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L` ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
L' ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
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2-3
L' ecografia delle 11–13+6
settimane di gravidanza
Kypros H. Nicolaides
Laura Bedocchi
2004-9-28
15:02:51
L’ ecografia delle 11–13+6
settimane di gravidanza
Fetal Medicine Foundation, Londra 2004
Dedicato
a
Erodoto e Despina
Indice
Introduzione
1. Diagnosi dei difetti cromosomici nel primo trimestre di gravidanza
Rosalinde Snijders, Kypros Nicolaides . . . . . . . . .
Diagnosi dei difetti cromosomici . . . . . . .
Screening dei difetti cromosomici . . . . . . .
Calcolo del rischio per i difetti cromosomici . . .
Spessore della translucenza nucale fetale . . . .
Attitudine delle donne verso lo screening del primo
secondo trimestre. . . . . . . . . . . . .
. .
. .
. .
. .
e del
. .
.
.
.
.
7
. 7
. 12
. 14
. 23
. . 45
2. Caratteristiche ecografiche dei difetti cromosomici
Victoria Heath, Kypros Nicolaides . . . . . . . . . . 49
Ecografia del primo trimestre . . . . . . . . . . . . 49
Ecografia del secondo trimestre . . . . . . . . . . . . 63
3. Aumento della translucenza nucale nei feti con cariotipo normale
Athena Souka, Constantin von Kaisenberg, Kypros Nicolaides 77
Outcome dei feti con translucenza nucale aumentata . . .
Anomalie associate ad aumento della translucenza nucale . .
Fisiopatologia dell’ aumento della translucenza nucale . . .
Gestione delle gravidanze con translucenza nucale aumentata .
78
80
85
94
4. Gravidanze multiple
Neil Sebire, Kypros Nicolaides . . . . . . . . . . . . 101
Prevalenza ed epidemiologia . . . . . . .
Determinazione della zigosità e della corialità .
Corialità e complicanze della gravidanza . . .
Difetti cromosomici nelle gravidanze multiple .
.
.
.
.
.
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.
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.
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. 102
. 103
. 105
. 112
Introduzione
Nel 1866 Langdon Down descrisse come le caratteristiche comuni agli
individui affetti da trisomia del cromosoma 21 fossero una scarsa elasticità della
cute, che sembrava essere troppo abbondante rispetto alla superficie corporea,
il naso piccolo ed il volto piatto. Negli anni ’90 è stato possibile osservare la
cute in eccesso nei feti affetti da sindrome di Down mediante un esame
ecografico che viene effettuato nel terzo mese di vita intrauterina, sotto forma
di aumento della translucenza nucale. La translucenza nucale fetale a 11–13+6
settimane è stata combinata con l’ età materna per creare un efficace metodo
di screening per la trisomia 21; per una percentuale di falsi positivi del 5%,
possono infatti essere identificate il 75% delle gravidanze affette da trisomia
21. Associando alla translucenza nucale i livelli di free b-hCG e PAPP-A nel
siero materno a 11–13+6 settimane, la sensibilità dello screening per i difetti
cromosomici è risultata essere dell’ 85–90%. Nel 2001 è stato scoperto che
nel 60–70% dei feti affetti da trisomia 21 l’ osso nasale non è visualizzabile
all’ ecografia delle 11–13+6 settimane ed i risultati preliminari suggeriscono
che la valutazione dell’ osso nasale possa aumentare la sensibilità dell’ ecografia
e della biochimica materna nel primo trimestre oltre il 95%.
L’ aumento della translucenza nucale, oltre ad avere un ruolo nella valutazione
del rischio per la trisomia 21, permette di identificare un’ elevata proporzione
di altri difetti cromosomici ed è inoltre associato ad anomalie del cuore e dei
tratti di efflusso dei grossi vasi e ad un vasto gruppo di sindromi genetiche.
I vantaggi dell’ ecografia a 11–13+6 settimane sono rappresentati dalla possibilità
di poter identificare il numero dei feti e la loro vitalità, di datare accuratamente
la gravidanza e diagnosticare precocemente le anomalie fetali maggiori. Un’ ecografia precoce permette, inoltre, un’ attendibile diagnosi di corialità, che è
il fattore principale nel determinare l’ outcome delle gravidanze multiple.
Come per l’ introduzione di qualsiasi nuova tecnologia nella pratica clinica, è
fondamentale che gli ecografisti che effettuano l’ ecografia delle 11–13+6
settimane ricevano un adeguato training e che i risultati siano soggetti ad un
controllo rigoroso. La “Fetal Medicine Foundation” ha introdotto un processo
di training e certificazione per aiutare a stabilire elevati standard ecografici a
livello internazionale. Il “Certificato di Competenza nell’ ecografia delle 11–14
settimane” viene rilasciato a quegli ecografisti che sono in grado di effettuare
un esame di alto livello e possono dimostrare una buona conoscenza nel
diagnosticare e gestire le condizioni identificate mediante l’ ecografia.
1
DIAGNOSI DEI DIFETTI CROMOSOMICI NEL PRIMO
TRIMESTRE DI GRAVIDANZA
Nel 1866 Langdon Down descrisse come negli individui affetti
da trisomia del cromosoma 21, la condizione che tuttora porta il
suo nome, la cute sembrasse essere troppo abbondante rispetto
alla superficie corporea, il naso apparisse piccolo ed il volto
piatto. Nel corso degli ultimi dieci anni è divenuto possibile
osservare queste caratteristiche mediante un esame ecografico che
viene effettuato nel terzo mese di vita intrauterina.
A quest’ epoca gestazionale, circa il 75% dei feti affetti da
Sindrome di Down manifesta un aumento della translucenza
nucale (NT) e nel 60–70% dei casi non è visualizzabile l’ osso
nasale (Figura 1 e 2).
DIAGNOSI DEI DIFETTI CROMOSOMICI
Diagnosi non invasiva
Nel corso degli ultimi 30 anni sono state effettuate importanti
ricerche, con lo scopo di sviluppare un metodo di diagnosi
prenatale non invasiva, basata sull’ isolamento di cellule fetali
individuate nel sangue materno. Circa 1 su 103–107 delle cellule
nucleate presenti nella circolazione materna è di origine fetale.
La proporzione di cellule fetali può essere arricchita sino a
circa 1 su 10–100 mediante tecniche quali il magnetic cell sorting
Capitolo 1 • Diagnosi dei difetti cromosomici nel primo trimestre di gravidanza
7
Figura 1. Feto con accumulo sottocutaneo di fluido dietro la nuca. Immagine gentilmente concessa dalla
Dr Eva Pajkrt, Università di Amsterdam.
Figura 2. Immagine ecografica di un feto a 12 settimane di gravidanza affetto da trisomia 21;
nell’ immagine si può notare l’ aumento della translucenza nucale e l’ assenza dell’ osso nasale.
(MACS) o il fluorescence activated cell sorting (FACS), dopo aver
fatto reagire anticorpi marcati con fluorescenza o con un
magnete, con un marker specifico per la superficie delle cellule
fetali. Il campione che ne risulta non è adatto per le tradizionali
analisi citogenetiche poiché è ancora estremamente contaminato
da cellule di origine materna; tuttavia, con l’ utilizzo di sonde
8
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
specifiche per il DNA cromosomico e con tecniche di ibridizzazione in situ (FISH), è possibile sospettare una trisomia fetale
mediante la presenza di tre segnali nucleici in alcune cellule del
sangue periferico materno arricchite di cellule fetali.
Sulla base delle tecniche tuttora a disposizione, l’ esame di cellule
fetali estratte dal sangue periferico materno sembra trovare
applicazione più come metodo per la valutazione del rischio di
difetti cromosomici che come metodo per la diagnosi prenatale
non invasiva delle cromosomopatie. La sensibilità di questa
metodica è simile a quella degli screening su siero materno ma, a
differenza dei test biochimici su siero che sono relativamente
facili da effettuare nel contesto di uno screening di massa,
l’ analisi delle cellule fetali isolate dal sangue materno richiede un
intenso lavoro ed operatori estremamente esperti. È ancora da
dimostrare, fino a quale livello queste tecniche di arricchimento
di cellule fetali possano essere migliorate per ottenere un maggiore numero di cellule fetali e come queste tecniche possano
essere automatizzate, per permettere l’ analisi simultanea di un
grande numero di campioni.
Recentemente, è stata focalizzata l’ attenzione sulla presenza
di DNA libero di origine fetale nel plasma materno e sulla
possibilità di quantificare la concentrazione di DNA fetale
maschile nelle gravidanze con feti maschi, utilizzando tecniche di
PCR quantitativa in real-time. Vi sono evidenze contraddittorie
riguardo la concentrazione di DNA libero di origine fetale in
gravidanze con feti affetti da trisomia 21; alcuni studi riportano
infatti livelli aumentati del suddetto DNA, mentre in altri non vi
è una significativa differenza rispetto alle gravidanze con corredo
cromosomico normale. Rimane comunque da dimostrare, fino a
quale livello il DNA libero fetale possa diventare un altro marker
sierologico nello screening per la trisomia 21.
Capitolo 1 • Diagnosi dei difetti cromosomici nel primo trimestre di gravidanza
9
Diagnosi non invasiva
• Lo studio delle cellule fetali estratte dal sangue periferico
materno, molto probabilmente, troverà applicazione come
metodo per la valutazione del rischio di difetti cromosomici,
piuttosto che come diagnosi prenatale non invasiva delle
cromosomopatie.
• Vi sono evidenze contraddittorie riguardo la concentrazione
di DNA libero di origine fetale nelle gravidanze con feti
affetti da trisomia 21.
Diagnosi invasiva
Amniocentesi
Dall’ analisi della letteratura, emerge che esiste soltanto uno
studio randomizzato che confronta i rischi del prelievo di liquido
amniotico con i casi controllo. In questo studio 4606 donne sane,
a basso rischio, fra i 25 ed i 34 anni, in un’ epoca gestazionale
compresa fra le 14 e le 20 settimane di gravidanza, sono state
randomizzate in un primo gruppo che è stato sottoposto ad
amniocentesi ed un secondo gruppo sottoposto soltanto a
screening ecografici (Tabor et al 1986). La perdita fetale nelle
pazienti sottoposte ad amniocentesi è stata dell’ 1% più elevata
rispetto ai controlli. Questo studio ha inoltre descritto come
l’ amniocentesi fosse associata ad un aumentato rischio di
sindrome da distress respiratorio e polmonite.
Inoltre, nonostante l’ amniocentesi possa essere effettuata a
partire dalla 10a–14a settimana di gravidanza, studi randomizzati
hanno tuttavia dimostrato che quando l’ amniocentesi viene
eseguita a quest’ epoca gestazionale, il rischio di perdita fetale
aumenta del 2% circa e l’ incidenza di piede torto equino-varo
risulta dell’ 1.6% maggiore rispetto al prelievo dei villi coriali
10
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
effettuato nel primo trimestre o all’ amniocentesi nel secondo
trimestre.
Prelievo dei villi coriali (Villocentesi)
Studi randomizzati hanno dimostrato che il rischio di perdita
fetale in seguito alla villocentesi effettuata per via transaddominale nel primo trimestre, è uguale a quello dell’ amniocentesi
nel secondo trimestre. Vi sono però pareri discordanti in merito
all’ incidenza di perdite fetali successive a villocentesi effettuata
per via transaddominale rispetto alla via transcervicale.
È molto probabile che, in centri con esperienza in procedure
invasive sotto guida ecografica, i rischi dell’ amniocentesi e della
villocentesi, indipendentemente dalla via di accesso, siano
sovrapponibili.
È stata dimostrata inoltre, un’ associazione fra il prelievo dei villi
coriali prima della 10a settimana di gravidanza ed anomalie degli
arti, micrognazia e microglossia; è dunque necessario che la
villocentesi venga eseguita soltanto dopo le 11 settimane di
gravidanza, da operatori esperti e qualificati.
Procedure invasive
• La diagnosi di certezza dei difetti cromosomici fetali richiede
una procedura invasiva.
• Il rischio di aborto della villocentesi nel primo trimestre è
uguale a quello dell’ amniocentesi nel secondo trimestre.
• L’ amniocentesi non deve essere effettuata prima della 15a
settimana di gravidanza.
• La villocentesi non deve essere effettuata prima dell’ 11a
settimana di gravidanza.
• Le procedure invasive devono essere eseguite da operatori
esperti e qualificati.
Capitolo 1 • Diagnosi dei difetti cromosomici nel primo trimestre di gravidanza
11
SCREENING DEI DIFETTI CROMOSOMICI
Nella diagnosi prenatale della trisomia 21 il termine “percentuale
di donne con test positivo” è utilizzato allo stesso modo di
“percentuale di donne che accedono alla procedura invasiva” perchè
la maggior parte delle pazienti con test di screening positivo si
sottopone di conseguenza ad una procedura invasiva, ed è anche
sinonimo di “falsi positivi” (FPR) in quanto la maggior parte dei
feti appartenenti a questo gruppo risultano essere normali.
La prima metodica di screening per la Sindrome di Down è stata
introdotta all’ inizio degli anni ’70 ed era basata sull’ associazione
fra trisomia 21 ed avanzata età materna. Poiché l’ amniocentesi
implicava un rischio di aborto ed alti costi, fu evidente che la
diagnosi prenatale non poteva essere offerta a tutta la popolazione
di pazienti gravide; di conseguenza fu inizialmente offerta
soltanto alle donne con almeno 40 anni di età. Gradualmente,
quando l’ amniocentesi divenne sempre più diffusa e sembrò
essere “sicura”, venne ridefinito il cosiddetto gruppo “ad alto
rischio” e vennero incluse tutte le donne con almeno 35 anni di
età; questo gruppo ad “ alto rischio” costituì dunque il 5% della
popolazione di pazienti gravide.
Negli ultimi 30 anni sono invece emerse due differenti tendenze
in termini di screening per la Sindrome di Down. La prima,
per lo più utilizzata nei Paesi con un sistema sanitario privato,
aderisce alla scelta di sottoporre ad indagine invasiva tutte le
donne con almeno 35 anni di età oppure allo stesso livello di
rischio; dal momento che l’ età media delle pazienti è aumentata
in tutti i Paesi industrializzati, il gruppo di pazienti con test di
screening positivo ora costituisce il 15% delle gravidanze. I Paesi
con sistema sanitario pubblico hanno invece aderito alla seconda
scelta, quella di offrire una procedura invasiva ad un gruppo
costituito da un 5% di donne considerate ad alto rischio; perciò
12
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
negli ultimi 20 anni, l’ età minima (cut-off) per l’ indagine
invasiva è stata aumentata dai 35 ai 38 anni. Nello screening
basato sull’ età materna con cut-off fissato a 38 anni di età, il 5%
della popolazione risulta rientrare nel gruppo ad alto rischio e
questo permette di individuare circa il 30% dei bambini affetti da
trisomia 21.
Alla fine degli anni ’80, è stata introdotta una nuova metodica
di screening che teneva in considerazione non solo l’ età materna
ma anche la concentrazione di alcuni fattori di origine fetoplacentare nel sangue periferico materno. A 16 settimane di
gravidanza i livelli di a-fetoproteina (AFP), estriolo non coniugato (uE3), gonadotropina corionica umana (hCG) (free-b e
totale) ed inibina A nel sangue di madri portatrici di feti affetti
da trisomia 21, sono significativamente differenti dalla norma; è
stato dunque possibile utilizzare una combinazione di alcune o di
tutte queste sostanze per selezionare il gruppo “ad alto rischio”.
Questo metodo di screening è quindi più efficace della sola età
materna e, con la stessa percentuale di procedure invasive (circa
il 5%), permette di identificare il 50–70% dei feti affetti da
Sindrome di Down.
Negli anni ’90 è stato introdotto lo screening basato sulla
combinazione dell’ età materna e dello spessore della translucenza nucale fetale a 11–13+6 settimane di gravidanza; questa
metodica si è dimostrata in grado di identificare il 75% dei feti
affetti da trisomia 21, con una percentuale di test positivi circa
del 5%.
Negli anni successivi, è stato dimostrato come la combinazione
dell’ età materna, della translucenza nucale fetale e dei markers
biochimici su siero materno (free-b-hCG e PAPP-A – Proteina
A plasmatica associata alla gravidanza) nel primo trimestre, abbia
permesso di identificare l’ 85–90% dei feti affetti da trisomia 21.
Inoltre, mediante lo sviluppo di nuove metodiche che consentono
Capitolo 1 • Diagnosi dei difetti cromosomici nel primo trimestre di gravidanza
13
Screening
• Ecografia
• Biochimica
Villocentesi
Consulenza
Figura 3. La stima del rischio per i difetti cromosomici può essere ottenuta combinando l’ età materna,
l’ esame ecografico per la misurazione della translucenza nucale, la valutazione della presenza/assenza
dell’ osso nasale ed i livelli nel siero materno di free b-hCG e PAPP-A, durante un’ unica visita a 11–13+6
settimane di gravidanza. Dopo la consulenza con il medico, la paziente può decidere se vuole essere
sottoposta a prelievo dei villi coriali per lo studio del cariotipo fetale, che può essere eseguito nel corso
della stessa visita.
il dosaggio di marcatori biochimici entro 30 minuti dal prelievo
di sangue materno, è stato possibile introdurre una metodica
di screening che permette di valutare il rischio di difetti cromosomici nel corso di una sola visita (OSCAR- One-Stop Clinics
for Assessment of Risk, Figura 3).
Nel 2001 è stato notato che nel 60–70% dei feti affetti da
trisomia 21 non era possibile dimostrare ecograficamente la
presenza dell’ osso nasale a 11–13+6 settimane di gravidanza; i
risultati preliminari suggeriscono che queste evidenze possano
migliorare la sensibilità (Detection rate) del test di screening del
primo trimestre (ecografia e biochimica materna) fino ad oltre il
95% (Tabella 1).
CALCOLO DEL RISCHIO PER I DIFETTI CROMOSOMICI
Ogni donna presenta un rischio che il proprio feto/neonato sia
affetto da una patologia cromosomica. Al fine di calcolare il
14
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
Tabella 1. Confronto fra le sensibilità (Detection rate) di diverse metodiche di screening per la trisomia
21, per un valore di falsi positivi del 5%. Nella diagnosi prenatale della trisomia 21 il termine
“percentuale di donne con test positivo” è utilizzato allo stesso modo di “percentuale di donne che
accedono alla procedura invasiva”, perchè la maggior parte delle pazienti con test di screening positivo si
sottopone di conseguenza ad una proedura invasiva, ed è anche sinonimo di “falsi positivi” (FPR), in
quanto la maggior parte dei feti appartenenti a questo gruppo risultano essere normali.
Metodo di screening
Sensibilità (%)
Età materna (MA)
30
MA e biochimica materna a 15–18 settimane
50–70
MA e translucenza nucale (NT) a 11–13+6 settimane
70–80
MA e NT fetale e free b-hCG e PAPP-A sierica materna
a 11–13+6 settimane
85–90
MA e NT fetale e osso nasale fetale (NB) a 11–13+6 settimane
90
MA e NT e NB e free b-hCG e PAPP-A a 11–13+6 settimane
95
hCG: gonadotropina corionica umana, PAPP-A: Proteina A plasmatica associata alla
gravidanza
rischio specifico di ogni paziente, è necessario tenere in considerazione il rischio a priori (calcolato in funzione dell’ età
materna e dell’ epoca gestazionale) e moltiplicarlo per una serie di
fattori, o likelihood ratio, che dipendono dal risultato di vari test
di screening effettuati durante la gravidanza.
La likelihood ratio, per una determinata misurazione ecografica o
biochimica, viene calcolata dividendo la percentuale di feti con
corredo cromosomico anomalo per la percentuale di feti con
normale corredo cromosomico.
Ogni volta che viene effettuato un test, il rischio a priori viene
moltiplicato per la likelihood ratio di quel determinato test per
calcolare il nuovo rischio, che diviene dunque il rischio di base
per il test successivo (Snijders e Nicolaides 1996). Per effettuare
questo processo di screening sequenziale, è necessario che i
Capitolo 1 • Diagnosi dei difetti cromosomici nel primo trimestre di gravidanza
15
differenti test siano indipendenti l’ uno dall’ altro. Se i test
non sono indipendenti l’ uno dall’ altro, devono allora essere
utilizzate tecniche più sofisticate di analisi statistica multivariata,
per calcolare la likelihood ratio combinata. Con l’ introduzione
dell’ OSCAR, questo processo di screening sequenziale può
essere effettuato in una singola visita a circa 12 settimane di
gravidanza (Figura 3).
Screening sequenziale
• Ogni donna presenta un rischio che il proprio feto/neonato
sia affetto da una patologia cromosomica.
• Il rischio a priori dipende dall’ età materna e dall’ epoca
gestazionale.
• Il rischio individuale (paziente-specifico) viene calcolato
moltiplicando il rischio a priori per una serie di fattori
(likelihood ratio), che dipendono dal risultato di vari test di
screening effettuati nel corso della gravidanza.
• Ogni volta che viene effettuato un test, il rischio a priori viene
moltiplicato per la likelihood ratio di quel determinato test,
per calcolare il nuovo rischio, che diviene dunque il rischio di
base per il test successivo.
Età materna ed epoca gestazionale
Il rischio che un feto sia affetto da cromosomopatia aumenta
con l’ avanzare dell’ età materna (Figura 4); inoltre, poiché
l’ incidenza di aborto spontaneo/morte intrauterina è maggiore
nei feti affetti da difetti cromosomici rispetto ai feti normali, il
rischio di cromosomopatie diminuisce con l’ avanzare dell’ epoca
gestazionale (Figura 5).
La stima del rischio di trisomia 21 alla nascita, in funzione
dell’ età materna, è basata su risultati di studi condotti prima
dell’ introduzione della diagnosi prenatale, al fine di stabilire
la relazione esistente fra età materna ed incidenza di trisomia 21
16
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
Rischio (%)
10
Trisomia 21
XXX/XXY/XYY
1
Trisomia 18
Trisomia 13
0.1
45XO
0.01
0.001
Triploidia
0.0001
20
25
30
35
40
44
Eta’ materna (anni)
Figura 4. Rischio di difetti cromosomici in funzione dell’ età materna.
Rischio (%)
100
XXX/XXY/XYY
80
Trisomia 21
60
40
45XO
Trisomia 13
Trisomia 18
20
Triploidia
0
10
15
20
25
30
35
40
Eta’ gestazionale (settimane)
Figura 5. Rischio di difetti cromosomici in funzione dell’ epoca gestazionale. Le linee rappresentano il
rischio relativo, in relazione al rischio a 10 settimane di gestazione.
(Hecht e Hook 1994). Nel corso degli ultimi 15 anni, con
l’ introduzione dello screening biochimico su siero materno e
dello screening ecografico per i difetti cromosomici in differenti
epoche gestazionali, è divenuto necessario definire il rischio
per difetti cromosomici specifico per età materna e per epoca
Capitolo 1 • Diagnosi dei difetti cromosomici nel primo trimestre di gravidanza
17
gestazionale (Snijders et al 1995, 1999). Queste stime sono state
calcolate confrontando, in donne della stessa età, la prevalenza
della trisomia 21 alla nascita con la prevalenza nelle donne
sottoposte ad amniocentesi nel secondo trimestre oppure a
villocentesi nel primo trimestre di gravidanza.
Nei feti affetti da trisomia 21 la percentuale di aborto spontaneo
o morte endouterina nel periodo compreso fra le 12 settimane
(quando viene effettuato lo screening mediante NT) e le 40
settimane è circa del 30%, mentre fra le 16 settimane (quando
viene effettuato il test biochimico su siero materno nel secondo
trimestre) e le 40 settimane è circa del 20%.
Mediante metodi simili, sono state create stime del rischio per gli
altri difetti cromosomici. Il rischio di trisomia del cromosoma 18
e 13 aumenta con l’ avanzare dell’ età materna e diminuisce
con l’ avanzare dell’ epoca gestazionale; infatti, la percentuale
di aborto spontaneo o morte endouterina fra la 12a e la 40a
settimana, è circa dell’ 80% (Tabella 2). La Sindrome di Turner
è generalmente causata dalla perdita del cromosoma X di origine
paterna e, di conseguenza, la frequenza del concepimento di
embrioni 45,XO, a differenza delle altre trisomie, non è legata
all’ età materna. La prevalenza è di circa 1 su 1500 a 12
settimane, 1 su 3000 a 20 settimane e 1 su 40.000 a 40 settimane.
Per quanto concerne le altre anomalie dei cromosomi sessuali
(47,XXX, 47,XXY e 47,XYY) non vi sono cambiamenti
significativi in relazione all’ età materna e poiché il numero
di aborti o morti endouterine non è piu’ elevato rispetto ai feti
con cariotipo normale, la prevalenza totale (circa 1 su 500)
non diminuisce con l’ avanzare dell’ epoca gestazionale. La
poliploidia si manifesta circa nel 2% dei concepimenti riconosciuti tali ma è una condizione ad elevata letalità e quindi molto
raramente osservata nei nati vivi; la prevalenza a 12 e a 20
settimane, è rispettivamente di 1 su 2000 e di 1 su 250.000.
18
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
Capitolo 1 • Diagnosi dei difetti cromosomici nel primo trimestre di gravidanza
19
152
117
89
68
51
38
38
39
40
41
42
312
34
37
383
33
249
461
32
196
543
31
36
626
30
35
946
25
43
57
76
100
131
171
220
280
350
430
518
610
703
1062
46
62
82
108
142
185
238
302
378
464
559
658
759
1147
1295
20
55
73
97
128
167
218
280
356
446
547
659
776
895
1352
1527
40
89
118
157
208
272
354
456
580
725
891
1072
1263
1456
2200
2484
128
171
227
300
393
512
659
837
1047
1287
1549
1825
2103
3179
3590
16
175
233
310
409
537
698
899
1142
1429
1755
2114
2490
2869
4336
4897
20
644
858
1139
1505
1974
2569
3307
4202
5256
6458
7775
9160
10554
15951
18013
40
12
1200
16
12
1068
Trisomia 18
Età Gestazionale (settimane)
Trisomia 21
Età Gestazionale (settimane)
20
Età Materna
(anni)
280
373
495
654
858
1116
1437
1826
2284
2806
3378
3980
4585
6930
7826
12
395
526
698
922
1210
1575
2027
2576
3222
3959
4766
5615
6470
9778
11042
16
524
698
927
1224
1606
2090
2691
3419
4277
5254
6326
7453
8587
12978
14656
20
1516
2020
2683
3544
4650
6050
7788
9876
12380
15209
18311
21573
24856
37567
42423
40
Trisomia 13
Età Gestazionale (settimane)
Tabella 2. Stima del rischio per trisomia 21, 18 e 13 (1/numero indicato nella tabella) in relazione all’ età materna ed all’ epoca gestazionale.
Importanza dell’ età materna e dell’ epoca gestazionale nel
calcolo del rischio
• Il rischio di trisomie aumenta con l’ avanzare dell’ età materna.
• Il rischio per la Sindrome di Turner e per la triploidia non
varia con l’ età materna.
• Più precoce è l’ epoca gestazionale e maggiore è il rischio di
difetti cromosomici.
• Nei feti affetti da trisomia 21 la percentuale di aborto
spontaneo o morte endouterina nel periodo compreso fra le
12 settimane (quando viene effettuato lo screening mediante
translucenza nucale) e le 40 settimane, è circa del 30%,
mentre nel periodo compreso fra le 16 settimane (quando
viene effettuato lo screening biochimico su siero materno nel
secondo trimestre) e le 40 settimane, è del 20% circa.
• Nelle trisomie 18 e 13 e nella Sindrome di Turner la
percentuale di aborto spontaneo o morte endouterina fra le
12 e le 40 settimane, è circa dell’ 80%.
Precedente gravidanza con figlio affetto
In una donna con precedente feto o bambino affetto da trisomia,
il rischio di ricorrenza è maggiore rispetto ad una donna della
stessa età. In una donna in cui nella precedente gravidanza il feto
era affetto da trisomia 21, il rischio di ricorrenza nella gravidanza
successiva aumenta dello 0.75% rispetto al rischio a priori
(dipendente dall’ età materna e dall’ epoca gestazionale) al
momento del test. Ne deriva dunque che, per una donna di 35
anni di età, con precedente feto affetto da Sindrome di Down
il rischio, a 12 settimane di gravidanza, aumenta da 1 su 249
(0.40%) a 1 su 87 (1.15%) e, per una donna di 25 anni di età,
aumenta da 1 su 946 (0.106%) fino a 1 su 117 (0.856%).
Il meccanismo secondo il quale il rischio aumenta è rappresentato
dal fatto che una piccola proporzione di coppie (meno del 5%)
il cui precedente figlio era affetto, presenta una forma di
mosaicismo parentale, oppure un difetto genetico, che interferisce
20
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
con il normale processo di disgiunzione, tale per cui in questo
gruppo il rischio di ricorrenza aumenta in maniera sostanziale.
Nella maggior parte delle coppie (più del 95%) invece, il rischio
di ricorrenza non è in realtà aumentato. Le più recenti evidenze
suggeriscono che la ricorrenza sia cromosoma-specifica e
dunque, nella maggioranza dei casi, il meccanismo coinvolto sia il
mosaicismo parentale.
Ricorrenza dei difetti cromosomici
• In una donna con un precedente feto o bambino affetto
da una trisomia il rischio di ricorrenza nella gravidanza
successiva è dello 0.75% maggiore rispetto al rischio a priori.
• Il rischio di ricorrenza è cromosoma-specifico.
Translucenza nucale fetale
L’ NT fetale normalmente aumenta con il progredire dell’ epoca
gestazionale (LVS-lunghezza vertice-sacro o CRL-crown-rump
length). Stabilito un determinato CRL, ogni valore di NT
rappresenta la likelihood ratio, che viene quindi moltiplicata
per il rischio a priori, dipendente dall’ età materna e dall’ epoca
gestazionale, per calcolare il nuovo rischio. Più è elevato il
valore di NT, maggiore sarà la likelihood ratio e di conseguenza
maggiore sarà il rischio. Al contrario, minore è lo spessore
dell’ NT, minore sarà la likelihood ratio e più basso sarà il rischio
(Figura 6).
Osso nasale ed altri marker ecografici nel primo trimestre
A 11–13+6 settimane di gravidanza l’ osso nasale non è dimostrabile ecograficamente nel 60–70% dei feti affetti da trisomia
21 e nel 2% circa dei feti con cariotipo normale. Nell’ 80% circa
dei feti affetti da trisomia 21 e nel 5% dei feti con cariotipo
normale, può essere osservata inoltre un’ anomalia di flusso
nell’ onda velocimetrica del dotto venoso.
Capitolo 1 • Diagnosi dei difetti cromosomici nel primo trimestre di gravidanza
21
Rischio (%)
100
-
5.0 mm
3.5 mm
3.0 mm
0.01
-
20
25
-
-
-
0.1
-
-
-
1
2.5 mm
a priori
-
-
-
10
30
35
40
45
Eta’ materna (anni)
Figura 6. Rischio a priori (legato all’ età materna) per la trisomia 21 a 12 settimane di gravidanza ed
effetto dello spessore della translucenza nucale (NT).
Allo stesso modo, la prevalenza di altri marker ecografici, quali
l’ onfalocele, la megavescica e l’ arteria ombelicale unica, sono
più frequenti in determinate anomalie cromosomiche rispetto ai
feti con cariotipo nomale. Ognuno di questi marker ecografici
possiede una specifica likelihood ratio, che può essere moltiplicata
per il rischio a priori per calcolare il nuovo rischio.
Biochimica su sangue materno nel primo trimestre
I livelli di free b-hCG nel sangue materno solitamente diminuiscono con l’ avanzare della gravidanza, mentre nelle gravidanze
con trisomia 21 i valori di free b-hCG risultano aumentati; al
contrario, i livelli di PAPP-A che solitamente aumentano con il
progredire della gravidanza, nelle madri di feti con trisomia 21
risultano diminuiti. Per una data epoca gestazionale, ogni valore
di free b-hCG e PAPP-A rappresenta la likelihood ratio per la
quale si deve moltiplicare il rischio a priori, per ottenere il nuovo
22
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
ß-hCG
Rischio (%)
100
4.0 MoM
3.0 MoM
2.0 MoM
a priori
10
1
100
0.25 MoM
0.33 MoM
0.50 MoM
10
a priori
1
0.1
0.01
PAPP-A
Rischio (%)
0.1
0.01
20
25
30
35
40
45
20
Eta’ materna (anni)
25
30
35
40
45
Eta’ materna (anni)
Figura 7. Rischio per la trisomia 21 a 12 settimane di gravidanza basato sull’ età materna (a priori) ed
effetto dei livelli sierici di free b-hCG (sinistra) e PAPP-A (destra).
rischio. Elevati livelli di free b-hCG e bassi livelli di PAPP-A
aumentano il rischio di trisomia 21 (Figura 7).
SPESSORE DELLA TRANSLUCENZA NUCALE
Igroma cistico, edema nucale e translucenza nucale
Durante il secondo ed il terzo trimestre di gravidanza, un
accumulo patologico di fluido dietro la nuca fetale viene
classificato come igroma cistico o edema nucale. Nel 75% dei feti
con igroma cistico è presente un difetto cromosomico che, circa
nel 95% dei casi, è rappresentato dalla Sindrome di Turner.
L’ edema nucale presenta invece un’ eziologia differente; circa
un terzo dei feti con tale reperto è affetto da un difetto cromosomico, che nel 75% è rappresentato dalla trisomia 21 e 18.
L’ edema nucale è inoltre associato a malformazioni cardiovascolari e polmonari fetali, displasie scheletriche, infezioni
congenite e disordini metabolici ed ematologici; di conseguenza
nei feti con edema nucale e cariotipo nomale la prognosi è
tendenzialmente sfavorevole.
Capitolo 1 • Diagnosi dei difetti cromosomici nel primo trimestre di gravidanza
23
Nel primo trimestre di gravidanza il termine “translucenza”
viene utilizzato indipendentemente dal fatto che sia settata
oppure no e che sia confinata alla regione del collo, oppure che
ricopra interamente il feto. Nel corso del secondo trimestre,
solitamente, si osserva una risoluzione della translucenza nucale
e, solo in pochi casi, persiste ed evolve in edema nucale o igroma
cistico con o senza idrope generalizzata. Osservando le caratteristiche del riscontro ecografico non è però possibile stabilire
l’ incidenza di cromosomopatie né tantomeno la prognosi fetale.
L’ aumento della translucenza nucale è associato alla trisomia 21,
alla sindrome di Turner ed ad altre cromosomopatie, ma può allo
stesso modo essere causato da malformazioni fetali e da sindromi
genetiche. L’ incidenza delle suddette anomalie dipende dallo
spessore della translucenza nucale, piuttosto che dalla sue
caratteristiche ecografiche. Inoltre, mentre è possibile standardizzare e controllare i risultati delle misurazioni della translucenza
nucale, altrettanto non può essere fatto per la sua apparenza
soggettiva.
Translucenza nucale – definizione
• La translucenza nucale è la manifestazione ecografica dell’ accumulo di fluido dietro la nuca fetale nel primo trimestre di
gravidanza.
• Viene utilizzato il termine “translucenza” indipendentemente
dal fatto che sia settata oppure no e che sia confinata al collo
fetale o che ricopra interamente il corpo fetale.
• L’ incidenza di cromosomopatie e di altre anomalie è legata
allo spessore della translucenza nucale, piuttosto che alla sua
apparenza.
• Durante il secondo trimestre di gravidanza la translucenza
solitamente scompare, anche se in alcuni casi evolve in
edema nucale oppure in igroma cistico con o senza idrope
generalizzata.
24
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
Misurazione della translucenza nucale
La capacità di ottenere una misurazione attendibile della
translucenza nucale dipende da un adeguato training e dal
rispetto di una tecnica standard per la sua misurazione, al fine di
ottenere risultati riproducibili fra i differenti operatori.
Epoca gestazionale e lunghezza vertice sacro (LVS o CRL- crown-rump
length)
L’ epoca gestazionale ottimale per misurare la translucenza nucale
è fra l’ 11a settimana e la 13a settimana e 6 giorni. La lunghezza
vertice-sacro minima deve essere di 45 mm e la massima di
84 mm.
Vi sono due ragioni per la scelta delle 11 settimane come epoca
gestazionale limite per la misurazione della translucenza nucale:
la prima è che per effettuare uno screening è necessario avere
a disposizione un test diagnostico da poter effettuare successivamente e la villocentesi effettuata prima di quest’ epoca
gestazionale è associata a difetti trasversali degli arti. La seconda
è che la maggior parte delle anomalie fetali possono essere
diagnosticate al momento dello screening mediante NT, se il feto
è di almeno di 11 settimane; ad esempio, è necessario attendere
le 11 settimane per poter escludere l’ acrania e, di conseguenza
l’ anencefalia, in quanto la valutazione ecografica dell’ ossificazione del cranio fetale non è attendibile prima di tale epoca gestazionale. Anche la valutazione ecografica delle quattro camere
cardiache e dei tratti di efflusso dei grossi vasi è possibile soltanto
dopo le 10 settimane. Intorno all’ 8a–10a settimana i feti presentano una fisiologica erniazione dell’ intestino, che appare come
una massa iperecogena alla base del cordone ombelicale: non è
dunque possibile diagnosticare oppure escludere l’ onfalocele a
quest’ epoca gestazionale. Inoltre, la vescica fetale può essere
visualizzata soltanto nel 50% dei feti a 10 settimane, mentre può
Capitolo 1 • Diagnosi dei difetti cromosomici nel primo trimestre di gravidanza
25
essere visualizzata nell’ 80% dei casi a 11 settimane ed in tutti i
casi a 12 settimane.
Le ragioni per la scelta della 13a settimane e 6 giorni come limite
massimo sono: in primo luogo, poter permettere ad una donna
con feto affetto di effettuare un’ interruzione di gravidanza nel
primo piuttosto che nel secondo trimestre di gravidanza; inoltre,
poiché è più frequente riscontrare un incremento di fluido nucale
nei feti affetti da cromosomopatia prima della 14a settimana
piuttosto che fra la 14a e la 18a settimana. Infine, perchè a
10–13+6 settimane è possibile effettuare una misurazione della
translucenza nucale nel 98–100% dei casi, mentre la percentuale
di successo scende al 90% dopo le 14 settimane poiché il feto
assume una posizione verticale, rendendo molto più difficile
l’ ottenimento di un’ immagine appropriata.
Misurazione della translucenza nucale
Per poter correttamente valutare la translucenza nucale, la
strumentazione ecografica deve essere ad alta risoluzione, dotata
di moviola ed i callipers devono essere in grado di fornire
misurazioni con almeno una cifra decimale. La misurazione della
translucenza nucale può essere ottenuta con successo mediante
un esame ecografico transaddominale nel 95% dei casi circa; nei
restanti casi è necessario eseguire l’ esame per via transvaginale.
I risultati ottenuti con l’ ecografia transaddominale e con quella
transvaginale sono simili.
Per misurare l’ NT fetale bisogna includere nell’ immagine
soltanto la testa fetale e la porzione superiore del torace
(Figura 8a). L’ ingrandimento deve essere il maggiore possibile e
tale per cui, ad un aumento minimo della distanza fra i callipers,
corrisponda una variazione della misurazione di soli 0.1 mm.
Nell’ ingrandire l’ immagine è importante diminuire il “gain”,
per evitare l’ errore di posizionare il calliper sul margine della
26
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
(a)
(b)
(c)
(d)
(e)
(f)
Figura 8. Immagini ecografiche di feti a 12 settimane di gravidanza. In tutte le sei immagini è
stata ottenuta una buona sezione sagittale del feto. L’ immagine (a) è quella corretta per misurare
la translucenza nucale (NT), poiché soltanto la testa fetale e la porzione superiore del torace
sono nell’ immagine e la membrana nucale, che è sottile, può essere distinta dalla membrana amniotica.
Nell’ immagine (b) l’ ingrandimento è troppo piccolo per poter misurare accuratamente l’ NT.
Nell’ immagine (c) la nuca fetale è iperestesa, e nella (d) la nuca è flessa. Nell’ immagine (e) i callipers
devono essere posti laddove la misurazione dell’ NT è maggiore. Nell’ immagine (f) il cordone ombelicale
si trova intorno al collo fetale ed in questo caso la misurazione dell’ NT deve essere effettuata al di sopra
ed al di sotto del cordone ed utilizzata una media delle due misurazioni per calcolare il rischio.
Capitolo 1 • Diagnosi dei difetti cromosomici nel primo trimestre di gravidanza
27
linea che appare sfuocato, sottostimando la misurazione della
translucenza nucale.
Bisogna ottenere una buona sezione sagittale del feto, come per la
misurazione del CRL e l’ NT deve essere misurata quando il feto
è in una posizione neutrale. Quando la nuca fetale è iperestesa, la
misurazione può infatti risultare aumentata di 0.6 mm, mentre
quando la nuca è flessa, l’ NT può essere sottostimata anche di
0.4 mm.
Deve essere posta attenzione nel distinguere la cute fetale dalla
membrana amniotica, dal momento che, a quest’ epoca gestazionale, entrambe le strutture appaiono come sottili membrane
(Figura 8a). Questo può essere ottenuto aspettando che il feto
si allontani spontaneamente dalla membrana amniotica; in
alternativa si può chiedere alla paziente di tossire, oppure si può
premere sull’ addome materno, ottenendo, in questo modo, l’ allontanamento del feto dalla membrana amniotica.
Deve essere misurato lo spessore massimo della translucenza
sottocutanea, tra la cute ed i tessuti molli che ricoprono la
colonna cervicale (Figura 8a). I callipers devono essere posizionati sulle linee che definiscono la translucenza nucale; la
croce del calliper deve essere posizionata in modo tale che sia
difficilmente distinguibile nell’ immagine, in quanto si deve
confondere all’ interno della linea bianca dell’ NT e non deve
invece essere posizionata all’ interno del fluido nucale. Durante
l’ ecografia, deve essere ottenuta più di una misurazione dell’ NT
e la maggiore tra queste deve essere annotata.
In un 5–10 % dei casi il cordone ombelicale può trovarsi intorno
al collo fetale causando una misurazione dell’ NT erroneamente
aumentata. In questi casi le misurazioni della translucenza nucale
al di sopra ed al di sotto del cordone ombelicale sono differenti e,
al fine del calcolo del rischio, è più corretto utilizzare una media
dei due valori ottenuti (Figura 8f).
28
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
L’ etnia, la parità, il numero di sigarette, il controllo del diabete, il
concepimento spontaneo o l’ utilizzo di tecniche di fecondazione
assistita, così come le perdite ematiche all’ inizio della gravidanza
od il sesso fetale non interferiscono affatto sulla misurazione
dell’ NT.
La variabilità inter ed intra operatore nella misurazione dell’ NT
presenta, nel 95% dei casi, meno di 0.5 mm di differenza l’ uno
dall’ altro.
Deviazione dalla norma nella misurazione della translucenza nucale
Lo spessore della translucenza nucale fetale aumenta con l’ aumentare del CRL; di conseguenza, è fondamentale prendere in
considerazione l’ età gestazionale, quando si deve stabilire se un
determinata misurazione della translucenza nucale è aumentata.
Dai risultati di uno studio condotto su 96.127 gravidanze,
è emerso che la mediana dell’ NT per un CRL di 45 mm è
rappresentata da 1.2 mm e per un CRL di 84 mm da 1.9 mm;
allo stesso modo, il 95o centile aumenta da 2.1 mm a 11 settimane
(CRL di 45 mm) fino a 2.7 mm a 13 settimane e 6 giorni (CRL
84 mm) (Snjiders et al 1998).
Nello screening per i difetti cromosomici il rischio pazientespecifico viene calcolato moltiplicando il rischio a priori (calcolato
sulla base dell’ età materna e dell’ epoca gestazionale) per una
likelihood ratio, che dipende da quanto la misurazione dell’ NT
fetale si discosta dalla normale mediana per un feto dello stesso
CRL (Delta del valore espresso in mm) (Figura 9–11).
Nello screening basato su marker biochimici su siero materno
viene utilizzato un approccio differente nel valutare le modificazioni sieriche materne in relazione all’ epoca gestazionale.
Questo metodo si basa sulla trasformazione dei valori delle
Capitolo 1 • Diagnosi dei difetti cromosomici nel primo trimestre di gravidanza
29
8.0
Translucenza nucale (mm)
7.0
6.0
5.0
4.0
3.0
2.0
1.0
0.0
35
45
55
65
75
85
Lunghezza vertice-sacro (LVS o CRL in mm)
Figura 9. Misurazione della translucenza nucale in 326 feti con trisomia 21 e rispettivi range di
normalità in funzione del CRL (95° e 5° centile).
25
Frequenza (%)
20
15
10
5
0
-1
0
1
2
3
4
5
6
Deviazione dalla norma della translucenza nucale (mm)
Figura 10. Distribuzione dello spessore della translucenza nucale in feti cromosomicamente normali
(barre nere) ed in 326 feti con trisomia 21 (barre blu) espressa come deviazione dalla normale mediana
per un dato CRL.
concentrazioni ormonali in multipli ordinari della mediana
(MoM) relativi a gravidanze di pazienti sane, valutate nella
stessa epoca gestazionale. Essenzialmente viene calcolata una
curva Gaussiana della distribuzione del log10(NT MoM) nelle
gravidanze con feto sano ed in quelle con feto affetto da trisomia
30
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
60
Likelihood ratio
50
40
30
20
10
0
-0.5
0
0.5
1
1.5
2
2.5
Deviazione dalla norma della translucenza nucale (mm)
Figura 11. Likelihood ratio per la trisomia 21 in relazione alla deviazione dello spessore della
translucenza nucale dalla normale mediana per un dato CRL.
21 e viene utilizzata l’ altezza della distribuzione di una
particolare MoM, che costituisce la likelihood ratio per la
trisomia 21, per modificare il rischio a priori (legato all’ età
materna) e calcolare il nuovo rischio paziente specifico.
Nello screening che utilizza l’ NT, l’ approccio che utilizza il
Delta permette di calcolare accuratamente il rischio paziente
specifico (Spencer et al 2003). Al contrario, è stato scoperto che
il metodo che utilizza le MoM risulta essere inappropriato per
questo scopo in quanto nessuno dei tre concetti che stanno alla
base di questo metodo sono corretti. In primo luogo, nella
popolazione sana la distribuzione dell’ NT MoM e del log10(NT
MoM) non sono di tipo Gaussiano; in secondo luogo, le
deviazioni standard non si mantengono costanti durante la
gravidanza e, in terzo luogo, la mediana delle MoM nella
trisomia 21 non è una costante proporzione della mediana
nelle gravidanze sane. Il metodo che utilizza le MoM risulta
dunque sovrastimare il rischio di trisomia nelle donne che si
sottopongono al test di screening a 11 settimane, mentre lo
sottostima considerevolmente a 13 settimane.
Capitolo 1 • Diagnosi dei difetti cromosomici nel primo trimestre di gravidanza
31
Translucenza nucale – misurazione
• L’ età gestazionale deve essere compresa fra le 11 e le 13+6
settimane, e il CRL fra i 45 e gli 84 mm.
• Deve essere ottenuta una buona sezione sagittale del feto e
l’ NT deve essere misurata quando il feto è in una posizione
neutrale.
• Si deve includere nell’ immagine soltanto la testa fetale e la
porzione superiore del torace. L’ ingrandimento deve essere il
maggiore possibile e sempre tale per cui, ad un aumento
minimo della distanza fra i callipers, corrisponda una
variazione della misurazione di soli 0.1 mm.
• Deve essere misurato lo spessore massimo della translucenza
sottocutanea tra la cute ed i tessuti molli che ricoprono la
colonna cervicale. Bisogna porre molta attenzione nel
distinguere correttamente la cute fetale dalla membrana
amniotica.
• I callipers devono essere posizionati sulle linee che
definiscono la translucenza nucale; la croce del calliper deve
essere posizionata in modo tale che sia difficilmente distinguibile nell’ immagine in quanto deve confondersi all’ interno
della linea bianca dell’ NT e non deve invece essere
posizionata all’ interno del fluido nucale.
• Durante l’ ecografia deve essere ottenuta più di una misurazione dell’ NT e la maggiore tra queste deve essere annotata.
Training e controllo della qualità nella misurazione dell’ NT
Un adeguato training dell’ ecografista e l’ adesione a tecniche
standard per la misurazione della translucenza nucale sono
requisiti essenziali per una buona pratica clinica. Inoltre, il
successo di un programma di screening necessita della presenza
di un sistema di costante controllo dei risultati (audit) e continua
valutazione della qualità delle immagini.
Tutti gli ecografisti che si occupano di ecografia fetale
dovrebbero essere in grado di effettuare un’ appropriata
32
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
misurazione del CRL ed ottenere una corretta sezione sagittale
della colonna fetale. Per un ecografista è facile raggiungere, in
poco tempo, la competenza necessaria per misurare lo spessore
della translucenza nucale. In ogni caso, l’ abilità di misurare
l’ NT e la capacità di ottenere risultati riproducibili migliora con
l’ esercizio. Si riescono infatti ad ottenere buoni risultati dopo
aver effettuato 80 ecografie per via transaddominale e 100 per via
transvaginale.
Diversi studi hanno dimostrato che una revisione continua delle
immagini ed un controllo della distribuzione delle misurazioni
dell’ NT sono essenziali per valutare la qualità di un centro
e sono anche utili nell’ identificare il singolo ecografista i cui
risultati si dovessero allontanare dalla performance media. Si
è osservato come le variazioni fra osservatori vengano ridotte
notevolmente dopo una fase iniziale di apprendimento e dopo
che l’ ecografista ha ricevuto i risultati del controllo della
distribuzione delle misurazioni e della qualità delle immagini.
La Fetal Medicine Foundation (FMF), una charity registrata
in Inghilterra, ha stabilito un processo di training e controllo
della qualità degli operatori al fine di introdurre in maniera
appropriata nella pratica clinica lo screening mediante translucenza nucale. Il training è basato su di un corso teorico, su
istruzioni pratiche mirate ad ottenere una corretta immagine ed
effettuare una corretta misurazione dell’ NT e sulla valutazione
di un logbook di immagini. Nella verifica delle immagini viene
valutato che l’ ingrandimento sia adeguato, che la sezione del feto
sia realmente sagittale, che la testa sia in posizione neutrale,
che la membrana amniotica venga visualizzata separatamente da
quella nucale e che i calliper siano posizionati correttamente.
Un continuo controllo di qualità si basa sulla valutazione
della distribuzione delle misurazioni dell’ NT (Figura 12) e
sull’ esame di un campione di immagini ottenute da ciascun
ecografista coinvolto nel programma di screening.
Capitolo 1 • Diagnosi dei difetti cromosomici nel primo trimestre di gravidanza
33
Translucenza nucale (mm)
6.0
(a)
5.0
4.0
3.0
2.0
1.0
0.0
45
Translucenza nucale (mm)
4.0
50
55
60
65
70
75
80
85
Lunghezza vertice sacro (LVS o CRL in mm)
(b)
3.0
2.0
1.0
0.0
45
Translucenza nucale (mm)
4.0
50
55
60
65
70
75
80
85
Lunghezza vertice sacro (LVS o CRL in mm)
(c)
3.0
2.0
1.0
0.0
45
50
55
60
65
70
75
80
85
Lunghezza vertice sacro (LVS o CRL in mm)
Figura 12. Distribuzione della translucenza nucale fetale. In (a) la distribuzione è corretta, in (b) le
misurazioni sono sottostimate, in (c) le misurazioni sono sovrastimate.
34
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
Translucenza nucale – training ed assicurazione della qualità
• Un adeguato training dell’ ecografista e l’ adesione a
tecniche standard per la misurazione della translucenza
nucale sono requisiti essenziali per una buona pratica clinica.
• Il successo di un programma di screening necessita di
un sistema di costante controllo dei risultati e continua
valutazione della qualità delle immagini.
• Il training è basato su di un corso teorico, su istruzioni
pratiche su come ottenere una corretta immagine ed
effettuare una corretta misurazione dell’ NT e sulla
valutazione di un logbook di immagini.
• Un continuo controllo di qualità si basa sulla valutazione
della distribuzione delle misurazioni dell’ NT e sull’ esame di
un campione di immagini ottenute da ciascun ecografista
coinvolto nel programma di screening.
Spessore della translucenza nucale e rischio di difetti cromosomici
In uno studio effettuato nel 1992 in cui l’ NT fetale veniva
misurata prima della villocentesi per lo studio del cariotipo fetale,
venne riportato che in un’ elevata proporzione di feti affetti da
difetti cromosomici lo spessore della translucenza nucale era
aumentato (Nicolaides et al 1992).
La medesima associazione è stata confermata in seguito da
diversi altri studi all’ inizio degli anni ’90. Inoltre, combinando
i dati derivanti da 17 studi che coinvolgevano un totale di
1690 pazienti con aumento della translucenza nucale fetale, si
evidenziò che l’ incidenza di difetti cromosomici era circa del
29% (Nicolaides 2004). Vi erano tuttavia enormi differenze fra i
vari studi nel riportare l’ incidenza di difetti cromosomici, che
variava dall’ 11% all’ 88%, a causa della differente distribuzione
dell’ età materna nella popolazione esaminata e della scelta del
valore minimo di NT da considerarsi patologico, che variava dai
2 ai 10 mm.
Capitolo 1 • Diagnosi dei difetti cromosomici nel primo trimestre di gravidanza
35
Studi effettuati negli anni ’90 hanno dimostrato che, in primo
luogo, nelle gravidanze normali lo spessore della translucenza
nucale aumenta con l’ avanzare della gravidanza, in secondo
luogo, l’ NT fetale risulta aumentata nei feti affetti da trisomia
21 e da altri difetti cromosomici maggiori e, terzo, il rischio di
trisomie può essere calcolato moltiplicando il rischio a priori,
funzione dell’ età materna e dell’ epoca gestazionale, per la likelihood ratio che dipende dal grado di deviazione della misurazione
dell’ NT fetale dalla normale mediana per un dato CRL
(Nicolaides et al 1994, Pandya et al 1995).
È stato stimato che, in una popolazione gravida con una media
di 28 anni di età, utilizzando come cut-off del rischio per definire
il gruppo di pazienti con test di screening positivo 1 su 300,
verrebbero identificate circa il 30% delle gravidanze affette da
trisomia 21, per una percentuale di falsi positivi del 5%.
Translucenza nucale – calcolo del rischio paziente specifico
• Il rischio di trisomie viene calcolato moltiplicando il rischio a
priori, derivato dall’ età materna e dall’ epoca gestazionale,
per la likelihood ratio della translucenza nucale.
• La likelihood ratio della translucenza nucale dipende dal
grado di deviazione della misurazione dell’ NT dalla normale
mediana per quel determinato CRL.
Impiego dello screening mediante translucenza nucale nella
pratica clinica
Diversi studi prospettici hanno esaminato l’ impiego dello screening mediante NT nella pratica clinica (Nicolaides 2004).
In alcuni di questi studi, il gruppo di pazienti con ”test di screening positivo” veniva definito sulla base di un valore di cut-off
dell’ NT mentre in altri veniva calcolato un rischio combinato,
derivato dall’ età materna e dal grado di deviazione della
36
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
misurazione dell’ NT dalla normale mediana attesa per l’ epoca
gestazionale, per quel dato CRL.
Un importante risultato emerso da questi studi è stato che, in
primo luogo, l’ NT fetale poteva essere misurata con successo in
più del 99% dei casi, secondo, vi erano inevitabili variazioni nella
percentuale di falsi positivi e nella sensibilità fra i differenti studi
a causa della diversa distribuzione dell’ età materna nelle varie
popolazioni e dei differenti cut-off utilizzati e terzo, nei dati
combinati derivanti dallo studio di più di 200.000 gravidanze,
inclusi più di 900 feti con trisomia 21, lo screening mediante NT,
per una percentuale di falsi positivi del 5%, ha permesso di
identificare più del 75% dei feti con trisomia 21 e altri difetti
cromosomici maggiori, mentre per una percentuale di falsi
positivi dell’ 1% la sensibilità è stata del 60% (Nicolaides 2004).
Nello studio più ampio, coordinato dalla FMF, sono state
esaminate 100.311 gravidanze con feto singolo da 306 ecografisti
esperti nella misurazione dell’ NT in 22 centri in Inghilterra
(Snijders at al 1998). In tutti i casi è stato misurato il CRL e l’ NT
fetale ed è stato calcolato il rischio paziente specifico, sulla base
dell’ età materna, dell’ epoca gestazionale e dello spessore dell’ NT
fetale. È stato raccolto il follow-up di 96.127 casi, compresi 326 casi
con trisomia 21 e 325 con altri difetti cromosomici (Tabella 3).
La mediana dell’ epoca gestazionale al momento dello screening
era di 12 settimane e la mediana dell’ età materna di 31 anni.
Il rischio stimato per trisomia 21 era superiore a 1 su 300 nell’ 8%
delle gravidanze normali, nell’ 82% di quelle con trisomia
21 e nel 78% di quelle con altri difetti cromosomici. Per una
percentuale di falsi positivi del 5%, la sensibilità era del 77%
(95% con intervallo di confidenza del 72–82%).
Il problema dell’ aborto e della mortalità endouterina
Lo screening per i difetti cromosomici nel primo, piuttosto che
nel secondo trimestre, presenta il vantaggio di una diagnosi
Capitolo 1 • Diagnosi dei difetti cromosomici nel primo trimestre di gravidanza
37
Tabella 3. Studio multicentrico coordinato dalla Fetal Medicine Foundation. Numero di gravidanze con
spessore della translucenza nucale (NT) superiore al 95° centile e rischio stimato per la trisomia 21
superiore a 1 su 300 (basato sull’ età materna, sulla translucenza nucale fetale e sulla misurazione del
CRL) (Snijders at al 1998).
Cariotipo fetale
N
NT >95° centile
Rischio ≥1 su 300
Normale
95,476
4,209 (4.4%)
7,907 (8.3%)
Trisomia 21
326
234 (71.2%)
268 (82.2%)
Trisomia 18
119
89 (74.8%)
97 (81.5%)
Trisomia 13
46
33 (71.7%)
37 (80.4%)
Sindrome di Turner
54
47 (87.0%)
48 (88.9%)
Triploidie
32
19 (59.4%)
20 (62.5%)
Altre*
64
41 (64.1%)
51 (79.7%)
Totale
96,127
4,767 (5.0%)
8,428 (8.8%)
*Delezioni, trisomie parziali, traslocazioni non bilanciate, aneuploidie dei cromosomi sessuali
prenatale precoce e, quindi di un’ interruzione della gravidanza
meno traumatica per quelle coppie che effettuano questa scelta.
Un potenziale svantaggio è che lo screening precoce potrebbe
identificare in maniera preferenziale quelle gravidanze con cromosomopatie che sono comunque destinate all’ aborto spontaneo.
Circa il 30% dei feti affetti da cromosomopatie va infatti incontro
ad aborto o morte endouterina fra la 12a settimana e il termine di
gravidanza. Il problema dell’ elevata incidenza di aborto spontaneo
nei feti affetti da difetti cromosomici costituisce certamente una
potenziale critica a tutte le metodiche di diagnosi prenatale, incluso
lo screening biochimico del secondo trimestre, poiché l’ aborto
e la mortalità intrauterina fra la 16a settimana ed il termine di
gravidanza è comunque del 20%.
Negli studi di diagnosi prenatale è impossibile verificare quante
delle gravidanze affette da trisomia 21 che sono state interrotte
sarebbero risultate in nati vivi. È possibile tuttavia stimare
l’ impatto della diagnosi prenatale sulla prevalenza della trisomia
38
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
21 nei nati vivi. Questo può essere effettuato confrontando il
numero di nati vivi affetti, con il numero stimato sulla base della
prevalenza di trisomia 21 in funzione dell’ età materna nei nati
vivi e sulla distribuzione dell’ età materna nella popolazione
soggetta allo screening. Nello studio di screening della FMF,
combinando l’ età materna con l’ NT fetale, un cut-off di rischio
di 1 a 300 era associato ad una percentuale di falsi positivi
dell’ 8% e ad una sensibilità dell’ 82% (Snijders et al 1998). È stato
stimato che la diagnosi prenatale, seguita dall’ indagine invasiva
e dall’ interruzione volontaria delle gravidanze con feto affetto,
ridurrebbe la prevalenza di trisomia 21 nei nati vivi del 78–82%.
Translucenza nucale– efficacia dello screening per la trisomia 21
• Studi prospettici su più di 200.000 gravidanze, inclusi più di
900 feti con trisomia 21, hanno dimostrato che lo screening
mediante NT fetale, per una percentuale di falsi positivi del
5%, permette di identificare più del 75% dei feti affetti da
trisomia 21.
• La translucenza nucale aumentata non necessariamente identifica quei feti trisomici che sono destinati a morire in utero.
• Il numero di feti con trisomia 21 identificati mediante NT è
solo del 2–3% superiore al numero di gravidanze affette che
potenzialmente risulterebbe in nati vivi.
Studi osservazionali
La capacità di effettuare una misurazione dell’ NT che sia
riproducibile, dipende da un training appropriato, dall’ aderenza
a tecniche standard per la misurazione e dalla motivazione
dell’ ecografista. L’ importanza di queste tre componenti è ben
illustrata dalla differenza nei risultati fra gli “interventional studies”
(studi nei quali il risultato della misurazione dell’ NT veniva
preso in considerazione nel counselling della paziente) e gli
“observational studies” (studi osservazionali), nei quali veniva
Capitolo 1 • Diagnosi dei difetti cromosomici nel primo trimestre di gravidanza
39
richiesto all’ ecografista soltanto di annotare la misurazione
dell’ NT fetale senza prendere alcuna decisione sulla base del
risultato (Nicolaides 2004). La misurazione dell’ NT è stata
ottenuta con successo in più del 99% dei casi negli “interventional
studies” ma solo nel 75% dei casi negli studi osservazionali.
Inoltre, negli “interventional studies” è stato riscontrato un
aumento dell’ NT nel 76.8% delle trisomie 21 e nel 4.2% dei feti
cromosomicamente normali rispetto alle rispettive percentuali del
38.4% e del 5% negli studi osservazionali.
Negli studi osservazionali, le ecografie venivano spesso effettuate
ad epoche gestazionali inappropriate e gli ecografisti o non erano
adeguatamente preparati oppure non sufficientemente motivati
nel misurare lo spessore della translucenza nucale. Per esempio,
in uno di questi studi in cui era stato chiesto agli ecografisti di
non utilizzare tempo extra al di là di quello necessario per
misurare il CRL, la translucenza nucale fetale è stata misurata
con successo soltanto nel 66% dei casi (Roberts et al 1995). In un
altro studio il CRL è risultato inferiore ai 33 mm nel 54% dei
casi e gli ecografisti, a cui era stato richiesto di misurare
l’ NT fetale in non più di 3 minuti, non sono stati in grado di
effettuarlo nel 42% dei casi (Kornman et al 1996). Questi
problemi metodologici sono stati ulteriormente evidenziati in uno
studio su 47.053 gravidanze con feto singolo esaminate a 6–16
settimane (Wald et al 2003a). Nel 23% delle pazienti non è stato
possibile effettuare una valida misurazione dell’ NT perchè
l’ ecografia è stata eseguita ad un’ epoca gestazionale inadeguata
oppure gli ecografisti non erano in grado di ottenere la
misurazione o nessuna delle immagini ottenute erano state
giudicate di qualità accettabile.
Ulteriori evidenze sulla differenza fra “observational” e
“interventional studies” sono state fornite da Crossley et al (2002).
In questo studio osservazionale sono state reclutate 17.229
gravidanze e l’ NT fetale è stata misurata soltanto nel 73% dei
40
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
casi mentre in uno studio successivo su più di 2000 gravidanze
in cui l’ esito dell’ ecografia veniva comunicato alla donna, l’ NT
fetale è stata misurata correttamente nel 99.8% dei casi.
Translucenza nucale fetale e biochimica su siero materno
Le gravidanze trisomiche sono associate a valori alterati delle
concentrazioni di diversi prodotti di origine feto-placentare, fra i
quali AFP, uE3, free b-hCG, Inibina A e PAPP-A. Lo screening
nel secondo trimestre mediante età materna e varie combinazioni
di AFP, free b-hCG, uE3, Inibina A e PAPP-A permette di
identificare il 50–75% delle gravidanze affette da trisomia 21, per
una percentuale di falsi positivi del 5%. Lo screening del primo
trimestre che combina l’ età materna ed i livelli di free b-hCG
e PAPP-A su siero materno permette di identificare il 60%
delle gravidanze affette per una percentuale di falsi positivi del
5%. Tuttavia, un elemento essenziale per lo screening biochimico
è rappresentato da un’ accurata datazione ecografica della
gravidanza, altrimenti la sensibilità viene ridotta del 10% circa.
Translucenza nucale fetale e biochimica materna nel primo trimestre
Nelle gravidanze affette da trisomia 21 a 12 settimane le concentrazioni su siero materno di free b-hCG risultano più elevate
(circa 2 MoM) rispetto ai feti cromosomicamente normali,
mentre i livelli di PAPP-A risultano inferiori (circa 0.5 MoM).
La differenza nei livelli sierici di free b-hCG fra le gravidanze
normali e quelle con trisomia 21 aumenta con l’ avanzare dell’ epoca gestazionale, mentre la differenza nei livelli di PAPP-A
diminuisce con l’ avanzare della gravidanza. Queste temporanee
variazioni nei livelli dei marker, le loro interrelazioni e la
loro associazione con il peso materno devono essere prese in
considerazione ogniqualvolta vengono sviluppati algoritmi per la
formulazione del rischio specifico per ogni paziente.
Capitolo 1 • Diagnosi dei difetti cromosomici nel primo trimestre di gravidanza
41
Non è stata dimostrata alcuna associazione significativa fra
l’ NT fetale ed i livelli sierici di free b-hCG e PAPP-A sia nella
trisomia 21 che nelle gravidanze cromosomicamente normali e ne
deriva dunque che questi marker biochimici ed ecografici
possono essere combinati per ottenere uno screening più efficace
rispetto ad entrambi i metodi considerati individualmente
(Spencer et al 1999). Sei studi prospettici hanno confermato la
fattibilità e l’ efficacia della combinazione dell’ NT fetale e dei
livelli sierici di free b-hCG e PAPP-A. Nei dati combinati su di
un totale di 38.804 gravidanze, comprese 182 con trisomia 21, la
sensibilità per la trisomia 21, per una percentuale di falsi positivi
del 5%, era dell’ 86.3% (Nicolaides 2004).
Nella trisomia 13 e 18 i livelli su siero materno di free b-hCG
e PAPP-A sono diminuiti. Nei casi di anomalie dei cromosomi
sessuali i livelli di free b-hCG sono normali ma quelli di
PAPP-A sono diminuiti. Nelle triploidie di origine paterna
i livelli di free b-hCG sono molto aumentati mentre quelli di
PAPP-A solo lievemente diminuiti. Le triploidie di origine
materna sono invece associate a livelli di free b-hCG e PAPP-A
estremamente ridotti. Lo screening mediante combinazione
dell’ NT fetale e dei livelli sierici materni di free b-hCG e
PAPP-A permette di identificare circa il 90% di tutti i difetti
cromosomici, per una percentuale di falsi positivi dell’ 1%, oltre
al 5% necessario per lo screening della trisomia 21.
Sono stati raggiunti importanti risultati grazie all’ introduzione di
una nuova tecnica per le analisi biochimiche (random access
immunoassay using time-resolved-amplified-cryptate-emission)
che fornisce misurazioni automatizzate, precise e riproducibili
entro 30 minuti dal prelievo ematico materno. Questo ha reso
possibile la combinazione dei test biochimici ed ecografici e la
consulenza con i genitori nel corso di un’ unica visita per la
valutazione precoce del rischio fetale (OSCAR) (Bindra et al
2002, Spencer et al 2003b).
42
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
Translucenza nucale fetale e biochimica materna nel secondo trimestre
Nelle donne che effettuano uno screening biochimico nel secondo
trimestre dopo uno screening mediante NT nel primo trimestre
il rischio a priori deve essere ricalcolato tenendo in considerazione
il risultato dello screening del primo trimestre. Studi prospettici
di screening mediante la combinazione dell’ NT nel primo
trimestre e della biochimica su siero materno nel secondo trimestre
hanno riportato che, per una percentuale di falsi positivi del 5%,
la sensibilità per la trisomia 21 (85–90%) è simile allo screening
combinato del primo trimestre (Nicolaides 2004).
Screening integrato del primo e secondo trimestre
Un modello statistico che ha combinato l’ NT fetale ed i livelli di
PAPP-A nel siero materno nel primo trimestre con i livelli di free
b-hCG, uE3 ed inibina A nel secondo trimestre ha stimato che,
per una percentuale di falsi positivi del 5%, la capacità di
identificare i feti affetti da trisomia 21 potrebbe essere del 94%
(Wald et al 1999). Questo test presume che vi sia una completa
disponibilità da parte della paziente sia nel partecipare ad uno
screening che viene attuato in due stadi separati, a distanza di un
mese uno dall’ altro, sia nel sottoporsi ad un esame ecografico
senza ricevere alcuna informazione in merito alle condizioni del
feto, sia nell’ accettare una diagnosi ed un’ eventuale interruzione
di gravidanza nel secondo piuttosto che nel primo trimestre di
gravidanza. È quindi probabile che, anche qualora venisse
dimostrato in studi prospettici che le stime della sensibilità
di questo test siano attendibili, questo particolare test non
raggiungerà mai una vasta accettabilità clinica.
Alcuni dei problemi logistici nell’ impiego di un test integrato
sono stati evidenziati dai risultati di uno studio multicentrico
osservazionale (SURUSS) che ha valutato gli screening per la
trisomia 21 del primo e del secondo trimestre (Wald at al 2003a).
Capitolo 1 • Diagnosi dei difetti cromosomici nel primo trimestre di gravidanza
43
L’ obiettivo di questo studio era di ottenere una misurazione
dell’ NT fetale nel primo trimestre, di raccogliere un campione di
siero e di urine nel primo e nel secondo trimestre e di basare ogni
scelta sui risultati sul siero nel secondo trimestre, mentre tutti
gli altri dati venivano analizzati retrospettivamente. Delle 47.053
donne reclutate tuttavia soltanto il 60% ha completato tutti i
componenti del protocollo. In questo studio vi erano 101 feti
con trisomia 21 ed immagini soddisfacenti dell’ NT sono state
ottenute solo in 75 casi. I dati sono stati impiegati per derivare un
modello statistico che ha suggerito che, per una percentuale di
falsi positivi del 5%, con questo test integrato potevano essere
identificati il 93% dei feti affetti da trisomia 21. È tuttavia
probabile che questo modello sia poco accurato. Per esempio, per
una percentuale di falsi positivi del 5%, la capacità prevista di
identificare gli affetti era del 71% per il bi-test, del 77% per il tritest e dell’ 83% per il quadruplo-test, che sono sostanzialmente
più elevate di quanto in realtà è emerso dalle percentuali
rispettivamente del 61%, 66% e 75% riportate dagli stessi autori
negli studi di screening prospettici (Wald et al 2003b).
Uno studio simile negli USA (trial FASTER) ha riportato le
caratteristiche di un sottogruppo formato da 33.557 gravidanze
con i dati completi del primo e del secondo trimestre, compresi
84 casi di trisomia 21 (Malone et al 2004). È stato stimato che,
per una percentuale di falsi positivi del 5.4%, mediante quadruplo
test può venire identificato il 90% dei feti affetti da trisomia 21.
Studi prospettici hanno dimostrato che esattamente gli stessi
risultati sono ottenibili mediante uno screening con translucenza
nucale, free b-hCG e PAPP-A già nel primo trimestre (Bindra
et al 2002, Spencer at al 2003b). La prossima sfida nella diagnosi
prenatale dei difetti cromosomici è dunque quella di far sì che
quegli elevati standard di screening ecografico e biochimico che
già si è dimostrato di poter ottenere nel primo trimestre, possano
essere forniti a tutte le donne, piuttosto che concentrare la nostra
44
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
attenzione sullo sviluppo di modelli statistici teorici che oltre a
non poter essere utilizzati nella pratica clinica, di nuovo spostano
lo screening nel secondo trimestre invece che nel primo.
Screening mediante translucenza nucale e biochimica su siero
materno
• Nelle gravidanze affette da trisomia 21 a 11–13+6 settimane
le concentrazioni su siero materno di free b-hCG risultano più
elevate (circa 2 MoM) e quelle di PAPP-A ridotte (circa 0.5
MoM) rispetto ai feti cromosomicamente normali.
• Non è stata dimostrata alcuna associazione significativa fra
l’ NT fetale ed i livelli sierici di free b-hCG e PAPP-A; questi
marker biochimici ed ecografici possono dunque essere
combinati per ottenere uno screening più efficace rispetto ad
entrambi i metodi considerati individualmente.
• Nella trisomia 13 e 18 i livelli su siero materno di free b-hCG
e PAPP-A sono diminuiti. Nelle anomalie dei cromosomi
sessuali i livelli di free b-hCG sono normali, quelli di PAPP-A
sono dimiuiti. Nelle triploidie di origine paterna i livelli di
free b-hCG sono molto aumentati mentre quelli di PAPP-A
solo lievemente diminuiti. Le triploidie di origine materna
sono invece associate a livelli di free b-hCG e PAPP-A
estremamente ridotti. Lo screening mediante combinazione
dell’ NT fetale e dei livelli sierici materni di free b-hCG e
PAPP-A permette di identificare circa il 90% di tutti i difetti
cromosomici, per una percentuale di falsi positivi dell’ 1%,
oltre al 5% necessario per lo screening della trisomia 21.
ATTITUDINE DELLE DONNE VERSO LO SCREENING DEL PRIMO E
DEL SECONDO TRIMESTRE
Gli studi che hanno analizzato le preferenze delle donne gravide
in termini di metodi di screening hanno riportato che la maggior
parte di queste preferisce che lo screening venga effettuato nel
primo piuttosto che nel secondo trimestre di gravidanza. Una
Capitolo 1 • Diagnosi dei difetti cromosomici nel primo trimestre di gravidanza
45
critica allo screening mediante NT è stata che alcune donne con
NT fetale aumentata devono andare incontro a decisioni non
necessarie riguardo i test invasivi ed all’ interruzione volontaria
della gravidanza in feti affetti che sarebbero altrimenti andati
incontro ad aborto spontaneo. In un sondaggio sulle preferenze
delle donne, circa il 70% ha affermato che sceglierebbe comunque lo screening mediante NT anche se tutte le gravidanze
con sindrome di Down andassero incontro ad aborto spontaneo
prima del secondo trimestre (Mulvey e Wallace 2000). Le donne
volevano sapere se il proprio feto era affetto da sindrome di
Down, indipendentemente dall’ esito della gravidanza e consideravano inoltre importante conoscere qual’ era la ragione
dell’ aborto, qualora fosse avvenuto.
Importanza clinica del rispetto dell’ autonomia
Il rispetto dell’ autonomia è un principio fondamentale nell’ etica
medica e nel diritto. Questo principio etico impone al medico di
aiutare la paziente a prendere la decisione corretta per poi attuare
ciò che la paziente preferisce. L’ importanza del rispetto dell’ autonomia nel corso del primo trimestre è doppia. Prima di tutto,
la diagnosi precoce delle anomalie fetali e l’ opzione di una
precoce interruzione volontaria di gravidanza che risulta importante per molte donne; secondo la maggior parte degli screening
del primo trimestre permette di rassicurare le molte donne che
preferirebbero non essere sottoposte ad indagine invasiva se il
rischio è basso. Ne deriva che il provvedere al mantenimento
di elevati livelli di qualità nello screening del primo trimestre
migliora l’ autonomia della donna gravida (Chasen et al 2001).
La scelta delle donne
• La maggior parte delle donne preferisce che lo screening e la
diagnosi prenatale vengano effettuati nel primo piuttosto che
nel secondo trimestre di gravidanza.
46
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
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2
CARATTERISTICHE ECOGRAFICHE
DEI DIFETTI CROMOSOMICI
Nel secondo trimestre, così come nel primo, ogni difetto cromosomico può presentare differenti anomalie che costituiscono un
caratteristico pattern sindromico. In questo capitolo verranno
descritte le caratteristiche ecografiche della trisomia 21 e degli
altri principali difetti cromosomici e come si manifestano nel
primo e nel secondo trimestre di gravidanza.
ECOGRAFIA DEL PRIMO TRIMESTRE
A 11–13+6 settimane di gravidanza tutti i principali difetti
cromosomici si associano ad un aumento della translucenza
nucale (NT) (Snijders et al 1998). Le mediane dell’ aumento
dell’ NT sono simili nella trisomia 21, 18 e 13, ed i valori di
NT sono di circa 2.5 mm al di sopra della normale mediana per
quel dato CRL. Nella sindrome di Turner, invece, la mediana
dell’ NT è di circa 8 mm superiore alla norma.
Nella trisomia 21, oltre all’ aumento dell’ NT, si può riscontrare
l’ assenza dell’ osso nasale nel 60–70% dei feti, l’ ipoplasia dell’ osso mascellare nel 25% ed alterazioni nell’ onda velocimetrica
del dotto venoso nell’ 80%. La trisomia 18 si manifesta invece
con un difetto di crescita ad insorgenza precoce, con tendenza
Capitolo 2 • Caratteristiche ecografiche dei difetti cromosomici
49
alla bradicardia, onfalocele (nel 30% dei casi), assenza dell’ osso
nasale (nel 50% dei casi) ed arteria ombelicale unica (nel 75%
dei casi). La trisomia 13 è caratterizzata da tachicardia in più del
70% dei casi e difetto di crescita ad insorgenza precoce, megavescica, oloprosencefalia o onfalocele circa nel 40% dei casi. La
sindrome di Turner è associata a tachicardia nel 50% dei casi e
precoce insorgenza di ritardo di crescita fetale. Nella triploidia
è presente un difetto di crescita ad insorgenza precoce e bradicardia nel 30% dei casi, oloprosencefalia, onfalocele o cisti della
fossa cranica posteriore in circa il 40% dei casi e degenerazione
molare della placenta nel 30% dei casi circa.
Assenza dell’ osso nasale
Nel 1866 Langdon Down descrisse come una delle caratteristiche comuni ai pazienti affetti da trisomia 21 fosse il naso
piccolo. Studi antropometrici in pazienti con sindrome di Down
hanno riportato che la profondità della radice del naso risulta
essere patologicamente corta nel 50% dei casi (Farkas et al 2001).
Allo stesso modo, studi radiologici nel materiale abortivo di feti
affetti da trisomia 21 hanno evidenziato assenza dell’ ossificazione o ipoplasia dell’ osso nasale circa nel 50% dei casi. Esami
ecografici effettuati fra le 15 e le 24 settimane di gestazione
hanno riportato che circa il 60% dei feti con trisomia 21 presenta
un osso nasale piccolo o assente.
L’ osso nasale può essere visualizzato nel corso di un esame
ecografico effettuato a 11–13+6 settimane di gravidanza (Cicero
et al 2001). Diversi studi hanno dimostrato un’ elevata associazione fra l’ assenza dell’ osso nasale a 11–13+6 settimane e la
trisomia del cromosoma 21, così come altri difetti cromosomici
(Nicolaides 2004). Nei dati combinati da differenti studi su di un
totale di 15.822 feti, il profilo fetale è stato esaminato con successo
50
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
Valutazione dell’ osso nasale
• L’ età gestazionale deve essere compresa fra le 11 e le 13+6
settimane, ed il CRL fra i 45 e gli 84 mm.
• L’ immagine deve essere ingrandita in modo tale che soltanto
la testa fetale e la porzione superiore del torace siano inclusi
nello schermo.
• Deve essere ottenuta una buona sezione sagittale del profilo
fetale con il trasduttore mantenuto parallelo alla direzione del
naso.
• Nell’ immagine del naso devono essere presenti tre linee
distinte. La linea superiore che rappresenta la cute e quella
inferiore, che risulta essere più spessa e più ecogenica della
cute sovrastante, rappresenta l’ osso nasale. Una terza linea,
per lo più in continuità con la cute, ma ad un livello più
elevato, rappresenta la punta del naso.
• Nel periodo compreso fra le 11 e le 13+6 settimane, il profilo
fetale può essere esaminato con successo in più del 95% dei
casi.
• Nei feti con cariotipo normale l’ incidenza di assenza
dell’ osso nasale è meno dell’ 1% nella popolazione Caucasica
e circa il 10% in quella Afro-Caraibica.
• L’ osso nasale è assente nel 60–70% dei feti affetti da trisomia
21, circa nel 50% dei feti con trisomia 18 e nel 30 % dei feti
con trisomia 13.
• Per una percentuale di falsi positivi del 5%, lo screening che
combina l’ ecografia per la valutazione della translucenza
nucale e dell’ osso nasale ed i livelli sierici materni di free
b-hCG e PAPP-A può potenzialmente identificare più del 95%
delle gravidanze affette da trisomia 21.
• È necessario che tutti gli ecografisti che effettuano una
valutazione del rischio esaminando il profilo fetale ricevano
un adeguato training ed un certificato di competenza nell’ effettuare tale ecografia.
Capitolo 2 • Caratteristiche ecografiche dei difetti cromosomici
51
nel 97.4% dei casi e l’ osso nasale è risultato assente nell’ 1.4% dei
feti con cariotipo normale e nel 69% dei feti con trisomia 21.
Una conclusione importante emersa da questi studi è stata che
l’ incidenza di osso nasale assente era in funzione di diverse
variabili: diminuiva con il CRL e con l’ aumento dello spessore
dell’ NT mentre era sostanzialmente più elevata nella razza
Afro-Caraibica rispetto a quella Caucasica. Di conseguenza, nel
calcolo della likelihood ratio per l’ osso nasale nello screening
della trisomia 21, devono essere effettuate le correzioni per queste
variabili (Cicero et al 2004).
Screening integrato ecografico e biochimico nel primo trimestre
Uno studio caso-controllo comprendente 100 feti affetti da
trisomia 21 e 400 feti con cariotipo normale, in gravidanze singole
a 11–13+6 settimane di gestazione, ha esaminato la potenziale
accuratezza dello screening per la trisomia 21 combinando
la misurazione ecografica dell’ NT fetale, la valutazione della
presenza o assenza dell’ osso nasale e la misurazione dei livelli
di free b-hCG e PAPP-A nel sangue materno (Cicero et al 2003).
È stato stimato che, per una percentuale di falsi positivi del 5%, la
sensibilità per la trisomia 21 sarebbe stata del 97%.
Lunghezza vertice-sacro (LVS) o Crown-rump length (CRL)
Nella trisomia 18 e nelle triploidie si può osservare un difetto di
crescita intrauterino moderatamente severo, mentre nella trisomia
13 e nella sindrome di Turner il difetto di crescita è lieve e nella
trisomia 21 la crescita è sostanzialmente normale (Figura 1;
Nicolaides et al 1996).
52
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
100
Lunghezza vertice-sacro (LVS o CRL in mm)
90
80
70
60
50
40
30
20
20
70
75
80
85
90
95
100
Età gestazionale (giorni)
Figura 1. Lunghezza vertice-sacro (LVS o CRL) nei feti con triploidia rispetto ai rispettivi range di
riferimento (media, 95° e 5° centile) per l’ età gestazionale nei feti con corredo cromosomico normale.
CRL e difetti cromosomici
• La trisomia 18 e la triploidia sono associate ad un difetto di
crescita intrauterino moderatamente severo.
• La trisomia 13 e la sindrome di Turner sono associate ad un
lieve difetto di crescita intrauterino.
• Nella sindrome di Down la crescita è sostanzialmente
normale.
Lunghezza dell’ osso mascellare
Langdon Down notò che negli individui affetti da trisomia 21
“il volto appare piatto” e questo può essere la conseguenza di
un iposviluppo dell’ osso mascellare. Studi antropometrici e
radiologici in pazienti affetti da sindrome di Down hanno infatti
Capitolo 2 • Caratteristiche ecografiche dei difetti cromosomici
53
dimostrato che in più del 50% dei casi vi è un iposviluppo
mascellare (Farkas et al 2001).
L’ osso mascellare fetale può essere facilmente visualizzato e
misurato durante un’ ecografia effettuata a 11–13+6 settimane di
gravidanza (Cicero et al 2004). Bisogna ottenere anzitutto una
buona scansione sagittale del profilo fetale e, successivamente,
è necessario angolare il trasduttore lateralmente, in modo tale
da visualizzare contemporaneamente sia la mascella che la mandibola fetale, comprendendo il ramo ed il processo condiloideo
(Figura 2). Nei feti con corredo cromosomico normale la lunghezza dell’ osso mascellare aumenta in maniera lineare con
l’ avanzare dell’ epoca gestazionale, circa di 0.1 mm per ogni mm
di crescita del CRL. Nei feti con trisomia 21 la mediana della
lunghezza dell’ osso mascellare è significativamente inferiore alla
normale mediana per quel determinato CRL, di circa 0.7 mm. Vi
è però una significativa associazione fra la lunghezza dell’ osso
mascellare e lo spessore della translucenza nucale ed inoltre, nei
Figura 2. Immagine ecografica di un feto a 12 settimane di gravidanza che dimostra come misurare la
lunghezza dell’ osso mascellare.
54
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
feti che presentano assenza dell’ osso nasale, la mascella è più corta
rispetto a quelli con l’ osso nasale presente. Rimane comunque
ancora da determinare il contributo dell’ osso mascellare, analizzato singolarmente, nello screening per la trisomia 21. Nei feti con
altri difetti cromosomici non sono state osservate differenze nella
lunghezza dell’ osso mascellare rispetto alla norma.
Lunghezza dell’ orecchio
Nei neonati le orecchie piccole rappresentano una delle caratteristiche cliniche tipiche della sindrome di Down. Le orecchie
fetali possono essere facilmente visualizzate e misurate durante
un’ ecografia effettuata a 11–13+6 settimane di gravidanza
(Sacchini et al 2003). Sebbene nei feti affetti da trisomia 21 la
mediana della lunghezza dell’ orecchio fetale sia significativamente
inferiore alla norma per quel determinato CRL, il grado di
deviazione dalla norma è troppo esiguo perchè questo parametro
possa essere utile nello screening per la trisomia 21.
Lunghezza del femore e dell’ omero
La trisomia 21 è caratterizzata da bassa statura e, durante il
secondo trimestre di gravidanza, questa condizione è associata
ad una relativa brevità del femore ed ancor più dell’ omero. A
11–13+6 settimane di gravidanza la mediana della lunghezza del
femore e dell’ omero è significativamente inferiore alla norma
per quel determinato CRL, ma il grado di deviazione dalla norma
è troppo ridotto perchè questo parametro sia di alcuna utilità nello
screening per la trisomia 21 (Longo et al 2004).
Arteria ombelicale unica
L’ arteria ombelicale unica (che si ritrova nell’ 1% dei casi a termine
di gravidanza) è associata a malformazioni di tutti gli organi
Capitolo 2 • Caratteristiche ecografiche dei difetti cromosomici
55
maggiori e a difetti cromosomici. Durante il primo trimestre
di gravidanza le arterie ombelicali possono essere visualizzate,
mediante l’ utilizzo del Color Doppler, in una sezione trasversale
obliqua dell’ addome inferiore fetale, su entrambi i lati della vescica
fetale, ed in continuità con l’ inserzione del cordone ombelicale.
A 11–13+6 settimane di gravidanza la presenza di un’ arteria
ombelicale unica viene riscontrata nel 3% dei feti con cariotipo
normale e nell’ 80% dei feti con trisomia 18 (Rembouskos et al
2003). Nei feti con arteria ombelicale unica, il numero di casi di
trisomia 21 non è significativamente differente dal numero stimato
sulla base dell’ età materna e dell’ NT fetale. Al contrario, l’ arteria
ombelicale unica è associata ad un rischio sette volte maggiore
di trisomia 18. Un’ elevata proporzione di feti con trisomia 18
presenta comunque altre anomalie che sono facilmente identificabili durante l’ ecografia delle 11–13+6 settimane e molte altre
malformazioni che sono riscontrabili a 16–20 settimane. È quindi
difficile che il riscontro di un’ arteria ombelicale unica di per sè
costituisca un’ indicazione ad effettuare lo studio del cariotipo
fetale.
Megavescica
La vescica fetale può essere visualizzata ecograficamente nell’ 80%
dei feti a 11 settimane di gestazione ed in tutti i casi a 13
settimane. A quest’ epoca gestazionale il diametro maggiore della
vescica fetale è solitamente inferiore ai 6 mm. La megavescica
fetale, nel primo trimestre, viene definita come diametro longitudinale della vescica maggiore o uguale a 7 mm e la si può
ritrovare in 1 su 1500 gravidanze (Figura 3). Quando il diametro
longitudinale della vescica è compreso fra 7 e 15 mm l’ incidenza
di difetti cromosomici, per lo più trisomia 13 e 18, è circa del
20%, ma nel gruppo con cariotipo normale si osserva una
56
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
Figura 3. Immagine ecografica di un feto a 12 settimane con megavescica.
risoluzione spontanea della megavescica nel 90% dei casi (Liao
et al 2003). Al contrario, quando il diametro longitudinale della
vescica è maggiore di 15 mm, l’ incidenza di difetti cromosomici
è del 10% circa e nel gruppo con cariotipo normale la condizione
è associata invariabilmente ad un’ uropatia ostruttiva progressiva.
La megavescica fetale si associa ad un aumento della translucenza
nucale; ciò viene osservato nel 75% dei feti con difetti cromosomici
e nel 30% di quelli cromosomicamente normali. Dopo aver
considerato l’ età materna e la translucenza nucale, la presenza
di megavescica fetale aumenta la likelihood ratio per la trisomia
13 e 18 di un fattore di 6.7.
Onfalocele
A 11–13+6 settimane di gravidanza la prevalenza di onfalocele
(Figura 4) è circa 1 su 1000 e questa risulta essere quattro volte
maggiore rispetto all’ incidenza che si ritrova nei nati vivi.
L’ incidenza di difetti cromosomici, per lo più la trisomia 18, è
circa del 60% a 11–13+6 settimane, mentre verso la metà della
Capitolo 2 • Caratteristiche ecografiche dei difetti cromosomici
57
Figura 4. Immagine ecografica di un feto a 12 settimane affetto da trisomia 18 con onfalocele e
aumento della translucenza nucale.
gravidanza è soltanto del 30% e nei neonati del 15%. Il rischio di
trisomia 18 aumenta con l’ avanzare dell’ età materna e, poiché
questa trisomia è associata ad un’ elevata mortalità endouterina,
la sua prevalenza diminuisce con l’ avanzare dell’ epoca gestazionale. Al contrario, la percentuale di mortalità endouterina nei
feti con onfalocele e cariotipo normale è sovrapponibile a quella
dei feti in cui non venga riscontrata questa anomalia. Di conseguenza, la prevalenza dell’ onfalocele ed il rischio di difetti
cromosomici associati, aumenta con l’ avanzare dell’ età materna
e diminuisce con l’ avanzare dell’ epoca gestazionale (Snijders
et al 1995).
Cisti dei plessi corioidei, pielectasia e focus iperecogeno cardiaco
Nel periodo compreso fra le 11 e le 13+6 settimane la prevalenza
di cisti dei plessi corioidei, pielectasia e focus iperecogeno
cardiaco sono rispettivamente del 2.2, 0.9 e 0.6% (Whitlow et al
1998). Studi preliminari hanno suggerito che, come avviene nel
58
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
secondo trimestre, anche nel primo trimestre la prevalenza
di questi marker possa essere più elevata nei feti con difetti
cromosomici rispetto ai feti con cariotipo normale. Per poterne
tuttavia calcolare la likelihood ratio è necessario effettuare uno
studio che comprenda molti più feti con difetti cromosomici al
fine di poter determinare la reale prevalenza di questi marker.
Volume placentare
Il volume placentare, determinato a 11–13+6 settimane di gravidanza mediante ecografia tridimensionale, aumenta con l’ aumentare del CRL. Nella trisomia 21 il volume placentare non
è significativamente differente dalla norma, mentre nella trisomia
18 è sostanzialmente diminuito.
Frequenza cardiaca fetale
Nelle gravidanze normali la frequenza cardiaca fetale (FHR)
aumenta da 100 bpm a 5 settimane di gravidanza fino a 170 bpm
a 10 settimane, per poi diminuire a 155 bpm a 14 settimane.
Intorno a 11–13+6 settimane la sindrome di Turner e la trisomia
13 si presentano con tachicardia fetale mentre nella trisomia 18 e
nella triploidia si osserva bradicardia fetale (Figura 5; Liao et al
2001) e nella trisomia 21 si osserva un lieve aumento della FHR.
La misurazione delle FHR è difficile possa migliorare lo screening per la sindrome di Down nel primo trimestre ma può essere
di una certa utilità nell’ identificare i feti affetti da trisomia 13.
Studio Doppler del dotto venoso
Il dotto venoso è uno shunt unico che conduce il sangue ossigenato
proveniente dalla vena ombelicale direttamente nell’ atrio di
Capitolo 2 • Caratteristiche ecografiche dei difetti cromosomici
59
200
Frequenza cardiaca fetale (bpm)
190
180
170
160
150
140
130
120
110
40
50
60
70
80
Lunghezza vertice-sacro (LVS o CRL in mm)
Figura 5. Frequenza cardiaca fetale nei feti con trisomia 13 rispetto ai valori di riferimento (media,
95° e 5° centile) per l’ età gestazionale nei feti con cariotipo normale.
destra, e da qui nella circolazione coronarica e cerebrale, per
mezzo di una via preferenziale attraverso il forame ovale. Il
flusso ematico nel dotto venoso presenta una caratteristica onda
trifasica, con un’ elevata velocità durante la sistole (onda S) e la
diastole (onda D) ventricolare, e un flusso anterogrado durante la
contrazione atriale (onda A). Durante il secondo ed il terzo
trimestre di gravidanza la presenza di un’ onda velocimetrica
patologica, con onda “A” assente o invertita, è un chiaro segno di
insufficienza cardiaca fetale.
A 11–13+6 settimane un’ anomalia di flusso nel dotto venoso
(Figura 6) è associata a difetti cromosomici, malformazioni
60
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
Figura 6. Onde velocimetriche nel dotto venoso fetale a 12 settimane di gravidanza che dimostrano una
normale onda di flusso (sopra) ed un’ anomalia dell’ onda “A” (sotto).
cardiache e prognosi fetale sfavorevole (Matias et al 1998,
Borrell et al 2003). Sono stati effettuati diversi studi in centri
specializzati, su più di 5000 gravidanze, comprendenti 280 feti
con sindrome di Down, che hanno dimostrato che fra le 11 e
le 13+6 settimane vi è un’ anomalia di flusso nel dotto venoso
nell’ 80% dei feti con trisomia 21 e nel 5% dei feti con cariotipo
normale (Nicolaides 2004). È presente inoltre soltanto una
debole o nulla associazione fra l’ aumento dell’ NT fetale e
l’ incidenza di anomalie del dotto venoso. Questi dati recenti
indicano che la valutazione del dotto venoso può essere
combinata con la misurazione della translucenza nucale per
migliorare l’ efficacia dello screening ecografico per la trisomia
21. La valutazione del flusso nel dotto venoso richiede tuttavia
molto tempo ed operatori estremamente qualificati e, al
Capitolo 2 • Caratteristiche ecografiche dei difetti cromosomici
61
momento, non è certo se verrà incorporata nello screening del
primo trimestre; potrebbe essere tuttavia utilizzato in centri
specialistici per ricalcolare il rischio di difetti cromosomici nelle
pazienti con risultato borderline.
Anomalie dell’ onda velocimetrica nel dotto venoso e difetti
cromosomici
• A 11–13+6 settimane si può osservare un’ anomalia di flusso
nel dotto venoso nel 5% dei feti cromosomicamente normali,
nell’ 80% di quelli con trisomia 21 e complessivamente nel
75% di tutti i difetti cromosomici.
• La valutazione del dotto venoso può essere combinata con
l’ NT fetale per migliorare l’ efficacia dello screening
ecografico precoce per la trisomia 21.
• La valutazione del flusso nel dotto venoso richiede molto
tempo ed operatori estremamente esperti. È quindi difficile
che possa essere incorporata nello screening del primo
trimestre ma potrebbe essere utilizzata in centri specialistici
per ricalcolare il rischio di difetti cromosomici nelle pazienti
con risultato borderline.
Doppler negli altri vasi
Arterie uterine
Gli studi Doppler delle arterie uterine a 11–13+6 settimane non
hanno evidenziato alcuna differenza significativa nell’ indice di
pulsatilità fra i feti con cariotipo normale e quelli con cariotipo
anomalo. Quindi, l’ elevata mortalità intrauterina ed il difetto di
crescita fetale che si manifestano nelle maggiori cromosomopatie,
probabilmente non sono causati da un’ anomala invasione
placentare nel primo trimestre di gravidanza.
62
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
Arteria ombelicale
Il Doppler dell’ arteria ombelicale non è utile nello screening per
la trisomia 21; tuttavia, nella trisomia 18 è presente un’ aumento
dell’ impedenza al flusso nell’ arteria ombelicale, e nel 20% dei
casi vi è un persistente flusso invertito al termine della diastole
(REDF).
Vena ombelicale
Nel secondo e nel terzo trimestre la presenza di pulsazioni nella
vena ombelicale rappresenta un segno evidente di compromissione fetale. A 11–13+6 settimane sono presenti pulsazioni
nella vena ombelicale nel 25% dei feti cromosomicamente
normali e nel 90% dei feti affetti da trisomia 13 e 18. Nei feti
con trisomia 21 invece la prevalenza di flusso venoso pulsatile
non è significativamente differente da quella dei feti
cromosomicamente normali.
Vena giugulare ed arteria carotide
Non sono state dimostrate significative associazioni fra l’ indice
di pulsatilità della vena giugulare, dell’ arteria carotide e l’ NT
fetale, e non vi sono differenze significative fra i feti con corredo
cromosomico normale e patologico.
ECOGRAFIA DEL SECONDO TRIMESTRE
Nel secondo trimestre, così come nel primo, ogni difetto
cromosomico può presentare differenti anomalie che costituiscono un caratteristico pattern sindromico (Tabella 1, Snijders e
Nicolaides 1996, Nicolaides at al 1992). È dunque consigliabile
Capitolo 2 • Caratteristiche ecografiche dei difetti cromosomici
63
Tabella 1. Malformazioni caratteristiche di ciascun difetto cromosomico.
Trisomia 21 Trisomia 18 Trisomia 13 Triploidia Turner
Ventricolomegalia
+
+
Oloprosencefalia
+
+
+
Cisti dei plessi corioidei
+
Complesso di Dandy Walker
+
+
Labiopalatoschisi
+
+
Micrognazia
+
Ipoplasia nasale
+
Edema nucale
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
Igroma cistico
+
Ernia diframmatica
Anomalie cardiache
+
Onfalocele
Atresia duodenale
+
Atresia esofagea
+
Anomalie renali
+
+
Brevità degli arti
+
+
Clinodattilia
+
Sovrapposizione delle dita
+
+
+
+
+
+
+
+
+
Polidattilia
+
Sindattilia
+
Piede torto
+
Difetto di crescita fetale
+
+
+
+
+
che, ogniqualvolta viene identificata una malformazione od un
soft marker nel corso di un esame ecografico di routine, venga
effettuata un’ attenta ricerca di qualsiasi altro segno di cromosomopatia noto per essere associato a quel determinato marker;
qualora venisse identificata un’ altra anomalia, il rischio verrebbe
di conseguenza drasticamente aumentato. Nel caso invece di una
malformazione apparentemente isolata, la decisione di eseguire o
meno una procedura invasiva dipende sostanzialmente dal tipo di
anomalia riscontrata.
64
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
Ecografia del secondo trimestre: espressione fenotipica dei
difetti cromosomici
• La trisomia del cromosoma 21 è associata ad ipoplasia
dell’ osso nasale, edema nucale, malformazioni cardiache,
foci iperecogeni cardiaci, atresia duodenale ed intestino
iperecogeno, lieve idronefrosi, brevità del femore ed ancor
più dell’ omero, segno del sandalo, clinodattilia ed ipoplasia
della falange intermedia del quinto dito.
• La trisomia 18 è associata ad una cranio con la caratteristica
forma di fragola, cisti dei plessi corioidei, agenesia del corpo
calloso, cisterna magna aumentata, labiopalatoschisi, micrognazia, edema nucale, malformazioni cardiache, ernia
diaframmatica, atresia esofagea, onfalocele, solitamente contenente soltanto anse intestinali all’ interno del sacco erniario,
arteria ombelicale unica, malformazioni renali, intestino
iperecogeno, mielomeningocele, difetto di crescita, arti corti,
aplasia del radio, sovrapposizione delle dita, piede torto o
“rocker bottom foot ”.
• La trisomia 13 è associata ad oloprosencefalia, microcefalia,
anomalie facciali, anomalie cardiache e renali ( spesso con
reni aumentati di volume ed iperecogeni), onfalocele e
polidattilia post-assiale.
• La triploidia in cui il set di cromosomi in sovrannumero è di
origine paterna è associata a degenerazione molare della
placenta e raramente la gravidanza persiste oltre la 20a
settimana. Quando invece il contributo doppio è di origine
materna la gravidanza può continuare fino al terzo trimestre;
la placenta appare di consistenza normale ma sottile ed il feto
presenta un severo difetto di crescita asimmetrico. Solitamente
è presente lieve ventricolomegalia, micrognazia, anomalie
cardiache, mielomeningocele, sindattilia ed iperestensione
dell’ alluce (hitch-hiker toe).
• La sindrome di Turner è associata a voluminoso igroma
cistico, edema generalizzato, versamento pleurico di lieve
entità ed ascite, anomalie cardiache e “reni a ferro di
cavallo” che vengono sospettati ecograficamente per la
presenza di lieve idronefrosi bilaterale.
Capitolo 2 • Caratteristiche ecografiche dei difetti cromosomici
65
Ventricolomegalia
La prevalenza di ventricolomegalia alla nascita è di circa 1 su
1000. Fra le possibili cause ritroviamo i difetti cromosomici
e genetici, l’ emorragia cerebrale endouterina, le infezioni
congenite, tuttavia in molti casi non è possibile identificare una
evidente eziologia. La prevalenza totale di difetti cromosomici
nella ventricolomegalia fetale è del 10% e quelli più comuni
sono la trisomia 21, 18, 13 e la triploidia. La prevalenza di difetti
cromosomici è maggiore nei casi in cui la ventricolomegalia è
lieve o moderata rispetto a quelli in cui è severa.
Oloprosencefalia
La prevalenza di oloprosencefalia alla nascita è di circa 1 su
10.000. Sebbene in molti casi sia riscontrabile un difetto cromosomico o un disordine genetico sottostante, nella maggior
parte dei casi l’ eziologia non è nota. La prevalenza totale di difetti
cromosomici nell’ oloprosencefalia fetale è del 30% circa e quelli
più comuni sono rappresentati dalla trisomia 18 e 13. L’ oloprosencefalia è solitamente associata ad un’ ampia varietà di difetti
facciali della linea mediana. L’ incidenza di difetti cromosomici
risulta aumentata soltanto nei feti in cui l’ oloprosencefalia è
associata a difetti extra facciali e non in quei feti in cui l’ oloprosencefalia è isolata oppure associata soltanto ad anomalie facciali.
Cisti dei plessi corioidei
Queste si ritrovano approssimativamente nel 2% dei feti fra la
16a e la 24a settimana di gravidanza ma in più del 95% dei casi
scompaiono entro la 28a settimana e non hanno alcun significato
patologico. Vi è un’ associazione fra cisti dei plessi corioidei e
difetti cromosomici, in particolare la trisomia 18. La maggior
parte dei feti con trisomia 18 presenta tuttavia anomalie multiple
e quindi la scoperta di una cisti dei plessi corioidei dovrebbe
66
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
stimolare l’ ecografista a ricercare altre caratteristiche della
trisomia 18. Se le cisti sono apparentemente isolate, il rischio di
trisomia 18 è solo di poco aumentato.
Complesso di Dandy-Walker
Questo termine si riferisce ad uno spettro di anomalie del verme
cerebellare, dilatazione cistica del quarto ventricolo e cisterna
magna ingrandita. La condizione viene classificata come malformazione di Dandy-Walker (agenesia parziale o competa del
verme cerebellare ed aumento della fossa posteriore), variante
di Dandy-Walker (agenesia parziale del verme cerebellare senza
dilatazione della fossa posteriore) e mega cisterna magna (normale
verme cerebellare e quarto ventricolo). La prevalenza alla nascita
della malformazione di Dandy-Walker è circa di 1 su 30.000 nati.
Le cause includono i difetti cromosomici, più di 50 differenti
sindromi genetiche, le infezioni congenite ed i farmaci teratogeni,
come il warfarin, ma la condizione può anche essere isolata. La
prevalenza totale di difetti cromosomici è del 40% circa e solitamente sono rappresentati dalla trisomia 18 o 13 e dalla triploidia.
Labiopalatoschisi
La labioschisi e/o la palatoschisi si ritrovano approssimativamente in 1 su 800 nati vivi e sembra che nell’ eziologia
di questa condizione siano implicati sia fattori genetici che
ambientali. Dopo la nascita si ritrovano difetti cromosomici in
meno dell’ 1% dei bambini con labiopalatoschisi; tuttavia nelle
serie prima della nascita la prevalenza di difetti cromosomici è
del 20% circa, per lo più trisomia 13 e 18. Questa apparente
discrepanza deriva dal fatto che negli studi effettuati nel periodo
prenatale la popolazione esaminata risulta preselezionata ed
include molti feti con varie altre anomalie.
Capitolo 2 • Caratteristiche ecografiche dei difetti cromosomici
67
Micrognazia
La prevalenza di micrognazia alla nascita è di circa 1 su 1000.
Questo costituisce un reperto aspecifico che viene però
riscontrato in un’ ampia varietà di sindromi genetiche e difetti
cromosomici, per lo più la trisomia 18 e la triploidia. In due studi
sulla micrognazia è stata riportata una prevalenza di difetti
cromosomici del 60% ma in queste serie tutti i feti presentavano
qualche altra malformazione associata e/o un difetto di crescita.
Ipoplasia dell’ osso nasale
Studi ecografici effettuati fra la 15a e la 24a settimana di
gravidanza hanno riportato come nel 65% dei feti affetti da
trisomia 21 è presente un’ ipoplasia dell’ osso nasale definita come
osso nasale non visualizzabile o che misura meno di 2.5 mm
(Sonek e Nicolaides 2002, Cicero e al 2003). Nei feti con
cariotipo normale la prevalenza di ipoplasia dell’ osso nasale è
legata all’ origine etnica della madre costituendo meno dell’ 1%
nella razza Caucasica e fino al 10% nella razza Afro-Caraibica.
È però prematuro effettuare speculazioni sulla possibilità di
identificare accuratamente la trisomia 21 nel secondo trimestre
mediante la combinazione dell’ età materna, della biochimica
sierica e della valutazione ecografica dell’ osso nasale e degli
altri marker ecografici. Tuttavia, sulla base dei dati a tutt’ oggi
disponibili, l’ ipoplasia dell’ osso nasale sembra essere il marker
di trisomia 21 che da solo risulta essere più sensibile e più
specifico nel secondo trimestre.
Ernia diaframmatica
La prevalenza dell’ ernia diaframmatica alla nascita è di circa 1 su
4000 e la condizione è solitamente sporadica. La prevalenza di
difetti cromosomici, per lo più rappresentati dalla trisomia 18, è
circa del 20%.
68
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
Anomalie cardiache
Anomalie del cuore e dei grossi vasi si ritrovano in 4–7 su 1000
nati vivi e circa in 30 su 1000 morti endouterine. L’ eziologia
delle anomalie cardiache è eterogenea e probabilmente dipende
dalla combinazione di fattori genetici ed ambientali. Anomalie
cardiache vengono riscontrate in più del 90% dei feti con trisomia
18 o 13 e nel 40% di quelli con trisomia 21 o sindrome di Turner.
Negli studi prenatali sono stati riportati difetti cromosomici nel
25% delle anomalie cardiache evidenziabili ecograficamente.
Onfalocele
La prevalenza di onfalocele alla nascita è circa di 1 su 4000. La
condizione è solitamente sporadica ma, in alcuni casi, può essere
presente una sindrome genetica associata. Difetti cromosomici,
per lo più la trisomia 18 e 13, si ritrovano circa nel 30% dei
casi verso la metà della gravidanza e nel 15% dei neonati. La
prevalenza di difetti cromosomici è quattro volte maggiore
quando il sacco erniario contiene soltanto anse intestinali rispetto
ai casi in cui anche il fegato è erniato.
Atresia esofagea
La prevalenza alla nascita dell’ atresia esofagea è circa di 1 su
3000. Nel 90% dei casi vi è associata una fistola tracheoesofagea. Questa condizione è sporadica. Si riscontrano difetti
cromosomici nel 3–4% dei neonati affetti. In epoca prenatale
l’ atresia esofagea si associa a difetti cromosomici nel 20% dei
casi circa, rappresentati per lo più dalla trisomia 18.
Atresia duodenale
La prevalenza alla nascita dell’ atresia o della stenosi duodenale
è circa di 1 su 5000. Nella maggior parte dei casi questa
Capitolo 2 • Caratteristiche ecografiche dei difetti cromosomici
69
condizione è sporadica sebbene in alcuni casi vi sia un’ ereditarietà di tipo autosomico recessivo. La trisomia 21 viene
ritrovata circa nel 40% dei casi di atresia duodenale.
Anomalie del sistema urinario
Studi effettuati in epoca prenatale hanno stabilito che anomalie
del tratto urinario si riscontrano frequentemente in molti difetti
cromosomici. Il rischio di difetti cromosomici risulta simile
indipendentemente dal fatto che nel feto vi sia un coinvolgimento
renale uni o bilaterale, dal differente tipo di malformazione
renale, dall’ ostruzione dell’ uretra o dell’ uretere e dalla presenza
di oligoidramnios o normale quantità di liquido amniotico. La
prevalenza tuttavia di difetti cromosomici è doppia nella femmine
rispetto ai maschi. Il pattern di difetti cromosomici e, di
conseguenza, di malformazioni associate, è legato ai differenti
tipi di anomalie renali. Nell’ idronefrosi lieve quindi il difetto
cromosomico più frequente è la trisomia 21 mentre nell’ idronefrosi moderata o severa, nei reni multicistici o nell’ agenesia
renale i difetti più comuni sono la trisomia 18 e 13.
Anomalie degli arti
La trisomia 21, 18, la triploidia e la sindrome di Turner sono
associate ad una relativa brevità delle ossa lunghe. La sindattilia è
associata alla triploidia, la clinodattilia ed il segno del sandalo alla
trisomia 21, la polidattilia alla trisomia 13, la sovrapposizione
delle dita, il piede torto ed il “rocker bottom foot” (convessità della
faccia plantare del piede con tallone prominente) alla trisomia 18.
Ritardo di crescita fetale
Il basso peso alla nascita è una delle caratteristiche comuni
a molte cromosomopatie nonostante la prevalenza di difetti
70
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
cromosomici nei neonati piccoli per l’ età gestazionale sia solo
dell’ 1%. I dati derivati da studi postnatali tuttavia sottostimano
l’ associazione fra difetti cromosomici e ritardo di crescita
in quanto molte gravidanze con feti affetti da cromosomopatie
esitano in aborto spontaneo o morte endouterina. I difetti
cromosomici che più frequentemente sono associati a ritardo di
crescita endouterino sono la triploidia e la trisomia 18.
La più elevata prevalenza di difetti cromosomici la si riscontra
nei casi in cui, oltre al ritardo di crescita, è presente anche
un’ anomalia strutturale fetale, o nei casi in cui il liquido amniotico
è normale o aumentato e nel gruppo in cui lo studio Doppler
delle arterie uterine e dell’ arteria ombelicale è normale. Quindi
il difetto di crescita dovuto a difetti cromosomici si manifesta
diversamente dal difetto di crescita causato da insufficienza
placentare che è caratterizzato da riduzione del liquido amniotico
ed aumento dell’ impedenza al flusso nelle arterie uterine e/o
nell’ ombelicale, con ridistribuzione della circolazione fetale.
Anomalie maggiori
Quando l’ ecografia del secondo trimestre evidenzia la presenza
di anomalie maggiori è opportuno proporre alle pazienti lo studio
del cariotipo fetale, anche se queste anomalie sono apparentemente isolate. La prevalenza di queste malformazioni è infatti
piuttosto bassa e le implicazioni economiche risultano perciò
limitate.
Se l’ anomalia riscontrata è letale oppure è associata a severo
handicap, come l’ oloprosencefalia, allora lo studio del cariotipo
fetale rappresenta una delle indagini necessarie per poterne
definire le possibili cause ed il rischio di ricorrenza.
Se il difetto è potenzialmente trattabile chirurgicamente in epoca
prenatale o postnatale, come ad esempio l’ ernia diaframmatica,
Capitolo 2 • Caratteristiche ecografiche dei difetti cromosomici
71
può essere logico escludere la presenza di un difetto cromosomico
sottostante, soprattutto perchè, per molte di queste condizioni, la
cromosomopatia è frequentemente la trisomia 18 o 13.
Anomalie minori o soft marker
Le anomalie minori o i soft marker sono frequenti e non sono
solitamente associati ad alcun handicap, a meno che non vi sia
un difetto cromosomico sottostante. Lo studio del cariotipo fetale
routinariamente in tutte le gravidanze che presentano questi soft
marker avrebbe delle implicazioni notevoli sia in termini di
perdite fetali che di costi economici. È dunque meglio basare il
counselling da effettuare con la paziente sulla stima individuale
del rischio per un determinato difetto cromosomico piuttosto che
il consiglio arbitrario di sottoporsi ad un test invasivo perche “il
rischio è elevato”.
Il rischio stimato può essere calcolato moltiplicando il rischio a
priori (calcolato sulla base dell’ età materna, dell’ età gestazionale,
della presenza nell’ anamnesi di una precedente gravidanza con
feto affetto e, laddove appropriato, il risultato dei precedenti
screening mediante NT e/o biochimica nella gravidanza in corso)
per la likelihood ratio di quella specifica anomalia o soft marker.
Nella Tabella 2 sono descritte le stime maggiormente attendibili
della likelihood ratio positiva e negativa per ognuno dei più
comuni marker di trisomia 21 (Nyberg et al 2001, Bromley et al
2002, Nicolaides 2003).
Anomalie maggiori o minori si ritrovano nel 75% dei feti con
trisomia 21 e nel 10–15% dei feti cromosomicamente normali.
Sulla base di questi dati, qualora non sia presente alcuna
anomalia o marker evidenziabile, la likelihood ratio per la
trisomia 21 è 0.30. In ogni caso la likelihood ratio viene calcolata
dividendo la prevalenza di un determinato marker nelle
72
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
gravidanze con feto affetto da trisomia 21 per la sua prevalenza
nelle gravidanze cromosomicamente normali. Ad esempio, il
focus iperecogeno cardiaco lo si ritrova nel 28.2% dei feti con
trisomia 21 e nel 4.4% dei feti cromosomicamente normali; ne
risulta dunque una likelihood ratio positiva di 6.41 (28.2 / 4.4)
ed una likelihood ratio negativa di 0.75 (71.8 / 95.6). Di conseguenza l’ identificazione di un focus iperecogeno aumenta il
rischio di un fattore di 6.41 ma allo stesso tempo il fatto di non
evidenziare questo marker, dovrebbe ridurre il rischio del 25%.
La medesima logica viene applicata per calcolare la likelihood ratio
per ognuno dei sei soft marker presenti nella Tabella 2. Quindi,
in una donna di 25 anni di età, che si sottopone ad un esame
ecografico a 20 settimane di gravidanza, il rischio a priori è circa
di 1 su 1000; se l’ ecografia evidenzia la presenza di un focus
iperecogeno cardiaco ma la plica nucale non è aumentata,
l’ omero ed il femore non sono corti e non vi è idronefrosi, intestino
iperecogeno o un’ anomalia maggiore, la likelihood ratio
combinata è di 1.1 (6.41×0.67×0.68×0.62×0.85×0.87×0.79)
e di conseguenza il suo rischio rimane circa al livello di 1 su 1000.
Lo stesso avviene se l’ unica anomalia riscontrata è una lieve
idronefrosi (likelihood ratio di 1); al contrario, se il feto presenta
sia un focus iperecogeneo intracardiaco che una lieve idronefrosi
ma nessun’ altra anomalia, la likelihood ratio combinata è di 8.42
(6.41×6.77×0.67×0.68×0.62×0.87×0.79) e di conseguenza il
rischio aumenta da 1 su 1000 ad 1 su 119.
Non vi sono a tutt’ oggi dati sulla correlazione fra questi marker
ecografici nel secondo trimestre e l’ NT fetale o i livelli sierici
di free b-hCG o PAPP-A a 11–13+6 settimane. Non vi è
però nemmeno una ragione eziopatologica che giustifichi una
relazione fra i suddetti screening ed è dunque ragionevole
assumere che siano indipendenti. Di conseguenza, nello stimare
il rischio di una gravidanza mediante un marker, è logico tenere
Capitolo 2 • Caratteristiche ecografiche dei difetti cromosomici
73
in considerazione i risultati dei precedenti test di screening. Ad
esempio, in una donna di 32 anni, a 20 settimane di gravidanza
(rischio a priori 1 su 559), che ha effettuato una valutazione del
rischio a 11–13+6 settimane mediante misurazione dell’ NT
fetale con il risultato di una riduzione del rischio di 7 volte (fino
ad 1 su 3913), dopo la diagnosi di intestino ipercogeno nell’ ecografia delle 20 settimane, il rischio stimato aumenta tre volte,
fino ad 1 su 1304; per lo stesso marker ecografico, in assenza di
uno screening precedente mediante NT, il rischio aumenterebbe
da 1 su 559 a 1 su 186.
Vi sono alcune eccezioni in questo processo di screening sequenziale
che si basano sull’ indipendenza fra i risultati dei differenti screening. La presenza di edema nucale o di una malformazione cardiaca
nell’ ecografia effettuata a metà gravidanza non possono per
esempio essere considerati indipendentemente dallo screening
mediante NT a 11–13+6 settimane.
74
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
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76
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
3
AUMENTO DELLA TRANSLUCENZA NUCALE
NEI FETI CON CARIOTIPO NORMALE
L’ aumento della translucenza nucale fetale (NT) è espressione
fenotipica comune alla trisomia 21 e ed altri difetti cromosomici,
ma è anche associata a morte endouterina e ad un vasto
numero di malformazioni fetali, deformità, disgenesie e sindromi
genetiche. Questo capitolo analizza l’ outcome dei feti con
aumento della translucenza nucale e cariotipo normale. Sulla
base di questi dati è possibile valutare, per ogni gruppo di NT, la
probabilità di sopravvivenza intrauterina e di partorire un figlio
sano, che non presenti anomalie maggiori. Questi dati sono utili
per poter effettuare una corretta consulenza con i genitori il
cui feto presenta un aumento della translucenza nucale e nel
programmare le successive indagini in maniera appropriata.
Nei feti con cariotipo normale lo spessore dell’ NT aumenta con
l’ aumentare del CRL (o LVS). Infatti, per un CRL di 45 mm,
la mediana ed il 95° centile dell’ NT sono rispettivamente
1.2 e 2.1 mm, mentre per un CRL di 84 mm, sono 1.9 e 2.7 mm
(Snijders et al 1998). Il 99° centile, al contrario, non viene
modificato significativamente dalle dimensioni del CRL ed
è rappresentato da 3.5 mm. Il termine translucenza nucale
aumentata si riferisce ad una misurazione al di sopra del 95°
centile e viene utilizzato indipendentemente dal fatto che la
raccolta di fluido sia settata oppure no e che appaia confinata
al collo o che ricopra interamente il corpo fetale. Dopo la 14a
Capitolo 3 • Aumento della translucenza nucale nei feti con cariotipo normale
77
settimana di gravidanza l’ NT aumentata solitamente va incontro
a risoluzione spontanea, ma in alcuni casi evolve in edema nucale
o in igroma cistico.
OUTCOME DEI FETI CON TRANSLUCENZA NUCALE AUMENTATA
In Tabella 1 è riassunta la relazione esistente fra spessore
dell’ NT e prevalenza di difetti cromosomici, aborto, morte
endouterina e principali anomalie fetali (Souka et al 2004).
Difetti cromosomici
La prevalenza di difetti cromosomici aumenta in maniera
esponenziale con l’ aumentare dello spessore dell’ NT (Tabella 1;
Snijders et al 1998). Nel gruppo di feti affetti da cromosomopatie circa il 50% è rappresentato dalla trisomia 21, il 25%
dalla trisomia 18 o 13, il 10% dalla sindrome di Turner, il 5%
dalle triploidie ed il 10% da altri difetti cromosomici.
Tabella 1. Relazione esistente fra spessore dell’ NT e prevalenza di difetti cromosomici, aborto, morte
endouterina e principali anomalie fetali. Nell’ ultima colonna è descritta la prevalenza stimata di partorire
un figlio sano, che non presenti anomalie maggiori.
Translucenza
nucale
Difetti
Cariotipo normale
Vivo e in
cromosomici
buona salute
Morte fetale Anomalie
fetali maggiori
<95° centile
0.2%
1.3%
1.6%
97%
95°–99° centile
3.7%
1.3%
2.5%
93%
3.5–4.4 mm
21.1%
2.7%
10.0%
70%
4.5–5.4 mm
33.3%
3.4%
18.5%
50%
5.5–6.4 mm
50.5%
10.1%
24.2%
30%
≥6.5 mm
64.5%
19.0%
46.2%
15%
78
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
Morte endouterina
Nei feti con cariotipo normale, la prevalenza di morte endouterina aumenta esponenzialmente con l’ aumentare dell’ NT,
da 1.3% nei feti con valori di NT compresi fra il 95° ed il 99°
centile, fino a circa il 20% per valori di NT di 6.5 mm o più
(Tabella 1; Souka et al 2001, Michailidis e Economides 2001).
La maggioranza delle morti endouterine avviene solitamente
entro la 20a settimana e si manifesta con un progressivo aumento
dell’ NT fino alla condizione di idrope severa.
Anomalie fetali
Si definiscono anomalie fetali maggiori quelle che richiedono un
trattamento medico o chirurgico, oppure condizioni associate a
handicap mentale. Diversi studi della letteratura hanno riportato
che l’ aumento dello spessore dell’ NT fetale è associato ad
un’ elevata prevalenza di anomalie fetali maggiori. In un’ analisi
combinata di 28 studi, per un totale di 6153 feti con cariotipo
normale ed NT aumentata, la prevalenza di anomalie maggiori
è stata del 7.3% (Souka er al 2004). Vi sono comunque state
importanti differenze fra i vari studi riguardo la prevalenza di
anomalie maggiori, che variava dal 3% al 50%, per lo più a
causa delle sostanziali differenze nella definizione dello spessore
minimo dell’ NT da considerarsi patologico, che variava dai 2 ai
5 mm.
La prevalenza di anomalie fetali maggiori nei feti con cariotipo
normale ed aumento della translucenza nucale varia da 1.6%
nei feti con NT inferiore al 95° centile, a 2.5% per valori di
NT compresi fra il 95° ed il 99° centile ed aumenta in maniera
esponenziale fino al 45% circa per valori di NT di 6.5 mm o più
(Tabella 1; Souka et al 2001, Michailidis e Economides 2001).
Capitolo 3 • Aumento della translucenza nucale nei feti con cariotipo normale
79
Ritardo di sviluppo
Studi della letteratura che hanno esaminato il follow-up a lungo
termine dei feti con NT aumentata ma cromosomicamente ed
anatomicamente normali, hanno riportato una prevalenza di
ritardo di sviluppo del 2–4% (Souka et al 2004). È tuttavia
difficile assegnare un preciso valore a queste evidenze, poiché
soltanto uno di questi studi aveva un gruppo di controllo da poter
confrontare. Brady et al (1998) in questo studio hanno effettuato
il follow-up clinico di 89 bambini che nella vita fetale avevano
manifestato un valore dell’ NT di 3.5 mm o più e 302 bambini
in cui il valore dell’ NT fetale era inferiore ai 3.5 mm. È stato
osservato ritardo nei diversi stadi di sviluppo soltanto in un
bambino per ogni gruppo.
ANOMALIE FETALI ASSOCIATE AD AUMENTO DELLA
TRANSLUCENZA NUCALE
È stato riportato un numero sempre maggiore di anomalie nei
feti con translucenza nucale aumentata e queste sono riassunte
nella Tabella 2.
La prevalenza osservata di alcune anomalie, quali l’ anencefalia,
l’ oloprosencefalia, la gastroschisi, le anomalie renali e la spina
bifida, può non essere differente da quella osservata nella
popolazione generale. Tuttavia, la prevalenza di malformazioni
cardiache maggiori, dell’ ernia diaframmatica, della body stalk
anomaly, delle anomalie scheletriche e di alcune sindromi genetiche
come l’ iperplasia surrenale congenita, la sequenza deformativa
da acinesia fetale, la sindrome di Noonan, la sindrome di
Smith-Lemli-Opitz, l’ atrofia muscolare spinale, appare essere
sostanzialmente più elevata rispetto alla popolazione generale ed è
dunque probabile che vi sia una reale associazione fra queste
anomalie e l’ aumento della translucenza nucale.
80
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
Tabella 2. Anomalie riscontrate nei feti con aumento dello spessore della translucenza nucale.
ANOMALIE
Anomalie del sistema
nervoso centrale
Acrania / anencefalia
Agenesia del corpo calloso
Craniosinostosi
Malformazione di
Dandy Walker
Diastematomielia
Encefalocele
Sindrome di Fowler
Oloprosencefalia
Anomalie del tratto
gastrointestinale
Malattia di Crohn
Atresia duodenale
Atresia esofagea
Ostruzione del piccolo intestino
Difetti genitourinari
Genitali ambigui
Iperplasia surrenalica congenita
Sindrome idroletale
Sindrome nefrosica congenita
Iniencefalia
Sindrome di Joubert
Macrocefalia
Microcefalia
Spina bifida
Trigonocefalia C
Ventricolomegalia
Idronefrosi
Ipospadia
Reni policistici infantili
Sindrome di Meckel-Gruber
Megavescica
Reni multicistici displastici
Agenesia renale
Anomalie facciali
Agnazia/micrognazia
Labiopalatoschisi
Microftalmia
Sindrome di Treacher-Collins
Anomalie scheletriche
Acondrogenesi
Acondroplasia
Distrofia toracica asfissiante
Osteocondrodisplasia di
Blomstrand
Nanismo campomelico
Displasia cleidocraniale
Anomalie della
regione del collo
Igroma cistico
Lipoma del collo
Anomalie cardiache
Sindrome di Di George
Anomalie polmonari
Malformazione
adenomatoide cistica
Ernia diaframmatica
Sindrome di Fryn
Anomalie della parete
addominale
Estrofia della cloaca
Onfalocele
Gastroschisi
Ipocondroplasia
Ipofosfatasia
Sindrome di Jarcho-Levin
Cifoscoliosi
Difetti da amputazione degli arti
Sindrome di Nance-Sweeney
Osteogenesi imperfetta
Sindrome di Roberts
Sindrome di Robinow
Sindrome coste-corte polidattilia
Sirenomelia
Piede torto equinovaro
Anemie fetali
Anemia di Blackfan Diamond
Porfiria eritropoietica congenita
Anemia diseritropoietica
Anemia di Fanconi
Infezione da Parvovirus B19
Talassemia-a
Difetti neuromusculari
Sequenza deformativa da
acinesia fetale
Distrofia miotonica
Atrofia muscolare spinale
Difetti metabolici
Sindrome di Beckwith-Wiedemann
Gangliosidosi GM 1
Deficit della catena lunga della 3
idrossiacil-Coenzima A-deidrogenasi
Mucopolisaccaridosi di tipo VII
Sindrome di Smith-Lemli-Opitz
Rachitismo Vitamina D resistente
Sindrome di Zellweger
Altre anomalie
Body stalk anomaly
Sindrome di Brachmann-de Lange
Asoociazione di CHARGE
Deficienza del sistema immunitario
Linfedema congenito
Sindrome EEC
Encefalopatia mioclonica
neonatale
Sindrome di Noonan
Sindrome di Perlman
Sindrome di Stickler
Sindromi non specificate
Severo ritardo nello sviluppo
Nanismo Tanatoforo
Associazione di VACTER
Capitolo 3 • Aumento della translucenza nucale nei feti con cariotipo normale
81
Difetti cardiaci
È stata dimostrata una forte associazione fra l’ aumento della
translucenza nucale ed i difetti cardiaci, sia nei feti cromosomicamente normali che in quelli con difetti cromosomici
(Hyett et al 1997, 1999). Dall’ analisi della letteratura emergono
otto studi che hanno analizzato l’ efficacia dello screening
mediante la misurazione della translucenza nucale per la diagnosi
delle anomalie cardiache (Souka et al 2004). Complessivamente
sono state esaminate 67.256 gravidanze e la prevalenza di
anomalie cardiache maggiori è stata del 2.4 su 1000. Per una
percentuale di falsi positivi del 4.9%, la possibilità di identificare
un’ anomalia cardiaca è risultata essere del 37.5%.
Una meta-analisi degli studi effettuati sui test di screening
ha riportato che la possibilità di diagnosticare un’ anomalia
cardiaca, per valori di NT al di sopra del 95° e del 99° centile, era
rispettivamente del 37% e del 31% (Makrydimas et al 2003).
Nei feti con cariotipo normale, la prevalenza di difetti cardiaci
maggiori aumenta in maniera esponenziale con l’ aumentare dello
spessore dell’ NT, da 1.6 su 1000 nei feti in cui i valori dell’ NT
sono al di sotto del 95° centile, a circa l’ 1% per valori di NT
compresi fra 2.5–3.4 mm, 3% per valori di NT fra 3.5–4.4 mm,
7% per NT di 4.5–5.4 mm, 20% per NT di 5.5–6.4 mm e 30%
per NT di 6.5 mm o più (Souka et al 2004).
Questi dati implicano che l’ aumento dell’ NT debba rappresentare un’ indicazione per eseguire un’ attento esame ecocardiografico fetale. La prevalenza totale di anomalie cardiache in questo
gruppo di feti (1–2%) è sicuramente simile a quella che si ritrova
nelle pazienti affette da diabete mellito o con storia ostetrica di
precedente figlio affetto da malformazione cardiaca, che sono a
tutt’ oggi fra le indicazioni comunemente accettate per l’ esame
ecocardiografico fetale.
82
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
Al momento attuale, se si decidesse di utilizzare il 95° centile
dello spessore dell’ NT come cut-off per inviare una paziente in
centri di riferimento per l’ ecocardiografia fetale, questi centri
potrebbero non essere sufficienti per poter far fronte alle
potenziali richieste. Invece, la scelta di utilizzare come cut-off il
99° centile, determinerebbe soltanto un piccolo aumento della
mole di lavoro a fronte di una prevalenza di anomalie cardiache
maggiori molto elevata in questa popolazione.
Le pazienti il cui feto è stato identificato ad alto rischio per
anomalie cardiache, mediante la misurazione della translucenza
nucale, non devono attendere fino alla 20a settimana di gravidanza
per un’ esame ecocardiografico specialistico. I miglioramenti
nella risoluzione delle apparecchiature ecografiche attualmente
permettono di effettuare un’ ecocardiografia dettagliata, già nel
primo trimestre di gravidanza. Un’ ecografia specialistica, a partire
dalla 13a settimana, può effettivamente rassicurare la maggior parte
dei genitori che non è presente un’ anomalia cardiaca maggiore.
Nei casi in cui è presente un’ anomalia cardiaca maggiore,
l’ ecografia effettuata precocemente può portare a formulare la
diagnosi corretta, o perlomeno far sorgere il sospetto, in modo tale
da poter organizzare ecografie successive di controllo.
La migliore strategia di screening per le anomalie cardiache
maggiori è rappresentata dall’ esecuzione di un’ ecocardiografia
fetale nelle pazienti che si presentano con NT aumentata ad
11–13+6 settimane ed in quelle con anomalia delle quattro
camere cardiache nell’ ecografia del secondo trimestre. Queste
due indicazioni sono complementari perché quelle malformazioni
cardiache che non vengono riconosciute mediante lo studio
delle quattro camere cardiache (quali la tetralogia di Fallot, la
trasposizione dei grossi vasi e la coartazione dell’ aorta, che sono
raramente diagnosticate mediante un’ esame ecografico di routine
che valuta le quattro camere cardiache) possono presentarsi con
aumento della translucenza nucale a 11–13+6 settimane.
Capitolo 3 • Aumento della translucenza nucale nei feti con cariotipo normale
83
Body stalk anomaly
Questa è un’ anomalia letale, sporadica, che si ritrova circa in 1
su 10.000 feti a 11–13+6 settimane. È caratterizzata, ecograficamente, dalla presenza di un grave difetto della parete addominale,
cifoscoliosi severa e cordone ombelicale corto con arteria
ombelicale unica (Daskalakis et al 1997). La metà superiore del
corpo fetale si trova intrappolato all’ interno della cavità amniotica,
mentre la metà inferiore si trova all’ interno della cavità celomatica,
suggerendo che una delle possibili cause di questa sindrome sia
una precoce rottura della membrana amniotica, prima dell’ obliterazione della cavità celomatica. Sebbene l’ NT fetale sia
aumentata nell’ 85% dei feti con tale anomalia, il cariotipo è
solitamente normale.
Ernia diaframmatica
L’ aumento della translucenza nucale è presente circa nel 40% dei
feti con ernia diaframmatica, comprendendo più dell’ 80% di
quei feti che vanno incontro a morte neonatale a causa dell’ ipoplasia polmonare e circa il 20% di quelli che sopravvivono
(Sebire et al 1997). È possibile che, nei feti che si presentano
con aumento della translucenza nucale ed ernia diaframmatica,
l’ erniazione intratoracica dei visceri addominali avvenga già
nel corso del primo trimestre e, di conseguenza, la prolungata
compressione toracica sia la causa dell’ ipoplasia polmonare. Nei
casi in cui l’ ernia diaframmatica è associata ad una prognosi
favorevole è possibile che l’ erniazione intratoracica dei visceri
addominali avvenga più tardivamente, soltanto nel secondo o nel
terzo trimestre di gravidanza.
Onfalocele
A 11–13+6 settimane l’ incidenza di onfalocele è circa di 1 su
1000 e l’ incidenza di difetti cromosomici, per lo più la trisomia
84
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
18, è circa del 60% (Snijders et al 1995). Una translucenza
nucale aumentata viene osservata circa nell’ 85% dei feti con
onfalocele associato ad una cromosomopatia e solo nel 40% dei
feti con onfalocele e cariotipo normale.
Megavescica
La megavescica fetale, a 11–13+6 settimane di gravidanza, è
definita come diametro longitudinale della vescica di almeno
7 mm e si ritrova in circa 1 su 1500 gravidanze. La megavescica
si associa ad aumento della translucenza nucale, che viene
osservata circa nel 75% dei feti con difetti cromosomici, per lo
più la trisomia 13, e in circa il 30% di quelli con cariotipo
normale (Liao et al 2003).
Sindromi genetiche
Le sindromi genetiche associate ad aumento della translucenza
nucale sono riassunte nella Tabella 3.
FISIOPATOLOGIA DELL’ AUMENTO DELLA TRANSLUCENZA NUCALE
L’ eterogeneità delle condizioni associate all’ aumento della
translucenza nucale suggerisce che vi possa essere più di un
meccanismo alla base dell’ accumulo di fluido a livello della cute
del collo fetale. Fra i possibili meccanismi ritroviamo l’ alterata
funzionalità cardiaca, la congestione venosa del capo e del collo,
l’ alterata composizione della matrice extracellulare, l’ anomalo
sviluppo del drenaggio linfatico, l’ anemia o l’ ipoproteinemia
fetale e le infezioni congenite.
Capitolo 3 • Aumento della translucenza nucale nei feti con cariotipo normale
85
86
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
AR
Sporadica
Distrofia toracica
asfissiante
Sindrome di BeckwithWiedemann
AR
Sporadica
AD
Sporadica
Associazione di
CHARGE
Displasia cleidocraniale
Sindrome di
Di George
AD
Brachmann-Cornelia
de Lange
Displasia Campomelica
AR
Osteocondrodisplasia
di Blomstrand
AD, AR
1 su 14,000
AR
Iperplasia surrenalica*
Anemia di
Blackfan-Diamond
1 su 70,000
AD
Acondroplasia*
1 su 4,000
Rara
Rara
1 su 200,000
1 su 160,000
Rara
1 su 200,000
1 su 5,000
1 su 26,000
1 su 40,000
AR
Acondrogenesi
Prevalenza
alla nascita
Ereditarietà
Nel 90% dei casi risultato di una delezione ex novo 22q 11. Caratterizzata da ipocalcemia
neonatale dovuta ad ipoplasia delle ghiandole paratiroidi e suscettibilità alle infezioni
secondaria ad ipoplasia od aplasia timica. Sono state evidenziate varie anomalie cardiache
quali la Tetralogia di Fallot, l’ arco aortico interrotto, il tronco arterioso, l’ arco aortico a destra e
l’ arteria succlavia destra aberrante. Bassa statura e difficoltà di apprendimento da lievi a
moderate sono comuni in questa sindrome.
Normale aspettativa di vita. Ipoplasia delle clavicole e dell’ osso nasale.
Acronimo di coloboma oculare, anomalie cardiache, atresia delle coane, difetto di crescita e
ritardo mentale, ipoplasia gonadica, anomalie dell’ orecchio e/o sordità. Potrebbe non esservi
alcun difetto evidenziabile ecograficamente a livello prenatale.
Displasia scheletrica letale. Arti corti e ricurvi con torace stretto.
Handicap mentale. Difetto di crescita fetale, brevità degli arti, anomalie cardiache, ernia
diaframmatica.
Displasia scheletrica letale. Arti estremamente corti, torace ristretto, aumento della densità ossea.
Prognosi variabile dalla morte neonatale fino ad una sopravvivenza normale. Torace ristretto e
brevità degli arti di tipo rizomelico, che può non divenire apparente fin dopo la 22 a settimana.
In alcuni casi è presente ritardo mentale che sembra essere secondario ad un inadeguato
trattamento dell’ ipoglicemia. Circa il 5% sviluppa tumori durante l’ infanzia, fra i più comuni il
nefroblastoma e l’ epatoblastoma. Fra le caratteristiche ecografiche ritroviamo la macrosomia e
l’ onfalocele.
Anemia aplastica congenita che richiede terapia steroidea e ripetute trasfusioni sanguigne. È
presente un aumentato rischio di neoplasie del sistema emopoietico, per lo più leucemie acute.
Deformità del pollice, ipertelorismo, anomalie cardiache ed urogenitali.
Normale intelligenza ed aspettativa di vita. Brevità degli arti, macrocefalia, radice del naso
appiattita, lordosi lombare. Il riscontro di brevità degli arti solitamente avviene dopo la 22a
settimana.
Deficit di uno degli enzimi della biosintesi del cortisolo, che determina un eccesso di precursori
del cortisolo e di androgeni. Aumento dell’ NT, genitali ambigui nelle femmine.
Displasia scheletrica letale. Brevità estrema degli arti, torace ristretto, ipomineralizzazione
dei corpi vertebrali. Normale mineralizzazione del cranio nel tipo II e scarsa nel tipo I.
Prognosi ed anomalie evidenziabili ecograficamente
Tabella 3. Sindromi genetiche descritte nei feti con aumento della translucenza nucale.
Sindrome genetica
Capitolo 3 • Aumento della translucenza nucale nei feti con cariotipo normale
87
AR
AR
AR
AD
AR
Sindrome idroletale
Ipocondroplasia
Ipofosfatasia
AR
Sindrome di Fowler
Gangliosidosi GM 1*
AR,
sporadica
Sequenza deformativa
da acinesia fetale
Sindrome di Fryn
AR
Rara
AR
Anemia di Fanconi
Rara
AD
Sindrome-EctrodattiliaDisplasia EctodermicaPalatoschisi
Porfiria eritropoietica
(Malattia di Gunther)
Simile all’ acondroplasia, caratterizzata da nanismo con brevità degli arti che si manifesta
durante l’ infanzia. A livello prenatale potrebbero esservi arti corti e macrocefalia.
Condizione letale caratterizzata da idrocefalo, agenesia del corpo calloso, labiopalatoschisi,
micrognazia, polidattilia, piede torto e difetti cardiaci settali.
Deterioramento neurologico progressivo che porta a precoce e severo ritardo dello sviluppo
psicomotorio. La morte solitamente avviene entro i primi 10 giorni di vita in seguito ad
infezioni polmonari. A livello prenatale è caratterizzata da visceromegalia ed edema
generalizzato.
Solitamente letale. Ernia diaframmatica, malformazioni delle dita, collo corto palmato.
Vasculopatia proliferativa del sistema nervoso centrale che porta a distruzione,
disorganizzazione e necrosi emorragica del cervello ancora in via di sviluppo. A livello
prenatale si può evidenziare idranencefalia e artrogriposi.
Gruppo eterogeneo di condizioni che determinano una sequenza di contratture multiple e
sporadiche delle articolazioni frequentemente associata a miopatie, neuropatie o anomalie
del tessuto connettivo fetale. I casi severi si presentano con artrogriposi ed aumento dell’ NT nel
primo trimestre.
Solitamente si presenta durante l’ infanzia con severa fotosensibilità cutanea e progressive
lesioni bollose che portano ad infezioni, riassorbimento osseo, deformità cutanee ed anemia
emolitica cronica. I casi più severi si presentano con idrope fetale.
Anemia congenita aplastica caratterizzata da pancitopenia ed instabilità spontanea dei
cromosomi. L’ età di comparsa e l’ espressione fenotipica sono variabili. Potrebbero non esservi
anomalie evidenziabili ecograficamente a livello prenatale.
Ampia variabilità di espressioni fenotipiche. Difetti nei piedi e nelle mani, labioschisi e/o
palatoschisi.
Anemia congenita, solitamente lieve. In alcuni casi è presente anemia severa che si
manifesta con idrope fetale.
Prognosi ed anomalie evidenziabili ecograficamente
1 su 100,000 Suddivisa nella forma perinatale, infantile, giovanile e dell’ adulto, a seconda dell’ età di
insorgenza dei sintomi. Nel tipo perinatale è presente ipomineralizzazione del cranio e
della colonna, arti corti e torace ristretto.
1 su 26,000
1 su 20,000
Rara
1 su 15,000
Rara
Rara
1 su 22,000
Rara
AD, AR
Anemia
Diseritropoietica
Prevalenza
alla nascita
Ereditarietà
Tabella 3. Continua
Sindrome genetica
88
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
AR
AD
AR
Distrofia miotonica*
Sindrome di
Nance–Sweeney
AD
Mucopolisaccaridosi
di tipo VII*
AR
Deficit della catena
lunga della 3
idrossiacil-Coenzima
A-deidrogenasi*
Linfedema
AR
Rara
AR
Sindrome di Joubert
Sindrome di
Meckel–Gruber
Rara
AR
Sindrome di
Jarcho–Levin
Suddiviso nella forma perinatale, neonatale, infantile e giovanile a seconda della severità
della patologia e dell’ età al momento della comparsa. Le caratteristiche ecografiche
prenatali comprendono reni ingranditi ed iperecogenici e oligoidramnios.
Prognosi ed anomalie evidenziabili ecograficamente
Rara
1 su 25,000
Rara
1 su 10,000
Rara
Il difetto genetico è una sequenza trinucleotidica amplificata ripetuta nel gene per la proteina
chinasi sul cromosoma 19. L’ età di comparsa e la severità della malattia variano con il numero
di ripetizioni. La mutazione può progressivamente peggiorare nelle successive generazioni e la
forma severa congenita si manifesta quasi esclusivamente nei figli delle donne affette. Fra i segni
ecografici a livello prenatale sono presenti una riduzione dei movimenti fetali e polidramnios nel
terzo trimestre.
Intelligenza ed aspettativa di vita normali. Brevità degli arti ed anomalie vertebrali.
Ritardo mentale, bassa statura, macrocefalia, difetto dell’ udito, opacità corneali ed infezioni
ricorrenti del tratto respiratorio inferiore.
Letale. Le caratteristiche tipiche sono l’ encefalocele, i reni policistici bilaterali e la polidattilia.
Ipoplasia/aplasia dei vasi linfatici che solitamente colpisce gli arti inferiori. Sono presenti tre
sottotipi clinici: congenito (malattia di Milroy, presente alla nascita), precoce (ad insorgenza
puberale) e tarda (ad insorgenza nella mezza età), con la forma linfedema congenito che risulta
essere la più rara e la più severa delle tre. Possono non esservi segni ecografici a livello
prenatale.
Disordine letale caratterizzato da ipotonia muscolare, cardiomiopatia, idrope.
È caratterizzata da un grave ritardo mentale e di sviluppo. Solitamente questi bambini vanno
incontro a morte nei primi 5 anni di vita. È presente parziale o completa assenza del verme
cerebellare.
1 su 500,000 Disordine eterogeneo caratterizzato da scoliosi e disorganizzazione della colonna. Si possono
distinguere due tipi. La displasia spondilotoracica in cui è presente un torace piccolo ed
insufficienza respiratoria letale nell’ infanzia e la displasia spondilocostale che è invece
associata a sopravvivenza fino all’ età adulta ma con un certo grado di disabilità fisica.
1 su 10,000
AR
Rene policistico
infantile
Prevalenza
alla nascita
Ereditarietà
Tabella 3. Continua
Sindrome genetica
Capitolo 3 • Aumento della translucenza nucale nei feti con cariotipo normale
89
Ereditarietà
AR
AD
AR
AR
AR
AR
AR
AR
AR
Sindrome nefritica*
Sindrome di Noonan
Osteogenesi imperfetta
di tipo II*
Sindrome di Perlman
Sindrome di Roberts
Sindrome di Robinow
Sindrome coste-corte
polidattilia
Sindrome di
Smith–Lemli–Opitz*
Atrofia muscolare
spinale di tipo 1*
Tabella 3. Continua
Sindrome genetica
1 su 7,000
1 su 20,000
Rara
Rara
Rara
Rara
1 su 60,000
1 su 2,000
1 su 8,000
in Finlandia
Prevalenza
alla nascita
Progressiva debolezza muscolare che porta a morte prima del secondo anno di vita per
insufficienza respiratoria. Solitamente viene riportata una riduzione dei movimenti fetali
ed i sintomi solitamente compaiono alla nascita o fino ai sei anni di età.
Elevata mortalità perinatale ed infantile con severo ritardo mentale. Le evidenze ecografiche
prenatali includono la polidattilia, i difetti cardiaci, i genitali esterni ambigui o di tipo
femminile nei maschi.
Associata al riscontro citogenetico di prematura separazione dei centromeri e puffing.
Caratterizzata da difetti simmetrici degli arti di gravità variabile (tetrafocomelia), schisi facciale,
microcefalia e difetto di crescita.
Difetto scheletrico caratterizzato da avambracci corti, protrusione frontale, ipertelorismo
ed anomalie vertebrali.
Displasia scheletrica letale. È possibile distinguere 4 diversi tipi. Tipo I (Saldino-Noonan)
caratterizzato da metafisi di lunghezza ridotta; tipo II (Majewski) caratterizzato da schisi
facciali e tibia corta e sproporzionata; tipo III (Naumoff) caratterizzato da larghe metafisi
con spigolature; tipo IV (Beemer-Langer) caratterizzato da schisi labiale mediana, coste
estremamente corte e addome protrudente con ernia ombelicale. La diagnosi prenatale
può venire effettuata mediante il riconoscimento degli arti corti, del torace ristretto e della
polidattilia.
Simile alla sindrome di Beckwith-Wiedemann. La mortalità fetale e neonatale raggiunge più del
60% e, in quelli che sopravvivono, vi è un’ elevata incidenza di ritardo del neurosviluppo.
Ecograficamente si può notare macrosomia progressiva e reni aumentati di volume.
Displasia scheletrica letale. Brevità degli arti, coste corte con fratture multiple,
ipomineralizzazione del cranio.
L’ aspettativa di vita è probabilmente normale nei neonati che non presentano severi difetti
cardiaci. In circa un terzo dei casi è presente lieve ritardo mentale. La maggior parte dei casi è
diagnosticata a livello postnatale. Le caratteristiche ecografiche a livello prenatale comprendono:
edema cutaneo, idrotorace, polidramnios e difetti cardiaci quali la stenosi polmonare e la
cardiomiopatia ipertrofica ma queste possono essere evidenti soltanto nel corso del terzo
trimestre.
Insufficienza renale che richiede il trapianto renale entro i primi 4 anni di vita. Si può
presentare a livello prenatale con idrope transitoria.
Prognosi ed anomalie evidenziabili ecograficamente
90
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
AR
Sindrome di Zellweger*
1 su 25,000
Rara
1 su 6,000
1 su 15,000
1 su 50,000
1 su 10,000
Frequente
nella
popolazione
Mediterranea
e Asiatica
Prevalenza
alla nascita
1 su 10,000
La morte avviene solitamente nei primi due anni di vita per lo più dovuta ad infezioni
toraciche ed insufficienza epatica. Le caratteristiche a livello prenatale includono ipertelorismo,
difetti cardiaci e cerebrali, epatomegalia, ritardo di crescita.
Nessuna
Acronimo di anomalie vertebrali, atresia anale, difetti cardiaci, fistola tracheo-esofagea,
difetti renali e del radio. La prognosi dipende dalla particolare combinazione e dalla
severità delle anomalie presenti. Le funzioni mentali sono solitamente normali.
Circa la metà degli individui affetti muore durante infanzia mentre quelli che sopravvivono
presentano grave ritardo mentale e microcefalia progressiva. Trigonocefalia, naso corto,
osso mascellare prominente.
Normale aspettativa di vita. Micrognazia, deformità delle orecchie.
Displasia scheletrica letale. Estrema brevità delle ossa lunghe, torace ristretto, cranio ampio
con fronte prominente.
Il locus alfa determina una catena polipeptidica, la catena a, che è presente nell’ emoglobina
dell’ adulto (a2/b2), in quella fetale (a2/c2) ed in quella embrionaria (a2/d2). Solitamente
sono presenti quattro copie del gene alfa. La mancanza di tutti quattro i geni a determina la
forma omozigote dell’ a-talassemia che si presenta con idrope fetale, solitamente nel secondo
trimestre.
Miopia progressiva che inizia nella prima decade di vita, e che determina distacco retinico
e cecità, perdita dell’ udito neurosensoriale, habitus marfanoide con statura normale,
cambiamenti prematuri degenerativi nelle varie articolazioni. Potrebbero non essere presenti
evidenze di questa sindrome a livello prenatale, tuttavia in alcuni casi è presente schisi facciale
o micrognazia.
Prognosi ed anomalie evidenziabili ecograficamente
*Sindromi genetiche nelle quali è disponibile una diagnosi prenatale mediante analisi del DNA
AR
Rachitismo vitamina
D resistente
AD
Sindrome di Treacher
Collins
Sporadica,
AR
Sporadica
Displasia tanatofora*
Associazione di
VACTER
AR
Talassemia-a*
AR
AD
Sindrome di Stickler
Sindrome
trigonocefalica C
Ereditarietà
Tabella 3. Continua
Sindrome genetica
Fisiopatologia dell’ aumento della translucenza nucale
• Alterata funzionalità cardiaca.
• Congestione venosa del capo e del collo.
• Alterata composizione della matrice extracellulare.
• Anomalo sviluppo del drenaggio linfatico.
• Anemia fetale.
• Ipoproteinemia fetale.
• Infezioni congenite.
Alterata funzionalità cardiaca
Il punto focale, nell’ ipotesi che l’ insufficienza cardiaca
contribuisca all’ aumento dell’ NT, è rappresentato dall’ osservazione che, sia nei feti normali che in quelli affetti da
cromosomopatie vi è un’ elevata associazione fra l’ aumento
dell’ NT e le anomalie del cuore e dei grossi vasi. Inoltre, studi
Doppler hanno dimostrato un’ anomalia velocimetrica nel dotto
venoso dei feti con NT aumentata, associata a cromosomopatie
e/o difetti cardiaci (Matias et al 1999).
Congestione venosa del capo e del collo
La congestione venosa del capo e del collo potrebbe essere
secondaria alla costrizione del corpo fetale, come avviene nella
sequenza da rottura della membrana amniotica, oppure alla
compressione del mediastino superiore, come nell’ ernia diaframmatica, o alla ristrettezza del torace nelle displasie scheletriche.
Tuttavia, almeno in alcuni casi di displasia scheletrica, quale
l’ osteogenesi imperfetta, l’ alterata composizione della matrice
extracellulare sembra rappresentare un meccanismo alternativo
per spiegare l’ aumento della translucenza nucale.
Alterata composizione della matrice extracellulare
Molte delle proteine che compongono la matrice extracellulare
vengono codificate sui cromosomi 21, 18 o 13. Studi di
Capitolo 3 • Aumento della translucenza nucale nei feti con cariotipo normale
91
immunoistochimica che hanno esaminato la cute dei feti affetti
da cromosomopatie, hanno dimostrato alterazioni specifiche
della matrice extracellulare che potrebbero essere attribuite ad
effetti del “dosaggio genico” (von Kaisenberg et al 1998).
L’ alterata composizione della matrice extracellulare potrebbe
essere il meccanismo alla base dell’ aumento della translucenza
nucale in uno svariato numero di sindromi genetiche che sono
associate ad alterato metabolismo del collagene (quali l’ acondrogenesi di tipo II, la sindrome di Nance-Sweeney, l’ osteogenesi
di tipo II), ad alterazioni dei recettori per i fattori di crescita
dei fibroblasti (quali l’ acondroplasia o la displasia tanatofora)
o ad un’ alterazione del metabolismo dei fattori di sintesi dei
perossisomi (quale la sindrome di Zellweger).
Anomalo sviluppo del drenaggio linfatico
Un possibile meccanismo alla base dell’ aumento della translucenza nucale è la dilatazione del sacco linfatico giugulare,
causato dalla sua ritardata connessione con il sistema venoso,
oppure una primitiva anomalia di dilatazione e proliferazione
dei dotti linfatici che interferisce con il normale flusso linfatico
verso il sistema venoso. Studi di immunoistochimica che hanno
analizzato il tessuto cutaneo nucale nei feti affetti da sindrome di
Turner, hanno evidenziato che è presente un’ ipoplasia dei vasi
linfatici del derma superiore (von Kaisenberg et al 1999). Nei feti
con cariotipo normale e con aumento della translucenza nucale
è stata evidenziata un’ anomalia del drenaggio linfatico, dovuta
ad ipoplasia o aplasia dei dotti linfatici, in associazione con la
sindrome di Noonan ed il linfedema congenito. Nei disordini
neuromuscolari congeniti, quali la sequenza deformativa da
acinesia fetale, la distrofia miotonica e l’ atrofia muscolare spinale,
l’ aumento della translucenza nucale potrebbe essere la conseguenza di un anomalo drenaggio linfatico dovuto ai ridotti
movimenti fetali.
92
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
Anemia fetale
L’ anemia fetale si associa ad una condizione di circolazione
iperdinamica e quando il deficit di emoglobina è maggiore di
7 g/dL il feto diviene idropico (Nicolaides et al 1988). Questo
avviene sia nelle idropi fetali di tipo immunologico che in
quelle di tipo non immunologico. Tuttavia, nell’ immunizzazione
contro gli eritrociti, l’ anemia fetale severa non si manifesta prima
della 16a settimana di gravidanza, presumibilmente poiché il
sistema reticoloendoteliale fetale è ancora troppo immaturo per
determinare la distruzione degli eritrociti legati ad anticorpi. Di
conseguenza, l’ immunizzazione contro gli eritrociti non si
manifesta con un’ aumento dell’ NT fetale nel primo trimestre.
Al contrario, le anemie fetali di origine genetica (a-talassemia,
anemia di Blackfan-Diamond, porfiria eritropoietica congenita,
anemia di Fanconi) e le anemie dovute ad infezioni congenite si
possono presentare con aumento dell’ NT nel primo trimestre.
Ipoproteinemia fetale
L’ ipoproteinemia fetale è implicata nella fisiopatologia sia
dell’ idrope fetale immunologica che di quella non immunologica
(Nicolaides at al 1995). Nel primo trimestre di gravidanza
l’ ipoproteinemia dovuta a proteinuria può rappresentare il
meccanismo alla base dell’ aumento dell’ NT nei feti con
sindrome nefrosica congenita.
Infezioni congenite
In circa il 10% dei casi di idrope fetale “inspiegata” nel corso
del secondo o del terzo trimestre vi è evidenza di un’ infezione
materna recente e, in questi casi, di una successiva infezione fetale.
Al contrario, nelle gravidanze con aumento della translucenza
nucale fetale e cariotipo normale, soltanto nel 1.5% delle madri è
Capitolo 3 • Aumento della translucenza nucale nei feti con cariotipo normale
93
presente un’ infezione recente ed i feti sono raramente infetti
(Sebire et al 1997).
Questi risultati suggeriscono che, nelle gravidanze con NT fetale
aumentata, la prevalenza di infezioni materne da microrganismi
appartenenti al gruppo TORCH sia sovrapponibile alla
prevalenza nella popolazione generale. Inoltre, nei casi di infezione
materna, la presenza di una translucenza nucale aumentata non
significa necessariamente che vi sia una contemporanea infezione
fetale da parte di questi microrganismi. Di conseguenza, la
presenza di una translucenza nucale aumentata nei feti con
cariotipo normale non deve stimolare la ricerca di un’ infezione
materna, a meno che la translucenza non evolva, nel corso
del secondo o del terzo trimestre, in edema nucale o idrope
generalizzata.
L’ unica infezione che è stata decritta in associazione all’ aumento
della translucenza nucale è quella da Parvovirus B19. In questa
condizione l’ aumento dell’ NT fetale è stato attribuito alla
disfunzione miocardica o all’ anemia fetale dovuta a soppressione
dell’ emopoiesi.
GESTIONE DELLE GRAVIDANZE CON TRANSLUCENZA NUCALE
AUMENTATA
Nella Tabella 1 è riassunta la relazione esistente fra spessore
dell’ NT e difetti cromosomici, aborto, morte endouterina e
prevalenza delle principali anomalie fetali (Souka et al 2004).
Sulla base di questi dati è possibile stimare, per ogni gruppo di
NT, la probabilità di sopravvivenza intrauterina e di partorire un
figlio sano, che non presenti anomalie maggiori. Questi dati sono
utili per poter effettuare una corretta consulenza con i genitori il
cui feto presenta un aumento della translucenza nucale e nel
programmare le successive indagini in maniera appropriata.
94
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
Difetti cromosomici
Anomalie maggiori
11-14 settimane
Cariotipo fetale
Ecografia
Cariotipo normale
Nessuna anomalia
Anomalie maggiori
14-16 settimane
Ecografia
Ecocardiografia
Nessuna anomalia
Edema nucale persistente
TORCH e Parvovirus Screening
Indagini genetiche
Nessuna anomalia
Risoluzione dell’ edema nucale
Anomalie maggiori
20 settimane
Ecografia
Ecocardiografia
Nessuna anomalia
Edema nucale persistente
TORCH e Parvovirus screening
Indagini genetiche
Nessuna anomalia
Figura 1. Gestione delle gravidanze con aumento dello spessore della translucenza nucale.
NT fetale inferiore al 99° centile
Nelle gravidanze in cui i valori dell’ NT fetale sono al di sotto
del 99° centile (3.5 mm) la decisione dei genitori di effettuare o
meno lo studio del cariotipo fetale dipenderà dal rischio per
cromosomopatie specifico di quella paziente; che deriva dalla
combinazione dell’ età materna, delle caratteristiche ecografiche e
dai livelli sierici di free b-hCG e PAPP-A a 11–13+6 settimane.
I genitori possono venire rassicurati che la probabilità di avere un
bambino che non presenti anomalie maggiori è circa del 97% se
i valori di NT sono al di sotto del 95° centile e del 93% se i valori
di NT sono compresi fra il 95° ed il 99° centile. Inoltre, molte
delle anomalie strutturali fetali possono essere diagnosticate, o
quantomeno sospettate, mediante un’ esame ecografico ad elevata
risoluzione, come quello effettuato a 11–13+6 settimane.
Per quanto riguarda la successiva gestione della gravidanza,
sarebbe ideale effettuare uno studio dettagliato della morfologia
fetale nel corso della 20a settimana, per valutare la crescita fetale e
Capitolo 3 • Aumento della translucenza nucale nei feti con cariotipo normale
95
diagnosticare o escludere le anomalie strutturali maggiori che non
possono essere identificate ecograficamente a 11–13+6 settimane.
Nel 4% dei feti in cui i valori di NT sono compresi fra il 95° ed il
99° centile, nel corso dell’ ecografia della 20a settimana deve essere
posta molta attenzione in primo luogo, a confermare che lo
spessore della plica nucale non sia aumentato, in secondo luogo ad
esaminare la morfologia fetale, tenendo in considerazione che la
prevalenza di anomalie strutturali maggiori è del 2.5% in questi
feti, rispetto all’ 1.6% nei feti con valori di NT al di sotto del 95°
centile ed in terzo luogo, ad esaminare il cuore fetale. Sarebbe
preferibile che uno specialista cardiologo fetale effettuasse lo
studio ecocardiografico ma, attualmente, non tutti i centri che si
occupano di diagnosi prenatale possono garantire la copertura di
questo servizio.
NT fetale superiore al 99° centile
Circa nell’ 1% delle gravidanze i valori dell’ NT fetale sono
superiori a 3.5 mm. In questo gruppo di pazienti il rischio di
difetti cromosomici è molto elevato ed aumenta dal 20% circa
per valori di NT di 4.0 mm fino al 33% per NT di 5.0 mm, al
50% per NT di 6.0 mm, al 65% per NT di 6.5 mm o più. Di
conseguenza, in tali casi è sempre opportuno proporre ai genitori
lo studio del cariotipo fetale mediante villocentesi.
Nelle pazienti con anamnesi familiare positiva per quelle
sindromi genetiche che sono associate ad aumento dell’ NT e che
possono essere diagnosticate a livello prenatale mediante analisi
del DNA (Tabella 3), il campione di villi coriali dovrebbe essere
utilizzato anche per la diagnosi o l’ esclusione di tali sindromi.
Inoltre, a 11–13+6 settimane dovrebbe essere effettuata una
ecografia dettagliata per ricercare le anomalie strutturali che sono
note per essere associate ad aumento dell’ NT fetale.
96
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
Risoluzione dell’ NT fetale aumentata
Nel gruppo di feti con cariotipo normale è consigliabile eseguire
un’ ecografia dettagliata, comprendente lo studio ecocardiografico
del cuore fetale a 14–16 settimane per determinare l’ evoluzione
della translucenza nucale e per diagnosticare od escludere le
varie anomalie fetali. Se durante questa ecografia si evidenzia una
risoluzione dell’ NT e l’ assenza di anomalie fetali maggiori i
genitori possono essere rassicurati che la prognosi fetale dovrebbe
essere buona e la probabilità di avere un bambino senza anomalie
maggiori è superiore al 95%.
È necessario effettuare un’ ulteriore esame ecografico dettagliato
nel corso della 20a–22a settimana, per la diagnosi o l’ esclusione
sia di anomalie maggiori che di anomalie più sfumate che siano
associate alle sindromi genetiche elencate in Tabella 3. Se non
viene riscontrata alcuna delle suddette anomalie, i genitori possono
venire rassicurati che il rischio di avere un bambino con una grave
anomalia o un ritardo del neurosviluppo è sovrapponibie al rischio
presente nella popolazione generale.
Evoluzione in edema nucale
La persistenza di un’ inspiegabile translucenza nucale aumentata
nel corso dell’ ecografia effettuata a 14–16 settimane, oppure
l’ evoluzione in edema nucale o idrope fetale a 20–22 settimane,
aumenta le probabilità che il feto sia affetto da un’ infezione
congenita o da una sindrome genetica. È dunque importante
studiare il sangue materno per la ricerca del Toxoplasma gondi,
del Citomegalovirus e del Parvovirus B19. Devono inoltre essere
effettuate ecografie di controllo ogni quattro settimane per definire
l’ eventuale progressione dell’ edema nucale. Inoltre, andrebbe
valutata la possibilità di eseguire l’ analisi del DNA per la diagnosi
di alcune condizioni genetiche, quali l’ atrofia muscolare spinale,
anche se non vi è una familiarità per queste condizioni.
Capitolo 3 • Aumento della translucenza nucale nei feti con cariotipo normale
97
Nelle gravidanze con edema nucale inspiegato all’ ecografia della
20a–22a settimana, bisognerebbe informare i genitori che vi è un
rischio del 10% di evoluzione in idrope fetale e morte perinatale
o di nascita di un figlio affetto da una sindrome genetica, come la
sindrome di Noonan. Il rischio di ritardo del neurosviluppo è
inoltre del 3–5%.
• L’ aumento dello spessore della translucenza nucale a 11–13+6
settimane è l’ espressione fenotipica comune di molti difetti
cromosomici e di un vasto numero di malformazioni fetali e
sindromi genetiche.
• La prevalenza di anomalie fetali e di scarsa prognosi fetale
aumenta in maniera esponenziale con l’ aumentare dei valori
dell’ NT fetale. Tuttavia, i genitori possono essere rassicurati
che la probabilità di avere un bambino senza anomalie
maggiori è più del 90% se i valori di NT sono compresi fra
il 95° ed il 99° centile, circa il 70% se i valori di NT sono
compresi fra i 3.5 ed i 4.4 mm, il 50% per NT fra 4.5 e 5.4 mm,
il 30% per NT fra 5.5 e 6.4 mm e soltanto il 15% per NT di
6.5 mm o più.
• La maggior parte delle anomalie fetali associate ad un
aumento della translucenza nucale possono essere diagnosticate mediante una serie di esami che possono venire
completati entro la 14a settimana di gestazione.
98
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
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100
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
4
GRAVIDANZE MULTIPLE
Le gravidanze multiple sono solitamente dovute all’ ovulazione ed
alla successiva fertilizzazione di più di un ovocita. In questi casi,
i feti sono geneticamente differenti (polizigotici o non-identici).
Le gravidanze multiple possono però derivare anche dalla
divisione di un’ unica massa embrionaria a formare due o più feti
geneticamente identici (monozigotici). In tutti i casi di gravidanza
multipla polizigotica, ciascuno zigote sviluppa la propria cavità
amniotica e la propria placenta (gemelli policoriali). Nelle
gravidanze monozigotiche vi può essere la condivisione della stessa
placenta (monocoriali), della stessa cavità amniotica (monoamniotiche) od addirittura di alcuni organi fetali (gemelli congiunti o
siamesi).
In un terzo dei gemelli monozigotici, la singola massa embrionaria
si divide in due entro i primi tre giorni dalla fertilizzazione, per
cui ogni feto possiede il proprio sacco amniotico e la propria
placenta (diamniotici e dicoriali) (Figura 1). Quando la divisione
embrionaria avviene dopo il terzo giorno dalla fertilizzazione si
creano comunicazioni vascolari fra le due circolazioni placentari
(gravidanze monocoriali). Quando la divisione embrionaria
avviene dopo il nono giorno dalla fertilizzazione ne deriva
una gravidanza monocoriale monoamniotica mentre, quando la
divisione si verifica dopo il dodicesimo giorno, i gemelli saranno
congiunti.
Capitolo 4 • Gravidanze multiple
101
33%
65%
2%
DICORIALE
MONOCORIALE
Placente
Sacchi
MONOAMNIOTICA
SIAMESI
Feti
Giorni
0
3
9
12
15
Figura 1. Nei gemelli monozigotici, se la divisione della massa embrionaria avviene entro i primi tre
giorni dalla fertilizzazione, ne risulta una gravidanza diamiotica e dicoriale; se la divisione avviene fra il
3° e il 9° giorno, ne risulta una gravidanza monocoriale diamniotica; se avviene fra il 9° e il 12° giorno
la gravidanza sarà monocoriale monoamniotica, ed infine se avviene dopo il 12° giorno, il gemelli
saranno congiunti.
PREVALENZA ED EPIDEMIOLOGIA
Le gravidanze gemellari costituiscono circa l’ 1% di tutte le
gravidanze, e di queste due terzi sono dizigotiche ed un terzo
monozigotiche.
La prevalenza di gravidanze gemellari dizigotiche varia a seconda
dell’ etnia (fino a 5 volte più elevata in alcune regioni dell’ Africa
e circa la metà in alcune zone dell’ Asia), dell’ età materna (il 2%
a 35 anni), della parità (il 2% dopo la quarta gravidanza) e della
metodica di concepimento (il 20% mediante tecniche di induzione
dell’ ovulazione).
La prevalenza di gemelli monozigotici è invece simile nei diversi
gruppi etnici e non varia in funzione dell’ età materna o della
102
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
parità, ma può essere 2–3 volte maggiore in seguito a metodiche
di fecondazione in vitro, probabilmente poiché con queste tecniche
viene ad essere alterata l’ architettura della zona pellucida, sebbene
il meccanismo eziopatogenetico rimanga tuttora incerto.
Negli ultimi 20 anni la percentuale di gravidanze multiple è andata
aumentando. Questo aumento riguarda per lo più i gemelli
dizigotici. È stato stimato che questo incremento delle gravidanze
gemellari sia solo per un terzo dovuto all’ aumento dei concepimenti in età materna avanzata ma, principalmente, sia legato
all’ impiego sempre più diffuso di tecniche di fecondazione
assistita.
DETERMINAZIONE DELLA ZIGOSITÀ E DELLA CORIALITÀ
La zigosità può essere determinata soltanto mediante l’ analisi del
DNA che richiede una procedura invasiva quale l’ amniocentesi,
la villocentesi o la cordocentesi. La determinazione della corialità
può invece essere effettuata ecograficamente e si basa sulla
determinazione del sesso fetale, del numero di placente e delle
caratteristiche della membrana che separa i due sacchi amniotici
(Monteagudo et al 1994).
I gemelli di sesso differente sono dizigotici e quindi dicoriali ma,
nei due terzi delle gravidanze gemellari, i feti sono dello stesso
sesso e, di conseguenza, queste gravidanze possono essere sia
monozigotiche che dizigotiche. Allo stesso modo, se le due
placente sono separate, la gravidanza è dicoriale ma, nella maggior
parte dei casi le due placente sono adiacenti l’ una all’ altra ed è
dunque difficile distinguere fra placente dicoriali fuse tra loro e
placente monocoriali.
Nei gemelli dicoriali la membrana che separa i sacchi gestazionali
è costituita da uno strato centrale di tessuto coriale interposto
fra i due strati di amnion, mentre nei gemelli monocoriali non è
Capitolo 4 • Gravidanze multiple
103
presente il foglietto coriale centrale. Il modo migliore per
determinare la corialità è di effettuare un esame ecografico fra la
6a e la 9a settimana di gestazione. I gemelli dicoriali possono essere
facilmente identificati per la presenza di un setto ispessito fra i
due sacchi coriali. Questo setto si assottiglia progressivamente
per formare la componente coriale della membrana che separa i
gemelli ma, alla base della membrana, rimane una proiezione di
tessuto, spesso e facilmente identificabile, di forma triangolare,
chiamato “segno del lambda” (Bessis et al 1981, Sepulveda et al
1996, 1997, Monteagudo et al 2000).
A 11–13+6 settimane di gravidanza, la valutazione ecografica della
base della membrana fra i due sacchi amniotici per individuare
la presenza del “segno del lambda” (Figura 2), consente di distinguere in maniera attendibile le gravidanze monocoriali da
quelle dicoriali. Con l’ avanzare della gravidanza si osserva una
regressione del foglietto coriale ed il “segno del lambda” diviene
sempre più difficile da identificare. Infatti, intorno alla 20a
settimana, soltanto nell’ 85% delle gravidanze dicoriali è presente
il “segno del lambda”.
Di conseguenza, l’ assenza del “segno del lambda” a 20 settimane,
e presumibilmente in seguito, non costituisce un’ evidenza certa di
Figura 2. Aspetto ecografico di una gravidanza gemellare monocoriale (sinistra) ed una dicoriale (destra)
a 12 settimane di gestazione. Si può notare che, in entrambi i casi, sembra essere presente una massa
placentare unica, ma nella gravidanza dicoriale si può osservare una proiezione di tessuto placentare alla
base della membrana che separa i gemelli, che rappresenta il “segno del lambda”.
104
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
monocorialità e d’ altra parte non esclude la possibilità di una
gravidanza dicoriale o dizigotica. Al contrario, poiché nessuna
delle gravidanze classificate come monocoriali nell’ ecografia
eseguita a 11–13+6 settimane, sviluppa successivamente il “segno
del lambda”, la presenza di questo segno caratteristico a qualsiasi
stadio della gravidanza deve essere considerato la prova della
dicorialità.
CORIALITÀ E COMPLICANZE DELLA GRAVIDANZA
Aborto
Nelle gravidanze con feto singolo, vivo all’ ecografia delle 11–13+6
settimane, la probabilità che vada incontro a successivo aborto
o morte fetale prima della 24a settimana è dell’ 1% circa. Nei
gemelli dicoriali la percentuale di perdita fetale è del 2% ed in
quelli monocoriali del 10% (Sebire et al 1997a). Questa elevata
mortalità, ristretta al gruppo dei gemelli monocoriali, è la
conseguenza della sindrome da trasfusione gemello-gemello ad
insorgenza precoce (early-onset TTTS- Twin to twin transfusion
sindrome).
Di conseguenza, per ridurre l’ eccessiva perdita fetale nelle
gravidanze gemellari rispetto alle gravidanze con feto singolo, è
necessario identificare precocemente le gravidanze monocoriali
nel corso dell’ esame ecografico effettuato a 11–13+6 settimane,
programmare una stretta sorveglianza ed effettuare il trattamento
appropriato mediante coaugulazione laser dei vasi comunicanti
placentari, per via endoscopica (Ville et al 1995, Senat et al 2004).
Mortalità perinatale
Il tasso di mortalità perinatale nelle gravidanze gemellari è circa 5
volte più elevato rispetto alle gravidanze con feto singolo. Questa
Capitolo 4 • Gravidanze multiple
105
elevata mortalità, dovuta per lo più alle complicanze legate alla
prematurità, è maggiore nelle gravidanze gemellari monocoriali
(5%) rispetto a quelle dicoriali (2%) (Sebire et al 1997a). Nei
gemelli monocoriali, una complicanza che si aggiunge alla
prematurità è rappresentata dalla sindrome da trasfusione
gemello-gemello (TTTS).
Parto pretermine
La più grave complicanza di qualsiasi tipo di gravidanza è il parto
prima del termine ed in particolare prima della 32a settimana.
Quasi tutti i bambini nati prima della 24a settimana di gravidanza
muoiono mentre quasi tutti quelli nati dopo la 32a settimana
sopravvivono. Il parto fra le 24 e le 32 settimane si associa ad un
elevato rischio di morte neonatale e handicap nei bambini che
sopravvivono. Nelle gravidanze con feto singolo la probabilità
di parto prematuro, fra le 24 e le 32 settimane, è dell’ 1%, mentre
nelle gravidanze gemellari dicoriali è del 2% ed in quelle
monocoriali del 10% (Sebire et al 1997a).
Ritardo di crescita
Nelle gravidanze con feto singolo la prevalenza di bambini con
peso alla nascita inferiore al 5° centile è del 5%, nei gemelli dicoriali
è del 20% circa, e in quelli monocoriali del 30% (Sebire et al 1997a,
1998a). Inoltre, la probabilità di difetto di crescita intrauterino di
entrambi i gemelli è dell’ 8% nelle gravidanze monocoriali e del 2%
in quelle dicoriali.
Nelle gravidanze con feto singolo i principali fattori responsabili
della crescita fetale sono rappresentati dal potenziale genetico
e dalla funzionalità placentare. Nei gemelli monocoriali sia
il patrimonio genetico che i fattori che regolano l’ invasione
trofoblastica dovrebbero essere gli stessi per entrambi i feti. Di
106
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
conseguenza, la disparità nella crescita fra i gemelli sembra
riflettere una suddivisione non bilanciata della massa cellulare
iniziale o uno sbilanciamento nel flusso bidirezionale del sangue
fetale, attraverso i vasi comunicanti placentari. Al contrario,
dal momento che circa il 90% delle gravidanze dicoriali sono
dizigotiche, la disparità nella crescita fra i gemelli è dovuta a
differenze nel patrimonio genetico dei feti e delle rispettive
placente.
Preclampsia
La prevalenza della preclampsia è circa quattro volte più elevata
nelle gravidanze gemellari rispetto alle gravidanze con feto
singolo, ma non vi sono differenze significative tra i gemelli
monocoriali e quelli dicoriali (Savvidou et al 2001).
Morte di un feto
La morte endouterina di un feto in una gravidanza gemellare può
essere associata ad un esito sfavorevole per l’ altro feto, ma il grado
ed il tipo di rischio dipendono dalla corialità della gravidanza.
Nelle gravidanze con feto singolo, la morte e la ritenzione del feto
possono generare un processo di coaugulazione intravascolare
disseminata (CID); tuttavia, nelle gravidanze gemellari in cui
soltanto un feto va incontro a morte, questa complicanza è stata
riportata soltanto raramente.
La morte di uno dei feti in una gravidanza dicoriale aumenta il
rischio di morte o di handicap per l’ altro feto circa del 5–10%. Tale
rischio è dovuto principalmente al parto pretermine, che potrebbe
essere una conseguenza del rilascio di citochine e prostaglandine
provenienti dal tessuto placentare necrotico in via di riassorbimento. Nelle gravidanze monocoriali vi è un rischio almeno del
30% di morte endouterina o handicap neurologico del co-gemello,
Capitolo 4 • Gravidanze multiple
107
dovuto ad episodi ipotensivi, oltre al rischio di parto pretermine.
L’ episodio ipotensivo acuto è il risultato di un’ emorragia del feto
vivo verso l’ unità feto placentare del feto morto (Fusi et al 1991).
La trasfusione intrauterina entro 24 ore dalla morte del co-gemello
può prevenire la morte fetale.
Anomalie strutturali
Nelle gravidanze gemellari le anomalie strutturali possono essere
suddivise in malformazioni che si riscontrano anche in gravidanze
singole ed in malformazioni che sono tipiche della gemellarità;
queste ultime sono specifiche dei gemelli monozigotici. Per
ciascuna anomalia, la gravidanza può essere concordante o
discordante, sia per quanto riguarda la presenza di tale difetto che
per il tipo ed il grado di severità. La prevalenza di anomalie
strutturali, per ciascun feto, in una gravidanza dizigotica, è la
stessa di una gravidanza con feto unico, mentre nei gemelli
monozigotici la prevalenza è 2–3 volte maggiore (Burn et al 1991,
Baldwin et al 1994). La concordanza delle anomalie (entrambi
i feti affetti) non è frequente e la si ritrova circa nel 10% delle
gravidanze dicoriali e nel 20% di quelle monocoriali.
Le gravidanze multiple in cui vi è discordanza per un’ anomalia
strutturale fetale possono essere gestite con un atteggiamento di
attesa o con il feticidio selettivo del feto affetto (Sebire et al 1997b).
Nei casi in cui l’ anomalia riscontrata non è di tipo letale, ma può
facilmente evolvere in handicap severo, i genitori devono decidere
se interrompere la gravidanza di un feto potenzialmente handicappato giustifichi il rischio di perdere il feto sano, come
complicanza del feticidio. Nei casi in cui l’ anomalia riscontrata è
letale, sarebbe meglio evitare questo rischio per il feto normale, a
meno che la condizione di per sé non metta in serio pericolo la
sopravvivenza del gemello sano. Nel caso di gravidanza gemellare
dicoriale, il feticidio può essere effettuato mediante il tradizionale
metodo che prevede l’ iniezione intracardica di cloruro di potassio
108
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
mentre, nelle gravidanze monocoriali, il feticidio consiste nell’
occlusione dei vasi del cordone ombelicale.
Sindrome da trasfusione gemello-gemello
Nelle gravidanze gemellari monocoriali sono presenti anastomosi
vascolari a livello placentare che permettono la comunicazione
fra le due circolazioni fetoplacentari; queste anastomosi possono
essere di tipo artero-arterioso, veno-venoso o artero-venoso.
Studi anatomici hanno evidenziato che le anastomosi arterovenose sono situate in profondità nella placenta ma i vasi principali,
nel loro decorso, attraversano comunque la superficie placentare
(Benirscke et al 1973). In un 30% circa delle gravidanze
monocoriali può verificarsi uno sbilanciamento nel flusso di
sangue attraverso le comunicazioni vascolari artero-venose
placentari, da un feto (il donatore), all’ altro (il ricevente), creando
la sindrome da trasfusione gemello-gemello (TTTS), severa in
circa la metà dei casi.
La patologia di grado severo, caratterizzata dallo sviluppo di
polidramnios, diviene evidente fra la 16a e la 24a settimana di
gravidanza. Le caratteristiche ecografiche patognomoniche della
TTTS severa sono rappresentate dalla presenza di una vescica
aumentata di volume nel feto ricevente, poliurico, il cui sacco
amniotico presenta polidramnios ed “assenza” della vescica nel
donatore, anurico, che si ritrova immobile, incollato ad un angolo
della placenta o alla parete dell’ utero, dove viene mantenuto fisso
dalle membrane amniotiche collassate a causa della situazione di
anidramnios.
Diagnosi precoce della sindrome da trasfusione gemello-gemello
Le caratteristiche ecografiche dei cambiamenti emodinamici che si
verificano nella TTTS severa possono essere presenti a partire
Capitolo 4 • Gravidanze multiple
109
Figura 3. Sindrome da trasfusione gemello-gemello di grado severo a 20 settimane di gravidanza. Nel
sacco del gemello ricevente (R), poliurico, è presente polidramnios, mentre il gemello donatore (D),
anurico, viene mantenuto fisso alla placenta dalle membrane amniotiche collassate a causa della
situazione di anidramnios.
dall’ 11–13+6 settimana di gestazione e manifestarsi con un’ aumento dello spessore dell’ NT in uno o in entrambi i feti. Nelle
gravidanze gemellari monocoriali si riscontra aumento dell’ NT,
in almeno uno dei feti, nel 30% delle gravidanze che successivamente svilupperanno TTTS ma solo nel 10% di quelle che non
la manifesteranno (Sebire et al 2000).
Un altro marker ecografico precoce di TTTS severa può essere
rappresentato da un’ anomalia nell’ onda velocimetrica del dotto
venoso del gemello ricevente (Matias et al 2000). Al contrario,
la discrepanza nella lunghezza del CRL fra i due gemelli non
ha alcun valore predittivo nell’ identificare le gravidanze che
svilupperanno successivamente TTTS.
Una manifestazione precoce della discrepanza del volume di
liquido amniotico secondaria alla TTTS è il ripiegamento della
membrana che separa i sacchi gestazionali (Figura 4). In circa il
30% delle gravidanze gemellari monocoriali a 15–17 settimane di
110
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
Figura 4. Gravidanza gemellare monocoriale, a 16 settimane di gestazione, affetta da precoce TTTS, in
cui è possibile notare il ripiegamento della membrana divisoria rivolto verso il sacco amniotico del
ricevente (destra) e l’ aumento dell’ ecogenicità del liquido amniotico nel sacco del donatore (sinistra).
gestazione è presente il ripiegamento della membrana divisoria e,
nella metà dei casi circa (15% del totale), vi è progressione verso
la sequenza polidramnios/anidramnios tipica della TTTS severa;
nell’ altro 15% dei casi vi sarà TTTS di grado moderato, con
un’ elevata discrepanza nel volume di liquido amniotico e nelle
dimensioni fetali, che persisterà per tutto il corso della gravidanza
(Sebire et al 1998b). Nei due terzi delle gravidanze gemellari
monocoriali, non vi è invece evidenza di ripiegamento della
membrana divisoria e, in questo gruppo di gravidanze, il rischio
di aborto o di morte perinatale dovuto a sindrome da trasfusione
gemello-gemello non è aumentato.
Sequenza da perfusione arteriosa invertita (TRAP)
La manifestazione più estrema della sindrome da trasfusione
gemello-gemello, che si riscontra nell’ 1% delle gravidanze
gemellari monocoriali, è rappresentata dal gemello acardico.
Questa patologia è stata denominata “sequenza da perfusione
arteriosa invertita” (twin reversed arterial perfusion sequence, TRAP)
Capitolo 4 • Gravidanze multiple
111
poiché si pensa che il meccanismo sottostante sia la distruzione
della normale perfusione vascolare e lo sviluppo preferenziale
del gemello ricevente, a causa di anastomosi ombelicali arteroarteriose con il gemello donatore (gemello-pompa) (Van Allen
et al 1983). Almeno il 50% dei gemelli donatori va incontro a
morte per insufficienza cardiaca congestizia, o a causa del parto
pretermine, come conseguenza della situazione di polidramnios.
Tutti i gemelli perfusi (riceventi) muoiono a causa delle malformazioni multiple associate. Il trattamento prenatale consiste
nell’ occlusione del flusso ematico al gemello acardico mediante
diatermocoaugulazione sotto guida ecografica o coaugulazione
laser del cordone ombelicale all’ interno dell’ addome del gemello
acardico, che viene effettuata preferibilmente intorno alla 16a
settimana di gravidanza.
Importanza della determinazione prenatale della corialità
• La corialità, piuttosto che la zigosità, è il principale fattore
determinante l’ esito della gravidanza.
• Nei gemelli monocoriali le percentuali di aborto, mortalità
perinatale, parto pretermine, difetto di crescita intrauterino ed
anomalie strutturali fetali sono molto più elevate rispetto ai
gemelli dicoriali.
• La morte di uno dei feti in una gravidanza monocoriale è
associata ad un’ elevato rischio di morte improvvisa o grave
danno neurologico nell’ altro gemello.
DIFETTI CROMOSOMICI NELLE GRAVIDANZE MULTIPLE
Nelle gravidanze multiple, rispetto alle gravidanze con feto
singolo, la diagnosi prenatale dei difetti cromosomici risulta essere
più complicata in quanto, in primo luogo, le tecniche di diagnosi
invasiva possono fornire risultati incerti o possono essere associate
ad un’ elevato rischio di aborto e, in secondo luogo, i feti possono
essere discordanti per una determinata cromosomopatia, nel qual
112
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
caso, una delle opzioni per la successiva gestione della gravidanza
è rappresentata dal feticidio selettivo.
Il feticidio selettivo può portare all’ aborto spontaneo o alla grave
prematurità che può avere luogo anche parecchi mesi dopo la
procedura. Il rischio che si manifestino queste complicanze
dipende dall’ età gestazionale al momento del feticidio. Il feticidio
selettivo dopo la 16a settimana di gravidanza è associato ad un
rischio tre volte maggiore rispetto ad una riduzione effettuata
prima della 16a settimana, ed è presente una correlazione inversa
fra l’ età gestazionale al momento del feticidio e l’ età gestazionale
al momento dl parto (Evans et al 1994).
L’ amniocentesi nele gravidanze gemellari permette di ottenere
uno studio affidabile del cariotipo per entrambi i gemelli, con
un rischio di aborto legato alla procedura del 2%. Nel caso
della villocentesi il rischio di aborto è circa dell’ 1%, ma
nell’ 1% dei casi vi può essere un errore diagnostico, dovuto al
doppio campionamento della stessa placenta o a contaminazione
crociata. Il principale vantaggio della villocentesi è che fornisce
risultati in tempi sufficientemente brevi da permettere un feticidio
selettivo sicuro.
Screening sulla base dell’ età materna
Nelle gravidanze dizigotiche, il rischio di difetti cromosomici
legato all’ età materna, per ciascun gemello, è uguale a quello delle
gravidanze con feto singolo e, di conseguenza, la possibilità che
almeno uno dei due feti sia affetto da un difetto cromosomico è due
volte più elevato rispetto alle gravidanze con feto singolo. Inoltre,
dal momento che il numero di gravidanze gemellari dizigotiche
aumenta con l’ avanzare dell’ età materna, la proporzione di
gravidanze gemellari con difetti cromosomici è più elevata rispetto
alle gravidanze con feto singolo.
Capitolo 4 • Gravidanze multiple
113
Nelle gravidanze monozigotiche, il rischio di difetti cromosomici
è uguale a quello delle gravidanze con feto singolo e, nella maggior
parte dei casi, entrambi i feti risultano affetti.
La proporzione relativa di gravidanze gemellari spontanee
dizigotiche e monozigotiche è di circa due a uno nella popolazione
Caucasica; per cui la probabilità che un difetto cromosomico
colpisca almeno un feto in una gravidanza gemellare dovrebbe
essere circa 1.6 volte maggiore rispetto alle gravidanze con feto
singolo.
Nella consulenza con i genitori è possibile fornire delle stime più
specifiche sulla possibilità che soltanto uno o entrambi i feti ne
siano affetti, a seconda della corialità della gravidanza. Così,
nei gemelli monocoriali si può informare i genitori che entrambi
i feti possono essere affetti e che il rischio è simile a quello di
una gravidanza con feto singolo. Se la gravidanza è dicoriale, si
possono invece informare i genitori che il rischio che vi possa
essere discordanza per un difetto cromosomico è circa il doppio
rispetto ad una gravidanza con feto singolo, mentre il rischio
che entrambi i feti siano affetti può essere calcolato elevando
al quadrato il rischio di una gravidanza con feto singolo. Per
esempio, in una donna di 40 anni, con rischio per la trisomia
21 di 1 a 100, basato soltanto sull’ età materna, nel caso di una
gravidanza gemellare dizigotica, il rischio che un feto sia affetto
è 1 su 50 (1 su 100 + 1 su 100) mentre il rischio che entrambi
i feti siano affetti è di 1 su 10.000 (1 su 100 × 1 su 100). Questa
in realtà è una semplificazione dal momento che, a differenza delle
gravidanze monocoriali che sono sempre monozigotiche, soltanto
il 90% circa delle gravidanze dicoriali sono dizigotiche.
Screening biochimico su siero materno nel secondo trimestre
Nelle gravidanze con feto singolo lo screening per la trisomia
21 mediante la combinazione dell’ età materna e dei marker
114
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
biochimici su siero materno, nel secondo trimestre, permette di
identificare il 50–70% dei casi di trisomia 21, per una percentuale
di falsi positivi del 5% (Cuckle 1998).
Nelle gravidanze gemellari, la mediana dei valori di marker nel
siero materno quali l’ AFP, l’ hCG, la frazione libera della b-hCG
e l’ inibina A è circa due volte maggiore rispetto a quella osservata
nelle gravidanze con feto singolo. Quando questi dati vengono
tenuti in considerazione nel modello matematico per il calcolo del
rischio, si stima che lo screening biochimico su siero materno nelle
gravidanze gemellari possa identificare circa il 45% dei feti affetti,
per una percentuale di falsi positivi del 5% (Cuckle 1998).
Anche qualora studi prospettici dimostrassero che la biochimica
materna è efficace anche nelle gravidanze gemellari rimarrebbero
ancora da risolvere i seguenti problemi: (a) il valore di sensibilità,
che deve risultare abbastanza elevato, per una percentuale di falsi
positivi ragionevolmente bassa, in quanto la diagnosi invasiva nelle
gravidanze multiple è tecnicamente più complessa; (b) in presenza
di un risultato del test “positivo” non esiste alcuna caratteristica
che permetta di identificare quale feto sia affetto; (c) se la gravidanza è discordante per un difetto cromosomico, la successiva
gestione mediante interruzione selettiva comporta un rischio più
elevato di abortività se viene effettuata nel secondo trimestre di
gravidanza, rispetto al primo.
Screening mediante lo spessore della translucenza nucale (NT)
Nelle gravidanze gemellari dicoriali la sensibilità (75–80%) e
la percentuale di falsi positivi (5% per ciascun feto e 10% per
ciascuna gravidanza) della translucenza nucale nello screening per
la trisomia 21 sono simili a quelle delle gravidanze con feto singolo
(Sebire et al 1996a, 1996b). Il rischio di trisomia 21 specifico
per ogni paziente viene calcolato per ciascun feto sulla base
dell’ età materna e dello spessore della translucenza nucale. Già nel
Capitolo 4 • Gravidanze multiple
115
primo trimestre si può dunque ottenere uno screening efficace e
la diagnosi dei principali difetti cromosomici, permettendo di
effettuare un feticidio selettivo più precoce e quindi più sicuro per
i genitori che scelgono questa opzione. Un vantaggio importante
dello screening mediante NT fetale nelle gravidanze gemellari
dicoriali è che, qualora vi sia discordanza per un difetto cromosomico, la presenza di un marker evidenziabile ecograficamente
consente di identificare correttamente il gemello affetto, laddove i
genitori scegliessero di effettuare un’ embrioriduzione selettiva.
Nelle gravidanze gemellari monocoriali la percentuale di falsi
positivi dello screening mediante translucenza nucale (8% per
ciascun feto e 14% per ciascuna gravidanza) è più elevata rispetto
alle gravidanze gemellari dicoriali, perché l’ aumento dell’ NT
fetale rappresenta anche una manifestazione iniziale della
TTTS. Il rischio per la trisomia 21 viene calcolato per ciascun feto,
sulla base dell’ età materna e dello spessore dell’ NT fetale, e
successivamente il valore medio del rischio dei due feti viene
considerato essere il rischio per l’ intera gravidanza.
Screening basato sulla combinazione dell’ NT fetale e della
biochimica su siero materno
Nelle gravidanze gemellari con feti cromosomicamente normali,
rispetto a quelle con feto singolo, la mediana dei livelli di free
b-hCG e PAPP-A su siero materno, corretti per il peso materno,
è circa 2.0 multipli ordinari della mediana (MoM). Nelle
gravidanze gemellari con trisomia 21, la mediana dei livelli di free
b-hCG è significativamente più elevata e quella di PAPP-A più
bassa, rispetto ai gemelli normali. Per una percentuale di falsi
positivi del 10% (rispetto ad un 5% nelle gravidanze con feto
singolo), lo screening che combina l’ NT e la biochimica su siero
materno, permette di identificare l’ 85–90% delle gravidanze
affette da trisomia 21 (Spencer e Nicolaides 2003). La corialità
116
L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
non è associata a differenze significative nei livelli di free b-hCG
e PAPP-A su siero materno nel primo trimestre.
Gestione delle gravidanze gemellari con difetti cromosomici
Quando entrambi i feti sono affetti da una cromosomopatia i
genitori solitamente scelgono di interrompere la gravidanza. Nelle
gravidanze discordanti per un difetto cromosomico le principali
opzioni sono il feticidio selettivo o la condotta di attesa. In questi
casi, i genitori devono decidere se interrompere la gravidanza di
un feto potenzialmente handicappato giustifichi il rischio di
perdere il feto sano, come complicanza del feticidio (Sebire et al
1997c).
Il feticidio selettivo dopo la 16a settimana di gravidanza, è associato
ad un rischio di aborto spontaneo tre volte maggiore rispetto ad
una riduzione effettuata prima della 16a settimana ed è presente
una correlazione inversa fra l’ età gestazionale al momento del
feticidio e l’ età gestazionale al momento dl parto (Evans et al
1994). È possibile che il riassorbimento del tessuto fetoplacentare
necrotico inneschi un processo infiammatorio endouterino, che
è proporzionale alla quantità di tessuto necrotico e quindi
all’ età gestazionale al momento del feticidio. Questo processo
infiammatorio potrebbe determinare il rilascio di citochine e
prostaglandine, che indurrebbero l’ attività contrattile uterina con
conseguente aborto o parto prematuro.
Nelle gravidanze discordanti per la trisomia 21, la scelta
solitamente è il feticidio selettivo, poiché se si attuasse una condotta
di attesa la maggior parte dei bambini affetti sopravviverebbe. Nel
caso invece di condizioni letali, come la trisomia 18, circa l’ 85%
dei feti affetti vanno incontro a morte endouterina e quelli che
sopravvivono solitamente muoiono nel corso del primo anno di
vita. In quest’ ottica, la condotta di attesa sarebbe l’ opzione da
preferire; questo, certamente, eviterebbe le complicanze legate
Capitolo 4 • Gravidanze multiple
117
alla procedura di feticidio selettivo. D’ altro canto è possibile
affermare che dopo un feticidio effettuato a 12 settimane, la
quantità di tessuto fetoplacentare necrotico (e dunque il rischio di
conseguente aborto o parto prematuro) sia minore rispetto alla
quantità che si produce dopo morte intrauterina spontanea di
un feto affetto da trisomia 18 in uno stadio più avanzato della
gravidanza.
Screening per la trisomia 21 nelle gravidanze gemellari
monocoriali
• Nelle gravidanze gemellari monocoriali il rischio di difetti
cromosomici è uguale a quello delle gravidanze con feto
singolo.
• Nelle gravidanze gemellari monocoriali la percentuale di falsi
positivi dello screening mediante translucenza nucale (8% per
ciascun feto e 14% per ciascuna gravidanza) è più elevata
rispetto alle gravidanze gemellari dicoriali perché l’ aumento
dell’ NT fetale rappresenta anche una manifestazione precoce
di TTTS.
• Il rischio per la trisomia 21 viene calcolato per ciascun feto,
sulla base dell’ età materna e dello spessore dell’ NT fetale, e
successivamente la media del rischio dei due feti viene
considerata essere il rischio per l’ intera gravidanza.
Screening per la trisomia 21 nelle gravidanze gemellari dicoriali
• Lo screening mediante NT fetale e biochimica sierica materna
identifica l’ 85–90% dei feti con trisomia 21, per una
percentuale di falsi positivi del 10% (rispetto al 5% nelle
gravidanze con feto singolo).
• Nelle gravidanze discordanti per un difetto cromosomico le
principali opzioni sono il feticidio selettivo o la condotta di
attesa.
• Il feticidio selettivo dopo la 16a settimana di gravidanza è
associato ad un rischio di aborto spontaneo tre volte maggiore
rispetto ad una riduzione effettuata prima della 16a settimana.
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L’ ecografia delle 11–13+6 settimane di gravidanza
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