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Nadia Covini Tra cure domestiche, sentimenti e
Nadia Covini
Tra cure domestiche, sentimenti e politica.
La corrispondenza di Bianca Maria Visconti
duchessa di Milano (1450-1468)
Estratto da Reti Medievali Rivista, X - 2009
<http://www.retimedievali.it>
I confini della lettera.
Pratiche epistolari e reti di comunicazione nell’Italia tardomedievale
(Atti della giornata di studi, Isernia, 9 maggio 2008)
a cura di Isabella Lazzarini
Firenze University Press
Reti Medievali Rivista, X - 2009
<http://www.retimedievali.it>
ISSN 1593-2214 © 2009 Firenze University Press
Tra cure domestiche, sentimenti e politica.
La corrispondenza di Bianca Maria Visconti
duchessa di Milano (1450-1468)
di Nadia Covini
La corrispondenza di Bianca Maria Visconti è stata il materiale primaULR VX FXL VL VRQR EDVDWH VLD OH RSHUH GL FDUDWWHUH ELRJUD¿FR VLD VWXGL GL YDria e diversa impostazione1. A partire dalle lettere scambiate con i famigliari
íLOPDULWR)UDQFHVFR6IRU]DLO¿JOLRSULPRJHQLWR*DOHD]]R0DULDHJOLDOWUL
VHWWH¿JOLODPDGUH$JQHVHJOL]LLGHO0DLQRHLQXPHURVLSDUHQWLHDI¿QLí
sono stati studiati vari aspetti delle relazioni famigliari e della vita domestica
dentro i palazzi degli Sforza, e in particolare la corrispondenza dell’energica
SULQFLSHVVDFRQL¿JOLHFRQLVWLWXWRULJRYHUQDQWLEDOLHHQXWULFLKDSHUPHVVR
di condurre studi approfonditi sull’educazione dei giovani principi2. I carteggi
1
Oltre alla voce del 'L]LRQDULR%LRJUD¿FRGHJOL,WDOLDQL, a cura di F. Catalano, 10, Roma 1968, pp.
OHSULQFLSDOLELRJUD¿HVRQR:7HUQLGH*UHJRU\%LDQFD0DULD9LVFRQWLGXFKHVVDGL0LODno%HUJDPR:7HUQLGH*UHJRU\/DVLJQRULDFUHPRQHVHGL%LDQFD0DULD9LVFRQWL, in $WWL
HPHPRULHGHO,,,&RQJUHVVRVWRULFRORPEDUGR, Cremona 29-31 maggio 1938, Milano 1939, pp.
29-88; L. Jahn, %LDQFD0DULDGXFKHVVDGL0LODQR, Milano 1941; D. Pizzagalli, 7UDGXHGLQDVWLH
%LDQFD0DULD9LVFRQWLHLOGXFDWRGL0LODQR, Milano 1988, ripreso in D. Pizzagalli, /DVLJQRUDGL
0LODQR9LWDHSDVVLRQLGL%LDQFD0DULD9LVFRQWL, Milano 2000. Un più recente studio è M. Visioli, /HQR]]HGXFDOLGHOGRFXPHQWLHLFRQRJUD¿D, in «Artes», 12 (2004), pp. 43-52.
2
Da ultimo, M. Ferrari, ³3HUQRQPDQFKDUHLQWXWRGHOGHELWRPLR´O¶HGXFD]LRQHGHLEDPELQL
6IRU]DQHO4XDWWURFHQWR, Milano 2000; tra gli studi meno recenti si vedano A. Cappelli, *XLQLIRUWH %DU]L]]D PDHVWUR GL *DOHD]]R 0DULD 6IRU]D, in «Archivio storico lombardo», 21 (1894),
pp. 399-442 (pubblica varie lettere del Barzizza, di Cristoforo da Soncino, di Agnese del Maino
D%LDQFD0DULDVXOO¶LVWUX]LRQHGHO¿JOLR'&LQJRODQL%DOGR0DUWRUHOOLGL6HUUDGH¶&RQWL8Q
XPDQLVWDDOVHUYL]LRGHJOL6IRU]D6HUUDGH¶&RQWL6XLUDSSRUWLFRQOD¿JOLD,SSROLWDVLYHGDQR(6:HOFK%HWZHHQ0LODQDQG1DSOHV,SSROLWD0DULD6IRU]DGXFKHVVRI&DODEULD, in 7KH
)UHQFK'HVFHQWLQWR5HQDLVVDQFH,WDO\$QWHFHGHQWVDQGHIIHFWVDFXUDGL'$EXOD¿D
Aldershot 1995, pp. 123-136; J. Bryce, ³)D¿QLUHXQREHOORVWXGLRHWGLFHYROHUHVWXGLDUH´,SSROLWD
6IRU]DDQGKHUERRNV, in «Bibliothèque d’Humanisme et Renaissance», 64 (2002), pp. 55-69; A.
Cutolo, 9LWDIDPLOLDUHGL,SSROLWD6IRU]D, in «Nuova antologia», 89 (1954), pp. 225-230; A. Cutolo, /DJLRYLQH]]DGL,SSROLWD6IRU]D, in «Archivio storico per le province napoletane», 73 (1955),
pp. 3-17 (dell’estratto); A. Cutolo, /DQDVFLWDGL)HUUDQGLQR, in 6WXGLVWRULFLDOODPHPRULDGL0
6FKLSD, Napoli 1942, pp. 3-12 (dell’estratto).
2
Nadia Covini
VHJUHWLWUDODGXFKHVVDHO¶DPEDVFLDWRUHPLODQHVHD1DSROL$QWRQLRGD7UH]]R
del 1468 sono stati la base documentaria per analizzare il duro scontro poliWLFRWUD%LDQFD0DULDH*DOHD]]R0DULDGRSRXQSHULRGRGLJHVWLRQHFRPXQH
del governo dello stato3. Le vicende dell’ultima malattia della duchessa, documentate da una vasta corrispondenza e da molte lettere dei medici che erano
al suo capezzale, hanno consentito di ripercorrere gli ultimi mesi della sua
vita e di smentire il sospetto dell’avvelenamento come causa della morte4. È
stato anche ricostruito il «carteggio femminile» tra la Visconti e Barbara di
Brandeburgo, marchesa di Mantova5, mentre vari brani della corrispondenza
di Bianca hanno permesso di studiare la sua committenza artistica e aspetti
della sua devozione6,Q¿QHOHOHWWHUHGDOHLVFDPELDWHFRQODFHUFKLDGHLSL
stretti amici, parenti e collaboratori, e i dossier che furono redatti dopo la sua
PRUWHSHUFHUFDUHGLPHWWHUHRUGLQHQHLVXRLGHELWLíHOHQFKLGLVSHVHHOHPRsine, stipendi dei IDPLOLDUHVHGHLFRUWLJLDQLíVRQRVWDWLODEDVHGLXQRVWXGLR
sul suo QHWZRUN relazionale, sulla sua vasta GRPXV e sulla sua segreteria privata, centro di scrittura di centinaia di lettere e atti dal 1450 al 14687.
Benché molti di questi studi siano corredati da apparati documentari che
radunano lettere numerose, la corrispondenza della duchessa resta ancora in
gran parte sepolta negli archivi. Un censimento completo non è mai stato fatto, ed è improbabile che qualcuno si accolli il compito di un’edizione globale8.
7UDLIRQGLVIRU]HVFKLGHOO¶$UFKLYLRGL6WDWRGL0LODQRODVRWWRVH]LRQHGHOOHPoWHQ]HVRYUDQH, radunata dagli archivisti del passato per documentare e cele3
P. Margaroli, %LDQFD0DULDH*DOHD]]R0DULD6IRU]DQHOOHXOWLPHOHWWHUHGL$QWRQLRGD7UH]]R, in «Archivio storico lombardo», 113 (1985), pp. 327-377 (con appendice di documenti). Si vedano anche F. Somaini, 8Q SUHODWR ORPEDUGR GHO ;9 VHFROR ,O FDUG *LRYDQQL
$UFLPEROGLYHVFRYRGL1RYDUDDUFLYHVFRYRGL0LODQR, Roma 2003, pp. 304-311; N. Covini, «La
EDODQ]DGULWDª3UDWLFKHGLJRYHUQROHJJLHRUGLQDPHQWLQHOGXFDWRVIRU]HVFR, Milano 2007, pp.
284-286.
4
M. Nicoud, ([SpULHQFHGHODPDODGLHHWpFKDQJHpSLVWRODLUH/HVGHUQLHUVPRPHQWVGH%LDQFD
0DULD9LVFRQWLPDLRFWREUH, in «Mélanges de l’École française de Rome. Moyen Âge», 112
(2000), pp. 311-458, con edizione di 168 lettere del 1468, della duchessa e di altri, in gran parte
da Archivio di Stato di Milano [d’ora in poi ASMi], 6IRU]HVFR, Potenze sovrane [d’ora in poi PS],
1460. La diceria dell’avvelenamento era stata già confutata, sulla scorta di lettere e bollettini medici, da D. Panebianco, 'RFXPHQWLVXOO¶XOWLPDPDODWWLDGL%LDQFD0DULD6IRU]DHVXOODSHVWHGHO
, in «Archivio storico lombardo», s. 9, 8 (1969), pp. 367-380.
5
*/ )DQWRQL 8Q FDUWHJJLR IHPPLQLOH GHO VHFROR ;9 %LDQFD 0DULD 9LVFRQWL H %DUEDUD GL
+RKHQ]ROOHUQ%UDQGHEXUJR*RQ]DJD, in «Libri e documenti», 7 (1981), 2, pp. 6-29,
con 129 regesti di lettere dal 1452 al 1468.
6
(6 :HOFK :RPHQ DV 3DWURQV DQG &OLHQWV, in :RPHQ LQ ,WDOLDQ 5HQDLVVDQFH &XOWXUH DQG
6RFLHW\DFXUDGL/3DQL]]D2[IRUGSS6XOODFRUWHVLYHGDDQFKH*/XENLQ$5HQDLVVDQFH&RXUW0LODQXQGHU*DOHD]]R0DULD6IRU]D%HUNHOH\/RV$QJHOHV/RQGRQ
7
N. Covini, 7UD SDWURQDJH H UXROR SROLWLFR %LDQFD 0DULD 9LVFRQWL , in 'RQQH GL
SRWHUHQHO5LQDVFLPHQWR. Atti del convegno, Milano 29 novembre-2 dicembre 2006, a cura di L.
Arcangeli e S. Peyronel, Roma 2008, pp. 247-280.
8
Rispetto alle fatiche e ai rischi delle trascrizioni, potrebbe essere più praticabile una raccolta delle riproduzioni digitali delle lettere, accompagnata dalle trascrizioni già disponibili. Per un’analisi
della corrispondenza diretta ai principi nel carteggio sforzesco si veda N. Covini, 6FULYHUHDOSULQFLSH,OFDUWHJJLRLQWHUQRVIRU]HVFRHODVWRULDGRFXPHQWDULDGHOOHLVWLWX]LRQLin 6FULWWXUHHSRWHUH
3UDWLFKHGRFXPHQWDULHHIRUPHGLJRYHUQRQHOO¶,WDOLDWDUGRPHGLHYDOH;,9;9VHFROR, a cura di
I. Lazzarini, in «Reti medievali. Rivista», 9 (2008), pp. 1-32 (www.retimedievali.it).
Reti Medievali Rivista, X - 2009 <http://www.retimedievali.it>
7UDFXUHGRPHVWLFKHVHQWLPHQWLHSROLWLFD
3
brare le vite e le gesta dei singoli esponenti di casa Sforza, contiene sei cartelle
inerenti alla duchessa e alla sua corrispondenza: nella prima appendice sono
forniti alcuni ragguagli sul contenuto di queste cartelle e su formalità, sottoscrizioni, sigilli. Altri carteggi, pubblici e privati, sono depositati in archivi
diversi a seconda dei destinatari.
2OWUHDXVDUHOHOHWWHUHFRPHEDVHGRFXPHQWDULDSHUULFHUFKHVSHFL¿FKHq
possibile considerare la corrispondenza in sé e per sé, e interrogarsi sulle pratiche politiche e relazionali che l’hanno prodotta. Nel periodo della malattia e
negli ultimi giorni di vita le lettere individuano, secondo Marilyn Nicoud, «une
geographie de la circulation des nouvelles très étendue, qui dépasse largement
les frontières du duché»9, e si possono individuare tre UHVHDX[ di destinatari
e scriventi: i parenti stretti e le persone a lei più vicine; quei cortigiani, magistrati e funzionari che le erano particolarmente affezionati e che le scrivevano
con regolarità; i corrispondenti H[WUDGRPLQLXP che le indirizzavano lettere
da corti forestiere, soprattutto da Mantova, Ferrara, Napoli e Roma.
In questo contributo ci proponiamo di esaminare, su un periodo più ampio, il complesso delle lettere della duchessa e dei suoi corrispondenti, per
mettere in luce gli ambiti di socialità sottostanti alle relazioni epistolari e analizzarne forme, formalità e contenuti.
1. /DFRUULVSRQGHQ]DGRPHVWLFDDIIHWWLVHQWLPHQWLOHJDPLLQWLPL
Le lettere al marito Francesco Sforza, alla madre Agnese del Maino, ai
¿JOLROHWWLDJRYHUQDQWLHSUHFHWWRULGHL¿JOLDOOHGDPHGLFRUWHDLSLVWUHWWL
cortigiani e alla vasta cerchia degli «amici», corrispondono alla sfera della
sociabilità personale della duchessa, e costituiscono la parte più privata delODVXDFRUULVSRQGHQ]D/¶HSLVWRORJUD¿DIHPPLQLOHqVWDWRRVVHUYDWRqVSHVVR
intrisa di emotività e sentimenti10. In questo caso la dimensione privata, intiPDFRQ¿GHQ]LDOHGRPHVWLFDQRQPDQFDPDqIRUWHPHQWHLQWUHFFLDWDFRQOD
comunicazione propriamente politica.
Ne sono un esempio alcune lettere scambiate dalla duchessa con il marito
Francesco Sforza nell’agosto del 1452. Il duca combatteva nel Bresciano per
difendere lo stato appena conquistato, mentre Bianca Maria, che a Milano
UHJJHYDLOJRYHUQRGDYDDOODOXFHLO¿JOLRTXDUWRJHQLWR©+RDSDUWXULWRXQR
EHOOR¿RORªVFULYHO¶DJRVWRDOPDULWRHGHQWUDPELVWLDPREHQHKRVFHOWRSHU
lui «certi nomi de santi che ho in devotione», ma lascio a voi l’ultima parola e
vi raccomando di scegliere un bel nome, perché il neonato è proprio bruttino:
«pur prego la vostra illustre signoria che se degni de pensare de metergli uno
EHOORQRPHDFFLzFKH¶OVXSOLVFDLQSDUWHDOD¿JXUDGHOSXWRFKHqLOSLVR]RGH
tuti li altri. Del fronte et dela bocha el someglia mi et dela parucca el someglia
9
10
Nicoud, ([SpULHQFHGHODPDODGLHcit., pp. 317-321, cit. a p. 323.
A. Petrucci, 6FULYHUHOHWWHUH8QDVWRULDSOXULPLOOHQDULD, Roma-Bari 2008, pp. 101-102.
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Nadia Covini
la signoria vostra, siché podeti pensare como el debe essere bello!»11. Quando gli arrivò questa lettera spiritosa e tenera, il duca di Milano si trovava in
compagnia di un ambasciatore di Carlo VII, re di Francia. Duca recente, l’ex
condottiero romagnolo doveva ancora imporre la sua autorità ai milanesi e ottenere il riconoscimento imperiale al suo incerto titolo. Aveva quindi accolto
con grande soddisfazione la visita dell’ospite francese che gli offriva la possibilità di stabilire più strette relazioni con il potente sovrano oltramontano,
e rispose alla moglie che avrebbe dato al nuovo nato il nome del re, Charles,
e avrebbe chiesto al sovrano francese di fargli da padrino per procura. La
ULVSRVWDQRQSLDFTXHWURSSRDOODGXFKHVVDFKHJOLULQYLzXQDUDI¿FDGLGXEEL
e di obiezioni. In primo luogo non era contenta del nome, che (traslitterato
=DUOHV o &KLDUOHV) le sembrava eccentrico e ridicolo: «Del nome (…) non mi
contento punto, perché mi pare un nome da beffe; siché prego la s.v. gli facia pensere de mettergline uno altro». E poi, pensando al futuro del piccolo
principino, obiettava che la parentela spirituale avrebbe impedito di stipulare
matrimoni con principesse francesi (lettera n. 2 in appendice). Le obiezioni, visibilmente pretestuose, nascondono il disappunto della duchessa, il cui
orientamento politico era piuttosto ostile all’amicizia francese: essendo una
Visconti, aveva reticoli di amicizie e tradizioni rigidamente ghibelline, mentre lo Sforza era stato per anni il referente italiano della dinastia angioina,
anche se una volta diventato duca aveva dovuto riconsiderare le sue alleanze
per riallacciare pienamente i rapporti con i regnanti aragonesi di Napoli. Lo
Sforza non si lasciò persuadere e rispose che la posta in gioco era troppo alta e
che la moglie avrebbe dovuto portare pazienza, sia sul nome sia sul padrino12.
Nella corrispondenza tra i due principi, anche l’evento più privato e intimo si
tinge rapidamente di valenze politiche connesse all’orientamento diplomatico
del ducato di Milano negli schieramenti dell’Europa del Quattrocento.
Più in generale, da ogni lettera che la duchessa indirizza al marito in quaOLWjGLUHJJHQWHGHOORVWDWRHURPSHODGLPHQVLRQHFRQ¿GHQ]LDOHHDIIHWWLYDGLHWUROHIRUPDOLWjHOHFDXWHOHGHOODVFULWWXUDXI¿FLDOH%LDQFD0DULDQRQWUDODVFLD
PDLGLDI¿GDUHDOODSDJLQDVFULWWDODFRQGLYLVLRQHGHOOHVXHHVSHULHQ]HGLQDUrare piccoli fatti famigliari, di chiedere il parere del marito sull’educazione dei
¿JOL$EELDPRWUDVFULWWRQHOO¶DSSHQGLFHGRFXPHQWDULDXQDOHWWHUDGHOO¶RWWREUH
1452, in cui la duchessa racconta in modo vivace un incidente occorso alla madre Agnese (lettera n. 5) e un’altra autografa del 1465, nella quale narra allo
Sforza la visita del conte Iacopo Piccinino, arrivato a Milano per sposare DruVLDQD6IRU]D&RQXQDJUD¿DVFLROWDHGRWWDHFRQXQRVWLOHSLDQRHGHI¿FDFH
la duchessa vuole condividere con il marito lontano i «piaceri» che sono stati
11
Aggiunge: quando lo vedrete, però, vi piacerà lo stesso e «non vi parrà tropo diforme»: ASMi,
6IRU]HVFR36DJRVWRHGLWDLQ*/RSH]8QD6LJQRULDIUDGXHHSRFKH, in *OL6IRU]D
D0LODQR, Milano 1978, pp. 7-10.
12
'RSRTXDOFKHDQQRLO¿JOLRIXQRUPDOPHQWHFKLDPDWR/XGRYLFR0DULD/XGRYLFRHUDXQQRPH
peraltro caro ai Valois, anzi il nome del nuovo re Luigi XI, dal 1461. A un Charles (VIII) e a un
Ludovico (XII), il Moro dovette la sua rovina: così il cerchio si chiudeva.
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7UDFXUHGRPHVWLFKHVHQWLPHQWLHSROLWLFD
5
offerti all’ospite («Voria ben che la signoria vostra fusse stata a questo nostro
piacere, che ve seria ben parso il paradiso»), e gli dà ampio resoconto di visite,
incontri e festeggiamenti. L’intestazione è formale e sostenuta e le comunicazioni propriamente politiche ritornano in diversi punti della missiva, menWUHLOUHJLVWURLQWLPRHFRQ¿GHQ]LDOHVLULYHODQHOODVRWWRVFUL]LRQH©/DYRVWUD
Bianchamaria vi se ricommanda»), e in alcune frasi, soprattutto quella che
allude a una scommessa, a un luogo (una stanza della Corte dell’Arengo) e a
un comune segreto: «Né per questo non pensa la signoria vostra de impaurirPHGHSHUGHUHOLPLOOHGXFKDWLSHUFKpPHFRQ¿GRLQODFDPHUDGHOPDUPRª13.
Bianca Maria attribuiva alle lettere autografe un valore speciale. Nella missiva SRVWSDUWXP ricordata sopra, aveva scritto al marito: «Assay n’incresce
signore mio che non possa scrivere de mia mane ala s.v. perché son certa che
molto più care ve siano le lettere scripte de mia mane che le altre, et penso che
per quelle la s.v. se mova ancora ley ad scriverme de sua»14. In un’altra del 28
settembre 1453 (Appendice, n. 7) inviava al marito combattente un unguento
per appianare una cicatrice che aveva sul volto («per assottigliare et levare in
tuto il signale rimastovi sopra il volto vostro»), e gli raccomandava di scriverle
di sua mano: «Expecto con gran desiderio che la s.v. me facia risposta ad una
mia lettera scripta de mane propria, che sia conforme al desiderio mio». Se
non riceveva da tempo notizie dal consorte, si rivolgeva a chi gli stava vicino
per sollecitarlo a tralasciare per un momento le gravose occupazioni e prendere in mano la penna (Appendice, nn. 3 e 4). In una missiva del 2 marzo 1465
da Cremona comunicava al duca che pur non avendo scritto personalmente
per i tanti impegni, aveva contrassegnato la lettera con una croce, perché non
voleva che andasse in altre mani15/¶LQWLPLWjHUDDI¿GDWDVLDDOOHIUDVLDOOXVLYH
e segrete, sia a piccoli accorgimenti formali: i segni speciali per le lettere più
ULVHUYDWHODVFULWWXUDDXWRJUDIDíLQWHJUDOHRSDU]LDOHíFRPHVHJQDOHGLXQD
vicinanza affettiva.
Per comprendere appieno questi carteggi, occorre osservare che la duFKHVVDGL0LODQRDYHYDULQXQFLDWR¿QGDOSULQFLSLRGHOQXRYRVWDWRDULYHQGLcare uno spazio di collaborazione nel governo politico. La decisione, sicuramente, le era costata molto, ma aveva considerato che una condivisione delle
responsabilità avrebbe sicuramente diminuito l’autorità del principe nuovo.
7XWWDYLDHVVHQGRXQD9LVFRQWLHEHQFRQVFLDGHOSRWHUHFKHWUDHYDGDOOHVXH
diramate relazioni, si era ritagliata una sfera di SDWURQDJH che esercitava a
vantaggio di una vasta platea di protetti; liberalità e mecenatismo politico le
erano particolarmente congeniali e li esercitava con grande energia e passione16. Con questa premessa, l’intesa tra i due coniugi fu nel complesso solida:
la duchessa rinunciava a governare, eccettuati naturalmente i periodi di reg-
13
La camera del marmo era una delle stanze di udienza della corte dell’Arengo, a quel tempo sede
delle abitazioni della famiglia principesca, della corte e delle magistrature.
14
Lopez, 8QD6LJQRULDIUDGXHHSRFKH cit., p. 7.
15
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1459.
16
Su questi aspetti rinvio più ampiamente a N. Covini, 7UDSDWURQDJHHUXRORSROLWLFRcit.
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6
Nadia Covini
genza, ma aveva il conforto di sapere che il suo parere era ascoltato, meditato
e spesso seguito, e quando scriveva al marito duca ostentava di adeguarsi alle
VXHGHFLVLRQLHGHYLWDYDGLIDUJOLSHVDUHFKHFRPH¿JOLDGHOGXFD)LOLSSR0Dria Visconti, era stata il principale veicolo della sua fortunata affermazione
politica. Se riceveva una supplica che riguardava materie che il duca si era
riservato si ritraeva, «parendome cossa che pertene alla i.s.v. a concedere»17,
HWUDVPHWWHQGRJOLODULFKLHVWDSHUYHQXWDOHGDXQVXRFDUR©DI¿QHªDVVLFXUDYD
di aver detto chiaro e tondo al postulante «che non me impaciaria de simile
cose ma che ne scriveria alla s.v.»18, così come evitava di aprire lettere dirette
allo Sforza: «Heri sera ad hore cinque de nocte recevete quatro letere che se
drizano ala s.v. et io credendo se drizaseno a mi glie aprite, ma intesa la materia comprese se drizavano ala s.v. et averle aperte in fallo»19. Però, quando il
vasto SDUWHUUH dei suoi protetti, amici, parenti e DI¿QL faceva pressioni per otWHQHUHSULYLOHJLFDULFKHHEHQH¿FLODGXFKHVVDVLULYROJHYDDOPDULWRíVSHVVR
SHUOHWWHUDíXVDQGRWXWWHOHULVRUVHGLVFRUVLYHHDIIHWWLYHGLFXLGLVSRQHYD$O
principe chiede ad esempio di esaudire le richieste di un suo protetto «per mio
amore»20, e se occorre insiste con grazia ma anche con ferma insistenza: «E
de ciò la s.v. non me voglia dire de no, anzi sia contenta farme questo piacere»
VLWUDWWDGHOODQRPLQDDXQXI¿FLRjPELWRFKHGLQRUPDOHHUDSUHFOXVR21. In
una lettera del 1452, rassegnandosi a ritirare la candidatura di uno dei suoi
fedeli «per non rumpere li ordini vostri», ricorda al consorte che la promessa
deve essere mantenuta («ma lassiamo andare questo, io ie l’ho promisso e cosi
iel voglio attendere»), e che se il suo fedele non avrà un risarcimento ne andrà
del suo onore e della sua credibilità di patrona: «Me terria la più malcontenta
donna del mondo»anzi «io moriria desperata se non vincesse questa pugna,
siché contentame la s.v. de questo, alla quale devotamente me recomando»22.
Sempre nel 1452, fa opera di convinzione per indurre il duca ad attribuire un
LPSRUWDQWHRI¿FLRDOVXRFDURSDUHQWH*LRUJLRGHO0DLQR©'HTXHVWRYVIDUj
in una hora medesima due cose, dimostrariti volerlo secondare ali soy voti e
desiderii, et a me compiaceriti sì grandemente che non so se volendo el sapesse dire, siché H[FRUGH recomando questo facto» (Appendice, n. 1)23. Nell’ottobre 1453, chiedendo clemenza per alcuni inquisiti a Pavia per un tumulto,
implora: «La qualle prego se may me de’ fare cosa che me piacia, mi voglia
fare questa, sì per aconcio di quilli nostri homini da Pavia, sì etiam perché
17
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1459, 28 gennaio 1452.
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1459, 1° agosto 1452.
19
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1459, Pavia, 28 gennaio 1452.
20
Il re di Francia voleva convocare un suddito milanese che una volta in Francia avrebbe corso
grossi rischi («et perché intendo che tra loro è inimicitia mortale, per modo che dandoielo la
minore parte di lui saria la orechia»), e la duchessa chiede al duca di negare il favore, «maximamente per mio amore»: ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1459, Milano, 4 agosto 1452.
21
ASMi, 6IRU]HVFR 36 0LODQR DJRVWR DOWUD GHOO¶ OXJOLR SHU 0DQIUHGR $VWRO¿
marito della sua cara Palmina.
22
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1459, Milano, 22 agosto 1452.
23
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1459, 7 luglio 1452. Lo Sforza, invece, aveva scelto Carlo Cipelli.
18
Reti Medievali Rivista, X - 2009 <http://www.retimedievali.it>
7UDFXUHGRPHVWLFKHVHQWLPHQWLHSROLWLFD
7
payia ch’io possa qualche cosa apresso de la segnoria vostra; per l’uno e per
l’altro respecto non me vogliate denegare questo piacere, né ve sia grave el
VFULYHUPHQHSUHVWRª©+DYHULDEHQVFULSWDTXHVWDGHPLDPDQRíFRQFOXGHí
ma non ho havuto el tempo, pur l’ho vogliuto sottoscrivere de mano mia perché la signoria vostra intenda che l’ho al core» e aggiunge alla lettera di mano
cancelleresca la sottoscrizione autografa «Blanchamaria vi se recomanda»24.
Nonostante la consapevole delimitazione del suo ruolo pubblico, il SDWURQDJH della duchessa si allargava a dismisura e non di rado le patenti che emanava si sovrapponevano alle decisioni delle magistrature ducali, rompendo gli
«ordini» che dovevano garantire la corretta gestione della cosa pubblica. Nel
1458 il duca le rimproverava di aver insistito presso il consiglio segreto per
RWWHQHUHO¶LVWLWX]LRQHGLQXRYHFDWWHGUHQHOOR6WXGLRSDYHVHDEHQH¿FLRGHLVXRL
medici, col risultato che, mentre l’anno accademico iniziava, i URWROLdei salari
non erano pronti. Per il futuro, l’avvisava, la decisione sarebbe stata riservata
esclusivamente ai consiglieri: «Havimo pigliato uno stillo de remetere tuti al
consiglio, como a quello che melio conosce el sapere el valere et la condicione
de li legenti»25. Nell’agosto 1460 lo Sforza le chiese di annullare le «tratte» di
grano verso Lecco e Olginate che aveva concesso a vari postulanti: così facendo aveva rotto «li ordini nostri», sovrapposto comandi contrastanti, suscitato
le proteste dei dazieri, allontanato le biade da Milano e provocato improvvisi
rincari dei prezzi26.
Non ci soffermeremo a lungo sulla restante corrispondenza “famigliare”
di Bianca Maria, se non per fare un accenno alle frequenti lettere imperiose e
VSD]LHQWLWHFKHODGXFKHVVDLQGLUL]]DYDDLSUHFHWWRULGHL¿JOLWURSSRLQGXOJHQti con gli allievi e terrorizzati dal timore di scontentare gli esigenti genitori.
(UDGLI¿FLOHFRVWULQJHUHDOORVWXGLRGHLSULQFLSLQLQRQLQFDSDFLRVYRJOLDWLPD
LQHYLWDELOPHQWHGLVWUDWWLGDDOWUHSLJUDWL¿FDQWLRFFXSD]LRQL'DOO¶HVSHULHQ]D
materna la duchessa ebbe molte soddisfazioni, ma anche molteplici «affanni»
e «corrocci». Oltre alle solite preoccupazioni materne, i carteggi degli ultimi
anni rivelano una forte ansia per Filippo Maria, un adolescente poco dotato
e insofferente alla disciplina27,OSULPRJHQLWR*DOHD]]R0DULDLQYHFHHUDXQ
ragazzo pieno di qualità e di doti eccellenti, e subiva molto l’ascendente maWHUQRQHqWHVWLPRQH$JQHVHGHO0DLQRFKHLQXQDOHWWHUDSUHJDYDOD¿JOLDGL
intervenire personalmente sul ragazzo, perché sarebbe stata certamente obbedita28. Durante la comune reggenza del 1467, il suo tentativo di imporgli la
24
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1486, Milano, 4 ottobre 1453. La signatura è *DODVVLXV.
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1486, Milano, 3 novembre 1458, sign. &LFKXV, registrata $TXLODQXV. Il
punto di vista della duchessa e il nome dei protetti in ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1486, Milano, 28
ottobre.
26
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, F. Sforza, 23 agosto 1460. Revocando ogni licenza e pregandola di far lo
stesso, conclude: «$OLWHUla avisamo che ogni cosa va in desordine, perché ogniuno attende più
ad la sua specialitate che al ben nostro, et non se curano quando ogni cosa andasse male pur che
LPSLHQROHERUVHORURªVRWWRVFULYH*LRYDQQL*LDSDQR
27
ASMi, 6IRU]HVFR36ODGXFKHVVDD*DOHD]]R0DULD6IRU]D0LODQRPDU]R
28
Lettera di Agnese del Maino edita da Cappelli, *XLQLIRUWH%DU]L]]Dcit., p. 428.
25
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8
Nadia Covini
EULJOLDIDOOuWRUQHUHPRQHOO¶XOWLPRSDUDJUDIRVXTXHVWRIDPRVRFRQÀLWWRFKH
si espresse quasi integralmente in forma epistolare.
Particolarmente tenero e stretto fu il legame tra Bianca Maria e la prima
¿JOLD,SSROLWDWHVWLPRQLDWRDQFKHGDXQDLQWHQVDFRUULVSRQGHQ]DTXDVLWXWWD
inedita, dopo il matrimonio con Alfonso d’Aragona duca di Calabria. L’eduFD]LRQHGL,SSROLWDHUDVWDWDLOFDSRODYRURGHOODGXFKHVVD%LDQFDODUDI¿QDWD
istruzione e le doti personali della ragazza ne avevano fatto una principessa
colta e aggraziata, a suo agio nei riti cortigiani e nelle pratiche di quella diplomazia infantile che veniva volentieri esibita nelle corti, davanti a un pubblico
LQFOLQHDOODVFRQ¿QDWDDPPLUD]LRQHSHULSURGLJLGLHORTXHQ]DGHLSULQFLSLQL
Una volta accasata a Napoli, la principessa di Calabria condivise con il giovane marito dei momenti di grande tenerezza, ma ben presto subì le prime delusioni, e nel giro di pochi mesi dovette fronteggiare infedeltà ripetute, segni
di disaffezione e anche manifestazioni eccessive e umilianti di gelosia29. Con
l’esperienza che aveva delle cose coniugali e politiche, la madre le scrisse asVLGXDPHQWHGDQGROHLFRQVLJOLSLRSSRUWXQLSHUHYLWDUHFKHOHGLI¿FROWjPDtrimoniali e i sentimenti offesi mettessero in crisi le relazioni tra i due stati.
Anche Bianca Maria, vivendo con l’esuberante condottiero romagnolo, si era
dovuta attrezzare emotivamente per accettare i ripetuti adulteri, ottenendo
dal marito, se non altro, discrezione e rispetto. Ma i tradimenti non erano
mai cessati, e negli ultimi tempi la duchessa aveva scritto una famosa lettera
a Pio II per far terminare una relazione amorosa che lo Sforza aveva avviato
con una giovane milanese, benché fosse ormai anziano e malato30. Il canone
della principessa devota e del principe incontinente è assai frequente, come
se nell’immaginario maschile dell’epoca l’esuberanza e la sfrenatezza sessuale
IRVVHURXQDVRUWDGLULDIIHUPD]LRQHFRQWLQXDGHOQHVVRWUDSRWHQ]D¿VLFDHG
esercizio del potere. Nel complesso Bianca Maria riuscì a salvaguardare un
rapporto coniugale che si mantenne solido, basato su un’intesa e un affetto
UHFLSURFRFKHUHVLVWHWWHURDOWHPSRQHOOHOHWWHUHVFULWWHDOOD¿JOLDWUDVIHUuFRQ
29
:HOFK %HWZHHQ 0LODQ DQG 1DSOHV FLW /¶RUDWRUH PDQWRYDQR ULFHYH FRQ¿GHQ]H GD *LRYDQQD
Sanseverino, reduce da Napoli, che gli parla dello sconforto della duchessa di Calabria per i ripetuti tradimenti, e perché il marito le imponeva una sorta di segregazione: &DUWHJJLRGHJOLRUDWRUL
PDQWRYDQLDOODFRUWHVIRU]HVFD, VII, , a cura di N. Covini, Roma 1999,
OHWWHUDQOXJOLR$OFXQHOHWWHUHGL,SSROLWDVFULWWHGD*LRYLDQR3RQWDQRIXURQRSXEEOLFDWHGD)HUGLQDQGR*DERWWRHRUDVLDWWHQGHXQ¶HGL]LRQHSLDPSLDVLDGHOOHOHWWHUHSULYDWHVLD
di quelle di cancelleria a cura di Bruno Figliuolo.
30
N. Covini, ,O SDOD]]R PLODQHVH GL (OLVDEHWWD GD 5REHFFRXOWLPD DPDQWH GL )UDQFHVFR 6IRUza, in «Nuova rivista storica», 88 (2004), pp. 799-810; C. Santoro, *OL6IRU]D, Milano 1968, pp.
/R 6IRU]D ULVSRVH DO SRQWH¿FH ©Ê YHUR FKH QR\ DYHPR GLPHVWLFKH]]D FRQ XQD ]RYHQH
chiamata Isabeta, quale non tenemo publicamente (…) sta in casa sua come semplice citadina
FRQRWRRGHFHERFKHHWORPDULWRFKHYDLQTXDHLQOjSHUOLRI¿FLLVXR\HWVXHIDFHQGHTXDQGR
torna in Milano va a casa de ley come suo marito et noy non facemo cosa con ley se non com bona
voluntà di luy et di ley. Donna Bianca ha già sentuto de questa venuta ley ancora et za ce ne ha
parlato et dicto come sapeti che dicono le done a li mariti». Enea Silvio Piccolomini era anche
autore di una tremenda diceria secondo cui Bianca Maria, nei primi tempi del matrimonio, aveva
fatto assassinare a tradimento una giovane amante del marito: Jahn, %LDQFD0DULDGXFKHVVDGL
0LODQRcit., pp. 222-223.
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7UDFXUHGRPHVWLFKHVHQWLPHQWLHSROLWLFD
9
materna compassione, ma anche con realismo politico, i frutti della sua esperienza di moglie, madre e principessa.
2. /DFHUFKLDGHJOL©DI¿QLª
*UDQGHHUDO¶DWWHQ]LRQHHLOYDORUHFKHODGXFKHVVDDWWULEXLYDDLOHJDPLGL
SDUHQWHOD DI¿QLWj DPLFL]LD H OD VXD FRUULVSRQGHQ]D ULÀHWWH OD VXD LQWHQVD
VRFLDOLWj H OD FRUULVSRQGHQWH PXQL¿FHQ]D 7UD JOL DI¿QHV FDULVVLPL con cui
intratteneva regolari scambi epistolari si annoverano in primo luogo i suoi
parenti più stretti, soprattutto gli zii Lancillotto e Andreotto del Maino, fraWHOOLGL$JQHVHFKHOHHUDQRD¿DQFRDFRUWHHQHLYLDJJLH¿JXUDYDQRDQFKH
nei ranghi più alti del consiglio ducale. Dalle loro lettere si apprendono molti
aspetti della sua vita quotidiana, per esempio che tutti i famigliari erano in
grande apprensione quando si ripetevano quelle terribili crisi d’asma, quello
«stretore de pecto», a cui era sovente soggetta.
7UDLFRUULVSRQGHQWLVLDQQRYHUDQRLQROWUHSHUVRQHGLIDPLJOLHFRVSLFXH
GHOGRPLQLRGXFDOHFKHDYHYDQRFRQOHLOHJDPLLQVHQVRODWRGL©DI¿QLWjªGL
DPLFL]LDRGLVWUHWWDFRQVXHWXGLQH(VSRQHQWLGLIDPLJOLHSDYHVLFRPHL*LRUJL
JOL$VWRO¿L%HFFDULDJOL,VLPEDUGLL7URYDPDODFUHPRQHVLFRPHL3RQ]RQL
JOL6WDQJDL7UHFFKLL7LQWLJOL$PDWLJOL2OGRLQLL5LSXDULPLODQHVLFRPHL
*DOODUDWLL3LHWUDVDQWDL%RVVLL'HOOD&URFHL'HO&RQWHL0RQHWDULL0HUDvigli, erano la sua cerchia di relazioni più intima, i suoi amici più cari. Nelle
lettere la duchessa parla delle occasioni in cui, in compagnia della madre,
GHOOD¿JOLDHGHOOHSULQFLSDOLGDPHGLFRUWHYLVLWDYDDPLFLH©DI¿QLªQHLORUR
palazzi urbani e nelle loro residenze rurali, partecipava a feste, intrattenimenti, battute di caccia, funzioni religiose. Molti di questi fedeli amici erano
nei ranghi della sua corte come aulici, tesorieri, credenzieri, messi, paggi, auGLWRUL©$I¿QLªGL%LDQFDHUDQRDQFKHWXWWLJOLHVSRQHQWLGHOODJUDQGHHSRtente agnazione viscontea, per i quali spesso spendeva una raccomandazione
o un’intercessione presso il marito duca. Questo circolo di famiglie e persone
distinte e reputate nelle rispettive città costituiva un ambito di relazione di
grande rilievo politico: anche per questo lo Sforza, principe nuovo e forestiero,
doveva tenere nel debito conto le relazioni di Bianca Maria e la sua capacità di
alimentare una sfera di socialità che per molti versi gli era preclusa31.
3. /DFRUULVSRQGHQ]DIHPPLQLOH
Un capitolo a parte va dedicato alle lettere che la duchessa Bianca riceveva da donne e nobildonne: una corrispondenza al femminile particolarmente
31
Su questo aspetto rinvio alla più ampia trattazione in Covini, 7UDSDWURQDJHHUXRORSROLWLFR
cit.
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10
Nadia Covini
GHQVDHFRQWLQXD*OLDUFKLYLVWLPLODQHVLGHOSDVVDWRKDQQRUDGXQDWRXQSLFFRORIRQGRGLDXWRJUD¿GL©GRQQHFHOHEULªVHFRQGRLQWHQ]LRQLHFULWHULFKHDL
ORURWHPSLVHPEUDYDQRVLJQL¿FDWLYLDEHQYHGHUHLYHULDXWRJUD¿VRQRSRFKL
e anche la celebrità delle scriventi è un concetto piuttosto dubbio, e tuttavia
dalla raccolta si rileva che Bianca Maria (e in minor misura le altre duchesse
di casa Sforza, Bona di Savoia, Isabella d’Aragona e Beatrice d’Este)32, costituiva un interlocutore di elezione per donne e nobildonne del dominio ducale.
Scrivevano alla duchessa dame e aristocratiche che per il loro rango frequenWDYDQRODFRUWHGHLSULQFLSLPRJOLHSDUHQWLGLRI¿FLDOLPRQDFKHHEDGHVVHH[
dipendenti e servitrici, e anche nobildonne di altre regioni, che avevano conosciuto la duchessa nel periodo della Marca, o che si servivano come tramiti
delle sue dame di corte di origine forestiera.
Che cosa le scrivevano queste gentildonne e donne? Quali toni, quale linguaggio sceglievano? In generale, le lettere attingono largamente al lessico
del SDWURQDJH, che si realizzava nello scambio tra protezione e dominio, tra
potere e riconoscenza, nella caratteristica asimmetria per cui il cliente era tenuto a “restituire” al patrono servizi, fedeltà, lealtà e “affezione”. Il linguaggio
è devoto e sottomesso e le scriventi sollecitano favori, interventi e concessioni
esprimendo nel contempo l’idea di reciprocità e di scambio. Un altro modulo
che si ripete è la rievocazione di una contiguità, di un rapporto diretto, personale e domestico, in molti casi anzi il richiamo a una passata consuetudine
FKHVLYXROHULFRUGDUHHULQQRYDUH,OOLQJXDJJLRqFRQ¿GHQ]LDOHHFKLVFULYH
sembra supporre che la potente principessa sia perfettamente al corrente delOHVXHYLFHQGHIDPLJOLDULGHOOHQHFHVVLWjHGHLGHVLGHULGHLULVSHWWLYLPDULWL¿gli, fratelli e nipoti. Le scriventi impetrano un favore, l’intercessione al perdono del principe per una condanna o un bando, la cassazione di una multa, un
salvacondotto, una cattedra minore, la revoca di una sentenza, la concessione
di un dono per la dote, la mediazione in vista di un matrimonio distinto. Altre
volte si limitano a dare notizie della propria famiglia, depositano un ricordo,
un omaggio, cercano di tenere vivo il legame stabilito con la Visconti. Così
ODQRELOGRQQDSDYHVH(OLVDEHWWD$VWRO¿VFULYHUDPPDULFDQGRVLGLQRQHVVHUH
stata scelta per «deslactare», ossia svezzare il piccolo Filippo Maria Sforza, al
quale si era affezionata quando aveva vissuto presso gli Sforza nella loro casa
pavese33. E altrettanto, altre donne e nobildonne rievocano momenti simili,
quando avevano partecipato alla vita domestica dei principi nelle loro abitazioni milanesi, cremonesi o pavesi, o durante i frequenti soggiorni nei castelli
di Melegnano, Abbiate, Cusago, Cassano d’Adda, Castelleone.
Come nota Isabella Lazzarini nell’introduzione a questa raccolta di studi,
i corrispondenti della duchessa ricevevano delle risposte che rappresentavano
SHUORUR©XQDVRUWDGLLGHQWL¿FD]LRQHLQHTXLYRFDELOHGLFXLVHUYLUVLLQFRQWHVWL
32
ASMi, $XWRJUD¿, Donne celebri, 160-162. Una schedatura è in L. Schipani,9RFLGLGRQQHGHO
4XDWWURFHQWR8QDIRQWHLQHGLWDSHUODVWRULDGHOOHGRQQHOHVXSSOLFKHDLGXFKLGL0LODQR
, tesi di laurea, Università degli Studi di Milano, rel. P. Mainoni, a.a. 2002-2003.
33
Si veda la lettera riprodotta a corredo di Covini, 6FULYHUHDOSULQFLSHFLW¿J
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7UDFXUHGRPHVWLFKHVHQWLPHQWLHSROLWLFD
11
diversi». Far parte della corte, o almeno essere nel novero dei corrispondenti
GHOODGXFKHVVDVLJQL¿FDYDPDQWHQHUHXQ¿ORGLUHWWRFRQO¶DPELHQWHFRUWLJLDQR
e poter valorizzare questi legami, per dirla in breve, nella competizione sociale. La corrispondenza inoltre riempiva i vuoti: la lontananza, le assenze temSRUDQHHLYLDJJLOHPLVVLRQLXI¿FLDOLHUDQRRFFDVLRQLSHUVFULYHUHULQQRYDUH
il rapporto e tenerlo vivo.
4. *OLXPLOL
Nobildonne e gentiluomini, esponenti di un ceto cittadino altolocato e nobile, non esauriscono la gamma dei corrispondenti della duchessa, che scambiava lettere anche con persone di rango più modesto. Si rivolgevano a lei
con una gamma inesauribile di richieste le balie che avevano allattato i suoi
¿JOLOHJRYHUQDQWLFKHOLDYHYDQRVYH]]DWLHDFFXGLWLOHVHUYLWULFLGHLUDQJKL
più umili; così come sguatteri, inservienti, uscieri, carrettieri, personale delle
stalle, fornitori di derrate e generi vari, provisionati e sbirri, ecclesiastici di
ogni rango. In una raccolta di documenti sforzeschi relativi alla regione del
7LFLQR e di Bellinzona sono edite alcune lettere scambiate tra la duchessa e il
suo ex cuoco Rosso di Blenio, che le scriveva con una certa assiduità per chiederle piccoli favori, per sé e per i suoi, e talvolta faceva anche da intermediario
per analoghe richieste provenienti da gente della sua piccola comunità montanara34. Sfruttando le sue relazioni altolocate, il cuoco ticinese diventava una
VRUWDGLPHGLDWRUHíXQLPSUHQGLWRUHGLUHEEHURJOLVWXGLRVLGLVWXGLVRFLDOLí
del SDWURQDJHGLFRUWHDEHQH¿FLRGHOODVXDSLFFRODFRPXQLWj
Se i servitori della GRPXV avevano un canale preferenziale per ottenere l’attenzione della duchessa, le scrivevano anche altre persone di condizione modesta come bottegai, artigiani, piccoli commercianti, funzionari di basso rango,
HORVFRSRHUDVHPSUHTXHOORGLULFRUGDUHLORURVHUYLJLHGLFKLHGHUHEHQH¿FL
doni, sussidi, elemosine, protezione in vertenze giudiziarie, remissioni, perdoni
e grazie. A queste richieste, sia lettere sia suppliche più formali, corrisponde
quella massa imponente di lettere patenti che la segreteria personale della duchessa confezionava e che sono conservate sia in forma di minuta, sia registrate
nei suoi personali registri: ne diamo conto nella prima appendice. Con le patenti, scritti formali con connotato autoritativo e legale, usciamo però dall’ambito
della libera comunicazione epistolare. Notiamo solo che sia la corrispondenza
privata, sia una parte delle scritture attinenti al ruolo pubblico della duchessa,
provenivano dallo stesso centro di produzione scrittoria, la cancelleria privata
SUHVLGLDWDGDLVXRLIHGHOLFROODERUDWRUL*DODVVLR&DUFDVVROD*LRYDQQLH)DFLQR
GD6DQ3LHWUR*LDFRPR6LURQLHYDULDOWULVFULELHFDQFHOOLHUL35.
34
7LFLQRGXFDOH, I/II, Bellinzona 1994, pp. 386, 391, corrispondenza del 1461.
6XOOD FDQFHOOHULD VL YHGDQR DOFXQH LQIRUPD]LRQL LQ 9 %DVVLQR * )UDWL /D FDQFHOOHULD GHOOD
GXFKHVVD%LDQFD0DULD9LVFRQWL6IRU]D6XDHVLVWHQ]DHFRPSRVL]LRQH, in «Archivio storico lombardo», s. 9, 10 (1972), pp. 247-254.
35
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12
Nadia Covini
Nella vasta corrispondenza della Visconti è anche possibile ritagliare un
mazzetto di lettere che descrivono aspetti dell’organizzazione domestica di
una casa principesca del Quattrocento. Se le dame più in vista della corte di
%LDQFD0DULDDYHYDQRIDPDGLDFFDSDUUDUVLSRVWLFDULFKHHEHQH¿FLSHULORUR
SURWHWWLPROWLVHUYLWRULGHLEDVVLUDQJKLQRQPDQFDYDQRGLDSSUR¿WWDUHGHOl’indulgenza della principessa milanese, cosicché la sua organizzazione domestica, come risulta da più testimonianze, era contrassegnata da un certo disordine e da un’ampia licenza. Come esempio, proponiamo una curiosa lettera
scritta dalla FRPDWHUíprobabilmente la levatrice, l’ostetrica di casa Sforza
íFKHLQJUD]LDGHOODOXQJDFRQVXHWXGLQHVLSHUPHWWHYDGLVFULYHUHD%LDQFD
0DULDFRQSDUROHPROWROLEHUHHWRQLSLFKHFRQ¿GHQ]LDOL$SSHQGLFHOHWWHUD
n. 9). La comare scaglia accuse e saporite maledizioni verso alcune cameriere,
tutte originarie della terra di Caravaggio, e le incolpa di aver brigato e sparlato
GLOHL¿QRDSULYDUODGLXQFHUWRFDPHULQRDFXLWHQHYDPROWLVVLPR
/H VHUYLWULFL RULJLQDULH GHOOD *HUD G¶$GGD HUDQR QXPHURVH QHOOD GRPXV
della duchessa, essendo state arruolate grazie alla mediazione delle nobildonne Secco di Caravaggio, che le descrivevano come donne robuste, laboriose,
YRORQWHURVHPDíDTXDQWRSDUHíQRQWURSSRDGDWWHDODYRUL¿QLFRPHFXcinare e accudire malati36'RYHYDQRHVVHUHVSLFFHHGHI¿FLHQWLPDDQFKHORquaci, litigiose e pettegole, al punto che lo stesso Francesco Sforza scrisse alla
moglie per suggerirle (con una certa cautela, e premettendo che non voleva
intromettersi nella sue gestione delle cose domestiche) di allontanare le più
sboccate, giudicando che non fossero adatte a tener compagnia alla giovane
Ippolita. Per chiudere il dossier sulla proverbiale indisciplina dei servitori della duchessa, alcune lettere del reverendo Antonio Alasia, precettore del protonotario Ascanio Sforza, fanno un resoconto dei cattivi costumi dei servitori
che erano rimasti a presidiare la residenza pavese dopo la sua morte. Erano
numerosi, disobbedienti, arroganti e indisciplinati: suggeriva di punirli e di
OLFHQ]LDUQHTXDOFXQRSHUSRUUH¿QHDOOHFDWWLYHDELWXGLQLSUHVHGXUDQWHODYLWD
della loro indulgente padrona37.
5. /DFRUULVSRQGHQ]DGHYRWD
Per completare la mappa della corrispondenza di Bianca Maria in quanto
espressione di diversi ambiti di socialità, dobbiamo almeno accennare ai carWHJJL¿WWLFKHLQWUDWWHQQHFRQUHOLJLRVLHUHOLJLRVHFKLHVHFRQYHQWLHPRQDVWHri38, da cui riceveva suppliche, lettere, richieste di intercessioni. Anche questa
FRUULVSRQGHQ]DULÀHWWHXQRVWLOHGLYLWDHXQSUHFLVRUHWLFRORGLUHOD]LRQLFRQ
36
ASMi, $XWRJUD¿, Donne celebri, 162, Luchina Secco, Caravaggio, 26 aprile 1454 e lettera di
Francesco Sforza edita da Cutolo, 9LWDIDPLOLDUHGL,SSROLWD6IRU]Dcit., pp. 225-226.
37
ASMi, 6IRU]HVFR, Carteggio interno, 846, 29 novembre e 1° dicembre 1468.
38
Per una mappa della devozione della duchessa, ASMi, Sforzesco, PS, 1460, /LEURGHOHHOLPRVLQHGHODLOOPDTXRQGDPPDGRQQD%ODQFKDIDFLYDRJQLDQQRHWF
Reti Medievali Rivista, X - 2009 <http://www.retimedievali.it>
7UDFXUHGRPHVWLFKHVHQWLPHQWLHSROLWLFD
13
$JQHVHGHO0DLQRFRQOD¿JOLD,SSROLWDHFRQOHGDPHGLFRUWHODGHYRWDHSLD
duchessa non solo frequentava palazzi e castelli nobiliari, ma visitava spesso
monasteri, soprattutto femminili, e sovente si rivolgeva al papa per ottenere
dispense speciali per potervi soggiornare nonostante le regole della clausura.
Dopo le sue visite, riceveva lettere da monache e badesse che le assicuravano
le loro preghiere e le sottoponevano piccoli e grandi problemi della loro sede
monastica o conventuale: elezioni contrastate, nomine dei confessori, liti e
beghe interne, fusioni indesiderate con altre sedi. Poiché molte di queste religiose provenivano da grandi famiglie dell’aristocrazia del dominio39, la loro
corrispondenza è uno snodo ulteriore del rapporto tra la Visconti e la società politica del ducato: un reticolo comunicativo e di socialità assai ampio e
diramato.
7UDODFRUULVSRQGHQ]DGHOODGHYRWDGXFKHVVDVLDQQRYHUDQRVFDPELGLOHWtere con religiosi attorno ai quali in quegli anni si erano create ampie aree di
GHYR]LRQHFRPH*LRYDQQLGD&DSLVWUDQR$PHGHR0HQH]GD6\OYD*DEULHle da Lecce, Michele da Carcano, nonché lettere relative alle vicende dell’instaurazione delle osservanze minoritiche40. Nel 1459-1461 Bianca intrattenne
una corrispondenza con i custodi della basilica padovana di Sant’Antonio per
adempiere a un voto fatto quando Ludovico Maria, a cinque anni, si era gravemente ammalato: fece dotare un altare e donò una statua d’argento che riproduceva le reali dimensioni del bambino al tempo della malattia, oltre a vari
paramenti, palii e un messale miniato con le imprese sforzesche41.
Nel 1459 la duchessa chiese a papa Piccolomini la dispensa dal voto di
erigere e dotare tre chiese a Milano, avendo già fondato, oltre all’Incoronata,
una chiesetta a Milano e una a Cremona42, e questo è solo uno degli episodi
ben noti del suo mecenatismo religioso, che annovera fondazioni di chiese,
costruzione di cappelle e altari43. La corrispondenza rivela anche aspetti di
devozione ostentata e tipicamente cortigiana: tra le suppliche lombarde relaWLYHDOSRQWL¿FDWRGL3LR,,VRQRSDUHFFKLHTXHOOHLQROWUDWHGDOODGXFKHVVDPD
anche da Agnese e da Ippolita (prontamente imitate dalle loro dame di corte)
per potere utilizzare «altari portatili» da viaggio o per ottenere licenze di visitare monasteri di clausura e soggiornarvi nonostante le regole44.
39
* =DUUL 0RQDVWHUL IHPPLQLOL H FLWWj VHFROL ;9;9,,,, in /D FKLHVD H LO SRWHUH SROLWLFR.GDO
0HGLRHYRDOO¶HWjFRQWHPSRUDQHDDFXUDGL*&KLWWROLQLH*0LFFROL7RULQR6WRULDG¶,WDOLD
Annali 9), pp. 359-429.
40
S. Fasoli, 7UD ULIRUPH H QXRYH IRQGD]LRQL O¶RVVHUYDQ]D GRPHQLFDQD QHO 'XFDWR GL 0LODQR,
in «Nuova rivista storica», 76 (1992), pp. 445-446, 449 nota; S. Fasoli, 'D*DOHD]]RD/XGRYLFR
/LQHDPHQWLGHOODSROLWLFDVIRU]HVFDYHUVRO¶RVVHUYDQ]DPLQRULWLFDGHJOLDQQLGL6LVWR,9
in «Nuova rivista storica», 82 (1998), pp. 131-132.
41
0&DI¿%LDQFD0DULD9LVFRQWH6IRU]DGXFKHVVDGL0LODQRD6DQW¶$QWRQLRGL3DGRYD, in «Archivio storico lombardo», 13 (1886), pp. 400-413.
42
©%HDWLVVLPHSDWHUª'RFXPHQWLUHODWLYLDOOHGLRFHVLGHOGXFDWRGL0LODQR, a cura di E. Canobbio e B. Del Bo, Milano 2007, doc. 308, 9 giugno 1459.
43
:HOFK:RPHQDVSDWURQVDQGFOLHQWVcit.; Covini, 7UDSDWURQDJHHUXRORSROLWLFRcit.
44
Si vedano gli accurati regesti e gli indici in ©%HDWLVVLPHSDWHUªcit.
Reti Medievali Rivista, X - 2009 <http://www.retimedievali.it>
14
Nadia Covini
6. 8OWLPHOHWWHUHORVFRQWURFRQLO¿JOLRGXFDLYLDJJLODPDODWWLDHOD
PRUWH
Dopo la scomparsa di Francesco Sforza nel marzo 1466 la duchessa inauJXUzXQDUHJJHQ]DFRQLO¿JOLRSULPRJHQLWRGLYHQWDWRGXFDGL0LODQR0HQWUH
le guerre colleonesche allontanavano il giovane principe da Milano, la duFKHVVDSUHVHOHUHGLQLGHOORVWDWRFRPXQLFDQGRDVVLGXDPHQWHFRQLO¿JOLRSHU
lettera. Il carteggio tra i due principi ha come scenario l’intera diplomazia italiana e ampi squarci di quella europea: vi si tratta di affari di stato, di nomine
DJOL XI¿FL GHO JRYHUQR GL WHUUH H FLWWjGHLUDSSRUWL FRQQRELOL H QRWDELOLGHO
dominio45%HQSUHVWRWUDOHULJKHGHOODFRPXQLFD]LRQHSROLWLFDLQL]LDDGDI¿RUDUHXQGXURHDVSURGLVVLGLRSHUVRQDOHWUDPDGUHH¿JOLRLQFXLODSHUVRQDOLWj
GHOODGXFKHVVDíLQVYLOXSSLGHJQLGLXQURPDQ]RHSLVWRODUHíULVXOWDPHQR
VWHUHRWLSDHFRQYHQ]LRQDOHGLTXDQWRQRQDSSDLDGDOOHELRJUD¿HWUDGL]LRQDOL
Le lettere che la duchessa scrive nei primi mesi del 1467 sono lunghe e
dense di avvisi e informazioni sulle vicende politiche e si concludono invariabilmente con consigli e ammonimenti corroborati dal suo incombente affetto
PDWHUQR3UHRFFXSDWDSHUO¶HPHUJHQWHDPEL]LRQHGL*DOHD]]RHSHULOVXRHYLGHQWHGHVLGHULRGLVRWWUDUVLDOODVXDLQÀXHQ]DODGXFKHVVDFHUFDGLPLWLJDUQH
le intemperanze, orienta le sue opinioni e comportamenti, gli ammannisce
UHJROH GL EXRQ JRYHUQR OR HVRUWD D QRQ XVFLUH GDL FDQRQL ¿VVDWL GDO SDGUH
tenta insomma di essere riconosciuta e ascoltata come principale consigliere politico46. Ma già in gennaio 1467 si manifestano alcune tensioni. Il duca
aveva scritto a Bianca Maria che voleva introdurre una novità nel pagamento
delle milizie: anziché radunarle nei grandi cortili della Corte dell’Arengo, le
DYUHEEHFRQYRFDWHQHJOLVSD]LGHOULQQRYDWRFDVWHOORGL3RUWD*LRYLD/DGXchessa aveva risposto, piuttosto allarmata, invitandolo a non «fare novità» e
richiamandolo a seguire gli «stilli» paterni47/¶LQL]LDWLYDGL*DOHD]]RQRQHUD
innocua: evidentemente già pensava a ripristinare pienamente la funzionalità
del castello (abbattuto nel 1447 in odio a Filippo Maria Visconti) nel quale
avrebbe potuto condurre gli affari di stato in un ambiente più segreto e riVWUHWWRHORIHFHSRLD¿QHDQQRFRQXQDVRUWDGLFROSRGLPDQR,QSULPDYHUD
la corrispondenza continua e in aprile lo scambio di qualche ERQPRW apparentemente scherzoso nasconde la crescente insofferenza del giovane principe
verso la tutela materna48. In aprile, dandogli la notizia della salute declinante
45
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1459.
,OJHQQDLRJOLVFULYHDSURSRVLWRGHOGHVLGHULRGHO¿JOLRORGL3LHU0DULD5RVVLGLDYHUTXDOFKH
FRQGRWWD¿QRUDQHJDWDPHQWUH©qSXUEHQHIDUVHVWLPDGHVLPLOHSHUVRQHHWKDYHUOLFDULVuFRPR
boni e veri servitori che ne sono, e ti confortamo a pigliare qualche bono partito circa li facti suoi
mo’ che li è il modo degli alogiamenti e non sarà altro che ben facto»: ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1459.
47
ASMi6IRU]HVFR, PS, 1459, 30 gennaio 1467.
48
ASMi, 6IRU]HVFR36DSULOH'D3DUPD*DOHD]]RDYHYDVFULWWRXQDIUDVHVLELOOLQD
sul marchese di Mantova (suocero mancato) che «porta(va) qualche oca a bere». Bianca Maria
risponde che non comprende cosa voglia dire, forse che con la pioggia «te bagnassi e debie havere
trovato qualche ocha a bevere per la via».
46
Reti Medievali Rivista, X - 2009 <http://www.retimedievali.it>
7UDFXUHGRPHVWLFKHVHQWLPHQWLHSROLWLFD
15
GL'RURWHD*RQ]DJD%LDQFD0DULDJOLWUDVPHWWH©FLWRFLWRFLWRªYDULDYYHUWLmenti su guerra, diplomazia e uso del denaro: ma ne riceve risposte spazientite49. Uno dei principali motivi di disaccordo è il forte desiderio della Visconti
FKH*DOHD]]RGLDVSD]LRDLIUDWHOOLPLQRULIRUPDQGRSHUORURGHOOHFRPSDJQLH
militari, coinvolgendoli negli affari di stato o addirittura creando delle HQFODYHV cittadine dove possano sperimentare le loro attitudini politiche, e per
anticipare i tempi manda a Cremona, sua città dotale, il giovanetto Ludovico
Maria. Pensa già a un «principato cremonese» staccato dal dominio ducale50.
Ancora in estate, la duchessa dispensa lettere piene di saggi consigli e di
informazioni: ne sono esempi, tra le tante, quelle del 21 maggio e del 12 giugno 1467 (Appendice, lettere n. 10 e 11). In ottobre però le relazioni tra i due
si inaspriscono. Il duca chiede conto alla madre di certe improvvide nomine
GL RI¿FLDOL DFFXVDQGROD DSHUWDPHQWH GL DYHU VFHOWR SHUVRQH LQDGHJXDWH SHU
corrispondere alle raccomandazioni delle sue intriganti dame di corte. Inizia
a escluderla dalla comune gestione del potere e la duchessa reagisce amareggiata e anche indispettita51/DFRQ¿GHQ]DqURWWDPDODFRUULVSRQGHQ]DQRQ
si interrompe, e quanto più i rapporti si guastano, tanto più abbondano le
cordialità formulari e i complimenti rituali.
Sentimenti e passioni passano attraverso lettere di forte contenuto politico. Lettere che non a caso sono prodotte da due diverse sedi cancelleresche.
Una parte delle lettere di Bianca infatti proviene dai suoi cancellieri personali,
una parte invece è prodotto della cancelleria segreta, di stato. In particolare,
la sigla ,RKDQQHVLQFDOFHDPROWHOHWWHUHLQGLUL]]DWHDO¿JOLRqODVRWWRVFUL]LRQH
GL*LRYDQQL6LPRQHWWDIUDWHOORGL&LFFRDOTXDOHODGXFKHVVDHUDPROWRDIIH]LRQDWD*DOHD]]RSHUzWHQHYDG¶RFFKLRLO6LPRQHWWDHJOLFKLHGHYDUHVRFRQWL
SXQWXDOLVXTXDQWRDFFDGHYDD0LODQR$OOD¿QHGLRWWREUHLOVHJUHWDULRFDODbrese dovette riferire alla duchessa che il duca non voleva con sé al campo il
fratello Filippo Maria, e alle sue parole Bianca Maria (scrive il Simonetta al
duca) «tutta se commosse et se turbò, e comenzò quasi ad lachrimare et disse
che Filippo era ormay adulto et se perdeva et marciva qui in otio et che non
VHH[HUFLWDQGRDOSUHVHQWHQpLPSUHQGHQGRTXDOFKHYHUWXGH¿QFKpqWHQHUR
facto habbia il osso non se saperà adaptare in cose degne, et che gli doleva et
rencresceva assay che non gli fosse havuto più rispecto che quello se gli ha». E
PRVWUDQGRFKHODVXDSUHRFFXSD]LRQHULJXDUGDYDODVRUWHGLWXWWLL¿JOLDYHYD
aggiunto che «quando ben lui et li altri soi fratelli non havessero stato, che
almanco siano vertuosi et non fazano vergogna alla bona memoria dello ill.mo
signor vostro patre»52. La questione della condizione dei fratelli cominciava a
essere motivo di forti tensioni. Ai primi di dicembre il duca tornò a Milano e a
49
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1459.
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1459, 21 giugno 1467. Si veda M. Ferrari, /HWWHUHVIRU]HVFKHGDOFDVWHOOR
GL&UHPRQD, in «La scuola classica di Cremona. Annuario dell’Associazione ex alunni del liceoginnasio Daniele Manin», 2003, pp. 141-152.
51
ASMi, 6IRU]HVFR36%LDQFD0DULDD*DOHD]]R0DULDRWWREUH
52
ASMi, 6IRU]HVFR36*LRYDQQL6LPRQHWWDDOGXFD0LODQRRWWREUH
50
Reti Medievali Rivista, X - 2009 <http://www.retimedievali.it>
16
Nadia Covini
VRUSUHVDWUDVIHUuODVHGHGHOJRYHUQRQHOFDVWHOORGL3RUWD*LRYLD,O6LPRQHWWD
fu ammesso nel castello, mentre vari altri collaboratori e consiglieri ne furono
estromessi, trovandosi esclusi dal circolo in cui si decidevano gli affari di stato. I timori della duchessa si avveravano secondo le sue peggiori previsioni53.
Sul principio del 1468, durante il soggiorno a Milano della principessa
Ippolita e di Alfonso d’Aragona, molti nodi vennero al pettine e le relazioni
WUDLGXHUHJJHQWLGL0LODQRGLYHQQHURDSHUWDPHQWHHSXEEOLFDPHQWHFRQÀLWtuali54,QJHQQDLRODGXFKHVVDVFULYHDO¿JOLRXQDOHWWHUDFRQWHJQRVDLQFXLOR
esorta ad ascoltare i pareri «de tanti valenti homini» e si impegna, con parole
piuttosto involute, a sottoporgli ogni grazia che concederà, ribadendo la volontà di governare di buon accordo55. La novità è il passaggio dal tu materno
DXQIUHGGRYRL*DOHD]]R0DULDOHULVSRQGHKDQRWDWRLOPXWDPHQWRGLWRQR
e si lamenta di essere trattato «da forestiero». Le chiede di raggiungerlo ad
Abbiate e di condurre anche gli ospiti napoletani, ma Bianca Maria si trincera
dietro i medici e la malattia, le pillole e i salassi. «Rispondendo ala tua lettera
poy, FKHSXUYR\WHVFULYLDPRLQVLQJXODUH, dicemo che non havemo anchora
tolta la pillola (…) cosi te avisaremo de la intentione nostra circa il venire o
non venire»56. Ma, smentendosi, esprime l’intenzione di restare a Milano per
accompagnare il principe di Calabria a visitare i luoghi più ameni della città:
i malesseri sono un evidente pretesto.
In gennaio e febbraio, nel pieno dei festeggiamenti per i duchi di Calabria,
OHOHWWHUHGHOO¶DPEDVFLDWRUHGHL*RQ]DJDD0LODQRLQWHUSUHWDQREHQHLOFOLPD
DSSHVDQWLWRQHOWULDQJRORWUDODGXFKHVVDPDGUH,SSROLWDH*DOHD]]R0DULD,O
giovane duca è abbagliato e turbato dal cambiamento avvenuto nella sorella
dopo il matrimonio e il primo parto. La bella principessa, già sua compagna
di giochi e di studi, stupisce tutta la corte di Milano esibendo i vestiti alla
moda napoletana e ostenta il fascino di una maturità pienamente sbocciata.
7UDODPDGUHHLOIUDWHOOR,SSROLWDQRQKDHVLWD]LRQLHLOGXFDUHDJLVFHIDFHQGRla oggetto di dispetti e sgarberie, che apparentemente la riportano al cameratismo infantile e fraterno, ma che sono ormai fuori luogo e fuori tempo57. La
53
N. Covini, /¶HVHUFLWR GHO GXFD 2UJDQL]]D]LRQH PLOLWDUH H LVWLWX]LRQL DO WHPSR GHJOL 6IRU]D
, Roma 1998, pp. 213-218.
54
,OFRQÀLWWRqDPSLDPHQWHLOOXVWUDWRGDOOHOHWWHUHGHOIHEEUDLRHGLWHLQ&DUWHJJLRGHJOLRUDWRULPDQWRYDQLDOODFRUWHVIRU]HVFD, VIII, a cura di N. Covini, Roma 2000.
55
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1460, 6 gennaio 1468. Per il futuro, scrive, in «queste altre cose de qua
FRVuGHOVWDWRFRPRGHODLXVWLWLDIDUHPRFRPRKDELDPR¿QTXLIDFWRDOSUHVHQWHHSHUO¶DYHQLUH
usaremo tale diligentia che ogni cosa andarà per l’ordine suo et a ciaschuno serà facto suo debito.
Et accadendone de fare gratia veruna, o ve ne avisaremo se ’l tempo il comportarà, o vero la faremo, non comportandolo il tempo, con consultatione de quisti nostri del consiglio qualli restarano
qui; e poi siamo così apresso che speramo intenderiti le cose prima che se faciano e dal canto
nostro non mancharà in cosa alchuna, perché ogni cosa vada ordinatamente e secondo la voluntà
vostra; e fra tanto che stariti absente vi confortamo a scriverne speso se non per altro almeno del
vostro ben stare et cosi faremo nui».
56
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1460, 13 gennaio 1468 (il corsivo è mio).
57
&DUWHJJLRGHJOLRUDWRULPDQWRYDQL, VIII cit., lettera n. 6, 6 febbraio 1468: «Lo ill.mo signore
messer lo duca de Milano acompagnoe el signor duca de Calabria ala camera sua dove erano
le ill.me domine duchesse, e come’l fu nela camera el se voltoe a domina duchessa sua sorella
Reti Medievali Rivista, X - 2009 <http://www.retimedievali.it>
7UDFXUHGRPHVWLFKHVHQWLPHQWLHSROLWLFD
17
FRQ¿GHQ]DFKHVLVWDELOLVFHWUDOHGXHSULQFLSHVVHUHQGHDQFRUDSLLUULWDELOH
e capriccioso il duca, che si allontana da Milano e va itinerando per terre e
castelli.
All’inizio di febbraio il duca emana una grida sulle udienze, prescrivendo
che si tengano due volte la settimana, alla presenza sua o di due dei fratelli,
mentre «chi vorrà» potrà chiedere udienza alla duchessa58. Commenta l’ambasciatore mantovano: «Questa mattina lo illustre duca de Bari [Sforza Maria] comparse in la piaza de la corte, dove stetti quasi due hore passegiando a
dar audientia. Ogniuno intende molto bene che questo è facto solamente per
levar in tuto la audientia dela prefata madonna. Consideri la vostra signoria
de che animo la debe essere»59.
I motivi di scontro sono ora palesi, pubblici. Racconta l’Andreasi che la
duchessa desidera partire da Milano e rifugiarsi a Cremona, ma il duca non
glie lo permette60*DOHD]]RVWHVVROHLQGLUL]]DYDULHOHWWHUHGLULPSURYHULSHU
zurando, poi che l’havea havuto per male che l’havesse conducto via per tri zorni el signore duca
suo consorte, che’l volleva el se partesse ogni modo lunidì proximo, e se’l non lo faceva partir che
quell’altro ecc. el portasse in anima in corpo, et che’l se potesse scavezar il collo, replicando parechie volte el sconzuro, e monstrava ben da bon senno d’esser alterato. Cominciò poi a lavorarge
intorno che la se credeva esser bella, ma che’l non passaria troppo la seria arapata e soza come la
mala ventura. La monstroe anche lei non lo haver ponto per bene, nondimanco fu terminato che’l
se partisse pur lunidì come è dicto, benché doppo pare sia anche revocato. Questa sera rasonando
FXPODPDJQL¿FDGRPLQD3HWUD>GH[email protected]
sdegnata da bon senno e dolevagli troppo che in presentia de quelli signori et ambassatori gli
havesse dicto quelle parole, et lo illustre signore duca non l’havea havuto per bene, avvenga che’l
dissimulasse, né deliberava più star qui. (…) essa domina duchessa de Calabria me domandoe se
heri sera havea inteso quelle belle parole del signore, et che me ne pareva, et che l’aspectava adesso che’l ge venisse a dargene un’altra rebuffata, che non me partesse et che stesse a vedere. Esso
signore venne, et intrato in la camera fece honore ad sua matre, monstrando quasi de non vedere
domina duchessa zovene, et lei se mise a parlare cum el signore suo consorte. Stato così un poco,
el ge disse forsi xx volte, l’una doppo l’altra: «Bondì madonna duchessa», deinde «Bona sera», et
lei ge rispondeva. El fece venire domina Isabetha che era acunza cum la testa al modo napolitano,
dicendo che la stava benissimo, e se la pigliava un poco de carne la seria molto più bella che domina duchessa sua sorella, perché de qui a poco la seria tuta arapata, e cominciò pur a lavorargli
intorno, et che la tenisse per certo che lunidì el signore duca se parteria. Doppo basoe essa domina
Isabetha, dicendo che beata lei, et che’l ge posseva esser caro assai la se trovasse a questo tempo,
et che se ben in tuto la non fosse cusì bella come la sorella, l’haveria tante più virtude in sé che la
non havea lei, e qui stete un pezo a rasonare. Doppo domina duchessa de Calabria el tiroe da canto
et ge parloe un pocheto, dicendo che la non volleva testimonio. Pur pocho dreto fu chiamato el
signore conte de Urbino a questo rasonamento, deinde fu dato licentia a ciaschuno de la camera, e
IXGLFWRVHPDQGDVVHSHUODFRODWLRQHª3LWDUGLODGXFKHVVDVFULYHDOGD7UH]]RFKH$OIRQVRDYHYD
vietato alla moglie di stare da sola in compagnia del fratello: Margaroli, %LDQFD0DULDH*DOHD]]R
0DULD6IRU]Dcit., doc. n. 14, pp. 372-373.
58
,UHJLVWULGHOOHOHWWHUHGXFDOL, a cura di C. Santoro, Milano 1968, doc. 141, p. 117, 1° febbraio
1468.
59
&DUWHJJLRGHJOLRUDWRULPDQWRYDQL, VIII cit., n. 5, 4 febbraio 1468.
60
&DUWHJJLRGHJOLRUDWRULPDQWRYDQL, VIII cit., n. 5, 4 febbraio 1468, M. Andreasi a Barbara di
Brandeburgo: «Sua excellentia me disse che prima dovesse ringratiar lo illustre signore mio et la
prefata vostra signoria del consiglio e ricordo che gli danno, deinde avisasse le celsitudini vostre
che lei delibera de seguire el parer e consiglio de quelle, segua pur ciò che se voglia, et che la è in
tuto deliberata levarsene, parendoge che la sia proprio ne li termini scrive essa vostra signoria, ma
el bisogna che la facia questo cum qualche honestate e cum qualche colore, perché la dubita che se
lo amico lo intendesse, forsi che’l ge provederia che la non se poteria levare a sua posta, e dice de
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18
Nadia Covini
LOUL¿XWRGLGDUHLQSHJQRLVXRLJLRLHOOLHFRQWULEXLUHDOOHVSHVHGLVWDWRSHUOH
spese smodate (l’acquisto di un fermaglio costosissimo diventerà quasi proYHUELDOHSHUOHVXHULSHWXWHFRQFHVVLRQLDLSDUHQWLO¶XOWLPDqXQEHQH¿FLRGL
acque per Antonio del Maino)61, per la protezione che accorda a Donato del
Conte, già capitano sforzesco. Ma la questione più spinosa riguarda i fratelli
minori, che il duca non vuole destinare ad alcuna responsabilità di governo
o di comando. Uno scambio di lettere piuttosto freddo riguarda la sposa in
arrivo dalla Francia, Bona di Savoia, e le misure da prendere per formare la
VXDQXRYDFRUWH/DGXFKHVVDDSSUHQGHFKH*DOHD]]R0DULDYXROHHVFOXGHUH
dal seguito della moglie i cortigiani che avevano servito suo padre, ma non
manca di fargli notare che la sua selezione non è coerente. Non ha dubbi, si
tratta solo di un pretesto per estromettere alcuni cortigiani a lui sgraditi, ma
a lei molto cari62.
In maggio la duchessa riesce a partire per Cremona con Ippolita e una
YROWDDUULYDWDPRVWUDGLYROHUYLVWDUHDOXQJR,O¿JOLROHVFULYHGDO%DUFKR di
Pavia e le manda in dono un daino e un cervo che ha catturato durante le sue
cacce63 %LDQFD ULVSRQGH QHOOR VWHVVR JLRUQR VRQR L PLUDFROL GHJOL HI¿FLHQWL
cavallari ducali) con una lettera in cui non risparmia qualche motto sarcastiFRDOOXGHQGRDOFOLPDLQIHOLFHGHOODFLWWjSDGDQD*DOHD]]ROHDYHYDFKLHVWRGL
mandargli in cambio «una barchata de nebia de Po», e lei con parole argute e
pungenti gli risponde che si sbaglia, a Cremona non c’è nebbia affatto, «anze
una serenità de ayro che fa stare allegro ogniuno per forza» (Appendice, lettera n. 12). E in altre lettere degli stessi giorni gli comunica che, dovendo assumere per prescrizione dei medici varie «pillule e syrupi», non sa quando
potrà tornare a Milano a ricevere la sposa savoina64. Sul principio di giugno,
*DOHD]]RWDJOLDFRUWRHOHLQJLXQJHLPSHULRVDPHQWHGLWRUQDUHHGRSRXQDOWUREDWWLEHFFRDGLVWDQ]DSHUO¶HQQHVLPRHSLVRGLRGLPXQL¿FHQ]DHFFHVVLYDH
indiscriminata, la duchessa risponde «ex arce nostra Cremone» osservando
risentita che i loro interessi, le amicizie e le inimicizie non possono che coincidere «e chi credesse altramente saria in grande errore»e comunque cercherà
di prendere «in bona parte» ciò che le scrive65. Nonostante il desiderio di non
muoversi da Cremona, l’insorgere di alcuni casi di peste la induce alla partenza, ma il viaggio di ritorno si presenta complicato per i timori del contagio, per
il seguito esorbitante, suo e della duchessa di Calabria, per il ripetersi dei ma-
voler ancor temptare se la potesse condurge lo ill.mo signore duca de Calabria».
61
ASMi, 6IRU]HVFR, Registri Missive, 81, c. 121 e cc. 139, 131Y. Sui gioielli della duchessa si vedano
P. Venturelli, 6PDOWRRURHSUH]LRVL2UH¿FHULDHDUWLVXQWXDULHQHO'XFDWRGL0LODQRWUD9LVFRQWL
H6IRU]D, Milano 2003; P. Venturelli, ,O©IHUPDJOLRFXPO¶DQJHORªGL%LDQFD0DULD9LVFRQWL6IRU]DQHOGLSLQWRDOOD3LQDFRWHFDGL%UHUD, in )ORULOHJLXPVFULWWLGLVWRULDGHOO¶DUWHLQRQRUHGL&DUOR
%HUWHOOL, Milano 1995, pp. 116-118.
62
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1460, Milano, 18 febbraio 1468.
63
ASMi, 6IRU]HVFR, Carteggio interno, 884, 23 maggio 1468.
64
Carteggio in ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1460. La citazione è dalla lettera del 23 maggio, da Cremona.
6XOODOHWWHUDGHOOD©EDUFDWDGLQHEELDªVLYHGD/XENLQ$5HQDLVVDQFH&RXUW cit., pp. 63-64 («a
pleasantrie»).
65
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1460, 10 giugno 1468.
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7UDFXUHGRPHVWLFKHVHQWLPHQWLHSROLWLFD
19
lesseri e delle crisi d’asma, per gli effetti collaterali delle medicine che i suoi
VROHUWLPHGLFLOHSURSLQDQRIDWWLFKHíVFULYHDO¿JOLRíODUHQGRQR©GHELOHHW
frachassata»66. Il 19 giugno è a Lodi, dove si ferma in attesa di notizie sull’arrivo di Bona di Savoia, partita da Lione pochi giorni prima, e l’ultimo di giugno
VFULYHDO¿JOLRVFKHU]RVDPHQWHPDWRUQDQGRDOYRL©FKHQHYRJOLDWLDYLVDUH
del parire vostro circa le belleze sue, cum questo, però che non ne dicati bosie»67. Il 2 luglio il duca approda a Vigevano con la consorte e prega la madre
e Ippolita di raggiungerli ad Abbiate e il giorno successivo la duchessa lo avYLVDFKHVWDSDUWHQGRGD/RGLFRQODGXFKHVVDGL&DODEULDHL¿JOLSLSLFFROL
Abbiate è un luogo a lei caro, dove ha vissuto a lungo la madre Agnese, morta
nel 1465, ma ora ci va con pochi intimi, per breve tempo e quasi in incognito,
giusto per non dare adito a nuovi battibecchi (Appendice, lettera n. 13). Intanto scrive a Borso d’Este, chiedendo di mandarle le preziose acque termali delle
sue terre, che spera possano giovare alla sua salute malcerta68.
*LXQWRLOPRPHQWRGRORURVRGLVHSDUDUVLGD,SSROLWDDFXLDYHYDFRQ¿GDWR
tutte le sue amarezze, la duchessa decide, nonostante il caldo, di accompagnarOD¿QRD6HUUDYDOOHGDGRYHODSULQFLSHVVDGL&DODEULDSURVHJXLUjSHU*HQRYD
quindi per nave a Napoli. Nella corrispondenza di luglio troviamo resoconti
SXQWXDOLGLTXHVWRXOWLPRYLDJJLRSULPDLQFRPSDJQLDGHOOD¿JOLDHSRLFRQ
i suoi cortigiani, in una lunga deviazione che non raggiungerà mai la meta
GHVLJQDWD&UHPRQD/DVFLDWD,SSROLWDD6HUUDYDOOHDUULYDD7RUWRQDDLSULPL
di agosto, e qui si ammala: è assalita da forti febbri che hanno un andamento capriccioso, e che preoccupano molto parenti, medici e cortigiani del suo
seguito. Ma la duchessa è ansiosa di riprendere il viaggio, ha tanti progetti e
QHOOHOHWWHUHD*DOHD]]R©LOOXVWULVVLPH¿OLQRVWHUVXDYLVVLPHªPLQLPL]]DLGLsagi della malattia: «Stasemo secondo il male asay bene», scrive il 10 agosto69.
L’andamento «erratico» delle febbri preoccupa i medici, che temono anche i
disagi del viaggio: le lettere di Andriotto del Maino e dei ¿VLFL Benedetto da
1RUFLD*XLGRGD&UHPD&ULVWRIRURGD6RQFLQRDOODUPDQRDQFKH*DOHD]]RFKH
PDQGDDOODPDGUHXQDOWURPHGLFRGLVXD¿GXFLD$PEURJLR*ULIIRTXDOFXQR
poi gli attribuirà il ruolo di avvelenatore, ma il sospetto è stato confutato70. Da
Monza, il duca le scrive preoccupato, si rammarica di non poterla visitare («mi
UHQFUHVFHSHU¿QRDOO¶DQLPDªHDJJLXQJHDOOHOHWWHUHXQEUHYHULJRDXWRJUDIR
che la madre leggerà come segno di affetto71/DGXFKHVVDSDUWHGD7RUWRQDH
66
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1460, la duchessa al duca, «ex arce Cremona», 10 giugno 1468, VLJQDWD
©*DODVLXVª e varie altre tra l’11 e il 23 giugno.
67
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1460, Lodi, 30 giugno 1468.
68
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1460, lettera di Borso del 29 luglio, edita in Nicoud, ([SpULHQFH GH OD
PDODGLHcit., doc. n. 25, p. 367.
69
ASMi, 6IRU]HVFR36%LDQFD0DULDDOGXFD7RUWRQDDJRVWR,OGXFDVFULYHYDGD
Pavia il 3 agosto (ivi).
70
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1460, Sale, 11 agosto 1468, «ora settima».
71
Dopo l’ultima frase «Siché la conforto ad stare de bona voglia» aggiunge di sua mano «facendomi advisare del suo ben stare. Modoetie viii augusti 1468». E a un’altra lettera aggiunge: «et
gli piaza advisarmi del suo ben stare per mio contentamento, Modoetie vii augusti 1468, hora iiia
noctis» (ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1460). Sottoscrive Cicco Simonetta.
Reti Medievali Rivista, X - 2009 <http://www.retimedievali.it>
20 Nadia Covini
O¶DJRVWRqD6DOHGRYHDELWDQRLVXRLFDULSDUHQWL7URYDPDODHSRLQRQRVWDQWH
LPDOHVVHULVLLPEDUFDVXOEXFLQWRURHYLDJJLDOXQJRLO3R¿QRD9DOHQ]D©VuSHU
vedere la terra, et si per la devotione che havemo ad Sancto Iacomo lì»72. Visita
la nuova chiesa di Valenza il 13 e parte per Belgioioso, per la festa mariana di
agosto. Qui soggiorna nel castello visconteo, ora dei nobili da Barbiano. Arriva
verso il 18 a Melegnano, con l’intenzione di ripartire presto verso Cremona: ma
il castello già caro ai Visconti sarà la sua ultima residenza.
Conosciamo tutti questi spostamenti grazie a un imponente FRUSXV di lettere, molte delle quali sono leggibili in recenti edizioni73. Per tutto agosto la
duchessa aveva cercato di sminuire i malanni e aveva scritto lettere allegre e
VSHQVLHUDWHHXQDYROWDDSSURGDWDD0HOHJQDQRUDVVLFXUDLO¿JOLR©'HOPDO
nostro ne stasemo in bono termino». In quei giorni, corrisponde anche con
numerosi amici e fedeli, tra cui il precettore di Filippo, Bonifacio Aliprandi,
da cui riceve notizie che l’angustiano: l’allievo è sempre svogliato e ribelle,
trascura i suoi doveri, tiene a bada una girandola di maestri, che cercano inutilmente di ricondurlo alla disciplina e alla vita regolata.
Da giugno, la duchessa ha iniziato un altro importante carteggio: con AnWRQLRGD7UH]]RDPEDVFLDWRUHVIRU]HVFRD1DSROL*LjDJHQWHGXFDOHGLOXQJR
corso, già efferato esecutore di ordini ricevuti da Francesco Sforza quando era
a Ferrara nei primi anni sforzeschi74LOGD7UH]]RGDWHPSRHUDQHOUHJQRHVL
HUDJXDGDJQDWROD¿GXFLDGL)HUUDQWHG¶$UDJRQDFKHORDYHYDIDWWRSURPXRYHUHDOUDQJRGLDPEDVFLDWRUHXI¿FLDOH/DGXFKHVVDJOLDYHYDVFULWWRDSURSRVLWR
dei «salvatici deshonesti et poco amorevoli modi che ha servato el duca vostro
¿JOLROR YHUVR OD VLJQRULD YRVWUD LQ TXHVWD YRVWUD SDUWLWD GD 0LODQRª H LO GD
7UH]]RQHDYHYDGDWRFRQWRD)HUUDQWHVHQ]DULVSDUPLDUHGHWWDJOLHFLUFRVWDQze75. La corrispondenza era continuata, ovviamente in segreto, e si era fatta
più accorata e drammatica nei momenti più duri dello scontro tra Bianca e il
¿JOLR,OGD7UH]]RWUDVPHWWHYDDOODGXFKHVVDLVXJJHULPHQWLGHOUHULSDUDUVL
GDOOHLQVLGLHFRQWUDVWDUHODVFDODWDDOSRWHUHGL*DOHD]]R0DULDULIXJLDUVLD
Cremona, creare le condizioni per staccare dal ducato una contea separata, a
FXLSUHSRUUHLO¿JOLR6IRU]D0DULDJLjSURPHVVRD(OHRQRUDG¶$UDJRQD1RQ
erano consigli disinteressati, e di fatto il re spingeva la duchessa a una pericolosa «secessione cremonese»: ma non ci dilungheremo oltre su questo carteggio ampiamente edito e studiato per gli aspetti dello scontro politico76.
72
ASMi, 6IRU]HVFR36OHWWHUHGL$PEURJLR*ULIIRHGL%LDQFD0DULD6DOHDJRVWR
Soprattutto in Nicoud, ([SpULHQFHGHODPDODGLHcit.
74
Si veda Covini, ©/DEDODQ]DGULWDªcit., pp. 265-266.
75
ASMi, 6IRU]HVFR 36 FRSLD LQFRPSOHWD GL OHWWHUD GL $QWRQLR GD 7UH]]R DOOD GXFKHVVD
Napoli, 7 giugno 1468. Il re conforta la duchessa «a stare de bona voglia, et securo animo, perché
tanto comportarà la maestà soa che ve fosse facto violentia alcuna in quello vostro stato che’l
comportasse che’l fosse facto a sé medesimo et de questo stative secura madona mia che la maestà
soa gli è meglio disposta che non saperia scrivere» e «che per niente retornati più in le forze del
dicto duca».
76
Margaroli, %LDQFD0DULDH*DOHD]]R0DULD6IRU]Dcit.; Somaini, 8QSUHODWRORPEDUGRcit., pp.
304-311.
73
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7UDFXUHGRPHVWLFKHVHQWLPHQWLHSROLWLFD
21
4XHVWH WUDPH QRQ SRWHYDQR UHVWDUH LJQRWH D *DOHD]]R 0DULD FKH DYHYD
molti informatori. Quando arrivò a Melegnano stanca per i lunghi e faticosi
viaggi, Bianca ebbe la sorpresa di ricevere una lettera del duca che le chiedeva, mentre lei era assente, di poter portare la moglie a Milano e darle alloggio
nei suoi appartamenti personali dentro la corte dell’Arengo. La duchessa reagì
VXELWRDOSHULFRORHVLDIIUHWWzDPDQGDUHD0LODQRLVXRL¿GDWLVHUYLWRULSHU
far sparire dai suoi stipi lettere e materiali compromettenti. Dietro i toni manierosi e cortesi, la sua risposta è intrisa di un sarcasmo che sicuramente non
sfuggì al suo corrispondente: «Dicemo che de questo vostro scrivere prendemo un poco de admiratione, perché sapeti che dicte camere et tuto quello
havemo è vostro et ne possiti disponere la voluntà vostra. Et non solamente
ne piace che essa vostra mogliere le goldi, essendo nuy qui, ma quando nuy
fossemo in esse camere, ussiressemo de fora per lassarla a ley» (Appendice,
lettera n. 14).
Non fu possibile occultare in tempo la corrispondenza con l’ambasciatore a Napoli. Il duca la trovò e mandò subito a chiamare il segretario Irio da
Venegono, che aveva scritto le missive per la duchessa, e gli fece una sfuriata:
terrorizzato, questi rispose il 20 agosto con una lettera di scuse, vedendosi già
sul lastrico se non condannato a morte certa77. Dopodiché il duca fulminò a
GLVWDQ]DLO©EXRQªGD7UH]]RFKHFHUFzGLJLXVWL¿FDUVLDWWULEXHQGRRJQLWUDPD
a Ferrante78/DYHQGHWWDIXVHUYLWDLQYHFHIUHGGDD*DODVLR&DUFDVVRODFKHVLglava la maggior parte delle lettere di Bianca Maria e che le era carissimo: sul
SULQFLSLRGHODFFXVDWRGLDYHUIDOVL¿FDWROHWWHUHHDWWLHEEHLEHQLFRQ¿scati, fu chiuso nelle prigioni del castello di Milano e vi trovò rapidamente la
morte, probabilmente a causa delle torture79.
,O FDUWHJJLR QHOOD VXD LQWHJULWj q WHVWLPRQLDQ]D GHO GXULVVLPR FRQÀLWWR
SHUVRQDOH H SROLWLFR LQJDJJLDWR WUD PDGUH H ¿JOLR SHU OD GHWHQ]LRQH GHO SRWHUH H GHOOH UHVSRQVDELOLWj GL JRYHUQR 0LVXUDQGRVL FRQ OH DPEL]LRQL GL *Dleazzo, desideroso di conseguire una gloria da non condividere con nessuno,
SUHRFFXSDWDSHULOIXWXURGHL¿JOLPLQRULODGXFKHVVDULWURYDYDLOGHVLGHULRGL
FRQWDUHHGLFRPDQGDUHHOHGLI¿FROWjODVSLQJHYDQRDGDVFROWDUHLVXJJHULmenti non certo disinteressati dell’Aragonese. Indubbiamente il giovane duca,
personaggio odioso per tanti versi, si mostra in queste lettere duro, cinico,
vanesio, volubile, amorale. Ma anche la duchessa Bianca in questa corrispondenza non assomiglia del tutto al ritratto intenerito dipinto dai suoi troppo
LQGXOJHQWLELRJUD¿XQDGRQQDPLWHHVRSUDIIDWWDGDOGHPRQLDFR¿JOLRODFXL
unica scelta è di cercare riparo a Cremona per sottrarsi alle insidie che quello
77
ASMi, 6IRU]HVFR 36 ¿UPDWD GDOO¶©REVHTXHQWLVVLPXV VHUYLWRU ,ULª 0LODQR DJRVWR
[1468]: «Et Dio sa che con le lachryme a li oghii scriveva quelle lettere parendome che madona
non devesse rasonevolmente havere quella suspicione dela ex. vostra. Stando mi con la ex.tia soa,
che habia facto bene o male ad obedire, ne sto al sapientissimo iudicio de la ex.tia vostra (…) et
supplico per soa benignità me perdoni. Signore, io sono quello Iri che sono usato, sono ancora
bono a qualche cosa, perdo el tempo mio et sono a gran necessità del vivere, supplico ecc…»
78
Edizione e commento in Margaroli, %LDQFD0DULDH*DOHD]]R0DULD6IRU]Dcit.
79
Covini, ©/DEDODQ]DGULWDªcit., pp. 284-288.
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22
Nadia Covini
le vuole tendere. A ben vedere anche la duchessa era mossa da ambizioni forWLYROHYDLQÀXLUHDJLUHJRYHUQDUHGRPLQDUHULFRQTXLVWDUHJOLVSD]LFKHVL
era attribuita, e puntava per questo sulla «secessione cremonese». Ascoltando
i consigli del re di Napoli, e servendosi dell’ambasciatore fedifrago, Bianca
Maria rinnegava la saggia linea di comportamento che aveva scelto agli inizi del dominio sforzesco e intraprendeva una strada avventurosa che poteva
costituire una minaccia per l’assetto dello stato ducale80. La corrispondenza
LOOXPLQDDQFKHODFRVWDQWHDPELYDOHQ]DGHOUDSSRUWRWUDPDGUHH¿JOLRSHUFXL
sentimenti e affetti indubbiamente sinceri e profondi si dispongono in secondo piano quando più forti diventano le poste in gioco: l’esercizio del potere, la
condivisione delle responsabilità, il destino dei cadetti.
7. &RUULVSRQGHQ]DHSLVWRODUHHELRJUD¿D
L’epilogo della vicenda è ampiamente documentato nella corrispondenza
di settembre e ottobre, relativa agli ultimi giorni che la duchessa trascorse nel
castello di Melegnano, circondata dai suoi medici, da molti fedeli servitori e
dai più cari tra gli amici e i parenti. Le lettere del suo HQWRXUDJH narrano che
LOVXR¿VLFRPLQDWRGDDWWDFFKLIHEEULOLVHPSUHSLIUHTXHQWLHGDSDURVVLVPL
incontrollati fu ulteriormente aggredito dalla somministrazione di medicamenti e salassi che la indebolirono e le provocarono virulenti attacchi di dissenteria, e soprattutto una grave disidratazione, che la rese irriconoscibile e
debolissima. Dalla metà di ottobre la duchessa fu in preda a crisi terribili e
cessò di alimentarsi, spegnendosi il 24 a soli quarantadue anni. Fino a poFKLJLRUQLSULPDDYHYDGHWWDWROHWWHUHLQGLUL]]DWHDJOLRI¿FLDOLFUHPRQHVLQHOOH
quali minimizzava il suo male, e diramava ordini in attesa del sospirato ritorno nella sua città dotale.
L’imponente massa di corrispondenza delle ultime settimane chiarisce le
circostanze della morte e consente di escludere con una certa sicurezza il sospetto di un avvelenamento, pur avanzato da alcuni contemporanei. Si può
invece ipotizzare che le sue condizioni fossero aggravate da un accanimento
terapeutico dei suoi solerti medici, che quasi facevano a gara nel propinarle
«pillule e siropi», salassi e tremendi lassativi.
In conclusione, la vasta e appassionante corrispondenza della duchessa
VXJJHULVFHTXDOFKHFRUUHWWLYRDOFDQRQHELRJUD¿FRFRUUHQWH/HJHQWLOLHDFcorate biografe di Bianca Maria Visconti cedono spesso allo stereotipo della
©EHOOD H EXRQD GXFKHVVDª FRQWUDSSRVWD DOOD FLQLFD ©PRVWUXRVLWjª GHO ¿JOLR
duca. A leggere direttamente i suoi carteggi, le sue vicende risultano meno
lineari e l’immagine di donna mite e indifesa, buona e devota appare perlo80
Somaini, 8QSUHODWRORPEDUGRcit., SSVXOGD7UH]]RVLYHGDQRRUD30'RYHU5R\DO'LSORPDF\LQ5HQDLVVDQFH,WDO\)HUUDQWHG¶$UDJRQDDQGKLV$PEDVVDGRUV, in
«Mediterranean Studies», 14 (2005) , 1, p. 90; P.M. Dover, 7KHHFRQRPLF3UHGLFDPHQWRI,WDOLDQ
5HQDLVVDQFH$PEDVVDGRUV, in «Journal of Early Modern History», 12 (2008), p. 161.
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7UDFXUHGRPHVWLFKHVHQWLPHQWLHSROLWLFD
23
meno riduttivo. Bianca Maria era capace di disegni politici molto ambiziosi e
la sua corrispondenza disegna una personalità energica, vivace, passionale,
traboccante di umanità, ma anche molto conscia delle potenzialità connesse
DOSRWHUH7HQHUDHSURJUDPPDWLFDPHQWHVRWWRPHVVDFRQLOPDULWRPDDOO¶RFcorrenza tenace e insistente per ottenere ciò che voleva; severa ma affettuosa
FRQL¿JOLSLWDUGLGXUDPHQWHGHOXVDGDOOHORURULEHOOLRQLDVVLGXDGLVSHQVDWULFHGLIDYRULDXQDSODWHDGLSHUVRQHLQ¿QLWDDWWHQWDDFROWLYDUHDPLFLHIHGHOL
dispensando «patenti» e doni; assetata di esperienze, incontri, relazioni, feste
e conversazioni; religiosa e pia ma talvolta in modo ostentato, come si addiceva al canone della principessa devota; troppo indulgente con i IDPLJOL e il
personale della GRPXV; amante del lusso, impenitente compratrice di gioie e
monili, non per desiderio di accumulare ma per assecondare una debordante
JLRLDGLYLYHUHHFFHVVLYDPHQWH¿GXFLRVDGHOODVDSLHQ]DSUDWLFDGHLVXRLPHGLFL$OOD¿QHXQDGRQQDGLJUDQGLSDVVLRQLHDIIHWWLPDDQFKHSUDJPDWLFD
VROLGDHPXQLWDGLXQDVHQVLELOLWjSROLWLFDFKHO¶DLXWzDFRVWUXLUHXQUXROR¿QRD
quel momento inesistente, quello di “duchessa di Milano”, per cui mancavano
modelli consolidati a cui richiamarsi.
L’ultima osservazione riguarda la leggibilità, la godibilità se non la qualità
letteraria di molte delle lettere di Bianca Maria, e anche della maggior parte
dei suoi corrispondenti. Chi consulta in archivio queste antiche, polverose e
WDORUDPDODQGDWHFDUWHVLDGDJLDQHOÀXVVRQDUUDWLYRJRGHODVHTXHQ]DGHJOL
HYHQWLSUH¿JXUDHLQFRQWUDVYLOXSSLHFROSLGLVFHQDLQJDQQLUHFLSURFLVSLHH
delatori all’opera, cancellieri e ambasciatori infedeli, fughe, vendette, punizioni, matrimoni conclusi e andati a monte, gelosie, ripicche e persino qualche
cedimento incestuoso. Nelle lettere della duchessa, brani di scrittura allegri
e pieni di gioia di vivere si alternano a passaggi ironici e pungenti, sfociano
in toni cupi ed esasperati quando la scrivente soccombe alle contrarietà, agli
«affanni» e ai frequenti «corrocci». Emerge sovente, della gentildonna milanese, il lato pratico, «lombardo», esperienziale, la sua fermissima volontà di
agire, di comandare e di essere obbedita. Anche la missiva più banale è spesso
FRVWUXLWDHGHODERUDWDROWUHDLQIRUPDUHFKLVFULYHSUHVWDDWWHQ]LRQHDOO¶HI¿cacia comunicativa, sa suscitare sentimenti, usa espressioni icastiche, ha un
certo gusto per la narrazione81. È pur vero che le lettere erano solitamente
dettate ai cancellieri, e sono rare quelle autografe nonostante l’importanza
che la duchessa vi attribuiva come segno di speciale attenzione al destinata-
81
5LÀHVVLRQLHVWXGLVXOODGLPHQVLRQHIHPPLQLOHGHOO¶HSLVWRORJUD¿DVRQRQXPHURVLVHJQDORDOmeno Petrucci, 6FULYHUH OHWWHUH cit., pp. 101-103; A. Bartoli Langeli, /D VFULWWXUD GHOO¶LWDOLDQR,
Bologna 2000, pp. 63-75; 3HUOHWWHUD/DVFULWWXUDHSLVWRODUHIHPPLQLOHWUDDUFKLYLRHWLSRJUD¿D
6HFROL;9;9,,DFXUDGL*=DUUL5RPD9DQQRULFRUGDWLJOLVWXGLGL/XLVD0LJOLRGLFXL
ora è uscito *RYHUQDUHO¶DOIDEHWR'RQQHVFULWWXUDHOLEULQHOPHGLRHYR5RPDHGL0*
1LFR2WWDYLDQLGLFXLqXWLOHSHULULIHULPHQWLELEOLRJUD¿FLO¶,QWURGX]LRQHD0*1LFR2WWDYLDQL
³0HVRQPLVVDDVFULYHUTXHVWDOHWHUD´/HWWHUHHDOWUHVFULWWXUHIHPPLQLOLWUD8PEULD7RVFDQD
H0DUFKHQHLVHFROL;9;9,1DSROLSS0*1LFR2WWDYLDQL6RFLHWjHVFULWWXUHIHPPLQLOLDOFXQLHVHPSLSHUXJLQL, in 'RQQHWUDPHGLRHYRHGHWjPRGHUQDLQ,WDOLD5LFHUFKH, a cura
GL*&DVDJUDQGH3HUXJLD
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24
Nadia Covini
ULR7XWWDYLDVDSSLDPRFKHFRORURFKHVFULYHYDQRSHUOHLHUDQRFROODERUDWRUL
DIIH]LRQDWLH¿GDWLFKHVDSHYDQRLQWHUSUHWDUHLVXRLGHVLGHULHOLWUDGXFHYDQR
in scritti che la duchessa comunque leggeva, correggeva, approvava e sottoscriveva. Il risultato è un grande romanzo epistolare che appassiona ma che fa
DQFKHULÀHWWHUHVXOQHVVRLQVFLQGLELOHWUDOHGLQDPLFKHGHOSRWHUHHODGLPHQsione privata delle relazioni interpersonali, delle emozioni e dei sentimenti.
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7UDFXUHGRPHVWLFKHVHQWLPHQWLHSROLWLFD
25
$SSHQGLFH
I.
/DFRUULVSRQGHQ]DGL%LDQFD0DULD9LVFRQWLQHOIRQGR6IRU]HVFROHWWHUHGL
VWDWRHOHWWHUHSULYDWH
La corrispondenza in arrivo e in partenza della duchessa di Milano Bianca Maria
Visconti si trova sparsa in molte sezioni della grande raccolta sforzesca dell’Archivio
di Stato di Milano. All’interno del fondo Sforzesco la sottosezione delle 3RWHQ]HVRYUDQH fu costruita, nelle complicata vicenda dell’ordinamento delle carte ducali, con
l’intenzione di documentare e celebrare i singoli esponenti di casa Sforza. Riguardano
la duchessa Bianca Maria Visconti le cartelle 1459, 1460, 1486, 1627, 1628, 1629. Molte
altre lettere che avrebbero potuto trovare qui la loro collocazione, sono invece reperiELOLQHOOHYDULHVH]LRQLJHRJUD¿FKHHFURQRORJLFKHGHOFDUWHJJLRVIRU]HVFR1. Essendo gli
inventari archivistici a dir poco sintetici, può essere utile una breve descrizione delle
carte contenute in queste cartelle e delle loro caratteristiche formali: intestazioni, sottoscrizioni, sigilli, centro di produzione scrittoria.
ASMi, 6IRU]HVFR, Potenze sovrane, 1459 e 1460
Queste due cartelle delle 3RWHQ]H VRYUDQH sembrerebbero destinate a radunare
la parte della corrispondenza più attinente alle vicende famigliari e domestiche, ma
il criterio non è seguito in modo del tutto coerente e la raccolta è inevitabilmente
parziale.
Nella cartella 1459 un primo fascicolo raccoglie le lettere di Bianca Maria al consorte, dal 1450 al 1466 (sono particolarmente numerose quelle del 1452 e 1453, in cui
HUDUHJJHQWH8QVHFRQGRIDVFLFRORFRPSUHQGHOHOHWWHUHD*DOHD]]R0DULD6IRU]DGHO
1467: sono principalmente attinenti ad affari di stato, interni ed esterni, e per lo più
contrassegnate dalla VLJQDWXUD©,RKDQQHVªRVVLDVRQRUHGDWWHGD*LRYDQQL6LPRQHWta della cancelleria segreta, e non dai segretari privati della duchessa.
La cartella 1460 contiene le lettere della duchessa Bianca Maria e dei suoi corrispondenti degli anni 1467 e 1468, i suoi ultimi due anni di vita. Sono sia lettere
originali sia minute: le prime sono quasi tutte VLJQDWHGD*DODVLR&DUFDVVROD0ROWH
lettere del 1468, relative alla malattia e alla morte, sono state edite da M. Nicoud,
ma non tutte e non tutte in modo integrale. C’è anche un mazzetto di lettere di
condoglianze. Particolarmente rilevanti sono i resoconti della malattia scritti da
chi le stava più vicino, compresi quelli sottoscritti dal collegio dei suoi medici al
completo.
La raccolta è completata da alcuni elenchi e liste di creditori che furono redatti
dai più vicini collaboratori della duchessa dopo la morte. Una parte di questi elenchi,
relativa a pagamenti di artisti e artigiani del lusso, è edita2. Conclude la raccolta il libro delle elemosine annuali che la duchessa destinava a monasteri e chiese e ad alcuni
servitori di modesto rango, redatto nella stessa occasione.
1
Attinge a lettere provenienti da ASMi, 6IRU]HVFR, Carteggio interno, 885 e 886 lo studio di Panebianco, 'RFXPHQWLVXOO¶XOWLPDPDODWWLDcit.
2
0 &DI¿ &UHGLWRUL GHOOD GXFKHVVD %LDQFD 0DULD 6IRU]D, in «Archivio storico lombardo», 3
(1876), pp. 534-542, ma si veda Covini, 7UDSDWURQDJHHUXRORSROLWLFR, nota 114.
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Nadia Covini
ASMi, 6IRU]HVFR, Potenze sovrane, 1486
In questa cartella gli archivisti del passato hanno collocato la corrispondenza
©G¶XI¿FLRªWUD%LDQFD0DULDH)UDQFHVFR6IRU]DGDODO$OWULVPLO]LIDVFLFROL
contengono stralci di una eterogenea «corrispondenza di corte», ovvero «lettere auliche» di vari mittenti. Anche in questo caso i criteri della raccolta non sono del tutto
FRHUHQWLPROWHDOWUHOHWWHUHFKHDYUHEEHURSRWXWR¿JXUDUHTXLVRQRLQYHFHFROORFDWHLQ
DOWULIRQGL/HGLI¿FROWjFKHJOLDUFKLYLVWLLQFRQWUDURQRQHOORVWDELOLUHFULWHULFHUWLHFRHrenti di ordinamento dei fondi è comprensibile se si pensa alla complessità e alla mole
delle carte ducali, e alla loro provenienza da una pluralità di centri di scrittura: cancellerie di stato, cancellerie private dei principi, cancellerie di singole magistrature.
Comunque, in questa cartella si possono trovare molte lettere scambiate tra Bianca
Maria e Francesco Sforza durante la guerra del 1452-1453, anche se altre lettere contemSRUDQHHVLWURYDQRQHOODFDUWHOODHQHOODSDUWHJHRFURQRJUD¿FDGHOOR6IRU]HVFR
Seguono altri carteggi tra i due principi in periodi di occasionale lontananza. La
duchessa scrive dalle residenze di Milano o di Pavia, o dai castelli di Cremona, Abbiate, Melegnano, Castelleone, Cassano d’Adda, Cusago che amava frequentare.
In questa corrispondenza esistono due diverse tipologie di comunicazione tra i due
principi, che corrispondono a diverse VLJQDWXUH cancelleresche. Le lettere di Bianca
Maria VLJQDWH dai suoi cancellieri (*DOODVLXV principalmente, e )DFLQXVRVVLD*DODVLR
Carcassola e Facino da San Pietro), riguardano principalmente la sfera di attività pubblica che le era riservata, e che escludeva (salvo interferenze) una compartecipazione al
JRYHUQRGHOORVWDWRFLULIHULDPRDOOHSUDWLFKHFKHSHUEUHYLWjGH¿QLDPRGLSDWURQDJH,
ossia raccomandazioni, segnalazioni, concessioni di doni, prebende, cariche. Invece, le
lettere VLJQDWH «Vincentius» (Vincenzo Amidani, segretario ducale, o occasionalmente
GD$QWRQLR*XLGRERQLHUDQRLQWHVHDGDVVLFXUDUHODFRPXQLFD]LRQHWUDLOSULQFLSHDVsente e il consiglio ducale segreto. L’Amidani era il segretario addetto al consiglio o per
meglio dire l’occhiuto rappresentante del principe all’interno dell’importante consesso.
Così le lettere trattano di importanti affari interni ed esteri che i consiglieri desideravano sottoporre al duca assente, e viceversa. Ciononostante, sono a tutti gli effetti
«lettere della duchessa» e la sottoscrizione e il sigillo sono di Bianca Maria.
Se si considera che la duchessa reggente sottoscriveva e sigillava lettere confezionate da diversi centri di scrittura, si spiega la grande mole delle lettere conservate. Non
ci sono dubbi circa l’assiduo impegno e la dedizione della duchessa alle sue responsabilità di reggente: si potrà notare per esempio che la Visconti non cessa di sottoscrivere
OHWWHUHQHPPHQRQHLSULPLJLRUQLGLDJRVWRGHOLQSURVVLPLWjGHOODQDVFLWDGHO¿glio quartogenito. Ma una corrispondenza così vasta non sarebbe stata possibile se non
fosse esistita una pluralità di cancellerie multifunzionali, corrispondenti a una macchina di governo già imponente e complessa. Dal punto di vista dei contenuti, la corrispondenza qui radunata è varia e interessa varie materie di governo, ferma restando la
delimitazione dei compiti della duchessa di cui diamo conto nel presente contributo.
ASMi, 6IRU]HVFR, 1627, 1628 e 1629: patenti e missive
In queste tre cartelle sono state radunate lettere attinenti alla sfera di attività
propriamente pubblica della duchessa. Sono qui radunate «missive» (OLWWHUHFODXVH) e
©SDWHQWLª*HQHUDOPHQWHVRQRLQPLQXWDHVRQRSURGRWWHGDOODFDQFHOOHULDGL%LDQFD
Maria dal 1451 al 1466.
La cartella 1627 contiene lettere «missive» in minuta del periodo 1451-1461, la
1628 missive del 1462-64, la 1629 missive, sempre in minuta, dal 1465 al gennaio 1466
HOHWWHUHSDWHQWLGDOPDU]RDJHQQDLRLQPLQXWDRLQIRUPDGH¿QLWLYD
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7UDFXUHGRPHVWLFKHVHQWLPHQWLHSROLWLFD
27
I destinatari delle lettere missive sono molteplici: segretari ducali3RI¿FLDOLGXcali e comunali5, nobili e gentiluomini del ducato6, autorità forestiere7, enti come la
Fabbrica del Duomo o i deputati dell’Ospedale maggiore, vescovi e prelati8, frati e
uomini di chiesa9, principi e principesse amiche10.
Quanto alle patenti, erano lettere con cui un’autorità diramava ordini, mandati,
rescritti, ossia scritti con carattere autoritativo e che producevano, una volta esibiti,
degli effetti legali. La dizione «lettera patente» mi sembra più appropriata del termine
«decreto» utilizzato negli inventari archivistici. Le patenti rispondevano a suppliche
inoltrate da sudditi, fedeli e protetti11, che lamentavano torti ricevuti, sollecitavano
LQWHUYHQWL LQ FDXVH H YHUWHQ]H FKLHGHYDQR EHQH¿FL GRQL VXVVLGL FDWWHGUH FDULFKH
pubbliche. Di solito la supplica veniva incorporata nel testo. L’intestazione è sempre
«Ducissa Mediolani Papie Anglerieque comitisse ac Cremone domina etc.», dal settembre 1464, «ac Ianue et Cremone domina». Il contenuto è tipicamente grazioso e
GHURJDWLYRHOHWLSRORJLHVRQRYDULHRUGLQLHPDQGDWLDRI¿FLDOLGHOGRPLQLROHWWHUH
di famigliarità e di esenzione12, lettere di cittadinanza (ossia ordini a comuni e città
di conferire la cittadinanza al supplicante), salvacondotti13, perdoni, remissioni e gra4
3
ASMi, 6IRU]HVFR36OXJOLRODGXFKHVVDGD0RQ]DVFULYHDIIHWWXRVDPHQWHD©*LRvannino» [6LPRQHWWD] perché chieda al duca di far rilasciare a richiesta del priore della Certosa di
Pavia certi giovani nobili detenuti.
4
Per esempio la duchessa scrive il 17 giugno 1455 da Cremona ai maestri delle entrate straordinaULHDI¿QFKpSDJKLQRLPHGLFL'LRQLVLRH&ULVWRIRURGD6RQFLQRSXULQPDQFDQ]DGLOHWWHUH¿UPDWH
mano propria dal signore; il 24 febbraio 1461 a un podestà perché assolva da lieve imputazione un
SURWHWWRGL)UDQFHVFRH*XLGR9LVFRQWL$60L6IRU]HVFR, PS, 1627.
5
ASMi, 6IRU]HVFR36ODGXFKHVVDVFULYHDOOHDXWRULWjGL&UHPRQDSHUFKpIDFFLDQR*DOHRWWR
Sanseverino loro concittadino, dal castello di Cremona, 28 giugno 1455; il 22 dicembre 1460 scriYHDJOLXRPLQLHDXWRULWjGL%RUJR6DQ'RQQLQRSHUFKpGLDQRO¶RI¿FLRGHOODQRWDULDGHOFRQVLJOLR
della terra a un giovane cugino e raccomandato dal suo cancelliere Nicolò Carissimi.
6
In ottobre 1460 (ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1627) la duchessa scrive ai nobili Bascapè che hanno
FHUWRSDWURQDWRSHUFKpHOHJJDQRXQSUHWHGDOHLVHJQDODWRLORWWREUHVFULYHD*LRYDQQD
Correggio Sanseverino «nipote amatissima», per ottenere il rilascio di un prigioniero nel feudo
di Pontecurone.
7
Si veda la lettera del 31 ottobre 1460 a Bartolomea Campofregoso, ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1627, o
alla marchesa di Mantova per felicitazioni e messaggi vari.
8
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1627: nel settembre 1455 Bianca Maria scrive al vescovo di Pavia a favore
GHO¿JOLRGL5REHUWRGHO¶$QWLOODGL3HVDURFKHVWXGLDD3DYLDHGqSRYHURSHUXQSRVWRLQXQFROlegio universitario.
9
ASMi, 6IRU]HVFR36OHWWHUDDIUDWH*LRYDQQLGD&DSLVWDQRSHULQYLWDUORDSUHGLFDUH
novembre 1455; ai canonici di Sant’Alessandro di Bergamo in risposta a loro richiesta di elemosina, 15 gennaio 1456.
10
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1627: lettera di felicitazioni alla marchesana di Mantova che ha partorito
XQD¿JOLROHWWDGLFHPEUH
11
Sulla centralità delle patenti nella diplomatica signorile e degli stati regionali si veda A. Bartoli
Langeli, /DGRFXPHQWD]LRQHGHJOLVWDWLLWDOLDQLQHLVHFROL;,,,;9IRUPHRUJDQL]]D]LRQHSHUVRQDOH, in &XOWXUHHWLGpRORJLHGDQVODJpQqVHGHO¶eWDWPRGHUQHActes de la table ronde organisée
SDUOH&HQWUH1DWLRQDOGHOD5HFKHUFKH6FLHQWL¿TXHHWO¶eFROHIUDQoDLVHGH5RPHRWWREUH
1984, Roma 1985 (Collection de l’École Française de Rome, 82), pp. 35-55; Covini, 6FULYHUHDO
SULQFLSHcit
12
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1629, esenzione per il sarto di Bianca, il fedele Matrognano Malalghisi,
limitata al mulino di Ozeno in pieve di Rosate e ai mulinari e massari, 6 ottobre 1452; e un’altra
per la taverna del Malalghisi a Carate, 8 settembre 1454.
13
ASMi, 6IRU]HVFR36PLQXWDGL%LDQFD0DULDFRQVLJLOORSHU©,DFREXVGH7ULWLRGLFWXVGH
Coglionibus» che si deve trasferire «ad diversas mondi partes» per negozi di interesse sia della duchessa sia suoi personali, «idcirco amicos et benivolos nostros rogamus e mandamus» che sia fatto
passare a porti, traversi, passi senza pagare dazi e oneri, 24 giugno 1452, VLJQDWD©*DODVVLXVª
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28 Nadia Covini
zie14, divieti di “molestare”. Raramente si trovano donazioni di entrate e nomine agli
XI¿FL15. Le VLJQDWXUHsono quelle dei cancellieri personali di Bianca, *DODVVLXV e )DFLQXV soprattutto, e talvolta quella del suo DXGLWRUH, il giurista Sillano Negri, per tutte le
questioni attinenti a processi e vertenze giudiziarie. I sigilli utilizzati dalla duchessa
(almeno due, uno grande e uno piccolo), non sono frequenti, trattandosi di minute16.
/HPLVVLYHHSDWHQWLTXLUDGXQDWHVRQRDWXWWLJOLHIIHWWLOHWWHUHGLVWDWRDFXLRI¿ciali e sudditi erano tenuti a rispondere e obbedire. Abbiamo osservato che la duchessa Bianca Maria non aveva la stessa ampiezza di prerogative riservata al principe, e
ciononostante emanava molte patenti e scriveva molte «missive». Sono rare le patenti
GLJUD]LDUDULVVLPHOHQRPLQHDJOLXI¿FLFKHHUDQRULVHUYDWHDOGXFDPDXJXDOPHQWH
le materie trattate sono tante e imponente la produzione complessiva. Anche il formulario è impegnativo e ambizioso: la duchessa manda e ordina «non obstantibus»
leggi e decreti ducali, «ex certa scientia», «de plenitudine potestatis». In alcuni casi,
YLHQHSUHFLVDWRFKHODSDWHQWHGHYHHVVHUHUHJLVWUDWDQHLOLEULGLPDJLVWUDWXUHHGLXI¿FL
GXFDOLDGHVHPSLRXQ¶HVHQ]LRQHYLHQH©UHJLVWUDWDDGFDPHUDPRI¿FLLUHIHUHQGDULLGRmini et communis Mediolani in libro incantuum datiorum (…) anni 1454 pro 1455 in
IRFFO[LLLªXQ¶DOWUDSDWHQWHq©UHJLVWUDWDLQOLEURJLDOGRUHJLVWULRI¿FLLGXFDOLVFDPHUH
extraordinarie in fo. 192 a t.°», una lettera dell’agosto 1465 per l’accusatore di Como
YLHQHUHJLVWUDWD©DGRI¿FLXPSDSLULLQOLEURUHJLVWULLQIRO[[[YLªH©DGEDQFKXPVWLpendiatorum ducalium Mediolani in libro viride in fo. cxxxiii».
Le patenti venivano anche trascritte in registri tenuti dalla stessa cancelleria.
7UDL5HJLVWULGXFDOLRWWRSURYHQJRQRGDOODFDQFHOOHULDGHOODGXFKHVVDHFRQWHQJRQR
grosso modo le stesse patenti che sono conservate in questa cartella: si tratta dei Registri ducali nn. 152 (1453-56), 43 (1456), 128 (1457-58), 54 (1458), 129 (1459-60), 100
(1461-62), 164 (1463-64), 9 (1466-68). Per dare un ordine di grandezza, il registro 100,
composto da 285 carte, contiene circa 1000 atti, ossia 500 per anno.
II.
$OFXQLHVHPSLGLOHWWHUHGL%LDQFD0DULD9LVFRQWLHGHLVXRLFRUULVSRQGHQWL
1. Bianca Maria Visconti a Francesco Sforza. Milano, 7 luglio 1452
ASMi, 6IRU]HVFR, Potenze sovrane, 1459
Ill.me princeps et excell.me domine consors mi precordialissime. Quisti giorni
SDVVDWLFKHVXFFHGHWHGDOFDQWRGHTXDODJXHUUDGHOVHJQRUH*XOLHOPR>GL0RQIHUUDto] contra noy, per più tutella guardia et conservatione de Novaria, recordandosse de
14
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1629, 20 gennaio 1454: «Blancha Maria etc. Accepimus a Cabrino de
Sparris (…) supplicationem [VHJXHLOWHVWRGHOOD VXSSOLFD] quare attentis superius expositis (…)
ex certa scientia et de nostre plenitudine potestatis tenore presentium a dicto homicidio absolvimus». Si precisa che l’originale sarà munito del VLJLOOXPSDUYXPe sottoscrive *DOODVLXV. Un’altra
JUD]LDqFRQFHVVDDFHUWL)HUUDFXWL¿JOLGLXQFUHPRQHVHFKHVLHUDWUDVIHULWRD0DQWRYDHGHUD
stato dichiarato ribelle. La patente li assolve da ogni accusa di ribellione, li restituisce ai pristini
RQRULHIDPDH©PDQGDªDRI¿FLDOLHFFDI¿QFKpVLDQRFDQFHOODWHWXWWHOHVFULWWXUHLQHUHQWL©QRQ
obstantibus» vari decreti a cui deroga «ex certa scientia».
15
Si veda la lettera del 28 febbraio 1461 a favore di Andrea Oppreno della camera ducale, o del 4
novembre 1461 a Paolo Castiglioni della camera ducale.
16
6XLVLJLOOLGL%LDQFD0DULDVLYHGD*&%DVFDSq,VLJLOOLGHL'XFKLGL0LODQR, in «Archivio storico lombardo», 59 (1942), pp. 11-12, immagini nn. 14, 15, 17.
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7UDFXUHGRPHVWLFKHVHQWLPHQWLHSROLWLFD
29
ODIHGHJUDQGHHWGHYRFLRQHGHPHVVHU*HRUJLRQRVWURGHO0D\QRTXDOOHKDVHPSUH
havuto et ha al stato nostro, con consentimento dela segnoria vostra el constitui comPLVVDULRHPDQGDOOROjDG1RYDULD,OTXDOOHSHU¿QHDTXLVHqGHSRUWDWRFRVuEHQHH
dritamente che tuti quilli de Novaria comunamente li vogliono bene per li soy boni deportamenti. Quanto da noy merita essere remunerato per questo, non solamente ma
per tante altre fatiche, stenti et affani suportati da luy sempre con uguale e paciente
animo, sperando pur una volta consequiri di soy meriti condegna mercede e retribucione, la s.v. el sa quanto li siamo attenuti e quasi obligati a ben farli et a satisfare in
parte a questi soy meriti. Pare che’l tempo da se stesso li se offerì al presente, perché
HVVHQGRDOOD¿QHGHOVXRRI¿FLR,DFRPR6FURYLJQR17 podestà de Novaria e retrovandosVHOX\OuFRPPLVVDULRDFRQFHGHUOLGLFWRRI¿FLRLQVLHPDFRQODFRPPLVVDULDVDULDXQR
principio de dimostracione verso de luy, che’l volessemo remunarare de la soa fede
et devocione. E revolgendo fra me medesma questa cosa, mi sono imaginata doverne
scrivendo avisarne la prefata vostra signoria, la qualle prego e supplico stretissimamente che a questa volta voglia dimostrare l’affectione vostra, amore e benivolentia
qualle li portati, con concederli liberamente quella podestaria, ne la qualle egli sempre ne servici vostri adoperandosse se veda e possa reportare et utile et honore da
HVVDYRVWUDVHJQRULDHWUDSDVVDUHFRQTXHVWRH[HUFLWLRHOVXRWHPSRSHU¿QHDWDQWR
che meglio se li porà provedere, e più copiosamente satisfarò a soy meriti. De questo
la signoria vostra farà in una hora medesma due cose, dimostrariti volerlo secondare
ali soy voti e desiderii, et a me compiaceriti sì grandemente che non so se volendo el
sapesse dire, sichè ex corde recomando questo facto alla s.v. alla qualle devotamente
me recomando. Ex Mediolani die vii iullii Mcccc°lii.
E(iusdem) i(ll.) d(ominationis) v(estre) consors precordialissima Blanchamaria
Vicecomes etc. *DODVVLXV.
2. Bianca Maria a Francesco Sforza. Milano, 7 agosto [1452]
ASMi, 6IRU]HVFR, Potenze sovrane, 1460, post scriptum
0DHVWUR*DVSDURTXHVWDVLUDFLUFKDOHGXRHKRUHqJLXQWRTXDFRQOHWWHUHGHFUHdenza dela s.v. sotto le quale me ha dicto come el re de Franza, secundo dice l’ambassatore suo, mandarà pieno mandato per farsi nostro compare. Io de ciò me ne trovo
tuta di bona voglia et contenta che tanto signore sia nostro compatre, ma perchè poria
essere cagione de vetare qualche parentato che potessemo fare con luy, prego la s.v.
JOLYRJOLDIDUHXQSRFKRGHSHQVHUHGHREYLDUOLSHUDWWHQGHUHDGPLJOLRU¿QH5HPHWWR
però ogni mio parere in quello dela s.v. che facia et dispona secondo gli parrà meglio.
'HOQRPHFKHPHKDGHFWRPDJLVWUR*DVSDUURSUHGHFWRQRQPLFRQWHQWRSXQFWRSHUché mi pare un nome da beffe, siché prego la s.v. gli facia pensere de mettergline uno
altro. Datum in camera mea Mediolani die vii augusti hora iii a noctis.
E(iusdem) i(ll.) d(ominationis) consors Blanchamaria etc.
3. Bianca Maria Visconti a Cicco Simonetta. Milano, 12 giugno 1452
ASMi, 6IRU]HVFR, Potenze sovrane, 1486. La lettera presenta uno strappo.
Dilectissime noster. Per essere state alchuna volta tre quatro e cinque giorni che
non habiamo recevuto lettera veruna da lo ill.mo segnore nostro, e desiderando noy
17
*LDFRPR 6FURYHJQL GHOOD QRWD IDPLJOLD SDGRYDQD DYHYD ULFRSHUWR GLYHUVH FDULFKH SXEEOLFKH
nel ducato già al tempo di Filippo Maria Visconti.
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30 Nadia Covini
sumamente sentirne non solamente ogni giorno, ma essendo possibile ogni hora, voy
vel possiti pensare ne ha fatto e fa solicita a scrivere et arecordarne a voy che ne scriviate et tegnate avisate alle giornate. E como scriviti se rendemo certe che ogni dì ne
se scriva, ma o debeno essere prese o non ne funo date et perciò se retrovamo tal volta
suspese fra noi medesime e da qui procedete lo errore. E pur perché non ne poteresti
fare magiore piacere cha fare che speso habiamo lettere de là, vi confortamo et stringemo (…) ordinate per quanto ve sia possibile che le lettere habiano bono rechato e
che (…) siano presentate poi che ogni dì dicite havere commissione de farne scrivere et
(…) haverne recordato la cura de la persona de lo ill.mo segnore nostro, non è perché
(…) habiamo ferma speranza che voy iel debiate continuamente recordare, ma è (…)
l’affectione et l’amore che li portamo che’l non ne pare potere fare che per (…) lettere
anchora non ve lo recordiamo. Siché sopra tuto habiatele pur l’ochio non cessando de
hora in hora de recordarli che’l se voglia guardare la persona. L’altro dì ve scripsimo
GHO¶RI¿FLRGH*LRYDQQH/HRQDUGRGD2O]jPzYHORUHSOLFDPRFKHYRJOLDWHIDUOLIDUH
OHOHWWHUHLQFRPHQ]DQGRLQNDOOHQGLVVHSWHPEULVSHUFKpHOSUHGHFHVVRUHVXR¿QLVVHD
quel tempo. Ex Mediolano, die xii iunii Mcccc°lii. *DODVLXV.
4. Bianca Maria Visconti a Cicco Simonetta. [Milano], senza data
ASMi, 6IRU]HVFR, Potenze sovrane, 1460, minuta indirizzata «Cicho de Calabria» e in
VLPLOLIRUPD «domino Angelo Aciaiolo».
Carissime noster, per quello che ne scrivesti heri per vostre lettere restamo pienamente avisate del ben stare de quello ill.mo signore nostro consorte, che più che
veruna altra cosa ne piace, però che ne stavamo più in pensero, maximamente non
scrivendone sua segnoria di propria mano come sole fare altre volte. E perché sapemo
quella havere de molte occupatione ale mane e varie che non ne po’ così scrivere di
mano sua, secondo che faria haveressemo caro etc.
5. Bianca Maria Visconti a Francesco Sforza. Abbiategrasso, 10 ottobre 1452
ASMi, 6IRU]HVFR, Potenze sovrane, 1459
Illustrissime princeps et ex.me domine consors mi precordialissime. Hieri circha
OH [[LL KRUH YHQH GD PL XQR GHOL IDPLJOL GHO FRQWH *DOHD]R QRVWUR ¿ROR DG DYLVDUPH
FRPHODPDJQL¿FDPDGRQDPLDPDGUHHVVHQGRPRQWDWDLQFDUUHWWDFRQDOFXQHGRQH
per andare a spasso, per disaventura la carreta se rivolta sotto et sopra, in modo che
la prefata madona sinestramente havea rotta la testa. La qualcosa intesa, subito montay cum li mey a cavalo et vene qui, dove che giunse circha le duoe hore de notte, et
trovai che essa madona, per botta che havesse ricevuta, non stava niente grave, siché
per consiglio de magistro Felixio, quale ho menato meco, fo deliberato de non movere
circha il suo male cosa alcuna, et così fo servato. Questa matina, passato già terza, il
dicto magistro Felixio et li altri medici che la visteno prima l’hano tuti insiema revista, et in effecto hanno trovato con la gratia de Dio che niente de l’ossa, quantunque
la cichatrice non sia picola, hè rotto, anzi tuti affermeno che fra pocho tempo serà
fora de periculo e guarita. Rincresceme apresso ali altri affani che sono certa ha la s.v.
darvi questo, ma dubitando che per la mia presta partita che ho facto da Milano non
sia scripto ala v.s. la cosa più grave de quello che la sia, ve scrivo per questa la propria
veritate, et così como io tengo la cosa sicura et senza dubio de pegioramento alcuno,
prego la signoria vostra che non ne piglia dispiacere né affano per modo veruno. Io
PHGLPRUDUzTXDSHU¿QFKHGHODOXQDVHUjSDVVDWDODFRQLXQFWLRQHHWQRQWDQWRSHU
suspecto del male dela prelibata madonna mia madre, como etiandio perché qui stago
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7UDFXUHGRPHVWLFKHVHQWLPHQWLHSROLWLFD
31
assay voluntiera et piglieme del piacere assay; passata che sia la coniunctione, non
farò dimora ad ritornare ad Milano, sapendo di certo fare cosa grata ala v. ill. S. ala
quale … me ricomando. Ex castro Abiatis, die x octobris 1452.
Eiusdem ill. dominationis vestre devotissima consors Blanchamaria Vicecomes.
)DFLQXV.
6. Francesco Sforza a Bianca Maria Visconti. Dal campo presso Seniga, 21
giugno 1453
ASMi, 6IRU]HVFR, Potenze sovrane, 1486
Illustrissima domina consors nostra precordialissima. Nuy al presente ne trovamo in lecto, però non scrivimo alla s.v. de nostra mano, ma la advisamo como Dei
gratia stamo bene, in modo possiamo cavalchare ad nostra posta. Li inimici sonno pur
nel locho usato et non hanno facto né fano altro. Confortamo la s.v. ad stare de bona
voglia, perché li farrimo presto sentire cose gli piaceranno, et hogi ve scriverimo de
nostra mano. Ex ex campo nostro apud Senigam, die xxi iunii 1453, hora x.
Franciscu<s> Sforcia Vicecomes dux Mediolani. ,RKDQQHV
7. Bianca Maria Visconti a Francesco Sforza. Milano, 28 settembre 1453
ASMi, 6IRU]HVFR, Potenze sovrane, 1459
Ill. princeps rever.me domine, consors mi precordialissime. Io mando ala s.v. per
=DQLQRFDQ]HOHURSUHVHQWHSRUWDWRUHO¶XQJXHQWRHWXQFWRULFKLHVWRPHSHUDVVRWWLJOLDUH
et levare in tuto il signale rimastovi sopra il volto vostro18, del quale prego la prefata
s.v. ne voglia usare in tale modo et con tale diligentia et solicitudine che se l’è possibile
non vi rimangha cichatrice né signale veruno. Per più altre mie, ho scripto ala s.v. che
ODYROHVVHSURYHGHUHG¶XQRFRQHVWDELOHDGSRUWD1RYDHW¿QPzQRQJOLqSURYLVWRHW
perché il bisogno me stringe ad levare via da quella predicta porta Antonio Carbone19,
per questa iterum de novo prego la s.v. che li piacia de provedergli d’uno conestabile
¿GDWRVLFKpODSRUWDVLDEHQJXDUGDWDHWLRSRVVDUHOHYDUHGHOuLOGLFWR$QWRQLR3LFKH
voluntiera ve scriveria de mia mano, ma per la continua compagnia che mi pare necessaria de fare ad questo signore re20, non posso havere tempo de scrivervi secundo
VHULDHWqPLRGHVLGHULR$G=DQLQRSUHGLFWRLQORFRGHOVFULYHUHKRSLFRVHFRPPHVso debia refferirvi da mia parte. Prego la s.v., ala quale me ricomando, gli daga quella
fede et credenza daria ad mi propria. Expecto con gran desiderio che la s.v. me facia
risposta ad una mia lettera scripta de mane propria, che sia conforme al desiderio
mio, data Mediolani die xxviiii° septembris 1453.
Eiusdem ill. dominationis devotissima consors Blanchamaria Vicecomes, ducissa
Mediolani etc. )DFLQXV.
18
,OVHWWHPEUH OR6IRU]DDYHYDVFULWWRGD*KHGL©,QODFRQVROLGDWXUDGHOODFROOLVLRQHFKHKDvessemo socto l’ochio quando cascassemo, li è remasta una cicatrice alquanto rubiconda cum
HPLQHQWLD GH FDUQH HW SHU WRUOD YLD PDHVWUR *DVSDUUR OL KD XVDWR GLOLJHQWLD DVVD\ FUHGHQGRVL
et dandomi speranza che la restava piana et necta», ma non essendo migliorata, chiedeva alla
duchessa di consultare i suoi medici e di trovare al più presto qualche unguento o liquore «de far
DQGDUYLDTXHVWDSUHGLFWDVXSHUÀXLWjGHFDUQHRSHOOHFKHHOODVHVLDªSHUQRQDYHU©FDVRQHGH
portar peza nel volto»: ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1486.
19
Il Carbone era un famiglio di Bianca Maria, a lei molto caro. Il FDQ]HOHURq=DQLQR%DUEDWR
20
Re Renato d’Angiò era arrivato a Pavia il 21 settembre, ed era stato portato a visitare il %DUFR, la
libreria e le reliquie in castello, la città, la darsena e altri luoghi ameni: ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1486,
Bianca Maria, 21 settembre 1453, e altre lettere in ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1459.
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32
Nadia Covini
8. Bianca Maria Visconti a Francesco Sforza. Pavia, 3 ottobre [1465]
ASMi, 6IRU]HVFR, Potenze sovrane, 1459, autografa
Illustrissime princeps et excelse domine consors mi precordialissime.
Io ho ricevuto la vostra lettera responsiva ala mia, ala quale non facio altra riVSRVWDVDOYRFKH¶OFRQWH,DFRPRH*DOLD]RHOD'UXVLDQD21 veneno hieri suso la caza, la
quale fu assai bella. Io me sforzarò per quello tempo che starano qui de dargli quilli
piacere me serano possibile, et così como loro venero a l’improviso, così anche mi
feci venire Felippo, Sforza e Ludovicho22 in l’hora de andare a tavola, che persona
alcuna né de li suoi né ddi nostri non lo sapeva. Voria ben che la signoria vostra
fusse stata a questo nostro piacere, che ve seria ben parso il paradiso, né per questo
non pensa la signoria vostra de impaurirme de perdere li mille duchati, perché me
FRQ¿GRLQODFDPHUDGHOPDUPR*DOLD]RPHKDPRVWUDWROHOHWHUHGHPHVVHU$OEULFR
et me maraviglio che ala instantia che facea Franceschino23 che hora la Mayestà delo
re staga così, pur la s.v. gli pò pensare, così circha li parentati como de l’altre cose
che’l scrive, e provedergli como ve parirà che sia meglio per lo stato nostro e piasere
GHOSUHIDWRUH3XUULFRUGRFKHODVYIDFLDSHQVHURFKH*DOLD]RQRQVWDEHQHVHQ]D
mogliere. Haveria caro intendere quando la s.v. haverà spaciato messer Antonio24.
Noy Dio gratia stiamo bene e cosi Octaviano è forte megliorato. Data in castro Papie,
die iii octobris.
La vostra Bianchamaria vi se ricommanda.
9. La FRPDWHU alla duchessa. Milano, 20 luglio ***
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1460.
Illustrissima et ex.ma domina, domina singularissima. Io me fazo gran maraveglia che me tractate a questo modo, chi se non posso tenire salvo in el camerino como
vuole vostra signoria che tengha, salvo in la camera de Antonina. E ben che quella
stria maledeta habia ordinato e quelle altre habiano consentito e confortato de farme
toglere quello camerino, non mi fa se non male che la signoria vostra se lassa monzere
de parolle. E prometo alla signoria vostra che pregarò Dio che quella stria non li possa
compire l’anno dentro, che li vengha el morbo nella lingua, e poy gi ne trarò tanti che
qualchuno ne verà vero. Me ricomando alla s.v.
Data Mediolani die xx iullii.
Io vedo ben madona che per consolatione di altri tu me cavi gli occhi a mi, ma tu
QRQFRQVLGHULEHQHOVHUYLWLRFKHKRIDFWRDOLWXR\¿JOROL(LRVREHQFKHTXDQGRODYV
partì, che quella stria maledecta parlando con Antonina gli disse: «Havemo pur facto
tanto che havemo cazato la comare fuora del camerino».
E(iusdem) i(llustris) d(ominationis) v(estre) servitrix comater etc.
21
6LULIHULVFHDOFRQWH,DFRSR3LFFLQLQRD*DOHD]]R0DULD6IRU]DHD'UXVLDQD6IRU]D¿JOLDOHJLWWLmata di Francesco Sforza, promessa sposa del Piccinino.
22
)LOLSSR0DULD6IRU]D0DULDH/XGRYLFR0DULD6IRU]DWUHGHL¿JOLPLQRULGHJOL6IRU]D
23
$OEHULFR 0DOHWWD DPEDVFLDWRUH LQ )UDQFLD DYHYD RWWHQXWR SHU OR 6IRU]D LO IHXGR GL *HQRYD
e Savona, mentre Franceschino Nori, agente di Cosimo de’ Medici, faceva da mediatore segreWR LQ )UDQFLD SHU LO PDWULPRQLR IUDQFRVDYRLQR GL *DOHD]]R 0DULD GRSR LO IDOOLPHQWR GL TXHOOR
mantovano.
24
Antonio Cicinello, ambasciatore del re di Napoli.
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7UDFXUHGRPHVWLFKHVHQWLPHQWLHSROLWLFD
33
%LDQFD0DULDD*DOHD]]R0DULD6IRU]D0LODQRPDJJLR
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1460
Ducissa Mediolani etc.
*DOHD]R SHU OR GHVLGHULR TXDOOH KDYHPR GH FRQWLQXDPHQWH VHQWLUH GL WXR\ SURgressi, che se possibile fusse poy che sey tanto lontanato da nuy ne voressemo sentire
ogni hora, non che ogni dì, mandamo là da ti Boldrino nostro fameglio25, presente
exhibitore, per visitarte in nostro nome, e per vedere como tu stay, confortandoti e
caricandoti quanto più possemo che voglia guardare la persona da li periculi e diportarti bene con quelle gente d’arme, e così ad havere speciale devotione verso Dio e suoi
sancti, dal qualle procede ogni felicità e bene, como tu say, perciò che facendo queste
tre cose, non solamente conservaray el stato ma l’augumentaray. Le cose di qua sono
in bono termine. Sforzate de vivere alegramente e de guardarti da li periculi, como habiamo dicto che è il più ne li facti nostri. Ex Mediolano, die xxi may 1467. *DODVLXV.
%LDQFD0DULDD*DOHD]]R0DULD6IRU]D0LODQRJLXJQR
ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1460
Blanca Maria Vicecomes ducissa Mediolani etc.
*DOHD]RG*LUDUGR&ROORQHVFULYHTXDOHWHPDQGDPRQRQREVWDQWHHVVRG*LUDUdo ne scriva haverte de tutto avisato; et non possiamo fare che non prendiamo affano
FKHKDELLIDFWDDOLUHFWRULGH5DYHQDODULVSRVWDKDGLFWDOD6LJQRULDDOGLFWRG*LUDUGR
cioè che non poy astrengere quilli del Re ad restituire le cose et presoni de Ravenati,
perché quando cossì fosse saria in nostro desfavore, perché non pararà tra la Maestà
soa et nuy fosse quella vera unione et intelligentia che gli è, et siamo certe che se havesse comandato alle gente regie havessero facta dicta restitucione l’haveriano facto.
Unde te pregamo vogli ordinare et a loro et ali tuoy fazano integramente dicta restitucione et per l’avenire né a Ravenati né ad altri subditi della Signoria fazano danno né
iniuria alcuna, né comettere cosa cum Venetiani né loro subditi, per la quale possano
o habiamo casone dire con el vero che nuy li provocamo ad guara, perché como tu say
non se fa per nuy de venire ad rotura con loro ma de servarne in amicicia como havimo
per lo passato, et in questo per quello cordiale amore te portamo, te pregamo habii
singulare advertentia et respecto, avisandone come è passato questa cosa.
Non sapiamo quello responderano signori Firentini del facto de Bataglino dal Fiesco quando non vogliamo torlo. Era stato rasonato qui che per darli qualche cosa da
fare seria forse bene mandarlo in Corsica con quilli fanti se li hanno ad mandare, benché se ricorda che forse d. Ibieto26 l’haverà ad male, parendoli se li desse reputatione,
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datum Mediolani die xii iunii 1467. ,RKDQQHV.
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ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1460
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quello che ne scriveti del essere andato nel Barcho e facto uno poco de caccia per non
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Boldrino Crivelli.
Ibietto Fieschi.
Reti Medievali Rivista, X - 2009 <http://www.retimedievali.it>
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Nadia Covini
guastarlo, che n’è stato caro intendere et più per haverne havuto la parte nostra, che
è uno daino et uno cervo, che ne sono grandemente piaciuti et ve ne ringratiamo. A
la parte che ne rechiediti una barchata de nebia de Po, ve rispondemo che qui non è
nebia veruna, anze una serenità de ayro che fa stare allegro ogniuno per forza, et se
pure n’haveste bixogno, considerando la grande moltitudine de cacie qualli sono lì,
che stagando la matina ne doveriano reimpire l’aere de tuta quella valle, facendo tenire a mente ne haveriti quanto che ve ne piacerà. Se qui è cosa (che non ce sono se non
de bone) che ve gusta, e ne avisati, subito ve satisfaremo de bona voglia. Ex arce nostra
Cremone, die xxiii maii 1468. *DOODVVLXV.
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ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1460
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=RKDQQHGD&DVWHOQRYjHW3HWURGD/DQGULDQR27 ne hano dicto per vostra parte che domane vegnamo a disnare ad Abià, nuy veniremo et menaremo di nostri meno che sarà
possibile. De le donne de fora de casa non ne menaremo alcuna, se vuy non scriveti
altro. Mediolani die iiii° iulii Mcccc°lxviii. *DODVLXV.
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ASMi, 6IRU]HVFR, PS, 1460
Blancha Maria ducissa Mediolani etc.
,OOXVWULVVLPHSULQFHSVHWH[PHGRPLQH¿OLQRVWHUVXDYLVVLPH4XHVWDQRFWHUHFHvessemo una vostra data heri, ala quale respondendo prima siamo certe haveti preso
grandissimo piacere dela nostra convalescentia, la quale per divina gratia è in bon
termino, perché speramo essere libera in tuto. Rosana, havemo lettera mo’ dui di da
d. Lanzaloto suo patre che l’era portata da Belzoioso a Pavia: dapoi non havemo inteso
altro28. Hogi havemo mandato a vedere come l’è stata. De quello haveremo sareti avisato. De li cinquecento ducati remissi a li frati de Chiaravalle, ve rengraciamo. Nuy havemo interceduto per loro perché sono poveri. Quando gli haverano meglio el modo,
vuy porreti disponere de loro et de le cose del monastero quello ve piacerà et loro el
farano sempre voluntiere et de bona volia senza mandarli zente a casa29. Ala parte del
breve apostolico, nuy aspectamo fra’ Bonaventura30 nostro confessore, quale el debe
havere seco. Venuto et portato che l’habia, ve lo mandaremo.
Et perché dicati in l’ultima parte che essendo megliorate le condicione de la peste
haveti facto pensero de andare a Milano et menarli vostra mogliere a callende de septembre per octo dì, et restando nuy a Mellegnano, haveresti caro che ad essa vostra
mogliere concedessemo le camere nostre de Milano etc., dicemo che de questo vostro
scrivere prendemo un poco de admiratione, perché sapeti che dicte camere et tuto
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Si trattava di due sescalchi, ossia i maestri di cerimonie che apparecchiavano le stanze per i
duchi e i ricevimenti per gli ospiti illustri.
28
Rosanna di Lancillotto del Maino, cugina della duchessa.
29
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Chiaravalle che ostinatamente non pagavano il sussidio loro richiesto. Dato il contesto, è evidente
che il giovane duca mirava soprattutto a provocare la madre, molto affezionata ai monaci, mentre
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giovane principe.
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Bonaventura Piantanida, dei francescani osservanti di Santa Maria degli Angeli.
Reti Medievali Rivista, X - 2009 <http://www.retimedievali.it>
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quello havemo è vostro et ne possiti disponere la voluntà vostra. Et non solamente ne
piace che essa vostra mogliere le goldi, essendo nuy qui, ma quando nuy fossemo in
esse camere, ussiressemo de fora per lassarla a ley, sì che baldamente andati a Milano
et fatile ordinare a vostro piacere, perché nuy l’haveremo carissimo et non meno desideramo l’aconzo suo come el nostro proprio.
Data Mellegnani die xvi augusti Mcccclxviii°. *DOODVLXV.
Nadia Covini
Università Statale di Milano
[email protected]
Reti Medievali Rivista, X - 2009 <http://www.retimedievali.it>
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