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La scomparsa di Pietro Mennea Il ricordo di un

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La scomparsa di Pietro Mennea Il ricordo di un
Testimonianze
La scomparsa di Pietro Mennea
Il ricordo di un grande atleta
Proclamato il lutto cittadino
per partecipare al doloroso evento
In occasione della cerimonia funebre del nostro concittadino
Pietro Paolo Mennea nella città di Roma, sabato 23 marzo, il Commissario Straordinario di Barletta Anna Maria Manzone, interpretando il comune sentimento della cittadinanza intera, ha ritenuto
doveroso proclamare per la stessa giornata il lutto cittadino in
segno di profonda partecipazione al dolore per la scomparsa del
grande campione che tanto lustro ha dato a Barletta e all’intera nazione. Pertanto, sabato 23 marzo, le bandiere esposte negli edifici
pubblici comunali sono state listate a lutto.
Un vero campione la cui grandezza
non conoscerà tramonto
Il messaggio di cordoglio del Commissario straordinario del
Comune di Barletta per la scomparsa di Pietro Mennea: “La scomparsa di Pietro Mennea è una dolorosa notizia di eco globale. C’è
commozione sincera per la dipartita di un autentico fuoriclasse
che ha primeggiato nell’atletica leggera grazie a prodigiosi exploit in pista, distinguendosi altresì in tutte le attività che egli ha
saputo onorare dopo aver abbandonato la carriera agonistica.
Pietro Mennea ha rappresentato l’orgoglio della sua città natale e di tutta l’Italia, che ha seguito con spontaneo entusiasmo le
sue imprese sportive in azzurro ed i
suoi record, inarrivabili per gli antagonisti come il memorabile 19’’72
sui duecento metri piani, rimasto
ineguagliato per ben diciassette
anni.
Mennea è stato, soprattutto,
esemplare nell’improntare la propria
carriera agonistica ad una dedizione
costante, dimostrando come il talento non può fare a meno dell’impegno sano, trasparente, pulito, dello
spirito di sacrificio che permea ogni
gesto compiuto con lealtà in nome di obiettivi di ampia portata. Un
fenomeno di classe superiore distintosi per l’umiltà che spesso caratterizza i più forti, una figura che vogliamo ricordare come alfiere
olimpionico e, soprattutto, portabandiera di principi e valori nobili
nello sport, nelle istituzioni, nella vita civile.
Unitamente al cordoglio mio personale e dell’Amministrazione
comunale di Barletta, pervengano oggi ai familiari di Pietro Mennea gli autentici sentimenti di vicinanza di tutta una città, che ha
sempre ed incondizionatamente tifato per lui, uomo di rare qualità, un campione vero la cui grandezza non conoscerà tramonto”.
dott.ssa Anna Maria Manzone
Commissario Straordinario di Barletta
Il giorno più bello della sua vita: olimpionico a Mosca, 28 luglio 1980. A destra a Seul (1988) la sua quinta e ultima Olimpiade, portabandiera
della Nazionale, l’atleta più rappresentativo dello sport italiano
il fieramosca aprile
2013
Comune di Barletta - Città della Disfida
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Testimonianze
Un modello di vita per tutti gli sportivi
“Oggi è un giorno tristissimo per il mondo dello sport italiano
ma soprattutto per Barletta e per la Puglia. Con la morte di Pietro
Mennea, la città non perde solo il più grande campione di tutti i
tempi, ma l’uomo che, attraverso lo sport, meglio ha saputo incarnare e rappresentare, in Italia e nel mondo, i valori autentici e i
principi etici della nostra Terra.
Un grande modello di vita, Pietro Mennea. Che va ben oltre i
record mondiali conquistati nel corso di una straordinaria carriera:
la sua guerra al doping, le sue battaglie contro la casta dello sport,
le sue denunce per riportare credibilità e fiducia nel malandato
sistema del calcio italiano rappresentano oggi la sua più grande
eredità.
Un’eredità morale che va messa al servizio di tutti. Proprio
per questo, in qualità di assessora regionale allo Sport, lo avevo
indicato in una recente intervista quale il principale possibile testimonial del nostro movimento sportivo.
Purtroppo non c’è stato il tempo per portare avanti il progetto,
ma Mennea resterà un simbolo per gli sportivi pugliesi, soprattutto
per i giovani, l’atleta e l’uomo campione di tenacia cui ispirarsi
avendo ben presente che - come recita il titolo di uno dei suoi
ultimi libri - la corsa non finisce mai”.
Maria Campese
già assessore regionale allo sport
Pietro Mennea, un campione dell’etica
e della morale, un esempio da seguire
“Tutto il mondo sportivo conosce il campione, il primatista mondiale: io vorrei parlare più dell’uomo. Nei confronti della malattia si
poneva come contro il cronometro: come aveva battuto l’uno, voleva battere l’altra. Solo ora ho scoperto che quando mi diceva di stare
all’estero o a Norcia o in Sardegna, stava effettuando la chemio.
Pietro è stato un grande campione, ma soprattutto un grande uomo.
Ora, a maggior ragione, è diventato un esempio da seguire, perché
oltre ad essere stato un campione dello sport, un primatista assoluto
dal punto di vista etico e morale, in tempi non sospetti ha avuto il
coraggio di lanciare la battaglia contro il doping. Ed è stato profetico. Ha avuto il coraggio di dire quello che pensava, pur sapendo
che ciò gli avrebbe attirato le ire dei vertici dello sport nazionale ed
internazionale. Pietro Mennea è stato un campione dell’etica e della
morale. È il suo lascito che rimarrà sempre vivo e attuale.
È da rimarcare anche la sua generosità. Ha voluto tenacemente
costituire una fondazione per la ricerca, realizzando un grande atto
di umanità e solidarietà. Mi spiace che soltanto in questo momento la città riconosca il valore del concittadino che a mio parere ha
onorato la città, portandone con lustro e orgoglio il nome in giro
per il mondo.
Pietro aveva un forte seppur contrastato rapporto con la sua
città. Ha sempre esaltato le sue origini. Non a caso all’italiano
alternava spesso il dialetto: per lui era un irrinunciabile segno di
appartenenza”.
Ruggiero Mennea
consigliere regionale PD
Increduli e sgomenti
“La notizia della morte di Pietro Mennea ha spiazzato tutti lasciandoci increduli e sgomenti. L’emozione, lo sgomento, dovuti
anche al fatto che forse nell’inconscio è come se un campione non
dovesse mai morire, e di sicuro non a sessant’anni. E poi, per me,
Pietro era, ancor prima che un campione, un amico, una persona
cara.
Non c’era volta che tornasse a casa e non chiamava, per un
saluto, una chiacchiera, sempre discreto. Gli sono stato al fianco
in alcuni momenti delicati, fra questi la campagna elettorale del
2002, quando era candidato a sindaco di Barletta.
Seppure da lontano, Mennea ha fatto molto per la nostra città,
per lo sport. Se Barletta vanta una tradizione di atletica leggera
è grazie a lui e al segno che ha lasciato. Forse i barlettani hanno
uno strano modo di amarlo ma anche ora possono dimostrarlo. Mi
piacerebbe, e lo chiedo ufficialmente alla commissaria prefettizia,
che lo stadio “Puttilli” sia intitolato anche a Pietro Mennea. Il mio
pensiero va alla sua famiglia, perché possa sentire tutta la mia
vicinanza in questo giorno triste e doloroso”.
Franco Pastore
consigliere regionale PSI
Un esempio di vita
Roma, 5 settembre 1974, Stadio Olimpico. La vittoria nei 200 metri ai Campionati Europei.
La prima grande vittoria di Mennea sul palcoscenico dell’Atletica Internazionale. Un articolo
di Gianni Brera sulla Gazzetta dello Sport lo consacrò, oltre che grande atleta, anche grande
personaggio
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Comune di Barletta - Città della Disfida
“Ho appreso con grande dolore della
scomparsa di Pietro Mennea, grande campione mondiale, politico italiano, orgoglio
cittadino, un esempio di vita per tutti per
il suo grande attivismo, la sua grande tenacia, la sua grande generosità. Qualche
mese fa, Mennea era stato a Barletta per
incontrare i ragazzi della scuola media
statale ‘Manzoni’, imprimendo loro la
giusta speranza ed un messaggio di ottimismo per un futuro migliore.
Nel tempo io credo che di Mennea
resterà soprattutto questo grande valore,
di essere un esempio per le future generazioni, per la sua straordinaria forza di
carattere, per la sua eccezionale tempra,
per la sua voglia di riuscire in ogni impresa che egli intraprese”.
Giovanni Alfarano
consigliere regionale Pdl
il fieramosca aprile
2013
Testimonianze
Rassegna stampa - Estratti da “La Gazzetta del Nord Barese”, 22-23-24 marzo 2013
Rimarrà per sempre
un simbolo della nostra terra
“Sia come atleta che come uomo, Pietro Mennea era e rimarrà
un grandissimo! Strappato ai nostri affetti terreni, quelli attraverso
i quali esprimiamo l’ammirazione per un personaggio non comune, per una personalità di spicco, Pietro Mennea rimarrà un simbolo per quello che era e per quello che ha fatto.
La sua serietà, la sua integrità, la sua tenacia, i suoi risultati, sono
qualcosa di indelebile per chiunque, nello sport come nella vita.
Fa ancora impressione pensare ai suoi tempi cronometrici, alla
loro longevità, alla resistenza di un record del mondo che ancora
oggi rimane tra i record europei della velocità.
Ma un risultato sportivo, si potrebbe pensare, non è come
un’opera artistica: un quadro rimane, un record sportivo è, invece,
destinato ad essere superato nella naturale evoluzione della specie
che utilizza sempre di più gli strumenti della ricerca e dell’innovazione.
Personalmente credo non sia così. Un’opera artistica è tutto
ciò che è in grado di dare emozioni, tutto quello che esprime una
capacità. Requisiti, questi, che per le gare di Pietro si percepivano
durante il loro svolgimento, dalle sue smorfie, dai suoi sguardi,
dal suo modo di affrontare le curve dei 200 m. e di recuperare
tagliando per primo il traguardo. Emozioni che si percepiscono
ancora oggi vedendo filmati e contestualizzando le sue imprese.
Perciò Pietro sarà sempre un grande, un artista, uno capace di
emozionare.
Parteggiare per Pietro non era campanilismo. Parteggiare per
Pietro era il naturale ed istintivo sentimento per un ragazzo che
non riceveva regali, facili conquiste, un giovane nel quale ognuno
di noi, conoscendone la storia, si è immedesimato.
Tra i suoi tanti traguardi, un rammarico forse avrà potuto rappresentare il mancato ruolo istituzionale di Sindaco della sua Città
di Barletta. Avrebbe sicuramente fatto bene, le sue qualità avrebbero garantito.
Ma Pietro rimarrà comunque un primo cittadino, e non solo di
Barletta e della sua Provincia. Ogni volta che alzeremo il dito al
cielo, come a lui piaceva fare, ora sarà anche una buona occasione
per ricordare con orgoglio un esempio di vita e di sport”.
Francesco Ventola
Presidente Provincia BAT
Roma, 22 luglio 1975. Mennea si diploma brillantemente docente di
educazione fisica all’ISEF. Non sarà il solo diploma ma nel corso della sua intensa esistenza conseguirà altri titoli di studio e ben quattro
lauree
il fieramosca aprile
2013
La sua stella non tramonterà mai
“Ha colpito tutti la repentinità drammatica della notizia della
sua morte, ancora nel pieno del vigore dei suoi anni più produttivi. Basti dire che aveva scritto venti libri, che aveva conseguito
quattro lauree, che teneva ovunque conferenze sulla bellezza dello
sport, purché fosse pulito e non nascondesse mai l’ombra dell’uso
del doping.
Mennea è stato grande in tutto quello che ha programmato e
più puntualmente realizzato, oltre l’attività sportiva nel campo
degli studi, dell’attività lavorativa, anche dell’impegno politico
quando è stato europarlamentare, oppure come semplice conferenziere, specialmente quando parlava ai ragazzi, sia a quelli delle
palestre che delle scuole, o quando premiava dei giovani atleti al
termine di una manifestazione sportiva.
Mennea per Barletta, oltre che un grande campione, è stato
innanzitutto un simbolo del quale andare orgogliosi. Di solito la
gloria di un campione dello sport, per quanto grande, dura la stagione dei suoi successi sportivi, mentre di Mennea tutti ancora se
ne ricordavano, e le attestazioni di stima che sono venute da tutto
il mondo ne sono la più lampante dimostrazione. La sua stella non
tramonterà mai”.
Dario Damiani
assessore provincia BAT
Barletta ha perso un uomo, un atleta,
un campione, un esempio per tutti
“Barletta ha perso un uomo, un atleta, un campione, un esempio sicuramente unico di correttezza per lo sport, per i giovani,
per il sociale, per la società. La nostra società ci ha consegnato un
mondo dello sport, troppo spesso corrotto, ci ha rassegnato esempi
devastanti di atleti, impegnati solo nel conseguire successi a qualunque costo, che hanno distrutto lo sport e che hanno calpestato
quei valori che, invece, hanno sempre tenacemente e testardamente
animato i suoi percorsi, i suoi sacrifici, le sue grandissime e generose vittorie.
La prematura perdita di Mennea ci lascia esempi ed insegnamenti che dovremmo saper imitare e soprattutto saper diffondere.
È ancora vivo il ricordo della serata che lo ha visto, qui al Teatro
Curci di Barletta il 9 novembre 2012, insignito del premio “Città di
Sfide”, voluto dall’Amministrazione comunale
uscente “per quelle personalità che hanno fatto
della loro vita una sfida,
vincendola, conseguendo traguardi prestigiosi”. In quella occasione
ha tenuto a noi tutti una
lezione di grande profilo sociale e di grande
umiltà; l’ha fatto da quel
grande campione che era
e rimarrà nel cuore di
quanti lo hanno osannato e voluto bene”.
Nicola Maffei
già sindaco di Barletta
Settembre 1978. Campionati europei due
ori nel gelo di Praga (100 e 200)
Comune di Barletta - Città della Disfida
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Testimonianze
Quando correva per l’Avis e l’Aics
Gli allenatori di Mennea: Alberto Autorino (che lo scoprì e lo impostò), Franco Mascolo, barlettani e Carlo Vittori, marchigiano
“Ho conosciuto Pietro Mennea nel 1966 nello studio del dr.
Oberdan Laforgia, all’epoca presidente dell’Aics e grande amico
del prof. Lattanzio (infatti le prime magliette dei ragazzi avisini,
recavano anche il simbolo dell’associazione sportiva Aics).
Lui, di due anni più giovane di me, era accompagnato dal suo
allenatore Mascolo che non faceva che lodare le doti naturali di
quel ragazzino quattordicenne. Laforgia, uomo dal cuore generoso, finanziò le prime trasferte di quei promettenti ragazzi avisini
(la 4x100 nel ’68 vincerà a Termoli il titolo nazionale col tempo di 44”). Lo ritrovai due anni dopo ai campionati studenteschi.
Sui 200 mi diede 50 metri di distacco, arrivai 3° e compresi che
quel ragazzo mingherlino aveva la stoffa del campione. Poi diventò protagonista dell’atletica mondiale e diradai gli incontri. Ci
ritrovammo anni dopo, lui era un grande personaggio pubblico
cosicché il Psdi a Barletta lo propose al leader dell’epoca Michele
Di Giesi, per una candidatura alle elezioni regionali. Andò male
quella prima esperienza politica ma alle elezioni successive divenne deputato europeo. Lo ritrovai ai Giochi del Mediterraneo in cui
ebbi l’onore - insieme a lui - di proporre ufficialmente la candidatura per la città di Bari, in assenza del sindaco Dalfino. Che gioia
ad Atene. Anche grazie a lui (oltre che a Tonino Matarrese e Mario
Pescante), arrivammo primi. L’ho rivisto a Roma nel corso degli
anni molte volte nel suo studio.
Ciao vecchio amico, continua a correre!”
Mimmo Magistro
Il rimpianto dell’AVIS di Barletta
1968. La 4x100 di valore nazionale, della quale facevano parte anche
Acquafredda e Gambatesa. In questa foto da sinistra: Damato, Pallammolla, il prof. Mascolo, Mennea e Martucci. A Termoli segnarono
44” e vinsero i campionati nazionali
“Tutta la grande famiglia dei donatori di sangue dell’Avis di
Barletta porterà per sempre nel cuore il ricordo di Pietro Mennea.
Nella nostra sede conserviamo tante fotografie di lui giovanissimo
che corre con i colori dell’Avis, la sua prima società per la quale
gareggiò per sei anni (1967-1972), spesso ritratto col professor
Ruggero Lattanzio suo grande estimatore. Conserviamo anche
un’altra foto dove il campione fa una donazione, una ulteriore dimostrazione della sua generosità. Piangiamo la morte di un grande
campione che ha contribuito a veicolare, attraverso i suoi successi
sportivi, la donazione di sangue come gesto altamente umanitario.
Grazie di tutto, caro Pietro, a nome di tutti”.
Rosaria Cuccorese
presidente AVIS Barletta
1968. Termoli. Mennea vince il titolo nazionale negli 80 col tempo di
9” netti (FOTO OLYMPIA)
Nel biennio 1968-69, sugli 80 e sui 200, nella categoria juniores,
Menna fu praticamente imbattibile
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Comune di Barletta - Città della Disfida
Quando si allenava sulla spiaggia
“L’immagine che mi è rimasta più impressa di Pietro Mennea
è quella di quando si allenava lungo la spiaggia con un marsupio
di sabbia in spalla. Lui affondava con i piedi nella sabbia portando
quella pesante zavorra, riemergeva e correva. Così per un tempo che
mi sembrava infinito. Poi, quando si toglieva il marsupio-zavorra,
diventava davvero una freccia imprendibile. Più che correre, volava,
ed era davvero uno spettacolo guardarlo verso l’orizzonte del mare.
Mennea rappresenta la volontà di ferro dei ragazzi del Sud.
Una volontà, però, che ora andrebbe sostenuta: “organizzata” a
livello comunitario, perché quella di Pietro non rimanga un’eccezione”.
Giuseppe Lagrasta
preside del Liceo classico “Casardi”
il fieramosca aprile
2013
Testimonianze
Aprile 1969: quando Franco Mascolo
mi presentò un ragazzino diciassettenne…
“In questo doloroso momento
per la scomparsa di un amico e di
un incomparabile campione, affiora prepotente alla memoria il primo
incontro con Pierino. Era una mattina di aprile 1969 quando nel mio
ufficio a Barletta venne a trovarmi
Franco Mascolo, docente di educazione fisica, preparatore atletico,
mio amico di infanzia. Era accompagnato da un ragazzino magro,
tutto gambe, timido sino a rendere
incomprensibile il suo nome nelle
Il diciassettenne Mennea (dalpresentazioni. Mascolo, prima anla copertina dello speciale
cora di spiegare il perché di quella
“Repubblica” del 3.6.2012)
visita, mi mise sotto gli occhi alcuni bigliettini con una serie di tempi, minuti e secondi, di percorrenza su 50, 80, 100, 200 metri e aggiunse: questo ragazzo andrà
alle Olimpiadi di Monaco.
Era, ripeto, il 1969, Mennea aveva appena 17 anni e i Giochi di
Monaco erano in programma per il 1972. Pochi secondi di silenzio
e gli manifestai le mie perplessità, mentre osservavo il giovane
Pierino che arrossiva probabilmente per la delusione, certamente
per l’imbarazzo del momento. Mascolo si affannò a descrivere le
doti atletiche del ragazzo fino a convincermi. E scrissi un articolo
che inviai il giorno stesso alla Gazzetta.
L’articolo giacque per alcuni giorni e fu una impresa impegnativa convincere il capo della Redazione sportiva della Gazzetta di
non aver preso un abbaglio.
L’articolo fu pubblicato e qualche settimana dopo quel ragazzo, tesserato con l’Avis Barletta, cominciò a stupire nei campionati studenteschi fino ad attirare l’attenzione di qualche dirigente federale. In quel tempo Mennea aveva tre “tutori”: il prof. Ruggero
Lattanzio illustre chirurgo e presidente dell’AVIS, Cosimo Puttilli
vecchio campione italiano di marcia sui 50 km. e Franco Mascolo.
Quel ragazzino nel 1971 vinse il bronzo agli Europei. Nel 1972,
giusta previsione di Mascolo, partecipò alle Olimpiadi di Monaco
conquistando il bronzo olimpico. Era solo l’inizio…”
Michele Cristallo
Quella sensazione di correre insieme con lui
“(…) Ricordo quando insieme ad altri ragazzini di 15-16 anni,
ci mettevamo sull’ultima corsia della pista dello Stadio - la numero sei - e quando vedendolo arrivare, velocissimo, dalla “tacca”
dei 200 metri, iniziavamo a correre. Accadeva così che prima che
lui ti superasse, per qualche attimo gli stavi accanto e sembrava
che stessi correndo una gara con lui.
Una sensazione immensa. Ricordo quando ci avvicinavamo il
più possibile alla sua corsia per sentire lo “spostamento d’aria”
al suo passaggio. Non era solo l’identificazione con un campione
dello sport del volerne imitare persino le movenze e lo stile della
corsa.
Non era solo il banale e locale orgoglio cittadino per i suoi
risultati. Era, soprattutto, la consapevolezza che sacrificio, piacere
fisico e natura di Barletta possono darti una felicità irripetibile.
Una felicità che, con il passare del tempo, non proverai più ma
di cui, comunque conserverai dentro di te il ricordo più intenso,
prezioso e indicibile. Quella felicità e quel ricordo sono per me il
regalo più bello di Pietro Mennea”.
Francesco Messina
Giudice - Tribunale di Trani
Il preside dell’ITE “Cassandro”
ricorda il suo allievo più illustre
“La dolorosa notizia della prematura scomparsa di Pietro
Mennea è piombata improvvisamente sull’Istituto Tecnico Commerciale ‘Cassandro’, gettando nella costernazione l’intera comunità scolastica che mai ha dimenticato il suo allievo più illustre, il
ragioniere Pietro Mennea, il quale ha sempre riconosciuto e puntualmente ricordato, in ogni circostanza, che la sua vita senza il
‘Cassandro’ non sarebbe stata la stessa.
La sua formazione giuridico-economica acquisita tra i banchi
dell’Istituto lo condusse verso traguardi di studio superiori che
gli hanno permesso affermazioni oltre che nello sport, anche nel
campo culturale, professionale e sociale.
Per quanto attiene la sua carriera sportiva, senza il ‘Cassandro’
e il prof. Autorino, forse Barletta non avrebbe avuto quel campione
che in tutto il mondo viene ricordato come la ‘Freccia del Sud’”.
Franco Caldarola
già cronista de La Gazzetta del Mezzogiorno
preside ITE “Cassandro”
15 aprile 1972. Formia. Il prof. Lattanzio si congratula con Mennea.
Il 15 giugno avrebbe vinto gli Europei a Roma sui 200
Barletta 22 agosto 1973 (21 anni). Mennea festeggiato dal sindaco
Michele Tupputi per le tre medaglie vinte a Mosca
il fieramosca aprile
2013
Comune di Barletta - Città della Disfida
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Testimonianze
Un indimenticabile pomeriggio
del 17 agosto 1980 allo stadio comunale
“Ero in tribuna allo Stadio Comunale di Barletta, quel tardo
pomeriggio del 17 agosto 1980, quando Pietro Mennea stabilì il
record del mondo anche a livello del mare sui 200 metri col tempo
di 19”96. Era fresco, il nostro, della medaglia d’Oro olimpica di
Mosca, impresa che avevo seguito nell’indimenticabile telecronaca Rai di Paolo Rosi con quel “recupera” ripetuto cinque volte e il
doppio urlo finale “ha vinto”: erano stati 19 secondi e 96 centesimi
lunghissimi, dall’imprecazione iniziale per quella che sembrava
una corsa persa, all’incredibile rimonta, sino al giubilo al traguardo con quel famoso dito puntato al cielo (questa volta, però, verso
il cielo aveva allargato le braccia).
Una corsa che fotografa forse il carattere distintivo di Pietro
Mennea: sempre a lottare e rincorrere, a costringere la vita a dargli
quello che gli spettava, a gridare al mondo la sua rabbia di ragazzo
del Sud di Barletta.
Circa vent’anni dopo, era il 1999, ho ritrovato Pietro in campagna elettorale per le Elezioni Europee. Sostenevamo insieme la
lista dell’Asinello di Romano Prodi, con il quale arrivò in stazione
a Barletta a bordo del Treno dell’Ulivo.
Lo rincontrai poi in qualità di europarlamentare, io delegato del
sindaco Francesco Salerno, il 9 febbraio 2001, quando inaugurò,
in via degli Orti, la Biblioteca “Salvatore Mennea (il suo papà)”, e
poi ancora ci ritrovammo nel 2002 in Consiglio comunale”.
Ruggiero Crudele
Quell’incontro al Teatro Curci
per stemperare un difficile rapporto
“Tra i ricordi più vivi che ho degli ottimi rapporti personali
avuti con Pietro Mennea vi è quello della manifestazione avvenuta
a Barletta a giugno del 1997 per celebrare le glorie del grande campione. Quell’incontro lo avevo preparato con attenzione e affetto
mentre ricoprivo la carica di sindaco. Pietro apprezzò molto quella
manifestazione perché servì a fare in modo che ci potesse essere
un riavvicinamento alla città di Barletta tenuto conto che i rapporti
si erano raffreddati. Da Samaranch presidente del Cio, Comitato
Olimpico Internazionale, ricevette il collare olimpico. Volli che
l’incontro avvenisse nel teatro comunale Curci così come avvenuto per un altro grande figlio di Barletta, Giuseppe De Nittis. Per
quell’occasione, così come per il grande pittore, coniammo una
medaglia che lo raffigurava con il dito alzato. L’indimenticabile
segno di vittoria che ha consacrato Pietro nella storia …
Indimenticabile anche il ricordo del suo matrimonio con Manuela a Roma. Anche in quella occasione onorai il suo invito con
mia moglie Rosetta …
Ciao Pietro, mi piace salutarti così come per De Nittis: sei un
semidio degno figlio della nostra amata Barletta”.
Ruggiero Dimiccoli
già sindaco di Barletta
e presidente dell’A.A.S.T.
Indistruttibile alla fatica
“Non ci posso ancora credere, mi sembra impossibile che Pietro non ci sia più. Per me era come un figlio. E del resto i miei
primi ricordi di docente sono legati alle sue prime gare, al porto,
sulla spiaggia, nella palestra della Fraggianni o su via Pier delle
Vigne, faceva lo stesso, Pietro la corsa ce l’aveva nel sangue. Ebbi
la fortuna di conoscerlo proprio all’inizio della sua carriera, alla
mia prima supplenza al ‘Cassandro’ - dove già aveva cominciato
ad allenarlo Autorino - mentre ero contemporaneamente uno degli
allenatori dell’AVIS (con Puttili, Marchisella e Barile) guidata dal
prof. Lattanzio. Pietro era indistruttibile alla fatica e il suo carico
di lavoro era durissimo, ma aiutato da un fisico perfetto per un
velocista, cominciò da subito a conseguire risultati eccezionali.
In quei primi anni del suo impegno studentesco era praticamente
imbattibile sulla corta distanza (…)”.
Franco Mascolo
allenatore di Mennea
Stadio comunale di Barletta, 17 agosto 1980, il ricordo più bello per gli sportivi barlettani: Pietro Mennea stabilisce il record mondiale dei
200 metri a livello del mare in 19”96. A dicembre annunciò il suo ritiro dalle corse, ma dopo un anno ci ripensò e ritornò a correre ottenendo
tempi eccellenti
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il fieramosca aprile
2013
Testimonianze
Barletta e Mennea: tra odio e amore
(ma orgoglioso di essere barlettano)
“Quello tra Pietro Mennea e la sua città natale è stato da sempre un rapporto difficile e tormentato. Un rapporto alla Catullo,
misto di odio e di amore: ‘Odio e amo. Per quale motivo io lo
faccia forse ti chiederai. Non lo so, ma sento che accade, e mi
tormento’.
L’odio e l’amore. Sentimenti contrapposti eppure inscindibili
tra loro. Un po’ come capita ad ognuno di noi. Nel caso di Mennea, però, forse per via della sua grandezza di uomo e di atleta,
quello stridore si avvertiva in misura maggiore.
Non a caso, però, in una della sue ultime interviste, nel novembre dello scorso anno, quando nel teatro Curci, proprio a Barletta,
ritirò il premio ‘Città di Sfide’, disse: ‘Se fossi nato altrove, non
avrei fatto la carriera che ho fatto’ (…)”.
Rino Daloiso
La Gazzetta del Nord Barese
Sud e sudore nella lezione di un solista
sempre in lotta per il primato
“(…) Sì, Pietro Mennea era più bravo del torinese Livio Berruti,
precedente fuoriclasse della velocità olimpica. Era più bravo non
solo nelle gare (più medaglie, più Olimpiadi), ma anche fuori dagli
stadi. Poker di lauree. Varie professioni di successo. Quinquennio
da eurodeputato. Sempre di corsa, e sempre davanti agli altri.
Era Mennea il Sud migliore. L’esempio più riuscito che volere
è potere, che la voglia di fare è inarrestabile, e che pure i Poteri
Forti devono rassegnarsi di fronte a chi fa del sudore la sua ragione
di vita. In un Paese in cui tutti amavano e amano cantare nel coro,
Mennea si dannava a fare il solista. E che solista. Sempre contro
tutti. In pista: contro i Borzov costruiti in laboratorio. Fuori pista:
contro i Nebiolo della nomenklatura sportiva ostile ai non protetti.
Chi dice che il Sud sia una farsa, dovrebbe ricordare lui, Mennea.
Mennea era il Sud di lotta. Se n’è andato in silenzio lasciandoci un
insegnamento: si vince solo lavorando e facendosi rispettare.”
Teatro Curci, 14 giugno 1997. Da sinistra Mennea, il commissario
prefettizio Giuditta Montanari, la mamma di Mennea, il sindaco
uscente dott. Ruggiero Dimiccoli e il giornalista Vanni Loriga
Giuseppe De Tomaso
direttore de “La Gazzetta del Mezzogiorno”
Un campione sempre “oltre”
“Nel ricordo di Pietro Mennea, credo vada soprattutto riconosciuta la sua straordinaria capacità di andare sempre ‘oltre’, al di là
cioè di quello che per un uomo ed un atleta è possibile raggiungere
e poi anche superare. La sua vita la si può rappresentare in quella
straordinaria rimonta della finale olimpica di Mosca del 1980, che
gli valse la medaglia d’oro e lo incastonò per sempre tra i Grandi
campioni dello sport.
Per lui, andare “oltre” ha significato sacrificare la sua infanzia,
correre per una vita migliore, allenarsi al limite delle possibilità
umane, studiare per plurilaurearsi, esercitare la professione, insegnare, pubblicare libri, lavorare tanto.
Ed è proprio questa eredità che Pietro Mennea, grande uomo
e grande atleta e campione, ci ha lasciato. Mennea rappresenta la
testimonianza vivente che nello sport come nella vita la volontà di
fare, l’impegno ed il sacrificio, permettono il raggiungimento di
qualsiasi risultato. Ciao Pietro”.
Isidoro Alvisi
delegato regionale CONI
il fieramosca aprile
2013
Bruxelles, aprile 2000, l’europarlamentare Pietro Mennea con Pat
Cox presidente del Parlamento Europeo
Il 4 febbraio 2001 Mennea inaugurò, a Barletta, in via degli Orti, una
Biblioteca intestata al padre Salvatore. A marzo (nella foto) Matteo
Puttilli donò a Mennea una biografia del padre Cosimo
Comune di Barletta - Città della Disfida
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Testimonianze
Gli ultimi ritorni a Barletta
“Dopo la mancata rielezione
al Parlamento europeo, nel giugno 2004 (anche per colpa degli
elettori barlettani che gli avevano dato poche preferenze) Pietro
diradò i suoi ritorni e noi pure i
nostri servizi sul ‘Fieramosca’,
salvo a luglio del 2012, quando
gli dedicammo la copertina per i
suoi sessant’anni.
Poi, improvvisamente, in autunno, c’era stato come un addolcimento verso la città e a novembre aveva accettato l’invito
del Rotary Club per una serata al
Curci, come una sorta di occasione riparatrice delle tante incomprensioni fra lui e la città.
Colpì quel suo lasciarsi andare alla nostalgia dei ricordi, come
quell’ultimo incontro con gli alunni della Manzoni, oppure in
mezzo agli amati libri, presso la libreria “La Penna blu”. Lipperlì
quell’improvvisa e imprevista apertura di animo ci lasciò stupiti e
contenti al tempo stesso; solo oggi abbiamo motivo di credere che,
consapevole del suo male, Pietro abbia voluto ripristinare con la
città un antico amore e ritornare alle origini, quando correva nella
solitudine della penombra pomeridiana sulla battigia della spiaggia, in gara con se stesso e le sfide che lo attendevano”.
Renato Russo
“Il Fieramosca”
Sulla proposta della co-titolazione
dello stadio, la famiglia Puttilli daccordo
“Mio padre Cosimo aveva un grande affetto per Pietro, nemmeno fosse suo figlio e quando poteva, lo seguiva nelle sue gare.
Specialmente nei primi tempi, agli esordi di Pietro, mio padre gli
dava consigli che venivano dalla sua esperienza.
Intitolare anche a Pietro Mennea lo stadio già intitolato a mio
padre? Per me e per tutta la nostra famiglia sarebbe un grande
onore che si chiamasse da adesso in poi “Stadio Puttilli-Mennea”.
Sarebbe bellissimo, anche perché, quando fu intitolato lo stadio a
mio padre, fu proprio lui, Pietro, uno dei promotori”.
Matteo Puttilli
Scompare il campione, nasce la leggenda
I tifosi del Barletta nel suo ricordo
“Quando, prima dell’inizio della partita Barletta-Salernitana,
la voce del telecronista Rai dell’epoca, Paolo Rosi, fece riascoltare la rimonta di Pietro Mennea nell’avvincente finale dei 200
metri di Mosca, allo stadio ‘Puttilli’ di Barletta, l’applauso è stato
fragoroso. Anche il vento sembrava amplificare il suo nome. Non si
sarebbe potuto iniziare diversamente il match casalingo dei biancorossi contro la compagine campana del Sorrento.
Altro momento significativo, una gigantografia del campione portata a mano dai giovani calciatori del settore giovanile del
Barletta e fatta girare lungo la pista dello stadio accompagnato da
un prolungato applauso di ammirazione e dispiacere per la morte di un campione immortale nel cuore e nella memoria di tutti.
Quella pista di atletica che ha avuto il privilegio e l’onore di essere
calpestata dall’uomo bianco più veloce del mondo.
Mentre il presidente del Barletta Roberto Tatò e il capitano
Riccardo Allegretti deponevano un bouquet di fiori, in cielo si alzavano dei palloncini di colore bianco, rosso e verde e dalla curva
nord uno striscione a caratteri cubitali recitava: “Scompare il campione. Compare la leggenda”.
Giuseppe Dimiccoli
redattore “La Gazzetta del Mezzogiorno”
L’ultimo premio “Città di Sfide”
a chi - di sfide - ne aveva vinte tante
“… è ancora vivo il ricordo di quando, d’intesa con l’allora sindaco Nicola Maffei, convenimmo che Barletta avesse nei confronti
di Pietro un debito di riconoscenza per quel suo illustre figlio che
per notorietà e immagine nel mondo tanto aveva dato alla sua città.
Pietro accolse di buon grado l’invito del Rotary Club di Barletta, ed
è presente in tutti noi il ricordo di quella bellissima serata al Teatro
Curci. Fu - la sua - una lezione di vita ricca d’insegnamenti per i
giovani, per gli sportivi, per tutti noi. Una testimonianza di valori
umani, di sentimenti legati al sacrificio, di amore per la sua famiglia
e per la sua città. Grazie alla felice intuizione del Rotary club e
dell’Amministrazione Comunale, nell’assegnargli il premio “Città
di Sfide”, la città potè manifestare l’affetto, la stima e la riconoscenza che gli erano dovuti. Senza quella serata i cittadini non avrebbero
potuto applaudirlo un’ultima volta e grande sarebbe stato il rimorso
per quel mancato appuntamento”.
Michele Storelli
figlio di Cosimo, due volte campione italiano di marcia
Barletta 9 novembre 2012, Teatro Curci, incontro con la città organizzato dal Rotary Club (fotorudy)
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Comune di Barletta - Città della Disfida
presidente Rotary Club
Domenica 24 marzo. Stadio Comunale, partita Barletta-Salernitana.
Lo striscione che ricorda Pietro Mennea “orgoglio barlettano” (foto
Luigi Putignano)
il fieramosca aprile
2013
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