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7_IL FIUME OLONA

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7_IL FIUME OLONA
IL FIUME OLONA
“Le sorgenti sono sei, tre in Val di Rasa e tre in Valganna.
Queste sorgenti danno origine a due rami che si niscono a
valle di Bregazzana (Varese). Le tre sorgenti in Val di Rasasi
trovano rispettivamente a 548, 760 e 720 m s. l. m. Quelle in
Valganna a 1032, 618 e 450 m s.l.m. Il ramo della Valganna
dà origine al Laghetto Fonteviva ed alle famose Cascate di
Valganna. Il fiume riceve numerosi affluenti, i torrenti
Legnone, Des, Sesnivi, Braschè, Pissabò, Grassi,
Boscaccia, Fredda, Valpissavacca, Pedana della Madonna e
Ganna. Successivamente il fiume inizia a percorrere una
valle da lui stesso scavata: la Valle Olona. In questa valle si
versano nell'Olona numerosi corsi d'acqua, quali la Bevera, il
Rio Vellone, il Rio Lanza, detto anche Ranza o Anza,
alimentato dal Clivio, dal Gaggiolo e dal Riale Renone, il
Fogascè, la Quadronna, la Selvagna, il Rio Canale, il
Mornaga, alimentato dalla Marnetta, il Riale delle Selve, il
Marubbio, il Valdessera, il Riale San Pancrazio, il Riale di
Torba, il Riale Curignola, il Bozzone, il Tenore Nuovo ed il
torrente Tenore. Quest'ultimo è alimentato dal torrente Rile.
Dopodichè l'Olona entra in Pianura Padana, attraverando
Legnano e Rho. In quest'ultima località il fiume riceve i suoi
principali tributari: il Bozzente e la Lura. Nel suo percorso
attraversa Varese, la zona del Seprio, Legnano, San Vittore
Olona, Parabiago nei pressi della frazione San Lorenzo e
Rho. A Pero, il fiume viene incanalato e appena entra in
Milano inizia a scorrere sotto il manto stradale. Così
nascosto, attraversa il Quartiere Gallaratese, il Q.T.8, dove
si versano nel fiume il Merlata o Fugone, alimentato da
Pudiga e Nirone, quest'ultimo riceve pure le acque del Guisa
e la Mussa, alimentata dalla Lombra. Merlata e Mussa
rappresentano i collettori finali delle acque dell'area delle
Groane. Successivamete l'Olona scorre sotto San Siro,
Lampugnano e ai viali della circonvallazione occidentale. In
prossimità di Piazzale delle Milizie, torna allo scoperto. Qui
passa al di sotto del Naviglio Grande, raccogliendone la
portata residua. Incanalato arriva fino a viale Famagosta e
qui si divide in due bracci. Il principale passa sotto il Naviglio
Pavese e segue l'antico alveo del fiume, ricevendo
abbondanti acque da fontanili, rogge, fossi e canali,
attraversa la Provincia di Pavia, fino a confluire nel Po,
presso San Zenone al Po: si tratta del cosiddetto Olona
Inferiore o meridionale. L'altro ramo piega verso Conca
Fallata e si immette nel Lambro Meridionale, che funge da
scaricatore dell'Olona, del Naviglio Grande e del Naviglio
Pavese. Tra i comuni bagnati da questo scolatore vi è
Rozzano, per poi immettersi nel Lambro.”1
L’Olona non è sempre stata come oggi. In tempi migliori era
pronto a dare ospitalità a cavedani, alborelle e perfino
granchi, ma negli ultimi anni ha ospitato solo i rifiuti tossici
delle aziende che, non sapendo come liberarsene, li hanno
1
Sito internet: http://it.wikipedia.org/wiki/Olona
Fig. 1 – Fiume Olona
Fig. 2 – Fiume Olona
Fig. 3 – Fiume Olona e resti di un mulino
Fig. 4 – Fiume Olona
smaltiti nel fiume, procurando una serie di danni ambientali
gravissimi, tanto da dover rendere necessaria l’approvazione
di un piano di disinquinamento per il bacino idrografico,
dichiarato ad elevato rischio ambientale.2
Esso ha sempre rappresentato, nella storia di questi luoghi,
un punto di riferimento di straordinaria importanza
naturalistica ed economica, costituendo un importante
fattore di prosperità per le zone attraversate. Il controllo delle
acque, per il rilievo anche sociale che derivava dal loro uso,
fu oggetto della massima attenzione da parte delle sfere
dominanti, perché la fruizione era intimamente legata al
dominio delle terre coltivate a frumento, segale, miglio
oppure vitate.
Da qui la richiesta di privilegi per attingere acqua all’Olona,
ottenuti i quali, sembrava d’obbligo la difesa a denti stretti
dei diritti acquisiti, anche se il fiume poteva, con le sue
periodiche inondazioni procurare danni non indifferenti alle
case
e
alle
coltivazioni.
Difendere le terre, per avere il grano di che sfamarsi, era un
imperativo categorico per quanti avevano proprietà allineate
lungo l’olona”.3Poiché erano moltissimi gli utenti del genere,
che consumavano l’acqua, facendola defluire dal letto del
fiume, in maniera più o meno regolamentare, per irrigare
terreni
contigui
all’Olona,
furono
necessari
una
organizzazione idrologica già nei tempi passati e attenti
controlli per le numerose contese tra gli utenti, dai bisogni
contrastanti.
Rilanciare oggi l’attenzione sull’Olona, insieme alle sue
rogge e ai suoi antichi mulini, sarebbe come rivivere un
sogno lungo più di un secolo, ma sarebbe anche un gesto
concreto per rappresentare la volontà di riappropriarsi delle
lontane radici, delle storie e delle tradizioni che hanno
segnato il modo di vivere per molto tempo.
Fig. 5 – mulino sull’Olona
Fig. 6 – mulino sull’Olona
Fig. 7 – mulino sull’Olona
IL PARCO DELL’OLONA (Parco dei Mulini o del Medio
Olona)4
Il Parco dell’Olona è un Parco Locale di Interesse
Sovracomunale (PLIS) ancora in fase di riconoscimento. Il
nome Parco dei Mulini è dovuto al fatto che la peculiarità
della zona interessata, è la presenza di alcuni mulini ad
acqua, come ad esempio a San Vittore Olona, dove si
svolge anche una gara podistica internazionale, la "Cinque
Mulini". L'altro nome candidato è per via dell'ubicazione,
circa a metà del corso fluviale. Le zone interessate a questo
progetto, sono le sponde del fiume, le aree boschivobrughierali ed i campi agricoli prossimi al corso d'acqua, e
coinvolgerebbe i Comuni di Legnano, Canegrate, San Vittore
2
“Uomini e cose di Parabiago”, E. Gianazza, Comune di Parabiago,
1990
3
“Relazione Sullo stato dell’ambiente”, R. Del Santo, I. Colombo, Città di
Parabiago, Regione Lombardia, Unione Europea Doc UP Ob. 2,
Gennaio 2005
4
“Schema direttore Parco locale di interesse sovracomunale Medio
Olona”, F. Monza, G. Mazzotta, M. Moroni, Provincia di Milano, 15 Luglio
1999.
Fig. 8 – mulino sull’Olona
Olona, Parabiago e Nerviano, più precisamente partirebbe
dal già esistente Parco Castello di Legnano ed arriverebbe
fino all'ex Monastero Olivetano in Nerviano, attuale sede
municipale, per un’estensione di circa tre chilometri quadrati.
La sua vocazione è quella di preservare, tutelare e
migliorare gli ambiti fluviali e promuoverne l’utilizzo da parte
dei cittadini, la salvaguardia degli aspetti naturali (flora e
fauna) tipici, la difesa delle attività agricole dell'area e il
recupero delle acque fluviali, ripristinando quel rapporto
uomo-fiume che negli ultimi decenni è andato scomparendo.
I terreni subito adiacenti al letto del fiume sono interessati da
un intervento per insediamento di vasche di laminazione,
che dovranno regolamentare le acque durante le possibili
piene. Questo studio però ha suscitato perplessità, legate al
fatto che il progetto in questione, risulterebbe invasivo ed
incompatibile nei confronti del costituendo parco, poiché
verrebbero costruite proprio al suo interno. Verso ottobrenovembre del 2006, le società coinvolte nel "progetto
vasche", sono state invitate a trovare soluzioni migliori nel
rispetto dell'area verde.5
I mulini
Già all’epoca di San Carlo Borromeo (1574), erano segnalati
sei mulini e due onti per superare il corso del fiume.
Con il censimento del 1855 vengono segnalati cinque mulini:
Battaglia, Giulini, Moroni, Crivelli, Garbini, per un totale di
119 abitanti.
Oggi ne rimangono due annessi a cascine: il primo è quello
del Miglio, che appartiene alla famiglia Rancilio, come la
vicina fornace, restaurata ma senza la roggia attiva; segue il
mulino Corvini, di cui oggi è riconoscibile solo il sito, ma non
è rimasto pressoché nulla dell’edificio. Del mulino doppio del
Bric, in zona di San Lorenzo, rimangono solo poche tracce.
Altri due sono verso il confine con Nerviano: il mulino Moroni
che prende il nome dall’ultimo, nonché attuale, proprietario,
oggi è una semplice abitazione; quello del Gaggio, degli
eredi Lampugnani, è stato restaurato ma è inattivo, e delle
tre ruote con nervili ne rimane solo una come ricordo.6
Al mulino il lavoro inizia presto. Già alle sette del mattino la
macina a tre ruote è pronta ed inizia a girare. I carri che, tutti
in fila, attendono il proprio turno vengono dai vari paesi del
circondario, carichi di sacchi di grano o di frumento. La
macina gira tutto il giorno, fino a sera, quando è arrivato il
turno dell’ultimo cliente, ma a volte girava anche la notte,
perché vi era a disposizione più acqua che di giorno. Così i
sacchi venivano sistemati contrassegnandoli con il peso e il
nome del cliente.
La vita al mulino era scandita dalle operazioni che dovevano
essere compiute.
5
http://it.wikipedia.org/wiki/Olona
“Il fiume Olona, le acque, la storia , i mulini”, di L. Carnelli, Comune di Gorla
Maggiore.
6
A settembre – ottobre si faceva la vendemmia: l’uva non era
molta e si pigiava coi piedi.
Verso la fine di ottobre si raccoglieva il mais e si metteva
sotto il portico; tutti gli abitanti del mulino partecipavano alla
sfogliatura, che aveva la durata di due o tre giorni. Molte
persone usavano le larghe foglie per riempire i sacchi su cui
dormivano.
A novembre si ingrassavano le oche, nutrendole con la
polenta e due volte l’anno venivano spiumate sotto la pancia
per vendere il piumino, ricercato per cuscini pregiati.
Dicembre era il mese dedicato all’uccisione degli animali da
cortile: galline, oche e tacchini. Questi animali venivano
cucinati e conservati in vasi di terracotta detti “ula”, nei quali
si metteva la carne e il grasso prodotto durante la cottura
che fungeva da conservante. Subito dopo Natale si uccideva
il maiale; con le differenti parti si producevano salami,
salamini di fegato, mortadelle, prosciutti che venivano
conservati in una stanza buia del mulino. Al mulino si
produceva anche il burro e il quartirolo.7
Per la prossimità con l’abitato e per le sue dimensioni ridotte,
ci si propone di concepire questo parco come qualcosa di
più simile alla tradizione del “parco urbano”, prevedendone
l’utilizzo misto per mantenere le attività agricole, l’utilizzo di
aree per il riequilibrio ambientale ed ecologico, la
conservazione e l’incremento controllato delle attività
esistenti.
A tutto questo aggiungiamo che il carattere storicoambientale del territorio interessato, reso più ricco dalla
presenza di edifici rurali attivi e non, debba essere rivalutato
proponendo il suo inserimento all’interno dei percorsi per la
formazione dell’ecomuseo del paesaggio. In esso
proponiamo un persorso alla scoperta degli antichi saperi,
delle tradizioni e in particolare dei mulini e della vita che si
svolgeva al loro interno.8
7
“Noi di S. Lorenzo”, a cura di M. L. Ciprandi, G. Marcon, M. Bollati, I.
Bollati, 2002
8
Sito internet comune di Parabiago: http://www.comune.parabiago.mi.it/nuova/olona.htm
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