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La bellezza di Dio sul volto del povero

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La bellezza di Dio sul volto del povero
N. 42 • 7 dicembre 2014 • € 1,00
Anno LXVIII • Poste Italiane S.p.A. • Spediz. in abbon. postale • D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, Aut. 014/CBPA-SUD/NA • Direzione e Redazione Largo Donnaregina, 22 • 80138 Napoli
VITA DIOCESANA
La bellezza di Dio
sul volto del povero
San Ludovico
il frate
della carità
2
Crescenzio Card. Sepe
SPECIALE
A
A ferragosto
ferragosto
Messa
Messa
per
per ii turisti
turisti
10dsds
10
10
A Barcellona
il Primo Congresso
Internazionale
della Pastorale
delle Grandi Città
8e9
PRIMO PIANO CITTÀ
Serbo sempre dentro di me il vivissimo desiderio di rivolgermi all’intera città. In quanto vescovo, infatti, sono convinto di essere responsabile non soltanto verso i credenti,
ma anche verso chi si aspetta da me una parola di speranza.
Perciò, i “Dialoghi con la città”, che oggi iniziamo in questa nobilissima istituzione,
l’Accademia di Belle Arti, rappresentano un modo per intercettare quest’attesa.
a pagina 3
Incontro degli operatori dei Centri del Vangelo
2
Giornata Diocesana per le nuove chiese
4
Seminario: il cammino formativo
6
Gli interventi
Antonio Boccellino • Rosanna Borzillo
Adelaide Caravaglios • Luigi Castiello
Antonio Colasanto • Oreste D’Amore
Francesco Dandolo • Doriano Vincenzo De Luca
Giuseppe Foria • Virgilio Frascino
Beatrice Lorenzin • Luisa Minichino
Lorenzo Montecalvo • Luigi Maria Mormone
Mario Rega • Antonio Scarpato
Mariangela Tassielli • Annamaria Turiello
A
ferragosto
ALa
ferragosto
Diocesi
Messa
riflette
Messa
per
ii turisti
sulla
per ludopatia
turisti
10dsds
10
10
11
Mai più violenza sulle donne
12
Napoli contro la pena di morte
13
Premi alle eccellenze partonepee
14
2 • 7 dicembre 2014
Vita Diocesana
Nuova Stagione
Primo incontro di formazione e verifica per gli operatori dei Centri del Vangelo con il
Vescovo ausiliare mons. Lucio Lemmo e il direttore diocesano don Luigi Pecoraro
Il frate
della carità
“Per una ragione,
una stagione, o per sempre” sfrenata
di Luisa Minichino
Lo scorso sabato 22 novembre, nella Sala conferenze Giovanni
Paolo II del Seminario Maggiore in Capodimonte, dalle ore 9.30 alle 16.00, si è svolto il primo dei tre incontri annuali per gli operatori dei Centri del Vangelo. Gli oltre 170 operatori pastorali provenienti dalle diverse parrocchie della Diocesi di Napoli, tra cui una buona
percentuale di giovani attivamente impegnati nella missione, si sono entusiasmati al tema trattato da S.E. mons. Lucio Lemmo e da
don Luigi Pecoraro: «La coscienza dell’essere discepoli missionari».
Il Presule ha subito voluto fissare il punto centrale del senso di
comunione tra gli operatori e la Chiesa, sottolineando la necessità
primaria di caricarsi e di riempirsi della potenza della Parola, per interagire con essa ed essere autentici e veritieri missionari apostolici, testimoniare con semplicità l’appartenenza alla natura divina:
«essere discepoli (seguire) e allo stesso tempo missionari (operare)
- ha detto il vescovo - per costruire il Regno di Dio, per imparare a
fare silenzio intorno a noi e dentro di noi, per lasciar parlare e poter
ascoltare la nostra coscienza, nella quale opera il Signore che, con il
battesimo, ha lasciato in essa il suo seme fecondo». «Non dobbiamo
aver paura di immergerci in questo silenzio - ha concluso -. Il
Cristiano, discepolo e missionario, diventa luce e sale nel mondo per
portare agli altri Gesù operoso e instancabile».
Don Luigi Pecoraro ha introdotto e concluso la giornata soffermandosi soprattutto sull’importanza della relazione con Dio e con i
fratelli. Gli operatori hanno compreso che ognuno è un dono di Dio
che si dona ai fratelli, che nessun incontro è casuale, che può essere
per un bisogno, frutto di una preghiera per segnare e insegnare.
«Accogliere di conseguenza tutte le persone che entrano nella nostra
vita, sia per una ragione, per una stagione, per tutta la vita - ha sottolineato don Luigi -, capire il perché della loro presenza e renderci
conto che se abbiamo un fine comune, se aspiriamo allo stesso risultato, le diversità e le incomprensioni si assottigliano fino a sparire
perché l’amore di Dio può tutto e tutti quelli che hanno fatto parte
del nostro cammino resteranno nei nostri ricordi come un dono speciale».
Centro Culturale
Gesù Nuovo
Il sorriso
per la
sofferenza
Il Centro Culturale Gesù Nuovo, Gruppo
Sanità, con sede in Napoli presso la chiesa
del Gesù Nuovo in piazza del Gesù, intende
dedicare il programma sociale per l’anno
2015 al tema della cura, benessere, felicità,
fragilità nella sfera della sofferenza e della
malattia.
Attraverso l’approfondimento di queste
quattro parole-chiave che caratterizzano la
condizione esistenziale della persona, si
vuole indicare la possibilità della relazione
umana, anche con il sofferente, attraverso il
sorriso.
Sorriso, inteso non come atto di commiserazione, ma come condivisione di speranza aiutando a riscoprire il vero senso di benessere, di felicità, attraverso la “cura”, la
“presa a cuore”, per superare la fragilità della condizione umana; proprio come la luce
del sole ogni giorno dona alla natura la speranza di vita.
Queste quattro parole sintetizzate nella
frase “Il sorriso per la sofferenza” sono la
proposta che il Centro Culturale rivolge agli
Artisti che vogliano aderire con la donazione di opere di pittura, scultura e fotografia.
Una mostra delle opere presentate, al
massimo trenta, con annesso catalogo,
verrà allestita presso gli spazi del Gesù
Nuovo e sarà presentata nel corso di un
evento programmato per il mese di maggio.
È possibile partecipare a tale evento con
un’opera da consegnare, insieme ad una
breve descrizione della stessa, entro il 30
marzo 2015, presso la residenza dei padri
Gesuiti in via San Sebastiano 48/D.
Per ulteriori informazioni: 081. 55.78.
111 – 347.239.17.87 – [email protected]
Per San Ludovico
la Messa di ringraziamento
presieduta dall’Arcivescovo
di Oreste D’Amore
Dall’incontro, dalle parole del Vescovo ausiliare e da quelle del direttore diocesano, dalle riflessioni personali e di gruppo, è emerso
che la condizione fondamentale dell’operatore dei Centri del
Vangelo è quella di mettersi a servizio di tutti nell’ambito della vita.
Il ritiro ha previsto lunghi momenti di riflessione, di scambi di idee,
opinioni e condivisione di esperienze personali, nonché un momento di convivialità (con colazione a sacco) nella mensa del Seminario.
Al termine dell’incontro, gli operatori presenti hanno ringraziato S..
mons. Lemmo e don Luigi Pecoraro per l’esperienza vissuta e per
l’arricchimento pastorale ricevuto. La prossima giornata di formazione sarà il 31 Gennaio 2015.
Continuano a Napoli i festeggiamenti
per la canonizzazione di Arcangelo
Palmentieri, meglio conosciuto come padre
Ludovico da Casoria, il frate francescano,
appartenente all’Ordine dei Frati Minori
Scalzi, proclamato santo da papa Francesco
domenica 23 novembre a piazza San Pietro.
Sabato 29 il Duomo di Napoli ha ospitato la
messa di ringraziamento presieduta dal
Cardinale Arcivescovo di Napoli Crescenzio
Sepe. Nel tempio erano presenti tantissimi
fedeli, provenienti non solo da Casoria, città
natale del santo, ma anche religiosi e religiose, sacerdoti e autorità civili e militari. Un
popolo in festa per padre Ludovico, il santo
dei poveri e degli ultimi, che, con la sua vita,
ha saputo fare viva la Parola di Dio nel servizio agli altri.
L’urna contenente le spoglie mortali del
santo è stata portata in processione dalla basilica di Santa Chiara alla Cattedrale, accompagnata dalle preghiere dei fedeli, dai
vessilli delle associazioni, delle arciconfraternite e delle famiglie del Terz’Ordine francescano, preceduti dalla banda musicale del
Comune di Casoria. Alla celebrazione eucaristica erano presenti i Vescovi ausiliari di
Napoli Lucio Lemmo e Salvatore Angerami,
padre Gianni Califano, postulatore delle
cause dei Santi dell’Ordine dei Frati Minori
e frà Agostino Esposito, ministro provinciale dell’ordine, che ha aperto l’evento con il
saluto e il ringraziamento all’Arcivescovo di
Napoli per il supporto dato alla causa.
Insieme a lui, la madre generale delle Suore
Francescane Elisabettine Bigie, l’ordine religioso fondato dallo stesso padre Ludovico,
madre Clara Capasso. A loro è affidato il
compito di essere custodi e eredi degli insegnamenti del santo.
Dal Cardinale Sepe è arrivato l’invito a
tutti ad accogliere Cristo nella propria vita,
che si fa compagno di viaggio, proprio come
ha fatto con Ludovico da Casoria. «Il
Signore ci ha insegnato la via che porta a Dio
e alla santità». Ludovico visse un’esperienza
mistica nella chiesa di San Giuseppe dei
Ruffi a Napoli, il “lavacro”, così era solito
chiamarlo, che lo indusse a sollevarsi dalla
mediocrità, senza chiudersi in una cella, ma
uscendo nelle strade, tra i vicoli, a contatto
con i bambini e gli emarginati.
«San Ludovico ha vissuto una carità sfrenata – ha aggiunto Sepe -, è un santo di un’attualità unica, ha preceduto i tempi, non agiva solo per alleviare le sofferenze dei poveri,
ma educava e formava alla carità. Ancora oggi è una luce che illumina la coscienza della
società intera».
Al termine della celebrazione il saluto di
padre Salvatore Farì, Vicario episcopale per
la Vita consacrata, che ha ricordato i numeri della presenza di religiosi e religiose in
Diocesi, un vero esercito orante, al servizio
di Cristo e del prossimo. Domenica infatti
ha avuto inizio ufficialmente l’anno dedicato alla vita consacrata, nel segno di San
Ludovico da Casoria, il santo della carità, un
esempio di fede e d’amore, al servizio degli
ultimi.
Primo Piano Diocesi
Nuova Stagione
“Fame di Dio” il tema del primo dei “Dialoghi con la Città”
che il Cardinale Crescenzio Sepe ha tenuto il 3 dicembre
all’Accademia di Belle Arti di Napoli
La bellezza di Dio
sul volto del povero
7 dicembre 2014 • 3
I luoghi
dei
dialoghi
@ Crescenzio Card. Sepe*
Serbo sempre dentro di me il vivissimo
desiderio di rivolgermi all’intera città. In
quanto vescovo, infatti, sono convinto di
essere responsabile non soltanto verso i
credenti, ma anche verso chi si aspetta da
me una parola di speranza.
Perciò, i “Dialoghi con la città”, che oggi iniziamo in questa nobilissima istituzione, l’Accademia di Belle Arti, rappresentano un modo per intercettare quest’attesa.
Ciascuno degli incontri di quest’anno
avrà un tema, ma il loro comune denominatore sarà la parola “fame”. Si credeva
che, con la società del benessere, fosse
sparito dalla percezione di tutti noi la triste esperienza della fame, che i nostri genitori o nonni hanno sofferto.
Invece, ci riscopriamo ancora affamati sia per la crisi economica sia per quella
morale e spirituale in cui versiamo. Alla
vostra attenzione pongo stasera la fame
probabilmente più grave, quella che incide in profondità sull’uomo e sulla sua esistenza: la fame di Dio!
1. Il Signore ci ha dato appuntamento,
senza indicarci però il giorno e l’ora, perciò occorre “vegliare”. È il senso del versetto 33 del capitolo 13 del Vangelo di
Marco: «Fate attenzione, vegliate, perché
non sapete quando è il momento».
Oggi sono in tanti a vegliare, perché
trascorrono la notte in divertimenti spesso smodati.
Penso soprattutto a quei giovani che,
facendo abuso di droghe e alcool, mettono a repentaglio la propria vita e quella
degli altri.
Che cosa manca a questi giovani, che
attendono il fine-settimana per “essere se
stessi”, per uscire da una grigia normalità
con la trasgressione? Non è questo uno
stordimento dei sensi, per cui si rischia di
rinchiudersi solo in se stessi, consumandosi in qualcosa che non lascia altro segno
se non l’illusione della libertà?
Al grande sant’Agostino, che aveva sperimentato cose simili secondo le modalità
dei suoi tempi, è attribuita questa frase:
«Timeo Deum transeuntem et non revertentem», cioè «ho paura che Dio passi e
poi non ritorni».
È quel Dio della bellezza la cui immagine è impressa perfino sul volto del povero, del bambino bisognoso di cure, del
malato terminale, del disoccupato…
Anzi, proprio in costoro rifulge lo splendore di Dio.
Dio è, infatti, quella bellezza sorprendente di cui il santo così scrisse nel libro
decimo delle Confessioni: «Tardi ti amai,
bellezza così antica e così nuova, tardi ti
amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io
fuori. Lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo
sulle belle forme delle tue creature. Eri
con me, e non ero con te.
Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te.
Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia
sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di
desiderio della tua pace».
Vegliamo, allora, perché come uomini
e come cristiani non possiamo girarci dal-
l’altra parte e fingere di non vedere Dio e i
fratelli. Il primo appuntamento che Dio ci
dà è accanto a costoro. Non facciamoci
trovare impreparati!
2. Per questo motivo, ho voluto esortare la Chiesa di Napoli, sacerdoti, consacrati e fedeli, a guardarsi attorno e a rimboccarsi le maniche per Dar da mangiare
agli affamati, come recita il titolo della mia
Lettera pastorale del 14 settembre scorso.
Nell’introduzione ho scritto: «Siamo spinti in tale direzione dalla consapevolezza
della missione che il Signore ci ha affidato in questo momento della storia e dalla
responsabile sollecitudine che avvertiamo nei confronti del futuro del nostro popolo».
Affacciamoci sulla nostra città, chiniamoci sulle sue numerose piaghe e sulla fame antica di lavoro e di dignità del suo popolo! Affacciamoci, però, non come spettatori inerti e rassegnati! Dar da mangiare
agli affamati è il modo giusto di vegliare,
di aspettare il Signore, di muoversi verso
di lui e di incontrarlo.
Non abbiamo alibi: se non fossimo cristiani, sarebbe il senso di solidarietà umana a sollecitarci per il bene dei nostri simili.
Rivolgendomi all’intera città, pertanto,
spero di riuscire a muovere e “commuovere” le coscienze di tutti, vicini e lontani, affinché tutti possano compiere l’esperienza di Dio che entra nella loro vita. È necessario, per questo, saper guardare negli occhi l’altro e riconoscervi Dio che, passando, si ferma e ci guarda.
3. Consentitemi adesso di ricordarvi un
evento che coinvolgerà Napoli e tutta la
nostra Diocesi il prossimo 21 marzo: la visita di Papa Francesco.
Sarà una giornata intensissima e saremo senz’altro spronati da Lui a colmare
la fame di Dio. Scrive il Santo Padre nel
numero 35 della Evangelii gaudium:
«Una pastorale in chiave missionaria
non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine
che si tenta di imporre a forza di insistere.
Quando si assume un obiettivo pastorale e uno stile missionario, che realmente arrivi a tutti senza eccezioni né esclusioni, l’annuncio si concentra sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande,
più attraente e allo stesso tempo più necessario.
La proposta si semplifica, senza perdere per questo profondità e verità, e così diventa più convincente e radiosa».
L’essenziale è proprio l’amore di Dio
per ciascun essere umano.
È l’amore rifulgente nel Figlio Gesù,
nato, morto e risorto per la nostra salvezza.
Accademia di Belle Arti
4. Vi auguro e mi auguro, in conclusione, di avere l’occasione di “sfamarci” di
Dio, facendo in modo che al suo passaggio, particolarmente sentito nel tempo liturgico dell’Avvento, ci trovi a vegliare nell’operosità a servizio dei fratelli a cui dar
da mangiare!
* Arcivescovo Metropolita di Napoli
Fabbrica Whirlpool di Napoli
Complesso Monastico
Regina Coeli
4 • 7 dicembre 2014
Festa di
Santa Lucia
Celebrazioni in programma nella
Basilica-Santuario di via Santa
Lucia 3.
Mercoledì 10 dicembre
“Fame di Dio. Saziamoci con la Sua
Parola”. Alle ore 18.30, Santa
Messa. A seguire la Lectio Divina
Cominitaria.
Giovedì 10 dicembre
“Fame di Dio. Saziamoci con
l’Eucarestia!”. Alle ore 18.30, Santa
Messa. Segue Adorazione e
Benedizione Eucaristica.
Venerdì 12 dicembre:
“Fame di Dio. Saziamoci donando
amore”. Alle ore 17, Incontro con gli
ammalati, gli anziani della parrocchia e i fratelli della mensa.
Riflessione sulla vita di Santa Lucia.
Recita del Santo Rosario – Santa
Messa - Unzione degli Infermi.
Seguirà la proiezione di un breve filmato sulla vita di Santa Lucia. In
chiusura è in programma la “Festa
in fraternità”.
Sabato 13 dicembre:
Nel giorno della festa di Santa
Lucia, Sante Messe alle ore 6 – 7 – 8
– 9 – 10. Alle ore 11, Solenne Celebrazione presieduta dal Vescovo
Ausiliare S. E. Mons. Gennaro
Acampa. Sante Messe ancora, alle
ore 12 – 13 - 15 – 16 – 17. Alle ore
18.30, Solenne Celebrazione presieduta dal Cardinale Crescenzio
Sepe.
Seguirà la benedizione della mensa
della fraternità, attiva anche di sera.
A conclusione di ogni Messa ci sarà
il bacio della Reliquia.
Vita Diocesana
Nuova Stagione
Giornata diocesana di sensibilizzazione e raccolta per la costruzione di nuove chiese
L’importanza
delle strutture parrocchiali
sul territorio
Carissimi sacerdoti, la “Giornata diocesana di sensibilizzazione e raccolta per
la costruzione di nuove chiese”, ormai divenuta un’iniziativa consolidata anche
per la nostra chiesa di Napoli, dona a tutte le comunità parrocchiali della Diocesi
l’opportunità di collaborare all’indispensabile opera di edificazione di nuovi complessi parrocchiali.
Il ruolo della parrocchia, resa visibile e
stabile attraverso le “strutture parrocchiali”, è di fondamentale importanza nel territorio: in alcuni casi, essa rimane l’unico
luogo di aggregazione di un quartiere e di
proposta pastorale.
Non poche comunità parrocchiali da
molti anni svolgono purtroppo le loro attività liturgico-pastorali in strutture precarie e alcune di esse in situazioni di grande disagio.
Sono stati realizzati, superando enormi difficoltà, alcuni nuovi complessi parrocchiali mentre altri sono in un avanzato
stato di realizzazione, come il complesso
di San Giustino de Jacobis a Casoria e
quello di Maria SS. del Buon Rimedio a
Scampia.
Altri ancora sono attualmente in fase
progettuale, come quello dello Spirito
Santo in Arzano.
Tuttavia, restano diverse comunità che
dispongono soltanto di strutture provvisorie e inadeguate.
Facendomi portavoce del nostro
Cardinale Arcivescovo, mi rivolgo a voi
per comunicarvi che la colletta diocesana
per le nuove chiese è fissata per il 18 gennaio 2015, II domenica del Tempo
Ordinario.
Certi della vostra sensibilità, confidiamo che la generosità delle nostre comunità non verrà meno. Ben sappiamo che la
crisi economica in atto ha anche determinato una riduzione delle offerte ordinarie,
ma siamo convinti che un invito ben motivato non mancherà di suscitare solidarietà.
Facciamoci tutti promotori del presente messaggio presso le comunità parrocchiali e religiose, i movimenti, le associazioni e tutte le persone amanti del bene.
L’occasione mi è gradita per formulare
a tutti voi, cari fratelli e alle comunità affidate alla vostra cura pastorale i più sinceri auguri di un santo Natale del Signore
e di un sereno nuovo anno.
Napoli, 23 novembre 2014
Solennità di Gesù Cristo Re dell’Universo
@ Salvatore Angerami
Vescovo ausiliare
Modalità
di versamento
delle offerte
* Tramite Conto Corrente postale
n°15925803 intestato a: Arcidiocesi
di Napoli. Causale: ufficio edilizia
di culto per costruzione nuove
chiese.
*Tramite bonifico bancario presso
Banca Prossima – Fil. Mi 5000
intestato a: Arcidiocesi Napoli –
Ufficio Amministrativo
Largo Donnaregina, 22 – 80138
Napoli.
Coordinate Bancarie IBAN:
IT43Q0335901600100000004715.
Causale: ufficio edilizia di culto per
costruzione nuove chiese.
* Tramite versamento alla cassa
della Curia Arcivescovile dal lunedì
al venerdì, dalle ore 8.30 alle 13.00
Vita Diocesana
Nuova Stagione
Il Cardinale Sepe ha conferito il sacramento della Confermazione in Cattedrale
«Nelle persone disabili
il volto di Cristo»
«Nelle persone disabili si riflette il vero
volto di Cristo». È questo il bellissimo
messaggio lanciato dall’Arcivescovo di
Napoli Crescenzio Sepe in occasione della “Giornata della disabilità”, celebrata lo
scorso 30 novembre (prima domenica di
Avvento).
All’interno della Chiesa Cattedrale, il
Cardinale ha presieduto la concelebrazione eucaristica, durante la quale ha amministrato il Sacramento della Cresima a
sette ragazzi portatori di disabilità.
Hanno aderito all’ormai consolidata iniziativa tante associazioni: “Movimento
Amici Comunità di Sant’Egidio”, “Istituto
“Antoniano”, “Fede e Luce Campania”,
“Cvs” (Centro Volontari della Sofferenza,
che quest’anno ha festeggiato i cinquant’anni dalla fondazione), e “Unitalsi”
(Unione Nazionale Italiana Trasporto
Ammalati a Lourdes e Santuari
Internazionali), i cui soci, sul finire della
celebrazione, hanno rinnovato l’adesione
all’opera di carità da loro svolta.
Il Cardinale ha ricordato il percorso di
preparazione fatto da questi giovani: «Da
anni -ha esordito l’Arcivescovo di Napolila prima domenica di Avvento rappresenta
per tutta la Diocesi di Napoli l’occasione di
dedicare una particolare preghiera e tanta
solidarietà ai nostri giovani fratelli e alle
nostre giovani sorelle disabili: si sono preparati a ricevere la Confermazione in maniera speciale e per questo ringrazio tutte le
associazioni, che hanno contribuito a rendere indimenticabile questa giornata. Nel
loro cammino, questi giovani hanno conosciuto Gesù attraverso il Vangelo, le immagini e i quadri.
E hanno capito una cosa fondamentale:
Gesù è nostro amico perché è diventato uomo, con lo scopo di essere come noi e di ridarci la nostra dignità di figli di Dio. Con il
Sacramento della Confermazione, è come
se Gesù facesse loro un dono preziosissi-
mo: lo Spirito Santo, che fa crescere e aiuta
a vivere la propria fede. Attraverso la
Cresima, questi giovani diventano allora
cristiani in maniera del tutto speciale. Tutta
la Chiesa di Napoli prega per loro».
La preghiera dell’Arcivescovo di Napoli
è poi andata oltre la “giornata della disabilità”: «Abbiamo il dovere –ha proseguito il
Cardinale Sepe- di pregare sempre per tutte quelle persone diversamente abili che
hanno bisogno del nostro aiuto e del nostro
accompagnamento.
Dobbiamo far sentire quasi “fisicamente” che noi siamo con loro, che li aiutiamo
e che ci sentiamo tutti loro fratelli e sorelle
pur nelle difficoltà in cui si trovano a vivere. Le persone disabili sono la parte più preziosa della Chiesa perché in loro come in
nessun altro si riflette il vero volto di Cristo,
di Colui che è venuto sulla terra per guarire
e mostrarci il nostro rapporto con Dio.
Gli altri possono essere anche ricchi e
potenti ma il volto di Gesù e la ricchezza della Chiesa sono sul volto di questi nostri fratelli e sorelle.
E la nostra preghiera va anche a tutti coloro che spendono la loro vita ad aiutarli,
perché –ha concluso- senza di loro la Chiesa
sarebbe davvero povera».
Luigi Maria Mormone
7 dicembre 2014 • 5
Il presepe
di
San Nicola
alla
Carità
Dallo scorso 30 novembre e fino
a domenica 11 gennaio, è
allestito il maestoso presepe
storico-poliscenico della chiesa
di San Nicola alla Carità, in via
Toledo 377.
Nei giorni feriali è visitabile
dalle ore 10.30 alle 13 e dalle
ore 16 alle 20. Nei giorni
prefestivi e festivi, dalle ore
10.30 alle 21.
Il presepe, nel 2006 fece parlare
di sé tutti i mass-media
nazionali e internazionali per il
furto, subito da ignoti ladri,
fatto maggiormente ai bambini
che ogni anno affollano per
vederlo, e ritrovato dopo pochi
giorni dalle forze dell’ordine, si
mostra sempre nel suo
splendore nell’ex ipogeo, che
ogni anno si rinnova sempre in
qualche scena.
L’intera struttura è frutto di una
consolidata tradizione
artigianale napoletana dell’arte
presepiale. Essa è costituito da
una imponente raccolta di
pastori semoventi, con opere di
plastificatori napoletani del
XVIII e XIX secolo, nonché da
una nutrita varietà di
suppellettili, finimenti, animali,
ortaggi e frutta, terraglia e
vasellame. Si tratta di una
rappresentazione maestosa con
le sue sei scene e i suoi circa
quattrocento pastori.
Inoltre si può definire un
presepe catechistico conforme
allo spirito della congregazione
dei Pii Operai Catechisti Rurali
che operano nella parrocchia,
perché racconta tutta la vita del
Cristo: l’annunciazione, la visita
a Santa Elisabetta, la nascita,
l’arrivo dei Re Magi, la fuga in
Egitto, la strage degli innocenti,
il Battesimo di Gesù, l’ultima
Cena, Gesù nel Getsemani, la
condanna, la Morte, la
Resurrezione di Gesù.
Alcune scene mostrano come i
Napoletani vivevano il Natale
nel Settecento, con pastori
semoventi mirabilmente
abbigliati con costumi ed
ornamenti tipici dell’epoca, gioia
e delizia dei bambini, e fa
conoscere le varie leggende sul
Natale e i vari simboli biblici
che ci sono.
La maggior parte dei pastori
sono di fine ottocento e mostra a
tutti il lavoro di antichi artigiani
presepiali napoletani. Alle
migliaia di turisti, che ogni
anno lo visitano, offre
l’opportunità di apprezzare le
qualità dei napoletani e di
portare con sé un bel ricordo di
Napoli. È un presepe, quindi, si
vede chiaramente il lavoro e
l’impegno di tutti i collaboratori
laici della parrocchia. Insomma
un presepe assolutamente da
ammirare.
Mario Rega p.o.c.r.
6 • 7 dicembre 2014
Lectura Patrum
Neapolitana
Sui
Padri
della
Chiesa
È iniziato, nella serata dello
scorso 27 novembre al Tempio
del Volto Santo, l’anno
accademico delle lezioni della
“Lectura Patrum Neapolitana”,
l’attività culturale - fondata nel
1980 da suor Antonietta
Tuccillo, il compianto padre
Giacinto Ruggiero e il prof.
Antonio Vincenzo Nazzaro.
Lectio magistralis di mons.
Enrico dal Covolo, Rettore della
Pontificia Università
Lateranense, in occasione della
presentazione del suo ultimo
libro “Forme di vita spirituale
nei Padri della Chiesa”.
Edito dalla Lateran University
Press, il testo pubblicato nel
2013, come lo stesso relatore ha
dichiarato, «raccoglie alcune
lezioni di teologia spirituale
tenuti in vari centri e
rappresenta la summa dei suoi
studi patristici nel corso degli
ultimi decenni».
Il volume, 163 pagine in totale,
si articola in tre sezioni: nella
prima parte, “temi monografici”,
trovano spazio accurati
contributi sulla lectio divina, la
preghiera, l’omelia e il
monachesimo; nella seconda
campeggiano alcune “figure” di
importanti Padri della Chiesa,
come S. Ignazio, Clemente
Origine, e S. Ambrogio; il
volume si conclude con una
“riflessione di sintesi” nella
quale viene trattata
“l’evangelizzazione e la
trasmissione della fede, alla
scuola dei Padri”.
«Ho voluto conservare il genere
euristico delle lezioni – ha
affermato il presule nel corso
della presentazione - così nel
testo non tutto è uniforme, non
tutto è spiegato. Anzi, in alcuni
casi, tali rinvii servono per dare
ai lettori quel quid novi per
approfondire l’argomento, un
po’ come i compiti a casa che i
professori danno agli studenti».
Continuando, mons. dal Covolo
ha messo in luce l’utilità del
confronto con il pensiero dei
Padri, affermando come «da loro
abbiamo ancora tanto da
imparare pure oggi» e
soffermandosi, altresì,
sull’importanza della Lectio
Divina, citando un passo
dell’Enciclica “Deus caritas est”
del Papa emerito Benedetto XVI.
Pubblico delle grandi occasioni
per l’avvenimento: un uditorio
di circa 100 persone, attente e
qualificate, ha gremito la sala
convegni del santuario fondato
da Madre Flora; tra gli altri,
alcuni seminaristi della
Pontificia Facoltà Teologica
dell’Italia Meridionale,. Dopo la
lectio, il prof. Nazzaro ha
introdotto il tradizionale
dibattito che, come consueto è
stato molto partecipato e
arricchente, dando a molti la
possibilità di vedere fugati i
propri dubbi.
Antonio Boccellino
Vita Diocesana
Nuova Stagione
Le indicazioni per il nuovo cammino formativo del Seminario Maggiore.
San Ludovico da Casoria il testimone dell’anno
“Povertà dello spirito…
ricchezza di Dio”
di Salvatore Angerami *
La comunità del Seminario è «comunità
educativa in cammino - come dice la Pastores
dabo vobis - comunità promossa dal vescovo
per offrire a chi è chiamato dal Signore a servire come gli apostoli la possibilità di rivivere l’esperienza formativa che il Signore ha riservato
a dodici... un’esperienza originale della vita
della chiesa». (60). Alla base di ogni chiamata
nella Chiesa, e in modo singolare della chiamata al sacerdozio, vi è un’esperienza di fede, l’esperienza di incontro con il Signore che va
sempre coltivato e che deve essere la fonte, la
sorgente del nostro essere. Tutto deve scaturire da questo, tutto deve essere sostenuto da
questo, tutto da questo deve essere accompagnato.
Mi ha confermato in questa convinzione
quanto emerso nel convegno vocazionale europeo, tenutosi a Varsavia dal 3 al 7 dello scorso
mese di luglio, dal titolo «L’educazione cristocentrica a servizio della vocazione oggi:
“Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono
in Cristo Gesù” (Fil 2,5)», organizzato dalla
Commissione per le vocazioni del Consiglio
delle Conferenze dei vescovi d’Europa.
Al centro c’è Cristo! Sempre! La centralità di
Cristo non è però scontata. Guai a considerarla tale! Ha bisogno di essere costantemente recuperata. Educazione cristocentrica vuol dire
che il cuore della vita cristiana e di ogni vocazione non è una teoria ma una persona; vuol di-
re che il processo formativo comincia e finisce
con la conoscenza di Cristo; vuol dire, ancora,
che non si tratta di acquisire tanto competenze
e professionalità, ma soprattutto gli stessi sentimenti di Cristo, senza i quali potremmo essere anche bravi in tecniche pastorali, ad esempio, ma ci mancherà l’anima, ci mancherà la
carità pastorale, la carità di Cristo il Buon
Pastore, il Bel Pastore.
E magari saremo sacerdoti part-time, tutti
concentrati sul fare, su un fare che porta a noi
stessi e non conduce a Cristo, un fare che non
educa all’interiorità, che non sa mostrare il fascino di Gesù.
Alla luce di ciò, la carità pastorale è davvero
- come ci ricorda la Ratio institutionis sacerdotalis (La formazione dei presbiteri nella Chiesa
italiana) e come il Progetto educativo del nostro Semiario riprende - l’elemento unificante
della identità teologica del presbitero e della
sua vita spirituale. Con la formazione umana,
quella spirituale e quella pastorale, riveste un
ruolo fondamentale la formazione intellettuale: lo studio, fatto con serietà, con applicazione, con intelligenza ha un forte valore formativo dal punto di vista ascetico e per la stessa vita spirituale portandoci ad approfondire il mistero dell’uomo e il mistero di Dio.
Come poi non lasciarsi interpellare dal magistero e dalla testimonianza di papa
Francesco in merito al nostro essere pastori o
futuri pastori? L’invito autorevole è alla sobrietà, all’essenzialità - diciamola la parola - alla povertà. Vogliamo seguire Cristo casto, povero, obbediente, orante, ,misericordioso,
amante? L’invito per tutti, e in modo particolare per noi sacerdoti, è al Vangelo, alla sua radicalità e alla sua bellezza, al suo fascino. L’invito
è a “lasciare tutto” senza poi “riprendersi tutto”, come può purtroppo accadere.
Cade propizia allora la scelta del testimone
dell’anno, in vista anche dell’anno dedicato da
Papa Francesco alla vita consacrata. Una scelta che non è stata difficile, ma quasi naturale.
Si tratta di Padre Ludovico da Casoria, canonizzato il 23 novembre, un santo religioso, un
santo sacerdote, un santo della carità, un santo della nostra terra.
Dagli scritti di padre Ludovico abbiamo
tratto il motto dell’anno: “Povertà dello spirito...ricchezza di Dio”, uno stimolo a cogliere
sempre e a non smarrire mai l’essenziale, con
attenzione all’opera di misericordia corporale
“Dar da mangiare agli affamati”, che ha dato il
titolo alla lettera pastorale consegnataci il 14
Settembre dall’Arcivescovo.
L’augurio - che diventa preghiera - è che
ognuno di noi possa conoscere e percorrere, in
santità di vita, e dunque nella gioia, la “via bella” che Dio ha pensato dall’eternità per ognuno
di noi.
* Vescovo ausiliare e Rettore del Seminario
Il percorso formativo nasce a 50 anni dal Concilio Vaticano II e vuole essere uno dei frutti del Giubileo per la Città promosso
dall’Arcivescovo. L’iniziativa promossa dall’Azione Cattolica di Napoli e
dall’incaricato per la formazione socio-politica della Chiesa di Napoli ha
visto l’adesione di diverse associazione e movimenti che ne hanno sposato le finalità e supportato la diffusione.
L’obiettivo è quello di avvicinare tutti all’impegno politico e sociale
in modo da poter, in un eventuale futuro favorire la partecipazione e
l’impegno ad ogni livello. Magari anche pensando ad un eventuale secondo livello, così da ridurre il rischio di formare persone che finita la
scuola, si ritrovano fuori contesto, fuori prospettiva, sia rispetto alla comunità ecclesiale che rispetto ai luoghi dell’impegno che frequentati in
solitudine possono fagocitare o espellere. Proprio perché l’obiettivo è
una formazione di base, un primo livello, in cui però coinvolgere tutti,
si è scelto un livello territoriale interparrocchiale e viene offerto a quelle parrocchie interessate.
Gli appuntamenti dovrebbero coinvolgere tutti gli operatori pastorali, i gruppi giovani, adulti, famiglie, le associazioni e i movimenti presenti in parrocchia: tutti dai ministri della comunione ai catechisti, dai giovani ai gruppi di preghiera. Gli incontri, tendenzialmente, sono affidati
a chi ha vissuto un’esperienza politica diretta ma che ha contemporaneamente un forte radicamento nella realtà ecclesiale.
L’attività è intitolata a don Filippo Luciani, compianto sacerdote della Diocesi di Napoli, Rettore del Seminario Maggiore e Assistente
Unitario dell’Azione Cattolica, che ha accompagnato diverse generazioni di laici e sacerdoti anche su questi temi, mostrando competenza, coerenza e laicità.
Questi i prossimi incontri in programma.
Martedì 13 gennaio. “Solidarietà e bene comune: non c’era posto per
loro”. Giancamillo Trani, Ufficio Immigrati Caritas diocesana di Napoli,
già Assessore al Comune di Afragola.
Martedì 10 marzo. “Giustizia e legalità: la realtà del Carcere”.
Antonio Spagnoli, Responsabile Progetto Carcere Azione Cattolica di
Napoli.
Martedì 21 aprile. “Lavoro: che non c’è e che potrebbe esserci”.
Nicola Campanile, Responsabile diocesano Movimento Lavoratori
Azione Cattolica, già Sindaco di Villaricca. Antonio Capece, presidente
Coop. Ambiente Solidale.
Nuova Stagione
Vita Diocesana
A Santa Maria della Purità, a San Pietro a Patierno,
novena dell’Immacolata, alle sei del mattino
La Madonna
fa sentire la sua voce
«‘A voce da Maronna», così i più anziani del nostro quartiere ricordano i tempi passati, quando esistevano solo le sveglie naturali, quella del gallo e delle campane.
E come se questo non bastasse, per non perdere nessuna
celebrazione dei sabato dedicati a Maria, piccoli gruppi di uomini cantori, fin dalle 4 del mattino, percorrevano le strade
principali, invitando la gente a destarsi dal sonno perché la
Madonna l’aspettava: «Sorè chest’è ‘a voce da’ Maronna ca’ ve
chiamma, scetateve, essa è Mamma e ve vo’ bbene, tenetela ‘a
fede ca scanza ‘e figli ‘e cap ‘e case, sorè a Maronna».
Questa voce ha una certa attinenza con quella dei battenti, ma la finalità è completamente diversa.
Qualche mese fa, con grande nostalgia, i nonni della mia
parrocchia di Santa Maria della Purità mi hanno raccontato
aneddoti e ricordi legati a quella iniziativa.
Perché non riproporla anche oggi quando se ne potrebbe
fare a meno, avendo tutti noi sveglie elettroniche, smartphone e tanto altro ancora per alzarci al mattino dal letto, senza
accampare scuse per i nostri tanti ritardi!?
E perché no? E così dal 29 novembre, primo giorno della
novena dell’Immacolata, circa trenta uomini, fin dalle cinque
del mattino, iniziano a dare la voce, per ritrovarsi poi tutti in
chiesa alle ore 6 per la Santa Messa.
I tempi sono cambiati! Avevo paura che qualcuno potesse
non gradire, a quell’ora del mattino, essere svegliato in quel
modo, oppure, ancora peggio, qualche altro poteva reagire tirando addosso a questi cantori secchi d’acqua gelida.
Non è stato così, mi sono detto: uomo di poca fede!
Quante volte perdiamo il sonno, non riusciamo a dormire
per diverse situazioni… Ogni mattina alle 6 la chiesa è gremita di gente, i giovani seduti per terra con gli zaini pieni di libri per la scuola, mamme con neonati in braccio, papà e
mamme con i loro figli sparsi un po’ qua e là nella navata….
Ecco il vero miracolo de ‘a voce da’ Maronna!
Ci sveglia dal sonno per portarci a Gesù.
Antonio Scarpato
APPUNTAMENTI
Associazione
Figli in Cielo
Le famiglie aderenti all’Associazione “Figli in Cielo” si incontrano, ogni terzo sabato del mese, presso la Basilica dell’Incoronata a Capodimonte. Prossimo appuntamento, sabato 13
dicembre, alle ore 17. L’incontro
sarà guidato da mons. Nicola
Longobardo.
Missionari Comboniani
Iniziativa dei “Giovani Impegno Missionario” per un cammino di formazione e spiritualità missionaria, aperto a tutti i
giovani che vogliono spalancare
gli orizzonti e dare concretezza
alla loro fede tentando di incarnarla nella loro vita. Gli incontri
si tengono nella Basilica Santissima Annunziata, presso l’Oratorio parrocchiale “San Giuda
Taddeo”, in via Annunziata 37,
Napoli. Prossimo appuntamento, domenica 14 dicembre,
“Insieme si può sognare” (Mc 3,
20-21; 31-35);
La giornata inizia alle ore
9.30 e finisce con la Celebrazione
eucaristica alle ore 18. Portare la
Bibbia, un quaderno per gli appunti e qualcosa da mangiare da
condividere all’ora di pranzo.
Per ulteriori informazioni:
Padre Alex Zanotelli ([email protected]). Per contatti:
Felicetta Parisi (333.376.71.43)
oppure suor Daniela Serafin
([email protected]
347.19.88.202).
Chiesa del Gesù Nuovo
A Pompei la mensa quotidiana per i poveri nella Casa del Pellegrino del Santuario
Una mano a chi ha bisogno
Gestita dall’Ordine di Malta, serve cento pasti caldi al giorno
Ha cominciato a funzionare regolarmente, nei giorni scorsi, la mensa quotidiana per i poveri, installata presso la Casa del Pellegrino del
Santuario di Pompei, e gestita dal Sovrano Militare Ordine di Malta.
Venerdì 21 novembre, in occasione della Benedizione impartita
dall’Arcivescovo di Pompei, Mons. Tommaso Caputo, erano presenti:
Fra’ Luigi Naselli di Gela, Gran Priore del Gran Priorato di Napoli e
Sicilia del Sovrano Militare Ordine di Malta; Arturo Martucci, Marchese
di Scarfizzi, Cancelliere, e Umberto Maria Ferrari, Barone di Pantane,
Ricevitore del medesimo Gran Priorato.
La Mensa, che a regime fornirà cento pasti caldi al giorno, risponde
ad una precisa esigenza della società odierna, dove non solo gli immigrati si trovano in necessità, ma anche anziani, giovani famiglie, persone sole.
L’accoglienza, l’assistenza e la custodia della struttura sono a cura del
Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta di Pompei, diretto da
Maria del Rosario Steardo. Significativo l’apporto dei volontari, in primo luogo i giovani studenti del Liceo “E. Pascal” di Pompei, accompagnati delle insegnanti di religione.
La carità fa parte dell’essenza stessa dell’Ordine di Malta, fin dai tempi del beato Gerardo, fondatore dell’ordine a Gerusalemme, ed è un
aspetto che lo accomuna con Pompei, cittadella della carità per antonomasia. In sintonia, dunque, con Papa Francesco che invita la Chiesa ad
uscire dal comodo cammino per andare oltre, verso le periferie, il
Santuario di Pompei continua a condividere con altre realtà ecclesiali
spazi di fede e di carità per operare in unità d’intenti per il bene delle persone, soprattutto le più bisognose.
Il 25 dicembre, in occasione del Santo Natale, previsto un pranzo
speciale.
Imparare ad amare
Parrocchia Santa Maria della Purità
Nel nostro tempo assistiamo a una grave crisi delle relazioni tra le
persone, nella società e con Dio. Le conseguenze del non sapere amare
si vedono nella fine di tanti matrimoni. Marco Guzzi stimola il lettore a
rivisitare la sua sofferenza, ad approfondirne le ragioni per fare chiarezza e arrivare a un auto-conoscimento psicologico, mediante riflessioni,
esercizi, e pratiche meditative, lavorando su tutti i livelli dell’essere.
Egli svolge un lavoro esemplare di approfondimento dell’aspetto interiore dell’uomo, per portarlo alla liberazione dalle distorsioni accumulatesi nel tempo a causa di mancanza di amore e di ferite provenienti dalla sua storia personale e dal contesto religioso in cui si è formato.
Il saggio aiuta concretamente a maturare una trasformazione esistenziale, e ci fa comprendere che diventiamo uomini veri, cioè realizziamo la nostra vocazione, nella misura in cui diventiamo capaci di
amare.
M. GUZZI, Imparare ad amare. Un manuale di realizzazione umana,
Edizioni Paoline, Milano 2013, pagine 239, Euro 15.
Giuseppe Foria
7 dicembre 2014 • 7
Mercatino di Natale
Per la prima volta, a San Pietro a Patierno si tiene il
“Mercatino di Natale”. L’iniziativa è voluta ed organizzata
dalla comunità parrocchiale Santa Maria della Purità, di via
Nuovo Tempio 22.
Il programma si svolge in tre giorni, sabato 6, domenica 7
e lunedì 8 dicembre, e prevede l’esposizione di bancarelle
con idee regalo, addobbi e lavoretti, animazione per bambini,
oltre a punti di ristoro con panini, graffe e crepes.
Anche Babbo Natale farà la sua comparsa tra spettacoli e
concerti. Il ricavato sarà devoluto alla Caritas e all’oratorio
parrocchiale.
Terzo mercoledì del mese, incontro mensile di preghiera dei
malati con San Giuseppe
Moscati. Il prossimo appuntamento è per mercoledì 17 dicembre, a partire dalle ore 16. Alle
ore 17, celebrazione della Santa
Messa. I padri sono disponibili
ad accogliere i fedeli che desiderano ricevere il sacramento della
Penitenza.
Amicizia Ebraico-Cristiana
Domenica 11 gennaio, alle
ore 17, nella chiesa di Santa
Maria la Nova, in piazza Santa
Maria la Nova 44, in occasione
della “Giornata del dialogo con
l’ebraismo”, concerto di musiche ebraiche in collaborazione
con l’associazione culturae
“Oltre il Chiostro”.
Per ulteriori informazioni
sulle attività dell’associazione:
081.764.59.67 – 347.353.62.67 –
[email protected] 081.64.67.36 – 328.422.13.80 –
[email protected]
081.61.39.79 – 347.543.70.76 –
[email protected]
Piccole Ancelle
di Cristo Re
La “Lectura Patrum Neapolitana” 2014-2014 si svolge nell’Aula Magna della Casa del Volto
Santo, in via Ponti Rossi 54, a
Capodimonte. Prossimo appuntamento giovedì 22 gennaio. Alle
ore 17, Marcello Marin, Direttore del Dipartimento di Studi
Umanistici dell’Università di
Foggia, leggerà C. Mario Vittorio, “Alethia Precario e primo libro” a cura di I. D’Auria,
(Pubblico Dipartimento Studi
Umanistici, Federico II, Napoli,
ClioPress, 2014.
8 • 7 dicembre 2014
Speciale
Nuova Stagione
L’incontro preghiera
alla Sagrada Familia
Giovedì 27 novembre, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico, il S
al Primo Congresso Internazionale della Pastorale delle Grandi Città svoltos
La
Parola
di Dio
e la
musica
del
mondo
La Chiesa samaritan
(dvdl) Il Congresso
internazionale di pastorale
nelle grandi città nella sua
prima parte, svoltasi a
Barcellona dal 20 al 22
maggio, ha visto la
partecipazione di esperti di
sociologia, pastorale e teologia.
La nuova fase, invece, era
destinata solo a un gruppo di
cardinali e arcivescovi
provenienti da grandi città dei
cinque continenti. Il
Congresso, nato da un‘idea
sviluppata da Papa Francesco
con il Cardinale di Barcellona,
Lluis Martinez Sistach, ha
esaminato i numerosi temi
affrontati nella prima fase:
dall’analisi delle città intese
come “luogo della vita
globale”, ai rapporti tra centro
e periferia; dall’origine urbana
del cristianesimo alle
dinamiche collettivitàcomunità nelle metropoli;
dalla comunicazione del
Vangelo nei centri urbani alla
pastorale verso i poveri delle
periferie.
L’arcivescovo di Barcellona ha
sottolinea che in una
conversazione avuta con
l’allora cardinale Bergoglio
durante le congregazioni
generali previe al conclave del
2013, ebbe modo di constatare
il suo interesse per la pastorale
urbana. Un interesse
continuato anche dopo
l’elezione al soglio pontificio:
«Il Papa - rivela - ha mostrato
attenzione per questo
congresso di Barcellona e, se
mi è consentito dirlo, ha anche
collaborato alla sua
organizzazione». «Il Papa - ha
concluso - vuole che siamo
“pastori con l’odore delle
pecora”, ossia che ci
incarniamo nella realtà e, per
farlo, dobbiamo conoscerla».
Nell’ambito dei lavori un
significativo appuntamento è
stato l’evento “La Parola di Dio
e la musica del mondo”,
svoltosi presso la Sagrada
Familia, un incontro-preghiera
con esibizioni musicali del
Coro Polifonico Puig-Reig, di
Ramon Noguera, e della
Escuelala de Montserrat con
Mercedes Sanchis all’organo,
che hanno eseguito brani
provenienti dalle tradizioni
artistiche di tutto il mondo.
Cari fratelli, vi ringrazio per la vostra
partecipazione a questo incontro, che si ricollega al momento preparatorio svoltosi a
Barcellona nello scorso maggio. Ringrazio
il Cardinale Sistach per le sue parole di introduzione.
Più che fare un discorso formale -in parte perché io vorrei essere un po’ spontaneo e
in parte perché non ho avuto tempo di fare
un discorso formale: fra quelli della
Turchia, quelli dell’Europa, ero pieno… - io
vi parlerò a partire dalla mia esperienza personale, di uno che è stato pastore di una città
popolosa e multiculturale com’è Buenos
Aires. E anche dell’esperienza che abbiamo
realizzato insieme come vescovi delle 11
diocesi che compongono quella regione ecclesiastica; con loro, partendo da diversi
ambiti e proposte, abbiamo cercato in comunione ecclesiale di affrontare alcuni
aspetti pastorali per l’evangelizzazione di
quell’agglomerato urbano con una popolazione di circa 13 milioni di persone, in tutte
le 11 diocesi: Buenos Aires ne ha tre milioni
di notte e quasi otto durante la giornata, che
vengono nella città. Ma in tutte sono 13 milioni. E’ al tredicesimo posto nel mondo tra
le città più densamente popolate. Nel riflettere con voi, desidero entrare in questa “corrente” per aprire nuove strade, desidero anche aiutare a vagliare possibili paure, che
molte volte tutti in un modo o nell’altro subiamo e che ci confondono e ci paralizzano.
Nella Evangelii gaudium ho voluto richiamare l’attenzione sulla pastorale urbana, ma senza opposizione con la pastorale
rurale. Questa è un’ottima occasione per approfondire sfide e possibili orizzonti di una
pastorale urbana. Sfide, cioè luoghi in cui
Dio ci sta chiamando; orizzonti, cioè aspetti ai quali credo che dovremmo prestare speciale attenzione. Ne riporto solo quattro, ma
voi ne scoprirete altri, di sicuro!
1. Prima, forse la più difficile: attuare un
cambiamento nella nostra mentalità pastorale. Si deve cambiare!
Nella città abbiamo bisogno di altre
“mappe”, altri paradigmi, che ci aiutino a riposizionare i nostri pensieri e i nostri atteggiamenti. Non possiamo rimanere disorientati, perché tale sconcerto ci porta a sbagliare strada, anzitutto noi stessi, ma poi
confonde il popolo di Dio e quello che cercano con cuore sincero la Vita, la Verità e il
Senso.
Veniamo da una pratica pastorale secolare, in cui la Chiesa era l’unico referente del-
la cultura. E’ vero, è la nostra eredità. Come
autentica Maestra, essa ha sentito la responsabilità di delineare e di imporre, non solo le
forme culturali, ma anche i valori, e più
profondamente di tracciare l’immaginario
personale e collettivo, vale a dire le storie, i
cardini a cui le persone si appoggiano per
trovare i significati ultimi e le risposte alle
loro domande vitali.
Ma non siamo più in quell’epoca. È passata. Non siamo nella cristianità, non più.
Oggi non siamo più gli unici che producono
cultura, né i primi, né i più ascoltati.
Abbiamo pertanto bisogno di un cambiamento di mentalità pastorale, ma non di una
“pastorale relativista” – no, questo no -che
per voler esser presente nella “cucina culturale” perde l’orizzonte evangelico, lasciando l’uomo affidato a sé stesso ed emancipato dalla mano di Dio. No, questo no. Questa
è la strada relativista, la più comoda. Questo
non si potrebbe chiamare pastorale! Chi fa
così non ha vero interesse per l’uomo, ma lo
lascia in balìa di due pericoli ugualmente
gravi: gli nascondono Gesù e la verità sull’uomo stesso. E nascondere Gesù e la verità
sull’uomo sono pericoli gravi! Strada che
porta l’uomo alla solitudine della morte
(cfr Evangelii gaudium, 93-97).
Occorre avere il coraggio di fare una pastorale evangelizzatrice audace e senza timori, perché l’uomo, la donna, le famiglie e
i vari gruppi che abitano la città aspettano
da noi, e ne hanno bisogno per la loro vita,
la Buona Notizia che è Gesù e il suo Vangelo.
Tante volte sento dire che si prova vergogna
ad esporsi. Dobbiamo lavorare per non avere vergogna o ritrosia nell’annunciare Gesù
Cristo; cercare il come… Questo è un lavoro-chiave.
2. Il dialogo con la multiculturalità. A
Strasburgo ho parlato dell’Europa multipolare. Ma anche le grandi città sono multipolari e multiculturali. E dobbiamo dialogare
con questa realtà, senza paura. Si tratta allora di acquisire un dialogo pastorale senza
relativismi, che non negozia la propria identità cristiana, ma che vuole raggiungere il
cuore dell’altro, degli altri diversi da noi, e lì
seminare il Vangelo.
Abbiamo bisogno di un atteggiamento
contemplativo, che senza rifiutare l’apporto
delle diverse scienze per conoscere il fenomeno urbano – questi apporti sono importanti – cerca di scoprire il fondamento delle
culture, che nel loro nucleo più profondo sono sempre aperte e assetate di Dio. Ci aiu-
terà molto conoscere gli immaginari e le città
invisibili, cioè i gruppi o i territori umani che
si identificano nei loro simboli, linguaggi, riti e forme per raccontare la vita. Tante volte io
penso alla creatività e al coraggio che ha avuto Paolo nel suo discorso ad Atene. Poverino,
è andato male… Ma ha avuto creatività, perché fermarsi davanti agli idoli… Mettiamoci
in una mentalità giudeo-cristiana. E’ entrato
nella loro cultura… Non è stato un successo,
certo, ma la creatività! Lui cercava di farsi capire da quella multiculturalità, che era tanto
lontana dalla mentalità ebreo-cristiana.
3. Il terzo aspetto è la religiosità del popolo. Dio abita nella città. Bisogna andare a cercarlo e fermarsi là dove Lui sta operando. So
che non è la stessa cosa nei diversi Continenti,
ma dobbiamo scoprire, nella religiosità dei
nostri popoli, l’autentico substrato religioso,
che in molti casi è cristiano e cattolico. Non
in tutti: ci sono religiosità non cristiane. Ma
occorre andare lì, al nucleo. Non possiamo
misconoscere né disprezzare tale esperienza
di Dio che, pur essendo a volte dispersa o mescolata, chiede di essere scoperta e non costruita. Lì ci sono i semina Verbi seminati dallo Spirito del Signore. Non è bene fare valutazioni affrettate e generiche del tipo: “Questa è
solo un’espressione di religiosità naturale”.
No, questo non si può dire! Da lì possiamo cominciare il dialogo evangelizzatore, come fece Gesù con la Samaritana e sicuramente con
molti altri al di là della Galilea. E per il dialogo evangelizzatore è necessaria la coscienza
della propria identità cristiana e anche l’em-
La seconda fase del Congresso che ha visto la partecipazione di C
Cerchiamo Dio n
di Doriano Vin
Al fine di discutere e presentare azioni sulle sfide pastorali delle aree metropolitane, più di 20 cardinali e arcivescovi provenienti dalle principali città del mondo, tra cui il nostro Arcivescovo
Cardinale Crescenzio Sepe, si sono incontrati di nuovo a
Barcellona per il Primo Congresso Internazionale delle Grandi
Città, la cui prima fase si è verificata tra il 20 ed il 22 di maggio di
quest’anno, e la sua seconda fase si è sviluppata tra il 24 ed il 26
novembre scorsi.
Secondo il Cardinale Lluís Martínez Sisthac, Arcivescovo di
Barcellona, e principale promotore dell’incontro, con il
Congresso si spera «di consolidare e di migliorare la presenza cristiana nelle principali città e nella cultura», considerato il fatto
che oggi nella maggior parte dei grandi agglomerati urbani «la fede e la cultura cristiana non sono più egemoni». Un tema che, se-
condo il Cardinale Sistach, il Santo Padre Francesco ha discusso
nell’Esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”: «Nuove culture continuano a generarsi in queste enormi geografie umane dove il cristiano non suole più essere promotore o generatore di senso, ma che riceve da esse altri linguaggi, simboli, messaggi e paradigmi che offrono nuovi orientamenti di vita, spesso in contrasto con il Vangelo di Gesù».
In questo senso, secondo l’Arcivescovo di Barcellona, «non abbiamo l’intenzione di presentare solo un modello di una presenza
cristiana nel mondo urbano, ma che i cristiani si integrino alle
città, come l’anima della società». Come ha spiegato il porporato
a partire da brani della Lettera a Diogneto: «I cristiani non si distinguono dagli altri uomini né per la loro terra, né per il loro discorso o per le loro abitudini. Perché non vivono in città esclusi-
Speciale
Nuova Stagione
Santo Padre Francesco ha ricevuto in udienza gli Arcivescovi partecipanti
si a Barcellona dal 24 al 26 novembre. Il discorso rivolto dal Papa ai presenti
na: uscire e facilitare
patia con l’altra persona. Questo credo che
l’ho detto a voi, ai vescovi dell’Asia, no?
Quell’empatia per trovare nella religiosità
questo substrato.
La Chiesa in America Latina e nei Caraibi,
da alcuni decenni, si è resa conto di questa
forza religiosa, che viene soprattutto dalle
maggioranze povere.
Dio continua a parlarci oggi, come ha sempre fatto, per mezzo dei poveri, del “resto”. In
generale, le grandi città oggi sono abitate da
numerosi migranti e poveri, che provengono
dalle zone rurali, o da altri continenti, con altre culture. Anche Roma… Il Vice Vescovo di
Roma può dirlo, no? Tanti barboni dappertutto…Sono pellegrini della vita, in cerca di
“salvezza”, che molte volte hanno la forza di
andare avanti e di lottare grazie a un senso ultimo che ricevono da un’esperienza semplice
e profonda di fede in Dio. La sfida è duplice:
essere ospitali verso i poveri e i migranti – la
città in genere non lo è, respinge! – e valorizzare la loro fede. E’ molto probabile che questa fede sia mescolata con elementi del pensiero magico e immanentista, ma dobbiamo
cercarla, riconoscerla, interpretarla e sicuramente anche evangelizzarla. Ma non ho dubbi che nella fede di questi uomini e donne c’è
un potenziale enorme per l’evangelizzazione
delle aree urbane.
4. Quarto - continuando -: poveri urbani.
La città, insieme con la molteplicità di offerte preziose per la vita, ha un risvolto che non
si può nascondere e che in molte città è sempre più evidente: i poveri, gli esclusi, gli scar-
tati. Oggi possiamo parlare di scartati. La
Chiesa non può ignorare il loro grido, né entrare nel gioco dei sistemi ingiusti, meschini e interessati che cercano di renderli invisibili.
Tanti poveri, vittime di antiche e nuove
povertà. Ci sono le nuove povertà! Povertà
strutturali e endemiche che stanno escludendo generazioni di famiglie. Povertà economiche, sociali, morali e spirituali.
Povertà che emarginano e scartano persone, figli di Dio. Nella città, il futuro dei poveri è più povertà. Andare lì!
Alcune proposte. Vi propongo due nuclei
pastorali, che sono azioni ma non solo.
Penso che la pastorale è più che azione, è anche presenza, contenuti, atteggiamenti, gesti. Una prima cosa: Uscire e facilitare.
Si tratta di una vera trasformazione ecclesiale. Tutto pensato in chiave di missione. Un cambiamento di mentalità: dal ricevere all’uscire, dall’aspettare che vengano
all’andare a cercarli. E per me questo è chiave!
Uscire per incontrare Dio che abita nella
città e nei poveri. Uscire per incontrarsi, per
ascoltare, per benedire, per camminare con
la gente. E facilitare l’incontro con il
Signore. Rendere accessibile il sacramento
del Battesimo. Chiese aperte. Segreterie con
orari per le persone che lavorano. Catechesi
adatte nei contenuti e negli orari della città.
Ci riesce più facile far crescere la fede che
aiutarla a nascere. Penso che dobbiamo
continuare ad approfondire quei cambiamenti necessari nelle nostre varie catechesi,
sostanzialmente nelle nostre forme pedagogiche, affinché i contenuti siano meglio
compresi, ma al tempo stesso ci occorre imparare a risvegliare nei nostri interlocutori
la curiosità e l’interesse per Gesù Cristo.
Questa curiosità ha un santo patrono: è
Zaccheo. Chiediamo a lui che ci aiuti a risvegliarla. E poi invitare ad aderire a Lui e a seguirlo. Dobbiamo imparare a suscitare la fede. Suscitare la fede! E poi non andare di
qua, di là… No! Seminare! Se la fede incomincia c’è lo Spirito che poi farà sì che questa persona torni da me o torni dall’altro a
chiedere un passo in più, un passo in più…
Ma suscitare la fede.
Seconda proposta: la Chiesa samaritana.
Esserci.
Si tratta di un cambiamento nel senso
della testimonianza. Nella pastorale urbana, la qualità sarà data dalla capacità di testimonianza della Chiesa e di ogni cristiano.
Papa Benedetto, quando ha detto che la
Chiesa non cresce per proselitismo ma per
attrazione, parlava di questo. La testimonianza che attrae, che fa incuriosire la gente.
Qui sta la chiave. Con la testimonianza
possiamo incidere nei nuclei più profondi,
là dove nasce la cultura. Attraverso la testimonianza la Chiesa semina il granello di senape, ma lo fa nel cuore stesso delle culture
che si stanno generando nelle città. La testimonianza concreta di misericordia e tenerezza che cerca di essere presente nelle periferie esistenziali e povere, agisce direttamente sugli immaginari sociali, generando
orientamento e senso per la vita della città.
Così come cristiani contribuiamo a costruire una città nella giustizia, nella solidarietà
e nella pace.
Con la pastorale sociale, con la Caritas,
con diverse organizzazioni, come sempre
ha fatto la Chiesa nel corso dei secoli, possiamo farci carico dei più poveri con azioni
significative, azioni che rendano presente il
Regno di Dio manifestandolo e dilatandolo.
Anche imparando a lavorare insieme a
quanti già stanno facendo cose molto efficaci in favore dei più poveri. E’ uno spazio assai propizio alla pastorale ecumenica caritativa, in cui assumiamo impegni di servizio
ai più poveri insieme a fratelli di altre Chiese
e comunità ecclesiali.
In tutto questo è molto importante il protagonismo dei laici e degli stessi poveri. E
anche la libertà del laico, perché quello ci
imprigiona, che non fa spalancare le porte è
la malattia del clericalismo. E’ uno dei problemi più gravi.
Cari fratelli e sorelle, questo è quanto la
riflessione sull’esperienza pastorale mi ha
suggerito. Mi dà gioia pensare che stiamo
facendo insieme un cammino, e che lo facciamo nella scia di tanti santi pastori che ci
hanno preceduto; cito ad esempio solo il
beato Giovanni Battista Montini, che durante il suo episcopato a Milano curò con zelo appassionato la grande missione cittadina .Negli scritti del beato Paolo VI, quando
era arcivescovo di Milano, c’è un cantiere,
un cantiere di cose che ci potranno aiutare
in questo. Il loro esempio e la loro intercessione, con quella della nostra Madre celeste,
ci aiutino ad attuare un fruttuoso cambiamento di mentalità, ad aumentare la nostra
capacità di dialogare con le diverse culture,
a valorizzare la religiosità dei nostri popoli,
e a condividere Vangelo e pane con i più poveri delle nostre città. Grazie.
Francesco
Cardinali e Vescovi delle aree metropolitane più grandi nel mondo
nelle nostre città
ncenzo De Luca
ve a loro, né parlano una lingua strana nessuno o hanno uno stile
di vita separato da quello degli altri uomini. Residenti in città greche o barbare, secondo la fortuna che ognuno ha avuto nella vita,
adattandosi nell’abbigliamento, nei cibi e in altri aspetti della vita agli usi e costumi di ogni Paese, mostrano tuttavia uno stile peculiare di condotta ammirevole, e secondo la confessione di tutti,
sorprendente. Passano il loro tempo sulla terra, ma hanno la loro
cittadinanza nei cieli. Obbediscono alle leggi stabilite, ma con la
loro vita, superano le leggi».
Varie attività si sono sviluppate durante il Congresso da parte
dei prelati, una di queste la Liturgia della Parola, presieduta
dall’Arcivescovo di Barcellona nella Basilica della Sagrada
Familia. In quest’opportunità è stato letto un messaggio che Papa
Francesco ha inviato per l’occasione. Dall’America erano presenti a quest’incontro i Cardinali Mario Aurelio Poli, Arcivescovo di
Buenos Aires; Orani João Tempesta, Arcivescovo di Rio de
Janeiro; Odilo Pedro Scherer, Arcivescovo di São Paulo; Ricardo
Ezzati, Arcivescovo di Santiago del Cile; Francis George,
Arcivescovo di Chicago; oltre a mons. Salvatore J. Cordioleone,
Arcivescovo di San Francisco e mons. Rogelio Cabrera López,
Arcivescovo di Monterrey.
Dall’Europa, oltre al Cardinale Crescenzio Sepe, erano presenti i Cardinali Agostino Vallini, Vicario della Diocesi di Roma;
Kazimierz Nycz, Arcivescovo di Varsavia; Jean Pierre Ricard,
Arcivescovo di Bordeaux; Josip Bozanic, Arcivescovo di Zagabria
e Philippe Barbarin, Arcivescovo di Lione. Hanno partecipato anche mons. Manuel J. Macario, Arcivescovo di Lisbona; mons.
Sebastià Taltavull, Vescovo ausiliare di Barcellona e mons. Carlos
Osoro, Arcivescovo di Madrid. Il lavori si sono conclusi, il 27 novembre con un’udienza di Papa Francesco in Vaticano.
7 dicembre 2014 • 9
10 • 7 dicembre 2014
Il Vangelo
che
cammina
L’analisi della cifra latino
americana di Papa Bergoglio,
spiega il gesuita Gianpaolo
Salvini, per ventisei anni
direttore di “Civiltà Cattolica”,
ad Alberto Bobbio su “Eco di
Bergamo”, è indispensabile per
capire i gesti, le parole e lo stile
del primo anno di pontificato di
Papa Francesco.
Salvini ha vissuto per anni in
America latina e ne conosce
molto bene i problemi e i
protagonisti. Bergoglio,
continua il gesuita, viene da uno
dei tre Paesi dove c’è il maggior
numero di cattolici praticanti,
che sono l’Argentina, il Messico
e il Brasile.
Rispetto al nostro modo europeo
di pensare e procedere, in
America latina la Chiesa è più
popolare, si può parlare di una
Chiesa di popolo che per adesso
è sottorappresentata negli
organismi centrali di governo.
Bergoglio farà la differenza, ma
già Benedetto XVI, nell’ultimo
suo concistoro aveva nominato
tutti Cardinali non europei. Il
conclave ha scelto di procedere
sulla strada indicata da
Ratzinger scegliendo un
Pontefice non europeo, e Papa
Francesco con le sue nomine
cardinalizie ha confermato un
cammino verso una maggiore
internazionalizzazione della
Chiesa.
Quando il Papa parla di aprire le
porte della Chiesa non sostiene
che il mondo deve entrare in
chiesa, ma che il Vangelo deve
uscire. Bergoglio aveva proposto
il metodo nel suo intervento alle
riunioni dei Cardinali prima del
Conclave.
Se lo hanno scelto è perché c’è
stata una condivisione. La
Chiesa latinoamericana è
giovane, non ha dietro di sé
millenni in cui sono state
stratificate le istituzioni; è la
Chiesa movimento, fa
camminare il Vangelo fuori dalle
chiese di pietra.
Questa è la principale differenza
che non sarà facile assimilare
per gli europei, che invece hanno
sempre costruito grandi
cattedrali per farvi entrare il
mondo. Forse Bergoglio stupisce
perché noi ci siamo un po’
scordati che il Concilio ha detto
esattamente questo. Il Papa è
uno che ha provato sulla pelle i
guai e il dramma della
globalizzazione e il suo stile di
vita sobrio è comune a tanti
vescovi latinoamericani.
Papa Bergoglio procede sempre
attraverso il discernimento.
Osserva, prega e decide,
valorizza il tempo rispetto allo
spazio. Sa bene che in natura in
pochi secondi avvengono solo le
catastrofi, perché tutte le cose
buone hanno bisogno di un
ritmo più lungo.
Virgilio Frascino
Vita Ecclesiale
Nuova Stagione
La catechesi settimanale di Papa Francesco
La Chiesa attraverso la storia
di Antonio Colasanto
Nel presentare la Chiesa agli uomini del
nostro tempo – ha ricordato Papa
Francesco – il Concilio Vaticano II aveva
ben presente una verità fondamentale, che
non bisogna mai dimenticare: la Chiesa
non è una realtà statica, ferma, fine a se
stessa, ma è continuamente in cammino
nella storia, verso la meta ultima e meravigliosa che è il Regno dei cieli, di cui la
Chiesa in terra è il germe e l’inizio.
Sorgono spontanee in noi alcune domande: quando avverrà questo passaggio
finale? Come sarà la nuova dimensione
nella quale la Chiesa entrerà? Che cosa sarà
allora dell’umanità? E del creato che ci circonda?
Ma queste domande non sono nuove, le
avevano già fatte i discepoli a Gesù in quel
tempo: “Ma quando avverrà questo?
Quando sarà il trionfo dello Spirito sulla
creazione, sul creato, su tutto. Sono domande umane, domande antiche, ha rimarcato il santo Padre. Anche noi facciamo queste domande.
La Costituzione Conciliare “Gaudium
et spes”, di fronte a questi interrogativi che
risuonano da sempre nel cuore dell’uomo,
afferma: «Ignoriamo il tempo in cui avranno fine la terra e l’umanità, e non sappiamo
il modo in cui sarà trasformato l’universo.
Passa certamente l’aspetto di questo mondo,
deformato dal peccato. Sappiamo, però, dalla Rivelazione che Dio prepara una nuova
abitazione e una terra nuova, in cui abita la
giustizia, e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini».
Ecco la meta a cui tende la Chiesa: è, come dice la Bibbia, la “Gerusalemme nuova”, il “Paradiso”. Più che di un luogo, si
tratta di uno “stato” dell’anima in cui le nostre attese più profonde saranno compiute
in modo sovrabbondante e il nostro essere,
come creature e come figli di Dio, giungerà
alla piena maturazione. Saremo finalmente rivestiti della gioia, della pace e dell’amore di Dio in modo completo, senza più alcun limite, e saremo faccia a faccia con Lui.
È bello pensare questo, pensare al Cielo. Tutti
noi ci troveremo lassù, tutti. È bello e dona
forza all’anima.
In questa prospettiva, è bello percepire
come ci sia una continuità e una comunione
di fondo tra la Chiesa che è nel Cielo e quella
ancora in cammino sulla terra. Coloro che
già vivono al cospetto di Dio possono infatti
sostenerci e intercedere per noi, pregare per
noi. D’altro canto, anche noi siamo sempre
invitati ad offrire opere buone, preghiere e la
stessa Eucaristia per alleviare la tribolazione
delle anime che sono ancora in attesa della
beatitudine senza fine.
Sì, perché nella prospettiva cristiana la distinzione non è più tra chi è già morto e chi
non lo è ancora, ma tra chi è in Cristo e chi
non lo è! Questo è l’elemento determinante,
veramente decisivo per la nostra salvezza e
per la nostra felicità.
Nello stesso tempo, la Sacra Scrittura ci
insegna che il compimento di questo disegno
meraviglioso non può non interessare anche
tutto ciò che ci circonda e che è uscito dal
pensiero e dal cuore di Dio. L’apostolo Paolo
lo afferma in modo esplicito, quando dice
che «anche la stessa creazione sarà liberata
dalla schiavitù della corruzione, per entrare
nella libertà della gloria dei figli di Dio».
Altri testi utilizzano l’immagine del “cielo
nuovo” e della “terra nuova”, nel senso che
tutto l’universo sarà rinnovato e verrà liberato una volta per sempre da ogni traccia di male e dalla stessa morte. Questo è il disegno che
Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, da sempre
vuole realizzare e sta realizzando.
«Cari amici – ha concluso Papa Francesco
– quando pensiamo a queste stupende realtà
che ci attendono, ci rendiamo conto di quanto
appartenere alla Chiesa sia davvero un dono
meraviglioso, che porta iscritta una vocazione
altissima. Chiediamo allora alla Vergine
Maria, Madre della Chiesa, di vegliare sempre
sul nostro cammino e di aiutarci ad essere, come lei, segno gioioso di fiducia e di speranza in
mezzo ai nostri fratelli».
In Vaticano la Conferenza Internazionale del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari
La speranza per il mondo dell’autismo
Dal 20 al 22 novembre il Pontificio Consiglio per gli Operatori
Sanitari e la Pastorale della Salute, presieduto dall’arcivescovo polacco
Sigmund Zimowski, ha celebrato la ventinovesima Conferenza
Internazionale, sul tema “La persona con disturbi dello spettro autistico: animare la speranza”, nell’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano.
Già nella conferenza stampa di presentazione, l’arcivescovo
Zimowski, aveva sintetizzato le motivazioni: «Perché organizzare una
Conferenza Internazionale sull’autismo? Il nostro Pontificio Consiglio
si è già interessato in passato di questo argomento, con la preparazione
di tre messaggi, in occasione della Giornata mondiale dell’Autismo, che
si celebra il 2 aprile di ogni anno. Le persone, giovanissime, giovani ed
adulte, che presentano forme gravi di tali disturbi, richiedono un enorme impegno da parte del nucleo familiare di appartenenza, del tessuto
sociale, degli educatori, dei medici e di tutti gli operatori socio-assistenziali e pastorali.
Le innumerevoli difficoltà, a partire da quelle etiche, morali e spirituali, che affrontano sia le persone con disturbi sia chi se ne prende cura, hanno portato a scegliere un tema così importante, difficile e delicato. Come negli anni scorsi, ci siamo adoperati affinché sia un appuntamento autenticamente internazionale, a carattere medico-scientifico e
pastorale, con la presenza di relatori e partecipanti provenienti dai 5
Continenti effettivamente rappresentati».
Tra gli interventi più significativi c’è stato quello di Fabrizio Oleari,
già Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha sintetizzato le politiche e le strategie europee sull’argomento e quello di Mark Johnson,
Direttore del Centro sul Cervello e lo Sviluppo Cognitivo del Birkbeck
College dell’Università di Londra, che ha presentato la Rete BASIS, che
tende ad individuare una diagnosi precoce in modo da ridurre gli effetti con l’identificazione dei disturbi.
I lavori, preceduti dalla celebrazione dell’Eucaristia nella Basilica di
San Pietro, presieduta dal Cardinale George Pell, sono iniziati con un
saluto del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e hanno trovato l’apice in due interessanti tavole rotonde internazionali, nel pomeriggio del
21, la prima in cui genitori, educatori, volontari, operatori pastorali e sanitari, hanno affrontato il metodo e il contributo delle diverse figure
coinvolte nell’accompagnamento e nell’educazione delle persone con
disturbi dello spettro autistico e la seconda in cui esperti provenienti da
vari continenti hanno presentato le esperienze di assistenza ed accompagnamento in alcune comunità cristiane.
Ancora significativo l’intervento di conclusione di Massimo Petrini,
Preside dell’Istituto Internazionale di Teologia Pastorale Sanitaria
Camillianum, che ha espresso raccomandazioni sulle future strategie
operative pastorali.
La vera conclusione della Conferenza Internazionale si è, però, avuta nell’incontro con Papa Francesco, nella mattina del 22 novembre, l’incontro iniziato con un momento di preghiera e di testimonianze dal
mondo dell’autismo, intercalati da brani musicali, alla presenza del
Santo Padre, ha avuto il sapore della preghiera e della festa, con canti di
festa e di coinvolgimento.
Le parole del Santo Padre: «È necessario l’impegno di tutti per promuovere l’accoglienza, l’incontro, la solidarietà, in una concreta opera
di sostegno e di rinnovata promozione della speranza, contribuendo in
tale modo a rompere l’isolamento e, in molti casi, anche lo stigma che
gravano sulle persone affette da disturbi dello spettro autistico, come
spesso anche sulle loro famiglie. Nell’assistenza alle persone affette dai
disturbi dello spettro autistico è auspicabile quindi creare, sul territorio, una rete di sostegno e di servizi, completa ed accessibile, che coinvolga, oltre ai genitori, anche i nonni, gli amici, i terapeuti, gli educatori e gli operatori pastorali. Queste figure possono aiutare le famiglie a
superare la sensazione, che a volte può sorgere, di inadeguatezza, di
inefficacia e di frustrazione».
Circa 3000 persone hanno affollato l’Aula Paolo VI e tra esse vi erano malati, provenienti da Napoli, accompagnati dai volontari del Corpo
Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta e della Associazione Buona
Sanità, e una folta rappresentanza del personale dell’Ospedale Loreto
Mare. Monsignor Zimowki, nel saluto al Santo Padre, ha annunciato,
come tradizione, il tema della Conferenza Internazionale del prossimo
anno, che prenderà spunto dal ventesimo anniversario dell’Enciclica
Evangelium Vitae.
Luigi Castiello
Primo Piano Città
Nuova Stagione
Il messaggio
del Ministro
della Salute
Ringrazio per il gentile invito a prendere parte,
al Convegno “La vita in gioco”. Data la significatività del tema trattato, sarei intervenuto volentieri,
purtroppo concomitanti impegni non me lo consentiranno. L’occasione mi è comunque gradita
per affrontare una tematica che riveste significativa rilevanza, sia per il Ministero della Salute, per
gli oggettivi profili di carattere sanitario, che per
l’intero governo, attese le dimensioni di carattere
anche sociale che ha assunto il fenomeno del gioco d’azzardo.
Da tempo, infatti, accanto allo scenario di uso
e abuso di sostanze (droghe, psicofarmaci, alcol,
tabacco) si va profilando la crescente diffusione
della cosiddetta dipendenza “sine substantia” ovvero il gioco d’azzardo patologico (Gap), fenomeno noto come “ludopatia”.
Si tratta di un quadro clinico che ha in comune con la dipendenza da sostanze il comportamento compulsivo, che produce effetti sulla salute seriamente invalidanti. Al riguardo, è utile sottolineare come l’Osservatorio istituito dall’articolo 7, comma 10 della Legge 8 novembre 2012
(Legge di conversione del decreto legge 13 settembre 2012, n. 158), al fine di valutare le misure più
efficaci per contrastare la diffusione del gioco
d’azzardo patologico (Gap) e il fenomeno della dipendenza grave, ha approvato all’unanimità una
strategia di intervento tradotta in un Piano
d’Azione Nazionale (Pan) rivolto alla prevenzione
delle problematiche connesse al gioco.
Il Piano, proposto e coordinato sotto l’aspetto
tecnico scientifico dal Capo Dipartimento delle
Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio
dei Ministri, è stato definito in collaborazione e
con il contributo di membri esperti individuati dai
Ministeri
della
Salute,
dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca, dello Sviluppo
Economico, da esponenti delle associazioni rappresentative delle famiglie e dei giovani e dei consumatori (Age, Codacons e Moige), dai rappresentanti dei Comuni.
Inoltre, allo scopo di individuare le misure più
idonee per contrastare il gioco patologico, è stato
coinvolto anche un Comitato consultivo di supporto, composto da 40 rappresentanze nazionali
dei collaboratori dei più rappresentativi gruppi
associativi di area specifica e dei concessionari di
gioco – istituito appositamente per consentire
un’ampia e trasversale partecipazione della società civile alla definizione del Piano stesso.
Il Pan rappresenta uno strumento strategico e
di aiuto alla programmazione generale, indispensabile per poter meglio coordinare e integrare gli
interventi su tutto il territorio nazionale e indirizzare in maniera sostenibile le varie progettualità
che possono essere messe in campo da varie e differenti organizzazioni operanti nel settore ed
aventi diversi livelli di competenze e responsabilità. Esso, quindi, contiene una serie di indirizzi
utili a sviluppare un’azione coordinata, attraverso
attività concrete a cui ognuno, per propria competenza e responsabilità, potrà fare riferimento per
sviluppare progetti finalizzati e coerenti con la
strategia condivisa.
A partire dagli ultimi mesi del 2012 già si era affermata, in modo sempre più forte, l’attenzione
verso i fenomeni di gioco patologico, la quale ha
tra l’altro portato all’adozione di specifiche disposizioni finalizzate alla prevenzione di tali fenomeni (ad esempio con la legge sopra citata, istitutiva
del menzionato Osservatorio).
Si è pertanto, ritenuto che eventuali iniziative
comunicative da adottare avrebbero dovuto concentrarsi proprio sul tema della prevenzione; per
questo motivo il Pan prevede azioni del tutto coerenti con tale obiettivo di comunicazione istituzionale e si articola anche nella realizzazione e diffusione di spot tv e radio, su reti locali e reti nazionali e nella promozione di azioni di comunicazione specifica e di approfondimento specialistico.
Sono certa che il Convegno rappresenterà
un’occasione significativa, utile ad affrontare, con
competenza e professionalità, l’argomento e dalla
quale emergeranno interessanti spunti sui quali
riflettere.
Pertanto, certa dell’importanza di una continua e sistematica azione di contrasto al fenomeno
della ludopatia, le invio i più cordiali saluti.
Beatrice Lorenzin
Convegno sulla ludopatia
con il Cardinale Sepe,
le aggregazioni laicali e
l’associazione Scienza e Vita
La vita
non è
un gioco
In Diocesi un centro di ascolto
per le persone che soffrono
servizio a cura di Rosanna Borzillo
C’è chi propone di modificare l’articolo 1 della Costituzione italiana: «L’Italia è una
Repubblica fondata sul gioco d’azzardo» proprio perché i dati parlano chiaro: nel 2013 il gioco on-line è cresciuto del 163% e l’Italia è il primo paese in Europa per numero giocatori,
mentre il 57% della popolazione campana è definita a rischio patologia. Il cardinale
Crescenzio Sepe al convegno, promosso dalle aggregazioni laicali e dall’associazione
“Scienza e vita”, sabato 29 novembre, nella splendida cornice del conservatorio di San Pietro
a Majella parla di «azzardopatia».
«Perché – spiega - giocare è piacevole e, invece, qui si tratta di una vera patologia». Così
la diocesi di Napoli si mobilita e annuncia la nascita di un centro di aiuto per chi soffre di dipendenze legate al gioco d’azzardo. La struttura, presso la sede della Caritas, «sarà uno sportello di ascolto, di aiuto e sostegno». «Non vogliamo sostituirci a nessuno – chiarisce l’arcivescovo – ma mettiamo in campo le nostre risorse perché possano operare per il bene comune».
«Fare rete» per sconfiggere un fenomeno che, in Campania, chiama in causa soprattutto i giovani: «Il 20 per cento degli adolescenti, di età compresa tra i 10 e i 17 anni frequenta le sale da
gioco – denuncia Luisa Franzese, direttore scolastico regionale -. I bambini tra i 7 e i 9 anni
spendono la loro paghetta settimanale in gratta e vinci».
Ma il pericolo – aggiunge - «è tra le mura domestiche, dove i ragazzini sono lasciati soli dinanzi ai computer. Non possiamo farcela: occorre la collaborazione delle famiglie, della Chiesa,
della parrocchia».
Il giocatore “tipo”, delineato da Riccardo Vizzino, presidente dell’associazione “Il Dado”,
da tempo operante sul territorio, lascia perplessi: giovane, single, disoccupato. Solitudini
che trovano come interlocutore la strada e come miraggio il guadagno in 106 sale e 2.115 esercizi commerciali a Napoli. In Campania i numeri non rassicurano: 16.989 locali e 1.140 strutture dedicate, contro i 23.656 locali presenti in Lombardia e le 1.011 strutture presenti. «E le
donne over 45 – spiega Vizzino – sono in numero superiore in tutta Italia: la cifra di chi ha puntato almeno una volta si è raddoppiata».
Casalinghe che spendono i soldi della spesa in “gratta e vinci”, il gioco preferito dopo lotto e superenalotto, acquistabile al supermercato, all’ufficio postale. Vizzino spiega che «oggi sono circa 488 milioni di ore quelle che i giocatori d’azzardo passano giocando, equivalenti a
70 milioni di giornate di lavoro perse».
Tutto ciò ha “solleticato” gli appetiti della camorra, come denuncia il giornalista Toni Mira
che, citando le indagini della magistratura, ha evidenziato come il gioco d’azzardo, sia legale che illegale, sia divenuto il «più grosso affare dei clan».
Alla base di tutto c’è – secondo monsignor Mario Cinti, vicario episcopale per i laici - «la
solitudine dell’uomo, dei più fragili, delle nostre “periferie” che vanno sostenute». Perciò, le aggregazioni laicali chiedono azioni concrete. «dall’incremento della formazione – sottolinea il
presidente di “Scienza e vita” di Napoli, Antonio Palma - alla mobilitazione dell’opinione pubblica perché stimoli le istituzioni ad agire». Come per l’osservatorio regionale sulla ludopatia,
deliberato dalla Regione Campania, ma in attesa di essere attivato. «In cantiere – aggiunge il
presidente del Consiglio regionale Campania, Pietro Foglia – c’è ancora l’istituzione del marchio “Slot free” per gli esercenti virtuosi, oltre all’esposizione di cartelli informativi sulla ludopatia».
Concordano le aggregazioni, che chiedono la modifica dell’articolo 415 del codice civile
perché i ludopatici siano inabilitati (come accade per chi usa alcool o droga), dal momento
che danneggiano economicamente le loro famiglie e che si punti su una comunicazione non
ingannevole. Come sta accadendo anche a livello governativo: ai convegnisti il messaggio del
ministro della Salute Beatrice Lorenzin in cui si ribadisce l’attenzione del Governo alla problematica e la realizzazione «di spot tv e radio sul tema della prevenzione».
7 dicembre 2014 • 11
I numeri
del
problema
Spesa stimata italiana annuale a
persona. Circa 1260 euro
Persone dipendenti dal gioco
d’azzardo: 800mila
Inoltre, secondo il
Coordinamento Nazionale
Gruppi per Giocatori d’Azzardo,
è stimato che in Italia vi siano 1
milione e 720mila giocatori a
rischio.
I giocatori patologici dichiarano
di giocare oltre tre volte alla
settimana, per più di tre ore alla
settimana e di spendere ogni
mese dai 600 euro in su, con i
due terzi di costoro che
addirittura spendono oltre 1200
euro al mese.
Fatturato nazionale del gioco
legale: 76,1 miliardi di euro
Con questa cifra l’Italia occupa
il primo posto in Europa e il
terzo nel mondo tra i Paesi dove
si gioca di più.
Fatturato nazionale del gioco
illegale: 10 miliardi di euro
L’azzardo illegale si concentra
sulle giocate on line e sulle slot
machine
Slot machine presenti in Italia:
400mila, una ogni 150 abitanti.
In Campania si contano 16.989
punti di accesso al gioco, ossia
quei locali dove si vendono
giochi d’azzardo come attività
secondaria poiché quella
principale è un’altra: bar,
albergo, punto di ristoro, e 1.140
vere e proprie strutture dedicate
come esercizi commerciali posti
in funzione con lo scopo
principale di gestire il gioco con
un’organizzazione e una
strumentazione specifica: sale
Bingo, raccolte scommesse e
quant’altro.
La spesa procapite sommata di
Lotto e Superenalotto a Napoli e
provincia ammonta a 207 euro
mentre quella per slot machine
raggiunge i 482 euro.
Le previsioni per l’anno in corso
parlano di 100 miliardi di euro
di gioco legalizzato, rispetto agli
85 del 2013 e di 20 miliardi di
euro per il gioco illegale.
Sempre per il 2014, i giocatori
giovani passeranno da 700mila
a 4 milioni mentre gli anziani
rappresenteranno oltre il trenta
per cento della popolazione.
Infine i malati cronici, valutati a
circa un milione.
12 • 7 dicembre 2014
Baghetti
in mostra
all’Aeroporto
Dopo il successo ottenuto con la
mostra Alza lo sguardo a Milano
e Londra, Aaron Baghetti
presenta una selezione di
immagini all’Aeroporto
Internazionale di Napoli.
Ovunque nel mondo,
percorrendo le strade delle
moderne metropoli, si osservano
persone assorte nel proprio
microcosmo, distanti dagli altri
e da ciò che le circonda,
immerse nel proprio quotidiano,
ferme in un presente distratto.
Alza lo sguardo è una mostra
che vuole contrastare questa
sensazione di estraneazione
globale e stimolare l’individuo
ad acquisire dettagli al di fuori
della propria portata visiva, ad
alzare lo sguardo verso
prospettive futuristiche, reali,
concrete, che nascono
dall’ingegno umano, dalla
volontà di evolversi e di superare
sempre i propri limiti. In questo
contesto si inserisce la città di
Napoli con i suoi contrasti tra
modernità e degrado, ottimismo
e rassegnazione.
L’Aeroporto Internazionale di
Napoli intende dare un
messaggio di apertura verso
nuove frontiere, verso mete che
appaiono lontane ma che, in
realtà, tramite connections ,
sono facilmente raggiungibili
proprio a partire da Napoli.
La mostra presenta 10 fotografie
scattate in diverse città del
mondo, incluso un’immagine
“inedita” realizzata dall’artista al
Centro Direzionale di Napoli. È
visitabile fino al 31 gennaio
presso l’Aeroporto
Internazionale di Napoli.
Aaron Baghetti nasce a Milano.
Suo padre Giancarlo, giornalista
e fotografo, è stato un noto
pilota di Ferrari e Formula 1,
unico esordiente ad avere vinto
un Gran Premio di F1 alla
prima gara. Aaron si interessa
alla fotografia sin da bambino e
già a sedici anni decide di
seguire la propria passione e
diventare fotografo
professionista.
La sua carriera si sviluppa per
anni in ambito commerciale,
spaziando dall’automobilismo
alla musica, dalla moda al
design, appassionandosi ad ogni
progetto con ardore e dedizione e
rifiutando ogni specializzazione
per essere libero di seguire
l’ispirazione e le opportunità del
momento. Alcuni accadimenti
della sua vita, come la
prematura scomparsa del padre,
lo segnano profondamente,
favorendo allo stesso tempo lo
sviluppo del suo mondo
interiore più profondo e di uno
spirito di osservazione molto
acuto. Da ciò deriva la sua
ispirazione artistica, l’esigenza
di di guardare in alto, generando
gli scatti potenti e univoci della
sua prima mostra Alza lo
sguardo e di dedicarsi alla Fine
Art Photography.
Dopo Milano (luogo di nascita)
e Londra (città dove risiede), per
amore viene Napoli.
www.aaronbaghetti.com
[email protected]
Città
Nuova Stagione
Laboratori di cittadinanza attiva realizzati nel corso
de “La città dei ragazzi”, promossa nell’ambito
del Forum delle Culture di Napoli, presso l’Istituto
Sacro Cuore dei Salesiani al Vomero
III Edizione di “Mondo
Donna”, l’iniziativa
dedicata ai grandi temi
dell’universo femminile
Il quartiere che vorrei… Mai più
violenza
Il Vomero? Un quartiere dove in questo periodo ci sono più patatine che persone. Così i
trecento studenti chiamati a descrivere la città
che abitano hanno definito il Vomero, quartiere a forte vocazione commerciale che vedono
come un “posto pieno di luoghi in cui o ci si veste o si mangia.” Questa sintesi efficace è una
delle riflessioni emerse nel corso dei laboratori di cittadinanza attiva realizzati nel corso de
“La città dei ragazzi” manifestazione promossa nell’ambito del Forum delle Culture di
Napoli e svoltasi al teatro dell’Istituto Sacro
Cuore dei Salesiani.
Gli studenti chiamati a raccolta in un appello pubblico dalla cooperativa La Locomotiva,
dalle associazioni Caraxe, Psicologi in
Contatto,
Ventitrè, dall’Agesci e dalla
Municipalità 5 sono arrivati dagli istituti superiori Siani, Giordani, Sannazzaro, Sacro
Cuore, Pansini per elaborare proposte utili a
modificare la vivibilità del quartiere.
Divisi in gruppi tematici, si sono soffermati sui temi della Pace, della Diversità culturale,
dello Sviluppo Sostenibile, della Conoscenza
guidati da educatori che hanno fatto da facilitatori del confronto nell’elaborazione di sogni
e bisogni.
Il loro Manifesto di Comunità, bussola che
utilizzeranno per immaginare e partecipare
alla costruzione del futuro è innanzitutto un
quartiere più ricco di luoghi dove potersi incontrare per socializzare idee da trasformare
in cultura e sapere. Vogliono costruire e abita-
re più luoghi di aggregazione e di incontro per
generare un cambiamento in una zona che viene identificata e vissuta come grande centro
commerciale diffuso.
Trasversale a tutti i gruppi il desiderio di accedere al lavoro secondo le inclinazioni e il talento di ognuno e la voglia di potersi guadagnare da vivere ciascuno secondo le proprie capacità. Comune anche la voglia di esercitare il diritto a vivere, a studiare, a spostarsi e a divertirsi in un quartiere sicuro, pulito e servito da
una rete di trasporti pubblici efficienti e di vivere in una comunità capace di includere tutti
senza differenze.
Tutte queste istanze, raccolte in un
Manifesto di Comunità sono state ascoltate dai
rappresentanti della Municipalità: il presidente Mario Coppeto, dai presidenti di
Commissione Marco Gaudino e Luigi Felaco e
saranno la piattaforma, su cui gli stessi studenti saranno chiamati a lavorare in futuro.
Nel corso della mattinata il rapper
Lucariello, autore musicale della serie televisiva Gomorra, ha coinvolto le scolaresche in un
freestyle molto partecipato.
L’evento è stato realizzato in collaborazione con A.M.I., Associazione Marco Mascagna,
Chi Rom e chi no, IOCISTO, Operatori di Pace,
Presidio di Libera Vomero Arenella, sono intervenuti Arnaldo Rossi, direttore educativo de
La Locomotiva, Maria Grazia Falciatore esperta di programmazione partecipata, Anna
Falciatore di Caraxe.
Nasce iclesia, la prima
social app per la Chiesa
Il Santo Padre Francesco ha detto che Internet è un dono di Dio, perché può offrire maggiori
possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti. E’ proprio per questo che è nata iclesia, la prima
social app, gratuita e benefica, dedicata alle Chiese e alle loro comunità, uno strumento per condividere informazioni con i fedeli e per metterli in contatto tra loro.
Iclesia è una piattaforma (costituita da portale web e app per smartphone con Android e iOS)
messa gratuitamente a disposizione di tutte le realtà religiose cristiane. E’ un luogo virtuale per
incontrarsi, condividere bollettini parrocchiali, orari delle Sante Messe e tutte le informazioni
su battesimi, comunioni, matrimoni, funerali, inviti ai campi scuola, gite, pellegrinaggi; per partecipare a discussioni sul Vangelo, sul catechismo o su argomenti di interesse dei fedeli; per veicolare ogni comunicazione in modo semplice e immediato.
Iclesia è un’opportunità per le parrocchie, gli ospedali, i patronati, le scuole, i centri scout, i
cinema parrocchiali e tutte le realtà religiose cristiane del territorio: con l’iscrizione, ogni gruppo reale diventa anche una “iclesia”, una comunità virtuale. E’ uno strumento gratuito e pronto
all’uso, il cui utilizzo non richiede alcuna competenza specifica. Per creare la propria iclesia basta scaricare la app gratuita o accedere al sito, e ricevere l’autorizzazione a diventare amministratore. Da quel momento è possibile inserire testi di presentazione e immagini, pubblicare
informazioni, dialogare con “le voci” (i propri follower). A differenza di Facebook e di altri social
network, iclesia è un ambiente controllato e sicuro: ogni iclesia è infatti gestita da un amministratore verificato, il quale controlla tutto ciò che avviene nel suo “sagrato virtuale”, moderando
le conversazioni e gestendo le informazioni. Amministratori degli spazi sono i parroci, i frati o
le persone da loro delegate, che potranno controllare e autorizzare tutte le attività all’interno della loro iclesia. Quanto agli utenti, quelli anonimi possono soltanto leggere le informazioni e le
notizie (bacheca virtuale), mentre quelli registrati possono ricevere le notifiche sulle novità delle iclesie che hanno deciso di seguire; potranno poi partecipare attivamente con propri post in
sagrato (forum) solo previa autorizzazione dell’amministratore.
Iclesia è anche uno strumento solidale: presto si potrà infatti diventare sostenitori della propria iclesia. Il bar, il fiorista, la pasticceria del paese, in generale le attività del territorio potranno infatti diventare sostenitori, aiutando con della beneficenza la loro iclesia. Anche in questo
caso, previa autorizzazione dell’amministratore. E’ possibile inviare le candidature per diventare amministratori iclesia e far vivere in un click il proprio sagrato virtuale: parroci, persone di loro fiducia o chiunque desideri diventare amministratore di una iclesia può inviare la propria posizione al seguente indirizzo [email protected] oppure fare richiesta attraverso l’apposito form
in www.iclesia.com
di Adelaide Caravaglios
Nell’ambito della III Edizione di “Mondo
Donna”, l’iniziativa dedicata ai grandi temi
dell’universo femminile, in occasione del 25°
anniversario della Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, si è svolto mercoledì 19 novembre 2014, presso la sala convegni
G. Zannini della Clinica Mediterranea, l’incontro dal titolo “Violenza contro le donne e tutela
dei minori: quali strategie”, interamente rivolto
ad un tema attualissimo e nello stesso tempo
profondamente allarmante come quello, appunto, della violenza nei confronti delle donne. L’evento, patrocinato dalla Regione
Campania; il Comune di Napoli; l’ASL Napoli
1; l’Unione Industriali di Napoli; la Camera di
Commercio napoletana; l’Ufficio della
Consigliera di Parità del Ministero del Lavoro
e delle Politiche Sociali; l’Osservatorio
Italiano di Vittimologia e l’Ipasvi e con la collaborazione de “Il Mattino” di Napoli, ha visto
una folta partecipazione di pubblico.
Al dibattito – moderato da Armida Parisi,
giornalista de “Il Roma” – hanno preso parte
Maria Serenella Pignotti, medico pediatra e legale AOU Meyer di Firenze, nonché vice presidente dell’associazione “Federico nel cuore
Onlus” (un’associazione, intitolata al piccolo
Federico Barakat, brutalmente ucciso dal padre nonostante fosse in un ambito protetto,
nata da poco e rivolta principalmente al sostegno di iniziative in favore di bambini e donne
maltrattate); Maria de Luzenberger, sostituto
procuratore della Repubblica presso il
Tribunale per i minorenni di Napoli;
Annamaria Raimondi, avvocato civilista,
coordinatrice dell’area legale “Centro anti-violenza” di Napoli e presidente dell’associazione
“Salute Donna”; Elvira Reale, psicologa, direttore della U.O. di Psicologia Clinica, ASL NA 1
centro e referente regionale della rete sanitaria
antiviolenza e Mario Vasco, direttore dell’Area
Assistenza sanitaria della Regione Campania.
Dal confronto è emerso come il problema
della violenza sulle donne e, di riflesso, sui minori, sia in forte crescita: lo confermerebbe anche un’indagine pubblicata dall’Eures in collaborazione con l’Ansa condotta nel mese di dicembre 2012, secondo la quale tra il 2000 ed il
2011 ci sarebbero stati in Italia ben 2.061 femminicidi, il 49.9% dei quali al Nord; il 30.7% al
Sud ed il 19.4% al centro. Si tratta di dati impressionanti che mostrano chiaramente come
il nostro Paese, nonostante la ratifica della
Convenzione di Istanbul del 2011, sia ancora
in forte ritardo nella valutazione ed identificazione del problema. Di qui, la necessità – emersa in sede di discussione e profondamente sentita dagli organizzatori dell’incontro – di approntare strategie idonee a combattere una simile piaga e predisporre adeguati strumenti di
tutela congiunta sia per le donne che per i bambini.
Città
Nuova Stagione
Comunicare la cultura
dell’amicizia
di Francesco Dandolo
Curtis Edward McCarthy, ex condannato
a morte riconosciuto innocente
ha incontrato i detenuti di Poggioreale
Dieci
borse-lavoro
per Milano
Expo 2015
Al Suor Orsola
Benincasa il primo
Master italiano in
Management e
Comunicazione per
la Green Economy.
Iscrizioni aperte
fino al 15 dicembre
Non cedere
alla vendetta
Un incontro davvero straordinario, quello
di Curtis Edward McCarthy condannato a
morte nello Stato dell’Oklahoma con 60 detenuti del carcere di Poggioreale. Curtis oggi è
stato liberato, riconosciuto innocente dopo 22
anni di cui 19 trascorsi nel braccio della morte. Un perito che poi è stato licenziato aveva
falsificato le prove ma con l’esame del Dna si è
riusciti a dimostrare la sua innocenza.
Era stato condannato per l’omicidio di una
sua amica, Pamela Kaye Willis, che all’epoca
aveva 18 anni e fu trovata morta nella sua casa. Curtis proviene da una buona famiglia, i genitori fanno volontariato con gli anziani, ma
lui aveva cominciato a frequentare giovani
sbandati della sua età e aveva conosciuto l’esperienza della droga. E proprio partendo dal
senso di colpa per aver distrutto la sua vita e
quella della sua famiglia per queste cattive frequentazioni ha cominciato il suo racconto.
Una storia che ha toccato il cuore e commosso i reclusi dell’Istituto intitolato a
Giuseppe Salvia. L’insolito colloquio è stato
aperto dai saluti del direttore Antonio Fullone
e introdotto da Antonio Mattone, della
Comunità di Sant’Egidio che ha organizzato
l’evento. Erano presenti anche il comandante
e il cappellano don Franco Esposito. Curtis ha
parlato della vita nei bracci della morte, della
povera gente che si incontra perché non si hanno i soldi per pagarsi una buona difesa, dell’allontanamento improvviso dai suoi affetti e dalla sua famiglia. Ma anche delle intense amicizie che sono nate in questo luogo di sofferenza
e del dolore nel vedere i suoi compagni, uno a
uno, spegnersi con l’iniezione letale.
Tante le domande dei carcerati di
Poggioreale: «A chi chiedevi aiuto nel braccio
della morte, a Dio? Sei stato risarcito? Credi
ancora nella giustizia? Com’è la tua vita ora,
hai potuto recuperare qualcosa dei tuoi anni in
prigione? Come puniresti chi ha fornito le prove false e se fosse davanti a te che gli diresti?”
E ancora. «Sei d’accordo con la pena di morte
ai pedofili?» Tante domande profonde e sincere con la risposte scandite in alcuni momenti
da forti applausi. Curtis rispondendo a chi gli
ha chiesto cosa avesse provato una volta libero, ha detto che “non c’era nessun motivo per
festeggiare la sua uscita dal braccio della morte, non ha portato felicità a nessuno e la sua vita era ormai rovinata”. Oggi gira il mondo con
la Comunità di Sant’Egidio per parlare della
crudeltà e della inutilità della pena di morte,
che aggiunge violenza a violenza e che sempre
più spesso fa altre vittime innocenti, come era
lui. Questo incontro si inserisce nella Giornata
Internazionale Città per la vita, Città contro la
pena di morte ideato dalla Comunità di
Sant’Egidio che ha visto il 30 novembre più di
1900 città del mondo illuminare i loro monumenti più belli per dire no alla pena di morte.
Alla fine tutti hanno voluto salutarlo e stringergli la mano. «Hai un cuore grande», gli ha detto un carcerato mentre andava via. E un altro
gli ha dato un rosario da portare sulla tomba di
Pamela, la donna di cui era stato accusato della uccisione. Davvero un’occasione straordinario che mostra come dovrebbe essere il carcere: non un luogo punitivo, ma posto dove si possono vivere emozioni e sentimenti forti e dove
si può scoprire una umanità che commuove i
cuori più induriti e cambia la vita.
7 dicembre 2014 • 13
Un migliaio di persone provenienti da vari Paesi a Città della Scienza, in occasione della festa dei trenta anni della Scuola di Lingua e Cultura Italiana della Comunità di Sant’Egidio.
Immigrati e profughi, insieme a un gruppo di anziani ospiti di vari istituti e case di cura della
provincia partenopea, hanno pranzato negli spazi di Città della Scienza con piatti multietnici e
della tipica cucina napoletana. La sala Newton si è popolata di studenti provenienti da ogni continente: Sri Lanka, Filippine, Kyrgyzstan, India, Ucraina, Georgia, Bulgaria, Romania, Russia,
Perù, Ecuador, Salvador, Guinea Conakry, Brasile, Nigeria, Senegal, Algeria, Marocco, per citare solo alcuni dei Paesi rappresentati. Si è trattata di una partecipazione sentita e calorosa per il
forte legame che ciascun immigrato ha con la Scuola, riferimento eminente per chi giunge in
Campania dopo lunghi e pericolosi viaggi.
Nata a Roma agli inizi degli anni Ottanta, la Scuola ha preso avvio a Napoli nel 1989. Posta
nel Centro storico, e dal 1997 a via San Nicola a Nilo, nei dintorni di Spaccanapoli, la Scuola ha
fin da subito svolto una rilevante funzione sociale nel creare coesione, innanzitutto sotto il versante di adeguate strutture formative ed associative.
In venticinque anni, la Scuola ha diplomato quasi quindicimila studenti provenienti da 115
diversi Paesi del mondo. Tanti hanno ottenuto la certificazione Celi rilasciata dall’Università per
Stranieri di Perugia. Negli anni successivi sono nate altre Scuole similari a Caserta, Castel
Volturno, Villa Literno, Marigliano, San Marcellino e Quarto.
Daniela Pompei, responsabile dei servizi che la Comunità di Sant’Egidio offre agli immigrati ed esperta dell’evoluzione dei flussi migratori in Italia e a livello internazionale, ha evidenziato che la Scuola è un luogo in cui si impara la lingua, ma è anche un grande approdo di amore e
di fraternità: «La storia di questa Scuola è una storia di un’Italia migliore perché non si insegna
freddamente una lingua ma si comunica la cultura dell’amicizia».
Varie le testimonianze di studenti ed ex studenti. Jacoube, del Benin, che oggi è un attore di
teatro e di fiction, ha detto: «Non saprei dire come sarebbe stata la mia vita oggi senza la Scuola,
perché la conoscenza della lingua è una chiave che non si compra, ma che si dona, grazie alla
Comunità di Sant’Egidio, a tutti coloro che vengono da lontano».
Mohamed, algerino, ha ricordato come la Scuola l’ha aiutato a tener vivo il sogno di aiutare
gli immigrati che vengono dall’Africa: «E oggi il mio sogno si è realizzato, sono un mediatore culturale. Sono accanto alla Comunità di Sant’Egidio nell’aiutare tanti profughi che si trovano in
difficoltà».
Ajith, dello Sri Lanka, ha ricordato che la Scuola è sempre aperta a tutte le etnie e le religioni: «Gli insegnanti della Comunità di Sant’Egidio sono persone che seguono il Vangelo, aiutano gli
altri in modo gratuito, senza pretendere nulla in cambio».
Molti poi hanno spiegato come la Scuola costituisca un luogo di crescita umana dove percepire i bisogni dei più deboli. Lizbeth, del Perù, giunta in Italia ancora giovanissima per sostenere la famiglia, attraverso la Scuola ha conosciuto il mondo dei Rom ed ha iniziato a collaborare
con l’ambulatorio della Comunità di Sant’Egidio che assiste madri e bambini dei campi nella periferia della città: «Oggi sono contenta di andare all’ambulatorio per trascorrere del tempo con i
bambini rom e invito tutti a fare la stessa cosa».
Anche per Amarjit, dell’India, la storia è simile. Dalle campagne del casertano, dove accudiva le bufale, Amarjit, che ha conosciuto la Scuola a Villa Literno, si è ritrovato senza lavoro. Non
sapeva come fare, ma i maestri lo hanno aiutato, trovandogli una nuova occupazione. Oggi lavora in una casa famiglia per disabili e la sua famiglia lo ha raggiunto. Sua figlia, Tallvinn, frequenta l’Università. Yurij, dell’Ucraina, ha ricordato che la Scuola lo ha cambiato profondamente:
«Qui ho incontrato tante belle persone, con il cuore grande, ma, soprattutto, ho scoperto la gioia di
aiutare le persone povere, chi è meno fortunato di noi. Posso dire che il mio modo di pensare rispetto a chi sta peggio è radicalmente cambiato. Ogni giovedì vado ad aiutare a preparare i pasti per i
nostri amici di strada».
Non sono mancate le testimonianze dei rifugiati che, negli ultimi anni, sono giunti in
Campania. Ndagho, dal Ghana, è scampato ad una guerra etnica che ha causato la morte del padre. Dalla Libia, ha raggiunto Lampedusa in un barcone. «Ma la vita in Italia non è facile. È difficile trovare una casa, un lavoro, persino da mangiare.
Anche fare amicizia non è facile, per questo la Scuola è importante: è un luogo dove trovare
amici, dove imparare a conoscersi e rispettarsi tra persone di cultura e religione diversa, come
ha raccontato Snezhanka, dalla Bulgaria: «Stare insieme con gli altri rispettando la diversità e senza rinunciare alla propria identità è non soltanto un segno di civiltà, ma soprattutto è un arricchimento culturale, intellettuale e umano che favorisce la nostra crescita. Sono felice di essere parte della grande famiglia della Comunità di Sant’Egidio, grazie alla quale mi sento cittadina del mondo».
Ghergana, dalla Bulgaria, ha inviato una lettera in cui fra l’altro osserva: «Per me la nostra
Scuola era una dimora dove regnavano lo spirito di solidarietà, l’affiatamento e l’amicizia». Al termine dell’assemblea, è iniziata una grande festa, con balli peruviani, bulgari e kirghisi, e canti
dei cori filippino, bielorusso, ucraino e cingalese. È stato un momento di festa ma anche l’occasione per rinnovare il proprio desiderio di vivere insieme, nella pace e nella solidarietà.
Il nuovo percorso di alta
formazione post laurea ideato
dall’Università Suor Orsola
Benincasa di Napoli nasce in
collaborazione con l’Expo 2015
e mette a concorso dieci borse
lavoro da 700 euro al mese per
un tirocinio formativoprofessionale di sei mesi a
Milano durante lo svolgimento
dell’Expo, dal 1 maggio al 31
ottobre 2015.
SI tratta di una grande
occasione formativa e di
inserimento professionale in un
settore emergente come quello
della “green economy” che, come
spiega Umberto Costantini,
docente di Teorie e tecniche delle
Analisi di mercato al Suor
Orsola e coordinatore didattico
del Master, rappresenta oggi una
nuova frontiera economica in
grado di produrre il ben-essere
delle persone, valorizzando la
qualità della vita,
salvaguardando l’ambiente e le
risorse naturali, promuovendo
la tutela delle produzioni locali,
nell’ottica di una economia
verde e sostenibile, nonché un
settore in cui c’è un fortissimo
sviluppo occupazionale».
Il corso, aperto a 50 laureati di
ogni disciplina, si svolgerà da
fine novembre a luglio 2015, con
uno o due appuntamenti
settimanali. Il termine per la
presentazione della domanda di
iscrizione scade il 15 dicembre.
Il percorso formativo si
concluderà con la realizzazione
di un progetto di lavoro
coordinato da Aldo Zappalà,
docente di Scritture creative per
i Media e direttore della Village
Doc&Films, una delle principali
aziende nazionali di produzione
televisiva e cinematografica.
«Le competenze teoriche e
pratiche apprese durante il
Master – anticipa Zappalà, tra i
coordinatori didattici del corso –
verranno indirizzate verso
l’ideazione e la realizzazione di
un progetto di comunicazione
aziendale multimediale per
testare sul campo quanto
appreso nella complessità di
tutti i moduli didattici e
proporre alle aziende coinvolte
nel Master nuove soluzioni di
comunicazione».
Per saperne di più è possibile
consultare il bando su
www.unisob.na.it/greeneconomy
Cultura
14 • 7 dicembre 2014
Nuova Stagione
Il Premio “Napoli C’è” compie dieci anni
La ricorrenza festeggiata sul palcoscenico del Teatro San Carlo, per l’occasione gremito di oltre 1200 spettatori
Ideato e organizzato dalla rivista mensile l’Espresso napoletano (edizioni Rogiosi),
«Il premio Napoli c’è dimostra che la cultura e la voglia di fare in città sono più che mai
vive e che, di contro alle congiunture economiche sfavorevoli, vanno avanti con intraprendenza e coraggio - ha detto l’assessore
alla Cultura del Comune di Napoli Nino
Daniele - Deus ex machina dell’iniziativa
l’imprenditore culturale Rosario Bianco
che con la sua casa editrice Rogiosi offre
chance ai giovani scrittori e con la sua rivista l’Espresso napoletano racconta la
Napoli migliore. Il premio, che giunge quest’anno alla decima edizione, è chiaramente
un’attività più che lodevole e meritevole dell’appoggio istituzionale».
«Napoli è una città piena di contraddizioni ma è difficile non amarla se si è figli
suoi - ha spiegato Rosario Bianco, editore
Rogiosi - l’obiettivo del Premio è e resta
quello di conferire un riconoscimento a
quei cittadini illustri che con il loro operato
dimostrano di esserci».
La serata è stata presentata da Gino
Rivieccio e Serena Rossi. Momenti di musica e spettacolo con Peppe Barra, uno dei più
grandi artisti di Napoli che con la sua voce e
la sua interpretazione fa brillare la storia
musicale della città e con l’Ensemble strumentale del Teatro di San Carlo, diretto dal
maestro Maurizio Agostini, che ha proposto
Fantasie, con la rielaborazione musicale a
cura di Edoardo Panariello. In palcoscenico
anche due artisti premiati negli anni scorsi,
Gigi Finizio che ha cantato l’inedita «Mi
avrai, ti avrò», e Monica Sarnelli con la sua
«Un posto al sole».
Il ‘Premio Napoli c’è’, una creazione dell’artista Lello Esposito, è stato conferito al
Sovrintendente Teatro di San Carlo
Rosanna Purchia da Rosario Bianco, al presidente Corte d’Appello di Napoli Antonio
Buonajuto dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, al Presidente Gip
Giustino Gatti dall’assessore di Napolo
Alessandra Clemente, al medico esperto di
oncologia molecolare e biologia cellulare e
direttore Ifom Unità di ricerca Pier Paolo Di
Fiore dall’ex procuratore generale di Napoli
Vincenzo Galgano, al Comandante interre-
gionale dell’Arma dei Carabinieri Generale
Corpo d’Armata Franco Mottola dal procuratore capo di Napoli Giovanni Colangelo,
all’imprenditore Pastificio Ferrara Luca
Ferrara dal presidente della Camera di
Commercio Maurizio Maddaloni, al direttore del Centro di Produzione Rai di Napoli
Francesco Pinto dall’assessore alla Cultura
di Napoli Gaetano Daniele, all’imprenditore
antiracket Antonio Mennella da don
Antonio Palmese, all’avvocato Gerardo
Marotta dal sindaco di Napoli Luigi de
Magistris, al redattore capo redazione Tgr
Campania Antonello Perillo dall’ex procuratore capo di Napoli Giandomenico Lepore.
In occasione del decennale, inoltre, premio speciale ‘Napoli c’è’ - un pulcinella che
stringe tra le due mani un 1 e uno 0 per il decennale del riconoscimento, sempre dell’artista Lello Esposito - a Carlo Alemi, Peppe
Barra, Vincenzo Cafarelli, Genaro D’Amato,
Calogero di Carlo, Gennaro Ferrara, Danilo
Iervolino, Giandomenico Lepore, Giovanni
Maddaloni, Amedeo Manzo, Antonio
Marfella, Mario Morra, Claudio Mungivera,
Franco Roberti, Antonio e Arturo Sergio,
Antonio Schiano, Pasquale Scialò, Angelo
Tranfaglia.
Non ha fatto sentire la sua mancanza il
cardinale Crescenzio Sepe, sempre presente tra gli ospiti in platea ma assente quest’anno per un impegno improrogabile fuori città. Sepe ha infatti lasciato un suo saluto e una sua benedizione in un videomessaggio: «A Maronn v’accumpagna».
Ricordato al teatro Politeama il 25° anniversario dell’approvazione
della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza
Costruire una società d’amore
di Annamaria Turiello
Una serata “di parole, musica, danza e riflessioni” al teatro Politeama, per celebrare, lo scorso 23 novembre, il venticinquesimo anniversario dell’approvazione della
Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Uno spettacolo, sul tema “Uniti e diversi”, il cui ricavato
servirà a finanziare iniziative ed opere che da anni don
Maurizio Patriciello convinto che «le lacrime di un bambino
capriccioso sono leggere, ma una sola lacrima di un bambino
oppresso è più pesante dell’intera terra», realizza per risolvere problemi, alleviare sofferenze della gente della martoriata terra dei fuochi.
L’evento di solidarietà è stato voluto ed organizzato da
Vincenzo Spadafora, Garante per l’infanzia e l’adolescenza.
Nel teatro, gremito da persone di ogni età, erano presenti il
Sindaco De Magistris con gli assessori all’istruzione
Calmieri e al welfare Gaeta.
Il Cardinale Crescenzio Sepe, impegnato a Roma per la
Canonizzazione di San Ludovico da Casoria, ha fatto pervenire una lettera nella quale esprimeva profondo apprezzamento per la serietà, la passione, l’impegno forte e costante
con cui il Vincenzo Spadafora si dedica alla difesa dei deboli e alla lotta contro ogni forma di discriminazione, sfrutta-
mento e violenza, veri crimini che gridano vendetta davanti
a Dio, per costruire una società d’amore.
Il pubblico ha seguito, tra commozione e divertimento, i
vari artisti: da Massimo Andrei con la lettura del suo “Cunto”
Cozzeca nera, Pio Piscicelli, giovane attore della serie
“Braccialetti Rossi”, con il suo messaggio di vitalità e ottimismo, all’esibizione di danza di Kledi Kadiu e dei suoi ballerini, che hanno conosciuto le difficoltà e traversie dell’emigrazione, fino a Lino Banfi, ambasciatore dell’Unicef al quale è stata donata una statuetta offerta dalla ditta Ferrigno di
San Gregorio Armeno.
Particolarmente interessante lo spot sulla diversità
“Siamo uguali perché tutti diversi”. «Ciascuno di noi è unico
e originale – ha commentato De Magistris – ma i diritti devono essere uguali per tutti. La persona differente costituisce una
ricchezza, non un pericolo». Ai giovani il sindaco ha rivolto
l’invito a non rinunciare mai ai propri ideali e a non smettere mai di lottare per la libertà e la dignità umana «perché
giunti alla sera della vita, ciò che conta è l’amore che abbiamo
riversato sugli altri».
Vincenzo Spadafora ha ricordato che è compito della società civile rimuovere ed annullare le differenze di opportu-
nità al fine di assicurare a tutti gli stessi diritti. Questo sistema di garanzia dei diritti deve essere voluto e perseguito dalla politica oltre che con un’attenta e vigile opera legislativa
anche con finanziamenti sostegni adeguati ad associazioni
e volontari che quotidianamente, si impegnano per eliminare ingiustizie e discriminazioni.
La scelta di Napoli per la celebrazione della Giornata dei
diritti dell’infanzia è nata dal desiderio di dimostrare che la
Città non è solo il regno di camorra, di criminalità e malaffare, ma anche una terra generosa dove moltissime persone
si prodigano per aiutare chi soffre e per combattere abusi,
sfruttamento, violenza e discrimini nazioni.
Soprattutto è una città dove, anche fra mille difficoltà e
con scarsi mezzi, associazioni e scuole realizzano progetti e
riescono a fare cose straordinarie in un momento segnato
nel nostro paese da un preoccupante depauperamento materiale, morale e culturale.
Oggi più che mai è importante non privare i ragazzi della loro infanzia e della loro adolescenza, è doveroso che abbiano accesso alla cultura come mezzo insostituibile di riscatto sociale e di elevazione morale e spirituale.
Pastorale e Domenica
Nuova Stagione
7 dicembre. Seconda Domenica di Avvento
Verso il Natale con sobrietà
Is 40, 1-5. 9-11; Sal 84; 2 Pt 3, 8-14; Mc 1, 1-8
Tempo fa, incontrando un’amica e vedendola fortemente dimagrita, le chiesi:
«Come mai sei così dimagrita?». Lei mi rispose: «Per prepararmi al matrimonio di
mia figlia. Ero troppo ingrassata e sarebbe
stato sconveniente presentarmi alle nozze
con quei chili di troppo accumulati negli
anni!». Si fa l’impossibile pur di presentarci convenientemente agli appuntamenti importanti della nostra esistenza.
Cosa stai facendo per presentarti convenientemente alla festa del Santo
Natale? Non presentarti impreparato alla
festa del Natale, altrimenti ci arriverai
senza aver ricevuto il battesimo di fuoco e
di Spirito Santo!
Per vivere il giorno della festa cristiana
(ogni festa cristiana) con spirito di gioia e
di amore bisogna prepararsi. Come?
Praticando la virtù della sobrietà, quella
virtù che ci porta a “dimagrire”.
Ci vuole sobrietà nel vestirsi. E allora,
non comprare altri capi di abbigliamento
se il tuo guardaroba è già pieno di vestiti!
Non spendere tanto denaro per i vestiti! Il
vestito deve essere “pulito” e non “firmato”!
La tua dignità non viene dal vestito che
indossi, ma dall’essere rivestito della gra-
RECENSIONI
I giovani amici
di Dio
Punto di partenza del libro è il famoso social network rivisitato in chiave cristiana:
“Facego(o)d – Aggiungiti agli amici di Dio”
che diventa lo spunto per conoscere tanti
ragazzi che nella Bibbia hanno incontrato
Dio, l’hanno sperimentato, hanno stretto
amicizia con Lui, come Daniele, Davide,
Samuele, Rebecca, Tobia, Sara…
Valter Rossi
I giovani amici di Dio. Storie di ragazzi e
ragazze dell’Antico Testamento
Edizioni Elledici – 2014
Pagine 64 – euro 5,00
Nuova Stagione
SETTIMANALE DIOCESANO DI NAPOLI
Editore: Verbum Ferens s.r.l.
Organo di informazione ecclesiale e di formazione cristiana
Reg. Tribunale di Napoli N. 1115 del 16.11.57 e del 22.10.68
Iscrizione Reg. Roc. N. 19131del 18.02.2010
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Vice Direttore VINCENZO DORIANO DE LUCA
Redazione, segreteria e amministrazione:
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Stabilimento Tipo-Litografico
Tel. 081.803.97.46
Chiuso in tipografia alle ore 17 del mercoledì
zia di Gesù Cristo! A te poi, amica lettrice,
vorrei anche ricordare che è importante
che il tuo vestito sia decoroso sia quando
vai in Chiesa che quando vai a qualche festa. Il pudore nel vestirsi è essenziale per
una donna che si professa cristiana.
Ci vuole sobrietà nel mangiare e nel bere. Il troppo cibo e il troppo alcool non
fanno bene né al corpo né allo spirito. La
bulimìa è diventata una delle malattie del
secolo.
Oggi si spendono troppi soldi per mangiare e bere eccessivamente e si continuano a spendere troppi soldi, poi, per andare dal dietologo! La sobrietà nel mangiare
e bere ci mantiene svegli e attivi non solo
nell’attività della vita quotidiana, ma anche per avere gli occhi sempre aperti verso le realtà del Cielo.
Ci vuole sobrietà nel parlare. Oggi non
si parla, ma si chiacchiera. E lo si fa per
“ammazzare il tempo”. Certo, il mutismo
è da condannare, ma la parola detta al momento giusto è lodevole.
Più si chiacchiera, meno si prega. Oggi
a causa del telefonino si è tentati continuamente di mettersi a chiacchierare.
Non si ama più il silenzio. E a chi non ama
il silenzio Dio non può rivolgere la Sua
Parola, che ha il potere di cambiare la vita. Chi è sobrio nel parlare non teme la solitudine. Anzi, la solitudine ricercata per
ascoltare la Parola di Dio ci plasma secondo il cuore di Gesù Cristo e ci prepara ad
essere messaggeri del Vangelo.
Infine, ci vuole sobrietà anche nel vedere i programmi televisivi.
Quante ore si trascorrono davanti alla
tv o al computer! Oggi, purtroppo, è la televisione che ci insegna come dobbiamo
vivere.
Eppure le vie ed i pensieri della televisione non sono le vie ed i pensieri di Dio!
Noi cristiani abbiamo la via, che è Gesù
Cristo, e abbiamo il Pensiero, che è Gesù
Cristo.
Perciò conformiamoci alla Via ed al
Pensiero, Gesù Cristo, per essere battezzati (immersi) completamente nell’amore
di Dio e nella verità del Vangelo.
Prepariamo allora la via del Signore e
raddrizziamo i suoi sentieri, attraverso la
virtù della sobrietà nel vestirci, nel mangiare, nel bere, nel parlare e nel guardare
i programmi televisivi. E, se ti preparerai
nella sobrietà, il Natale sarà per te un battesimo di fuoco e di Spirito Santo!
Lorenzo Montecalvo sdv
SANTI, BEATI E TESTIMONI
Beato Franco da Siena
Eremita carmelitano – 11 dicembre
Il suo culto fu approvato nel 1670, da Papa Clemente X per la diocesi di Siena e per l’Ordine
Carmelitano. Francesco Lippi nacque a Grotti, presso Siena in una famiglia nobile; trascorse la sua gioventù nella carriera delle armi e dandosi ad una sfrenata vita libertina. Avendo
conquistato Sartiano dagli Orvietani, in quella spedizione perse la vista. Per ottenere di nuovo la facoltà di vedere, fece voto di cambiare vita e di pellegrinare a Compostella.
Ottenuta la grazia, sciolse il voto, recandosi in pellegrinaggio anche a Roma, a San Nicola
di Bari ed a Loreto. Ritornato a Siena ebbe l’occasione di ascoltare la predicazione del domenicano beato Ambrogio Sansedoni, colpito dalle sue parole, si ritirò come eremita in una piccola cella, dove rimase per cinque anni facendo grandi penitenze.
In seguito si fece converso carmelitano, vivendo in una cella solitaria presso la cappella
della Madonna. Ebbe doni profetici, frequenti apparizioni di Gesù, della Vergine e degli Angeli
e anche varie tentazioni diaboliche; a Siena si conservano vari strumenti ferrei da lui usati per
la rigida penitenza; una maglia metallica, un collare, un cerchio per la testa, parte della catena con cui si flagellava. Morì a Siena l’11 dicembre 1291; parte delle reliquie furono portate
nel Convento Carmelitano di Cremona.
Beato Giovanni Marinoni
13 dicembre
Sacerdote dell’Ordine dei Chierici regolari detti Teatini, si dedicò insieme a San Gaetano
alla riforma del clero e alla salvezza delle anime e diede impulso al Monte di Pietà per l’aiuto
ai bisognosi. È chiamato il maestro dei santi teatini; nacque a Venezia il 25 dicembre 1490 da
genitori oriundi bergamaschi, al battesimo ebbe il nome di Francesco che cambiò in seguito
alla sua professione religiosa.
Allievo diligente negli studi fu chierico nella Collegiata di San Pantaleo, universitario a
Padova, sacerdote di vita e pietà esemplare, divenne prima sacrista poi canonico della Basilica
di San Marco, cappellano dell’Ospedale degli Incurabili e infine divenne teatino il 9 dicembre
1528, prendendo l’abito dalle mani di Giampietro Carafa che diverrà poi Papa con il nome di
Paolo IV e facendo la sua professione in quelle di San Gaetano da Thiene il 29 maggio 1530.
Ottimo predicatore fu seguito ed ascoltato da folte e anche dotte schiere di fedeli fra cui alcuni, divenuti vescovi e partecipanti al Concilio di Trento lo additarono come esempio di autentica predicazione evangelica. Rifiutò la sede arcivescovile di Napoli che il Papa teatino
Paolo IV voleva affidargli; nel 1558 iniziò dalle fondamenta la costruzione del nuovo convento di San Paolo Maggiore che sotto la direzione del dotto padre Gerolamo Ferro terminò nel
1565, tre anni dopo la morte del Marinoni.
L’età avanzata e le malattie ne avevano minato la salute, mentre lui continuava intensamente il lavoro e lo zelo per la salute del prossimo, in quel tempo di epidemie di colera che funestavano la città di Napoli e fu una epidemia che lo stroncò in pochi giorni, il 13 dicembre
1562.
Le sue spoglie si venerano nella cripta della basilica di San Paolo Maggiore che è poi diventata una vera e propria chiesa con ingresso diretto nella piazza antistante e dove sono anche le spoglie di San Gaetano da Thiene, del Beato Paolo Burali e altri venerabili confratelli,
quelle di Sant’Andrea Avellino sono invece nella sovrastante basilica.
Papa Clemente XIII, l’11 settembre 1762 ne confermava il culto che già da due secoli gli veniva tributato. Viene raffigurato con in mano il Crocifisso per la sua grande devozione alla
Passione di Cristo.
7 dicembre 2014 • 15
Il
coraggio
dell’impossibile
Una via nel deserto e una voce
in terreni disabitati, la speranza
per chi non ha più nulla e la
fiducia per chi è stato tradito,
valli innalzate e monti abbassati
e, per il peccatore, il perdono.
Tutto questo ha dell’assurdo,
almeno umanamente… è
inconcepibile per una mentalità
come la nostra, sempre abituata
a fare i conti con l’efficienza e il
miglior rendimento. Urlare in un
deserto è da folli, inutile spreco
di energie e risorse. Eppure il
profeta lo fa, perché sia chiaro
che la speranza non si arrende al
difficile, non tira i remi in barca
di fronte all’impossibile.
I profeti prima e il Battista poi,
instancabilmente annunciano la
determinazione di una speranza
che fiorisce proprio quando
tutto sembra impossibile, la
follia di un Dio che per amore ci
raggiunge e si fa uno di noi, la
novità dell’Emmanuele che,
nascendo, porta pace a cuori in
guerra.
Dio è vicino, è il nostro Dio, luce
nella notte, speranza nella
disperazione, vita nella morte,
fiducia nello scoraggiamento.
Lui c’è, ma noi dobbiamo
aprirci, spalancare le porte
all’impossibile, lasciarci stupire
dall’imprevisto. Lui è vicino,
oggi come ieri, e chi ha occhi
puri può vederlo, chi ha mani
innocenti può incontrarlo, chi
ha coscienza limpida può
urlarlo lì dove l’umanità è ferita,
preparando strade nuove nei
tanti deserti delle nostre città.
Una preghiera
da condividere
Vieni, Signore, Dio con noi,
entra nella nostra
storia personale, nei deserti
che il nostro cuore ha creato,
nelle solitudini che
abbiamo costruito per paura
di amare e soffrire.
Vieni Signore Gesù,
e germoglia come vita nuova,
risplendi come luce nella notte.
A te apriamo il cuore,
a te spalanchiamo la vita:
vieni!
Un sms da inoltrare
Dio, il tuo Dio è vicino. Vuole farsi luce; entrare nella tua vita e far
germogliare, nei deserti del cuore, la pace. Apriti a lui e fidati, è
dalla tua parte!
Mariangela Tassielli, fsp
Su www.cantalavita.com immagini e preghiera da scaricare e condividere sui social.
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