...

Il fenomeno del bullismo

by user

on
Category: Documents
9

views

Report

Comments

Transcript

Il fenomeno del bullismo
TELEFONO AZZURRO
AL
SP L’IN
EC TE
IA RN
LE O
PE UN
R IN
IB S
AM ER
BI TO
NI
IL FENOMENO DEL BULLISMO
CONOSCERLO E PREVENIRLO
A cura di Chiara Angioletti, Laura Michelotto, Cristina Racchi
Approfondimenti a cura di Barbara Fabbri e Daniela Faletra
Con la collaborazione di Marta Pacini e Barbara Forresi
Vignette di Marco Fabbri
IL FENOMENO
DEL BULLISMO
Conoscerlo
e prevenirlo
Premessa
5
1. COS’E’ IL BULLISMO?
Definizione
Le caratteristiche
Le forme di bullismo
Il bullismo al maschile e al femminile
La variabile età
I luoghi
APPROFONDIMENTO: Cosa non è bullismo
7
7
8
9
10
10
11
11
2. LA SITUAZIONE ITALIANA
13
3. I PROTAGONISTI: BULLI, VITTIME E SPETTATORI
Il bullo dominante
Il bullo gregario
La vittima passiva / sottomessa
La vittima provocatrice
Gli “spettatori”
APPROFONDIMENTO: Prevenzione e comportamenti prosociali
14
14
15
15
16
17
18
4. LE CONSEGUENZE DEL BULLISMO
20
5. COME CONTRASTARE IL BULLISMO?
DEDICATO AI GENITORI
Come individuare vittime e bulli: alcuni campanelli d’allarme
Alcuni suggerimenti
APPROFONDIMENTO: L’autostima
DEDICATO AGLI INSEGNANTI
Alcuni suggerimenti
Cosa è possibile fare concretamente a scuola?
APPROFONDIMENTO: L’assertività
22
22
22
23
25
27
28
29
34
6. A CHI RIVOLGERSI
36
BIBLIOGRAFIA
Telefono Azzurro
37
38
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
O
Premessa
gni giorno la cronaca
affronta il delicato tema
del bullismo, nelle sue
molteplici manifestazioni.
Spesso sull’interesse del bambino
e dell’adolescente, sembrano prevalere la questione della pericolosità e l’esigenza di controllo: il
bullismo può essere interpretato
come un “problema sociale”, la
cui unica soluzione rischia di essere rintracciata nella punizione e
nella repressione del comportamento aggressivo.
Tutto ciò indica la necessità, condivisa e sostenuta anche dal Telefono Azzurro, di recuperare l’attenzione su queste manifestazioni di
disagio infantile/adolescenziale in
un’ottica di prevenzione e di promozione del benessere personale
e sociale. Le espressioni del disagio in età evolutiva, infatti, possono essere molteplici, in relazione
alle caratteristiche di personalità e
ai diversi contesti socio-familiari.
Uno dei luoghi in cui più
frequentemente emerge questo
tipo di disagio è costituito
dalle aule scolastiche: accanto
alle più generali difficoltà di
apprendimento e relazionali, che
possono sfociare nell’abbandono
scolastico e nel drop out, si evidenzia
il fenomeno del bullismo, sempre
più diffuso e studiato. In questo
caso, l’agire prepotente nei
confronti dei compagni, origina
una situazione di disagio in cui i
vari soggetti coinvolti sviluppano
vissuti emotivi diversi in relazione
al ruolo rivestito. Protagonisti del
fenomeno sono: da un lato il bullo
(o i bulli) che, ripetutamente nel
tempo, sfruttano una posizione
di superiorità per aggredire,
derubare, isolare, insultare o
deridere un compagno. Dall’altro
la vittima che, senza essere in
grado di reagire e di ribellarsi,
sperimenta una condizione di
profonda sofferenza, di grave
svalutazione delle propria identità,
di crudele emarginazione: se non
protetta opportunamente, può
chiudersi in se stessa e cedere
allo sconforto della solitudine e
dell’impotenza. Al contrario di
quanto si possa comunemente
pensare bulli e vittime non sono
gli unici protagonisti degli episodi
di prepotenza, in quanto un ruolo
fondamentale è giocato dagli
“esterni”, cioè i compagni che
quotidianamente assistono a tali
situazioni o sono a conoscenza
del loro verificarsi. Nella
maggior parte dei casi, i coetanei
osservatori non sono consapevoli
del valore del loro atteggiamento
di fronte a bulli e vittime e non
si considerano parte attiva nella
dinamica relazionale.
La prevenzione non è affatto un
luogo comune nel caso del bullismo; il primo passo è acquisire
gli strumenti per riconoscere il
fenomeno. Il bullismo infatti, si
manifesta attraverso una serie di
campanelli d’allarme che possono
essere identificati precocemente.
Se non individuato per tempo
5
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
1
Nimh (2001); Who (1999).
in situazioni di bullismo. Ma anche
dedicando maggiore spazio alla
ricerca di strumenti conoscitivi e
di un confronto sulle possibili risposte ad un disagio che può manifestarsi in forme difficilmente
riconoscibili.
E’ per questo motivo che la
guida per genitori e insegnanti di
quest’anno è dedicata al tema del
bullismo. Spunto di riflessione
sono state le numerose telefonate
che quotidianamente giungono
alle linee del Telefono Azzurro,
che testimoniano la rilevanza
del fenomeno e la sofferenza dei
giovani che ne sono coinvolti.
L’opuscolo è rivolto, come
i precedenti, a genitori ed
insegnanti, con l’obiettivo non
solo di rispondere alle loro
esigenze, fornendo indicazioni e
suggerimenti operativi, ma anche
di stimolare una visione critica del
fenomeno, dei possibili interventi
e della sua prevenzione.
Per la prima volta all’interno di
queste guide di Telefono Azzurro,
compare anche un inserto staccabile dedicato a bambini e ragazzi.
Si tratta di un fascicoletto che, in
modo semplice e accessibile, si
propone di avvicinare i più giovani alla conoscenza del fenomeno,
guidandoli in un percorso di riflessione sul problema e di individuazione delle possibili soluzioni.
o male interpretato, le difficoltà
legate al bullismo possono accrescersi, lo sviluppo e l’integrazione
sociale essere irreparabilmente
compromessi.
La rilevazione dei segnali di disagio
deve riguardare e coinvolgere ogni
soggetto della rete sociale e deve
essere multidisciplinare, comprendendo sia fattori socioculturali che
psicologici, in un’ottica evolutiva.
La famiglia, il mondo della scuola
e degli amici possono costituire, in
questo senso, una risorsa preziosa.
La prevenzione è dunque
possibile, a condizione che esista
un sistema (familiare e sociale)
attento ai segnali del disagio, ma
anche capace di promuovere
risorse, potenzialità, competenze:
gli esperti in problematiche
dell’infanzia e dell’adolescenza
utilizzano sempre più i concetti di
empowerment, di comportamenti
prosociali e di life skills (o abilità
di vita), la cui promozione
contribuisce ad un armonico
sviluppo personale e sociale, ma
anche alla salvaguardia dei diritti
umani1.
Occorre dunque rivolgere maggiore attenzione non solo alle conseguenze del bullismo, ma anche alle
numerose variabili che aumentano
la vulnerabilità del bambino (fattori di rischio) ed alle risorse sulle
quali far leva per prevenirne gli
effetti negativi (fattori di protezione); dedicare sempre maggiori
risorse alla prevenzione sensibilizzando e formando genitori e
insegnanti ad una precoce presa in
carico e ad un efficace intervento
A cura di Ernesto Caffo
6
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
S
1
2
3
Heinemann (1972)
Olweus (1973)
Farrington (1993)
1. Cosʼè il bullismo?
pesso accade che i mass
media riportino episodi di
cronaca in cui sono coinvolti
bambini e ragazzi implicati in atti
di prevaricazione nei confronti
dei
coetanei.
Frequentando
gli ambienti scolastici, non è
raro imbattersi in situazioni in
cui si verificano con una certa
continuità prepotenze all’interno
del gruppo dei pari. Gli atti di
prevaricazione possono proseguire
all’esterno del contesto scolastico:
probabilmente, camminando per
strada ci sarà capitato qualche
volta di incrociare un gruppetto
di ragazzi che se la prende con
un compagno che non riesce a
difendersi.
Per identificare tali situazioni, in
molteplici occasioni, viene utilizzato il termine “bullismo”. Tale
fenomeno è articolato e complesso, con caratteristiche e manifestazioni ben precise.
Nella nostra società il bullismo è
piuttosto diffuso: la sua crescente
rilevanza ha suscitato l’interesse
degli esperti in problematiche dell’infanzia e dell’adolescenza, i quali
hanno cercato non solo di definire
il fenomeno, ma anche di mettere
a punto strategie di intervento per
prevenirlo e contrastarlo.
I primi studi sul bullismo furono
condotti agli inizi degli anni ’70 ad
opera di Heinemann1 e di Olweus2
in Svezia, dove il verificarsi di
alcuni gravi episodi mobilitò
l’opinione pubblica. L’interesse
per il bullismo si intensificò negli
altri paesi europei e in quelli
extraeuropei tra la fine degli anni
’80 e l’inizio degli anni ’90: in
Italia, così come in Spagna, Regno
Unito, Olanda, Irlanda, Canada,
Stati Uniti, Australia e Giappone
sono state condotte numerose
ricerche volte a cogliere la natura
e la frequenza del fenomeno e
a predisporre efficaci strategie
operative per combatterlo.
Definizione
Il termine bullismo deriva dalla
parola inglese “bullying”, mentre
nelle lingue scandinave il termine
utilizzato è “mobbing”, anch’esso
entrato ormai a far parte del nostro
linguaggio comune per definire le
prevaricazioni tra adulti in ambito
lavorativo.
Il bullismo viene definito come
un’oppressione, psicologica o fisica,
ripetuta e continuata nel tempo,
perpetuata da una persona - o da un
gruppo di persone - più potente nei
confronti di un’altra persona percepita
come più debole3.
Secondo Olweus2 “uno studente
è oggetto di bullismo, ovvero è
prevaricato e vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente
nel corso del tempo, alle azioni
offensive messe in atto da parte
di uno o più compagni”. Più specificamente “un comportamento
‘bullo’ è un tipo di azione che mira
deliberatamente a far del male o a
danneggiare; spesso è persistente,
talvolta dura per settimane, mesi,
persino anni ed è difficile difen7
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
forza fisica: il bullo è più forte
della media dei coetanei e della
vittima in particolare, mentre
la vittima è più debole della
media dei coetanei e del bullo
in particolare. Altri fattori che
intervengono sono la differenza
di età (i bulli sono generalmente
bambini più grandi) o il genere
sessuale (il ruolo di bullo è
generalmente agito da maschi
mentre le vittime possono
essere indifferentemente
maschi o femmine).
dersi per coloro che ne sono vittime. Alla base della maggior parte
dei comportamenti sopraffattori
c’è un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare”4.
Dalle diverse definizioni sopra
presentate, è possibile ricavare
alcuni elementi comuni che
delineano il fenomeno nella sua
specificità.
4
5
Sharp e Smith (1995)
Olweus (1993)
Le caratteristiche
Le caratteristiche distintive del
bullismo sono:
• L’intenzionalità.
Gli atti bullistici sono
intenzionali: il bullo agisce con
l’intenzione e lo scopo preciso
di dominare sull’altra persona,
di offenderla e di causarle
danni o disagi.
• La persistenza nel tempo.
I comportamenti bullistici
sono persistenti nel tempo:
sebbene anche un singolo fatto
grave possa essere considerato
una forma di bullismo, di solito
gli episodi sono ripetuti nel
tempo e si verificano con una
frequenza piuttosto elevata.
• L’asimmetria della relazione.
La relazione tra bullo e
vittima è di tipo asimmetrico:
ciò significa che c’è una
disuguaglianza di forza e di
potere, per cui uno dei due
sempre prevarica e l’altro
sempre subisce, senza riuscire
a difendersi. La differenza di
potere tra il bullo e la vittima
deriva essenzialmente dalla
Spesso gli episodi di bullismo
vedono coinvolto un singolo
soggetto contro un altro; è però
altrettanto frequente il caso in cui
a mettere in atto le prepotenze sia
un gruppetto di 2 o 3 persone ai
danni di una sola vittima5.
Proprio perché il bullismo coinvolge due o più individui, per comprenderlo è necessario cogliere la
sua natura relazionale: è dunque
fondamentale focalizzarsi non solo
sui problemi di comportamento o
di temperamento del singolo, ma
anche e soprattutto sulla tipologia
di rapporto che si è venuta a creare
tra bullo e vittima. In questo senso, più che focalizzare l’attenzione
su “cosa fa il bullo” o sulle sue caratteristiche, è importante cogliere
le dinamiche relazionali esistenti
tra bullo e vittima.
Inoltre, come vedremo più
approfonditamente nei paragrafi
successivi, quando gli atti di
bullismo avvengono all’interno
della scuola, è necessario estendere
la nostra attenzione a tutto il
8
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
Arshad è un ragazzino pakistano di
12 anni.
Inserito da poche settimane in
seconda media, nella scuola del paese
in cui si è appena trasferito insieme
ai genitori. Parole pronunciate in
modo scorretto, a causa della scarsa
conoscenza della lingua italiana,
suscitano spesso l’ilarità dell’intera
classe, istigata dall’atteggiamento
provocatorio di un compagno che si
rivolge ad Arshad dicendo: “Ma
come parli? Non sai parlare!”.
Gli insegnanti si accorgono che
anche durante i momenti di gioco il
ragazzino viene preso in giro.
gruppo classe che contribuisce (più
o meno attivamente) a “costruire”
i ruoli di bullo e di vittima e a
mantenerli rigidi e invariati nel
corso del tempo.
Le forme di bullismo1
Gli episodi di prepotenza si possono manifestare con diverse modalità, più o meno esplicite e più o
meno evidenti.
Due sono le principali forme di
bullismo: diretto e indiretto.
Il bullismo diretto è costituito dai
comportamenti aggressivi e prepotenti più visibili e può essere agito
in forme sia fisiche sia verbali.
Il bullismo diretto fisico consiste
nel picchiare, prendere a calci e a
pugni, spingere, dare pizzicotti,
graffiare, mordere, tirare i capelli,
appropriarsi degli oggetti degli
altri o rovinarli.
Il bullismo di tipo indiretto,
invece, si gioca più sul piano
psicologico, è meno evidente e
più difficile da individuare, ma
non per questo meno dannoso
per la vittima. Esempi di bullismo
indiretto sono l’esclusione dal
gruppo dei coetanei, l’isolamento,
l’uso ripetuto di smorfie e gesti
volgari, la diffusione di pettegolezzi
e calunnie sul conto della vittima,
il danneggiamento dei rapporti di
amicizia.
Stefano è un bambino di 9 anni che
frequenta la 3° elementare.
Esile di corporatura, ha un carattere
timido e riservato. Quasi tutti
i giorni, durante la ricreazione,
Stefano viene avvicinato e spintonato
da due o tre bambini più grandi,
che frequentano la 5°, i quali
regolarmente lo costringono con la
forza a dare loro la merenda. Stefano
non riesce a difendersi e si vergogna a
parlare di questi episodi.
I casi qui presentati
sono modificati riguardo
tutte le informazioni
soggette al rispetto della
privacy.
1
Elena è una bambina di 10 anni che
frequenta la 5° elementare.
Da qualche tempo un gruppetto di
compagne diffonde pettegolezzi sul
suo conto e sostiene che non si vesta
alla moda, per allontanarla da
Sofia, l’unica sua amica all’interno
della classe. In seguito a ciò, Elena
è spesso sola ed esclusa dal gruppo
anche nei momenti di gioco.
Il bullismo diretto verbale implica
il minacciare, insultare, offendere,
prendere in giro, esprimere
pensieri razzisti, estorcere denaro
o beni materiali.
9
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
vittima e raramente si dimostrano
dispiaciuti o in colpa dopo aver
compiuto atti di prepotenza.
Il bullismo al maschile
e al femminile
A differenza di quanto comunemente si ritenga, il bullismo è un
fenomeno che riguarda sia i maschi
che le femmine; si esprime però in
modi differenti nei due casi.
I maschi mettono in atto prevalentemente prepotenze di tipo
diretto, con aggressioni per lo più
fisiche ma anche verbali.
Tali comportamenti sono agiti nei
confronti sia dei maschi che delle
femmine.
Le femmine, invece, utilizzano in
genere modalità indirette di prevaricazione e le rivolgono prevalentemente verso altre femmine.
Poiché le forme di bullismo indiretto sono più sottili e più difficili da riconoscere, il bullismo “al
femminile” è stato individuato più
tardi rispetto a quello maschile ed
è più difficile da cogliere anche per
gli insegnanti.
Oltre ad agire maggiormente in
modo diretto, i maschi subiscono
soprattutto azioni di tipo diretto;
le femmine invece subiscono in
genere azioni di tipo indiretto.
Anche in termini di percezione
del fenomeno bullismo e di atteggiamento verso di esso emergono
delle differenze tra maschi e femmine. Le femmine manifestano, in
generale, una maggiore capacità di
empatia, cioè una capacità di mettersi nei panni degli altri e in particolare della vittima, comprendendo il suo stato d’animo e cogliendo la sua tristezza e il suo disagio.
I maschi, al contrario, hanno più
difficoltà ad immedesimarsi nella
La variabile età
I soggetti implicati nel fenomeno
del bullismo sono bambini e adolescenti in una fascia di età compresa tra i 7-8 e i 14-16 anni. Gli
individui maggiormente coinvolti
sono comunque i bambini delle scuole elementari e dei primi
anni delle scuole medie, dove il
fenomeno sembra essere diffuso
e pervasivo.
Secondo i dati a nostra disposizione, con il passare del tempo
il bullismo tende a seguire un
particolare decorso: il numero e
la frequenza degli episodi di bullismo sembrano diminuire con la
crescita del bambino. In modo
particolare gli episodi diminuiscono nel passaggio tra le scuole
primarie e le scuole secondarie di
primo grado e, ancor più significativamente, con il passaggio dal
primo al secondo grado di scuola
secondaria.
L’aspetto che muta maggiormente è relativo al bullismo diretto fisico: con la crescita del bambino,
infatti, diminuiscono soprattutto
le manifestazioni di bullismo che
fanno ricorso alla forza fisica.
Se da una parte un minor numero
di ragazzi è coinvolto nel fenomeno, dall’altra, però, i ruoli di
bullo e di vittima tendono a radicalizzarsi e a diventare più rigidi.
Le prevaricazioni vengono indirizzate a un numero più ristretto
di ragazzi, sempre gli stessi, che si
10
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
identificano sempre più nel ruolo
di ‘vittima’.
Sebbene si assista, con il
trascorrere del tempo, ad una
diminuzione della frequenza degli
atti bullistici, spesso la gravità
degli stessi aumenta: nel corso
dell’adolescenza, infatti, cresce il
livello di pericolosità e di intensità
delle azioni messe in atto contro
l’altro, fino a sfociare, nei casi
più estremi, in comportamenti
devianti.
Va sottolineato che tali comportamenti non sono più ascrivibili alla categoria “bullismo”, ma
rientrano nella gamma dei comportamenti antisociali e illegali.
I luoghi
I contesti in cui gli episodi di
bullismo avvengono con maggior
frequenza sono gli ambienti
scolastici: le aule, i corridoi, il
cortile, i bagni e in genere i luoghi
isolati o poco sorvegliati, come
per esempio gli spogliatoi della
palestra o i laboratori.
Generalmente i bulli e le vittime
fanno parte della stessa classe,
per cui accade frequentemente
che questa diventi il luogo
privilegiato in cui si manifestano
le prevaricazioni.
Azioni bullistiche, però, possono
essere perpetrate anche durante il
tragitto casa-scuola e viceversa.
COSA NON È BULLISMO
Il bullismo è una tra le possibili manifestazioni di aggressività messe in
atto dai bambini e dagli adolescenti.
Sebbene non sia sempre semplice riconoscere ad un primo sguardo
le differenti tipologie di comportamenti aggressivi, è però possibile
distinguere quelli più specificamente riconducibili alla categoria
“bullismo” da quelli che, invece, non entrano a far parte di questo
fenomeno.
Una prima categoria di comportamenti non classificabili come
bullismo è quella degli atti particolarmente gravi, che più si avvicinano
ad un vero e proprio reato. Attaccare un coetaneo con coltellini o
altri oggetti pericolosi, fare minacce pesanti, procurare ferite fisiche
gravi, commettere furti di oggetti molto costosi, compiere molestie
o abusi sessuali sono condotte che rientrano nella categoria dei
comportamenti antisociali e devianti e non sono in alcun modo
definibili come “bullismo”.
Allo stesso modo, i comportamenti cosiddetti “quasi aggressivi”, che
spesso si verificano tra coetanei, non costituiscono forme di bullismo.
I giochi turbolenti e le “lotte”, particolarmente diffusi tra i maschi,
o la presa in giro “per gioco” non sono definibili come bullismo in
quanto implicano una simmetria della relazione, cioè una parità di
potere e di forza tra i due soggetti implicati e una alternanza dei ruoli
prevaricatore/prevaricato.
11
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
A contribuire alla difficoltà di distinguere con chiarezza che cosa sia
il bullismo e, soprattutto, ad ostacolare gli interventi per contrastarlo,
giocano un ruolo di rilievo alcuni pregiudizi e luoghi comuni diffusi
nell’immaginario collettivo.
Alcune tra le idee preconcette più diffuse sono:
• Il bullismo, in fondo, è solo “una ragazzata”.
Al contrario, gli atti bullistici sono tutt’altro che un gioco, anche
se spesso i bulli si nascondono dietro a questa giustificazione per
evitare la punizione.
• Il bullismo fa parte della crescita, è una fase normale che serve a
“rafforzarsi”.
In realtà il bullismo non è un fenomeno fisiologicamente connesso
alla crescita e non serve affatto a rinforzare, ma crea disagio e
sofferenza sia in chi lo subisce che in chi lo esercita.
• Chi subisce le prepotenze dovrebbe imparare a difendersi.
La vittima non è in grado di difendersi da sola e il continuo subire
prepotenze non la aiuta certo a imparare a farlo, ma aumenta il suo
senso di impotenza.
• Le caratteristiche esteriori della vittima rivestono un ruolo
fondamentale.
Si pensa comunemente che ad influire in modo decisivo nella
“designazione della vittima” intervengano l’aspetto fisico e alcuni
particolari esteriori come l’essere in sovrappeso, avere i capelli rossi,
portare gli occhiali, avere un difetto di pronuncia. In realtà molti
bambini possiedono tali caratteristiche, senza per questo essere
vittime di atti di bullismo. Piuttosto, spesso i bulli portano tali
elementi come “giustificazione” per i loro gesti.
• Il bullismo è un fenomeno proprio delle zone più povere e
degradate, è più diffuso nelle grandi città, nelle scuole e nelle classi
più numerose.
Tali convinzioni non trovano riscontro nella realtà. Il bullismo
è infatti altrettanto diffuso nelle zone più benestanti dal punto di
vista socioeconomico, così come nelle scuole e nelle classi meno
numerose.
• Il bullismo deriva dalla competizione per ottenere buoni voti a
scuola.
Talvolta si crede che il bullo agisca aggressivamente in seguito alle
frustrazioni per i ripetuti fallimenti scolastici: questa opinione non
ha fondamento, anche perché sia i bulli che le vittime ottengono a
scuola voti più bassi della media.
• Il bullo ha una bassa autostima e al di là delle apparenze è ansioso
e insicuro.
Il bullo è un soggetto con un forte bisogno di dominare sugli altri ed è
incapace di provare empatia. Generalmente non soffre di insicurezza o
ansia, e la sua autostima è nella norma o addirittura superiore alla media.
12
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
N
2. La situazione italiana
el nostro Paese sono
stati condotti molteplici
studi sul fenomeno del
bullismo, che hanno cercato di
delineare quale sia la situazione
a livello nazionale. Le ricerche
hanno preso in considerazione
varie realtà regionali e locali, con le
loro peculiarità e le loro molteplici
differenze.
Ad oggi manca però un sistema
di monitoraggio permanente sul
fenomeno bullismo nonché un
sistema organizzato in grado di
integrare i dati provenienti dai
diversi sensori sociali presenti sul
territorio.
Interessanti a questo proposito le
ricerche campionarie svolte per
l’annuale Rapporto Nazionale
sulla condizione dell’infanzia e
dell’adolescenza realizzato da
Telefono Azzurro ed Eurispes.
Nella ricerca condotta nell’anno
2000 (I Rapporto Nazionale
sulla Condizione dell’Infanzia e
della Preadolescenza) emergeva
che solo un ridotto numero di
femmine dichiaravano di mettere
in atto delle prepotenze.
Nel 3° Rapporto Nazionale sulla
Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza realizzato nel 2002,
dall’indagine condotta su un campione rappresentativo di 3800
adolescenti di età compresa tra i
12 e i 18 anni, emerge che quasi
un terzo degli intervistati (33,5%)
riferisce che nella propria scuola si
verificano minacce o atti di prepotenza continui da parte dei compagni (v. tab. 1).
Tale dato rimane pressoché stabile
(35,4%) nella ricerca condotta nell’anno 2004 su un campione rappresentativo di 3453 adolescenti
e pubblicata nel 5° Rapporto Nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza (Telefono Azzurro-Eurispes, 2004). Dalla
ricerca del 2002 emerge inoltre
che quasi la metà del campione ha
riferito anche di avere minacciato
o picchiato qualcuno. Del 53,4%
del campione che ha riferito di
non aver mai minacciato nessuno,
le femmine rappresentano il doppio dei maschi. I maschi infine,
hanno riferito di aver minacciato
e picchiato qualcuno con una percentuale tripla rispetto alle femmine (vedi tab.2).
Tab.1
Nella tua scuola si verificano minacce o atti di prepotenza continui da
parte dei compagni?
Sesso
Totale
Maschi
Femmine
Sì
39,2%
28,0%
33,5%
No
60,8%
72,0%
66,5%
Totale
100%
100%
100%
(fonte: Telefono Azzurro / Eurispes – anno 2002)
13
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
Tab.2
Ti è mai capitato di minacciare o picchiare qualcuno?
Sesso
Maschi
Femmine
No, mai
36,2%
70,3
Sì, ho minacciato
19,9%
14,3%
Sì, ho picchiato qualcuno
20,8%
8,4%
Sì, ho fatto entrambe le cose
23,1%
7,0%
Totale
100%
100%
Totale
53,4%
17,1%
14,5%
15,0%
100%
(fonte: Telefono Azzurro / Eurispes – anno 2002)
3. I protagonisti: bulli, vittime e spettatori
G
li “attori” che prendono
parte agli episodi di bullismo possono rientrare in
tre grandi categorie:
- i bulli, che mettono in atto le
prevaricazioni
- le vittime, che subiscono le prepotenze
- gli spettatori, che non prendono
parte attivamente alle prepotenze, ma vi assistono.
All’interno di tali raggruppamenti
è possibile individuare alcune sottocategorie. Per quanto riguarda il
bullo, è possibile parlare di “bullo dominante” o di “bullo gregario”, mentre la vittima è definibile
come “vittima passiva/sottomessa” o “vittima provocatrice”. Tra
gli “spettatori”, poi, vi sono i sostenitori del bullo, i difensori della
vittima e la cosiddetta “maggioranza silenziosa”.
Quali sono le caratteristiche di
personalità e gli stili comportamentali che contraddistinguono le
diverse tipologie?
Il bullo dominante
Di questo gruppo fanno parte quei
ragazzi comunemente identificati
come i “classici” bulli.
Il bullo dominante:
• è un soggetto più forte della
media dei coetanei e della vittima in particolare;
• ha un forte bisogno di potere,
di dominio e di autoaffermazione: prova soddisfazione nel
sottomettere, nel controllare e
nell’umiliare gli altri;
• è impulsivo e irascibile: ha
difficoltà nel controllo delle
pulsioni e una bassa tolleranza
alle frustrazioni;
• ha difficoltà nel rispettare le
regole;
• assume comportamenti aggressivi non solo verso i coetanei, ma anche verso gli adulti
(genitori e insegnanti), nei
confronti dei quali si mostra
oppositivo e insolente;
• approva la violenza come
mezzo per ottenere vantaggi e
14
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
acquisire prestigio;
• mostra scarsa empatia (cioè
capacità di mettersi nei panni
dell’altro) e quindi non riesce
a comprendere gli stati d’animo della vittima e la sua sofferenza;
• manca di comportamenti prosociali (altruistici);
• ha scarsa consapevolezza delle
conseguenze delle prepotenze
commesse, non mostra sensi
di colpa ed è sempre pronto a
giustificare i propri comportamenti, rifiutando di assumersene le responsabilità (pensa
che la vittima “si merita di essere trattata così”);
• ha un’autostima elevata (nella
media o al di sopra) e un’immagine positiva di sé, che ostacola la motivazione al cambiamento;
• non soffre di ansia o insicurezza;
• il suo rendimento scolastico, variabile durante la scuola
elementare, tende a peggiorare progressivamente, fino a
portare talvolta all’abbandono
scolastico;
• è spesso abile nello sport e nelle attività di gioco;
• la sua popolarità presso i
coetanei è nella media, o addirittura al di sopra di essa soprattutto tra i più piccoli, che
subiscono il fascino della sua
maggiore forza fisica. Sebbene con il passare del tempo
la sua popolarità diminuisca,
il bullo non raggiunge mai i
livelli di impopolarità della
vittima.
Il bullo gregario
I bulli gregari, definiti anche bulli
passivi, costituiscono il gruppetto
di due o tre persone che assumono
il ruolo di “sobillatori” e “seguaci” del bullo dominante. Pur non
prendendo iniziative, i bulli gregari
intervengono rinforzando il comportamento del bullo dominante
ed eseguendo i suoi “ordini”.
Tale gruppo presenta caratteristiche più eterogenee rispetto al
primo.
Il bullo gregario:
• aiuta e sostiene il bullo dominante;
• spesso agisce in piccolo gruppo;
• non prende l’iniziativa di dare
il via alle prepotenze;
• spesso è un soggetto ansioso
e insicuro;
• ha un rendimento scolastico
basso;
• gode di scarsa popolarità all’interno del gruppo dei coetanei;
• crede che la partecipazione alle
azioni bullistiche gli dia la possibilità di affermarsi e di accedere al gruppo dei “forti”;
• è possibile che provi senso di
colpa per le prepotenze commesse e una certa empatia nei
confronti della vittima.
La vittima passiva/sottomessa
E’ la “classica” vittima a cui si
pensa solitamente:
• è un soggetto più debole della
media dei coetanei e del bullo
in particolare;
• è ansioso e insicuro;
• è sensibile, prudente, tranquillo, fragile, timoroso;
15
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
• è incapace di comportamenti
assertivi;
• ha una bassa autostima, un’opinione negativa di se stesso e
delle proprie competenze, che
viene ulteriormente svalutata
dalle continue prevaricazioni
subite;
• a scuola spesso è solo, escluso
dal gruppo dei coetanei e difficilmente riesce a crearsi delle
amicizie;
• ha bisogno di protezione: a
scuola cerca la vicinanza degli
adulti;
• se attaccato, è incapace di difendersi: spesso reagisce alle
prepotenze piangendo e chiudendosi in se stesso;
• è contrario ad ogni tipo di violenza;
• il suo rendimento scolastico,
vario nella scuola elementare,
tende a peggiorare nel corso
della scuola media;
• ha una scarsa coordinazione
corporea ed è poco abile nelle
attività sportive e di gioco; talvolta ha paure relative al proprio corpo (per es. ha paura di
farsi male);
• nega l’esistenza del problema
e la propria sofferenza e finisce per accettare passivamente
quanto accade; spesso si autocolpevolizza;
• non parla con nessuno delle
prepotenze subite perché si
vergogna, per timore di “fare
la spia” e per paura che le prepotenze diventino ancora più
gravi.
Sembra che le vittime “segnalino”
agli altri la propria vulnerabilità:
ciò le renderebbe bersagli ancora
più facili da individuare per i bulli.
Alcune categorie di bambini e
ragazzi sembrerebbero maggiormente a rischio di vittimizzazione
in quanto più vulnerabili: tra di
essi i bambini appartenenti ad una
diversa cultura, o coloro che presentano disabilità.
La vittima provocatrice
La vittima provocatrice è un soggetto che, con il suo comportamento, provoca gli attacchi degli
altri. Contrariamente alla vittima
passiva (che subisce senza reagire), spesso la vittima provocatrice
contrattacca le azioni aggressive
dell’altro, ricorrendo talvolta alla
forza (anche se in modo poco efficace).
Proprio perché sia agisce, sia subisce
le prepotenze, questo soggetto viene definito anche “bullo-vittima”.
Il bambino/ragazzo vittima provocatrice:
• è generalmente un maschio;
• è irrequieto, iperattivo, impulsivo;
• talvolta è goffo e immaturo;
• ha problemi di concentrazione;
• assume comportamenti e abitudini che causano tensione e
irritazione nei compagni (non
solo nei bulli, ma nell’intera
classe) e perfino negli adulti,
provocando reazioni negative
a proprio danno;
• è ansioso e insicuro;
• ha una bassa autostima;
16
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
possono con il loro comportamento favorire o frenare il dilagare del
fenomeno.
Poiché nella maggior parte dei casi
le prepotenze non vengono denunciate e il gruppo non interviene per
fermarle, viene utilizzato il termine
“maggioranza silenziosa”.
Il bullismo è quindi un fenomeno
di gruppo che coinvolge la totalità dei soggetti, i quali possono
assumere diversi ruoli sostenendo
il bullo, difendendo la vittima o
mantenendosi neutrali.
• è preoccupato per la propria
incolumità fisica.
Gli “spettatori”
Di solito quando si parla di bullismo
si pensa esclusivamente al coinvolgimento dei bulli e delle vittime. Accanto a loro, però, vi è una grande
maggioranza di bambini e ragazzi
che assiste alle prevaricazioni o ne
è a conoscenza: circa l’85% degli
episodi di bullismo avviene infatti
in presenza del gruppo dei pari1.
Questi soggetti, definiti “spettatori”,
Sostenitore del bullo
Agisce in modo da rinforzare il comportamento del bullo (per es. incitandolo, ridendo
o anche solo rimanendo a guardare)
Difensore della vittima
(soprattutto femmine)
Prende le parti della vittima difendendola,
consolandola o cercando di interrompere le
prepotenze
Maggioranza silenziosa:
esterno, indifferente, outsider
Davanti alle prepotenze non fa nulla e cerca
di rimanere al di fuori della situazione
Proprio la maggioranza silenziosa
costituisce una risorsa di grandissimo valore ed è fondamentale fare
leva su di essa per ridurre la portata del bullismo: la mancanza di opposizione e l’adesione a una logica
di omertà, infatti, contribuiscono a
1
2
Craig e Pepler (1997)
Sharp e Smith (1994)
legittimare i comportamenti prepotenti e incentivano la loro perpetuazione.
Le strategie che gli “spettatori”
possono utilizzare per fermare le
prepotenze possono essere più o
meno dirette2:
STRATEGIE “ATTIVE”
STRATEGIE “PASSIVE”
- richiedere l’aiuto di un adulto
- esprimere apertamente a livello verbale
la disapprovazione per i comportamenti
prevaricatori (per es. dicendo esplicitamente al bullo di smetterla)
- cercare di aiutare la vittima a sottrarsi alla
situazione
- sollecitare i compagni a non appoggiare
i bulli
- rifiutare di prendere parte
alla situazione
- esprimere a livello non verbale il rifiuto di prendere
parte alle prepotenze
- aprire il proprio gruppo alla
vittima
17
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
E’ importante che la vittima si
senta ascoltata dai compagni e riconosca in loro delle persone a cui
poter chiedere aiuto nei momenti
di difficoltà; allo stesso modo bi-
sogna far passare al bullo il messaggio che i suoi comportamenti
prepotenti ricevono una generale
disapprovazione.
PREVENZIONE E COMPORTAMENTI PROSOCIALI
Nel periodo dai tre ai sei anni circa, le abilità sociali dei bambini si
arricchiscono grazie alle maggiori occasioni di contatto con i coetanei
e con adulti al di fuori della famiglia: l’ingresso alla scuola materna
rappresenta per il bambino/a una importante esperienza sociale
allargata.
Il bambino entra a far parte in modo stabile di un gruppo di coetanei,
con i quali ha l’opportunità di compiere nuove esperienze di gioco, ma
la convivenza gli pone nuove sfide: capire il punto di vista dell’altro e
adattarvisi almeno in parte, collaborare con i compagni e frenare gli
impulsi aggressivi, imparare a difendersi quando occorre.
I rapporti con i coetanei contribuiscono in modo sostanziale allo
sviluppo delle competenze sociali e la mediazione dell’adulto è
necessaria per far sì che il bambino si adegui alle nuove regole di
comportamento.
E’ importante tenere presente che l’aggregazione dei bambini nelle
istituzioni educative può portare alla nascita di frequenti litigi e tensioni
che sono da considerare tuttavia normali.
Il bambino ha, in effetti, il diritto a vivere il conflitto o il litigio perché
ciò rappresenta per lui una specifica forma di apprendimento per
l’acquisizione di regole sociali: è nel conflitto, infatti, che il bambino
scopre il senso del limite, ovvero la presenza degli altri, siano essi
adulti o coetanei. In questo contesto relazionale, il bambino impara
ad arginare il proprio egocentrismo, a controllare i propri impulsi
aggressivi e a riconoscere la resistenza dell’altro.
Insomma, nel conflitto il bambino vive un’esplorazione personale
come vera area di crescita formativa.
Le ricerche condotte negli ultimi anni hanno dimostrato che il bambino
in età prescolare è desideroso di contatti con l’altro ed è in grado
di sviluppare rapporti significativi con i coetanei e con gli adulti di
riferimento e di mettere in pratica una infinità di strategie per favorire
e mantenere questi rapporti.
Inoltre, varie ricerche hanno individuato nei bambini la capacità di
comportarsi con modalità “empatiche”, in modo collaborativo e
cooperativo, e non ultimo la capacità di risolvere in maniera positiva
un conflitto.
Questi aspetti sono definiti come comportamenti “prosociali”, dove
18
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
alla radice di questi atti c’è la comprensione dell’altro e la conseguente
e adeguata reazione emotiva.
I bambini e le bambine spendono una considerevole dose di saggezza
per riuscire a risolvere le eventuali situazioni conflittuali, confrontandosi
tra loro e negoziando soluzioni accettabili sul piano interpersonale:
tuttavia, sia pure in un limitato numero di casi, i conflitti possono
sfociare in aggressioni fisiche o verbali.
Per evitare che questo accada, è necessario che il bambino riconosca
e comprenda le emozioni che entrano in campo (rabbia, aggressività,
competizione, paura ecc.) ed è quindi opportuno sostenerlo nel riconoscimento, nella comprensione e nella gestione di tali emozioni.
Spesso nel conflitto la rabbia prende il sopravvento sul bambino che,
trovandosi davanti a tale esperienza emotiva disarmato ed impotente, è
portato a trasformarla in taluni casi in aggressività e/o violenza. Questa
“impotenza” è alla base del disagio che egli prova nell’affrontare una
relazione conflittuale, nel sentirsi pervaso dalla propria condizione
emotiva che non conosce o non riconosce e che pertanto lo spaventa.
La rabbia è un sentimento che ogni individuo prova e deve provare:
come tutte le condizioni emotive è positiva ed è possibile esprimerla
senza violenza, senza danneggiare se stessi o il prossimo. La rabbia
repressa, invece, può diventare esplosiva e dannosa in quanto può
trasformarsi in violenza e/o sopruso verso l’altro.
I bambini, anche se piccoli, possono imparare quale limite devono
imporre ai loro comportamenti per il proprio bene e l’altrui sicurezza,
ma è necessario educarli a gestire queste emozioni trovando delle
modalità di espressione che risultino efficaci e non distruttive.
L’educazione a questa emozione, intesa come il suo reale riconoscimento,
è quindi necessaria per prevenire future disfunzioni relazionali sin
dall’età prescolare.
• Dietro alla rabbia del bambino possono nascondersi sensazioni di
sofferenza, paura e impotenza. La comprensione da parte dell’adulto
diventa fondamentale perché per il bambino è essenziale sapere
di essere “riconosciuto” e compreso dall’adulto (empatia adulto/
bambino). In questo modo egli si sente valorizzato e ciò lo aiuta a
sviluppare un sano concetto di sé.
• La comunicazione con il bambino deve essere tale da fornirgli un
vocabolario adatto a parlare delle proprie emozioni e delle occasioni
per poterle esprimere.
• Aiutare il bambino ad esprimere senza paura le proprie emozioni, ad
esempio iniziare la conversazione dicendo “Sembra proprio che tu sia
arrabbiato. Me ne vuoi parlare?”. Questo aiuta il bambino a trovare
delle parole per esprimere ciò che sente e quindi scaricare la tensione.
19
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
• Aiutare il bambino a riflettere e a capire quando si sente arrabbiato,
perché e cosa vorrebbe fare è un buon inizio per prendere
dimestichezza con le proprie emozioni.
• Evitare di rispondere alla rabbia dei bambini con aggressività; questo
non farebbe altro che esasperarli.
• Dare regole chiare, precise e motivate aiuta il bambino a fargli capire
la regola e perché va osservata (ad esempio aiutandolo a capire la
reazione dell’altro).
• Far capire ai bambini che comprendiamo le loro emozioni: “Si vede
che sei molto arrabbiato”.
• Un buon ascolto aiuta a far sbollire la rabbia ed accresce l’autostima
dei bambini.
• I bambini imparano di più da ciò che gli adulti fanno che da quello
che dicono. Sarebbe opportuno che ogni adulto valutasse la propria
modalità di risoluzione dei conflitti.
Si può davvero concludere che i bambini, in età prescolare, dovrebbero
aver già acquisito delle strategie che permettano loro di risolvere le
situazioni di conflitto e che lascino spazio all’ascolto dell’altro
(controproposte, mediazione, compromesso) piuttosto che utilizzare
delle soluzioni che producono rottura dei rapporti o soluzioni
violente.
4. Le conseguenze del bullismo
N
onostante il problema sia
da molti sottovalutato, il
bullismo produce effetti
che si protraggono nel tempo e che
comportano dei rischi evolutivi
tanto per chi agisce quanto per chi
subisce prepotenze.
Il bullo acquisisce modalità relazionali non appropriate in quanto
caratterizzate da forte aggressività
e dal bisogno di dominare sugli
altri; tale atteggiamento può diventare trasversale ai vari contesti
di vita poiché il soggetto tenderà
a riproporre in tutte le situazioni
lo stesso stile comportamentale.
Di conseguenza, a lungo termine
si delinea per il bullo il rischio di
condotte antisociali e devianti in
età adolescenziale e adulta.
La vittima, nell’immediato, può
manifestare disturbi di vario genere a livello sia fisico che psicologico e può sperimentare il desiderio
di non frequentare più i luoghi
dove solitamente incontra il suo
persecutore, luoghi percepiti come
pericolosi e quindi da evitare. La
vittima vive una sofferenza molto
profonda, che implica spesso una
svalutazione della propria identità.
A distanza di tempo possono persistere tratti di personalità insicura
e ansiosa tali da portare, in alcuni
20
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
casi e con più probabilità rispetto
ad altri, a episodi di depressione.
E’ possibile individuare specifiche
conseguenze a breve e a lungo
termine, sia per i bulli sia per le
vittime.
CONSEGUENZE PER I BULLI
A breve termine
A lungo termine
• Basso rendimento scolastico
• Disturbi della condotta per incapacità di rispettare le regole
• Difficoltà relazionali
• Ripetute bocciature e abbandono
scolastico
• Comportamenti devianti e antisociali: crimini, furti, atti di vandalismo, abuso di sostanze
• Violenza in famiglia e aggressività
sul lavoro
CONSEGUENZE PER LE VITTIME
A breve termine
A lungo termine
• Sintomi fisici: mal di pancia, mal
di stomaco, mal di testa (soprattutto alla mattina prima di andare
a scuola)
• Sintomi psicologici: disturbi del
sonno, incubi, attacchi d’ansia
• Problemi di concentrazione e di
apprendimento, calo del rendimento scolastico
• Riluttanza nell’andare a scuola,
disinvestimento nelle attività scolastiche
• Svalutazione della propria identità,
scarsa autostima
• Psicopatologie:
- Depressione
- Comportamenti autodistruttivi/
autolesivi
• Abbandono scolastico
• A livello personale:
insicurezza, ansia, bassa autostima,
problemi nell’adattamento socioaffettivo
• A livello sociale:
ritiro, solitudine, relazioni povere
Sebbene le conseguenze del bullismo siano diverse per i bulli e per
le vittime, non va dimenticato che,
generalmente, entrambi presentano difficoltà sul piano relazionale.
Secondo alcune ricerche, i ruoli di
bullo e di vittima tenderebbero a
persistere nel tempo: bambini che
iniziano a subire prepotenze già
agli inizi della carriera scolastica
possono mantenere questo ruolo
negli anni.
Ciò non significa che sia impossibile per i bulli e le vittime uscire
da questi ruoli: il cambiamento è
possibile, anche se è difficile che
avvenga spontaneamente. In molti
casi, infatti, è necessario non solo
un intervento da parte dei genitori, degli insegnanti e di altre figure
significative per il bambino/ragazzo, ma anche di professionisti della
salute mentale che lo aiutino a recuperare un positivo adattamento.
21
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
5. Come contrastare il bullismo?
La serietà degli effetti provocati
dal bullismo rende doverosa una
riflessione da parte degli adulti
impegnati sia in ambito educativo
che in quello della salute mentale,
e rende necessaria la ricerca di efficaci interventi di prevenzione.
Tutti gli adulti di riferimento di
bambini e ragazzi hanno la responsabilità di attivarsi, ognuno nel proprio ruolo e compito
educativo.
Spesso, infatti, gli adulti possono
sottovalutare o ignorare l’esistenza
e le conseguenze del bullismo, non
attivando di conseguenza azioni di
sostegno e accompagnamento ai
ragazzi in difficoltà.
a loro volta, non sempre riescono
a cogliere i segnali di disagio o a
riconoscere gli episodi di bullismo
che per altro avvengono per lo più
in assenza di adulti. Ne consegue
che la vittima non trova aiuto e il
bullo agisce indisturbato. Il mancato intervento di un adulto può
essere visto come una forma di
approvazione per il suo comportamento.
DEDICATO AI GENITORI
Dati i rischi evolutivi che il fenomeno del bullismo può comportare, è necessario che i genitori siano
adeguatamente informati e possano usufruire di alcune indicazioni
su come poter sostenere il figlio, sia
esso vittima, bullo o semplice spettatore di situazioni di prepotenza.
Il rischio principale è quello di sottovalutare il fenomeno, non dando
la dovuta attenzione a questi episodi: il bullismo è spesso la punta di un iceberg che nasconde un
mondo sommerso fatto di umiliazioni, derisioni, esclusioni, ricatti
o prevaricazioni dal punto di vista
fisico. A questo si aggiunge la difficoltà, da parte di chi è coinvolto direttamente, di parlarne con
adulti di riferimento, proprio per
il vissuto fortemente doloroso che
nasconde.
I genitori possono essere sorpresi
nello scoprire che il proprio figlio
attua comportamenti aggressivi
nei confronti di altri bambini, o
non sanno come gestire il problema nel caso in cui il figlio sia vittima di prepotenze. Gli insegnanti,
Come individuare
vittime e bulli: alcuni
campanelli d’allarme
Il primo passo che può essere
fatto da un genitore è quello di
saper riconoscere il bullismo,
senza confonderlo con altri tipi di
comportamento. Per riconoscere
se un ragazzo è stato ripetutamente
vittimizzato da un compagno o
se egli stesso è autore di azioni
di prevaricazione, è possibile far
riferimento ad alcuni indicatori
comportamentali.
Proponiamo qui di seguito un
elenco di possibili segnali utili
per il riconoscimento di presunte
vittime o bulli.
22
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
INDICATORI DELLA POSSIBILE VITTIMA
• torna da scuola con vestiti stracciati o sgualciti e con libri o oggetti rovinati
• ha lividi, ferite, tagli e graffi di cui non si può dare una spiegazione naturale
• non porta a casa compagni di classe o coetanei e raramente trascorre del
tempo con loro
• non ha nessun amico per il tempo libero
• non viene invitato a feste
• è timoroso e riluttante nell’andare a scuola la mattina (ha scarso appetito,
mal di stomaco, mal di testa…)
• sceglie percorsi più lunghi per il tragitto casa-scuola
• dorme male e fa brutti sogni
• il rendimento scolastico e l’interesse per la scuola diminuiscono
• ha frequenti sbalzi d’umore: sembra infelice, triste e depresso e spesso manifesta irritazione e scatti d’ira
• chiede o ruba denaro alla famiglia (spesso per assecondare i bulli)
INDICATORI DEL POSSIBILE BULLO
• prende in giro ripetutamente e in modo pesante
• rimprovera
• intimidisce
• minaccia
• tira calci, pugni, spinge
• danneggia cose …
I bulli possono mettere in atto tali comportamenti nei confronti di più compagni, ma tendono a rivolgesi in particolare ai più deboli e indifesi.
Ognuna di queste situazioni
richiede interventi calibrati in
modo diverso, ma il denominatore
comune resta la responsabilità dei
genitori ad intervenire qualora
venissero a conoscenza di episodi
di prevaricazione.
Alcuni suggerimenti
Consapevoli del fatto che non
esiste una “ricetta magica”
per risolvere problemi di tipo
educativo e relazionale, è possibile
riflettere su alcune linee guida che
potrebbero essere utili ai genitori
per districarsi all’interno del
complesso fenomeno “bullismo”.
È necessario tenere presente
che gli episodi di bullismo non
si verificano solo a scuola, ma
hanno numerosi altri “teatri”,
come il parchetto dove i bambini
si trovano a giocare, gli oratori,
gli ambiti sportivi frequentati
nell’extrascuola.
I suggerimenti sotto riportati non
sono da intendersi come una serie
di passi da applicare rigidamente
ma, in ogni situazione, saranno
proprio i genitori (o coloro che
in quel momento rivestono un
ruolo educativo) a valutare quali
siano più adatti per un intervento
efficace.
23
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
timenti del bambino rispetto
all’accaduto. Provare a mettersi nei panni del proprio figlio,
per cercare di capire meglio
che cosa stia vivendo;
7. Invitare il proprio figlio a
chiedere aiuto: far capire al
bambino che, se si dovesse
trovare nella posizione di vittima di azioni di prepotenza,
è importante chiedere aiuto
ad uno dei suoi adulti di riferimento. Spiegare che questo
non è un atto di debolezza,
ma è un modo coraggioso per
smascherare il bullo e farlo
uscire allo scoperto;
8. Trovare una soluzione al problema insieme al proprio figlio:
coinvolgere il bambino in modo
attivo nella ricerca di strategie
adeguate ed efficaci per la risoluzione del problema;
9. Confrontarsi con altri genitori: è importante condividere
paure e preoccupazioni rispetto all’accaduto per scoprire,
magari, di non essere gli unici
coinvolti nel problema;
10. Potenziare l’autostima del
proprio figlio: lavorare per
costruire la fiducia del bambino in se stesso ed incoraggiarlo a sperimentarsi nelle attività
(anche extrascolastiche) in cui
riesce bene;
11. Lavorare verso l’autonomia
del proprio figlio: evitare di
avere un atteggiamento iperprotettivo, ma al contrario insegnare al bambino ad essere
il più possibile autonomo, perché proprio una stretta dipen-
1. Prendere consapevolezza del
problema “bullismo”: innanzitutto prestare attenzione ad
eventuali segnali della presenza del bullismo;
2. Non minimizzare il problema: far capire al figlio che è
importante prendere in seria
considerazione il problema
che riporta, creando un clima
di ascolto attivo e di fiducia;
3. Favorire il dialogo: evitare
di assumere un atteggiamento colpevolizzante e punitivo,
ma al contrario potenziare il
dialogo e la comunicazione,
promuovendo la cultura dell’ascolto;
4. Non arroccarsi su posizioni estreme nei confronti del
proprio figlio (di accusa o
di difesa): avere una visione
reale del problema, evitando
di schierarsi dalla parte del
bullo o della vittima; prima di
intervenire, capire a fondo il
problema e le motivazioni che
hanno portato ciascun attore
coinvolto a comportarsi in un
determinato modo;
5. Valorizzare il dialogo scuolafamiglia: stare costantemente
in contatto con il personale
della scuola (insegnanti, dirigenti e personale non docente) per cercare di definire il
problema, ascoltando anche
quello che hanno da dire gli
operatori scolastici;
6. Prestare attenzione al vissuto emotivo del proprio figlio: cercare di far emergere
le emozioni, le paure e i sen24
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
denza dai genitori può essere
un fattore di rischio affinché il
bambino sia preso di mira da
compagni “più forti”;
12. Aiutare il proprio figlio a
prendere consapevolezza dei
suoi atteggiamenti: insegnargli a riconoscere eventuali
comportamenti che possono
irritare o infastidire gli altri e
riflettere sulle conseguenze
delle proprie azioni. Cogliere
l’occasione per suggerire possibili condotte alternative;
13. Favorire momenti di socializzazione positiva: creare momenti, al di fuori del contesto
scolastico, in cui il bambino
possa vivere momenti di socializzazione con i propri compagni, magari condividendo gli
stessi interessi;
14. Far intraprendere ai bambini
attività extrascolastiche: impegnarsi per esempio in attività sportive aiuta ad incanalare
l’aggressività in modo positivo
e favorisce la costruzione di
nuove relazioni;
15. Ridurre il senso di colpa: far
sì che i bambini non si sentano
colpevoli nel caso in cui siano
vittime di prepotenza, ricordando loro che è sempre possibile trovare una soluzione;
16. Rivolgersi ad esperti: qualora la famiglia dovesse rendersi
conto di non avere strumenti
adeguati per gestire la situazione, chiedere un confronto ad
un operatore esperto presente
sul territorio.
L’AUTOSTIMA
Le più recenti ricerche relative al benessere e alla promozione della
salute in età evolutiva hanno individuato nell’autostima uno dei fattori
maggiormente capaci di definire il successo del percorso di crescita di
una persona.
L’autostima, in cui sono comprese l’autorealizzazione, l’autocontrollo,
la fiducia in se stessi, l’autoregolazione e l’autogratificazione, gioca un
ruolo fondamentale nel processo di sviluppo del Sé.
Un buon livello di autostima, quindi, corrisponde a migliori esiti in
termini di benessere e qualità della vita in età evolutiva. In particolare
nel caso del bullismo una buona autostima è un “fattore protettivo”
rispetto alla possibilità di diventare una “vittima”: bambini che valutano negativamente se stessi e le proprie capacità, infatti, costituiscono i
bersagli privilegiati dei bulli.
Una bassa autostima è uno dei fattori spesso implicati nella genesi di
alcuni disturbi dell’infanzia (deficit dell’attenzione, cognitivi e dell’apprendimento, fobie ecc.) e dell’adolescenza o dell’età adulta (abuso di
droghe, comportamenti antisociali ecc.): aumentare un sano concetto
del Sé in età precoce fornisce al bambino degli strumenti fondamentali
per affrontare le varie difficoltà implicite nei passaggi evolutivi, evitan-
25
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
do così il cosiddetto “scacco evolutivo”.
Il sostegno all’autostima è importante non solo in ambito familiare
nella relazione con la madre e il padre, ma anche in ambito scolastico,
al fine di far acquisire e sperimentare al bambino la propria competenza e la propria capacità di affrontare compiti evolutivi sempre più
articolati.
Grazie ad una positiva concezione di sé, i bambini sono in grado di
gestire anche la rabbia in senso positivo e costruttivo.
Riteniamo importante che i genitori e gli insegnanti rinforzino l’autostima nel bambino, qualora fosse carente, per la riduzione dei fattori di
rischio; ecco quindi alcuni suggerimenti per gli adulti di riferimento su
come cercare di aumentare l’autostima in età evolutiva:
• I bambini hanno bisogno di sentirsi amati ed apprezzati per quello
che sono; potete farlo capire loro tramite messaggi verbali (es: “Sei
proprio un bravo bambino”); oppure tramite messaggi non-verbali
(es: sedendosi accanto a lui, sorridendogli e guardandolo negli
occhi).
• I bambini hanno bisogno di essere apprezzati per quello che fanno.
Importante è gratificarli ogni qualvolta raggiungono degli obiettivi.
• Prima di riuscire ad apprezzare una critica senza perdere l’autostima
un bambino ha bisogno di aver ricevuto molti elogi.
• Non esprimere giudizi generalizzati, che non sono sempre veri, del
tipo: “Non arrivi mai puntuale a scuola” oppure “Il tuo lavoro è
sempre disordinato!”
• Evitate i giudizi: si attaccano come etichette.
• Evitate di avere delle aspettative sproporzionate rispetto all’età dei
bambini: ad esempio molto spesso si chiede al bambino di mettersi
nei panni dell’altro, o di capire i sentimenti dell’altro, senza rendersi
conto che spesso non ha raggiunto una maturità psicologica che gli
permetta di farlo.
• Non estremizzate i confronti tra bambini.
• Nell’esprimere una critica, indirizzatela maggiormente al comportamento che ritenete sbagliato e non alla persona.
• Sforzatevi di comprendere il punto di vista del bambino.
• Quando i bambini si sentono minacciati o hanno paura possono
reagire con espressioni di rabbia (per es. quando hanno paura
di sbagliare, di non essere amati, di non essere compresi, di non
essere all’altezza della situazione, di non essere graditi agli altri
bambini ecc.).
E’ importante infine ricordare che ci sono due tipologie di autostima:
l’autostima dell’essere e l’autostima del fare. È perciò necessario che
gli adulti rinforzino oltre alle competenze relazionali, le abilità pratiche
dei bambini (il saper fare).
26
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
sere: la mancanza di intervento
in situazioni in cui si profili il fenomeno del bullismo può equivalere ad una legittimazione dei
comportamenti prepotenti e costituire un potente incentivo al
perpetuarsi del fenomeno.
Ecco di seguito riportati alcuni
campanelli di allarme che possono aiutare tutti coloro che operano all’interno dei contesti scolastici a riconoscere gli autori e le
vittime delle prepotenze1.
DEDICATO AGLI INSEGNANTI
La scuola riveste da sempre un
ruolo importantissimo nella crescita dei bambini e dei ragazzi
sia per la sua funzione di educazione/socializzazione, sia per
il fondamentale contributo alla
costruzione dell’autostima, alla
sperimentazione e acquisizione
delle abilità sociali.
La scuola è il luogo privilegiato
per interventi a carattere preventivo e di promozione del benes-
Come individuare vittime e bulli: alcuni campanelli di allarme
INDICATORI DELLA POSSIBILE VITTIMA
• è preso ripetutamente in giro in modo pesante, offeso, denigrato, umiliato, deriso, sottomesso, dominato, minacciato, ridicolizzato;
• è aggredito fisicamente, picchiato, preso a pugni e a calci, spinto;
• subisce il furto, il danneggiamento e la dispersione di oggetti o beni
materiali (libri, denaro…);
• presenta lividi, graffi, ferite, tagli o vestiti stracciati a cui non può essere
data una spiegazione naturale;
• si dimostra indifeso e reagisce agli scontri e ai litigi con il ritiro o il
pianto. È spesso solo ed escluso dal gruppo dei compagni nei momenti
di ricreazione; è scelto per ultimo nei giochi di squadra;
• non ha nessun buon amico in classe;
• appare depresso e ha facilità al pianto;
• subisce un calo improvviso o graduale nel rendimento scolastico;
• ha difficoltà a parlare in classe;
• dimostra ansia e insicurezza;
• ricerca la vicinanza degli adulti nei momenti di ricreazione.
1
Olweus (1993)
I possibili bulli sono coloro che,
in qualità di attori/protagonisti,
mettono in atto prepotenze
ripetute nel tempo e dirette ad
una o più vittime prescelte tra i
compagni di scuola. Ecco come si
comportano i bulli.
27
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
INDICATORI DEL POSSIBILE BULLO
• prende in giro ripetutamente i compagni, denigra, calunnia, intimidisce, umilia, minaccia, comanda, domina, sottomette, deride
• aggredisce fisicamente i compagni con calci, pugni, spintoni
• danneggia o ruba gli oggetti altrui; rovina i vestiti, esclude intenzionalmente
dal gruppo dei pari, isola
Questi indicatori identificano una
modalità relazionale ben precisa
e non adeguata, caratterizzata da
forte aggressività e dal bisogno
di dominare sugli altri, che i bulli
interiorizzano e ripropongono
in ogni contesto sociale. Tale
atteggiamento,
infatti,
può
diventare trasversale ai vari
contesti di vita poiché il soggetto
può tendere a riproporre in
tutte le situazioni lo stesso stile
comportamentale.
Alcuni suggerimenti
Una volta individuato un caso
di bullismo, diventa importante
l’atteggiamento dell’adulto di
fronte al fenomeno rilevato. Di
seguito vengono riportati alcuni
atteggiamenti che gli insegnanti
dovrebbero adottare o evitare.
COSA NON FARE
AL CONTRARIO…
entrare in un’ottica punitiva
dare rinforzi positivi rispetto al buon
comportamento degli alunni
punire il bullo e/o iperproteggere la
vittima
responsabilizzare la vittima e aiutare
il bullo al cambiamento
“etichettare” i ragazzi e creare sistemi di aspettative negative intorno al
singolo individuo
fornire autentiche opportunità di
cambiamento
disapprovare la persona
la disapprovazione va rivolta al comportamento negativo
umiliare, usare sarcasmo o minacce
valorizzare il dialogo e la chiarezza
In un’ottica di prevenzione di
un fenomeno oggi tanto diffuso
quanto complesso, gli insegnanti e
con essi tutto il personale scolastico
sono chiamati a impegnarsi per:
2. elaborare una politica scolastica antibullismo, in stretta
collaborazione con i dirigenti
scolastici e il personale non
docente;
3. formulare una definizione condivisa di bullismo;
4. stilare una lista condivisa di
1. prendere consapevolezza del
problema;
28
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
fine a se stesso può far crescere
la consapevolezza sul problema
ma non è sufficiente a risolverlo
in modo significativo);
• ci deve essere collaborazione tra
tutti gli adulti responsabili del
benessere dei ragazzi (insegnanti,
genitori, personale scolastico) al
fine di creare una omogeneità
negli interventi e nelle risposte al
bullismo;
• gli adulti costituiscono per i
bambini e i ragazzi dei modelli
di abilità relazionali e forniscono
esempi di come entrare in
relazione con gli altri.
indicatori che permettano di
riconoscere il fenomeno;
5. analizzare i bisogni della specifica scuola e la presenza del
fenomeno dal punto di vista
quantitativo e qualitativo (diffusione, frequenza degli episodi, numero dei ragazzi coinvolti, tipologie di bullismo);
6. monitorare gli spazi di gioco
libero e i momenti meno
strutturati;
7. intervenire tempestivamente di
fronte a episodi di prepotenza
(non sottovalutarli né tollerarli);
8. dare sostegno alle vittime;
9. considerare i bulli come
persone da aiutare oltre che da
“fermare”;
10. coinvolgere gli alunni nella
ricerca di soluzioni adeguate al
problema;
11. promuovere
relazioni
di
fiducia basate sull’ascolto e
sul dialogo, anche al fine di
comprendere le cause delle
azioni di prevaricazione;
12. promuovere una cultura di
gruppo centrata su solidarietà, collaborazione, empatia e
comportamenti prosociali;
13. creare un’alleanza educativa e
un clima di collaborazione con
i genitori;
14. effettuare un monitoraggio
costante del fenomeno, anche
con l’aiuto di qualche esperto.
Cosa è possibile fare
concretamente a scuola?
Spesso, come insegnanti, si
è investiti e sovraccaricati di
aspettative
che
provengono
dall’esterno; la scuola, infatti,
accanto alla funzione di istruire
i ragazzi si è vista riconoscere
nel tempo l’importante quanto
oneroso compito di educarli.
Raggiungere tale obiettivo richiede
sicuramente tempi ed energie che
vanno oltre il semplice stare in
classe e sviluppare il programma
annuale; pertanto, di fronte a
richieste “extra”, la paura di
“non terminare il programma”
può limitare la disponibilità
degli insegnanti a progetti
extracurriculari.
Per quanto riguarda la prevenzione
del bullismo, occorre riflettere
sul fatto che non è strettamente
necessario
proporre
attività
cosiddette “speciali” (percorsi
Tutto ciò nella consapevolezza
che:
• monitoraggio e intervento
devono avere continuità nel
tempo (un intervento limitato e
29
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
cioè che si possono realizzare
una tantum e limitatamente nel
tempo); vi sono infatti attività
curriculari e strategie didattiche
abitualmente
adottate
dagli
insegnanti che permettono di
raggiungere obiettivi non solo
cognitivi ma anche educativi, in
quanto, per le loro modalità di
realizzazione, favoriscono nei
ragazzi la maturazione di stili
relazionali positivi e di abilità
prosociali.
Da ciò ne consegue che tali
attività diventano lo strumento di
prevenzione privilegiato poiché:
• coinvolgono contemporaneamente l’intera classe (o bambini
di classi diverse);
• possono essere proposte con una
certa continuità durante l’anno
scolastico.
ma che agiscono in parallelo al
bullo come sostenitori passivi o
osservatori indifferenti. Accanto
ai due principali “attori” del
bullismo, infatti, vi sono individui
non direttamente coinvolti ma
che con il loro atteggiamento
di indifferenza favoriscono il
perpetrarsi del fenomeno: sono
i cosiddetti esterni ovvero quella
“maggioranza silenziosa” che, pur
non approvando le prepotenze, di
fatto le tollera e non interviene a
difesa della vittima per paura di
ritorsioni o per conservare la sua
tranquillità.
L’obiettivo è quello di proporre
attività che valorizzino i coetanei
come “agenti di cambiamento”
facendo leva sulle risorse positive
della classe e sulla naturale capacità
dei ragazzi di provare empatia per
i compagni in difficoltà.
Le seguenti schede sono state sviluppate a partire da alcuni stimoli
raccolti nella letteratura italiana sul
tema del bullismo, arricchite dal
confronto con gli insegnanti nell’ambito dei corsi di formazione
di Telefono Azzurro e dalla sperimentazione attuata da alcuni insegnanti nelle proprie classi.
Queste attività sono state pensate
per coinvolgere nell’intervento di
prevenzione l’intera classe con un
riguardo particolare per le vittime
e con l’intento di sensibilizzare i
soggetti potenzialmente positivi ma
spesso indifferenti e apatici verso
le sorti dei compagni più deboli,
alunni cioè non direttamente
implicati in episodi di bullismo nel
ruolo di vittima o prevaricatore,
30
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
ATTIVITÀ
Lettura di testi e utilizzo di materiale audiovisivo:
utilizzare testi di narrativa, poesie, articoli di
giornale, videocassette di film, cartoni animati, programmi di attualità…
Role playing:
permette ai ragazzi di esperire in forma di
simulazione (realizzando per esempio “scenette” improvvisate da loro) situazioni che
potrebbero realmente incontrare nella vita
quotidiana
Problem solving:
è una tecnica metacognitiva che coinvolge gli
alunni nella risoluzione di problemi. È suddiviso nelle seguenti fasi:
• identificazione e analisi del problema
• individuazione di possibili soluzioni
• scelta di una soluzione e progettazione di
un piano per realizzarla
• attuazione
• verifica
OBIETTIVI
• acquisire consapevolezza sul bullismo
• capire cosa si prova nel fare/subire prepotenze
• comprendere le motivazioni sottese al
comportamento prepotente
• riflettere sulle conseguenze delle proprie
azioni
• identificare il ruolo degli spettatori
• analizzare la percezione relativa all’intervento degli adulti
• sviluppare empatia ed elaborare strategie
di soluzione del problema
• sperimentarsi in ruoli diversi da quelli solitamente “giocati”
• sviluppare empatia, cioè imparare a cogliere la prospettiva dell’altro e a identificarsi
con lui
• imparare a risolvere i problemi in gruppo
• incrementare i comportamenti prosociali
• migliorare il clima di classe e le relazioni
tra pari
• rendere i ragazzi stessi “agenti di cambiamento”, facendo leva sulle loro naturali
abilità di dare aiuto ai coetanei
• migliorare l’apprendimento e il rendimento scolastico
Apprendimento cooperativo:
permette ai ragazzi di lavorare in piccoli
gruppi su un compito comune, favorendo la
partecipazione di tutti gli alunni
31
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
Di seguito vengono riportate alcune schede operative di attività che l’insegnante può
proporre e gestire autonomamente in classe.
SCHEDA OPERATIVA N° 1
Attività: lettura di un testo, preparato dall’insegnante, scelto tra quelli disponibili in
letteratura sull’argomento o tratto da fatti di cronaca.
Obiettivi: promuovere la consapevolezza del problema, discutere e riflettere sul
comportamento di chi agisce con prepotenza.
Realizzazione: la lettura può essere “animata”, i dialoghi diretti dei personaggi
vengono cioè letti da alunni diversi; questo rende meno monotona la lettura e
mantiene alto il livello di attenzione di chi ascolta.
Segue un momento di lavoro individuale in cui l’insegnante invita i ragazzi a
immedesimarsi nel personaggio del bullo e a scrivere un breve testo dal titolo
“Come mi sentirei se…”.
Successivamente gli alunni cercano di stilare insieme un elenco di ragioni che
possono indurre un ragazzo a fare il prepotente. L’insegnante pone agli alunni i
seguenti quesiti:
• Esistono buone ragioni per fare prepotenze ad altri?
• Quali possono essere delle alternative al comportamento di prepotenza?
• Quali possono essere le conseguenze del fare prepotenze ad altri?
SCHEDA OPERATIVA N° 2
Attività: role playing
Obiettivi: promuovere la consapevolezza del problema, sviluppare l’empatia e
comprendere le emozioni della vittima, riflettere sulle responsabilità degli osservatori.
Realizzazione: l’insegnante invita i bambini a scrivere un breve testo in cui
raccontano un episodio di prepotenza che hanno subito o al quale hanno assistito
come osservatori.
I testi vengono letti ai compagni e se ne sceglie uno da interpretare con un role
playing.
Si individuano tra i ragazzi gli “attori” per i ruoli di bullo, vittima e osservatori; il
racconto viene interpretato rispettando fedelmente quanto è scritto.
Si chiede agli attori che cosa hanno provato mentre “fingevano” di essere la vittima
o gli osservatori:
• come mi sono sentito?
• come mi sentirei se mi succedesse davvero?
32
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
Successivamente gli alunni possono suddividersi in gruppetti di 4-5 e provare a
delineare una possibile soluzione che consenta alla vittima di trovare aiuto.
A turno ogni gruppo propone la soluzione individuata che viene immediatamente
rappresentata dagli “attori” per verificare cosa potrebbe succedere nei vari casi; il
gruppo riflette sull’efficacia o meno delle soluzioni proposte.
La discussione può essere guidata con le seguenti domande:
• Che cosa si prova quando si subiscono prepotenze?
• Quali possono essere le conseguenze per un ragazzo vittima di prepotenze?
• Qual è la soluzione più efficace? Perché?
• Cosa dovrebbe fare un bambino se subisce prepotenze?
Approfondimento:
riflettere sul ruolo degli osservatori:
• cosa provi quando vedi un compagno che subisce una prepotenza?
• come ti comporti? Perché?
• il tuo comportamento può migliorare o peggiorare la situazione della vittima?
• cosa potresti fare per aiutare la vittima?
Variante: riproporre la medesima attività assegnando ad ogni alunno un ruolo
diverso da quello precedentemente interpretato, in modo che ciascuno, di volta
in volta, abbia la possibilità di sperimentarsi nei panni di vittima, di bullo e di
osservatore.
SCHEDA OPERATIVA N° 3
Attività: apprendimento cooperativo
Obiettivi: imparare a lavorare insieme, migliorare le relazioni tra pari, migliorare il
rendimento scolastico.
Realizzazione: i ragazzi suddivisi in gruppi di 4 leggono e imparano insieme un
argomento di studio (storia, geografia, scienze, ecc.). Nel piccolo gruppo si legge
il testo, ogni bambino individua le parole o i concetti che non conosce e cerca di
comprenderli con l’aiuto dei compagni. A turno ciascuno prova a ripetere agli altri
quello che ha capito.
Variante: i ragazzi, vengono suddivisi in gruppi da 4/5 alunni; ciascun gruppo
approfondisce un aspetto diverso di uno stesso argomento (es. Regione Lombardia:
un gruppo approfondisce l’aspetto fisico del territorio, uno l’economia della regione,
uno usi e costumi, ecc.). Ogni componente, con l’aiuto dei compagni, deve leggere
ed imparare l’argomento che gli è stato assegnato. Alla fine di questa prima fase di
lavoro, vengono costituiti dei gruppi misti, in cui è presente almeno un “esperto”
33
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
per ogni aspetto approfondito (ogni gruppo, pertanto, sarà composto da un alunno
che ha studiato l’aspetto fisico, da un altro che si è occupato dell’economia, da un
altro ancora che ha approfondito gli usi e costumi, ecc.). Ciascuno diventa quindi
responsabile non solo del proprio apprendimento, ma anche di quello degli altri,
dato che, nel nuovo gruppo, dovrà spiegare ciò che ha precedentemente imparato.
Consigli per la realizzazione:
• definire con precisione i tempi di lavoro
• organizzare lo spazio per evitare che vi siano interferenze tra i vari gruppi
• non fare gruppi troppo numerosi per evitare la confusione e la scarsa produttività
durante il lavoro
• se nella classe ci sono più bulli evitare di inserirli nello stesso gruppo di lavoro ma
dividerli. Affiancare il bullo a compagni che non sono soggetti alla sua influenza
negativa e hanno un buon livello di autostima e di assertività
• se nella classe c’è un bambino che spesso subisce prepotenze, evitare di farlo
lavorare nello stesso gruppo del bullo, ma affiancarlo a compagni più tranquilli,
con cui si trova bene, che possano aiutarlo ad acquisire sicurezza e autostima
• suddividere i compiti all’interno di ogni gruppo in modo da facilitare l’equa
partecipazione di tutti
non vengono a mancare premesse
fondamentali come la volontà di
cooperazione e di corresponsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti, piccoli o grandi che siano.
L’estensione o la riduzione del
bullismo nella scuola dipende in
parte proprio dalla volontà e dal
coinvolgimento degli adulti interessati, sia familiari che educatori,
che hanno la responsabilità di assicurare al bambino le condizioni
migliori per il suo sviluppo e di favorire la consapevolezza dei valori
della socialità fin dall’infanzia.
Sia le attività curriculari, sia quelle trasversali hanno un significato
importante nell’ambito di un intervento di prevenzione del bullismo perché permettono ai ragazzi di riflettere sul problema e di
trarne insegnamenti significativi.
Per questo motivo è molto utile, al
termine di ogni attività proposta,
rendere visibili tali insegnamenti
attraverso scritti, disegni, regole di
convivenza che si possono esporre in classe o nei corridoi della
scuola.
Risultati positivi sono possibili se
L’ASSERTIVITÀ
Nell’ambito della prevenzione del bullismo, risulta importante lavorare sull’apprendimento di nuove abilità sociali, in particolare sul rafforzamento
delle capacità comunicative. Educare i bambini a gestire le proprie relazioni
interpersonali significa aiutarli a riflettere sul loro comportamento e sulle
conseguenze delle modalità di interazione che ciascuno mette in atto.
Nello specifico è possibile riflettere su tre diverse modalità di comunica-
34
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
zione/interazione: gli stili comunicativi aggressivo, passivo e assertivo1.
Esempi appartenenti alla classe dei comportamenti aggressivi:
picchiare, spingere, tirare i capelli, mordere, lanciare oggetti, fare lo sgambetto, dare
schiaffi, tirare calci…
urlare, insultare, imitare canzonando, minacciare, prendere in giro, svalutare, criticare,
squalificare, fare il muso, zittire, manipolare la discussione o alcune attività…
Esempi appartenenti alla classe dei comportamenti passivi:
rimanere in disparte, isolarsi, piangere, rinunciare ai propri diritti, non esprimere le
proprie emozioni/ desideri/ opinioni, rimanere in contatto con un compagno senza
iniziare un’interazione, esitare…
Lo stile più efficace per risolvere i propri problemi personali è quello
assertivo, intendendo per assertività la capacità di affermare la propria
posizione ed idea, difendendola senza aggressività e rispettando al
contempo la posizione altrui, che può risultare anche diversa2.
Questo stile sottolinea quindi l’importanza di autoaffermarsi senza però
prevaricare gli altri o essere irrispettosi nei loro confronti.
Esempi appartenenti alla classe dei comportamenti assertivi:
essere disponibili con chi ci sta vicino, mettersi dal punto di vista degli altri, non essere
né aggressivi, né passivi e cioè:
dire chiaramente ciò che si desidera, esprimere critiche senza offendere, rispettare le
regole del gioco, iniziare un’interazione verbale, rispettare i diritti degli altri, saper
perdonare, essere riflessivi e fiduciosi, …
<<Ho deciso di …>>; <<Tu cosa ne pensi se …>>; <<Parliamone…>>; << Che
alternative abbiamo?>>; <<Riconosco che avrei anche potuto fare diversamente>>
1
2
Del Re e Bazzo (1995)
Genta (2002)
Potenziare nei bambini i comportamenti dello stile assertivo significa allenarli a:
• essere ascoltatori attenti e ricettivi
• essere disponibili con gli altri
• avere un comportamento più partecipe e non reattivo
• affermare di voler essere trattati con rispetto
• mettersi nei panni degli altri, cercando di tenere conto dei loro sentimenti,
dei loro desideri e dei loro pensieri
• avere senso di responsabilità delle proprie azioni e delle loro
conseguenze
• essere in grado di esprimere la propria posizione in maniera chiara, senza
minacciare, aggredire, criticare, umiliare, …
• essere assertivi non significa riuscire sempre, ma operare nel migliore
dei modi.
35
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
C
6. A chi rivolgersi
nee di consulenza telefonica di :
• Telefono Azzurro
Il Centro Nazionale di Ascolto di
Telefono Azzurro è attivo in tutta
Italia 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. La Linea Gratuita - 19696 - è a
disposizione di tutti i bambini e gli
adolescenti fino a 14 anni di età che
desiderano parlare con un consulente (psicologo o pedagogista) per
affrontare il proprio disagio. La Linea Istituzionale – 199.15.15.15 – è
a disposizione dei ragazzi oltre i 14
anni e degli adulti che desiderano
confrontarsi in merito ad eventuali
situazioni di disagio.
ome abbiamo visto, le reazioni di bambini e adolescenti
autori, vittime o testimoni di
episodi di bullismo possono essere
estremamente diversificate. Nel caso
in cui abbiate dubbi o domande sul
bullismo potete rivolgervi a professionisti esperti nelle problematiche
dell’infanzia e dell’adolescenza.
Ciò non vuol dire che vostro figlio o
un vostro studente soffrano di un disturbo mentale o che, in quanto adulti
di riferimento, non siate stati in grado
di supportarlo adeguatamente. Può
essere utile rivolgersi ad un consulente esperto anche solo per comprendere meglio una situazione, la reazione di un bambino, per sapere come
muoversi ed imparare a gestirla.
Accanto a reazioni di disagio lievi e
limitate nel tempo, alcuni bambini
in seguito a situazioni di bullismo
possono sviluppare reazioni di disagio particolarmente acute e persistenti: in alcuni casi, queste possono
arrivare ad interferire con la vita
relazionale, il funzionamento familiare e la normale vita scolastica. In
questi casi è opportuno rivolgersi
ad uno specialista per un’adeguata
valutazione.
Qualora si verifichino situazioni di
pericolo che richiedono un intervento in emergenza potete far riferimento anche alla linea
• 114 - Emergenza Infanzia
Il Servizio Emergenza Infanzia 114
é una linea telefonica d’emergenza
accessibile gratuitamente da telefonia fissa 24 ore su 24 da parte di
chiunque intenda segnalare situazioni di pericolo immediato per l’incolumità psico-fisica di bambini e adolescenti. Il servizio in fase definitiva
è stato affidato in gestione a Telefono Azzurro Onlus. Da maggio 2004
il servizio è attivo su tre Regioni
(Lombardia, Sicilia, Veneto); entro il
2004 sarà attivo anche in Emilia Romagna, Piemonte e Lazio; entro dicembre 2005 sarà progressivamente
esteso a tutto il territorio nazionale.
Ai servizi sopra elencati è possibile
anche rivolgersi per avere informazioni relative alla realizzazione di corsi di prevenzione sulla tematica del
bullismo rivolti a genitori, insegnanti,
bambini e ragazzi.
Per una consulenza potete consultare diversi specialisti dei seguenti
servizi sociosanitari dell’Azienda
Sanitaria Locale:
• Pediatria
• Neuropsichiatria Infantile
• Servizio di Età Evolutiva
• Consultorio Giovani
• Consultorio Familiare
• Centri per bambini e adolescenti
• Psicologo presente nel contesto
scolastico
E’ possibile rivolgersi anche alle li36
BIBLIOGRAFIA
Testi
- Del Re G., Bazzo, G. (1995). Educazione sessuale e relazionale-affettiva. Unità didattiche per la scuola media. Erickson,
Trento.
- Fonzi, A. (a cura di) (1997). Il bullismo in Italia. Il fenomeno delle prepotenze a scuola dal Piemonte alla Sicilia. Giunti,
Firenze.
- Genta, M.L. (2002) (a cura di). Il bullismo. Ragazzi aggressivi a scuola. Carrocci, Roma.
- Harry McGurk (1989). Lo sviluppo sociale del bambino, Bollati Boringhieri.
- Heinemann, P.P. (1972). Mobbning-gruppvald bland darn och vuxna. Natur och Cultu, Stockholm.
- Marini, F., Mameli, C. (1999). Il bullismo nella scuola. Carrocci Editore, Roma.
- Menesini, E. (2000). Bullismo che fare? Prevenzione e strategie di intervento nella scuola. Giunti, Firenze.
- Menesini, E. (a cura di) (2003). Bullismo: le azioni efficaci della scuola. Edizioni Erickson, Trento.
- Novara D. (2004), Abbracci e litigi, EGA.
- Olweus, D. (1973). Hackkycklingar och översittare. Forskining om skolmobbning. Almqvist & Wicksell, Stocholm.
- Olweus, D. (1978). Aggression in the Schools. Bullies and Whipping Boys. Hemisphere, Washington, D.C.
- Olweus, D. (1993). Bullying at School. What we know and what we can do. Blackwell Publishers, Oxford. (Tr. it.
Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono. Giunti, Firenze, 1996).
- Sharp, S., Smith, P. K. (1994). Tackling bullying in our school. A pratical handbook for teachers. Routledge, London.
(Tr. it. Bulli e prepotenti nella scuola. Prevenzione e tecniche educative. Erikson, Trento, 1995).
- Telefono Azzurro (a cura di B. Forresi). L’ascolto del disagio in adolescenza. Guida per genitori e insegnanti, n.3.
- Whitehouse E., Pudney W. (2003), Ho un vulcano nella pancia, EGA.
Articoli
- Baldry, A. C. (2001). Bullismo a scuola e comportamenti devianti negli adolescenti: possibili fattori di rischio. Rassegna
Italiana di Criminologia, Vol.12, pag.375-396.
- Craig, W., Pepler, D. (1997). Observations of Bullying and Victimisation in the Schoolyard. Canadian Journal of School
Psychology, Vol. 2, pag.41-60.
- Farrington, D.P. (1993). Understanding and Preventing Bullying. Crime and Justice, Vol. 12, pag. 381-458.
- Hokoda A., Fincham F.D. (2000) Origini familiari degli schemi motivazionali di impotenza e di padronanza nei bambini.
Psicologia dell’Educazione e della Formazione, Vol.2.
- Loeber, R., Hay, D. (1997). Key Issues in the Development of Aggression and Violence from Childhood to Early Adulthood.
Annual Review of Psychology, Vol. 48, pag. 371-410.
- Menesini, E. (1998). Bullismo, che fare? Psicologia Contemporanea, Vol. 149, pag.38-44.
- Pinelli M., Pelosi A., Broccaioli B. (2000). Il livello di autostima e percezione del rischio negli adolescenti. Psicologia
dell’Educazione e della Formazione, Vol. 2.
- Salmivalli, C., Lagerspetz, K., Bjorkqvist, K., Osterman, K., Kaukiainen, A. (1996). Bullying as a Group Process:
Participant Roles and Their Relations to Social Status within the Group. Aggressive Behavior, Vol. 22, pag.1-15.
- Telefono Azzurro - Eurispes (2000).– La prevaricazione tra i bambini. Primo Rapporto Nazionale sulla Condizione
dell’Infanzia e della Preadolescenza, pag. 253-266.
- Telefono Azzurro - Eurispes (2002). L’identikit del bambino. Terzo Rapporto Nazionale sulla Condizione
dell’Infanzia e dell’Adolescenza, pag. 731-787.
- Telefono Azzurro - Eurispes (2002). L’identikit dell’adolescente. Terzo Rapporto Nazionale sulla Condizione
dell’Infanzia e dell’Adolescenza, pag. 789-862.
E’ possibile trovare ulteriori informazioni sui seguenti siti:
www.aacap.org
www.bullybeware.com
www.dest.gov.au/schools/publications/2000/bullying/index.htm
www.edscuola.it
www.educare.it
www.nasponline.org
www.nwrel.org/request/dec01/untangling.html
www.pedagogia.it
www.vivoscuola.it
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
T
Telefono Azzurro
elefono Azzurro ONLUS
è nato nel 1987 come prima Linea Nazionale di
Prevenzione dell’Abuso all’Infanzia. Oggi l’ascolto e la consulenza telefonica rimangono attività
fondamentali, al fianco dei tanti
progetti innovativi intrapresi per
tutelare i diritti dei bambini e degli
adolescenti, anche grazie al forte
contributo del volontariato tradizionale e del Servizio Civile.
gestire i casi locali segnalati dal
call-center e dalle agenzie, individuando le strategie più adeguate
in sinergia con i servizi del territorio.
Il centro territoriale infatti dà concretezza al modello di intervento
di Telefono Azzurro: costruisce e
consolida una vera e propria rete,
insieme a servizi, forze dell’ordine, istituzioni del territorio, per
una gestione integrata dei casi di
disagio e abuso.
Ecco perché l’associazione intende potenziare i centri esistenti
e aprirne di nuovi; un passo cui
seguirà la regionalizzazione delle
linee di ascolto e consulenza telefonica.
Consulenza telefonica
Due le linee: 1.96.96, per i bambini fino a 14 anni, e 199.151515,
dedicata agli adolescenti e agli
adulti. Il call-center è al lavoro 24
ore su 24 tutti i giorni, per cercare
di risolvere problemi di qualsiasi
natura, affrontare casi di abusi e
maltrattamenti ma anche ascoltare problemi diversi, meno urgenti ma altrettanto importanti,
che vengono posti da bambini in
difficoltà.
In molti di questi centri sono inoltre presenti “spazi neutri”, dove è
possibile effettuare audizioni protette, per un ascolto del bambino
in sede processuale che rispetti i
suoi tempi e i suoi bisogni, senza
passare per l’esperienza traumatica di un’aula di tribunale.
Centri Territoriali
Sulla base della lunga esperienza
nella gestione e nella prevenzione del disagio, Telefono Azzurro
ha attivato dei centri territoriali,
che garantiscano una presenza e
un intervento più capillari per rispondere in maniera sempre più
puntuale ed efficace ai bisogni e
alle esigenze dei più piccoli.
Gli operatori dei centri territoriali,
presenti a Treviso, Modena, Bologna, Roma e Palermo, possono
Tetti Azzurri
I Tetti Azzurri sono centri per
l’accoglienza, la diagnosi e la cura
di bambini vittime di abuso e maltrattamento; strutture che garantiscono e ascoltano il minore.
Questi centri si trovano a Roma,
dove Tetto Azzurro è nato nel
1999 grazie alla collaborazione
con la Provincia, e a breve in Veneto, dove è stato promosso dalla
38
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
pubblica sicurezza o altre agenzie
del territorio; valuta l’emergenza
e, a seconda del caso, attiva immediatamente il percorso dell’intervento in rete con le agenzie coinvolte, seguendo anche la successiva presa in carico del caso.
In occasione dell’inondazione di
Quindici e Sarno, in Campania, e
del terremoto in Molise, gli operatori del Team Emergenza sono accorsi per prestare aiuto ai bambini
e alle famiglie delle zone colpite e
per ridurre eventuali effetti posttraumatici nei minori coinvolti.
Regione per combattere gli effetti
dell’abuso all’infanzia.
I servizi attivati presso i Tetti
Azzurri hanno diversi obiettivi:
la diagnosi e il trattamento individuale e familiare per situazioni
di abuso sessuale, maltrattamento
fisico e abuso psicologico di soggetti in età evolutiva, la pronta
accoglienza residenziale, la consulenza legale specialistica per gli
operatori e il monitoraggio del
fenomeno. Agli operatori psicosocio-sanitari dei territori di riferimento i centri offrono inoltre
corsi di formazione, promuovendo la condivisione di procedure
integrate negli interventi a tutela
dell’infanzia e dell’adolescenza.
Le competenze maturate, anche
mediante un costante lavoro di
ricerca e di scambio a livello internazionale in area emergenza, sono
poi alla base del modello elaborato per il 114 Emergenza Infanzia,
il servizio creato da tre Ministeri
e affidato in gestione a Telefono
Azzurro. Si tratta di un servizio
di emergenza gratuito, attivo 24
ore su 24, accessibile da parte di
chiunque intenda segnalare situazioni di emergenza e pericolo per
l’incolumità psico-fisica di bambini e adolescenti dove sia necessario un intervento immediato con
il coinvolgimento di specifici servizi e istituzioni del territorio.
Progetti per l’Emergenza
Relativamente alle situazioni di
emergenza che coinvolgono i più
piccoli, dall’esperienza pluriennale di Telefono Azzurro sono nati
alcuni progetti specifici.
Il primo è il Team Emergenza,
progettato e realizzato nel 1999
in collaborazione con il Ministero
degli Interni e l’Università di Yale,
e costituito da una équipe di psicologi.
Il Team può intervenire, 24 ore su
24, in situazioni di crisi che coinvolgano bambini e adolescenti
vittime o testimoni di eventi traumatici e stressanti. Ad esempio
nei casi di abusi e violenze, atti
devianti e autolesivi, eventi catastrofici. In questi casi l’operatore
accoglie le segnalazioni da parte
di cittadini, forze dell’ordine e di
Il tema emergenza coinvolge oggi
tutto Telefono Azzurro e l’organizzazione dei volontari riveste
un ruolo sempre più importante
nella costruzione di un modello di
intervento congiunto per quegli
scenari di rischio sismico, idrogeologico, industriale, terroristico
39
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
e per tutti quegli eventi catastrofici in cui la comunità colpita e i
suoi bambini abbiano bisogno di
sostegno e di aiuto.
Formazione
Le conoscenze e le competenze
sviluppate in tanti anni di attività
di Telefono Azzurro nella prevenzione, cura e trattamento dell’abuso all’infanzia e all’adolescenza,
anche relativamente a situazioni
di emergenza, sono state tradotte
in numerosi documenti e opuscoli
divulgativi, pubblicazioni, moduli
di formazione e strumenti didattici.
In particolare gli operatori di Telefono Azzurro offrono percorsi di
formazione specifica agli operatori sociosanitari, alle forze dell’ordine, a vigili di quartiere e liberi
professionisti, per contribuire alla
creazione di reti integrate di servizi che possano gestire in maniera
sinergica le problematiche minorili. Mentre i corsi per educatori
ed insegnanti mirano a diffondere una corretta cultura dei diritti
dell’infanzia e dell’adolescenza e a
favorire la prevenzione dell’abuso
sessuale e del disagio.
Nell’ambito della formazione
specialistica è attiva una collaborazione con l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia per
la realizzazione di due master di
II livello.
Volontariato
Il volontariato di Telefono Azzurro è particolarmente attivo nelle
carceri e presso il mondo della
scuola.
Per difendere i diritti dell’infanzia
anche nel contesto carcerario, i
volontari, dopo una adeguata formazione, creano e gestiscono gli
spazi Ludoteca e i Nidi. I primi,
rivolti ai bambini e agli adolescenti in visita al genitore-detenuto,
sono ambienti strutturati e attrezzati per sdrammatizzare almeno
in parte l’impatto con la struttura
penitenziaria. I Nidi sono invece
dedicati ai bambini che fino ai 3
anni possono vivere all’interno
del carcere con la mamma detenuta: i volontari aiutano ad accudirli, giocano con loro, li accompagnano all’esterno presso parchi
e spazi gioco e, dove possibile,
agevolano l’inserimento in asili
nido comunali.
Coinvolge invece le scuole il progetto “Uno a Uno”, per sostenere
quegli alunni di elementari e medie
inferiori che presentano difficoltà
di tipo scolastico e relazionale: negli stessi locali dell’istituto un volontario affianca regolarmente il
bambino, offrendogli un sostegno
sul piano culturale che sia anche
formativo per la sua personalità.
Oggi Telefono Azzurro è una
associazione che lavora con le
Istituzioni per garantire in tutti
gli ambiti il rispetto dei diritti dei
bambini.
E’ una associazione che si impegna nella prevenzione e nella cura
delle situazioni di disagio median40
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
te il coinvolgimento della comunità, affrontando i problemi dei
più piccoli in un’ottica nazionale,
europea e internazionale.
E’ infine osservatorio permanente, pubblicando annualmente un
Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in collaborazione con
Eurispes.
In questi anni molti obiettivi sono
stati raggiunti, grazie all’aiuto e
alla fiducia di tanti sostenitori che
hanno condiviso i valori di Telefono Azzurro.
Ma è necessario affrontare i problemi dell’infanzia con conoscenze e mezzi sempre più adeguati:
questa è la sfida in cui crediamo e
che potremo affrontare solo con
il sostegno di tutti.
41
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
Chi chiamo?
Come utilizzare le linee di ascolto e di intervento di Telefono Azzurro
nei casi di bullismo.
Quando chiamare il 114?
Il Servizio 114 - Emergenza Infanzia si occupa delle situazioni di
emergenza in cui sono coinvolti bambini e adolescenti, nel ruolo di
vittime, autori o testimoni. Il 114 può essere contattato da adulti e
bambini. Per i casi di bullismo, il 114 è da chiamare contestualmente
alla situazione di emergenza, ovvero:
• nel momento in cui si sta verificando;
• se si è appena verificato un episodio di prevaricazione che comporta
o ha comportato un pericolo per un bambino o ragazzo e nel caso
in cui sia necessario l’intervento immediato dei servizi del territorio,
come ad esempio il 118 (per eventuali ferite) o le Forze dell’ordine;
• nel caso in cui si prospetti un rischio immediato per il minore (per
es. bambino inseguito da coetanei che lo vogliono picchiare o che sa
che a breve incontrerà chi lo ha già precedentemente minacciato).
Quando chiamare l’1.96.96?
La linea 1.96.96 può essere contattato da bambini e adolescenti al di
sotto dei 14 anni, che avvertono l’esigenza di trovare uno spazio di
ascolto per raccontare problemi o difficoltà di qualunque tipo e natura, che non richiedono un intervento immediato degli operatori dei
servizi. Possono chiamare questa linea:
• bambini e ragazzi che hanno subito prepotenze fisiche e/o verbali
(occasionali o persistenti nel tempo) da parte di coetanei e che vivono l’isolamento sistematico o l’esclusione dal gruppo dei pari;
• bambini e ragazzi che hanno assistito in qualità di testimoni ad episodi di bullismo o che sono a conoscenza di situazioni di prevaricazione tra coetanei;
• i bambini e i ragazzi che hanno commesso atti di prepotenza nei confronti di coetanei.
Quando chiamare la linea 199.15.15.15?
La linea 199.15.15.15 è una linea di consulenza per i ragazzi al di sopra
dei 14 anni e gli adulti che necessitano di un confronto su problematiche che riguardano i minori. A questo numero possono pertanto
rivolgersi sia i ragazzi oltre i 14 anni che sono stati vittime, testimoni
o autori di atti di bullismo, sia i genitori e gli insegnanti che sono
a conoscenza di situazioni di bullismo, o semplicemente preoccupati
rispetto alla tematica, e vogliono suggerimenti su come muoversi per
impostare un intervento atto a contrastare e/o a prevenire il fenome42
Le linee di Telefono Azzurro:
199.15.15.15 linea adolescenti e adulti
1.96.96 linea gratuita per bambini
Per informazioni:
www.azzurro.it
e-mail: [email protected]
Numero Verde 800.090.335
Per donazioni:
Bonifico: Banca Popolare Emilia Romagna,
c/c 73154, ABI 05387, CAB 02400, CIN G
Carta di credito: tel. 800.410.410 o www.azzurro.it
Conto Corrente Postale: 550400
Shopping solidale: www.azzurroshopping.it
S.O.S. Il Telefono Azzurro Onlus - viale Monte Nero 6, 20135 Milano
In collaborazione con
Fly UP