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La ricerca (anche sarda) per la lotta all`Hiv: quando avremo un

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La ricerca (anche sarda) per la lotta all`Hiv: quando avremo un
Innovazione – Pagg. 24-25
30.09.2011
La ricerca (anche sarda) per la lotta all’Hiv: quando avremo un
mondo senza l’Aids?
Sesta conferenza internazionale, la società ViroStatics studia terapie
innovative
Dei più recenti risultati della ricerca scientifica nel settore HIV/Aids si è discusso a Roma
nello scorso luglio, alla conferenza scientifica internazionale Ias 2011, organizzata dalla
International Aids Society in cooperazione con l‟Istituto superiore di Sanità. Prospettive
promettenti emergono infatti da diversi studi pilota. Scoperte mai fatte in precedenza nel
campo della prevenzione sono state ottenute negli ultimi anni, ma l‟epidemia di Aids non
è finita, continuano ad esserci 2.4 milioni di nuove infezioni ogni anno e 34 milioni
di persone che vivono con l’Aids che avranno bisogno di cure per poter sopravvivere.
Dato che non esiste una panacea per tutti i mali, come possiamo accelerare la risposta
all‟Aids? Si potrebbe dire che l‟Aids è sconfitto? Si, in un certo senso, ma purtroppo non
l‟HIV, il virus che provoca questa malattia. I farmaci antiretrovirali, infatti - disponibili
sin dalla metà degli anni „90 - “bloccano” il virus permettendo alle persone infette di
vivere più a lungo, senza la progressione verso l‟Aids. Molte persone che vivono con
l‟HIV oggi potrebbero anche non diventare mai malati di Aids, ma questo non basta per
dire che l‟Aids è sconfitto. Il virus c‟è e continua a essere trasmesso. In assenza di un
vaccino, per il quale la sperimentazione è ancora molto lunga, le uniche cose che si
possono fare sono la prevenzione, da una parte, e migliorare le terapie per le persone
già infette dall‟altra.
Gli aspetti chiave di questa conferenza hanno riguardato l‟importanza delle terapie
antiretrovirali, che devono essere iniziate al più presto in
seguito all‟infezione e
somministrate nel modo più ampio possibile a livello mondiale. Se si superano gli ostacoli
che permettono il raggiungimento di questi due obiettivi, la terapia può addirittura essere
considerata una forma di prevenzione o, per citare uno degli slogan principali della
conferenza: “Treatment is prevention. Treatment as Prevention”. Trattamento come
prevenzione, è la profilassi migliore contro l‟Aids e contro la trasmissione alle persone
sane. Ma anche grande attenzione ai limiti delle cure
antiretrovirali: adesso che le
persone con HIV non muoiono più di Aids devono affrontare nuove sfide come
l‟infiammazione del sistema immunitario e l‟invecchiamento precoce. Ecco la seconda
sfida per gli scienziati: non solo impedire che la persona si ammali (e se già infetta
contagi le persone vicine) ma anche cercare che viva più a lungo e senza che il sistema
Innovazione – Pagg. 24-25
30.09.2011
immunitario, cuore, reni ed altri organi vitali, “fondano” a causa della continua
sollecitazione esercitata dal virus.
Limiti della terapia antiretrovirale e gli studi sardi di ViroStatics.
Le statistiche ufficiali pubblicate dall‟Ias, Unaids e Organizzazione Mondiale della Sanità
in occasione della conferenza, riportano che a dicembre 2009, circa 5,254 milioni di
persone in Paesi a medio/basso reddito avevano accesso alle terapie antiretrovirali, pari
ad un terzo del numero stimato di persone bisognose di cure. Nello stesso anno,
solo il 53 per cento di donne infette da HIV in gravidanza in Paesi a basso/medio reddito
ricevevano farmaci antiretrovirali per prevenire la trasmissione al proprio bambino,
mentre ammonta al 26 per cento la percentuale di donne incinte negli stessi Paesi che si
sottopone al test HIV e solo il 28 percento dei bambini avevano accesso alle terapie
antiretrovirali fino al 2009. Come hanno dichiarato nei documenti ufficiali gli organizzatori
della Conferenza insieme a Unaids e Oms:”Se si implementassero pienamente tutte le
strategie di prevenzione scientificamente provate, si eviterebbero 30 dei 60 milioni di
infezioni stimate entro l‟anno 2015”(www.ias2011.org). In un mondo senza vaccino
contro l‟HIV e nel quale le strategie di prevenzione, a causa dei vincoli culturali, religiosi
e finanziari, non sono ancora diffuse in modo efficace, la terapia antiretrovirale, una
combinazione di farmaci che tengono a bada il virus, è l‟unico metodo per permettere alle
persone con infezione di vivere una vita “normale” e anche, stando agli studi più recenti
presentati, limitare la trasmissione.
Se i farmaci ci devono accompagnare ancora per molti anni allora,
concludono gli
scienziati, cerchiamo di trovare medicine o combinazioni di terapie che aiutino le persone
a stare meglio. In questo momento, infatti, una delle sfide della scienza più dibattute è
quella diretta a capire se gli aspetti “dell‟invecchiamento precoce” e dell‟infiammazione
del sistema immunitario, che caratterizzano le persone infette da HIV, siano un effetto
della terapia o del virus, di entrambi e in che misura. E soprattutto come fare per limitare
i danni al sistema immunitario e ad organi vitali, come reni, cuore e al sistema
cardiocircolatorio. Il Forum italiano delle associazioni di persone che vivono con HIV
dichiara che: “l‟ottimismo che ha accompagnato negli anni ‟90 l‟avvento della terapia
antiretrovirale si sta ridimensionando davanti alla persistente presenza del virus in quelle
cellule dove esso esiste e resiste alla terapia, facendo rimanere la persona pesantemente
compromessa
da
questa
l‟immunoattivazione,
e
sorta
di
“allarme
continuo”
del
provocando
malattie
cardiovascolari,
sistema
immunitario,
neurologiche,
epatiche, tumorali, configurando in parole povere un quadro clinico di
renali,
invecchiamento
precoce. Per questo oggi non possiamo definire l‟infezione da HIV “curabile”. È
necessario, quindi, rafforzare la ricerca scientifica sia di base, per comprendere i
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30.09.2011
meccanismi, sia clinica, proprio come fu all‟inizio dell‟epidemia fino a che non si troverà
una cura. Perché ora, nonostante non vi sia ancora una cura, la terapia antiretrovirale si
è dimostrata efficace a ridurre la progressione verso l‟Aids, la mortalità e la trasmissione
del
virus”.
ViroStatics è una società biofarmaceutica italo-americana che sperimenta farmaci per la
terapia di HIV/Aids ed altre malattie croniche e infettive, che ha intrapreso una strada
coraggiosa e unica nel suo ambito. Fu fondata da un gruppo di infettivologi che si sono
formati tra l‟Europa e gli Usa e che hanno deciso di fare un percorso opposto rispetto a
tanti altri ricercatori italiani che sono emigrati all‟estero negli ultimi anni. Niente fughe
verso istituzioni, aziende e centri di ricerca stranieri, che attraggono le menti più
preparate e brillanti, ma bensì il ritorno in Italia, a Pavia dapprima, e in Sardegna dal
2009, per mettere a frutto la preparazione scientifica unita alla passione per l‟impresa e
per lo sviluppo di nuovi progetti. Da due anni è diventata la Sardegna il territorio
d‟adozione per questa iniziativa che ha trovato a Porto Conte Ricerche, la sede di Alghero
del Parco scientifico e tecnologico della Sardegna, il “vivaio” ideale per questo tipo di
iniziative. Complici le nuove politiche regionali di finanziamento del settore ricerca e
sviluppo per l‟incentivazione dell‟innovazione e del trasferimento tecnologico, per favorire
l‟attrazione di imprese straniere del settore biotech e una costante attività di networking.
Anche Virostatics ha partecipato alla Conferenza Ias 2011, illustrando le proprie
tecnologie innovative per la terapia anti-Hiv: gli Av-Halt, nuovi composti farmaceutici
concepiti non solo per diminuire la quantità del virus Hiv presente nel sangue del
paziente, ma anche per ridurre l‟eccessiva attivazione e infiammazione del sistema
immunitario.
Giustina Casu
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