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Perché un non-valsusino dovrebbe essere no-tav?1

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Perché un non-valsusino dovrebbe essere no-tav?1
Perché un non-valsusino dovrebbe essere no-tav?1
Abstract. Secondo i proponenti, è indispensabile iniziare immediatamente i lavori della nuova linea AV/AC
Torino-Lione (NLTL) per evitare l’imminente saturazione della linea storica e il conseguente isolamento del
Piemonte dall’Europa. Il costo è in linea con gli standard europei. In ogni caso, la NLTL genererà benefici
ben maggiori del costo: lo sviluppo dei traffici est-ovest e la crescita economica della nazione dipendono da
quest’opera, non a caso definita “strategica” e quindi da realizzare con ogni mezzo, se necessario anche con
l’esercito. La NLTL migliorerà la vita degli abitanti della Valsusa perché comporterà uno spostamento
modale dalla strada alla ferrovia che consentirà di togliere 600.000 camion dalla strada. In ottica keynesiana,
alla NLTL va inoltre riconosciuto un ruolo sociale salvifico perché, al di là della sua utilità intrinseca, “darà
lavoro” per almeno 20 anni. Questo report intende mostrare, sulla base dei dati dei proponenti o accettati dai
proponenti, che tutte queste affermazioni sono false. Nella seconda parte tenteremo anche di proporre alcune
possibili alternative di investimento.
PARTE PRIMA
Flussi di traffico, costi e benefici
1. A chi interessa il corridoio 5 “Lisbona-Kiev”? Una linea tra mito e realtà.
Tanto per cominciare, non c’è né Lisbona né Kiev. Il Portogallo è sull'orlo del fallimento e la
Spagna è sulla stessa strada, grazie anche alle costosissime linee AV (45 miliardi di euro!), che
hanno dato la botta definitiva al governo Zapatero - benché il costo/km delle linee AV spagnole sia
appena un quinto delle corrispondenti linee italiane. L’Ucraina, prossima anch’essa alla bancarotta,
a tutto pensa meno che al corridoio Lisbona-Kiev. L’unico segno di interesse per la linea proviene
da due regioni adiacenti: Piemonte e Rhone Alpes. Tuttavia tra queste regioni esistono traffici di
prossimità che nulla hanno a che fare col mitico “corridoio 5”. Tecnicamente, si può parlare di
“corridoio” quando la percentuale di traffico in transito è rilevante (>50%) rispetto al traffico totale.
Ebbene, i dati Alpinfo2 mostrano che attualmente la percentuale di traffico in transito si aggira
intorno al 10% su strada e allo zero % su ferro3: tutto il resto, cioè il 90% su strada e il 100% su
ferro, è traffico di prossimità Italia/Francia4.
La rinuncia di Lisbona e Kiev non ha scoraggiato i proponenti, che anzi hanno arditamente
rilanciato: a ovest l’arch. Virano (Commissario Straordinario del governo per la realizzazione della
nuova linea e presidente dell’Osservatorio tecnico) propone come terminal Casablanca o Algeri al
posto di Lisbona, attraverso un tunnel sotto lo stretto di Gibilterra (il tutto all’insaputa di Spagna,
Marocco e Algeria, tutti contrari); a est Piero Fassino, altro pasdaran dell’opera, propone come
terminal Mosca al posto di Kiev (il tutto all’insaputa di Slovenia, Ungheria e Russia, tutti contrari).
Come dire che il “corridoio” non esiste nemmeno come tratto di pennarello sulla cartina: sopravvive
solo nell’immaginario politico-mediatico-finanziario.
2. Traffico passeggeri e merci tra Italia e Francia
In tutto il mondo le linee AV sono riservate ai passeggeri. Tuttavia, i flussi di traffico passeggeri
sulla direttrice Torino-Lione sono lontanissimi da un ordine di grandezza che possa giustificare una
1
Il rapporto prende in considerazione soltanto aspetti di interesse generale, rinviando ad altri articoli per gli aspetti di
interesse locale. Autore: Guido Rizzi ([email protected]), già docente di Fisica Matematica al Politecnico di
Torino, attualmente collaboratore tecnico della Comunità Montana.
2
I dati Alpinfo sono dei conteggi che vengono comunicati dai gestori dei valichi all’ufficio federale dello sviluppo
territoriale svizzero, e sono accettati da tutti, inclusi i proponenti, come dati ufficiali.
3
Diverso il caso di Ventimiglia, dove esiste un rilevante traffico in transito da e verso la penisola iberica (circa il 60%
di transiti), che non ha alcun motivo per essere dirottato sulla direttrice Torino-Lione
4
per traffici di poche centinaia di km (le piattaforme di interscambio tra strada e ferrovia - Aiton e Orbassano - distano
tra loro soltanto 175 km) la ferrovia non è competitiva rispetto alla strada, nemmeno con ferrovie molto più efficienti
delle attuali. Ciò dipende da vari fattori: scarsa funzionalità delle aree intermodali, alto costo del biglietto nonostante i
sussidi statali (oltre il 60% del costo è a carico dello stato), miglioramenti della rete autostradale, progressi nel settore
degli autotrasporti (per esempio, gli attuali TIR Euro5 inquinano 20 volte meno dei TIR Euro1 degli anni ’90).
1
nuova linea AV: meno di 2000 passeggeri/giorno, per di più in lenta ma continua decrescita da circa
15 anni. Per confronto, la Tokio-Osaka ha 300.000 pass/giorno, e il TGV Atlantique 40.000
pass/giorno: questo ordine di grandezza può essere riguardato come una soglia numerica al di sotto
della quale una linea AV passeggeri, ai costi attuali, è economicamente improponibile.
A questo punto i proponenti hanno cercato un altro motivo per giustificare la nuova linea: le
merci. E pazienza se per le merci l’alta velocità è un parametro praticamente irrilevante rispetto ai
tempi di carico, scarico, stazionamento, ecc.
Le merci arrivano per lo più dall'est e si muovono nel nostro continente sull'asse nord-sud
sfruttando il sistema portuale, mentre sull’asse est-ovest sono in lieve ma costante diminuzione da
16 anni, sia su ferro che su gomma. Le tabelle in Appendice riportano i dati in dettaglio (in milioni
di tonnellate/anno = Mt/anno) dal 1997 al 2012 (fonte Alpinfo, accettato da tutti compreso LTF5 e
l’Osservatorio di Virano6).
50 Mt
48 Mt
46 Mt
44 Mt
42 Mt
40 Mt
38 Mt
Fig.1. Traffico totale tra Italia e Francia (in Mt/anno) nei 16 anni 1997-2012, in tutte le modalità e attraverso tutti
i valichi: -16% rispetto al 1997, -14% rispetto al 2004 (dettagli in tabella1)7
La fig.1 mostra l’andamento del traffico totale Italia-Francia, in tutte le modalità attraverso tutti i
valichi: Bianco, Frejus-Cenisio, Monginevro, Ventimiglia. Con riferimento al 2012 (ultimo dato
Alpinfo), la diminuzione di traffico è del 16% rispetto al 1997 e del 14% rispetto al 2004 (anno di
riferimento di LTF). La fine della crescita dei traffici, che aveva caratterizzato gli anni ruggenti del
dopoguerra, dipende dal fatto che Italia e Francia sono ormai due economie mature tra cui
prevalgono scambi di sostituzione, che lasciano sostanzialmente immutato il flusso materiale di
merci indipendentemente dal buon andamento auspicato dagli economisti8 dei PIL dei due paesi; la
flessione degli ultimi 12 anni dipende da diversi motivi (cfr. riquadro qui sotto), tra cui il deludente
5
LTF, ovvero “Lion-Turin Ferroviaire”, è la società responsabile degli studi di progetto e realizzazione dell’opera
L’Osservatorio Tecnico, istituito nel 2006 e presieduto dall’arch. Virano, nelle intenzioni dei sindaci della valle
doveva essere la sede ufficiale di confronto tecnico per valutare se - ed eventualmente come - realizzare l’opera, con
esperti designati da tutti gli enti territoriali interessati; nelle intenzioni del governo, invece, era essenzialmente un
tentativo di millantare un inesistente coinvolgimento della popolazione e degli enti locali. Nell’Osservatorio il “se” non
è previsto: è consentito, e anche sollecitato, il dialogo sulle modalità di realizzazione dell’opera, ma non sull’opera.
L’opera è “strategica”: un dogma di fede da non mettere in discussione, pena l’allontanamento dall’Osservatorio
7
I grafici comprendono anche il (modesto) traffico del Monginevro. A questo fine è stata aggiunta una stima di 0.5 Mt
negli anni 1997 e 1998, in cui mancano i dati Alpinfo relativi al Monginevro
8
M.Deaglio (LaStampa 5/9/13) auspica una lunga crescita esponenziale del PIL all’improbabile tasso del 3% annuo
6
2
andamento del PIL e la tendenza alla progressiva smaterializzazione delle merci: si scambiano più
bit e meno cose.
La curva in figura (detta “logistica”) rappresenta l’evoluzione temporale dei flussi di traffico in un
ambiente destinato ad avviarsi, in assenza di guerre o catastrofi naturali, alla saturazione. Inizialmente,
quando i mercati sono molto lontani dalla saturazione, la curva ha un andamento esponenziale: questa era la
situazione ai tempi di Cavour (tunnel ferroviario del Frejus, 1871) o dopo la seconda guerra mondiale. Poi
gradualmente la crescita rallenta, e alla fine la curva si adagia sull’asintoto orizzontale quando i mercati
diventano saturi e il flusso di merci stazionario. Si pensi ad esempio al mercato automobilistico in Italia e
Francia, cfr. Tartaglia [6]. In Italia ci sono più di 36 milioni di autovetture per 60 milioni di abitanti, e in
Francia la situazione non è molto diversa: quali che siano le politiche industriali delle case automobilistiche
in competizione e l’andamento del PIL dei due paesi, è evidente che il numero totale di veicoli nei due paesi
ha da gran tempo raggiunto il livello di saturazione. Considerazioni analoghe valgono per elettrodomestici,
derrate alimentari e in generale le tipiche merci da ferrovia. I dati storici della tab.1 mostrano che, per
quanto riguarda i traffici est-ovest (ovvero Italia-Francia), intorno all’anno 2000 è stato raggiunto l’asintoto
(circa 50 Mt/anno), dopo di che è iniziata la flessione per una serie di motivi ben noti: la progressiva
smaterializzazione delle merci, la delocalizzazione delle attività produttive in altri paesi (effetto della
globalizzazione), l’aumento della disoccupazione, l’esplosione del debito, l’impoverimento della classe
media, il progressivo esaurimento delle risorse, eccetera. In tutto ciò la presunta carenza di infrastrutture
ferroviarie o autostradali non ha alcun ruolo: e tuttavia i proponenti continuano a mitizzare il ruolo
“strategico” delle infrastrutture e ad usare il modello di espansione esponenziale illimitata anziché il
normale modello logistico, come se il numero totale di automobili, elettrodomestici, derrate alimentari
derrate alimentari e quant’altro potesse aumentare indefinitamente in un ambiente finito con popolazione
stabile. Naturalmente anche i traffici nord-sud seguono la normale curva logistica, ma sono più intensi e
vivaci perchè le merci arrivano da paesi emergenti in piena espansione: eppure anche questi traffici hanno
da tempo esaurito l’iniziale fase di espansione esponenziale e sembrano già avviati alla saturazione. Infatti,
da una decina danni sono stazionari intorno ai 100 Mt/anno tra il San Bernardo e il Tarvisio, e i traffici
attraverso tutte le Alpi tra Ventimiglia e Tarvisio sono stazionari attorno ai 140 Mt/anno (cfr. fig.7).
Le previsioni LTF di un incremento esponenziale dei traffici terrestri est-ovest non hanno alcun
fondamento nell’economia reale. In particolare, le previsioni di un incremento esponenziale dei
traffici nei prossimi 40 anni (per i dettagli v. la sez. successiva) non tengono conto nè dell’
andamento dei traffici negli ultimi 12 anni, in costante flessione, nè della prossimità del picco del
petrolio (per dettagli v. Appendice), che comporterà l’inevitabile contrazione di tutti i traffici su
scala globale. Non sappiamo cosa succederà nell’economia mondiale, fondata sul petrolio9, quando
il petrolio a basso prezzo comincerà a scarseggiare. Sappiamo però con certezza che la disponibilità
di energia a buon mercato è destinata a diminuire nei prossimi decenni, con conseguenze devastanti
sul nostro attuale modello economico; la scala di ogni impresa umana è destinata a ridursi insieme
alla disponibilità di energia. La previsione di una ulteriore espansione (esponenziale!) dei flussi di
traffico, anche dopo il picco del petrolio, non è spiegabile se non con l’accecamento ideologico o la
deliberata volontà di dirottare i finanziamenti sulle attività più redditizie per la lobby di banchieriimprenditori-politici, che lucra soprattutto sulle grandi opere totalmente finanziate dallo stato.
3. Traffico merci attraverso la Valsusa
9
Circa il 95% della produzione mondiale attuale è direttamente o indirettamente connesso con la produzione di petrolio
3
Ma i dati più strabilianti sono quelli della tabella 2, che si riferisce alla Valsusa, e della tabella 4,
che si riferisce alla direttrice Valsusa-Bianco. La tabelle mostrano che in Valsusa - con o senza
Bianco - più che di diminuzione si deve parlare di vero e proprio crollo. Infatti la tab.2 mostra che il
traffico totale in Valsusa si è ridotto del 39% rispetto al 199710 e del 40% rispetto al 2004.
In particolare, il traffico ferroviario si è ridotto addirittura del 66% rispetto al 199711 e del 47%
rispetto al 2004 (tabella 4, cfr. fig.2). Pertanto la linea storica, tenendo conto anche dei treni
passeggeri, è attualmente occupata per meno del 30% del valore di saturazione, valutato da LTF in
20 Mt/anno.
Fig.2. Traffico ferroviario attraverso la Valsusa (in Mt/anno) nei 16 anni 1997-2012:
-66% rispetto al 1997, -47% rispetto al 2004 (dettagli in tabella2)
Fig.3. Traffico totale (ferro+gomma) sulla direttrice Valsusa-Bianco nei 16 anni 1997-2012 (in Mt/anno):
-36% rispetto al 1997, -20% rispetto al 2004 (dettagli in tabella 4)
10
22.7 Mt nel 1997, 13.6 Mt nel 2012 (in entrambi i casi senza il Monginevro, perché non indicato nei tabulati Alpinfo
prima del 1999)
11
10.1 Mt nel 1997, 3.4 Mt nel 2012
4
Secondo l’arch. Virano il traffico ferroviario diminuisce nella misura in cui il traffico stradale
cresce: uno spostamento modale sbagliato, che può essere riequilibrato soltanto mediante la nuova
linea. Queste affermazioni, ripetute ossessivamente dai giornali nazionali senza che nessun
giornalista si prenda la briga di fare un banalissimo controllo, sono false. Infatti la tabella 2 mostra
che anche il traffico stradale attraverso la Valsusa si è ridotto; e precisamente si è ridotto del 18%
rispetto al 1997 e del 37% rispetto al 2004. Ma la cosa più interessante riguarda il traffico
complessivo (strada + ferrovia) sulla direttrice Valsusa-Bianco, di particolare interesse perché
questa è la direttrice considerata nelle previsioni dei proponenti: questo traffico si è ridotto del 36%
rispetto al 1997 e del 20% rispetto al 2004 (tabella 4, cfr. fig.3). Se queste non sono le cifre di un
crollo, allora di cosa si tratta? di una leggerissima flessione, come direbbe il rag. Fantozzi per non
dispiacere al suo megadirettore galattico?
Tuttavia, la scelta dell’Osservatorio di Virano è quella di tirare diritto con cieca determinazione,
senza lasciarsi sviare dai fatti. I tecnici seri e competenti (gli ingegneri Tartaglia e Debernardi,
ostinatamente indisponibili a ignorare i fatti) sono stati prima emarginati e poi cacciati; così tutto è
rimasto nelle mani di Virano e di alcuni fidatissimi ing. Fantozzi, disposti anche a coprirsi di
ridicolo pur di compiacere il loro megadirettore.
Ma prima di illustrare le previsioni dell’arch. Virano e dei suoi fedelissimi ing. Fantozzi, è
necessario conoscere le precedenti previsioni LTF relative alla ferrovia storica, che dopo più di una
quindicina d’anni possono essere confrontate con i dati reali in modo valutarne la serietà e
l’affidabilità.
3.1. Le precedenti previsioni: 1997 e 2004.
Fig.4. Traffico merci (in Mt/anno) sulla linea storica dal 1950 al 2010, e previsioni LTF dal 1997 e dal
2004 (fonte: Quaderno Osservatorio 2). In verde, per confronto, la previsione indipendente della BBT
(Brenner BasisTunnel, azienda responsabile del traforo ferroviario del Brennero) dal 2003
5
La prima previsione LTF (anno 1999) si basava sui dati Alpinfo del 1997 (fig.4), e prevedeva
l’imminente saturazione della linea storica con conseguente “isolamento del Piemonte dall’Europa”:
secondo questa previsione oggi dovremmo avere ampiamente superato la soglia dei 20 Mt, che è il
valore di saturazione stimato da LTF. Invece i traffici reali non solo non aumentavano secondo le
previsioni, ma al contrario diminuivano drasticamente12: dai 10.1 Mt del 1997 ai 6.4 Mt del 2004.
La seconda previsione LTF (anno 2007) si basa sui dati Alpinfo del 2004. Costretta a prendere
nota dei flussi reali di traffico, LTF modifica le precedenti previsioni, ma incredibilmente le
modifica come si vede in fig.4: lascia immutata l’impossibile curva esponenziale e si limita a
traslarla di 7-8 anni! Senza nessun tentativo di motivazione, e senza nemmeno preoccuparsi di
imporre una (una qualsiasi!) condizione di raccordo con la curva reale. Nessuno studente di
ingegneria (ma neanche di scuola dell’obbligo) passerebbe un esame con una estrapolazione del
genere. Conclusione: non potendo ovviamente dubitare della professionalità di un pool di ingegneri
e architetti, non resta che prender atto del fatto che la previsione non è tecnica ma politica, e
significa: “noi tireremo diritto indipendentemente dai flussi di traffico reali”. Questa è l’unica
lettura possibile della fig.4.
3.2. Le nuove previsioni.
Nel frattempo, però, i flussi di traffico continuano a diminuire fino ai 3.4 Mt del 2011, rimasti
immutati anche nel 2012. A questo punto i proponenti (LTF, Osservatorio, Governo) decidono di
reagire alla riluttante realtà con una nuova “previsione” addirittura visionaria, che rinuncia a ogni
inutile parvenza di scientificità. Dopo avere clamorosamente sballato tutte le previsioni precedenti,
oggi l’Arch. Virano e i suoi fedelissimi si giocano quanto resta della loro reputazione scientifica con
una complicata “previsione” che si articola in due momenti: l’orizzonte vicino 2035 e l’orizzonte
lontano 2053 (cfr. Quaderno 8 dell’Osservatorio [20]).
- all’orizzonte 2035 è previsto un traffico di 72.3 Mt/anno sulla direttrice Valsusa-Bianco: il triplo
del traffico attuale e il doppio del massimo storico del 1999, cfr. fig.5. Di questi 72.3 Mt, ben 39.9
dovrebbero transitare su ferro: circa il quadruplo del massimo storico del 1997 e più di 11 volte il
traffico attuale, cfr. fig.6. Un volume di traffico ferroviario talmente enorme che non potrebbe mai
venire assorbito dai nodi urbani (ad es. Torino e Milano) né dalle linee di adduzione, a meno di
enormi lavori di ristrutturazione delle linee ferroviarie esistenti. Il resto del traffico (32.4 Mt/anno)
andrebbe ovviamente su strada: 1.7 volte il traffico attuale su strada e 1.2 volte il massimo storico
del 1999. Questa previsione è autocontradditoria. Confidando nella pazienza del lettore, essa
richiede un commento dettagliato per ciascuna delle sue componenti: su ferro e su strada.
Ferro. Per quanto riguarda la componente su ferro, la previsione è falsa perchè fisicamente
impossibile. Infatti il progetto prevede la realizzazione “per fasi” (cfr. più avanti), il che esclude la
possibilità che nel 2035 la nuova linea possa essere operativa. Secondo il progetto “per fasi”, nel
2035 sarebbe operativo soltanto il tunnel di base, dopo di che i treni proseguirebbero sulla linea
storica; quindi il transito di 39.9 Mt/anno è impossibile perché la portata della linea storica (purchè
risistemata a dovere, sia nella parte italiana che in quella francese) può arrivare al più a 20 Mt/anno.
Strada. Per quanto riguarda la componente su strada, la previsione non tiene conto di due
dettagli piuttosto rilevanti. Il primo dettaglio è costituito dalle criticità e problemi di sicurezza del
tunnel del Bianco, che il terribile incidente del 1999 ha rivelato in tutta la sua drammaticità. Nel
2002 il tunnel è stato riaperto con notevoli restrizioni al traffico pesante. Attualmente la sua
capacità efficace è ridotta per legge a non più di 10 Mt/anno, equivalenti a poco più di 600,000
12
un’estrapolazione lineare, anziché esponenziale, avrebbe spostato la possibile saturazione al 2065: troppo lontano nel
tempo per dichiarare urgente e improcrastinabile l’inizio dei lavori della nuova linea. D’altra parte, l’ideologia della
crescita infinita si basa sull’assunto che la crescita del PIL e dei flussi di merci (correlati al PIL in modo arbitrario ma
funzionale al progetto), debba essere per forza esponenziale, non lineare: se il mondo reale non si adegua tanto peggio
per il mondo reale, perché la nuova linea si deve fare lo stesso!
6
Fig.5. Linea continua (cfr.fig.3): traffico totale storico sulla direttrice Valsusa-Bianco dal 1997 al 2012
Linea tratteggiata: previsioni LTF dal 2012 al 2053
Fig.6. Linea continua (cfr. fig.2): traffico ferroviario storico attraverso la Valsusa dal 1997 al 2012
Linea tratteggiata: previsioni LTF dal 2012 al 2053
7
camion/anno13. Ciò significa che il tunnel del Bianco è già ora saturo o prossimo a saturarsi, quindi
dei 32.4 Mt/anno previsti dai proponenti solo 10 possono passare per il Bianco, mentre i restanti
22.4 Mt, equivalenti a 1.400.000 camion, devono necessariamente passare per la Valsusa, con un
raddoppio abbondante del numero di camion attualmente transitanti. Ciò contraddice in modo
evidente le ripetute dichiarazioni dei proponenti che affermano, con grande enfasi ripresa da tutti i
giornali, che la nuova linea consentirà di “togliere 600.000 camion dalla strada” spostandoli sulla
ferrovia (cfr. [3] pag.5): come si concilia questa promessa con la previsione secondo cui il traffico
stradale per la Valsusa dovrebbe invece raddoppiare? L’unica conclusione possibile è che, in base
allo scenario dei proponenti, anche la promessa di togliere camion dalla strada è falsa: essa rientra
a pieno titolo negli standard della pubblicità ingannevole, e in un paese serio andrebbe sanzionata
dall’Autorità garante.
E adesso tenetevi forte, perché il secondo dettaglio è ancora più straordinario: sempre in base
allo scenario dei proponenti, sulle strade della Valsusa dovrebbero riversarsi, oltre alle 22.4 Mt di
merci previste dai proponenti, anche quella parte di merci che eccede la capacità massima della
ferrovia storica: si tratta esattamente di 39.9 (previsione LTF di merci sulla ferrovia) – 20 (capacità
massima della linea storica secondo LTF) = 19.9 Mt/anno. Una enorme massa di merci che
andrebbero ad aggiungersi ai 22.4 Mt previsti dai proponenti sulla strada, per un totale di 42.3 Mt
/anno. Ma avete un’idea di cosa sono 42.3 Mt/anno? Sono all’incirca l’intero interscambio attuale
Italia-Francia, in tutte le modalità e attraverso tutti i valichi, cfr. tabella 1! Come si fa a immaginare
seriamente che un traffico del genere possa passare per le strade della Valsusa? 42.3 Mt/anno sulla
strada equivalgono a qualcosa come 2.650.000 camion: poco meno del quadruplo del traffico merci
stradale attuale, che si aggira attorno a 680.000 camion, con un mostruoso incremento di circa
2.000.000 camion. Altro che “togliere 600.000 camion dalla strada” come recita la propaganda!
- all’orizzonte 2053: traffico di 110.6 Mt/anno (4.8 volte l’attuale!), cfr. fig.5. Di questi 110.6,
ben 58.1 dovrebbero transitare su ferro (17 volte l’attuale!), cfr. fig.6. Le rimanenti 52.5 andrebbero
ovviamente su strada: più di 3.300.000 camion, di cui 600.000 attraverso il Bianco e 2.700.000
attraverso la Valsusa. Insomma, sia nel 2035 che nel 2053, nonostante l’enorme (e del tutto
ingiustificato) spostamento modale, le strade della Valsusa dovrebbero essere percorse da almeno
2.600.000 camion all’anno! A forza di “togliere camion dalla strada” bisognerà raddoppiare
l’autostrada e triplicare la tangenziale, su cui si riverserà, oltre all’enorme traffico su strada, anche
gran parte del traffico su ferro dopo lo scalo di Orbassano. Se prendessimo sul serio questi numeri
dovremmo prepararci ad assistere alla progressiva cementificazione non solo della Valsusa (che si
ridurrebbe a un congestionato corridoio di transito incompatibile con una decente qualità di vita dei
residenti), ma anche di gran parte del Piemonte e più in generale della pianura padana, che dovrebbe
quasi raddoppiare la propria rete stradale. E per quanto riguarda la rete ferroviaria dovremmo
prepararci ad assistere, ben prima del raggiungimento dei traffici immaginati dai proponenti, alla
completa paralisi del traffico sulle parti già cariche della rete normale (evidenziando priorità di
intervento ben più urgenti).
Se questo è lo scenario che si augurano i proponenti e che giustifica la grande opera, forse è
meglio cambiare scenario, perché questo è incompatibile sia con l’economia reale del paese, sia con
la vita reale delle persone.
13
Al momento dell’incidente del 1999 (39 vittime), il numero di camion che attraversava il tunnel del Bianco aveva
toccato il suo massimo storico: circa 850.000 camion, equivalenti a 13.5 Mt/anno. All’indomani della tragedia fu
riconosciuto dai governi italiano e francese che un flusso così ingente eccedeva gli standard di sicurezza di un tunnel
che era stato progettato per un traffico relativamente leggero: appena 7 m di larghezza della carreggiata, assenza di
galleria indipendente di soccorso e di adeguati camini di aerazione, forte pendenza delle rampe d’accesso, e altre
criticità minori. Nel 2003 il consiglio Regionale della Valle d’Aosta e tutti i comuni della Valle d’Aosta, sostenuti da un
movimento popolare vasto e trasversale, si esprimono per una riduzione dei camion a non più di 400.000. Dopo un
lungo contenzioso con la Società Italiana Traforo Monte Bianco, che ovviamente difende i suoi interessi, si trova un
accordo su un tetto di 600.000 camion (attualmente ne transitano circa 550.000).
8
Per fortuna queste straordinarie previsioni, grottescamente accurate fino alla prima cifra
decimale14, sono basate sul nulla e del tutto prive di senso. Tuttavia, per volontà o per caso, questi
sono esattamente i numeri che - secondo i parametri dell’UE - servono a giustificare la nuova linea;
dunque queste sono le previsioni “strategiche” dell’Osservatorio di Virano.
Nel frattempo i flussi di traffico reali, da 16 anni a questa parte, non fanno altro che smentire una
dopo l’altra tutte le “previsioni” che LTF, ben coadiuvata dall’Osservatorio di Virano, è andata
sfornando nel corso del tempo. Confrontando le previsioni con i dati storici, ce ne sarebbe
abbastanza per mettere LTF (e Virano) sotto inchiesta per il reiterato tentativo di influenzare i
decisori politici con false previsioni.
4. Ma da dove arrivano tutte queste merci?
Secondo i proponenti, l’aumento del traffico previsto sulla direttrice Valsusa-Bianco dipende in
parte dal “fisiologico” incremento indotto dalla crescita del PIL15, e in parte dal drenaggio di
traffico da altri valichi. Il “fisiologico” incremento di traffico, secondo le più ottimistiche stime
(peraltro già ampiamente smentite dalla realtà) dei proponenti, può produrre al massimo 39 Mt
all’orizzonte più vicino 203516, e 59 Mt all’orizzonte 2053. Ma questo incremento, per quanto
straordinario, non basta per giustificare la realizzazione dell’opera; quindi i proponenti sono
costretti a ipotizzare un traffico ben maggiore: esattamente 72.3 Mt all’orizzonte vicino, e 110.6
all’orizzonte lontano! Limitandoci all’orizzonte vicino, da dove arrivano i 33.3 Mt di differenza tra i
72.3 previsti dai proponenti e i 39 indotti (sempre nelle speranze dei proponenti) dall’incremento
del PIL? Evidentemente dagli altri valichi: Ventimiglia, Gran San Bernardo, Sempione-Lötschberg,
Gottardo. Una aspettativa del genere sembra piuttosto stravagante, perché si tratta di direttrici in
gran parte del tutto diverse. Esaminiamole in dettaglio.
La direttrice Est-Ovest di Ventimiglia conduce nella Francia meridionale e in Spagna: difficile
comprendere perché mai una parte rilevante di questi traffici dovrebbe trovare più attraente l’idea
di passare per la Valsusa, allungando il percorso in modo macroscopico (almeno finchè non si saturi
il valico di Ventimiglia).
La direttrice Nord-Sud dei valichi svizzeri (Sempione-Lötschberg e Gottardo) conduce in
Svizzera e poi nell’Europa centrale, e merita un commento più articolato. Gran parte di questi
traffici (Amburgo, Danimarca, Svezia, Norvegia, Europa centro-orientale, ecc.) non ha alcun
interesse a passare per la Valsusa, ma non è così per quella parte di traffici che dopo Berna
proseguono verso la Ruhr, il Nord della Francia e il Belgio: questi itinerari sono effettivamente in
competizione con l’itinerario Valsusa-Bianco. Questo fatto è stato evidenziato da diverse perizie
commissionate dal Ministero dei Trasporti francese alla Direction General des Ponts et Chaussées,
la più alta autorità francese in materia di infrastrutture. Ma il risultato di queste perizie (cfr. sez.7
più avanti) è proprio l’opposto di quanto previsto dai proponenti: non soltanto non c’è da aspettarsi
che la nuova linea possa drenare traffico dalla direttrice Nord-Sud, ma al contrario c’è da aspettarsi
che accada il contrario, a causa della superiore organizzazione svizzera nel trasporto intermodale
delle merci. Per tacere del fatto che per queste destinazioni il porto di Rotterdam è molto più
competitivo di qualsiasi ferrovia proveniente dall’Italia. Già nel 2003 un importante “Audit” della
Direction General des Ponts et Chaussées prevedeva che, indipendentemente dalla realizzazione o
14
Non esiste previsione tecnico-scientifica che non esibisca il suo bravo margine di incertezza (la varianza), il cui
calcolo è tanto complesso quanto quello della previsione stessa. Non citare la varianza è un modo come un altro di
sottolineare l’arbitrarietà della previsione.
15
Tecnicamente, si tratta dell’aumento percentuale presunto del PIL moltiplicato per un misterioso fattore 1.7 introdotto
ad hoc per far tornare i conti dell’ACB: la cosiddetta elasticità (cfr. Quaderno 8 dell’Osservatorio).
16
Immaginando un aumento del PIL di 1.35% (poco meno di quello che i proponenti immaginano per la Francia, e
molto più di quello che immaginano per l’Italia, che è solo 1.18%), e moltiplicando per il fattore di elasticità, si ottiene
un incremento di traffico del 2.3%. Che coincide esattamente l’incremento di traffico previsto dai proponenti attraverso
l’intero arco alpino (cfr. Quaderno 8 pag. 26). Partendo dai 22.9 Mt del 2012 questo incremento produce 39 Mt nel
2035 e 59 Mt nel 2053.
9
meno della NLTL, “nell’orizzonte ventennale del 2023 al Frejus passerà un traffico molto inferiore
a quello del recente passato”. A dieci anni di distanza i dati storici certificano che questa è l’unica
previsione che si è puntualmente verificata, a differenza delle previsioni dei proponenti: tutte
smentite, per non dire umiliate, dai dati storici.
Ma perché i valichi svizzeri sono più competitivi del valico del Frejus-Cenisio?
Il motivo non va ricercato nelle infrastrutture, come affermano i proponenti della NLTL sulla base
dell’assioma che “il valico storico è obsoleto”. Infatti, fino al 2007, anno di entrata in funzione del tunnel di
base del Lötschberg, i valichi ferroviari del Sempione e del Gottardo erano del tutto simili al valico del
Frejus-Cenisio, anche per quanto riguarda le pendenze (“obsoleti” anch’essi, nonostante la crescita dei
traffici?). Di conseguenza, le due direttrici “in competizione” si spartivano equamente quella parte di
traffico che poteva ragionevolmente percorrere entrambe le direttrici. Tuttavia, questa parte di traffico ha
cominciato a manifestare una crescente propensione per i valichi svizzeri a partire dal 1996, quando il
crescente sviluppo del trasporto intermodale svizzero ha cominciato a fare la differenza.
E’ importante sottolineare che questa differenza non riguarda le infrastrutture, che sono rimaste
sostanzialmente le stesse fino al 2007, ma le trasformazioni tecnologiche e organizzative nel trasporto
ferroviario delle merci. Il cuore della trasformazione sta nello sviluppo del trasporto intermodale
(essenzialmente containers e semirimorchi): ciò è stato realizzato attraverso un’eccellente logistica, il cui
punto di forza sta nei numerosi ed efficienti terminali intermodali (per es. Busto Arsizio, Gallarate, Novara
sul versante italiano; Colonia, Duisburg, Ludwigshafen, Rotterdam, Anversa sul versante settentrionale).
Ciò ha consentito, tra l’altro, di incrementare e ottimizzare l’utilizzo dei treni navetta tra terminali
intermodali. Nel frattempo il trasporto ferroviario del Fejus-Cenisio non ha registrato miglioramenti, a parte
il servizio di autostrada ferroviaria che si è però rivelato fallimentare sul piano economico, perché il costo
del viaggio di ogni camion era a carico dello stato nell’insostenibile misura di 2/3 (attualmente il servizio è
cancellato).
E’ molto interessante osservare che a partire dal 2007, anno di entrata in servizio del nuovo tunnel di base
del Lötschberg, il traffico è rimasto stazionario17, addirittura con una tendenza a una lieve diminuzione:
un’ulteriore conferma del fatto che l’efficienza di un sistema di trasporto dipende non solo dalle
infrastrutture, ma anche, e in modo sostanziale, dalle tecnologie impiegate e dalla struttura organizzativa.
“Il sistema ferroviario del Frejus, per riuscire a ricuperare una quota apprezzabile della domanda di
trasporto nord-sud, dovrebbe modificare profondamente tecnologia e organizzazione, indipendentemente
dagli interventi sulla infrastruttura ferroviaria” (Ferrari [27]).
Per concludere, non è possibile passare sotto silenzio l’enormità del traffico che secondo i
proponenti dovrebbe essere drenato in un modo o nell’altro da altri valichi: 33.3 Mt/anno
all’orizzonte 2035 e 51.6 all’orizzonte 2053! E tutti per la Valsusa, essendo il Bianco già saturo a
10 Mt/anno (che in caso di incidente si riverserebbero sulle strade della Valsusa, come è accaduto
nel periodo 1999-2002). Per dare un’idea degli ordini di grandezza, attualmente per Ventimiglia
passano circa 17-18 Mt/anno, per il Gran San Bernardo 0.7 Mt/anno, per il Sempione-Lötschberg
10-11 Mt/anno: complessivamente circa 28-30 Mt/anno, tra ferrovia e strada. I due valichi svizzeri
avranno, a regime, grande capacità e saranno intercambiabili: se un valico chiude in seguito a un
incidente, il traffico va automaticamente sull’altro, senza interessare la Valsusa. Resta il valico di
Ventimiglia, stazionario dal 2004 intorno ai 17-18 Mt/anno, ma che con l’aumento di traffico
previsto da LTF su tutti i valichi, al ritmo del 2.3% previsto dai proponenti, potrebbe arrivare fino a
30 Mt nel 2035. Quasi tutto per strada, anche perché sulla ferrovia Genova-Ventimiglia (144 km) ci
sono ancora, tra Imperia e Savona, due tratti a binario unico per un totale di 43 km; e molto
stranamente si preferisce dirottare i treni merci su un’altra direttrice (la Torino-Lione) piuttosto che
aggiungere un secondo binario. Se questo incremento fosse reale l’autostrada ligure potrebbe
arrivare alla saturazione, quindi potrebbe avere interesse ad aumentare il pedaggio in modo da
indurre una parte di traffico a trasferirsi sulla ferrovia ligure o scegliere la direttrice della Valsusa.
Si tratta di un possibile drenaggio 5-6 Mt al massimo: niente a che vedere con i 33.3 Mt immaginati
dai proponenti. Un drenaggio di 33.3 Mt/anno sarebbe teoricamente possibile solo se, per
17
a parte il crollo del 2009, che non è significativo perché riguarda tutte le direttrici di traffico
10
imperscrutabili motivi, venissero chiusi contemporaneamente i valichi di Ventimiglia, Bianco, Gran
San Bernardo e tutti gli altri valichi minori, e l’intero traffico Italia-Francia venisse fatto passare
tutto quanto per la Valsusa. Quanto al drenaggio di 51.6 Mt immaginato dai proponenti
all’orizzonte 2053, lasciamo ai futurologi ogni commento.
5. Confronto con l’incremento di traffico previsto attraverso l’intero arco alpino
Secondo le più recenti stime dei proponenti (tasso di crescita del traffico del 2.3%, cfr. quaderno
8 [20], pag.26), all’orizzonte 2053 il traffico attraverso tutto l’arco alpino dovrebbe incrementarsi
del 70% rispetto ad oggi18 e del 570% nello stesso periodo attraverso la Valsusa19. Difficile
comprendere perché mai il traffico dovrebbe “soltanto” (si fa per dire) incrementarsi del 70% sulla
fondamentale direttrice nord-sud attraverso le frontiere svizzera e austriaca, e sestuplicarsi o
settuplicarsi sulla marginale direttrice est-ovest, dove è stagnante o in diminuzione da 16 anni.
D’altra parte, è molto interessante notare che da almeno un decennio anche i traffici nord-sud
hanno smesso di crescere, e sembrano avviati anch’essi verso la saturazione: dal 2000 a tutt’oggi
tutti i traffici tra Ventimiglia e il Tarvisio sono praticamente stazionari intorno ai 140 Mt/anno,
salvo violente fluttuazioni locali in prossimità del punto culminante della crisi: il drammatico
settembre 2008 (cfr. fig.7).
Fig. 7. Traffico totale attraverso tutte le Alpi (in Mt/anno) nei 16 anni 1997-2012, in tutte le modalità e attraverso
tutti i valichi da Ventimiglia a Tarvisio (settore B di Alpinfo).
Nota sulla fig.7. La punta massima dei traffici si riferisce al traffico del 2007, che precede
immediatamente l’esplosione della grande crisi finanziaria del 2008. Secondo l’Osservatorio questa
crisi, che sta mettendo in ginocchio l’economia del pianeta, altro non è che una “normale” crisi
congiunturale: grave fin che si vuole, ma non abbastanza da alterare lo scenario a media-lunga
scadenza preferito, il cosiddetto “scenario del decennio perduto”. Questo scenario afferma che la
ripresa dell’economia europea avverrà nel giro di un decennio e riporterà ai tassi di crescita
precedenti la crisi. La fig.5 differisce nettamente dalla fig.1, relativa ai flussi est-ovest, per la parte
precedente il 2007: basta un colpo d’occhio per verificare che nel decennio 1997-2007 i flussi estovest sono in lieve calo, mentre i flussi totali, dominati dalla direttrice nord-sud, sono in vigorosa
crescita. Ma dopo il 2007 l’andamento dei due grafici è perfettamente sovrapponibile: il
18
da 140-150 a 250 Mt/anno circa, saturando completamente la rete ferroviaria e stradale padana. Con conseguenze
ambientali, ecologiche e sociali facilmente immaginabili, ma questi (per LTF) sono dettagli
19
Dalle attuali 14-15 Mt/anno alle 100.6 Mt/anno previste per il 2053 (la previsione LTF è di ben 110.6 Mt/anno, ma le
rimanenti 10 dovrebbero essere di competenza del Bianco)
11
quinquennio 2007-2012 è un periodo di decrescita generale per tutti i flussi su tutte le direttrici di
traffico. Segnale più che evidente del carattere globale, e non locale, della crisi in atto e delle sue
conseguenze in ambito trasportistico.
6. L’Analisi Costi/Benefici (ACB) secondo LTF.
Incredibile ma vero, l’Analisi Costi/Benefici (ACB), da cui dipende la decisione di fare o non
fare l’opera, è stata presentata non prima ma dopo aver deciso di fare l’opera. E come sempre
accade nella progettazione delle grandi opere, è estremamente “orientata” in favore dell’opera, con
l’ovvia strategia di sovrastimare i benefici e sottostimare i costi; non certo per imperizia, ma per
scelta strategica deliberata. Tutto normale, perchè una recente indagine condotta dalla Said Business
School su 258 grandi progetti infrastrutturali in 20 nazioni di tutti i continenti mostra che questa è
prassi consolidata ovunque, nei 70 anni considerati dallo studio20. La cosa non normale è la dimensione quantitativa della sovrastima dei benefici e della sottostima dei costi: un record mondiale.
Benefici. Nonostante l’incredibile sopravvalutazione dell’aumento di traffico (tacciamo per carità di
patria delle spettacolari previsioni di risparmio di tempo, smontabili da qualsiasi ragazzino della
scuola media: cfr. ad es. [1] pag.14, [4] pag. 9), tuttavia la stima dei benefici diretti risulta
trascurabile persino secondo l’ACB fatta da LTF. Il Van (“Valore attuale netto”: una tecnicalità da
cui dipende l’esito dell’Analisi) dei benefici economici diretti rimane negativo, quali che siano le
previsioni di traffico, fino al 2072, anno del possibile pareggio tra costi e benefici. Per ottenere un
Van positivo è necessaria una generosa valutazione delle esternalità, cui sono attribuiti oltre il 99%
dei benefici (cfr. [25]): caso assolutamente unico nell’ACB di tutte le opere pubbliche o private. Le
esternalità più importanti a questo fine sono la (presunta) riduzione dell’incidentalità21 dovuta
all’ipotizzato spostamento modale dalla strada alla ferrovia, e la (altrettanto presunta) riduzione di
anidride carbonica22. Per quanto orientata in favore dell’opera, l’ACB commissionata dal soggetto
promotore ammette esplicitamente che è proprio grazie a queste esternalità che è lecito prevedere
“un volume di benefici netti tale da bilanciare, in un arco di tempo compreso tra l'avvio dei lavori e
il 2073, i costi di investimento e gestione dell'opera” ([20], [15]). Per di più, gli eventuali vantaggi
(soprattutto ambientali) saranno concentrati verso la fine del periodo!
Costi. Coerentemente con la strategia sopra accennata, la stima dei costi è vaga ed elusiva.
- Elusiva anzitutto l’architettura contrattuale e finanziaria, ereditata dal famigerato project
financing che è stata alla base di tutta l’Alta Velocità finora costruita: un sistema per attingere soldi
apparentemente privati, per es. dalle banche, ma in realtà totalmente garantiti dallo Stato23. Un
enorme business per una miriade di Enti (imprese, società di consulenze, spa, srl,..) dove i politici,
insieme a tecnici, appaltatori, lobbisti e faccendieri vari, si spartiscono ruoli decisionali molto ben
20
Per es., il tunnel sotto la Manica ha ottenuto un ritorno dell’investimento (tecnicamente ‘Valore attuale netto’,
abbreviato Van) negativo del 14.5% a causa della sovrastima dei benefici (volumi di traffico passeggeri e merci
esageratamente sovrastimati) e sottostima dei costi (oltre 15 miliardi di euro a consuntivo, a fronte di un preventivo di
7,4). Il risultato è stato un crack di oltre 10 miliardi di euro: una catastrofe finanziaria che ha messo sul lastrico 741.000
piccoli investitori che hanno finanziato l’opera, allettati dalla promessa di rendimenti annui dell’ordine del 18%
21
Per ottenere un beneficio sufficientemente grande dalla riduzione dell’incidentalità, l’ACB non esita a ricorrere ad
espedienti come questi: (1) nel caso in cui un incidente stradale si verifica in galleria il danno viene moltiplicato per uno
spettacolare e ingiustificato fattore 25; (2) confrontando l’incidentalità tra modo ferroviario e modo autostradale,
l’incidentalità stradale viene calcolata applicando i valori relativi alla rete stradale nazionale, ovviamente assai più
elevati rispetto a quelli della rete autostradale.
22
Per ottenere questo beneficio occorre sottostimare le emissioni da cantiere di CO2, che presentano valori così elevati
da ridurre drasticamente i benefici dell’eventuale - e assai incerto - cambio modale, cfr. ad es. Federici [22]
23
Discorso a parte per il tunnel transfrontaliero comune ai due Paesi, da S. Jean de Maurienne a Susa, che secondo
Virano dovrebbe essere appaltato “da un unico promotore pubblico binazionale, con modalità e procedure unificate” e
sperabilmente più trasparenti. Tuttavia anche in questo caso i privati non metterebbero un centesimo, tutto essendo
come sempre a totale carico dello Stato. Ma la cosa più imbarazzante è la differenza tra il costo/km prevista per i due
Paesi: 46 M€/km per la Francia, 235 M€/km per l’Italia (v. dopo). Alla faccia delle “modalità e procedure unificate”!
12
retribuiti: presidenti, amministratori delegati, membri di c.d.A., ecc. Un vero e proprio sistema di
tangenti legalizzate, ideato negli anni di tangentopoli da Cirino Pomicino e poi perfezionato da
Lorenzo Necci, il vero artefice del cosiddetto “modello TAV” come il sistema del posttangentopoli: il sistema perfetto delle tangenti senza tangenti (cfr. [10], [11], [12], [13]). Un sistema
che consente la quadruplicazione dei preventivi24 senza commettere illegalità formali! Come potrà
pagare tutto questo uno Stato strangolato da un debito ormai del tutto fuori controllo? Naturalmente
con l’unica moneta di cui potrà ancora disporre: ulteriori titoli di debito25. Come rileva anche la
Corte dei Conti (cfr. par.8), il problema riguarda soprattutto le future generazioni, cui lasceremo in
eredità un debito colossale, impossibile da saldare.
Per cambiare il sistema non basterà cancellare dall’ACB l’imbarazzante locuzione “project
financing”, raffinato anglicismo divenuto ormai impronunciabile perché universalmente
riconosciuto come sinonimo di truffa, corruzione e malaffare: il modello TAV è il sistema “a bassa
legalità” su cui si basa ogni grande opera, come mostrano anche recenti indagini delle procure sulla
stazione Tav di Firenze, l’Expo di Milano, il Mose di Venezia eccetera.
- Elusivo l’ammontare dei finanziamenti europei, dati per certi nell’ACB ma in realtà tutt’altro
che certi. In ogni caso, gli eventuali finanziamenti europei riguarderebbero solo la parte
transfrontaliera, mentre la parte italiana è a totale carico dell’Italia.
- Elusivi i costi a carico dell’Italia. Valutazioni indipendenti indicano in circa 20 miliardi (a preventivo!) il costo a carico dell’Italia, comprensivo di interessi intercalari e opere indotte. Le valutazioni
LTF sono assai inferiori, ma del tutto inattendibili per la mancanza di un progetto definitivo nella
popolatissima e trafficatissima piana tra Susa e Torino: nessun progetto per la tratta nazionale è
stato approvato fino ad oggi, nemmeno preliminare. Per es., l’ACB non comprende i costi di vari
tunnel, ecodotti e opere indotte, e neppure delle complesse opere in area metropolitana. In
particolare, l’ACB non comprende né le opere di interconnessione con la linea storica nella piana di
Susa, nè la “gronda merci” tra Orbassano e Settimo col famoso sottopasso di corso Marche: uno
spettacolare e costosissimo (circa un paio di miliardi a preventivo) sistema a tre livelli sovrapposti,
che presenta problemi tecnici e ambientali quasi insormontabili26 e dovrebbe coinvolgere qualcosa
come 250.000 cittadini torinesi. Nell’ACB è infatti esplicitamente dichiarato (pag.25) che gli
investimenti di più stretta competenza dei nodi ferroviari, tra cui la gronda merci del nodo di
Torino e la gronda merci di Lione, sono esclusi dalla previsione di costo perché di competenza di
altri capitoli di spesa. Attenzione: esclusi dai costi, ma valutati nei benefici della nuova linea! Uno
dei tanti piccoli trucchi necessari perché il Van risulti non negativo.
24
In realtà, nel periodo 1991-2010 il costo dell’intera AV finora realizzata (Torino-Milano-Roma-Napoli) è addirittura
quintuplicato: dall’iniziale 9.4 M€/km, in linea con gli standard europei, all’attuale 51.1 M€/km
25
Per decenni lo Stato, attraverso la TAV spa, ha fatto il possibile per nascondere i debiti, facendoli apparire privati per
non incidere nel calcolo dei parametri del Patto di Stabilità; finchè l’UE, accortasi dell’imbroglio, ci ha imposto di far
emergere i debiti occulti. Tuttavia i debiti, occulti o palesi, continuano a gonfiarsi e gli interessi a correre; e prima o poi
il ministero dell’Economia dovrà restituire i prestiti delle banche. Con quali soldi? Ulteriori titoli di debito.
26
il progetto prevede l’interramento del tunnel ferroviario alla profondità di 40 metri, sia per passare sotto il fiume
Dora, sia per evitare interferenze con la falda fognaria di una grande discarica (Basse di Stura, per chi conosce la zona)
e di varie infrastrutture sotterranee metropolitane. Il problema è che a quella profondità il tunnel intercetta la riserva
idrica che rifornisce i pozzi e il sistema idropotabile della città.
13
Sottopasso di Corso Marche, dal sito Regione Piemonte: 1,650 miliardi a preventivo (stima del 31/12/2008). L’impatto
sulla città potrebbe essere, secondo l’ex-sindaco Chiamparino, molto più pesante che nelle valli alpine!
7. L’Analisi Costi/Benefici (ACB) secondo Enti indipendenti
La nuova linea Torino-Lione (NLTL) dovrebbe essere realizzata sulla base della previsione di
traffico e sull’ACB fatta da LTF, la società responsabile degli studi di progetto e della conduzione
dei lavori di ricognizione e discenderie sulla tratta internazionale: un caso clamoroso di conflitto di
interessi. Le previsioni fatte da tutti gli Enti indipendenti danno risultato diametralmente opposto: la
nuova linea non serve27. Limitiamoci per brevità alle più autorevoli perizie francesi.
- La prima perizia fu commissionata dal Ministro dei Trasporti francese a Brossier e altri
“saggi”del Conseil General des Ponts et Chaussées28, e resa pubblica nel 1998. Il rapporto
Brossier conclude che “conviene intervenire sulla linea esistente”: affermazione tanto più
significativa in quanto l’Audit ragiona sui dati 1997, quando i traffici ai valichi alpini italo francesi
avevano raggiunto il massimo storico e potevano ancora illudere su di una loro crescita.
- La seconda, il cosidetto “Audit” sui grandi progetti ferroviari, fu commissionata dal Governo
alla Direction Generale des Ponts et Chaussées, e presentata alla Assemblea Nazionale nel 2003.
L’analisi dell’Audit è particolarmente dettagliata, e la stroncatura della Torino-Lione assoluta. Le
proiezioni presentate da LTF vengono giudicate inattendibili. L’Audit rileva che la capacità di
trasporto dei nuovi itinerari svizzeri sarà in netta concorrenza con gli itinerari francesi: “I progetti
ferroviari svizzeri influenzeranno il traffico che transita per i valichi francesi. La Direzione della
Programmazione Statale stima che dal 20% al 30% dei traffici ferroviari che passano sulla linea
storica di Modane abbia un itinerario più corto attraverso la Svizzera (...) Nell’orizzonte
ventennale del 2023 al Frejus passerà un traffico molto inferiore [!] a quello del recente passato”.
Pertanto l’Audit conclude che la NLTL non potrà mai essere economicamente autosufficiente:
dunque non solo la costruzione della linea, ma anche l’esercizio e l’ordinaria manutenzione
continuerà a essere a spese dei contribuenti. Quanto al trasferimento modale, l’Audit rileva che la
NLTL sarà praticamente ininfluente nel rapporto gomma rotaia.
L’ Audit fu presentato all’Assemblea Nazionale, ma non fu posto in votazione per l’opposizione
dei deputati della regione Rhone Alpes, che minacciavano di ritirare l’appoggio al governo.
27
L’unica eccezione a noi nota è costituita dalla società di consulenze COWI, cui l’UE commissionò un rapporto nel
2006. COWI non realizza uno studio indipendente, ma si limita alla lettura e commento degli studi realizzati da LTF. La
conclusione è molto critica sull’ipotesi di trasferimento modale dalla strada verso la rotaia previsto da LTF (“un’ipotesi
ottimistica”), mentre sull’ipotesi di aumento di traffico si esprime in modo a dir poco ambiguo: “il traffico merci
stimato da LTF per il nuovo collegamento è ragionevole posto che la crescita del traffico merci registrata da 20 anni
continui per altri 25 anni”. Ovvero: l’ipotesi di aumento di traffico previsto da LTF è ragionevole a condizione che
vengano accettate le stime di crescita del traffico delineate da LTF. Questa imbarazzante tautologia è considerata dai
proponenti come la conferma definitiva da parte di un Ente indipendente
28
Si tratta del più alto livello della più alta autorità in materia di infrastrutture esistente in Francia.
14
- La terza è la celebre analisi di Rémy Prud’homme (2007), professore emerito presso
l’Università di Parigi XII e uno degli esperti francesi più accreditati internazionalmente nella
valutazione dell’analisi costi-benefici di opere pubbliche. Al termine di un’analisi tecnica
serratissima, la conclusione è la seguente: “Il bilancio costi-benefici appare disastroso. Un Van
negativo di 25 miliardi di euro è per definizione uno sperpero di 25 miliardi di euro. Il progetto
non copre nemmeno i suoi costi di funzionamento. Non solo esso implica un aumento immediato del
debito del governo francese e italiano di almeno 16 miliardi di euro [in valuta dell’epoca, n.d.t.],
ma è destinato ad aumentare ogni anno, per 40 anni, il deficit di questi stessi governi.”
8. Le valutazioni delle Corti dei Conti, italiana e francese
- Conclusioni della Corte dei Conti italiana (2008) su tutto il sistema dell’AV italiana:“Quel che
è più grave, queste operazioni pregiudicano l’equità intergenerazionale, caricando in modo
sproporzionato su generazioni future ipotetici vantaggi goduti da quelle attuali. La vicenda in
esame è considerata dalla Corte paradigmatica delle patologiche tendenze della finanza pubblica a
scaricare sulle generazioni future oneri relativi ad investimenti, la cui eventuale utilità è
beneficiata soltanto da chi li pone in essere, accrescendo il debito pubblico in contrasto con i
canoni comunitari”. Un durissimo atto d’accusa a tutto il “sistema Tav” italiano.
- Conclusioni della Corte dei Conti francese sulla NLTL: “secondo gli studi economici voluti nel
febbraio 2011 da LTF sul progetto preliminare modificato, il Van risulta negativo in tutti gli
scenari, che siano di crisi o di ripresa”. Una bocciatura senza appello alla NLTL.
Nel frattempo, pur non avendo ancora iniziato lo scavo del tunnel, in seguito agli ultimi accordi
Italia-Francia del 30/01/2012 il costo per l’Italia nella tratta transfrontaliera è già triplicato,
passando (al netto dell'ipotetico contributo UE del 40%) dai 70 milioni/km del 2001 ai 235
milioni/km del 2012, record mondiale assoluto29; mentre per la Francia si è mantenuto praticamente
costante intorno ai 46 milioni/km.
Ma come è possibile un differenziale di costo così vistoso? Il conto è presto fatto (cfr. ad es. [2]). Il tunnel
di base è lungo 57.1 km, di cui 45 in territorio francese e 12.1 in territorio italiano. Il costo del tunnel,
secondo la stima attuale di LTF (inevitabilmente destinata a crescere), sarà di 8,2 miliardi. Dall’UE, se
confermerà il contributo del 40%, dovrebbero arrivare 3.28 miliardi; in tal caso resterebbero 4.92 miliardi a
carico di Italia e Francia. L’accordo-capestro con la Francia in data 30/01/2012 impone all’Italia di pagare il
58% di questo costo, ovvero 2.85 miliardi; che diviso per i 12.1 km di percorrenza in territorio italiano
fornisce l’incredibile cifra di 235.5 milioni/km. Alla Francia tocca la rimanenza di 2.07 miliardi, che divisi
per i 45 km di sua pertinenza fornisce la cifra di 46 milioni/km: circa 1/5 del costo chilometrico dell’Italia.
In conclusione, l’Italia si accollerà la maggior parte del costo ma rimarrà proprietaria soltanto del 21% del
tunnel, mentre la Francia si accollerà un costo inferiore e rimarrà proprietaria del 79% del tunnel! Cosa ci
tocca fare per convincere i recalcitranti francesi, da sempre poco convinti della necessità e urgenza della
nuova linea!
Ma non è tutto: l’accordo-capestro del 30/01/2012 riserva anche altre sorprese. La parte
comune, per cui è previsto il contributo europeo, comprendeva inizialmente anche il tratto SusaChiusa di San Michele attraverso il cosiddetto tunnel dell’Orsiera, per un totale di 18 km. Costo
previsto da LTF: un paio di miliardi. Dopo gli ultimi accordi questo tratto è stato scorporato dalla
parte comune, e quindi, se si farà, si farà interamente a carico dell’Italia: senza oneri per la Francia
e senza contributo europeo. Il bello è che, siccome questa tratta dovrebbe essere realizzata in una
(eventuale) seconda fase, e quindi avrebbe costo nullo nella prima fase, questo capolavoro
diplomatico è stato propagandato da tutti i giornali come un grande affare per le casse dello Stato, e
beffardamente battezzato “opzione low-cost” (per i dettagli cfr. punto 11 più avanti).
29
la già astronomica cifra di 163.8 milioni/km riportata in [1] risulta, dopo accordi del 30/01/2012, sottostimata!
15
9. Il cantiere di Chiomonte
L’unico lavoro finora iniziato è lo scavo del cosiddetto “tunnel geognostico” di Chiomonte30:
poche centinaia di metri di scavo e una devastazione ambientale impressionante (comprensiva della
distruzione del sito archeologico, spianato dai cingolati dell’esercito), al costo di alcune centinaia
di milioni. Milioni prelevati da altri capitoli di spesa:“dalla sicurezza delle scuole, dalle opere di
risanamento ambientale, dall’edilizia carceraria, dalle infrastrutture museali ed archeologiche,
dall’innovazione tecnologica e dalle infrastrutture strategiche per la mobilità”. La citazione non è
tratta da qualche volantino anarchico-insurrezionalista, ma da un documento ufficiale: delibera
CIPE 86/2010 del 6/4/11. Documento a dir poco imbarazzante perché certifica ciò che i notav
sostengono da sempre: le risorse necessarie all’inutile Tav Torino-Lione sono sottratte alle vere
necessità della popolazione. Persino la sicurezza delle scuole è sacrificata al tunnel geognostico!
10. Il turismo invernale e la magastazione internazionale di Susa.
Ciliegina sulla torta, è prevista anche una “stazione internazionale” tra Susa e Bussoleno. Una
stazione lunga almeno un paio di km, necessari per l’interscambio con la linea storica e per
parcheggiare treni merci lunghi 750 metri. Lontana dal centro di Susa e di impatto ambientale
devastante: un groviglio multilivello (2 statali, 2 ferrovie, una stazione, un'autostrada ed un fiume)
che riempirebbe letteralmente la stretta luce della valle alle porte di Susa. Il tutto in una valle alpina
interessata al turismo: un paradosso tecnologico, un unicum planetario. Con quali prospettive di
utilizzo? I viaggiatori che arrivano da Londra o Parigi per venire a sciare in Valle di Susa avranno
due possibilità: (1) attraversare il traforo storico del Frejus e arrivare direttamente a Bardonecchia;
(2) oppure attraversare i 57 km di traforo dell’Ambin, arrivare alla stazione internazionale di Susa,
scendere con tutto l’ingombro di sci e bagagli, aspettare la coincidenza e prendere un treno normale
o un pullman per risalire la valle fino a Bardonecchia. Nessun viaggiatore sano di mente farebbe
questa scelta, eppure questa è la scelta “strategica” dell’Osservatorio di Virano
Un’immagine della devastazione al cantiere di Chiomonte. A destra: plastico della stazione internazionale di Susa
11. L’ultima trovata: l’opzione “Low-Cost”
Il primo a non prendere sul serio le previsioni “strategiche” dell’Osservatorio di Virano è lo
stesso Virano, che non riuscendo a trovare gli enormi finanziamenti necessari per la grande opera ha
deciso di ripiegare sul progetto “per fasi”, impropriamente detto “low-cost”. Cioè di limitarsi alla
realizzazione del solo tunnel transfrontaliero (più la stazione internazionale). L’ovvio problema del
30
in realtà non si tratta affatto di un tunnel geognostico (anche perché esplora una zona della montagna diversa da
quella che sarà attraversata dal tunnel di base), ma piuttosto di una discenderia. La differenza è che l’impatto di una
discenderia è enormemente maggiore di un semplice cunicolo esplorativo, che per definizione è di impatto ridotto e
reversibile. L’autorizzazione è stata concessa solo per il cunicolo esplorativo; la discenderia è tuttora priva di qualsiasi
autorizzazione, ma si scava lo stesso. Illegalmente.
16
progetto low-cost è che la portata della linea non dipende dalla tratta transfrontaliera31 ma dal resto
della linea, ovvero dalle zone di pianura a maggiore criticità, con particolare riguardo al
trafficatissimo nodo di Torino sul versante italiano e Chambéry sul versante francese; quindi il Tav
low-cost non servirà a nulla per quanto riguarda le merci32 e si limiterà a consentire a un numero
irrisorio di passeggeri di risparmiare, a costi astronomici, non più di 40 minuti33, perché la velocità
di punta all’interno di un tunnel non può superare i 160 km/h e il resto del viaggio va sulla linea
storica. Per avere il raddoppio della portata (le famose 39.9 Mt/anno previste per il 2035), che è lo
scopo dichiarato dell’opera, sarebbe necessario che la linea venisse completata ben prima del 2035;
ma questo completamento, a detta dello stesso Virano, può essere differito di 20-30 anni, durante i
quali l’opera continuerebbe ad ospitare, con costi di gestione enormemente più elevati, un traffico
identico a quello che può transitare sulla linea storica: non più di 20 Mt/anno. Allora qual è la logica
di questa opzione? Nel fatto compiuto. Un tunnel costoso e sottoutilizzato sarebbe una forte
motivazione a favore del completamento dell’opera, quali che siano i costi e i flussi di traffico. Ma
la cosa più straordinaria, che denuncia in modo plateale la malafede dei proponenti, è che, mentre si
propaganda l’opzione low-cost per minimizzare i costi, l’ACB si fonda invece sull’opzione
alternativa (linea completa con decorrenza immediata) per massimizzare i benefici.
Due opzioni dunque, mutualmente esclusive: la prima (linea low-cost) per rassicurare gli italiani,
piuttosto sensibili all’argomento tasse; la seconda (linea completa) per assicurarsi i finanziamenti
europei, perché l’ACB fatta da LTF risulta essere positiva, grazie a ipotesi fantasiose sull’aumento
di traffico e sulla diminuzione dell’inquinamento e soprattutto degli incidenti34, soltanto con la linea
completa. Generando benefici, sempre nelle speranze dei proponenti, dopo il 2035; benefici che
supererebbero i costi verso il 2072. Questo nell’ipotesi puramente astratta della linea completa a
decorrenza immediata, cioè operativa prima del 2035; procedendo invece “per fasi”, come da
progetto, gli eventuali benefici si sposterebbero ancora più avanti nel tempo, addirittura verso la
fine del secolo. Ma c’è di peggio, perché la procedura di gran lunga più probabile è lo “stop and go”
tipo Salerno-Reggio Calabria: lavori periodicamente inaugurati, fermati per mancanza di soldi e riinaugurati a ogni tornata elettorale. Senza nessuna certezza di terminarli, e rinviando comunque ad
altro secolo gli incerti benefici.
12. Un’alternativa: i TAV-bond!
La nuova costosissima infrastruttura (20 miliardi a preventivo, forse il triplo a consuntivo), se
realizzata e gestita a spese dello Stato, ci avvicinerebbe ad Atene assai più che a Parigi. Ma forse
potrebbe esserci un’alternativa: il finanziamento privato! Infatti, sul finire del 2011 compariva sul
Sole-24ore la notizia-bomba che l'amministratore delegato del gruppo FS, Mauro Moretti, aveva
dichiarato che a inizio 2012 sarebbe stato pronto lo schema di emissione di bond per 4-5 miliardi di
euro destinati a finanziare gli investimenti per le infrastrutture dell’AV esistente. Grande idea, da
estendere subito alla nuova linea Torino-Lione in progetto: i piccoli investitori non vedono l’ora.
Infatti, se fossero coerenti, i si-TAV dovrebbero contendersi i TAV-bond di un’opera che
considerano fondamentale, strategica, da non perdere per nessun motivo. Si tratta di privati
31
la portata del tunnel di base è prevista intorno alle 30 Mt/anno, mentre quella del tunnel storico è di 20 Mt/anno
secondo LTF (32 secondo i tecnici della Comunità Montana). La portata della linea storica tra Susa e Torino è stimata
da LTF in 19.5 Mt/anno nella tratta Susa-Chiusa S.Michele, e diminuisce ulteriormente in prossimità del nodo di Torino
32
il tunnel storico, recentemente rimodernato, permette il passaggio delle sagome PC45 e, utilizzando i carri ribassati,
anche delle sagome PC80, le più grandi in circolazione (peraltro troppo grandi per le normali linee ferroviarie).
33
Non 80 minuti, come vantano i proponenti sbagliando come al solito i calcoli, (cfr. [1], [4]), ma la metà: 40. Casualmente, 40 minuti è esattamente il tempo che il TGV Parigi-Milano potrebbe risparmiare fin da subito, senza nessun
intervento sulle infrastrutture, se fosse istradato sulla semideserta linea AV Torino-Milano: invece continua a viaggiare
sulla linea storica a causa della mancata armonizzazione dei sistemi di segnalamento e sicurezza tra RFI e SNCF.
34
Peraltro la diminuzione degli incidenti, obiettivo strategico fondamentale per ottenere un Van positivo, potrebbe
essere banalmente ottenuto con un po’ di cartelli segnaletici con limiti di velocità leggermente ridotti, e un numero
adeguato di pattuglie di polizia stradale per far rispettare i divieti.
17
cittadini, naturalmente, ma anche delle Regioni interessate all’opera, che dovrebbero impegnarsi ad
acquistare una certa percentuale di TAV-bond: questa volta, però, senza garanzia statale per il
capitale, per non incorrere nelle sanzioni dell’UE.
Grande idea davvero, solo con un piccolo problema: nessuna speranza di vendere un solo
TAV-bond! Perché nemmeno i si-TAV più coerenti e intransigenti ignorano la triste sorte degli
azionisti del tunnel sotto la Manica: i bond sottoscritti da 741.000 piccoli risparmiatori che, allettati
dalla promessa di eccezionali rendimenti, hanno creduto nella grande opportunità offerta da
Eurotunnel, si sono praticamente trasformati in carta straccia nel giro di un decennio. E si tratta di
un tunnel utile, importante, questo sì “strategico”; per di più realizzato in modo ammirevole (niente
subappalti alla mafia!). Si tratta di un tunnel attualmente percorso da un numero di viaggiatori
incomparabilmente maggiore di quello previsto per la Torino-Lione. E tuttavia si tratta di una
catastrofe economica! Nessuna meraviglia, dunque, se dei TAV-bond di Moretti non si è più sentito
parlare. Dunque l’alternativa non esiste: quest’opera, se si farà, si farà interamente a debito.
Costi pubblici e guadagni privati, per di più con la possibilità di far lievitare
i costi al di fuori di qualsiasi controllo: “il ‘sistema Tav’ è stato, è e sarà la
più grande causa del debito pubblico italiano” (L.Giunti [25])
Appendice: brevi cenni sul picco del petrolio
In condizioni di libero mercato, la produzione di una risorsa esauribile come il petrolio (o il gas, il carbone,
l’uranio,..) segue sempre una “curva a campana”. Il caso più noto è quello del petrolio negli Stati Uniti, dove
la produzione ha mostrato un picco nettissimo nel 1970: picco previsto dal geologo Hubbert negli anni 50
con sbalorditiva precisione. Lo stesso Hubbert ha applicato la medesima metodologia per prevedere il picco
del petrolio mondiale: picco che sta passando o forse è già passato, almeno per quanto riguarda il petrolio di
più facile estrazione. Naturalmente la forma a campana è un’idealizzazione: in presenza di interventi
governativi, formazione di monopoli, oligopoli o cartelli, oppure guerre e/o disastri naturali, allora la curva
di produzione globale può essere alterata in modo vistoso; tuttavia l’area sottesa alla curva non può essere
alterata da interventi umani perché rappresenta la quantità totale della risorsa, che dipende unicamente dalla
storia geologica del pianeta. Al di là delle irregolarità locali, l’andamento generale della curva è chiarissimo:
una volta esaurite le riserve “facili”, cioè poco costose, la curva abbandona il regime iniziale di crescita
esponenziale e si avvia verso il picco; dopo di che il graduale esaurimento della risorsa rende talmente
elevati gli investimenti necessari da diventare economicamente insostenibili, e la produzione comincia a
declinare. Naturalmente possiamo cercare di rimpiazzare il petrolio con altri combustibili fossili:
principalmente gas naturale, carbone, uranio. Sfortunatamente nessuna di queste è in grado di rimpiazzare
perfettamente il petrolio, soprattutto per produrre combustibili liquidi; inoltre tutte le risorse naturali hanno il
loro bravo picco di Hubbert: quindi rimpiazzare il petrolio con gas o carbone o uranio ci farebbe saltare da
una curva a campana a un’altra, spostando semplicemente in avanti il problema dell’esaurimento. Il tutto in
18
tempi terribilmente brevi: per intenderci, tanto brevi quanto la durata media di una vita umana (salvo
profonde modifiche strutturali dell’attuale modello economico), e immensi problemi di inquinamento del
pianeta.
Il picco di Hubbert di qualsiasi risorsa è strettamente associato al problema dei costi. I costi vanno
intesi non tanto in termini economici, che possono sempre essere oggetto di contrattazione nell’ambito delle
convenzioni umane e dei mercati globali, quanto piuttosto in termini energetici, che non dipendono da
convenzioni e mercati ma dalla storia geologica del pianeta. Ciò che conta non è l’energia estratta da un
terreno sempre più avaro, ma il rapporto fra l’energia estratta e l’energia spesa per l’estrazione. Questo
rapporto, detto EROEI, è il parametro chiave per valutare fino a che punto il gioco vale la candela. Il picco
del petrolio accessibile - in realtà un accidentato altipiano - è attualmente in atto, ma è parzialmente
mascherato dal recente boom dell’estrazione di gas e petrolio di scisto, soprattutto in USA e Canada. Lo
shale oil è presentato da petrolieri, politici e lobbisti come la “rivoluzione energetica” del secolo, e salutato
con l’entusiasmo smisurato e acritico tipico di gente letteralmente in preda al panico: “energia a basso costo
per i prossimi 180 anni35, minori emissioni, azzeramento delle importazioni USA, riduzione dei prezzi,
nuova età dell’oro!”. Tuttavia gli esperti del settore (cfr. ad es. ASPO [19]) sanno benissimo che lo shale oil
non risolverà il problema, ma si limiterà a spostare il picco avanti di due o tre decenni. Per di più a prezzo di
incalcolabili danni ambientali provocati da una tecnica di estrazione - il fracking, cfr. [23] - estremamente
invasiva: danni talmente estesi e permanenti da rendere impensabile questo tipo di estrazione in zone dove
sono presenti insediamenti umani.
Le compagnie petrolifere possono anche essere poco sensibili alle problematiche ambientali, ma non al
costo energetico dell’estrazione. Il problema è che l’EROEI degli idrocarburi da scisti presenta un declino
estremamente rapido: di norma si riduce del 50% nel primo anno e del 90% nei successivi due anni, dopo di
che il pozzo diventa improduttivo e va abbandonato. Di conseguenza, la compagnia è costretta a scavare altri
pozzi. Sono necessari ritmi di trivellazione economicamente e ambientalmente insostenibili, con migliaia di
pozzi aperti in rapida sequenza. Pensateci un attimo: questo è esattamente lo “schema Ponzi” tipico di tutte le
bolle finanziarie! Ciò significa che la presunta “rivoluzione energetica epocale” ha tutte le caratteristiche di
una bolla energetico-finanziaria (cfr. ancora [19]): l’ennesima bolla finanziaria dopo quelle della new
economy, dei subprime e dei derivati. Chissà perché gli economisti di tutte le tendenze politiche sono sempre
irresistibilmente attratti dalle bolle finanziarie? L’unica risposta possibile è che le bolle sono indispensabili
per mantenere in vita, almeno per un po’, l’unico modello di sviluppo che conoscono: quello basato sulla
crescita infinita.
Ultima considerazione: come già accennato, il picco del petrolio è in buona compagnia perché tutte le
risorse naturali (gas naturale, carbone, uranio, zinco, rame, litio, selenio, cadmio, piombo, argento, oro, ecc.)
stanno avviandosi verso il loro inevitabile picco; e quasi tutti i picchi, tra loro strettamente interconnessi,
sono previsti nel giro di poche generazioni. Questa è una chiara indicazione del fatto che l’attuale modello
economico, basato sulla crescita infinita del PIL e quindi della quantità di merci prodotte e scambiate, sta
entrando in rotta di collisione con i limiti fisici del pianeta. Se si vuole evitare una guerra mondiale per
accaparrarsi le residue risorse del pianeta, non resta altra via che cambiare l’attuale modello economico,
spostandosi gradualmente verso un nuovo modello economico e sociale basato sulla decrescita controllata:
che non significa necessariamente povertà ma ri-localizzazione, sobrietà, energie rinnovabili, riduzione
dell’impronta ecologica, riciclo integrale (per quanto possibile) delle risorse.
Bibliografia essenziale
[1] “Una soluzione in cerca di problema”, documento della Comunità Montana Valsusa-Sangone
http://areeweb.polito.it/eventi/TAVSalute/ANALISI%20DOCUMENTO%20GOVERNO%20284.0
6.12.pdf
[2] Cicconi: “Suggerimento al governo tecnico..” http://www.notavtorino.org/documenti-02/poli26-04-2012/CICCONI.pdf
[3] Tav Torino-Lione: domande e risposte: documento governativo
http://www.regione.piemonte.it/speciali/nuova_TorinoLione/dwd/dossierGoverno.pdf
35
G. Recchi (ex presidente ENI): “Nuove energie. Le sfide per lo sviluppo dell'Occidente”, Marsilio ed.
19
[4] Tav Torino-Lione: domande e risposte: risposta della Comunità Montana al documento [3]
http://www.notavtorino.org/documenti-02/osservaz-commis-tecn-a-doc-govern-29-3-12.pdf
[5] Rémy Prud’homme, “Essai d’analyse de l’utilité sociale du tunnel Lyon-Turin”
http://www.notavtorino.org/documenti/francese/prudhomme-allegato-francese-25-5-07.pdf
[6] Angelo Tartaglia, http://www.notavtorino.org/documenti/sconvenienza-to-ly-tartaglia-21-611.pdf
[7] Santilli, Il Sole24Ore http://www.ilcorriereblog.it/politica/37-politica/5711-la-responsabilitadel-dissesto-idrogeologico-del-territorio-italiano-e-del-governo-la-magistratura-dovrebbeintervenire.html
[10] Cicconi, “il libro nero dell’Alta Velocità”, Koiné, 2011
[11] Cicconi, Bressanone 6 settembre 2008 (pdf in rete, cliccare in Google)
[12] Barbacetto, http://www.notavtorino.org/documenti/grandi-op-trucco-da-barbacetto-3-111.html
[13] Imposimato, Pisauro, Provvisionato, “Corruzione ad Alta Velocità”, Koiné, 1999
[14] Cancelli, http://www.mdftorino.it/wp-content/uploads/2010/03/tav-e-crescita-infinita-deitrasporti-grafico.pdf
[15] Asca 26/4/2912 http://it.notizie.yahoo.com/tav-progetto-genera-valore-netto145400724.html
[16] La Stampa 27/4/2012
http://www.otinordovest.it/Allegati/Tav%20vantaggi%20x%2012%20miliardi.pdf
[17] Videomessaggio di Mario Ciaccia http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/18/cemento-diciaccia-fabbrica-degli-sprechi-2/386504/
[19] Aspo 23/5/2013
http://www.aspoitalia.it/attachments/329_ComunicatoASPO23maggio2013.pdf
[20] Quaderno 8 (ACB)
http://www.regione.piemonte.it/speciali/nuova_TorinoLione/quaderni.htm
[21] Cancelli, http://www.notavtorino.org/documenti/Altavelocita-cancelli.htm
[22] Federici, Ulgiati, Barosi: “Analisi termodinamica integrata dei sistemi di trasporto..”
http://areeweb.polito.it/eventi/TAVSalute/presentazioni/TAV%20e%20Salute%20Mercalli.pdf
[23] Fracking, http://ugobardi.blogspot.it/2013/03/fracking-rendimento-energetico.html
[25] “Il parlamento deve sapere”: http://www.notavvalsangone.eu/documenti/Parlamento%20deve%20sapere%2019_03_13.pdf
[26] E.Goldsmith, J.Mander, “processo alla globalizzazione”, Arianna ed., 2003
[27] Ferrari (Università di Pisa), “Le conseguenze dell’evoluzione del trasporto ferroviario
attraverso le Alpi Svizzere sul traffico delle merci al valico del Frejus”, Ingegneria Ferroviaria,
2/2014, pag. 111
20
Traffico merci Italia-Francia - dati storici negli ultimi 16 anni (1997-2012) in Mt
Tab.1: traffico totale Italia-Francia in tutte le modalità attraverso tutti i valichi (Bianco, Frejus, Monginevro, Ventimiglia*:
Traffico
totale
ItaliaFrancia
totale
strada
totale
ferro
totale
1997
1998
1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 Var.%
**
**
20042012
Var.%
19972012
36.9* 39.2* 40.2
40.8
41.3
40.8
40.7
40.3
39.2
41.2
41.8
40.1
35.4
38.0
38.6
36.6
-9%
stazionario
11.0
9.4
9.5
9.5
8.5
6.9
6.4
6.6
7.3
5.2
2.8
3.2
3.6
3.8
-45%
-65%
50.2
50.8
50.3
49.7
47.2
45.6
47.8
49.1
45.3
38.2
41.2
42.2
40.4
-14%
-16%*
10.1
10.2
47.9* 49.3* 50.4
Tab.2: Traffico attraverso la Valsusa*:
traffico
Valsusa
ferro
Frejus
strada
Frejus
strada
Mong
totale
strada
tatale
Valsusa
1997
1998
10.1
9.3
1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 Var.%
**
**
20042012
9.2
8.6
8.6
8.6
7.8
6.4
5.9
6.1
6.6
4.6
2.4
3.0
3.4
3.4
-47%
Var.%
19972012
-66%
12.6* 12.8* 22.8
25.8
25.7
24.1
20.7
16.8
11.6
12.5
13.1
12.2
10.2
11.0
11.0
10.2
-39%
-22%*
n.i.
1.4
1.5
0.8
0.6
0.3
0.7
0.7
0.7
0.7
0.5
0.5
0.5
0.5
stazionario
stazionario
12.6* 12.8* 24.4
27.2
27.2
24.9
21.3
17.1
12.3
13.2
13.8
12.9
10.7
11.5
11.5
10.7
-37%
-18%*
22.7* 22.1* 33.6
35.8
35.8
33.5
29.1
23.5
18.2
19.3
20.4
17.5
13.1
14.5
14.9
14.1
-40%
-39%*
n.i.
1.6
*le cifre contrassegnate con * non tengono conto del (modesto) traffico stradale attraverso il valico del Monginevro perché non indicato nei tabulati
Alpinfo prima del 1999. Coerentemente, nel calcolo della variazione percentuale del traffico nel periodo 1997-2010 il traffico del Monginevro è
stato scorporato
**periodo di chiusura del valico stradale del Bianco
Tab.3: Traffico attraverso valichi non valsusini (Bianco e XXmiglia):
traffico
non
valsusino
strada
Bianco
strada
XXmiglia
totale
strada
ferro
XXmiglia
totale
1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 Var.%
**
**
20042012
non
12.7 13.5 2.9
0
0
1.3
4.5
5.2
8.5
9.1
8.6
8.6
7.6
8.7
9.2
8.8
significativo
Var.%
19972012
-31%
11.6
12.9
12.9
13.6
14.1
14.6
15.4
18.0
18.4
18.9
19.4
18.6
17.1
17.8
17.9
17.1
stazionario
+47%
24.3
26.4
15.8
13.6
14.1
15.9
19.9
23.2
26.9
28.0
28.0
27.2
24.7
26.5
27.1
25.9
+11%
stazionario
0.9
0.8
1.0
0.8
0.9
0.9
0.7
0.5
0.5
0.5
0.7
0.6
0.4
0.2
0.2
0.4
-55%
stazionario
25.2
27.2
16.8
14.4
15.0
16.8
20.6
23.7
27.4
28.5
28.7
27.8
25.1
26.7
27.3
26.3
stazionario
stazionario
Tab.4: Traffico sulla direttrice Valsusa-Bianco:
traffico
1997
1998
ferro
Frejus
strada
Frejus
strada
Mong
strada
Bianco
totale
strada
Totale
10.1
9.3
1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 Var.%
**
**
20042012
9.2
8.6
8.6
8.6
7.8
6.4
5.9
6.1
6.6
4.6
2.4
3.0
3.4
3.4
-47%
Var.%
19972012
-66%
12.6* 12.8* 22.8
25.8
25.7
24.1
20.7
16.8
11.6
12.5
13.1
12.2
10.2
11.0
11.0
10.2
-39%
-22%*
n.i.
n.i.
1.6
1.4
1.4
0.8
0.6
0.3
0.7
0.7
0.7
0.7
0.5
0.5
0.5
0.5
stazionario
stazionario
12.7
13.5
2.9
0
0
1.3
4.5
5.2
8.5
9.1
8.6
8.6
7.6
8.7
9.2
8.8
non
significativo
-31%
25.3* 26.3* 27.3
25.2
27.1
26.2
25.8
22.3
20.8
22.3
22.4
21.5
18.3
20.2
20.8
19.5
-13%
-24%
35.4* 35.5* 36.5
33.8
35.7
34.3
33.6
28.7
26.7
28.4
29.0
26.1
20.7
23.2
24.1
22.9
-20%
-36%*
Fly UP