed annunciare nei luoghi della quotidianità: in questa prima giornata i giovanissimi dovranno riflettere sull’essenziale per arrivare a scegliere la parte buona: rimanere come Maria ai piedi di Gesù per ascoltare la sua Parola e imitare Marta
nell’operosità.
Segno
Si tratta di un’attività molto pratica che faccia vivere ai giovanissimi l’esperienza di imparare a cogliere in ogni momento quale sia la priorità a cui aderire. Durante la giornata l’educatore invierà
diversi sms a ciascun giovanissimo con scritti alcuni “promemoria”, che di volta in volta potranno
essere un pensiero, una preghiera, un compito, per riuscire a vivere in pienezza la situazione contingente. Ad esempio:
È l’intervallo: stai con il compagno più solo;
Fai attenzione in classe;
Manda un sms ad un amico che non senti da un po’ di tempo;
Dì una preghiera per una persona che conosci e che sta soffrendo;
Durante il pranzo metti da parte il cellulare perché è il momento di mangiare e parlare con gli
altri.
Attività per la serata: visione di un film
L’attività proposta per la serata è la visione di un film che riprenda il tema della giornata, cioè
quello di saper cogliere in ogni momento quello che Cristo ci chiede, porci in ogni situazione con
un atteggiamento di ascolto ed accoglienza della volontà di Dio, per comprendere veramente ciò
che gli è gradito in quel momento e poterlo così soddisfare. I film suggeriti trattano di come si
debba cogliere in ogni occasione l’opportunità di agire per crescere e cambiare la piccola realtà
che ci circonda.
L’ATTIMO FUGGENTE (Regia di P. Weir, durata 130’)
John Keating, insegnante di letteratura inglese, arriva nel 1959 alla Welton Academy dove regnano onore, disciplina, tradizione e ne sconvolge l'ordine insegnando ai ragazzi, attraverso la poesia,
la forza creativa della libertà e dell'anticonformismo. Questo professore inizia a sovvertire l'ordine
di insegnamento tradizionale suscitando l'ovvio stupore degli studenti, fin troppo abituati ad un
ambiente asfittico, e lo scetticismo degli insigni professori dell'accademia. Ma soprattutto Keating
si fa portatore del celebre messaggio oraziano sintetizzato nella formula "carpe diem" ovvero saper cogliere le occasioni che la vita ci offre in ogni istante, senza farci sfuggire niente nel continuo,
e talvolta monotono, fluire degli avvenimenti.
UN SOGNO PER DOMANI (Regia di M. Leder, durata 123’)
Trevor è un ragazzo di undici anni che vive con una madre che lavora dalla mattina alla sera per
sbarcare il lunario. Trevor è solo ed introverso ma, nonostante la sua giovane età, è più maturo
della madre ed è infatti lui a prendersi cura di lei. Eugene Simonet, il suo insegnante di scienze
sociali, gli insegna ad avere speranza. In effetti Eugene all’inizio di ogni anno assegna lo stesso
compito: trovare un modo per cambiare il mondo e metterlo in pratica. Trevor raccoglie questa
provocazione e per cercare di cambiare l’aspetto del mondo che non gli piace decide di fare delle
buone azioni e di chiedere a chi le riceve di compiere a loro volta 'tre piaceri'. Questa iniziativa
della 'catena della bontà diventa famosa ed una televisione chiede a Trevor un'intervista. Ma a
scuola Trevor prende le difese di un coetaneo malmenato dai compagni, questi reagiscono e Trevor viene accoltellato e muore. Migliaia di persone con la fiaccole accese fanno corona la notte
seguente intorno alla casa del piccolo, dove la madre assiste insieme a Eugene.
NELLA CASA DEL PROFUMO
2° giornata
Dal Vangelo secondo Luca 7, 36-50
Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Gesù entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed
ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne
con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice». Gesù allora gli disse: «Simone,
ho una cosa da dirti». Ed egli: «Maestro, dì pure». «Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti
e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha condonato
di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». E volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi
questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha
bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei
invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo
di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico: le sono perdonati i
suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco». Poi
disse a lei: «Ti sono perdonati i tuoi peccati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi
è quest'uomo che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata;
va' in pace!».
Commento al Vangelo
Questo brano di Vangelo è forse uno dei più famosi e più provocatori. Gesù esce dagli schemi del
suo tempo, che purtroppo, per certi versi, permangono ancora oggi. Gesù è a pranzo da un fariseo di nome Simone, il quale probabilmente lo ha invitato più per opportunismo, che per vera ospitalità, infatti non lo accoglie nemmeno: “Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola”.
Poco dopo che i due si sono seduti, entra nella stanza una prostituta che, all’opposto di quanto ha
fatto Simone, ricopre Gesù di tutti gli onori riservati ai grandi ospiti, secondo la tradizione ebraica:
gli cosparge il capo di olio e gli lava i piedi, addirittura con le proprie lacrime!
A questa scena il fariseo assiste inorridito ed esorta Gesù a cacciare via la donna, la cui condotta
di vita è ritenuta impura dalla legge ebraica. È proprio a questo punto che si assiste al paragone
stridente tra il Dottore della Legge e la prostituta. Il fariseo si dimostra essere un sepolcro imbiancato (cfr. Mt 23): non fa altro che guardare e dare importanza all’esteriorità (non curandosi
dell’interiorità), secondo la quale la sua condotta è impeccabile, mentre la donna, solo per il fatto
che esteriormente è una prostituta, è ritenuta impura, innominabile, da rifuggire e non destinata
alla salvezza.
Gesù non guarda a questi antichi schemi, che è venuto a rompere con il Vangelo dell’Amore. Egli
ci fa notare che Dio non guarda all’esteriorità, ma all’interiorità; guarda oltre l’apparenza! La prostituta ha accolto Gesù con tutti gli onori, a differenza di quanto (non) ha fatto Simone. Gesù ha
guardato alla sincerità della donna, i cui gesti sono stati più puri delle formule sterili di cui il fariseo si riempie la bocca. La donna ha dunque ricevuto la Salvezza in virtù della sua interiorità sincera, grazie alla sua autentica Fede.
Allo stesso modo noi siamo chiamati da Gesù a guardare gli altri in profondità, a conoscerli davvero; a non fermarci all’aspetto esteriore, non lasciandoci condizionare da apparenze e pregiudizi
(Allegato 1).
Tema del giorno
Il tema di oggi è quello dei pregiudizi, delle “etichette” con le quali identifichiamo/giudichiamo
alcune persone in modo prevenuto, senza conoscerle veramente. È questo lo sforzo che i giovanissimi dovranno fare durante la giornata: tramite il gioco delle carte, che verrà spiegato loro
all’inizio della mattinata, dovranno richiamare alla loro mente persone a loro vicine che vengono
inquadrate in un certo modo e magari emarginate per il loro comportamento. Il messaggio che
dovrebbe rimanere ai giovanissimi è il passo successivo a quello dello scardinamento dei pregiudizi, ovvero quello che Cristo non ha posto limiti al salvabile: tutti siamo preziosi ai suoi occhi, non
esistono persone di serie A e di serie B, ma per Gesù siamo tutti degni della Salvezza.
Segno
L’attività di oggi è volta a far riflettere i giovanissimi sulle ‘’etichette’’ e sui pregiudizi che spesso si
associano a persone che incontriamo nella nostra vita.
Al mattino i giovanissimi riceveranno delle carte d’identità (sigillate) ciascuna delle quali contiene
il profilo di una determinata persona a cui è associato un pregiudizio (il secchione, la prof. cattiva,
il ruffiano, ecc.) e delle domande di riflessione (Allegato 2).
È molto importante che i giovanissimi provino ad immaginare concretamente una persona che
conoscono a cui associare il pregiudizio che gli è stato affidato la mattina e tentare, grazie alle domande della carta, di superarlo o, per lo meno, riflettere su di esso nel corso della giornata.
Attività per la serata: momento di preghiera
Canto iniziale: Vieni al Signor
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Breve introduzione dell’educatore al momento di preghiera.
Primo momento: “Legati” dai nostri pregiudizi
Vittime del pregiudizio
Vengono presentate le varie figure utilizzate per il “segno del giorno”, e ad ogni figura si invitano i
giovanissimi a portare la propria “carta d’identità” sull’altare (o su un tavolo, se il momento di
preghiera non è in Chiesa). La presentazione può essere fatta nel modo che si ritiene più opportuno: dicendo semplicemente i nomi delle figure, oppure con una scenetta simpatica, oppure in
qualsiasi altro modo gli educatori ritengano opportuno.
Lettura (Lc 7, 36-50)
A questo punto viene letto il brano del giorno. Segue un momento di riflessione con il sacerdote.
Secondo momento: Gesù ci libera dai pregiudizi
Richiesta di perdono
Per ogni figura proposta al mattino, uno tra i giovanissimi che aveva la carta d’identità corrispondente legge una richiesta di perdono, alla quale tutti rispondono con il ritornello “Signore, abbi
pietà di noi” oppure con il canto del “Signore, pietà”.
LA PROF. STRONZA
Scusa, Signore, per tutte quelle volte in cui me la sono presa con i miei insegnanti, accusandoli di
essere ingiusti nei miei confronti, e non mi sono impegnato a fondo nello studio.
IL SECCHIONE
Scusa, Signore, se mi è successo di prendere in giro i miei compagni di scuola più bravi di me, anziché prendere esempio da loro per studiare con impegno.
LO SFIGATO
Scusa, Signore, per tutte quelle volte in cui ho messo in ridicolo qualcuno perché i miei amici non
pensassero male di me e non mi prendessero in giro.
LA RAGAZZA FACILE / IL PLAYBOY
Scusa, Signore, se a volte le mie parole hanno contribuito a gettare discredito su una ragazza o su
un ragazzo per il suo modo di vivere la sessualità.
IL RUFFIANO
Scusa, Signore, se a volte ho guardato con occhi maligni la gentilezza di un amico, e non ho saputo cogliere gli aspetti belli di un comportamento cordiale e gentile verso gli altri.
IL TIRCHIO
Scusa, Signore, per quelle volte in cui ho pensato male di chi era parsimonioso con il denaro, e
non ho riflettuto su quante volte mi capita di sprecarlo o di spenderne troppo per cose superflue.
IL TIRAPACCHI
Scusa, Signore, se mi è successo di non dare una seconda possibilità ad un amico, e non ho pensato che a volte è successo anche a me di saltare un appuntamento all’ultimo momento.
IL FICCANASO /IL PETTEGOLO
Scusa, Signore, se non ho saputo fidarmi della riservatezza di un amico, senza guardare a quante
volte io stesso alimento pettegolezzi su altre persone, non facendo un servizio alla verità.
Finalmente liberi dai pregiudizi!
Il sacerdote (se presente) e gli educatori compiono ora un gesto di “liberazione”, che deve essere
spiegato all’inizio della celebrazione. Le carte d’identità che i giovanissimi avevano deposto
sull’altare (o sul tavolo) vengono prese una ad una e strappate a metà, come segno che Gesù, se
accogliamo la sua Parola e ci sforziamo di metterla in pratica, ci libera dai pregiudizi che abbiamo
dentro di noi, e ci fa vedere il nostro prossimo con occhi nuovi. Se le condizioni lo permettono, si
possono anche bruciare in un contenitore adatto. Nel frattempo, viene recitata in coro la seguente preghiera:
Signore, gli abitanti di Nazareth sono pieni di pregiudizi verso di te,
perché pensano di sapere già tutto di te.
Aiutami, Signore, a superare i pregiudizi che troppo spesso mi impediscono
di conoscere chi mi sta accanto.
Donami, Signore, un cuore generoso, perché io sappia sempre cercare
ciò che di bello e di buono si trova nel cuore di tutti coloro
che incontro a scuola, per strada, in famiglia e nella mia parrocchia. Amen.
Benedizione
Canto finale: Vivere la vita
NELLA CASA DELLA FESTA
3° giornata
Dal Vangelo secondo Luca 19,1-10
Gesù entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand'ecco un uomo, di nome Zaccheo,
capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla,
perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: "Zaccheo,
scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua". Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia.
Vedendo ciò, tutti mormoravano: "È entrato in casa di un peccatore!". Ma Zaccheo, alzatosi, disse
al Signore: "Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno,
restituisco quattro volte tanto". Gesù gli rispose: "Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era
perduto".
Commento al Vangelo
Entriamo nella testa di Zaccheo. Domani mattina passerà in città quello che chiamano Gesù il Nazareno. Sono curioso, anzi no… mi agita la sensazione che perderei un’occasione evitando questo
incontro. È tempo che sento strane cose su di lui e io so che a me manca qualcosa che potrei chiamare speranza... non so che fare; la notte, forse, porterà consiglio. C’è un gran trambusto per
strada; è da questa mattina che dalle finestre della mia casa sento grida e vedo correre persone. È
facile mettere in tumulto con due urla il nostro paese. Gerico si sviluppa in lunghezza: una strada
centrale e tutte le case affacciate su di essa. Dicono che è il Messia, che non passerà lontano da
casa mia. Ho deciso: esco anch’io. “Sarò di ritorno presto!”, dico a mia moglie e ai ragazzi, chiudo
la porta della mia bella casa e mi mescolo tra la folla. Che confusione, grida, concitazione… non
riesco a camminare diritto. Cosa urla la gente là in fondo? Non capisco e non vedo. Sono basso, lo
sono sempre stato. Non mi voglio neanche esporre troppo: temo che i cittadini mi possano riconoscere e io non godo di grande stima tra il popolo. Il mio lavoro, sono esattore a servizio del popolo romano, mi isola dai miei concittadini.
Quante cose mi dividono da questo Gesù: la mia natura, il mio essere, il mio saper fare… Ma sono
qui: voglio questo incontro, come fare? L’albero! Vicino al prossimo incrocio c’è un sicomoro. Mi
ci arrampicavo da bambino, potrei provare di nuovo… Lo vedo! Che pace nel suo volto, quella pace che non provo da tempo… Ha incrociato il mio sguardo. I miei occhi e i suoi si sono trovati alla
stessa altezza. Possibile? Si avvicina… non riesco a pensare.
“Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”. Non so come, ma sono già per
strada. Lui mi sta seguendo. La gente mormora… ma non importa. Mi ha guardato, mi ha chiamato per nome e io sono ormai davanti a casa pronto ad accoglierlo. La mia casa è come me: ricca di
cose, ma povera di incontri. Non ci vengono in tanti: ha bisogno di essere visitata da qualcuno che
ascolti quello che ha da raccontare e allora tutto sarebbe luce.
Sta cambiato qualcosa dentro di me. Tutto sarà diverso d’ora in poi. Mia moglie mi corre incontro
“Cosa ti è successo?”, mi chiede, “Abbiamo un ospite”, rispondo. Gli abbiamo aperto le porte della nostra casa, Gesù si è trattenuto con tutti noi a lungo. Ci ha donato serenità e calore. Ha condiviso i nostri spazi e i nostri pensieri. Ha condiviso la nostra intimità, il bene e il male, la gioia e il
dolore, le vittorie e le sconfitte di ogni giorno. Si è trattenuto con noi… Ricorderò sempre le sue
parole: “Dio regala per il gusto di regalare”. Racconterò a tutti di come ha trasformato le nostre
vite: Dio ci ha cambiato con il suo perdono. Gesù non è venuto a pregare con noi o a spiegarci
qualcosa: la salvezza è entrata in casa mia a cenare, a far festa senza pretendere che fosse pulita.
La salvezza è una tavola imbandita: dobbiamo solo avere appetito. Appetito di significati, di incontri, di ciò che è gratuito. La salvezza è oggi, è tutto e ci prende tutto. Salvo vuol dire che niente di
noi rimane lontano dalla carezza di Dio. Dio salva tutta la vita, Dio salva tutta la storia.
Tema del giorno
Il tema della giornata di oggi è l’incontro con Gesù, un argomento apparentemente ostico e lontano agli occhi di un giovanissimo. Vogliamo invece provare a farli riflettere su come questa esperienza sia alla portata di tutti, nella quotidianità della vita di ciascuno. Occorre saper “essere attenti” al passaggio del Signore, riuscire a guardare più in là del proprio naso per coglierne la presenza nelle piccole cose di ogni giorno; questa operazione è resa più semplice dall’aiuto di alcuni
sicomori (persone o situazioni che ci aiutano ad aprire gli occhi, che ci spingono in alto per riuscire
a vedere meglio). Il Signore non ha paura di entrare in casa di un peccatore come Zaccheo, è disposto ad entrare nella casa di ciascuno, senza pretendere che sia bella o pulita, chiede solo la disponibilità di farlo entrare; la seconda parte della giornata è rivolta al tema della conversione che
l’incontro con Gesù porta nella mia vita di ciascuno. Non ultimo l’atteggiamento con il con il quale
ci prepariamo a questo evento di fede. Una volta incontrato Gesù la vita cambia, davvero!
Segno
I giovanissimi, dopo la lettura e il commento al Vangelo, vengono invitati a riflettere singolarmente per qualche minuto ed individuare i “sicomori” della propria vita, cioè quelle persone o quelle
situazioni che permettono loro di “elevarsi” e di vedere Gesù. Questo va inteso prima di tutto in
riferimento all’incontro con il Signore della vita: chi mi aiuta ad avvicinarmi al Signore? Il parroco,
gli educatori, la nonna che recita il rosario tutti i giorni, i genitori, i campi scuola, il gruppo in parrocchia, ecc.? In senso più ampio va inteso in riferimento a persone o situazioni che nella vita
quotidiana spingono i giovanissimi ad “andare in alto”, ad essere persone migliori (il professore
che mi sprona ad impegnarmi, l’amico che mi cerca nel bisogno, un gesto di carità o di gentilezza
visto per strada, ecc.).
Al termine della preghiera del mattino vengono perciò consegnati a ciascuno 3/4 “carte sicomoro” (Allegato 3), se possibile attaccate ciascuna ad un rametto, da regalare durante la giornata
alle persone che riconoscono come “sicomori”. I più riservati potrebbero faticare a compiere questo gesto, ma è importante che almeno si sforzino di individuare queste persone durante la giornata.
Attività della serata: Gesù passa da casa mia!
La provocazione su cui si basa l’attività è la seguente: se Gesù venisse oggi a casa mia, cosa troverebbe? Pensiamo perciò alla casa ed in particolare alla propria cameretta come metafora del proprio cuore e della propria coscienza.
Ad ogni ragazzo viene consegnato un foglio con il disegno di una camera da letto (Allegato 4).
L’educatore dispone poi sul tavolo tante figurine di oggetti (Allegato 5) che rappresentano, in modo simbolico, diverse caratteristiche ed aspetti della nostra vita.
L’educatore spiega il significato di ogni oggetto, dopodiché ogni giovanissimo dovrà scegliere alcuni oggetti in cui si riconosce ed incollarli nella sua cameretta individuandone anche la collocazione, a seconda di come vive quegli aspetti.
Ad esempio, il crocifisso può essere messo sopra la parete del letto (mi sento protetto, è importante per me) o nel cestino (il Signore non mi interessa, non mi serve) oppure sopra il comodino
(so che c’è ma lo sento lontano, è secondario). Oppure le foto degli amici possono essere in bella
vista (amici affiatati, molto importanti) oppure strappate (ho chiuso i rapporti con qualcuno, mi
sono sentito tradito).
Altri possibili oggetti:
Cartello di divieto d’accesso: sono una persona chiusa e riservata oppure mi sento a posto così
e non voglio cambiare;
Cartello Work in progress: mi sento disposto a cambiare, è un momento in cui tanti aspetti della mia vita si stanno modificando;
Libri: impilati sul tavolo o sotto il letto a seconda di come vivo lo studio, con impegno o come
un peso; sul comodino se amo leggere per passione;
Sagoma di sé stessi: a letto se sono pigro, alla scrivania se sono studioso, alla finestra se sono
sognatore;
Calendario pieno di appuntamenti: mi sento oppresso dalle cose da fare oppure voglio essere
costante negli impegni presi;
Pantofole/scarponcini: mi piace esplorare nuovi ambienti e conoscere nuove persone o sto bene con le persone e nei posti che conosco;
Specchio: tengo molto al mio aspetto;
Pacchetto regalo: sono una persona generosa;
Cassetta di pronto soccorso: mi faccio male sempre oppure ho il cuore “ferito”;
Orologio: fermo/rotto se aspetto che le cose mi succedano o funzionante se voglio essere puntuale per incontrare gli altri e Gesù;
Bottiglia di superalcolico: mi piace trasgredire, non voglio stare alle regole;
Ciascun educatore, conoscendo il proprio gruppo, può integrare l’attività proposta con altri oggetti.
Una volta che ciascun giovanissimo ha allestito la propria camera condivide con il gruppo il perché
delle scelte fatte. Il Signore è disposto ad entrare nelle camere di ciascuno, senza pretendere che
siano belle o pulite, chiede soltanto la nostra disponibilità ad aprirgli le porte. Lo step successivo
consisterà nel porre alcune domande ed aiutare i giovanissimi a condividere nel gruppo le risposte: se Gesù entrasse oggi in questa camera, quali oggetti alla luce della sua presenza cambierebbero posizione? In cosa vorrei che l’incontro con lui mi convertisse? Quale impegno posso prendermi per riordinare la mia cameretta nelle prossime settimane?
Un grazie alla Commissione Giovanissimi
Saverio Ansaloni
Parrocchia di Tresigallo
Cecilia Bianconi
Parrocchia di Vigarano Pieve
Giulia Caniati
Parrocchia di Mizzana
Silvia Cappelli
Parrocchia di Santa Caterina Vegri
Damiano Debiagi
Parrocchia dell’Addolorata
Francesco Dolcetti
Parrocchia di Quacchio
Giacomo Forini
Parrocchia di Santa Maria in Vado
Tania Gamberini
Parrocchia di Mizzana
Simone Orlandini
Parrocchia di Massa Fiscaglia
Matteo Pecorari
Parrocchia di Pontelagoscuro
Sara Romagnoni
Parrocchia di Santa Maria del Perpetuo Soccorso
don Enrico Garbuio
Assistente diocesano Settore Giovani
www.acferraracomacchio.it
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