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Inquinamento da rumore: normale tollerabilità e inquinamento

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Inquinamento da rumore: normale tollerabilità e inquinamento
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INQUINAMENTO DA RUMORE
NORMALE TOLLERABILITA' E INQUINAMETO
ACUSTICO ACCETTABILE
Mario Novo
Laboratorio di Acustica Applicata
Limbiate - Via 2 Giugno, 13
tel: 02-99054495, fax: 02-99482199,
e-mail:[email protected]
Sommario
PREMESSA ..................................................................................................................................... 2
RUMORE: NORMALE TOLLERABILITA’ E SALUTE .................................................................. 2
LA NORMALE TOLLERABILITA’ - CRITERIO DI ESTRAZIONE
GIURISPRUDENZIALE .................................................................................................................. 7
I PARAMETRI NUMERICI DEL CRITERIO DELLA TOLLERABILITA’...................................... 10
QUANDO IL TECNICO HA “BENE E FEDELMENTE” RISPOSTO AL
QUESITO......................................................................................................................................... 13
SCHEMATIZZAZIONE DEI CRITERI ............................................................................................ 15
IL CRITERIO DELLA NORMALE TOLLERABILITA’................................................................... 15
IL CRITERIO DELLA ESISTENZA DI INQUINAMENTO DA RUMORE...................................... 18
I PARAMETRI RAPPRESENTATIVI NELLE RILEVAZIONI........................................................ 22
LE DISPOSIZIONI LEGISLATIVE E REGOLAMENTARI.............................................................. 27
OSSERVAZIONI CRITICHE ALLE DISPOSIZIONI REGOLAMENTARI ...................................... 30
IL QUESITO TIPO........................................................................................................................... 39
MARIO NOVO PhDoctor - MSc Engineering - Pacific Western University - USA
TECNICO COMPETENTE - D.P.G.R. LOMBARDIA n° 4102/98 (ex. art. 2, comma 6 e 7, L.q. 26.10.95, n° 447)
Socio Fondatore ASSOACUSTICI
21047 S A R O N N O - via a. volta, 19/21 - tel.: 02 99.05.44.95 - fax.: 02 99.48.21.99
E-mail: [email protected]
cod. fisc. NVOMRA45E13L727U
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1.PREMESSA
La lotta contro l’inquinamento da rumore deve svolgersi in ogni possibile
contesto, con il contributo di tutte le componenti preposte ognuno per le proprie
competenze.
E’ nell’autonoma gestione delle risorse di lotta che si può intravedere il
traguardo da raggiungere: una migliore qualità della vita.
Il Legislatore pone a disposizione, per quanto di competenza, strumenti che
mirano a ridurre l’inquinamento da rumore; lo strumento espresso in limiti assoluti e
relativi di normazione delle sorgenti di rumore, ad uso delle Pubbliche
Amministrazioni, a cui i cittadini, ognuno per le proprie responsabilità, devono
sottostare, calato sul contesto locale, lascia al privato facoltà di attivarsi per la tutela
civilistica finalizzata ridurre in termini di tollerabilità la immissione disturbante,
diritto, “erga omnes”, costituzionalmente sancito.
Così, diviene vitale non confusionare sui criteri che sono e devono restare
propri di ogni contesto, così come è vitale non scambiare i ruoli che ad ognuno
l’ordinamento assegna.
Lo scritto, con il basilare e non surrogabile aiuto delle citazioni
giurisprudenziali, individuato inequivocabilmente il criterio giurisprudenziale della
tollerabilità, comparativo e riferito alla analisi del caso concreto, passa alla
elencazione delle disposizioni regolamentari, propone alcuni punti di critica alle
stesse, per giungere alla analisi critica del criterio dell’inquinamento che non fa
intravedere finalità sostitutive nei confronti del più oculato e calzante criterio
giurisprudenziale della tollerabilità, chiarendo in ultimo, per quanto possibile i punti
di rischio nascosti nelle tecniche di misurazione del rumore.
2.RUMORE:NORMALE TOLLERABILITA’ E SALUTE
Questa materia, che è estremamente delicata, trattandosi della salute dei
cittadini, richiede a tutte le componenti preposte un salto di qualità che è
semplicemente doveroso: salto di qualità che si deve concretizzare nelle conoscenze
sulla specifica materia in campo giurisprudenziale ed in campo tecnico.
In rumore è per sua natura fisica destinato a propagarsi ed ad interessare gli
ambienti collocati anche ben oltre il sito ove la sorgente è collocata.
L’invadenza indiscriminata dell’ambiente circostante, sia esso esterno esteso
o abitativo confinato, è caratteristica peculiare della emissione rumorosa.
Proprio l’invadenza senza confine, né spaziale né temporale, è la prima causa
del rigetto che il ricettore oppone nei confronti della immissione intrusiva.
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L’immissione giudicata intrusiva, interferente con il normale svilupparsi della
vita del ricettore, determina la condizione di disagio che si riverbera sulla salute del
soggetto esposto interessando le varie sfere emotivamente sollecitabili.
Il caso di rumori immessi negli ambienti di vita, provenienti da impianti o
sorgenti estranee di difficile intercettazione, è di spessore notevole ed implica gravi
penalizzazioni al problema.
Purtroppo il corpo umano non è strutturato per difendersi dal rumore.
La nostra finestra sul mondo del rumore è sempre aperta; il nostro udito è
sempre all'erta anche durante il sonno, allorquando entra in azione il sistema di
vigilanza (neuro-vegetativo), che reagisce indipendentemente dalla volontà del
soggetto in presenza di stimolo sonoro.
Geneticamente, il segnale acustico intrusivo ed indesiderato comporta
reazioni di vero e proprio allarme che tende ad ingigantirsi, ad autoalimentarsi ed ad
influenzare tutto il sistema di vita, provocando il sovvertimento delle più svariate
attività organiche e ghiandolari.
Sono note le conseguenze sul complesso sistema rappresentato dal corpo
umano: vi può essere pregiudizio per sistema nervoso, apparato cardiovascolare oltre
a quello digerente e respiratorio; ovviamente l'implicazione avviene in misura
diversa in funzione della reattività specifica di ognuno.
In permanenza di pregiudizio a livello organico, con situazione di stress
reiterato dalla continua immissione intrusiva le reazioni conseguenti possono
diventare patologiche.
Il rumore è stato classificato, dalla ricerca medica, uno degli stressor più
insinuanti che coinvolgono risposte reattive anche violente richiedendo la
partecipazione di tutto l'organismo.
I rapporti medici in materia non sono certo rassicuranti e l’esposizione al
rumore mal tollerata sempre più spesso sfocia in prese di posizione anche violente.
Quando il rumore è martellante ed indebitamente immesso in ambiente si può
giungere anche alla reazione diffusa della collettività.
Quindi l'inquinamento da rumore rappresenta una vera e propria mina
vagante, con detonatore innescato: nel momento che investe la risposta della
comunità, la deflagrazione è inevitabile, scoppia in male sociale a livello epidemico a
cui si deve porre un limite fermo ed invalicabile.
Il rumore, interferisce con l'equilibrio psico-fisico del soggetto esposto,
minaccia palesemente il bene salute: é usata violenza nei confronti del diritto alla vita
che deve svolgersi, ovviamente, in un ambiente il cui requisito minimo sia almeno la
salubrità.
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Non vi è quindi da considerare
“solo” una apparente, superficiale
attribuzione di “indesiderato” che trasforma il suono in rumore.
Nei testi tecnici di riferimento si trovano definizioni per le quali , ad esempio,
rumore è:
“2.229 RUMORE:
a) suono non desiderato
b) somma di differenti fenomeni periodici semplici che però non possiede carattere
di periodicità
c) somma di oscillazioni irregolari, intermittenti o statisticamente casuali”
(Mario Cosa – Rumore e vibrazioni:effetti, valutazione e criteri di difesa, Vol. 1:
elementi di acustica applicata, Maggioli 1990 - pag. 133)
Considerazione riduttiva della fenomenologia complessa indotta dal rumore.
La definizione di rumore va quindi letta alla luce dell'incomprimibile diritto
alla salute ed in funzione dei diritti connessi con la proprietà in materia di
immissioni.
"Con riferimento alla nozione di immissione eccedente la normale
tollerabilità agli effetti dell'azione di cui all'art. 844 c.c. per rumore si deve
intendere qualunque stimolo sonoro non gradito all'orecchio umano e che, per le
sue caratteristiche di intensità e durata, può divenire patogeno per l'individuo"
(Tribunale Napoli - 17 novembre 1990, Basile / Strazzullo e altro - Arch. locazioni
1991, 578).
I livelli di immissione imposti ai soggetti disturbati dalla attivazione delle
sorgenti di rumore, possono rendere di fatto l'ambiente abitativo un luogo invivibile
ed inaccettabile sotto ogni aspetto.
E’ noto che l’andamento del segnale acustico rilevato in presenza di
ambiente non inquinato da rumore, è caratterizzato da un tracciato vivace, variabile
in livello con pause intervallate a “scoppi” di suoni il cui contenuto semantico è
rassicurante e rilassante.
Così ad esempio l’improvviso mattutino cinguettio degli uccelli, il frinire
delle cicale o il canto grilli in una calda notte d’estate certo non suscitano reazioni di
allarme.
Eppure a leggerne i livelli sonori si potrebbe anche dire che si è in presenza di
un ambiente “acusticamente” interessato.
Quando, invece, l'emissione rumorosa non conosce limiti di livello e di orari
la reazione cambia.
In genere la manifestazione rumorosa comporta contenuti semantici molto
scarni, nei quali però possono trovare subdola ospitalità segnali anche solo di
presunto pericolo o caratteristici di condizioni ambientali in cui la sicurezza, intesa
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questa nel senso più ampio della definizione, viene meno: ecco determinasi le
condizioni per cui i disturbati denunciano situazioni anomale.
Al pari, la reattività negativa si manifesta nel caso di invariabilità del livello
sonoro ambientale, che investe anche tutte le restanti manifestazioni sonore, tale da
far sprofondare la naturale condizione acustica dei luoghi in un totale ed irreale
appiattimento, nell'arco di tutta la giornata o, al contrario, una stressante fluttuazione
dei livelli che variano in continuazione con periodicità illogiche.
Situazioni a cui l’uomo, malgrado il continuo bombardamento di decibel, non
riesce ad abituarsi, e che vanno a incidere soprattutto nel periodo notturno e di prima
mattina.(sonno, prerisveglio e risveglio)
Più coerentemente si può definire che l’ambiente è “rumorosamente”
inquinato.
In questi casi i soggetti esposti diventano tanto sensibili alla immissione
disturbante da riuscire a valutarne i differenti livelli di rumorosità, connessi con le
attivazioni delle varie sorgenti componenti di impianto, certamente meglio dello
strumento rilevatore utilizzabile.
A questa sensibilità ricettiva si deve rendere la giusta attenzione.
L’invocata attenzione certamente non la si può assicurare con l’utilizzo di
metodiche di rilevamento basate sulle medie di valori, come ad esempio la misura in
LAeq.
La costanza di giudizio espressa in questi tempi dai Giudici di merito e di
legittimità, è piuttosto chiara e consente al cittadino di mantenere un minimo di
fiducia sulle possibilità di ottenere quel recupero di qualità ambientale che lo Stato
non pare in condizione di assicurare, dovendosi e potendosi riferire alla cura della
sola valutazione dell’inquinamento da rumore.
La tollerabilità di una immissione, qualsiasi essa sia, è chiaramente
demandata alla valutazione soggettiva del ricettore: soggettività che non può essere
normata per decreto e che, per logica stringente, proprio perché riferita al
“particolare” esclude il ricorso al confronto con indicatori di medie nazionali.
Per competenze:
lo Stato ha in carico la definizione, per decreto, di condizioni accettabili di
inquinamento da rumore basate sul standard di livello medi e mediati diffusi e
praticabili su tutto il territorio nazionale.
il Giudice, investito del caso soggettivo, valuta la tollerabilità della
immissione che ancorché non inquinante può essere, nel caso concreto, non tollerata.
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Forse, mantenendo i ruoli si può anche pensare di giungere ad una situazione
ideale per cui in condizioni di minor livello di inquinamento da rumore, si
manifesterà un minor livello di contenzioso sulla tollerabilità della specifica
intrusione da rumore.
I cittadini, meno stressati da condizioni di inquinamento generalizzato e
diffuso, meglio si disporranno alla accettazione di specifiche immissioni.
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3.LA NORMALE TOLLERABILITA’ - CRITERIO DI ESTRAZIONE
GIURISPRUDENZIALE
Sui criteri di valutazione del rumore intrusivo, i passi significativi delle
sentenze continuano ad essere in sintonia.
In maggior vicinanza temporale proprio a dimostrare la costanza nella
tradizione di giudizio, e di continuità pur in presenza di evoluzione della normativa
antinquinamento, il provvedimento del Giudice di Varese depositato il 31.05.97
ribadisce con chiarezza il concetto sulla valutazione in merito alla tollerabilità ed al
relativo criterio da applicare richiamando la citazione della Suprema Corte:
“omissis..... - va individuata la normativa in base alla quale valutare
l'esistenza attuale delle immissioni da rumore, e ciò in quanto nella specie si ha, per
un verso la vigenza del D.P.C.M. 1.3.91 e, per altro verso l'esistenza di una norma
codicistica, l'art. 844 C. C. che espressamente si occupa delle immissioni " In tema
di immissioni sonore il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data
1.3.9l il quale fissa le modalità di rilevamento dei rumori, al pari dei regolamenti
comunali limitativi delle attività rumorose, essendo rivolto alla tutela della quiete
pubblica, riguarda soltanto i rapporti fra l'esercente una delle suddette attività e la
collettività in cui esso opera, creando a carico del primo precisi obblighi verso gli
enti preposti alla Vigilanza.
Le disposizioni contenute nel sopraindicato decreto non escludono pertanto
l’applicabilità dell'art. 844 C.C.. che nei rapporti con i proprietari dei fondi vicini,
richiede l'accertamento caso per caso della liceità o illiceità delle immissioni" (Così
testualmente Cassazione n. l61/96)
Detto condivisibile orientamento della Suprema Corte e peraltro di conferma
dell’assai diffuso orientamento della giurisprudenza di merito secondo cui
"l'emanazione del D.P.C.M. 1.3.91 non introduce nell'ambito della materia dei limiti
di tollerabilità di inquinamento acustico sostanziali novità; si tratta infatti di norma
regolamentare che pone parametri di accettabilità dell'inquinamento acustico che
devono essere indubbiamente tenuti presente nella valutazione della tollerabilità
delle immissioni sonore ex art. 844 C.C.., i quali sono basati sulla determinazione
dei limiti massimi assoluti differenziati per zone e limiti per così dire relativi,
consistenti in una differenza massima da non superare rispetto al livello del rumore
ambientale, variabile in funzione dell'intervallo di riferimento (Corte di Appello
Milano 29.11.91 in archivio C.E.D.)”...
Così conformemente presso il Tribunale di Busto Arsizio, il Giudice ha
formulato ordinanza motivata nel punto, che con coerenza ed omogeneità di analisi
dei criteri si pone alla attenzione:
“ omissis - il vaglio attinente la fondatezza della prospettata azione ex art.
844, c.c., nei limiti e con le modalità conformi alle esigenze della presente sede
cautelare, richiede alcune premesse riguardanti i criteri da adottare per la
valutazione della normale tollerabilità delle immissioni rumorose;
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- a tale proposito, l'orientamento pressoché unanime della giurisprudenza sia
di legittimità che di merito fa ricorso al c.d. criterio comparativo, il quale assume
come punto di riferimento il rumore di fondo e ritiene intollerabili le immissioni che
lo superino di oltre 3 db(A) (v., ad es., Cass., 4.12.1978, n. 5695; .Cass. 27.7.1983,
n. 5157; App. Milano, 9.5.1986; App. Milano 17.6.1988; App. Milano 29.11.1992;
App. Milano, 17.7.1992; App. Milano 28.2.1995; Trib. Savona, 31.1.1990; Trib.
Lecco, 26.6.1984; Trib. Monza, 26.1.1982);
- come condivisibilmente osservato da una recente pronunzia di merito (App.
Milano, 28.2.1995, cit.) "tale criterio, elaborato dalla giurisprudenza in assenza di
una precisa indicazione legislativa della soglia di tollerabilità delle immissioni
sonore, si fonda ragionevolmente sul dato, mutuato dalla scienza dei suoni, che,
essendo l'intensità del suono misurabile in scala logaritmica, un aumento del rumore
di fondo di 3db(A) equivale a un raddoppio di intensità del suono e come tale
provoca la reattività negativa del soggetto umano medio" ed ha il pregio di tenere
conto della particolare situazione concreta, valorizzando l'insieme di suoni indistinti
che costituiscono il rumore di fondo, sicché la valutazione della tollerabilità risulta
mirata al luogo di destinazione delle immissioni, senza alcuna predeterminazione di
valori assoluti
- l'avvenuta emanazione di specifiche disposizioni normative in subiecta
materia (d.p.c.m. 1.3.1991, contenente norme regolamentari attuative dell'art.
4,L.23.12.1987, n. 883; L. 26.10.1995, n. 447, vera e propria legge quadro
sull'inquinamento acustico; DM 16.3.1998), le quali individuano in via generale
limiti di accettabilità dei livelli di rumore, non ha determinato l'abbandono del
criterio giurisprudenziale sopra
descritto:
infatti,
l'orientamento tuttora
dominante, in ragione della differente oggettività giuridica posta a fondamento del
precetto di cui all'art. 844, c.c., rispetto alle norme dirette alla salvaguardia
dell'ambiente, confina l'ambito applicativo di queste ultime ai rapporti fra imprese
ed enti locali (Cass. 1.7.1994, n 6242; Cass. 1.2.1993, n. 1226; Cass. 20.12.1990, n.
12091; Cass. 16.3.1988, n. 2470; 12.3.1987, n. 2580; Trib. Monza, 4.11.1991);
- benché non possa ignorarsi che la giurisprudenza di merito si sia talvolta
pronunziata nel senso della necessaria considerazione degli standard normativi
nella valutazione relativa alla tollerabilità delle immissioni a fini civilistici (Pretura
Pescara, 15.3.1992; App. Milano, 25.11.1991), deve tuttavia ritenersi maggiormente
condivisibile il prevalente orientamento sopra menzionato, atteso che il giudizio ex
art. 844, c.c. consiste in un accertamento in concreto del conflitto fra usi
incompatibili di proprietà contigue e non può essere influenzato da disposizioni
dirette alla tutela di finalità non pienamente coincidenti con la ratio della norma
codicistica;
- in virtù di quanto fin qui esposto, deve assumersi quale fondamento della
presente decisione l'accertamento svolto dal C.T.U. sotto la denominazione di
"valutazione dei risultati secondo il limite di normale tollerabilità" (pagg. 5 - 6
dell'elaborato peritale), dal quale emergono sensibili e costanti superamenti della
soglia di riferimento né può attribuirsi alcuna rilevanza alla circostanza che,
9
secondo uno dei metodi di calcolo adottati dal C.T.U., il limite di tollerabilità non
risulti superato nel periodo notturno a finestre chiuse: infatti, evidentemente, «è un
diritto del proprietario, nella misura in cui sia stato legittimamente autorizzato ad
aprire delle finestre, di tenerle aperte quando e quanto lo ritenga opportuno" (App.
Milano, 28.2.1995, cit.);
(Tribunale di Busto Arsizio – n° 1630/97 – Avella + 2 contro Rossetti
Legnami s.n.c.)
La citata ordinanza richiama l’attenzione al fatto che, a volte, si è preso a
riferimento per la valutazione del livello di immissione il criterio della verifica della
esistenza dell’inquinamento, ma è subito da rimarcare che il ricorso a questa
valutazione può avere giustificazione solo se si intende la valutazione
dell’inquinamento quale indagine di primo approccio, essendo pacifico che nella
non accettabilità della immissione è implicita la non tollerabilità della stessa.
Questo concetto esprimeva il Tribunale di Varese:
“Dottrina e giurisprudenza si sono interrogati sulla esaustività della
disciplina normativa che prevede i cosiddetti limiti di accettabilità: si sono in
particolare domandati se comunque tale normativa non escluda la rilevanza ex art
844 C.C. delle immissioni che escludano la normale tollerabilità da parte dell’uomo
medio. Costante è comunque la presa di posizione in ordine alla maggiore elasticità
dei criteri fissati dal dpcm rispetto a quelli elaborati dalla giurisprudenza in tema di
normale tollerabilità. Ne consegue che l’eventuale accertamento nel caso di specie
di immissioni che superano i limiti di accettabilità fissati dal decreto esime
comunque il giudicante da valutare concorrenti profili ex art 844.”
(TRIBUNALE CIVILE DI VARESE – RG. 874/94 – Ordinanza 09.03.96 – Ricorso
ex art 700 cpc – Ravasi +2 / SEV spa)
Così in tal senso si pronuncia, di recente, la Corte d’Appello di Milano:
“La violazione dei limiti massimi di esposizione al rumore nell’ambiente
esterno ed abitativo di cui all’art 4 L 23.12.1978, n° 833, limiti fissati dal citato
DPCM 1.3.91, che fu emanato in attuazione dell’art 2 comma 14 L. 8.7.1986 n° 349,
costituisce un chiaro ed insuperabile sintomo della intollerabilità delle immissioni
nell’abitazione di ….., proveniente dal fondo dei …..
La normativa richiamata, che è posta a tutela di un diritto diffuso quale è la
salubrità dell’ambiente in cui tutti si trovano a vivere, contiene la soglia di minima
accettabilità delle emissioni rumorose, da chiunque cagionate.
La violazione di tale soglia minima costituisce anche violazione del limite di
normale tollerabilità nei rapporti tra vicini, posto che non può essere tollerato dal
proprietario di un fondo ciò che comunque è vietato dall’ordinamento in quanto
incidente sul bene salute”
(Corte di Appello di Milano – Sezione II Civile – sent. 2022/98 – Falbo / Galdini)
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Può riferirsi, pertanto, che nell’ordinamento non vi è competizione tra i due
criteri e le disposizioni dei Giudici indicano concordemente che i criteri stessi
devono restare autonomi, con finalità dichiaratamente diverse, forse anche con
possibilità operative di integrazione, non certo con aspirazioni sostitutive di un
criterio a svantaggio dell’altro.
4. I PARAMETRI NUMERICI DEL CRITERIO DELLA TOLLERABILITA’
I critici del “CRITERIO” , senza cognizione di causa, affermano che
mancano i parametri numerici e non sanno dove trovarli.
Nessuno e più sordo di colui che non vuol sentire: i parametri numerici ci
sono e sono puntualmente riferiti nelle ormai innumerevoli sentenze in materia.
Dunque cominciamo a dire che, per i Giudici, sul punto, le idee sono chiare:
la tollerabilità di una determinata immissione non è materia da regolare con il criterio
espresso dal DPCM, vecchio o nuovo che sia, che valuta in termini di accettabilità
della situazione in relazione al rientro in limiti massimi assoluti e differenziali di
esposizione al rumore; limiti che quindi rendono la situazione in termini di livelli di
inquinamento acustico più o meno accettabile.
Alla vincolante chiarezza riportata nelle sentenze si richiama ancora il
Giudice con:
“ ........Si è ancora affermato che un giudizio sulla tollerabilità delle emissioni di
rumore: rispettoso sia della disposizione contenuta nell'art. 844 C.C. sia della tutela
riservata alla salute nell'art. 32 Cost., non va formulato riferendosi ad un valore,
fisso (da determinarsi zona per zona in relazione ad una tipica destinazione d’uso),
ma considerando il rapporto esistente tra l'intensità dell'immissione e quella del
cosiddetto rumore di fondo" (Tribunale Monza 14.8.93 in archivio C.E.D.).
Ed il Tribunale di Monza, con lucida puntualità e rigoroso richiamo ai
precedenti cogenti lavori giurisprudenziali, ha, per così dire, chiuso il cerchio,
definendo in modo univoco il primo parametro di riferimento cioè il rumore di
fondo richiamando ed affermando:
" omissis... reputa una immissione rumorosa eccedente la normale tollerabilità ......
allorché ecceda di almeno 3 dB il c.d. rumore di fondo della zona inteso come quel
complesso di suoni di origine varia e spesso non identificabili, continui e
caratteristici del luogo, sui quali s'innestano di volta in volta rumori più intensi
prodotti da voci, veicoli od altro, considerato come fonte rumorosa che persiste in
modo continuo nell'ambiente per almeno il 95% del tempo di osservazione".
Il rumore di fondo è dunque espresso con un dato numerico L95,
desumibile da analisi statistica cumulativa con lettura eseguita con prontezza di
risposta veloce (Fast), rilevabile sul caso in trattazione per misura protratta nel
11
tempo per durata adeguata; dato che appunto rappresenta il livello minimo
superato per il 95% del tempo di misura.
Sembra di intravedere nella puntualità di definizione riportata dal Giudice, in
merito al parametro descrittore del rumore di fondo, l’intenzione di porre fine ad una
inutile disquisizione sull’equivoco riferimento al rumore residuo che, invece, alcuni
tecnici tentano di riproporre.
E se ancora si porta attenzione e riferimento alle sentenze si trova anche,
puntuale, l’indicazione del dato fonometrico da assumere quale descrittore della
immissione intrusiva: il valore massimo del rumore con potenzialità lesiva.
Così infatti in una recente sentenza del Tribunale di Milano si legge:
“ Ed infatti, a parte quanto già rilevato in merito all’adozione di criteri di maggiore
tolleranza (che, ove corretti, con ogni probabilità svuoterebbero di significato la
doglianza dei convenuti), anche ad ipotizzare che la considerazione delle medie delle
misurazioni possa condurre ad un esito diverso, appare corretto considerare le
potenzialità rumorose massime della fonte sonora in questione. In altre parole,
affinché i rumori prodotti dalla fonte sonora siano considerati intollerabili non è
necessario che questa produca sempre un superamento dei limiti massimi di
tollerabilità, risultando sufficiente che in un certo numero di casi provochi rumori
che superino di oltre 3 dB il rumore di fondo”
(Tribunale di Milano – Sezione VII Civile – sent. 6627/97 – Drisardi +1 / Fedi + 1)
La sentenza è allineata ed il Giudice non ha dubbi sul fatto che, per
determinare il grado di disturbo, va posto il confronto tra i valori del rumore di fondo
ed i valori massimi della immissione: è negata validità a qualsiasi tipo di media.
I chiarimenti riportati nella stessa sentenza
fugano ogni equivoca
interpretazione:
- degna di nota la distinzione dettagliata e puntuale della differenza intercorrente
tra la misura del rumore di fondo e la misura del rumore residuo; parametri che
sono totalmente diversi
- si nega validità alla misura del rumore residuo nella definizione del parametro
da assumere per il criterio comparativo che regola la valutazione della
normale tollerabilità.
- la puntualizzazione che il rumore di fondo risulta sempre inferiore al rumore
residuo, e quindi prevedere l'utilizzo del rumore residuo si traduce in
"altrettanti decibel di maggiore permissività".
- apprezzabile e puntiglioso il riconoscimento della maggiore obiettività del
dato del rumore di fondo che è riconosciuto indenne dall'inquinamento
dovuto al rumore da traffico.
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Di pregio il passo in cui il Giudice riafferma un concetto ormai sopito e
misconosciuto a seguito dell'avvento dell'uso delle misure in LAeq: misura che
atrofizza l'apprezzamento percettivo del rumore che è portatore di contenuti
disturbanti ben oltre il valore di media che lo vorrebbe esprimere.
Appare dunque corretto considerare le potenzialità rumorose massime
della fonte sonora ed in altri termini si deve valutare il rumore, sulla realtà
percettiva vissuta e non solo teorizzata dalla espressione delle medie o da
ricerche di espressioni di ricorrenza.
Si deve concludere inoltre che, affinché i rumori prodotti dalla fonte sonora
siano considerati intollerabili non è necessario che questa, considerata nei
propri valori massimi di emissione, produca sempre e comunque un
superamento dei limiti massimi della tollerabilità, risultando sufficiente che in
un certo numero di casi provochi rumori che superino di oltre 3 dB il rumore di
fondo.
In un altro punto la sentenza porta novità di valutazione in relazione ai
riferimenti di orario che si vogliono cristallizzati per decreto: è l'abitudine locale che
determina la cadenza del giorno e della notte addirittura è sull'abitudine del singolo
che si regola l'orologio della vita.
Infatti il Giudice usa gli ordinari ritmi della vita, tenuti ad esempio in una
moderna città come Milano, per introdurre il concetto che i tempi di riferimento non
possono essere dettati per decreto.
Così non è giusto dire che il periodo diurno sorge alle sei del mattino di tutti i
giorni dell'anno, in ogni punto del paese: nello specifico, considerate le abitudini di
vita, per garantire il diritto alla quiete ed al riposo, nel caso concreto, si riconosce
che l'orario più consono, anche solo per mitigare la condizione di disagio, è a partire
dalle ore 7.00 del mattino dei giorni feriali e dalle ore 8.00 di quelli festivi.
Elasticità sconosciuta all'estensore dei decreti sull'inquinamento acustico: ed
a quanto pare sconosciuta anche ai CTU.
Il metodo di valutazione del disturbo e della tollerabilità dell'immissione
intrusiva dunque c'è, ci sono i parametri ed è semplice da applicare sia in aula sia in
campo.
E qui qualcuno comincia a storcere il naso, criticando proprio la semplicità
del metodo: in un recente convegno un Tecnico ebbe a dire "sembra di scrivere sulla
lavagna i buoni ed i cattivi, per il rumore uno spartiacque così semplice non si può
applicare senza pensare di bloccare ogni attività".
L’alternativa c’è: bisogna studiare un metodo complesso che, basato sulle
medie logaritmiche espresse in termini di esposizione, consenta di spalmare nel
tempo l'effetto del rumore che il soggetto ricevente subisce, per il quale bisogna
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studiare un apposito ambiente abitativo, quasi sempre a finestre chiuse e non dotato
di spazi all'aperto.
Evidentemente proprio per evitare che tanti arzigogoli potessero eclissare il
semplice elementare, ma efficace, metodo giurisprudenziale, il Giudice ha ritenuto
opportuno puntualizzare anche il dato statistico di riferimento per il rumore di fondo.
(arzigogolo = Giro contorto ed artificioso di parole, cavillo, trovata bizzarra,
espediente più o meno ingegnoso e sottile, imbroglio verbale - Devoto Oli Vocabolario della lingua italiana)
Dunque, rientra nel "bagaglio tecnico" dei Giudici, l'idea chiara sul criterio
che esprime la tollerabilità del rumore.
Possiamo dire altrettanto del bagaglio dei Tecnici chiamati a collaborare con i
Giudici?
Qualche dubbio può essere sollevato.
Di qualche tempo fa il testo del Tecnico (CTU) che così si esprimeva:
"si deve concludere che in base ai limiti riportati nel DPCM 1.3.91 il rumore
disturbante lamentato è da ritenere tollerabile essendosi misurato un Leq di 29 dBA
con impianti in funzione con finestre chiuse. Il rumore, misurato in periodo notturno,
con tutto in funzione è infatti inferiore a 30 dBA valore per cui in base al DPCM
01.03.91 non vi è disturbo."
Più di recente con il nuovo DPCM le cose, se possibile, si sono complicate
L'arzigogolo, il giro di parole, è servito.
5.QUANDO IL TECNICO HA “BENE E FEDELMENTE” RISPOSTO AL
QUESITO
Dunque il “CRITERIO DELLA NORMALE TOLLERABILITA’ “ ha tutti i
parametri ed i requisiti operativi e metrologici per poter essere applicato anche senza
andare a mutuare parametri e tecniche di rilevamento da disposizioni regolamentari
che hanno, per definizione, altro campo applicativo.
Al momento della assunzione dell’incarico il Tecnico giura “di bene e
fedelmente” svolgere il compito affidatogli.
Se il Giudice pone la domanda in termini di criterio di tollerabilità perché il
Tecnico risponde in termini di criterio di inquinamento o di accettabilità?
Sembra già un colloquio tra sordi.
14
In occasione di un recente convegno, in materia di disturbo da rumore,
tenutosi a Milano, è stato espresso il seguente pensiero:
"La poltrona del Giudice è spesso molto scomoda; malgrado tutto, troppo
spesso i CTU provano ad occuparla".
Leggendo le relazioni di consulenza tecnica presentate da alcuni CTU, viene
spontaneo allacciarsi immediatamente a questo malvezzo dei Tecnici che, ricevuto
l'incarico, si ritengono investiti anche delle prerogative che spettano, e speriamo che
resti così, solamente al Giudice.
In effetti, i CTU si calano talmente nelle vesti del Giudice, al punto che
troppo spesso si "confezionano", si inventano, un criterio di valutazione per così dire
"unico ed originale", che non trova rispondenza in nessuna delle "consuetudini" di
apprezzamento che si mettono in campo per la valutazione di casi concreti di
inquinamento da rumore e di tollerabilità delle immissioni.
Per quanto noto agli addetti ai lavori, il Tecnico incaricato dal Giudice, anche
se nominato CTU, restando semplicemente collaboratore del Giudice stesso, deve
attenersi al quesito, così come questo è stato posto, e nell'alveo tracciato nello stesso
quesito, apportare alla formazione del giudizio, quel contributo tecnico prerogativa
della "figura di esperto" .
Nel caso specifico sono richieste al CTU, almeno, la c.d. perizia nella
gestione degli strumenti e nelle tecniche e procedure di misurazione, oltre a
conoscenza di questa o quella norma di buona tecnica, oltre a conoscenza di quella
giurisprudenza che, in tema del decidere, costituisce la tradizione di giudizio di
merito e di legittimità su cui si fonda il criterio di valutazione di quella risposta
soggettiva che è e resta di sola competenza del giudice cioè il criterio di valutazione
della normale tollerabilità.
Il concetto di "normale tollerabilità" trae origine da quanto riportato nell'Art.
844 codice civile, articolo per il quale il destinatario è il Giudice: questo almeno è
pacifico.
In questo ambito, a fronte di una norma indirizzata al Giudice, secondo la
consuetudine "è il Giudice che applica la norma creando il precetto: il giudice non
richiama la legge nel caso di specie, ma crea il precetto del caso di specie e senza
rinvio ad altra fonte di norma" (Intervento Dott. Angelo Converso, Atti convegno di
Milano del 10.04.97, tenutosi presso il Palazzo di Giustizia di Milano e
conformemente Atti convegno di Genova del 10.07.97 tenutosi presso il Palazzo di
Giustizia di Genova).
Dunque altro punto pacifico è che il CTU deve attenersi al criterio che al
precetto consegue: equivocare sulle competenze, sui riferimenti, sui concetti cardine
non giova a nessuno.
15
Pertanto al tecnico compete solo la specialistica della metrologia inquadrata
in modo da fornire al Giudice gli elementi (tutti, se possibile) necessari alla
formulazione del giudizio.
Dunque il CTU non giudica, misura e confronta con i criteri che, nei rispettivi
ambiti, giurisprudenza e disposizioni regolamentari mettono a disposizione.
Due criteri, paralleli e parimenti incombenti, ognuno per le proprie specifiche
competenze, bastano e avanzano, inutile inventare un altro criterio “promiscuo” che,
per di più, non ha validazione alcuna da parte di altri Tecnici.
Parallelismo dei criteri e delle prerogative di autonoma applicazione che
trova conferma anche nel Documento stilato dall'ASSOACUSTICI, Associazione
professionale di specialisti che raggruppa circa 250 soci, che hanno sentito la
necessità di chiarire, anche dopo evidente travaglio, e pur nella libertà di scelta della
vita associativa:
“L’Associazione invita i propri aderenti ad attenersi, con puntualità e coerenza alla
applicazione delle disposizioni regolamentari e delle norme richiamate nelle stesse,
negli specifici casi contemplati dall’affidamento di incarichi in ambito pubblico e
privato.
Il socio negli incarichi assunti in ambito giudiziario civile, penale ed amministrativo,
dovrà evitare di indurre confusione fra il criterio della valutazione della normale
tollerabilità di estrazione giurisprudenziale ed il criterio di accettabilità che deriva
dalle disposizioni “antinquinamento”. Per costanza di giudizio si ritiene superata la
normale tollerabilità quando il rumore eccede + 3 dB il rumore di fondo. Le
disposizioni “antinquinamento” invece utilizzano valutazioni che riportano al criterio
differenziale + 5 o +3 dB oltre il rumore residuo”.
(Documento Assoacustici 1/98 – Approvato dall’Assemblea generale del
28.04.1998)
Puntualità e coerenza; “bene e fedelmente”…….
6. SCHEMATIZZAZIONE DEI CRITERI IL CRITERIO DELLA NORMALE TOLLERABILITA’
Ma, a parte queste citazioni che potrebbero anche essere considerate a livello
di pareri personali, i riferimenti puntuali si trovano nelle sentenze di merito e di
legittimità che costituiscono "il giudicato" in materia.
I soliti criticoni, malgrado le puntuali e precise indicazioni di parametri
riportati nelle sentenze e che quindi a questo punto sono anche vincolanti in materia,
a corto di argomenti tecnicamente sostenibili, vanno affermando che il criterio
giurisprudenziale dei 3 dB sul rumore di fondo non è dotato di strumento
metodologico e metrologico e quindi vanno a cercare le linee guida alla procedura di
16
misura nel più attrezzato DPCM o nell'apposito DM 16.03.98 – Tecniche di
rilevamento e di misurazione dell’inquinamento acustico.
Già il titolo del decreto ministeriale è tutto un programma e qualche dubbio ai
fautori di questo indirizzo applicativo dovrebbe sorgere.
Se questa è la soluzione poveri noi: ci attendono giudizi senza coerenza ai
casi concreti in trattazione e, soprattutto, giudizi molto disparati basati sulla
interpretazione del tutto personale e non oggettiva delle disposizioni contenute nelle
disposizioni regolamentari in materia di inquinamento da rumore.
In queste disposizioni regolamentari, le incongruenze sono in numero
eccessivo, per cui si deve giocoforza ricorrere a delle interpretazioni ad hoc,
personali e personalizzate, per cui si perde a maggior ragione la indebitamente
vantata oggettività del criterio: in altro punto si enumera le disposizioni con elenco di
alcune “distrazioni” di contenuto.
L'affermazione di carenza di specifica relativa alle tecniche di misura, a
supporto del criterio comparativo, è figlia della disinformazione di molti tecnici: lo
strumento metrologico in dotazione al criterio della tollerabilità è costituito dalla
"vecchia" Raccomandazione ISO 1996 versione 1971: in molte sentenze infatti si
trova citata la Raccomandazione ed anche di recente la Suprema Corte non ha
ritenuto di cassare sentenze di merito basate su CTU che hanno usato questa
metrologia nella acquisizione del dato fonometrico.
Le indicazioni di metodo e tecniche di misura, riportate nella
Raccomandazione ISO 1996 versione 1971, quindi mantengono e manterranno
validità sino a che i Giudici, a cui compete la scelta, non riterranno di volgere la loro
attenzione ad altra norma di buona tecnica per la misurazione del rumore in
controversia per immissioni intollerabili.
Dunque il criterio comparativo di estrazione giurisprudenziale, valutati i
concordi riferimenti di parametri e tecniche di rilevamento indicati dai Giudici dalla
Raccomandazione ISO 1996 versione 1971, è attrezzato per valutare sia l'apporto
quantitativo (livello) sia il contributo qualitativo (caratteristica di riconoscimento
tonale ed impulsivo) e con il ricorso all'uso di valori statistici esprime confronti
omogenei e coerenti al caso concreto; la valutazione del caso concreto sia in
termini di valori di emissione sia in termini di rumore di fondo è punto basilare
più volte richiamato in giurisprudenza.
17
Schematicamente dunque il criterio della tollerabilità si esprime in:
PERIODO DIURNO E NOTTURNO INDIPENDENTEMENTE DALLA
TIPOLOGIA DI ZONA
LIMITE DELLA TOLLERABILITA’
LD = RUMORE DI FONDO + 3 dB
[ LD = LA - Lf = 3 dBA]
Rumore in assenza di immissione --> Rumore di fondo Lf = LN95 dBA
Rumore in presenza di immissione --> Livello istantaneo LA dBA
Rumore in presenza di immissione --> Livello di valutazione Lr dBA
Lr = LA + KI + KT + (- KTP )
con
Caratteristiche di impulsività:
KI
=
5 dB
Caratteristiche di suoni puri:
KT
=
5 dB
E’ bene precisare che i valori statistici di riferimento trovano adeguata lettura
se desunti da misure eseguite con prontezze di risposta e campionamento veloci e
quindi riferite alla costante FAST, questo sia per il rumore di fondo sia per il dato del
rumore disturbante.
LA , nel rispetto della indicazione riportata nelle sentenze, essendo da riferire
"all'intensità massima del rumore prodotto dalla fonte sonora", può essere
rappresentato, in genere, con campionamento veloce con costante di lettura FAST,
dal valore statistico cumulativo LN10 che già esprime il valore medio-massimo da
associare alla immissione intrusiva sui campioni di rumore certamente associabili
alla specifica attivazione della sorgente in esame .
Nel caso specifico di casi in cui trattasi di immissioni aventi caratteristica di
evidente variabilità, dimostrata anche in grafici associati ai rilievi, il parametro
statistico cumulativo che meglio evidenzia il valore del rumore prodotto dalla
specifica fonte sonora, risulta essere LN01 rilevato, con costante di lettura FAST,
sui campioni di rumore certamente associabili alla specifica attivazione della
sorgente in esame .
La necessità di documentare in modo certo che l’assunzione delle letture
avviene sugli eventi di rumore associabili alla sorgente porta a considerare
inderogabile la produzione di documentazione grafica del periodo di
osservazione riservato alla sequenza di eventi con individuazione dei tempi di
attivazione della sorgente e quindi del relativo tempo di misura su cui si
concretizza il dato numerico da riportare.
18
7 Segue: IL CRITERIO DELLA ESISTENZA DI INQUINAMENTO DA
RUMORE
Con applicazione del criterio espresso dal DPCM 01.03.91, dal DPCM
14.11.97 con tecniche di misura di cui al DM 16.03.98, votate in modo evidente alla
valutazione dell’esposizione e dell’inquinamento da rumore, si perde quindi quella
peculiarità di valutazione del caso concreto eseguita in modo omogeneo con
riferimento alla effettiva vocazione dei luoghi.
Prima di approdare, con i DPCM, alla applicazione del criterio differenziale,
criterio che alcuni vogliono, dipingendolo con estremo ottimismo, approssimato al
criterio comparativo del rumore di fondo, si deve passare sotto le forche caudine
della applicazione dei limiti assoluti confezionati soprattutto per limitare
l'applicazione del criterio differenziale stesso.
Già in questa limitazione di campo di applicazione, il criterio differenziale
non risponde alle indicazioni riportate nelle sentenze che, sempre puntualmente e
costantemente, bollano come non applicabili i criteri espressi per il tramite dei valori
assoluti riferiti alle zone ed ai periodi della giornata.
Nella realtà dunque anche il c.d. limite differenziale è applicabile solo in
successiva valutazione rispetto ad un valore assoluto: cosa abbia a che fare questo
criterio con la tollerabilità si dovrebbe proprio spiegare.
E poi, concluso lo slalom delle preclusioni e limitazioni, ammesso di arrivare
alla applicazione del limite differenziale bisogna innanzitutto giocarsi la credibilità
tecnica affrontando la rilevazione con il valore in LAeq che dovrebbe esprimere il
valore a cui riferire l'esposizione al rumore.
Eseguendo misure in LAeq su singoli intervalli relativamente brevi, es. 10
min., ma protraendo la misura su più ore dello stesso giorno ed anche su più giorni,
ci si rende perfettamente conto che i dati fonometrici che emergono sono significativi
solo ed esclusivamente di quel determinato intervallo temporale in cui si è eseguita la
misura e molto difficilmente lo stesso dato LAeq sul tempo breve può essere
rappresentativo dell'intero periodo di riferimento e quindi della esposizione
dell'intero periodo.
Giustamente il decreto sulle tecniche di misura introduce l’obbligo di indicare
a pedice del dato in LAeq il tempo di integrazione: Tm = tempo di misura.
Il confronto tra misure con Tm breve evidenzia variabilità di valori anche di
10 ÷ 15 dBA su tempi di osservazione sul periodo di riferimento: come si può
pensare di valutarne con coerenza 3 o 5 dB?.
Ed allora, contravvenendo alle precise indicazioni riportate nelle definizioni
contenute nel decreto relativamente a sorgente specifica, rumore ambientale e rumore
19
residuo, per riportate un barlume di coerenza dei dati espressi in LAeq si procede a
operazioni di scarto di eventi, mascheramenti, pause di acquisizione ecc.
E dunque libera interpretazione (e forse anche interessata) quella che vuole
significativa anche la singola misura su tempi brevi per acquisizione del dato del
rumore residuo e del rumore ambientale.
Il problema dunque nasce nel voler usare un criterio nato, e forse anche
adeguato, alla valutazione del livello di inquinamento (macro contributi di energia
acustica distribuita nel tempo) per valutare una situazione di tollerabilità o di
disturbo.
E’ come voler analizzare una cellula con un telescopio.
Il telescopio, per la cellula,
è strumento di indagine e misura
dimensionalmente non adatto: così è il valore in LAeq per il disturbo.
Interpretando per adattare, tutto diventa possibile: così, il valore che esprime
l'esposizione, diventa il LAeq, descrittore del rumore ambientale o del rumore
residuo misurato su 3 o 5 minuti; 10 min. per i perditempo.
In genere, il dato che si imposta è la durata della misura che, il più delle volte
è scelta sulla base del sentito dire e non sulla base della effettiva esigenza di centrare
la durata dell'evento di sorgente di rumore su cui eseguire la misura, e che di fatto
determina la durata anche del campionamento del rumore residuo per avere confronti
di numeri omogenei almeno dal punto di vista della durata.
E così, sulla misura si allunga l'ombra dell'opera di appiattimento e di media
caratteristica della valutazione in LAeq che, per definizione, rappresenta la media
energetica sul tempo di misura.
Anche l'apprezzamento dell'apporto qualitativo è perlomeno precario.
Dunque ancora, ed a maggior ragione, incongruente è il metodo che stravolge
il criterio delle medie, lo porta sulla misura a tempo breve di cui neppure si
preoccupa di indicare il tempo di misura, per riuscire ad usarlo per la valutazione
della tollerabilità.
Poi, a questa apodittica imprecisione, si aggiungono le incongruenze di
misura poste dal legislatore nella parte relativa alla valutazione delle caratteristiche
del rumore.
Così sbagliano anche coloro che, mutuando i termini dai criteri, arrivano a
formulare i quesiti richiedendo la verifica del superamento del “limite differenziale”
indicando per questo “differenziale” lo scarto esistente tra il rumore di fondo ed il
valore di picco della immissione.
Per differenziale si può intendere solo quanto viene definito nell’apposito
decreto ministeriale: differenziale tra valori di LAeq riferiti al rumore residuo e
rumore ambientale.
20
Per evitare confusioni di criteri, soprattutto la puntualità nei termini aiuta.
SCHEMATICAMENTE IL CRITERIO DI VERIFICA DELLA ESISTENZA DI
INQUINAMENTO DA RUMORE
Livello differenziale di rumore
LD = LA - LR
Valori limite differenziali di immissione
PERIODO DIURNO
LD = LA - LR = 5 dB
PERIODO NOTTURNO
LD = LA - LR = 3 dB
Rumore in assenza di immissione Rumore residuo LAeq,TM = LR
Rumore in presenza di immissione Rumore ambientale LAeq,TM = LA
Rumore ambientale con presenza di componenti impulsive, tonali e di bassa
frequenza o, per il periodo diurno, di rumore a tempo parziale LC
PERIODO DIURNO
LC = LA + KI + KT + (- KTP)
PERIODO NOTTURNO
LC = LA + KI + KT + KB
Componenti impulsive:
Componenti tonali :
Componenti di bassa frequenza
Rumore a tempo parziale < 60'
Rumore a tempo parziale < 15'
KI
KT
KB
KTP
KTP
=
=
=
=
=
3 dB
3 dB
3 dB
3 dB
5 dB
La verifica strumentale della presenza di componenti tonali, di bassa
frequenza, impulsive è regolata da metodologie complicate e, come nel caso della
componente tonale, neppure applicata al rumore effettivamente esistente e percepito.
Infatti si deve costruire una analisi spettrale apposita, in analisi dei minimi di
ogni banda, e su questa andare a eseguire la verifica delle differenze tra le frequenze
del terzo di ottava seguente e precedente.
Ad esempio nel caso di un rumore anche minimamente discontinuo (es. brano
musicale) è inutile perdere tempo in affannose ricerche.
Così nella verifica strumentale della presenza di componenti impulsive, se
non si utilizzano gli stessi campioni in andamento storico, il più delle volte si
eseguono confronti tra transiti di auto o mezzi pesanti (max slow) e fenomeni
impulsivi specifici (max impuls); questi valori vengono indicati dallo strumento ed il
21
tecnico sempre meno interviene a livello uditivo per individuare la caratteristica del
rumore disturbante con correlazione dell’accadimento temporale.
Complicazioni che quasi spaventano gli addetti ai lavori più navigati.
Dunque il criterio della accettabilità o meglio il criterio di valutazione
dell'inquinamento è criterio privo dei necessari requisiti di approfondimento di
analisi che proprio i "criticoni" addebitavano al criterio della tollerabilità.
E neppure si può continuare ad affermare che la "maggior permissività" del
criterio del DPCM è di poco conto, per cui poco differisce dal criterio comparativo
giurisprudenziale; le differenze sono macroscopiche ed una in particolare le
distingue: la considerazione del rumore da traffico.
Per applicare alla tollerabilità il dato del rumore residuo in sostituzione del
rumore di fondo bisogna cancellare dalla giurisprudenza addirittura una pronuncia
della Suprema Corte che proprio non ammette confusione richiamando l’attenzione
“sul rumore del traffico che non va confuso con il rumore di fondo”
(Cass.,6.1.1978, n.38, in Foro it. 1978, I,623)
Il rumore di fondo, che è base del criterio comparativo, assunto con misura
statistica, riduce al minimo la considerazione del rumore da traffico e dei transienti
anomali che questo caratterizzano (motorini, mezzi pesanti, sirene ecc); il rumore
residuo, che è base del criterio differenziale, assunto con misura in LAeq, contiene
invece tutti i contributi energetici del rumore da traffico, come è giusto che sia,
proprio per le definizioni poste a base.
Dal D.M. 16.03.98 sulle tecniche di rilevamento:
Sorgente specifica: sorgente sonora selettivamente identificabile che costituisce la
causa del potenziale inquinamento acustico.
Livello di rumore ambientale (LA): è il livello continuo equivalente di pressione
sonora ponderato “A”, prodotto da tutte le sorgenti di rumore esistenti in un dato
luogo e durante un determinato tempo. Il rumore ambientale è costituito dall'insieme
del rumore residuo e da quello prodotto dalle specifiche sorgenti disturbanti, con
l'esclusione degli eventi sonori singolarmente identificabili di natura eccezionale
rispetto al valore ambientale della zona. E' il livello che si confronta con i limiti
massimi di esposizione:
1. nel caso dei limiti differenziali, è riferito a TM
2. nel caso di limiti assoluti è riferito a TR
Livello di rumore residuo, (LR): è il livello continuo equivalente di pressione sonora
ponderato "A", che si rileva quando si esclude la specifica sorgente disturbante. Deve
essere misurato con le identiche modalità impiegate per la misura del rumore
ambientale e non deve contenere eventi sonori atipici.
22
Dunque, nella disposizione di tecnica di rilevamento non si intravedono “licenze”
di manipolazione sul dato rilevato perché si deve esporre:
v per il rumore ambientale “il livello continuo equivalente di pressione sonora
ponderato “A”, prodotto da tutte le sorgenti di rumore esistenti in un dato
luogo e durante un determinato tempo. Il rumore ambientale è costituito
dall'insieme del rumore residuo e da quello prodotto dalle specifiche
sorgenti disturbanti, con l'esclusione degli eventi sonori singolarmente
identificabili di natura eccezionale rispetto al valore ambientale della zona”
v per il rumore residuo “ il livello continuo equivalente di pressione sonora
ponderato "A", che si rileva quando si esclude la specifica sorgente
disturbante. Deve essere misurato con le identiche modalità impiegate per la
misura del rumore ambientale e non deve contenere eventi sonori atipici”.
Dunque se il rumore da traffico è “dentro” nel dato fonometrico associato al
rumore residuo, non costituendo questo contributo da evento sonoro atipico, dovrà
essere “lasciato dentro” anche nel dato fonometrico associato al rumore ambientale
con la pretesa di dire che questo dato di rumore ambientale rappresenta il valore di
immissione della sorgente.
8. I PARAMETRI RAPPRESENTATIVI NELLE RILEVAZIONI
Senza fondamento tecnico sono quindi i tentativi di alcuni Tecnici che
riferiscono ai Giudici che il c.d. “rumore di fondo”, ora chiamato “rumore residuo”,
si rileva con la misura in LAeq, mentre il dato del rumore denunciato disturbante è
rappresentato dal rumore ambientale sempre in LAeq, ovviamente misurato per pochi
minuti.
Queste distorsioni valutative che "accettano" il rumore residuo, già di fatto
inquinato, possono portare solo ad un continuo, costante subdolo incremento
dell’inquinamento da rumore: rumore residuo è dunque “descrittore innaturale” della
vocazione dei luoghi.
Per valutare quanto sia a rischio la credibilità fonometrica della misura
eseguita dal Tecnico che usa il rilievo in LAeqTM , basata solo sull’aprioristica
impostazione del tempo di misura, prescindendo dalla costante osservazione diretta
dell’evento sonoro da valutare, qualsiasi esso sia, basta prendere in esame i seguenti
tre grafici, andamenti livello/tempo, del rumore rilevabile, a finestre aperte, che
ipotizzano il rilievo, in ambiente abitativo ubicato in zona piuttosto tranquilla:
silenzio relativo, con caratteristiche continue, commisurato ai contributi lontani,
normale fluire della vita e di traffico, in periodo diurno.
Il tempo di misura impostato è di 3 minuti; la misura è costruita su 3
successivi periodi di identica durata, in cui, dopo il periodo di tranquillità, si sono
avuti in un caso il passaggio di un auto e nella misura successiva di 2 auto.
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Nel grafico di figura 1, si può notare che, in ambiente tranquillo, comunque
senza transienti, il dato del rumore residuo Leq = 34.5 dB ed il dato del rumore di
fondo LN95 = 33.2 dBA risultano molto vicini: lo scostamento è di solo 1 dBA.
Nel grafico di figura 2, si può notare che, in ambiente tranquillo, con un solo
transiente, il dato del rumore residuo Leq = 37.1 dB ed il dato del rumore di fondo
LN95 = 33.2 dBA cominciano ad allontanarsi: lo scostamento diviene di 4 dBA
24
Va altresì rimarcato che il rumore residuo per il solo passaggio di un auto (si
badi bene di quell’auto) ha subito un incremento di Leq 3,5 dBA, mentre il dato del
rumore di fondo resta totalmente indifferente alla presenza dei transienti stessi.
Così nella figura 3, si può notare che, in ambiente tranquillo, con un già due
transienti, il dato del rumore residuo Leq = 38.5 dB ed il dato del rumore di fondo
LN95 = 33.2 dBA risultano già allontanarsi: lo scostamento diviene di 5,5 dBA
Va altresì rimarcato che il rumore residuo per il passaggio di due auto (si badi
bene di quelle due auto) ha subito un incremento di Leq 4 ,5 dBA, mentre il dato del
rumore di fondo resta totalmente indifferente.
Non dimentichiamo che i grafici rappresentati si riferiscono a misure gestite,
tenute sotto controllo con finalità dimostrative: siamo certi di avere ancora sotto
controllo il dato fonometrico quando i transienti non sono controllabili ?
Quale certezza si pensa di avere su un dato fonometrico tanto influenzabile,
alla mercé proprio di eventi estranei che pure devono concorrere a determinare la
valutazione.
Quale è il dato del rumore residuo che potrebbe risultare buon descrittore di
quell’ambiente: in 10 minuti 3 valori diversi, i valori rilevati sono variati di quasi 5
dB in LAeq.
Il rumore residuo già inquinato per conto suo è al limite del valore
differenziale di immissione.
Questo sarebbe il parametro di base che si vuole attivare per valutare la
tollerabilità: i rischi di errore sono insiti nella misura.
25
E se cantassero gli uccellini o i grilli: il LAeq del rumore residuo, valutando il
contributo energetico in relazione al tempo di misura, si adeguerebbe prospettando
una situazione di inquinamento da rumore spinto.
I suoni che si trovano in natura nella realtà armonizzano e rilassano
considerarli elementi inquinanti è certamente fuori luogo.Il rovescio della medaglia è
che, con altrettanta superficiale negligenza connessa con la applicazione delle medie,
la misura in LAeq non è neppure idonea a rendere giustizia sulla quantificazione del
rumore ambientale cioè del livello da associare alla condizione di sorgente in
funzione.
Cosi nel diagramma di Figura 4, si vede come il dato LAeq, rilevato con
identiche impostazioni di tempo di misura, ove il tempo di misura è impostazione
apodittica non correlata all’effettivo tempo del verificarsi dell’evento sonoro
inquinante, sottostimi l’effettivo livello disturbante della immissione connessa alla
attivazione di sorgente fissa individuata in un impianto a funzionamento discontinuo.
Un livello di rumore ambientale di Leq 39.5 dBA a fronte di livelli di
immissione di rumore specifico intrusivo superiore a 42 ÷ 44 dBA e punte anche di
48 dBA istantanei.
Situazione di immissione da dichiarare comunque non portatrice di
condizioni di inquinamento in considerazione del fatto che il rumore ambientale non
raggiunge i limiti assoluti di applicazione del differenziale stesso e che comunque si
colloca entro i 5 dBA rispetto anche al valore minimo del rumore residuo.
26
E’ dunque sacrosanto avere perplessità sulla applicabilità del limite
differenziale e delle misure in LAeq riferite al rumore residuo ed al rumore
ambientale, nella valutazione di situazioni di intollerabilità, quando le tecniche di
misura adottate si riferiscono a tecniche adeguate alla valutazione delle condizioni di
inquinamento che si agganciano, anche giustamente per quella finalità, più alla
ricerca delle medie a cui riferire la misura.
Per tentare di ridurre la scarsa vocazione a rendere palpabile al correlazione
tra il dato numerico riassuntivo ed il contributo di informazione che invece lo ha
“costruito” e determinato, non resta che fare ricorso in modo sistematico alla
rappresentazione grafica dell’evento sonoro, protratta nel tempo, unita alla post
elaborazione applicata su “campioni di rumore” memorizzati con indicatori
qualitativi e quantitativi, e certamente associabili all’evento da valutare.
L’andamento storico temporale dell’evoluzione del segnale, in altri termini, la
“fotografia” del rumore dovrebbe sempre accompagnare il dato numerico: per il
rumore quasi una “carta di identità”.
Certo l’argomento rumore è delicato e quindi richiede professionalità e
competenza nel documentarne i parametri descrittori, qualsiasi essi siano.
E’ ormai costume diffuso, rappresentare le varie situazioni semplicemente
riportando i soli numeri e spesso anche con esposizione non esaustiva e corretta.
Bisogna invece che i Tecnici abbiano la costanza di rappresentare i contenuti
del rumore con grafici, analisi dettagliate e più approfondite su singoli eventi, sia con
riferimento alla variazione del livello sonoro sia con riferimento alla variazione della
composizione in frequenza, indicando dettagliatamente le condizioni di misura, i
luoghi e le posizioni del rilievo.
Chiunque, successivamente interverrà su quel rumore, avrà la possibilità di
rendersi conto che si sta occupando degli stessi eventi sonori che caratterizzano la
determinata sorgente già in osservazione.
Questo facilità il lavoro, anche in considerazione poi, che il giudizio si forma
attraverso il trasferimento della valutazione a soggetti che, in genere, non hanno
avuto la possibilità di ispezionare i luoghi e che quindi non hanno avuto la possibilità
di acquisire il dato percettivo che incide sull’apprezzamento intrusivo della
immissione.
Può un numero essere portatore di tante informazioni?
Certamente no: meglio affidarsi ad un documento più esaustivo; l’accoppiata
numero e grafico fanno al caso.
Così chi non ha potuto udire personalmente il rumore avrà almeno la
possibilità di “vederlo” rappresentato: è nelle prospettive che il giudizio sia più
partecipativamente formulato.
27
La tensione mentale e poi fisica prodotta dai rumori artefatti e spesso indebiti
ed inutili del vivere quotidiano, proprio perché innaturali, particolarmente incidenti
sul sistema di allerta dell'uomo, non aiutano il benessere ed a livello psichico nasce
sicuramente una richiesta inevasa di silenzio che, per molti versi, diventa difficile per
non dire impossibile esaudire.
In effetti non conosciamo "quanto" rumore siamo costretti a subire senza
rendercene conto e senza possibilità di difesa: non musica, non suoni ma vere e
proprie violenze acustiche, attentati continui alla salute.
Rumore e frastuono sempre in ogni luogo ed in ogni attività; è come se il
rumore si fosse impadronito della nostra vita: sia dei ritmi attivi sia dei ritmi di
riposo.
Come per la droga, sembra che, anche per il rumore, stia diventando
"necessaria" la dose giornaliera: alcuni vanno in crisi di astinenza ed ecco comparire
autoradio, stereo, walkman, che sparano direttamente (in vena)........ nell'orecchio la
dose di sensazione forte da rumore lesivo.
Il “silenzio” può anche spaventare, ma è essenziale per la nostra salute
psicofisica recuperare un po' di "dosi di silenzio": lo stare ad ascoltarsi, o stare ad
ascoltare il silenzio dei suoni è esercizio che va riesplorato.
Nel silenzio possono emergere dall'interno sensazioni e stimoli che ridanno
impulso alla sfera affettiva ed emotiva ridonando la possibilità di dare importanza a
ciò che si sente (udito e percezione).
Esercizio impossibile se tentato in un ambiente inquinato e rumoroso.
Purtroppo a questo ambiente inquinato ci dobbiamo preparare: il frastuono è,
per legge e decreti, nel nostro futuro ???
E’ negli auspici di tutti che questa condizione non si verifichi; è con l’azione
di tutti che questo non si verificherà.
9. LE DISPOSIZIONI LEGISLATIVE E REGOLAMENTARI
"Un giorno, l'uomo dovrà lottare contro il rumore come ha fatto contro il colera e la
peste"
Questa profezia di Robert Koch, insigne medico tedesco, che risale alla fine
del 1800, trova, purtroppo, totale rispondenza nella odierna situazione della moderna
società fracassona che considera rumore solo ciò che è generato dalle attività altrui,
mentre accondiscende ed accetta benevolmente il segnale di propria emissione.
28
A ben interpretare, la profezia di Robert Koch è soprattutto esplicita
sollecitazione a tutti a perseguire la finalità di lotta contro il rumore con la stessa
perseveranza, con le stesse metodiche e con la stessa unità di intenti con cui si lotta
contro il male o la malattia in genere.
Il rumore è un insinuante, subdolo agente inquinante, agente killer, che
provoca disagio psicofisico: spesso, al pari di altri mali un tempo definiti “oscuri”,
causa ed effetto non sono riconosciuti e manifestazioni patogene, che a situazioni di
inquinamento acustico si accompagnano, restano non comprese.
Purtroppo nella lotta contro il rumore gli interessi divergono e nella quasi
totalità dei casi la posta in gioco è principalmente economica.
La salute è posta al vertice dei valori umani: l’uomo, però, è spesso, troppo
spesso, distratto e si lascia illudere con luccichio del soldo.
Può la salute essere posta in secondo piano, assoggettata alla primaria
valutazione della ragione economica?
Certamente no; di facciata, almeno questo si impone.
Le professioni di intenti sono tutte orientate verso la difesa dell’uomo
dall’inquinamento da rumore, nel conseguimento, nel medio lungo termine, di un
ambiente salubre: il più delle volte però, purtroppo, gli intendimenti restano a livello
di buone intenzioni o peggio degenerano in atteggiamenti di esteriorità o proclami di
eclatanti programmi politici di tutela ambientale senza supporto della vera intenzione
ad intervenire.
Ogni cittadino, può essere, in ogni istante, disturbato e disturbatore, con
atteggiamenti di approccio alla valutazione del rumore generato diametralmente
opposti, in ragione della posizione del momento.
Tutte le attività umane generano rumore, spesso ridurre il rumore emesso è
costoso, molto costoso, ed addirittura a volte significa bloccare attività molto
remunerative che nella emissione di suoni hanno la loro ragion d’essere: la ragione
economica prevale sul diritto incomprimibile all'ambiente salubre, diritto alla salute.
Con queste premesse, che fotografano l'amara realtà odierna, la lotta al
rumore non potrà mai registrare i successi conseguiti nella lotta alla peste o al colera:
l'illustre medico non si rendeva probabilmente conto che la sua profezia sarebbe
risultata, ai nostri giorni, un pesante anatema.
Il Legislatore, al quale è affidata l'incombenza di emanare norme nel campo
del contenimento dell'inquinamento acustico, si attiva, legifera suscitando attese e
speranze, ma poi, riportato alla realtà del contemperamento delle opposte esigenze,
frena gli entusiasmi, si defila e si sottrae alla precisa e doverosa lotta, emanando
disposizioni regolamentari, collegati alla legge, in modo farraginoso e scoordinato,
ponendosi come unico traguardo una condizione di "inquinamento accettabile",
invischiato e subordinato al concerto delle rispettive esigenze di soddisfazione degli
interessi economici di poteri forti.
29
Lo strumento di lotta messo in campo dal Legislatore è la Legge 447 "Legge
quadro sull'inquinamento acustico".
Tra gli addetti ai lavori circola una battuta:
"la Legge 447, sarà anche un quadro, ma la tela del quadro però è come una
coperta corta e stretta per cui tira di qua tira di la, il disturbato resterà con le .........
orecchie scoperte."
E' ovvio che attività senza rispetto di limiti di emissione, considerata la
guerra ecologica di facciata in atto, non possono essere consentite, i limiti devono
esserci: quindi per non stonare nel concerto, si "impongono" limiti elevati o si toglie,
con un decreto o una circolare, ciò che si è posto in un decreto o in una legge
precedente o si sfrutta una situazione transitoria per formulare norme in modo
definitivo creando per certi casi, un vero e proprio "condono sul rumore".
La legislazione in tema di inquinamento da rumore di quest'ultimo periodo è
tutta votata a creare una situazione di imposta accettazione di livelli di inquinamento
da rumore basata su criteri di limiti assoluti a cui i cittadini tutti devono soggiacere,
creando, nella indecisione dei termini di riferimento, non pochi guai sia per gli
emettitori sia per i ricettori: tutti hanno di che lamentarsi e per di più a ragione.
La chiarezza non è certo una prerogativa dei dispositivi regolamentari in
materia.
Un dato è certo, confusione e rumore aumentano di pari passo, quasi in
sintonia: pochi hanno le idee chiare, il Legislatore si adegua e non brilla per
coerenza.
L'emanazione del primo decreto ministeriale di regolamentazione dei limiti
riferiti agli impianti a ciclo continuo ne è stato l'esempio tangibile ed ha sollevato,
sin dall'inizio, notevoli perplessità; si può affermare che addirittura si è discusso sul
titolo del decreto.
I più ebbero a dire: se il buon giorno si vede dal mattino …… saranno tempi
rumorosi per tutti e, quel che è peggio, sanciti per decreto.
In seguito, i decreti collegati, ed emanati nell'ultimo periodo, si sono
mantenuti nella linea di pressapochismo e di complicazione procedurale di esordio.
Ad oggi sono stati emanati i seguenti decreti collegati alle disposizioni contenute
nella Legge quadro 447 :
- DM Ambiente 11/12/96 “Applicazione del criterio differenziale per gli impianti
a ciclo produttivo continuo” in GU n. 52 del 4/3/97;
-
DPCM 18/9/97 “Determinazione dei requisiti delle sorgenti sonore nei luoghi di
intrattenimento danzante” in GU n. 233 del 6/10/97;
30
-
DM Ambiente 31/10/97 “Metodologia del rumore aeroportuale” in GU n. 267
del 15/11/97
-
DPCM 14/11/97 “Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore” in GU
n. 280 del 1/12/97;
-
DPCM 5/12/97 “Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici” in
GU n. 297 del 22/12/97;
-
DPR 11/12/97 n. 496 “Regolamento recante norme per la riduzione
dell’inquinamento acustico prodotto dagli aeromobili civili” in GU n. 20 del
26/1/97.
-
DPCM 19/12/97 - Proroga dei termini per l'acquisizione ed installazione delle
apparecchiature di controllo e registrazione nei luoghi di intrattenimento
danzante e di pubblico spettacolo di cui al DPCM 18.09.97 in GU 296 del
20/12/97
-
D.M. Ambiente 16/03/98 - Tecniche di rilevamento e di misurazione
dell'inquinamento acustico in GU n. 76 del 01/04/98
-
DPCM 31/03/98 - Atto di indirizzo e coordinamento recante criteri generali per
l'esercizio dell'attività del tecnico competente in acustica, ai sensi dell'art. 3,
comma 1, lettera b), e dell'art. 2, commi 6, 7 e 8, della legge 26 ottobre 1995, n.
447 "Legge quadro sull'inquinamento acustico" in GU n. 120 del 26.05.98.
-
DPCM 18/11/98 n. 459 -“Regolamento recante norme di esecuzione dell'articolo
11 della legge 26 ottobre 1995, n. 447, in materia di inquinamento acustico
derivante da traffico ferroviario” in G. U. n. 2 del 4.1.99.
10. OSSERVAZIONI CRITICHE ALLE DISPOSIZIONI REGOLAMENTARI
Così, cogliendo qua e la, senza entrare troppo nel dettaglio, si possono
individuare gravi aspetti di incongruenza che rendono la singola disposizione
regolamentare disomogenea, fuori dal coordinamento delle restanti disposizioni di
più recente emanazione e spesso anche inapplicabile: l'operatività richiede sforzi
interpretativi veramente fantasiosi ed acrobatici.
A puro titolo di esempio:
§ DM Ambiente 11/12/96 “Applicazione del criterio differenziale per gli impianti
a ciclo produttivo continuo” in GU n. 52 del 4/3/97.
31
L Non è assolutamente chiaro quali siano i riferimenti da assumere cioè se il
soggetto da regolamentare e definire continuo è l'impianto singolo o l'attività, se
le ragioni prettamente economiche, che per certune attività determinano la durata
dei turni di lavoro, possano essere giustificazione della continuità o se l'effettiva
difficoltà di spegnimento dell'impianto ai fini della misura del rumore residuo
(definito rumore in assenza della sorgente fissa disturbante) sia la vera ragion
d'essere del decreto.
L Inoltre non è chiara l'applicazione del decreto in assenza di suddivisione acustica
del territorio.
§
D.M. Ambiente 16/03/98 - Tecniche di rilevamento e di misurazione
dell'inquinamento acustico in GU n. 76 del 01/04/98.
L Decreto funzionale a tutte le disposizioni emanande e quindi atteso per primo è
giunto quasi in coda e visto il peso ed i contenuti specificatamente tecnici, si
rimane comunque perplessi sull’opportunità di utilizzare uno strumento
legislativo anziché una o più norme tecniche, che avrebbero permesso un iter di
gran lunga più snello per l’emissione e gli aggiornamenti che eventualmente
(certamente) si renderanno necessari: quasi un ripensamento sul metodo
largamente usato in ambito internazionale basato sul recepimento di norme
tecniche: strumenti operativi superpartes che prescindono generalmente dalla
valutazione politica che invece nel caso sembra ancora una volta dover essere
predominate
L Nonostante il dibattito in sede normativa sia stato vivace e documentato, il
riferimento alla indicazione di una plausibile “incertezza di misura” non
compare: eppure tutti sanno che è sempre molto rischioso dare il carisma della
univoca certezza numerica ad una misura in LAeq eseguita in ambiente esterno o
abitativo.
L Nel testo si trovano spesso errori “di stampa” per i quali occorre immediatamente
fare chiarezza onde evitare che insorgano errate interpretazioni con conseguenze
spesso irreparabili:
4 è il caso delle citazioni di norme di riferimento che non hanno rispondenza
all’effettivo identificativo della norma stessa che si comprende dal testo voler
essere richiamata
4 è il caso delle formule e delle abbreviazioni che non hanno univoca
scritturazione sia nel contesto del decreto sia nel contesto dei decreti collegati
4 qualche difficoltà è posta dalle numerose “varianti tipografiche” che portano
a indicare una quantità con nomi, pedici ed indici differenti; sul punto si
chiede solo chiarezza tipografica essendo ormai chiaro che il Tecnico dovrà
abituarsi a convivere con questi simboli compositi che portano al pedice una
sorta di condensato di “presentazione dei risultati” cioè il diario delle
condizioni in cui la misura è avvenuta e come il parametro espresso si correli
32
con questa. Più avanti, in altro decreto, parlando di isolamento acustico, ci
s’imbatterà nuovamente con una “serie” di parametri solo apparentemente
uguali, quasi criptati per i quali le indicazioni di pedice costituiscono il
codice identificativo e per i quali si dovrà stare molto attenti.
L Difficoltà emergono nelle applicazioni delle istruzioni operative da attuarsi in
campo durante la fase del rilievo fonometrico, così ad esempio:
4 a parità di parametro da assumere, per il rumore ambientale, cambiano le
durate di acquisizione in funzione del limiti di riferimento da considerare
4 sempre in tema di durate di campionamento i tempi si allungano quando si
deve accertare la presenza di componenti impulsive; diviene determinante il
tempo di osservazione ed il tempo di misura si deve a questo adeguare e non
si possono ammettere simulazioni
4 per la presenza di rumore a tempo parziale si deve verificare la persistenza
del rumore per i tempi indicati, ma nulla si dice sulle decisioni da prendere in
caso di rumore a cadenza ripetitiva che comunque, per somma di tempi
parziali, rimane contenuto nei tempi indicati
4 complicate sono le rilevazioni di segnali con presenze di caratteristiche
componenti per la cui documentazione grafica, resa di fatto obbligatoria,
sono da assumere almeno 3 parametri con prontezze di risposta strumentale
diverse, per poi non chiarire se i richiesti confronti vanno fatti sullo stesso
input temporale o all’interno della stessa misura
4 non vi è chiarezza se in presenza di rumore a tempo parziale siano da
applicare i fattori correttivi per presenza di componenti tonali, impulsive e di
bassa frequenza
4 a proposito di questi ultimi non è espresso chiaramente su quali valori si
debbano applicare anche se la interpretazione testuale porterebbe, per logica
ed in riferimento alla caratterizzazione dell’evento da considerare, ad
applicarli sui livelli del rumore ambientale e solo su quelli e quindi non sul
rumore residuo, rumore che non contiene, per definizione, l’evento in esame.
4 non si comprende il motivo per cui la componente di bassa frequenza debba
essere penalizzata solo in periodo notturno e non anche in periodo diurno
quasi che le conseguenze indotte da tale fenomeno siano diverse in relazione
al periodo in cui si verificano.
L Ammesso e non concesso di riuscire a risolvere i dubbi sulle tecniche di misura,
le difficoltà lievitano al momento della scelta della postazione ove collocare il
punto di misura in cui assumere il dato fonometrico da porre in relazione alle
disposizioni contenute nel decreto che fissa i valori limite delle sorgenti sonore.
33
§
DPCM 14/11/97 - “Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore” in
GU n. 280 del 1/12/97
L Attività produttive o il singolo impianto devono, nella maggior parte dei casi,
confrontarsi sia con valori limite di emissione sia con valori limiti di immissione
massimi e differenziali e questi sono riportati nelle rispettive tabelle. Ma sul
punto dei livelli di emissione il riferimento alle definizioni riportate nella Legge
quadro sembrano essere in contraddizione con quanto espresso nel decreto per la
corrispondenza agli spazi utilizzati da persone o comunità.
L Problemi sorgono nella applicazione dei limiti di zona: la dove i Comuni non
hanno provveduto alla suddivisione acustica del territorio nulla di definito è
prospettato in relazione alla interconnessione territoriale dei comuni e come le
rispettive zone acustiche possano o debbano integrarsi ed a quale zona debba
assegnarsi prerogative di priorità: quest’aspetto incombe in particolare sulle aree
urbane industriali che in genere sono al limitare del territorio comunale e spesso
confinano con zone di altro comune con classificazioni incompatibili.
L La classificazione riportata nel DPCM 01.03.91 si era già manifestata avulsa
dalla realtà territoriale nazionale ed era stata giudicata più adatta a regolamentare
in nazioni per tradizione votate alla gestione acustica del territorio: gestione del
territorio che nel nostro paese è tuttora inesistente ed è dimostrato la ove si
consente ancora di edificare ambienti abitativi e destinati alla permanenza di
persone e comunità a stretto contatto con realtà produttive di cui si conosce
perfettamente il livello di emissione siano queste sorgenti fisse o mobili. Ci si
attendeva una presa di coscienza sulla realtà territoriale e gestionale nazionale in
cui anche gli strumenti di regolamentazione urbanistica e di edificazione paiono
porsi in contrasto con l’esigenza di contenimento di inquinamento da rumore,
cosa che non è avvenuta e che per certi aspetti si è complicata con la
formulazione dei valori limite di qualità.
L Di notevole importanza sono le modifiche introdotte nell’applicazione del limite
differenziale di immissione, rispetto a quanto stabilito dal D.PC.M. 01/03/91 con
il criterio differenziale; viene ora infatti introdotta una doppia condizione, a
finestre aperte e a finestre chiuse, sia per il rilievo sia per la verifica della
applicabilità del limite differenziale stesso, invece della sola verifica a finestre
chiuse, svincolandosi in tal modo, solo in apparenza, dalle prestazioni acustiche
dei serramenti e dell’isolamento acustico di facciata dell’edificio ricettore.
L Importante innovazione riguarda le
immissione che non si applica qualora:
limitazioni
del
limite
differenziale
di
ü la rumorosità sia prodotta da infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali e
marittime
ü la rumorosità sia prodotta da attività e comportamenti non connessi con esigenze
produttive, commerciali e professionali
34
ü la rumorosità sia prodotta “da servizi e impianti fissi dell’edificio adibiti ad uso
comune, limitatamente al disturbo provocato all’interno dello stesso”.
In primo luogo è definito una volta per tutte che i rumori connessi con l’attività
delle infrastrutture di trasporto è contributo non eliminabile del rumore residuo.
Queste limitazioni applicative del limite differenziale di immissione lasciano per
così dire scoperte le valutazioni delle immissioni di tipo condominiale non
riconducibili ad attività mentre ci si attende che le fattispecie di immissioni
connesse con il funzionamento di impianti condominiali siano regolamentate dal
D.M. 5/12/97.
Le non poche limitazioni applicative del limite differenziale sembrano aver tolto
importanza al limite stesso ma comunque si sono create le condizioni per cui,
molte situazioni nelle quali, con l’applicazione del DPCM 01.03.91, si era
dichiarato non applicabile il criterio differenziale ora tornano di attualità o
viceversa con non poche difficoltà per i gestori delle sorgenti costretti a
ridimensionare o riprogrammare interventi di contenimento delle immissioni ora
anche alla luce della considerazione che può derivare alla immissione per via
solida di bassa frequenza riqualificata dal livello di applicazione del limite
differenziale a finestre chiuse.
L La confusione poi sulla applicabilità del criterio differenziale di cui al DPCM
01.03.91 ed anche sulla applicabilità del limite differenziale di immissione di cui
al DPCM 14.11.97, per quei casi che si trovano in Comuni che non hanno
provveduto alla suddivisione acustica del territorio è consistente al punto che già
si sono avuti dispositivi di sospensiva da parte dei Tribunali Amministrativi
Regionali competenti, per ordinanze ispirate alla applicazione dei “differenziali”.
§
DPCM 5/12/97 “Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici” in
GU n. 297 del 22/12/97
L Anche nel caso di questo decreto definizioni allegati e tabelle non sono stati
organizzati in modo coerente ed organico per cui le contraddizioni in termini e
finalità sono piuttosto evidenti e pesanti.
•
Per i riferimenti normativi e legislativi richiamati si hanno inesattezze non di
poco conto
•
Grandezze di riferimento: definizioni, metodi di calcolo e misure portano
riferimenti inesatti, superati o non rispondenti alla norma citata
•
Indici di valutazione riportati in modo contraddittorio: così, ad esempio, con
riferimento al rumore prodotto dagli impianti tecnologici vi è incongruenza tra il
limite di 25 dB esposto nel testo e i limiti riportati nella TABELLA B in ultima
35
colonna dove si distingue tra le diverse categorie e dove per le categorie A, B, C,
F, e G il limite è 35 dB.
•
•
Non sono previsti nella classificazione delle categorie di edifici:
-
gli edifici a destinazione mista (i casi più frequenti sono residenziale +
terziario e residenziale + attività artigianale);
-
gli edifici pubblici.
La tabella B così come strutturata appare assolutamente inadeguata per
raccogliere i valori limite.
nell’ambito di ciascuna categoria occorre realizzare una più dettagliata
casistica. Per esempio per la categoria A è necessario differenziare l’isolamento
dai rumori aerei distinguendo in funzione della destinazione d’uso (per es. nella
categoria di edifici a uso collettivo è necessario differenziare tra le destinazioni
d’uso).
la seconda colonna andrebbe riorganizzata in base alla zonizzazione
prevista dal DPCM del 14-11-97 che stabilisce i valori di immissione; ciò
eviterebbe onerosi interventi di protezione laddove non necessari;
la prima e la terza colonna vanno riformulate in funzione della tipologia
edilizia (vedi come es. quanto è stato fatto in Francia e in Germania);
L Resta l’interrogativo di fondo: a chi si applica il Decreto in oggetto’? Chi deve
rispettare e chi deve far rispettare i limiti fissati’?
I requisiti acustici passivi degli edifici, unitamente ai requisiti di sicurezza ed
igienico - sanitari, fanno parte delle indicazioni riportate nei regolamenti di
igiene di cui i singoli comuni dovrebbero essere dotati; ai regolamenti di igiene
dovrebbero uniformarsi i regolamenti edilizi degli stessi comuni.
Forse il riferimento logico si trova all’art 6 comma 1, lettera e) - Competenze dei
Comuni: e) l’adozione di regolamenti per l’attuazione della disciplina statale e
regionale per la tutela dall’inquinamento acustico.
In materia la disciplina statale è rappresentata appunto dal DPCM 05.12.97;
resterebbe da completare l’emanazione della disciplina regionale con
l’adeguamento del regolamento di igiene tipo per uniformità di regole territoriali.
Il Comune può o meglio dovrà attivare l’adozione dei requisiti previsti nel
Decreto adeguando i propri regolamenti in modo da dare riferimento certo,
almeno questo nelle intenzioni, alla fase di progettazione e controllo.
L Quali i provvedimenti in caso di mancato rispetto dei limiti previsti dal decreto ?.
Altro punto dolente che nasconde non poche insidie di carattere amministrativo
ed anche civilistico; al decreto mancano i riferimenti del regime sanzionatorio e
36
soprattutto mancano le indicazioni sui possibili interventi o ordinanze in caso di
omissione delle incombenze amministrative o in caso di non raggiungimento dei
limiti minimi dei requisiti.
Come si può vedere sembra che il requisito principale ricercato con
perseverante cinica applicazione sia la complicazione.
Complicazione che sta portando molti addetti ai lavori a rimpiangere il tempo
in cui si applicava il tanto criticato DPCM 01.03.91, antesignano delle italiche
disposizioni antinquinamento da rumore.
Si stava meglio quando si stava peggio: molti si sentono traditi.
Dai più si invocava semplicità e chiarezza e possibilmente meno errori
sostanziali e procedurali che già nelle sintetiche 4 pagine del DPCM 01.03.91 il
legislatore era riuscito a introdurre in discreta quantità.
Invece è successo l'esatto contrario: disposizioni ed indicazioni di difficile
interpretazione, errori ed incongruenze fioriscono copiosi nei nuovi decreti.
Più che concerto delle norme, certamente si è raggiunto lo "sconcerto" di
tutti.
A parte gli errori
facendo, c’è da chiedersi
costituisca già il riferimento
uniformi di contenimento
nazionale.
di forma, che potranno essere anche corretti cammin
se quanto messo a disposizione dal Legislatore non
massimo, nell’ottica di un raggiungimento di condizioni
dell’inquinamento da rumore su tutto il territorio
Ora, il problema si acuisce nel momento in cui, in ambito giudiziale, si deve
rispondere ai quesiti che il Giudice pone al Tecnico, il CTU per intenderci.
Quesiti così formulati:
“Accerti il CTU, letti gli atti di causa, sentite le parti e i loro eventuali
consulenti, espletato ogni opportuno sopralluogo e ogni ulteriore accertamento, se
nell'appartamento di proprietà della Ricorrente vi siano immissioni di rumore
generate dall'attività della Resistente superiori alla normale tollerabilità alla luce
della vigente normativa. In caso affermativo indichi il CTU quali siano gli interventi
di insonorizzazione necessari per ricondurre la immissione entro il limite della
37
tollerabilità, precisandone i costi i tempi di intervento e le compatibilità con la
normativa edilizia”.
possono essere fonte di equivoco, aprendosi lo spazio per l’applicazione, da parte di
alcuni Tecnici, dei limiti riferiti nei decreti in materia di inquinamento che sono
contrabbandati come “vigente normativa” in campo di normale tollerabilità.
Bisogna rendersi conto che se questa linea passa, passano anche tutte le
incongruenze contenute nei decreti, e già emerse anche solo con riferimento alla
applicazione degli stessi decreti nel loro campo naturale dell’inquinamento da
rumore per accertamenti dei funzionari della pubblica amministrazione.
Il punto controverso va individuato proprio nell’iniziativa unilaterale del
Tecnico che ritiene, senza motivo alcuno, che sia giunto il tempo di operare la
sostituzione del “vecchio” metodo della tollerabilità con il “nuovo” metodo della
verifica della esistenza dell’inquinamento andando ben oltre il compito assegnato dal
Giudice al Tecnico ed anche oltre le intenzioni del Legislatore stesso, il quale ben si
è guardato dall’abrogare altre norme incompatibili con quanto sancito con la Legge
quadro 447 e con i decreti che per delega sono assegnati alla gestione del Governo e
dei Ministeri.
Infatti l’apposito articolo della Legge quadro recita:
Art. 16.
(Abrogazione di norme)
1. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio
dei ministri, è emanato, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto
1988, n.400, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, su proposta del Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri
competenti, un apposito regolamento con il quale sono individuati gli atti
normativi incompatibili con la presente legge, che sono abrogati con effetto
dalla data di entrata in vigore del regolamento medesimo.
Il decreto di cui all’Art. 16 della L.Q. 447 non c’è stato e quindi, nella
realtà una certezza emerge: la vigente normativa in materia di tollerabilità non
è rappresentata da quanto emerge dalla stessa L.Q. 447 e dai decreti ad essa
collegati.
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La definizione di “normale tollerabilità” si dovrà cercare, come in
precedenza e come fino ad ora è avvenuto, nel suo capo logico e naturale: nella
copiosa specifica giurisprudenza di merito e di legittimità che nel tempo si è formata
avendo cura ed attenzione a non creare inutili confusioni.
Una decisione coraggiosa ed univoca si impone.
Delle due l'una: o sono disinformati i giudici o lo sono certi tecnici.
Vista la qualità dei rispettivi lavori e gli esiti delle sentenze, si è più propensi
a porre dubbi sulla informazione dei tecnici.
Questa situazione di confusione non giova a nessuno: si intravedono solo
azioni che dilatano i costi delle consulenze di ufficio e di parte ed i tempi del
contenzioso.
O passa il concetto, (stravolgendo ogni definizione tecnica, giuridica e
dispositiva), che il rumore di fondo ora si misura in LAeq e quindi, anche nelle
sentenze e nelle ordinanze, i Giudici lo rinominano con il termine "rumore residuo"
e in pari modo il rumore disturbante intrusivo specifico lo si misura in LAeq e, anche
nelle sentenze e nelle ordinanze, i Giudici lo indicano con "rumore ambientale", per
cui il nuovo confezionato limite della tollerabilità diviene, in applicazione della
normativa antinquinamento, di [LAeq + 5 dB] oltre li rumore residuo per il periodo
diurno e di [LAeq + 3 dB] oltre il rumore residuo per il periodo notturno quando
siano superati i limiti di criterio assoluto posti a base della applicazione del limite
differenziale di immissione.
O passa il concetto che i termini riportati nelle sentenze restano quelli che
sono, non essendo intervenute pilotate mutazioni genetiche di terminologia e
definizione, e quindi, in coerenza con le sentenze stesse si continua a chiamare
"rumore di fondo" il rumore di fondo, quello non inquinato da eventi sonori estranei
alla materia del contendere, cioè quello che si misura in assenza della immissione
intrusiva di rumore e lo si misura con il suo proprio parametro naturale che si
esprime con il valore statistico LN95, ed in pari modo si misura il rumore dichiarato
intollerabile con il valore massimo istantaneo, cioè con quel valore che meglio
esprime la potenzialità del rumore di arrecare proprio quella condizione di
intollerabilità che il disturbato lamenta.
Dunque anche i quesiti posti dal Giudice dovranno avere riferimenti univoci
ed omogenei ai criteri e parametri che il CTU potrà utilizzare.
A leggere le sentenze elaborate dai Giudici, la tendenza valutativa non è
mutata e la situazione di chiarezza è recuperabile.
Con difficoltà ma ancora recuperabile.
39
11.IL QUESITO TIPO
La puntuale definizione dei termini riferiti nei quesiti che recentemente i
Giudici pongono nel momento dell’affidamento degli incarichi è chiaro sintomo di
volontà a continuare con la necessaria chiarezza a valutare la tollerabilità della
immissione.
Raccogliendo i numerosi confronti formativi che i Tecnici hanno con i
Giudici, l’ASSOACUSTICI ha formulato un testo di base del quesito tipo, sintesi dei
vari input ricevuti nel contesto del lavoro svolto in ambito giudiziale.
Il testo è stato approvato
dall’Assemblea Ordinaria del 23 aprile 1999.
“Il G.D. (Pretore, Giudice di pace) formula il seguente quesito:
"Dica il CTU, esaminati gli atti di causa, i documenti allegati e prodotti, sentite le
parti ed i loro consulenti tecnici se nominati, esperiti tutti gli accertamenti ritenuti
necessari, eventualmente assistito da tecnici ausiliari di fiducia, con l'impiego di
idonea strumentazione di rilevazione fonometrica sottoposta a verifica di taratura
periodica*, ed in particolare quest'ultima atta a raffigurare e documentare
l'andamento dell'evento sonoro associato alla immissione sonora, se nell'abitazione
dei Ricorrenti (degli Attori) si verificano immissioni di rumore,
conseguenti allo
svolgimento della attività della Resistente (della Convenuta) ed al funzionamento
degli impianti di pertinenza della attività stessa, con riferimento a tutte le condizioni
possibili di utilizzo dei locali, con porte e finestre aperte e chiuse sia dell'abitazione
sia dei locali ove si svolge l'attività considerando altresì, se del caso, l'eventuale
utilizzo delle aree esterne di pertinenza ed in uso alla attività.
Descriva il CTU la situazione dei luoghi, la tipologia della zona, le priorità d'uso e di
insediamento, le caratteristiche delle attività svolte e la consistenza degli impianti
indicandone puntualmente i periodi temporali di funzionamento ed esercizio.
2
Dica il CTU, se i valori delle suddette immissioni, rilevate presso l'abitazione dei
Ricorrenti (degli Attori), superano i limiti della normale tollerabilità valutata, in base
al criterio comparativo dei 3 dB sul rumore di fondo, inteso questo quale complesso
di suoni di origine varia, continui e caratteristici del luogo, sul quale si innestano di
volta in volta i rumori più intensi, espresso dal valore statistico cumulativo LAF,95
(Livello statistico cumulativo, 95%, ponderato A, costante di tempo Fast), rilevato
nel periodo di misura in assenza della attività specifica della Resistente (della
Convenuta).
Verifichi il CTU se sono rispettati i valori limite delle sorgenti sonore previsti nel
D.P.C.M 14.11.97, decreto applicativo della Legge Quadro sull'inquinamento
acustico, n° 447 del 26.10.95, rilevati secondo quanto contenuto nel D.M. 16.03.98,
in materia di tecniche di rilevamento e di misurazione dell'inquinamento acustico, e,
per quanto ancora in vigore, se sono rispettati i valori limite di cui al D.P.C.M.
01.03.91 in materia di "Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti
abitativi e nell'ambiente esterno".
In caso di supero dei limiti, indichi il CTU quali misure siano idonee a ricondurre
entro la soglia della normale tollerabilità le immissioni di cui sopra, indicando, con
descrizione generica di tipologia di intervento, partitamente i rimedi da adottare ed i
lavori da eseguire per raggiungere l'obbiettivo richiesto, nonché il presumibile costo
dei medesimi ed i tempi necessari per la realizzazione dei lavori."
Autorizza il CTU, al fine di effettuare rilevazioni non influenzate della notizia della
sua presenza, se lo riterrà opportuno, ad effettuare anche rilievi senza preavviso alle
Parti ed ai loro Consulenti.
3
Da mandato al CTU di richiedere alla Resistente (alla Convenuta) la momentanea
sospensione delle attività e la disattivazione degli impianti di pertinenza per il tempo
strettamente necessario per procedere alla misurazione del livello in assenza di
attività; (nella impossibilità si potrà procedere ai suddetti rilievi utilizzando la
giornata di riposo e chiusura del Locale. à Caso di locale pubblico: bar, gelaterie,
ristoranti discoteche ecc.)
Fissa per l'inizio delle operazioni peritali la data del
alle ore
in loco con
ritrovo presso l'abitazione della Ricorrente (dell’Attore) (o altro sito indicato dal
CTU)
Concede al CTU termine di giorni
dall'inizio delle operazioni peritali, per il
deposito della relazione scritta di consulenza tecnica e dispone l'assegnazione al CTU
di fondo spese di £
Rinvia la causa all'udienza del
da porsi a carico
delle
.
alle ore
taratura periodica* = considerata la delicatezza dell’argomento si rende
obbligatoria la verifica di taratura almeno con cadenza biennale, come da
decreti”
CHIAREZZA DI TERMINI GIA’ NEL QUESITO: CHI BEN COMINCIA E’
A META’ DELL’OPERA
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