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CApriAtA d`OrbA - archiviostorico.net
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Guide dell’Accademia Urbense
CAPRIATA
D’ORBA
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Memorie dell’Accademia Urbense (nuova serie) n° 70
Collana diretta da Alessandro Laguzzi
Impaginazione di Simona Vaga e Alessandro Laguzzi
Segreteria: Giacomo Gastaldo
Le foto originali sono di Mario Tambussa e di Renato Gastaldo
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Guide dell’Accademia Urbense
MAriO tAMbUssA
GUidA di
CApriAtA d’OrbA
Accademia Urbense - Ovada
2006
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Capriata d’Orba
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CApriAtA
d’OrbA
paese dell’alto Monferrato, in
provincia di alessandria, Capriata
si trova adagiata su di una collina
circondata da vigneti ed affacciata
sopra la Valle dell’Orba. i tetti rossi, sotto i tre campanili, sembrano
gettati alla rinfusa su contrade,
piazzette, cortili dove sopravvivono le ultime tracce della sua movimentata storia millenaria.
il paese possiede disseminati
circa ottanta cascinali oltre alle frazioni Pratalborato, Giora, Barcanello e Aureliana, piccoli centri
tranquilli nella pittoresca campagna. ricca di amene passeggiate,
Capriata offre pregevoli scorci specialmente sulle pianeggianti terre
bagnate, oltre che dall’aurifera
Orba, anche dai torrenti Lemme,
Albedosa, Rivosecco. possiede un
clima salubre ed asciutto tranne in
alcuni giorni invernali, quando le
nebbie, salendo
dalla pianura, la
avvolgono confe rendole un certo
fascino.
i suoi abitanti
di “indole pacifica,
grandi lavoratori”,
come afferma il
Casalis nel suo
Dizionario Storico,
restano accorti ri-
sparmiatori, religiosi, tradizionalisti, amanti della buona e saporita
cucina e soprattutto portati a conversare, discutere …criticare all’ombra dell’alto campanile.
il dialetto, di matrice piemontese, è un misto di suoni molto aperti, ricco di terminologie a seguito di
apporti longobardi, spagnoli e francesi ed è pieno di allitterazioni,
vocaboli desueti e proverbi.
Facilmente raggiungibile, Capriata offre a tutti un’ottima occasione di relax e col suo “lento” trascorrere del tempo concede la possibilità di ricavarsi una parentesi
per rinfrancare spirito ed animo.
“Ci si sta bene!” è la parola ricorrente sulla bocca di quanti amano ritornarci.
Ecco alcuni suoi dati tecnici:
Nella pag. a lato, vista del campanile e abside della parrocchiale.
In basso, stemma comunale (disegno del 1927)
Superficie: kmq. 28,32 (64 ab. Kmq.);
45% pianeggiante - 55% collinare; Altitudine: paese 150 s.l.m.
(min.122 – max.275);
Longitudine: 8° 38’ da
Greenwich; Latitudine: 44° 44’ nord; Provincia: alessandria
(20 km.); Popolazione:1851 (max 3700
nel 1907); Mezzogiorno locale: ore 12 e
min.25; Misura di
superficie: staio 584
mq. (Ettaro circa 17
stare); Stemma: mulino a vento con scritta
“dulcis aura veni”
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Capriata d’Orba
A Capriata
Non per lodare ogni tua bellezza,
non per vantare ogni tua ricchezza,
e di certo, non per creare offese,
sarai dell’0rba il più bel paese?
Piangeva il sol lasciando la vallata
“ti rivedrò domani o bella Capriata?”
Rispose la luna con mezzo sorriso
“Dove lo vedrà tutto sto’ paradiso!”
(mario tambussa)
detto popolare della Val d’Orba:
“Quai d’Caviriò, tucchie ra mà e
loscie andò!” (Quelli di Capriata, tocca
loro la mano e lasciali andare!”
Cenni stOriCi
Esistono diverse ipotesi sull’etimologia del toponimo Capriata:
dalle numerose capre pascolanti su
questo pianoro, a case di pietra (caprìa) o case di pietra vicino al rio
come suggerito dalla versione in
vernacolo Ca-vi-rió.
La zona, che era attraversata da
percorsi che inerpicandosi lungo le
valli raggiungevano i passi montani, scendendo poi al mare, era abitata anche in epoca preistorica. Lo
testimoniano i rinvenimenti, in zona albedosa-tramontanino sul
masso di arenaria sangiu dei strie,
di coppelle e segni pediformi della
media età del ferro,
Ulteriore conferma della presenza sul territorio di centri demici
di Ligures, dovuta alla sua felice
posizione, giunge dai recenti scavi
archeologici in zona San Nicolao
che hanno messo in luce reperti di
attività funeraria del Vi-V sec. a. C.
in epoca romana, il territorio di
Capriata appartiene all’agro dertonense e, secondo recenti e detta gliati studi, il decumano (est-ovest)
della centuriazione attraversava il
centro paese per dirigersi verso la
cascina Gazzolo, mentre il cardine
(nord-sud) si indirizzava verso Silvano, attraverso le tante strade in -
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Capriata d’Orba
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Nella pag. a lato, panorama visto
dall’Orba
A lato, stele di S. Agata
In basso, reperti di ceramica risalenti al periodo romano (I-III
sec.d.C.)
terpoderali.
della presenza romana sono rimaste numerose traccie a partire
dalla grande stele di S. agata (i sec
d.C.) ritrovata nell’Orba nel 1926,
che assegna il territorio alla tribù
romana Pomptina (la stessa a cui
appartengono gli abitanti di dertona)
per finire con la recente scoperta
dei resti di un edificio rurale in
località Panattiano (i sec d. C.), che
è in corso di scavo.
altri ritrovamenti di reperti di
epoca romana sono avvenuti su
tutto il territorio comunale: in particolare a Castelvero, sull’albedosa, in un campo detto “dei mattoni”
o di “san Marziano”, si sono rinvenuti numerosi cocci di ceramica
campana, sigillata italica, e di altri
impasti locali ben cotti databili dal
i sec.a.C. al V sec. d.C. anche in
zona Pedaggera sono state rinvenute monete e tombe romane come
pure (da b. Campora) lungo la lo-
cale strada vecchia in prossimità
della zona cimiteriale dei Sangiorgi.
Questi ritrovamenti confermerebbero la presenza di un tracciato viario minore, usato come
bretella di collegamento,
per unire le due grandi
arterie consolari: la Via
Postumia e l’Aemilia
Scauri. Secondo alcuni
studiosi, il percorso partiva da Libarna e passando per Gavi e Castelvero
(Castrum vetus), raggingeva Capriata dove, guadata l’Orba, raggiunge-
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Capriata d’Orba
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Nella pag a lato, L’Orba selvosa
In basso, reperti archeologici vitrei
del periodo romano
Alla pag. seguente: in alto, resti
delle antiche mura bizantine
Alla pag. seguente: in basso, la vecchia torre (dis. m. tambussa)
A pag. 9, altorilievo con simboli
paleocristiani posto a lato dell’ingresso secondario della Parrocchiale
va Sezzadio per dirigersi verso
Aquae Statielle.(acqui)
La presenza di questo itinerario
ha portato la tradizione erudita, di
cui si è fatto alfiere bartolomeo
Campora, ad ipotizzare il transito
su questa via di decimo bruto
all’inseguimento di Marco antonio
(710 ad U.c.) e successivamente, in
epoca barbarica, di alarico re dei
Visigoti (403 d.C.) che, fuggendo
da pollenza, tenendo i colli “quos
Appenninum perhibent” ripassa il
fluvium miri cognominis Urbem
all’altezza di Capriata.
recenti studi sulla toponomastica romana ipotizzano come la colonizzazione, nel territorio capriatese,
possa aver creato i nuclei nel luogo
di Tollianum (doc. del 981) insieme
a Capriana (doc. 973) entrambi con
le tipiche caratteristiche dei toponimi fondiari latini.
Con l’avvento dei Longobardi
sale in primo piano la urbem va stissimam silvam (la selva dell’Orba
citata dal cronista paolo
diacono) luogo di caccia
riservato ai loro re, come
ci tramanda il toponimo
“bo-sco del Gazzolo”
appennini (la nostra zona) e durante questo loro interregno durato
fino al 605 costruiscono un limes
difensivo di castra che ingloba
diversi centri della zona, fra i quali
si ipotizza fosse compresa Capriata. a conferma di questa affermazione vengono indicati i resti di
una grande muraglia in pietra da
taglio ai piedi della torre.
ai tempi dei Carolingi il territorio è compreso nel contado e nella
diocesi di tortona, e secondo gli
storici Ghilini e Foglietta, prima
del secolo Xi, Capriata è addirittura un centro demico “indipendente” che vanta diritti sopra Gamondio (attuale Castellazzo bormida).
durante il secolo iX e metà del
X, la crisi del potere centrale sguarnisce i lidi dell’italia occidentale,
che diventa preda delle scorribande
dei Saraceni che saccheggiano ac qui (905) giungendo addirittura ad
accamparsi presso Libarna. Ma
verso il mille, la creazione delle
(Gahagi in longobardo vuol
dire bandita), ma anche
luogo di agguati e, al
caso, di incontri amorosi.
tuttavia, nel 568 i bi zantini
riconquistano
molti capisaldi oltre gli
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Capriata d’Orba
merebbe lo sviluppo di quel
precedente
castrum bizantino e l’importanza della nuova
curtis già fortificata.
marche arduinica, aleramica e
Obertenga, con il compito di difendere il territorio da nuove incursioni, dà inizio alla rinascita. Sorgono
così alte torri per trasmettere
segnali d’allarme dal mare fino alla
pianura, finché intorno al 980, grazie all’opera dei Marchesi Oberto
ed aleramo, cessa l’incubo delle
scorrerie lasciando però vive in
molte nostre zone leggende, toponimi ed etimi.
risale al 18 aprile del 973, la
prima comparsa in un documento
del nostro luogo. infatti nell’atto
stipulato in baliano, nel castello
sul fiume Ombrone, Lamberto,
marchese di legge longobarda e
figlio del fu marchese ildebrando,
vende ad un certo prete roprando
45 corti fra le quali “quadragesima
secunda capriana cum suo castel lo”. (La numerazione risponde a
precise suddivisioni territoriali
risalenti al periodo carolingio). La
dicitura cum suo castello confer-
Questo importante (per noi) atto
merita un cenno
particolare. il marchese Lamberto,
investito dal vescovo di tortona di
numerosi luoghi ed a seguito di varie
circostanze è costretto a ritirarsi nel
suo castello in toscana e, come sostengono gli storici, questa vendita fa parte
di un preciso piano. infatti, sedici anni
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Capriata d’Orba
dopo, la moglie obertenga di nome
Ermengarda, divenuta nel frattempo
vedova, riacquista dallo stesso prete
roprando tutti i beni venduti dal marito, svelando così il marchingegno
messo in atto per impedire che le terre
passassero in eredità ai parenti del suo
defunto marito.
Nello stesso periodo (981) fra le
donazioni della regina ed imperatrice adelaide all’abbazia San pietro in Ciel d’Oro di pavia, troviamo
Tuliano, luogo identificato a nord
dell’abitato insieme alla Basilica
ecclesia Sancti Nicolai de loco Toliano, chiesa successivamente assorbita dall’abbazia di San Siro in
Genova, e poi distrutta intorno al
1227 per le continue guerre.
di essa rimane solo il nome
storpiato di Tigliano: la più antica
via del paese, che correva nelle sue
vicinanze. Nell’atto delle donazioni, dopo tolianum, compare anche
terram depetro albesano e tutto
farebbe pensare (?!), storpiature in cluse, alla frazione capriatese di
prato (petro) alberato (albesano)
oggi Pratalborato.
Non sappiamo quando e perché
Capriata, posta nella contea di tortona (affidata agli Obertenghi) pas si sotto il dominio degli aleramici
Marchesi del bosco, che signoreg-
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giano le terre al di là dell’Orba, ma
all’inizio del Xii secolo un altro
cambiamento incombe. E’ l’affacciarsi in Oltregiogo del Comune di
Genova, (del 1121 è l’acquisto di
Voltaggio) che, non a caso, era stato preceduto dai monaci di San
Siro nella chiesa di san Nicolao di
Tolliano. proprio quest’ultima
preme ora per aumentare la sua
influenza, come si intuisce dai contratti di compravendita e permute
di terre effettuate dal monastero.
Sotto questa spinta il borgo capriatese, nel 1183, è costretto a
stringere con i propri consoli intese
con alessandria, città appena nata,
la quale promette in cambio di tutelare i diritti su Gamundii a quadraginta annis inferius, (cioè i loro
diritti su Castellazzo da quaranta anni
addietro). i patti sono però destinati
a durar poco perché nel 1210, soggiacendo alle crescenti pressioni, i
consoli capriatesi giurano fedeltà a
Genova come suoi vassalli. Nel
1218 l’intera popolazione spontaneamente giura fedeltà al Comune ligure vanificando l’influenza
degli alessandrini, la cui politica si
contrappone da tempo a quella
genovese. il periodo è costellato di
episodi ostili fra i due comuni.
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Capriata d’Orba
LA GUerrA di CApriAtA
Nel 1224, fra le due città si ha
lo scontro aperto. La Guerra di
Capriata, così sarà ricordata la vicenda, viene combattuta avendo
sullo sfondo lo scontro fra l’mperatore Federico ii e la Lega lombarda
alleata col papa. Gli alessandrini,
aderenti alla Lega, con i loro alleati tentano la conquista del borgo
capriatese ma gli uomini presenti
ed un certo bonsignore d’arena,
fabricato ibi trabucco, una specie
di catapulta, respingono l’attacco.
La lotta proseguirà con fasi alterne
per più anni. Nell'aprile del 1228,
profittando di una tregua proposta
da Milano, succede però il fattaccio: il podestà genovese, con gli
ambasciatori milanesi e senza scor-
ta militare, si reca
a Capriata per far
eseguire le clausole concordate
ma vi trova un
forte numero di
alessandrini
pronti ad invadere
il paese. Sbigottito, riesce ad avvisare gli abitanti
della minaccia e
poi inizia a parlare per alcune ore.
Stanchi di ascoltare, gli invasori
entrano nel borgo
e trovando solo
vecchi e malati li sgozzano. poi per
la rabbia disseppelliscono i morti e
li appendono alle mura, mentre i
capriatesi fuggiti, raggiunta Gavi,
poco dopo, vedono arrivare al
galoppo il podestà genovese con i
suoi compagni. E così gli alessandrini, padroni di Capriata, si stabiliscono nel borgo ricostruendo le
case bruciate ed iniziando a fortificarlo.
Ma nel frattempo, Genova
abbandona la posizione filo imperiale e così la Lega con Milano premono per la pace fra i due Comuni.
anche questa volta per risolvere la
questione vengono nominati degli arbitri:
gli alessandrini scelgono Sardo, arciprete
di alba, i genovesi fra Guglielmo da Voltaggio. Entrambi uomini di buon senso
decidono per la restituzione di Capriata a
Genova ma siccome su questioni minori
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Capriata d’Orba
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Nella pag. a lato, particolare delle
mura del lato ovest, nei pressi di
“Porta della valle”
In basso, casa medievale in via S.
Giovanni
non raggiungono accordi i due decidono di
chiamare un terzo arbitro. La scelta cade su
fra bartolomeo da Vicenza dell'ordine dei
predicatori domenicani. Nel 1231 i tre arbitri scrivono la sentenza concordata mentre fra bartolomeo, convince gli altri ad
aggiungere una sua clausola da leggersi un
anno dopo. Scaduto il tempo prefissato
(1232) e passati alla lettura, salta fuori che
Capriata è di metà ciascuno, Genova deve
pagare tremila pavesi per il pedaggio di
Gavi e deve anche far passare tutte le sue
merci per alessandria. Un accordo falso e
poiché nei due anni trascorsi i Genovesi si
sono rafforzati, mentre gli alessandrini no,
quest'ultimi capiscono la convenienza di
stare al giudizio dei due arbitri onesti
lasciando fuori fra bartolomeo, anche se
prima l'avevano corrotto.
fomentando la ribellione della
riviera di ponente e dei feudatari
dell’Oltregiogo e scatenandogli
contro buonaparte dei comuni piemontesi insofferenti della supremazia genovese. pavesi, alessandrini, tortonesi, acquesi, astigiani, Vercellesi, con gli uomini dei
Marchesi del bosco e del Marchese di Monferrato al comando di
Marino da Eboli, vicario imperiale,
si levano contro i Genovesi i quali,
allestito un esercito, cercano disperatamente di resistere. i Genovesi
riescono a respingere un primo
attacco nei pressi di Ovada.
Genova, che considera il luogo
strategico per i suoi commerci, rinforza subito le difese dell’abitato
con nuove mura e con la costruzione di un secondo castello:
castrum novum che avrà il compito
di proteggere il fiorente traffico
mercantile verso la pianura alessandrina.
Frattanto
Federico ii,
rafforzatosi
dopo la vittoria di Cortenuova e
stanco della
politica dilatoria
di
Genova,
mette
al
bando
il
Comune
l i g u r e
Capriata, presente nelle file genovesi
con i suoi uomini, riesce persino a fare prigionieri alcuni soldati tortonesi e quando
giunge l'ordine genovese di liberarli il
podestà capriatese si rifiuta giustificandosi
che il castello del borgo non è forte come si
crede, per cui ritiene di impiegarli per la
difesa in attesa di rinforzi.
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Capriata d’Orba
A lato, particolare della mura, ad
est, nei pressi della “Porta leona”
Nella pag. a lato, in alto affresco
della Madonna del Buon Consiglio
in via S. Giovanni.
Successivamente le truppe imperiali occupano la zona spingendosi in Valle Stura e qui avverrà lo
scontro decisivo che, dopo una battaglia sanguinosa, costringerà Marino da Eboli a ripiegare.
Non si erano ancora spenti gli
echi di questo fatto d’armi quando
nel 1247 avviene il tradimento del
castellano “…cosa operassero gli
alessandrini lo abbiamo dal Caffaro. Ebbino una segreta intelligenza con certo Bernardo Liberello, probabilmente castellano del
luogo, il quale promise di dar loro
nelle mani il castello di Capriata
che i genovesi contro i trattati avevano riedificato e reso forte. Gli
alessandrini secondo l’accordo vi
si portarono e l’ebbero in loro
potere insieme a tutto il borgo”.
a conferma dell’accaduto al traditore e compagni l’imperatore
concede una specie di salvacondotto “…immunitatis, licentie et
exemptionis …pro iuxta promissiones et pacta pro castro capriate”
dato in Cremona nell’anno 1248.
Frattanto è diventato papa il
“genovese” innocenzo iV, il quale,
grazie alla flotta della città ligure, è
riuscito a sfuggire a Federico ii e a
raggiungere Lione, dove convoca
un concilio che scomunica l’imperatore. ringrazia quindi i concittadini per averlo aiutato e poi, per
punire i tortonesi che avevano
“tenuto le parti dell’impero”, sentenzia che la chiesa Metropolitana
in Genova debba esercitare la propria giurisdizione su tutti i castelli
e sulle terre della diocesi di tortona, dove prima si estendeva il
dominio di Genova. perciò, nel
1248, le chiese di Capriata vengono unite alla diocesi di Genova.
Morto Federico ii (1250), il
papa lascia Lione (1251) e giunto
via mare a Genova, ed informato
dell’occupazione alessandrina di
Capriata, incarica il vescovo di
Noli, come suo rappresentante, di
operare la restituzione del borgo ai
Genovesi scrivendo anche agli
alessandrini di questa sua decisione. passa poi per Gavi, Capriata,
Gamondio, alessandria, pavia per
dirigersi a Milano evitando la Fraschetta, giudicata poca sicura.
alessandria non è in condizione
di resistere alle pressioni papali ed
infatti già nel 1252 Genova torna in
possesso di Capriata.
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Capriata d’Orba
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In basso, epigrafe in marmo del
1272, visibile nell’atrio del Municipio
Alla pag. seguente: in basso, casa
in via Tigliano
Nel 1272, una preziosa epigrafe
in marmo bianco (ora murata nel
Municipio), nel ricordare l’opera di
costruzione delle mura, celebra la
vittoria di Corrado Spinola, capitano genovese, contro Manfredo del
bosco. da questa data i del bosco
vengono completamente estromessi dal nostro borgo e dalla valle
dell’Orba.
Sono di questo periodo numerosi trattati riguardanti i tracciati stradali. infatti nel 1278, per tutelare
viaggiatori e merci, con la mediazione del Marchese di Monferrato, Genova e alessandria stringono un importante accordo: si prevede la costruzione di una strada
verso la Lombardia, che vada diretta in polcevera, per Fiaccone, Voltaggio, Gavi e Capriata: la famosa
“strada del corriere”.
Cintato con grosse mura al borgo di
Capriata si accedeva attraverso tre porte:
Porta di Genova a sud, con pedaggio, dove
arrivava la “strada del Corriere”; Porta
Leona ad est, prendente nome da un gran-
de leone disegnato sopra il portale e conducente verso lo scomparso Tulliano, la
Gabella (magazzino del sale genovese),
basaluzzo, Novi, alessandria; Porta della
Valle (Gallicante) ad ovest, che scendendo
sotto le mura passava presso il mulino (di
proprietà dell’abbazia cistercense di Civitacula, poi tiglieto), guadava l’Orba, toccando l’Ospitale dei pellegrini (ora cascina
Ospedale) per raggiungere il luogo Pedaggio o Pedaggera e la via Francigena e
romea.
Frattanto a Genova, Opizzino
Spinola, cacciati i doria, prende il
potere e nel 1313 infeuda Capriata,
alla sua famiglia. Già nel 1317
alessandria vende il paese ad un
certo Lanzarotto Merlani. Ma nel
1336 Genova ritorna assoluta
padrona del borgo e lo investe al
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Capriata d’Orba
marchese Malaspina.
Nel frattempo (1343) vengono
emanati i Decreti e Privilegi per
Capriata, un’anteprima degli statuti che verranno confermati successivamente altre volte.
Mentre in Genova continuano le
lotte di fazione, gli Spinola, estromessi dal potere, stringono un’intesa con i Visconti di Milano, interessatissimi ad avere uno sbocco al mare. Nasce così un esercito formato da fuorusciti
genovesi e da truppe ducali che
al comando di Luchino Visconti
marciano su Genova. i primi
centri a cadere sono Capriata e
Ovada. Ma la peste, che sta flagellando questi luoghi, non perdona e il duca milanese muore
senza poter terminare l’impresa.
Già l’anno successivo Genova tornata libera dirama
ordini ai castellani capriatesi e,
successivamente, chiede contributi per finanziare la costruzione di nuove galee contro
Cipro (1374), contro i Venezia-
ni (1380) ed ancora per le spese
della guerra contro i Visconti di
Milano.
il paese segue gli eventi genovesi anche quando Carlo Vi di
Francia, su invito del doge genovese antoniotto adorno, interviene
per frenare le continue discordie
assumendo il potere e governando
la città attraverso il famoso cava-
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Capriata d’Orba
Nella pag. a lato, in alto carta del
1347 con il borgo, mulino, la pieve
di San Giorgio.
A lato, finestra in cotto del 1400
In basso, tabernacolo per oli sacri
donato dal banchiere Ganducio
(Parrocchiale di San Pietro)
liere francese detto “il buccicaldo”. Nel 1409 i Genovesi si ribellano allo straniero e con l’aiuto di
teodoro ii di Monferrato e di Facino Cane, condottiero casalese ai
suoi ordini, si liberano del governo
francese. purtroppo, Capriata si
trova sul percorso che le truppe di
Facino, dette le “belve”, devono
compiere per raggiungere Genova
e così il borgo, al loro passaggio, è
brutalmente saccheggiato.
approfittando di questo periodo
di transizione (1411), il castellano
tommaso Conte si proclama assoluto padrone di Capriata. Nonostante ignori i ripetuti richiami a
restituire il borgo, l’uomo dimostra di assecondare il comune
genovese mentre nascostamente
appoggia Facino. tuttavia, allontanatosi il casalese, così come i Francesi da Ovada, Genova potrà ri prendersi il borgo capriatese, arrestare il traditore e condannarlo ad
essere esposto alla berlina nella
cavea, o gabbia, come esempio di
punizione ai traditori.
Sebbene il luogo sia ritenuto
importante dai Genovesi tanto da
dotare il castello di una guarnigione stabile formata da un caporale e
12 balestrieri, il paese coinvolto
nello scontro fra Genovesi ed i Visconti, cade sotto il controllo del
ducato di Milano (1418). Con l’interessamento del papa Martino V,
nella pace convenuta si stabilisce
che Genova deve pagare 150.000
fiorini d’oro a Filippo Maria
Visconti il quale deposita nelle
mani del pontefice, come garanzia,
diversi luoghi fra cui Capriata. Ma
in attesa che Genova paghi il
riscatto ecco il Marchese del Monferrato entrare in possesso di questi
luoghi ed il doge genovese, per non
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Capriata d’Orba
perdere un alleato, fa in modo che
sia la comunità a donarsi spontaneamente al Monferrato. Così
avviene nel 1421 attraverso un giuramento di fedeltà al Marchese il
quale concede al Comune capriatese speciali esenzioni e libertà di
imporre dazi e gabelle.
Le sconfitte subite dai monferrini nei confronti dei Milanesi portano il Marchese del Monferrato a
dichiararsi feudatario del duca di
Savoia (1434). Genova, scrollatasi
di dosso la dominazione milanese,
spedisce prontamente emissari per
riprendersi Capriata, ma purtroppo
non riesce nell’intento (1436) e la
perderà per sempre. Nel giugno del
1441 una delegazione ufficiale formata da Uomini Prudenti capriatesi è ricevuta a pontestura, nella
residenza estiva del marchese Gian
Giacomo che in persona accetta
l’atto di sottomissione e conferma i
precedenti Statuti in modo che gli
abitanti, secondo il loro solito, possano reggersi, governarsi, mantenersi, come regolarmente già
fanno. Si fa eccezione per alcuni
punti riguardanti il giudizio di persone e si stabilisce che per la carica di Sindaco la comunità capriatese debba presentare ogni biennio,
tre candidati di suo gradimento e
sarà poi il Marchese a decidere.
Nel 1495, i Capriatesi assistono
e rifocillano il francese Carlo Viii
quando, reduce della sconfitta a
Fornovo, sosta nel loro borgo pri ma di proseguire sulla strada del
ritorno verso la Francia.
Sembrano tempi tranquilli, al meno per il paese, ed infatti nel
1519, in Casale, i sindaci capriatesi prestano giuramento di fedeltà
alla principessa anna d’alençon,
tutrice del figlio bonifacio V di
Monferrato, la quale conferma statuti, privilegi ed esenzioni.
purtroppo nel 1527 ecco arrivare le soldataglie del barone Lodron
che, non ottenendo il contributo di
16.000 scudi d’oro dalla reggente
anna, ordina ai suoi Lanzichenecchi di infierire su diversi borghi fra
cui Capriata. Non a caso, ancor og gi, il termine dialettale Ludrö resta
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Capriata d’Orba
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Nella pag. a lato, in alto stemma
della famiglia dei Paleari (1571);
in basso, part. di carta del 1500
A lato, il paese in una carta del ‘600
Sotto, altare della B.V. del Rosario
nella chiesa parrocchiale
sinonimo di persona infame.
altro passaggio “storico” lo troviamo nel 1538, quando il papa
paolo iii, si reca a Nizza al convegno con Carlo V e Francesco i. da
voci tramandate, il pontefice si
sarebbe fermato lungo il percorso a
pratalborato, per bere ad una fontanella che, ancora oggi esistente,
viene ricordata da pochi come la
“fontana del papa”.
pochi anni prima, a seguito della scomparsa dell’ultimo marchese
della dinastia paleologa (1533),
l’imperatore Carlo V occupa il
Monferrato e dopo tre anni, fra i
tanti pretendenti all’eredità, lo
assegna ai Gonzaga. Capriata entra
così a far parte dei territori del
duca di Mantova.
in questo periodo (1582) i nobili Spinola costruiscono la grande
villa fortezza detta Salvago (successivamente chiamata araeliana
o aureliana) guardante il versante del Lemme in mezzo al grande
bosco del Gazzolo.
detto Spinola otteneva il permesso
dal Marchese di Monferrato di tenere
armi e di poter uscire armato in compagnia di quattro uomini armati, come pure
di avere una cappella, dedicata all’assunzione di M.V., un altare e di far celebrare la messa.
Nel 1625, all’entrata in guerra
di Genova contro i Savoia, l’esercito franco-piemontese occupa il
paese, distrugge gli archivi della
chiesa parrocchiale e pochi anni
dopo, nel 1630, come se non
bastasse, fa la sua comparsa
anche la peste.
Nello stesso periodo i Farabutti, grossa banda armata di
ladri ed assassini spalleggiati dai
Francesi, occupano il Castelvec-
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Capriata d’Orba
A lato, particolare dell’atto di
vendita di Capriata (1651)
In basso, interno della Confr. Ss.
Trinità, oratorio S. Michele
chio facendone la base per le
loro scorrerie. interviene il generale spagnolo Velada che, dopo
aver chiesto l’assenso della duchessa di Mantova, fa intervenire le truppe del generale d’artiglieria Serra il quale con otto mine, fa
saltare in aria il vecchio maniero
capriatese, dopo la fuga dei malviventi. resta in piedi un pezzo di
fabbricato e, per fortuna, la secolare torre.
Nel 1651 il genovese Carlo
doria acquista Capriata dal duca
di Mantova e nel 1696 il fratello
Leopoldo, divenuto poi erede, la
vende al nobile spagnolo Marco
antonio Grillo, duca di Mondragone, marchese di Clarafuentes,
facendo adirare non poco gli aspiranti acquirenti genovesi. il Grillo,
già padrone di basaluzzo e Carpeneto, continua a tenersi questa proprietà anche quando il Monferrato
entra a far parte degli stati del duca
di Savoia Vittorio amedeo ii, dopo
la guerra di successione spagnola
del 1703.
da allora, con il passaggio ai
Savoia, il borgo è coinvolto in tutte
le guerre della dinastia transalpina,
buon ultima la guerra di Successione austriaca. Sono anni nei quali i
Capriatesi assistono ad un continuo
transito di truppe, erogando contribuzioni straordinarie, allestendo
quartieri alle truppe di passaggio,
accontentandosi di non essere coinvolti in battaglie.
il 9 giugno 1746, i sudditi ca priatesi hanno però la consolazione
da bravi sudditi di poter ospitare il
loro re, Carlo Emanuele iii, che
alloggia nel Convento capriatese
degli O. M. di San Carlo.
Non si deve però alla grazia
reale, ma alla cocciuta difesa dei
propri diritti se nel 1748, nonostante il regio Editto del 1733, Capriata vince la causa contro la regia
Camera dei Conti di torino per
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Capriata d’Orba
19
A lato, tela raffigurante la Madonna Addolorata (chiesa Ss. Trinità)
In basso, cartina dei confini capriatesi (1709)
aver continuato a fruire dell’esenzione dal pagamento del dazio su
entrata e uscita delle vettovaglie,
come da vecchio diploma del
1421.
dA nApOLeOne Ad OGGi
Ormai gli sviluppi del paese
seguono i grandi avvenimenti storici. dopo il 1796, a seguito delle
vittorie francesi, nella piazza
principale viene innalzato l’albero della libertà ed ai primi di agosto del 1799, Capriata ospita per
breve tempo il giovane e coraggioso generale napoleonico Joubert
che morirà all’inizio della sanguinosa battaglia di Novi contro gli
austro-russi il 15 agosto.
Con la restaurazione il borgo
che dal 1708 faceva parte della
provincia di acqui ed era diventato
nel 1814 Capoluogo di Mandamen-
to del 1° Cantone di alessandria
coi comuni di pasturana e predosa,
entra a far parte della provincia di
Novi nella divisione di Genova
(1818). pochi anni dopo, nel 1829,
il conte Gerolamo rolla acquista il
feudo dal marchese Grillo, cancellando di fatto l’ultima larva del
periodo feudale.
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Capriata d’Orba
A lato, disegno di A. Cafassi
(1930 circa)
In basso, dove sorgeva l’ospizio dei pellegrini
Nella pag. a lato, cartolina
del 1905
Quest’ultimo è frutto di un
fraintendimento, poiché faceva
bella mostra di sé sul frontespizio
degli “Statuti e bandi Campestri
di Capriata” stampati in acqui nel
1620, venne erroneamente ritenuto l’emblema del luogo mentre era
l’insegna dello stampatore Gio.
Calenzani di acqui.
Capriata inoltre diventa
sede di collegio elettorale
comprendente i mandamenti di Capriata, bosco, Carpeneto, Castelletto, Ovada,
rivalta eleggendo anche a
deputato il capriatese ed
avvocato tito Orsini.
il risorgimento ha in Capriata
un protagonista in Angelo Orsini –
medico e patriota della Giovane
italia, amico di Mazzini e dell'ovadese domenico buffa.
Condannato nel 1833 a vent'anni di
carcere a Fenestrelle, ne scontò
nove tornando in libertà nel
1842 grazie all' amnistia per il
matrimonio del duca di Savoia.
Funzionario statale per i servizi
igienico-medici, nel 1854 fu
promosso segretario presso l'intendenza generale di Genova.
Con l’unità d’italia
Capriata entra a far parte
della provincia di alessandria e con decreto del
1863 si stabilisce con
“Capriata d’Orba” la sua
denominazione, mentre
per stemma ufficiale è
riconosciuto un mulino a
vento con la scritta “dulcis
aura veni”
tito Orsini (1815-1896) sarà un protagonista dell’italia unita. Senatore del
regno, principe degli avvocati d’italia e il
più grande avvocato in diritto commerciale
di Genova. deputato nella iX legislatura
aveva operato nel ministero depretis. Studioso di fama mondiale nel campo del
diritto commerciale era stato in seguito
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Capriata d’Orba
nominato senatore. Era lo zio materno di
Enrico brizzolesi. (Si narra che, se era in
ritardo, la stima da lui goduta era tale che
il treno a Novi lo aspettasse).
Capriata viene successivamente compresa nel iV Collegio di
alessandria e nel 1882 è Collegio,
con 27 Comuni, e Capoluogo di
Mandamento per basaluzzo-Fresonara-pasturana facendo eleggere i
deputati Borgatta, Cereseto e il
capriatese Brizzolesi, diventando
anche sede di pretura.
durante tutta la seconda metà
dell’Ottocento il paese vedrà au mentare la prosperità e un fiorire di
iniziative. dal 1881, passa ai piedi
della torre la tramvia Novi- Ovada
assicurando un veloce collegamento con i due centri e per Novi con la
rete nazionale. Non è l’unica iniziativa economica del periodo: nel
1872 in paese sorge una banca
pop. Coop. agricola Commerciale
(chiusa nel 1897) e nel 1898 una
Cassa rurale di depositi e prestiti.
21
Ma anche gli aspetti sociali non
vengono trascurati: nel 1875, nasce
la società Agricola Operaia di
Mutuo soccorso, che dopo diverse
sedi provvisorie troverà dimora
nell’attuale grande e luminoso locale inaugurato nell’anno 1908.
Oggi, dopo numerosi lavori di restauro e di risistemazione dei locali, la sede
accoglie degnamente un numero elevato di
soci sempre attivi per manifestazioni culturali e ricreative.
troviamo inoltre, la Congregazione della Carità per i poveri sorta
a metà dell’Ottocento, un Monte di
pietà, la banda Musicale attiva dal
1892 e sciolta nel 1940.
per meglio comprendere l’entità della vita economica del paese
va ricordato che in Capriata, fra il
1431 e 1723, operarono ben 20
notai, un dato significativo se si
considera che ad acqui fra il 1607
e 1714 ve ne erano cinque.
Fra la fine del ‘800 e i primi
decenni del ‘900 una figura di gran-
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Capriata d’Orba
de rilievo per tutta la zona, e non
solo per il paese, fu sicuramente
l’imprenditore enrico brizzolesi
(bologna1848-Capriata1930), fondatore dell’omonimo stabilimento
di filatura in Ovada, vero alfiere
dei cambiamenti in atto nella società del tempo. deputato liberale
democratico a partire dal 1900 rappresentò l’emergere e l’affermarsi
dei nuovi ceti imprenditoriali sui
vecchi notabili proprietari terrieri.
infatti si affermerà vincendo sull’ovadese Cereseto, esponente dei cattolici agrari; nel 1904 (su basso di Novi), nel 1909
(contro Lucerna e Schiavina), nel 1913 (sul
socialista Lucerna). (dopo la guerra 191518 si sciolgono i collegi di Novi e Capriata).
Eletto sindaco all’unanimità dal 1922
al 1930 fu un grande benefattore capriatese. Nel 1902 impiantò un cotonificio in
Ovada impiegando 162 operai. donò alla
comunità di Capriata,
nel 1923, l’acquedotto costruito a proprie
spese, fece erigere le bellissime Scuole,
ingrandì l’asilo di tranquillo bava, costruì
nel 1927 la mitica “passerella” (pianca)
sull’Orba (ora scomparsa) ma cara nel
ricordo degli anziani. riposa nel cimitero
monumentale di Staglieno, insieme alla
mamma Ester Orsini.
ad interpretare lo spirito dinamico di fine secolo, volto al progresso e al culto delle sue realizzazioni tecniche, fu certamente Giulio picollo (1880-1910).
imprenditore e continuatore della tradizione della distillazione delle acquaviti,
che, nata a fine ottocento per iniziativa di
un certo Guassardo, ha visto in lui il realizzatore di una grande distilleria (1902)
che troverà continuatori in porati ed in
quella prestigiosa di Montobbio attiva fino
agli anni settanta.
Ciclista, allenatore dello Stayer di pratalborato Vittorio Carlevaro (detto l’”Ovadese volante”campione italiano nel 1903),
automobilista, pioniere dell’aviazione
(brevetto n. 299 del 23-11-1910 a parigi)
morto con il suo bleriot durante una
prima dimostrazione di volo a San paolo
del brasile, dove è stato eretto un monumento in suo onore nel cimitero araçà
dove è sepolto.
Non dobbiamo tuttavia pensare che in questo periodo le attività culturali fossero tralasciate.
Esponente di punta in questo settore fu bartolomeo Campora
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Capriata d’Orba
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Nella pag. a lato, la grande distilleria di giulio Picollo
Nalla pag. a lato in basso, on. Enrico Brizzolesi e Giulio Picollo
A lato, il palazzo comunale
(1841-1921)
Cancelliere della Corte di appello di
torino, studioso attento e instancabile della
storia del borgo pubblicò numerose ri cerche su Capriata che si prefiggevano di
dare lustro al suo tanto amato paese, con un
riguardo particolare verso la torre.
in questa galleria di benemeriti
non si può dimenticare Mons.
Francesco Antonio Fracchia
(morto nel 1877) e, in tempi più recenti, Luigi Cavalli (1900-1978).
il primo vicario apostolico in Costantinopoli, arcivescovo di teodosiopoli che
terminò in Galata la sua carriera.
il secondo, nativo di Castelletto Monferrato, maestro elementare, direttore di
banda Musicale, organista, cultore della
storia delborgo e fotografo delle varie manifestazioni degli anni trenta.
poi la “Grande guerra” porta 62
capriatesi a morire nelle trincee del
Carso o sulle pendici del Monte
Grappa, e nel febbraio del 1919 il
paese affascinato dai principi di
pace ed equità propugnati dal pre-
sidente degli Stati Uniti Woodrow
Wilson gli conferisce la cittadinanza onoraria.
il periodo fascista nella nostra
zona coincide con la crisi del settore vitivinicolo attaccato dalla peronospera, mentre le feste vendemmiali, la guerra d’africa rappresentano il momento di maggior consenso per il regime.
il 13 agosto 1935 il
corso dell’Orba viene
spazzato dall ’ o n d a
immane provocata dal
crollo della
diga secondaria
del
lago di Ortig l i e t o .
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Capriata d’Orba
25
Alla pag. precedente in basso, la
famosa passerella in ferro
(foto di G. Carrara)
Nella pag. a lato, la vecchia torre
In basso, stemma nobiliari sulla
vecchia canonica
Capriata piange le sue 4 vittime e
la pianca strappata verrà subito
ricostruita.
La seconda guerra mondiale,
con un contributo totale di 33 vite
umane, vede nascere sui monti dell’appennino un forte movimento
partigiano, più volte colpito dalla
rappresaglia nazi-fascista, tanto che
la Benedicta è assurta a simbolo
nazionale di quel sacrificio, al quale
il paese dedica la “p.zza Martiri
della Liberazione”.
saracene) e dal nord, all'epoca dell'avanzata longobarda.
del castello rimane comunque
poco, a parte alcuni informi tratti di
muraglia, la torre (anticamente
mastio), alta e quadrata, massiccia anche come spessore di muraglie
che restringono di molto la canna secondo una tipologia tutt'altro che
frequente nella zona. Oggi in precarie condizioni di conservazione,
rimane tuttavia un resto imponente,
solo da poco di proprietà comunale.
Ma Capriata può vantare anche
altre vestigia del suo passato: sulla
Circonvallazione e sulla piazzetta
alcuni tratti di vecchie mura di
cinta; in via San antonio e via San
Giovanni case quattrocentesche; in
via tigliano due finestre in cotto
del 1400; alcuni affreschi, bifore,
epigrafi varie disseminate lungo le
vecchie strade del paese.
all’inizio degli anni ‘40 nascono anche
le Colonie Estive “Oddone Matteo”, primo
caduto della Seconda guerra mondiale.
LA tOrre deL CAsteL VeCChiO e
Le reLiqUie deL pAssAtO
Gli imponenti e visibili ruderi
della torre del “Castel Vecchio”,
sono i resti di una fortificazione già
esistenti in epoca altomedievale,
anzi, con ogni probabilità, la
fortificazione ha preceduto, in questo caso, il centro abitato. Capriata
è infatti il punto d'arrivo, in vista
dell'Orba e della pianura, di quella
catena di torri che, partendo da
parodi, in linea quasi retta attraverso la torre del Gazzo (oggi S. Cristoforo), Monte Colma, albarola,
proteggeva già in epoca carolingia
(e forse la sua fondazione va fatta
risalire ai tempi bizantini) le valli
dell'Orba e del Lemme dalle sgradite sorprese provenienti dal mare
(durante il periodo delle incursioni
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Capriata d’Orba
A lato, formelle in maiolica
dove sorgeva l’ospizio per i
pellegrini in zona Pozzolo
In basso, la villa fortificata
dell’Aureliana
mito il santo nel 1417-1418,
prendendone poi il nome;
alcune formelle visibili sulla
facciata di una casa in zona
Pozzolo (sotto la torre) dove
una volta sorgeva la “Casa
dei pellegrini”.
Numerosi toponimi ricordano
strutture scomparse o riadattate, fra
queste la zona Castelnuovo; la
zona Convento; l’Ospedale San
Gioachino del 1855; la Gabella
dove Genova teneva il sale per la
Lombardia; la cascina
Pedaggera e Pedaggio, per un confermato
pedaggio; la cascina
Ospedale storpiatura
di Hospitale per pellegrini nella zona di
Oltreorba (già esistente nel 1196); la grande
villa fortezza Aureliana sorgente in mezzo
al grande bosco del
Gazzolo e guardante
la Val Lemme (si ipotizza sorgente sopra
un’antica costruzione
templare (!?) e si narra
che avrebbe addirittura
nascosto
Giuseppe
Mazzini durante i
motti carbonari); la
cascina San Bernardino dove avrebbe dor-
altre formelle, vendute a fine
ottocento, sono state restaurate dal
museo civico di torino ed esposte in occasione dei Giochi Olimpiciinvernali 2006.
Le Chiese
Le chiese capriatesi sono appartenute inizialmente alla diocesi di
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Capriata d’Orba
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A lato, la statua lignea della B.V.
del Rosario (Parrocchiale di S. Pietro )
In basso, la statua lignea di San
Bovo (Parrocchiale di S. Pietro)
da secoli, era soggetto alla pieve di
Santa Maria in Lemure. Numerosi
rifacimenti l’hanno portato allo
stato attuale. all’interno, nella
navata sinistra, troviamo il bellissimo altare, con quattro colonne tortili di marmo nero africano lucido,
dedicato alla beata Vergine assunta (Cappellania istituita da Belengerio
Bertolotto nel 1401), e divenuta
dopo, per ordine di pio V di bosco
Marengo, Madonna del rosario o
regina delle Vittorie a seguito
della battaglia di Lepanto (1571).
Nella navata destra è visibile la
statua di San pietro, voluta nel
tortona fino al 1248, successivamente fino al 1803 a quella di
Genova. tuttavia, nel 1731, l’arcivescovo di Genova costituì in
Capriata un vicariato generale, che
oltre alle Chiese di Capriata comprendeva anche quelle di tassarolo
e pasturana. in epoca napoleonica
dal 1805 al 1817 le chiese del
borgo appartennero alla diocesi di
acqui, e da allora fino ad oggi a
quella alessandrina.
ChiesA di s. pietrO ApOstOLO
Questa Chiesa parrocchiale è
un’antica costruzione romanica a
tre navate che presenta lungo il lato
della p.zza Garibaldi un porticato.
il primo documento storico risale
al 1204, ma l’edificio, esistente già
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Capriata d’Orba
A lato, interno della Parrocchiale
di San Pietro apostolo.
In basso, particolare del grande
quadro di Luca Cambiaso (Parrocchiale di S. Pietro)
1989 dal parroco
attuale don aldo
dolermo e in un’altra
cappella la statua
equestre di San
bovo, proveniente
dallo
scomparso
Convento ca-priatese. Un bellissimo
crocione dal peso di
105 kg., di chiara fattezza ligure, è stato
donato dal parroco
attuale per il suo
25.mo anno di sacerdozio e fa bella
mostra durante le
solenni processioni.
il grande quadro
del genovese Luca
Cambiaso si trova a
destra sopra la porta
del campanile, mentre quadri seicente-
schi (di scuola genovese) decorano
le pareti del coro. La sacrestia, i cui
armadi in stile barocco sono realizzati in noce, è una stupenda opera
di artigianato piemontese e conserva calici e pisside dell’orafo ed
incisore genovese torretta.
il campanile del tempio, eretto
atterrando parte delle vecchie mura
e con l’aiuto della popolazione, è
stato fortemente voluto dal prevosto bartolomeo Giordanelli nel
1791; ha la forma ottagonale,
misura metri 41,50 d’altezza e pos-
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Capriata d’Orba
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A lato, fonte battesimale in marmo
della Parrocchiale
In basso, la facciata della Confr. Ss.
Trinità, oratorio S. Michele
mentre le decorazioni sono del fratello tommaso e del pittore Giuseppe Ferraris. i tondi rappresentano angioletti che reggono i simboli
della passione, mentre al centro
sono raffigurati: San Vincenzo Ferreri, la SS. trinità, e l’addolorata.
L’opera è stata eseguita nell’anno
1863.
Fra i tesori che racchiude ricordiamo: una piccola campana del
1544, diversi quadri seicenteschi:
Madonna con due Santi e le anime
purganti, San Vincenzo che prega
siede cinque campane anche con
suono automatico. È un simbolo
capriatese molto amato specialmente da quanti dimorano lontano.
Svettano sull’abitato, dai tipici
coppi rossi, i campanili barocchi
(con 5 campane) dei due Oratori
che ospitano le Confraternite dei
disciplinanti.
L’OrAtOriO di s. MiCheLe
Ubicato in centro paese, con
una facciata segnata da quattro
paraste, chiusa in alto da un timpano, con planimetria stretta e lunga,
ospita la Casaccia di San Michele,
la più vecchia del paese, già esistente nel 1494 e che nel 1682 si
aggrega a quella della ss. trinità
in roma, legata al “riscatto degli
schiavi”. L’interno presenta la
volta a botte con riquadri centrali e
tondi laterali affrescati da pietro
ivaldi, detto “il muto” di ponzone,
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Capriata d’Orba
A lato, crocione processionale d’argento della Ss. Trinità
In basso, Facciata della Confr. Ss.
Annunziata, oratorio S. Giuseppe
refice genovese Gio. Canepa, acquistata nel 1844 è costata lire
nuove piemontesi 5.377.
Come impone lo statuto durante
le processioni i confratelli indossano la tradizionale cappa rossa.
OrAtOriO di sAn GiUseppe
la Madonna, San Defendente fra
due Papi, un Annunciazione, in
attesa di restauro, statue di San
Michele, San Defendente, San
Francesco da Paola (?), un prezioso organo agati di pistoia del 1839,
ed una croce processionale di scuola maraglianesca in legno di rosa,
rivestita d’argento a sbalzo dell’o-
L’Oratorio ospita la Confraternita dedicata alla ss. Annunziata.
L’edificio sacro, che è ubicato
accanto alla torre del Castel Vecchio, nel punto più alto del paese,
gode di una vista invidiabile sopra
la pianura. La chiesa e stata recentemente restaurata, dopo i danni
del terremoto, al suo interno custodisce un altar maggiore in marmo
dello scultore brugnetti (1765), un
coro in noce di mano dei maestri
Zaverio e pulacini (1778), un organo della ditta novese bianchi, una
croce in argento fatta dall’orefice
Gio. Canepa nel 1844, ed altri og -
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Capriata d’Orba
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A lato, interno della
Confr. Ss. annunziata
In basso, tela raffigurante la Madonna con due
santi e le anime purganti
getti e quadri di fattura più recente.
durante i riti religiosi i confratelli indossano cappe bianche con
tabarrini azzurri
in Castelvecchio, affiancato alla Confraternita dell’annunziata, sorge il vecchio Ospedale di san Gioachino, costruito nel 1855 dopo che i confratelli si erano
stancati di ricoverare in chiesa i malati del
“fatal morbo asiatico” (il colera) che flagellava il paese negli anni 1854-1855.
Sempre sotto la torre esiste ancora la
casa dei Norcia dove sostò ospite, nientemeno che, Gabriele d’annunzio nell’anno 1923. Una piccola iscrizione marmorea ne ricorda l’avvenimento.
pieVe di sAn GiOrGiO
La pieve di san Giorgio, chiesa monastica dipendente dal
monastero di san Siro in Genova,
che ha dato il nome all’intera zona
dove sorge oggi il cimitero, compare nei documenti dell’anno
1428 con un reddito di 20 fiorini
d’oro. La sua ubicazione sulla
“strada vecchia” ed il ritrovamento di antiche monete romane nelle
vicinanze, confermerebbero l’esi-
stenza di quel tracciato
romano minore di cui
abbiamo parlato. Viene
citata, durante la visita
dell’emissario apostolico nell’anno 1585,
come “alias parochialis
capriatae” ma, atterrata
a fine dell’ottocento,
non ne rimangono tracce se non in una precedente cartina.
sAn GiOVAnni bAttistA,
Nei pressi della piazza, dando
nome alla via, si trova la chiesa
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Capriata d’Orba
A lato, chiesetta di San Giovanni
Battista
In basso, la cappella della
Madonnetta
dedicata a san Giovanni battista,
restaurata nel 1929 per il giubileo
dell’allora parroco e valente compositore organista don barella.
Costruzione facente parte di un
vecchio ospedale, i documenti
sono del 1400, le stanze rimodernate sono ora sede del Circolo Cattolico “san sebastiano”.
COnVentO di sAn CArLO
il convento di san Carlo
dei Minori Osservanti (ordine
agostiniani) sarebbe stato fondato nel 1610, (a meno di
un’altra intitolazione precedente), e col saccheggio del 1645
ad opera degli spagnoli, l’archivio è andato distrutto. Con-
teneva 16 celle, libreria, orto ed
aveva un bosco messo a disposizione dalla comunità capriatese.
in data 16 agosto 1802 viene soppresso da Napoleone i con all’attivo 12 frati. Secondo testimonianze e vari ritrovamenti esisteva una galleria che si collegava al
Castelvecchio per poi sbucare
sotto le mura vicino alla fontana
di fronte alla Madonnetta. Quest’ultima è una minuscola cappella medievale, dedicata alla
Madonna delle Grazie e santa
rita, voluta nell’ottocento dalla
popolazione a seguito delle gravi
ruberie ed assassini compiuti
sulla vecchia Via dei Mercanti o
Barbacanva uscente dal borgo.
ChiesA di sAn rOCCO
La piccola chiesa di san rocco
sorge al termine della lunga allea di
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Capriata d’Orba
33
A lato, chiesa di S. Rocco
In basso, il monastero dei
Frati Contemplativi
chio in Gavotti.
platani: probabilmente sorta nel
1600, a seguito della peste, e
restaurata nel 1972, conserva una
bella statua lignea portata in processione la sera del 16 agosto.
[nota storica - Nel 1582 l’Emissario
apostolico della Curia Genovese, Mons.
bossio, visita tutti i paesi dell’Oltregiogo
ligure, ma secondo lo studioso L. tacchella la visita non fu completa a causa
della sua malferma salute. Completò la
visita Carlo Montilio, nel luglio del 1585
e nel suo rapporto si elencano, oltre alle
costruzioni succitate, alcune piccole cappelle campestri dedicate a San Sebastiano, San Giovanni, San Nicolao, Santa
Caterina, San bernardino e San Giustino, Santo ambrosio e san defendente e
la Ss. trinità nella località Spinola]
Un Monastero di Frati Contemplativi ha trovato da marzo
del 1970 la sede nella panoramica ed isolata villa bricco del cav.
brizzolesi (vecchia “casa degli
spiriti”) sopra la valle dell’albedosa. Questo grazie alla donazione della marchesa Carolina Finoc-
Nella zona bassa del
paese, sorge il mulino
(primo doc. nel 1186 con
bolla di Urbano iii) insieme all’aqueductibus (bedale o acquarolo) costruito
dalla famosa abbazia
cistercense di tiglieto, ed
una lapide logora del 1701,
sul fabbricato, ne da testimonianza. Con la sua
forza idraulica ha fornito la prima
luce elettrica al paese nell’anno
1911 ad opera di Laguzzi.
dell’asilo infantile, sorto nel
centro paese intorno al 1850 per
merito del benefattore tranquillo
bava, sono state cancellate le trac-
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Capriata d’Orba
In basso, l’edificio scolastico eretto
a “ricordo dei caduti”
Nella pag. a lato in alto, lo stabilimento Saiwa
In basso, rappresentazione del Presepe vivente
ce ed ora la nuova scuola Materna ha trovato spazio nella villetta
vicino alla chiesa di san rocco
grazie alla donazione del benefattore pizzorno Michele.
Sede delle scuole elementari e
medie, erette a “ricordo dei Caduti” nel 1928, è l’imponente edificio
all’inizio dell’allea, costruito per
intervento di Enrico brizzolesi,
benefattore del paese la cui memoria si conserva nel nome della
biblioteca comunale.
settore primario può contare ancor
oggi su numerosi addetti.
L’industria è presente con la
saiwa che ha trovato nell’area
capriatese oltre il fiume Orba una
dimora stabile per il suo secondo
stabilimento produttivo di biscotti.
troviamo la selex fondata nel
1959 come azienda specializzata
nelle soluzioni tecniche di trattamento del denaro ottenendo i favori del mercato italiano ed estero; la
bodrato (con nuovi proprietari) e
la nicol’s (fondata nel 1980), che
con i loro prodotti dolciari di altissima qualità portano il nome di
Capriata in italia e nel mondo.
L’artigianato locale affianca a
vecchi e tradizionali mestieri,
come il sellaio, le moderne attività
di produzione, riparazione e servizi
Capriata d’Orba ha sempre
avuto uno degli elementi portanti
per la propria economia nell’agricoltura: grazie a terreni molto fertili e produttivi, particolarmente
adatti a diversi tipi di coltivazione
(cereali, viticoltura, foraggio) il
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Capriata d’Orba
vari. il piccolo commercio di bottega è ancora presente e la qualità
dell’offerta soddisfa le esigenze
paesane.
Un cenno particolare merita la
cucina che propone piatti robusti e
saporiti riprendenti, a secondo della stagione, sapori monferrini e liguri. anche diversi dolci prodotti
dal forno locale trovano largo consenso insieme alla tipica focaccia
ligure.
Nei ristoranti del paese, “il
Moro” e “La corte dei grilli” si
possono gustare specialità meritevoli di sosta.
il vino, con i suoi quattro
d.o.c. (Cortese, Gavi, dolcetto, barbera) è orgoglio
locale dei produttori e delle
numerose aziende vinicole
operanti nel territorio con
esportazione anche all’estero. presso i privati altri tipi
di vino meditano dentro gli
“infernotti”, piccoli locali
scavati nella terra adibiti al
lungo invecchiamento.
La principale manifestazione, che ha permesso di far
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conoscere il nome di Capriata a
livello regionale, è stata il presepe
vivente. Nella magica notte di
Natale, alla fioca luce delle torce,
strade e porticati creano uno scenario spettacolare. Un maschietto del
paese, ultimo nato nell’anno, rappresenta Gesù bambino rimirato e
filmato dalle migliaia di visitatori
mentre fanno cornice un gran
numero di comparse, vestite come
nell’antica palestina e proponenti
anche i vecchi mestieri locali.
L’antichissima fiera patronale
di San pietro, ricorrente la prima
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VOLtaGGiO
domenica di luglio, vedeva un
numero elevato di bovini ed in
quell’occasione i commercianti
stabilivano il prezzo delle bestie
valevole per tutti i paesi del circondario. pure ovini, suini ed equini
colorivano quel mondo scomparso
e ricco di tante persone affaccendate. riattivata nel 2005 lungo il
viale alberato, la fiera ha proposto
anche la prima sagra delle “lasagne
con i stubiaröi” , un piatto della
tradizione locale a base di lasagne
con i fagioli seminati, una volta,
nelle stoppie dopo la mietitura.
Oltre alla fiera, nel pomeriggio,
una solenne processione porta a
sfilare i bellissimi “crocioni” posseduti dalle diverse Confraternite
religiose invitate dall’attuale parroco. Una manifestazione che ha
raggiunto notevole partecipazione
di fedeli e curiosi.
La seconda festa patronale,
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Capriata d’Orba
quella della Madonna del rosario
(prima domenica d’ottobre) vede
solo una processione con la bella
statua lignea.
per lo sport si denotano cali nel
glorioso e tradizionale tamburello,
gioco che ha sempre coinvolto giocatori e spettatori di questa antica
passione monferrina. attualmente
è in progetto un centro sportivo
comprendente anche la piscina, il
tutto per offrire i comfort per un
soggiorno estivo piacevole senza
doversi spostare in altri luoghi.
il calcio, con alti e bassi, rimane
ancora attivo, insieme al gioco
delle bocce dentro il locale pluriuso “don angelo Campora” adibito
attualmente a bocciodromo.
Ultimamente nella splendida e
tranquilla campagna capriatese è
stato inaugurato (21 1.06) il centro
ippico belvedere: una centro ippico di grande prestigio che ospiterà
cavalli e cavalieri che quì nella
quiete della campagna potranno
allenarsi con le ottime attrezzature
e la necessaria concentrazione in
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vista di importanti appuntamenti
agonistici. Oltre all’addestramento
dei cavalli la nuova struttura è stata
dotata di un fondo con caratteristiche strutturali identiche a quello
francese toubin Clement, quindi
elastico e in grado di salvaguardare
le delicate articolazioni dei cavalli.
per il tempo libero si praticano i
più svariati hobbies fino all’antica
e nobile caccia che oltre a lepri e
fagiani oggi mira ai più voluminosi cinghiali. Non va dimenticata la
pesca che fra le verdi e silenti
sponde dell’Orba offre momenti di
svago in completo relax. Un cenno
merita anche la ricerca dei funghi
nei vari boschi del circondario, da
sempre una passione di incalliti
personaggi autoctoni.
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Capriata d’Orba
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A pag. 36 in alto, la tradizionale
processione dei Cristi
A pag. 36 in basso, il centro ippico
“Belvedere”
A pag. 37 in alto, la villa Val
Lemme “bed and breakfast”
A pag. 37 in basso, Centro ippico
“Belvedere”
Pagina a lato, ingresso al Golf
Club Villa Carolina
In basso, vista su alcuni campi
rispettano le tendenze moderne
il tennis, l’equitazione, e soprattutto il prestigioso Golf Club Villa
Carolina, al centro di un parco
secolare con la sua elegante club
house ospitata in quella che fu la
residenza estiva del marchese
Gavotti e della moglie Carolina: un
luogo dove la natura pare incontaminata lungo le sponde dell’albedosa. progettato da un americano è
inserito in un’area di oltre 110 ettari, prevede due percorsi di 18 e 9
buche della lunghezza complessiva
di 9730 metri. Villette, piscina,
campo da tennis, ristorante, beauty
farm completano il centro, che è
frequentato da molti v.i.p. facendo
così conoscere il nome Capriata in
tutta l’italia.
ancora in una splendida dimora
la Villa Val Lemme è diventata un
suntuoso “bed and breakfast” legato ad un circuito orientato verso
ricchi turisti dei paesi scandinavi.
Conclusione
Da vecchio paese tradizionalista,
Capriata lentamente affronta i nuovi
tempi, dimenticando le passate usanze ancora vive in quanti le hanno
vissute (festa dei coscritti, canto
delle uova ed altro ancora)
Come altri luoghi della vallata, il
borgo si adegua ai nuovi tempi af frontando il tutto con una certa
calma e riflessione, ed è per questo
che viene spesso ricordata con piacere e ricercata come luogo di soggiorno. I suoi pianori, fra boschi e
vigneti, sono piacevoli percorsi per
lunghe passegggiate per quanti
amano gustare gli autentici profumi
e suoni della sua natura verde.
Noi continueremo ad operare
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Capriata d’Orba
perché queste sue caratteristiche
rimangano integre.
Pier Sandro Cassulo
bibLiOGrAFiA essenziALe
G.b. rOSSi, Ovada e dintorni –
roma 1903
LOrENZO taCCHELLa - La visita
Apostolica di Francesco Bossi alla
Pievana della città di Gavi- Gavi
1987; id, Insediamenti monastici delle
valli Scrivia, Borbera, Lemme, Orba e
Stura – Novi Ligure 1985
Carteggio di Pileo de Marini
(1400-1429) Genova- 1971 Soc. Ligure di storia e patria.
Storia del Monferrato, (pag. 231232 ed altre)
Carlo Cairello e Valerio tacchinoil Convento di Capriata, acc. Urbenseanno V-n.3
«Novi Nostra», Varie pubblicazioni di
autori diversi
«Urbs silva et flumen», Varie pubblicazioni di autori vari
«Quaderni della Soprintendenza
archeologica del piemonte», n.14.
MaNUELa CONdOr,
La Romanizzazione della val d’Orba:
un Territorio fra Liguri e Romani, Le
Guide dell’associazione alto Monferrato 2005.
bartOLOMEO CaMpOra (tutte le
sue pubblicazioni presenti nella biblioteca di Capriata d’Orba)
In alto, Capriata
Tela di A. Cafassi
(1933)
A lato, Bartolomeo
Campora, l’erudito
cultore di storia
capriatese
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Questo volume, a cura dell’Accademia Urbense,
è stato impresso nel mese di Maggio 2006
dalla tipografia Canepa di Spinetta Marengo
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